giovedì 23 luglio 2026
martedì 4 novembre 2025
After the hunt - la recensione
Alma Himoff (Julia Roberts), docente di filosofia all’università di Yale, in procinto di ottenere una cattedra, è molto stimata da colleghi e studenti, tra cui l’assistente Hank (Andrew Garfield) e la dottoranda Maggie (Ayo Edebiri) che, entrambi in competizione per la sua attenzione, si lanciano frecciatine reciproche: lui definisce la generazione di lei troppo rigida, mentre Maggie lo invita a non generalizzare. Sebbene Alma sia spesso colpita da dolori improvvisi, sceglie di non confidarsi con il marito Frederick, che la accudisce con premura ma la considera impenetrabile, se non addirittura insensibile. Quando Maggie si presenta a casa della professoressa sostenendo di essere stata molestata da Hank, Alma si ritrova divisa tra l’empatia verso la studentessa e il desiderio di preservare la propria immagine di paladina delle donne, e la volontà di concedere al suo assistente il beneficio del dubbio, mentre un insistente ticchettio di metronomo sembra scandire l’imminente resa dei conti nell’era del #metoo e della correttezza politica.
Dopo gli eccessi glaumor di Challengers e le visioni oniriche e psichedeliche di Queer, Luca Guadagnino cambia totalmente registro affrontando il thriller psicologico dai toni freddi e raffinati, cercando di mixare all'interno di uno stesso film la lotta generazionale, una riflessione sulla cancel culture e il mistero derivante dal dover ricostruire la verità attraverso molteplici punti di vista.
Quello che si ottiene è un risultato che però risulta essere più confusionario che pulito e più didascalico che interessante, a tratti forse anche pedante nel modo in cui i protagonisti continuano a ripetere il concetto più e più volte. Da un certo punto di vista Guadagnino cerca di dirci che la verità è difficile da afferrare, che non è mai così netta come la nostra epoca - dove regna sovrana la polarizzazione delle opinioni, il doversi necessariamente schierare 'a favore' per non venir bollati automaticamente come 'contro' - vuole farci credere. Purtroppo però in più punti si ha quasi l'impressione di stare assistendo a un classico discorso "da boomer" su come non si possa più dire niente. Peccato perché era interessante la riflessione sulla cancel culture portata agli estremi e sull'attivismo performativo, e con un pizzico di sfumatura in più ne poteva nascere qualcosa di controverso e ficcante.
Nulla da dire invece dal punto di vista tecnico, con una regia sempre elegante e soprattutto un cast notevole, guidato da una grandissima Julia Roberts in grande spolvero, una Ayo Edebiri che è ormai in ascesa e Andrew Garfield sempre una garanzia in queste occasioni.
Sicuramente non parliamo di una pellicola totalmente da buttare, le più di due ore di film non annoiano mai, ma non si tratta del film più memorabile della carriera del regista.
lunedì 5 dicembre 2022
Bones and all - la recensione
Dopo l'incredibile successo di Chiamami col tuo nome torna la coppia Guadagnino-Chalamet e conquista Venezia con un'altra storia d'amore coming of age tutt'altro che banale, nuovamente tratta da un romanzo, quello omonimo di Camille De Angelis.
sabato 10 settembre 2022
Venezia 79 - i vincitori
giovedì 14 maggio 2020
Luca Guadagnino per il remake di Scarface
Variety riporta la Universal avrebbe contattato il regista italiano per affidargli la regia e l'adattamento di un reboot/remake di Scarface.
La sceneggiatura del remake è passata dalle mani di diversi sceneggiatori, Gareth Dunnet-Alcocer, Jonathan Herman, Paul Attanasio, con l'ultima versione firmata niente meno che da Ethan e Joel Coen.
Scarface non è nuovo a remake e tutte le sue versioni sono state di grande successo. Il film originale del 1932 era diretto da Howard Hawks, ed è considerato una pietra miliare del genere, nel 1983 Brian De Palma ha diretto quella che forse è la versione più conosciuta, con Al Pacino protagonista. Ogni film ha avuto un'ambientazione diversa, nell'originale la storia si svolgeva nella Chicago di Al Capone, in pieno proibizionismo, la versione del 1983 invece si è spostata a Miami, e invece del proibizionismo metteva al centro il traffico di droga. La versione che sarà affidata a Luca Guadagnino si sposterà ancora, stavolta sembra che la storia si svolgerà a Los Angeles.
Luca Guadagnino è reduce proprio da un remake, il suo ultimo film infatti è stato Suspiria (2018), rifacimento dell'omonimo capolavoro horror di Dario Argento. Il regista inoltre sta lavorando anche al sequel di Chiamami col Tuo Nome (2017).
lunedì 6 aprile 2020
Luca Guadagnino conferma il sequel di 'Chiamami col Tuo Nome'
sabato 1 settembre 2018
Venezia 75 - giorno 4
Luca Guadagnino porta in Concorso il remake di Suspiria, capolavoro horror nato dalla mente di Dario Argento.
Ambientato negli anni '70, una giovane ballerina americana, Susie, (Dakota Johnson) si trasferisce a Berlino per entrare a far parte di una importante scuola di danza. La ragazza si allena e si perfeziona sotto l'attenta guida dell'insegnante, Madame Blanc (Tilda Swinton). Dopo una serie di efferati omicidi, Susie comincia a sospettare di quel luogo e della direttrice.
Lungo ed elegante, ma allo stesso tempo capace di essere crudo e scioccante, questo nuovo Suspiria è film molto diverso dall'originale, a cui il regista rende omaggio attraverso una sua personale rivisitazione che finisce per discostarsi molto dall'opera del 1977.
"Volevo assolutamente che il film fosse ambientato nell'anno in cui usciva quello di Argento", ha dichiarato Guadagnino che però ha spostato l'ambientazione da Friburgo a Berlino. "Ci piaceva Berlino, la Berlino divisa dal Muro, come luogo della storia dove macerano il concetto di colpa e quello di memoria. Il luogo di uno scontro generazionale", ha spiegato il regista, "L’autunno tedesco è stato per la Germania quello che per noi sono stati gli anni di piombo. Mi ha ispirato il film Germania in autunno, in particolare il corto di Fassbinder che ne faceva parte. E naturalmente trattandosi di un film dell’orrore parla anche dell’inconscio. Con il direttore della fotografia ci siamo ispirati molto alla pittura di Balthus".
Un cast prettamente femminile, tutte entusiaste di lavorare con Guadagnino. "Lo conoscevo, volevo lavorare con lui", ha dichiarato Chloe Grace Moretz, "Con il ruolo di Patricia, mi ha permesso di trasformarmi in qualcosa di speciale. Ho un aspetto diverso nel film, e anche un suono molto diverso, perché parlo un'altra lingua. E’ una storia molto lugubre, che mette i brividi. Volevo questo, un ruolo che mi facesse nuovamente sentire paura, non essere sicura di poterlo fare, spingermi oltre i miei limiti".
Protagoniste del film due amiche del regista, Tilda Swinton e Dakota Johnson. "Per me è la seconda volta con Luca", ha dichiarato Johnson, "ci conosciamo molto bene e questo punto mi sento al sicuro nel mettermi nelle sue mani. Sono cresciuta con streghe, magia, danza e tante donne. I miei elementi preferiti e li ho ritrovati tutti nel film". Tempo fa era circolata la notizia che a causa del personaggio di Susie, l'attrice era dovuta ricorrere alla psicoanalisi, circostanza smentita dalla stessa Dakota Johnson che ha dichiarato: "non sono stata psicoanalizzata, e non credo lo sarò mai, ma sono una persona che assorbe molto le emozioni delle persone che ha intorno e talvolta, quando interpreto personaggi cupi, me li porto con me. Non me ne vergogno certo, la mia è stata una esperienza divertente, esilarante, certo non traumatica".
Per Tilda Swinton è invece la terza esperienza con il regista. "E' uno dei miei migliori amici, ci conosciamo da molti molti molti anni, siamo ormai parenti di sangue", ha dichiarato l'attrice, "Per me è come essere a casa, è facile lavorare con lui e allo stesso tempo è audace. Il cinema è collaborativo e con lui sai di poterti divertire, perché come te non vuole proporre cose già viste, ma spingersi in territori sempre diversi".
Nel film l'attrice interpreta più di un ruolo, tre per l'esattezza, anche se gli altri due non le sono stati accreditati. Uno in particolare, molto importante per la storia, è quello di un uomo anziano, il dott. Jozef Klemperer, accreditato a un presunto attore tedesco troppo timido per essere presente al festival ma per cui l'attrice si augura una campagna per la candidatura ai prossimi Oscar... sarebbe interessante.
Nel cast è presente anche Jessica Harper, protagonista del film originale, che ha elogiato Guadagnino e ovviamente anche Dario Argento. "Quando mi ha chiamata ho subito detto "sì!"", ha dichiarato l'attrice, "Il mio ruolo che ha a che fare con la perdita e la tensione. So che Luca è rimasto impressionato dal primo Suspiria da bambino e da allora ha sempre pensato di fare qualcosa che spaventasse allo stesso modo. Negli anni sono cambiate tante cose, lui e Dario sono registi molto diversi ma entrambi grandissimi".
Il nome di Dario Argento è stato una presenza costante non solo durante la conferenza stampa ma durante tutta la lavorazione. Avrà apprezzato il film? sarà stato contento di un remake? all'inizio, quando il film è stato annunciato, Argento non aveva dimostrato particolare entusiasmo, ma ora tutti si chiedono cosa ne pensa di questo film?
Luca Guadagnino intanto elogia (e non potrebbe fare altrimenti) il Maestro dell'Horror, di cui è un grande fan. "Amo Dario, non sarei qui se non fosse per lui. Sono uno stalker di maestri del cinema come lui", ha detto il regista che poi ha raccontato un aneddoto, "Avevo credo 15 anni quando vidi Suspiria. Un giorno mia madre sentì la voce che stava cenando in un ristorante della mia città, Palermo. Sono corso a verificare: era lì e io sono rimasto con la faccia appiccicata al vetro, aspettando che finisse di mangiare. È una persona gentilissima". Ma il film gli è piaciuto? "Lo ha visto, ma se volete sapere cosa pensa chiedetelo direttamente a lui", ha risposto Guadagnino.
Il film sarà nelle sale italiane dal 26 ottobre.
mercoledì 25 luglio 2018
Venezia 75 - presentato il programma
Un programma molto vario e davvero molto interessante, con tanti titoli attesi, con un buon equilibrio tra film d'autore e di intrattenimento, e una forte presenza di prodotti Netflix, per gentile concessione di Cannes che ha chiuso la porta del Concorso a queste produzioni.
Presenta anche l'Italia, ovviamente, tre i titoli in Concorso (Guadagnino, Martone, Minervini), mentre Fuori Concorso saranno presentati il nuovo film di Roberto Andò, Una Storia Senza Nome e Le Villeggianti di Valeria Bruni Tedeschi. Fuori Concorso anche le prime due puntate della serie L'Amica Geniale, diretta da Saverio Costanzo e basata sul best seller di Elena Ferrante.
Due titoli italiani molto interessanti nella sezione Orizzonti, La Profezia dell'Armadillo, adattamento del libro-fumetto di Zerocalcare, e Sulla Mia Pelle, che racconta le ultime ore di vita di Stefano Cucchi, picchiato a morte mentre si trovava in custodia delle forze dell'ordine.
"La 75a edizione sarà ricca in tanti sensi", ha dichiarato il direttore Alberto Barbera, "curiosa, con molto cinema di genere figlio degli autori, con grandi registi, alcuni per la prima volta a venezia, ma anche tante scoperte: opere prime, giovani talenti, giovani registe."
Ecco l'elenco dei film in Concorso con la descrizione fatta dallo stesso Barbera durante la presentazione.
First Man, di Damien Chazelle (Film d'Apertura)
"Uno dei film più attesi della nuova stagione"
The Mountain, di Rick Alverson
"Regista premiato ma poco noto. Con Tye Sheridan, Jeff Goldblum, Denis Lavant, Udo Kier. Un film di grande qualità visiva e di messa in scena, diverso dal cinema americano cui siamo abituati."
Double Vie, di Olivier Assayas
"Deliziosa commedia con un grande cast, la storia di due coppie che s'incrociano in vari modi, e un'intelligente riflessione su come son cambiante le nostre vite di intellettuali dopo la rivoluzione digitale."
The Sister Brothers, di Jacques Audiard
"Doveva essere a Cannes, un western europeo girato in Europa. con cast e troupe interamente americane (con Jake Gyllenhaal, Joaquin Phoenix, John C. Reilly). Grande ironia e una riflessione sulla mitologia del west, che viene rispettata e smontata."
Vox Lux, di Brady Corbet
"Con Natalie Portman e Jude Law. Sorprendente storia di una ragazza che diventa una grande star del pop, con tutto quello che questo comporta."
Roma, di Alfonso Cuaron
"Un altro dei titoli più attesi, Cuaron ci ha messo cinque anni a realizzarlo. Un film su un periodo della vita della sua famiglia, in bianco e nero, girato in assoluta libertà, dove l'autenticità assoluta si mescola all'inventiva e alla creatività."
The Ballad of Buster Scruggs, di Joel e Ethan Coen
"Il nuovo film dei Coen prodotto da Netflix. Sei episodi dai toni molto diversi, pieno di citazioni, con in mezzo di tutto. Un film sulla morte della mitologia del west e sull'America di oggi."
22 July, di Paul Greengrass
"La ricostruzione minuziosa della strage di Utoya, e di quello che è avvenuto dopo, con il processo a Breivik e la difficile ripresa delle sue vittime."
Suspiria, di Luca Guadagnino
"Il più ambizioso film di Guadagnino, pensato per anni, un cast impressionante r Tilda Swinton in tre ruoli diversi."
Opera Senza Autore, di Florian Henckel von Donnersmarck
"Film molto ambizioso sulla storia della Germania dall'avvento del Nazismo fino agli anni Settanta."
The Nigthtingale, di Jennifer Kent
"Dopo The Babadook, opera seconda di Jennifer Kent, la storia di una donna e di un ufficiale in cerca di vendetta all'inizio dell'Ottocento."
Peterloo, di Mike Leigh
"Ultima fatica del grande regista inglese, un brutto episodio rimosso della storia inglese che riecheggia il presente e una riflessione senza tempo sul potere."
Capri-Revolution, di Mario Martone
"Ideale conclusione di una trilogia di Martone: dopo il Risorgimento, dopo Leopardi, ora racconta la vigilia della I Guerra Mondiale attraverso la storia di una pastorella di Capri che scopre una comunità di artisti e intellettuali europei che vive nel segno della libertà più assoluta."
The Favourite, di Yorgos Lanthimos
"Altro film grandemente atteso. Un cast straordinario (Emma Stone, Rachel Weisz, Olivia Colman). La storia di Anna d'Inghilterra, della rivalità tra due cortigiane, raccontata da un autore provocatorio come Lanthimos."
What You Gonna Do When The World's On Fire?, di Roberto Minervini
"Un film sul razzismo della società americana, che in questi anni è riesploso ancora più violento di quanto si potesse pensare. Tre ritratti: due giovani adolescenti neri, una barista nera, e le Black Panther, rinate."
Sunset, di Lazlo Nemes
"Nuovo atteso film del premio Oscar per Il figlio di Saul, ambientato alla vigilia dello scoppio della II Guerra Mondiale. Un film ambiziosissimo che richiede grande sforzo di partecipazione da parte dello spettatore."
Freres Ennemis, di David Oelhoffen
"Polar con Matthias Schoenaerts, Reda Kateb e Adel Bencherif, tre amici cresciuti assieme che si ritrovano ai lati opposti della legge."
Nuestro Tiempo, di Carlos Reygadas
"Nuovo tassello nella ricerca formale e narrativa di Reygadas che parte da elementi naturalistici e realistici per approdare a qualcosa di fantastico e indifinibile, con il regista e la moglie che recitano nei panni di loro stessi mentre cercano di costruire una coppia sessualmente aperta."
At Eternity's Gate, di Julian Schnabel
"Nuovo film di Schnabel sugli anni trascorsi da Van Gogh nel sud della Francia prima di essere internato in manicomio; il tentativo di raccontare quello che accadeva dentro la sua testa, con Dafoe, Amalric, Mikkelsen, Isaac."
Acusada, di Gonzalo Tobal
"Una scommessa, opera seconda di un giovane regista argentino, un film tesissimo che fa riferimento a eventi reali."
Killing, di Shinya Tsukamoto
"Film di samurai con protagonista uno di loro che si scopre incapace di uccidere."
Sul sito della Biennale tutti i titoli che saranno presenti al Festival di Venezia 2018.
giovedì 25 gennaio 2018
Chiamami col tuo nome - la recensione
Luca Guadagnino prede il romanzo omonimo di André Aciman e lo traspone cambiandone il setting (da paese di mare del Sud a paese di fiume del Nord) lasciando intatto il fascino etereo fatto di pomeriggi estivi in cui la calura sembra non lasciare scampo, fatto di corpi e pelle e sensazioni tattili.
Nonosante il romanzo sia spesso estremamente spinto, Guadagnino decide di non mostrare mai nulla, lasciando che siano le immagini accennate e gli sguardi dei protagonisti a trasmettere la grande carica erotica di cui la storia è permeata.
Questo è un film dal grandissimo impatto sensoriale, le cui immagini, suoni, odori e sensazioni tattili sono punto cardine della storia, che sia il sapore fresco di una pesca, le ossa sporgenti dell'adolescente Timothéè Chalamet o il corpo, estremamente e simbolicamente virile, di Armie Hammer.
Guadagnino si concentra quindi sui corpi, per raccontare la travolgente passione che solo il primo amore può suscitare,senza riflessioni sull'omosessualità, ambientando la storia in una sorta di bolla fatta di persone di grande cultura (si parla italiano francese e inglese in questo film), in cui non viene mai discussa la natura di questo amore, ma viene semplicemente accompagnato e osservato amorevolmente e infine, in una scena meravigliosa con un grandissimo monologo di Michael Stuhlbarg nel ruolo del padre di Elio, si riflette sulla giovinezza e sull'amore, senza moralismi e senza etichette.
Particolare è anche la fotografia, molto luminosa, contribuisce a quella sensazione di estate sospesa che le parole dei protagonisti proprio all'inizio del film sottolineano, come se l'amore fra Elio e Oliver non potesse esistere al di fuori di questa stagione, l'inverso come simbolo di un ritorno alla realtà in cui la società, gli altri, gli impegni, non lasciano posto a sensazioni e sentimenti tanto intensi.Si è tentati di parlare di capolavoro, subito dopo la visione del film, ma è una parola enorme che solo il tempo saprà assegnare precisamente a questa come ad altre pellicole, sicuramente Chiamami col tuo nome è un film che avvolge e colpisce come pochi altri sanno fare, toccando la sensibilità non solo di chi è vicino alle tematiche LGBT, ma toccando tutti, perché un film che parla di primi amori e passioni estive non può non essere vicino a ognuno di noi.
martedì 28 novembre 2017
Gotham Awards 2017: Chiamami col Tuo Nome è il miglior film!
Altro premio per il film di Guadagnino quello a Timothée Chalamet, premiato come migliore attore emergente.
Il film uscirà l'8 febbraio in Italia.
Saoirse Ronan (Lady Bird) e James Franco (The Disaster Artist) si sono invece portati a casa i premi come migliore attrice e attore, e anche loro si propongono per un posto nelle cinquine di Oscar e Golden Globes.
Tre riconoscimenti per uno dei titoli dell'anno, l'horror/thriller Get Out, che si è portato a casa miglior regista emergente, migliore sceneggiatura e il premio del pubblico.
Ecco l'elenco dei vincitori.
Miglior film
Call Me by Your Name
Migliore attrice
Saoirse Ronan – Lady Bird
Migliore attore
James Franco – The Disaster Artist
Audience Award (premio del pubblico)
Get Out
Miglior documentario
Strong Island
Migliore regista emergente
Jordan Peele – Get Out
Migliore sceneggiatura
Jordan Peele – Get Out
Migliore attore emergente
Timothée Chalamet – Call Me by Your Name
Premio speciale della giuria per il miglior cast
Mudbound
Migliore serie rivelazione (lunga)
Atlanta (FX Networks)
Migliore serie rivelazione (corta)
The Strange Eyes of Dr. Myes
Made in New York Award
Michael Kenneth Williams
Premio alla carriera
Jason Blum - Sofia Coppola - Al Gore - Dustin Hoffman - Nicole Kidman - Ed Lachman




















