domenica 19 maggio 2013

'Il Grande Gatsby' - la recensione [Pro e Contro]

[PRO]


Baz Luhrmann è un regista dalla fortissima impronta autoriale, uno di quelli che quando guardi un suo film ne riconosci subito lo stile, anche se ti eri approcciato alla visione senza sapere nulla: ne Il Grande Gatsby c'è tutto ciò che è caro al regista, a partire dalle scenografie scintillanti, i colori sgargianti e la musica pop, un continuo frastuono di luci e colori che ti prende e ti trascina nel mondo magnifico del misterioso signor Gatsby.


Come Alice caduta nella tana del bianconiglio, Nick (un Tobey Maguire che si impegna ma mostra tutti i suoi limiti) viene risucchiato da questo mondo e portato al cospetto di questo personaggio affascinante, quasi inarrivabile, per riuscire poi a scoprire, pian piano, la parte più vera e nascosta di una personalità tanto fragile quanto profondamente forte.

Siamo d'avanti a un film intensamente romantico, malinconico nonostante il tripudio orgasmico di musica e fuochi d'artificio, un film triste sin dalle sue prime battute, perché l'amore che lega Gatsby e Daisy è costantemente avvolto da un velo di irrealtà che induce la certezza che qualcosa di terribile è in agguato, anche se non sappiamo cosa.


In questo bisogna fare i complimenti alla sempre splendida Carey Mulligan, la sua Daisy è una donna sciocca, delicata, profondissima, in bilico costante tra vanesio e follia, tra l'amore per Gatsby e suo marito, tra il rimpianto di un qualcosa che avrebbe potuto esserci e ciò cui si era rassegnata.

Leonardo Di Caprio è sempre una garanzia, nonostante non sia la sua miglior prova, riesce a essere affascinante e misterioso, ma anche dolce e bisognoso di rassicurazioni.
Molto bravi alcuni comprimari, Joel Edgerton e Isla Fisher su tutti, piuttosto anonimi gli altri, poco più che comparse sullo sfondo.



Il Grande Gatsby è un film intenso, capace di catturarti con la sua sfavillante estetica e di farsi amare per come riesce a essere più di ogni altra cosa un film che parla di amore e di speranza. Non ha la perfezione di Moulin Rouge, nè la visionarietà di Romeo+Giulietta, ma è a suo modo un piccolo gioiello, di quelli che ti portano a considerare il mondo un posto migliore, nonostante tutto.

Chiara


[CONTRO]



Ancora una trasposizione, e ancora una sola domanda: perché?
A parer mio il film si potrebbe riassumere in questa incognita che ormai accompagna numerosi film del nostro presente.

Ovviamente ogni regista cerca di dare la propria impronta e “visione” nei lavori che fa, quindi, cosa porta Baz Luhrmann nello sfavillante mondo anni '20 di Jay Gatsby? Sicuramente, come ormai sappiamo, Luhrmann ha la capacità di equilibrare musica e immagini e Il Grande Gatsby lo conferma, portando con se un'importante colonna sonora firmata da artisti contemporanei (e non) mescolata con suggestive immagini degne delle più eleganti copertine di Vanity Fair. E cos'altro? purtroppo nulla di più.
Dopo un primo tempo di “Vanity Fair” costante il film perde tutto, anche le ricostruzioni digitali diventano pixel vuoti e senza peso che nemmeno le buone ma non eccezionali interpretazioni del discreto cast possono risollevare.

Leonardo Di Caprio più o meno convincente riesce comunque a risultare piatto, e magari il pesante make up ha fatto la sua parte in questo. Carey Mulligan è brava, doveva interpretare una persona vuota e infantile e così è stato, ma sicuramente il meno adatto alla parte è Tobey Mcguire, che dopo Spiderman (ma anche prima) non riesce a fare il suo lavoro che a quanto pare dovrebbe essere l'attore. Piatti e caricaturali anche Joel Edgerton, Isla Fisher (che fortunatamente riesce a non essere odiosa come di solito) Jason Clarke e Elizabeth Debiki, personaggi di contorno che "non contornano".



Inutili probabilmente i paragoni con le versioni precedenti del romanzo di Francis Scott Key Fitzgerald, perché hanno linguaggi e caratteri completamente diversi tra loro e magari questo è un punto a favore per Luhrmann, il linguaggio attuale che ha usato nella sua rivisitazione rende la storia più scorrevole e piacevole (almeno all'occhio e all'orecchio) perché la storia rimane vuota, nessun sentimento reale, nessuna immedesimazione con nessun personaggio, nessun messaggio intrinseco, Il Grande Gatsby ha ben poco di grande.


Gli unici pregi che posso riconoscergli sono il 3D (nativo), la parte tecnica dai costumi alla colonna sonora, e nient'altro. Un film che se la canta e se la suona, anche se se la suona bene da quel punto di vista.

Lontani sono i tempi di Moulin Rouge per Baz Luhrmann.





Mat

1 commenti:

Anonimo ha detto...

Grandissima la capacita' del regista di rendere contemporanea la vicenda narrata nel film utilizzando musiche contemporanee che si associano ad immagini relate ad un periodo storico precedente.

Posta un commento