mercoledì 4 luglio 2018

Stronger - la recensione

Per fare colpo sulla ragazza di cui è innamorato, Jeff prepara un cartellone e si piazza sulla linea del traguardo della Maratona di Boston. E' il 15 Aprile 2013 e proprio lì, dove si trova Jeff, esplodono due ordigni a breve distanza l'uno dall'altro, uccidendo tre persone e ferendone 264 fra cui proprio Jeff che, nell'incidente, perde entrambe le gambe.


La storia vera di Jeff Bauman è sicuramente una di quelle adatte a essere trasformate in un film, la storia di un ragazzo che vede la sua vita stravolta completamente da qualcosa che sembra non avere alcun senso, e che, nonostante tutto, va avanti e combatte per riprendere in mano quella vita.
Dove Stronger si dimostra sicuramente riuscito è nella componente emotiva. La storia di Jeff emoziona moltissimo, provoca più volte un groppo in gola e riesce a non sfociare mai nel patetismo e nella lacrima facile a tutti i costi, grazie soprattutto a Jake Gyllenhaal. L'attore, infatti, dà prova di tutta la sua bravura destreggiandosi nei panni difficili di un ragazzo normale che improvvisamente diventa pesantemente disabile e, allo stesso tempo, un eroe nazionale suo malgrado. Il suo personaggio e la sua interpretazione sono totalizzanti, con l'effetto che praticamente nessuno del cast secondario rimane impresso e i personaggi co-protagonisti rimangono molto abbozzati e mai approfonditi.
Si poteva anche spingere un po' di più sull'aspetto puramente traumatico di un'esperienza del genere, portando l'introspezione psicologica del personaggio di Jeff più in profondità, dando anche modo a un attore del calibro di Gyllenhaal (incredibilmente e ingiustamente snobbato da qualsiasi premio importante nella sua carriera) di incidere maggiormente e regalare davvero una performance da Oscar. Non era evidentemente quello l'intento di un film confezionato per emozionare a un livello abbastanza superficiale, obbiettivo pienamente raggiunto.

martedì 3 luglio 2018

Il Sacrificio del Cervo Sacro - la recensione

Presentato al Festival di Cannes 2017, arriva in sala con un considerevole ritardo il nuovo film di Yorgos Lanthimos, già autore del disturbante The Lobster.

Steven è un cardiologo con una vita piuttosto regolare, con una bella moglie, anche lei medico, e due figli. Senza dire niente a nessuno, Steven instaura un rapporto di amicizia con un ragazzo problematico, Martin, figlio di un paziente morto sotto i ferri durante un'operazione per cui Steven vuole convincersi di non avere colpa. Un'amicizia apparentemente innocua ma il ragazzo si fa sempre più insistente, diventa più invadente. All'improvviso il figlio più piccolo di Steven si ammala di qualcosa di misterioso, e poco dopo anche la figlia. A quel punto Martin confessa la "maledizione" che ha lanciato sulla famiglia di Steven: i suoi figli, e anche sua moglie, si ammaleranno e moriranno se lui non deciderà di uccidere, di sacrificare, un membro della famiglia a caso. Ucciderne uno a scelta per evitare che muoiano tutti.

Che Yorgos Lanthimos sia un regista che ama provocare è cosa risaputa, basta guardare i suoi precedenti lavori per rendersene conto, e Il Sacrificio del Cervo Sacro non è da meno. Il regista provoca, cerca di disturbare lo spettatore mettendolo di fronte non solo a scelte difficili ma anche davanti a scene e dialoghi poco piacevoli. Tutto nel film è fatto per mettere lo spettatore perennemente a disagio, non c'è un solo personaggio nel film che faccia qualcosa di piacevole o di positivo, non c'è un momento nel film che può far tirare il fiato e "consolare" un po' chi sta guardando. Questo non sarebbe un male se non fosse puramente fine a se stesso.
La sensazione che si ha guardando il film è che Lanthimos non voglia dare risposte ma nemmeno porre domande. Il regista non cerca di andare nel profondo, di affondare le mani nei risvolti psicologici molto forti che una storia del genere comporta, non è interessato a far provare empatia verso i personaggi e verso le scelte impossibili che devono prendere, non è interessato a coinvolgere lo spettatore sotto quell'aspetto, Lanthimos vuole provocare, dall'inizio alla fine, e basta.

Stilisticamente il film è ben fatto, un'ambientazione asettica che crea un'atmosfera cupa e asfissiante, anche quando la scena si svolge all'aria aperta, sottolineata costantemente dalla musica e da un ritmo molto lento e compassato.
Buona la scelta di Barry Keoghan (già visto in Dunkirk) nel ruolo di Martin, riesce ad essere inquietante e molto odioso. Bene Colin Farrell e Nicole Kidman che offrono delle buone prove ma purtroppo non riescono ad esprimere totalmente la drammaticità dei propri personaggi perché intrappolati nella scelta del regista di rimanere sempre superficiale.

Il Sacrificio del Cervo Sacro è sicuramente affascinante nella forma, ben fatto tecnicamente, e lodevole nella voglia di provocare, ma una volta finito di vedere il film si ha la sensazione di un'occasione mancata. Poteva essere una tragedia greca di grande impatto emotivo e invece si riduce a un puro esercizio di stile del regista.

sabato 30 giugno 2018

Nastri d'Argento 2018 - trionfa Dogman. Ecco tutti i premiati.

La cerimonia di premiazione si terrà questa sera al Teatro Antico di Taormina, ma i vincitori della 73ª edizione dei Nastri d’Argento sono già stati annunciati.

Dopo aver conquistato Cannes 2018, a trionfare ai Nastri è Dogman di Matteo Garrone, che si porta a casa il premio per il miglior film, regista, attore protagonista (premio doppio a Marcello Fonte e Edoardo Pesce), miglior produzione, scenografia, sonoro e casting director.

Ottimo risultato anche per il film Come un Gatto in Tangenziale, premiato come migliore commedia e migliore attrice e attore di commedia (Paola Cortellesi e Antonio Albanese). Bene anche LORO, il film di Paolo Sorrentino si è portato a casa il premio per la migliore sceneggiatura, attrice protagonista (Elena Sofia Ricci), attrice e attore non protagonisti (Kasia Smutniak e Riccardo Scamarcio).

A Gigi Proietti sarà consegnato il Nastro alla Carriera, mentre a Claudia Gerini il premio Nino Manfredi.

La cerimonia sarà trasmessa il 6 luglio n seconda serata su Rai Uno. Ecco tutti i vincitori.

Miglior film: Dogman, regia di Matteo Garrone

Miglior regista: Matteo Garrone, Dogman

Miglior film commedia: Come un gatto in tangenziale di Riccardo Milani

Miglior produttore: Archimede, Rai Cinema: Matteo Garrone e Paolo Del Brocco – Dogman

Miglior soggetto: Luciano Ligabue – Made in Italy

Migliore sceneggiatura: Paolo Sorrentino e Umberto Contarello – Loro

Migliore attore protagonista: Marcello Fonte e Edoardo Pesce – Dogman

Migliore attrice protagonista: Elena Sofia Ricci – Loro

Migliore attore non protagonista: Riccardo Scamarcio – Loro

Migliore attrice non protagonista: Kasia Smutniak – Loro

Migliore attore in un film commedia: Antonio Albanese – Come un gatto in tangenziale

Migliore attrice in un film commedia: Paola Cortellesi – Come un gatto in tangenziale

Miglior regista esordiente: Fabio D'Innocenzo e Damiano D'Innocenzo (La terra dell'Abbastanza)

Migliore fotografia: Gian Filippo Corticelli – Napoli velata

Migliore scenografia: Dimitri Capuani – Dogman

Migliori costumi: Nicoletta Taranta – Agadah e A Ciambra

Migliore montaggio: Walter Fasano – Chiamami col tuo nome, ex aequo con Marco Spoletini – Dogman

Migliore sonoro in presa diretta: Maricetta Lombardo – Dogman e L’intrusa

Migliore colonna sonora: Pivio e Aldo De Scalzi – Ammore e malavita

Migliore canzone originale: Bang bang – Ammore e malavita

Miglior casting director: Francesco Vedovati – Dogman

Nastro speciale: Paolo e Vittorio Taviani, per la regia di Una questione privata

Nastro Cinema Internazionale: Vittorio Storaro per la fotografia del film La ruota delle meraviglie e Paolo Virzì per la regia di Ella & John – The Leisure Seeker

Nastro ArgentoVivo cinema&ragazzi: Gabriele Salvatores per Il ragazzo invisibile – Seconda generazione

Nastro d’argento alla carriera: Gigi Proietti

Nastro d’argento speciale: Al cast di A casa tutti bene, regia di Gabriele Muccino

Premio Nino Manfredi: Claudia Gerini per A casa tutti bene e Ammore e malavita

Altri premi: Gatta Cenerentola per la qualità, l’innovazione e il coraggio produttivo

lunedì 11 giugno 2018

Jurassic World: Il Regno Distrutto - la recensione

A tre anni da Jurassic World, tornano i dinosauri con il quinto film della saga e secondo della nuova trilogia.

Il precedente film ci aveva lasciato con un parco distrutto dai dinosauri come conseguenza della cieca avidità degli esseri umani. Tre anni dopo, gli animali sono in pericolo a causa del vulcano che sta per distruggere Isla Nublar. Il dibattito incalza: salvare o no i dinosauri? Mentre il mondo s'interroga, chiedendo un parere anche a un esperto come Ian Malcolm, Claire è impegnata in una campagna per la difesa degli animali dell'isola e viene chiamata a prendere parte a una missione di salvataggio in extremis dei dinosauri, in particolare Blue, il velociraptor addestrato da Owen. Una volta sull'isola però le cose prenderanno una brutta piega, non per colpa dei dinosauri o del vulcano, ma a causa di un animale ben più pericoloso: l'uomo.

Jurassic World era stato un ottimo modo per far ripartire il franchise creato da Steven Spielberg e basato sui libri di Michael Crichton, con Jurassic World: Il Regno Distrutto si può dire che prende davvero il via la nuova trilogia. Il nuovo capitolo infatti sposta l'azione su un altro territorio e introduce il proprio filone narrativo, con elementi nuovi, alcuni ben sfruttati, altri solamente abbozzati.
La grande novità è senza dubbio J.A. Bayona. Il regista spagnolo merita i complimenti, ha saputo trovare un giusto equilibro tra il proprio stile e quello che ci si aspetta da un film di questo tipo. Bayona firma il capitolo più "dark" della saga, gioca con le ombre, i chiaroscuri e i riflessi regalando al film quello di cui più aveva bisogno: la suspense. Il film non fa paura (anche se in Italia a quanto pare è stato censurato di alcune scene cruente, purtroppo) ma si vede che la mano alla regia conosce l'horror. C'è un parallelismo non casuale tra questo film e il secondo capitolo della prima trilogia, Il Mondo Perduto, e la sceneggiatura, scritta da Colin Trevorrow (regista del precedente) e Derek Connolly, propone una storia principale giusta per un secondo film, creando ottime basi per il terzo capitolo. A convincere meno - anzi diciamo che al momento non sappiamo bene cosa pensare al riguardo - è la sottotrama "fantascientifica" che viene rivelata verso la fine e lasciata lì. Un passaggio che dovrà essere maneggiato con molta cura per evitare di portare la saga verso un territorio lontano e meno interessante di quello che invece è il cuore di tutto, cioè i dinosauri.
Ottimi gli effetti speciali, un perfetto mix di CGI e animatronics, che - ammettiamolo - danno tutto un altro effetto e fascino ai dinosauri.

Bene il cast, l'affiatamento tra Bryce Dallas Howard e Chris Pratt ormai è perfetto, entrambi gli attori sono molto bravi a gestire i diversi toni del film, azione, drama e momenti comici. Il personaggio di Bryce Dallas Howard fa un balzo in avanti rispetto al primo film, in cui, almeno nella prima parte, era relegato al ruolo di "donna spalla dell'eroe macho", qui il personaggio è molto più quadrato, calato nell'azione e risoluto nelle scelte, anche più del personaggio di Chris Pratt. L'attore da parte sua dimostra la sua grande dimestichezza con la commedia, in particolare in una scena in cui recita solo con il corpo (un momento alla DiCaprio in Wolf of Wall Street, diciamo così). E poi c'è Jeff Goldblum, che con il suo carisma riempie ogni singolo secondo del poco, purtroppo, spazio che gli viene dato.

C'è una buona dose di coraggio in questo secondo capitolo, e di questo va dato merito al regista. Il film coinvolge e diverte. Ci sono tante citazioni. Tornano i dubbi filosofici e morali tanto cari a Ian Malcolm. C'è molta azione. Ci sono tanti dinosauri, più di qualsiasi capitolo precedente. Jurassic World: Il Regno Distrutto ha quello che deve avere, è un ottimo secondo capitolo che fa fare un passo in avanti alla nuova trilogia e ci lascia con un climax davvero interessante per il terzo film.

mercoledì 30 maggio 2018

Dogman - la recensione

In una periferia squallida e quasi post apocalittica Marcello, un uomo mite, dalla voce e dagli atteggiamenti spesso infantili, si divide fra la gestione del suo modesto negozio di toelettatura per cani, l'amore per la figlia Alida e lo strano rapporto di sudditanza con Simoncino, un ex pugile che terrorizza il quartiere con i suoi soprusi e la sua violenza cieca.
Una rapina finita male porta il mite Marcello ad escogitare la sua vendetta dagli esiti inaspettati e brutali.


In questo mondo che sembra irreale, sospeso nell'indefinibile delle periferie degradate di un'Italia in cui ogni cosa può essere risolta con la violenza, il personaggio interpretato da Marcello Fonte (premiato allo scorso Festival di Cannes per la sua interpretazione) sembra allo stesso tempo sia fuori posto con la sua mitezza e il suo amore per i cani, che una sorta di angelo salvifico, che placa quella stessa violenza con parole gentili, allo stesso modo in cui trasforma nella scena iniziale del film il dobermann ringhiante in un cane affettuoso semplicemente chiamandolo più e più volte amore, con la o strascicata di quando si parla a un bambino.
Matteo Garrone parte da una vicenda di cronaca (il cosiddetto Omicidio del Canaro della Magliana) ma non è interessato a riportare fedelmente una vicenda violenta di alcuni anni fa, ma vuole esplorare quella violenza, capire il nesso che c'è fra umano e bestiale, cogliere da dove quella violenza venga e riproporlo allo spettatore sotto forma di un'atmosfera cupa, squallida, ma in un certo senso sognante.


Dogman è un film di incredibile potenza narrativa nel contrapporre umanità e bestialità, gentilezza e violenza, che gode di un equilibrio perfetto fra la regia impeccabile, una fotografia dove il giallo e il nero fanno da padroni, la sceneggiatura e un magnifico cast, con Marcello Fonte a ergersi su tutti gli altri. Se si cerca un thriller d'azione allora non è questo il film giusto, ma se si cerca un'opera magistrale non si può non uscire dal cinema appagati.

martedì 29 maggio 2018

Nastri d'Argento 2018 - le nomination

Sono state annunciate poco fa le nomination ai Nastri d'Argento 2018, premio assegnato dalla SNGCI, cioè il Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani. In tutto sono 47 i film nominati quest'anno, selezionati tra i titoli usciti nelle sale dal 1 giugno 2017 al 31 maggio 2018.

A ricevere più nomination è stato LORO di Paolo Sorrentino, con la prima e seconda parte riuniti in un unico film. Diverse nomination anche per Dogman, Ammore e Malavita, A casa tutti bene, con quest'ultimo che ha già ricevuto un Nastro Speciale per il cast.

I Nastri Speciali sono stati annunciati da qualche giorno ormai e saranno consegnati questa sera in una cerimonia speciale al MAXXI di Roma. A Gigi Proietti sarà consegnato il Nastro alla Carriera, Paolo Taviani riceverà un Nastro Speciale, anche in ricordo di suo fratello Vittorio, scomparso da poco. Assegnati anche due Nastri Cinema Internazionale, a Paolo Virzì per il suo Ella & John, e a Vittorio Storaro per la fotografia de La ruota delle Meraviglie di Woody Allen. Il sindacato ha inoltre assegnato un Nastro "Argentovivo" Cinema & Ragazzi a Gabriele Salvatores per il suo Il Ragazzo Invisibile - Seconda Generazione. Un Nastro Speciale sarà consegnato anche ai realizzatori del film d'animazione Gatta Cenerentola, e un altro al casting director di Dogman.

Per i Nastri d'Argento annunciati invece, niente cinquine, le categorie sono a "numero libero" e anche "di gruppo", come nel caso di Valeria Golino e Alba Rorhwacher nella categoria migliore attrice protagonista.

Ecco i nominati del 2018. La serata di premiazione si terrà il 30 giugno, come di consueto, presso il Teatro Antico di Taormina.

Miglior Film
A Ciambra  - Jonas Carpignano
Chiamami col tuo nome - Luca Guadagnino
Dogman - Matteo Garrone
Lazzaro Felice - Alice Rohrwacher
Loro - Paolo Sorrentino    

Miglior Regista
Paolo Franchi - Dove non ho mai abitato
Matteo Garrone - Dogman
Luca Guadagnino - Chiamami col tuo nome
A casa tutti bene - Gabriele Muccino
Susanna Nicchiarelli - Nico 1988
Ferzan Ozpetek - Napoli velata
Paolo Sorrentino - Loro

Miglior Regista Esordiente
Valerio Attanasio - Il Tuttofare
Donato Carrisi - La ragazza nella Nebbia
Fabio D'Innocenzo, Damiano D'Innocenzo - La terra dell'abbastanza
Annarita Zambrano - Dopo la guerra

Miglior Commedia
Ammore e malavita - Manetti Bros.
Benedetta follia - Carlo Verdone
Brutti e Cattivi - Cosimo Gomez
Come un gatto in tangenziale - Riccardo Milani
Metti la nonna in freezer - Giancarlo Fontana, Giuseppe Stasi
Smetto quando voglio: Ad Honorem - Sydney Sibilia

Miglior Soggetto
Figlia mia - Laura Bispuri, Francesca Manieri
Io c’è - Alessandro Aronadio, Renato Sannio, Edoardo Leo
L’equilibrio - Vincenzo Marra
L’esodo - Ciro Formisano
L’ordine delle cose - Marco Pettenello, Andrea Segre
Made in Italy - Luciano Ligabue
Una famiglia - Andrea Cedrola, Stefano Grasso, Sebastiano Riso

Migliore Sceneggiatura
A casa tutti bene - Gabriele Muccino, Paolo Costella con la collaborazione di Sabrina Impacciatore
Dogman - Matteo Garrone, Ugo Chiti, Massimo Gaudioso
L’intrusa - Leonardo Di Costanzo, Maurizio Braucci, Bruno Oliviero
Loro - Paolo Sorrentino, Umberto Contarello
Nico 1988 - Susanna Nicchiarelli

 Miglior Produttore
Archimede e Rai Cinema - Matteo Garrone e Paolo Del Brocco - Dogman
Indigo Film - Nicola Giuliano, Francesca Cima, Carlotta Calori, Viola Prestieri - Loro, Il Ragazzo Invisibile: Seconda generazione
Lotus Production (società Leone Film Group) - Marco Belardi (Con Rai Cinema) - A casa tutti bene, Hotel Gagrin
Lotus è anche candidata per la produzione esecutiva di The Place
Madeleine - Carlo Macchitella e Manetti Bros. Film (con Rai Cinema) - Ammore e Malavita
Medusa Film - Giampaolo Letta - The Place
Pepito Produzioni - Agostino, Maria Grazia, Giuseppe Saccà (con Rai Cinema) - Terra dell’abbastanza
e in associazione con Achab Film e in collaborazione con Gran Torino Productions - Dove non ho mai abitato
Vivo Film - Marta Donzelli, Gregorio Paonessa (con Rai Cinema) - Nico 1988
E con Colorado Film e Rai Cinema - Figlia mia

Miglior Attore Protagonista
Giuseppe Battiston - Finché c’è prosecco c’è speranza, Dopo la guerra
Alessio Boni - La ragazza nella nebbia, Respiri
Marcello Fonte, Edoardo Pesce - Dogman
Valerio Mastandrea - The Place
Toni Servillo - Loro

Miglior Attrice Protagonista
Valeria Golino, Alba Rohrwacher - Figlia mia
Lucia Mascino - Amori che non sanno stare al mondo
Giovanna Mezzogiorno - Napoli Velata
Luisa Ranieri - Veleno
Elena Sofia Ricci - Loro

Miglior Attore non Protagonista
Peppe Barra - Napoli Velata
Stefano Fresi - Nove lune e mezza, Smetto quando voglio: Ad Honorem
Vinicio Marchioni - Il contagio, The Place
Riccardo Scamarcio - Loro
Thomas Trabacchi - Amori che non sanno stare al mondo, Nico 1988

Miglior Attrice non Protagonista
Adriana Asti - Nome di donna
Nicoletta Braschi - Lazzaro Felice
Anna Foglietta - Il contagio, Il premio
Sabrina Ferilli - The Place
Kasia Smutniak - Loro                                                                                           

Miglior Attore Commedia 2018
Antonio Albanese - Come un gatto in tangenziale
Carlo Buccirosso e Giampaolo Morelli - Ammore e Malavita
Sergio Castellitto - Il Tuttofare
Edoardo Leo - Smetto quando voglio: Ad Honorem, Io c’è
Marco Giallini - Io sono tempesta
Massimo Popolizio - Sono tornato
Carlo Verdone - Benedetta Follia 

Miglior Attrice Commedia 2018
Sonia Bergamasco - Come un gatto in tangenziale
Barbara Bouchet - Metti la nonna in Freezer
Paola Cortellesi - Come un gatto in tangenziale
Claudia Gerini, Serena Rossi - Ammore e Malavita
Miriam Leone - Metti la nonna in freezer
Ilenia Pastorelli - Benedetta follia
Sara Serraiocco - Brutti e cattivi                                                                             

Miglior Fotografia
Francesca Amitrano - Ammore e Malavita
Marco Bassano - Made in Italy
Luca Bigazzi - Loro, Ella & John - The Leisure Seeker
Gian Filippo Corticelli - Napoli Velata
Vladan Radovic - Figlia mia, Smetto quando voglio: Ad Honorem

Migliore Scenografia
Giorgio Barullo - Dove non ho mai abitato
Dimitri Capuani - Dogman
Emita Frigato - Lazzaro Felice
Ivana Gargiulo - Napoli Velata
Rita Rabassini - Il ragazzo invisibile: Seconda generazione

Migliori Costumi
Massimo Cantini Parrini - Dogman, La terra dell’abbastanza
Alessandro Lai - Napoli velata
Carlo Poggioli - Loro
Daniela Salernitano - Ammore e malavita
Nicoletta Taranta - Agadah, A Ciambra        

Miglior Montaggio
Claudio di Mauro - A casa tutti bene
Walter Fasano - Chiamami col tuo nome
Giogio’ Franchini - Made in Italy, Riccardo va all’inferno
Marco Spoletini - Dogman
Cristiano Travaglioli - Loro

Miglior Sonoro in presa diretta
Lavinia Burcheri - Ammore e malavita
Stefano Campus - Figlia mia
Fabio Conca - Napoli Velata
Adriano Di Lorenzo - Nico 1988
Maricetta Lombardo - Dogman, L’intrusa

Miglior Colonna Sonora
Pasquale Catalano - Napoli velata
Antonio Fresa e Luigi Scialdone - Gatta Cenerentola
Gatto Ciliegia contro ll grande freddo - Nico 1998 
Luciano Ligabue - Made in Italy
Lele Marchitelli - Loro
Nicola Piovani - A casa tutti bene
Pivio e Aldo De Scalzi - liriche di Nelson - Ammore e malavita     

Miglior Canzone Originale
Amori che non sanno stare al mondo - Amori che non sanno stare al mondo 
Arrivano i prof - Arrivano i prof
Bang Bang - Ammore e malavita 
Durango Blues - Benedetta Follia
Fidati di me – Riccardo va all’inferno
Ho cambiato i pieni - Nove lune e mezza
Proof - Il premio
Sconnessi - Sconnessi
The Place - The Place
Tiemp’e veleno - Veleno

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Intanto online ha debuttato il nuovo sito dei Nastri d'Argento.

lunedì 28 maggio 2018

Solo: A Star Wars Story - la recensione

L'universo di Star Wars si espande e continua a riempire gli spazi tra i vari capitoli della saga principale. Dopo aver reso omaggio agli sconosciuti eroi di Rogue One, questo secondo spin off ci porta a conoscere le origini di uno dei personaggi più amati della saga: Han Solo.

In Solo: A Star Wars Story incontriamo Han quando non era ancora "Solo" ma soltanto un ragazzo in fuga da una situazione di miseria, da cui vuole portare via anche la sua ragazza, e con il sogno diventare un grande pilota. Le cose ovviamente non andranno come aveva immaginato. Han si ritroverà in battaglia, nel fango (letteralmente), e per uscire da un'altra situazione pericolosa si unirà a un gruppo di contrabbandieri che gli insegnerà le regole del mestiere, lezioni di vita che lo porteranno sul sentiero che lo farà diventare l'Han Solo che ha fatto la rotta di Kessel in meno di 12 parsec.

L'attesa che ha preceduto il secondo spin off della saga di Star Wars è stata particolare, piena di sensazioni contrastanti. Un film fortemente voluto dai fan e al tempo stesso molto temuto, e la produzione travagliata non ha fatto che aumentare il timore. E poi c'è sempre il pericolo "zoccolo duro", cioè quel gruppetto di fan super integralisti che non accettano niente di diverso da quello che hanno immaginato negli anni, quello stesso gruppetto che ha stupidamente osteggiato Gli Ultimi Jedi solo perché secondo loro "non doveva essere così". Un rischio che purtroppo corre anche questo film che invece ha molto da offrire, sia in termini di storia che di intrattenimento.

Nonostante le difficoltà di produzione, Solo: A Star Wars Story ha saputo trovare la sua forma e di questo va dato grande merito a Ron Howard, chiamato in corsa a sostituire Phil Lord e Christopher Miller, licenziati per divergenze creative dopo aver girato oltre metà film. Il regista ha saputo disegnare un preciso stile per il film, classico e un po' rétro, quasi anni '80, curando molto i particolari, dai costumi alle scenografie, fino alle musiche e alle citazioni (ben inserite), senza mai dimenticarsi dei personaggi e della storia.
Il film probabilmente non racconta quello che tutti ci saremmo aspettati, non affonda mai nel drama e non scende in profondità, ma con una storia movimentata, divertente e avventurosa, mette un acerbo Han nelle condizioni di diventare l'Han Solo della trilogia classica, e ce lo mostra in una fase ancora "embrionale" suggerendo i motivi che poi l'hanno trasformato nel personaggio che tutti abbiamo amato.
Ovviamente nel film c'è un collegamento con la saga principale e anche in questo caso non è quello che avremmo immaginato, e racconta, anzi accenna, agli albori di qualcosa che più avanti conosceremo molto bene.

Buone le caratterizzazioni dei personaggi di contorno, Emilia Clarke, Paul Bettany, una Thandie Newton "super cool" (che avrebbe meritato più spazio), ma a spiccare più di tutti sono senza dubbio il sempre bravo Woody Harrelson e Donald Glover, nei panni di Lando Calrissian. E non bisogna dimenticarsi dei personaggi non umani: Chewbecca, il suo rapporto con Han è una parte essenziale del film, e il droide L3-37, che si va ad aggiungere alla lista di meravigliosi droidi che la saga di Star Wars ci ha regalato.
Capitolo a parte per il protagonista Alden Ehrenreich. Nei mesi passati se ne sono sentite tante sul suo conto, tutte chiacchiere e malelingue. Il suo era il compito più difficile, raccogliere la pesantissima eredità di Harrison Ford, ma se l'è cavata alla grande, riuscendo a non cadere mai nel tranello dell'imitazione dell'Han Solo originale e a fare suo il personaggio.

Solo: A Star Wars Story non avrà la profondità drammatica di Rogue One, o l'atmosfera epica degli episodi della saga principale, ma è un grande film d'intrattenimento, ben girato e ben recitato. Due ore di avventura e divertimento con uno dei personaggi più amati della Galassia lontana lontana.

sabato 19 maggio 2018

Cannes 2018 - Palma d’Oro a Shoplifters. Due premi anche al Cinema Italiano.

Si è conclusa poco fa la cerimonia di premiazione del Festival di Cannes, dove la meravigliosa presidente di giuria, Cate Blanchett, ha annunciato i vincitori della 71a edizione.

Italia decisamente protagonista ma la Palma d'Oro è andata al film Shoplifters del regista giapponese Hirokazu Kore'eda. Un nome che gli esperti di "toto-palma" non avevano preso in considerazione.

Sul palco a premiare sono saliti tre italiani, Roberto Benigni, travolgente come suo solito, Chiara Mastroianni, e Asia Argento, che ha portato sul palco la protesta delle donne raccontando, senza giri di parole, la violenza subita anni fa, proprio a Cannes, da Harvey Weinstein. Il suo discorso, proprio in apertura, è stato piuttosto duro (buttando anche un certo gelo in sala) e anche vagamente minaccioso quando ha detto che probabilmente in sala erano presenti uomini che hanno avuto comportamenti riprovevoli in passato, e poi ha concluso con un "ricordate, noi sappiamo chi siete. Non lo permetteremo più". Un discorso molto sentito dall'attrice italiana, apparsa piuttosto nervosa, che alla fine ha trattenuto a fatica la commozione, soffocata da un abbraccio di Ava DuVernay. C'è voluta tutta la classe e l'eleganza di Cate Blanchett, a cui Asia Argento ha poi ceduto la parola per i premi, per riprendere in mano il discorso premiazione che hanno visto l'Italia trionfare.

Due premi per il Cinema Italiano, Alice Rohrwacher ha ricevuto il Prix du scénario, premio alla sceneggiatura, per il suo Lazzaro Felice, premio a pari merito con 3 Faces di Jafar Panahi, il regista iraniano agli arresti domiciliari nel proprio paese.
Altro premio all'Italia quello al migliore attore, uno scioccato Marcello Fonte, protagonista di Dogman di Matteo Garrone.

Cate Blanchett ha poi annunciato un premio nuovo (cioè inventato per l'occasione), la Palma d'oro speciale, consegnata al regista Jean-Luc Godard per il suo The Book of Images. Il regista non era presente, il premio è stato ritirato dai produttori. Gran Premio della giuria a Spike Lee per BlacKkKlansman.

La cerimonia è finita in modo insolito, con tutti i vincitori e la giuria che si sono trasferiti sul red carpet per sentire cantare Sting. Un finale un po'... pop.

Qui tutti i premi della serata.

Palma d’Oro
Kore-Eda Hirokazu, Shoplifters

Gran Premio della Giuria
Spike Lee, BlacKKKlansman

Premio della Giuria
Nadine Labaki, Capharnaum

Palma d’Oro Speciale
Jean-Luc Godard, The Book of Images

Migliore Attrice
Samal Yeslyamova, My Little One

Miglior Attore
Marcello Fonte, Dogman

Miglior Regista
Pawel Pawlikowski, Cold War

Miglior Sceneggiatura
Alice Rohrwacher, Lazzaro Felice
Nader Saeivar, 3 Faces

Caméra d’Or
Girl, dir: Lukas Dhont

Palma al Miglior Cortometraggio
All These Creatures, dir: Charles Williams
Special Mention: On The Border, dir: Wei Shujun, The Book of Images

venerdì 18 maggio 2018

Cannes 2018 - giorno 10

Il festival si avvia verso la sua conclusione e mentre aspettiamo la Palma d'Oro con gli ultimi film in Concorso, nelle sezioni parallele sono arrivati i primi premi, e c'è gloria anche per l'Italia.
Troppa Grazia di Gianni Zanasi ha vinto il Label di Europa Cinémas, il premio degli esercenti europei alla Quinzaine des Réalisateurs, mentre Border di Ali Abbasi ha vinto nella sezione Un Certain Regard.

In Concorso invece, presentato un film che odora di premio, secondo molti addirittura di Palma d'oro, si tratta di Capharnaum, della regista libanese Nadine Labaki.

Il film racconta l'odissea di un ragazzino, Zain (Zain Al Rafeea), di cui non si conosce nemmeno l'età perché i genitori non l'hanno registrato all'anagrafe. Proveniente da una famiglia molto povera, ignorante e manesca, Zain è uno dei tanti figli della coppia di genitori, la sorella, di soli undici anni, viene data in sposa al loro padrone di casa, allora Zain per protesta scappa e finisce a vivere con una prostituta etiope madre di un bambino piccolo. Poi però la donna scompare, Zain inizialmente si occupa del bambino ma poi è costretto a darlo a un individuo che vuole usarlo per commercio. Zain poi scopre che la sorella è morta perché rimasta incinta del marito, così Zain accoltella l'uomo per vendetta e viene arrestato. Dalla prigione Zain riesce a telefonare a una tv per comunicare la sua decisione: fare causa ai propri genitori per averlo messo al mondo.

Una storia complessa e molto drammatica che ha avuto un'ottima accoglienza sia alla proiezione per il pubblico che a quella per la stampa, anche se qualcuno l'ha definita un po' "ricattatoria" nei temi.

Un film che ha avuto una lavorazione piuttosto lunga, sei mesi di riprese, 520 ore di girato e tutti attori non professionisti, e in cui la regista, che nel film interpreta l'avvocato di Zain, è riuscita ad inserire tutti i temi che le stavano più a cuore. "Il film nasce dal fatto che, insieme a mio marito [Khaled Mouzanar, compositore e produttore del film], ragionavo su quello di cui volevo parlare, le mie tante ossessioni del momento", ha raccontato Nadine Labaki, "Lui mi ha detto proprio così, questo è un 'cafarnao'. Avevo scritto tanti foglietti con i temi che mi interessavano e li avevo appiccicati su una lavagna in soggiorno: immigrazione illegali, bambini maltrattati, la frontiera e la sua assurdità, il fatto che abbiamo bisogno di un certificato per provare che esistiamo e che senza quel certificato non si può emigrare, andare a a scuola p essere curati all'ospedale, il razzismo, la paura dell'altro, l'indifferenza alla Convenzione dei Diritti dell'Infanzia".

Nel film spicca l'interpretazione del giovane protagonista, Zain Al Rafeea, che durante la conferenza stampa si è anche appisolato.

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Sempre in Concorso, presentato il film Un Couteau dans le Coeur di Yann Gonzalez. Con Vanessa Paradis protagonista.

La storia del film è ambientata nell'ambiente dei porno gay, con Vanessa Paradis nei panni di una produttrice di porno di serie B che si vede abbandonare dalla sua montatrice e amante. Grazie all'aiuto del suo fidato braccio destro, cerca di girare il suo miglior film per tornare in auge, ma un misterioso serial killer mascherato comincia ad uccidere i suoi attori.

Un film pieno di citazioni, riferimenti e omaggi a tanti registi, da Dario Argento a Brian De Palma, che per il personaggio principale ha preso spunto da una vera produttrice di porno, davvero innamorata della sua montatrice. "Una donna potente, ma anche imperfetta, ingiusta, eccessiva", così l'ha descritta il regista, che inizialmente aveva pensato di girare un documentario su di lei, "Ho incontrato molte persone che l’avevano conosciuta o che hanno lavorato con lei. Ho raccolto molto materiale e alla fine ho capito che era la base ideale per un film di finzione".
Felice di essere a Cannes la protagonista del film, Vanessa Paradis: "Volevo tornare al festival per difendere un lavoro di cui sono molto orgogliosa, mi sento fortunata ad averlo fatto perché per un attore è un sogno poter recitare una parte così intensa e ricca, e poter interpretare un personaggio che attraversa tutti gli stati d'animo, il disastro, la violenza, la passione".

Accolto in modo freddo dalla stampa, il film non ha particolarmente convinto.

giovedì 17 maggio 2018

Cannes 2018 - giorno 9

Secondo film italiano in Concorso al festival, si tratta di Dogman, atteso nuovo lavoro di Matteo Garrone.

Il film racconta la storia di Marcello (Marcello Fonte), un uomo minuto, fisicamente fragile, dal carattere gentile, che gestisce una toletta per cani e stravede per la figlioletta Alida. E poi c'è Simoncino (Edoardo Pesce), un ex pugile dal fisico imponente, cocainomane e manesco. Con il suo comportamento Simoncino tiene sotto scacco l'intero paese, in particolare se la prende spesso con Marcello, che subisce continuamente i soprusi di Simoncino in una escalation che lo porta a un atto di follia.

C'era molta attesa intorno al film di Matteo Garrone e anche molta curiosità visto che la storia del film è liberamente ispirata a uno dei fatto di cronaca più efferati e inquietanti degli ultimi 30 anni, cioè la storia del "Canaro della Magliana". Il film però prende solo spunto da quel fatto, come ha ripetuto più volte Garrone durante le interviste e la conferenza stampa. "Dogman è un film che si ispira liberamente al fatto di cronaca nera accaduto trent'anni fa", ha specificato il regista, "ma che non vuole in alcun modo ricostruire i fatti come si dice che siano avvenuti".
Garrone ha lavorato al film per più di un decennio, la svolta è arrivata dopo l'incontro con Marcello Fonte, che sarebbe poi diventato il protagonista del film. "Ho iniziato a lavorare alla sceneggiatura dodici anni fa. nel corso del tempo l'ho ripresa tante volte, cercando di adattarla ai miei cambiamenti", ha raccontato il regista, " Poi finalmente, un anno fa, l'incontro con Marcello Fonte. La sua umanità ha chiarito dentro di me come affrontare una materia così cupa e violenta, e il personaggio che volevo raccontare: un uomo che nel tentativo di riscattarsi dopo una vita di umiliazioni, si illude di aver liberato non solo se stesso, ma anche il proprio quartiere e forse anche il mondo. Che invece rimane sempre uguale, e quasi indifferente".
Il personaggio di Marcello non è il classico uomo mite che si trasforma in mostro, Garrone ha lavorato molto per evitare di cadere nei classici cliché. "Questa è una storia che poteva succedere a chiunque di noi", ha spiegato il regista, "La forza del personaggio di Marcello è di riuscire a trasmettere comunque umanità e dolcezza: lui rimane incastrato dentro a meccanismi che non gli appartengono. E fino alla fine riesce a non trasformarsi in mostro. Marcello è un personaggio naif e la sua grande umanità credo sia la forza del film".

Accolto molto bene dal pubblico ieri sera e ottimamente dalla stampa. Matteo Garrone a Cannes ha già vinto due Gran Prix, chissà che non sia arrivato il momento di un altro premio.

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Sempre in Concorso, è stato presentato anche Burning, il nuovo film di Lee Chang-dong.

Il film racconta un triangolo tra il giovane Jongsu, una ragazza, Haemi, e il ragazzo che Haemi conosce durante un viaggio in Africa, il ricco e vizioso Ben. Mentre Haemi è in viaggio per l'Africa, Jongsu le guarda il gatto, un "gatto fantasma" che non appare mai. Jongsu viene spinto in questo triangolo, attirato da Haemi, che però un giorno sparisce.

Tratto dal racconto breve "Barn Burning" di Haruki Murakami, il film di Lee Chang-dong è un po' storia d'amore e un po' giallo, con tanto di parentesi processuale.
"Quando ho iniziato a leggere il libro mi sono subito accorto che era una storia molto bella ma in cui non succedeva nulla", ha raccontato il regista, "eppure in questo nulla c'era un elemento di mistero molto affascinante che poteva essere sviluppato in un racconto cinematografico".

Il film ha avuto una buona accoglienza da parte della critica.