martedì 29 novembre 2022

Diabolik: Ginko all'attacco! - la recensione

Nonostante il primo Diabolik non sia stato esattamente un successo, con un botteghino povero e una netta divisione fra chi lo ha amato e chi invece lo ha detestato, i Manetti Bros non si sono persi d'animo e sono andati dritti per la loro strada producendo e girando un sequel che non cambia di una virgola il paradigma che i due autori hanno scelto di seguire pedissequamente.


L'unico vero cambiamento per questo secondo capitolo di Diabolik è proprio nel suo protagonista: al posto di Luca Marinelli abbiamo Giacomo Gianniotti che si mette la calzamaglia nera del re del terrore. Un cambiamento che, tutto sommato, passa inosservato nella pellicola in cui il vero protagonista è il Ginko del sempre straordinario Valerio Mastrandrea e dove Diabolik si vede pochissimo e ha pochissime battute. 

Il film segue per filo e per segno il numero 16 dei fumetti, Ginko all'attacco!, appunto, in cui il focus è tutto spostato sul nostro ispettore, sulla sua storia d'amore con la bella contessa Altea di Vallemberg (Monica Bellucci) e sul suo piano per mettere finalmente in trappola Diabolik, aiutato, forse, da Eva Kant (Miriam Leone).

In realtà, c'è poco da dire rispetto a questo secondo capitolo della saga, perché escludendo la trama in sé, questo film è praticamente identico al precedente. Anche questa volta i Manetti decidono coscientemente di non fare una trasposizione ma bensì di "animare" il fumetto così com'è, con le atmosfere retrò di Clerville, la musica che sembra quasi fuori dal tempo e i dialoghi estremamente artefatti, così come la recitazione manieristica di tutti gli attori che sembrano proprio delle tavole disegnate che prendono vita. Ed esattamente come è stato per il primo Diabolik, non resta che accettare il patto che i Manetti ci propongono e amare profondamente questo cine-fumetto che non scende a compromessi, oppure decidere che no, non fa per noi, e passare oltre.

Non aspettatevi alcun passo avanti, né tantomeno un passo indietro. Sicuramente, a prescindere da tutto il resto, rimane da ammirare il grande coraggio di due autori come i Manetti Bros che in Italia sono davvero merce rara.


sabato 26 novembre 2022

Come per Disincanto - la recensione

Era il 2007 quando la Disney sfornava uno dei suoi film più geniali, e forse anche sottovalutati, si tratta di Come d'Incanto, e oggi, ben quindici anni dopo, è arrivato il sequel.

Sono passati anni da quando Giselle (Adams) si è ritrovata catapultata nel mondo reale, adesso vive a New York, ha una figlia piccola con Robert (Dempsey) ed è la "matrigna" di Morgan, ormai adolescente. La vita formato cartoon di Andalasia è ormai un lontano ricordo e Giselle ha scoperto che nel mondo reale il "per sempre felici e contenti" non esiste, così decide di provare a cambiare. Tutta la famiglia si trasferisce a Monroeville, una piccola cittadina dall'aria fiabesca ma che in realtà non offre quella fiaba che Giselle sperava, la casa è un disastro e il rapporto con Morgan sempre più complicato. In preda allo sconforto, Giselle decide di fare un incantesimo per trasformare la sua vita in una fiaba, coinvolgendo tutto il mondo che la circonda. La magia avrà però un risvolto inaspettato, Andalasia si troverà in pericolo e la stessa Giselle si trasformerà in una matrigna cattiva. A meno che prima di mezzanotte...

La prima cosa che bisogna subito mettere in chiaro, soprattutto lo spettatore deve aspettarsi, è che Come per Disincanto non è Come d'Incanto. Ricreare l'atmosfera di quel film era impossibile, manca - ovviamente - l'"effetto sorpresa", non c'è più la novità, e questo è un qualcosa con cui il regista e gli sceneggiatori sono venuti a patti, perfettamente consapevoli di non poter replicare il precedente, perciò hanno puntato su altro. La storia si basa su dei punti ben definiti e lo fa con grande semplicità e chiarezza, con la giusta ironia, e senza mai complicarsi inutilmente la vita. Punta sul tema della famiglia, sul rapporto madre figlia, in questo caso figlia adottiva ma non per questo "meno figlia" di quella naturale, gioca in modo molto intelligente, divertente e divertito, sulla contraddizione tutta fiabesca del ruolo della matrigna, tantissime le citazioni di altri Classici Disney (e solo un disneyano esperto saprà riconoscerle tutte), e poi c'è la musica. La regia questa volta è stata affidata ad un esperto di musical come Adam Shankman, e infatti le scene di ballo sono molto coinvolgenti ma, se c'è una vera pecca nel film, si sente la mancanza di una canzone che lasci il segno, com'era la scena delle pulizie o quella nel parco in Come d'Incanto.

Se c'è un elemento su cui il film sa di potersi appoggiare completamente è Amy Adams. Meravigliosa, sono passati quindici anni ma la sua Giselle è sempre adorabile, anche quando "passa al lato oscuro". Che l'attrice si diverta in questo ruolo è evidente, canta, balla, recita, è seria e comica, è la protagonista e anche la villain nel film. La sua Giselle passa da buona a malvagia, e non lo fa da scena a scena ma nel giro della stessa frase, e può sembrare semplice ma se non sei brava, ma davvero brava, il rischio di fare un disastro è scontato. Lei no. Guardando Amy Adams si ha sempre la sensazione che sia un'attrice in grado di poter fare tutto, lo ha dimostrato in passato e continua a dimostrarlo. E lei è semplicemente splendida.
Bene anche Gabriella Baldacchino, che ha ereditato il ruolo di Morgan adolescente. Non ha molto spazio, ma quello che ha sa gestirlo con sapienza, Maya Rudolph, la "regina Malvina", e non è un caso che uno dei migliori momenti musicali sia il suo duetto con Amy Adams.

Come per Disincanto è arrivato forse troppo tardi, non ha la genialità del primo, ma è un film che quasi ci conforta con il suo essere classico, ci lascia un po' di positiva atmosfera fiabesca, ed è piacevole da guardare.

Il film è disponibile su Disney+.

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giovedì 24 novembre 2022

Independent Spirit Awards 2023 - le nomination

Inizia la stagione dei premi, come sempre dalle nomination agli Independent Spirit Awards.

I film vengono scelti da una commissione formata da circa cinquanta persone e poi votati dai 6mila membri della Film Independent. Per poter rientrare nelle nomination, i film devono essere prodotti negli Stati Uniti e con un budget inferiore ai 22.5 milioni di dollari.
Quest'anno le nomination sono arrivate prima del solito, questo potrebbe influenzare le candidature dei Critics Choice Awards e dei Golden Globes. La cerimonia di premiazione si terrà il 4 marzo 2023, alcuni giorni prima della chiusura delle votazioni degli Oscar 2023, e anche in questo caso, i vincitori potrebbero spostare gli equilibri.

Grossa novità nelle categorie, abolite le cinquine di migliore attrice e migliore attore, sia protagonista che non protagonista, sostituite da categorie "genderless" con numerosi candidati: migliore performance da protagonista e migliore performance da non protagonista.

Tra i film a raccogliere più nomination quest'anno, spicca Everything Everywhere All at Once con 8 candidature, seguito da Tár con sette. Tra i nominati anche Bones and All di Luca Guadagnino, 

Ecco le nomination.

Miglior film 
“Bones and All”
“Everything Everywhere All at Once”
“Our Father, the Devil”
“Tar”
“Women Talking”
 
Miglior regista
Todd Field – “Tar”
Kogonada – “After Yang”
Daniel Kwan, Daniel Scheinert – “Everything Everywhere All at Once”
Sarah Polley – “Women Talking”
Halina Reijn – “Bodies Bodies Bodies”
 
Miglior performance da protagonista 
Cate Blanchett – “Tar”
Dale Dickey – “A Love Song”
Mia Goth – “Pearl”
Regina Hall – “Honk for Jesus. Save Your Soul.”
Paul Mescal – “Aftersun”
Aubrey Plaza – “Emily the Criminal”
Jeremy Pope – “The Inspection”
Taylor Russell – “Bones and All”
Andrea Riseborough – “To Leslie”
Michelle Yeoh – “Everything Everywhere All at Once”
 
Miglior performance da non protagonista  
Jamie Lee Curtis – “Everything Everywhere All at Once”
Brian Tyree Henry – “Causeway”
Nina Hoss – “Tar”
Brian D’Arcy James – “The Cathedral”
Ke Huy Quan – “Everything Everywhere All at Once”
Trevante Rhodes – “Bruiser”
Theo Rossi – “Emily the Criminal”
Mark Rylance – “Bones and All”
Jonathan Tucker – “Palm Trees and Power Lines”
Gabrielle Union – “The Inspection”
 
Miglior sceneggiatura 
“After Yang”
“Catherine Called Birdy”
“Everything Everywhere All at Once”
“Tar”
“Women Talking”
 
Miglior Sceneggiatura d’esordio
“Bodies Bodies Bodies”
“Emergency”
“Emily the Criminal”
“Fire Island”
“Palm Trees and Power Lines”
 
Miglior Opera Prima 
“Aftersun”
“Emily the Criminal”
“The Inspection”
“Murina”
“Palm Trees and Power Lines”
 
Premio John Cassavetes (film realizzati con meno di $500,000)
“The African Desperate”
“A Love Song”
“The Cathedral”
“Holy Emy”
“Something in the Dirt”
 
Miglior Fotografia
“Aftersun”
“Murina”
“Neptune Frost”
“Pearl”
“Tar”
 
Miglior Documentario
“House Made of Splinters”
“All that Breathes”
“All the Beauty and the Bloodshed”
“Midwives”
“Riotsville, U.S.A.
 
Miglior Montaggio
“Aftersun”
“The Cathedral”
“Everything Everywhere All at Once”
“Marcel the Shell with Shoes On”
“Tar”
 
Miglior film internazionale
“Corsage”
“Joyland”
“Leonor Will Never Die”
“Return to Seoul”
“Saint Omer”
 
Miglior Produttore
Liz Cardenas
Tory Lenosky
David Grove Churchill Viste
 
Miglior “Breakthrough Performance”
Frankie Corio – “Aftersun”
Garcija Filipovic – “Murina”
Stephanie Hsu – “Everything Everywhere All at Once”
Lilly McInerny – “Palm Trees and Power Lines”
Daniel Zolghardi – “Funny Pages”
 
Premio “Someone to Watch” 
Adamma Ebo – “Honk for Jesus. Save Your Soul”
Nikyatu Jusu – “Nanny”
Araceli Lemos – “Holy Emy”
 
“The Truer Than Fiction Award”
Isabel Castro – “Mija”
Reid Davenport – “I Didn’t See You There”
Rebeca Huntt – “Beba”

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lunedì 14 novembre 2022

Enola Holmes 2 - la recensione

Dopo il grande successo del primo film del 2020, torna Enola Holmes, sorella minore di Sherlock, alle prese con una nuova misteriosa avventura.

Dopo aver risolto con successo il suo primo caso, Enola è pronta ad intraprendere una carriera da investigatrice, proprio come il suo famoso fratello. L'inizio non è semplice, la gente non si fida della sua giovane età, e quando ormai è in procinto di chiudere bottega, ecco entrare nel suo ufficio una ragazzina che le chiede di ritrovare la "sorella" scomparsa. Enola accetta l'incarico che la porterà ad infiltrarsi in una fabbrica di fiammiferi, infestata da quella che sembra una epidemia di tifo. Lì è stata vista per l'ultima volta la ragazza scomparsa che in realtà, come Enola scoprirà, stava a sua volta indagando su qualcosa, un mistero che coinvolge nomi molto importanti, politici, polizia e un misterioso personaggio che collega il caso di Enola e quello di Sherlock.

Stessa formula del primo ma con qualcosa in più, Enola Holmes 2 ha prima di tutto il pregio di non essere solo una copia del suo predecessore. In questo sequel, la Storia si intreccia con le vicende del film, come viene spiegato alla fine, la protesta delle donne nella fabbrica di fiammiferi nel 1888 è stato un momento determinante nella lotta per i diritti delle donne e dei lavoratori, e questo fatto reale fa da sfondo al mistero che Enola deve affrontare. Il mistero, questo è l'elemento che il sequel ha in più rispetto al primo. Enola Holmes 2 è molto più "Holmes", ci sono più indagini, più indovinelli, indizi da seguire, interpretare e districare, e c'è l'intreccio con Sherlock, che apre la porta a un personaggio essenziale e immancabile quando si parla di Sherlock Holmes, spianando anche la strada a un possibile (praticamente certo) terzo capitolo.
Enola Holmes 2 è un film con una forte impronta femminile, è pervaso dal "girl power", ma lo fa senza mai risultare stucchevole o forzato, e per questo un applauso lo merita lo sceneggiatore Jack Thorne.

Come il primo, il film si appoggia sulle giovani spalle di Millie Bobby Brown, presente in quasi tutte le inquadrature e, forse non dovrebbe, eppure ancora una volta sorprende la sua capacità di reggere tutta la storia (quasi) da sola. L'attrice sa essere leggera e spiritosa, e sa anche come calibrare i momenti più seri, conferma di avere una grande padronanza della scena, anche quando deve rompere la quarta parete, caratteristica presente anche nel capitolo precedente. Perfetta l'intesa con Henry Cavill, nuovamente nei panni di Sherlock, i due dialogano in modo estremamente naturale. Sempre perfetta Helena Bonham Carter, il suo spazio è minore rispetto al primo film ma si fa sentire (e adorare) in ogni secondo in cui è presente sullo schermo.

Non sempre un sequel riesce a superare il primo capitolo, in questo caso sì. Enola Holmes 2 è un film che diverte e intrattiene con leggerezza e una buona dose di mistery in stile "Sherlock Holmes".

Il film è già disponibile su Netflix.

martedì 8 novembre 2022

Everything Everywhere All at Once - la recensione

Nel 2016 uscì un film su un uomo che, sull'orlo del suicidio, stringe una profonda amicizia con un cadavere.
Quel film era Swiss Army Man e nonostante la premessa assurda e grottesca conquistò pubblico e critica per come riusciva a essere genuinamente divertente, commovente e profondo senza mai dimenticare le sue basi totalmente nonsense.
Sei anni dopo i registi di quella piccola perla quasi sconosciuta, Daniel Kwan e Daniel Scheinert, i "Daniels" appunto, tornano con un nuovo film che vuole lasciare da parte le atmosfere intimiste di quella commedia dolceamara con Paul Dano e Daniel Radcliffe, per buttarsi a capofitto nell'argomento del momento, ovvero i multiversi.

Ovviamente questa non è la Marvel, e i Daniels decidono che nel loro assurdo e folle film sul multiverso ci dovrà essere proprio tutto, dalla commedia al thriller, dal demenziale più spinto fino al wuxia. Tutto, ovunque, tutto insieme, proprio come il titolo promette.

Parlare della trama non sarebbe solo riduttivo, ma anche deleterio, perché parte del piacere che se ne trae sta proprio nel districare a poco a poco le maglie della narrazione, che parte come una commedia famigliare per diventare presto qualcosa d'altro, per poi cambiare ancora e ancora e ancora, in un caleidoscopio di generi che letteralmente ingloba lo spettatore per risputarlo fuori due ore e mezza dopo frastornato e felice.

La sceneggiatura è brillante, piena di dialoghi dal ritmo serrato, dalle spiegazioni assurde e dalle trovate pazzesche (e geniali) eppure non perde mai di vista il focus dei suoi personaggi, il film non dà mai l'impressione di aver smarrito la rotta e sa esattamente di cosa sta parlando. Perché poi, alla fine di questo mirabolante sali-scendi, il film dei Daniels parla di una famiglia, di una storia d'amore, di rapporti fra genitori e figli, ma anche di riscatto sociale, delle difficoltà di essere un immigrato, di saper accettare se stessi e la strada che la vita ci ha posto d'avanti. Tanti temi tutti affrontati in maniera tutt'altro che superficiale.

Questo lo si deve in grande parte al lavoro di sceneggiatura e di regia, con trovate visive veramente inaspettate e a volte persino raffinate, ma anche a un cast che dona tutto se stesso e sembra divertirsi un mondo. Su tutti una grandissima Michelle Yeoh, credibile sia che si tratti di interpretare una donna sull'orlo di una crisi di nervi, una star del cinema o una cuoca dalle abilità sorprendenti. E fa piacere anche rivedere così in forma Ke Huy Quan, cioè Jonathan Ke Quan, che è impossibile non ricordare ragazzino in Indiana Jones e Il Tempio Maledetto e ne I Goonies, ma che in questo film sa essere allo stesso tempo marito dolce e remissivo e scaltrissima spia. C'è anche una divertentissima, e divertitissima, Jamie Lee Curtis nel ruolo di una impiegata dell'ufficio delle entrate, il cui ruolo nella storia è di quelli da scoprire e godere in sala.

Forse avrebbe giovato una maggiore asciugatura, qualche taglio nella lunga durata della pellicola, per avere un film più "quadrato", cosa che lo posiziona un gradino sotto al suo predecessore Swiss Army Man, ma è anche vero che l'esagerazione è talmente parte integrante di questo film che forse, alla fin fine, va bene anche così e le oltre due ore non stancano davvero mai.


lunedì 7 novembre 2022

Niente di Nuovo sul Fronte Occidentale - la recensione

Disponibile su Netflix, il film tedesco Niente di Nuovo sul Fronte Occidentale, nuovo adattamento del celebre romanzo di Erich Maria Remarque. Film scelto per rappresentare la Germania agli Oscar 2023.

La Prima Guerra Mondiale è in pieno svolgimento e ogni giorno conta centinaia e centinaia di morti. La Germania si trova a corto di soldati così, grazie a una propaganda che fa leva sul patriottismo, persuade i giovani ad arruolarsi. Ansioso di affrontare la guerra, caricato dalle falsità che gli venivano raccontate, con l'idea di diventare un eroe e vivere un'avventura straordinaria, il diciassettenne Paul Bäumer si arruola insieme a tre amici. Una volta arrivato sul Fronte Occidentale, nel nord della Francia, i quattro ragazzi si trovano davanti una realtà molto diversa, una guerra cruda, una trincea fangosa dove la morte può arrivare in un attimo per chiunque.

Tre anni dopo il bellissimo 1917, il Cinema (attraverso lo streaming di Netflix) torna a raccontare la Prima Guerra Mondiale, una guerra che è stata soprattutto di trincea e che negli anni in cui è stata combattuta, dal 1914 al 1918, non ha mosso la sua linea del fronte. Una guerra "statica", una linea ferma, in cui migliaia di uomini sono morti per difendere o conquistare qualche inutile metro.
Stavolta tocca al regista Edward Berger raccontare quel fango e quei morti e lo fa attraverso un grande classico già trasposto nel 1930 e nel 1979, e che spiega, sostanzialmente, l'inutilità della guerra. Quello di Berger è un ottimo film, non cerca di "addolcire" o eroicizzare, non cerca vincitori e perdenti, racconta la trincea e la "terra di nessuno" in tutta la sua spietatezza e con il suo enorme carico di morti. La regia è molto bella, coinvolgente, bella la fotografia, le scenografie, la musica sottolinea bene i vari momenti dando la giusta gravità alle scene. 
Molto bravi gli interpreti, in particolare il protagonista Felix Kammerer e Albrecht Schuch.

L'unica pecca del film probabilmente è l'aspetto storico-politico, che viene raccontato in modo un po' sbrigativo. C'è la parte che riguarda le trattative per l'armistizio, con Daniel Bruhl nel ruolo del politico Matthias Erzberger, ma viene lasciato molto ai margini. Anche la figura del Generale Friedrichs, importante per gli sviluppi della storia, soprattutto nel finale, non viene approfondita abbastanza e alla fine risulta un po' abbozzata.

Nonostante non affondi troppo nella spiegazione del contesto, la nuova trasposizione di Niente di Nuovo sul Fronte Occidentale è un bel film, davvero molto bello visivamente, ed è un grandissimo peccato che non sia uscito nei cinema (se non in un numero molto limitato di copie e per un brevissimo periodo), avrebbe meritato il grande schermo di una sala cinematografica. Il film offre un ottimo racconto della Prima Guerra Mondiale, molto coinvolgente, riesce a portare lo spettatore nella trincea, tra fango e sangue, e a descrivere molto bene la disperazione e l'assoluta precarietà dei soldati, in bilico tra la vita e la morte in una guerra inutile.