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domenica 2 dicembre 2018

La ballata di Buster Scruggs - la recensione

Doveva essere una serie tv, il nuovo film dei fratelli Coen, e questo in un certo senso si percepisce, eppure alla fine la sensazione che, pur nella struttura episodica, ci sia un senso di compiuto tipico del cinema è forte.

Forse è per questo che alla fine i Coen hanno deciso di farne un film, e per di più un western molto classico in un certo senso.


Prendendo in prestito dalle favole l'immagine del libro che viene sfogliato, vediamo man mano le sei storie, ognuna delle quali si conclude in maniera enigmatica.
Ed è proprio questo senso sospeso di mistero l'unico filo conduttore fra le storie tutte molto diverse fra loro per interpreti (si va da James Franco a Liam Neeson, a Brendan Gleeson) e tono (surreale, drammatico, quasi horror in alcuni momenti).
Non tutte le storie sono ugualmente riuscite, comunque sopra tutte spicca Meal Ticket, in cui un uomo viaggia di città in città con un carro e un ragazzo senza braccia e senza gambe, portando in scena lo spettacolo "Il tordo senza ali", sicuramente la storia più malinconica e toccante che rimane maggiormente impressa, grazie anche alla bravura di Harry Melling (irriconoscibile da quando era il cugino bullo di Harry Potter), mentre invece rimane un po' sottotono The Gal Who Got Rattled, la storia che più di tutte si avvicina a un western classico, con carovane, praterie e indiani.

Grande merito per la riuscita del film va sicuramente alla sceneggiatura dei Coen, fatta di dialoghi brillanti e surreali che hanno ben meritato il premio ricevuto al Festival di Venezia, ma è anche impossibile non citare altri due aspetti fondamentali, come la fotografia limpida e pulita di Bruno Delbonnel e soprattuttole splendide ed evocative musiche di Carter Burwell.


Non un film perfetto, con alti e bassi e che probabilmente non riuscirà a catturare chi non ama il cinema dei Coen, ma La Ballata di Buster Cruggs è innegabilmente uno dei titoli più affascinanti dell'anno.

venerdì 31 agosto 2018

Venezia 75 - giorno 3

Il western dei fratelli Coen si prende la scena del Concorso, mentre Fuori Concorso arriva il pop.

S'intitola The Ballad of Buster Scruggs e i fratelli Coen lo descrivono come un "film antologico" di genere western che racconta varie storie ambientate sulla frontiera americana, il tutto narrato dalla voce degli stessi registi.

Durante la conferenza stampa i due fratelli si confermano di poche parole e perfettamente sincronizzati nelle risposte, prima uno, poi l'altro. "Le storie le abbiamo scritte nel corso di un periodo di 25 anni", hanno spiegato i Coen, "Scrivevamo questi racconti e non sapevamo bene cosa farci, allora le mettevamo nel cassetto. Anche se erano completamente differenti per atmosfera e argomento rientravano tutte in una vaga idea di western, in qualche modo raccontavano tutte la stessa cosa e ci sembrava interessante metterle insieme. Nessuno fa più dei film antologici, è stato divertente resuscitare questo genere. [...] Entrambi avevamo già un’idea di come gli episodi dovessero essere montati. Il film è una sorta di progressione non c’era una ricetta nel metterli insieme ma il risultato è quanto si vede".
Diverse storie, prodotto da Netflix ma non è una serie tv, e i registi ci tengono a sottolinearlo. "Nelle riviste di settore il fatto che fossero varie storie e fosse prodotto da Netflix ha portato a questa erronea conclusione", hanno dichiarato i registi, "ma l’abbiamo da subito concepito come un film. Il formato è strano, certo, ha una struttura antologica sulla frontiera americana con una lunghezza diversa per ogni storia".

Nutrito il cast, James Franco, Liam Neeson, Tom Waits, Zoe Kazan, Brendan Gleeson, e Tim Blake Nelson, presente al festival, felicissimo di essere tornato a lavorare con i due registi. "Noi tutti abbiamo amato moltissimo quanto fatto da Joel ed Ethan", ha dichiarato l'attore, "Il risultato è estremamente poetico e originale. Una sorta di revisione del Western. Quando ho letto le altre 5 storie mi è sembrato che ciascuna rappresentasse la storia del western e noi dovessimo comunque cercare di uscire da quella iconografia trovando anche delle scelte interpretative particolari".

Il film sarà disponibile a novembre su Netflix.

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Fuori Concorso invece un film "acchiappa popolo", il debutto alla regia di Bradley Cooper, A Star is Born, terzo remake dell'originale del 1937, questa volta con Lady Gaga protagonista insieme allo stesso Cooper.

Il film racconta di un cantante affermato, ma con una vita personale travagliata, che incontra una giovane promessa che ha dovuto rinunciare al suo sogno di diventare una cantante perché non abbastanza bella. L'uomo le dà fiducia, s'innamora di lei, ma la loro storia deve fare i conti con l'ascesa verso il successo della donna.

Un film che è passato tra diverse mani prima che Bradley Cooper decidesse di mettersi lui stesso dietro la macchina da presa. Sulla protagonista l'attore non ha avuto dubbi e ha puntato subito la cantante. "Dopo i primi venti minuti del nostro primo incontro già cantavamo insieme", ha raccontato Cooper, "Ero seduto nel suo soggiorno con lei al piano... mi ha fatto sentire completamente a mio agio e protetto".
Con questo film Lady Gaga corona un suo piccolo sogno, fare l'attrice per davvero, da protagonista, e per questo non può non ringraziare Bradley Cooper con cui si è trovata subito molto bene. "Ricordo che un giorno stavo scendendo le scale di casa, quando ho visto Bradley con una spugnetta in mano. Mi ha detto che mi voleva vedere senza trucco e senza niente addosso", ha dichiarato la cantante, "È qualcosa che mi ha fatto paura perché mi ha messa a nudo facendomi scoprire una nuova e inaspettata vulnerabilità, ma mi ha anche resa libera e fatto realizzare il mio sogno di diventare un’attrice".

Il film sarà nelle sale USA dal 5 ottobre, in Italia arriverà l'11 dello stesso mese.

mercoledì 25 luglio 2018

Venezia 75 - presentato il programma

E' stato presentato poco fa il programma della 75a edizione della Mostra del Cinema.

Un programma molto vario e davvero molto interessante, con tanti titoli attesi, con un buon equilibrio tra film d'autore e di intrattenimento, e una forte presenza di prodotti Netflix, per gentile concessione di Cannes che ha chiuso la porta del Concorso a queste produzioni.

Presenta anche l'Italia, ovviamente, tre i titoli in Concorso (Guadagnino, Martone, Minervini), mentre Fuori Concorso saranno presentati il nuovo film di Roberto Andò, Una Storia Senza Nome e Le Villeggianti di Valeria Bruni Tedeschi. Fuori Concorso anche le prime due puntate della serie L'Amica Geniale, diretta da Saverio Costanzo e basata sul best seller di Elena Ferrante.
Due titoli italiani molto interessanti nella sezione Orizzonti, La Profezia dell'Armadillo, adattamento del libro-fumetto di Zerocalcare, e Sulla Mia Pelle, che racconta le ultime ore di vita di Stefano Cucchi, picchiato a morte mentre si trovava in custodia delle forze dell'ordine.

"La 75a edizione sarà ricca in tanti sensi", ha dichiarato il direttore Alberto Barbera, "curiosa, con molto cinema di genere figlio degli autori, con grandi registi, alcuni per la prima volta a venezia, ma anche tante scoperte:  opere prime, giovani talenti, giovani registe."

Ecco l'elenco dei film in Concorso con la descrizione fatta dallo stesso Barbera durante la presentazione.

First Man, di Damien Chazelle (Film d'Apertura)
"Uno dei film più attesi della nuova stagione"

The Mountain, di Rick Alverson
"Regista premiato ma poco noto. Con Tye Sheridan, Jeff Goldblum, Denis Lavant, Udo Kier. Un film di grande qualità visiva e di messa in scena, diverso dal cinema americano cui siamo abituati."

Double Vie, di Olivier Assayas
"Deliziosa commedia con un grande cast, la storia di due coppie che s'incrociano in vari modi, e un'intelligente riflessione su come son cambiante le nostre vite di intellettuali dopo la rivoluzione digitale."

The Sister Brothers, di Jacques Audiard
"Doveva essere a Cannes, un western europeo girato in Europa. con cast e troupe interamente americane (con Jake Gyllenhaal, Joaquin Phoenix, John C. Reilly). Grande ironia e una riflessione sulla mitologia del west, che viene rispettata e smontata."

Vox Lux, di Brady Corbet
"Con Natalie Portman e Jude Law. Sorprendente storia di una ragazza che diventa una grande star del pop, con tutto quello che questo comporta."

Roma, di Alfonso Cuaron
"Un altro dei titoli più attesi, Cuaron ci ha messo cinque anni a realizzarlo. Un film su un periodo della vita della sua famiglia, in bianco e nero, girato in assoluta libertà, dove l'autenticità assoluta si mescola all'inventiva e alla creatività."

The Ballad of Buster Scruggs, di Joel e Ethan Coen
"Il nuovo film dei Coen prodotto da Netflix. Sei episodi dai toni molto diversi, pieno di citazioni, con in mezzo di tutto. Un film sulla morte della mitologia del west e sull'America di oggi."

22 July, di Paul Greengrass
"La ricostruzione minuziosa della strage di Utoya, e di quello che è avvenuto dopo, con il processo a Breivik e la difficile ripresa delle sue vittime."

Suspiria, di Luca Guadagnino
"Il più ambizioso film di Guadagnino, pensato per anni, un cast impressionante r Tilda Swinton in tre ruoli diversi."

Opera Senza Autore, di Florian Henckel von Donnersmarck
"Film molto ambizioso sulla storia della Germania dall'avvento del Nazismo fino agli anni Settanta."

The Nigthtingale, di Jennifer Kent
"Dopo The Babadook, opera seconda di Jennifer Kent, la storia di una donna e di un ufficiale in cerca di vendetta all'inizio dell'Ottocento."

Peterloo, di Mike Leigh
"Ultima fatica del grande regista inglese, un brutto episodio rimosso della storia inglese che riecheggia il presente e una riflessione senza tempo sul potere."

Capri-Revolution, di Mario Martone
"Ideale conclusione di una trilogia di Martone: dopo il Risorgimento, dopo Leopardi, ora racconta la vigilia della I Guerra Mondiale attraverso la storia di una pastorella di Capri che scopre una comunità di artisti e intellettuali europei che vive nel segno della libertà più assoluta."

The Favourite, di Yorgos Lanthimos
"Altro film grandemente atteso. Un cast straordinario (Emma Stone, Rachel Weisz, Olivia Colman). La storia di Anna d'Inghilterra, della rivalità tra due cortigiane, raccontata da un autore provocatorio come Lanthimos."

What You Gonna Do When The World's On Fire?, di Roberto Minervini
"Un film sul razzismo della società americana, che in questi anni è riesploso ancora più violento di quanto si potesse pensare. Tre ritratti: due giovani adolescenti neri, una barista nera, e le Black Panther, rinate."

Sunset, di Lazlo Nemes
"Nuovo atteso film del premio Oscar per Il figlio di Saul, ambientato alla vigilia dello scoppio della II Guerra Mondiale. Un film ambiziosissimo che richiede grande sforzo di partecipazione da parte dello spettatore."

Freres Ennemis, di David Oelhoffen
"Polar con Matthias Schoenaerts, Reda Kateb e Adel Bencherif, tre amici cresciuti assieme che si ritrovano ai lati opposti della legge."

Nuestro Tiempo, di Carlos Reygadas
"Nuovo tassello nella ricerca formale e narrativa di Reygadas che parte da elementi naturalistici e realistici per approdare a qualcosa di fantastico e indifinibile, con il regista e la moglie che recitano nei panni di loro stessi mentre cercano di costruire una coppia sessualmente aperta."

At Eternity's Gate, di Julian Schnabel
"Nuovo film di Schnabel sugli anni trascorsi da Van Gogh nel sud della Francia prima di essere internato in manicomio; il tentativo di raccontare quello che accadeva dentro la sua testa, con Dafoe, Amalric, Mikkelsen, Isaac."

Acusada, di Gonzalo Tobal
"Una scommessa, opera seconda di un giovane regista argentino, un film tesissimo che fa riferimento a eventi reali."

Killing, di Shinya Tsukamoto
"Film di samurai con protagonista uno di loro che si scopre incapace di uccidere."

Sul sito della Biennale tutti i titoli che saranno presenti al Festival di Venezia 2018.

sabato 2 settembre 2017

Venezia 74 - giorno 4

Il protagonista del quarto giorno è uno che in Italia e al Festival di Venezia è di casa, si tratta di George Clooney, che porta in Concorso il suo ultimo lavoro da regista, Suburbicon.

Commedia nera nata dalla mente dei fratelli Coen, e firmata anche da Grant Heslov e dallo stesso Clooney, la storia è ambientata nella cittadina di Suburbicon, un pacifico sobborgo degli anni '50, tra case color pastello e giardini curati. La gente che vive a Suburbicon è tranquilla e riservata, il più riservato di tutti è il protagonista Gardner Lodge (M.Damon), che vive con la sua famiglia in una di quelle perfette villette. Una perfezione che s'incrina quando nel quartiere arriva la prima famiglia afroamericana, ma il signor Lodge ha ben altro a cui pensare. La sua tranquilla vita viene messa sottosopra da una violazione di domicilio, quattro uomini entrano in casa e addormentano lui e tutta la sua famiglia. La legge si rivela troppo lenta, e mentre il quartiere erige muri per evitare che i cittadini bianchi siano disturbati dalla vista della famiglia afroamericana, il signor Lodge decide di farsi giustizia da solo, finendo in una spirale di violenza e vendetta che rivela la maschera ipocrita di quella falsa perfetta periferia americana.

Un film molto attuale quello di George Clooney e l'attore durante la conferenza stampa non tira indietro la gamba quando parla degli USA di Donald Trump. "Una nuvola nera incombe sull'America", ha dichiarato l'attore, "Abbiamo iniziato a lavorare a questo film quando Trump ha iniziato la sua corsa politica e nei suoi discorsi elettorali parlava di costruire barriere, di fare di nuovo grande l'America. Queste problematiche purtroppo non sono mai morte negli Usa". Suburbicon comunque è una commedia nera, Clooney ci tiene a precisarlo. "Non volevamo fare polemiche o una lezione civica", ha spiegato l'attore, "il nostro intento era far ridere ed essere cattivi, ma è evidente che se vai negli Stati Uniti trovi un Paese che non è mai stato così arrabbiato. Io continuo a essere ottimista ma quello che sta succedendo negli USA necessita di una profonda riflessione".
Non un film politico quindi, ma un film che, nonostante sia ambientato nel 1959, riflette molte questioni attuali, come quella razziale e dell'integrazione. Parallela alla storia del protagonista, nel film è stata inserita la vicenda di una famiglia afroamericana che per quanto assurda non è inventata ma reale, William e Daisy Myers sono realmente esistiti, erano una coppia di neri che nel 1957 si trasferirono a Levittown scatenando una rivolta razziale. "Stiamo scontando ancora il nostro peccato originale: la schiavitù", ha detto Clooney, "La petizione che a un certo punto viene letta nel film, in cui si dice 'siamo per l'integrazione solo nel momento in cui i negri si saranno educati', non l'abbiamo scritta noi, è un documento vero. Il nostro non è un film su Donald Trump ma sulla sottigliezza con cui striscia sul razzismo". "Suburbicon rappresenta questo", gli fa eco Matt Damon, "il mio personaggio si aggira in bicicletta per il quartiere, di notte e pieno di sangue, tanto sa che non daranno la colpa a lui, ma ai neri".

Parlando del film, Matt Damon e Julianne Moore (che interpreta sia la moglie di Damon che la cognata) hanno dichiarato di essersi divertiti molto. "Sono stata contenta di poter interpretare due ruoli", ha detto Julianne Moore, "E' molto interessante capire come la vita di una sorella si ripercuote su quella dell’altra. Il mio personaggi invita suo nipote bianco a giocare con il bambino nero. E l’unica che lo fa. Perché lei sa cosa vuol dire essere emarginata. Non ha niente, mentre sua sorella ha tutto, ha la famiglia fantastica che voleva avere". Per Matt Damon non è stata certo la prima volta sul set con l'amico George Clooney. "Girare il film è stato molto divertente", ha detto l'attore, "è il settimo o ottavo set che divido con George. Mi ha chiamato dicendomi che sarebbe stata una parte mai fatta da me finora, ho dovuto spingermi oltre. Con George ormai ho capito come lavorare: quando dà un’indicazione basta fare il contrario e tutto va a meraviglia".
Nel cast c'è anche Oscar Isaac, in un ruolo che i Coen avevano scritto proprio per Clooney. "Non mi piace dirigermi da solo, è faticoso, e poi Oscar è stato bravissimo e io non avrei saputo fare di meglio", ha detto l'attore.

A George Clooney è stato chiesto anche se avesse mai fatto un pensierino su una possibile candidatura come Presidente degli USA. Domanda ha cui l'attore ha risposto in modo semi-serio: "In questo momento, chiunque abbia voglia di farlo è benvenuto. Sembra un lavoro divertente". "Chiunque sarebbe meglio di quello attuale", ha chiuso il discorso Matt Damon.

Suburbicon sarà nelle sale italiane il 14 dicembre.
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Presentato Fuori Concorso quello che il direttore Alberto Barbera ha definito il "film più violento del festival". Si tratta del prison movie Brawl in Cell Block 99, diretto da S. Craig Zahler.

Bradley Thomas (V.Vaughn) è ex pugile, ex alcolizzato, alto quasi due metri e una grossa croce tatuata sulla nuca, che viene licenziato dall'officina in cui lavora, lo stesso giorno in cui scopre che la moglie lo tradisce. Dopo aver distrutto a mani nude l'auto della donna, stringe con lei un nuovo patto. Dopo diciotto mesi sembra andare tutto bene, Bradley sta per diventare padre quando viene arrestato per colpa di un gruppo di messicani partner d'affari. L'uomo è pronto a scontare la sua pena senza fare problemi ma un ricatto lo costringerà a tirare fuori il peggio di sé per riuscire a farsi rinchiudere nel carcere di massima sicurezza Block 99.

"Il personaggio di questo film, Bradley Thomas, ha un sacco di violenza dentro di sé. Deve cercare di trattenerla, ma quando la rilascia è persino superiore a quello che credeva lui stesso. Una sorta di esperienza catartica", ha dichiarato il regista.
Protagonista del film è Vince Vaughn, in un ruolo molto diverso da quello in cui siamo abituati a vederlo. "Non credo siano scomparse del tutto le commedie dalla mia vita", ha dichiarato l'attore, "ma ho avuto la fortuna di trovare altri percorsi e sono molto contento".

domenica 13 marzo 2016

Ave, Cesare! - la recensione

La giornata di Eddie Mannix non è tra le più rilassanti. Lui è un "fixer", cioè un uomo pagato da una grossa major cinematografica per risolvere tutti quei problemi che le capricciose star di Hollywood creano dentro e fuori dal set. Quando il protagonista del film Ave, Cesare!, colossal a carattere biblico che si sta girando proprio in quei giorni, viene rapito, Eddie dovrà riuscire a barcamenarsi tra attrici troppo libertine, attori dalle inesistenti capacità recitative e giornalisti impiccioni, il tutto tentando in ogni modo di riportare sano e salvo il divo sul set in tempo per le riprese della scena madre.


I fratelli Coen scrivono una commedia, o meglio, una farsa, che mette in ridicolo Hollywood ma che alla fine vuole parlare di altro, in senso più ampio di scelte e di cosa sia giusto fare. Lo fanno mettendo insieme una sceneggiatura brillante e un grandissimo cast, su cui primeggiano un fantastico George Clooney e Josh Brolin, mai così in stato di grazia, ma purtroppo non vanno al segno al cento percento.
Se nella trama principale (il rapimento del personaggio di Clooney da parte dei comunisti e relativa contrattazione per il riscatto) si procede in modo ben strutturato e senza passi falsi, divertendo non poco, e proponendo anche intelligenti spunti di riflessione, il resto è troppo abbozzato, con personaggi che non riescono mai ad avere un vero mordente e una vera caratterizzazione, più comparse dai nomi altisonanti che altro. Un peccato perché alcune di queste storyline avevano delle potenzialità notevoli e risultano anche molto divertenti quando portate avanti, ma a un certo punto sembrano perdersi, come se i Coen se ne fossero dimenticati o abbiano deciso di accantonarle per concentrarsi su altro.
Nulla si può dire invece dell'aspetto più puramente tecnico: regia, fotografia e soprattutto montaggio sono impeccabili e contribuiscono a ricreare l'atmosfera da farsa che caratterizza tutto il film.

Ave, Cesare! è un film tecnicamente bellissimo e molto divertente, ma che non riesce mai ad andare del tutto a segno, per colpa soprattutto di alcuni difetti nella sceneggiatura e nell'impostazione complessiva. Peccato, perché avrebbe potuto fare molto di più con un cast di questo livello

mercoledì 13 maggio 2015

Festival di Cannes 2015 - si comincia!

Ha preso il via oggi il 68° Festival di Cannes, con la presentazione della giuria e il film d'apertura.

Per la prima volta nella storia del festival i presidenti di giuria sono due, cioè i fratelli Coen, molto felici di poter andare a Cannes in una veste nuova e senza un film da presentare.

"Quando ci hanno chiamato l'abbiamo considerata una grande opportunità e una grande esperienza", ha dichiarato Joel Coen, che ha poi tracciato una linea molto semplice da seguire per giudicare i film, "Ci faremo guidare dalle emozioni, non siamo dei critici cinematografici, il film più bello e' quello che avrà più consenso tra noi giurati".

Una giuria molto glamour che vede riuniti Sienna Miller‬, ‪‎Jake Gyllenhaal‬, ‪‎Xavier Dolan‬, ‎Rossy De Palma‬, ‪‎Sophie Marceau‬, la cantante ‎Rokia Traore‬ e ‎Guillermo del Toro‬. Tutti molto rilassati. Durante la conferenza stampa Jake Gyllenhaal ha scherzato dicendo che fra i giurati si sono già formate due "fazioni" rispetto ai due presidenti. "‎Noi giurati già ci siamo divisi, c'è chi tiene per Joel e chi per Ethan", ha detto l'attore, emozionato all'idea di poter vedere tanti film, "Sono eccitato all'idea di vederli prima di ogni altra persona al mondo... e soprattutto gratis! Il fatto che in giuria ci siano anche degli attori darà un po' di brio al tutto, altrimenti tra registi si scambierebbero solo complimenti". Gyllenhaal ha raccontato quello che gli ha detto sua madre prima che partisse per il festival, cioè di portarle il poster di Ingrid Bergman.
Non troppo serio nemmeno il regista messicano Guillermo del Toro, che ha raccontato di essere dimagrito abbastanza per il vestito che aveva e così finalmente ne ha comprato uno nuovo. "Siamo qui per dire che cosa ci piace, non che cosa è bello o brutto", ha continuato poi il regista, "dobbiamo trattare questi film con rispetto. Ci saranno giorni da Arancia meccanica e altri da Nuovo cinema paradiso. Spero di imparare molto da questa avventura e di arricchirmi di cinema". Anche Xavier Dolan, che lo scorso anno a Cannes ha vinto il premio della Giuria con il suo Mommy, è arrivato a Cannes con l'idea di arricchirsi cinematograficamente. "Sono qui per vedere i film col cuore, non sono un critico e devo solo dire umanamente ciò che mi tocca, il resto poco importa", ha dichiarato Dolan, il più giovane in giuria, "Sara' un'esperienza che mi arricchirà, vedere per dodici giorni film provenienti da tutto il mondo e' un grande privilegio". "È un grandissimo onore, non vedo l’ora di iniziare", ha invece dichiarato in modo molto semplice e sincero Sienna Miller.

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E il festival ha cominciato con il film La Tête Haute della regista Emmanuelle Bercot, che vede nel cast l'icona del cinema francese (e non solo) Catherine Deneuve.

Il film racconta il recupero di un ragazzo difficile, con problemi a scuola e in famiglia, un ragazzo violento ma fragile interpretato dal giovane Rod Paradot. Nel cast anche Benoit Magimel e la Deneuve, che interpreta una severa giudice d'infanzia che segue e cerca di aiutare il ragazzo per dieci anni.

"E' un ruolo che mi ha colpito, parla di un mestiere che non si conosce", ha raccontato Catherine Deneuve, "Vediamo i giudici in tv di volata ma non sappiamo quali sono le relazioni che hanno con i ragazzi che sono chiamati a giudicare. Certamente mi ha messo addosso una certa pressione ma è stato particolarmente importante ai fini della preparazione. Ho osservato quello che accadeva nei tribunali, sapevo che è un mestiere molto duro che si fa per vocazione. Richiede molto tempo e poi la capacità di sopportare la frustrazione, perché purtroppo non è possibile salvare tutti. Ma i giovani meritano e hanno bisogno di essere aiutati. Oggi è difficile trovare il tempo di seguire tutta la crescita di un ragazzo ma c’è un momento in cui si afferma rapidamente quello che sarà il loro futuro. Se a scuola inizi a lavorare male sarà sempre più difficile riprendersi. Penso che il ruolo dei professori sia anche quello di aiutare i ragazzi a modellarsi, a scegliere quelli che sono gli indirizzi che più gli si confanno".
E' capitato molto raramente che un film diretto da una donna aprisse un festival, argomento di cui si è parlato molto nei giorni che hanno preceduto l'overture di Cannes, ma che non ha messo nessuna particolare pressione addosso alla regista. "Per me apre il film, dice. E’ scontato che le donne debbano avere gli stessi spazi che gli uomini e poi ci sono diversi film di registe donne in concorso come quello di Valèrie Donzelli. Non mi sento in ruolo minoritario, anche se non sono in concorso. Sono contenta che il film sia nel posto dove è", ha spiegato la Bercot che poi ha parlato del suo film, "Volevo mettere in luce il lavoro di quelli che considero degli eroi, giudici per l’infanzia, educatori, assistenti sociali, credo fortemente che nessun bambino possa essere di natura cattivo e che il ruolo delle istituzioni nel fornire la giusta educazione sia fondamentale, specie quando i genitori non possono occuparsene. In quel caso è la società ad avere le responsabilità di questi ragazzi. Se un ragazzo diventa violento e barbaro questo dipende dal fatto che non ha potuto essere educato come il suo vicino".

La cerimonia d'apertura è stata presentata, come lo scorso anno, dall'attore Lambert Wilson, che ovviamente si preoccuperà anche della cerimonia di chiusura.

domenica 26 maggio 2013

Cannes 2013 - I vincitori!



Si è appena conclusa la Cerimonia di premiazione della 66ª edizione del Festival di Cannes!
Ecco i vincitori:

- Palma d'Oro per il Miglior Film: La vie d'Adèle di Abdellatif Kechiche

- Gran Premio: Inside Llewyn Davis dei fratelli Coen

- Premio per l'Interpretazione Maschile: Buce Dern, per Nebraska

- Premio per l'Interpretazione Femminile: Bérénice Béjo per Le Passé

- Premio alla Regia: Amat Esclalande per Heli

- Premio alla Sceneggiatura: Jia Zhangke per il film Tian zhu ding

- Premio della Giuria: Like Father, Like Son (Soshite chichi ni naru) di Hirokazu Kore-Eda

- Camera d'Or per la miglior Opera Prima: Ilo Ilo, di Anthony Chen

domenica 19 maggio 2013

Festival di Cannes 2013 - giorno 5

Tanta pioggia ieri sul Festival di Cannes, oggi si riaffaccia il sole, sarà merito del film dei fratelli Coen?

'Inside Llewyn Davis' ha catalizzato l'attenzione di tutti. Applauditissimo dalla sala stampa, il film ha convinto e conquistato tutti al Festival e si candida prepotentemente per la Palma d'Oro.

Il film racconta di un perdente, Llewyn Davis, cantante folk ridotto quasi ad essere un barbone, perennemente insultato dalla ragazza che ha messo incinta e che non si fa problemi a farglielo pesare, senza soldi, senza casa. E'  uno sfigato, un po' goffo, ma convinto di avere talento nella musica e che gli basti quel pizzico di fortuna necessaria per riuscire finalmente a svoltare. Il pizzico di fortuna però nemmeno lo sfiora.

La storia è stata ispirata dal vero cantante semisconosciuto Dave Van Ronk e Joel e Ethan Coen l'hanno raccontata con il loro inconfondibile tocco, andando quasi a braccio, senza una storia vera e propria da seguire. Protagonista un bravo e convincente Oscar Isaac, capace di dare grande umanità al personaggio. Nel cast anche Carey Mulligan, John Goodman, Garret Hendlund e Justin Timberlake.

In conferenza stampa i fratelli Coen hanno toccato con mano l'entusiasmo dei giornalisti che li hanno riempiti di complimenti. Joel Coen ha raccontato così il loro Llewyn Davis e il periodo in cui è ambientato il film: "Llewyn Davis ha una relazione molto travagliata con il successo. Sono tempi bui, in cui i musicisti devono supplicare gli amici di avere un posto sul loro divano. Lui va cercando l’autenticità dei testi e delle canzoni che scrive ma senza fortuna. Il successo è un meccanismo talmente imprevedibile, è quasi impossibile parlarne o razionalizzarlo, accade e basta. Ma noi volevamo focalizzare l’attenzione sulla fedeltà a se stessi e alla propria concezione artistica, senza inseguire il miraggio della riconoscibilità, quando un artista si preoccupa solo della coerenza con le proprie idee. Era anche un periodo in cui non esistevano i contratti con gli artisti e questo permetteva infinite possibilità creative".

E chi meglio di Justin Timberlake può parlare del successo nel mondo della musica? "Faccio questo lavoro da quando ero giovanissimo, ho visto tonnellate di persone non riuscire ad arrivare. A volte sei nel posto giusto con le persone sbagliate, altre volte nel posto sbagliato con le persone giuste. Migliaia di persone non ce la fanno, pura vendo talento da vendere". Vera rivelazione del film è il protagonista Oscar Isaac, che sul suo personaggio ha detto: "Ho dovuto prima di tutto appropriarmi del contesto e questo ha richiesto un lavoro di sei settimane prima del film insieme agli autori, poi ho dovuto lavorare sullo stile che Llewyn doveva adottare e lì mi è stato molto utile T Borne che mi ha detto 'Canta come se cantassi per te stesso da solo'". E T Borne Burnett, che ha curato la colonna sonora, ha dichiarato che "lo scopo del film era mostrare gli effetti della delusione". Carey Mulligan è alla seconda apparizione in questo festival offre una prova decisamente diversa da quella del 'Grande Gatsby', a prova delle sue capacità recitative, nel film interpreta la sboccatissima ragazza messa incinta da Llewyn Davies che però è fidanzata con Justin Timberlake, e in questo film canta, di nuovo, dopo averlo fatto in 'Shame', in un terzetto folk. La Mulligan non nega di essere stata un po' in ansia prima della scena: "Beh, chi non lo sarebbe, però T Borne mi ha aiutato molto perché ha cercato di trovare per ognuno il pezzo che corrispondesse di più alla nostra personalità e alle nostre opinioni".
Momenti "alla Coen" anche durante la conferenza stampa in cui si è parlato ampiamente anche dei sei diversi gatti che sono serviti per girare il film.

Da segnalare inoltre il film 'Borgman', presentato oggi in Concorso, del regista olandese Alex van Warmerdam. Film che ha sorpreso molti e che unisce una serie di generi diversi, dal thriller a grottesco fino all'erotico.



Frra


giovedì 18 aprile 2013

Cannes 66 - ecco tutti i film del Festival!

Si è tenuta questa mattina a Parigi la conferenza stampa di presentazione del 66° Festival di Cannes, che si terrà fra il 15 al 26 maggio.

Il film d'apertura, si sapeva già, sarà 'Il Grande Gatsby' di Baz Luhrmann, che si porta dietro un carico notevole di attori, Leonardo Di Caprio, Carey Mulligan, Tobey Meguire su tutti; mentre a chiudere sarà 'Zulu', con Orlando Bloom e Forest Whitaker.

Diversi nomi "pesanti" nel Concorso, i fratelli Coen, James Gray, Alexandre Payne, Nicolas Winding Refn, Polanski, Soderbergh, Miike. A sorpresa in concorso il film che vede come regista Valeria Bruni Tedeschi. A rappresentare l'Italia in concordo sarà Paolo Sorrentino con 'La Grande Bellezza'. Presidente della giuria del concorso, come sappiamo, è Steven Spielberg.
Confermata la presenza nella sezione Un Certain Regard di 'The Bling Ring', nuovo film di Sofia Coppola, con Emma Watson, e per l'Italia ci sarà Valeria Golino con 'Miele'. Da sottolineare anche la presenza di Claire Denis e James Franco. Presidente della giuria Thomas Vinterberg. A presiedere la giuria dei cortometraggi invece sarà Jane Campion.

Madrina del Festival, Audrey Tautou. Ecco l'elenco di tutti i film.


Film d'apertura - 'Il Grande Gatby' di Baz Luhrmann
Film di chiusura - 'Zulu' di Jérôme Salle

CONCORSO - presidente di giuria: Steven Spielberg

'Only God Forgives' di Nicolas Winding Refn
'La Grande Bellezza' di Paolo Sorrentino
'Borgman' di Alex Can Warmerdam
'Behind the Candelabra' di Steven Soderbergh
'The Immigrant' di James Gray
'Jeune et Jolie' di François Ozon
'La Vie d'Adele' di Abdellatif Kechiche
'Wara No Tate' di Takashi Miike
'Soshite Chichi Ni Naru' di Kore-Eda Hirokazu
'Tian Zhu Ding' di Jia Zhangke
'Grisgris' di Mahamat-Saleh Haroun
'Nebraska' di Alexander Payne
'Heli' di Amat Escalante
'Le Passe' di Asghar Farhadi
'Michael Kohlhaas' di' Arnaud Despallieres
'Inside Llewyn Davis' di Ethan and Joel Coen
'Un Chateau en Italie' di Valeria Bruni-Tedeschi
'La Venus a la Fourrure' di Roman Polanski
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UN CERTAIN REGARD presidente della giuria: Thomas Vinterberg

'The Bling Ring' di Sofia Coppola
'Miele' di Valeria Golino
'L'Inconnu du La' di Alain Guiraudie
'Bends' di Flora Lau
'L'image Manquante' di Rithy Panh
'La Jaula de Oro' di Diego Quemada-Diez
'Anonymous' di Mohammad Rasoulof
'Sarah Préfére la Course' di Chloé Robichaud
'As I Lay Dying' di James Franco
'Grand Central' di Rebecca Zlotowski
'Fruitvale Statio' di Ryan Coogler
'Les Salauds' di Claire Denis
'Norte, Hangganan ng Kasaysayan' di Lav Diaz
'Omar' di Hany Abu-Assad
'Death March' di Adolfo Alix jr
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FUORI CONCORSO

'All is Lost' di  J.C Chandor
'Blood Ties' di Guillaume Canet
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PROIEZIONI SPECIALI

'Weekend of a Champion' di Roman Polanski
'Seduced and Abandoned' di James Toback
'Otdat Konci' di Taisia Igumentseva
'Muhammad Ali's Greatest Fight' di Stephen Frears
'Stop the Pounding Heart' di Robero Minervini
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PROIEZIONI DI MEZZANOTTE

'Monsoon Shootout' di Amit Kumar
'Blind Detective' di Johnnie To
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OMAGGIO A JERRY LEWIS

'Max Rose' dir Daniel Noah

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