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giovedì 10 aprile 2025

Cannes 2025 - presentato il programma. Solo un film italiano in Concorso.

Si è conclusa poco fa la conferenza stampa di presentazione del programma del Festival di Cannes 2025, dove la Presidente del Festival Iris Knobloch e il Delegato Generale Thierry Frémaux hanno svelato i film in Concorso e delle sezioni parallele.

In Concorso ci sono nomi e film attesi, come The Phoenician Scheme di Wes Anderson, Eddington di Ari Aster, Alpha di Julia Ducournau, e The History of Sound, film romantico omosessuale con Paul Mescal e Josh O'Connor protagonisti. Nella competizione è presente un solo film italiano, Fuori di Mario Martone.

Due italiani però sono presenti nella sezione Un Certain RegardTesta o croce? western di Alessio Rigo de Righi e Matteo Zoppis, con la coppia Alessandro Borghi e John C. Reilly protagonisti, e Le città di pianura di Francesco Sossai. Nella stessa sezione, occhio all'esordio dietro la macchina da presa di Scarlett Johansson con Eleanor The Great, e quello di Harris Dickinson con Urchin.

Annunciata un paio di giorni fa, la premiere mondiale di Mission: Impossible – The Final Reckoning, ultimo capitolo della saga con Tom Cruise protagonista.

La sensazione però è che non sia finita qui, molto probabilmente nei prossimi giorni ci sarà qualche aggiunta di titoli. Nei giorni scorsi, dei rumor avevano riportato che molti film non erano pronti (ad esempio Die, My Love con Jennifer Lawrence e Robert Pattinson) e che Fremaux avrebbe continuato a visionare le pellicole fino all'ultimo secondo, anche dopo la conferenza di presentazione, con l'intenzione di inserirli nel programma. Aspettiamo aggiornamenti.

Intanto, ecco l'elenco dei titoli presentati oggi.

CONCORSO
The Phoenician Scheme di Wes Anderson
Eddington di Ari Aster
La maison maternelle di Jean-Pierre and Luc Dardenne
Alpha di Julia Ducournau
The History of Sound di Oliver Hermanus
La petite dernière di Hafsia Herzi
Renoir di Chie Hayakawa
Sirat di Oliver Laxe
Nouvelle Vague di Richard Linklater
Two Prosecutors di Sergei Loznitsa
Fuori di Mario Martone
The Secret Agent di Kleber Mendonça Filho
Dossier 137 di Dominik Moll
A Simple Accident di Jafar Panahi
The Mastermind di Kelly Reichardt
Les aigles de la République di Tarik Saleh
Sound Of Falling di Mascha Schilinski
Romería di Carla Simon
Sentimental Value di Joachim Trier
Die, My Love di Lynne Ramsay
Mother and Child di Saeed Roustaee

FUORI CONCORSO
Partir un jour di Amelie Bonin (film d'apertura)
Mission: Impossible – The Final Reckoning di Christopher McQuarrie
Vie Privée di Rebecca Zlotowski

UN CERTAIN REGARD
The Mysterious Gaze of the Flamingo di Diego Céspedes
My Father’s Shadow, Akinola Davies Jr
Urchin di Harris Dickinson
Meteor di Hubert Charruel
L’inconnu de la Grande Arche di Stéphane Demoustier
Eleanor The Great di Scarlett Johansson
A Pale View of Hills di Kei Ishikawa
Pillion di Harry Lighton
Once Upon A Time In Gaza di Tarzan Nasser and Arab Nasser
Aisha Can’t Fly Away di Morad Mostafa
Testa o croce? di Alessio Rigo de Righi e Matteo Zoppis
Le città di pianura di Francesco Sossai
The Chronology of Water di Kristen Stewart
Love Me Tender di Anna Cazenave Cambet
Un Poeta di Simon Mesa Soto
O Riso e a Faca di Pedro Pinho

CANNES PREMIERE
Amrum di Fatih Akin
Splitsville di Mike (Michael Angelo) Corvino
The Disappearance of Josef Mengele di Kirill Serebrennikov
Orwell di Raoul Peck
The Wave di Sebestian Lelio
Connemara di Alex Lutz
Magellan di Lav Diaz
The Love That Remains di Hlynur Palmason
Love on a Trial di Kōji Fukada

SPECIAL SCREENINGS
Stories of Surrender di Bono
The Magnificent Life of Marcel Pagnol di Sylvain Chomet
Exit 8 di Genki Kawamura
Dolloway di Yann Gozlan

MIDNIGHT SCREENINGS
Songs Of The Neon Night di Juno Mak
Dalloway di Yann Gozlan
Honey Don't di Ethan Coen
Le Roi Soleil di Vincent Maël Cardona
L'Homme qui a vu l'homme qui a vu l'ours di Pierre Richard

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mercoledì 1 novembre 2023

Cosa succede in casa Marvel? Dal problema Kang all'idea del ritorno degli Avengers originali.

Variety dedica un lungo articolo alla Marvel e a quello che starebbe succedendo dietro le quinte.

A settembre, i creativi della Marvel e il capo dello studio Kevin Feige si sono riuniti per il ritiro annuale dello studio. L'atmosfera viene descritta come fiduciosa e positiva ma impossibile negare che ci sono diversi problemi che affliggono Kevin Feige e la Marvel. Negli ultimi tre anni infatti l'"Impero" ha traballato fino a trovarsi al punto in cui è oggi, con un presente un po' troppo confuso e un futuro da pianificare molto meglio.

Andiamo per punti.

- Il problema di Kang il Conquistatore
Con l'uscita di scena di Thanos, nell'MCU c'era bisogno di un nuovo supervillain, la scelta era caduta su Kang il Conquistatore con un attore in ascesa come Jonathan Majors ad interpretarlo, e il personaggio sarebbe dovuto essere la minaccia ad unire tutti i film della Marvel fino a Avengers: The Kang Dynasty.  Il debutto in Loki era stato più che positivo, poi però il personaggio è riapparso solo in Ant-Man and the Wasp: Quantumania, che ha incassato meno di 500 milioni di dollari (tanti per chiunque, non per la Marvel) e nella seconda stagione di Loki. Per quale motivo? Jonathan Majors è stato arrestato per aggressione e percosse alla compagna e a novembre andrà a processo per violenza domestica. Quando Majors è stato arrestato, la Marvel ha deciso di aspettare, di non utilizzare il personaggio, ma questo lo ha depotenziato. Ora Feige si trova con un dilemma importante: continuare con Majors/Kang o fare un recasting dell'attore, lo hanno già fatto in passato con il Colonnello Rhodes, da Terrence Howard a Don Cheadle, ma non si trattava del supervillain principale della storia; oppure cambiare subito rotta, magari con un altro villain, come Doctor Doom? La scelta non è stata ancora fatta e la Marvel ha puntato davvero tanto su Kang che cambiare rotta ora sarebbe davvero complicato e comporterebbe la riscrittura della trama di fondo di tutti i prossimi film.

- Troppe serie, poca attenzione per la qualità
La lamentela viene dall'alto, il CEO della Disney Bob Iger si è lamentato pubblicamente della strategia che ha puntare troppo sullo streaming (a causa della pandemia, ma poi si è continuato) e delle troppe serie che avrebbero fatto perdere fluidità alla narrazione dell'MCU, facendo anche perdere l'interesse nel pubblico. In sintesi: troppe serie, troppe trame, storia troppo diluita e dispersiva. A questo si aggiungono le lamentele del reparto degli effetti speciali, costretto a orari di lavoro insostenibili su troppi progetti, con il risultato di veder calare la qualità. Clamoroso è stato il caso di Ant-Man and the Wasp: Quantumania, che ha debuttato con effetti visivi non completati perché gran parte del reparto VFX è stato spostato, a lavori in corso, su Black Panther: Wakanda Forever. Di fatto, Ant-Man è stato trattato da film minore rispetto a Black Panther. Poi ci sono state le critiche negative agli effetti visivi di She-Hulk, che addirittura non erano pronti al debutto della serie, tanto che la trasformazione che doveva essere presente nel primo episodio è stata spostata più avanti. 
L'8 novembre intanto arriverà in sala The Marvels e si teme che possa incassare meno del previsto, non solo a causa dello sciopero degli attori che non permette al cast di promuovere il film, ma anche per come è stato deciso di impostare la storia. Non sarà il sequel diretto di Captain Marvel ma un film che si collegherà direttamente a due serie, visto che include i personaggi di Monica Rambeau, introdotta nella serie WandaVision, e Kamala Khan dalla serie Ms. Marvel, e chi non ha visto le serie? questo preoccupa molto, perché chi non ha seguito le due serie e non conosce gli eventi che poi saranno proposti nel film, potrebbe non avere interesse a vederlo.
Bob Iger vuole snellire, potare qualche ramo delle serie tv, e Kevin Feige deve trovare il modo di riportare coesione e linearità nell'MCU, e il primo cambiamento l'ha subito il progetto Armor Wars, presentato come una miniserie, ora si sta lavorando per farne un film, ma non si sa ancora se alla fine sarà confermato.

- Il problema delle riscrittura e dei registi "anarchici"
La linearità delle trame viene da sceneggiature solide, e negli ultimi anni sembra che questo si sia un po' perso in casa Marvel, e il comportamento di certi registi non aiutano. Lo dimostra anche il caos intorno a Blade, film molto atteso per cui è stato ingaggiato il due volte premio Oscar Mahershala Ali. Il film però sta avendo molti problemi di produzione. Il primo regista scelto ha abbandonato il progetto a una settimana dall'inizio delle riprese, la sceneggiatura ha subito quattro riscritture e sembra che lo script fosse pieno di "scelte di vita" e poca azione, e che la voglia di essere a tutti i costi politically correct e inclusivi abbia prodotto qualcosa di talmente insoddisfacente che Ali avrebbee minacciato di abbandonare il progetto. A questo punto sembra che Feige abbia preso in mano la situazione azzerando tutto e affidando il progetto a Michael Green, candidato all'Oscar per Logan.
Anche The Marvels ha dato qualche grattacapo a Kevin Feige, con la regista Nia DaCosta che avrebbe abbandonato il film nel bel mezzo della postproduzione per andare a girare un altro film a Londra. "Se stai dirigendo un film da 250 milioni di dollari, è un po' strano che il regista se ne vada con qualche mese di anticipo", ha dichiarato una fonte. La regista non ha voluto commentare anche se si è detta pronta a tornare per un eventuale sequel

- La svolta con gli X-Men e i Fantastici 4? e l'idea di riportare gli Avengers originali
Ma Kevin Feige è convinto però che l'MCU ritroverà grande spinta grazie all'arrivo dei Fantastici 4 (la produzione dovrebbe iniziare il prossimo anno) e degli X-Men. Sono due filoni molto attesi, e poi c'è Deadpool 3, in cui rivedremo Hugh Jackman nei panni di Wolverine e sarà la sua prima volta nell'MCU. Chissà che non ci resti a lungo.
E poi c'è una folle idea di cui sembra si parli spesso nelle stanze di casa Marvel, il ritorno degli Avengers originali, compresi Iron Man e Vedova Nera, che come sappiamo sono morti eroicamente in Endgame, ma nei fumetti, con i vari multiversi, tutto è possibile. Quello che sembra impossibile sono gli stipendi degli attori, ed è questo che al momento impedisce di trasportare la folle idea su carta. Riportarli indietro non sarebbe affatto economico, soprattutto se Robert Downey Jr. dovesse vincere l'Oscar il prossimo anno, e poi c'è Scarlett Johansson che ha recuperato il rapporto con la Disney e i Marvel Studios dopo i problemi con Black Widow, ma sicuro non sarebbe un ritorno economico.

Secondo gli esperti del settore comunque, la Marvel non è moribonda, come dichiarato da Jason Squire, professore emerito alla USC School of Cinematic Arts e conduttore di "The Movie Business Podcast": "Scrivere il necrologio Marvel oggi sarebbe davvero sconsiderato".

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martedì 20 luglio 2021

Black Widow - la recensione

Finalmente è arrivato nelle sale il primo film della Fase 4 del Marvel Cinematic Universe, quello che doveva aprirla in assoluto e che invece arriva dopo il successo delle tre serie tv e in un periodo in cui la pandemia sembra dare un po' di tregua alle sale cinematografiche. Arriva al cinema, ma anche su Disney+ (con Accesso VIP), cosa che ha fatto storcere un po' il naso agli esercenti e che forse potrebbe aver contribuito alla brusca frenata degli incassi del film, dopo un esordio che aveva fatto sognare cifre mai raggiunte dall'inizio del covid.

Il film dedicato a Natasha Romanov, la Vedova Nera interpretata da Scarlett Johansson, era richiesto a gran voce dai fan sin dal post Avengers, rimandato più e più volte e infine arrivato dopo Endgame, dove il personaggio saluta definitivamente (?) il pubblico. Il film è un prequel, ambientato nel periodo fra Civil War e Infinity War, in cui Natasha deve venire a patti con il suo passato e ritrovare la sua famiglia. 
Potrebbe sembrare un film fuori tempo massimo, di scarso interesse per lo spettatore mainstream, magari non particolarmente fan del personaggio, già proiettato in un futuro in cui la Marvel sembra promettere letteralmente nuovi universi da esplorare. Ma è davvero un film già vecchio?


È innegabile che se fosse uscito dopo Civil War si sarebbe perfettamente inserito nell'ordine cronologico degli eventi e lo spettatore avrebbe avuto già tutti gli elementi a disposizione per interpretare in un certo modo i comportamenti di Natasha nella famosa scena su Vormir di Endgame, con un coinvolgimento emotivo ancora maggiore nel sacrificio che la donna compie per la salvezza dell'universo. Tuttavia non si respira sicuramente aria stantia durante la pellicola, anzi, sembra quanto mai necessaria non tanto per il personaggio stesso di Natasha Romanov, quanto per lo spettatore in sé.
Certo, l'obiettivo non troppo nascosto del film è anche quello di introdurre Yelena Belova, interpretata da una Florence Pugh davvero in parte, personaggio che potrebbe raccogliere l'eredità lasciata da Natasha e assumere una rilevanza non da poco nella Fase 4 nel MCU.
Non è solo l'ottima chimica fra le due sorelle a dare freschezza al film, ciò che lo rende tremendamente attuale (e probabilmente necessario nel panorama dei film di supereroi) sono i temi affrontati. La violenza, la manipolazione, l'oggettificazione del corpo femminile sono il vero pilastro su cui si fonda la storia, e il film lo mette già bene in chiaro nell'incredibile sequenza dei titoli di testa, di grande impatto emotivo e visivo, la più bella vista nel MCU fin ora e sinceramente una delle sequenze migliori viste in un blockbuster negli ultimi tempi. Senza addolcire la pillola, con scene anche dure e dialoghi spesso crudi, eppure senza mai risultare pesante, questo film riesce splendidamente lì dove film come Captan Marvel e Wonder Woman fallivano, cioè raccontare un'eroina che sia pienamente donna, senza sessualizzarla ma anche senza appiattirla nella sua femminilità, denunciando al contempo il mondo oppressore degli uomini. È palese il riferimento al #MeToo tanto nella figura del villain (Ray Winstone) quanto nella messa in scena di molte situazioni e dialoghi, senza dimenticare che Scarlett Johansonn è stata fortemente coinvolta nel movimento ed è anche produttrice della pellicola.
In Black Widow abbiamo un film che pur senza annoiare riesce a essere più serio dello standard dei film Marvel, con la parte comica relegata in particolare al personaggio interpretato da David Harbour e ad alcune interazioni fra lui e Rachel Weisz, ottimi entrambi.


Se i temi trattati e il modo in cui la sceneggiatura li mette in scena sono ottimi, le pecche maggiori del film sono più che altro di tipo tecnico. Nulla da dire su effetti visivi e speciali, come al solito di altissimo livello, né sulle sequenze d'azione, in cui si vedono alcuni fra i migliori combattimenti corpo a corpo visti nei film Marvel, e alcune sequenze di forte impatto visivo, tuttavia si nota l'inesperienza della regista Cate Shortland nel girarle, in particolare nelle sequenze più concitate in cui spesso diventa difficile seguire l'azione e i personaggi, rendendo il tutto un po' confuso. Un'altra pecca, che potrebbe risultare sgradita a qualcuno, è l'incredibile invincibilità di cui il personaggio di Natasha sembra essersi rivestita, considerando che non siamo di fronte a un essere umano potenziato o con dei poteri speciali, ma a una "semplice" donna, per quanto super addestrata. 

Piccole macchie su un film che nel complesso risulta essere più che riuscito, scongiurando il pericolo di risultare vecchio ancora prima di uscire nelle sale, anzi, riuscendo a compiere un passo in più che lo eleva dal mucchio e lo posiziona fra i migliori prodotti del MCU.

sabato 2 maggio 2020

Chris Evans sbarca su Instagram e lancia un concorso per un Q&A privato con gli Avengers!

Poche ore fa "Captain America" Chris Evans è sbarcato su Instagram dopo l'invito di "Star Lord" Chris Pratt alla #ALLINCHALLENGE.

Chris Evans non ha solo accolto la richiesta ma ha rilanciato con una iniziativa benefica che farà molto felici i fan della saga Marvel. L'attore infatti ha lanciato una vera e propria challenge per raccogliere fondi che ha come premio finale 40 minuti di hangout provato con gli Avengers!

Ecco la descrizione dell'evento.

"Chris Evans ha deciso di prendersi una pausa dalla difesa del pianeta per passare del tempo con TE. Sì – hai letto bene. Insieme a due tuoi amici potrete partecipare a una serata virtuale di giochi con Chris Evans. Altri partecipanti alla serata saranno Robert Downey Jr, Chris Hemsworth, Scarlett Johansson, Mark Ruffalo e Jeremy Renner. Sì – ancora, hai letto bene. Potrai passare del tempo con queste “super” star per un’indimenticabile battaglia a suon di giochi da tavolo e concludere la telefonata con una sessione di Q&A con loro. Hai la possibilità di fare le tue domande più profonde sulla vita, il successo, la loro carriera come attori e altri temi oltre l’universo! Chris Evans ha scelto cinque dei suoi amici più cari per quest’esperienza. *Non saranno permessi superpoteri durante il gioco* Il 100% dei soldi raccolti andranno a Feeding America, Meals On Wheels, World Central Kitchen e No Kid Hungry."

Ci sarà tutta la squadra degli Avengers originali, i 40 minuti saranno suddiviso in 20 di gioco con gli attori e altri 20 per delle domande.

Qui il link per il sito della raccolta fondi.

Ecco il primo video di Chris Evans su Instagram.
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sabato 1 febbraio 2020

Taron Egerton nel remake de La Piccola Bottega degli Orrori?

Un cult degli  anni '80 sta per tornare con un remake, si tratta de La Piccola Bottega degli Orrori.

Il sito Full Circle Cinema annuncia che l'attore britannico Taron Egerton, fresco vincitore del Golden Globe, sarebbe in trattative finali per entrare nel cast del film, molto probabilmente nel ruolo del protagonista, che nel film originale aveva il volto di Rick Moranis.

Non solo Egerton, la produzione infatti avrebbe contattato anche Scarlett Johansson, che ha appena ricevuto una doppia nomination agli Oscar 2020, per offrirle il ruolo di Audrey, la donna di cui il protagonista è innamorato. A Billy Porter (Pose) invece sarebbe stato offerto il doppiaggio di Audrey II, la pianta carnivora che cresce a dismisura e che trasporta il protagonista in una lunga spirale di omicidi.

Aspettiamo aggiornamenti.

Quella de La Piccola Bottega degli Orrori è una lunga catena di rifacimenti che parte dagli anni '30. Il film del 1986, diretto da Frank Oz e diventato un vero cult del Cinema degli anni '80, era ispirato all'omonimo musical off-Broadway di Alan Menken e Howard Ashman del 1982, il quale, a sua volta, era ispirato al film La Piccola Bottega degli Orrori del 1960, diretto da Roger Corman, che aveva preso spunto da un racconto scritto da John Collier nel 1932 intitolato "Green Thoughts".

sabato 18 gennaio 2020

Jojo Rabbit - la recensione

Taika Waititi non è certamente un regista esordiente, eppure il suo nome è arrivato alla ribalta solo qualche anno fa, quando ha firmato la regia del controverso Thor Ragnarok, film che ha diviso, fra chi lo considera la migliore delle pellicole dedicate al "Dio del Tuono" e chi, invece, lo definisce una schifezza colossale. 
Waititi però aveva diretto anche un film cult come What we do in the shadow e la omonima serie tv.
Ora il regista è sotto i riflettori non solo del pubblico ma anche della critica, grazie a Jojo Rabbit, film che ha ottenuto la bellezza di 6 nominations per i prossimi Oscar.

Il piccolo Jojo Betzler è un fervente nazista, fa parte della gioventù hitleriana e ha proprio Adolf Hitler come amico immaginario. Dopo essersi fatto male durante un addestramento, Jojo torna a casa e scopre che sua madre sta nascondendo una ragazza ebrea all'interno delle pareti. Inizialmente incuriosito nel conoscere di più il nemico da cui lo hanno messo in guardia, fra Jojo ed Elsa inizia a nascere un'amicizia che aprirà gli occhi del bambino sulla realtà del mondo che lo circonda.

Attraverso un umorismo nero e dissacrante, che strappa più di una grassa risata, Waititi crea un classico racconto di formazione all'interno di un contesto che, pur sfruttato in lungo e in largo al cinema, può sempre dare qualcosa di nuovo. La risata inoltre riesce con grande efficacia a incanalare un messaggio importante, parlando non solo di guerra e di razzismo, ma anche di famiglia e amicizia come raramente si è visto fare, soprattutto negli ultimi tempi. Si ride tantissimo, ma si piange anche molto in Jojo Rabbit, e il connubio fra commedia e dramma è certamente il pregio maggiore di questo film.

Un grande plauso va al cast: il giovane Roman Griffin Davis, che interpreta Jojo, avrà sicuramente una brillante carriera davanti a sé, riesce a essere espressivo e a reggere benissimo la scena con un grande savoir faire; Sam Rockwell è sempre grandioso in un ruolo secondario, apparentemente stereotipato ma che nasconde molte più sfumature di quante non se ne intravedano a una prima occhiata; Scarlett Johansson è stata davvero fantastica, in un anno che la vede grande protagonista con due nomination per due ruoli diversi, meritatissime.
Infine una parola per lo stesso Taika Waititi, che riserva per sé il ruolo dell'Hitler immaginato da Jojo, macchiettistico all'inizio, ma che pian piano diventa sempre più minaccioso e spaventoso, di pari passo alla presa di coscienza di Jojo rispetto al nazismo.

In conclusione, Jojo Rabbit è stato una delle grandi sorprese di questa annata cinematografica, un film capace di far ridere di gusto ma anche di far piangere di cuore.

mercoledì 11 dicembre 2019

Marriage Story - la recensione

Cos'è davvero il matrimonio? Cosa accade fra due persone che a un certo punto si separano? Il divorzio è la fine dell'amore o solo del matrimonio?
Queste sono le domande a cui Noah Baumbach tenta di rispondere nel suo film Marriage Story, passato al Festival di Venezia rimanendo clamorosamente senza premi, ma che potrebbe prepotentemente imporsi nella prossima stagione dei premi (intanto ha già collezionato ben 6 nomination ai Golden Globes).


Un bel colpo per Netflix, che ha prodotto il film e lo ha distribuito nelle sale per pochi giorni, facendo riaprire uno storico cinema newyorkese, mettendolo poi a disposizione di tutti sulla piattaforma streaming dallo scorso 6 dicembre.

Non un film d'amore, ma un film sull'amore, su come questo sia radicato in tante piccole cose. ma anche, e soprattutto, di come non sempre questo amore basti a far funzionare una relazione. 
Storia di un Matrimonio è in realtà la storia di un divorzio, quello fra Charlie, regista teatrale di successo, e Nicole, la sua musa, e di come spesso le migliori intenzioni finiscano per naufragare quando di mezzo, oltre a rancori mai sopiti e un figlio, ci si mettono anche gli avvocati, precipitando le cose in un vortice legale che assorbe ogni momento della propria vita fino a divorare ogni altro aspetto, dal lavoro alla vita privata.

Noah Baumbach fa un lavoro impeccabile, intrecciando finemente sceneggiatura e regia, raccontando con le parole ma soprattutto con le immagini e i lunghi silenzi che sembrano parlare ancora di più. Fin da subito la scena è costruita per evidenziare la distanza fra i due protagonisti, lontani tanto emotivamente quanto nello spazio, ai lati opposti di una stanza, o seduti separatamente in un vagone vuoto della metropolitana. Inoltre Baumbach insegue perennemente i suoi personaggi, pianta loro addosso la macchina da presa, scava nei loro volti con dei primi piani lunghi e intensi, quasi a voler penetrare all'interno della loro mente per scoprirne i pensieri. Questo è doppiamente interessante, dato che la sceneggiatura, fatta di dialoghi brillanti e cruente litigate, è uno dei punti più forti del film, ma è innegabile che le immagini siano quasi altrettanto importanti nell'introspezione. Diventa qui chiara, anche se non fosse stato lo stesso regista a dichiararlo, l'ispirazione dei film di un maestro come Ingmar Bergman e in particolare di Persona, film in cui i primi piani erano uno strumento attivo nel delineare i personaggi e il loro subconscio.



Diviene imprescindibile, quindi, che in un film del genere gli attori siano all'altezza.  Scarlett Johansson, mai così dimessa, dimostra di essere un'attrice a tutto tondo, capace di passare dall'azione più pura dei film Marvel, a un'interpretazione ottima e sentita che richiede un'intensità del tutto diversa. A giganteggiare, però, è Adam Driver, che si conferma essere uno dei migliori attori della sua generazione e la star hollywoodiana del momento, dotato non solo di capacità interpretative trasversali ma anche di una presenza scenica fuori dal comune.
Da sottolineare, infine, anche una meravigliosa Laura Dern nel ruolo dell'avvocato di Nicole e interprete di un monologo memorabile sul ruolo della donna come moglie e madre nella nostra società.

In bilico fra commedia dolceamara alla Woody Allen, in cui la sfida fra New York e Los Angeles rispecchia due modi di vedere la vita diametralmente opposti, e dramma crudo sull'amore e le relazioni, Marriage Story riesce a essere allo stesso tempo sognante e terribilmente reale, divertente e tremendamente triste, nulla di troppo originale eppure praticamente perfetto.

lunedì 9 dicembre 2019

Critics’ Choice Awards - The Irishman domina le nomination

Si terrà il prossimo 12 gennaio la cerimonia di premiazione dei Critics’ Choice Awards, il premio assegnato dalla Broadcast Film Critics Association, la più grande organizzazione nordamericana di critici. Intanto oggi sono state rese note le nomination.

Sono ben 14 quelle raccolte dall'ultimo film di Martin Scorsese, The Irishman, tra cui miglior film, regia, attore protagonista (Robert De Niro), due candidature come migliore attore non protagonista (Al Pacino e Joe Pesci), e miglior cast d'insieme.

A seguire C'era una Volta... a Hollywood di Tarantino, con 12 nomination, e Piccole Donne, di Greta Gerwig, con nove candidature. Da segnalare il grande risultato di Parasite, di Bong Joon-ho, che si è guadagnato ben 7 nomination, e la doppia candidatura per Scarlett Johansson, migliore attrice protagonista per Marriage Story (Storia di un Matrimonio) e migliore attrice non protagonista per JoJo Rabbit.

Ecco l'elenco di tutte le nomination.

MIGLIOR FILM
1917
Ford v Ferrari
The Irishman
Jojo Rabbit
Joker
Little Women
Marriage Story
Once Upon a Time in Hollywood
Parasite
Uncut Gems

MIGLIOR ATTORE
Antonio Banderas – “Pain and Glory”
Robert De Niro – “The Irishman”
Leonardo DiCaprio – “Once Upon a Time in Hollywood”
Adam Driver – “Marriage Story”
Eddie Murphy – “Dolemite Is My Name”
Joaquin Phoenix – “Joker”
Adam Sandler – “Uncut Gems”

MIGLIORE ATTRICE
Awkwafina – “The Farewell”
Cynthia Erivo – “Harriet”
Scarlett Johansson – “Marriage Story”
Lupita Nyong’o – Us
Saoirse Ronan – “Little Women”
Charlize Theron – “Bombshell”
Renée Zellweger – “Judy”

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
Willem Dafoe – “The Lighthouse”
Tom Hanks – A Beautiful Day in the Neighborhood”
Anthony Hopkins – “The Two Popes”
Al Pacino – “The Irishman”
Joe Pesci – “The Irishman”
Brad Pitt – “Once Upon a Time in Hollywood”

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA
Laura Dern – “Marriage Story”
Scarlett Johansson – “Jojo Rabbit”
Jennifer Lopez – “Hustlers”
Florence Pugh – “Little Women”
Margot Robbie – “Bombshell”
Zhao Shuzhen  – “The Farewell”

MIGLIOR GIOVANE ATTORE O ATTRICE
Julia Butters – “Once Upon a Time in Hollywood”
Roman Griffin Davis – “Jojo Rabbit”
Noah Jupe – “Honey Boy”
Thomasin McKenzie – “Jojo Rabbit”
Shahadi Wright Joseph – “Us”
Archie Yates – “Jojo Rabbit”

MIGLIOR CAST D’INSIEME
Bombshell
The Irishman
Knives Out
Little Women
Marriage Story
Once Upon a Time in Hollywood
Parasite

MIGLIOR REGISTA
Noah Baumbach – “Marriage Story”
Greta Gerwig – “Little Women”
Bong Joon Ho – “Parasite”
Sam Mendes – “1917”
Josh Safdie and Benny Safdie – “Uncut Gems”
Martin Scorsese – “The Irishman”
Quentin Tarantino – “Once Upon a Time in Hollywood”

MIGLIOR SCENEGGIATURA ORIGINALE
Noah Baumbach – “Marriage Story”
Rian Johnson – “Knives Out”
Bong Joon Ho and Han Jin Won – “Parasite”
Quentin Tarantino – “Once Upon a Time in Hollywood”
Lulu Wang – “The Farewell”

MIGLIOR SCENEGGIATURA ADATTATA
Greta Gerwig – “Little Women”
Noah Harpster and Micah Fitzerman-Blue – A Beautiful Day in the Neighborhood”
Anthony McCarten – “The Two Popes”
Todd Phillips & Scott Silver – “Joker”
Taika Waititi – “Jojo Rabbit”
Steven Zaillian  – “The Irishman”

MIGLIOR FOTOGRAFIA
Jarin Blaschke – “The Lighthouse”
Roger Deakins – “1917”
Phedon Papamichael   – “Ford v Ferrari”
Rodrigo Prieto – “The Irishman”
Robert Richardson – “Once Upon a Time in Hollywood”
Lawrence Sher – “Joker”

MIGLIORI SCENOGRAFIE
Mark Friedberg, Kris Moran – “Joker”
Dennis Gassner, Lee Sandales  – “1917”
Jess Gonchor, Claire Kaufman – “Little Women”
Lee Ha Jun – “Parasite”
Barbara Ling, Nancy Haigh – “Once Upon a Time in Hollywood”
Bob Shaw, Regina Graves – “The Irishman”
Donal Woods, Gina Cromwell – “Downton Abbey”

MIGLIOR MONTAGGIO
Ronald Bronstein, Benny Safdie – “Uncut Gems”
Andrew Buckland, Michael McCusker – “Ford v Ferrari”
Yang Jinmo  – “Parasite”
Fred Raskin – “Once Upon a Time in Hollywood”
Thelma Schoonmaker – “The Irishman”
Lee Smith – “1917”

MIGLIORI COSTUMI
Ruth E. Carter – “Dolemite Is My Name”
Julian Day – “Rocketman”
Jacqueline Durran – “Little Women”
Arianne Phillips – “Once Upon a Time in Hollywood”
Sandy Powell, Christopher Peterson – “The Irishman”
Anna Robbins – “Downton Abbey”

MIGLIOR TRUCCO E ACCONCIATURE
Bombshell
Dolemite Is My Name
The Irishman
Joker
Judy
Once Upon a Time… in Hollywood
Rocketman

MIGLIORI EFFETTI VISIVI
1917
Ad Astra
The Aeronauts
Avengers: Endgame
Ford v Ferrari
The Irishman
The Lion King

MIGLIOR FILM D’ANIMAZIONE
Abominable
Frozen II
How to Train Your Dragon: The Hidden World
I Lost My Body
Missing Link
Toy Story 4

MIGLIOR FILM D’AZIONE
1917
Avengers: Endgame
Ford v Ferrari
John Wick: Chapter 3 – Parabellum
Spider-Man: Far From Home

MIGLIOR COMMEDIA
Booksmart
Dolemite Is My Name
The Farewell
Jojo Rabbit
Knives Out

MIGLIOR FILM FANTASCIENTIFICO O HORROR
Ad Astra
Avengers: Endgame
Midsommar
Us

MIGLIOR FILM NON IN LINGUA INGLESE
Atlantics
Les Misérables
Pain and Glory
Parasite
Portrait of a Lady on Fire

MIGLIOR CANZONE
“Glasgow (No Place Like Home)” – “Wild Rose”
“(I’m Gonna) Love Me Again” – “Rocketman”
“I’m Standing With You” – “Breakthrough”
“Into the Unknown” – “Frozen II”
“Speechless” – “Aladdin”
“Spirit” – “The Lion King”
“Stand Up” – “Harriet”

MIGLIOR COLONNA SONORA
Michael Abels – “Us”
Alexandre Desplat   – “Little Women”
Hildur Guðnadóttir – “Joker”
Randy Newman – “Marriage Story”
Thomas Newman  – “1917”
Robbie Robertson – “The Irishman”

venerdì 6 settembre 2019

Scarlett Johansson difende Woody Allen. E Dylan Farrow la attacca.

Si torna a parlare del "caso Woody Allen", accusato, diversi anni fa, dalla figlia Dylan Farrow di violenza sessuale. Un caso molto complesso e delicato tornato in cronaca con lo sbocciare della protesta del #MeToo. Ed è proprio una delle attrici più attive di questo movimento, una delle co-fondatrici di Time's Up che in passato non ha avuto nessun problema ad attaccare direttamente dei colleghi, a prendere le difese di Woody Allen.

Nei giorni scorsi Scarlett Johansson, durante un intervista a THR, ha dichiarato di credere all'innocenza di Woody Allen, con cui l'attrice ha collaborato in due film.
"Come mi sento a proposito di Woody Allen? Adoro Woody. Gli credo e vorrei lavorare con lui in qualsiasi momento", ha detto l'attrice, "Vedo Woody spesso e ho avuto molte conversazioni al riguardo. Sono stata molto diretta con lui e lui è stato molto diretto con me. Ribadisce la sua innocenza e io gli credo". L'attrice ha poi parlato del particolare periodo storico, in cui l'argomento molestie sessuali è molto caldo. "Si tratta di un periodo in cui le persone sono molto arrabbiate, comprensibilmente", ha dichiarato Scarlett Johansson, "La situazione doveva cambiare quindi c'è molta passione, molti sentimenti forti e giustamente molta agitazione. Il momento è intenso".

Scarlett Johansson ha espresso una sua opinione personale sull'argomento, come hanno fatto altri prima di lei, chi a favore di Allen (come Javier Bardem) e chi contro (Timothée Chalamet, l'ultimo in ordine di tempo).
Parole che non sono piaciute alla famiglia Farrow, e su Twitter, dopo un anno di silenzio, è tornata a farsi sentire proprio Dylan Farrow.
"Perché se abbiamo imparato una cosa in questi ultimi due anni è che sicuramente bisogna dare credito senza farsi domande alle parole dei predatori sessuali maschi che “si dichiarano innocenti”. Scarlett deve fare ancora parecchia strada nel capire una questione di cui si dichiara paladina."

Una risposta comprensibile dal punto di vista della donna, ma è giusto ricordare che ognuno è libero di avere una propria opinione.

Il fatto risale all'inizio degli anni '90, durante il burrascoso divorzio tra Woody Allen e Mia Farrow, quando l'attrice consegnò al pediatra di famiglia una registrazione in cui la figlia dichiarava di essere stata abusata dal padre. Fin da subito il caso si rivelò molto complesso a causa del clima ostile tra le due parti. Le indagini di un team di specialisti si conclusero con una relazione in cui si affermava che Woody Allen non aveva abusato della figlia ma che entrambi i genitori erano da considerare "instabili e incapaci" di avere un rapporto equilibrato con i figli. Anche la polizia indagò sulle accuse, ribadendo quanto dichiarato dal team di specialisti, e aggiungendo che una delle ipotesi possibili per spiegare le parole della piccola Dylan, era che la bambina fosse stata indottrinata da una Mia Farrow furiosa per la relazione di Allen con la figlia adottiva, che poi sarebbe diventata sua moglie, Soon-Yi.
Woody Allen fece anche il test della macchina della verità, risultando innocente, due indagini e un processo lo hanno giudicato innocente. Ma intanto la famiglia si è letteralmente spaccata in due: il figlio Ronan (che ha portato alla luce lo scandalo Weinstein) dalla parte di Dylan contro Allen, mentre l'altro figlio, Moses, dalla parte del padre e contro Mia Farrow.
Quindi, ad oggi è praticamente impossibile sapere cosa sia successo in quella occasione, se è davvero successo qualcosa, e tutto si riduce alle parole di uno contro quelle dell'altro.

Il ritorno alla ribalta dello scandalo però è costato ad Allen il contratto con Amazon, che si è rifiutato di distribuire negli USA il suo ultimo film Un Giorno di Pioggia a New York. Il film però uscirà in Europa e in Italia sarà distribuito da Lucky Red, con Andrea Occhipinti che si è schierato apertamente dalla parte di Allen, dichiarando che il regista starebbe subendo una vera ingiustizia. In Italia uscirà il 3 ottobre.

giovedì 29 agosto 2019

Venezia 76 - Giorno 2: Marriage Story e Ad Astra in Concorso

Il Concorso entra subito nel vivo con la presentazione di due film molto diversi e molto attesi: Marriage Story e Ad Astra.

Prodotto da Netflix, Marriage Story, diretto da Noah Baumbach, vede come assoluti protagonisti Scarlett Johansson e Adam Driver. Nel cast anche Laura Dern.

Il film è il racconto di una storia che finisce. Una coppia, Nicole e Charlie, un tempo molto affiatata e felice che scivola in un divorzio complicato a causa di un rapporto ormai logoro.

La fine di una storia, il divorzio, sono i temi centrali del film, come ribadito dal regista durante la conferenza stampa. "Quando una cosa non funziona più, è quello il momento in cui iniziamo a vederla davvero. Siamo lasciati fuori dalla porta e iniziamo a vedere la casa proprio da lì fuori", ha dichiarato Baumbach, che poi ha parlato di come ha sviluppato i dialoghi e la sceneggiatura del film, "Il film inizia quando loro sono già nella fase della separazione, ma non sanno ancora che finiranno per separarsi di più. Ho cercato di inserire me stesso nello "spazio libero" tra di loro. L’amore tra loro, però, è sempre presente, sono proprio queste le fondamenta su cui si regge il film".

La sceneggiatura ha portato i due attori a lavorare in modo particolare, quasi teatrale, come dichiarato da Adam Driver: "Eravamo in situazioni molto diverse, lavoravamo sulla sceneggiatura separatamente. Credo si trattasse di teatro ma anche di teatralità, come per il divorzio stesso. Tutta la sceneggiatura era scritta molto bene, ma anche in modo conciso. Quando si gira le cose possono cambiare, ma questo tema del teatro rimane molto presente nel film e nella sceneggiatura".
Il personaggio di Nicole è un'attrice, aspetto che ha aiutato Scarlett Johansson ad entrare in contatto con il ruolo. "Penso che Nicole sia una donna combattuta, vuole essere riconosciuta e penso che in fondo sia questo che li porta alla separazione", ha spiegato l'attrice, "La famiglia da cui proviene Nicole non ha le dinamiche di quella in cui sono cresciuta io, anche se mia madre ha gestito la mia carriera fin da quando ero piccola. Ci sono delle similitudini. Le dinamiche della sua famiglia spiegano in buona parte chi è lei, perché è diventa un'attrice. Capisco bene alcuni aspetti della sua carriera. Non era difficile immaginarle, come attrice".

Il film ha ottenuto una buona accoglienza, grandi elogi per le interpretazioni di Scarlett Johansson e Adam Driver. Anche il regista, durante la conferenza stampa, ha voluto ribadire e sottolineare l'importanza e la bravura dei suoi due protagonisti: "Vedere questi due attori perdersi completamente e avere, allo stesso tempo, un controllo assoluto, è stato un grande privilegio.E' stata una vera gara di bravura. Per molti versi, è stata l'esperienza più gratificante della mia carriera di regista".

Netflix porterà il film nei cinema dal 6 novembre, poi dal 6 dicembre sarà disponibile in streaming.




Di tutt'altro genere il secondo film presentato in Concorso. Si tratta di Ad Astra, sci-fi diretto da James Gray che vede Brad Pitt protagonista, e anche nelle vesti di produttore. Nel cast anche Liv Tyler e Ruth Negga, entrambe al Lido, oltre a Tommy Lee Jones e Donald Sutherland.

Ambientato in un futuro non molto lontano, in cui l'uomo è alla ricerca di altre forme di vita nell'Universo. L'astronauta Roy McBride (Pitt) viene incaricato di una missione molto importante che lo toccherà sul personale. McBride viene spedito ai limiti del sistema solare per scoprire cosa minaccia l'umanità sulla Terra e, allo stesso tempo, scoprire cos'è successo a suo padre, scomparso durante la ricerca di vita extraterrestre su Nettuno. Quello che scoprirà, metterà in dubbio la natura umana e il nostro ruolo nell'Universo.

Non il solito blockbuster di fantascienza, Ad Astra è un film dai tempi molto dilatati, con molta voce fuori campo, temi introspettivi, teologici e psicanalitici. Il film ha avuto una post-produzione molto lunga, l'uscita è stata rimandata più di una volta (c'è chi dice che i produttori non fossero molto soddisfatti del risultato finale e abbiano deciso di rispedirlo al montaggio), poi l'acquisizione della Fox da parte della Disney e finalmente il film ha visto la luce.

L'idea del film nasce da una frase che il regista ha letto in una mostra. "Una frase che ho letto su una parete e che ho subito mandato a Brad: ‘La storia e il mito iniziano nel microcosmo del personale’", ha raccontato James Gray, "Noi volevamo raccontare una storia piccola nell'ambiente più grande che esiste: lo spazio".

Brad Pitt e James Gray sono amici da moltissimi anni e finalmente hanno trovato una storia su cui poter collaborare. "E' un grande narratore, con una voce personale e unica", ha dichiarato l'attore durante la conferenza stampa, "È stato intrigante, come uomo, come figlio, come padre far parte di questo progetto. 'Ad Astra' è una storia delicata e ogni inquadratura, ogni elemento musicale, correva il rischio di alterare un equilibrio. Tutto quello che volevamo era mettere in luce questa solitudine. Abbiamo lavorato molto su come interpretare un personaggio ‘scollegato’ e isolato rispetto a ciò che lo circonda. Perché per me lo spazio più che libertà è solitudine, io mi sento libero nella natura e circondato da amici".
Uno degli obiettivi di Brad Pitt, e del regista, era di portare al centro del film un personaggio diverso dal solito, che rappresenti una "nuova mascolinità". "Guardando indietro, il film è un viaggio in profondità rispetto una certa definizione di mascolinità", ha dichiarato Pitt, "Siamo stati cresciuti con l'idea che bisognava essere forti, che non si poteva lasciare spazio alla debolezza e questo ha creato una sorta di barriera con gli altri perché finisci per negare tutta una serie di cose: il dolore, la vergogna, i rimpianti. Penso che tutti ci portiamo dietro dolore e ferite dall'infanzia, e il compito dell’attore è utilizzare e canalizzare questi sentimenti. Io e James abbiamo un rapporto diverso dalla classica ‘amicizia tra maschi’, siamo sinceri l’uno nei confronti dell’altro e parliamo anche di insuccessi e fallimenti, ci confrontavamo ogni mattina". Della stessa idea James Gray, che ha aggiunto: "Per restituire certe emozioni l’attore, come il regista, deve essere onesto e disposto a mostrare le proprie vulnerabilità, anche se ci portano in luoghi oscuri. Con Brad abbiamo provato a restituire una verità emotiva e io gli sono stato addosso con la macchina da presa per guardare oltre l’attore".

Il film sarà nelle sale italiane dal 26 settembre.

domenica 21 luglio 2019

SDCC - i grandi annunci della Marvel sulla Fase 4

Nella notte al Comic-con di San Diego si è tenuto l'attesissimo panel dei Marvel Studios... e l'attesa è stata ben ripagata.
In una Sala H strapiena ed elettrizzata, Kevin Feige ha "salutato" la Saga Infinty, che si è conclusa con Avengers: Endgame e Spider-Man: Far From Home, e ha annunciato tutti i titoli dell'attesa Fase 4 dell'MCU.

Il primo film ad essere presentato è stato The Eternals (Gli Eterni) e la descrizione del film è un po' diversa da come era stata anticipata dai rumor di questi mesi. Il film sarà diretto dalla regista Chloé Zhao e vedrà tre nomi come protagonisti principali: Angelina Jolie, che interpreterà Thena, Richard Madden, sarà Icarus, e Salma Hayek nel ruolo di Ajak.
Gli Eterni sono esseri creati dai Celestiali (Ego in Guardiani della Galassia era un Celestiale) attraverso degli esperimenti. Fisicamente gli Eterni terrestri sono simili agli umani ma sono dotati di straordinari poteri, come la super forza, la capacità di volare, il teletrasporto, il controllo della mente. Nei fumetti si racconta di come questi esseri abbiano ispirato le divinità greche e romane.
Nel cast ci saranno anche Kumail Nanjiani, Lauren Ridloff, Brian Tyree Henry, Lia McHugh e Don Lee. L'uscita è fissata al 6 novembre 2020.

Altro film molto atteso è Black Widow, il film standalone su Vedova Nera che vedrà, ovviamente, Scarlett Johansson tornare nel ruolo di Natasha Romanoff. Diretto da Cate Shortland, nel cast ci saranno anche David HarbourFlorence Pugh, O-T Fagbenle e Rachel Weisz.
Il film sarà un prequel, il villan sarà Taskmaster. Scarlett Johansson ha dichiarato: "Ho interpretato Natasha in tutte le sue sfaccettature, ora voglio cancellare un po’ di quel rosso dal suo passato. In questo film capiremo meglio il suo passato, rimettendo assieme i pezzi per capire la persona che è ora".
Durante la presentazione è stato mostrato anche il primo trailer, in cui era inclusa una scena di combattimento corpo a corpo tra Natasha e Yelena, il personaggio interpretato da Florence Pugh.
Le riprese del film sono ancora in corso, l'uscita è fissata per il 1 maggio 2020.

Tra i nuovi film è stato annunciato anche Shang-Chi and the Legends of the Ten Rings. Protagonista del film sarà l'attore Simu Liu, che interpreterà appunto Shang-Chi, e che dovrà vedersela con il Mandarino... il vero Mandarino, interpretato da Tony Leung Chiu-Wai. Nel cast ci sarà anche Awkwafina.
Il film sarà diretto da Destin Daniel Cretton e arriverà nelle sale il 12 febbraio 2021.

Annunciati anche alcuni sequel, molto attesi. Il 7 maggio 2021 uscirà Doctor Strange in the Multiverse of Madness. Benedict Cumberbatch riprenderà il ruolo dello stregone Stephen Strange. Il regista Scott Derrickson ha dichiarato che sarà "il primo cinecomic terrificante dell’Universo Cinematografico Marvel". Nel cast anche Elizabeth Olsen, nel suo ruolo di Scarlet Witch.

Grandi rivelazioni con l'annuncio del quarto Thor, intitolato Thor: Love and Thunder. Alla regia tornerà Taika Waititi, torneranno Chris Hemsworth, Tessa Thompson, ed è stato annunciato anche il ritorno di Natalie Portman, e proprio lei è la protagonista della più grande novità sul film. L'attrice è salita sul palco insieme al resto del cast e, a sorpresa, ha brandito Mjolnir, il martello di Thor. A quanto pare Jane Foster diventerà Thor donna, come nel fumetto di Jason Aaron.



Della Fase 4 faranno parte anche alcune serie che verranno mandate sul nuovo canale streaming Disney+, e sono: The Falcon and the Winter Soldier (autunno 2020); WandaVision (primavera 2021); Loki (primavera 2021); What If…? (estate 2021); e Hawkeye (autunno 2021).

In particolare What If...? sarà una serie animata che esplorerà delle storie alternative dell'Universo Marvel, e i personaggi saranno doppiati dagli attori dei film. Il cast vocale è davvero numeroso.

E' tutto? nemmeno per sogno. Kevin Feige ha parlato velocemente di altri film, ancora in fase di sviluppo, per cui non c'era tempo per approfondire. Tra questi ci sono Black Panther 2, Captain Marvel 2, e Guardiani della Galassia Vol.3, e alcuni inediti molto interessanti.
Sono stati annunciati: un nuovo film dei Fantastici 4, che finalmente tornano a casa Marvel, e un nuovo film sui mutanti, non è stato specificato se si tratterà di un nuovo X-Men o di New Mutants.

A parte poi è stato annunciato un altro film, molto atteso, si tratta del nuovo Blade, che sarà interpretato dal due volte premio Oscar Mahershala Ali. Per questo film, al momento, non c'è ancora una data d'uscita.

venerdì 26 aprile 2019

Avengers: Endgame - la recensione

Thanos ha vinto. Il Titano Pazzo è riuscito a schioccare le dita nelle battute finali di Avengers: Infinity War, portando così a compimento il suo piano.
Gli eroi più forti della Terra (e della Galassia), quelli sopravvissuti alla decimazione, sono divisi e ormai senza speranza. La situazione è critica, ma i Marvel Studios hanno tenuto in serbo altre carte da giocare, con un piano ben scritto in oltre 10 anni di attività, che ha dato vita a 22 pellicole, più o meno riuscite.

Il cerchio si chiude e la resa dei conti definitiva prende vita in quasi 3 ore di orgasmo visivo. Differenziandosi molto dal suo predecessore (Infinity War), Avengers: Endgame si prende i suoi tempi, ampliando la riflessione sui fatti accaduti e i momenti di introspezione dei personaggi, supereroi e supereroine, che abbiamo imparato ad amare nel corso di tutti questi anni, e che riserveranno non poche sorprese.

Il tempo è un elemento fondamentale all'interno di Avengers: Endgame. C'è il tempo per riflettere, il tempo di metabolizzare e quello di agire. Tre atti che possiamo definire più o meno bilanciati e che chiudono una lunga parentesi cinematografica, legata a un mondo moderno dei cinecomic plasmato e nato, proprio 11 anni fa, con Iron Man (2008).


Ciò che un fan di questi prodotti deve aspettarsi da Endgame, nonostante alcune sbavature legate ad alcuni personaggi, è un profondo rispetto dell'arte fumettistica e cinematografica. Un rispetto colmo di affetto verso lo spettatore, che stupirà (forse) anche i più disinteressati alla serialità di tali opere.


venerdì 4 maggio 2018

L'Isola dei Cani - la recensione

Che Wes Anderson sia uno dei registi più immediatamente riconoscibili per stile, visione e tematiche, non lo si scopre di certo ora. Che la stop-motion riesca ad esaltare e ampliare questo stile, dando letteralmente vita a mondi di linee verticai e orizzontali dove i personaggi sono tutto fuorché inquadrati, si era già capito con il meraviglioso Fantastic Mr Fox nel 2009.

Quello che Wes Anderson fa nel suo nuovo lavoro è andare oltre, unendo fiaba e distopia con contaminazioni derivanti dal Cinema (e in particolare dall'animazione) giapponese e aggiungere una nuova linea a quelle delineate dalla sua macchina da presa, ovvero una linea linguistica, che estranea lo spettatore portandolo dentro un punto di vista insolito per lui: quello dei cani.

Il futuro distopico, scandito dal ritmo battente dei tamburi, è un Giappone in cui un'influenza canina ha gettato la popolazione in un delirio collettivo e i cani vengono deportati su un'isola piena di spazzatura. La fiaba invece ha la musica dei flauti ed è rappresentata da un bambino che si mette alla ricerca del suo cane Spots e dell'amicizia che instaura con un gruppo di cani sull'Isola.
E poi c'è il magico straneamento del sentire gli umani parlare giapponese, incomprensibile alle orecchie di noi occidentali, mentre i latrati dei cani sono tradotti in inglese (in italiano nel nostro paese). La ricerca del piccolo Atari è animata da puro e sincero affetto, ma ha il sapore della ricerca eroica, poiché spinge a una vera rivoluzione e alla riflessione su cosa vuol dire essere umani o essere animali, su cosa sia l'empatia, su cosa voglia dire provare affetto, sul perché a volte anche noi, così come il cane Chief, mordiamo senza saperne bene il motivo.

Ma al di là di questo, ciò che rende meraviglioso L'Isola dei Cani, è che siamo di fronte a un film non solo genuinamente divertente, dove l'umorismo classico del regista si unisce a rimandi più classici all'animazione Disney, ma anche, e soprattutto, a un film incredibilmente commovente, sull'amicizia quella vera, sui sentimenti e su come questi nascono e si consolidano. E c'è tutta la bellezza del cinema di Anderson, composto ma mai rigido, atipico, delicato, a tinte pastello ma d'impatto nel suo essere rigidamente fuori dagli schemi.



venerdì 27 aprile 2018

Avengers: Infinity War - la recensione

Era il 2008 quando nelle sale usciva Iron Man
Altri tempi, in cui i film sui supereroi avevano oscillato fra capolavori d'autore e risultati a dir poco deludenti. Qualcosa però stava per cambiare e proprio con Iron Man, perché non solo ha segnato la rinascita di un attore, Robert Downey Jr., che è diventato una super star mondiale, ma ha anche dato vita a un genere a sé stante, quello dei Cinecomic, e un universo Marvel incredibilmente coeso e coerente dove, come in una enorme serie tv cinematografica, ogni film era il tassello da aggiungere a un quadro molto più grande.
Ora, dieci anni e diciotto film dopo, con un successo di milioni di dollari, serie tv e quant'altro, l'uscita nelle sale di Infinity War non è solo il compimento della Fase 3 Marvel, ma la somma di dieci anni di lavoro e un evento cinematografico di portata storica.


Con un tale carico di aspettative (anche econimiche, poichè è costato 300 milioni di dollari e il suo predecessore, Black Panther, ne ha incassati più di 600 solo negli USA) c'era il reale pericolo che si rivelasse la più sonora delusione di sempre.
Ma i fratelli Russo, registi e sceneggiatori, lo sapevano benissimo e non hanno sbagliato praticamente nulla, anzi, questo terzo film degli Avengers è ancora più sorprendente di quanto ci si potesse aspettare.
Non solo i team-up fra i tantissimi personaggi funzionano alla grande (con i Guardiani della Galassia sempre un gradino sopra tutti gli altri), ma soprattutto un cattivo straordinario che rende grande il film.
Uno dei difetti dei film Marvel sono sempre stati i cattivi, ed escludendo Loki (ormai vero e proprio personaggio antieroe) solo ultimamente si era riusciti a creare qualcosa di interessante, soprattutto con Black Panther e, in misura minore, con Spider-Man. Questo, invece, è senza dubbio il film di Thanos, vero protagonista, sfaccettato e profondo, seppur cattivissimo, interpretato magistralmente da Josh Brolin e reso benissimo da un gran lavoro di CGI. Thanos giganteggia (letteralmente) per tutte le quasi due ore e mezza di pellicola, è tormentato, soffre, ha una morale distorta che lui considera sopra ogni altra cosa, si vede super eroe incompreso dell'Universo e lo spettatore ne è catturato quasi in maniera ipnotica. Ma, lo ripetiamo ancora, è cattivissimo, violento e brutale tanto da essere spaventoso.


Nonostante sia probabilmente il personaggio ad avere più screentime di tutti, non toglie affatto scena agli eroi che tutti aspettavano e ognuno di loro (e sono davvero tantissimi) ha il proprio spazio, il proprio stile e le caratteristiche che lo hanno reso ormai familiare allo spettatore dopo dieci anni.
Si ride moltissimo, si piange moltissimo, ci si esalta moltissimo, ci si spaventa anche moltissimo, un film di puro, godurioso intrattenimento, probabilmente il più grande blockbuster di sempre ed è innegabile che esisterà un prima e un dopo Infinity War, non solo nel Marvel Cinematic Universe, come è ovvio (nell'attesa del prossimo Ant-Man, di Capitan Marvel e soprattutto di Avengers 4), ma nell'intera industria cinematografica di intrattenimento.

Non era affatto facile, ma la Marvel non ha deluso e ha fatto il film perfetto, non solo quello che tutti volevano e aspettavano, ma andando oltre. Se ne parlerà per mesi, forse anni, sicuramente all'uscita dalla sala (e mi raccomando, rimanete fino alla fine dei titoli di coda!) ci si pensa e ripensa per ore o addirittura giorni.

sabato 16 aprile 2016

Il Libro della Giungla - la recensione

Dopo Cenerentola, di Kenneth Branagh, la Disney ripropone in live action un altro dei suoi classici di successo, scegliendo di affidarsi a un regista molto meno autoriale di Branagh, come Jon Favreau (che aveva però dato inizio al grande progetto del Marvel Cinematic Universe con il suo Iron Man) e a un cast vocale a dir poco stellare (Idris Elba, Scarlett Johansson, Bill Murray, solo per citarne alcuni).

La scelta di Favreau e dello sceneggiatore è quella di riproporre con quasi totale fedeltà il film originale, trasportando alcune scene totalmente invariate, ma allo stesso tempo prendere ciò che rimaneva nel sottofondo ed estrapolarlo per farne pilastro portante della storia: la consapevolezza di sé, l'appartenenza a un gruppo (a un branco, in questo caso), il concetto di famiglia.
Come in un vero e proprio romanzo di formazione, Mowgli attraversa le varia fasi della scoperta di se stessi fino alla fine, fino a capire per la prima volta chi e cosa realmente rappresenta il suo Io più profondo.
Questo si risolve in una cornice certamente più adulta, più cupa, rispetto al film di animazione, e anche le varie figure paterne, da Akhela a Bagheera fino all'orso Baloo, sono facce di una stessa medaglia e tutte fondamentali per la crescita di Mowgli. In questo quadro si inserisce Shere Khan, villain spaventoso non tanto per la possanza della sua presenza scenica, ma in quanto incarna gli aspetti più oscuri del potere e della vendetta.

A livello visivo il film è davvero straordinario: la giungla è stata ricreata in computer grafica, e più che realistica è quasi magica, un luogo da fiaba prima che reale, mentre gli animali risultano incredibilmente realistici, grazie alla commistione tra CGI, rendering fotorealistico (tecnica già ammirata in Vita di Pi) e Motion Capture per il labiale, si integrano perfettamente sia con il fondale che alle interazioni con l'attore in carne e ossa, il bravissimo esordiente Neel Sethi.

Da lodare anche le musiche, un mix riuscitissimo tra la colonna sonora del classico e musica originale.

Capitolo a parte lo merita il doppiaggio: nella versione originale il cast di altissimo livello non si era limitato solo a doppiare, ma aveva partecipato alle riprese, interagendo con il giovane Sethi sul set e dando vita ai movimenti labiali dei propri personaggi con il motion capture. Ovviamente tutto ciò va perso nella versione italiana, ma bisogna fare un applauso all'adattamento e soprattutto alla scelta delle voci, in particolare colpiscono Toni Servillo come Bagheera, che riesce a dare il giusto tono pacato e solenne al personaggio, e Alessandro Rossi, perfetto per restituire la voce profonda della tigre Shere Khan.

Estremamente fedele e allo stesso tempo profondamente diverso dal classico di animazione, questa nuova versione de Il Libro della Giungla è un vero spettacolo per gli occhi e un piacere per il cuore.

domenica 13 marzo 2016

Ave, Cesare! - la recensione

La giornata di Eddie Mannix non è tra le più rilassanti. Lui è un "fixer", cioè un uomo pagato da una grossa major cinematografica per risolvere tutti quei problemi che le capricciose star di Hollywood creano dentro e fuori dal set. Quando il protagonista del film Ave, Cesare!, colossal a carattere biblico che si sta girando proprio in quei giorni, viene rapito, Eddie dovrà riuscire a barcamenarsi tra attrici troppo libertine, attori dalle inesistenti capacità recitative e giornalisti impiccioni, il tutto tentando in ogni modo di riportare sano e salvo il divo sul set in tempo per le riprese della scena madre.


I fratelli Coen scrivono una commedia, o meglio, una farsa, che mette in ridicolo Hollywood ma che alla fine vuole parlare di altro, in senso più ampio di scelte e di cosa sia giusto fare. Lo fanno mettendo insieme una sceneggiatura brillante e un grandissimo cast, su cui primeggiano un fantastico George Clooney e Josh Brolin, mai così in stato di grazia, ma purtroppo non vanno al segno al cento percento.
Se nella trama principale (il rapimento del personaggio di Clooney da parte dei comunisti e relativa contrattazione per il riscatto) si procede in modo ben strutturato e senza passi falsi, divertendo non poco, e proponendo anche intelligenti spunti di riflessione, il resto è troppo abbozzato, con personaggi che non riescono mai ad avere un vero mordente e una vera caratterizzazione, più comparse dai nomi altisonanti che altro. Un peccato perché alcune di queste storyline avevano delle potenzialità notevoli e risultano anche molto divertenti quando portate avanti, ma a un certo punto sembrano perdersi, come se i Coen se ne fossero dimenticati o abbiano deciso di accantonarle per concentrarsi su altro.
Nulla si può dire invece dell'aspetto più puramente tecnico: regia, fotografia e soprattutto montaggio sono impeccabili e contribuiscono a ricreare l'atmosfera da farsa che caratterizza tutto il film.

Ave, Cesare! è un film tecnicamente bellissimo e molto divertente, ma che non riesce mai ad andare del tutto a segno, per colpa soprattutto di alcuni difetti nella sceneggiatura e nell'impostazione complessiva. Peccato, perché avrebbe potuto fare molto di più con un cast di questo livello