giovedì 31 ottobre 2019

Halloween - il Cinema dei Mostri

Notte di Halloween, notte di horror. Il Cinema dell'orrore è un genere che da sempre rappresenta una colonna portante dell'arte cinematografica, fin dagli inizi.
Il primo horror risale addirittura a un corto di fine '800, poi sono arrivati i film muti dell'espressionismo tedesco, che ci hanno portato perle come Nosferatu e Il Gabinetto del Dottor Caligari, ma è il vero exploit dell'horror si può ritrovare negli anni '30 e '40, quando vennero portati sul grande schermo i grandi classici del genere.

A creare un vero e proprio Universo condiviso dei Mostri è stata la Universal, che iniziò negli anni '20 per poi espandersi nei due decenni successivi dedicando delle vere e proprie saghe a personaggi classici dell'horror o creandone di nuovi, che a loro volta sono diventati veri e propri miti dell'orrore.

Ecco cinque grandi film dell'orrore della serie dei Mostri della Universal.

DRACULA (1931), di Tod Browning.

Un personaggio che non ha certo bisogno di presentazione. Dracula è uno dei più grandi classici del genere horror e il film di Browning è senza dubbio la rappresentazione più famosa del personaggio. Adattamento dell'omonimo romanzo di Bram Stoker, il film venne tratto dall'opera teatrale del 1927, che aveva gli stessi protagonisti del film, Bela Lugosi (il Conte Dracula) e Edward Van Sloan (Van Helsing). Per il ruolo di Dracula inizialmente venne scelto Lon Chaney, "l'uomo dai mille volti" che già aveva portato sul grande schermo altri personaggi dark, ma morì prima dell'inizio della produzione, così la scelta cadde sull'ungherese Lugosi, che con il suo particolare accento riuscì a dare una caratterizzazione unica del personaggio, entrando nell'immaginario collettivo come il Dracula per eccellenza. Nel film, una delle battute più famose della storia del Cinema: "I never drink ... wine" ("Non bevo mai... vino")".
"Curiosità sul film". Erano i primi anni del sonoro così si decise di fare una versione del film solo per il mercato latino. Mentre di giorno veniva girata la versione di Browning, di notte si lavorava a una versione alternativa in spagnolo, Drácula di George Melford, con l'attore Carlos Villarías nel ruolo di Dracula.

FRANKENSTEIN (1931), di James Whale.

Primo adattamento cinematografico del romanzo di Mary Shelley, considerato uno dei film più importanti del genere horror, basti pensare che alcuni degli stereotipi più classici del genere vengono da questo film, come lo scienziato pazzo o l'assistente gobbo. Questo film fissò nell'immaginario collettivo la figura della Creatura di Frankenstein, tutti i film e le rappresentazioni che vennero dopo presero spunto dal film di Whale.
Protagonista nel ruolo del Dottor Victor Frankenstein era l'attore Colin Clive, ad interpretare l'inquietante creatura è stato Boris Karloff. La scelta di Karloff venne suggerita al regista dal suo compagno, e Whale rimase affascinato dall'attore per un particolare: la forma della sua testa.
Per creare il mostro ci fu un grande lavoro di trucco. All'attore venne applicata una maschera per accentuare la fronte e la linea delle sopracciglia, i capelli vennero incollati alla testa e il viso venne ricoperto da uno spesso strato di cerone verdastro per rendere l'effetto cadaverico. La parte più dolorosa però, come raccontato dallo stesso Karloff, furono le applicazioni sugli occhi, delle pesanti palpebre finte, di cera, per renderli "meno vivi" ed evitare che l'attore aprisse troppo gli occhi. Per rendere la faccia incavata invece, all'attore venne tolto un ponte dai denti, così da poter tirare dentro la guancia. Un lavoro enorme, tre ore ogni giorno, per cui la Universal detiene ancora i diritti d'immagine.
Frankenstein fu un grandissimo successo, il maggiore incasso del 1931.

LA MUMMIA (1932), di Karl Freund.

A ispirare il film La Mummia non fu un libro ma un evento molto importante, l'apertura della Tomba di Tutankhamon nel 1922 e la maledizione che essa si portava dietro. L'evento elettrizzò così tanto il produttore Carl Laemmle Jr che decise di commissionare un film dell'orrore a tema egizio. Non venne trovato nessun romanzo per trarre ispirazione, ma lo sceneggiatore Richard Schayer scrisse una storia sul celebre alchimista Cagliostro che venne poi ripresa e riadattata in tema egizio, con il personaggio principale che diventò il sacerdote Imhotep. Per il ruolo del protagonista venne chiamato nuovamente Boris Karloff e anche in questo caso la sua interpretazione ha fatto storia.
Anche in questo film ci fu un massiccio ed eccezionale uso del trucco, e per il povero Karloff fu anche più dura che in Frankenstein. Per rendere l'aspetto della mummia tornata in vita, vennero applicati sul volto dell'attore degli strati di cotone, collodio e ceroni di gomma, mentre per i capelli venne usata la creta. La sessione di trucco era davvero mostruosa, dalle 11 di mattina fino alla sera. Grazie a questo film Boris Karloff non venne più considerato solo un bravo caratterista ma un grande attore.

L'UOMO INVISIBILE (1933), di James Whale.

Tratto dall'omonimo romanzo di H.G. Wells, L'Uomo Invisibile è giustamente considerato uno dei migliori film della serie dei Mostri della Universal. Ingegnosa la tecnica utilizzata per portare sul grande schermo un uomo invisibile, oggi è molto facile, due click col mouse ed è fatta, ma negli anni '30 ci voleva una grande inventività per riuscirci. A creare gli effetti speciali furono John P. Fulton, John J. Mescall e Frank D. Williams, che fecero indossare al protagonista, Claude Rains, una speciale tuta di velluto nera che copriva l'attore anche sul volto. Rains veniva ripreso su sfondo nero per "farlo sparire", poi veniva ripreso il set senza l'attore, infine le due scene venivano unite grazie alla tecnica del matte painting. Per respirare l'attore utilizzava dei tubi di gomma che venivano fatti passare dentro i pantaloni, tuttavia quello che si vede nel film non è sempre Rains, l'attore infatti era claustrofobico e spesso venne sostituito da una controfigura. L'attore comunque riuscì a lasciare il segno nel film grazie a una notevole interpretazione vocale, con cui riuscì a trasmettere la crescente follia del personaggio. Il suo vero volto compare solo una volta alla fine del film.
Un altro esempio di genio nella realizzazione degli effetti speciali fu l'idea che venne per le orme sulla neve, venne realizzato un pavimento con delle orme finte che a comando venivano abbassate per dare l'effetto dei passi dell'Uomo Invisibile.

IL MOSTRO DELLA LAGUNA NERA (1954), di Jack Arnold.

Film cult, uno dei film più importanti del genere e uno dei più famosi della storia del Cinema. Il film è ispirato ad alcune leggende che raccontano di creature umanoidi, ma con il corpo di pesce, che vivono nel Rio delle Amazzoni. La prima bozza della sceneggiatura prendeva spunto sia dalle leggende che dalla storia de "La Bella e la Bestia", poi la storia venne ritoccata e ampliata. Il mostro che osserva la giovane Kay mentre fa il bagno nel fiume e poi la rapisce, terrorizzò molte ragazze del tempo.
Il "Gill-Man", con quell'aspetto ibrido tra umano, pesce e anfibio, è uno dei mostri più celebri del Cinema. Il costume fu una grande prova di ingegno doveva essere credibile e soprattutto stare in scena per molto tempo. Ne vennero costruiti tre, uno per l'acqua, uno per l'esterno, e uno per il fuoco, tre costumi per tre stuntman diversi (anche di stazza e altezza).
Il Mostro della Laguna Nera è stato uno dei primi film realizzati con la tecnologia 3D.

mercoledì 30 ottobre 2019

Niente Star Wars per i creatori de Il Trono di Spade

Come direbbe Yoda, "Sempre in movimento è il futuro", anche quello della saga di Star Wars. Mentre aspettiamo con ansia di vedere l'ultimo capitolo della nuova saga, che concluderà la storia degli Skywalker, la Lucasfilm guarda avanti, a quello che sarà.

Più di un anno fa era stato annunciato che David Benioff e D.B. Weiss, i creatori della pluripremiata serie Il Trono di Spade, avrebbero scritto e prodotto una nuova trilogia ambientata nella Galassia di Star Wars, ma così non sarà. Benioff e Weiss infatti hanno dovuto rinunciare a causa di un altro contratto (da 250 milioni di dollari) firmato con Netflix.

"Il tempo è poco, non avremmo potuto rendere giustizia sia a Star Wars che ai nostri progetti con Netflix. Purtroppo siamo costretti a farci da parte", hanno dichiarato Benioff e Weiss, "Adoriamo Star Wars. Quando George Lucas ha creato Guerre Stellari ha creato anche noi. Discutere con lui e con tutta la squadra di Star Wars è stato il sogno di una vita, perciò saremo per sempre debitori di una saga che ha cambiato tutto".

Anche Kathleen Kennedy, presidente della Lucasfilm, ha rilasciato una dichiarazione in cui ringrazia il duo di autori, lasciando una porta aperta per un eventuale collaborazione futura, quando il contratto con Netflix sarà concluso.

Benioff e Weiss avrebbero dovuto creare la nuova trilogia della saga, la prima senza gli Skywalker, con l'uscita del primo film già programmata per dicembre 2022. Questa trilogia ora si può considerare "morta" e bisognerà capire che occuperò il posto lasciato vacante. Ricordiamo che Rian Johnson, regista de Gli Ultimi Jedi, è ancora al lavoro su un'altra serie di film, senza dimenticare che recentemente anche Kevin Feige, la mente geniale dietro l'Universo Marvel, è stato reclutato dalla Lucasfilm.
Comunque è già stato annunciato che la saga di Star Wars, dopo l'uscita de L'Ascesa di Skywalker (18 dicembre in Italia), verrà messa in pausa per un po', per riflettere e programmare il futuro della serie.

martedì 29 ottobre 2019

Cancellata la serie prequel de Il Trono di Spade

Niente più sequel per la pluripremiata serie Il Trono di Spade.

EW ha riportato la notizia che la HBO ha deciso di cancellare la serie Bloodmoon, che avrebbe visto Naomi Watts tra i protagonisti principali. La showrunner del progetto, Jane Goldman, avrebbe già contattato cast e crew per comunicare che la serie ormai non si farà più.

Nei mesi scorsi era stato girato l'episodio pilota (il cui set ha toccato anche l'Italia), che vedeva impegnata proprio Naomi Watts. Una volta finite le riprese sembra che i dirigenti della HBO, visionando il pilot, si siano resi conto che qualcosa non andava, così il progetto sarebbe stato messo in pausa per permettere alla produzione di lavorarci ancora, rimontare la puntata e apportare alcuni cambiamenti. Mossa che evidentemente non è servita e alla fine HBO ha deciso di cancellare l'intera serie. Secondo rumor interni, il progetto non era iniziato bene, tra divergenze creative e un budget considerato troppo alto.

Di Bloodmoon (titolo provvisorio) si sapeva poco e nulla, la serie sarebbe stata ambientata migliaia di anni prima degli avvenimenti raccontati ne Il Trono di Spade, svelando la mitologia e i segreti dietro le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco. Al momento HBO non ha commentato ufficialmente la notizia della cancellazione.

Questo improvviso stop potrebbe mettere in dubbio l'altra serie prequel di GoT, quella dedicata alla storia dei Targaryen che, alla luce di quanto accaduto, potrebbe subire lo stesso destino o, al contrario, sfruttare il vuoto lasciato da Bloodmoon ed entrare subito in produzione per girare il pilot.

Aspettiamo ulteriori informazioni.

Francis Ford Coppola chiarisce il suo commento sui film Marvel

Da quando Martin Scorsese ha fatto la sua prima dichiarazione sui film della Marvel, è stato un susseguirsi di botte e risposta, a volte anche piuttosto aspri. Uno dei commenti più duri era arrivato dal grande Francis Ford Coppola, che aveva definito "spregevoli" i cinecomic Marvel.

La dichiarazione del regista de Il Padrino aveva suscitato le reazioni di alcuni registi che hanno diretto film dell'UCM, ma avevano anche raccolto alleati, come Ken Loach. Oggi però Francis Ford Coppola ha chiarito meglio il suo pensiero, soprattutto riguardo a quello "spregevole" che, secondo quanto detto da Coppola, nasce da una sbagliata interpretazione delle sue parole.

Intervistato da Deadline, il regista ha dichiarato: "Personalmente, non apprezzo l’idea dei franchise, continuare a ripetere quello che essenzialmente è lo stesso film a scopo finanziario. E' un approccio utilizzato per ridurre il rischio economico dei film, ma il "fattore rischio" è quello che spesso rende i film grandiosi. Inoltre questo tipo di film attira a sé la maggior parte delle risorse finanziarie, lasciando poco per le produzioni più audaci e riducendo la diversità."

Il punto di vista di Coppola quindi è molto simile a quello di Scorsese, il suo "spregevole" non era riferito ai film Marvel nello specifico ma a un sistema che sembra favorire solo questi franchise a discapito degli altri prodotti, che guarda solo agli incassi e non all'aspetto artistico.

Deadline ha deciso di riprendere quelle dichiarazioni riportando fedelmente le parole di Francis Ford Coppola, e le domande che gli hanno fatto.

"Francis, concordi col tuo amico che i film Marvel non siano cinema?

Sai, sono sicuro che sia solo un estratto di qualsiasi cosa Martin abbia detto. Il nocciolo della sua dichiarazione. Se tu gli avessi chiesto se ci sia del talento cinematografico, dell’espressione cinematografica, se ci sia del grande lavoro in certi film della Marvel, lui direbbe di sì. Il suo punto, però, è il concetto di film Marvel, il quale ha assorbito tutto l’ossigeno, come a dire che le sue risorse sono più quelle di un parco giochi piuttosto che qualcosa che defineremmo cinema. Sì, concordo con lui. Anche le pubblicità televisive sono cinema, ma sono una bella forma di cinema? No.

Come mai oggi non c’è nessuna New Hollywood, considerando la situazione di tumulto politico che stai descrivendo?

Beh, per via della mancanza di rischi nelle produzioni. Scorsese dice che la Marvel non è cinema, lui ha ragione perché ci aspettiamo di imparare qualcosa dal cinema, di avere un’illuminazione, di avere delle conoscenze, qualche ispirazione. Non so che cosa ricavi uno dal vedere e rivedere sempre lo stesso film come quelli Marvel. Sono privi di rischio, e come ho detto precedentemente, fare un film senza rischiare è come fare un bebé senza fare sesso. Il rischio ne fa parte, è quello che lo rende così interessante, ed è per questo che impariamo così tanto da esso. E poi, c’è questa filosofia che una persona ricca può essere giusta o ingiusta. Guadagnare ricchezza in maniera ingiusta non contribuisce. La ricchezza è ricchezza solo quando è giusta, quando porta qualcosa alla società. Anche il cinema è così. Il vero cinema contribuisce a qualcosa, è un meraviglioso regalo alla società. Non prende solo i soldi rendendo certa gente ricca. Quella è una cosa spregevole. Quindi Martin è stato gentile quando ha detto che non è cinema, non ha detto che si tratta di una cosa spregevole, una cosa che invece faccio io."

[RomaFF14] Downton Abbey - la recensione

Quattro anni fa, dopo 6 stagioni e 52 episodi, salutavamo Downton Abbey, la serie britannica più premiata di sempre, un vero e proprio caposaldo della televisione mondiale.
Oggi, quattro anni dopo, ritroviamo i Crowley e tutta la loro servitù, come se non li avessimo mai salutati, grazie al film diretto da Michael Engles (già regista di alcuni episodi, tra cui l'ultimo) e scritto da Julian Fellowes, sceneggiatore della serie.


La scena iniziale del film è chiaro omaggio a quella che abbiamo visto nel pilot, ma se lì era l'arrivo della notizia dell'affondamento del Titanic e della morte dell'erede a dare il via alla vicenda, qui invece è la notizia che il Re si fermerà a Downton per una notte a fare da motore al ritorno dei personaggi che conosciamo, compreso Carson che torna dalla pensione per poter dare una mano.
Non appena si scorgono le guglie della magione e partono le prime note del tema di John Lunn, ogni dubbio svanisce e la sensazione di un ritorno a casa prende il sopravvento: per chi ha amato la serie, i brividi sono d'obbligo e trattenere l'emozione diventa difficile. Eppure uno dei maggiori pregi del film è quello di essere ambivalente: i fan sono immersi nelle atmosfere familiari, nei rimandi nostalgici, ma non è necessario aver visto un solo minuto della serie tv per poter godere del film, che riesce a reggersi benissimo anche da solo grazie alla scrittura sopraffina di Fellowes, capace di ritagliare a ogni personaggio il giusto spazio senza che nessuno prevalga sull'altro, e senza "spiegoni" lascia che i personaggi si raccontino da soli, con piccoli gesti e poche parole, ognuno degli abitanti di Downton, dal Conte all'ultima delle cameriere, ci fa capire chi è e cosa lo lega agli altri.

L'arrivo del Re, con tutto ciò che comporta in termini di organizzazione, diventa il pretesto per portare avanti ciò che era rimasto in sospeso dopo il finale della serie, ma anche per riportare in scena quel contrasto fra moderno e tradizione che è sempre stato un pilastro della serie, il nuovo mondo che avanza nonostante tutto, assottigliando le differenze sociali anche in un microcosmo apparentemente cristallizzato, come quello di Downton,
Fellowes è inoltre bravissimo a inserire molti temi legati a questo macrotema centrale, come la questione Irlandese portata avanti da Tom, o quello legato all'omosessualità di Thomas, affrontati con i giusti spazi e ritmi e senza forzature. Molto merito va dato anche al cast, che conosce a memoria i propri ruoli e che vi si muove perfettamente a proprio agio, guidato da quello che è sempre stato il miglior personaggio della serie, uno dei personaggi più iconici della televisione, quella Lady Violet impersonata da una grandissima Maggie Smith, fautrice di innumerevoli battute taglienti, che non mancano nemmeno qui.

A metà tra finale effettivo della serie tv ed episodio speciale lungo due ore (e con la possibilità di essere più grandioso in termini di scenografie), il film riesce a fare un ulteriore passo avanti rispetto a quando ci aveva lasciato nel 2015, portandoci verso l'era più moderna e a un finale gattopardiano per cui tutto deve cambiare affinché nulla cambi, che poi riassume perfettamente ciò che Downton Abbey ci ha mostrato per tutti i suoi 52 episodi.

Non ci sono aspetti negativi in un film che è perfetto nella scrittura, nella componente visiva, nel cast e soprattutto nella sua parte più emotiva, apprezzabile sia da chi non ha mai visto la serie, e che magari dopo averlo visto correrà a recuperarla, sia dai fan per cui sarà come tornare a casa dopo molto tempo.

lunedì 28 ottobre 2019

Rachel Weisz sarà Elizabeth Taylor nel biopic 'A Special Relationship'

Per interpretare una grande attrice ci vuole una grande attrice. Ruolo piuttosto impegnativo per la brava Rachel Weisz, che interpreterà Elizabeth Taylor in un biopic intitolato A Special Relationship.

Il film si concentrerà sull'amicizia dell'attrice con il fotografo e assistente Roger Wall e sul suo grande impegno come attivista.
Elizabeth Taylor è stata una grande attrice (due Oscar più uno onorario) e una grande diva, il suo stile sfarzoso e i suoi otto matrimoni sono leggenda, ma è stata anche una delle attrici più impegnati in campo umanitario, in particolare nella lotta contro l'AIDS. E proprio di questo parlerà il film, Roger Wall infatti era un fotografo omosessuale cresciuto nel difficile (e abbastanza omofobo) "Deep South" degli Stati Uniti, che venne assunto dalla Taylor negli anni '80.

La sceneggiatura è stata scritta da Simon Beaufoy, premio Oscar per The Millionaire, sarà prodotto da See-Saw Films e vedrà tra i produttori esecutivi anche la Elizabeth Taylor Estate / House of Taylor Trust. A dirigere ci sarà il duo Bert & Bertie (Troop Zero).

"Il pubblico è chiaramente affascinato dalla vita privata delle star di Hollywood", hanno dichiarato i produttori della See-Saw Films, "Non c'è nessuno più iconico di Elizabeth Taylor, e Simon Beaufoy ha scritto un ruolo che illumina l'umorismo e l'umanità di Elizabeth, e sarà magnificamente portato alla vita attraverso gli straordinari talenti di Rachel Weisz".

Vincitrice del premio Oscar come migliore attrice non protagonista (The Constant Gardener) nel 2006, Rachel Weisz ha ricevuto una nomination nel 2019 grazie al film The Favourite, con cui ha vinto il BAFTA.

Box office Italia: ancora al primo posto Maleficent: Signora del Male

Non cambia la vetta della classifica box office italiana, Maleficent: Signora del Male resta stabile al primo posto.

A differenza degli Stati Uniti, e in linea con il resto del mondo, il film della Disney in Italia sta andando molto bene. Tiene bene nel weekend e incassa altri 2.4 milioni, salendo a un totale di 7.7 milioni di euro.

Stabile al secondo posto Joker, che incassa altri 2 milioni e sale a un totale di 24.2 milioni di euro raccolti in meno di un mese.
Debutto al terzo posto per Downton Abbey, un esordio da 1.1 milioni di euro.

Altra new entry in quarta posizione, con il film italiano Tutto il mio Folle Amore, che incassa 763mila euro. Chiude al quinto posto One Piece Stampede – Il Film, che raccoglie 395mila euro.

Box office USA: Joker si riprende il primo posto

Cambio, o meglio un ritorno in vetta al box office USA, il film Joker torna in testa alla classifica americana.

Il film con Joaquin Phoenix protagonista incassa altri 18.9 milioni e sale a un totale di 277.5 milioni di dollari negli USA. A livello mondiale il film è salito a 849 milioni di dollari, diventando così il maggiore incasso di sempre per un film vietato ai minori).

Dopo l'esordio in vetta, si accomoda al secondo posto Maleficent: Signora del Male, che incassa 18.5 milioni per un totale di 65.4 milioni di dollari in dieci giorni. L'andamento sotto le aspettative negli USA viene ripagato dal risultato nel resto del mondo, dove il film ha raccolto, fino ad oggi, 293.5 milioni di dollari.
Terzo posto per il film d'animazione La Famiglia Addams, che sale a 72.8 milioni di dollari complessivi.

Quarto posto per Zombieland: Doppio Tocco, che fino ad oggi ha raccolto 47 milioni di dollari, perfettamente in linea con il primo film. Chiude la top five l'horror Countdown che, aspettando Halloween, incassa 9 milioni di dollari.

sabato 26 ottobre 2019

Scorsese torna a parlare dei film Marvel e cerca di chiarire il suo pensiero

La querelle ormai va avanti da giorni, un botta e risposta che ultimamente si è fatto anche piuttosto aspro, ma tutto è partito da Martin Scorsese e dalla sua famosa dichiarazione: "i film Marvel non sono cinema ma dei parchi divertimento".

Se ne sono sentite di tutti i colori, nessuno ha ancora capito bene perché si sono create due fazioni in questo modo, ma adesso, in una intervista a EW, Scorsese è tornato sull'argomento e ha chiarito bene il suo pensiero, non contro i film Marvel in sé ma contro un sistema produttivo e distributivo che, secondo lui, non sta andando nella direzione giusta. Ecco le sue parole.

"L'obbiettivo di uno studio cinematografico tradizionale è quello di fare più soldi possibile, e questo è comprensibile. Ma credo che questa cosa sia andata troppo oltre. C’è pochissimo spazio per un film come il mio. Ti risponderanno: “Oh, ma puoi fare un film indipendente”. Ma questo significa relegarci ai margini. Mettere l’arte ai margini.

I grandi blockbuster, i cinecomic, sono parchi divertimento – per quanto siano ben fatti, su tutti i livelli. È una forma cinematografica diversa, o forse una forma d’arte completamente diversa. La nostra speranza è che ci siano cinema che mostrino anche film che non sono così. E se non lo faranno, a quel punto i registi devono rivolgersi allo streaming – che cambia l’esperienza, ma l’alternativa è che tra due o tre anni non si facciano più film come i nostri. Un bravo regista italiano o francese arriva e l’unico film che può fare è un grande franchise, altrimenti non ne potrà fare nessuno.

Spero che un film come il mio possa far cambiare il modo in cui la gente percepisce un film. Devono prendersi il tempo per vederlo. Oggi tutto è veloce, così veloce. Tutti si lamentano delle notizie composte da dichiarazioni ed estratti senza contesto, ma basta andare a vedere la fonte di questi estratti: probabilmente si finirà per leggerli all'interno di un contesto, ed è possibile che grazie al contesto si possa comprendere meglio il suo reale significato. È un pericolo non solo per il cinema, ma anche per la nostra cultura, per il nostro paese, per il mondo in cui vogliamo far crescere i nostri figli: accontentarsi della soluzione più rapida. Non dico che le persone dovrebbero per forza ingerire quella “medicina” che può essere una complessa opera d’arte. Ma si può cercare di aiutarle ad aprirsi a qualcosa che abbia più livelli di lettura, che inizino a capire magari due giorni dopo, che potrebbe rivelarsi interessante per loro."

Il concetto è molto chiaro (una volta per tutte? speriamo), Martin Scorsese non ha un'avversione per i cinecomic della Marvel, non gli piacciono per gusto personale, ma il suo problema è per tutto quello che c'è intorno, la paura che i più giovani possano interessarsi solo a quel genere e che per questo le catene di distribuzione releghino tutto il resto in un angolo, con il rischio di veder sparire un certo tipo di film dalle sale.

Il regista ha poi affrontato un altro tema, quello delle director's cut, quando i film vengono riproposti in sala con qualche scena in più solo per aumentare l'incasso, ad esempio per C'era una Volta a... Hollywood che fra quale giorno tornerà in sala negli USA con quattro scene aggiunte. Una mossa che fa quasi inorridire Scorsese.

"No, no, no, no! La director’s cut è il film che esce in sala – a meno che lo studio non avesse distribuito il film strappandolo dalle mani del regista. Il regista ha preso le sue decisioni in base al processo che stava affrontando in quel momento. Possono esserci problemi di soldi, qualcuno che muore durante le riprese, i cambiamenti di dirigenza nello studio… e la persona successiva che odia il film. A volte un regista dice “vorrei tornare indietro e rifare tutto daccapo”. Sono cose che capitano… Ma penso che una volta che il dado è tratto, ci si debba rassegnare e dire “Questo è il film che ho fatto in quelle circostanze”.

È interessante. Avrei adorato vedere un’edizione estesa di tutta una serie di miei film, nei quali vennero tagliate delle scene. Intendo dire scene tagliate dalla mia versione del film, dalla director’s cut, non dal montaggio preliminare. È una grossa differenza. […] Faccio un esempio: bisognerebbe vedere Pat Garrett and Billy the Kid di Sam Peckinpah. Vidi la versione di due ore e mezza qualche giorno prima che uscisse in sala, durante un incontro. Poi la MGM fece uscire al cinema una versione da 90 minuti. Tutti ci rimanemmo male, perché era un capolavoro, e speravamo fosse stata salvata la versione precedente. Ebbene, il regista ne salvò una copia, e ora quello che potete vedere tutti quanti è il film che vedemmo noi. Quella è una director’s cut. Se il montatore dice che ci sono altri 20 minuti che Peckinpah voleva tenere nel film, allora vorrei vedere quei 20 minuti. Capisco il concetto di un pubblico che vuole essere intrattenuto per altri 20 minuti in quel mondo."

[RomaFF14] Judy - la recensione

Judy Garland è stata una delle icone hollywoodiane più famose di sempre, bambina prodigio e voce incredibile, molti matrimoni falliti alle spalle e una dipendenza da alcol e farmaci iniziata prestissimo per poter tenere il ritmo delle produzioni cinematografiche.
Non sorprende quindi che il biopic dedicato a una diva di questo calibro sia attesissimo da tutti e già lanciato verso la corsa agli Oscar.


Diretto da Rupert Goold, si concentra su un periodo particolare della vita della Garland, ovvero i sei mesi precedenti alla morte prematura, a soli 47 anni, con l'aggiunta di alcuni flashback in cui viene mostrato come i ritmi proibitivi e le pressioni della produzione, abbiano portato la giovanissima Judy ad abusare di pillole e al rifiuto del cibo.
Goold è un regista inglese per lo più di teatro e la cosa si nota molto, infatti sono proprio le scene sul palco ad avere il maggior impatto, mentre il resto del film rimane ben diretto ma sostanzialmente anonimo. Non c'è nessun particolare picco di originalità nella sceneggiatura, siamo di fronte, infatti, al più classico dei biopic, con un paio di scene molto commoventi, l'ascesa e la caduta della star, il momento liberatorio finale, la strizzata d'occhio al pubblico con la riproposizione di vecchi set o di abiti iconici. Sicuramente un prodotto ben fatto, che piacerà molto agli amanti del genere, ma sicuramente lontano dall'essere memorabile.


L'unica cosa che davvero spicca in questo film è la prova di Renée Zellweger, magistrale tanto nelle scene private che nelle performance sul palco, dove ha cantato in prima persona. La nomination all'Oscar appare scontata e una sua vittoria non sorprenderebbe, e sinceramente non sarebbe affatto demeritata. 
Basta lei, quindi, a sollevare l'intero film? Forse. anche se, per un film tanto atteso, lodare solo l'attrice protagonista non è il migliore dei complimenti.


venerdì 25 ottobre 2019

[RomaFF14] Honey Boy - la recensione

Honey Boy, pellicola autobiografica scritta da Shia LeBeouf e da lui interpretata, era sicuramente uno dei film più attesi della 14a Festa del Cinema di Roma, forte anche del premio ricevuto al Sundence Film Festival.
La vita di LeBeouf è stata molto travagliata, fra problemi con la polizia, alcol, e un'infanzia difficile, e sembra quasi un controsenso che sia l'attore stesso a mettere in scena la sua infanzia problematica, quel rapporto con un padre difficile, interpretato proprio da Shia LeBeuf. Sceneggiatura e ruolo da co-protagonista, ma non regia che è affidata alla mano sobria e pacata dell'israeliana Alma Har'el.


Diviso in due principali filoni temporali, racconta l'infanzia di Otis, ragazzino attore alter ego di LeBeouf, del suo rapporto con il padre, tossico in molti modi, pregiudicato e del tutto incapace di prendersi cura del figlio, e Otis adulto, in una clinica di disintossicazione, un modo di venire a patti con il suo passato e lasciar andare il rancore verso una figura paterna ben lontana dall'ideale.
Quello che ne esce fuori è un racconto intimo e personale, quasi una sorta di psicoanalisi che Shia LeBeouf fa su se stesso, ritrovandosi a guardare al suo passato con grande realismo e crudezza, con un po' di malinconia, ma mai con rabbia. Sotto questo punto di vista è significativo che l'attore americano si sia ritagliato per sé il ruolo più complicato, non solo cinematograficamente, ma personalmente, quello di suo padre. E a stupire è la performance potentissima che ne deriva. Grandissima prova anche quella di Noah Jupe, il giovane attore interprete di Otis, che buca lo schermo per intensità e maturità.

Ottimo anche il comparto tecnico, dalla regia alla fotografia dai toni caldi, perfetta per rappresentare il microcosmo squallido, quasi claustrofobico, in cui Otis e suo padre vivono, per passare poi a colori più freddi quando si tratta di rappresentare l'Otis adulto che affronta se stesso e il suo passato.
Il contrasto cromatico, le atmosfere oniriche in alcuni punti, contribuiscono a rendere tutto il film come un salto all'interno dell'anima di Shia LeBeouf, come se stessimo spiando il suo vissuto e i suoi traumi, ma anche come se ci stesse mostrando la sua accettazione e la sua risalita, un "ecco, questo è il mio passato e non posso che accettarlo così com'è". 

Intenso e intimo, commovente ma anche genuinamente divertente, con Honey BoyShia LeBeouf si mette a nudo, esplorandosi prima sulle pagine e poi davanti alla macchina da presa, riuscendo perfettamente a bilanciare passato e presente, realtà e cinema. 


mercoledì 23 ottobre 2019

RomaFF14 - John Travolta, i suoi rifiuti e quando ha spezzato il cuore a Malick

Ieri alla Festa del Cinema di Roma è stato il giorno di John Travolta, a cui è stato consegnato il premio alla carriera.

Estremamente disponibile con i fan sul red carpet, durante l'incontro con il pubblico, l'attore ha raccontato alcuni aneddoti legati alla sua vita e alla sua carriera. Due in particolare si sono rivelati piuttosto interessanti e curiosi, per le conseguenze che hanno avuto: i suoi rifiuti e il rapporto con Terrence Malick.

Secondo quanto raccontato, John Travolta ha indirettamente favorito l'ascesa di un suo collega, Richard Gere.
"Dissi no a I Giorni del Cielo di Malick, a causa di obblighi contrattuali, ad American Gigolo perché discussi con Paul Schrader e chiesi di andare via", ha raccontato Travolta, "Poi a Ufficiale e Gentiluomo perché in quel periodo avrei dovuto sostenere l'esame per diventare pilota, ho preferito la vita al Cinema. E infine Chicago, rifiutai tre volte il ruolo perché non ero d'accordo con la caratterizzazione dei personaggi femminili nella piece teatrale, donne che odiano gli uomini... soltanto vedendo il film mi accorsi che mi ero sbagliato, che amavo profondamente quei personaggi femminili, e mi sono pentito".
Sembra incredibile, ma tutti e quattro i ruoli sono poi finiti a Richard Gere, e di questi, tre sono stati film cardine per la carriera dell'attore.

Il secondo curioso aneddoto riguarda proprio il rifiuto obbligato al film di Terrence Malick, I Giorni del Cielo, che a quanto pare ha avuto conseguenze imprevedibili.
"Premetto che Terrence è l’uomo più sensibile che abbia mai incontrato. E' un "sensiente", con tutto il corpo. Quando mi ha offerto il ruolo da protagonista ne I Giorni del Cielo non ho potuto accettare a causa di obblighi contrattuali", ha raccontato Travolta, "E Malick l’ha prese malissimo, ma io non potevo immaginare al punto da non fare più film per 17 anni! Mi arrivavano rumors che dicevano che era stata colpa mia, che io ero alla base del sui blocco artistico. Quando nel 1998 mi ha chiamato per La Sottile Linea Rossa, gliel'ho chiesto e lui mi ha risposto che il rifiuto di Hollywood a lasciarmi recitare per lui in un film che riteneva così importante l’aveva ferito, gli aveva letteralmente spezzato il cuore, perché io rientravo nella sua visione di quel film. Quella sua conferma ha spezzato anche il mio di cuore".

lunedì 21 ottobre 2019

James Gunn risponde all'attacco di Francis Ford Coppola ai film Marvel

Non accenna a placarsi la polemica scoppiata dopo le parole critiche di Martin Scorsese sui film Marvel, a buttare benzina sul fuoco ci ha pensato Francis Ford Coppola, che ieri li ha addirittura definiti "despicable", cioè spregevoli (ma anche miserabili o disprezzabili).

Quelle di Coppola sono state parole piuttosto forti che hanno scatenato un furioso dibattito online e provocato la comprensibile reazione di alcuni protagonisti dell'Universo Cinematografico Marvel.

Il più piccato è stato sicuramente James Gunn. Il regista si è espresso via Instagram, dove ha scritto un lungo post che offre un interessante spunto di riflessione che guarda al passato, oltre a mostrare tra le righe non poco fastidio per le parole di Coppola.

"Molti dei nostri nonni pensavano che tutti i film di gangster fossero uguali, definendoli spesso "spregevoli". Alcuni dei nostri bisnonni pensavano lo stesso dei western e credevano che i film di John Ford, Sam Peckinpah e Sergio Leone fossero esattamente tutti uguali. Ricordo un prozio a cui parlavo entusiasta di Star Wars e che rispose così: “Ho già visto questo film quando era chiamato 2001 [Odissea nello Spazio] e, ragazzo mio, quanto era noioso!”. I supereroi sono semplicemente i gangster, i cowboy e gli avventurieri dello spazio di oggi. Alcuni film di supereroi sono terribili, altri bellissimi. Come i western e i film di gangster (ma, più in generale, come i FILM), non tutti sono in grado di apprezzarli, perfino qualche genio. E va bene così."

In sostanza, James Gunn dice che ogni epoca ha avuto il suo "genere fenomeno" che ha segnato un periodo, i gangster movie, poi i western (si potrebbero aggiungere anche i peplum), i film di fantascienza, e in ognuno di questi periodi c'è stata la generazione precedente che non è riuscita ad apprezzarli, criticandoli aspramente.

Il regista di Guardiani della Galassia non è stato l'unico ad intervenire, sull'argomento si sono espressi anche Sebastian Stan e Natalie Portman.
L'attore interprete di Soldato d'Inverno, durante il Fandemic Tour Houston, ha dichiarato: "È uno dei miei eroi [Coppola], ho letto delle sue parole proprio mentre stavo spendendo il pomeriggio con tutti voi. Oggi ho parlato con tante persone che mi hanno detto “Grazie tante per il tuo personaggio”, “Questo film mi ha aiutato così tanto”, “Questo film mi ha ispirato tantissimo, ora mi sento meglio, mi sento meno solo”. Come fai a dire che questi film non siano d'aiuto alle persone?".

Più o meno sulla stesa linea di pensiero Natalie Portman, Jane Foster nella saga di Thor che presto rivedremo nei panni di Mighty Thor nel quarto capitolo della saga. "Penso che ci sia spazio per tutti i generi di Cinema e che non ci sia un modo univoco di fare arte", ha detto l'attrice durante il Los Angeles Dance Project Gala, "Credo che i film Marvel siano così popolari perché sono davvero divertenti e soddisfano il desiderio delle persone di essere intrattenute, dopo il lavoro e dopo aver avuto a che fare con la fatica della vita di tutti i giorni".

Intanto, alla Festa del Cinema di Roma, è intervenuto nuovamente Martin Scorsese: "I film tratti dai fumetti stanno invadendo le sale. Io non credo che i giovani debbano credere che solo quello è cinema".
Il regista quindi ha ribadito il concetto principale della sua critica, non direttamente al mondo Marvel ma alla mancanza di varietà nella proposta generale nelle sale, e infatti ha poi continuato augurandosi che gli esercenti "sostengano e diano spazio a ogni forma di cinema. Ovviamente i cinecomic hanno il diritto di esistere, così come quello che, per altri, è il cinema". Ma ormai le sue parole hanno innescato una polemica che sembra non finire.

domenica 20 ottobre 2019

Anche Francis Ford Coppola si scaglia contro i film Marvel

Martin Scorsese ha sollevato un bel vespaio di polemiche, e forse era proprio quello che voleva. Dopo le dichiarazioni con cui il regista ha espresso il proprio pensiero sui cinecomic ("Non sono cinema ma luna park"), un altro nome illustre entra a gamba tesa contro la Marvel, rincarando di parecchio la dose rispetto a Scorsese: Francis Ford Coppola.

Durante un incontro con la stampa, in Francia, dove ha ricevuto il Prix Lumiere alla carriera, Francis Ford Coppola non solo ha dato ragione a Scorsese ma ha definito i film Marvel "despicable", che potremmo tradurre in diversi modi e tutti negativi: spregevoli, miserabili, disprezzabili.

"Quando Martin Scorsese dice che i film Marvel non sono cinema ha perfettamente ragione. Dobbiamo imparare qualcosa dai film, dobbiamo ricevere qualcosa da loro, un insegnamento, conoscenza, ispirazione. Non mi risulta che si riesca a ottenere qualcosa rivedendo lo stesso film ancora e ancora in continuazione.
[...] Martin è stato gentile a dire che non è cinema. Non ha detto che sono spregevoli, cosa che invece dirò io."

Una dichiarazione piuttosto forte e senza sfumature, a differenza di quella di Scorsese che apriva a un ragionamento più ampio sul poco spazio che questo genere di film lascia agli altri nelle sale.

Il fronte "anti-Marvel" sembra quindi allargarsi, impossibile però non notare che le critiche più dure arrivano sempre da registi, spesso grandi registi, ma di una certa età. Particolare che non è sfuggito allo scrittore Bret Easton Ellis ("American Psycho"), che ha affrontato l'argomento oggi durante l'incontro con la stampa alla Festa del Cinema di Roma e, per essere democratico, se l'è presa con tutti: Coppola, la Marvel, e la Disney.

"Francis Ford Coppola ha 80 anni e i suoi migliori film sono stati fatti 40 anni fa. Naturalmente non gli piacciono i film della Marvel perché hanno soppiantato quelli che erano i suoi sogni, quelli di costruire una comunità artistica Hollywood in questo mondo capitalista. [...] C'è qualcosa di molto snob quando si criticano i film Marvel. Alla gente piacciono, c'è qualcosa che attrae, piacciono a persone in tutto il mondo. Ma mi sembrano molto blandi, conformisti, molto conservatori. Non è arte, non dipende dal regista, se i registi sono troppo personali vengono cacciati. Vorrei vedere altri tipi di film. Oggi c'è uno studio da cui dipende tutto, la Disney. Saranno loro a decidere tutto. È il futuro del cinema americano. E questo fa un po' paura."

Vedremo se la dichiarazione di Francis Ford Coppola provocherà qualche reazione com'è stato per quelle di Scorsese.
Lo strapotere della Marvel, che a ogni sua uscita domina i botteghini di tutto il mondo, sembra davvero spaventare una parte del mondo del Cinema. Ma è possibile che la colpa sia tutta della Marvel? è davvero così sbagliato immaginare un genere che punti solo all'intrattenimento senza dover per forza insegnare qualcosa? e soprattutto, perché adesso il Cinema di intrattenimento e il Cinema d'autore dovrebbero "farsi la guerra"? non possono coesistere com'è hanno sempre fatto da quando è nato il Cinema?

sabato 19 ottobre 2019

La Cina sospende l'uscita di C'era una Volta a... Hollywood

La notizia non è ancora ufficiale, ma THR riporta che l'uscita cinese dell'ultimo film di Quentin Tarantino, C'era una Volta a Hollywood, è stata sospesa, forse addirittura cancellata.

Ovviamente, non c'è stata nessuna spiegazione ufficiale sulla decisione, ma secondo alcuni rumor, la decisione è stata presa dopo le lamentele che la figlia di Bruce Lee, Shannon, ha inviato all'Amministrazione Statale del Cinema.
Un problema non da poco per un film che contava molto sull'uscita in Cina per superare i 400 milioni di dollari d'incasso mondiale, senza contare che C'era una Volta a... Hollywood sarebbe stato il primo film di Tarantino ad uscire davvero nel paese (Django Unchained venne proiettato per un solo giorno e poi tolto per l'eccessiva violenza).
Secondo alcune fonti, la Bona Film Group (che ha co-finanziato il film in cambio di una percentuale sugli incassi) avrebbe cercato di convincere Tarantino a mettere mano al film e farne una versione "censurata" solo per la Cina. La risposta del regista tuttavia è stata un secco no.

La querelle sulla caratterizzazione di Bruce Lee nel film va avanti da settimane. Non è un mistero che la figlia dell'attore abbia avuto da ridire sul modo in cui Tarantino ha ritratto il celebre attore nella controversa scena in cui Cliff, il personaggio di Brad Pitt, fa a botte con Bruce Lee, e lo batte.
"È stato davvero spiacevole sedersi al cinema e sentire le persone che ridevano di mio padre", ha detto Shannon Lee nella sua prima dichiarazione in merito, "Posso capire tutto il ragionamento alla base del film. Che i due protagonisti siano questa specie di antieroi e che si tratta di una specie di fantasia selvaggia di quello che sarebbe potuto accadere. E che il personaggio di Brad Pitt doveva essere così super bad-ass da riuscire a battere Bruce Lee. Ma non c’era motivo di trattarlo allo stesso modo di come è stato trattato da Hollywood quando era in vita. Nel film è quello arrogante che sfida Brad Pitt. E lui non era così. E non in qualcuno che ha dovuto combattere e lavorare il triplo a Hollywood per riuscire a ottenere quello che ad altri veniva concesso in maniera del tutto naturale".

A queste parole aveva risposto Tarantino, rigettando le accuse e difendendo il personaggio di Brad Pitt perché assolutamente "di finzione, quindi posso immaginare che lo batta". Il regista poi ricordato il presunto episodio in cui Bruce Lee dichiarò che avrebbe potuto mettere al tappeto Mohammed Ali (a onor del vero, Tarantino si è sbagliato, Bruce Lee non solo non l'ha mai detto ma ha affermato l'esatto contrario): "Bruce Lee era piuttosto arrogante. Il modo in cui parlava... non è che me lo sono inventato".
Una difesa che ha provocato un'altra dura reazione di Shannon Lee: "Tarantino potrebbe starsene zitto. Sarebbe davvero carino. O potrebbe scusarsi, o ammettere di non sapere nulla di com'era veramente Bruce Lee, e di aver scritto quel personaggio per il suo film senza pretendere che sia un ritratto realistico".

Vista la sospensione (cancellazione) dell'uscita del film in Cina, con gli inevitabili danni economici che ne conseguono, si può dire che Shannon Lee si è presa la sua piccola rivincita su Quentin Tarantino.

giovedì 17 ottobre 2019

The Batman: Paul Dano sarà l'Enigmista!

Giornata intensa per le notizie riguardanti il film The Batman, che sarà diretto da Matt Reeves.

Collider rivela che Paul Dano si è unito al cast e che andrà ad interpretare l'Enigmista. Nelle scorse settimane si era parlato molto di un possibile coinvolgimento di Jonah Hill per un ruolo che poteva essere Pinguino o proprio l'Enigmista, le trattative sembravano a buon punto ma proprio ieri si sono interrotte. Oggi il sito conferma che in realtà era in atto una specie di ballottaggio tra i due attori e alla fine la produzione ha scelto proprio Paul Dano per il ruolo.

Villain molto atteso e desiderato dai fan, l'Enigmista, vero nome Edward Nygma (ma nel film di Reeves di chiamerà Edward Nashton), è già stato portato al cinema da Jim Carrey nel film Batman Forever (1995).

Protagonista nel ruolo di Bruce Wayne / Batman sarà Robert Pattinson. Nel cast anche Zoë Kravitz (Catwoman) e probabilmente ci sarà anche Jeffrey Wright (il Commissario Gordon), ma su quest'ultimo si attende ancora la conferma ufficiale.

Le riprese di The Batman partiranno tra la fine del 2019 e l'inizio del 2020. L'uscita è fissata al 21 giugno 2021.

Robert Eggers e il film sui vichinghi con Nicole Kidman

Il regista Robert Eggers è sicuramente tra i nomi più interessanti usciti negli ultimi anni nel panorama cinematografico mondiale. Dopo l'horror The Witch e il fantasy horror The Lighthouse, il regista è pronto ad immergersi tra i vichinghi.

THR riporta che Eggers è al lavoro sul suo prossimo film, The Northman, un progetto che gli è stato proposto dall'attore Alexander Skarsgård, che figurerà anche come produttore.
Secondo il sito, diversi attori sarebbero in trattative per un ruolo, oltre allo stesso Alexander Skarsgård, il film potrebbe vantare un cast di altissimo livello, con Anya Taylor-Joy, Bill Skarsgård (fratello di Alexander), Willem Dafoe, ma soprattutto Nicole Kidman.

Il film, scritto da Eggers e dal poeta e scrittore islandese Sjón, dovrebbe raccontare una storia di un principe nordico che cerca vendetta per la morte di suo padre, il tutto ambientato nella Islanda del X secolo. Alexander Skarsgård dovrebbe interpretare il principe mentre, qualora l'accordo andasse in porto, Nicole Kidman sarebbe sua madre.

Per Anya Taylor-Joy e Willem Dafoe sarebbe la seconda collaborazione con Robert Eggers, la prima era la protagonista di The Witch, mentre l'attore è uno dei due protagonisti di The Lighthouse. Per Nicole Kidman sarebbe la prima esperienza con il regista ma l'attrice ha già lavorato con Alexander Skarsgård nella prima stagione della pluripremiata serie Big Little Lies, dove erano marito e moglie.

Aspettiamo ulteriori notizie, anche su una eventuale uscita italiana di The Lighthouse, girato in 35mm e in bianco e nero.

martedì 15 ottobre 2019

The Batman: Zoë Kravitz sarà Catwoman!

Matt Reeves ha trovato la sua Catwoman. Sarà Zoë Kravitz ad interpretare Selina Kyle nel film The Batman. Ad annunciarlo è stato il sito The Wrap, confermato poi da Variety e Deadline.

I provini decisivi per il ruolo si sono svolti durante la prima settimana di ottobre, tra le attrici provinate anche Ana de Armas, Ella Balinska e Eiza Gonzalez. Alla fine si era ridotta a una corsa a due tra Zoë Kravitz e Zazie Beetz, quest'ultima però è stata scartata a causa dei suoi impegni con la serie Atlanta (e forse anche per la sua presenza nel film Joker).

 Zoë Kravitz andrà ad affiancare il nuovo Batman, Robert Pattinson, e Jeffery Wright (Jim Gordon). Ancora non è stata confermata la presenza di Jonah Hill, contattato per un misterioso ruolo (l'Enigmista? Pinguino?), l'attore sarebbe ancora in trattative.
Le riprese del film dovrebbero partire tra la fine dell'anno e inizio 2020. L'uscita del film è stata fissata al 21 giugno 2021.

Per Zoë Kravitz, vista di recente nella serie Big Little Lies e in Animali fantastici - I Crimini di Grindelwald, non si tratta del primo cinecomic, nel 2011 l'attrice è apparsa in X-Men: L'inizio nel ruolo della mutante Angel.


lunedì 14 ottobre 2019

Martin Scorsese approfondisce il suo pensiero sui cinecomic Marvel

In questi giorni hanno fatto molto parlare le dichiarazioni di Martin Scorsese riguardo i cinecomic, in particolare quelli della Marvel.

"Non sono cinema, sono dei Parchi Divertimento", queste le parole del regista che hanno scatenato molte reazioni diverse, della gente comune, lo spettatore, diviso tra pro e contro, e degli attori e registi che hanno lavorato ai film Marvel, che in alcuni casi hanno avuto risposte anche piuttosto decise contro la dichiarazione di Scorsese.

Passati dieci giorni, il regista è tornato sull'argomento. Dal palco del London Film Festival, dove ha presentato il suo ultimo film The Irishman, Martin Scorsese ha ribadito il concetto, rincarando anche un po' la dose.

"Il valore di un film che è come un parco giochi, ad esempio i film Marvel dove il cinema stesso diventa un parco divertimenti, è qualcosa di differente. Non è cinema. è altro. Che ti piacciano o meno, sono un'altra questione. E non dovremmo esserne invasi. Questo è un problema. I gestori dei cinema dovrebbero ribellarsi, prendere una posizione sulla possibilità di proiettare dei film narrativi. Un film narrativo può anche essere un'unica lunga ripresa di 3 ore, sapete? Non deve essere necessariamente qualcosa di convenzionale con un inizio, una metà e una fine."

Insomma Scorsese non arretra dalla sua posizione (e perché dovrebbe?) ma allarga la questione a quella che lui definisce "invasione" nelle sale, con i grandi film della Marvel che non lasciano spazio ad altro.
Martin Scorsese ha iniziato una sua personale battaglia contro la Marvel? non è proprio così. THR riporta un'altra dichiarazione fatta dal regista qualche ora più tardi, ai BAFTA.

"I cinema sono diventati parchi divertimento. E va bene, ci mancherebbe, ma non si deve trasformare in una invasione che fagocita tutto il resto. Va bene, è ok per chi apprezza quel genere di film che, peraltro, sapendo cosa ci vuole a farli, ammiro ciò che fanno. Ma, semplicemente, non è il mio genere di cose. Sta creando un nuovo genere di pubblico convinto che il cinema sia quello."

Quella di Scorsese quindi non è una crociata per l'abolizione dei cinecomic, il regista sembra più preoccupato per un impoverimento, un appiattimento culturale nel pubblico, il suo sembra più che altro un appello per la diversità di generi nelle sale cinematografiche.

Vedremo se ci saranno reazioni o altre dichiarazioni in merito. Ricordiamo che lunedì 21 ottobre, Martin Scorsese sarà alla Festa del Cinema di Roma per presentare il suo The Irishman.

Box office Italia: Joker domina la classifica

Dopo una settimana, nulla sembra cambiato. Continua, senza cali, il dominio del film Joker.

Il film della Warner ha incassato altri 6 milioni, portando l'incasso totale a 15.5 milioni di euro. In soli due weekend, Joker è già il terzo maggiore incasso del 2019, dietro a Avengers: Endgame e Il Re Leone.

Debutto in seconda posizione per Gemini Man, nuovo film di Ang Lee con Will Smith protagonista, con 959mila euro raccolti e un'ottima media, quasi duemila euro per sala.
Terzo posto per Il Piccolo Yeti, che incassa altri 490mila euro e sale a un totale di 1.4 milioni.

Scende al quarto posto C'era una Volta a... Hollywood, di Quentin Tarantino, che vede il proprio incasso salire a 11.3 milioni di euro.
Chiude, al quinto posto, una new entry, il film italiano Brave Ragazze, con 319mila euro d'incasso.



Box office USA: Joker ancora in testa. Buon esordio per La Famiglia Addams.

Non cambia la testa del box office USA, con il film Joker stabile in prima posizione.

Con altri 55 milioni di dollari, il film con Joaquin Phoenix protagonista sta superando di gran lunga le aspettative, anche nella tenuta (in calo solo del 43%). Il totale raccolto fino ad oggi, in soli dieci giorni, è di ben 192.7 milioni di dollari. Non solo gli USA, Joker sta registrando alti incassi anche nel resto del mondo, dove ha incassato altri 123.7 milioni, per un incasso globale di 543.9 milioni di dollari raccolti in dieci giorni.

Apre bene, andando oltre le aspettative, il film d'animazione La Famiglia Addams, che ha raccolto 30.2 milioni di dollari.
Debutto al terzo posto per Gemini Man, il film con un doppio Will Smith protagonista ha incassato 20.5 milioni di dollari in tre giorni, meno di quanto ci si aspettasse. Nel mondo, al momento, ha incassato 60 milioni.

Scala al quarto posto il film d'animazione Il Piccolo Yeti, con un totale che sale a 47.9 milioni negli USA e a 108.1 milioni nel mondo.
Chiude la cinquina Downton Abbey, alla sua quarta settimana di programmazione incassa altri 4.9 milioni di dollari e sale a 82 milioni di dollari negli USA e a 152.7 milioni nel mondo.

sabato 12 ottobre 2019

Addio all'attore Robert Forster.

Lutto nel mondo del Cinema, è morto Robert Forster. L'attore si è spento oggi nella sua casa a Los Angeles, aveva 78 anni ed era malato da tempo.

Una lunga carriera quella di Forster, iniziata col teatro e proseguita tra cinema e tv. L'esordio a fine anni '60 con il film di John Huston Riflessi in un occhio d'oro, in cui lavora insieme a Marlon Brando e Elizabeth Taylor. Altro titolo importante, un anno dopo, La notte dell'agguato, western con Gregory Peck.
Il grande picco della carriera di Robert Forster arriva nel 1997, quando Quentin Tarantino lo sceglie per un ruolo in Jackie Brown. Grazie a questo film riceve la sua prima nomination agli Oscar, come migliore attore non protagonista. Il film di Tarantino segna quasi una rinascita per l'attore, dopo Jackie Brown, partecipa a molti film, il remake di Psycho girato da Gus Van Sant, il comico Io, Me & Irene, Charlie's Angels - Più che Mai, Slevin - Patto Criminale, Paradiso Amaro, ma soprattutto Mullholland Drive (2001) di David Lynch.

Robert Forster ha partecipato a molte serie tv, tra cui anche Breaking Bad, episodio 5x15, e la sua ultima apparizione è proprio nel film El Camino - Il film di Breaking Bad, disponibile da ieri su Netflix.

giovedì 10 ottobre 2019

Marion Cotillard e Adam Driver protagonisti del musical Annette

Il regista Léos Carax (Holy Motors) si prepara al suo primo film in lingua inglese, un musical intitolato Annette.

Il film vedrà come protagonisti il premio Oscar Marion Cotillard e Adam Driver, nel ruolo di una cantante d'opera e un comico che s'incontrano e si innamorano nella Los Angeles dei nostri giorni. Alla morte prematura della donna però, l'uomo dovrà affrontare il dolore della perdita, il lutto, e accettare la sfida di crescere da solo la loro bambina, che fin da subito dimostra di avere doti molto speciali.
Nel cast ci sarà anche Simon Helberg (Big Bang Theory, Florence), nel ruolo di un direttore d'orchestra fuori dal comune. Tutti gli attori canteranno le loro parti originali. La sceneggiatura del film è stata scritta da Ron e Russell Mael, membri del gruppo Sparks, che si occuperanno anche delle canzoni del film.

Carax aveva già cercato di portare al cinema questa storia, nel 2017, film che avrebbe dovuto vedere Rooney Mara al fianco di Driver. A produrre il film sarà Amazon Studios.

Marion Cotillard ha già dimostrato, più di una volte, di saper cantare, nel musical Nine (2009), in uno spot Dior, e si è anche esibita dal vivo in alcune occasioni, ospite di cantanti o gruppi musicali, o sotto pseudonimo. Per Adam Driver sarà il primo musical, se non contiamo la scena in cui canta "Tu si' 'na cosa grande" in Hungry Hearts (2014).

martedì 8 ottobre 2019

James Wan al lavoro su Dylan Dog

Il regista James Wan è pronto a mettersi al lavoro su una serie tv live action di 10 episodi dedicata a Dylan Dog, mitico fumetto degli anni '80 nato dalla mente di Tiziano Sclavi.

La notizia è stata data proprio da Sergio Bonelli Editore, casa editrice proprietaria dei diritti del fumetto, che collaborerà con il regista. Insieme al regista e a Michael Clear, collega di Wan alla Atomic Monster, tra i produttori esecutivi figureranno anche Vincenzo Sarno (Bonelli) e Giovanni Cova (QMI).

"James Wan e Atomic Monster sono maestri del genere horror e hanno una profonda sensibilità sul modo migliore di adattare i fumetti per lo schermo", ha dichiarato Davide Bonelli nel comunicato ufficiale, "Siamo entusiasti del fatto che una squadra come questa sia al lavoro su uno dei nostri personaggi più importanti".
Entusiasta il regista James Wan: "Dylan Dog è uno dei miei fumetti preferiti di sempre. Sono stato iniziato alle storie dell'Indagatore dell'Incubo al liceo, dai miei amici europei. Anche se in quel momento non ho capito il testo a causa della lingua, ho facilmente ricostruito la storia attraverso i bellissimi disegni e i riferimenti al genere horror. Sono emozionato all'idea di collaborare con Sergio Bonelli Editore per portare tutto questo sullo schermo".

James Wan è reduce dal grande successo di Aquaman, ma non è certo nuovo al mondo horror, alcuni dei più grandi successi di questo genere degli ultimi anni, Saw: L'enigmista, la saga The Conjuring, Insidious, portano la sua firma.

Aspettiamo ulteriori news.

lunedì 7 ottobre 2019

Box-office Italia - debutto al primo posto per Joker

L'Italia come il resto del mondo, il film Joker conquista subito il primo posto al botteghino italiano e spinge gli incassi di ottobre dei cinema.

Il vincitore del Leone d'Oro debutta con ben 6.2 milioni di euro, un risultato eccezionale se si considera che non si tratta del classico cinecomic ma di un film drammatico e VM14. Joker è il terzo miglior debutto dell'anno, dietro a Avengers: Endgame e Il Re Leone.

Scala al secondo posto C’era una volta a… Hollywood di Quentin Tarantino, che raccoglie altri 911mila euro e sale a un incasso totale di 10.5 milioni di euro.
Esordio al terzo posto per Il Piccolo Yeti, il film d'animazione DreamWorks incassa 778mila euro.

Scende al quarto posto Ad Astra, sci-fi con Brad Pitt protagonista, il cui incasso totale sale a 1.4 milioni di euro. Chiude la cinquina la new entry Tuttapposto, il film italiano incassa 376mila euro.

Box-office USA - Joker da record!

Era tra i film più attesi dell'anno, un grande incasso era atteso ma Joker è riuscito ad andare anche oltre le più rosee aspettative.

Un dominio. Il film con Joaquin Phoenix protagonista ha conquistato il box-office USA con un incasso di 93.5 milioni di dollari in un solo weekend. Stessa musica nel resto del mondo, dove il film ha raccolto ben 140.5 milioni, per un totale di 234 milioni di dollari. Un debutto davvero eccezionale.

Scala al secondo posto il film d'animazione Il Piccolo Yeti, che incassa altri 12 milioni e sale a un totale di 37.8 milioni di dollari. A livello mondiale, fino ad oggi il film ha incassato 76.3 milioni di dollari.
Terzo gradino del podio per Downton Abbey, il film tratto dall'omonima serie tv raccoglie altri 8 milioni e sale a 73.6 milioni di dollari negli USA, mentre l'incasso mondiale raggiunge i 135.4 milioni di dollari.

Quarto posto per Hustlers, che sale a 91.3 milioni di dollari, un risultato più che ottimo per un film che è costato solo 20 milioni. Resiste It: Capitolo 2, che chiude la cinquina e supera i 200 milioni di dollari d'incasso negli USA, diventando uno degli horror di maggior successo di sempre negli USA. A livello mondiale il film sale a 436 milioni di dollari.