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mercoledì 1 novembre 2023

Cosa succede in casa Marvel? Dal problema Kang all'idea del ritorno degli Avengers originali.

Variety dedica un lungo articolo alla Marvel e a quello che starebbe succedendo dietro le quinte.

A settembre, i creativi della Marvel e il capo dello studio Kevin Feige si sono riuniti per il ritiro annuale dello studio. L'atmosfera viene descritta come fiduciosa e positiva ma impossibile negare che ci sono diversi problemi che affliggono Kevin Feige e la Marvel. Negli ultimi tre anni infatti l'"Impero" ha traballato fino a trovarsi al punto in cui è oggi, con un presente un po' troppo confuso e un futuro da pianificare molto meglio.

Andiamo per punti.

- Il problema di Kang il Conquistatore
Con l'uscita di scena di Thanos, nell'MCU c'era bisogno di un nuovo supervillain, la scelta era caduta su Kang il Conquistatore con un attore in ascesa come Jonathan Majors ad interpretarlo, e il personaggio sarebbe dovuto essere la minaccia ad unire tutti i film della Marvel fino a Avengers: The Kang Dynasty.  Il debutto in Loki era stato più che positivo, poi però il personaggio è riapparso solo in Ant-Man and the Wasp: Quantumania, che ha incassato meno di 500 milioni di dollari (tanti per chiunque, non per la Marvel) e nella seconda stagione di Loki. Per quale motivo? Jonathan Majors è stato arrestato per aggressione e percosse alla compagna e a novembre andrà a processo per violenza domestica. Quando Majors è stato arrestato, la Marvel ha deciso di aspettare, di non utilizzare il personaggio, ma questo lo ha depotenziato. Ora Feige si trova con un dilemma importante: continuare con Majors/Kang o fare un recasting dell'attore, lo hanno già fatto in passato con il Colonnello Rhodes, da Terrence Howard a Don Cheadle, ma non si trattava del supervillain principale della storia; oppure cambiare subito rotta, magari con un altro villain, come Doctor Doom? La scelta non è stata ancora fatta e la Marvel ha puntato davvero tanto su Kang che cambiare rotta ora sarebbe davvero complicato e comporterebbe la riscrittura della trama di fondo di tutti i prossimi film.

- Troppe serie, poca attenzione per la qualità
La lamentela viene dall'alto, il CEO della Disney Bob Iger si è lamentato pubblicamente della strategia che ha puntare troppo sullo streaming (a causa della pandemia, ma poi si è continuato) e delle troppe serie che avrebbero fatto perdere fluidità alla narrazione dell'MCU, facendo anche perdere l'interesse nel pubblico. In sintesi: troppe serie, troppe trame, storia troppo diluita e dispersiva. A questo si aggiungono le lamentele del reparto degli effetti speciali, costretto a orari di lavoro insostenibili su troppi progetti, con il risultato di veder calare la qualità. Clamoroso è stato il caso di Ant-Man and the Wasp: Quantumania, che ha debuttato con effetti visivi non completati perché gran parte del reparto VFX è stato spostato, a lavori in corso, su Black Panther: Wakanda Forever. Di fatto, Ant-Man è stato trattato da film minore rispetto a Black Panther. Poi ci sono state le critiche negative agli effetti visivi di She-Hulk, che addirittura non erano pronti al debutto della serie, tanto che la trasformazione che doveva essere presente nel primo episodio è stata spostata più avanti. 
L'8 novembre intanto arriverà in sala The Marvels e si teme che possa incassare meno del previsto, non solo a causa dello sciopero degli attori che non permette al cast di promuovere il film, ma anche per come è stato deciso di impostare la storia. Non sarà il sequel diretto di Captain Marvel ma un film che si collegherà direttamente a due serie, visto che include i personaggi di Monica Rambeau, introdotta nella serie WandaVision, e Kamala Khan dalla serie Ms. Marvel, e chi non ha visto le serie? questo preoccupa molto, perché chi non ha seguito le due serie e non conosce gli eventi che poi saranno proposti nel film, potrebbe non avere interesse a vederlo.
Bob Iger vuole snellire, potare qualche ramo delle serie tv, e Kevin Feige deve trovare il modo di riportare coesione e linearità nell'MCU, e il primo cambiamento l'ha subito il progetto Armor Wars, presentato come una miniserie, ora si sta lavorando per farne un film, ma non si sa ancora se alla fine sarà confermato.

- Il problema delle riscrittura e dei registi "anarchici"
La linearità delle trame viene da sceneggiature solide, e negli ultimi anni sembra che questo si sia un po' perso in casa Marvel, e il comportamento di certi registi non aiutano. Lo dimostra anche il caos intorno a Blade, film molto atteso per cui è stato ingaggiato il due volte premio Oscar Mahershala Ali. Il film però sta avendo molti problemi di produzione. Il primo regista scelto ha abbandonato il progetto a una settimana dall'inizio delle riprese, la sceneggiatura ha subito quattro riscritture e sembra che lo script fosse pieno di "scelte di vita" e poca azione, e che la voglia di essere a tutti i costi politically correct e inclusivi abbia prodotto qualcosa di talmente insoddisfacente che Ali avrebbee minacciato di abbandonare il progetto. A questo punto sembra che Feige abbia preso in mano la situazione azzerando tutto e affidando il progetto a Michael Green, candidato all'Oscar per Logan.
Anche The Marvels ha dato qualche grattacapo a Kevin Feige, con la regista Nia DaCosta che avrebbe abbandonato il film nel bel mezzo della postproduzione per andare a girare un altro film a Londra. "Se stai dirigendo un film da 250 milioni di dollari, è un po' strano che il regista se ne vada con qualche mese di anticipo", ha dichiarato una fonte. La regista non ha voluto commentare anche se si è detta pronta a tornare per un eventuale sequel

- La svolta con gli X-Men e i Fantastici 4? e l'idea di riportare gli Avengers originali
Ma Kevin Feige è convinto però che l'MCU ritroverà grande spinta grazie all'arrivo dei Fantastici 4 (la produzione dovrebbe iniziare il prossimo anno) e degli X-Men. Sono due filoni molto attesi, e poi c'è Deadpool 3, in cui rivedremo Hugh Jackman nei panni di Wolverine e sarà la sua prima volta nell'MCU. Chissà che non ci resti a lungo.
E poi c'è una folle idea di cui sembra si parli spesso nelle stanze di casa Marvel, il ritorno degli Avengers originali, compresi Iron Man e Vedova Nera, che come sappiamo sono morti eroicamente in Endgame, ma nei fumetti, con i vari multiversi, tutto è possibile. Quello che sembra impossibile sono gli stipendi degli attori, ed è questo che al momento impedisce di trasportare la folle idea su carta. Riportarli indietro non sarebbe affatto economico, soprattutto se Robert Downey Jr. dovesse vincere l'Oscar il prossimo anno, e poi c'è Scarlett Johansson che ha recuperato il rapporto con la Disney e i Marvel Studios dopo i problemi con Black Widow, ma sicuro non sarebbe un ritorno economico.

Secondo gli esperti del settore comunque, la Marvel non è moribonda, come dichiarato da Jason Squire, professore emerito alla USC School of Cinematic Arts e conduttore di "The Movie Business Podcast": "Scrivere il necrologio Marvel oggi sarebbe davvero sconsiderato".

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mercoledì 17 novembre 2021

The Harder They Fall - la recensione

 Disponibile su Netflix il western The Harder They Fall, con un cast "all black".

Nat Love (Jonathan Majors) è un fuorilegge che ruba ai fuorilegge ma ha una missione personale che riguarda la sua infanzia: uccidere chi ha ucciso i suoi genitori. Quando ormai è convinto di averli trovati tutti, viene a sapere che il responsabile principale, l'uomo che ha premuto il grilletto, Rufus Buck (Idris Elba), sta per essere rilasciato dal carcere per riunirsi alla sua banda e riprendersi la città che ha fondato. Per Nat Love è il momento della vendetta ma vendicarsi non è affatto facile.

The Harder the Fall è un film western che parla di vendetta ma il film stesso, in un certo senso, è una vendetta, e lo dice fin dalla prima immagine, con la scritta: "Anche se gli eventi di questa storia sono di fantasia... Queste. Persone. Sono esistite". Il senso del film è racchiuso in questa frase, riprendersi il posto in un genere che non li ha mai visti protagonisti e che in passato, nei western classici, dei tempi di John Wayne, li ha proprio esclusi. Si tratta di revisionismo storico? In parte sì ma il personaggio principale della storia, Nat Love, è davvero esistito, è stato uno schiavo, poi un cowboy, ed è considerato un vero eroe del Vecchio West.

Il film, diretto dal produttore musicale Jeymes Samuel, qui al suo debutto come regista, ci porta in una specie di "mondo parallelo" in cui il Vecchio West è popolato solo da afroamericani, con i bianchi che hanno le loro città (tutte bianche, senza colori), sono molto distanti dal mondo vissuto dai protagonisti della storia e hanno ruoli marginali, quasi sempre da idioti, razzisti o persone timorose.
Fin dalle prime scene, è evidente che il regista ha deciso di puntare tutto sullo stile, i personaggi sono "cool" in tutto, modo di vestire, di muoversi, di parlare, e sono così per tutta la durata del film, in qualsiasi situazione, una scelta un po' impostata, quasi fumettistica, che però funziona. Anche la regia è molto legata allo stile ed è evidente, il tentativo di Samuel di rifarsi ai grandi registi dei western, Sergio Leone e Sam Peckinpah, e al più recente Quentin Tarantino di Django Unchained. Da un punto di vista stilistico, il risultato non è male, ci sono buone trovate visive, ritmo, il problema è che a lungo andare si ha la sensazione che più che omaggiare, Samuel abbia proprio cercato di copiare, in particolare Tarantino, cosa che si nota anche nei dialoghi. Il regista e lo sceneggiatore Boaz Yakin, hanno provato a rifare dei dialoghi "alla Tarantino", riuscendo a dismotrare solo che i dialoghi alla Tarantino li può fare solo Tarantino, ma questo fa venire fuori il vero punto debole del film: la sceneggiatura. La storia di base è buona, il film parte con il bel pretesto della vendetta, che nel western ci sta sempre bene, ma andando avanti questo si perde per piegare verso un sentimentalismo di cui non si sentiva il bisogno, per poi cercare di riprendere il tema vendetta sul finale ma senza affondare, anzi cercando di spiazzare lo spettatore con una rivelazione troppo debole e troppo facile. A farne le spese sono i personaggi principali, non si riesce ad empatizzare fino in fondo con Nat Love e le sue motivazioni, non basta una breve scena iniziale per far capire la sua voglia di vendetta, e anche il villain, il cattivissimo Rufus Buck, se ne parla come un diavolo ma nella storia si vede talmente poco che non si riesce a percepirlo come un nemico da temere.

Il cast fa il suo con quello che ha, bravo Jonathan Majors, Idris Elba fa quello che può con il poco spazio che ha, avrebbe meritato un personaggio con più scene e più spessore, Delroy Lindo fa sempre la sua bella figura, ma a spiccare più di tutti è sicuramente Regina King, l'attrice riempie sempre la scena, basta uno sguardo e cattura l'attenzione, ha il personaggio migliore del film ma è lei a renderlo migliore.

The Harder They Fall sembra un fumetto western, con scenografie stilizzate, costumi "cool", le pistole d'oro, ha la forma, gli attori giusti, una bella colonna sonora che spazia dall'hip-hop al reggae, purtroppo gli manca la sostanza. Forse il regista avrebbe dovuto pensare un po' meno allo stile e più alla sceneggiatura.