sabato 22 gennaio 2022
giovedì 23 dicembre 2021
Diabolik - la recensione
Il personaggio di Diabolik ha davvero bisogno di poche presentazioni: genio del crimine, re del terrore, mago dei travestimenti, spietato e cinico nel perseguire i suoi obiettivi, ma passionale e disposto a tutto per Eva, l'amore della sua vita, altrettanto affascinante e diabolica.
Un fumetto noir scritto da due donne, le sorelle Giussani, negli anni '60, un fenomeno entrato ormai nell'immaginario collettivo italiano tanto che anche chi non ha mai letto una pagina del fumetto (ma ne esistono?) sa perfettamente chi sono Diabolik, Eva Kant e l'ispettore Ginko, ma che stranamente era stato portato al cinema unicamente nel 1968 da Mario Bava con uno sfortunato adattamento che lasciò insoddisfatti un po' tutti.
Ci riprovano, più di 50 anni dopo, i fratelli Manetti, autori di nicchia e di culto, che non sono nuovi al genere noir (a suo modo la serie tv L'Ispettore Coliandro è proprio un noir fatto e finito, con tanto di voce fuori campo) e che hanno saputo sempre sperimentare con i generi, dall'horror al musical.
C'erano molte aspettative, in un periodo di cinecomic, per questo adattamento del "comic" italiano per eccellenza, ma ancora una volta i Manetti sorprendono e ribaltano qualsiasi aspettativa, decidendo coraggiosamente di NON fare una trasposizione cinematografica del fumetto, ma semplicemente di prendere il fumetto e animarlo sullo schermo.
La ricostruzione degli anni '60 è minuziosa, ma fin dal primo fotogramma si intuisce che quelli che stiamo vedendo non sono davvero quegli anni, i personaggi di cui guardiamo le vicende non sono versioni live action della loro controparte cartacea, i loro dialoghi sono in tutto e per tutto le nuvole delle tavole di Diabolik. I due autori si disinteressano delle aspettative del pubblico, delle regole cinematografiche delle trasposizioni fumettistiche, non cercano in alcun modo di fare un film che arrivi a un pubblico più ampio possibile. Quello che ne esce è un film volutamente finto, posticcio, con una recitazione molto impostata e dialoghi usciti direttamente dai "clichè più clichè" a cui le pagine di Diabolik ci ha abituati. I tre attori protagonisti, Luca Marinelli, Miriam Leone e Valerio Mastandrea, si annullano nei loro personaggi, diventano letteralmente Diabolik, Eva Kant e Ginko, facendone un'imitazione talmente perfetta che a volte ci si dimentica di star guardando immagini in movimento sullo schermo e ci si ritrova quasi ad allungare una mano per voltare pagina.
Il Diabolik dei Manetti Bros è un film che inevitabilmente dividerà pubblico e critica, alcuni lo ameranno con tutta la passione che evidentemente i suoi autori provano per il materiale originale, altri lo odieranno intensamente per il suo essere semplicemente un fan film sopra le righe. Non ci sono mezze misure.
Un po' come Diabolik, d'altronde.
lunedì 17 febbraio 2020
Jessica Chastain e Anne Hathaway nel remake di Doppio Sospetto
Doppio Sospetto è l'adattamento del romanzo "Alice" ("Derrière la haine") di Barbara Abel. Ad interpretare Alice e Cèline nel film originale sono Veerle Baetens e Anne Coesens, mentre nel remake il compito spetterà a Jessica Chastain e Anne Hathaway. Le riprese prenderanno il via nei prossimi mesi.
Il film originale, Duelles, è stato presentato al Toronto Film Festival 2019, ottenendo un ottimo riscontro di pubblico e critica. Uscirà nei cinema italiani il 27 febbraio, e sarà presentato in anteprima il 22 febbraio alle 21.00 all’Auditorium del MAXXI di Roma, con ingresso gratuito.
venerdì 19 ottobre 2018
[RomaFF13] 7 sconosciuti a El Royale - la recensione
Il cast stellare chiude il cerchio, con le straordinarie doti canore di Cynthia Erivo (la sua voce accompagna tutto il film ed è fondamentale in molti frangenti) a giganteggiare su tutto, si apprezza anche particolarmente un Chris Hemsworth che, fuori dal Marvel Cinematic Universe, dimostra di saperci fare anche in ruoli più "oscuri", ma risulta comunque difficile non elogiare l'intero cast in un film che fa della coralità, del non avere un vero protagonista, uno dei suoi principali leit motiv.sabato 16 marzo 2013
La Frode - la recensione
Al centro della storia c'è Robert Miller (R.Gere), tycoon di successo, bell'uomo, miliardario, con una bella famiglia, nipoti e una bella amante giovane. Il classico riccone potente insomma. A preoccuparlo una transazione che non fila liscia come dovrebbe, a cui si aggiunge l'imprevisto: un bruttissimo incidente in cui la sua bella amante muore. Robert Miller si trova così a dover affrontare un possibile scandalo finanziario e una indagine per omicidio. L'unico modo che ha per uscirne è giocare sporco in un mondo dove, lui lo sa bene, tutto e tutti si comprano con i soldi.Un personaggio principale molto classico e quadrato, scritto in modo semplice e delineato bene nella storia, una trama che fila liscia senza particolari problemi e, al tempo stesso, senza particolari sorprese, una regia pulita, questi sono gli ingredienti de 'La Frode'. Un film di stampo classico che non punta sull'azione o su rumorosi colpi di scena ma sui personaggi, non assolve il suo protagonista dal suo comportamento, non cerca di farlo sembrare buono, lo segue con interesse in un mondo fatto di squali dove chi è troppo buono e più debole rischia di rimanere profondamente deluso e ferito (o in galera), gli squali fanno affari tra loro e per riuscire a fregarli devi farti furbo, più furbo dei furbi, accettando anche di passare alla fine dalla parte dei "cattivi".
Anche lo spettatore alla fine si lascia "sedurre" da Robert Miller e il merito è soprattutto di Richard Gere. La classe, la capacità e l'esperienza di un attore che riesce ad essere sempre adatto nei ruoli che interpreta. Con questa buonissima prova si è guadagnato anche una nomination come migliore attore drammatico agli ultimi Golden Globe. Ad affiancarlo una sicurezza come Susan Sarandon, Brit Marling, brava attrice con la faccia giusta che vedremo spesso in futuro, e Tim Roth, nei panni di un arrogante detective, un po' troppo macchietta, ha fatto sicuramente di meglio. Piccolo ruolo anche per Letitia Casta nei panni della bella, capricciosa e sfortunata amante.
'La Frode' è un film che si lascia guardare, non offre niente di nuovo o sensazionale ma raggiunge il suo scopo, descrivere il mondo della finanza, di cui tanto si è parlato nelle cronache degli ultimi anni, un mondo spietato anche se popolato di gente vestita in modo elegante.
Frra














