sabato 23 marzo 2019

La conseguenza - la recensione

Diretto da James Kent e tratto dal romanzo del 2013 The Aftermath, scritto da Rhidian Brook, anche co-sceneggiatore, La Conseguenza mette in scena molteplici chiavi di lettura, dal melodramma al racconto di guerra.

Al centro della storia c'è Rachel, la moglie di un ufficiale inglese che, appena dopo la fine della Guerra, raggiunge il marito ad Amburgo, cercando faticosamente di riallacciare un rapporto in crisi a causa della tragica morte del figlio undicenne sotto i bombardamenti. Come nel più classico dei melò, Rachel intreccia una storia con Stefan Lubert, l'uomo nella cui casa i due coniugi si ritrovano a vivere. Lubert è vedovo, con una figlia adolescente e chiuso in se stesso, ma la tragedia condivisa fra i due è anche un punto di incontro per superare le divergenze e, forse, ritrovare se stessi.


La prima parte del film è sicuramente la più riuscita. Il parallelismo fra le macerie di una Amburgo distrutta, dove la polvere e la fame la fanno da padrone, e l'animo spezzato dal lutto dei due personaggi interpretati da Keira Knightley ed Alexander Skarsgard, è delicato ma intenso, oltretutto i due interpreti sono bravissimi nel lavorare di sottrazione, senza ostentare mai il dolore, ma giocando con gli sguardi e i piccoli gesti. Anche Jason Clarke, nel ruolo di un marito incapace di affrontare il proprio lutto e persino di parlarne apertamente con sua moglie, è fautore di un'ottima prova, completando un terzetto di attori da applausi.
La riflessione sulla guerra e sul nemico, che non è mai davvero tale a meno che non siamo noi stessi a dargli questo nome, è interessante. Si gioca molto sui grigi, sul quanto sia complicato distinguere nettamente giusto e sbagliato in una situazione che non si conosce a fondo, e da questo punto di vista il film è uno dei più interessanti racconti di guerra visti ultimamente, anche perché riesce a essere privo di retorica inutile.
La seconda parte invece soffre di un cambio di registro piuttosto repentino, concentrandosi totalmente sul melodramma e sul tema del lutto, mai realmente affrontato da nessuno dei tre personaggi principali.

Non si può certo parlare di uno scivolone, la storia è comunque scritta con grande maestria e molto tatto, con personaggi caratterizzati benissimo e dalla psicologia affatto banale, ma le premesse erano ben altre rispetto al, seppur ottimo, melò.

Probabilmente non è un film che rimarrà nella storia, non mantiene del tutto le promesse iniziali, ma alla fine non si esce delusi dalla visione, soprattutto se si è appassionati di melodrammi bellici.

giovedì 21 marzo 2019

Emilia Clarke è sopravvissuta a due aneurismi cerebrali

In una lunga intervista al New Yorker, l'attrice Emilia Clarke ha raccontato per la prima volta un periodo molto drammatico del suo recente passato, quando è stata colpita da due aneurismi cerebrali rischiando di morire. Un racconto piuttosto drammatico che oggi l'attrice affronta anche con una buona ironia.

I fatti risalgono al 2011, dopo aver concluso la prima stagione de Il Trono di Spade, e proprio da quel lavoro inizia il racconto dell'attrice. Emilia Clarke ha confessato di essersi sentita schiacciata dalla improvvisa popolarità dovuta dal suo personaggio, soprattutto a causa delle scene di nudo, argomento presente in ogni intervista che rilasciava. Questo le ha causato un grande senso di insicurezza e di stress, per questo ha deciso di buttarsi a capofitto sulla palestra.

"Per alleviare lo stress, ho iniziato ad allenarmi. Dopotutto, ero un'attrice televisiva, ed è quello che fanno gli attori televisivi. La mattina dell’11 febbraio 2011, mi stavo vestendo negli spogliatoi di una palestra a Crouch End, a nord di Londra, quando ho iniziato a sentire un forte mal di testa. Ero così stanca che riuscii a malapena ad indossare le scarpe da ginnastica. Quando ho iniziato l’allenamento, ho dovuto sforzarmi.
Poi il mio allenatore mi ha fatto mettere in posizione plank, e ho immediatamente sentito come se una fascia elastica mi stesse stringendo il cervello. Ho cercato di ignorare il dolore e andare avanti, ma non ci sono riuscita. Ho detto al mio allenatore che dovevo fare una pausa. In qualche modo, quasi strisciando, sono arrivata nello spogliatoio. Nel bagno, mi inginocchiai e iniziai a vomitare violentemente. Nel frattempo, la sofferenza, il dolore lancinante e costrittivo stavano peggiorando. Ad un certo punto iniziai a temere il peggio, stava succedendo qualcosa al mio cervello.
Per alcuni istanti ho cercato di allontanare il dolore e la nausea. Mi sono detta: “Non sarò paralizzata”. Ho mosso le dita delle mani e dei piedi per assicurarmi che fossero vere. Per mantenere sveglia la memoria ho provato a ricordare, tra le altre cose, alcune battute di Game of Thrones.

Una donna ha soccorso l'attrice che è stata portata d'urgenza in ospedale dove le hanno riscontrato una emorragia cerebrale. L'attrice ha raccontato l'intervento, "minimamente invasivo", in cui le è stato messo un filo all'inguine che arriva fino al cuore e al cervello per sigillare l'emorragia. L'intervento riesce ma il decorso è stato molto duro e le complicazione l'hanno messa a dura prova.

"L’operazione è durata tre ore. Quando mi sono svegliata, il dolore era insopportabile. Non avevo idea di dove fossi. Il mio campo visivo era ristretto. C’era un tubo in gola, ero arida e nauseata. Dopo quattro giorni e mi hanno detto che il grande ostacolo era arrivare al traguardo delle due settimane. Se non ci fossero state complicazioni, le possibilità di una buona ripresa erano alte. [...] Soffrivo di afasia, una conseguenza del trauma che il mio cervello aveva sofferto. Anche se stavo borbottando sciocchezze, mia madre mi ha fatto la grande gentilezza di ignorarlo e ha cercato di convincermi che ero perfettamente lucida. Ma sapevo che stavo vacillando. Nei miei momenti peggiori, volevo staccare la spina. Ho chiesto allo staff medico di lasciarmi morire. Pensai più volte a come sarebbe stata la mia vita, il mio lavoro è basato sulla lingua, sulla comunicazione. Senza quella, ero persa, finita."

Ma Emlia Clarke si è ripresa e ha partecipato alla promozione della serie. Ha condiviso con i produttori la sua esperienza chiedendogli di tenere tutto segreto. I dottori però l'avevano avvertita di stare attenta perché dall'altra parte del cervello c'era un altro piccolo aneurisma. Per un po' è andata bene, poi però quel piccolo aneurisma ha cominciato a fare paura e l'attrice si è dovuta operare di nuovo, un intervento di routine che però è andato molto male.

"Quando mi hanno svegliata, stavo urlando di dolore. L’intervento era fallito. Ho avuto un’emorragia enorme e i medici sono stati subito chiari, le mie possibilità di sopravvivere erano precarie se non avessero operato di nuovo. Questa volta avevano bisogno di accedere al mio cervello alla vecchia maniera: aprendomi il cranio. E l’operazione doveva essere fatta immediatamente.
Il recupero è stato ancora più doloroso di quanto non fosse stato dopo il primo intervento chirurgico. Sembrava che avessi attraversato una guerra più macabra di quelle di Daenerys. Sono uscita dall'operazione con un tubo che mi usciva dalla testa. I frammenti del mio cranio erano stati sostituiti dal titanio. Oggi la cicatrice non si vede, ma in quel momento non sapevo che non sarebbe stata visibile. E c’era soprattutto la costante preoccupazione per le perdite cognitive o sensoriali. Perdita di concentrazione? Memoria? Visione periferica? Ora dico alla gente che ho solo perso il buon gusto in fatto di uomini. Ma, naturalmente, nulla di tutto ciò sembrava remotamente divertente in quel momento."

Emilia Clarke ha voluto raccontare adesso la sua storia per condividere e dare speranza a tutte le persone che hanno, o hanno avuto, questo problema, e per lanciare l’associazione benefica SameYou, che si offre di dare assistenza alle persone colpite da danni cerebrali e aneurismi.

"Ora, dopo essere stata in silenzio per tutti questi anni, sto finalmente raccontando tutto. Per favore, credetemi: so che non sono l’unica. Innumerevoli persone hanno sofferto molto di più, e non avevano a disposizione le cure che io fortunatamente ho ricevuto."

L'attrice ha poi concluso scherzando, ogni volta che fa un intervista e le viene mal di testa, il pensiero va subito a un terzo aneurisma: "Ho fregato la morte due volte, è venuta a reclamarmi. [...] C’è qualcosa di gratificante, che va oltre la fortuna, nella fine di GoT. Sono così felice di essere qui per vedere la fine di questa storia e l’inizio di tutto ciò che viene dopo."

Tosta, guerriera, proprio come Daenerys Targaryen.


giovedì 14 marzo 2019

Boy Erased - la recensione

Nelle sale italiane, con uno stratosferico ritardo, arriva Boy Erased, un racconto autobiografico di un ragazzo, Jared, che dopo aver fatto coming out viene spedito dai suoi genitori, perfetti rappresentanti dell'America bigotta e benestante, in un centro di cura per omosessuali.


Joel Edgerton trae dal memoir di Garrard Conley un film che sembra strutturato appositamente per questi tempi e per colpire il pubblico: la violenza, fisica ma soprattutto psicologica, che Jared e gli altri ragazzi subiscono, viene mostrata subdolamente ma senza mai davvero andare a fondo, fallendo probabilmente proprio dove non avrebbe dovuto, ovvero nel provocare disagio e disgusto nello spettatore, nel creare quella morsa allo stomaco che avrebbe potuto scuotere la coscienza a molti.
Rimane tutto un po' troppo pulito, troppo "buono" in un certo senso, nonostante il grandissimo cast sia impeccabile, con una Nicole Kidman che spicca per intensità e delicatezza.
Sicuramente un grande pregio del film è quello di riportare a galla il tema dei centri di conversione, incredibilmente ancora attivi in molte zone degli Stati Uniti (ma anche in altri paesi, purtroppo), riflettendo su quanto questi veri e propri internamenti forzati possano influire sulla vita di ragazzi già provati da un ambiente familiare spesso ostile, ma ancora più spesso orlato di buone intenzioni.

Un film pulito, senza grandi sbavature, ma che scivola via senza riuscire a emozionare troppo e che purtroppo rischia di essere subito dimenticato. Un peccato se si considera il tema che affronta e la storia (vera) che racconta, una storia che avrebbe meritato forse una messa in scena più cruda in alcuni frangenti, soprattutto nell'esplorazione della psicologia del suo protagonista.
Resta comunque da incorniciare la prova dell'intero cast e soprattutto quella di una sempre magistrale Nicole Kidman, vero valore aggiunto della pellicola.

sabato 9 marzo 2019

Capitan Marvel - la recensione

E finalmente è arrivato.
Dopo una scia di polemiche inutili, boicottaggi stupidi e aspettative alle stelle, finalmente la prima eroina del Marvel Cinematic Universe arriva in sala a preparare la strada per l'evento Endgame, atteso dai fan come nient'altro prima d'ora.
A vestirei panni di Carol Denvers c'è il premio oscar Brie Larson, anche lei accompagnata da mugugni e polemiche. Fortunatamente una volta seduti al cinema e spente le luci, ci pensa la Marvel a ricordarci ancora una volta chi comanda.


Non siamo di fronte al classico film di origini, infatti in questo caso veniamo catapultati in media res e la nostra eroina ha già i suoi poteri ed è già in grado di usarli. Il suo passato ci viene svelato pian piano nel corso della pellicola con flashback che vanno a ricostruire la sua storia prima e dopo l'incidente che l'ha resa com'è, e in modo atipico è lo spettatore a sapere qualcosa in più su di lei di quanto non ne sappia Carol stessa.
Brie Larson fuga ogni dubbio e riesce ad avere la presenza scenica e il carisma necessari a incarnare un personaggio del genere e le sue interazioni con Samuel L Jackson (sempre più straordinaria la tecnica del ringiovanimento digitale) sono perfette e molto divertenti, rendendo il film quasi un buddy movie. 
Ottima anche la trama che è meno scontata e prevedibile di quando potesse sembrare all'inizio e riserva colpi di scena non indifferenti, riuscendo nel contempo a preparare il terreno per Avengers Endgame disseminando indizi e riferimenti che di sicuro faranno impazzare le teorie più disparate.

Inutile ribadire di rimanere fino alla fine dei titoli di coda. Un ultima parola, infine, sull'omaggio a Stan Lee, oltre al solito cammeo, toccante, seppur breve, e sentito, sarà difficile trattenere il magone.


Nulla da dire se non che ormai i film dei Marvel Studios sono una sicurezza nel campo del cinema di intrattenimento, assicurando al pubblico effetti visivi di altissimo livello, battute irriverenti, azione e una strettissima continuity, aggiungendo a questo giro anche un personaggio femminile protagonista e di tutto rispetto. 
Manca poco più di un mese ad Avengers Endgame e non vediamo l'ora, e stavolta ci sarà anche Capitan Marvel.

mercoledì 27 febbraio 2019

The LEGO Movie 2 - la recensione

The LEGO Movie 2 - Una Nuova Avventura si apre esattamente alla conclusione del primo film, opera sorprendente che aveva affascinato piccini ma soprattutto grandi.

La sagacità dei dialoghi, insieme a un comparto tecnico e visivo strabiliante, avevano fatto di The LEGO Movie un film fresco, divertente, godibile e a tratti indimenticabile.
Questo accade in parte anche nel sequel, diretto non più da Phil Lord e Chris Miller (questa volta nelle vesti di sceneggiatori) ma da Mike Mitchell (Shrek - E Vissero tutti Felici e Contenti).
Manca qualcosa in questo atteso sequel, anche se non si capisce bene cosa esattamente. L'umorismo c'è, anche se lievemente più spostato verso un lato infantile, così come gag e riferimenti alla cultura popolare. Eppure non ci si appassiona allo stesso modo alle avventure di Emmett e Lucy, non come ci saremmo aspettati probabilmente.

Niente da dire sull'aspetto tecnico, sempre ineccepibile sotto ogni punto di vista. Ciò che forse penalizza il progetto è l'inserimento di sequenze in live-action, sequenze che nel primo capitolo servivano per contestualizzare il tutto e che in questo sequel risultano fin troppo elementari e a tratti invadenti.

In ogni caso The LEGO Movie 2 rimane un prodotto godibile e divertente per qualsiasi pubblico, anche se questa volta più impostato verso un pubblico giovane.

Alita: Angelo della Battaglia - la recensione

Dopo anni e anni di lavorazione arriva nelle sale, finalmente, Alita: Angelo della Battaglia, adattamento cinematografico dell'opera manga di Yukito Kishiro.

Dallo steampunk di Macchine Mortali al cyberpunk di Alita, ultima opera firmata da Robert Rodriguez che purtroppo zoppica in più punti, come (se non di più) dell'altro titolo sopracitato.
Fin dall'inizio ci viene presentato un mondo affascinante, colmo di fascino che, purtroppo, brilla solamente sul piano visivo, e poco da quello narrativo. Alita: Angelo della Battaglia soffre di una narrazione un po' troncata a causa di una tendenza che negli ultimi anni è presente in molti progetti, ovvero quella di lasciare fin troppe porte aperte per sequel, spin-off ed altre varianti, finendo così per penalizzare il lungometraggio stesso.

Tale fatto risulta inevitabilmente fastidioso nella conclusione del film, perché il potenziale all'interno di Alita è davvero concreto e pieno di infinite sfumature. Il succo c'è ma l'esecuzione a singhiozzi penalizza un'opera che risulta riuscita a metà, per quanto il cast e il reparto tecnico siano davvero notevoli.
Qualora venisse realizzato un seguito (preventivato dagli sceneggiatori), il tiro dovrà essere aggiustato per quanto riguarda l'approfondimento di un mondo meraviglioso come quello accennato in questo film.

lunedì 25 febbraio 2019

Oscar 2019 - Tutti i Vincitori!

Si è celebrata questa notte la 91esima edizione degli Oscar, dove abbiamo visto trionfare come Miglior film, un po' a sorpresa, Green Book, mentre Alfonso Cuarón si porta a casa il premio alla Regia per Roma.
Si converma come Miglior Attore (quest'anno ha vinto tutto) Rami Malek, per la sua magistrale interpretazione si Freddie Mercury in Bohemian Rhapsody, mentre come Miglior Attrice vince la bravissima Olivia Colman per La Favorita.



Qui di seeguito tutti i vincitori:

Miglior film

  • Green Book – Jim Burke, Charles B. Wessler, Brian Currie, Peter Farrelly e Nick Vallelonga
  • A Star Is Born – Bill Gerber, Bradley Cooper e Lynette Howell Taylor
  • Black Panther – Kevin Feige
  • BlacKkKlansman – Sean McKittrick, Jason Blum, Raymond Mansfield, Jordan Peele e Spike Lee
  • Bohemian Rhapsody – Graham King
  • La favorita (The Favourite) – Ceci Dempsey, Ed Guiney, Lee Magiday e Yorgos Lanthimos
  • Roma – Gabriela Rodríguez e Alfonso Cuarón
  • Vice - L'uomo nell'ombra (Vice) – Dede Gardner, Jeremy Kleiner, Adam McKay e Kevin J. Messick

Migliore regia

  • Alfonso Cuarón – Roma
  • Yorgos Lanthimos – La favorita (The Favourite)
  • Spike Lee – BlacKkKlansman
  • Adam McKay – Vice - L'uomo nell'ombra (Vice)
  • Paweł Pawlikowski – Cold War (Zimna wojna)

Migliore attore protagonista

  • Rami Malek – Bohemian Rhapsody
  • Christian Bale – Vice - L'uomo nell'ombra (Vice)
  • Bradley Cooper – A Star Is Born
  • Willem Dafoe – Van Gogh - Sulla soglia dell'eternità (At Eternity's Gate)
  • Viggo Mortensen – Green Book

Migliore attrice protagonista

  • Olivia Colman – La favorita (The Favourite)
  • Yalitza Aparicio – Roma
  • Glenn Close – The Wife - Vivere nell'ombra (The Wife)
  • Lady Gaga – A Star Is Born
  • Melissa McCarthy – Copia originale (Can You Ever Forgive Me?)

Migliore attore non protagonista

  • Mahershala Ali – Green Book
  • Adam Driver – BlacKkKlansman
  • Sam Elliott – A Star Is Born
  • Richard E. Grant – Copia originale (Can You Ever Forgive Me?)
  • Sam Rockwell – Vice - L'uomo nell'ombra (Vice)

Migliore attrice non protagonista

  • Regina King – Se la strada potesse parlare (If Beale Street Could Talk)
  • Amy Adams – Vice - L'uomo nell'ombra (Vice)
  • Marina de Tavira – Roma
  • Emma Stone – La favorita (The Favourite)
  • Rachel Weisz – La favorita (The Favourite)

Migliore sceneggiatura originale

  • Nick Vallelonga, Brian Currie e Peter Farrelly – Green Book
  • Deborah Davis e Tony McNamara – La favorita (The Favourite)
  • Paul Schrader – First Reformed - La creazione a rischio (First Reformed)
  • Alfonso Cuarón – Roma
  • Adam McKay – Vice - L'uomo nell'ombra (Vice)

Migliore sceneggiatura non originale

  • Charlie Wachtel, David Rabinowitz, Kevin Willmott e Spike Lee – BlacKkKlansman
  • Joel ed Ethan Coen – La ballata di Buster Scruggs (The Ballad of Buster Scruggs)
  • Nicole Holofcener e Jeff Whitty – Copia originale (Can You Ever Forgive Me?)
  • Barry Jenkins – Se la strada potesse parlare (If Beale Street Could Talk)
  • Eric Roth, Bradley Cooper e Will Fetters – A Star Is Born

Miglior film straniero

  • Roma, regia di Alfonso Cuarón (Messico)
  • Un affare di famiglia (万引き家族 Manbiki kazoku?), regia di Hirokazu Kore'eda (Giappone)
  • Cafarnao (کفرناحوم), regia di Nadine Labaki (Libano)
  • Cold War (Zimna wojna), regia di Paweł Pawlikowski (Polonia)
  • Opera senza autore (Werk ohne Autor), regia di Florian Henckel von Donnersmarck (Germania)

Miglior film d'animazione

  • Spider-Man - Un nuovo universo (Spider-Man - Into the Spider Verse), regia di Bob Persichetti, Peter Ramsey e Rodney Rothman
  • Gli Incredibili 2 (Incredibles 2), regia di Brad Bird
  • Ralph spacca Internet (Ralph Breaks the Internet), regia di Phil Johnston e Rich Moore
  • Mirai (未来のミライ|Mirai no Mirai), regia di Mamoru Hosoda
  • L'isola dei cani (Isle of Dogs), regia di Wes Anderson

Migliore fotografia

  • Alfonso Cuarón – Roma
  • Łukasz Żal – Cold War (Zimna wojna)
  • Robbie Ryan – La favorita (The Favourite)
  • Caleb Deschanel – Opera senza autore (Werk ohne Autor)
  • Matthew Libatique – A Star Is Born

Migliore scenografia

  • Hannah Beachler e Jay Hart – Black Panther
  • Fiona Crombie e Alice Felton – La favorita (The Favourite)
  • Nathan Crowley e Kathy Lucas – First Man - Il primo uomo (First Man)
  • John Myhre e Gordon Sim – Il ritorno di Mary Poppins (Mary Poppins Returns)
  • Eugenio Caballero e Barbara Enriquez – Roma

Miglior montaggio

  • John Ottman – Bohemian Rhapsody
  • Barry Alexander Brown – BlacKkKlansman
  • Yorgos Mavropsaridis – La favorita (The Favourite)
  • Patrick J. Don Vito – Green Book
  • Hank Corwin – Vice - L'uomo nell'ombra (Vice)

Migliore colonna sonora

  • Ludwig Göransson – Black Panther
  • Terence Blanchard – BlacKkKlansman
  • Alexandre Desplat – L'isola dei cani (Isle of Dogs)
  • Marc Shaiman – Il ritorno di Mary Poppins (Mary Poppins Returns)
  • Nicholas Britell – Se la strada potesse parlare (If Beale Street Could Talk)

Migliore canzone

  • Shallow (musica e testi di Lady Gaga, Mark Ronson, Anthony Rossomando e Andrew Wyatt) – A Star Is Born
  • All the Stars (musica e testi di Kendrick Lamar, SZA, Sounwave e Al Shux) – Black Panther
  • I'll Fight (musica e testi di Diane Warren) – RBG
  • The Place Where Lost Things Go (musica di Marc Shaiman, testi di Marc Shaiman e Scott Wittman) – Il ritorno di Mary Poppins (Mary Poppins Returns)
  • When a Cowboy Trades His Spurs for Wings (musica e testi di David Rawlings e Gillian Welch) – La ballata di Buster Scruggs (The ballad of Buster Scruggs)

Migliori effetti speciali

  • Paul Lambert, Ian Hunter, Tristan Myles e J. D. Schwalm – First Man - Il primo uomo (First Man)
  • Dan DeLeeuw, Kelly Port, Russell Earl e Dan Sudick – Avengers: Infinity War
  • Christopher Lawrence, Michael Eames, Theo Jones e Chris Corbould – Ritorno al Bosco dei 100 Acri (Christopher Robin)
  • Roger Guyett, Grady Cofer, Matthew E. Butler e David Shirk – Ready Player One
  • Rob Bredow, Patrick Tubach, Neal Scanlan e Dominic Tuohy – Solo: A Star Wars Story

Miglior sonoro

  • Paul Massey, Tim Cavagin e John Casali – Bohemian Rhapsody
  • Steve Boeddeker, Brandon Proctor e Peter Devlin – Black Panther
  • Jon Taylor, Frank A. Montaño, Ai-Ling Lee e Mary H. Ellis – First Man - Il primo uomo (First Man)
  • Skip Lievsay, Craig Henighan e José Antonio García – Roma
  • Tom Ozanich, Dean Zupancic, Jason Ruder e Steve Morrow – A Star Is Born

Miglior montaggio sonoro

  • John Warhurst e Nina Hartstone – Bohemian Rhapsody
  • Benjamin A. Burtt e Steve Boeddeker – Black Panther
  • Ai-Ling Lee e Mildred Iatrou Morgan – First Man - Il primo uomo (First Man)
  • Ethan Van der Ryn e Erik Aadahl – A Quiet Place - Un posto tranquillo (A Quiet Place)
  • Sergio Díaz e Skip Lievsay – Roma

Migliori costumi

  • Ruth Carter – Black Panther
  • Mary Zophres – La ballata di Buster Scruggs (The Ballad of Buster Scruggs)
  • Sandy Powell – La favorita (The Favourite)
  • Sandy Powell – Il ritorno di Mary Poppins (Mary Poppins Returns)
  • Alexandra Byrne – Maria regina di Scozia (Mary Queen of Scots)

Miglior trucco e acconciatura

  • Greg Cannom, Kate Biscoe e Patricia DeHaney – Vice - L'uomo nell'ombra (Vice)
  • Göran Lundström e Pamela Goldammer – Border - Creature di confine (Border)
  • Jenny Shircore, Marc Pilcher e Jessica Brooks – Maria regina di Scozia (Mary Queen of Scots)

Miglior documentario

  • Free Solo, regia di Jimmy Chin e Elizabeth Chai Vasarhelyi
  • Hale County This Morning, This Evening, regia di RaMell Ross
  • Minding the Gap, regia di Bing Liu
  • Of Fathers and Sons, regia di Talal Derki
  • RBG, regia di Betsy West e Julie Cohen

Miglior cortometraggio documentario

  • Period. End of Sentence., regia di Rayka Zehtabchi
  • Black Sheep, regia di Ed Perkins
  • End Game, regia di Rob Epstein e Jeffrey Friedman
  • Lifeboat, regia di Skye Fitzgerald
  • A Night at the Garden, regia di Marshall Curry

Miglior cortometraggio

  • Skin, regia di Guy Nattiv
  • Detainment, regia di Vincent Lambe
  • Fauve, regia di Jeremy Comte
  • Marguerite, regia di Marianne Farley
  • Madre, regia di Rodrigo Sorogoyen

Miglior cortometraggio d'animazione

  • Bao, regia di Domee Shi
  • Animal Behaviour, regia di Alison Snowden, David Fine
  • Late Afternoon, regia di Louise Bagnall
  • One Small Step, regia di Andrew Chesworth e Bobby Pontillas
  • Weekends, regia di Trevor Jimenez

domenica 24 febbraio 2019

Independent Spirit Awards 2019 - vince 'Se la Strada Potesse Parlare'

Come da tradizione, il giorno prima degli Oscar vengono assegnati gli Independent Spirit Awards, i premi del Cinema indipendente americano (con un budget inferiore ai 20 milioni di dollari).

A vincere come miglior film è stato Se la Strada Potesse Parlare di Barry Jenkins, che si è portato a casa anche il premio per la migliore regia.
Tra gli attori, ancora una conferma per Glenn Close (The Wife), premiata come migliore attrice, e per Regina King (Se la Strada Potesse Parlare) nella categoria delle migliori attrici non protagoniste. Il premio come migliore attore protagonista è stato assegnato invece a Ethan Hawke (Firts Reformed), che non è candidato agli Oscar, mentre quello come migliore attore non protagonista è andato a Richard E. Grant (Copia Originale).

C'è anche un po' di Italia tra i vincitori, due riconoscimenti infatti sono andati a Suspiria, il film di Luca Guadagnino è stato premiato per la migliore fotografia e ha poi ricevuto il premio Robert Altman.
Un premio anche per Roma di Alfonso Cuaron, premiato come miglior film internazionale. Sorry To Bother You è la migliore opera prima.

Ecco l'elenco dei vincitori.

Miglior film: Se la strada potesse parlare

Miglior regista: Barry Jenkins (Se la strada potesse parlare)

Miglior attrice protagonista: Glenn Close (The Wife)

Miglior attore protagonista: Ethan Hawke (First Reformed)

Miglior attrice non protagonista: Regina King (Se la strada potesse parlare)

Miglior attore non protagonista: Richard E. Grant (Copia originale)

Miglior opera prima: Sorry To Bother You

Miglior sceneggiatura: Copia originale

Miglior sceneggiatura opera prima: Eighth Grade

Miglior fotografia: Sayombhu Mukdeeprom (Suspiria)

Miglior montaggio: A Beautiful Day

Miglior documentario: Won't You Be My Neighbor?

Miglior film internazionale: Roma

Premio Robert Altman: Suspiria

Premio John Cassavetes: En el Septimo Dia

Bonnie Award: Debra Granik

Premio al produttore: Shrihari Sathe

Premio Someone To Watch (Qualcuno da tenere d'occhio): Alex Moratto, regista di Socrates

Premio Truer Than Fiction: Bing Liu, regista di Minding The Gap.

mercoledì 20 febbraio 2019

Oscar 2019 - le nostre recensioni degli otto candidati come Miglior Film

Domenica 24 febbraio si terrà la 91a edizione degli Academy Awards. Sono "solo" otto i titoli che si contenderanno il premio più importante, l'Oscar per il miglior film, in una corsa alla statuetta che quest'anno sembra molto più incerta degli anni precedenti. Non c'è un vero favorito, tra gli otto ci sono titoli che sembrano avere più chance di altri, uno potrebbe segnare una clamorosa doppietta, ma anche un paio di outsider che potrebbero intromettersi a sorpresa.
Otto candidati che abbracciano generi molto diversi tra loro, ci sono due biopic, tra musica e commedia, due film che trattano il tema del razzismo in modo molto differente, c'è un atipico film in costume, un elegante film d'autore, il remake di un classico e, per la prima volta, è presente anche un cinecomic.


Per sapere chi si porterà a casa la statuetta dovremo aspettare domenica notte, intanto ecco le nostre recensioni degli otto titoli candidati.

Black Panther, diretto da Ryan Coogler

BlacKkKlansman, diretto da Spike Lee

Bohemian Rhapsody, diretto da Bryan Singer

La Favorita, diretto da Yorgos Lanthimos

Green Book, diretto da Peter Farrelly

Roma, diretto da Alfonso Cuarón

A Star is Born, diretto da Bradley Cooper

Vice - L'Uomo nell'Ombra, di Adam McKay


La redazione di Frame

martedì 19 febbraio 2019

David di Donatello 2019 - le nomination

Sono state annunciate questa mattina le nomination ai David di Donatello 2019.

A dominare è Dogman di Matteo Garrone, che ha ricevuto ben 15 nomination. A seguire, con 13, Capri, Revolution, poi Chiamami col Tuo Nome e Loro (12).
Già annunciato i David per il miglior film straniero, assegnato a Roma di Alfonso Cuaron, e per il migliore cortometraggio (Frontiera di Alessandro Di Gregorio), mentre il David dello spettatore verrà assegnato molto probabilmente a Bohemian Rhapsody.

Curiosità: per Luca Guadagnino è la prima nomination ai David di Donatello. Da sottolineare la nomination a Ennio Fantastichini, scomparso lo scorso dicembre.

Questa è la prima votazione della nuova giuria dei David (riformata dopo le polemiche dello scorso e in cui, va detto, qualche nome manca), su 1570 membri hanno votato in 1265, poco più dell'80%.

La cerimonia di premiazione si terrà il 27 marzo e sarà trasmessa in diretta su Rai 1. Ecco le nomination.

Miglior film
Chiamami col tuo nome
Dogman
Euforia
Lazzaro felice
Sulla mia pelle

Miglior regia
Mario Martone per Capri-Revolution
Luca Guadagnino per Chiamami col tuo nome
Matteo Garrone per Dogman
Valeria Golino per Euforia
Alice Rohrwacher per Lazzaro felice

Miglior regista esordiente - Premio Gianluigi Rondi
Luca Facchini per Fabrizio De André - Principe Libero
Simone Spada per Hotel Gagarin
Fabio e Damiano D’Innocenzo per La terra dell’abbastanza
Valerio Mastandrea per Ride
Alessio Cremonini per Sulla mia pelle

Miglior attrice protagonista
Marianna Fontana per Capri-Revolution
Pina Turco per Il vizio della speranza
Elena Sofia Ricci per Loro
Alba Rohrwacher per Troppa grazia
Anna Foglietta per Un giorno all’improvviso

Miglior attore protagonista 
Marcello Fonte per Dogman
Riccardo Scamarcio per Euforia
Luca Marinelli per Fabrizio De André -Principe Libero
Toni Servillo per Loro
Alessandro Borghi per Sulla mia pelle

Miglior attrice non protagonista
Donatella Finocchiaro per Capri-Revolution
Marina Confalone per Il vizio della speranza
Nicoletta Braschi per Lazzaro felice
Kasia Smutniak per Loro
Jasmine Trinca per Sulla mia pelle

Miglior attore non protagonista
Massimo Ghini per A casa tutti bene
Edoardo Pesce per Dogman
Valerio Mastandrea per Euforia
Ennio Fantastichini per Fabrizio De André - Principe Libero
Fabrizio Bentivoglio per Loro

Miglior sceneggiatura originale
Matteo Garrone, Massimo Gaudioso e Ugo Chiti per Dogman
Francesca Marciano, Valia Santella, Valeria Golino per Euforia
Fabio e Damiamo D’Innocenzo per La terra dell’abbastanza
Alice Rohrwacher per Lazzaro felice
Alessio Cremonini, Lisa Nur Sultan per Sulla mia pelle

Miglior sceneggiatura non originale
James Ivory, Luca Guadagnino e Walter Fasano per Chiamami col tuo nome
Stephen Amidon, Francesca Archibugi, Francesco Piccolo, Paolo Virzì per Ella & John
Stefano Mordini, Massimiliano Catoni per Il testimone invisibile
Oscar Glioti, Valerio Mastandrea, Johnny Palomba, Zerocalcare per La profezia dell’armadillo
Nicola Guaglianone e Luca Miniero per Sono tornato

Miglior produttore
Chiamami col tuo nome
Dogman
La terra dell’abbastanza
Lazzaro felice
Sulla mia pelle

Miglior autore della fotografia
Michele D’Attanasio per Capri-Revolution
Sayombhu Mukdeeprom per Chiamai col tuo nome
Nicolaj Bruel per Dogman
Paolo Carnera per La terra dell’abbastanza
Hélène Louvart per Lazzaro felice

Miglior musicista
Nicola Piovani per A casa tutti bene
Sascha Ring e Philipp Thimm per Capri-Revolution
Michele Braga per Dogman
Nicola Tescari per Euforia
Lele Marchitelli per Loro
Mokadelic per Sulla mia pelle

Miglior scenografo
Giancarlo Muselli per Capri-Revolution
Samuel Deshors per Chiamami col tuo nome
Dimitri Capuani per Dogman
Emita Frigato per Lazzaro felice
Stefania Cella per Loro

Miglior costumista
Ursula Patzak per Capri-Revolution
Giulia Piersanti per Chiamami col tuo nome
Massimo Cantini Parrini per Dogman
Loredana Buscemi per Lazzaro felice
Carlo Poggioli per Loro

Miglior truccatore
Alessandro D’Anna per Capri-Revolution
Fernanda Perez per Chiamami col tuo nome
Dalia Colli e Lorenzo Tamburini per Dogman
Maurizio Silvi per Loro
Roberto Pastore per Sulla mia pelle

Miglior acconciatore
Gaetano Panico per Capri-Revolution
Manolo Garcia per Chiamami col tuo nome
Daniela Tartari per Dogman
Aldo Signoretti per Loro
Massimo Gattabrusi per Moschettieri del re

Miglior montatore
Jacopo Quadri e Natalie Cristiani per Capri-Revolution
Walter Fasano per Chiamami col tuo nome
Marco Spoletini per Dogman
Giogiò Franchini per Euforia
Chiara Vullo per Sulla mia pelle

Miglior suono
Capri-Revolution
Chiamami col tuo nome
Dogman
Lazzaro felice
Loro

Migliori effetti visivi
Capri-Revolution
Dogman
Il ragazzo invisibile - Seconda generazione
La befana vien di notte
Loro
Michelangelo - Infinito

Miglior documentario
Arrivederci Saigon di Wilma Labate
Friedkin Uncut di Francesco Zippel
L’arte viva di Julian Schnabel di Pappi Corsicato
La strada dei Samouni di Stefano Savona
Santiago, Italia di Nanni Moretti

Miglior film straniero
Roma di Alfonso Cuaron - vincitore
Bohemian Rapsody di Dexter Fletcher e Bryan Singer
Cold War di Pawel Pawlikowski
Il filo nascosto di Paul Thomas Anderson
Tre manifesti a Ebbing, Missouri di Martin McDonagh

Miglior cortometraggio
Vincitore: Frontiera di Alessandro Di Gregorio