domenica 10 marzo 2024
martedì 16 maggio 2023
Guardiani della Galassia Vol. 3 - la recensione
Giunge a conclusione la trilogia di James Gunn dedicata ai Guardiani della Galassia, probabilmente il filone di maggiore successo all'interno del Marvel Cinematic Universe, una scommessa vinta ma non così scontata, considerando che questi personaggi erano praticamente sconosciuti se non ai più puri appassionati dei fumetti Marvel.
Nel terzo capitolo della saga, Gunn (che scrive e dirige) concentra la narrazione interamente sul personaggio di Rocket Raccoon (doppiato da Bradley Cooper), facendone il perno e il cuore del gruppo e in definitiva anche dell'intera saga. Raccontando il passato del personaggio, si arriva a guardare con occhio diverso anche i film precedenti, ed è veramente difficile trattenere le lacrime in più di un'occasione. Gli altri personaggi risultano forse un po' in secondo piano rispetto ai precedenti film, in particolare la Gamora di Zoe Saldana che sembra avere poco da dire dopo l'apice del suo arco narrativo raggiunto in Avengers: Infinity War e Avengers: Engame. Il gruppo continua comunque a funzionare alla grande, in particolare il personaggio di Starlord (Chris Pratt) arriva a una chiusura ben calibrata e ben pensata, proprio in funzione di quanto ci viene mostrato e raccontato sul passato di Rocket, e soprattutto grazie alla trama vera e propria che mette in moto l'azione del film.
Colonna sonora sempre al top, ma a spiccare davvero in questo terzo film è la regia di James Gunn, che ancora più che nei precedenti vive di sfondi incredibili e colorati, di riprese mozzafiato ambientazioni che riescono a essere allo stesso tempo colorate e malinconicamente crepuscolari. E se riesci a trasmettere così tanto inquadrando animali in CGI, non resta che applaudire.
Non tutto è perfetto però, e dove il gruppo funziona alla grande, gli altri personaggi non sempre sono all'altezza. Nulla da dire sul villain (Chukwudi Iwuji), odioso quanto basta, o sui comprimari del passato che riescono a rimanere nel cuore dello spettatore, quanto piuttosto sembra davvero fuori posto l'Adam Warlock interpretato da Will Poulter, non solo per l'interpretazione davvero sopra le righe anche per un film dei Guardiani, ma soprattutto perché la sua presenza sembra superflua ed è difficile evitare di chiedersi se davvero era necessario all'economia del racconto. Una piccola sbavatura che comunque non intacca la fruizione di un film che chiude degnamente il miglior filone dell'MCU, emozionando e divertendo dal primo all'ultimo minuto della seconda scena post credit.
-
venerdì 25 marzo 2022
Licorice Pizza - la recensione
Nightmare Alley - La Fiera delle Illusioni - la recensione
sabato 22 gennaio 2022
Nightmare Alley di del Toro è un flop negli USA. Martin Scorsese lancia un appello per il film.
domenica 21 ottobre 2018
A Star is Born - la recensione
Jackson (Bradley Cooper) è famoso musicista (e sognatore) acclamato in tutto il mondo ma afflitto da una pesante dipendenza da alcool e farmaci. Dopo un suo concerto, incontra, in un locale Drag, Ally (Lady Gaga), una talentuosa cameriera con il pallino del canto che, dopo svariate bocciature ricevute da diversi produttori a causa del suo aspetto fisico, in particolare del naso, ormai si è arresa all'idea di non intraprendere più la carriera da cantante. Jackson però trova interessante la sua voce, e dopo un'intensa interpretazione de "La Vie En Rose" di Edith Piaf, decide di invitarla alla tappa successiva del suo tour per conoscerla. Il loro amore condiviso per la musica e la loro passione sbocciata sul palco, tessono le trame profonde di questa pellicola dal finale del tutto inaspettato.
La regia, che segna il debutto di Bradley Cooper dietro la macchina da presa, non è delle più coinvolgenti, la ripresa in primissimo piano e con telecamera a mano vuol essere quella di un imponente film d'autore, che poco si amalgama al resto. Il ritmo è una continua altalena tra il dilatato ed il frettoloso. Il montaggio è quello di un meccanismo mal oleato che spezza completamente alcune scene e ne esaspera eccessivamente altre.
Performance meravigliosa di una Lady Gaga fragile alla quale non siamo abituati, ma della quale non potremo più fare a meno. Bradley Cooper, con la sua interpretazione tormentata, rude, evidenziata anche da un "prepotente" accento, dà l'ennesima dimostrazione delle sue capacità. Colonna sonora dai testi struggenti, ma dalla pura anima rock.
A Star is Born si presta a molteplici letture, quella predominante è sicuramente una spiccata critica all'industria musicale così come la conosciamo oggi: modelli che ci vengono imposti, la spersonalizzazione massima dell'individuo, l'omologazione, e la ormai introvabile originalità. Ci sono poi la fragilità dell'essere umano, talvolta troppo sensibile per reggere le imposizioni del sistema, la necessità di legarsi e di tornare a qualcosa di autentico, l'amore, gli affetti... e la musica. La musica come evasione, come sfogo, come grido di aiuto, come ragione di vita.
venerdì 31 agosto 2018
Venezia 75 - giorno 3
S'intitola The Ballad of Buster Scruggs e i fratelli Coen lo descrivono come un "film antologico" di genere western che racconta varie storie ambientate sulla frontiera americana, il tutto narrato dalla voce degli stessi registi.
Durante la conferenza stampa i due fratelli si confermano di poche parole e perfettamente sincronizzati nelle risposte, prima uno, poi l'altro. "Le storie le abbiamo scritte nel corso di un periodo di 25 anni", hanno spiegato i Coen, "Scrivevamo questi racconti e non sapevamo bene cosa farci, allora le mettevamo nel cassetto. Anche se erano completamente differenti per atmosfera e argomento rientravano tutte in una vaga idea di western, in qualche modo raccontavano tutte la stessa cosa e ci sembrava interessante metterle insieme. Nessuno fa più dei film antologici, è stato divertente resuscitare questo genere. [...] Entrambi avevamo già un’idea di come gli episodi dovessero essere montati. Il film è una sorta di progressione non c’era una ricetta nel metterli insieme ma il risultato è quanto si vede".
Diverse storie, prodotto da Netflix ma non è una serie tv, e i registi ci tengono a sottolinearlo. "Nelle riviste di settore il fatto che fossero varie storie e fosse prodotto da Netflix ha portato a questa erronea conclusione", hanno dichiarato i registi, "ma l’abbiamo da subito concepito come un film. Il formato è strano, certo, ha una struttura antologica sulla frontiera americana con una lunghezza diversa per ogni storia".
Nutrito il cast, James Franco, Liam Neeson, Tom Waits, Zoe Kazan, Brendan Gleeson, e Tim Blake Nelson, presente al festival, felicissimo di essere tornato a lavorare con i due registi. "Noi tutti abbiamo amato moltissimo quanto fatto da Joel ed Ethan", ha dichiarato l'attore, "Il risultato è estremamente poetico e originale. Una sorta di revisione del Western. Quando ho letto le altre 5 storie mi è sembrato che ciascuna rappresentasse la storia del western e noi dovessimo comunque cercare di uscire da quella iconografia trovando anche delle scelte interpretative particolari".
Il film sarà disponibile a novembre su Netflix.
-
Fuori Concorso invece un film "acchiappa popolo", il debutto alla regia di Bradley Cooper, A Star is Born, terzo remake dell'originale del 1937, questa volta con Lady Gaga protagonista insieme allo stesso Cooper.
Il film racconta di un cantante affermato, ma con una vita personale travagliata, che incontra una giovane promessa che ha dovuto rinunciare al suo sogno di diventare una cantante perché non abbastanza bella. L'uomo le dà fiducia, s'innamora di lei, ma la loro storia deve fare i conti con l'ascesa verso il successo della donna.
Un film che è passato tra diverse mani prima che Bradley Cooper decidesse di mettersi lui stesso dietro la macchina da presa. Sulla protagonista l'attore non ha avuto dubbi e ha puntato subito la cantante. "Dopo i primi venti minuti del nostro primo incontro già cantavamo insieme", ha raccontato Cooper, "Ero seduto nel suo soggiorno con lei al piano... mi ha fatto sentire completamente a mio agio e protetto".
Con questo film Lady Gaga corona un suo piccolo sogno, fare l'attrice per davvero, da protagonista, e per questo non può non ringraziare Bradley Cooper con cui si è trovata subito molto bene. "Ricordo che un giorno stavo scendendo le scale di casa, quando ho visto Bradley con una spugnetta in mano. Mi ha detto che mi voleva vedere senza trucco e senza niente addosso", ha dichiarato la cantante, "È qualcosa che mi ha fatto paura perché mi ha messa a nudo facendomi scoprire una nuova e inaspettata vulnerabilità, ma mi ha anche resa libera e fatto realizzare il mio sogno di diventare un’attrice".
Il film sarà nelle sale USA dal 5 ottobre, in Italia arriverà l'11 dello stesso mese.
mercoledì 27 gennaio 2016
Joy - la recensione
Quella di Joy è una classica storia "dalle stalle alle stelle", ma più che alla vera Joy Mangano, sembra che David O. Russell si sia ispirato a Cenerentola. Fin da subito il regista ci presenta la protagonista impegnata in faccende domestiche, piegata a terra per pulire o aggiustare qualcosa, sempre con i vestiti macchiati, con un lavoro poco soddisfacente, una famiglia che le complica le cose, c'è addirittura una sorellastra invidiosa sempre pronta ad andarle contro e una rassicurante voce narrante (quella della nonna). A questo insolito ma indovinato parallelo, il regista aggiunge quegli aspetti che, nel bene o nel male, caratterizzano il suo cinema.
giovedì 19 febbraio 2015
[Oscar 2015] American Sniper - la recensione
Il film racconta la storia di Chris Kyle, il cecchino più letale della storia militare americana.Kyle, texano, cresciuto da una ferrea educazione paterna che gli ha imposto la difesa del più debole e una visione del mondo divisa in pecore, lupi e cani pastore - dove le pecore subiscono, i lupi attaccano e i cani pastore proteggono -, decise di seguire queste regole arruolandosi nei Navy SEAL.
Inviato in Iraq, per quattro turni, gli venne affidato il preciso compito di copertura delle truppe sul campo.
Un compito che Kyle svolse talmente bene da meritarsi il soprannome di "Leggenda" e, da parte dei nemici, una taglia molto alta sulla testa, diventando l'obbiettivo primario da eliminare. A puntarlo, in una specie di duello a distanza, anche "Mustafa", un cecchino altrettanto preciso e letale, ex campione olimpico, che militava tra le linee nemiche.
Oltre ai pericoli della guerra, Kyle si trovò a dover gestire il suo ritorno a casa, dalla moglie e i figli, diviso tra i fantasmi della guerra e il suo dovere, la missione in cui credeva fino in fondo, e che alla fine gli è stata fatale.
Lo script di 'American Sniper' è passato di mano in mano, da David O. Russell, a Steven Spielberg, per finire poi nelle mani di Clint Eastwood, uno che di certo non si spaventa davanti a un tema così difficile e delicato.
Il film ha diviso molto e continua a far discutere negli USA, soprattutto per questioni politiche. C'è chi l'ha additato come "film di propaganda", viste le simpatie di Eastwood per l'area repubblicana, e chi effettivamente l'ha preso come una propaganda militare, ma in entrambi i casi è una visione superficiale. Eastwood nel film non mette le sue idee politiche, quello che fa è raccontare in modo lucido "l'idiozia della guerra" e le sue assurde regole attraverso la storia di un uomo che ci credeva fermamente.
L'equivoco - se così si può definire - che ha portato alle tante polemiche si crea dal fatto che Eastwood non mette mai in dubbio l'intervento americano in Iraq - lo fanno per un attimo solo un paio di personaggi -, non mette in dubbio nemmeno la guerra in generale. Una scelta dettata non dalle personali idee politiche (anche se Eastwood si è sempre dichiarato contro la guerra) ma bensì dal rispetto verso Chris Kyle, non il solito militare spaccone, ma un uomo deciso, pronto ad assumersi la responsabilità delle sue azioni, anche dell'uccisione di una donna o un bambino. Kyle era pronto ad affrontare lo strascico emotivo che una guerra come quella in Iraq lascia dentro a un uomo, e ad aiutare chi, come lui, non riesciva a riprendersi da quella esperienza. Se la storia fosse finita così, probabilmente avrebbero avuto senso le critiche di chi vede la glorificazione di un personaggio (e quindi di un ideale) ma la storia è andata avanti, e proprio mentre si iniziava a parlare di un film su Kyle, la storia ha preso una piega che descrive bene la totale assurdità della guerra e delle sue conseguenze: Kyle, sopravvissuto a quattro turni in Iraq, ucciso in patria dalla mano di un reduce come lui, uno di quelli che Kyle era convinto di proteggere e aiutare. Una fine che sembra una beffa.
Questo per quanto riguarda il senso del film, su cui sicuramente si continuerà a discutere molto, 'American Sniper' però va giudicato soprattutto come opera cinematografica. In questo Eastwood non delude affatto e si dimostra il solito regista capace, pulito e lucido, perfettamente a suo agio nelle tematiche trattate nel film, già affrontate in alcuni dei suoi precedenti film. Tra i suoi ultimi lavori questo risulta sicuramente il migliore, il più solido. Ottima la regia, il buon Clint deve solo migliorare nell'uso della CGI, la pallottola digitale in una scena cruciale stona un po'. Bella la fotografia asciutta.
Buona la prova di Bradley Cooper, trasformato fisicamente e molto calato nel personaggio. Una buona prova, diversa da quelle più brillanti in cui l'abbiamo visto negli ultimi anni. Buona ma non da nomination all'Oscar.
Eastwood pecca di qualche ovvietà nella rappresentazione della vita privata di Kyle, nel film ci sono momenti molto patriottici, è innegabile - soprattutto nelle immagini vere nei titoli di coda -, il racconto pende inevitabilmente in favore della parte americana, com'è stato anche per 'The Hurt Locker' di Kathryn Bigelow, con cui il film ha molti punti in comune, ma il risultato finale è un ottimo film di guerra, controverso, cupo, sobrio, realista e onesto.
domenica 26 ottobre 2014
Guardiani della Galassia - la recensione
C'è poco da dire. I Guardiani della Galassia spaccano.
Conosciuti da pochi, le radici di questi personaggi affondano nella fumettistica Marvel e scoppiano ora sul grande schermo in uno dei cinecomic più belli di sempre. Con una cura maniacale dei dettagli, il regista James Gunn presenta al mondo Star-Lord (Chris Pratt), Gamora (Zoe Saldana), Drax (Dave Bautista), Rocket Raccoon (con la voce di Bradley Cooper) e Groot (con la voce di Vin Diesel), cinque supereroi fuori dai canoni classici che definiscono questo genere ed in definitiva cinque sfigati tutt'altro che sfigati.
Il progetto potrebbe ricordare a grandi linee quello di The Avengers, ovvero un gruppo di supereroi riuniti in un solo film. Certo, nei Vendicatori di Joss Whedon c'era da considerare che i personaggi derivavano da altre pellicole ben definite (non tutte), quello che il regista e autore ha fatto è lodevole ma in qualche modo già facilitato dai singoli cinecomic precedenti. Quello che invece ha fatto James Gunn è stato introdurre al mondo cinematografico dei molteplici personaggi semi-sconosciuti con delle storie poco definite alle spalle. Non era facile riunire Thor, Captain America, Hulk, Iron Man, Vedova Nera e Occhio di Falco nel primo "assemblaggio", ma creare un altro team di difensori della galassia è stato potenzialmente più difficoltoso.
In Guardiani della Galassia si respira un'aria action/fantasy/sci-fi tipica delle pellicole di genere degli anni '80. Numerosi i riferimenti e citazioni (geniali) a iconiche saghe del passato come Star Wars, Indiana Jones e al folklore di quegli anni, citazioni tutte meticolosamente calibrate e più di una volta esilaranti che si amalgamano alla perfezione con le diverse caratterizzazioni dei personaggi e soprattutto funzionali alla storia principale. Riscontriamo i mitici anni '80 nella perfettamente inserita colonna sonora, la ormai famosa "Awesome Mix Vol. 1" di Star Lord/Peter Quill che accompagna alcuni dei momenti più belli di tutto il film. Ma il vintage style è ovunque nel film, anche nella scelta di rappresentare le diverse razze aliene con un make up tradizionale che lascia a bocca aperta. Scenografie spaziali affascinanti e suggestive contornano una storia avvincente e mai banale. Rimanendo in tema di qualità visiva possiamo anche riscontrare un uso intelligente della tecnologia moderna. Dare vita a personaggi completamente ricreati in computer grafica come l'albero alieno Groot e il procione geneticamente modificato Rocket Raccoon, non era affatto semplice, ma Gunn è riuscito a inserire in quell'ammasso di pixel un vero cuore.
Ogni personaggio ha una storyline ben definita, ognuno ha lo spazio che si merita, perfino i villain sono davvero minacciosi e inquietanti (cosa che ultimamente era andata scemando negli altri cinecomic Marvel). Lee Pace fa un lavoro incredibile sul suo terribile Ronan l'Accusatore, servo del titano Thanos, e la stessa cosa vale per Karen Gillan (Nebula) e anche per i personaggi di contorno come Nova Prime, una meravigliosa Glenn Close e John C. Reilly.
lunedì 19 maggio 2014
Frame by Frame: Guardians of the Galaxy [FULL TRAILER]
Il bizzarro equipaggio della nave stellare "Milano" è composto da: Peter Quill/Star Lord (Chris Pratt), Gamora (Zoe Saldana), Drax (Dave Bautista), Rocket (con la voce di Bradley Cooper) e Groot (voce di Vin Diesel).
Questo equipaggio fuori dal comune sarà costretto ad allearsi per fronteggiare il terribile Ronan, un folle che minaccerà la sicurezza della galassia
Nel cast anche Glenn Close, Lee Pace, Djimon Hounsou, Micheal Rooker, John C. Reilly, Karen Gillan e Benicio Del toro.
Ecco il Frame by Frame del full trailer di Guardians of The Galaxy:






































































































































