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martedì 1 giugno 2021

Crudelia - la recensione

Crudelia è un film straniante. Se da una parte troviamo un buon prodotto per famiglie ben confezionato e ben eseguito, dall’altra qualcuno potrebbe lamentarsi del fatto che quella sullo schermo non è, sotto quasi tutti i punti di vista, la Crudelia de Mon che tutti noi conosciamo.

Emma Stone interpreta in maniera esemplare e senza sbavature la protagonista di questo nuovo adattamento live-action Disney dedicato alle origini dell’iconica villain di La Carica del 101, ben diretta e “coreografata” dalla semplice ma elegante regia di Craig Gillespie (Tonya).
L’opera scricchiola un po’ se poniamo l’attenzione sul ritmo narrativo: sequenze a volte leggermente sfilacciate e un po’ prolisse, ma niente che intacchi pesantemente l’esperienza cinematografica. Giusto poi menzionare il lato tecnico ed estetico che contraddistingue il progetto. Dai costumi alla fotografia, Crudelia brilla e incanta. Un film sotto quasi tutti gli aspetti gradevole e in fin dei conti appassionante. Ma Crudelia è Crudelia? In effetti no. Non vi è traccia della Crudelia malvagia, fumatrice incallita, ossessionata dalle pellicce e senza scrupoli che l’immaginario Disney aveva presentato nel film animato del 1961 e più di recente nel live-action con una magnifica Glenn Glose datato 1996.
La Crudelia di Emma Stone ha un’evidente vena di follia scaturita dalla voglia di vendetta che accantona tutte le caratteristiche della controparte animata sopracitate. Una follia forse più strategica, meno caotica, una follia al servizio della moda e dell’estro creativo, e senza dubbio edulcorata per il pubblico moderno che tuttavia può legittimamente storcere il naso per questa “nuova” Crudelia De Mon.
Cosa rimane di Crudelia in Crudelia?

giovedì 3 dicembre 2020

Zio Frank - la recensione

Arriva su Amazon Prime Video, Zio Frank (Uncle Frank), nuovo dramma scritto e diretto da Alan Ball, sceneggiatore di American Beauty

Il film è un dramma LGBTQ+ dai toni classici capace di trattare temi delicati in maniera molto organica e mai banale.
Il coming out negli anni ‘60/’70 nel sud degli Stati Uniti non è visto di buon occhio purtroppo, e Frank ne è consapevole. Tuttavia a causa di alcuni eventi l’uomo si ritroverà a dover fare i conti con alcune questioni lasciate in sospeso, forse da troppo tempo.

Un ispiratissimo Paul Bettany veste i fragili panni di Frank, un uomo con un passato tutt’altro che semplice. Al suo fianco troviamo anche la giovane Sophia Lillis (IT), molto capace e in parte anche se con un ruolo non esageratamente esteso. Decisamente azzeccato anche il cast di comprimari che comprende Judy Greer, Steve Zahn, Peter Macdissi e Stephen Root.

Il reparto tecnico spicca nella sua delicatezza, dalla fotografia alla colonna sonora. Nota di demerito purtroppo al montaggio non sempre ben dosato e a un finale non esageratamente soddisfacente.

Zio Frank, per quanto lo si possa definire classico, risulta comunque gradevole e abbastanza fresco per essere apprezzato dal grande pubblico. La semplicità, come accade spesso, paga.

Mat

domenica 6 settembre 2020

Mulan - la recensione

La leggenda di Mulan torna sul grande schermo (si fa per dire, è uscito direttamente su Disney+) sempre grazie alla Disney, ma questa volta in versione live action. Ci avevano promesso una storia epica, ispirata direttamente alla leggenda di Hua Mulan, nota eroina del folkrore cinese. Ma è realmente stato così? In realtà no.

Il film di Mulan diretto da Niki Caro non prende realmente a piene mani dalla leggenda originale come annunciato inizialmente (o almeno non più di quanto abbia fatto il Classico Disney), piuttosto ricalca quasi pedissequamente l’opera animata del 1998 ma tralasciando i lati comedy, musicali ed epici. Possiamo quindi definire Mulan del 2020 un film pessimo? Non è così ma per tutta la durata del lungometraggio si respira un’aria molto statica, come se mancasse qualcosa. Il draghetto Mushu? Si, ovviamente manca, ma probabilmente neanche lui sarebbe riuscito ad alleggerire la seriosità di un'opera che si porta dietro temi anche molto rilevanti come l’identità e la sincerità, temi che in maniera diversa erano presenti anche nel film originale del ‘98 e trattati con più pathos. Per quanto riguarda le aggiunte e le variazioni variazioni inserite (vedi la strega Xian Lang o la fenice) probabilmente non se ne sentiva un bisogno impellente, tuttavia nel loro piccolo funzionano senza mai sbilanciare l’attenzione dello spettatore.

Nulla da dire sul fronte attoriale, da Yifei Li, passando per Donnie Yen, Jet Li e arrivando a Gong Li, il cast sembra ben amalgamato e sinceramente coinvolto nelle vicende trattate. Chi si approccerà per la prima volta alla leggenda di Mulan con questo film probabilmente riuscirà a cogliere il nobile messaggio che vuole trasmettere. Ma riusciranno a farlo senza sbadigliare neanche una volta?

Mat

mercoledì 17 giugno 2020

Artemis Fowl - la recensione

Artemis Fowl avrebbe dovuto aprire la strada a una nuova saga cinematografica, probabilmente. Ma il film targato Disney diretto da Kenneth Branagh non funziona. Il suo approdo anticipato sulla piattaforma streaming Disney+ (saltando del tutto la corsa in sala) aveva fatto scattare diversi allarmi negli spettatori, e giustamente. L'universo di Artemis Fowl sembra fin dai primi minuti troppo grande per essere raccontato e fatto digerire in un unico film. Ci troviamo di fronte a qualcosa di enorme che risiede nella mitologia del progetto, qualcosa di meticoloso e ponderato dallo scrittore irlandese Eoin Colfer (autore della saga letteraria da cui il lungometraggio è tratto). E proprio "a causa" di questo la trasposizione cinematografica risulta fin da subito strabordante di informazioni, alcune anche piuttosto inutili ai fini stessi della trama.

C'è una buona inventiva visiva che si deve riconoscere al progetto, inventiva che comunque non riesce mai a pareggiare i conti con la goffaggine intrinseca al lungometraggio. Niente di accattivante, niente di trainante, niente di interessante. Nessun ritmo rilevato. Artemis Fowl, per la struttura che ci viene presentata, sembra un pessimo pilot televisivo di una serie tv fantasy che, a conti fatti, forse non vedremo mai.
E non aiuta neanche il lato attoriale, del tutto scialbo e privo di mordente da ogni interprete (tra cui anche Judi Dench). Nessuno crede in Artemis Fowl, non vedo perché debba essere lo spettatore medio a credere in questo progetto così goffo e inconcludente.

mercoledì 12 febbraio 2020

Birds of Prey (e la Fantasmagorica Rinascita di Harley Quinn) - la recensione

Margot Robbie torna a vestire i panni della "villain" DC più amata degli ultimi anni: Harley Quinn. Avrà fatto breccia nel cuore degli appassionati come aveva già fatto nel disastroso Suicide Squad?

Birds of Prey (e la Fantasmagorica Rinascita di Harley Quinn) ci mostra un lato quasi del tutto inedito del personaggio, questa volta platealmente scollegato dal suo "puddin" Joker fin dall'inizio. Harley dovrà cavarsela da sola, ma lungo il suo cammino incontrerà per caso (o no) dei personaggi femminili che devono, come lei, emanciparsi.

La regista Cathy Yan confeziona un lungometraggio che emana un "odore" anni '90 per almeno tre quarti della sua durata. Scorrevole, senza dubbio. Simpatico, divertente. Ma cosa rimane alla fine della visione? Non molto purtroppo. Margot Robbie si riconferma una meravigliosa Harley Quinn, e le attrici comprimarie riescono tutte (più o meno) ad avere il loro giusto spazio, anche se, per forza di cose, rimangono inevitabilmente nella lunga ombra di Harley. Anche Ewan McGregor nei panni del villain Maschera Nera funziona, ma senza nessun guizzo particolare da farlo diventare iconico o in qualche modo riconoscibile al grande pubblico.

Anche il comparto tecnico risulta buono ma niente di "fantasmagorico". Nota di demerito alla colonna sonora, o meglio ai pezzi scelti per accompagnare le maggior parti delle scene d'azione. Non funziona come invece aveva funzionato alla grande in Suicide Squad (è stato fatto un lavoro molti simile al cinecomic di David Ayer, ma senza successo).

Birds of Prey, o per meglio dire Harley Quinn e le Birds of Prey, è gradevole, una sorta di "episodio pilota" di una serie dedicata al personaggio DC, e proprio come un episodio pilota si porta dietro i consueti piccoli difetti del caso. Ciò che effettivamente resta è la voglia di rivedere Margot Robbie nei panni di Harley Quinn. Ma per quanto durerà?

mercoledì 15 gennaio 2020

Piccole Donne - la recensione

Piccole Donne, uno dei romanzi di formazione più noti e acclamati torna al cinema con una nuova trasposizione firmata da Greta Gerwig.

La regista crea un film solido, scorrevole e apprezzabile sotto svariati punti di vista, dalla messa in scena passando per il reparto tecnico, arrivando infine alle interpretazioni di gran parte delle protagoniste e i vari comprimari. Tra le interpreti spiccano sicuramente Saorse Ronan, Florence Pugh e Laura Dern, insieme a Timothée Chalamet e Meryl Streep. Scricchiolante risulta invece Emma Watson, che non offre un'interpretazione particolarmente memorabile.

La narrazione, come già accennato, scorre senza troppi intoppi, facendo dei ponderati balzi tra passato e presente enfatizzati da due diverse fotografie, rendendo la fruizione della storia comprensibile senza cadere nella banalità.

Lo spirito dell'opera letteraria pervade questa pregevole trasposizione che non manca di tradurre su schermo una grande storia con uno sguardo più consapevole e moderno.



giovedì 29 agosto 2019

Il Re Leone - la recensione [Pro e Contro]

La nuova versione photo real de Il Re Leone ha conquistato il box office mondiale con incassi stratosferici ma la critica si è divisa, a volte con posizioni molto nette. Anche la redazione di Frame ha avuto pareri discordanti, perciò abbiamo cercato di proporre due punti di vista.
Ecco le nostre recensioni Pro e Contro del film.

∼ PRO ∼

C'era davvero bisogno di questo live action, l'ennesimo in casa Disney? No, per niente, a maggior ragione perché il film è una riproposizione, quasi scena per scena, del film di animazione del 1994, con pochissime aggiunte, qualche battuta cambiata che però non sempre funziona bene quanto l'originale.
Tuttavia, lasciando da parte il possibile fastidio che si può provare nei confronti di questa operazione, Il Re Leone rimane quello che era più di 20 anni fa: una storia potente, emotiva, che sa parlare incredibilmente bene sia ai bambini che agli adulti, anzi specialmente agli adulti.

A livello visivo questa nuova versione sorprende per il grandissimo realismo, la spettacolarità delle scene nella Savana e nei dettagli di tutti gli animali rappresentati, tanto realistici da sembrare veri. Forse questo incredibile realismo toglie un po' di emotività al film, in quanto non è possibile rendere le espressioni umane così come venivano proposte nel cartone animato, ma la storia è le relazioni fra i personaggi sono così potenti che l'ostacolo si aggira comodamente ed è davvero facile ritrovarsi ad avere i brividi durante la scena iniziale o a piangere per la morte di Mufasa, di nuovo, proprio come da bambini.
Da questo punto di vista, anche il doppiaggio, pur con qualche sbavatura, funziona piuttosto bene, ed è quasi perfetto nei momenti cantati.

Insomma, non ce n'era bisogno, non aggiunge nulla a quanto visto nel Classico del 1994, ma proprio per questo alla fine il film piace. È Il Re Leone dopotutto.
Chiara




∼ CONTRO ∼

Il Re Leone, amatissimo classico d'animazione Disney, torna al cinema sotto una nuova veste. Jon Favreau, dopo la sua esperienza con la versione live-action di Il Libro della Giungla, è stato scelto per dare nuova linfa vitale a Il Re Leone. Operazione riuscita? In parte.

È innegabile la resa visiva del lungometraggio (ricordiamo, completamente in CGI con un solo frame reale), si rimane a bocca aperta di fronte a cotanto lavoro di straordinaria tecnica. L'effetto animazione digitale scompare in pochi istanti per dare spazio ad una credibilità davvero immersiva. Tuttavia il film pare vivere solo ed esclusivamente grazie agli effetti visivi, senza nessun guizzo o vera motivazione di esistere al di fuori di questo. L'emozione c'è, ma è innescata solo dai ricordi del film originale (molto più coinvolgente) e dall'iconica colonna sonora composta da Hans Zimmer, ancora oggi da pelle d'oca.

L'espressività limitata giustificabile di tutti gli animali probabilmente pesa un po' nell'economia generale del progetto che risulta a tratti freddo, quasi glaciale. Non aiuta poi il doppiaggio. Il Simba di Marco Mengoni e la Nala di Elisa non brillano affatto (se non nelle parti cantate, ovviamente). Una grande pecca che distoglie l'attenzione da tutta la magnificenza visiva di cui il film è pregno.
C'è qualcosa di strano nel film, una fotografia troppo patinata, una freddezza intrinseca data da animali così reali da essere (ovviamente) poco coinvolgenti espressivamente. Il tutto mescolato ad una narrazione inquietantemente fedele all'originale, con tanto di scene (probabilmente in omaggio) riprese esattamente dal classico animato che tutti noi conosciamo.

Il Re Leone di Jon Favreau è uno splendore per gli occhi, ma non brilla per intensità emotiva, non donando niente di più che un semplice remake di un film che funzionava benissimo già in veste tradizionale.
Mat

venerdì 12 luglio 2019

Spider-Man: Far From Home - la recensione

Gli eventi di Avengers: Infinity War e di Endgame hanno scosso non poco il mondo intero. Tra i più scossi c'è Peter Parker, tornato nel mondo dei vivi dopo i fatti accaduti nei cinecomic precedenti.

Peter, tuttavia, deve fare i conti anche con un grande lutto subito in Endgame: il suo mentore non c'è più, Tony Stark è morto. Come reagirà il giovane "bimbo-Ragno"?
Inizialmente vuole solo vivere una vita tranquilla, trascorrendo con i suoi compagni del club di scienze una rilassante vacanza in Europa. I suoi piani tuttavia verranno scossi dall'arrivo di un misterioso personaggio, Quentin Beck, AKA Mysterio. Spidey, ingaggiato da Nick Fury, sarà quindi coinvolto in una particolare missione che metterà a repentaglio la sua vita (e non solo), oltre a farlo confrontare direttamente col suo futuro: essere semplicemente un amichevole Spider-Man di quartiere o andare oltre? Il mondo è alla ricerca di un nuovo Iron Man. Sarà il giovane Peter a raccogliere questa gravosa eredità?

Spider-Man: Far From Home, diretto da Tom Watts (Spider-Man: Homecoming) ci racconta la crescita e l'evoluzione di un personaggio, messo alle strette da misteriosi soggetti ed eventi apparentemente incontrollabili. Peter agisce (contro la sua primaria volontà), cade e si rialza donando a Spidey una nuova sfumatura più consapevole e rischiosa da affrontare.

Tom Holland continua ad essere perfetto per la parte, accompagnato da un buon comparto di cast di supporto che va da Zendaya, passando per un Jake Gyllenhall ottimo, fino ad arrivare a Samuel L. Jackson. Ma ciò che sorprende di Far From Home è indubbiamente il comparto visivo, che qui sfoggia una particolare maestria nel mettere in scena situazioni del tutto surreali, come se dei concept art prendessero letteralmente vita sullo schermo. "Non è quello che sembra". l'intero film potrebbe essere riassunto in questo concetto, che si propaga per tutto il lungometraggio, anche oltre le scene dopo i titoli di coda, che aprono uno spiraglio quasi del tutto inedito sul futuro dell'Uomo Ragno dell'UCM.

domenica 30 giugno 2019

Toy Story 4 - la recensione

Toy Story 4 è arrivato nelle sale, e la domanda che tutti si pongono è: c'era davvero bisogno di un nuovo capitolo del noto franchise Pixar dopo la perfetta conclusione vista nel terzo?

Non è semplice rispondere a questo quesito. Da una parte la chiusura del "cerchio di Andy" è stata, come già detto, perfetta sotto ogni punto di vista. Dall'altra forse c'era qualcosa in più da raccontare, e da insegnare, probabilmente.

Rivediamo i celebri giocattoli all'opera, ma il protagonista principale di questa nuova avventura è indubbiamente Woody (un po' come era accaduto in Toy Story 2). L'attenzione è tutta su di lui, sulle sue scelte, sui suoi drammi interiori che sottolineano una grande sofferenza da quando Andy ha donato lui e i suoi amici alla piccola Bonnie. Woody cerca in tutti i modi di trovare uno scopo alla sua vita soprattutto dopo l'arrivo di Forky, un giocattolo fabbricato da Bonnie.


Toy Story 4 è indubbiamente emozionante, nonostante la (a tratti) banale trama che ricalca in qualche modo le stesse situazioni viste nei capitoli precedenti. Temi piuttosto maturi vengono trattati durante questo nuovo viaggio, che fa sembrare questo lungometraggio una sorta di "Toy Story 3.5", un prosieguo dei fatti avvenuti alla fine del numero 3 e che ci avevano commosso come mai prima.

Tecnicamente non c'è nulla da sottolineare, se non una grandissima cura nei particolari, nonostante una regia a tratti anonima. I nuovi personaggi funzionano (i due pupazzi del luna park in particolare). Si sente la mancanza tuttavia di un villain all'altezza degli altri. In fin dei conti c'è, ma la sua psicologia non sempre trova una strada coerente all'interno della narrazione.

In definitiva, c'era bisogno di un Toy Story 4? Si e no, anche se gli amanti del franchise non rimarranno assolutamente delusi dall'opera.

venerdì 31 maggio 2019

Rocketman - la recensione

È arrivato anche il turno di Elton John. Rocketman è sbarcato nelle sale con un'energia decisamente travolgente.

Seppur con uno "scheletro" abbastanza classico, riconducibile allo stile dei biopic, il film di Dexter Fletcher mescola le sue carte con il musical puro, creando qualcosa di inedito (o quasi), fresco e ben congegnato. Il film è in grado di far entrare lo spettatore in maniera molto consapevole nella mente del noto artista britannico, interpretato da un credibilissimo ed estremamente talentuoso Taron Egerton, anche (e soprattutto) nelle performance vocali.

Vita, musica, performance, amore. Il tutto viene messo in scena con una delicatezza, un ritmo e una schiettezza tali da non poter rimanere indifferenti a ciò che ci viene mostrato. Funziona tutto, anche grazie ad un reparto tecnico e di supporto attoriale di alto livello. I costumi e le coreografie incorniciano la vita sfarzosa e sfrenata di Elton John, dall'inizio alla fine di questo onesto e suggestivo viaggio chiamato Rocketman. Appare chiara l'intenzione di raccontare la vita dell'artista con un occhio più fantasioso, quasi surreale rispetto a progetti di questo tipo. Meno didascalico e più "fantasy". Non a caso ci viene presentato come un racconto "basato su una vera fantasia".

Rocketman è probabilmente il biopic musicale più riuscito e coinvolgente degli ultimi anni.


domenica 26 maggio 2019

Aladdin - la recensione

Aladdin, ennesimo rifacimento in live-action di un classico Disney. Questa volta l'impresa era molto ardua, visto l'affetto del pubblico per il film animato del 1992. I primi materiali promozionali non brillavano di qualità, e anche per questo le aspettative non erano esageratamente alte, anzi.

Guy Ritchie (Sherlock Holmes), tuttavia, è riuscito in qualche modo a sorprendere anche (e forse) i più scettici. Le avventure dello "straccione" più noto del panorama Disney prendono vita in questo lungometraggio in "carne ed ossa", che ripropone la stessa identica storia dell'amato classico con qualche aggiunta e qualche modifica, funzionale all'economia generale della narrazione (con un occhio ai tempi moderni odierni).

Il cast fa il suo lavoro, da Mena Massoud, un Aladdin fresco, sorridente e abbastanza carismatico, fino a Naomi Scott, una Jasmine con le sue passioni e convinzioni, condite da un pizzico di girl power che ben si amalgama allo spirito del suo personaggio. Menzione speciale, ovviamente, per il Genio di Will Smith. Divertente e ben rappresentato, anche visivamente, sul grande schermo. Smith rimane Smith, su quello non ci piove. Non è l'interpretazione della sua vita, ciononostante risulta credibile e ben inserito nel contesto da "notti d'Oriente".

Ciò che tuttavia stona un po' nell'insieme è proprio l'atmosfera "notti d'Oriente", che in questo progetto viene fortemente mixata a elementi "indianeggianti", in maniera quasi del tutto ingiustificata. Della parte tecnica, che presenta questo bizzarro mix, si salvano solo i costumi (e non tutti), colorati e sgargianti. Il secondo punto debole (in parte) è Jafar, interpretato da Marwan Kenzari. Un villain a cui è stato dato un background coerente e lineare, ma che non riesce a riproporre il carisma del malvagio Jafar originale. Un punto per l'impegno, ma avrebbero potuto renderlo più diabolico.



Inutile (o forse no) elogiare la colonna sonora. Nuovo arrangiamento, nuove parole (almeno nella versione italiana) ma stesso spirito. Alan Menken non ha bisogno di presentazioni o particolari elogi. Tuttavia il suo lavoro è sicuramente la punta di diamante dell'intera opera, anche quando va a comporre una nuova canzone dedicata interamente a Jasmine (molto orecchiabile, quasi radiofonica).

Aladdin non aveva delle buone premesse, su questo non ci piove, ma sicuramente, dopo averlo visto, non può non essere inserito tra i "live action" più riusciti finora.

venerdì 26 aprile 2019

Avengers: Endgame - la recensione

Thanos ha vinto. Il Titano Pazzo è riuscito a schioccare le dita nelle battute finali di Avengers: Infinity War, portando così a compimento il suo piano.
Gli eroi più forti della Terra (e della Galassia), quelli sopravvissuti alla decimazione, sono divisi e ormai senza speranza. La situazione è critica, ma i Marvel Studios hanno tenuto in serbo altre carte da giocare, con un piano ben scritto in oltre 10 anni di attività, che ha dato vita a 22 pellicole, più o meno riuscite.

Il cerchio si chiude e la resa dei conti definitiva prende vita in quasi 3 ore di orgasmo visivo. Differenziandosi molto dal suo predecessore (Infinity War), Avengers: Endgame si prende i suoi tempi, ampliando la riflessione sui fatti accaduti e i momenti di introspezione dei personaggi, supereroi e supereroine, che abbiamo imparato ad amare nel corso di tutti questi anni, e che riserveranno non poche sorprese.

Il tempo è un elemento fondamentale all'interno di Avengers: Endgame. C'è il tempo per riflettere, il tempo di metabolizzare e quello di agire. Tre atti che possiamo definire più o meno bilanciati e che chiudono una lunga parentesi cinematografica, legata a un mondo moderno dei cinecomic plasmato e nato, proprio 11 anni fa, con Iron Man (2008).


Ciò che un fan di questi prodotti deve aspettarsi da Endgame, nonostante alcune sbavature legate ad alcuni personaggi, è un profondo rispetto dell'arte fumettistica e cinematografica. Un rispetto colmo di affetto verso lo spettatore, che stupirà (forse) anche i più disinteressati alla serialità di tali opere.


venerdì 29 marzo 2019

Dumbo - la recensione

Anima, cuore, in pizzico di sana nostalgia, e Tim Burton. Questi sono gli ingredienti di Dumbo, nuovo film in live-action tratto da uno dei classici più amati di sempre, ma che in molti ai giorni d'oggi tendono a dimenticare.

Questa nuova opera in live-action diverge un po' dalla versione animata del 1941, giustamente, è il caso di aggiungere. Nel film di Burton si respirano le stesse atmosfere dell'opera originale, nonostante giuste e ponderate modifiche che rendono gradevole il progetto anche alle nuove generazioni. Impossibile non innamorarsi dell'elefantino volante dai grandi occhi celesti, ricreato in una CGI davvero notevole.

Dall'altro lato i personaggi umani che voglio aiutare il piccolo pachiderma, tra cui Eva Green, Colin Farrell, Danny DeVito e i giovani ragazzini (Nico Parker e Finley Hobbins) sono ritratti con una forza interiore delicata, leggermente sopra le righe ma in pieno tono favolistico. Anche il "cattivo di turno", interpretato da Michael Keaton, ammalia e strega, nonostante non offra nulla di nuovo al panorama villain.

In Dumbo persiste l'anima di Burton, fatta da freak dal cuore buono, diversità che si trasformano in punti di forza e un certo tocco dark che fa esplodere il suo stile inconfondibile (qui principalmente rilegato al lato visivo di alcune scenografie ed oggetti di scena).
Ci sono molti riferimenti al film animato che faranno emozionare i più nostalgici, nonostante questo non appaiono ridondanti e al servizio del fan service spudorato a cui molti progetti ci hanno abituato negli ultimi anni. C'è una sorta di riverenza e rispetto verso l'iconico cult che è impossibile non apprezzare, su tutte la scena degli elefanti rosa (giustamente edulcorata e riadattata) che farà battere molti cuori al ritmo di tamburi.

mercoledì 27 febbraio 2019

The LEGO Movie 2 - la recensione

The LEGO Movie 2 - Una Nuova Avventura si apre esattamente alla conclusione del primo film, opera sorprendente che aveva affascinato piccini ma soprattutto grandi.

La sagacità dei dialoghi, insieme a un comparto tecnico e visivo strabiliante, avevano fatto di The LEGO Movie un film fresco, divertente, godibile e a tratti indimenticabile.
Questo accade in parte anche nel sequel, diretto non più da Phil Lord e Chris Miller (questa volta nelle vesti di sceneggiatori) ma da Mike Mitchell (Shrek - E Vissero tutti Felici e Contenti).
Manca qualcosa in questo atteso sequel, anche se non si capisce bene cosa esattamente. L'umorismo c'è, anche se lievemente più spostato verso un lato infantile, così come gag e riferimenti alla cultura popolare. Eppure non ci si appassiona allo stesso modo alle avventure di Emmett e Lucy, non come ci saremmo aspettati probabilmente.

Niente da dire sull'aspetto tecnico, sempre ineccepibile sotto ogni punto di vista. Ciò che forse penalizza il progetto è l'inserimento di sequenze in live-action, sequenze che nel primo capitolo servivano per contestualizzare il tutto e che in questo sequel risultano fin troppo elementari e a tratti invadenti.

In ogni caso The LEGO Movie 2 rimane un prodotto godibile e divertente per qualsiasi pubblico, anche se questa volta più impostato verso un pubblico giovane.

Alita: Angelo della Battaglia - la recensione

Dopo anni e anni di lavorazione arriva nelle sale, finalmente, Alita: Angelo della Battaglia, adattamento cinematografico dell'opera manga di Yukito Kishiro.

Dallo steampunk di Macchine Mortali al cyberpunk di Alita, ultima opera firmata da Robert Rodriguez che purtroppo zoppica in più punti, come (se non di più) dell'altro titolo sopracitato.
Fin dall'inizio ci viene presentato un mondo affascinante, colmo di fascino che, purtroppo, brilla solamente sul piano visivo, e poco da quello narrativo. Alita: Angelo della Battaglia soffre di una narrazione un po' troncata a causa di una tendenza che negli ultimi anni è presente in molti progetti, ovvero quella di lasciare fin troppe porte aperte per sequel, spin-off ed altre varianti, finendo così per penalizzare il lungometraggio stesso.

Tale fatto risulta inevitabilmente fastidioso nella conclusione del film, perché il potenziale all'interno di Alita è davvero concreto e pieno di infinite sfumature. Il succo c'è ma l'esecuzione a singhiozzi penalizza un'opera che risulta riuscita a metà, per quanto il cast e il reparto tecnico siano davvero notevoli.
Qualora venisse realizzato un seguito (preventivato dagli sceneggiatori), il tiro dovrà essere aggiustato per quanto riguarda l'approfondimento di un mondo meraviglioso come quello accennato in questo film.

venerdì 8 febbraio 2019

Dragon Trainer - Il Mondo Nascosto - la recensione

Il giovane Hiccup si trova di fronte a un problema: l'isola di Berk è satura di draghi e un terribile cacciatore è alla ricerca del suo fido compagno Sdentato. L'unica possibilità di salvezza per i cittadini dell'isola (sia draghi che non) risiede nel trovare il leggendario Mondo Nascosto, luogo in cui i draghi vivono in pace e tranquillità.

Dragon Trainer - Il Mondo Nascosto, la terza e ultima avventura popolata di draghi della DreamWorks, si conclude lievemente sottotono rispetto ai precedenti capitoli che dalla loro parte avevano dei forti messaggi e una componente originale davvero notevole.

Il Mondo Nascosto non propone particolari guizzi a livello strutturale. La trama è molto semplice e più di una volta si perde in sequenze lievemente allungate che però non minano la struttura emotiva dell'opera, che risulta comunque toccante nella conclusione e che non manca di emozionare lo spettatore più affezionato. Spettacolari alcune scene aeree di combattimento (come di consueto) arricchite da un comparto visivo davvero notevole, tecnicamente parlando, elementi come acqua e sabbia sono ricreati in maniera magistrale.
La regia di Dean DeBlois (già regista del secondo capitolo e co-regista del primo) risulta fluida, mai forzata e ben orchestrata, insieme ad una colonna sonora sempre di ottimo livello firmata da John Powell.

Inutile dire quindi che, seppure con piccoli punti inferiori rispetto ai primi due film, le avventure finali di Hiccup e Sdentato non deluderanno i fan, sia di vecchia data che non, confermando quanto Dragon Trainer sia una delle saghe animate più degne di nota della DreamWorks e in ambito animato in generale.

Lunga vita a Hiccup e a Sdentato!


mercoledì 2 gennaio 2019

Aquaman - la recensione

Il legittimo Re di Atlantide arriva al cinema! Il suo volto? Quello di Jason Momoa.

Dopo la sua apparizione nel disastroso Justice League, Arthur Curry (AKA Aquaman) arriva sul grande schermo con un film tutto suo, senza inutili collegamenti agli altri film dell'universo DC (ora Worlds of DC).

Una struttura semplice e un'onestà intrinseca fanno di Aquaman il film per ora più riuscito del franchise DC al cinema. Non che ci volesse molto, alcuni potrebbero aggiungere, ma il disastro poteva essere facilmente dietro l'angolo. Eppure Aquaman, probabilmente grazie ad una mano vivace come quella di James Wan, riesce ad appassionare e a regalare dei momenti visivi di puro spettacolo, pur mantenendo un'anima piuttosto trash (in moltissimi punti) ma consapevole.

Non si parla molto in Aquaman, e quando ciò accade veniamo quasi sempre interrotti da esplosioni o "inaspettati" combattimenti sbucati dal nulla. Eppure nonostante questo la storia regge per la maggior parte della durata, regalando, come già detto, situazioni visive davvero spettacolari. Alcuni momenti barcollano inevitabilmente, soprattutto a causa di una sceneggiatura spesso infantile e farcita di battute a volte discutibili, ma che nel bene e nel male strappano più di una risata (e non troppo forzata).

Se lo si guarda senza nessuna pretesa, il progetto risulta riuscito. Probabilmente la strada scelta da James Wan era l'unica percorribile.

lunedì 31 dicembre 2018

Spider-Man: Un Nuovo Universo - la recensione

Quanti Spider-Man esistono? Innumerevoli, probabilmente. Realtà che i fan dei fumetti Marvel sanno molto bene, e fatto che ora finalmente approda anche sul grande schermo nel film Spider-Man: Un Nuovo Universo.

Miler Morales padroneggia come protagonista di questo lungometraggio animato diretto da Bob Persichetti, Peter Ramsey e Rodney Rothman.
Affiancato da altri Spidey provenienti da altre realtà (un Peter Parker attempato, Spider-Gwen, Spider-Ham, Spider-Man Noir e Peni Parker) il giovane Miles, appena morso da un ragno radioattivo, sarà "costretto" a fare i conti con le note responsabilità di un supereroe, crescendo e abbracciando il suo destino.

Inutile sottolineare la straordinaria grandezza estetica del progetto realizzata con una tridimensionalità inedita che fa catapultare letteralmente lo spettatore nelle pagine di un fumetto, avvolgendolo e meravigliandolo in ogni singola inquadratura.

Il progetto Ragno-Verso non è da sottovalutare. In molti lo stanno già definendo il miglior Spider-Man mai approdato al cinema, ed anche il miglior film dell'anno. Vero o meno, Spider-man: Un Nuovo Universo denota una grande innovazione e un coraggio che (soprattutto nei nostri tempi costellati di sequel, prequel, reboot ecc..) in pochi posseggono. L'immaginario scorre per quasi due ore come se stessimo sfogliando un vero e proprio fumetto cartaceo. Con Into the Spider-Verse siamo di fronte al primo vero cinefumetto approdato al cinema? Vedere per credere.



venerdì 28 dicembre 2018

Bumblebee - la recensione

I robottoni più amati del mondo dei giocattoli tornano al cinema in una veste più scarna rispetto a quella vista nella saga di Transformers firmata da Michael Bay.

Bumblebee di Travis Knight (Kubo e la Spada Magica) funge da prequel/spin-off della saga e riporta l'Autobot giallo sulla Terra senza roboanti esplosioni e con un cuore di tre taglie più grande.

La semplicità di questo blockbuster è senza dubbio il suo punto di forza. Si torna ad una costruzione narrativa più genuina e "vecchio stile" che ricorda moltissimo gli action movie degli anni '80. Una giovane ragazza di 18 anni (interpretata da una super convincente Hailee Stenfield) "eredita" quello che era ruolo di Shia LaBeouf nei primi film del franchise di Bay, donando alla storia un'atmosfera più umana e spensierata. Bumblebee (o Bee) è una sorta di Baymax (Big Hero 6) impacciato e curioso come un bambino che nel momento del bisogno non esita ad aiutare le persone (e non) a lui più care.

Il progetto è senza dubbio omogeneo e ben tradotto sul grande schermo. Ci si emoziona e si empatizza molto con i protagonisti pur rimanendone comunque distaccati. Se vogliamo trovare un difetto al film lo si potrebbe individuare in un'esagerata esaltazione degli anni '80, periodo storico in cui è ambientato il lungometraggio che viene esaltato dall'inizio alla fine in maniera a volte anche piuttosto fastidiosa e fine a se stessa.

Detto ciò non si può non reputare Bumblebee un buon film di intrattenimento anche se dal sapore piuttosto vintage.

domenica 16 dicembre 2018

Macchine Mortali - la recensione

Dopo anni di sviluppo arriva al cinema Macchine Mortali, progetto tratto dall'omonimo romanzo di Philip Reeve e adattato per il grande schermo da Peter Jackson, Philippa Boyens e Fran Walsh, a cui dobbiamo gli adattamenti cinematografici de Il Signore degli Anelli e de Lo Hobbit.

Bizzarro seppur elementare in molti passaggi, Macchine Mortali è un fantasy ambientato in un futuro distopico con spiccati elementi steampunk che trasporta lo spettatore in un tripudio di effetti speciali ben concepiti e spettacolari coreografie visive degne dei più grandi kolossal. Tuttavia, seppur originale e stimolante nel concept design, il film tende ad una superficialità narrativa a tratti fastidiosa e confusionaria; un aspetto che purtroppo rende l'esperienza cinematografica vagamente azzoppata, anche (e soprattutto) da un montaggio frettoloso e gestito nel peggiore dei modi (escluse le concitate battaglie).

La regia di Christian Rivers purtroppo non dona nulla di memorabile al progetto, così come le interpretazioni dei protagonisti statiche nella loro semplicità. Solo la prova di Hugo Weaving regala qualcosa di più, ma che tuttavia non può tenere in piedi tutto il pathos dell'intera opera.

Nota di merito alla colonna sonora composta da Junkie XL, che purtroppo (o per fortuna) richiama, almeno nella prima parte, le spettacolari sonorità di Mad Max: Fury Road, sempre da lui composte.

Dispiace non poco pensare che probabilmente non vedremo mai dei sequel di Macchine Mortali. In fondo la storia rimane dannatamente affascinante e piena di strade percorribili.