lunedì 10 dicembre 2018

Mowgli - Il Figlio della Giungla - la recensione

Doveva uscire nel 2016, lo stesso anno del bellissimo film Disney diretto da Jon Favreau, ma forse è meglio che sia uscito solo ora, a fine 2018 sulla piattaforma Netflix, perché il confronto con lo strapotere tecnico e creativo Disney avrebbe ingiustamente affossato un film che, nonostante i suoi limiti (soprattutto negli effetti visivi), riesce a toccare le corde giuste e dire qualcosa di importante e profondo.


Lontano dalla spensieratezza Disney e dalla magnificenza realistica della ricostruzione in CGI che quella trasposizione aveva proposto, Andy Serkis si avvicina maggiormente allo spirito e all'anima che animava i racconti di Kipling
La giungla è scura, crudele anche con i propri abitanti, governata da una legge assoluta a cui tutti devono sottostare per poter sopravvivere al suo interno, dagli enormi elefanti ricoperti di vegetazione e dalle zanne spezzate, fino alla crudele tigre Shere Khan (un monumentale Benedict Cumberbatch), astuta, melliflua, ma ugualmente segnata, con una zampa mutilata.
Anche Mowgli, ragazzino alle soglie della pubertà, si ritrova a vivere in questo ambiente spietato, diviso fra il suo essere uomo e il suo essere lupo, senza essere però davvero nessuno dei due. I suoi maestri sono Bagheera e Baloo, in una inedita versione molto meno giocosa, doppiati da Serkis stesso e da Christian Bale, quasi crudeli nel loro addestrare il giovane cucciolo d'uomo a una vita che sarà per lui tutt'altro che facile.
E' interessante come nel racconto di formazione che ne deriva, più che l'aspetto più puramente narrativo (il film zoppica un po' quanto a intreccio, non sempre chiarissimo, non sempre fluido), è il paesaggio stesso della giungla a diventare preponderante, rendendo sfumate le divisioni classiche fra buoni e cattivi, riuscendo con grande forza a restituire la sensazione cruda e spietata del passaggio dall'infanzia all'adolescenza, fino all'età adulta, senza edulcorare nulla e senza risparmiare anche scene di un certo impatto.

Come ci ricorda il serpente Kaa, con la splendida voce di Cate Blanchett, la legge della giungla è inflessibile e tutti gli abitanti devono rispettarla per poter sopravvivere, ma è anche fragile ed è solo comprendendola, e accettando la nostra vera natura, che si può davvero sperare di non soccombervi.
Il cucciolo d'uomo ci riesce ed è questa profonda comprensione che lo porta a crescere, così come è questa visione intima, dall'impronta fortemente autoriale, che permette al film di Serkis di non sfigurare affatto di fronte a produzioni di più alto prestigio.

giovedì 6 dicembre 2018

Golden Globes 2019: tutte le nomination


Sono state annunciate oggi alle 14 ora italiana le nomination per i Golden Globes 2019. Fra i film a ricevere il maggior numero di nomination c'è A Star is Born, Vice e La Favorita, mentre sorprende la presenza di Black Panther nella cinquina dei migliori film drammatici. Roma di Alfonso Cuaron, come si sapeva, concorrerà unicamente per miglior film straniero ed è perciò assente fra i drama.
Per le serie spiccano The Marvelous Mrs Maisel, già trionfatrice agli scorsi Emmy, Sharp Object e, un po' a sorpresa, A Very English Scandal. Molte meritate nomination anche per l'ultima stagione di The Americans, mentre totalmente assente Game of Thrones, (ingiustamente?) vincitore agli Emmy.
La cerimonia, presentata da  Sandra Oh e Andy Samberg si terrà nella notte fra il 6 e il 7 Gennaio.
Ecco la lista completa dei nominati:



Miglior attrice in una miniserie
Amy Adams – Sharp Objects
Patricia Arquette – Escape at Dannemora
Connie Britton – Dirty John
Laura Dern – The Tale
Regina King – Seven Seconds

Miglior serie tv comedy
Barry (HBO)
The Good Place (NBC)
Kidding (Showtime)
Il metodo Kominsky (Netflix)
The Marvelous Mrs. Maisel (Amazon)

Miglior film straniero
Cafarano
Girl
Never Look Away
Roma
Un affare di famiglia

Miglior attore in una miniserie
Antonio Banderas – Genius: Picasso
Daniel Bruhl – The Alienist
Darren Criss – American Crime Story: L’assassinio di Gianni Versace
Benedict Cumberbatch – Patrick Melrose
Hugh Grant – A Very English Scandal

Miglior attrice non protagonista in una serie
Alex Bornstein – The Marvelous Mrs. Maisel
Patricia Clarkson – Sharp Objects
Penelope Cruz –American Crime Story: L’assassinio di Gianni Versace
Thandie Newton – Westworld
Yvonne Strahovski – The Handmaid’s Tale

Miglior colonna sonora originale
Marco Beltrami – A Quiet Place
Alexandre Desplat – L’isola dei cani
Ludwig Göransson – Black Panther
Justin Hurwitz – First Man
Marc Shaiman – Il ritorno di Mary Poppins

Miglior miniserie
The Alienist (TNT)
American Crime Story: L’assassinio di Gianni Versace (FX)
Escape at Dannemora (Showtime)
Sharp Objects (HBO)
A Very English Scandal (Amazon)

Miglior attore non protagonista in una serie
Alan Arkin – Il metodo Kominsky
Kieran Culkin – Succession
Edgar Ramirez – American Crime Story: L’assassinio di Gianni Versace
Ben Whishaw – A Very English Scandal
Henry Winkler – Barry

Miglior sceneggiatura
Alfonso Cuaron – Roma
Deborah Davis and Tony McNamara – La favorita
Barry Jenkins – Se la strada potesse parlare
Adam McKay – Vice – L’uomo nell’ombra
Peter Farrelly, Nick Vallelonga, Brian Currie – Green Book

Miglior attrice in una serie tv comedy
Kristen Bell – The Good Place
Candice Bergen – Murphy Brown
Alison Brie – Glow
Rachel Brosnahan – The Marvelous Mrs. Maisel
Debra Messing – Will & Grace

Miglior attore in una serie tv comedy
Sasha Baron Cohen – Who Is America?
Jim Carrey – Kidding
Michael Douglas –Il metodo Kominsky
Donald Glover – Atlanta
Bill Hader – Barry

Miglior film d’animazione
Gli incredibili 2
L’isola dei cani
Mirai
Ralph Spacca Internet
Spider-Man: Into the Spider-Verse

Miglior attrice in una serie drammatica
Caitriona Balfe – Outlander
Elisabeth Moss – The Handmaid’s Tale
Sandra Oh – Killing Eve
Julia Roberts – Homecoming
Keri Russell – The Americans

Miglior attore in un film musical o in una commedia
Christian Bale – Vice
Lin-Manuel Miranda – Mary Poppins Returns
Viggo Mortensen – Green Book
Robert Redford – The Old Man & the Gun
John C. Reilly – Stanlio e Ollio

Miglior regista
Bradley Cooper – A Star Is Born
Alfonso Cuaron – Roma
Peter Farrelly – Green Book
Spike Lee – BlacKkKlansman
Adam McKay – Vice – L’uomo nell’ombra

Miglior serie drammatica
The Americans
Bodyguard
Homecoming
Killing Eve
Pose

Miglior attrice non protagonista in un film
Amy Adams – Vice – L’uomo nell’ombra
Claire Foy – First Man
Regina King – Se la strada potesse parlare
Emma Stone – La favorita
Rachel Weisz – La favorita

Miglior canzone
“All the Stars” – Black Panther
“Girl in the Movies” – Dumplin’
“Requiem For A Private War” – A Private War
“Revelation’ – Boy Erased
“Shallow” – A Star Is Born

Miglior attore in una serie drammatica
Jason Bateman – Ozark
Stephan James – Homecoming
Richard Madden – Bodyguard
Billy Porter – Pose
Matthew Rhys – The Americans

Miglior attore non protagonista in un film
Mahershala Ali – Green Book
Timothee Chalamet – Beautiful Boy
Adam Driver – BlacKkKlansman
Richard E. Grant – Can You Ever Forgive Me?
Sam Rockwell – Vice – L’uomo nell’ombra

Miglior attrice in un film drammatico
Glenn Close – The Wife
Lady Gaga – A Star Is Born
Nicole Kidman – Destroyer
Melissa McCarthy – Can You Ever Forgive Me?
Rosamund Pike – A Private War

Miglior attrice in una commedia o in un film musical
Emily Blunt – Il ritorno di Mary Poppins
Olivia Colman – La favorita
Elsie Fisher – Eighth Grade
Charlize Theron – Tully
Constance Wu – Crazy Rich Asians

Miglior attore in un film drammatico
Bradley Cooper – A Star Is Born
Willem Dafoe – At Eternity’s Gate
Lucas Hedges – Boy Erased – Vite cancellate
Rami Malek – Bohemian Rhapsody
John David Washington – BlacKkKlansman

Miglior film musical o commedia
Crazy Rich Asians
The Favourite
Green Book
Il ritorno di Mary Poppins
Vice

Best Motion Picture – Drama
Black Panther
BlacKkKlansman
Bohemian Rhapsody
Se la strada potesse parlare
A Star Is Born

martedì 4 dicembre 2018

Roma - la recensione

Cinque anni dopo il meraviglioso Gravity, Alfonso Cuaron torna con un film, prodotto da Netflix, talmente personale che molte delle scene sono estrapolate direttamente dai suoi ricordi d'infanzia, rendendo omaggio alle donne della sua vita.


Sembra strano che un autore come Cuaron, non certo uno che macina soldi al botteghino, abbia scelto Netflix per un film come Roma, eppure non si può negare che ormai il colosso dello streaming è diventato piattaforma anche d'autore, riuscendo ad accaparrarsi il Leone d'Oro a Venezia e lanciandosi anche nella corsa agli Oscar.
Fortunatamente, però, non ha rinunciato alla proiezione in sala, perché Roma, con il suo bianco e nero e i suoi campi lunghi, sembra girato appositamente per risaltare nel buio dei cinema, per essere amplificato nel suono della sala che mette in evidenza ogni sparo, ogni aereo che sorvola la città, ogni rumore e suono sullo sfondo che diventa parte integrante della ricostruzione del quartiere di Città del Messico, dello spaccato degli anni '70 e della vita di una famiglia comune.

Nel raccontare la storia di Cleo e della famiglia in cui la ragazza fa la domestica, c'è più di un'ispirazione verso il cinema neorealista italiano (Roma città aperta è richiamato alla memoria più volte), aiutato dalla fotografia in bianco e nero, dalla regia in cui si alternano primi piani intensi e lunghi piano sequenza di grandissimo impatto, in cui sono i suoni esterni a fare da colonna sonora, dalle onde del mare agli spari e le urla durante uno scontro fra manifestanti e polizia.
La storia quotidiana si intreccia agli avvenimenti del quartiere e della città, riuscendo a emozionare con grande semplicità, senza calcare mai sul dramma a tutti i costi, senza particolari scossoni, solo grazie alla bravura del cast, soprattutto donne, perché sono loro a far vivere la casa, mentre gli uomini rimangono sullo sfondo e sono spesso crudeli e violenti, anche quando sono solo dei bambini.

Non è facile cogliere i molteplici strati tematici presenti in Roma, che parte dalla storia di una cameriera, Cleo, si amplia nel racconto familiare e arriva fino al sociale, con la Storia messicana che sembra irrompere dalla finestra con la violenza di un uragano, per poi andare via e tornare a essere solo contorno, che sia una rivolta studentesca, i mondiali di calcio, o l'enorme discrepanza sociale fra quartieri ricchi e baraccopoli.
Proprio per questo è un film da vedere e rivedere, ma anche, e soprattutto, perché è un film magnifico.

domenica 2 dicembre 2018

La ballata di Buster Scruggs - la recensione

Doveva essere una serie tv, il nuovo film dei fratelli Coen, e questo in un certo senso si percepisce, eppure alla fine la sensazione che, pur nella struttura episodica, ci sia un senso di compiuto tipico del cinema è forte.

Forse è per questo che alla fine i Coen hanno deciso di farne un film, e per di più un western molto classico in un certo senso.


Prendendo in prestito dalle favole l'immagine del libro che viene sfogliato, vediamo man mano le sei storie, ognuna delle quali si conclude in maniera enigmatica.
Ed è proprio questo senso sospeso di mistero l'unico filo conduttore fra le storie tutte molto diverse fra loro per interpreti (si va da James Franco a Liam Neeson, a Brendan Gleeson) e tono (surreale, drammatico, quasi horror in alcuni momenti).
Non tutte le storie sono ugualmente riuscite, comunque sopra tutte spicca Meal Ticket, in cui un uomo viaggia di città in città con un carro e un ragazzo senza braccia e senza gambe, portando in scena lo spettacolo "Il tordo senza ali", sicuramente la storia più malinconica e toccante che rimane maggiormente impressa, grazie anche alla bravura di Harry Melling (irriconoscibile da quando era il cugino bullo di Harry Potter), mentre invece rimane un po' sottotono The Gal Who Got Rattled, la storia che più di tutte si avvicina a un western classico, con carovane, praterie e indiani.

Grande merito per la riuscita del film va sicuramente alla sceneggiatura dei Coen, fatta di dialoghi brillanti e surreali che hanno ben meritato il premio ricevuto al Festival di Venezia, ma è anche impossibile non citare altri due aspetti fondamentali, come la fotografia limpida e pulita di Bruno Delbonnel e soprattuttole splendide ed evocative musiche di Carter Burwell.


Non un film perfetto, con alti e bassi e che probabilmente non riuscirà a catturare chi non ama il cinema dei Coen, ma La Ballata di Buster Cruggs è innegabilmente uno dei titoli più affascinanti dell'anno.

domenica 25 novembre 2018

Giornata contro la violenza sulle donne - quattro titoli da recuperare

Il 25 ottobre è la giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Una giornata per ricordare al mondo che ancora oggi, nel 2018, le donne sono costrette a subire discriminazione e soprusi che troppo spesso sfociano nella violenza e, purtroppo nell'omicidio.
Nell'ultimo anno il mondo del Cinema è stato scosso in modo veemente dallo scandalo molestie, a cui ha fatto seguito la nascita di diversi movimenti a supporto delle donne, #MeToo, Time's Up, e in Italia il movimento Dissenso Comune.



Nel corso degli anni il Cinema ha  affrontato spesso il tema della violenza sulle donne, raccontandola in tutte le sue malate forme. Ecco quattro titoli che raccontano diversi tipo di violenza, fisica, psicologica, in casa, nelle aule di tribunale, e sul lavoro.

- SOTTO ACCUSA (1988), con Kelly McGillis e una straordinaria Jodie Foster, che con questo film ha vinto il suo primo Oscar.
La pellicola, ispirata a un fatto realmente accaduto, racconta la storia di una ragazza, Sarah (Foster), che una sera viene violentata da tre uomini in un bar, fatto che avviene davanti a una folla urlante che incita i tre facendo il tifo. A seguito dello stupro a finire sotto accusa non sono solo i violentatori, che se la cavano con poco, ma la stessa ragazza, colpevole di essere ubriaca, di avere fatto commenti troppo espliciti e di avere avuto un atteggiamento troppo provocante. Solo la testardaggine del procuratore (McGillis), l'unica a sostenere Sarah, riuscirà a riaprire il caso portando a giudizio tutti quelli che erano presenti nella sala e che invece di aiutare la ragazza hanno fatto il tifo per gli stupratori. Un film durissimo da vedere e fortemente realistico.

- NORTH COUNTRY - STORIA DI JOSEY (2005), con Charlize Theron, Woody Harrelson, Jeremy Renner e Frances McDormand.
Tratto da una vera storia, il film racconta le difficili condizioni in cui delle donne sono state costrette a lavorare in una miniera nel nord del Minnesota, tra minacce, insulti, e continue umiliazioni. Tra queste donne c'è Josey (C.Theron), madre di due bambini, fuggita da un marito violento, e con un passato segnato da una violenza subita. Come le altre, anche Josey non viene accettata dai colleghi maschi della miniera, così decide di alzare la testa, licenziarsi e fare causa all'azienda, trovandosi però sola contro tutti.
Il film ha ricevuto due nomination agli Oscar 2006, migliore attrice (Theron) e migliore attrice non protagonista (McDormand)

- A LETTO CON IL NEMICO (1991), con Julia Roberts protagonista.
Una coppia in apparenza felice e affiatata, in realtà Laura (J.Roberts) vive un incubo, sposata ad un uomo violento e possessivo che la picchia continuamente. Per fuggire, Laura arriva a fingersi morta ma quando pensa di aver finalmente ritrovato la libertà, quell'uomo torna a perseguitarla con lo scopo di ucciderla. Un thriller dalla trama piuttosto semplice e uno svolgimento molto classico, con una buona interpretazione di Julia Roberts e di un perfido Patrick Bergin. Un marito violento che perseguita la moglie per ucciderla, una storia tristemente attuale.

- PRIMO AMORE (2004), con Vitaliano Trevisan e Michela Cescon.
Diretto da Matteo Garrone e liberamente ispirato al libro "Il Cacciatore di Anoressiche", il film racconta una violenza psicologica che diventa anche fisica. Al centro della storia la relazione  tra Vittorio e Sonia, che si incontrano tramite un annuncio per "cuori solitari". Lui è ossessionato dalle donne estremamente magre, fino all'anoressia, e Sonia accetta di dimagrire per lui, come atto d'amore, ignorando l'ossessione malata dell'uomo. Se all'inizio quella di Sonia è una libera scelta, all'improvviso la sua vita si trasforma in un vero incubo, vittima della morbosità e delle ossessioni di Vittorio, arrivando a una magrezza estrema che mette in pericolo la sua salute. La ribellione di Sonia la porterà a un gesto estremo contro Vittorio.

martedì 20 novembre 2018

Joker - Joaquin Phoenix in fuga nelle nuove foto dal set

Vanno avanti le riprese del nuovo film sul Joker che vedrà Joaquin Phoenix protagonista nel ruolo dell'iconico cattivo della DC Comics.

Nelle nuove immagini trapelate dal set (e in queste settimane ne sono uscite parecchie) si vede l'attore, con il trucco da clown, impegnato in una rocambolesca fuga dalla polizia. Coinvolti nella scena anche Bill Camp e Shea Whigham.
Diretto da Todd Phillips, il film racconta la storia di uno stand-up comedian di nome Arthur Fleck (Phoenix), che a seguito di una giornata particolarmente storta e sfortunata si trasforma nel temutissimo e folle clown. La pellicola non farà parte della "saga di Justice League", nella quale è già presente un altro Joker.
Nel cast anche Zazie Beetz, Frances Conroy, e Robert De Niro.



Ecco alcune delle foto scattate sul set, con tanto di controfigura che viene investita da un taxi. Per vederle tutte potete andare sul sito di Just Jared.







sabato 17 novembre 2018

Independent Spirit Awards 2019 - le nomination

La stagione dei premi si avvicina, e come sempre ad aprire le danze sono le nomination ai Film Independent Spirit Awards 2019, il premio più importante del Cinema indipendente USA (sotto i 20 milioni di dollari di budget), assegnato dalla Film Independent (associazione no profit a sostegno dell'arte).

A guidare le nomination è il film We the Animals, che ha ricevuto 5 candidature ma non quella per il miglior film. Quattro le nomination per i film Eight Grade, First Reformed, e You Were Never Really Here.
Tra le attrici candidate, spiccano le nomination di Glenn Close (The Wife) e Toni Collette (Hereditary), due nomi che potremmo (speriamo) ritrovare anche agli Oscar. Tra gli attori, nomination per Joaquin Phoenix per il film You Were Never Really Here, con cui ha vinto il premio come la migliore interpretazione maschile a Cannes 2017.

C'è spazio anche per l'Italia. Suspiria di Luca Guadagnino è stato nominato nella sezione miglior fotografia, ma riceverà anche il Robert Altman Award, un premio "generale" (cast, regia, ecc) al film. Infine, nella cinquina dei miglior film stranieri c'è anche Lazzaro Felice di Alice Rohrwacher, che dovrà vedersela con i due favoriti, Roma di Alfonso Cuaron e The Favourite di Yorgos Lanthimos.


La cerimonia di premiazione si svolgerà il prossimo 23 febbraio, la sera prima degli Oscar.

Ecco l'elenco dei nominati.

BEST FEATURE
Eighth Grade
First Reformed
If Beale Street Could Talk
Leave No Trace
You Were Never Really Here

BEST FIRST FEATURE
Hereditary
Sorry to Bother You
The Tale
We the Animals
Wildlife

BEST DIRECTOR
Debra Granik, LEAVE NO TRACE
Barry Jenkins, IF BEALE STREET COULD TALK
Tamara Jenkins, PRIVATE LIFE
Lynne Ramsay, YOU WERE NEVER REALLY HERE
Paul Schrader, FIRST REFORMED

BEST FEMALE LEAD
Glenn Close, THE WIFE
Toni Collette, HEREDITARY
Elsie Fisher, EIGHTH GRADE
Regina Hall, SUPPORT THE GIRLS
Helena Howard, MADELINE’S MADELINE
Carey Mulligan, WILDLIFE

BEST MALE LEAD
John Cho, SEARCHING
Daveed Diggs, BLINDSPOTTING
Ethan Hawke, FIRST REFORMED
Christian Malheiros, SÓCRATES
Joaquin Phoenix, YOU WERE NEVER REALLY HERE

BEST SUPPORTING FEMALE
Kayli Carter, PRIVATE LIFE
Tyne Daly, A BREAD FACTORY
Regina King, IF BEALE STREET COULD TALK
Thomasin Harcourt McKenzie, LEAVE NO TRACE
J. Smith-Cameron, NANCY

BEST SUPPORTING MALE
Raúl Castillo, WE THE ANIMALS
Adam Driver, BLACKKKLANSMAN
Richard E. Grant, CAN YOU EVER FORGIVE ME?
Josh Hamilton, EIGHTH GRADE
John David Washington, MONSTERS AND MEN

BEST CINEMATOGRAPHY
Ashley Connor, MADELINE’S MADELINE
Diego Garcia, WILDLIFE
Benjamin Loeb, MANDY
Sayombhu Mukdeeprom, SUSPIRIA
Zak Mulligan, WE THE ANIMALS

BEST SCREENPLAY
Richard Glatzer (Writer/Story By), Rebecca Lenkiewicz & Wash Westmoreland, COLETTE
Nicole Holofcener & Jeff Whitty, CAN YOU EVER FORGIVE ME?
Tamara Jenkins, PRIVATE LIFE
Boots Riley, SORRY TO BOTHER YOU
Paul Schrader, FIRST REFORMED

BEST FIRST SCREENPLAY
Bo Burnham, EIGHTH GRADE
Christina Choe, NANCY
Cory Finley, THOROUGHBREDS
Jennifer Fox, THE TALE
Quinn Shephard (Writer/Story By) and Laurie Shephard (Story By), BLAME

BEST EDITING
Joe Bini, YOU WERE NEVER REALLY HERE
Keiko Deguchi, Brian A. Kates & Jeremiah Zagar, WE THE ANIMALS
Luke Dunkley, Nick Fenton, Chris Gill & Julian Hart, AMERICAN ANIMALS
Anne Fabini, Alex Hall and Gary Levy, THE TALE
Nick Houy, MID90S

BEST DOCUMENTARY
- HALE COUNTY THIS MORNING, THIS EVENING
- MINDING THE GAP
- OF FATHERS AND SONS
- ON HER SHOULDERS
- SHIRKERS
- WON’T YOU BE MY NEIGHBOR?

BEST INTERNATIONAL FILM
BURNING (South Korea)
THE FAVOURITE (United Kingdom)
LAZZARO FELICE (Italia)
ROMA (Mexico)
SHOPLIFTERS (Japan)

ROBERT ALTMAN AWARD
Suspiria

BONNIE AWARD
Debra Granik
Tamara Jenkins
Karyn Kusama

JOHN CASSAVETES AWARD
A Bread Factory
En el Septimo Dia
Never Goin’ Back
Socrates
Thunder Road

giovedì 15 novembre 2018

Animali Fantastici - I Crimini di Grindelwald


La pellicola si apre con una sequenza incalzante, come un colpo di frusta: Grindelwald (Johnny Depp, nuovamente alle prese con delle lenti a contatto molto inquietanti) deve rispondere dei suoi crimini commessi in Europa... Quali? Non è ancora dato saperlo, e viene caricato su di una carrozza per essere estradato dal MACUSA. Riesce magicamente (in tutti i sensi) ad evadere e, dopo una rocambolesca fuga, a rifugiarsi a Parigi.
Tre mesi dopo, a Londra, un sentimentalmente confuso Newt Scamander (Eddie Redmayne), viene incaricato da Albus Silente (per la prima volta portato in vita da Jude Law) di compiere una missione: trovare il fuggitivo per sconfiggerlo e salvare l'anima di Credence (un sempre istrionico Ezra Miller).

Il film sposta, quindi, il suo complesso intreccio in Francia, dove il cast originale cerca zoppicando di riunirsi con alcuni risvolti dei più inaspettati.
Contorto l'epilogo, che ci porta a pensare ad un terzo capitolo, per il quale pare che i casting stiano già iniziando a Rio de Janeiro, potenzialmente ricco di sorprese. C'è da augurarsi che le promesse vengano mantenute!
Meglio non svelare troppi dettagli di questa trama, ricca di un fan service forse addirittura eccessivo, giocata quasi interamente su fitti rapporti, prevedibili e non, e che reputo comunque priva della densità sperata. La regia di David Yates è ancora complicata e dispersiva; caotica. Gli spazi sono mal gestiti e nelle scene d'azione si perde data di ciò che succede. Si punta al "bel guazzabuglio moderno" con lampi di luce ed ottimi effetti speciali, forse studiati per una migliore riuscita del 3D, ma che la fanno da padrona su un soggetto spoglio e caratterizzazione dei nuovi personaggi, ai quali sono riservati pochi momenti.


Johnny Depp rinasce finalmente dalle ceneri, metafora più che appropriata, dopo tanti ruoli monotoni, e crea un villain violento, ma dotato di una calma disarmante, un futuro dittatore, se guardiamo con lungimiranza, ma dotato già da adesso di una parlantina che incanta e convince lo spettatore, che si troverà in difficoltà a scegliere da che parte stare.
Il Newt di Eddie Redmayne diventerà, perciò, la necessità del trovare un eroe che, però, al momento non spicca e non si sbilancia, ma che rimane bensì a vivere nel suo baule, con il suo nuovo sentimento del quale ha probabilmente paura, con i suoi vecchi rancori, la sua velata sociopatia, la sua vena autistica adorabile e le sue creature che custodisce ed ama con tanta passione e presso le quali trova rifugio. Gli altri personaggi, già visti e nuovi, roteano come satelliti intorno a queste due stelle, senza infamia e senza lode.

Interessante il montaggio sonoro, bello il ritorno al motivo del primo episodio e l'omaggio al tema tutto potteriano del castello di Hogwarts che è ormai totalmente sedimentato nel nostro cuore e non manca di emozionare chi assieme a Harry Potter è cresciuto.

L'amore come concetto universale, la necessità di appartenere a qualcosa di concreto, l'identità della famiglia, l'amore sensuale, eterosessuale e non, l'amore per i propri ideali è il cardine intorno al quale ruota un film godibile, ma non un capolavoro del genere.

sabato 10 novembre 2018

In arrivo un biopic su Rock Hudson

La Universal sta lavorando a un progetto che racconterà la vita di Rock Hudson, una delle più grandi stelle della vecchia Hollywood, protagonista di film indimenticabili come Il Gigante, al fianco della sua grande amica Liz Taylor, Come Foglie al Vento e Magnifica Ossessione, e anche di divertenti commedie romantiche in coppia con Doris Day.

A produrre e dirigere il biopic sarà Greg Berlanti, regista del recente Tuo, Simon. Al momento non si sa chi si occuperà della sceneggiatura. Troppo presto anche per parlare di un possibile cast.

Con una carriera iniziata negli anni'50, Rock Hudson ha vissuto quel periodo in cui le star di Hollywood erano osannate dal pubblico e controllate dagli studios, quando gli attori e le attrici  dovevano avere, agli occhi della gente, una vita apparentemente immacolata. Per questo motivo Rock Hudson ha dovuto nascondere per moltissimi anni la sua omosessualità, nota a tutti nell'ambiente. Per evitare di danneggiare la sua immagine di "maschio, forte, bello, e ricco", sull'attore venne fatto un attento lavoro di marketing, con grande investimento, anche in termini di denaro, da parte degli studios, per cercare di proteggere quella immagine e mettere a tacere il gossip, Addirittura nel 1955 venne organizzato un matrimonio "di copertura", in cui Rock Hudson convolò a nozze con la sua segretaria. Matrimonio che durò solo due anni.


L'omosessualità dell'attore rimase segreta fino agli anni '80, quando Rock Hudson scoprì di essere malato di AIDS.
La diagnosi arrivò nel 1984, l'attore cercò di tenerla segreta, provando a giustificare un aspetto invecchiato e un'improvvisa ed eccessiva perdita di peso con diete ferree, anemie, e addirittura con un cancro. La situazione però peggiorò velocemente e in modo evidente, le ultime apparizioni pubbliche dell'attore, tra cui un'intervista con la sua grande amica Doris Day, non lasciavano dubbi su uno stato di salute piuttosto problematico. L'attore cominciò anche ad avere problemi di memoria, tanto da dimenticarsi le battute sul set della soap Dinasty. Non passarono inosservati i suoi continui viaggi a Parigi per curarsi, così nel 1985, l'attore rilasciò un comunicato in cui annunciava pubblicamente di avere l'AIDS. Le reazioni sfiorarono l'isterismo di massa. L'ospedale in cui era ricoverato si svuotò per il terrore del contagio. Tutte le compagnie aeree si rifiutarono di averlo come passeggero così l'attore fu costretto a prenotare un intero volo in cui viaggiare solo. Sul set di Dinasty scoppiò una vera e propria fobia da contagio.
Rock Hudson morì pochi mesi dopo l'annuncio, il 2 ottobre 1985, periodo in cui la stampa seguì in modo morboso il decorso della malattia. Aveva 59 anni.

Rock Hudson è stata la prima celebrità ad ammettere pubblicamente di aver contratto l'AIDS. La morte di un attore così amato dalla gente, e dai colleghi, fu un momento determinante per la presa di coscienza collettiva su una malattia che fino a quel momento, nonostante il crescente e impressionante numero di contagiati, era stata volutamente ignorata o relegata a un problema che riguardava solo gli omosessuali. Una presa di coscienza che arrivò fino alla Casa Bianca, con il presidente USA di quegli anni, Ronald Reagan, ex attore e grande amico di Rock Hudson, che cambiò atteggiamento nei confronti della malattia.

mercoledì 7 novembre 2018

Shrek: in arrivo il reboot della saga?

Il ciclo di Shrek non si è ancora esaurito. L'orco verde sarà protagonista di un nuovo film, ma sarà un nuovo capitolo della saga o un reboot?

E' da tempo che la Universal sta pensando di riportare sul grande schermo una delle saghe d'animazione più amate di sempre, quella di Shrek, nel frattempo però gli obbiettivi dello studio sembrano essere cambiati, puntando più verso un reboot che verso un quinto film della saga.

Un compito per niente facile che è stato affidato a Chris Meledandri, regista di Cattivissimo Me, pronto a far ripartire da zero la saga, a reinventare i personaggi, ma con il desiderio di coinvolgere anche il cast vocale originale, Mike Myers, Eddie Murphy, Cameron Diaz e Antonio Banderas, a cui si deve una buona parte del successo dei quattro film del franchise.


"Se si torna ad ascoltare quelle performance vocali erano fantastiche. Vogliamo comunque reinventare storie e personaggi. Sebbene si possa puntare una reinvenzione totale, mi ritrovo con nostalgia a voler tornare a quelle interpretazioni", ha dichiarato Meledandri a Variety, "La sfida maggiore sarà trovare qualcosa che non avrà il sapore di un semplice sequel di un franchise già famoso. Ci si può sbizzarrire ancora molto in quel mondo, ma è davvero difficile trovare una storia adatta. Bisogna trovare un racconto che sembri davvero qualcosa di nuovo".

Il progetto di rinnovamento non coinvolgerà solo Shrek ma anche Il Gatto con gli Stivali, ma per il momento entrambi sembrano ancora in alto mare.