sabato 29 ottobre 2022
lunedì 28 marzo 2022
Oscar 2022 - Tutti i vincitori e il commento alla serata
Si è tenuta la notte scorsa la 94a edizione degli Academy Awards, che vedono trionfare come Miglior Film "Coda - I segni del cuore", mentre alla Regia si aggiudica il premio Jane Campion per "Il Potere del Cane".
Mani vuote per l'Italia, a cominciare da Sorrentino che vede sfumare il sogno di un secondo Oscar, aggiudicato dal film giapponese Drive My Car. Nulla di fatto anche per i Costumi per Massimo Cantini Parrini (Cyrano) e Enrico Casarosa per l'animazione (Luca).
Tutti i vincitori:
Miglior Film: Coda - I segni del cuore di Sian Heder
Migliore regia: Jane Campion per Il potere del cane
Migliore attrice protagonista: Jessica Chastain per Gli occhi di Tammy Faye
Migliore attore protagonista: Will Smith per King Richard - Una famiglia vincente
Migliore attrice non protagonista: Ariana DeBose per West side story
Migliore attore non protagonista: Troy Kotsur per Coda - i segni del cuore
Migliore sceneggiatura originale: Belfast di Kenneth Branagh
Migliore sceneggiatura adattata: Coda - I segni del cuore di Sian Heder
Migliore fotografia: Dune (Greig Fraser)
Miglior trucco e acconciatura: Gli occhi di Tammy Faye (Linda Dowds, Stephanie Ingram e Justin Raleigh)
Miglior film internazionale: Drive My Car di Ryusuke Hamaguchi
Miglior film d'animazione: Encanto di Byron Howard e Jared Bush
Miglior documentario: Summer of Soul…or When the Revolution Could Not Be Televised di Ahmir "Questlove" Thompson
Migliori effetti speciali: Dune (Paul Lambert, Tristan Myles, Brian Connor e Gerd Nefzer)
Miglior suono: Dune (Mac Ruth, Mark Mangini, Theo Green, Doug Hemphill e Ron Bartlett)
Miglior montaggio: Dune (Joe Walker)
Migliore colonna sonora: Dune (Hans Zimmer)
Migliore canzone originale: No time to die (Billie Eilish e Finneas O'Connell)
Migliori costumi: Crudelia (JJenny Beavan)
Migliore scenografia: Dune (Patrice Vermette; Set Decoration: Zsuzsanna Sipos)
Miglior corto documentario: The Queen of Basketball di Ben Proudfoot
Miglior corto animato: The windshield wiper di Alberto Mielgo e Leo Sanchez
Miglior corto live action: The long goodbye di Aneil Karia e Riz Ahmed
lunedì 14 marzo 2022
Critics' Choice Awards 2022 - vince Il Potere del Cane. Ecco tutti i vincitori.
lunedì 28 febbraio 2022
SAG Awards 2022 - a CODA il premio per il miglior cast. Tutti i vincitori.
mercoledì 12 gennaio 2022
SAG Awards 2022 - annunciate le nomination
lunedì 17 febbraio 2020
Jessica Chastain e Anne Hathaway nel remake di Doppio Sospetto
Doppio Sospetto è l'adattamento del romanzo "Alice" ("Derrière la haine") di Barbara Abel. Ad interpretare Alice e Cèline nel film originale sono Veerle Baetens e Anne Coesens, mentre nel remake il compito spetterà a Jessica Chastain e Anne Hathaway. Le riprese prenderanno il via nei prossimi mesi.
Il film originale, Duelles, è stato presentato al Toronto Film Festival 2019, ottenendo un ottimo riscontro di pubblico e critica. Uscirà nei cinema italiani il 27 febbraio, e sarà presentato in anteprima il 22 febbraio alle 21.00 all’Auditorium del MAXXI di Roma, con ingresso gratuito.
venerdì 12 luglio 2019
IT: Capitolo 2: i Perdenti nelle nuove immagini del film
giovedì 10 maggio 2018
Cannes 2018 - giorno 2
domenica 22 aprile 2018
Molly's Game - la recensione
Ottimo primo film da regista per Sorkin, con un cast eccezionale, ma non sorprende che la marcia in più la dia una sceneggiatura impeccabile e brillante, che non stanca mai nonostante la durata.
venerdì 17 novembre 2017
La Signora dello Zoo di Varsavia - la recensione
Varsavia, 1939, i coniugi Zabinski gestiscono con grande passione lo zoo della città, che ospita animali di vario tipo, anche esotici. Quando la città viene bombardata e occupata dai nazisti, lo zoo viene distrutto e sequestrato dai soldati tedeschi per farne un deposito di armi. I coniugi riescono ad ottenere dal capo zoologo del Reich il permesso per rimanere aperti con la scusa di un allevamento di maiali per fornire cibo alle truppe tedesche, mentre in realtà si adopereranno per far uscire gli ebrei dal ghetto, nasconderli nelle gabbie sotterranee, e aiutarli a fuggire da Varsavia. Alla fine della guerra i coniugi Zabinski riusciranno a salvare centinaia di ebrei, ottenendo un meritato riconoscimento nel giardino dei Giusti dello Yad Vashem di Gerusalemme.Basato sul romanzo "Gli ebrei dello zoo di Varsavia" di Diane Ackerman, il film parte da un contesto diverso e originale rispetto ad altri film sul tema, quello dello zoo. Un "micro-cosmo" perfetto e pacifico che fa da contrasto alla brutalità della guerra, e su questo punto la regista Niki Caro insiste molto, forse anche troppo, finendo per dimenticare il resto.
Il problema principale del film è che il valore e l'importanza di una storia straordinaria come quella dei coniugi Zabinski non viene valorizzata abbastanza dalla resa cinematografica, troppo "edulcorata" e superficiale, con dei dialoghi piatti, zero tensione, sia emotiva che storica, e uno svolgimento che inizia a correre troppo proprio quando avrebbe dovuto scavare in profondità, con più durezza e realismo, nel dramma e nella disumanità dei nazisti.
A causa di questa superficialità, il film "spreca" la sempre brava Jessica Chastain, e questo è un vero peccato. Grazie alla sua grande sensibilità, e nonostante dei dialoghi non sempre all'altezza, l'attrice rende vivo e pulsante il personaggio di Antonina Zabinska, e regala al film i suoi momenti migliori, e di conseguenza quando lei non c'è il film soffre. Nonostante sia la protagonista infatti, c'è troppa poca Jessica Chastain in questo film.La Signora dello Zoo di Varsavia è un film che parte con delle buone intenzioni ma poi pecca nella resa, è troppo timido nel raccontare la crudeltà e il dramma di quel periodo, ma è un film utile per conoscere una storia incredibile che era giusto raccontare. Sicuramente una visione la merita, magari dal divano di casa.
martedì 10 ottobre 2017
Hollywood contro Harvey Weinstein dopo le accuse di molestie sessuali
Un quadro davvero sconcertante quello che sta venendo fuori dai racconti e dalle dichiarazioni delle vittime, portate alla luce da un'inchiesta del New York Times. Sconcertante quanto la notizia delle otto donne che sarebbero state pagate per non denunciare, o come l'ammissione di colpa dello stesso Weinstein, che con una lettera si è scusato per il suo comportamento, ammettendo di fatto di aver davvero molestato tutte quelle donne. Una difesa in cui però il produttore ha anche scritto che è cresciuto negli anni '60/'70, "quando tutte le regole di comportamento sul posto di lavoro erano diverse. Quella era la cultura all'epoca". Della serie, quando la toppa è peggiore del buco.
Nelle ultime ore si sono susseguiti commenti e condanne da parte di attori, attrici e registi che hanno lavorato, anche più di una volta, con il produttore.
Tra le dichiarazioni più rilevanti e decise (e retwittate) ci sono quelle di Kate Winslet e Glenn Close [nelle foto]. Molto dura anche Jessica Chastain, tra le più attive online sull'argomento, che ha esortato gli uomini a prendere posizione e poi riguardo Harvey Weinstein ha scritto: "Ero stata avvisata fin dall'inizio. Queste storie giravano da tempo. Negare che sia accaduto significa creare le condizioni affinché accada di nuovo".
Anche George Clooney ha commentato l'accaduto e anche lui ha ammesso che le voci c'erano e da molto tempo: "Avevo sentito delle semplici voci, negli anni 90, su alcune attrici che erano state con Harvey per avere un ruolo. Ma quando apprendiamo che otto donne sono state pagate [per non sporgere denuncia]... in questo caso siamo su un piano del tutto diverso e non c’è alcun modo di venirne fuori bene. Non c’è niente da dire se non che è un comportamento indifendibile".
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| Commento di Glenn Close |
Kevin Smith ha scritto su Twitter di provare vergogna per aver collaborato con Weinstein: "Ha finanziato i primi 14 anni della mia carriera e ora so che, mentre io facevo profitti, c’era chi stava provando una grande sofferenza. Tutto questo mi fa provare una gran vergogna".
Il regista James Gunn, oltre a due durissimi tweet, ha scritto una lunga lettera pubblicata da diversi siti e riviste di cinema. Dame Judi Dench ha dichiarato di essere stata sempre completamente all'oscuro riguardo a questi comportamenti, e ha espresso solidarietà alle vittime. Commenti molto simili anche da parte di Emma Thompson, Seth Rogen, Mark Ruffalo, Jeff Bridges, Julianne Moore, Lena Dunham, e tanti altri.
Tra i commenti più attesi quello di Meryl Streep, che nel 2012 dal palco dei Golden Globe aveva chiamato Weinstein "Dio". L'attrice si è detta disgustata. "Le donne coraggiose che hanno fatto sentire la loro voce per denunciare gli abusi sono eroine", ha scritto la Streep in un comunicato, aggiungendo: "Non tutti sapevano. Io non sapevo degli accordi economici con attrici e colleghe; non sapevo degli incontri in stanze d'albergo, nel bagno o di altri atti inappropriati e coercitivi. Harvey è sempre stato rispettoso con me e con molti altri con cui ha lavorato. Non sapevo di queste azioni, non sapevo che avesse avuto incontri nella sua camera d’albergo, nel suo bagno, o compiuto azioni inappropriate o violenze. Il comportamento è imperdonabile".
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| Commento di Kate Winslet |
Un'altra testimonianza è arrivata da un'ex cameriera del ristorante del palazzo in cui risiedeva l'ufficio di Weinstein. La donna ha dichiarato che le ragazze, "molto giovani, sempre belle ed eleganti", venivano ricevute in incontri privati che prevedevano anche un tour degli uffici fuori l'orario di lavoro, incontri che duravano anche ore e da cui le ragazze uscivano sempre sconvolte "tanto da riuscire a malapena a finire il bicchiere che aveva iniziato a bere".
Lo scandalo intanto si allarga e rischia di coinvolgere altre celebrità. Nelle ultime ore una giornalista ha dichiarato che Matt Damon e Russell Crowe fecero pressioni sul giornale per cui lavorava per non far uscire un'inchiesta in cui si parlava di una donna che era stata pagata per tenere la bocca chiusa dopo un incontro sessuale "non voluto" con Weinstein. Il giornale però ha smentito le pressioni. I due attori non hanno ancora commentato.
Sicuramente nelle prossime settimane ci saranno altre rivelazioni e altre testimonianze. Intanto la Weinstein Company, che teme grosse ripercussioni sul piano lavorativo, ha licenziato Harvey Weinstein e poi si è chiusa nel silenzio.
AGGIORNAMENTO
Tra le donne molestate da Harvey Weinstein anche Asia Argento. L'attrice romana ha rilasciato un'intervista al New Yorker in cui ha raccontato la serata da incubo vissuta con il produttore.
Il brutto fatto è avvenuto nel 1999, quando l'attrice aveva 21 anni. Asia Argento ha dichiarato di essere stata invitata a un party della Miramax, ma una volta arrivata in albergo il party non c'era. Lì ha trovato solo Harvey Weinstein, che si è presentato in vestaglia e con una lozione per massaggi. L'attrice racconta di essersi rifiutata di fare un massaggio e che a quel punto Weinstein ha abusato di lei. "Gli ho detto di fermarsi ma mi ha spaventato", ha raccontato l'attrice, "Un uomo grande, grosso e grasso che ti costringe a fare cose che non vuoi. E' stato come un mostro di una brutta favola. Dopo quel giorno, quando lo guardavo negli occhi mi sentivo debole. Dopo la violenza, lui aveva vinto".
L'attrice ha raccontato anche di come mesi dopo Weinstein abbia continuato a chiamarla per offrirle regali costosi. Asia Argento ha riproposto questa stessa scena nel suo film Scarlet Diva, e ha raccontato che una donna, dopo aver visto il film, le ha chiesto se quell'uomo nel film rappresentasse proprio Harvey Weinstein. Lo stesso produttore, vendendo la scena, si è riconosciuto, e ha mandato un messaggio all'attrice in cui diceva "Ah ah ah, molto divertente!" e poi si è scusato per quanto accaduto.
Asia Argento ha dichiarato che ancora oggi si sente male a raccontare quanto accaduto quel giorno, e di avere un grosso rimpianto. "Il brutto di esserne stata vittima è che mi sento responsabile, perché se fossi stata una donna forte, gli avrei tirato un calcio nelle palle e sarei scappata", ha detto l'attrice al New Yorker, "Ma non l'ho fatto. Sono passati 20 anni da quella storia e se non l'ho fatta uscire prima è perché avevo paura. Lui ha fatto male a tante persone in passato".
Una storia davvero orribile.
mercoledì 17 maggio 2017
Festival di Cannes 2017 - giorno 1
Diretto da Arnaud Desplechin, il film d'apertura del festival vede protagonisti un trio davvero d'eccezione: Charlotte Gainsbourg, Mathieu Amalric, e Marion Cotillard. Il film racconta un triangolo amoroso tra lui, lei, e il fantasma dell'ex.
Il protagonista, Ismael (Amalric), è un regista al lavoro sul suo prossimo film ispirato alla vita del fratello Ivan, impegnato nella scrittura ha deciso di ritirarsi nella sua casa al mare con la compagna (Gainsbourg). All'improvviso Ismael vede la propria vita andare totalmente fuori controllo quando si presenta a casa la sua ex moglie Carlotta (Cotillard), scomparsa da più di venti anni e creduta morta.Freddina l'accoglienza riservata al film dalla sala stampa, anche se le prime recensioni sono in generale abbastanza positive.
Un inizio forse poco glamour, molto francese e più autoriale, ma che sicuramente ha fatto felice il regista, molto più rilassato a portare il proprio film Fuori Concorso. "Quando ho saputo che il nostro film avrebbe aperto Cannes ho provato una grande emozione", ha detto Desplechin durante la conferenza stampa, "inaugurare il festival è un onore e non essere in Concorso mi mette in una posizione più protetta. Mi sento meno sotto pressione che se fossi stato in Concorso dove la stampa, soprattutto francese, qualche volta ci dà giù duro".
Amore e mistero ne Les Fantomes d’Ismael, e gli eventi che all'improvviso ti sconvolgono la vita. "Tutto il film si può riassumente in una battuta detta da Charlotte quando dice "la vita mi è capitata". La vita è questo", ha dichiarato il regista, "succede, si presenta inaspettata ai suoi protagonisti. L’amore arriva all'improvviso e poi ricapita ancora e ancora".
Al centro del film anche lo scontro tra due donne, la compagna e la misteriosa ex, interpretate da due attrici molto diverse ma entrambe bravissime come Charlotte Gainsbourg e Marion Cotillard, che non si sono risparmiate nei complimenti l'una verso l'altra. "Ci siamo incontrate per la prima volta la sera prima delle riprese, in un ristorante", ha raccontato Charlotte Gainsbourg, "in qualche modo il rapporto tra le due donne del film ci ha contagiato, era tale il desiderio di lavorare insieme che poi sul set è stato tutto naturale". "Charlotte è una delle persone che mi hanno fatto venire voglia di fare questo mestiere", ha ribattuto Marion Cotillard, "credo che tutte le attrici della mia generazione siano state influenzate da lei". Poi sul suo personaggio la Cotillard ha dichiarato: "Carlotta incarna il mistero ma lei non si vede misteriosa. In realtà lei risponde direttamente ad ogni domanda che le si pone, spiega quello che le è successo anche interiormente in tutto questo tempo. Parlando di sé potrebbe in qualche modo distruggere il mistero, ma questo non avviene".
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Conferenza stampa di presentazione anche per la giuria, che quest'anno vede un grande presidente come Pedro Almodovar. La giuria è formata da quattro donne e quattro uomini: Jessica Chastain, Gabriel Yared, Park Chan Wook, Maren Ade, Fang Bingbing, Agnès Jaoui, Paolo Sorrentino, e Will Smith.
Una giuria varia che durante la conferenza stampa ha mostrato già le sue diverse anime quando è stato affrontato il tema Netflix, che quest'anno ha due film in Concorso: The Meyerowitz Stories di Noah Baumbach e Okja di Bong Joon-Ho. Il festival infatti ha deciso che dalla prossima edizione non saranno scelti film che non verranno poi distribuiti nelle sale francesi, questo significa che dal prossimo anno Netflix non avrà più la possibilità di presentare i film a Cannes.Si è aperto un dibattuto nella giuria che ha visto un Pedro Almodovar vs Will Smith.
"Sarebbe un paradosso una Palma d'oro ad un film non destinato alla sala", ha dichiarato il pluripremiato regista spagnolo, "Le piattaforme digitali in sé sono principio giusto e positivo ma questo non dovrebbe sostituire la sala cinematografica e non dovrebbe alterare le abitudini degli spettatori. Per me la soluzione è semplice: le nuove piattaforme devono accettare le regole del gioco, è l’unica strada per sopravvivere. Credo fermamente che almeno la prima volta che qualcuno vede un film sia necessario che lo schermo sul quale lo vede non sia più piccolo della propria sedia. Sono convinto che noi spettatori dobbiamo essere più piccoli per entrare nell'immagine e nella storia".
Di tutt'altra veduta Will Smith: "Io ho tre figli di 24, 18 e 16 anni. Vanno al cinema due volte la settimana e scaricano i film da Netflix. Non so cosa accade nelle altre case ma nella mia l'arrivo di Netflix non ha avuto nessun effetto. Sono due tipi di fruizione diverse, quando vogliono sentirsi umili di fronte a certe immagini vanno al cinema, altre volte le vedono sul piccolo schermo. Netiflix, a casa mia non ha fatto altro che ingrandire l'offerta, ha permesso loro di vedere film che altrimenti non avrebbero mai visto, e metterli in contatto con questo mondo underground di storie a 8000 chilometri da loro".
Gli altri giurati non si sono particolarmente sbilanciati sulla questione che comunque resta aperta, come ha dichiarato l'attrice/regista francese Agnes Jaoui: "Il mondo va avanti e non si può fare nulla contro la tecnologia. Certo abbiamo dei diritti ma anche dei doveri, dobbiamo rivedere la cronologia con cui i film vanno in sala e poi in televisione. Va trovata una soluzione".
A parte questo piccolo momento "polemico" (ma meno di quanto possa sembrare), grande felicità da parte di tutti i giurati, con un Will Smith come sempre molto allegro e sorridente, felicissimo di essere un giurato a Cannes: "Sono cresciuto a West Philadelphia, porterò il mio occhio da afroamericano, guardando 2-3 film al giorno. Una parte del motivo per cui siamo qui consiste nel portare la nostra prospettiva personale. Si tratta anche del motivo per cui si mettono insieme tante persone così diverse, per creare delle collisioni artistiche".
Felice anche Jessica Chastain, che è stata spesso al festival da attrice o ospite, e quest'anno è per la prima volta giurata, pronta ad immergersi tra i film. "Amo il fashion, ma i film li adoro anche di più. E qui mi soffermerò molto di più sul secondo aspetto", ha detto l'attrice.
Mente aperta per il regista coreano Park Chan-Wook, che ha dichiarato di essere al festival "senza idee preconcette, non penso a chi è il regista o a quali film ha fatto prima. Mi piacerebbe molto provare l’esperienza di un’illuminazione che ti colpisce". Paolo Sorrentino invece è alla ricerca di qualcosa di nuovo, o almeno così spera: "di trovare il cinema del futuro, perché in quel caso si tratterebbe di una scoperta incredibile e incommensurabile".
giovedì 11 maggio 2017
The Death and Life of John F. Donovan - prime foto dal nuovo film di Xavier Dolan!
Il film racconta la storia di una giovane star americana (Harington) che finisce al centro di uno scandalo dopo che una rivista di gossip, guidata da una spietata direttrice (Chastain), pubblica delle lettere che l'attore ha scambiato con un ragazzino di 11 anni. Lettere innocue figlie di un'amicizia ma che compromettono la carriera e la vita dell'attore.
Ecco le prima immagini del film.
sabato 6 maggio 2017
Miss Sloane - la recensione
Elizabeth Sloane (J.Chastain) è una lobbista davvero brava nel suo lavoro, tanto da essere la più richiesta nel marcio ambiente di Washington. Spietata quanto serve e forse anche di più, Liz Sloane decide però di fare un passo indietro quando a richiedere il suo aiuto è quella frangia politica che vuole contrastare una proposta di legge sul controllo e la regolamentazione delle armi. Liz lascia l'agenzia in cui lavora, portandosi via una buona parte della sua squadra, e si schiera esattamente dalla parte opposta, mettendosi contro politici e i suoi ex colleghi.Il regista britannico John Madden si prende una pausa dai buoni sentimenti e s'immerge nel marciume della politica americana, che diventa particolarmente aspra quando si va a toccare un argomento delicato come quello delle armi. L'intento di Madden però non è solo quello di raccontare la sporca politica, ma anche indagare il modus operandi dei lobbisti più spietati.
Il primo impatto con Miss Sloane non è dei più semplici, a rendere l'approccio difficoltoso è più che altro il linguaggio molto tecnico e specifico, ma via via il film diventa sempre più avvincente e coinvolgente, questo grazie alla virata decisa verso il thriller politico, a un ritmo piuttosto sostenuto e un montaggio che mischia bene le carte fino alla fine.
Il film ha un ottimo cast - Mark Strong, Gugu Mbatha-Raw, Alison Pill, Michael Stuhlbarg, Sam Waterston, John Lithgow - ma a reggere tutto il film è una straordinaria Jessica Chastain. La sua Miss Sloane è fredda ed elegante, sia nel trucco che nel modo di vestire, calcolatrice spietata, un vero e proprio carro armato pronto a passare sopra tutto e tutti, anche se stessa, per raggiungere il proprio obbiettivo, che non è la causa ma vincere, solo vincere. Liz Sloane non è un personaggio positivo, è una "badass" in carriera, dura, anche piuttosto stronza nel suo modo di comportarsi, dotata di grande intelligenza e di un pungente sarcasmo, e il film intelligentemente non ne fa un'eroina. A dare umanità a un personaggio che fa di tutto per non esserlo è proprio Jessica Chastain, che regala a Liz Sloane femminilità, eleganza, durezza, fragilità e cuore. Una interpretazione davvero eccezionale con cui l'attrice riesce a stupire ancora una volta e a darci l'ennesima conferma di come sia una delle migliori attrici del momento.Nonostante qualche ovvietà che sembrano comuni in tutti i film che vedono protagonista una cazzuta donna in carriera - una perenne esaurita, senza famiglia, e senza vita privata - e dei colpi di scena che sicuramente sorprendono ma a volte non stupiscono, Miss Sloane si rivela un ottimo thriller politico, capace di coinvolgere non solo gli amanti del genere, e che merita di essere visto anche solo per apprezzare la bravura di una attrice formidabile come Jessica Chastain.
lunedì 7 marzo 2016
Frame Awards 2016 - i vincitori. Trionfa Inside Out!
Ottimo risultato anche per Crimson Peak di Guillermo del Toro, vincitore in tre categorie (scenografia, costumi, locandina) e mezzo, visto che Jessica Chastain è stata scelta come migliore attrice non protagonista per le sue performance in The Martian e in Crimson Peak. Nella altre tre categorie degli attori sono stati confermati i vincitori degli Oscar dello scorso anno: Eddie Redmayne (La Teoria del Tutto) migliore attore protagonista; Julianne Moore (Still Alice / Freeheld) migliore attrice protagonista: J.K. Simmons (Whiplash) migliore attore non protagonista. Come miglior cast è stato scelto quello di Kingsman - Secret Service.
La categoria della migliore regia ha visto trionfare George Miller (Mad Max: Fury Road). Miglior film italiano Youth - La Giovinezza, di Paolo Sorrentino.
Ecco tutti i vincitori votati da voi.
Miglior film
Inside Out
Migliore regia
George Miller per Mad Max: Fury Road
Migliore attore protagonista
Eddie Redmayne per La Teoria del Tutto
Migliore attrice protagonista
Julianne Moore per Still Alice / Freeheld
Migliore attore non protagonista
J.K. Simmons per Whiplash
Migliore attrice non protagonista
Jessica Chastain per Crimson Peak / The Martian
Miglior cast
Kingsman - Secret Service
Miglior film d'animazione
Inside Out
Migliore sceneggiatura originale
Inside Out
Migliore sceneggiatura non originale
The Imitation Game
Migliore scenografia
Crimson Peak
Migliore fotografia
The Martian
Miglior trucco
Black Mass
Migliori costumi
Crimson Peak
Migliori effetti speciali
Jurassic World
Miglior 3D
The Walk
Migliore colonna sonora
Whiplash
Miglior film italiano
Youth - La Giovinezza
Migliore locandina
Crimson Peak
Miglior trailer
Star Wars: Il Risveglio della Forza
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Lo staff di Frame vi ringrazia per aver votato. Al prossimo anno!
mercoledì 3 febbraio 2016
1981: Indagine a New York - la recensione
New York, 1981, l'anno che le statistiche evidenziano come uno dei più violenti della città, Abel Morales (Isaac), un immigrato ispanico sposato con la figlia di un gangster, sta cercando di realizzare il "sogno americano" di riuscire ad espandere e imporsi con la sua piccola attività di trasporto carburante. I suoi affari sono però minacciati su due fronti: da una parte un procuratore che da due anni indaga su di lui per cercare di incastrarlo, dall'altra i continui e violenti furti dei camion pieni di gasolio che rischiano di metterlo in ginocchio.Il titolo originale del film non è un caso, la scelta di sottolineare "l'anno più violento" serve a fare da contrasto con il modo di agire del protagonista del film. Abel è un non-violento, cerca in tutti i modi di non essere come chi usa la violenza per i propri fini, o come chi cerca la strada più semplice e spesso scorretta per sopraffare un avversario in affari. Elegante nel modo di vestire e pacato nel modo di porsi, Abel ci tiene a non essere come gli altri, coerente con se stesso e sempre alla ricerca della mossa più giusta e non quella più facile. Il regista sceglie la via introspettiva, rinuncia a mostrare la violenza (altro contrasto con il titolo), alle scene madri, alle urla e ai sensazionalismi. La regia è bella, semplice e pulita. Buona anche la fotografia, soprattutto nelle scene all'aperto mentre in quelle al chiuso a volte risulta un po' troppo scura. Impossibile non notare l'influenza di un capolavoro come Il Padrino e del mitico Michael Corleone nel personaggio di Abel.
A supportare il film ci pensano due ottimi protagonisti. Davvero molto bravo Oscar Isaac, mai così protagonista come in questo film, dimostra di essere assolutamente in grado di tenere tutto un film sulle sue spalle. Altrettanto brava Jessica Chastain, nei panni della bionda moglie del protagonista, anche se la sua bravura ormai non stupisce più, è un'attrice capace di interpretare al meglio qualsiasi ruolo, da protagonista o di supporto, e in qualunque genere.
A Most Violent Year è un film che si avvicina al genere crime-story senza abbracciarlo completamente, o meglio spogliandolo di tutta l'azione tipica del genere, ha il difetto di essere un po' freddo ma nel complesso è un ottimo film.
martedì 24 novembre 2015
Miss Julie - la recensione
Fine '800, è una notte di mezza estate e Miss Julie (Chastain), figlia del barone, viene lasciata sola nella villa di campagna insieme ai due domestici, il servo John (Farrell) e la cuoca Kathleen (Morton). La notte si avvicina e Miss Julie scende in cucina dove John e Kathleen stanno chiacchierando prima di andare a riposare. Kathleen si chiude nella sua stanza lasciandoli soli, ma sente il pericolo nell'aria. Miss Julie cerca di sedurre John, in modo sfacciato e sconveniente per una donna del suo rango. All'inizio John prova a resistere, ma poi cede alle provocazioni della ragazza arrivando anche a confessare di essere sempre stato innamorato di lei, fin da bambino. Le loro azioni in una notte che sembra lunghissima, sconvolgeranno le loro vite, tra seduzione, disgusto, odio, violenza, il sogno di una fuga che prima sembra d'amore, poi di disperazione, fino all'arrivo della mattina, e al ritorno del padrone, quando si manifesta la tragedia.Liv Ullmann cambia paese (dalla Svezia alla campagna irlandese) ma decide di restare fedele al testo originale di Strindberg, e riesce a confondere molto bene i ruoli dei due personaggi principali, la signorina Julie e il servo John. Chi è vittima e chi è carnefice? I due si scambiano i ruoli e sono sia l'uno che l'altro, ma il finale tragico, così come lo presenta la regista, tende a favore della donna, raccontando in modo sottile come un uomo possa soggiogare e sacrificare una donna per salvare se stesso.
Essendo tratto da una opera teatrale, Miss Julie è piuttosto statico nella sua rappresentazione. Caratterizzato da scambi verbali molto lunghi e molto intensi, con solo tre attori in scena, e ambientato praticamente tutto in una antica cucina (ricostruita in modo perfetto e affascinante), con solo alcuni momenti fuori o in altre stanze, il film lentamente diventa quasi claustrofobico. La staticità "teatrale" però è croce e delizia: se da una parte è funzionale alla storia, dall'altra rende il film difficile da seguire senza distrarsi ogni tanto.
Solo tre attori nel cast, e purtroppo una delle tre è stata una scelta poco indovinata. Jessica Chastain incanta e ipnotizza grazie all'intensità della sua interpretazione, con la sua bravura riesce a dare mille sfaccettature a un personaggio che cambia tono in continuazione, e riesce a riaccendere l'attenzione dello spettatore anche quando la storia rallenta e l'attenzione cala. Samantha Morton dei tre è quella con meno scene ma offre una interpretazione solidissima ed essenziale, mai una espressione o un movimento sprecato o esagerato. Al contrario delle due attrici, Colin Farrell risulta totalmente inadeguato al ruolo, troppe smorfie, inutilmente sopra le righe, riesce a trasmettere l'ambiguità del suo personaggio solo in alcuni rari momenti, ma il confronto con le sue partner di set è, purtroppo per lui, impietoso.
Miss Julie è un film ben confezionato e con delle ottime interpretazioni (a parte Farrell), molto statico, spesso è più teatro che cinema, con un finale tragico e molto bello, ma è un film piuttosto faticoso da portare a termine.









































