sabato 29 novembre 2025
domenica 19 settembre 2021
Dune - la recensione
Dopo una lunga ed estenuante attesa, arriva al cinema Dune, la nuova opera di Denis Villeneuve (Arrival, Blade Runner 2049). Basato sul primo dei tre romanzi dello scrittore statunitense Frank Herbert, la pellicola racconta le vicissitudini della famiglia Atreides.
In un futuro molto lontano, il duca Leto Atreides (Oscar Isaac), accetta la gestione del pianeta Arrakis, noto anche con il nome di Dune, da sempre conteso per la presenza, sul suo suolo, della sostanza più preziosa dell'Universo: la spezia, una droga in grado di fornire abilità mentali formidabili e di allungare la durata della vita. Leto parte alla volta del nuovo pianeta, con la moglie, Lady Jessica (Rebecca Ferguson) e il figlio, suo successore, Paul (Timothée Chalamet), che sembra possedere con questa nuova terra, per lui inesplorata, un legame molto profondo. La spezia si troverà ad essere inconsapevole protagonista della contesa per il suo monopolio e sarà causa di una vera e propria guerra, che porterà con sé morte, sangue e distruzione.La pellicola non ammette fretta, si prende i suoi tempi, lascia decantare, respira. La sua lentezza è necessaria e giustificata, in quanto trasposizione di una letteratura complessa, ricca di particolari e dettagli che Denis Villeneuve non teme di spennellare sulla sua tela della durata di 155 minuti. La regia è portatrice di classe e spettacolarità, ma a tratti può risultare pesante, un peso di cui lo spettatore deve essere consapevole e accettare fino ai titoli di coda.
A fare da contorno a questa tanto complessa quanto intrigante trama, un comparto tecnico da Oscar, in particolare una fotografia mozzafiato che si amalgama perfettamente alla colonna sonora arabeggiante firmata da un Hans Zimmer in stato di grazia. Costumi curatissimi, vezzosi, design di armi e navicelle spaziali, e scenografie mozzafiato, che a volte sembrano strizzare l'occhio a Star Wars.Il cast è stellare e vanta la presenza di Josh Brolin (Gurney Halleck), Zendaya (Chani, nativa appartenente alla tribù Fremen, abitanti del pianeta Arrakis), Stellan Skasgård (camaleontico nei panni del barone Harkonnen, cugino di Leto), Dave Bautista (Glossu Rabban), Jason Momoa (sorprendente nel ruolo di Duncan Idaho), Javier Bardem e Charlotte Rampling, oltre ai già citati protagonisti. Timothée Chalamet, attore in costante crescita, accusa forse una leggera fatica nel complesso ruolo del protagonista, ma risulta comunque credibile.
Nonostante il suo plumbeo spessore, Dune è un film assolutamente da vedere, una visione irrinunciabile e, una volta finito, ti lascia con la sensazione di volerne ancora.
Francesca Matteucci
mercoledì 17 giugno 2020
Armageddon Time: anche Robert De Niro, Anne Hathaway al fianco di Cate Blanchett!
Deadline riporta che Robert De Niro, Anne Hathaway, Donald Sutherland, e Oscar Isaac hanno raggiungo Cate Blanchett nel cast del film.
Scritto dallo stesso James Gray, il film è basato sui ricordi d'infanzia del regista durante la sua frequentazione nella Kew-Forest School nel Queens, scuola che vedeva Fred Trump nel consiglio di amministrazione e suo figlio Donald come alunno, e sembra che il preside della scuola avrà un ruolo molto rilevante all'interno della storia.
Il film è stato descritto come "una storia che esplora l’amicizia e la lealtà sullo sfondo di un’America pronta a eleggere Ronald Reagan come presidente".
"Ogni film che si realizza è diverso, ma sto cercando di fare qualcosa che sia completamente diversa rispetto al film solitario e oscuro che ho diretto da poco", ha dichiarato James Gray a Deadline, "Non vedo l’ora di realizzare qualcosa che sia sulle persone, sulle emozioni umane e sulle interazioni tra le persone, e voglio che sia pieno di calore e tenerezza. Sì, in un certo senso parla della mia infanzia, ma si tratta di un ritratto dell’amore in famiglia su ogni livello. Credo che molte persone diano il meglio e provino di più quando si trovano in difficoltà e si tratta, per certi aspetti, di una cosa meravigliosa e davvero commovente".
Le riprese si svolgeranno a New York e inizieranno appena sarà possibile farlo.
giovedì 3 gennaio 2019
At Eternity's Gate - la recensione
lunedì 18 dicembre 2017
Star Wars: Gli Ultimi Jedi - la recensione (senza spoiler)
Ne Gli Ultimi Jedi ritroviamo i personaggi dove li avevamo lasciati ne Il Risveglio della Forza: i Ribelli, comandati dal Generale Organa, sono braccati dal Primo Ordine, Finn è ancora privo di sensi, Kylo Ren è ancora tormentato, e Rey è arrivata sull'isola e si trova di fronte a Luke Skywalker.Il film si apre con una battaglia nello spazio, con le navi del Primo Ordine in orbita davanti al pianeta dell'avamposto Ribelle che sta smobilitando per cercare di fuggire e salvarsi. Tutto il film si svolge nell'arco di questo inseguimento, una corsa contro il tempo che si trasforma in un conto alla rovescia che regala tensione narrativa e impone un certo ritmo alla storia. E intorno a questo inseguimento spaziale si muovono tutti i personaggi, vicini e lontani. Ma il film non s'intitola Gli Ultimi Jedi per sbaglio, al centro del filone parallelo si sviluppa la storia di Rey, Luke e Kylo Ren, che mette al centro la figura dello Jedi in tutti i sensi, il suo significato come simbolo, leggenda, la sua storia e il suo futuro.
Della trama non si può dire nulla però, fare anche solo un minimo spoiler sul film sarebbe un delitto, perché se c'è una cosa davvero sorprendente de Gli Ultimi Jedi è che il film è pieno di sorprese.
Rogue One ha insegnato qualcosa alla Lucasfilm e cioè che anche nella saga di Star Wars si può osare, e Rian Johnson in questo film ha osato molto (cosa che potrebbe far storcere il naso ai puristi), sia dal punto di vista della storia che da quello del tono, il film presenta grande emotività e tensione ma anche tanto umorismo e battute ironiche.Gli Ultimi Jedi è quasi un film di rottura per la saga, tanto collegato al passato quanto pronto a lasciarselo rispettosamente e pacificamente alle spalle. Quando Luke nel film (si sente anche nel trailer) dice "Questa storia non andrà come tu pensi", sembra quasi riferirsi al film. Il regista è stato molto coraggioso nel prendere i personaggi, vecchi e nuovi, e presentarli in un modo che non ci saremmo mai aspettati, poi riprendere la storia lì dov'era finita e portarla dove lo spettatore non si aspettava che potesse andare. Rian Johnson presenta una situazione, poi sterza, cambia, e quando ti sembra di riuscire a intuire la piega che sta prendendo, la storia sterza ancora, si rigira su se stessa, spiazzando lo spettatore (anche con piacevoli ritorni) e portando la saga in luoghi inesplorati, azzerando quello che sapevamo o immaginavamo, e buttando delle basi molto interessanti per il terzo episodio.
Molto interessante anche il lavoro fatto sui personaggi, il regista ha avuto il coraggio di inserire elementi nuovi (molto riusciti) e metterli in primo piano al centro della storia, e allo stesso tempo ha dato nuovo slancio ai protagonisti del precedente capitolo, su tutti Rey e Kylo Ren, che si confermano i personaggi più interessanti di questa nuova saga.
Dal punto di vista tecnico il film è ben fatto, con alcune scene decisamente spettacolari accompagnate in modo magistrale dalla musica (rendiamo sempre grazie a John Williams) e degli effetti speciali reali, concreti, e non solo in CGI.
In tutto questo, il cast si dimostra decisamente all'altezza, sia le new entry, che i nuovi, che i "vecchi". A spiccare più degli altri sono senza dubbio Daisy Ridley e Adam Driver, un binomio che diventa sempre di più cuore pulsante della storia. Entrambi riescono a dare la giusta ed emozionante profondità ai rispettivi personaggi, in particolare Driver trasmette tutto il suo tormento, la sua rabbia e la sua debolezza. E se è davvero un piacere rivedere Mark Hamill nei panni di Luke, soprattutto nel nuovo spiazzante modo in cui viene presentato, non si può non provare profondo rammarico assistendo alla bella performance di Carrie Fisher. Ne Gli Ultimi Jedi l'attrice regala nuove sfaccettature al suo personaggio, qui si vede in modo chiaro la trasformazione da Principessa ribelle a Generale dei Ribelli. Leia è salda, saggia, è di ispirazione, è il volto della speranza per chi la circonda e soprattutto ha la Forza dalla sua parte. Un personaggio che rispetto al primo capitolo è cresciuto tantissimo e che - si intuisce perfettamente in questo film - avrebbe dovuto vivere il suo culmine nel terzo episodio, cosa che purtroppo non potrà succedere e questo lascia un grande senso di tristezza e di ingiustizia. A causa della sua prematura scomparsa, ogni scena che la vede protagonista diventa inevitabilmente emozionante.Ora per il terzo film la palla passa di nuovo a J.J. Abrams. Rian Johnson ha fornito al suo successore tantissimi spunti interessanti, ha costruito intelligentemente e poi lasciato aperte molte porte che possono portare a soluzioni diverse e sopratutto ha fornito un chiaro tema alla base della storia, un tema in cui ora J.J. Abrams potrà trasferire più "epicità" e drammaticità.
Star Wars: Gli Ultimi Jedi è un film coraggioso nel contesto di una saga così lunga, non è perfetto, ha una sana e giovanile sfrontatezza rimanendo però sempre rispettoso del passato. E' un ottimo film, un ottimo secondo capitolo che sicuramente migliorerà rivedendolo una seconda (ma anche un terza, quarta, quinta) volta, è spiazzante, divertente, emozionante e spettacolare, è tutto quello che deve essere un film di Star Wars.
PS: vale la pena rimanere seduti in sala fino alla fine della prima parte dei titoli, fino a che sullo schermo non compare la scritta "In Loving Memory of Our Princess Carrie Fisher". Un colpo al cuore.
giovedì 19 maggio 2016
X-Men: Apocalisse - la recensione
X-Men: Apocalisse si assume il duro compito di portare alta la bandiera della nuova saga di X-Men dopo l'esaltante Giorni di un Futuro Passato, anch'esso diretto da Bryan Singer, regista che, come risaputo, non ha mai deluso nel campo cine-fumettistico. Il film si presenta sin dall'inizio con un sapore visivo puramente anni '80, periodo in cui la pellicola è effettivamente ambientata: dai trucchi prostetici alla colonna sonora fino ad arrivare alla scenografia, il film rimane a tratti coerente a questo stile, anche se la pressante presenza della CGI spesso e volentieri distrugge l'armonia visiva dell'intero progetto (il maniero di Xavier raggiunge picchi imbarazzanti visivamente parlando).
Un altro duro compito del film è quello di presentare al pubblico la “versione giovane” di alcuni dei più iconici protagonisti della saga, ovvero Jean Grey, interpretata da Sophie Turner (la Sansa Stark di Game of Thrones), Scott Summers/Ciclope (Ty Sheridan), Ororo Monroe/Tempesta (Alexandra Shipp) e Nightcrawler (Kodi Smith-McPhee). I personaggi hanno uno spazio molto ben delineato all'interno delle dinamiche del film, anche se di fatto poco incisivo. Gli altri character, da Mystica (Jennifer Lawrence), Bestia (Nicholas Hoult), Quicksilver (Evan Peters), Magneto (Michael Fassbender) a Charles Xavier (James McAvoy) non spiccano più di quanto ci si aspetti. Le dinamiche tra Charles e Magneto, seppur interessanti, ripropongono esattamente ciò che abbiamo già visto nei cinecomic precedenti.
Tuttavia il vero punto negativo del film rimane (come spesso accade nei cinecomic) il villain, Apocalisse. Oscar Isaac, per quanto sia un interprete dotato, risulta molte volte inadatto a vestire i panni di quello che dovrebbe essere il mutante più temibile mai esistito, fatto aggravato anche dal concept visivo eccessivo e limitante (seppur pregevole nella sua esecuzione visiva dal sapore rétro).
In generale non possiamo di certo definire X-Men: Apocalisse un disastro su tutti i fronti, il film intrattiene e “sbalordisce” dove può offrendo in qualche modo delle dinamiche non proprio fresche. L'apocalisse filmica è scongiurata, ma il passo falso potrebbe essere dietro l'angolo.
Infine un piccolo appunto sul doppiaggio italiano: il peggiore mai sentito in un film sugli X-Men.
mercoledì 3 febbraio 2016
1981: Indagine a New York - la recensione
New York, 1981, l'anno che le statistiche evidenziano come uno dei più violenti della città, Abel Morales (Isaac), un immigrato ispanico sposato con la figlia di un gangster, sta cercando di realizzare il "sogno americano" di riuscire ad espandere e imporsi con la sua piccola attività di trasporto carburante. I suoi affari sono però minacciati su due fronti: da una parte un procuratore che da due anni indaga su di lui per cercare di incastrarlo, dall'altra i continui e violenti furti dei camion pieni di gasolio che rischiano di metterlo in ginocchio.Il titolo originale del film non è un caso, la scelta di sottolineare "l'anno più violento" serve a fare da contrasto con il modo di agire del protagonista del film. Abel è un non-violento, cerca in tutti i modi di non essere come chi usa la violenza per i propri fini, o come chi cerca la strada più semplice e spesso scorretta per sopraffare un avversario in affari. Elegante nel modo di vestire e pacato nel modo di porsi, Abel ci tiene a non essere come gli altri, coerente con se stesso e sempre alla ricerca della mossa più giusta e non quella più facile. Il regista sceglie la via introspettiva, rinuncia a mostrare la violenza (altro contrasto con il titolo), alle scene madri, alle urla e ai sensazionalismi. La regia è bella, semplice e pulita. Buona anche la fotografia, soprattutto nelle scene all'aperto mentre in quelle al chiuso a volte risulta un po' troppo scura. Impossibile non notare l'influenza di un capolavoro come Il Padrino e del mitico Michael Corleone nel personaggio di Abel.
A supportare il film ci pensano due ottimi protagonisti. Davvero molto bravo Oscar Isaac, mai così protagonista come in questo film, dimostra di essere assolutamente in grado di tenere tutto un film sulle sue spalle. Altrettanto brava Jessica Chastain, nei panni della bionda moglie del protagonista, anche se la sua bravura ormai non stupisce più, è un'attrice capace di interpretare al meglio qualsiasi ruolo, da protagonista o di supporto, e in qualunque genere.
A Most Violent Year è un film che si avvicina al genere crime-story senza abbracciarlo completamente, o meglio spogliandolo di tutta l'azione tipica del genere, ha il difetto di essere un po' freddo ma nel complesso è un ottimo film.
giovedì 17 dicembre 2015
Star Wars: Il Risveglio della Forza - la recensione
Non era facile, ma J.J. Abrams ce l'ha fatta.Quante volte dovremmo leggere questa frase? Probabilmente mai abbastanza, perché J.J. Abrams ce l'ha davvero fatta. L'universo di Star Wars è risorto con eleganza e in maniera sfavillante con Star Wars: Il Risveglio della Forza, settimo capitolo della saga che si presenta come sequel della trilogia classica (1977- 1980-1983), ovvero il primo trittico di film che ci ha introdotti a combattimenti di spade laser, cavalieri Jedi e impressionanti battaglie stellari.
Elegante e rispettoso, Il Risveglio della Forza ci catapulta nuovamente nel vero spirito della saga, senza per forza calcare la mano sull'effetto nostalgia, effetto caro al cinema odierno che molto spesso viene abusato. In questo prodotto non accade. Ci sono (ovviamente) riferimenti alle pellicole che hanno fatto grande questo franchise (soprattutto visivi) che, come già detto, sono inseriti con grazie astuzia ed intelligenza in questo "nuovo" contesto galattico in cui le nuove e le vecchie generazioni la faranno da padrone.

L'ironia, l'artigianalità, la spettacolarità, i colpi di scena (spesso prevedibili ma essenziali) contraddistinguono l'inizio di questa nuova esperienza targata Disney. Fuori la seriosità della nuova trilogia (1999-2002-2005), dentro l'avventura nuda e cruda vecchio stile. Tale concetto viene espressamente confermato dalla scelta delle "nuove leve" che sono state chiamante a guidare la nuova generazione di eroi e antagonisti, ovvero Daisy Ridley, John Boyega, Oscar Isaac e Adam Driver. Per quanti riguarda la vecchia guardia, ovvero Harrison Ford e Carrie Fisher, forse si poteva fare un po' di più, soprattutto con quest'ultimo nome. Tuttavia i loro personaggi (Han Solo e la Principessa Leia) sono stati inseriti nel contesto con uno scopo ben preciso, senza per forza dover creare l'effetto nostalgia.
Il reparto tecnico parla da solo. E anche in questo caso il buon Abrams non ha deluso le aspettative. L'uso di animatronic e set reali non fa altro che dare ancora più lustro a questo blockbuster 2.0.
Se queste sono le premesse, il futuro ci riserverà non poche sorprese.
Bentornati in una galassia lontana, lontana...
giovedì 13 agosto 2015
Ex Machina - la Recensione
Diretto da Alex Garland (sceneggiatore di 'Non Lasciarmi' e 'Sunshine'), il film punta molto sull'atmosfera suggerita dal luogo isolato e claustrofobico in cui sono rinchiusi i protagonisti, una casa sotterranea, senza finestre e tecnologicamente avanzata. In questo ambiente chiuso, il regista costruisce intrecci tra i protagonisti: chi dice la verità? Chi sta cercando di nascondere qualcosa? Un gioco di manipolazione che vede contrapposti il genio che si è spinto troppo oltre dove nessuno aveva mai osato, il bravo ragazzo innamorato, e la bella donna-robot che sogna la libertà.
Ben fatto tecnicamente, soprattutto gli effetti speciali dosati con cura, mai eccessivi o invasivi ma usati dove servivano, il film ha un punto di forza nell'ottimo cast. Oscar Isaac interpreta perfettamente il ruolo del genio eccentrico che spesso si ubriaca senza però perdere mai il controllo di quello che succede nella sua casa. Bene anche Domhnall Gleeson, rende bene l'ingenuità del suo personaggio.
A sorprendere e conquistare però è Alicia Vikander nei panni di Ava, primo robot dotato di intelligenza artificiale ma con lo sguardo, il cuore e i sogni più umani dei veri esseri umani. Personaggio al centro della storia ma che alla fine risulta avere troppo poco spazio.
'Ex-Machina' è uno sci-fi che guarda ad altri illustri film dello stesso genere e ai classici come Frankenstein, propone intriganti intrecci, suggerisce tematiche molto attuali (la rete, il controllo dei dati), inserisce un po' di romanticismo e va a chiudere con un finale che ha un sapore quasi "femminista". Un buon film con l'unica pecca di risolvere storia e intrecci in modo troppo sbrigativo.
mercoledì 3 dicembre 2014
'A Most Violent Year' trionfa ai National Board of Review
Clint Eastwood è stato premiato come migliore regista per il controverso 'American Sniper'. Migliore attrice protagonista Julianne Moore per 'Still Alice'. Edward Norton è il migliore attore non protagonista ('Birdman').
Miglior film d'animazione è andato a 'Dragon Trainer 2' ma a 'The LEGO Movie' è andato il premio per la migliore sceneggiatura originale.
I premi verranno consegnati il 6 gennaio a New York. Ecco l'elenco dei vincitori, e le top 2014 per film, documentari, film indipendenti e film stranieri:
- Best Film: A Most Violent Year
- Best Director: Clint Eastwood (American Sniper)
- Best Actor (TIE): Oscar Isaac (A Most Violent Year); Michael Keaton (Birdman)
- Best Actress: Julianne Moore (Still Alice)
- Best Supporting Actor: Edward Norton (Birdman)
- Best Supporting Actress: Jessica Chastain (A Most Violent Year)
- Best Original Screenplay: Phil Lord & Christopher Miller (The LEGO Movie)
- Best Adapted Screenplay: Paul Thomas Anderson (Inherent Vice)
- Best Animated Feature: How to Train Your Dragon 2
- Breakthrough Performance: Jack O’Connell (Starred Up - Unbroken)
- Best Directorial Debut: Gillian Robespierre (Obvious Child)
- Best Foreign Language Film: Wild Tales
- Best Documentary: Life Itself
- William K. Everson Film History Award: Scott Eyman
- Best Ensemble: Fury
- Spotlight Award: Chris Rock for writing, directing, and starring in 'Top Five'
- NBR Freedom of Expression Award: Rosewater
- NBR Freedom of Expression Award: Selma
TOP 2014 FILMS
American Sniper
Birdman
Boyhood
Fury
Gone Girl
The Imitation Game
Inherent Vice
The Lego Movie
Nightcrawler
Unbroken
Top 5 Foreign Language Films
Force Majeure
Gett: The Trial of Vivian Amsalem
Leviathan
Two Days, One Night
We Are the Best!
Top 5 Documentaries
Art and Craft
Jodorowsky’s Dune
Keep On Keepin’ On
The Kill Team
Last Days in Vietnam
Top 10 Independent Films
Blue Ruin
Locke
A Most Wanted Man
Mr. Turner
Obvious Child
The Skeleton Twins
Snowpiercer
Stand Clear of the Closing Doors
Starred Up
Still Alice
martedì 29 aprile 2014
'Star Wars VII': ancora rumor sul cast, vecchio e nuovo
Prima di tutto, il cast originale.Harrison Ford, Carrie Fisher e Mark Hamill sono stati avvistati tutti e tre a Londra, si presume che siano lì per incontrare il regista J.J. Abrams e, secondo alcuni rumor, addirittura per girare qualche scena.
I tre attori, cioè Han Solo, la Principessa Leila e Luke Skywalker (nel caso ci fosse bisogno di ricordarlo), non sono stati ancora confermati nel cast ma Carrie Fisher ha più volte dichiarato con una discreta certezza che saranno tutte tre nel film. Oggi Deadline riporta un ulteriore rumor sul cast originale, in particolare su Harrison Ford che, secondo il sito, potrebbe avere un ruolo "gigantesco" in questo settimo capitolo della saga.
Secondo punto importante: il nuovo cast.
Tantissimi i nomi fatti negli ultimi mesi e tantissimi gli attori che sono stati provinati, in modo generico e in modo più specifico (distinzione fatta da Saoirse Ronan quando ha raccontato alcuni particolari del suo provino che comprendeva l'uso di una spade laser). L'unico nome che sembra davvero molto vicino a una conferma fra quelli rumoreggiati, è quello di Adam Driver (visto nella serie tv 'Girls'). Molto insistenti anche le voci su John Boyega ('Attack the Block') e l'esordiente Maisie Richardson-Sellers, secondo i rumor frontrunner in una lista di giovani attrici per un ruolo non di primo piano, forse come figlia di Obi-Wan Kenobi.
Secondo quanto scritto oggi da Deadline, l'attore Oscar Isaac ('Inside Llewyn Davies') avrebbe ottenuto una parte molto importante. Ovviamente non c'è ancora nulla di confermato. Un altro che potrebbe essere coinvolto sembra essere Zac Efron. L'attore ha svolto il provino parecchio tempo fa e fin da subito si è parlato di un suo coinvolgimento nel film, stavolta però a rivelare che qualcosa effettivamente si sta muovendo è stato lo stesso Efron durante un'intervista con 5 News.
Siamo tutti in attesa di un annuncio ufficiale che, secondo qualcuno, potrebbe arrivare il 4 maggio in occasione dello Star Wars Day.
sabato 7 settembre 2013
Clip e due nuove immagini di 'Therese'
Parigi, 1867. Una giovane di buona famiglia Thérèse Raquin (Elizabeth Olsen), è costretta a un matrimonio senza amore con il debole e malaticcio cugino Camille (Tom Felton), si lascia sedurre da Laurent (Oscar Isaac), amico di famiglia dal temperamento rozzo e sanguigno. Trascinati in un vortice di passione sempre più fosca, i due amanti giungono a uccidere Camille simulando un incidente, ma non troveranno pace neppure dopo essersi sposati e, tormentati tanto dal fantasma di Camille quanto dagli occhi severi della madre di lui, muta e paralizzata ma dall'intelligenza intatta, finiranno per suicidarsi.
La clip e le immagini:


Il film uscirà negli Stati Uniti questo 27 settembre.
domenica 19 maggio 2013
Festival di Cannes 2013 - giorno 5
'Inside Llewyn Davis' ha catalizzato l'attenzione di tutti. Applauditissimo dalla sala stampa, il film ha convinto e conquistato tutti al Festival e si candida prepotentemente per la Palma d'Oro.Il film racconta di un perdente, Llewyn Davis, cantante folk ridotto quasi ad essere un barbone, perennemente insultato dalla ragazza che ha messo incinta e che non si fa problemi a farglielo pesare, senza soldi, senza casa. E' uno sfigato, un po' goffo, ma convinto di avere talento nella musica e che gli basti quel pizzico di fortuna necessaria per riuscire finalmente a svoltare. Il pizzico di fortuna però nemmeno lo sfiora.
La storia è stata ispirata dal vero cantante semisconosciuto Dave Van Ronk e Joel e Ethan Coen l'hanno raccontata con il loro inconfondibile tocco, andando quasi a braccio, senza una storia vera e propria da seguire. Protagonista un bravo e convincente Oscar Isaac, capace di dare grande umanità al personaggio. Nel cast anche Carey Mulligan, John Goodman, Garret Hendlund e Justin Timberlake.
In conferenza stampa i fratelli Coen hanno toccato con mano l'entusiasmo dei giornalisti che li hanno riempiti di complimenti. Joel Coen ha raccontato così il loro Llewyn Davis e il periodo in cui è ambientato il film: "Llewyn Davis ha una relazione molto travagliata con il successo. Sono tempi bui, in cui i musicisti devono supplicare gli amici di avere un posto sul loro divano. Lui va cercando l’autenticità dei testi e delle canzoni che scrive ma senza fortuna. Il successo è un meccanismo talmente imprevedibile, è quasi impossibile parlarne o razionalizzarlo, accade e basta. Ma noi volevamo focalizzare l’attenzione sulla fedeltà a se stessi e alla propria concezione artistica, senza inseguire il miraggio della riconoscibilità, quando un artista si preoccupa solo della coerenza con le proprie idee. Era anche un periodo in cui non esistevano i contratti con gli artisti e questo permetteva infinite possibilità creative".
E chi meglio di Justin Timberlake può parlare del successo nel mondo della musica? "Faccio questo lavoro da quando ero giovanissimo, ho visto tonnellate di persone non riuscire ad arrivare. A volte sei nel posto giusto con le persone sbagliate, altre volte nel posto sbagliato con le persone giuste. Migliaia di persone non ce la fanno, pura vendo talento da vendere". Vera rivelazione del film è il protagonista Oscar Isaac, che sul suo personaggio ha detto: "Ho dovuto prima di tutto appropriarmi del contesto e questo ha richiesto un lavoro di sei settimane prima del film insieme agli autori, poi ho dovuto lavorare sullo stile che Llewyn doveva adottare e lì mi è stato molto utile T Borne che mi ha detto 'Canta come se cantassi per te stesso da solo'". E T Borne Burnett, che ha curato la colonna sonora, ha dichiarato che "lo scopo del film era mostrare gli effetti della delusione". Carey Mulligan è alla seconda apparizione in questo festival offre una prova decisamente diversa da quella del 'Grande Gatsby', a prova delle sue capacità recitative, nel film interpreta la sboccatissima ragazza messa incinta da Llewyn Davies che però è fidanzata con Justin Timberlake, e in questo film canta, di nuovo, dopo averlo fatto in 'Shame', in un terzetto folk. La Mulligan non nega di essere stata un po' in ansia prima della scena: "Beh, chi non lo sarebbe, però T Borne mi ha aiutato molto perché ha cercato di trovare per ognuno il pezzo che corrispondesse di più alla nostra personalità e alle nostre opinioni".Momenti "alla Coen" anche durante la conferenza stampa in cui si è parlato ampiamente anche dei sei diversi gatti che sono serviti per girare il film.
Da segnalare inoltre il film 'Borgman', presentato oggi in Concorso, del regista olandese Alex van Warmerdam. Film che ha sorpreso molti e che unisce una serie di generi diversi, dal thriller a grottesco fino all'erotico.
Frra
















