venerdì 1 luglio 2022

Elvis - la recensione

Torna Baz Luhrmann dopo ben nove anni dal suo ultimo film (Il Grande Gatsby) e questa volta il regista australiano decide di inserirsi nel filone dei biopic musicali che imperversa negli ultimi anni per raccontare la storia del "Re" del Rock&Roll, il grande Elvis Presley
Lo fa a modo suo, naturalmente, con un film che non è affatto come ci si potrebbe aspettare, se non si è familiari con lo stile rococò ed eccessivo di questo autore, ma che risulta subito appagante per chi invece lo ama.


Il film mette subito le cose in chiaro con un montaggio iniziale forsennato, roboante e quasi soverchiante. Lo spettatore viene subito stordito dalle immagini che si susseguono velocemente, dalla musica, dalle luci e dai colori, chiarendo già dall'inizio, per chi non lo sapesse, cosa ci si appresta a guardare: un film eccessivo, che stordisce esattamente come la musica di Elvis, ma anche esattamente come lo stesso Elvis è stato sedotto e stordito dal successo e, in particolare sembra suggerire il film, dalla figura del Colonnello Parker.
Ed è proprio Parker, interpretato dal sempre straordinario Tom Hanks, a raccontare dal suo punto di vista la parabola del Re del Rock. La sua voce, però, è ambigua e seducente, quella dell'imbonitore, come lui stesso si definisce, e alla fine è lo spettatore stesso a essere forse ingannato, arrivando quasi a trovare simpatico questo sgradevole personaggio che ha irretito Elvis nella sua tela come un ragno.
Nonostante tutto, è comunque la figura di Elvis ad emergere su tutti e tutto, allo stesso tempo fortemente erotica e innocente nel suo perdersi come in trance nella sua musica, a suo agio solamente negli ambienti "black" del soul e del gospel. Il giovane Austin Butler, al suo primo ruolo da protagonista, dà una prova incredibile sia a livello recitativo che vocale, cantando alcune delle canzoni del film. Una nomination all'Oscar per lui sembra quasi scontata e sarebbe pienamente meritata.
 

Se c'è un difetto in questo film è forse una parte centrale un po' lenta rispetto al resto, meno travolgente, che avrebbe potuto essere limata in fase di montaggio accorciando la pellicola di una quindicina di minuti, ma si perdona facilmente considerando quanto inizio e finale siano un vortice forsennato che risucchia lo spettatore per poi risputarlo fuori dopo due ore e mezza di ottimo cinema.
 
Cinema di Baz Luhrmann, beninteso.

mercoledì 15 giugno 2022

Pinocchio - tante nuove immagini dal film in stop-motion di Guillermo del Toro

Quest'anno, nel giro di pochi mesi, ci saranno ben due film su Pinocchio, per fortuna saranno due film molto diversi tra loro, il primo sarà la versione live action del Classico Disney del 1940, la seconda invece una versione in stop-motion diretta da Guillermo del Toro per Netflix.

Vanity Fair ha dedicato al film di Del Toro un lungo articolo in cui sono presenti molte immagini inedite e affascinanti, oltre ad una intervista in cui il regista messicano sottolinea di aver concepito la sua versione molto tempo prima di quella Disney.
"Ho sempre professato il mio amore e la mia grande ammirazione per la Disney", ha detto Del Toro, "ma stavolta devo prenderne le distanze. La mia è una storia di un burattino con burattini… con recitazione ottenuta grazie a degli animatori attraverso un mezzo completamente diverso. Non potremmo essere più diversi da qualunque altra versione di Pinocchio nei nostri intenti spirituali e filosofici, ma anche nell’ambientazione".

Ecco le nuove immagini.










Ispirato alla celebre fiaba di Collodi, il film di Del Toro è un musical stop-motion ambientato durante l'ascesa del Fascismo e di Mussolini in Italia. Gregory Mann sarà la voce di Pinocchio, Ewan McGregor quella del Grillo, tra i doppiatori anche Cate BlanchettTilda Swinton, Christoph Waltz, Finn Wolfhard, John TurturroBurn GormanRon Perlman, e Tim Blake Nelson.

Il film arriverà su Netflix a dicembre. QUI il link per l'articolo di Vanity Fair.

martedì 7 giugno 2022

Jurassic World: Il Dominio - la recensione

Terzo e ultimo (?) capitolo della nuova saga giurassica iniziata nel 2015 con Jurassic World.

I dinosauri sono liberi, vivono nel mondo insieme agli esseri umani e agli altri animali, cercando di adattarsi il più velocemente possibile. Inevitabili i problemi di convivenza con gli umani che fanno gli umani, tra un crescente mercato nero di dinosauri,  bracconaggio e allevamenti illegali. Claire e Owen sono sempre impegnati nella difesa dei dinosauri e, allo stesso tempo, devono tenere nascosta Maisie, di cui tutto il mondo conosce l'esistenza e la natura. Con la InGen ormai defunta, ora tutto è nelle mani della Biosyn, di proprietà di Lewis Dodgson, miliardario, scienziato e filantropo impegnato nella salvaguardia dei dinosauri e nella conservazione di una oasi perfetta e protetta (in Italia!). Qualcosa però non va. Delle cavallette di dimensioni eccezionali stanno devastando i raccolti, e sarà la dottoressa Ellie Sattler, insieme al suo vecchio amico, il dr. Alan Grant, ad indagare sui laboratori della Biosyn, grazie all'invito di un altro vecchio amico, il dr. Ian Malcolm. Intanto, Maisie viene rapita, e con lei anche il cucciolo del velociraptor Blu, e Claire e Owen partiranno per andare a riprendersi entrambi.

I mondi di Jurassic Park e Jurassic World si fondono in un solo film. Il Dominio non è solo il terzo film della nuova saga, è anche un collegamento diretto con il capostipite del 1993 e quindi anche una specie di nuovo capitolo della vecchia saga. Nessuna entrata ad effetto per il vecchio cast, il regista Colin Trevorrow ha preferito impostare la storia su due piani distinti, da una parte il vecchio cast alle prese con un personaggio che aveva già interferito in Jurassic Park, dall'altro il nuovo cast che segue la storia della giovane Maisie lasciata in sospeso ne Il Regno Distrutto (e meno interessante), due strade separate che gli eventi faranno incontrare. Una scelta ragionata che affievolisce l'"effetto wow" del ritorno del vecchio trio, una sensazione che però sparisce, annientata dalla gioia di rivedere Sam Neill, Laura Dern e Jeff Goldblum di nuovo insieme, e di nuovo insieme in mezzo ai dinosauri. L'unione dei due cast funziona, soprattutto quando i gruppi si mischiano formando nuove coppie, sarebbe stato molto bello vederli interagire di più, vederli di più insieme in scena.

Il cast sa esattamente cosa fare, Jeff Goldblum aveva già ripreso il suo ruolo nel secondo capitolo per un breve cameo e in questo ha sicuramente le migliori battute del film, per Sam Neill e Laura Dern invece è stato un ritorno dopo tanto tempo ed entrambi sono rientrati nei loro personaggi con grande naturalezza, come se non li avessero mai lasciati. Nel corso della saga di Jurassic World, il personaggio di Bryce Dallas Howard è quello che si è evoluto di più, da fredda manager a paladina dei diritti dei dinosauri, e ora anche madre, una evoluzione in cui l'attrice si cala senza nessun problema. Diverso il discorso per Chris Pratt, il suo personaggio non è cambiato molto rispetto al primo film, bene nell'azione, meno interessante nelle altre parti. Fanno il loro le new entry Mamoudou AthieDeWanda Wise, quest'ultima con un personaggio che qualche anno fa sarebbe sicuramente stato affidato ad un attore maschio.

La regia di Colin Trevorrow è buona, non cerca l'eccezionale, in molte occasioni si rifà alle inquadrature di Steven Spielberg ma senza cercare di imitarlo (perché non può, e lo sa). Il film è pieno di citazioni, a partire dal villain, quel Lewis Dodgson che abbiamo conosciuto nelle prime scene di Jurassic Park, quando consegna a Dennis Nedry la bomboletta di schiuma da barba per trasportare gli embrioni di dinosauro da rubare, ed è un continuo di situazioni e oggetti sparsi in modo furbo qui e là, tanti ma integrati bene nella storia. Trevorrow però non guarda solo al film del 1993, Jurassic World - Il Dominio è pieno di rimandi ad altri grandi blockbuster, c'è una evidente citazione di Indiana Jones (sempre Spielberg!), il mercato nero ricorda gli ambienti più malfamati del mondo di Star Wars, gli inseguimenti strizzano l'occhio alle saghe action, tutto senza mai cercare l'imitazione, riuscendo a coprire bene due ore e mezza di film che volano, senza pause, senza noia, e senza momenti di ristagno.
Ottimi gli effetti speciali, tra CGI e soprattutto Animatronic, i dinosauri sono perfetti, bellissimi, e aggiornati alle scoperte più recenti (sì, hanno le piume!). La colonna sonora di Michael Giacchino in più occasioni riprende le note di Jurassic Park di John Williams, e ogni volta sono brividi.

Jurassic World - Il Dominio non punta ad essere memorabile come l'inarrivabile Jurassic Park, fare un paragone è un esercizio del tutto inutile, ha una trama un po' confusa, poco approfondita, ma alla fine è un film che fa il suo dovere: intrattenere e divertire lo spettatore.

lunedì 6 giugno 2022

Nastri d'Argento 2022 - È Stata la Mano di Dio guida le nomination

Il Sindacato dei Giornalisti Cinematografici Italiani ha annunciato le nomination per i Nastri d'Argento 2022.

Ad ottenere il maggior numero di nomination è stato l'ultimo film di Paolo Sorrentino, È Stata la Mano di Dio, con 12 candidature, seguito da Ariaferma e Qui Rido Io con 10. Bene anche Freaks Out.
Le categorie sono formate da cinquine, sestetti, e candidature multiple (un attore/attrice, più film), e ci sono anche nomi nuovi, come Aurora GiovinazzoRosa Palasciano, mentre nella categoria dei migliori registi sono addirittura sette i candidati.

La cerimonia di premiazione si terrà al MAXXI di Roma il 20 giugno.

Ecco tutti i nominati.

Miglior Film
Ariaferma (Leonardo di Costanzo)
È stata la mano di Dio (Paolo Sorrentino)
Freaks Out (Gabriele Mainetti)
Nostalgia (Mario Martone)
Qui rido io (Mario Martone)

Migliore Regia
Leonardo Di Costanzo (Ariaferma)
Michelangelo Frammartino (Il buco)
Gabriele Mainetti (Freaks Out)
Mario Martone (Nostalgia, Qui rido io)
Sergio Rubini (I fratelli De Filippo)
Paolo Sorrentino (È stata la mano di Dio)
Paolo Taviani (Leonora Addio)

Miglior Regista Esordiente
Alessandro Celli (Mondocane)
Francesco Costabile (Una femmina)
Hleb Papou (Il legionario)
Laura Samani (Piccolo corpo)
Giulia Louise Steigerwalt (Settembre)

Migliore Commedia
Belli ciao (Gennaro Nunziante)
Come un gatto in tangenziale - Ritorno a Coccia di Morto/Corro da te (Riccardo Milani)
Giulia (Ciro De Caro)
La cena perfetta (Davide Minnella)
Settembre (Giulia Louise Steigerwalt) 

Attrice Protagonista
Claudia Gerini (Mancino naturale)
Aurora Giovinazzo (Freaks Out)
Miriam Leone (Diabolik)
Benedetta Porcaroli (La scuola cattolica, L’ombra del giorno)
Teresa Saponangelo (È stata la mano di Dio)
Kasia Smutniak (3/19)

Attore Protagonista
Andrea Carpenzano (Calcinculo, Lovely boy)
Pierfrancesco Favino (Nostalgia)
Massimiliano Gallo (Il silenzio grande)
Elio Germano (America Latina)
Silvio Orlando (Ariaferma - Il bambino nascosto)
Toni Servillo (Ariaferma, Qui rido io)

Attrice non protagonista
Marina Confalone (Il silenzio grande)
Anna Ferraioli Ravel (I fratelli De Filippo)
Aurora Quattrocchi (Nostalgia)
Luisa Ranieri (È stata la mano di Dio)
Vanessa Scalera (L’arminuta)

Attore non protagonista
Mario Autore, Domenico Pinelli (I fratelli De Filippo)
Pietro Castellitto (Freaks Out)
Francesco Di Leva, Tommaso Ragno (Nostalgia)
Fabrizio Ferracane (Ariaferma - L’Arminuta - Una femmina)
Lino Musella (Il bambino nascosto - L’ombra del giorno - Qui rido io)

Attrice Commedia
Sonia Bergamasco (Come un gatto in tangenziale - Ritorno a Coccia di morto)
Miriam Leone (Corro da te)
Rosa Palasciano (Giulia)
Barbara Ronchi (Settembre)
Greta Scarano (La cena perfetta)

Attore Commedia
Fabrizio Bentivoglio (Settembre)
Salvatore Esoosito (La cena perfetta)
Pierfrancesco Favino(corro da te)
Gianfelice Imparato (Querido Fidel)
Francesco Scianna, Filippo Timi (Il filo invisibile)

Soggetto
America Latina (Damiano e Fabio D’Innocenzo)
Il filo invisibile (Marco Simon Puccioni)
Il materiale emotivo (Ettore Scola, Ivo Milazzo, Furio Scarpelli)
La tana (Beatrice Baldacci)
Re Granchio (Alessio Rigo de Righi, Matteo Zoppis, Tommaso Bertani, Carlo Lavagna)

Sceneggiatura
Ariaferma (Leonardo Di Costanzo, Bruno Oliviero, Valia Santella)
È stata la mano di Dio (Paolo Sorrentino)
Il silenzio grande (Andrea Ozza, Maurizio De Giovanni, Alessandro Gassmann)
L’Arminuta (Monica Zappelli, Donatella Di Pietrantonio)
Nostalgia, Qui rido io (Mario Martone, Ippolita di Majo)

Fotografia
Francesca Amitrano (Diabolik)
Luca Bigazzi (Ariaferma)
Paolo Carnera (Leonora addio, Nostalgia)
Daria D'Antonio (È stata la mano di Dio)
Michele D'Attanasio (Freaks out)

Scenografia
Isabella Angelini(L’ombra del giorno)
Carmine Guarino (È stata la mano di Dio)
Noemi Marchica (Diabolik)
Giancarlo Muselli, Carlo Rescingo (Qui rido io)
Massimiliano Sturiale  (Freaks out - Il materiale emotivo)

Costumi
Ginevra De Carolis (Diabolik)
Maurizio Millenotti (I fratelli De Filippo)
Mary Montalto (Freaks out)
Ursula Patzak (Qui rido io)
Mariano Tufano (È stata la mano di Dio)

Montaggio
Carlotta Cristiani (Ariaferma)Francesco Di Stefano (Freaks out)
Federico Maria Maneschi (Diabolik)
Jacopo Quadri (Nostalgia - Qui rido io)
Cristiano Travaglioli (È stata la mano di Dio ) 

Sonoro
Diabolik
È stata la mano di Dio
Il Buco
Nostalgia
Qui rido io

Casting Director
Sara Casani (Settembre)
Alessandra Cutolo (Ariaferma)
Paola Rota, Raffaele Di Florio (Nostalgia - Qui rido io)
Annamaria Sambucco, Massimo Apolloni (È stata la mano di Dio)
Francesco Vedovati (Freaks out)

Colonna Sonora
Michele Braga, Gabriele Mainetti (Freaks out)
Lele Marchitelli (È stata la mano di Dio)
Pivio e Aldo De Scalzi (Diabolik - Il silenzio grande)
Pasquale Scialò (Ariaferma)

Migliore canzone
Sei tu - MusicaFabrizio Mobrici e Roberto Cardelli, testo Fabrizio Moro
interpretata da Fabrizio Moro (Ghiaccio)
Sulle nuvole  - Musica, testi e interpretata da Tommaso Paradiso (Sulle nuvole)
La profondità degli abissi - Musica, testi e interpretazione di Manuel Agnelli (Diabolik)
Nei tuoi occhi - Musica Francesca Michielin, Andrea Farru, testi e interpretazione Francesca Michielin (Marilyn ha gli occhi neri)
Just You - Musica e testi Giuliano Taviani, Carmelo Travia
interpretata da Marianna Travia (L’Arminuta)

giovedì 2 giugno 2022

Depp vs Heard - Johnny Depp ha vinto la causa per diffamazione

Dopo sei settimane d dichiarazioni scioccanti, momenti assurdi, quasi surreali, e rivelazioni intime imbarazzanti, tutto vissuto in diretta mediatica, si è concluso ieri il processo tra Johnny Depp e Amber Heard, dopo che l'attore aveva citato in giudizio l'ex moglie per diffamazione per un articolo che l'attrice aveva scritto sul Washington Post.

Se in UK la giuria ha deliberato a favore di Heard, negli USA il giudizio è stato totalmente opposto. Dopo 13 ore di confronto, la giuria ha dato ragione a Johnny Depp, stabilendo che è stato effettivamente diffamato. Amber Heard dovrà risarcire il suo ex marito di 15 milioni di dollari, 10 milioni di risarcimento danni e 5 milioni di danni punitivi. Per quanto riguarda la contro querela dell'attrice, che chiedeva 100 milioni, la giuria ha deciso che dovrà ricevere 2 milioni (per quando l'avvocato ha definito le sue accuse un "imbroglio"). Facendo i conti, Amber Heard dovrà restituire più di quanto ha ottenuto con il divorzio. In un primo momento, sembrava che l'attrice non fosse intenzionata a fare ricorso, visto che un nuovo processo potrebbe costarle molto di più, ma stando a quanto dichiarato dal portavoce dell'attrice al New York Times, sembra che invece farà ricorso.

Per Johnny Depp è una bella rivincita dopo anni di accuse, e dopo aver perso sul piano professionale, in particolare aver visto "non concluso" il suo percorso come Jack Sparrow e aver perso il ruolo in Animali Fantastici. L'attore non era presente in aula per "motivi professionali", al momento infatti si trova in Gran Bretagna, ma ha condiviso un messaggio sul proprio profilo Instagram.

"Sei anni fa, la mia vita, la vita dei miei figli, le vite di quelli che mi sono vicini e inoltre le vite delle persone che per molti, molti anni mi hanno sostenuto e mi hanno creduto sono cambiate per sempre.

Tutto in un batter d’occhio.

Accuse false, molto serie e criminali sono state rivolte verso di me attraverso i media, scatenando un fiume di contenuti carichi di odio, sebbene nessuna accusa formale fosse stata intentata contro di me. Aveva già fatto il giro del mondo due volte nell’arco di un nanosecondo, e aveva avuto un impatto sismico sulla mia vita e la mia carriera.

Sei anni dopo, la giuria mi ha ridato indietro la mia vita. Sono veramente onorato.
La mia decisione di perseguire questa causa, sapendo molto bene il peso delle difficoltà legali che avrei dovuto affrontare e l’inevitabile spettacolo globale che sarebbe stato esporre la mia vita in questo modo, è stata presa solo dopo una lunga riflessione.

Sin dall’inizio, l’obiettivo di fare questa causa è stata rivelare la verità, a prescindere dal risultato finale. Dire la verità era un dovere nei confronti dei miei figli e di tutti coloro che mi hanno supportato con convinzione. Ora mi sento in pace sapendo di aver raggiunto quell’obiettivo.
Sono, e sono stato, travolto dall’ondata di amore e dal colossale supporto e dalla gentilezza di tutti quanti in giro per il mondo. Spero che la mia missione sul far emergere la verità aiuti altri, uomini e donne, che si sono trovati nella mia stessa situazione, e non faccia arrendere mai quelli che li sostengono. Spero anche che si torni a parlare di presunzione d’innocenza finché non si dimostra la colpevolezza, sia in tribunale che sui media.

Vorrei riconoscere il nobile lavoro del giudice, dei giurati, dello staff del tribunale e degli sceriffi che hanno sacrificato il loro tempo per arrivare a questo verdetto, e al mio diligente e incrollabile team di avvocati che hanno fatto un lavoro straordinario aiutandomi a condividere la verità.

Il meglio deve ancora arrivare e un nuovo capitolo è finalmente iniziato.

Veritas numquam perit.
La verità non muore mai.

Johnny Depp"


Decisamente delusa invece Amber Heard, anche lei ha affidato il suo sfogo ad un post sul proprio profilo. Dalla rapidità con cui il messaggio è apparso online, si direbbe però che l'attrice si aspettava questo verdetto.

"La delusione che provo oggi è oltre ogni parola. Sono addolorata del fatto che la montagna di prove non sia stata comunque abbastanza per reggere al potere sproporzionato e all’influenza del mio ex marito.
Sono ancor più delusa per ciò che significa questo verdetto per altre donne. È un passo indietro. Rimette indietro le lancette dell’orologio a un’epoca in cui una donna che parlava e si faceva sentire poteva essere disonorata pubblicamente e umiliata. È un passo indietro sull’idea che la violenza contro le donne vada presa sul serio.
Credo che gli avvocati di Johnny siano riusciti a convincere la giuria a ignorare il concetto fondamentale della Libertà di Parola e ignorare una prova talmente decisiva che ci ha permesso di vincere nel Regno Unito.
Sono triste di aver perso questa causa. Ma sono ancora più triste di avere l’impressione di aver perso un diritto che pensavo di avere come americana – parlare liberamente e apertamente."



mercoledì 1 giugno 2022

Top Gun: Maverick - la recensione

Il primo Top Gun è stato un cult tale da lanciare veri e propri stili iconici: la giacca di pelle, i Ray-Ban, per non parlare del sorriso sfacciato di Tom Cruise, tutti elementi che hanno segnato un'epoca (gli anni '80). e sono andati oltre, causando anche un boom di arruolamenti nella marina militare, che usò il film come vero e proprio marketing.

Fare un sequel di un simile cult dopo 36 anni era pericoloso e rischiava di schiantarsi contro la montagna della nostalgia fine a se stessa. Ma quando Tom Cruise decide di metterci la faccia, di nuovo, e torna a bordo del suo caccia F-14, non lo fa a caso. Trentasei anni dopo, ha qualche ruga in più e uno strapotere che lo ha innalzato a ultima vera star hollywoodiana, capace di arrivare sul red carpet pilotando un elicottero, lanciarsi dai palazzi e pilotare un vero caccia all'interno del film, incassando milioni di dollari al botteghino, senza mai perdere il sorriso sfacciato che sfoggiava nel primo, mitico, Top Gun del 1986.

Il sequel è ben consapevole di tutta la responsabilità e i rischi che si porta dietro e, ben lontano dall'essere una pura e semplice operazione nostalgia, si dimostra un film più maturo, equilibrato e in definitiva migliore del suo predecessore. Il tempo che separa i due film viene sapientemente sfruttato per parlare di scelte di vita, rimpianti e paternità, riportando Maverick, vecchia gloria ma considerato ormai quasi un pezzo da museo dai suoi stessi superiori, a dover fare da istruttore alle nuove reclute dei top gun, fra cui il figlio del mai dimenticato Goose, con tutto il peso del senso di colpa che grava sul personaggio di Cruise e sul rapporto padre-figlio che ne consegue. Una profondità che la pellicola patinata anni 80 non possedeva, più impegnata nell'essere un enorme spot di virilità e sul versante prettamente romantico.

Non mancano però i momenti in cui i vecchi fan sentiranno un brivido lungo la schiena, a cominciare dalle note di apertura dell'inconfondibile "Danger zone" di Kenny Loggins, fino al tema musicale iconico qui ripreso dal grande Hans Zimmer.

Con una trama solida, attori in parte e sequenze d'azione mozzafiato, Top Gun: Maverick dimostra che per fare grande Cinema, in fondo, non c'è bisogno di arzigogoli di trama o bieco fan service, basta il cuore, quello che il suo protagonista infonde nel progetto in ogni sua parte e che traspare in ogni scena. Un film che, come lo stesso Tom Cruise, fa bene al Cinema.

domenica 29 maggio 2022

Festival di Cannes 2022 - Vince Triangle of Sadness. Tra i premiati, anche un po' d'Italia.

Si è conclusa ieri il Festival di Cannes 2022, festival che ha festeggiato i suoi 75 anni con un Concorso non proprio esaltante.

A vincere è stato il film Triangle of Sadness di Ruben Östlund, estremamente felice sul palco. Il regista vince così la sua seconda Palma d'Oro a soli quattro anni dalla prima (The Square, 2017). Annunciato il premio, il presidente di giuria Vincent Lindon ha dichiarato: "La Giuria è rimasta completamente scioccata da questo film".

Soddisfazione anche per l'Italia, con l'italo-belga Le Otto Montagne che ha vinto il Premio della giuria ex aequo con l'italo-polacco Eo.

Il premio per la Miglior Interpretazione Femminile è andato a Zara Amir Ebrahimi per Holy Spider, per la Miglior Interpretazione Maschile invece è stato premiato Song Kang Ho per Broker.

Per la conferenza stampa finale, la giuria si è presentata in sala piuttosto tranquilla e sorridente, a partire da Vincent Lindon, che ha dichiarato: "È stato fantasticamente bello.  Abbiamo speso due settimane insieme, nessuno ha alzato la voce, c’era gran rispetto e ammirazione e voglia di ascoltare. Ho imparato a guardare un film in maniera più matura. Ognuno ha usato le proprie energie per parlare dei film che ha amato ed è bello avere persone gentili attorno a te che ci tengono ad esaltare i registi che amano. Non ci sono state lotte, tutto è andato liscio. È molto piacevole e molto raro avere un gruppo come questo, parimenti diviso in uomini e donne, con persone di nazionalità e culture diverse. Poter vivere della nostra passione è un dono ed è bello averlo ricambiato. Abbiamo ricevuto e dato qualcosa. Stasera abbiamo cambiato per sempre la vita di alcune persone. A volte dare è bello quanto ricevere".

Seduta accanto a Lindon, una emozionata Jasmine Trinca: "È stata un’incredibile esperienza di condivisione. È una grande emozione potere condividere la sala insieme agli altri giurati e a tutti gli spettatori. Percepire lo stesso stato d’animo nei confronti di un film. Siamo stati molto seri, abbiamo cercato di vedere i film con il massimo di attenzione, di cura, e avendo il massimo rispetto. Il modo in cui abbiamo guardato questi film è un modo influenzato dalle emozioni, e questo deve essere guardare i film come degli spettatori, non solo come parte di una giuria. Siamo emozionati, in un senso positivo, per vedere i vincitori sul palco. Ma siamo anche tristi perché questo insieme di emozioni per tutti questi giorni non è stata una cosa da poco. Ci salutiamo con il cuore pieno".

Ecco l'elenco dei vincitori.

Palma d'Oro per il miglior film
Triangle of Sadness di Ruben Ostlund 

Gran Premio (ex-aequo)
Close di Lukas Dhont & Stars at Noon di Claire Denis 

Premio per l'Interpretazione Femminile
ZAR AMIR EBRAHIMI in Holy Spider di Ali Abbasi

Premio per l'Interpretazione Maschile
SONG kang-ho per Broker di Kore-Eda Hirokazu

Premio alla Regia
Park Chan-Wook per Decision to Leave

Premio della Giuria (ex-aquo)
Le otto montagne di Felix van Groeningen e Charlotte Vandermeersch &
EO di Jerzy Skolimowski

Premio alla Sceneggiatura
Tarik Saleh per Boy from Heaven

Premio per il 75esimo festival
Tori e Lokita dei fratelli Dardenne

Camera d'Or menzione speciale
PLAN 75 di Hayakawa Chie 

Camera d'Or per la miglior Opera Prima
WAR PONY, di Gina Gammell e Riley Keough

-
UN CERTAIN REGARD

Premio Un Certain Regard: LES PIRES de Lise AKOKA & Romane GUERET
Premio della Giuria: JOYLAND de Saim SADIQ
Premio per la regia: Alexandru BELC pour METRONOM
Premio per la migliore interpretazione (ex-aequo): Vicky KRIEPS in CORSAGE e Adam BESSA in HARKA
Premio per la migliore sceneggiatura: MEDITERRANEAN FEVER de Maha HAJ
Coup de cœur du Jury (colpo di fulmine della Giuria): RODÉO de Lola QUIVORON

mercoledì 25 maggio 2022

Cip e Ciop Agenti Speciali - la recensione

Chi è nato negli anni '80 non può non ricordare la serie animata della Disney Cip & Ciop Agenti Speciali, andata in onda tra la fine degli anni '80 e inizio anni '90, dove i due protagonisti, Cip e Ciop appunto, vivevano mille avventure in stile "Indiana Jones". Un cartone cult che ora torna in una nuova veste, film e animazione mista.

Los Angeles oggi è una città in cui esseri umani e personaggi animati, che siano di film, serie o videogiochi, vivono insieme, e dove Cip e Ciop non sono più una coppia da anni, cioè da quanto hanno "rotto" a causa della chiusura della serie. Cip ormai vive una vita ordinaria, fa l'assicuratore, è sempre l'impiegato del mese, ha una casa col giardino e un cane; Ciop invece si è sottoposto a un "intervento di CGI" e si è inserito nelle convention nostalgiche, con il suo stand, insieme ad altri vecchi personaggi che cercano di trovare, o ritrovare, visibilità. I due si incontreranno di nuovo e saranno costretti ad unire le forze per salvare la vita del loro amico Monterrey Jack, rapito dai "banditi della valle", una banda che sequestra i vecchi cartoni animati e gli cambia i connotati per fargli girare brutti reamke di serie B, e a capo di questa banda c'è un insospettabile personaggio ormai invecchiato (male!).

Cip e Ciop Agenti Speciali è un film molto intelligente, astuto, sotto alcuni aspetti anche geniale, e soprattutto mai ruffiano. L'operazione messa in piedi è molto simile a quella fatta da Robert Zemeckis nel 1988 con il capolavoro Chi Ha Incastrato Roger Rabbit, ma non c'è mai l'intento di copiare, più che altro, quello di ripercorrere i suoi passi, e non solo con il particolare uso dell'animazione. Il film è a tecnica mista, live action e animazione, che recentemente abbiamo visto anche in Space Jam Legacy e Detective Pikachu, ma qui i diversi tipi di animazione che si incrociano sono molti di più, c'è l'animazione 2D, la perfetta animazione in 3D di oggi, la prima animazione in 3D, piena di difetti, e c'è anche la stop-motion. Tecnicamente è davvero bello da guardare, le animazioni diverse comunicano tra loro in modo molto naturale e fluido, a partire dai due minuscoli protagonisti, Cip in 2D e Ciop in 3D.
Tutto il film è un susseguirsi di umorismo, autoironia e citazioni molto nerd, non solo dal mondo Disney, basti pensare a "Ugly Sonic", cioè la prima versione di Sonic del film che tanto aveva inorridito il pubblico, qui riproposta come vero personaggio scartato e in cerca di visibilità. Sono tanti gli easter egg e le "chicche" da notare, dai personaggi sullo sfondo ai falsi film che vengono citati (uno su tutti, Meryl Streep in versione Mr. Doubtfire!), particolari che molto probabilmente solo il pubblico più adulto potrà capire, così come un certo tipo di umorismo e di battute (non guarderete più Peter Pan nello stesso modo). Il film prende in giro anche l'attualità del Cinema, perso tra mille reboot, remake, sequel e saghe, e lo fa mettendo al centro proprio due personaggi del passato che ritornano nelle loro vecchie vesti.
L'unico punto debole del film è forse la trama, un po' semplicistica, molto basilare e ovvia, pensata evidentemente per il pubblico più piccolo. Si potrebbe dire che il film viaggia su due livelli, uno ad altezza bambino, con una classica rocambolesca storia di amicizia ritrovata, l'altro ad altezza adulto, tra umorismo e citazioni. Se avessero investito di più sul livello per gli adulti, probabilmente avremmo avuto un vero e proprio cult.

Cip e Ciop Agenti Speciali è un esperimento riuscito, divertente e tecnicamente perfetto.

martedì 10 maggio 2022

Doctor Strange – Nel Multiverso della Follia: la recensione

Approda nelle sale italiane Doctor Strange nel Multiverso della Follia, il secondo episodio della saga sul potente Stregone dal mantello rosso.

Steven Strange (Benedict Cumberbatch), reduce dagli eventi di Spiderman: No Way Home, si risveglia dopo uno strano sogno per recarsi al matrimonio della bella Christine Palmer (Rachel McAdams), sua ex collega, amica, oltre che storia d’amore irrisolta. Durante il ricevimento però, un mostro tentacolare minaccia la città, all’inseguimento di una misteriosa ragazzina, America Chavez (Xochitl Gomez), che Steven ricorda di aver già incontrato. La ragazza sarà la chiave per introdurre il Multiverso e Steven dovrà chiedere aiuto a Wanda Maximoff (Elizabeth Olsen), in esilio dopo i fatti di WandaVision, per proteggerla.

Nel complesso la pellicola risulta riuscita, con la sola parte centrale meno convincente, forse troppo introduttiva e che strizza un po' l'occhio al fan service. Tuttavia, chi si aspetta una vicenda in stile Avengers: Endgame, potrebbe uscire dalla sala deluso.
Alla regia troviamo un Sam Raimi in forma smagliante, al suo ritorno nel mondo dei cinecomic quindici anni dopo Spider-Man 3. Il regista colora la sua opera a forti tinte horror, contornando il tutto con una colonna sonora resa iconica da un fantastico Danny Elfman
Il cast, qualitativamente al massimo delle proprie potenzialità, si muove su una sceneggiatura ben scritta e credibile, anche se a tratti un po' piatta. Come sempre nei film dell'Universo Marvel, il livello tecnico sfiora l'eccellenza, offrendo degli effetti speciali e visivi decisamente degni di nota.

C'è da augurarsi che Sam Raimi accompagni Doctor Strange ancora a lungo, perché questa sterzata di novità, con il suo stile, giova ai ritmi della storia e le dona uno spessore totalmente innovativo. 

Francesca Matteucci

venerdì 6 maggio 2022

Licenziato da Netflix per "condotta inaccettabile", Frank Langella si difende e incolpa la "cancel culture".

È passato quasi un mese dalla notizia del licenziamento di Frank Langella da La caduta della casa degli Usher, serie Netflix diretta da Mike Flanaghan.

L'attore, 84 anni, è stato licenziato per "condotta inaccettabile" e molestie, dopo la lamentela di una giovane attrice del cast che ha denunciato alla produzione di essere stata toccata in modo inappropriato dall'attore. Il tutto è successo a tre settimane dalla fine delle riprese e Netflix, dopo aver svolto delle indagini interne, ha licenziato Langella e poi ha deciso di adottare lo stesso metodo usato per Kevin Spacey in Tutti i Soldi del Mondo, cioè cancellare l'attore e rigirare tutte sue scene con il sostituto, Bruce Greenwood.

Dopo giorni di silenzio, Frank Langella ha deciso di raccontare la sua versione dei fatti, puntando il dito contro la a "cancel culture". Quello che si evince dal suo racconto, al di là di quanto si voglia credere a una o all'altra parte, è come sui set oggi, dopo l'ondata del #MeToo, ci sia molta più attenzione verso determinati comportamenti, soprattutto quando si devono girare scene d'amore, con l'ingresso di questa nuova figura, il coordinatore di intimità, a controllare che nessuno faccia più di quanto stabilito, e come questo stia portando attori e attrici a doversi adattare a qualcosa di nuovo, a un nuovo modo di stare sul set, e c'è chi ci riesce e chi no. Ma viene fuori anche il rovescio della medaglia, cioè quanto sia facile fraintendere, esagerare o esasperare, con le produzioni, in questo caso Netflix, molto preoccupate di evitare scandali e proteggere la propria immagine.

Ecco le parole dell'attore, che ha scritto una lunga lettera a Deadline.

"Sono stato cancellato. Così, all'improvviso. Nella crescente follia che attualmente pervade il nostro ambiente, non avrei mai potuto immaginare che le parole "danni collaterali" sarebbero state applicate a me. Hanno portato con sé un peso che non mi ero aspettato di dover sopportare nei decenni conclusivi della mia carriera. E insieme a questo è giunto un senso imprevisto di grave pericolo. Sono stato licenziato da Netflix per quello che hanno deciso fosse un comportamento inaccettabile sul set. Il mio primo istinto è stato quello di incolpare, di attaccare e cercare vendetta. Ho fatto colloqui con responsabili di gestione di crisi, tosti avvocati online, quelli che offrono comprensione professionale per 800 dollari l'ora. Mi hanno anche offerto consigli gratuiti: "Non fare la vittima". "Non citarli in giudizio, scaveranno nel tuo passato". "Firma l'accordo di non divulgazione, prendi i soldi e scappa". "Vai ai talk show, mostra pentimento, fingi umiltà, Dì che hai imparato un sacco". Scusati, scusati, scusati.
Avevo il ruolo protagonista di Roderick Usher in La caduta della casa degli Usher, modernizzata in una serie di otto episodi per Netflix. Un ruolo splendido, che ero giunto a considerare come probabile mio ultimo canto del cigno. Una cosa profetica in modo bizzarro, nelle attuali circostanze. Il 25 marzo di quest'anno interpretavo una scena d'amore con l'attrice che fa la mia giovane moglie. Entrambi eravamo interamente vestiti. Ero seduto su un divano e lei era in piedi di fronte a me. Il regista ha dato lo stop. "Mi ha toccato la gamba" - ha detto l'attrice - "Non era nel blocking" (il piano con cui vengono coreografate le azioni prima di girare una scena, ndr). Poi si è girata e se n'è andata dal set, seguita dal regista e dal coordinatore per le scene intime. Ho cercato di seguirla ma mi hanno chiesto di "darle un po' di spazio". Ho aspettato per circa un'ora, quando mi hanno detto che non sarebbe tornata sul set e che avevamo finito. Poco tempo dopo, è iniziata un'indagine.

Circa una settimana dopo, l'ufficio Risorse Umane ha chiesto di parlarmi al telefono. "Prima che iniziasse la scena d'amore il 25 marzo" - ha detto chi mi interrogava - "il nostro coordinatore per le scene intime ha suggerito a entrambi dove mettere le mani. Ci è stato detto che lei ha risposto "questo è assurdo!". "Sì" - ho risposto - "l'ho fatto e ne sono ancora convinto". Era una scena d'amore di fronte a una telecamera. Dettare per legge dove mettere le mani, per me, è ridicolo. Danneggia l'istinto e la spontaneità. Verso la fine della nostra conversazione, lei ha suggerito che non contattassi la signorina, il coordinatore per le scene intime o chiunque altro nell'azienda. "Non vogliamo rischiare dei contraccolpi", mi ha detto. Quando le ho detto che certo non era mia intenzione di... mi ha interrotto cortesemente e ha detto "Non ci interessano le intenzioni. Neflix si occupa solo degli effetti".

Quando è protagonista, un attore deve, secondo me, dare l'esempio mantenendo un'atmosfera leggera e amichevole. Tuttavia, questo faceva parte dell'accusa: 1. "ha raccontato una barzelletta sconcia". 2. "A volte mi ha chiamato tesoro o bambina". 3. "Mi ha abbracciato o mi ha toccato la spalla". "Non puoi fare questo, Frank" - mi ha detto il produttore - "non puoi scherzare. Non puoi fare complimenti. Non puoi toccare. È il nuovo ordine". Il 13 aprile, il titolo seguente è apparso su TMZ: "Frank Langella è stato licenziato da Netflix per aver palpeggiato un'attrice tra un ciak e l'altro e lei ha lasciato il set infuriata". Si faceva il nome dell'attrice. Era la stessa giovane donna che mi aveva accusato di "toccarle la gamba" durante le riprese della scena d'amore. Il giorno successivo l'articolo fu corretto in "Frank Langella non è stato licenziato ma è oggetto di indagine". In questa versione, il nome dell'attrice era cancellato. Quel pomeriggio stesso, sono stato licenziato. Netflix non mi ha dato udienza. La mia richiesta di un faccia a faccia con l'attrice è stata rifiutata. I registi e il produttore hanno smesso di rispondere alle mie email e alle mie telefonate. 30 minuti dopo il mio licenziamento, è arrivata una lettera al cast e alla troupe ed è stato mandato immediatamente un comunicato stampa. I miei rappresentanti ed io non abbiamo avuto opportunità di commentare o collaborare alla narrazione.

Non posso parlare delle intenzioni dei miei accusatori o di Netflix, ma l'impatto su di me è stato incalcolabile. Ho perso una parte fantastica, la possibilità di guadagni futuri e forse dovrò affrontare un periodo di disoccupazione. Netflix mi ha eliminato dopo tre mesi di lavoro, a sole tre settimane dalla fine delle riprese e devo ancora essere pagato interamente per il mio lavoro. Cosa ancora più importante, la mia reputazione è stata sporcata. Questi affronti sono, per me, la vera definizione di comportamento inaccettabile. La cancel culture è l'antitesi della democrazia. Reprime la conversazione e il confronto. Limita la nostra capacità di ascoltare, mediare e scambiare punti di vista antitetici. Cosa ancora più tragica, annienta il giudizio morale. Questo non è giusto. Questo non è americano.

Frank Langella. "