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giovedì 2 novembre 2023

Killers of the Flower Moon - la recensione

Torna Martin Scorsese e torna a fare un film dalla lunghezza importante (tre ore e mezzo circa) con una piattaforma streaming (in questo caso Apple Tv), con i suoi attori feticcio Robert De Niro e Leonardo DiCaprio. e che in un certo senso è un film intrinsecamente scorsesiano, perché è impossibile non riconoscere la mano dietro la macchina da presa e la tematica del male non come qualcosa di oscuro ed eccezionale ma di quotidiano, banale. 

Allo stesso tempo è anche un film abbastanza diverso dal solito e si inserisce più nel filone delle sue ultime opere (Silence e The Irishman soprattutto) che in quello dei suoi lavori più classici e conosciuti. Ed è un film che non può fare altro che dividere gli spettatori, fra chi lo amerà e chi lo odierà, fra chi lo ha trovato inutilmente lungo a chi invece non avrebbe tagliato neanche un fotogramma.


La tribù nativa americana degli Osage, dopo essere stata scacciata dalle sue terre, viene sistemata dal governo in Oklahoma e viene loro assegnato un pezzo di terra apparentemente arido e inospitale ma che nasconde invece il germe della ricchezza: il petrolio. Gli Osage diventano ricchissimi vendendo le concessioni a "cerca oro" e uomini d'affari, ma in un'America profondamente razzista, il fatto che siano gli indiani a detenere questo potere, è inammissibile, tanto che a ciascuno di loro venne assegnato un tutore. È in questa cornice che si sono consumati una serie di omicidi, e decessi apparentemente naturali, di membri degli Osage, e alla fine si stima che i morti siano stati addirittura un centinaio nell'arco di molti anni. 

Scorsese prende questa triste storia americana, raccontata nel libro Gli assassini della terra rossa, e decide di raccontarla da un punto di vista inedito, quello degli stessi Osage, e in particolare di Mollie Burkhart (Lily Gladstone), a cui morirono le tre sorelle e la madre in circostanze più che sospette, e che rischiò essa stessa la vita, ma si batté anche con la sua comunità affinché il governo degli Stati Uniti facesse qualcosa (fu questo evento, infatti, a sancire la vera e propria nascita dell'FBI). Ma Mollie è anche la moglie di Ernest Buckhart (Leonardo Di Caprio), che insieme a suo zio William Hale (Robert De Niro), erano le menti dietro l'eliminazione degli Osage con lo scopo di ottenere la loro ricchezza.

In 206 minuti, Scorsese inserisce molte anime nel suo film: c'è la componente più puramente true crime, con la ricostruzione di una vera e propria strage effettuata ai danni degli Osage, con il carico di razzismo e discriminazione che da sempre accompagna i nativi americani; c'è il dramma familiare; c'è la componente giudiziaria e investigativa, con la nascita dell'FBI e l'arrivo degli agenti infiltrati guidati da Tom White (Jesse Plemmons) che pur riuscendo a smascherare la rete di omicidi e omertà presente nella città, non riescono a fare veramente giustizia proprio a causa del razzismo sistemico che sembra non considerare la morte degli Osage degna di nota.

Oltre alla struttura narrativa e alla regia che regala splendide immagini e scorci da western, a brillare davvero in Killers of the Flower Moon è il cast, in particolare Lily Gladstone ruba la scena con la sua interpretazione brillante e sofferta e il carisma affascinante che riesce a imprimere nel suo personaggio, persino nei momenti di debolezza e malattia.


Alla fine delle quasi tre ore e mezzo di film, le sensazioni possono essere soltanto due: o si esce sfiniti, con l'idea che il tutto sarebbe potuto durare molto meno e senza emozione, oppure con gli occhi lucidi e il cuore pesante, con la convinzione che ogni inquadratura e ogni parola siano state messe al posto giusto e che nulla del film avrebbe potuto essere tagliato, anzi, che si sarebbe potuti tranquillamente rimanere rapiti dalla magia del film per un'ora ancora.

Chi vi scrive appartiene a questa seconda categoria.

lunedì 2 novembre 2020

Addio al Maestro Gigi Proietti, proprio nel giorno dei suoi 80 anni.

E' un giorno davvero molto triste per la Cultura, per il Teatro, per il Cinema. Questa mattina, quasi all'alba, è morto Gigi Proietti

L'attore si è spento in una clinica romana dove era ricoverato da diversi giorni a causa di gravi problemi cardiaci. Come un grande colpo di teatro, come William Shakespeare, Proietti se n'è andato proprio il giorno del suo compleanno, oggi infatti ha compiuto 80 anni.

Attore eccezionale, diviso tra Cinema, televisione e soprattutto Teatro, regista, doppiatore, cantante, comico, Gigi Proietti è stato un vero mattatore, un Maestro a tutto tondo dello spettacolo, capace di interpretare al meglio sia il genere comico che drammatico, ha lasciato un segno indelebile e unico nell'Arte dello spettacolo come pochissimi altri nella storia, per più di 50 anni ha rappresentato e incarnato la sua città, Roma, e la sua dialettica, nel miglior modo possibile.

Il Teatro è stato il suo più grande amore, ha debuttato sul palco nel 1963 e non si è più fermato. L'elenco dei suoi spettacoli è lunghissimo e di grande successo, ricordiamo in particolare A me gli Occhi, Please, spettacolo del 1976 replicato fino al 2000 in un grande evento allo Stadio Olimpico di Roma, poi Edmund Kean e I sette re di Roma, in cui ha interpretato da solo ben dodici personaggi. Spettacoli che andrebbero mostrati in tutte le scuole di recitazione.
Verso la fine degli anni '70, Proietti ha assunto la direzione artistica del Teatro Brancaccio di Roma, dove ha aperto il Laboratorio di Esercitazioni Sceniche, scuola da cui sono usciti numerosi attori e comici che oggi popolano lo spettacolo italiano.
Nel 2003, Gigi Proietti ha dato un'altra grande spinta alla cultura italiana e al mondo del teatro, inaugurando il Globe di Roma, a Villa Borghese, teatro shakespeariano costruito come l'originale Globe di Londra.

Con il Cinema ha avuto un rapporto fatto da alti e bassi, ma gli "alti" sono dei veri cult, uno su tutti, Febbre da Cavallo (1976), in cui interpretava un truffaldino e disgraziato giocatore incallito delle corse dei cavalli soprannominato Mandrake. Un film e un ruolo talmente iconici da far diventare il termine "mandrakata" di uso comune nella lingua italiana, in particolare nel dialetto romano.
Lo ricordiamo anche in Brancaleone alle crociate (1970), La Tosca (1973), Casotto (1977), e negli ultimi anni sembrava che il mondo del Cinema l'avesse "riscoperto", ha recitato ne Il Premio (2017) di Alessandro Gassmann, e in Pinocchio (2019) di Matteo Garrone, in cui ha interpretato Mangiafuoco. Nei prossimi mesi, quando i cinema riapriranno, è prevista l'uscita del suo ultimo film, che purtroppo sarà postumo, Io Sono Babbo Natale, commedia in cui lo vedremo al fianco di Marco Giallini.

E' stato anche un grande doppiatore, ha prestato la voce a Robert De Niro, Ian McKellen (la trilogia de Lo Hobbit), Richard Harris, Charlton Heston, Kirk Douglas, Marlon Brando, Richard Burton, Paul Newman, Anthony Hopkins, Dustin Hoffman (in Lenny), e Sylvester Stallone, anche nel primo Rocky, è suo il famosissimo urlo "Adriana!". E' stato anche la voce di Donald Sutherland nel Casanova di Fellini. Ha ricevuto il Nastro per il miglior doppiaggio per il film Casinò (1995), in cui prestava la voce a Robert De Niro.
Indimenticabile poi il suo doppiaggio del Genio in Aladdin (1992) delle Disney, dove ha eguagliato la voce originale di Robin Williams, e poi Dragonheart (1996), ma andando indietro nel tempo, tra gli anni '60 e '70 ha doppiato anche Gatto Silvestro nella serie Looney Tunes.

Gigi Proietti è stato molto attivo anche in tv, ha condotto molti programmi ed è stato protagonista di serie di grande successo, una su tutte ha fatto davvero la storia della tv, Il Maresciallo Rocca, serie da record andata in onda dal 1996 al 2005. Un personaggio talmente amato, che oggi anche l'Arma dei Carabinieri gli ha reso omaggio.
Ha recitato poesie, Giuseppe Gioachino Belli, Trilussa, molto divertente la sua interpretazione de Il Lonfo; è stato cantante, ha partecipato al Festival di Sanremo nel 1995, ha interpretato molte canzoni in dialetto romano e una più di tutti commuove ed emoziona, "Nun je da' retta Roma", scritta da Armando Trovajoli e Luigi Magni per il film La Tosca.

La sua scomparsa lascia un vuoto enorme nella cultura italiana, Gigi Proietti è stato un gigante inarrivabile, un Maestro. E oggi siamo tutti più tristi.

Lo salutiamo con le parole di Carlo Verdone

"Oggi ci lascia un attore gigantesco.

Sul palcoscenico tra i migliori se non il migliore. Enorme presenza scenica, maschera da attore dell'antica Roma, tempi recitativi sublimi. Era un volto che rassicurava che l'identità di questa città ancora vive.
Discepolo di Ettore Petrolini, forse più volte ha superato il suo maestro.
Autorevolezza, cultura, generosità e umiltà. Questo era Gigi Proietti."

mercoledì 17 giugno 2020

Armageddon Time: anche Robert De Niro, Anne Hathaway al fianco di Cate Blanchett!

New entry nel cast di Armageddon Time, prossimo film di James Gray, che diventa automaticamente uno dei più attesi della prossima stagione.

Deadline riporta che Robert De Niro, Anne Hathaway, Donald Sutherland, e Oscar Isaac hanno raggiungo Cate Blanchett nel cast del film.

Scritto dallo stesso James Gray, il film è basato sui ricordi d'infanzia del regista durante la sua frequentazione nella Kew-Forest School nel Queens, scuola che vedeva Fred Trump nel consiglio di amministrazione e suo figlio Donald come alunno, e sembra che il preside della scuola avrà un ruolo molto rilevante all'interno della storia.
Il film è stato descritto come "una storia che esplora l’amicizia e la lealtà sullo sfondo di un’America pronta a eleggere Ronald Reagan come presidente".

"Ogni film che si realizza è diverso, ma sto cercando di fare qualcosa che sia completamente diversa rispetto al film solitario e oscuro che ho diretto da poco", ha dichiarato James Gray a Deadline, "Non vedo l’ora di realizzare qualcosa che sia sulle persone, sulle emozioni umane e sulle interazioni tra le persone, e voglio che sia pieno di calore e tenerezza. Sì, in un certo senso parla della mia infanzia, ma si tratta di un ritratto dell’amore in famiglia su ogni livello. Credo che molte persone diano il meglio e provino di più quando si trovano in difficoltà e si tratta, per certi aspetti, di una cosa meravigliosa e davvero commovente".

Le riprese si svolgeranno a New York e inizieranno appena sarà possibile farlo.

mercoledì 29 aprile 2020

We Are One: un evento globale riunisce i festival cinematografici online

You Tube e Tribeca si uniscono per lanciare We Are One: a Global Film Festival, un evento senza precedenti che si terrà in streaming.

L'idea è nata dalla collaborazione di YouTube e Tribeca Enterprises, piattaforma del Tribeca Film Festival creata da Robert De NiroJane Rosenthal, e servirà a raccogliere fondi per l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

"Spesso si parla del potere unificante dei film e del ruolo che hanno nell'ispirare le persone, oltre che come aiuto a curare il mondo. Ora tutto il mondo ha bisogno di essere curato", ha dichiarato Jane Rosenthal, "We Are One: A Global Film Festival unisce artisti, scrittori, curatori per intrattenere e offrire sollievo ad una platea globale. Attraverso la collaborazione con i nostri partner e YouTube speriamo di offrire un assaggio di ciò che rende ogni festival così unico oltre che far apprezzare l'arte e il potere dei film".

L'evento sarà una grande occasione per gli appassionati di Cinema per vedere i contenuti offerti da più di venti festival, tra cui Cannes, Venezia, Toronto, e ovviamente il Tribeca. Tutto si svolgerà in dieci giorni, dal 29 maggio al 7 giugno, con film, cortometraggi, documentari, musica, commedia e incontri disponibili su YouTube gratuitamente, anche se ci saranno inviti a fare offerte per la causa.

Al momento questi sono i festival che hanno aderito, ma la lista potrebbe allungarsi: Annecy International Animation Film Festival, Berlino Film Festival, BFI London Film Festival, Guadalajara International Film Festival, International Film Festival & Awards Macao (IFFAM), Jerusalem Film Festival, Mumbai Film Festival (MAMI), Karlovy Vary International Film Festival, Locarno Film Festival, Marrakech International Film Festival, New York Film Festival, San Sebastian International Film Festival, Sarajevo Film Festival, Sundance Film Festival, Sydney Film Festival, Tokyo International Film Festival, Toronto International Film Festival, Tribeca Film Festival, Mostra del Cinema di Venezia, Festival di Cannes.

Qui la pagina ufficiale.

mercoledì 11 dicembre 2019

SAG Awards 2020 - le nomination

Sono state svelate le nomination ai Screen Actors Guild Awards 2020, il premio del sindacato degli attori.

Ad ottenere il maggior numero di nomination sono stati Bombshell, C'era una Volta... a Hollywood e The Irishman, i tre film hanno ottenuto quattro nomination a testa e, nella categoria miglior cast (il corrispettivo del "miglior film"), dovranno vedersela con JoJo Rabbit e Parasite.

Snobbato (di nuovo, dopo i Golden Globes) Robert De Niro, i suoi due compagni in The Irishman, Joe Pesci e Al Pacino, hanno ricevuto la nomination come non protagonisti, il film come miglior cast, ma l'attore non è stato nominato nella cinquina dei protagonisti. Un assenza che si nota e che francamente risulta incomprensibile. Fortunatamente l'attore riceverà il meritato tributo con la consegna del SAG Award alla carriera.
Tra le nominate come migliore attrice protagonista c'è Renée Zellweger per il film Judy, e se dovesse vincere farà la storia dei SAG. L'attrice infatti ha ricevuto due volte questo premio, nel 2003 per Chicago (per cui ha preso anche il premio al miglior cast) e nel 2004 per Ritorno a Cold Mountain, un piccolo record che condivide con Frances McDormand, e se dovesse vincere il premio del 2020, sarebbe la prima attrice ad averne ben tre in bacheca. Nemmeno Meryl Streep ha mai vinto tre SAG, l'unico fino ad oggi è stato Daniel Day-Lewis. Vedremo se Renée Zellweger riuscirà a fare la storia.

Per quanto riguarda la tv, The Crown e The Morning Show hanno ottenuto il maggior numero di nomination. Spazio anche a Il Trono di Spade, con il "solito" Peter Dinklage (miglior attore serie drama), migliore cast e migliori stunt.

La cerimonia si terrà il 19 gennaio. Ecco tutte le nomination di Cinema e Tv.

MIGLIOR CAST
Bombshell
C’era una volta… a Hollywood
Jojo Rabbit
Parasite
The Irishman

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA
Christian Bale, Le Mans ’66
Leonardo DiCaprio, C’era una volta… a Hollywood
Adam Driver, Storia di un matrimonio
Taron Edgerton, Rocketman
Joaquin Phoenix, Joker

MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA
Cynthia Erivo, Harriet
Scarlett Johansson, Storia di un matrimonio
Lupita Nyong’o, Us
Charlize Theron, Bombshell
Renée Zellweger, Judy

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
Jamie Foxx, Just Mercy
Tom Hanks, Un amico straordinario
Al Pacino, The Irishman
Joe Pesci, The Irishman
Brad Pitt, C’era una volta… a Hollywood

MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA
Laura Dern – Storia di un matrimonio
Scarlett Johansson – Jojo Rabbit
Nicole Kidman – Bombshell
Jennifer Lopez – Le ragazze di Wall Street
Margot Robbie – Bombshell

MIGLIORI STUNT
Avengers: Endgame
C’era una volta… a Hollywood
Joker
The Irishman
Le Mans ’66




MIGLIOR CAST DI UNA SERIE DRAMMA
Big Little Lies
The Crown
Il Trono di Spade
The Handmaid’s Tale
Stranger Things

MIGLIOR CAST DI UNA SERIE COMEDY
Barry
Fleabag
The Kominsky Method
The Marvelous Mrs. Maisel
Schitt’s Creek

MIGLIOR ATTRICE IN UN FILM TV O MINISERIE
Patricia Arquette, The Act
Toni Collette, Unbelievable
Joey King, The Act
Emily Watson, Chernobyl
Michelle Williams, Fosse/Verdon

MIGLIOR ATTORE IN UN FILM TV O MINISERIE
Mahershala Ali, True Detective
Russell Crowe, The Loudest Voice
Jared Harris, Chernobyl
Jharell Jerome, When They See Us
Sam Rockwell, Fosse/Verdon

MIGLIOR ATTRICE IN UNA SERIE DRAMMA
Jennifer Aniston, The Morning Show
Helena Bonham Carter, The Crown
Olivia Colman, The Crown
Jodie Comer, Killing Eve
Elisabeth Moss, The Handmaid’s Tale

MIGLIOR ATTORE IN UNA SERIE DRAMMA
Sterling K. Brown, This Is Us
Steve Carell, The Morning Show
Billy Crudup, The Morning Show
Peter Dinklage, Il Trono di Spade
David Harbour, Stranger Things

MIGLIOR ATTRICE IN UNA SERIE COMEDY
Christina Applegate, Dead to Me
Alex Borstein, The Marvelous Mrs. Maisel
Rachel Brosnahan, The Marvelous Mrs. Maisel
Catherine O’Hara, Schitt’s Creek
Phoebe Waller Bridge, Fleabag

MIGLIOR ATTORE IN UNA SERIE COMEDY
Alan Arkin, The Kominsky Method
Michael Douglas, The Kominsky Method
Bill Hader, Barry
Andrew Scott, Fleabag
Tony Shalhoub, The Marvelous Mrs. Maisel

MIGLIORI STUNT
Glow
Il Trono di Spade
Stranger Things
The Walking Dead
Watchmen

lunedì 4 novembre 2019

[RomaFF14] The Irishman - la recensione

Che cos'è il vero Cinema? Questa è la domanda che ha tenuto banco negli ultimi tempi, da quando Martin Scorsese prima e altri dopo di lui hanno riaperto la vecchia polemica fra sostenitori del cinema d'autore e amanti del cinecomic.
Al di là di ogni possibile interpretazione e dei gusti personali che possono essere moltissimi e possono anche intersecarsi fra loro, è innegabile che fra gli interpreti più grandi che il Cinema ci abbia regalato c'è proprio lui, Martin Scorsese, autore di film che hanno segnato la storia come Quei Bravi Ragazzi o Taxy Driver, regista che, tra l'altro, si è fatto simbolo di un genere, il gangster movie, che ha avuto una incredibile ascesa ma che ultimamente sembrava in dirittura di arrivo. Questo finché il Maestro non è tornato a far vedere a tutti che di gangster e mafiosi si può parlare ancora, per tre ore e mezza, e senza perdere nemmeno un colpo.


Un ritorno alle origini, quindi, con il film che voleva girare da tutta la vita e il cast di suoi "amici", come li chiama, tre dei più grandi attori di sempre: Robert De Niro, Al Pacino e Joe Pesci. A far da contraltare a tutto questo classicismo hollywoodiano, c'è Netflix, il colosso dello streaming che ha messo a disposizione il denaro per permettere a Scorsese di utilizzare la tecnologia del ringiovanimento e a fare in modo che questi tre colossi riuscissero a recitare nelle stesse scene per tutto il film, che si dirama nel corso di svariati anni.
Vecchio e nuovo, quindi, ben rappresentati anche dal film stesso: l'irlandese del titolo è Frank Sheeran, ex camionista che entra in affari come sicario per la mafia italoamericana, uno che "dipinge case" per dirlo in gergo, personaggio sfaccettato e a tutto tondo (che molto deve, in termini di caratterizzazione ,al Tony Soprano della serie televisiva, sempre per rimanere nel campo del vecchio e nuovo); Frank stringe un rapporto molto stretto con il boss Russell Bufalino, il quale lo metterà in contatto con il gigante dei sindacati Jimmi Hoffa.
Per la prima metà del film, sembra di assistere al più classico dei gangster movie alla Scorsese, con una grandissima regia e delle interpretazioni magistrali che sono davvero il quid in più rispetto a qualsiasi altra pellicola del genere.
Tutto è bellissimo, e le scene in cui i tre attori sono insieme sullo schermo valgono talmente il prezzo del biglietto che non si sarebbe potuto chiedere di meglio al regista newyorkese. Eppure a un certo punto, dopo circa due ore di intrecci criminali, scontri, esecuzioni e tradimenti, il registro cambia, si fa intimo, e il focus passa dal lato prettamente criminale a quello più personale, dalle azioni in sé a ciò che quelle azioni hanno provocato a Frank, alla sua famiglia, ai suoi amici.
E' qui che passa dall'essere un grandissimo film di Scorsese, a uno dei migliori film della sua carriera e summa di un intero genere cinematografico arrivato forse alla fine della sua età dell'oro.


Nonostante il retrogusto testamentario che lo accompagna, è improbabile che sarà l'ultimo film della carriera di Martin Scorsese, ma è sicuramente un punto fermo su un tipo di cinema che lo ha accompagnato per lungo tempo, che lo ha prima formato e infine consacrato, e di cui è maestro ineguagliato. Sicuramente sarà un punto di riferimento con cui chiunque in futuro dovrà confrontarsi nel parlare di malavita americana: da Quei Bravi Ragazzi a The Irishman, c'è tutto il cinema di Scorsese.


domenica 6 ottobre 2019

Joker - la recensione

Uscito nelle nostre sale lo scorso 3 ottobre, Joker è probabilmente il film più atteso dell'autunno, per molti motivi: perché è fresco vincitore del Leone d'Oro all'ultimo Festival di Venezia; perché il noto nemico di Batman è uno dei personaggi maggiormente radicati nell'immaginario comune, tanto da aver quasi surclassato l'Uomo Pipistrello stesso; perché già dal trailer si riusciva a intuire un tono dark e drammatico che non è comune riscontrare in un cinecomic; e infine la curiosità di vedere un grande attore come Joaquin Phoenix in un ruolo che in passato è valso l'Oscar al compianto Heath Ledger e che è stato interpretato anche da un mostro sacro come Jack Nicholson.
Insomma, cinefili, appassionati di fumetti, pubblico generalista, tutti aspettavano questo Joker. Ora che è finalmente uscito, le aspettative sono state mantenute?


Il regista Todd Philips veniva da una serie di successo come Una Notte da Leoni, che sicuramente non un film drammatico, perciò poteva esserci una certa perplessità in merito a come avrebbe gestito un progetto come questo. Preoccupazioni che si sono rivelate infondate perché la regia è davvero ottima, senza grandi virtuosismi ma perfetta nel destreggiarsi in questa atmosfera cupa e soprattutto nel raccontare il personaggio di Arthur.

La forza del film sta proprio in questo: nessuna grossa scena d'azione, nessuna battaglia, ma una lenta e inesorabile discesa nella follia di un uomo problematico, emarginato e maltrattato dalla società che, nascosto dietro la maschera del clown, libera il suo vero Io, un mostro che, pur non potendo mai essere giustificato in alcun modo, può sicuramente essere compreso. Siamo spaventati da Arthur, ma siamo anche e soprattutto dispiaciuti per lui, e pur non facendo il tifo per la sua rivalsa, non possiamo che empatizzare fortemente con le sue sventure. Questo film ci mette davanti a una scelta morale ambigua, Bene e Male che non sono facilmente distinguibili e non sono così netti.

Se la regia riesce a essere molto buona e mai invadente, e la scrittura interessante e di impatto emotivo notevole, sicuramente a reggere buona parte del film e ad elevarlo da buonissimo a ottimo è la performance straordinaria di Joaquin Phoenix, per niente spaventato dal confronto con i suoi predecessori. Emaciato, con una risata inquietante, è allo stesso tempo esile e imponente sulla scena, Phoenix regala probabilmente la miglior interpretazione della sua carriera ed è ormai scontato che sia in odore di Oscar.

Intenso, potente, emotivamente devastante, con un grandissimo protagonista, Joker è un film che muove profondamente le coscienze dello spettatore e a cui si continua a pensare per giorni dopo la visione.
Capolavoro? Qualcuno non ha avuto paura a usare quella parola con la C, ma al di là di definizioni che è sempre difficile dare a mente ancora calda, di sicuro è un film che non passerà inosservato dopo la sua uscita, ma che rimarrà impresso per molto tempo nella mente e nel cuore degli spettatori.



martedì 1 ottobre 2019

The Irishman: l'elogio di Guillermo del Toro al film di Scorsese

Martin Scorsese scuote il mondo del Cinema con il suo The Irishman. Dopo le prime proiezioni, il film sembra aver conquistato tutti, critica, pubblico, e anche i colleghi del regista.

Prima Leonardo Di Caprio, poi Ava DuVernay, hanno scritto parole al miele, ma più di tutti Guillermo del Toro. Il regista messicano infatti ha scritto un vero e proprio elogio al film.
Una recensione molto particolare, una lunga analisi del film racchiusa in 13 tweet, che il regista ha condiviso sul proprio profilo Twitter.

Ecco le sue parole.

"13 tweet su The Irishman di Scorsese

Inanzitutto, il film si apre con un epitaffio, come Barry Lyndon. Parla della vita che va e viene, con tutti i suoi turbamenti, tutti i suoi drammi, la violenza e rumore e la perdita... e come inevitabilmente svaniscono, come tutti noi...

"Fu durante il regno di Giorgio III che i suddetti personaggi vissero e litigarono; buoni o cattivi, belli o brutti, ricchi o poveri, adesso sono tutti uguali". Tutti quanti saremo traditi e rivelati dal tempo, umiliati dai nostri corpi, spogliati del nostro orgoglio.

Il film è un mausoleo del mito: un monumento funerario che sta in piedi per sbriciolare le ossa sotto di esso. Il granito è fatto per durare ma noi ci trasformiamo comunque in polvere dentro.

E' l'anti "My Way" (suonata ad ogni matrimonio gangster del mondo). Rimpianti, ne hanno più di pochi. La strada non può essere annullata e tutti affrontiamo l'equilibrio alla fine. Persino la voce fuori campo ha portato De Niro a insinuarsi in un rimuginare senza senso.

Ricordo, in un documentario su Rick Rubin, spiegava come Johnny Cash cantava "Hurt" (avendo vissuto e perso ed essendo andato all'inferno e ritorno), dandogli una dimensione che non può esserci nella voce del giovane Trent Reznor (anche se l'ha composta proprio lui). Questo film è così.

Scorsese lo ha cominciato mano nella mano con Schrader, da giovani uomini, cercando Bresson. Questo film trasforma magicamente tutti i miti del gangster in rimpianto. Questo film lo vivi. Non mostra mai la sensualità della violenza. Mai lo spettacolo, eppure è straordinariamente cinematografico.

Il film ha l'inesorabilità di una crocifissione - dal punto di vista di Giuda. Ogni stazione della croce è permeata dall'umorismo e da un senso di banalità - futilità - i personaggi vengono introdotti con i loro epitaffi sovrapposti sullo schermo: "E' così che muoiono".

Non avrei mai pensato di vedere un film in cui avrei tifato per Jimmy Hoffa - ma l'ho fatto - forse perché, alla fine, proprio come i Kennedy, lui rappresentava anche la fine di un maestoso status postbellico in America.

Pesci estremamente minimalista. Magistrale. E' come un buco nero - un attrattore di pianeti - materia oscura. De Niro mi ha sempre affascinato quando interpreta personaggi che colpiscono al di sopra del loro vero peso - o intelligenza. Ecco perché lo amo così tanto in Jackie Brown.

Un interessante collegamento tra questi personaggi: Pesci, che ha interpretato il mostro machiavellico, riconquista un'innocente senilità, un oblio benigno, e il personaggio di De Niro - che ha operato in un vuoto morale - acquisisce abbastanza consapevolezza da provare una amara solitudine.

Credo che si guadagni molto incrociando e relazionando le nostre trasgressioni con come ci sentiremo negli ultimi tre minuti della nostra vita, quando tutto diventerà chiaro: i nostri tradimenti, le nostre grazie salvifiche e la nostra insignificanza. Questo film mi ha dato quella sensazione.

Questo film, comunque, ha bisogno di tempo, deve essere elaborato come un vero lutto. Arriverà a più fasi... credo che la maggior parte del suo potere penetrerà, col tempo, e causerà una vera realizzazione. Un capolavoro. Un corollario perfetto per Quei Bravi Ragazzi e Casino.

Andatelo a vedere. Al cinema. Questo film ha languito nel limbo della produzione per tanto tempo... averlo qui, ora, è un miracolo. Sono le tre ore di cinema più veloci di sempre. Non perdetelo."

Se avevate qualche dubbio sul film, Del Toro vi sta dicendo di stare tranquilli perché The Irishman è un grande film.
A questo punto è lecito considerare il film e Martin Scorsese, tra i favoriti per la stagione dei premi... e ovviamente per l'Oscar.

The Irishman sarà su Netflix dal 1 novembre, prima però dovrebbe uscire in alcune sale. Sicuramente lo vedremo alla Festa del Cinema di Roma, sarà presentato lunedì 21 ottobre.

mercoledì 27 gennaio 2016

Joy - la recensione

Torna David O. Russell, e per il suo ultimo film sceglie (ancora) Jennifer Lawrence, Bradley Cooper e Robert De Niro.

Tratto da una storia vera, Joy (Lawrence) è una donna divorziata, con due figli, una famiglia allargata, disastrata e negativa sulle spalle e un ex marito con cui è in ottimi rapporti ma che vive ancora in casa sua. Stanca della sua vita piena di delusioni e incoraggiata dalle parole della nonna, Joy decide di seguire il suo istinto per risollevare la sua condizione e trovare finalmente la gioia. Inventa una scopa, un particolare mocio che si strizza da solo, un'idea semplice e funzionale, ma riuscire a venderla non è facile. Tra la negatività della sua famiglia, ricatti, delusioni, umiliazioni e tante difficoltà, Joy riuscirà a creare un vero e proprio impero.

Quella di Joy è una classica storia "dalle stalle alle stelle", ma più che alla vera Joy Mangano, sembra che David O. Russell si sia ispirato a Cenerentola. Fin da subito il regista ci presenta la protagonista impegnata in faccende domestiche, piegata a terra per pulire o aggiustare qualcosa, sempre con i vestiti macchiati, con un lavoro poco soddisfacente, una famiglia che le complica le cose, c'è addirittura una sorellastra invidiosa sempre pronta ad andarle contro e una rassicurante voce narrante (quella della nonna). A questo insolito ma indovinato parallelo, il regista aggiunge quegli aspetti che, nel bene o nel male, caratterizzano il suo cinema.
La prima parte di Joy è in pieno stile O. Russell: c'è il kitsch, cioè capigliature esagerate e abbigliamenti fuori luogo; c'è il grottesco, rappresentato in una famiglia insopportabile e macchiettistica; e ci sono i dialoghi sovrapposti e incasinati, con vari personaggi che si parlano addosso e creano caos intorno alla protagonista. Non contento dei suoi soliti ingredienti, il regista aggiunge dei momenti quasi onirici, dei flashback e dei sogni che rendono il quadro ancora più grottesco. Poi il film improvvisamente cambia, abbandona il suo lato più tragicomico per diventare più lineare, quasi un classico biopic. E qui c'è il primo grosso problema. Joy è un film incoerente e incerto. Nel cambiare improvvisamente registro, dal grottesco al lineare, David O. Russell tradisce se stesso. Se il film fosse rimasto fedele ai toni della prima parte, forse sarebbe stato più difficile e meno "commerciale", ma sarebbe stato sicuramente più onesto; allo stesso modo, se fosse stato tutto più lineare come la seconda parte, probabilmente sarebbe stato più convincente e solido. Incerto su cosa fare (o forse era proprio questo che voleva fare, meglio non chiederselo), O. Russell ha creato un ibrido che alla fine risulta poco convincente.

Il secondo problema viene dall'uso dei tanti personaggi di contorno presenti nel film. Nella prima parte, il regista li caratterizza bene, dà ad ogni personaggio una sua forma ben precisa e un piccolo spazio in cui agire - una madre malata di soap opera, un padre negativo che cerca vedove fra gli annunci, un ex marito fallito ma buono, ecc - ma poi, nella seconda parte, se li dimentica completamente. Un peccato perché alcuni di loro avrebbero meritato una sorte migliore, soprattutto i personaggi di Isabella Rossellini, Virginia Madsen e Diane Ladd. Meno positiva la prestazione di Robert De Niro, a cui il regista chiede più smorfie che recitazione.

Terzo e ultimo problema: perché David O. Russell continua ad "usare" Jennifer Lawrence in ruoli in cui non è adatta? L'attrice nel film è onnipresente, compare in tutte le scene e, con uno sforzo ammirevole, riesce a portare avanti il film praticamente da sola. Jennifer Lawrence nel film è brava, non eccede mai, anche se tutto quello che ha intorno si fa grottesco e sopra le righe, lei riesce sempre a mantenersi equilibrata, ma, onestamente, quanto può essere credibile la Lawrence nel ruolo di una donna divorziata e con due figli a carico e un passato pieno di delusioni? 
La speranza è che Jennifer Lawrence, attrice giovane e di indiscutibile talento, a lungo andare non rimanga impantanata nei ruoli che O. Russell le propone.

Tra i tanti difetti c'è anche del buono in Joy, il film ha un'ottima fotografia, una buona colonna sonora, un'estetica particolare, alcune scene sono registicamente ottime, come quella nello studio televisivo, ma sono solo lampi che non salvano un film confuso che alla fine convince poco.

martedì 1 luglio 2014

Big Wedding - la recensione

Commedia corale con un matrimonio al centro della trama, una storia già vista e sentita farcita da tanti attori e "big" del cinema.

Alejandro (Ben Barnes) e Missy (Amanda Seyfried) si amano e stanno per sposarsi ma si trovano davanti un ostacolo "religioso". Alejandro è figlio adottivo di Don (De Niro) e Ellie (Diane Keaton), separati ormai da vent'anni, e non sa come dire alla sua madre biologica, invitata al matrimonio, donna profondamente religiosa, che i suoi genitori adottivi sono divorziati, che suo padre vive da tempo con un'altra donna (S.Sarandon) e che sua madre è un'ebrea-buddista che si applica in pratiche sessuali molto specifiche. Anche Missy ha i suoi problemi visto che i suoi genitori sono razzisti, il padre ha problemi col fisco e la madre si è rifatta tutta. Per organizzare l'incontro al meglio, Alejandro chiede ai suoi genitori adottivi di fare finta di essere ancora sposati. Fra un prete ex alcolista, i fratelli adottivi con vari problemi e la sorella biologica più disinibita di quanto si pensava, le cose non andranno affatto come avevano previsto.

'Big Wedding' è  una commedia matrimoniale in una disastrata famiglia borghese. con le solite incomprensioni, gli imprevisti e i sentimenti buoni che alla fine prevalgono sempre su tutto. Il regista e sceneggiatore Justin Zackham non si è sforzato più di tanto a scrivere la storia, una trama che riserva davvero poche sorprese, che strappa qualche sorriso ogni tanto, ma non riesce ad essere divertente come vorrebbe, non riesce a tenere in piedi le varie vicende che propone e i personaggi che presenta. Il tentativo poi di rendere una commedia familiare più "trasgressiva e scorretta", puntando tutto su qualche forzatissima scenetta a sfondo sessuale, fallisce nell'assenza di quella giusta cattiveria o, al contrario, il giusto buonismo che caratterizza le commedie di questo tipo. Il film vanta un cast di alto livello, dei big come Robert De Niro, Diane Keaton, Susan Sarandon e Robin Williams, poi Amanda Seyfried, Katherine Heigl, Ben Barnes e Topher Grace, ma un cast non può fare nulla senza una storia con un minimo di solidità e una sceneggiatura interessante. Un cast sprecato.

C'è da chiedersi: il film è stato solo un pretesto per mettere insieme quattro grandi nomi oppure, visti proprio i grandi nomi del cast, hanno pensato "gli possiamo far fare qualsiasi cosa sperando che tirino avanti la carretta"? Chi lo sa. Sicuramente un cast del genere meritava un supporto di ben altro livello.

domenica 2 marzo 2014

Oscar 2014: American Hustle - la recensione

Una storia vera portata all'eccesso e un cast fatto di grandi attori, questo è 'American Hustle' di David O. Russell.

Anni '70, Irving Rosenfeld (Bale) è un piccolo ma capacissimo truffatore che per vivere frega piccole cifre a persone disperate. Poi l'incontro con la sua anima gemella, Sydney Prosser (Adams), perfetta socia e compagna con cui però Irving non può stare a causa di Rosalyn (Lawrence), sua moglie, con cui resta insieme solo per amore del figlio nonostante il loro matrimonio sia fallito da tempo.
Irving e Sydney vengono incastrati da un agente dell'FBI, Richie DiMaso (Cooper), che gli offre un'opportunità per far cadere tutte le accuse contro di loro: aiutare l'FBI organizzando una maxi truffa per fregare politici e mafiosi. Un gioco rischioso reso ancora più pericoloso dall'insaziabile ambizione di Richie, dall'imprevedibilità di una moglie fuori di testa e dall'inaspettata amicizia.

Il film racconta una storia vera, l'operazione Abscam è una reale operazione con cui negli anni '70 l'FBI ha messo in carcere diversi membri del congresso, tutto grazie all'aiuto di due truffatori. La trama potrebbe far pensare a un film di genere thriller o di spionaggio, niente di più sbagliato, 'American Hustle' è una commedia grottesca che non vuole essere affatto realistica. Nel film è tutto portato all'esagerazione, costumi, parrucche (quella di Jeremy Renner è davvero improbabile!), ambientazione, scenografia, tutto molto dettagliato, curato nei minimi particolari e portato all'eccesso, un trionfo di paillettes e capelli cotonati. Anche la recitazione si adatta alla resa scenica e infatti è esagerata, sopra le righe. Il film ha un cast di altissimo livello, Christian Bale, Amy Adams, Bradley Cooper, Jeremy Renner, Jennifer Lawrence e anche una partecipazione di Robert De Niro. Tutti offrono buone interpretazioni, non le migliori della loro carriera come qualcuno a erroneamente dichiarato ma buone, si adattano alla storia e al tono scelto dal regista. A convincere più degli altri un Christian Bale appesantito e con un orrendo riporto, ma anche in questo caso non è la sua migliore performance, e soprattutto una scollatissima Amy Adams, che in più dei suoi colleghi ha il grande pregio di essere l'unica a non andare mai troppo sopra le righe e a mantenere sempre il giusto livello di esagerazione.
'American Hustle' è un buon film, farsesco, esagerato, ma è un film indeciso su quello che vuole raccontare, c'è una truffa che muove la storia ma passa in secondo piano fino quasi a sparire in alcuni punti del film per lasciare spazio ai rapporti e l'evoluzione dei personaggi. Sembra quasi che il regista e lo sceneggiatore si siano lasciati prendere la mano sulla caratterizzazione dei personaggi, sui dettagli grotteschi e assurdi, dimenticandosi di portare avanti la storia principale, quella della truffa. Errori di dosaggio degli ingredienti insomma e a risentirne alla fine è il ritmo che non riesce a reggere le due (un po' troppe) ore e passa di film.

'American Hustle' rimane un buon film, non un film da 10 nomination, decisamente troppe, che è stato forse troppo pompato dall'esterno. Sostanzialmente è un film che si regge esclusivamente sulla bravura degli attori protagonisti, senza il loro apporto del film rimangono i vestiti eccessivi e le parrucche, rimangono i ricami, gli abbellimenti, i dettagli, ma purtroppo non la storia.

sabato 11 gennaio 2014

Il Grande Match - La recensione

Devo dire, da fan di Stallone (e, ovviamente, grande estimatore di De Niro) questo era un progetto che mi ispirava davvero poco: Sly che torna ancora sul ring nei panni di un pugile che non è Rocky Balboa!? Bob che rimette i guantoni ad oltre 30 anni dall'unica volta che gli è capitato!? L'impressione era che il tutto non potesse che diventare assurdo e ridicolo... E, invece, sorpresa: IL GRANDE MATCH funziona e convince, attraverso un approccio fondamentalmente comico ma nel contempo anche drammatico per merito, in particolare, di un'intelligente sceneggiatura in grado di coniugare a dovere i caratteri migliori del dramedy.

IL GRANDE MATCH si presenta subito come un "Grande Omaggio", riassumendo il glorioso passato sul ring dei due protagonisti attraverso, soprattutto, varie ritagli di giornale "rubati" da ROCKY e TORO SCATENATO, conditi da un ringiovanimento digitale dei volti, un po' stonato ma funzionale... Sintesi di un'associazione immediata dei personaggi di Stallone&De Niro con le loro rispettive icone Balboa&La Motta. L'eterna rivalità (e insopportabilità) tra i due diventa poi la benzina dello sviluppo di una trama che intreccia abilmente amore, maturazione, responsabilità come sfumature all'interno di un contesto tanto spassoso, con ovviamente abbondanti ironie geriatriche, quanto toccante. Tutto, ovviamente, in un funzione dell'incontro finale sul ring, in cui l'epicità del passato lascia spazio alla sportività del presente, dandogli così una dimensione più realistica e, magari, meno spettacolare ma comunque convincente (che poi è quello che conta).
Contraddistinto da una regia praticamente scolastica, Peter Segal lascia che siano Stallone&De Niro a trainare il film e, data l'ottima intesa tra i due, la scelta si rivela semplice ed efficace... Sly&Bob si cimentano in una complessiva auto-citazione/ironia che diverte ed emoziona, ponendo la regia in un contesto di puro contorno. Insomma, poteva essere un pasticciaccio e invece... Colpisce a dovere e non è soltanto chi è fan.

VOTO: 7

Alberto

mercoledì 23 ottobre 2013

'Cose Nostre - Malavita' - la recensione

Il regista francese Luc Besson si dà al gangster movie con l'aiuto di Martin Scorsese (produttore esecutivo), prendendo spunto da un romanzo dell'italo-francese Tonino Benacquista, e il risultato è 'Cose Nostre - Malavita' ('The Family').

Giovanni Manzoni (Robert De Niro) è un ex gangster della mafia italo americana che ha cantato, ha denunciato la sua "famiglia" e li ha mandato tutti in galera, da quel giorno vive sotto protezione dell'FBI, nuovo nome, nuova città, lontano da New York. Con lui ci sono la moglie (Michelle Pfeiffer) e i due figli adolescenti (Dianna Agron e John D'Leo), anche loro costretti all'anonimato e ai continui spostamenti. La famiglia Manzoni non riesce ad adattarsi facilmente a causa delle abitudini, piuttosto vendicative, dure a morire. Costretti a spostarsi ancora, cambiano nome in Blake e si ritrovano in uno sperduto paesino della Francia, in Normandia dove ognuno di loro avrà i propri problemi da affrontare. Intanto in carcere, i restanti membri della famiglia non hanno smesso di cercare Giovanni.

Film omaggio-parodia dei gangster movie, 'Cose Nostre - Malavita' inizia decisamente bene, con humor nero e un'atmosfera che ricorda un po' i toni della serie 'I Soprano'. La famiglia Manzoni è formata da quattro personaggi interessanti, un ex malavitoso tra il rassegnato e il nostalgico, due figli che affrontano i problemi dell'adolescenza e della scuola e una moglie che prova a vivere normalmente, tutti e quattro provano a vivere come persone normali ma la loro natura alla fine prende sempre il sopravvento e alla fine si ritrovano sempre a risolvere le situazioni a modo loro.
E' un Luc Besson un po' diverso però, meno eccentrico ed esagerato e più lineare e "classico", e probabilmente è proprio questo il problema del film, l'unico in realtà. Besson ad un certo punto sembra tirare indietro la mano, gli manca il coraggio per continuare sulla via dello humor nero e del divertimento, così all'improvviso verso la fine il film diventa più serio perdendo la verve che invece caratterizza l'inizio. Un peccato perché nella prima parte il contrasto tra l'istinto" malavitoso" e vendicativo della famiglia intera e le situazioni di vita normale creano momenti e scambi di battute divertenti e interessanti.
L'indecisione di Besson finisce per incidere anche sul cast in realtà delizioso: Robert De Niro fa la parodia di se stesso (con una esplicita citazione di 'Quei Bravi Ragazzi' nel mezzo, omaggio a Scorsese e all'attore) ma non in senso negativo né "macchiettistico"; Michelle Pfeiffer è sempre meravigliosa con dei tempi perfetti per lo humor del film; John D'Leo e Dianna Agron sono i più sacrificati, soprattutto la Agron, ma quel poco che si vede ci fa pensare che avrebbero meritato più attenzione nel film e uno svolgimento più importante della loro storia. Partecipazione di Tommy Lee Jones in un ruolo di contorno ma anche i suoi duetti con De Niro avrebbero meritato di più.

Peccato che Luc Besson abbia avuto questa indecisione su dove indirizzare il film e su quanto affondare il colpo, se si fosse mantenuto sul terreno dello humor nero il film ne avrebbe giovato, soprattutto nella parte conclusiva, 'Cose Nostre - Malavita' comunque resta un film piacevole e godibile.

giovedì 14 febbraio 2013

'Il Lato Positivo - Silver Linings Playbook' - la recensione

Con le sue 8 nomination agli Oscar, 'Silver Linings Playbook', da noi 'Il Lato Positivo', è senza dubbio uno dei film dell'anno.

Patrick (B.Cooper) torna a casa dopo aver passato 8 mesi in una clinica psichiatrica, il suo principale problema, è che non riesce a dimenticare la sua ormai ex-moglie Nikki, con cui si è lasciato a causa della sua sindrome bipolare. Patrick cerca di ritrovare l'equilibrio e la positività con le sue forze ma con scarsi risultati. Quando incontra l'altrettanto problematica Tiffany (J.Lawrence), giovane vedova, le cose sembrano peggiorare ma i due provano ad aiutarsi a vicenda fra jogging, partite di football e una gara di ballo.

Tratto dal libro 'L'orlo Argenteo delle Nuvole' di Matthew Quick, il film di David O.Russell s'inserisce alla perfezione nel prolifico mondo delle commedie indipendenti americane, che ogni anno ci regalano film che si rivelano poi belle sorprese. 'Il Lato Positivo' è uno di questi. E' un film in cui si respira sincerità, parla di problemi reali, che anche le "persone normali" possono trovarsi ad affrontare, e lo fa con semplicità e sensibilità. Un film diverso dai precedenti (sopravvalutati) lavori di David O.Russell. Grande merito della riuscita del film va al cast che si è meritato le quattro nomination agli Oscar: bravi Jacki Weaver e Robert De Niro, finalmente in un ruolo degno; sorprende Bradley Cooper; spicca su tutti una sempre più brava Jennifer Lawrence. Bella la colonna sonora.

Il film funziona più nella prima parte, grazie anche a degli ottimi dialoghi, mentre nel finale si lascia un po' andare a soluzioni rapide e un po' telefonate. Esagerate le 8 nomination, 'Il Lato Positivo' comunque è un bel film che merita di essere visto.


Frra

sabato 19 gennaio 2013

'Silence' sarà il prossimo film di Scorsese?

Immerso nella post produzione di 'The Wolf of Wall Street', con Leonardo Di Caprio protagonista, Martin Scorsese è impegnatissimo fra i suoi (tanti) progetti futuri.

Sono 15 anni che Scorsese ha nel cassetto l'adattamento del libro di Shusaku Endo, 'Silence', molte volte ha annunciato che sarebbe stato il suo prossimo film, in passato si era anche parlato di Daniel Day Lewis, Di Caprio e Benicio Del Toro come protagonisti, dopo 'Hugo' sembrava fosse la volta buona ma così non è stato, cosa che ha fatto arrabbiare i finanziatori (Cecchi Gori compreso). Ora ci risiamo, di nuovo è stato annunciato che 'Silence' sarà il prossimo film di Martin Scorsese ma non è l'unico progetto su cui il regista sta lavorando.

Oltre al film sul Frank Sinatra, e altri progetti abbozzati, c'è anche 'The Irishman', tratto dal libro di Charles Brandt 'I Heard You Case'. Il libro racconta la vita del killer Frank "The Irishman" Sheeran, l'uomo che si presume abbia ucciso Jimmy Hoffa. Robert De Niro è stato a lungo legato a questo film che vedeva coinvolti anche Joe Pesci e Al Pacino. Nessuno è confermato ma sembra che nella prima bozza di Scorsese e Steve Zaillian siano presenti tutti e tre gli attori.

'Silence' o 'The Irishman'? Quale sarà il prossimo film dell'inesauribile e impegnatissimo Martin Scorsese?



Frra

lunedì 22 ottobre 2012

Un Leone in America

 Per uno della mia età (90') non è sempre facile apprezzare film del passato, cult e capolavori acclamati, e con C'era una volta in America è stato un po così, non troppo facile ma nemmeno eccessivamente difficile.

Passa il tempo e i linguaggi di espressione cambiano a vista d'occhio, la bellezza acquisisce nuovi canoni, la qualità si evolve, siamo abituati a ritmi diversi e in continuo mutamento eppure in questa chicca di Sergio Leone non si sente il peso degli anni, o meglio, si sente ma lo si comprende.



Torna al cinema dopo 28 anni dall'uscita ufficiale una colonna del cinema mondiale, firmato da un grande italiano, Sergio Leone e torna in versione restaurata estesa e originale con 26 minuti di scene completamente inedite e che dire, fa sempre un certo effetto leggere in uno schermo cinematografico “a film by Sergio Leone” è comunque un esperienza da fare che ti riporta indietro nel tempo.

Una qualità visiva impressionante che fa risaltare ancora di più il grandissimo lavoro che ci fu dietro il film, una fotografia pazzesca, colonna sonora da brivido e scenografie mozzafiato, interpretazioni emozionanti poi ovviamente la regia, non sto nemmeno a classificarla perché è di un altra dimensione, quindi un dovuto ringraziamento va alla Cineteca di Bologna e al The film foundation di Martin Scorsese che ha finanziato il restauro, senza di loro non avrei mai visto il film che Sergio Leone volava che vedessi.

Un grande film, per alcuni un capolavoro e per altri no, ma pur sempre un grande film.

Mat

venerdì 12 ottobre 2012

De Niro e Stallone insieme in un film

Jack La Motta Vs Rocky Balboa? Uno scontro impossibile...o quasi.

Se n'era parlato già a maggio ma ora la Warner Bros. ha dato l'ok per l'inizio del progetto.

'Grudge Match', titolo della commedia che verrà diretta da Peter Segal ('Agente Smart'), porterà sul grande schermo Robert De Niro e Sylvester Stallone nei panni di due attempati boxeur.
Al cast si è aggiunto Kevin Hart nel ruolo del promoter che riporterà sul ring i due pugili, ex avversari e nemici giurati, 50 anni dopo il loro scontro per il titolo.

Il film è sceneggiato da Doug Ellin creatore della serie tv Entourage. Ancora non si conosce la data d'inizio delle riprese.


Frra

domenica 8 luglio 2012

Il Trailer di "L'Orlo Argenteo delle Nuvole" di David O. Russell


Le nuove promesse di Hollywood Bradley Cooper e Jennifer Lawrence, giovani, belli e un po' schizzati, ci danno il benvenuto nel primo trailer de L'orlo argenteo delle nuvole, una delle pellicole più attese e promettenti della stagione cinematografica. Nel film Cooper interpreta un ex insegnante appena dimesso da un istituto per malattie mentali che, dopo essere tornato a vivere con i genitori (i rassegnati Robert De Niro e Jacki Weaver), intreccia una relazione con una altrettanto particolare vicina di casa. Il trailer, suggestivo e condito di dialoghi brillanti, promette bene mostrando due attori in piena forma che si fronteggiano a colpi di battute fulminanti. A dirigere la pellicole, tratta dal romanzo di Matthew Quick, il regista di "The Fighter" David O. Russell.
La commedia, potenziale protagonista dei prossimi oscar, uscirà nelle sale americane il 21 Novembre 2012.

Mr.Carrey