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sabato 29 ottobre 2022

The Good Nurse - la recensione

È uscito direttamente su Netflix il film The Good Nurse, con Jessica Chastain e Eddie Redmayne protagonisti, che racconta la storia di uno dei serial killer più prolifici degli Stati Uniti.

New Jersey, 2003, al Somerset Hospital lavora l'infermiera Amy (Chastain), sola con due figlie e una malattia cardiaca che sta peggiorando. Ad aiutarla nei pesanti turni di notte in terapia intensiva, c'è il suo nuovo collega Charlie Cullen (Redmayne), arrivato all'ospedale dopo averne girati ben nove. Charlie fin da subito si mostra calmo e gentile, soprattutto verso Amy, con cui stringe una sincera amicizia. In terapia intensiva però alcuni pazienti muoiono in modo sospetto. La polizia indaga, la direzione dell'ospedale cerca di coprire i fatti, mentre Amy inizia a sospettare di Charlie e sarà proprio lei ad indirizzare la polizia verso una sconvolgente verità.

Una storia decisamente inquietante, in particolare sotto due punti di vista. Charlie Cullen è un personaggio che mette i brividi, un "angelo della morte" che ha provocato il decesso di almeno una trentina di pazienti accertati, ma che si sospetta possano essere addirittura 400, ed è proprio la sua calma, la pacatezza, la sua totale assenza di empatia a fare paura, il suo essere assolutamente normale e crudele. Se da una parte Charlie provoca inquietudine come persona, dall'altra si prova rabbia a pensare quanti sapevano e non hanno parlato, quanti ospedali hanno preferito nascondere tutto sotto al tappeto invece di fermare un assassino. Tutto il senso di una vicenda che impressiona e inquieta, è rinchiuso nella frase che Charlie dice ad Amy quando lei gli chiede il perché delle sue azioni: "Non mi hanno fermato". Il sistema non lo ha fermato e lui ha ucciso semplicemente perché poteva farlo.

L'inquietudine che pervade la storia dall'inizio alla fine è ben rappresentata dalla regia poco mobile di Tobias Lindholm che offre inquadrature molto "tagliate", e da una fotografia fredda, grigia, buia, che suggerisce bene un'atmosfera claustrofobica, carica di sofferenza e allo stesso tempo asettica da ospedale. Visivamente il film fa il suo, è concreto, senza fronzoli, questo nonostante un ritmo non proprio incalzante. Il film ha un andamento che manca di un vero picco, crea tensione senza mai farla sfociare, ma più che un difetto vero e proprio, si tratta di una precisa scelta narrativa, la voglia di non diventare un puro "crime", o un thriller, di non cedere all'enfasi, e lasciare ai due protagonisti lo spazio per muoversi e creare la storia.

Il vero punto di forza del film infatti sono proprio le interpretazioni di Jessica Chastain e Eddie Redmayne, davvero ottime, tengono perfettamente sulle spalle le due ore di durata. Entrambi mai sopra le righe, sempre al servizio della parte, il loro è un duetto e un duello, Jessica Chastain riesce a trasmettere tutta la sua umanità, il conflitto emotivo che la attraversa e si trasforma durante la storia, mentre dall'altra parte Eddie Redmayne riesce ad essere gentile e freddo, affabile ma dallo sguardo vuoto, inquietante nella sua ambiguità e nei suoi piccoli momenti di rabbia, trattenuti e limitati a pochi brevi secondi.

The Good Nurse è un film ben fatto, ben girato, e soprattutto ottimamente interpretato.

lunedì 28 marzo 2022

Oscar 2022 - Tutti i vincitori e il commento alla serata

Si è tenuta la notte scorsa la 94a edizione degli Academy Awards, che vedono trionfare come Miglior Film "Coda - I segni del cuore", mentre alla Regia si aggiudica il premio Jane Campion per "Il Potere del Cane".
Mani vuote per l'Italia, a cominciare da Sorrentino che vede sfumare il sogno di un secondo Oscar, aggiudicato dal film giapponese Drive My Car. Nulla di fatto anche per i Costumi per Massimo Cantini Parrini (Cyrano) e Enrico Casarosa per l'animazione (Luca).


Una serata che avrebbe dovuto essere più breve, con otto categorie "sacrificate", premiate prima della cerimonia principale e poi mandare registrate, così non è stato, la serata è stata lungo come le precedenti.
Sono tornate le presentatrici e hanno fatto il loro in momenti più brevi rispetto al passato. La cerimonia è stata molto classica, sono stati ricordati diversi anniversari di film passati, Il Padrino, Pulp Fiction, Juno, con la prima volta di Elliot Page sul palgo, la saga di 007, e Cabaret. E ha fatto molta tenerezza vedere una Liza Minnelli sulla sedia a rotelle e in evidente difficoltà, per fortuna è stata brava e delicata Lady Gaga ad assisterla nella presentazione del premio finale. Ha vinto il politically correct, che da qualche anno ormai decide i premi più della reale qualità dei film. Dune ha fatto piazza pulita degli Oscar tecnici, gli altri film si sono spartiti i premi. CODA ne ha vinti tre, e mentre migliore attore non protagonista a Troy Kotsur è stato più che meritato, sugli altri due, soprattutto quello come miglior film, ci sarebbe da parlarne. Onestamente c'erano film più meritevoli. Jane Campion (Il Potere del Cane) è la terza donna a vincere un Oscar alla regia nella storia dell'Academy. Primo Oscar per Jessica Chastain, meritatissimo il premio a Ariana DeBose, prima attrice apertamente omosessuale (queer) a ricevere un Oscar.

Inutile girarci intorno, il momento che ha fatto più scalpore è senza dubbio la reazione improvvisa e inaspettata di Will Smith alla battutaccia di Chris Rock. Cos'è successo? Chris Rock, sul palco per presentare il premio per il miglior documentario, ha fatto una battuta su Jada Pinkett Smith e la sua testa rasata, le ha detto "Non vedo l'ora di vederti in G.I.Joe 2", per noi Soldato Jane, il film in cui Demi Moore era rasata. Una battuta che potrebbe sembrare innocua se non fosse che l'attrice lotta da anni contro una forma aggressiva di alopecia e la battuta, a cui tutti hanno sorriso, le ha dato un po' fastidio. Vedendo la moglie infastidita, Will Smith ha reagito, è andato sul palco e ha schiaffeggiato Chris Rock. Nel teatro è sceso il gelo, non subito però, all'inizio tutti hanno pensato a uno sketch provato ma quando Will Smith ha urlato per due volte "Tieni il nome di mia moglie fuori dalla tua fottuta bocca", è sceso il silenzio (la foto della presunta reazione di Nicole Kidman è falsa, quella foto è dell'inizio dello show). Chris Rock è rimasto calmo e ha continuato a presentare. Cos'è successo dopo? sembra che la manager di Will Smith lo abbia richiamato dietro le quinte per parlargli, anche l'amico Denzel Washington è intervenuto per parlargli. Poi Will Smith ha vinto l'Oscar, il suo primo Oscar, e in lacrime, e con un certo imbarazzo, ha chiesto scusa all'Academy, ai presenti, e ai suoi colleghi nominati. Un momento imbarazzante, fuori luogo, sia la battuta che la reazione, che purtroppo per i due attori, resterà nella storia degli Oscar.

Tutti i vincitori:

Miglior Film: Coda - I segni del cuore di Sian Heder

Migliore regia: Jane Campion per Il potere del cane

Migliore attrice protagonista: Jessica Chastain per Gli occhi di Tammy Faye

Migliore attore protagonista: Will Smith per King Richard - Una famiglia vincente

Migliore attrice non protagonista: Ariana DeBose per West side story

Migliore attore non protagonista: Troy Kotsur per Coda - i segni del cuore

Migliore sceneggiatura originale: Belfast di Kenneth Branagh

Migliore sceneggiatura adattata: Coda - I segni del cuore di Sian Heder

Migliore fotografia: Dune (Greig Fraser)

Miglior trucco e acconciatura: Gli occhi di Tammy Faye (Linda Dowds, Stephanie Ingram e Justin Raleigh)

Miglior film internazionale: Drive My Car di Ryusuke Hamaguchi

Miglior film d'animazione: Encanto di Byron Howard e Jared Bush

Miglior documentario: Summer of Soul…or When the Revolution Could Not Be Televised di Ahmir "Questlove" Thompson

Migliori effetti speciali: Dune (Paul Lambert, Tristan Myles, Brian Connor e Gerd Nefzer)

Miglior suono: Dune (Mac Ruth, Mark Mangini, Theo Green, Doug Hemphill e Ron Bartlett)

Miglior montaggio: Dune (Joe Walker)

Migliore colonna sonora: Dune (Hans Zimmer)

Migliore canzone originale: No time to die (Billie Eilish e Finneas O'Connell)

Migliori costumi: Crudelia (JJenny Beavan)

Migliore scenografia: Dune (Patrice Vermette; Set Decoration: Zsuzsanna Sipos)

Miglior corto documentario: The Queen of Basketball di Ben Proudfoot

Miglior corto animato: The windshield wiper di Alberto Mielgo e Leo Sanchez

Miglior corto live action: The long goodbye di Aneil Karia e Riz Ahmed



lunedì 14 marzo 2022

Critics' Choice Awards 2022 - vince Il Potere del Cane. Ecco tutti i vincitori.

Si è svolta ieri la 27a edizione dei Critics' Choice Awards, premio della critica votato dalla Broadcast Film Critics Association e Broadcast Television Journalists Association, per un totale di circa 500 giornalisti. Nel momento in cui i Golden Globes si trovano in estrema difficoltà dopo le polemiche, tanto da non essere stati trasmessi quest'anno, sembra quasi che i Critics' Choice Awards puntino a sostituirli.

Nella serata di ieri, trionfo per Jane Campion e il suo Il Potere del Cane, che ha vinto come miglior film, regia, e sceneggiatura adattata, tre premi personali per Jane Campion, che è regista e sceneggiatrice del film.
Tre premi anche per Dune e Belfast, i due film ad aver ottenuto più nomination.

Il premio come migliore attore è andato a Will Smith (King Richard - Una Famiglia Vincente), quello come migliore attrice a Jessica Chastain (Gli Occhi di Tammy Faye). Come migliori attori non protagonisti sono stati premiati Ariana DeBose (West Side Story) e Troy Kotsur (CODA).

Per la TV, a trionfare sono stati i titoli che l'hanno fatta da padrona per tutta la stagione dei premi, Ted Lasso, Mare of Easttown, Succession e Squid Game.

Ecco tutti i vincitori.

- CINEMA -

BEST PICTURE
“The Power of the Dog”

BEST ACTOR
Will Smith – “King Richard”

BEST ACTRESS
Jessica Chastain – “The Eyes of Tammy Faye”

BEST SUPPORTING ACTRESS
Ariana DeBose – “West Side Story”

BEST SUPPORTING ACTOR
Troy Kotsur – “CODA”

BEST YOUNG ACTOR/ACTRESS
Jude Hill – “Belfast”

BEST ACTING ENSEMBLE
“Belfast”

BEST DIRECTOR
Jane Campion – “The Power of the Dog”

BEST ORIGINAL SCREENPLAY
Kenneth Branagh – “Belfast”

BEST ADAPTED SCREENPLAY
Jane Campion – “The Power of the Dog”

BEST CINEMATOGRAPHY
Ari Wegner – “The Power of the Dog”

BEST PRODUCTION DESIGN
Patrice Vermette, Zsuzsanna Sipos – “Dune”

BEST EDITING
Sarah Broshar and Michael Kahn – “West Side Story”

BEST COSTUME DESIGN
Jenny Beavan – “Cruella”

BEST HAIR AND MAKEUP
“The Eyes of Tammy Faye”

BEST VISUAL EFFECTS
“Dune”

BEST COMEDY
“Licorice Pizza”

BEST ANIMATED FEATURE
“The Mitchells vs the Machines” 

BEST FOREIGN LANGUAGE FILM
“Drive My Car”

BEST SONG
“No Time to Die” – “No Time to Die”

BEST SCORE
Hans Zimmer – “Dune”
-

- TELEVISIONE -

BEST DRAMA SERIES
“Succession” (HBO)

BEST ACTOR IN A DRAMA SERIES
Lee Jung-jae – “Squid Game” (Netflix)

BEST ACTRESS IN A DRAMA SERIES
Melanie Lynskey – “Yellowjackets” (Showtime)

BEST SUPPORTING ACTOR IN A DRAMA SERIES
Kieran Culkin – “Succession” (HBO)

BEST SUPPORTING ACTRESS IN A DRAMA SERIES
Sarah Snook – “Succession” (HBO)

BEST COMEDY SERIES
“Ted Lasso” (Apple TV+)

BEST ACTOR IN A COMEDY SERIES
Jason Sudeikis – “Ted Lasso” (Apple TV+)

BEST ACTRESS IN A COMEDY SERIES
Jean Smart – “Hacks” (HBO Max)

BEST SUPPORTING ACTOR IN A COMEDY SERIES
Brett Goldstein – “Ted Lasso” (Apple TV+)

BEST SUPPORTING ACTRESS IN A COMEDY SERIES
Hannah Waddingham – “Ted Lasso” (Apple TV+)

BEST LIMITED SERIES
“Mare of Easttown” (HBO)

BEST MOVIE MADE FOR TELEVISION
“Oslo” (HBO)

BEST ACTOR IN A LIMITED SERIES OR MOVIE MADE FOR TELEVISION
Michael Keaton – “Dopesick” (Hulu)

BEST ACTRESS IN A LIMITED SERIES OR MOVIE MADE FOR TELEVISION
Kate Winslet – “Mare of Easttown” (HBO)

BEST SUPPORTING ACTOR IN A LIMITED SERIES OR MOVIE MADE FOR TELEVISION
Murray Bartlett – “The White Lotus” (HBO)

BEST SUPPORTING ACTRESS IN A LIMITED SERIES OR MOVIE MADE FOR TELEVISION
Jennifer Coolidge – “The White Lotus” (HBO)

BEST FOREIGN LANGUAGE SERIES
“Squid Game” (Netflix)

BEST ANIMATED SERIES
“What If…?” (Disney+)

BEST TALK SHOW
“Last Week Tonight with John Oliver” (HBO)

BEST COMEDY SPECIAL
“Bo Burnham: Inside” (Netflix)

lunedì 28 febbraio 2022

SAG Awards 2022 - a CODA il premio per il miglior cast. Tutti i vincitori.

Si sono tenuti nella notte i SAG Award 2022, gli Screen Actors Guild Award, il premio del sindacato degli attori, molto indicativo in ottica Oscar.

A trionfare come miglior cast d'insieme (cioè l'equivalente di miglior film) è stato CODA - I Segni del Cuore, film di Apple TV+, remake del film francese La famiglia Bélier, racconta la storia di una famiglia di sordomuti attraverso la giovane protagonista, unica udente della famiglia. Nel cast anche Marlee Matlin, unica attrice sorda ad aver vinto un Oscar. La vittoria di CODA rimescola un po' le carte in vista degli Oscar 2022 e il film si propone come uno dei favoriti per la vittoria come miglior film.
Secondo premio al film, il SAG come migliore attore non protagonista, con Troy Kotsur che ha battuto il favorito Kodi Smit-McPhee. Sarà così anche agli Oscar?

Il SAG come migliore attore protagonista è andato Will Smith (King Richard - Una Famiglia Vincente), sempre più favorito per quello che sarebbe il suo primo Oscar. Jessica Chastain (Gli Occhi di Tammy Faye) invece ha vinto il SAG Award come migliore attrice protagonista, battendo Nicole Kidman (Kristen Stewart non è stata candidata ai SAG ma è nella cinquina dell'Academy) e rendendo ancora più intricata la corsa all'Oscar come migliore attrice protagonista.
Nella categoria migliore attrice non protagonista trionfa ancora Ariana DeBose (West Side Story), che sembra viaggiare spedita verso l'Oscar.

Per la TV, grande successo per Ted Lasso, migliore cast comedy e migliore attore a Jason Sudeikis, e Succession, migliore cast drama. Grande risultato per Squid Game, la serie coreana ha vinto il SAG come migliore attore e attrice protagonisti, Jung Ho-yeon e Lee Jung-Jae, nella categoria drama, oltre a quello per il miglior cast di stunt.
Il SAG come migliore attrice drama in una miniserie è andato a Kate Winslet per Omicidio a Easttown, ennesimo premio per l'attrice, come migliore attore invece è stato premiato Michael Keaton (Dopesick). Primo SAG per Jean Smart (Hacks), migliore attrice di una serie comedy.

Durante la serata, Helen Mirren ha ricevuto il SAG Life Achievement Award, il premio alla carriera.

Ecco tutti i vincitori.

- CINEMA -

Miglior cast in un film
I segni del cuore – CODA

Miglior attrice protagonista in un film
Jessica Chastain (Gli occhi di Tammy Faye)

Miglior attore protagonista in un film
Will Smith (King Richard – Una famiglia vincente)

Miglior attrice non protagonista in un film
Ariana DeBose (West Side Story)

Miglior attore non protagonista in un film
Troy Kotsur (I segni del cuore – CODA)

Miglior cast di stunt in un film
No Time to Die

- TV -

Miglior cast in una serie drammatica
Succession

Miglior cast in una serie comedy
Ted Lasso

Miglior attore in una serie comedy
Jason Sudeikis (Ted Lasso)

Miglior attrice in una serie comedy
Jean Smart (Hacks)

Miglior attrice in una serie drammatica
Jung Ho-yeon (Squid Game)

Miglior attore in una serie drammatica
Lee Jung-Jae (Squid Game)

Miglior attrice in un film tv o miniserie
Kate Winslet (Omicidio a Easttown)

Miglior attore in un film tv o miniserie
Michael Keaton (Dopesick)

Miglior cast di stunt in una serie
Squid Game

mercoledì 12 gennaio 2022

SAG Awards 2022 - annunciate le nomination

Sono state annunciate poco fa le nomination agli Screen Actors Guild Award 2022, tra perplessità e sorprese.

La prima cosa a saltare all'occhio è senza dubbio l'assenza di Kristen Stewart (Spencer) nella cinquina delle migliori attrici protagoniste, con l'attrice che fino a ieri era considerata addirittura una delle possibili vincitrici dell'Oscar. I SAG Award sono molto influenti in chiave Academy, quindi ora, da possibile vincitrice, potrebbe anche non rientrare più nella cinquina delle candidate, e sarebbe un'esclusione abbastanza clamorosa.
Così come sorprende l'assenza della Stewart, al contrario sorprende la presenza di Jennifer Hudson (Respect). 

Altra sorpresa, in negativo (almeno per noi di Frame), è l'eccessiva presenza di House of Gucci, stroncato dalla critica soprattutto per le performance macchiettistiche del cast, continua ad ottenere nomination. Lady Gaga è stata nominata come migliore attrice, Jared Leto come migliore attore non protagonista, e addirittura il film come miglior cast d'insieme, cioè l'equivalente di miglior film, e questo è sicuramente la nomination che lascia più perplessi in assoluto.

La premiazione si terrà il 27 febbraio. Ecco l'elenco delle nomination per Cinema e TV.

CINEMA

Outstanding Performance by a Male Actor in a Leading Role
Javier Bardem, "Being the Ricardos"
Benedict Cumberbatch, "The Power of the Dog"
Andrew Garfield, "Tick, Tick... Boom"
Will Smith, "King Richard"
Denzel Washington, "The Tragedy of Macbeth"

Outstanding Performance by a Female Actor in a Leading Role
Jessica Chastain, "The Eyes of Tammy Faye"
Olivia Colman, "The Lost Daughter"
Lady Gaga, "House of Gucci"
Jennifer Hudson, "Respect"
Nicole Kidman, "Being the Ricardos"

Outstanding Performance by a Male Actor in a Supporting Role
Ben Affleck, "The Tender Bar"
Bradley Cooper, "Licorice Pizza"
Troy Kotsur, "CODA"
Jared Leto, "House of Gucci"
Kodi Smit-McPhee, "The Power of the Dog"

Outstanding Performance by a Female Actor in a Supporting Role
Caitríona Balfe, "Belfast"
Cate Blanchett, "Nightmare Alley"
Ariana DeBose, "West Side Story"
Kirsten Dunst, "The Power of the Dog"
Ruth Negga, "Passing"

Outstanding Performance by a Cast in a Motion Picture
"Belfast"
"CODA"
"Don't Look Up"
"House of Gucci"
"King Richard"

Outstanding Action Performance by a Stunt Ensemble in a Motion Picture
"Black Widow"
"Dune"
"The Matrix Resurrections"
"No Time to Die"
"Shang-Chi and the Legend of the Ten Rings"

TELEVISIONE

Outstanding Performance by a Male Actor in a Television Movie or Miniseries
Murray Bartlett, "The White Lotus"
Oscar Isaac, "Scenes From a Marriage"
Michael Keaton, "Dopesick"
Ewan McGregor, "Halston"
Evan Peters, "Mare of Easttown"

Outstanding Performance by a Female Actor in a Television Movie or Miniseries
Jennifer Coolidge, "The White Lotus"
Cynthia Erivo, "Genius: Aretha"
Margaret Qualley, "Maid"
Jean Smart, "Mare of Easttown"
Kate Winslet, "Mare of Easttown"

Outstanding Performance by a Male Actor in a Drama Series
Brian Cox, "Succession"
Billy Crudup, "The Morning Show"
Kieran Culkin, "Succession"
Lee Jung-jae, "Squid Game"
Jeremy Strong, "Succession"

Outstanding Performance by a Female Actor in a Drama Series
Jennifer Aniston, "The Morning Show"
Jung Ho-yeon, "Squid Game"
Elisabeth Moss, "The Handmaid's Tale"
Sarah Snook, "Succession"
Reese Witherspoon, "The Morning Show"

Outstanding Performance by a Male Actor in a Comedy Series
Michael Douglas, "The Kominsky Method"
Brett Goldstein, "Ted Lasso"
Steve Martin, "Only Murders in the Building"
Martin Short, "Only Murders in the Building"
Jason Sudeikis, "Ted Lasso"

Outstanding Performance by a Female Actor in a Comedy Series
Elle Fanning, "The Great"
Sandra Oh, "The Chair"
Jean Smart, "Hacks"
Juno Temple, "Ted Lasso"
Hannah Waddingham, "Ted Lasso"

Outstanding Performance by an Ensemble in a Drama Series
"The Handmaid's Tale"
"The Morning Show"
"Squid Game"
"Succession"
"Yellowstone"

Outstanding Performance by an Ensemble in a Comedy Series
"The Great"
"Hacks"
"The Kominsky Method"
"Only Murders in the Building"
"Ted Lasso"

Outstanding Action Performance by a Stunt Ensemble in a Comedy or Drama Series
"Cobra Kai"
"The Falcon and the Winter Soldier"
"Loki"
"Mare of Easttown"
"Squid Game"

lunedì 17 febbraio 2020

Jessica Chastain e Anne Hathaway nel remake di Doppio Sospetto

Il film belga Doppio Sospetto avrà il suo remake hollywoodiano e a girarlo sarà il regista dell'originale, Olivier Masset-Depasse.

Il film, un noir tutto al femminile, è ambientato negli anni '60 e racconta la storia di Alice e Céline, due donne legate da una grande amicizia, che vivono una accanto all'altra nelle loro case a schiera gemelle. Le due donne condividono tutto e vivono in grande armonia fino al giorno della morte improvvisa e accidentale di Maxime, il figlio di Céline, a cui Alice assiste impotente. Distrutta e accecata dal dolore, Céline accusa Alice di non aver fatto nulla per evitare la morte di suo figlio e inizia a meditare una tremenda vendetta.

Doppio Sospetto è l'adattamento del romanzo "Alice" ("Derrière la haine") di Barbara Abel. Ad interpretare Alice e Cèline nel film originale sono Veerle Baetens e Anne Coesens, mentre nel remake il compito spetterà a Jessica Chastain e Anne Hathaway. Le riprese prenderanno il via nei prossimi mesi.

Il film originale, Duelles, è stato presentato al Toronto Film Festival 2019, ottenendo un ottimo riscontro di pubblico e critica. Uscirà nei cinema italiani il 27 febbraio, e sarà presentato in anteprima il 22 febbraio alle 21.00 all’Auditorium del MAXXI di Roma, con ingresso gratuito.

venerdì 12 luglio 2019

IT: Capitolo 2: i Perdenti nelle nuove immagini del film

Sarà tra i film protagonisti dell'imminente Comic-con di San Diego, intanto EW ha dedicato due cover e un lungo articolo a IT: Capitolo 2, seconda parte dell'adattamento del capolavoro horror di Stephen King.

Alla regia sempre Andy Muschietti, e un cast che si è arricchito di nomi importanti per interpretare i "Perdenti" ormai adulti. Il gruppo sarà formato da James McAvoy (Bill), Jessica Chastain (Beverly), James Ransone (Eddie), Jay Ryan (Ben), Bill Hader (Richie), Isaiah Mustafa (Mike), e Andy Bean (Stan).
Torneranno anche i giovani protagonisti del primo film, e ovviamente anche Bill Skarsgard nel ruolo del terrificante Pennywise. Riguardo allo spaventoso clown, Skarsgard ha dichiarato che sarà "più spaventoso e più arrabbiato. Ci sono un paio di cose molto brutali nel film". Uno di questi momenti particolarmente brutali potrebbe riguardare la vicenda di Adrian Mellon (chi ha letto il libro sa di cosa stiamo parlando), personaggio interpretato da Xavier Dolan.

Il film arriverà nelle sale italiane il 5 settembre (negli USA il 6), intanto ecco le nuove immagini postate da EW.







giovedì 10 maggio 2018

Cannes 2018 - giorno 2

Fuori dal festival cinque attrici, Jessica Chastain, Marion Cotillard, Penelope Cruz, Lupita Nyong'o e Fan Bingbing, portano un po' di Hollywood e di glamour, presentando il progetto di uno spy movie tutto al femminile intitolato 355.
Nel festival invece, dopo il Concorso, prende il via anche la sezione Un Certain Regard con il film keniano Rafiki.

L'opera prima della regista keniota Wanuri Kahiu è un film che racconta la storia d'amore tra due ragazze a Nairobi, un'attrazione che scoppia all'improvviso e mette in pericolo le due fino quasi a subire un linciaggio.

Un film con una tematica, quella dell'omosessualità, tabù in Kenya e infatti il film è stato censurato e addirittura proibito nel paese. Rafiki però ha avuto la soddisfazione di arrivare fino al Festival di Cannes, occasione di cui la regista si è detta molto felice. "E' un onore immenso essere a Cannes, un’occasione importante per gli interpreti, la troupe e il cinema kenyota", ha dichiarato la Kahiu, che ha poi spiegato l'origine della parola "rafiki": "Rafiki significa "amico" in Swahili. Spesso in Kenya quando le gente dello stesso sesso ha una storia, o vuole presentare un fidanzato, un amante, usa proprio il termine rafiki".

Una storia che affronta un tema molto delicato nei paesi africani, la regista ha dovuto convincere una delle due attrici ad accettare il ruolo. "So che non è semplice in Kenya recitare una parte del genere, ma Sam [Samantha Mugatsia] non ha rinunciato e ha abbracciato il progetto, contribuendo a costruire Kena e a farla vivere", ha raccontato la regista, "Sheila [Sheila Munyiva] invece è arrivata al provino piena di gioia di vivere. Era affascinante, curiosa, il suo aspetto era perfettamente complementare a quello di Samantha. All'inizio era perplessa per il ruolo, ma alcune persone vicine, sensibili all'argomento, le hanno fatto capire l’importanza della parte, così ha accettato".

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Presentato invece in Concorso il film Leto (Summer), del regista russo Kirill Serebrennikov, uno dei due registi impossibilitati a presenziare al festival perché in stato di arresto nel proprio paese.

Ambientato a Leningrado negli anni '80, nell'ambiente rock, 'Leto' racconta l'incontro tra un giovane musicista, Viktor Tsoï, e il suo idolo MIke, e anche con sua bellissima moglie. Un incontro che cambierà la vita del ragazzo.

Un film, come dichiarato dal produttore, il regista "ha finito di editare a casa, a febbraio. La presenza a Cannes è dunque cruciale, anche per questa situazione e per la Storia. Sentiamo il supporto del giornalismo, molto, è un forte tema di discussione in questo momento, soprattutto nel nostro Paese. Il film non ha avuto sostegni statali, ma è un film storico che però Kirill riesce a far parlare del presente".

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Al festival è arrivano anche il regista di Black Panther Ryan Coogler, protagonista di una masterclass con il pubblico. Stasera il film della Marvel sarà proiettato sulla spiaggia di Cannes.

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Primo film italiano al festival, nella sezione Quinzaine des Réalisateurs è stato presentato La strada dei Samouni, di Stefano Savona. Un docu-fiction realizzato sia in immagini che in animazione, firmata da Simone Massi, che racconta la vita alla periferia di Gaza e il massacro di ventinove civili durante l'operazione Piombo Fuso dell'esercito israeliano nel 2009.

domenica 22 aprile 2018

Molly's Game - la recensione

Molly Bloom (Jessica Chastain) è una ex sciatrice costretta al ritiro dopo un grave infortunio. Trasferitasi a Los Angeles viene assunta da un uomo che organizza partite di poker clandestine a cui partecipano attori e magnati di Hollywood e in cui si scommettono cifre enormi. Molly, dopo essere stata trattata male per l'ennesima volta, decide di mettersi in proprio, riuscendo a diventare la regina incontrastata del poker, prima a Los Angeles e poi a New York, almeno fino a che l'FBI non bussa alla sua porta. Per non finire in prigione, si affida al brillante avvocato Charlie Jaffrey (Idris Elba)


Lo sceneggiatore pluripremiato Aaron Sorkin esordisce qui dietro alla macchina da presa e fa un buon lavoro, mettendo anche alcune inquadrature particolari e un montaggio serrato fra presente e flashback senza che lo spettatore si senta confuso.


Nonostante ciò, il vero punto di forza di Molly's Game è la sceneggiatura, fatta di dialoghi brillanti, personaggi molto ben caratterizzati e un ritmo che non fa affatto pesare le due ore e venti della durata, tanto che il film scorre via liscio come l'olio, intrattenendo benissimo.
Altro punto di forza del film è il cast: Jessica Chastain è davvero magnifica, probabilmente la miglior interpretazione della sua carriera, e stupisce francamente che non sia stata considerata dall'Academy almeno per una nomination;  Idris Elba è anche lui bravissimo, riesce a conferire al suo personaggio grande carisma e a farlo rimanere ben impresso in quello che si può ben definire un one woman show; e c'è anche un sempre perfetto Kevin Costner nei panni del complicato padre di Molly.


Ottimo primo film da regista per Sorkin, con un cast eccezionale, ma non sorprende che la marcia in più la dia una sceneggiatura impeccabile e brillante, che non stanca mai nonostante la durata. 

venerdì 17 novembre 2017

La Signora dello Zoo di Varsavia - la recensione

La Seconda Guerra Mondiale è stata teatro di eventi drammatici che hanno segnato in modo indelebile la Storia, ma anche di esempi di grande coraggio, storie che il Cinema continua giustamente a riproporre e raccontare, come quella, meno nota, accaduta in uno zoo in Polonia.

Varsavia, 1939, i coniugi Zabinski gestiscono con grande passione lo zoo della città, che ospita animali di vario tipo, anche esotici. Quando la città viene bombardata e occupata dai nazisti, lo zoo viene distrutto e sequestrato dai soldati tedeschi per farne un deposito di armi. I coniugi riescono ad ottenere dal capo zoologo del Reich il permesso per rimanere aperti con la scusa di un allevamento di maiali per fornire cibo alle truppe tedesche, mentre in realtà si adopereranno per far uscire gli ebrei dal ghetto, nasconderli nelle gabbie sotterranee, e aiutarli a fuggire da Varsavia. Alla fine della guerra i coniugi Zabinski riusciranno a salvare centinaia di ebrei, ottenendo un meritato riconoscimento nel giardino dei Giusti dello Yad Vashem di Gerusalemme.

Basato sul romanzo "Gli ebrei dello zoo di Varsavia" di Diane Ackerman, il film parte da un contesto diverso e originale rispetto ad altri film sul tema, quello dello zoo. Un "micro-cosmo" perfetto e pacifico che fa da contrasto alla brutalità della guerra, e su questo punto la regista Niki Caro insiste molto, forse anche troppo, finendo per dimenticare il resto.
Il problema principale del film è che il valore e l'importanza di una storia straordinaria come quella dei coniugi Zabinski non viene valorizzata abbastanza dalla resa cinematografica, troppo "edulcorata" e superficiale, con dei dialoghi piatti, zero tensione, sia emotiva che storica, e uno svolgimento che inizia a correre troppo proprio quando avrebbe dovuto scavare in profondità, con più durezza e realismo, nel dramma e nella disumanità dei nazisti.

A causa di questa superficialità, il film "spreca" la sempre brava Jessica Chastain, e questo è un vero peccato. Grazie alla sua grande sensibilità, e nonostante dei dialoghi non sempre all'altezza, l'attrice rende vivo e pulsante il personaggio di Antonina Zabinska, e regala al film i suoi momenti migliori, e di conseguenza quando lei non c'è il film soffre. Nonostante sia la protagonista infatti, c'è troppa poca Jessica Chastain in questo film.

La Signora dello Zoo di Varsavia è un film che parte con delle buone intenzioni ma poi pecca nella resa, è troppo timido nel raccontare la crudeltà e il dramma di quel periodo, ma è un film utile per conoscere una storia incredibile che era giusto raccontare. Sicuramente una visione la merita, magari dal divano di casa.

martedì 10 ottobre 2017

Hollywood contro Harvey Weinstein dopo le accuse di molestie sessuali

Un'ombra cupa aleggia su Hollywood.

La notizia delle decine di denunce per molestie sessuali contro Harvey Weinstein, uno dei produttori cinematografici più importanti e prolifici, hanno scosso violentemente l'opinione pubblica americana, la politica e, ovviamente, il mondo del cinema.
Un quadro davvero sconcertante quello che sta venendo fuori dai racconti e dalle dichiarazioni delle vittime, portate alla luce da un'inchiesta del New York Times. Sconcertante quanto la notizia delle otto donne che sarebbero state pagate per non denunciare, o come l'ammissione di colpa dello stesso Weinstein, che con una lettera si è scusato per il suo comportamento, ammettendo di fatto di aver davvero molestato tutte quelle donne. Una difesa in cui però il produttore ha anche scritto che è cresciuto negli anni '60/'70, "quando tutte le regole di comportamento sul posto di lavoro erano diverse. Quella era la cultura all'epoca". Della serie, quando la toppa è peggiore del buco.

Nelle ultime ore si sono susseguiti commenti e condanne da parte di attori, attrici e registi che hanno lavorato, anche più di una volta, con il produttore.
Tra le dichiarazioni più rilevanti e decise (e retwittate) ci sono quelle di Kate Winslet e Glenn Close [nelle foto]. Molto dura anche Jessica Chastain, tra le più attive online sull'argomento, che ha esortato gli uomini a prendere posizione e poi riguardo Harvey Weinstein ha scritto: "Ero stata avvisata fin dall'inizio. Queste storie giravano da tempo. Negare che sia accaduto significa creare le condizioni affinché accada di nuovo".


Anche George Clooney ha commentato l'accaduto e anche lui ha ammesso che le voci c'erano e da molto tempo: "Avevo sentito delle semplici voci, negli anni 90, su alcune attrici che erano state con Harvey per avere un ruolo. Ma quando apprendiamo che otto donne sono state pagate [per non sporgere denuncia]... in questo caso siamo su un piano del tutto diverso e non c’è alcun modo di venirne fuori bene. Non c’è niente da dire se non che è un comportamento indifendibile".

Commento di Glenn Close
Jennifer Lawrence ha definito "disturbanti" le notizie su Weinstein: "Ho lavorato con Harvey e non ho subito alcuna forma di molestia, né ho mai saputo nulla di queste accuse. Trovo che questo genere di abusi sia del tutto intollerabile. Il mio cuore è con tutte le donne che hanno dovuto subire un comportamento simile. Vorrei ringraziarle di persona per il coraggio che hanno avuto nel parlarne apertamente".
Kevin Smith ha scritto su Twitter di provare vergogna per aver collaborato con Weinstein: "Ha finanziato i primi 14 anni della mia carriera e ora so che, mentre io facevo profitti, c’era chi stava provando una grande sofferenza. Tutto questo mi fa provare una gran vergogna".

Il regista James Gunn, oltre a due durissimi tweet, ha scritto una lunga lettera pubblicata da diversi siti e riviste di cinema. Dame Judi Dench ha dichiarato di essere stata sempre completamente all'oscuro riguardo a questi comportamenti, e ha espresso solidarietà alle vittime. Commenti molto simili anche da parte di Emma Thompson, Seth Rogen, Mark Ruffalo, Jeff Bridges, Julianne Moore, Lena Dunham, e tanti altri.

Tra i commenti più attesi quello di Meryl Streep, che nel 2012 dal palco dei Golden Globe aveva chiamato Weinstein "Dio". L'attrice si è detta disgustata. "Le donne coraggiose che hanno fatto sentire la loro voce per denunciare gli abusi sono eroine", ha scritto la Streep in un comunicato, aggiungendo: "Non tutti sapevano. Io non sapevo degli accordi economici con attrici e colleghe; non sapevo degli incontri in stanze d'albergo, nel bagno o di altri atti inappropriati e coercitivi. Harvey è sempre stato rispettoso con me e con molti altri con cui ha lavorato. Non sapevo di queste azioni, non sapevo che avesse avuto incontri nella sua camera d’albergo, nel suo bagno, o compiuto azioni inappropriate o violenze. Il comportamento è imperdonabile".

Commento di Kate Winslet
Tra queste donne coraggiose ci sono le attrici Ashley Judd, che ha raccontato di come il produttore volesse che lei lo guardasse fare la doccia, e Rose McGowan, che su Twitter ha postato una sua foto di qualche anno fa scrivendo "Questa è la ragazza che è stata ferita da un mostro", ma nelle ultime ore si sono aggiunte altre testimonianze, di persone famose e non. Una di queste è Romola Garai. L'attrice britannica ha raccontato di aver incontrato il produttore quando aveva 18 anni, perché anche dopo i provini le attrici dovevano essere "personalmente approvate da lui". L'attrice ha dichiarato di essere stata ricevuta in una stanza d'albergo con Weinstein che gli ha aperto la porta in vestaglia. "Avevo solo 18 anni. Mi sono sentita violata", ha detto l'attrice che ha poi definito quel comportamento come un abuso di potere.
Un'altra testimonianza è arrivata da un'ex cameriera del ristorante del palazzo in cui risiedeva l'ufficio di Weinstein. La donna ha dichiarato che le ragazze, "molto giovani, sempre belle ed eleganti", venivano ricevute in incontri privati che prevedevano anche un tour degli uffici fuori l'orario di lavoro, incontri che duravano anche ore e da cui le ragazze uscivano sempre sconvolte "tanto da riuscire a malapena a finire il bicchiere che aveva iniziato a bere".

Lo scandalo intanto si allarga e rischia di coinvolgere altre celebrità. Nelle ultime ore una giornalista ha dichiarato che Matt Damon e Russell Crowe fecero pressioni sul giornale per cui lavorava per non far uscire un'inchiesta in cui si parlava di una donna che era stata pagata per tenere la bocca chiusa dopo un incontro sessuale "non voluto" con Weinstein. Il giornale però ha smentito le pressioni. I due attori non hanno ancora commentato.

Sicuramente nelle prossime settimane ci saranno altre rivelazioni e altre testimonianze. Intanto la Weinstein Company, che teme grosse ripercussioni sul piano lavorativo, ha licenziato Harvey Weinstein e poi si è chiusa nel silenzio.

AGGIORNAMENTO

Tra le donne molestate da Harvey Weinstein anche Asia Argento. L'attrice romana ha rilasciato un'intervista al New Yorker in cui ha raccontato la serata da incubo vissuta con il produttore.
Il brutto fatto è avvenuto nel 1999, quando l'attrice aveva 21 anni. Asia Argento ha dichiarato di essere stata invitata a un party della Miramax, ma una volta arrivata in albergo il party non c'era. Lì ha trovato solo Harvey Weinstein, che si è presentato in vestaglia e con una lozione per massaggi. L'attrice racconta di essersi rifiutata di fare un massaggio e che a quel punto Weinstein ha abusato di lei. "Gli ho detto di fermarsi ma mi ha spaventato", ha raccontato l'attrice, "Un uomo grande, grosso e grasso che ti costringe a fare cose che non vuoi. E' stato come un mostro di una brutta favola. Dopo quel giorno, quando lo guardavo negli occhi mi sentivo debole. Dopo la violenza, lui aveva vinto".

L'attrice ha raccontato anche di come mesi dopo Weinstein abbia continuato a chiamarla per offrirle regali costosi. Asia Argento ha riproposto questa stessa scena nel suo film Scarlet Diva, e ha raccontato che una donna, dopo aver visto il film, le ha chiesto se quell'uomo nel film rappresentasse proprio Harvey Weinstein. Lo stesso produttore, vendendo la scena, si è riconosciuto, e ha mandato un messaggio all'attrice in cui diceva "Ah ah ah, molto divertente!" e poi si è scusato per quanto accaduto.

Asia Argento ha dichiarato che ancora oggi si sente male a raccontare quanto accaduto quel giorno, e di avere un grosso rimpianto. "Il brutto di esserne stata vittima è che mi sento responsabile, perché se fossi stata una donna forte, gli avrei tirato un calcio nelle palle e sarei scappata", ha detto l'attrice al New Yorker, "Ma non l'ho fatto. Sono passati 20 anni da quella storia e se non l'ho fatta uscire prima è perché avevo paura. Lui ha fatto male a tante persone in passato".

Una storia davvero orribile.

mercoledì 17 maggio 2017

Festival di Cannes 2017 - giorno 1

Apre i battenti la 70a edizione del Festival di Cannes, come sempre con la presentazione della giuria e con il film d'apertura, che quest'anno è il francese Les Fantomes d’Ismael.

Diretto da Arnaud Desplechin, il film d'apertura del festival vede protagonisti un trio davvero d'eccezione: Charlotte Gainsbourg, Mathieu Amalric, e Marion Cotillard. Il film racconta un triangolo amoroso tra lui, lei, e il fantasma dell'ex.

Il protagonista, Ismael (Amalric), è un regista al lavoro sul suo prossimo film ispirato alla vita del fratello Ivan, impegnato nella scrittura  ha deciso di ritirarsi nella sua casa al mare con la compagna (Gainsbourg). All'improvviso Ismael vede la propria vita andare totalmente fuori controllo quando si presenta a casa la sua ex moglie Carlotta (Cotillard), scomparsa da più di venti anni e creduta morta.

Freddina l'accoglienza riservata al film dalla sala stampa, anche se le prime recensioni sono in generale abbastanza positive.
Un inizio forse poco glamour, molto francese e più autoriale, ma che sicuramente ha fatto felice il regista, molto più rilassato a portare il proprio film Fuori Concorso. "Quando ho saputo che il nostro film avrebbe aperto Cannes ho provato una grande emozione", ha detto Desplechin durante la conferenza stampa, "inaugurare il festival è un onore e non essere in Concorso mi mette in una posizione più protetta. Mi sento meno sotto pressione che se fossi stato in Concorso dove la stampa, soprattutto francese, qualche volta ci dà giù duro".

Amore e mistero ne Les Fantomes d’Ismael, e gli eventi che all'improvviso ti sconvolgono la vita. "Tutto il film si può riassumente in una battuta detta da Charlotte quando dice "la vita mi è capitata". La vita è questo", ha dichiarato il regista, "succede, si presenta inaspettata ai suoi protagonisti. L’amore arriva all'improvviso e poi ricapita ancora e ancora".
Al centro del film anche lo scontro tra due donne, la compagna e la misteriosa ex, interpretate da due attrici molto diverse ma entrambe bravissime come Charlotte Gainsbourg e Marion Cotillard, che non si sono risparmiate nei complimenti l'una verso l'altra. "Ci siamo incontrate per la prima volta la sera prima delle riprese, in un ristorante", ha raccontato Charlotte Gainsbourg, "in qualche modo il rapporto tra le due donne del film ci ha contagiato, era tale il desiderio di lavorare insieme che poi sul set è stato tutto naturale". "Charlotte è una delle persone che mi hanno fatto venire voglia di fare questo mestiere", ha ribattuto Marion Cotillard, "credo che tutte le attrici della mia generazione siano state influenzate da lei". Poi sul suo personaggio la Cotillard ha dichiarato: "Carlotta incarna il mistero ma lei non si vede misteriosa. In realtà lei risponde direttamente ad ogni domanda che le si pone, spiega quello che le è successo anche interiormente in tutto questo tempo. Parlando di sé potrebbe in qualche modo distruggere il mistero, ma questo non avviene".
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Conferenza stampa di presentazione anche per la giuria, che quest'anno vede un grande presidente come Pedro Almodovar. La giuria è formata da quattro donne e quattro uomini: Jessica Chastain, Gabriel Yared, Park Chan Wook, Maren Ade, Fang Bingbing, Agnès Jaoui, Paolo Sorrentino, e Will Smith.

Una giuria varia che durante la conferenza stampa ha mostrato già le sue diverse anime quando è stato affrontato il tema Netflix, che quest'anno ha due film in Concorso: The Meyerowitz Stories di Noah Baumbach e Okja di Bong Joon-Ho. Il festival infatti ha deciso che dalla prossima edizione non saranno scelti film che non verranno poi distribuiti nelle sale francesi, questo significa che dal prossimo anno Netflix non avrà più la possibilità di presentare i film a Cannes.

Si è aperto un dibattuto nella giuria che ha visto un Pedro Almodovar vs Will Smith.
"Sarebbe un paradosso una Palma d'oro ad un film non destinato alla sala", ha dichiarato il pluripremiato regista spagnolo, "Le piattaforme digitali in sé sono principio giusto e positivo ma questo non dovrebbe sostituire la sala cinematografica e non dovrebbe alterare le abitudini degli spettatori. Per me la soluzione è semplice: le nuove piattaforme devono accettare le regole del gioco, è l’unica strada per sopravvivere. Credo fermamente che almeno la prima volta che qualcuno vede un film sia necessario che lo schermo sul quale lo vede non sia più piccolo della propria sedia. Sono convinto che noi spettatori dobbiamo essere più piccoli per entrare nell'immagine e nella storia".
Di tutt'altra veduta Will Smith: "Io ho tre figli di 24, 18 e 16 anni. Vanno al cinema due volte la settimana e scaricano i film da Netflix. Non so cosa accade nelle altre case ma nella mia l'arrivo di Netflix non ha avuto nessun effetto. Sono due tipi di fruizione diverse, quando vogliono sentirsi umili di fronte a certe immagini vanno al cinema, altre volte le vedono sul piccolo schermo. Netiflix, a casa mia non ha fatto altro che ingrandire l'offerta, ha permesso loro di vedere film che altrimenti non avrebbero mai visto, e metterli in contatto con questo mondo underground di storie a 8000 chilometri da loro".
Gli altri giurati non si sono particolarmente sbilanciati sulla questione che comunque resta aperta, come ha dichiarato l'attrice/regista francese Agnes Jaoui: "Il mondo va avanti e non si può fare nulla contro la tecnologia. Certo abbiamo dei diritti ma anche dei doveri, dobbiamo rivedere la cronologia con cui i film vanno in sala e poi in televisione. Va trovata una soluzione".

A parte questo piccolo momento "polemico" (ma meno di quanto possa sembrare), grande felicità da parte di tutti i giurati, con un Will Smith come sempre molto allegro e sorridente, felicissimo di essere un giurato a Cannes: "Sono cresciuto a West Philadelphia, porterò il mio occhio da afroamericano, guardando 2-3 film al giorno. Una parte del motivo per cui siamo qui consiste nel portare la nostra prospettiva personale. Si tratta anche del motivo per cui si mettono insieme tante persone così diverse, per creare delle collisioni artistiche".
Felice anche Jessica Chastain, che è stata spesso al festival da attrice o ospite, e quest'anno è per la prima volta giurata, pronta ad immergersi tra i film. "Amo il fashion, ma i film li adoro anche di più. E qui mi soffermerò molto di più sul secondo aspetto", ha detto l'attrice.
Mente aperta per il regista coreano Park Chan-Wook, che ha dichiarato di essere al festival "senza idee preconcette, non penso a chi è il regista o a quali film ha fatto prima. Mi piacerebbe molto provare l’esperienza di un’illuminazione che ti colpisce". Paolo Sorrentino invece è alla ricerca di qualcosa di nuovo, o almeno così spera: "di trovare il cinema del futuro, perché in quel caso si tratterebbe di una scoperta incredibile e incommensurabile".

giovedì 11 maggio 2017

The Death and Life of John F. Donovan - prime foto dal nuovo film di Xavier Dolan!

Giovane e talentuoso, Xavier Dolan si è conquistato di diritto un posto nel cuore degli amanti del Cinema, per questo c'è grandissima attesa per il suo primo film in lingua inglese. A servizio del regista canadese un grande cast: Kit Harington, Jacob Tremblay, Jessica Chastain, Natalie Portman, Bella Thorne, Thandie Newton, Sarah Gadon, Michael Gambon, Susan Sarandon, e Kathy Bates.

Il film racconta la storia di una giovane star americana (Harington) che finisce al centro di uno scandalo dopo che una rivista di gossip, guidata da una spietata direttrice (Chastain), pubblica delle lettere che l'attore ha scambiato con un ragazzino di 11 anni. Lettere innocue figlie di un'amicizia ma che compromettono la carriera e la vita dell'attore.

Ecco le prima immagini del film.




















sabato 6 maggio 2017

Miss Sloane - la recensione

Guerra tra lobbisti e lo spietato dietro le quinte di Washington D.C. al centro del nuovo film di John Madden.

Elizabeth Sloane (J.Chastain) è una lobbista davvero brava nel suo lavoro, tanto da essere la più richiesta nel marcio ambiente di Washington. Spietata quanto serve e forse anche di più, Liz Sloane decide però di fare un passo indietro quando a richiedere il suo aiuto è quella frangia politica che vuole contrastare una proposta di legge sul controllo e la regolamentazione delle armi. Liz lascia l'agenzia in cui lavora, portandosi via una buona parte della sua squadra, e si schiera esattamente dalla parte opposta, mettendosi contro politici e i suoi ex colleghi.

Il regista britannico John Madden si prende una pausa dai buoni sentimenti e s'immerge nel marciume della politica americana, che diventa particolarmente aspra quando si va a toccare un argomento delicato come quello delle armi. L'intento di Madden però non è solo quello di raccontare la sporca politica, ma anche indagare il modus operandi dei lobbisti più spietati.
Il primo impatto con Miss Sloane non è dei più semplici, a rendere l'approccio difficoltoso è più che altro il linguaggio molto tecnico e specifico, ma via via il film diventa sempre più avvincente e coinvolgente, questo grazie alla virata decisa verso il thriller politico, a un ritmo piuttosto sostenuto e un montaggio che mischia bene le carte fino alla fine.

Il film ha un ottimo cast - Mark Strong, Gugu Mbatha-Raw, Alison Pill, Michael Stuhlbarg, Sam Waterston, John Lithgow - ma a reggere tutto il film è una straordinaria Jessica Chastain. La sua Miss Sloane è fredda ed elegante, sia nel trucco che nel modo di vestire, calcolatrice spietata, un vero e proprio carro armato pronto a passare sopra tutto e tutti, anche se stessa, per raggiungere il proprio obbiettivo, che non è la causa ma vincere, solo vincere. Liz Sloane non è un personaggio positivo, è una "badass" in carriera, dura, anche piuttosto stronza nel suo modo di comportarsi, dotata di grande intelligenza e di un pungente sarcasmo, e il film intelligentemente non ne fa un'eroina. A dare umanità a un personaggio che fa di tutto per non esserlo è proprio Jessica Chastain, che regala a Liz Sloane femminilità, eleganza, durezza, fragilità e cuore. Una interpretazione davvero eccezionale con cui l'attrice riesce a stupire ancora una volta e a darci l'ennesima conferma di come sia una delle migliori attrici del momento.

Nonostante qualche ovvietà che sembrano comuni in tutti i film che vedono protagonista una cazzuta donna in carriera - una perenne esaurita, senza famiglia, e senza vita privata - e dei colpi di scena che sicuramente sorprendono ma a volte non stupiscono, Miss Sloane si rivela un ottimo thriller politico, capace di coinvolgere non solo gli amanti del genere, e che merita di essere visto anche solo per apprezzare la bravura di una attrice formidabile come Jessica Chastain.

lunedì 7 marzo 2016

Frame Awards 2016 - i vincitori. Trionfa Inside Out!

Si sono concluse ieri le votazione per i Frame Awards 2016. A trionfare, con un discreto margine sugli altri, è stato il bellissimo Inside Out!

Il capolavoro della Pixar, premiato anche con l'Oscar 2016, ha vinto in tre categorie, miglior film, film d'animazione, e sceneggiatura originale. Ennesima conferma di come Inside Out sia stato uno dei film più amati dello scorso anno.

Ottimo risultato anche per Crimson Peak di Guillermo del Toro, vincitore in tre categorie (scenografia, costumi, locandina) e mezzo, visto che Jessica Chastain è stata scelta come migliore attrice non protagonista per le sue performance in The Martian e in Crimson Peak. Nella altre tre categorie degli attori sono stati confermati i vincitori degli Oscar dello scorso anno: Eddie Redmayne (La Teoria del Tutto) migliore attore protagonista; Julianne Moore (Still Alice / Freeheld) migliore attrice protagonista: J.K. Simmons (Whiplash) migliore attore non protagonista. Come miglior cast è stato scelto quello di Kingsman - Secret Service.

La categoria della migliore regia ha visto trionfare George Miller (Mad Max: Fury Road). Miglior film italiano Youth - La Giovinezza, di Paolo Sorrentino.


Ecco tutti i vincitori votati da voi.

Miglior film
Inside Out

Migliore regia
George Miller per Mad Max: Fury Road

Migliore attore protagonista
Eddie Redmayne per La Teoria del Tutto

Migliore attrice protagonista
Julianne Moore per Still Alice / Freeheld

Migliore attore non protagonista
J.K. Simmons per Whiplash

Migliore attrice non protagonista
Jessica Chastain per Crimson Peak / The Martian

Miglior cast
Kingsman - Secret Service

Miglior film d'animazione
Inside Out

Migliore sceneggiatura originale
Inside Out

Migliore sceneggiatura non originale
The Imitation Game

Migliore scenografia
Crimson Peak

Migliore fotografia
The Martian

Miglior trucco
Black Mass

Migliori costumi
Crimson Peak

Migliori effetti speciali
Jurassic World

Miglior 3D
The Walk

Migliore colonna sonora
Whiplash

Miglior film italiano
Youth - La Giovinezza

Migliore locandina
Crimson Peak

Miglior trailer
Star Wars: Il Risveglio della Forza

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Lo staff di Frame vi ringrazia per aver votato. Al prossimo anno!

mercoledì 3 febbraio 2016

1981: Indagine a New York - la recensione

Arriva in Italia con un incomprensibile ritardo di più di un anno A Most Violent Year, di J.C. Chandor, uscito negli USA il 31 dicembre del 2014. Altrettanto incomprensibile è inoltre il cambio del titolo, che da noi si trasforma in 1981: Indagine a New York.

New York, 1981, l'anno che le statistiche evidenziano come uno dei più violenti della città, Abel Morales (Isaac), un immigrato ispanico sposato con la figlia di un gangster, sta cercando di realizzare il "sogno americano" di riuscire ad espandere e imporsi con la sua piccola attività di trasporto carburante. I suoi affari sono però minacciati su due fronti: da una parte un procuratore che da due anni indaga su di lui per cercare di incastrarlo, dall'altra i continui e violenti furti dei camion pieni di gasolio che rischiano di metterlo in ginocchio.

Il titolo originale del film non è un caso, la scelta di sottolineare "l'anno più violento" serve a fare da contrasto con il modo di agire del protagonista del film. Abel è un non-violento, cerca in tutti i modi di non essere come chi usa la violenza per i propri fini, o come chi cerca la strada più semplice e spesso scorretta per sopraffare un avversario in affari. Elegante nel modo di vestire e pacato nel modo di porsi, Abel ci tiene a non essere come gli altri, coerente con se stesso e sempre alla ricerca della mossa più giusta e non quella più facile. Il regista sceglie la via introspettiva, rinuncia a mostrare la violenza (altro contrasto con il titolo), alle scene madri, alle urla e ai sensazionalismi. La regia è bella, semplice e pulita. Buona anche la fotografia, soprattutto nelle scene all'aperto mentre in quelle al chiuso a volte risulta un po' troppo scura. Impossibile non notare l'influenza di un capolavoro come Il Padrino e del mitico Michael Corleone nel personaggio di Abel.

A supportare il film ci pensano due ottimi protagonisti. Davvero molto bravo Oscar Isaac, mai così protagonista come in questo film, dimostra di essere assolutamente in grado di tenere tutto un film sulle sue spalle. Altrettanto brava Jessica Chastain, nei panni della bionda moglie del protagonista, anche se la sua bravura ormai non stupisce più, è un'attrice capace di interpretare al meglio qualsiasi ruolo, da protagonista o di supporto, e in qualunque genere.

A Most Violent Year è un film che si avvicina al genere crime-story senza abbracciarlo completamente, o meglio spogliandolo di tutta l'azione tipica del genere, ha il difetto di essere un po' freddo ma nel complesso è un ottimo film.

martedì 24 novembre 2015

Miss Julie - la recensione

L'attrice e regista Liv Ullmann porta al cinema il teatro adattando la tragedia di Strindberg, La Signorina Julie.

Fine '800, è una notte di mezza estate e Miss Julie (Chastain), figlia del barone, viene lasciata sola nella villa di campagna insieme ai due domestici, il servo John (Farrell) e la cuoca Kathleen (Morton). La notte si avvicina e Miss Julie scende in cucina dove John e Kathleen stanno chiacchierando prima di andare a riposare. Kathleen si chiude nella sua stanza lasciandoli soli, ma sente il pericolo nell'aria. Miss Julie cerca di sedurre John, in modo sfacciato e sconveniente per una donna del suo rango. All'inizio John prova a resistere, ma poi cede alle provocazioni della ragazza arrivando anche a confessare di essere sempre stato innamorato di lei, fin da bambino. Le loro azioni in una notte che sembra lunghissima, sconvolgeranno le loro vite, tra seduzione, disgusto, odio, violenza, il sogno di una fuga che prima sembra d'amore, poi di disperazione, fino all'arrivo della mattina, e al ritorno del padrone, quando si manifesta la tragedia.

Liv Ullmann cambia paese (dalla Svezia alla campagna irlandese) ma decide di restare fedele al testo originale di Strindberg, e riesce a confondere molto bene i ruoli dei due personaggi principali, la signorina Julie e il servo John. Chi è vittima e chi è carnefice? I due si scambiano i ruoli e sono sia l'uno che l'altro, ma il finale tragico, così come lo presenta la regista, tende a favore della donna, raccontando in modo sottile come un uomo possa soggiogare e sacrificare una donna per salvare se stesso.
Essendo tratto da una opera teatrale, Miss Julie è piuttosto statico nella sua rappresentazione. Caratterizzato da scambi verbali molto lunghi e molto intensi, con solo tre attori in scena, e ambientato praticamente tutto in una antica cucina (ricostruita in modo perfetto e affascinante), con solo alcuni momenti fuori o in altre stanze, il film lentamente diventa quasi claustrofobico. La staticità "teatrale" però è croce e delizia: se da una parte è funzionale alla storia, dall'altra rende il film difficile da seguire senza distrarsi ogni tanto.

Solo tre attori nel cast, e purtroppo una delle tre è stata una scelta poco indovinata. Jessica Chastain incanta e ipnotizza grazie all'intensità della sua interpretazione, con la sua bravura riesce a dare mille sfaccettature a un personaggio che cambia tono in continuazione, e riesce a riaccendere l'attenzione dello spettatore anche quando la storia rallenta e l'attenzione cala. Samantha Morton dei tre è quella con meno scene ma offre una interpretazione solidissima ed essenziale, mai una espressione o un movimento sprecato o esagerato. Al contrario delle due attrici, Colin Farrell risulta totalmente inadeguato al ruolo, troppe smorfie, inutilmente sopra le righe, riesce a trasmettere l'ambiguità del suo personaggio solo in alcuni rari momenti, ma il confronto con le sue partner di set è, purtroppo per lui, impietoso.

Miss Julie è un film ben confezionato e con delle ottime interpretazioni (a parte Farrell), molto statico, spesso è più teatro che cinema, con un finale tragico e molto bello, ma è un film piuttosto faticoso da portare a termine.