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sabato 26 novembre 2022

Come per Disincanto - la recensione

Era il 2007 quando la Disney sfornava uno dei suoi film più geniali, e forse anche sottovalutati, si tratta di Come d'Incanto, e oggi, ben quindici anni dopo, è arrivato il sequel.

Sono passati anni da quando Giselle (Adams) si è ritrovata catapultata nel mondo reale, adesso vive a New York, ha una figlia piccola con Robert (Dempsey) ed è la "matrigna" di Morgan, ormai adolescente. La vita formato cartoon di Andalasia è ormai un lontano ricordo e Giselle ha scoperto che nel mondo reale il "per sempre felici e contenti" non esiste, così decide di provare a cambiare. Tutta la famiglia si trasferisce a Monroeville, una piccola cittadina dall'aria fiabesca ma che in realtà non offre quella fiaba che Giselle sperava, la casa è un disastro e il rapporto con Morgan sempre più complicato. In preda allo sconforto, Giselle decide di fare un incantesimo per trasformare la sua vita in una fiaba, coinvolgendo tutto il mondo che la circonda. La magia avrà però un risvolto inaspettato, Andalasia si troverà in pericolo e la stessa Giselle si trasformerà in una matrigna cattiva. A meno che prima di mezzanotte...

La prima cosa che bisogna subito mettere in chiaro, soprattutto lo spettatore deve aspettarsi, è che Come per Disincanto non è Come d'Incanto. Ricreare l'atmosfera di quel film era impossibile, manca - ovviamente - l'"effetto sorpresa", non c'è più la novità, e questo è un qualcosa con cui il regista e gli sceneggiatori sono venuti a patti, perfettamente consapevoli di non poter replicare il precedente, perciò hanno puntato su altro. La storia si basa su dei punti ben definiti e lo fa con grande semplicità e chiarezza, con la giusta ironia, e senza mai complicarsi inutilmente la vita. Punta sul tema della famiglia, sul rapporto madre figlia, in questo caso figlia adottiva ma non per questo "meno figlia" di quella naturale, gioca in modo molto intelligente, divertente e divertito, sulla contraddizione tutta fiabesca del ruolo della matrigna, tantissime le citazioni di altri Classici Disney (e solo un disneyano esperto saprà riconoscerle tutte), e poi c'è la musica. La regia questa volta è stata affidata ad un esperto di musical come Adam Shankman, e infatti le scene di ballo sono molto coinvolgenti ma, se c'è una vera pecca nel film, si sente la mancanza di una canzone che lasci il segno, com'era la scena delle pulizie o quella nel parco in Come d'Incanto.

Se c'è un elemento su cui il film sa di potersi appoggiare completamente è Amy Adams. Meravigliosa, sono passati quindici anni ma la sua Giselle è sempre adorabile, anche quando "passa al lato oscuro". Che l'attrice si diverta in questo ruolo è evidente, canta, balla, recita, è seria e comica, è la protagonista e anche la villain nel film. La sua Giselle passa da buona a malvagia, e non lo fa da scena a scena ma nel giro della stessa frase, e può sembrare semplice ma se non sei brava, ma davvero brava, il rischio di fare un disastro è scontato. Lei no. Guardando Amy Adams si ha sempre la sensazione che sia un'attrice in grado di poter fare tutto, lo ha dimostrato in passato e continua a dimostrarlo. E lei è semplicemente splendida.
Bene anche Gabriella Baldacchino, che ha ereditato il ruolo di Morgan adolescente. Non ha molto spazio, ma quello che ha sa gestirlo con sapienza, Maya Rudolph, la "regina Malvina", e non è un caso che uno dei migliori momenti musicali sia il suo duetto con Amy Adams.

Come per Disincanto è arrivato forse troppo tardi, non ha la genialità del primo, ma è un film che quasi ci conforta con il suo essere classico, ci lascia un po' di positiva atmosfera fiabesca, ed è piacevole da guardare.

Il film è disponibile su Disney+.

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lunedì 30 novembre 2020

Elegia Americana - la recensione

Ha debuttato su Netflix lo scorso 24 novembre l’ultima fatica cinematografica di Ron Howard, Hillbilly Elegy, impropriamente tradotto con il titolo Elegia Americana, "Hillbilly" infatti è un termine dispregiativo utilizzato da persone che vivono in città e metropoli per definire un individuo che viene dalle zone rurali e che è, di conseguenza, piuttosto "rozzo" perché lontano dagli agi della "civiltà".

Il film racconta le vicende di tre generazioni solo apparentemente differenti tra loro: J.D. Vance (Gabriel Basso), al quale si deve peraltro questa trasposizione cinematografica grazie alla sua riuscita autobiografia, si lascia alle spalle la vita da marine e studia legge a Yale. In lizza per ottenere il lavoro che ha sempre desiderato, che gli consentirebbe di cambiare finalmente la sua vita, riceve una telefonata urgente dalla sorella (Haley Bennett). Colto, come un fulmine a ciel sereno, dalla notizia del ricovero della madre Bev (Amy Adams), infermiera tossicodipendente che raramente si è presa cura del figlio, J.D. si trova costretto a fare ritorno in Ohio, nel suo paese di origine ai piedi degli Appalachi.

Il film ha una struttura piuttosto convenzionale: si alternano flashback e flashforward che rendono pesante la visione e il tutto ha un sapore antico, come l’eco di un qualcosa di già vissuto e sentito. Nonostante il montaggio dispersivo e ridondante, si riesce comunque a cogliere l’amaro che Ron Howard intendeva trasmettere e con la sua regia tagliente porta alla luce lo spaccato sociale di un paese ben distante da quello del Sogno Americano al quale siamo abituati: ci racconta un paese spezzato, sanguinante nel quale violenza, disuguaglianze, povertà e rabbia la fanno da padrone. Ci si ritrova in un guado nel quale è sempre più difficile incedere; la melma impasta le gambe, ci inzuppa sempre di più in questo vortice di sofferenza.

Uno dei punti di forza assoluti di questa pellicola è la colonna sonora di Hans Zimmer (qui con David Fleming), non nuovo a collaborazioni con Howard, per il quale ha creato alcune delle più trascinanti soundtrack della sua carriera.
La nota di merito è interamente dedicata a nonna Mamaw, figura salvifica che sarà il punto di riferimento di J.D. nel suo percorso per diventare uomo, interpretata da una sublime Gleen Close, quasi totalmente irriconoscibile sotto un make-up da 10 e lode. Un’attrice tra le migliori della sua generazioni che purtroppo non è mai riuscita a conquistare la statuetta più ambita, ci si augura che almeno la sua nomination sia assicurata. Non sulla stessa lunghezza d'onda l'interpretazione di Amy Adams, piuttosto ridondante e a grandi tratti stereotipata, risulta inefficace e poco sfaccettata.

In conclusione, Elegia Americana non brilla per ritmo, ma appare esacerbata su più di un aspetto, quando si avvicina l'idea di una svolta, torna ancora una volta sui suoi passi, rimanendo incastrata in un loop che appare infinito e non decolla. Ricorda molto una complicata ricetta eseguita da un pessimo cuoco: deliziosa sulla carta, si ha l'acquolina sin dalla prima lettura, ma una volta portata la forchetta alle labbra, ci si rende conto di quanto le aspettative siano state deluse.

lunedì 21 gennaio 2019

Vice: l'Uomo nell'Ombra - la recensione

In Italia forse non è particolarmente conosciuto, ma Dick Cheney, vice presidente durante il mandato di George W. Bush, negli Stati Uniti è un personaggio molto famoso, da molti ritenuto il vero uomo al comando dietro le quinte alla Casa Bianca.
Adam McKay scrive e dirige un biopic atipico, come è nel suo stile, con un Christian Bale istrionico come mai prima d'ora, ma allo stesso tempo duro e misurato come non lo si vede spesso.

Siamo sicuramente di fronte ad un film molto solido, sapientemente scritto e girato, con quelle incursioni nell'assurdo e l'abbattimento della quarta parete tipico del cinema di McKay che aveva trovato il suo apice perfetto ne La Grande Scommessa.
In Vice c'è la volontà di riproporre lo stesso tipo di umorismo, applicandolo non solo al campo della politica, ma anche alla figura di un singolo uomo, controverso e a dir poco sgradevole. Non sempre l'intento è riuscito, e se si escludono un paio di scene (il momento shakesperiano su tutti), il resto del film risulta piuttosto piatto, soprattutto se paragonato al lavoro precedente del regista.
Ad essere davvero convincente, a tratti spettacolare, è un Christian Bale. Seppur affiancato da un'ottima Amy Adams e da grandi prove sia di Steve Carell che di Sam Rockwell, l'attore ruba la scena  tutti. Trasformando il suo corpo ancora una volta, Bale diventa totalmente il personaggio che interpreta, tanto che quasi subito ci si dimentica di chi sia.

Pur rimanendo un film per molti versi estremamente valido, due ore che scorrono piacevolmente, piene di ritmo e senza annoiare mai, Vice resta una mezza delusione. Per fortuna ad alzare il livello c'è la performance incredibile del solito trasformista Christian Bale.

sabato 25 febbraio 2017

Frame Awards 2017 - ecco i vincitori!

Chiuse ieri in serata le votazioni per i Frame Awards 2017, nella categoria miglior film la lotta è stata abbastanza equilibrata ma alla fine a vincere è stato Captain Fantastic di Matt Ross!

Tre premi per Animali Notturni di Tom Ford, premiato nelle categorie migliore regia, migliore sceneggiatura non originale, e - in totale controtendenza con la stagione dei premi - Amy Adams è stata scelta come migliore attrice protagonista.

Tre premi anche per The Hateful Eight di Quentin Tarantino, miglior cast, sceneggiatura originale e colonna sonora, che va quindi a premiare il grandissimo Ennio Morricone.

Ex aequo nella categoria migliore attore protagonista, il ruolo di migliore dell'anno se lo dividono il premio Oscar Leonardo DiCaprio per The Revenant, e Viggo Mortensen per Captain Fantastic. Migliore attrice non protagonista Kate Winslet per Steve Jobs. Migliore attore non protagonista invece Tom Hardy per The Revenant.

Nella categoria miglior film d'animazione, un po' a sorpresa, Oceania batte tutti. Lo Chiamavano Jeeg Robot miglior film italiano.


Ecco l'elenco di tutti i premi.

Miglior Film: Captain Fantastic

Miglior Regia: Tom Ford, 'Animali Notturni'

Migliore Attore protagonista: Viggo Mortensen, 'Captain Fantastic'; Leonardo DiCaprio, 'The Revenant'

Migliore Attrice protagonista: Amy Adams, 'Animai Notturni'

Migliore Attore non protagonista: Tom Hardy, 'The Revenant'

Migliore Attrice non protagonista: Kate Winslet, 'Steve Jobs'

Miglior Cast: The Hateful Eight

Migliore sceneggiatura originale: The Hateful Eight

Migliore sceneggiatura non originale: Animali Notturni

Miglior Film Italiano: Lo Chiamavano Jeeg Robot

Miglior Film d'Animazione: Oceania

Migliori effetti Speciali: Doctor Strange

Miglior colonna sonora: The Hateful Eight

Miglior Trailer: Rogue One: A Star Wars Story

Migliore Locandina: Star Trek Beyond

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Lo staff di Frame vi ringrazia per aver votato. Appuntamento al prossimo anno!

lunedì 23 gennaio 2017

Arrival - la recensione

Il talentuoso regista canadese Denis Villeneuve sposta al cinema un intimo dramma fantascientifico, molto più vicino alla fantascienza degli anni '50 che a quella più "rumorosa" degli ultimi anni.

Sulla Terra compaiono dodici navi aliene, posizionate in diverse parti del globo e sospese in aria, in attesa di un contatto. L'esercito degli Stati Uniti sceglie la linguista Louise Banks (A.Adams), e il fisico Ian Donnelly (J.Renner), per cercare di comunicare con gli alieni. L'impresa si rivela complessa, la comprensione del linguaggio alieno, fatto di figure circolari che sembrano macchie d'inchiostro, richiede tempo. Tempo che alcuni paesi non sono disposti a concedere, mentre il mondo impazzisce per la paura, i governi preparano le armi per attaccare le navi aliene.

La trama principale di Arrival sembra ricalcare molti altri film di fantascienza del passato, da Ultimatum alla Terra a Independence Day, ma Denis Villeneuve sceglie un modo più intimo di affrontare la vicenda: niente guerre, niente battaglie all'ultimo sangue contro gli alieni. Come in Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo di Spielberg o Contact di Zemeckis, il regista porta la storia a un livello più intimo e personale andando a posare la storia sul personaggio di Amy Adams, una linguista, puntando quindi all'importanza del dialogo e della comprensione comune per unire mondi lontani (o anche paesi in eterno conflitto?). A differenza di Spielberg però Villeneuve non punta sullo stupore un po' fanciullesco dell'incontro con gli alieni che fa spalancare gli occhi dalla meraviglia ma alla profondità più filosofica, profonda ed esistenziale.

Come già dimostrato in Prisoners e Sicario, Villeneuve è bravissimo, visivamente Arrival è tanto semplice quanto potente, il regista riesce a creare una atmosfera di mistero e attesa che cattura e coinvolge lo spettatore. L'uso degli effetti speciali (di solito piuttosto massiccio in film del genere) non è affatto invasivo ed è limitato allo stretto necessario. La storia è molto lineare, semplice nella base e - con i suoi silenzi, i paradossi, i suoi flashback e forward - organizzata in modo da diventare complessa quanto basta, ed è misteriosa e circolare proprio come il linguaggio degli alieni. Affascinante la colonna sonora, davvero bella la fotografia.

Ottimo il cast. Jeremy Renner è un solido co-protagonista, così come Forest Whitaker, ma al centro di tutto c'è Amy Adams. Come già detto, sul suo personaggio si poggia tutto il peso del film e affidare questo compito a un'attrice come Amy Adams equivale a metterlo in banca. Straordinaria, intensa, emozionante, con i suoi primi piani carichi d'intensità la Adams diventa il cuore pulsante del film e trasporta lo spettatore all'interno della storia.

Non è il classico film di fantascienza, probabilmente per assimilarlo bene e in modo totale servono almeno due visioni, ma Arrival è un film stilisticamente perfetto che affascina ed emoziona.

lunedì 12 dicembre 2016

Golden Globes 2017: le nominations



Annunciate proprio pochi minuti fà le nominations ai 74esimi Golden Globes hanno riservato più di una sorpresa: fuori dalla lista dei migliori registi Martin Scorsese, mentre dentro Mel Gibson, scelta che sicuramente farà discutere; inaspettata (ma ci fa piacere) la candidatura di Deadpool e del suo interprete Ryan Reynolds nei best comedy. Viggo Mortensen riesce a strappare una meritata nomination per la sua interpretazione nel bellissimo Captain Fantastic, mentre invece pioggia di nominations per La La Land (7), Moonlight (6) e Manchester By The Sea (5). Fa piacere anche vedere Tom Ford e il suo Animali Notturni .
Per quanto riguarda la tv invece poche sorprese, con Game of Thrones indiscusso dominatore e le nuove sorprese come Westworld, This Is Us e Stranger Things nominate con i loro interpreti.

Ecco la lista completa delle nominations:



Miglior serie TV drammatica
The Crown
Game of Thrones
Stranger Things
This Is Us
Westworld

Miglior attrice in una serie TV drammatica
Caitriona Balfe, Outlander
Claire Foy, The Crown
Keri Russell, The Americans
Wynona Ryder, Stranger Things
Evan Rachel Wood, Westworld

Miglior attore in una serie TV drammatica
Rami Malek, Mr. Robot
Bob Odenkirk, Better Call Saul
Matthew Rhys, The Americans
Liev Schreiber, Ray Donovan
Billy Bob Thornton, Goliath

Miglior attore in una miniserie
Riz Ahmed
Bryan Cranston
Tom Hiddleston
Courtney B. Vance
John Turturro

Miglior attrice in un film tv o miniserie
Felicity Huffman, American Crime
Riley Keough, The Girlfriend Experience
Sarah Paulson, People v. O.J. Simpson
Charlotte Rampling, London Spy
Kerry Washington, Confirmation

Miglior attore non protagonista in una serie, film TV o miniserie
Sterling K. Brown, People v O.J. Simpson
Hugh Laurie, The Night Manager
John Lithgow, The Crown
Christian Slater, Mr. Robot
John Travolta, People v. O.J. Simpson

Miglior attrice non protagonista in una serie, film TV o miniserie
Olivia Coleman, The Night Manager
Lena Headey, Game of Thrones
Chrissy Metz, This Is Us
Mandy Moore, This Is Us
Thandie Newton, Westworld

Miglior attrice in una commedia o serie musicale
Rachel Bloom, Crazy Ex-Girlfriend
Julia Louis-Dreyfus, Veep
Sarah Jessica Parker, Divorce
Issa Ree, Insecure
Gina Rodriguez, Jane the Virgin
Tracee Ellis Ross, black-ish

Miglior commedia o serie musicale
Atlanta
Black-ish
Mozart in the Jungle
Transparent
Veep

Miglior film TV o miniserie
American Crime
The Dresser
The Night Manager
The Night Of
People v. O.J. Simpson

Miglior colonna sonora
Moonlight
La La Land
Arrival
Lion
Hidden Figures

Miglior attore non protagonista
Mahershal Ali
Jeff Bridges
Dev Patel
Simon Helberg
Aaron Taylor Johnson

Miglior sceneggiatura
La La Land
Nocturnal Animals
Moonlight
Manchester by the Sea
Hell or High Water

Miglior film - drama
Hacksaw Ridge
Hell or High Water
Lion
Manchester By the Sea
Moonlight

Miglior film - commedia
20th Century Women
Deadpool
Florence Foster Jenkins
Sing Street
La La Land

Miglior regista
Damien Chazelle, La La Land
Mel Gibson, Hacksaw Ridge
Tom Ford, Nocturnal Animals
Barry Jenkins, Moonlight
Kenneth Lonergan, Manchester By The Sea

Miglior attore in un film drammatico
Casey Affleck, Manchester By The Sea
Joel Edgerton, Loving
Andrew Garfield, Hacksaw Ridge
Viggo Moretensen, Captain Fantastic
Denzel Washington, Fences

Miglior attore in un film commedia-musicale
Colin Farrell, The Lobster
Ryan Gosling, La La Land
Hugh Grant, Florence Foster Jenkins
Jonah Hill, War Dogs
Ryan Reynolds, Deadpool

Miglior attrice in un film commedia-musicale
Annette Bening, 20th Century Women
Lily Collins, Rules Don't Apply
Haley Steinfeld, Edge of Seventeen
Emma Stone, La La Land
Meryl Streep, Florence Foster Jenkins

Miglior attrice in un film drammatico
Amy Adams, Arrival
Jessica Chastain, Miss Slone
Isabelle Huppert, Elle
Ruth Negga, Loving
Natalie Portman, Jackie

Miglior film straniero
Elle
Neruda
The Salesman
Tony Erdmann
Divines

mercoledì 30 novembre 2016

'Manchester by the Sea' miglior film per la National Board of Review. 'Moonlight' vince i Gotham Awards

La stagione dei premi ormai ha preso il via, i primi verdetti arrivano dai Gotham Awards, premio dedicato al cinema indipendente, e dalla National Board of Review, organizzazione cinefila newyorkese formata da cinefili di diversa provenienza (studenti, insegnanti, storici, ecc).
Entrambi i premi sono moderatamente indicativi per gli Oscar, più che altro danno un'idea di chi potrebbe rientrare tra i nominati.

A trionfare ai Gotham Awards 2016 è stato Moonlight di Barry Jenkins, film d'apertura all'ultimo Festival di Roma, che si è portato a casa quattro premi: miglior film, migliore sceneggiatura, il premio del pubblico, e un premio speciale della giuria per il cast.

Casey Affleck (Manchester by the Sea) e Isabelle Huppert (Elle) sono stati premiati come migliore attore e attrice.

Ecco l'elenco dei vincitori:

Miglior film: Moonlight
Miglior attore: Casey Affleck - Manchester by the Sea
Migliore attrice: Isabelle Huppert - Elle
Miglior regista rivelazione: Trey Edward Shults - Krisha
Miglior interprete emergente: Anya Taylor-Joy - The Witch
Miglior sceneggiatura: Barry Jenkins e Tarell Alvin McCraney - Moonlight
Premio speciale della giuria per il miglior cast: Moonlight
Miglior serie rivelazione - forma lunga: Crazy Ex-Girlfriend
Miglior serie rivelazione - forma corta: Her Story
Premio del pubblico: Moonlight
Miglior documentario: O.J.: Made in America
Spotlight on Women Filmmakers "Live the Dream" Grant: Shaz Bennett – Alaska is a Drag; Katie Orr – Poor Jane; Roxy Toporowych – Julia Blue
Premio alla carriera: Amy Adams; Ethan Hawke; Arnon Milchan; Oliver Stone

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Altro giro, altro premio, altro vincitore. La National Board of Review ha assegnato il premio come miglior film a Manchester by the Sea di Kenneth Lonergan. Il film si è portato a casa anche i premi come migliore attore (Casey Affleck), sceneggiatura originale, e rivelazione maschile (Lucas Hedges), per un totale di quattro premi.

Il premio come migliore attrice è andato a Amy Adams per lo sci-fi Arrival. A vincere nelle categorie non protagonisti invece sono stati Jeff Bridges per Hell or High Water, e Naomie Harris per Moonlight, film che si è portato a casa anche il premio per la migliore regia.
Tra i premiati anche Silence di Martin Scorsese, che ancora non è uscito nelle sale, a cui è andato il premio per la migliore sceneggiatura non originale.

Ecco tutti i premi e i migliori titoli dell'anno secondo la National Board of Review.

Miglior film: Manchester by the Sea
Miglior regista: Barry Jenkins per Moonlight
Miglior attore: Casey Affleck per Manchester by the Sea
Miglior attrice: Amy Adams per Arrival
Miglior attore non protagonista: Jeff Bridges per Hell or High Water
Miglior attrice non protagonista: Naomie Harris per Moonlight
Miglior sceneggiatura originale: Kenneth Lonergan per Manchester by the Sea
Miglior sceneggiatura non originale: Jay Cocks e Martin Scorsese per Silence
Miglior film d'animazione: Kubo e la spada magica (Kubo and the Two Strings)
Miglior rivelazione maschile: Lucas Hedges per Manchester by the Sea
Miglior rivelazione femminile: Royalty Hightower per The Fits
Miglior regista esordiente: Trey Edward Shults per Krisha
Miglior film straniero: Il cliente (Forushande)
Miglior documentario: O.J.: Made in America
Miglior cast: Il diritto di contare (Hidden Figures)
Spotlight Award: Peter Berg e Mark Wahlberg per la loro creativa collaborazione
Premio per la libertà di espressione: Cameraperson

Migliori 10 film dell'anno
Arrival
Hacksaw Ridge
Ave, Cesare! (Hail, Caesar!)
Hell or High Water
Il diritto di contare (Hidden Figures)
La La Land
Moonlight
Patriots Day
Silence
Sully

Migliori film stranieri
Elle
Agassi
Julieta
Land of Mine - Sotto la sabbia
Neruda

Migliori documentari
De Palma
La principessa e l'aquila (The Eagle Huntress)
Gleason
Life, Animated
Miss Sharon Jones!

Migliori dieci film indipendenti
20th Century Women
Captain Fantastic
Creative Control
Il diritto di uccidere (Eye in the Sky)
The Fits
Green Room
Hello, My Name Is Doris
Krisha
Morris from America
Sing Street

sabato 19 novembre 2016

Animali Notturni - la recensione

"Sì, lo amavo. Era uno scrittore e non avevo fiducia in lui. Presa dal panico gli ho fatto una cosa orribile. Imperdonabile, davvero."
"Lo hai lasciato?"
"L’ho lasciato. L’ho lasciato in un modo brutale."

Tom Ford attinge alle sue qualità di stilista, sceneggiatore e regista, per portare a compimento la sua seconda opera cinematografica, che gli è valsa il Gran Premio della Giuria alla 73ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia. E tutto, in Animali Notturni, è offerto allo spettatore per essere assaporato: l’eleganza, la violenza, il dolore.

Tanto la storia quanto i protagonisti, Susan ed Edward, sono tratti dal romanzo "Tony and Susan" di Austin Wright. Come raccontato nel libro, Susan riceve un manoscritto, la bozza di un racconto intitolato “Animali Notturni” che il suo ex-marito, Edward, ha dedicato a lei. La donna trascorrerà tre notti calandosi in una storia scritta per nutrire il suo rimorso e per farle condividere il dolore di una brutale separazione, così come lo scrittore lo ha vissuto.
Ford sceglie con cura i volti dei due tormentati protagonisti: Amy Adams fa dei suoi occhi, del suo viso e della sua sensuale eleganza gli strumenti recitativi fondamentali per mostrarci Susan e per legarci a lei. A Jake Gyllenhaal è offerto – invece – di recitare nel meta-racconto, come protagonista del romanzo che Susan ha ricevuto. È nella tragedia di Tony, protagonista del manoscritto, che il dolore di Edward, l'autore, si dispiega. Nel veicolare questo dolore dalla storia del romanzo a Susan e da Susan a noi, Gyllenhaal non risparmia le sue capacità, offrendo agli occhi dello spettatore un corpo e uno spirito sempre più consumati dalla sofferenza, dal rimorso e dal senso di vendetta. Sempre nel romanzo di Edward, i tre pilastri della brutalità umana, della violenza e della disperazione, poggiano anche sui personaggi interpretati rispettivamente da Aaron Taylor-Johnson, inedito nella sua follia e nel senso di minaccia che riesce a trasmettere, e da Michael Shannon, calato con intensità nella parte del detective Bobby Andes.

Il film passa tutto per la mano di Tom Ford, uomo ed esteta, la quale scorre sull'opera come su di un tessuto che viene accuratamente lavorato, dietro l’impulso dell’ispirazione. Come in A Single Man, suo debutto cinematografico alla regia, Ford offre inquadrature in grado di dare il giusto respiro alla composizione scenografica, minimalista e in diverse scene portatrice di riferimenti simbolici. Sempre rispetto al film del 2009, all'alternanza cromatica tra colori tenui e colori vivaci è sostituito il contrasto tra l’ambiente elegante ma decadente in cui vive Susan, e quello selvaggio e desertico dove si svolge il dramma di Tony.
Elemento di forte continuità è invece la colonna sonora di Abel Korzeniowski, il quale ha già dato prova, tanto nella precedente opera di Ford quanto nella serie televisiva Penny Dreadful, di poter conferire con la sua musica una potente carica espressiva alle immagini che accompagna. Il tema di questo film, in particolare, brilla per la sinuosità delle sue linee melodiche, tessuto di un’atmosfera onirica che giunge a un matrimonio perfetto con la surreale, spiazzante e ipnotica scena d’apertura.

Come ogni opera d’arte che può definirsi "di valore", Animali Notturni non teme la reazione contrastante che può sortire su chi lo vede, reclamando proprio il diritto di fare irruzione in quest’ultimo e di produrre il suo effetto. Di irrompere come un pugno di velluto, lasciando che lo spettatore, chino dopo averlo incassato, ringrazi per tutto quello che ha potuto assaporare.

Diego

venerdì 2 settembre 2016

Venezia 73 - giorno 3

E' il giorno dello stilista e regista Tom Ford, che porta al Lido Animali Notturni. Mentre Fuori Concorso viene presentato The Bleeder.

Seconda prova da regista per lo stilista Tom Ford, che dopo il successo di A Single Man torna alla regia con il film Nocturnal Animals, tratto dal libro "Tony and Susan" di Austin Wright. Protagonisti del film Jake Gyllenhaal e Amy Adams, accompagnati da un cast stellare: Isla Fisher, Aaron Taylor-Johnson (presente al Lido), Armie Hammer, Michael Shannon, e Laura Linney.

Thriller esistenziale che racconta una "storia dentro una storia", Animali Notturni è segue due storie s'intrecciano. Da una parte c'è Susan (Adams), gallerista infelice e in crisi sposata con un uomo infedele, che ripensa al suo passato e agli errori fatti, uno su tutti l'aver lasciato il suo ex marito, a cui pensa mentre legge un manoscritto che proprio l'uomo le aveva regalato. La storia del libro diventa così una storia nel film, con protagonista Tony (Gyllenhaal), che nell'immaginazione di Susan ha le fattezze proprio del suo ex marito, un uomo in cerca di vendetta dopo che una banda di balordi ha violentato e ucciso sua moglie e sua figlia.

Il film ha avuto una buona accoglienza da parte della stampa, ottime le interpretazione dei due protagonisti, con Amy Adams sempre più "star del festival".

Durante la conferenza stampa, Tom Ford ha voluto subito sottolineare le differenze con il libro, rivendicando il diritto (e la necessità) di non rimanere per forza troppo fedeli all'originale. "Si tratta di due mezzi totalmente diversi", ha dichiarato lo stilista/regista, "Il monologo interiore di Susan viene tradotto ovviamente in una serie di immagini, così si spiega anche la scelta di spostare la vicenda in un'altra epoca e in un altro territorio, in particolare l'Essex e il Texas che conosco bene. Il libro era degli anni '90, oggi serviva un luogo remoto in cui i telefoni cellulari non avessero campo. Per il resto invece, mi ha interessato questa storia di chi lascia andare una persona e ne paga le conseguenze".
Sia Jake Gyllenhaal che Amy Adams sono rimasti fin da subito affascinati dalla storia, in particolare l'attore ha sottolineato come sia stato colpito anche dalla carta dello script. "Una sfumatura di rosso  davvero elegante", ha detto Gyllenhaal, "L’ho subito sentita come una storia molto personale, una delle migliori sceneggiature che abbia mai letto, emozionante metafora sulla violenza di oggi. E' stata incassare continui colpi senza reagire, come fa il mio personaggio. Leggendo la sceneggiatura ho capito che parlava di come viviamo il dolore nella nostra vita quotidiana. Ma non credo sia un film sulla vendetta, è il racconto di una coppia che si è amata, ha avuto un’opportunità e non l'ha saputa sfruttare".
Approccio più complicato per Amy Adams, che ha confessato che inizialmente non le piaceva il suo personaggio. "All'inizio, preparando il film, Susan non mi piaceva", ha dichiarato l'attrice, "Il che è un problema per me. Ho dovuto trovare una strada per avvicinarmi a Susan perché non posso interpretare una persona che disprezzo. Devo ringraziare Tom che mi ha letto molti brani del libro, conducendomi alla scoperta delle sue sfaccettature".

A colpire subito del film è stata la scena d'apertura, una elegante sequenza musicale di una mostra di arte contemporanea con delle performance sexy di donne corpulente e obese. "Nel film ogni opera artistica è vera, odio quando nei film si inseriscono lavori palesemente falsi", ha spiegato Tom Ford, "ho realizzato la sequenza iniziale lavorando sull'immaginario di qualcuno che vede l’America da fuori, e io vivo in Europa da ventisei anni, esagerato, grasso, vecchio, brandelli del concetto patriottico liberi da convenzioni con corpi che non rispondono a dettami estetici imposti. Lo stile deve sempre nascondere della sostanza, far parte del racconto".

Nocturnal Animals uscirà in Italia il 17 novembre.

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Altro film presentato oggi è The Bleeder, con un quasi irriconoscibile Liev Schreiber e Naomi Watts protagonisti.

Il film racconta la vera storia del pugile, e venditore di alcolici, Chuck Wepner, soprannominato "The Bleeder", passato alla storia per aver retto 15 round contro il grande Muhammad Alì, e che poi ha ispirato Sylvester Stallone per la storia di Rocky Balboa.

Una parabola breve quella di Wepner. "Con il suo naturale atteggiamento si è aperto alla trappola del narcisismo, pagando poi la sua passione di voler essere amato da tutti", ha dichiarato Liev Schreiber, "Come attore capisco cosa voglia dire rischiare che il narcisismo rovini la vita, che il bisogno di essere amati diventi nocivo. Se credi che la fama sia tutto nella vita, allora sarai destinato a una vita incredibilmente solitaria".
Accanto all'attore quella che è anche sua moglie nella vita, cioè Naomi Watts, che sul suo personaggio ha dichiarato: "Di lei mi è piaciuta la saggezza, la consapevolezza, la forza, e il fatto di essere una donna piena di spirito. Ho incontrato la vera Linda nel corso di una serata molto piacevole. La prima cosa su cui abbiamo lavorato è stata la voce, poi sulla sua fisicità, i vestiti, il modo di muoversi e camminare. Ho anche imbottito un po' il seno... Una bella boccata d’aria fresca dopo aver interpretato tante donne disperate, urlanti, che piangono o sono sull'orlo di un esaurimento nervoso!".

giovedì 1 settembre 2016

Venezia 73 - giorno 2

Nel secondo giorno, Venezia cala due coppie di assi pesanti, Michael Fassbender e Alicia Vikander per il film La Luce sugli Oceani, e Amy Adams e Jeremy Renner per lo sci-fi Arrival.

Ancora romanticismo al Lido, sia sul grande schermo che nella realtà. C'era grande attesa da parte della stampa (anche quella rosa) per l'arrivo di Michael Fassbender e Alicia Vikander, per presentare La Luce sugli Oceani, il film che ha fatto scoccare la scintilla tra i due.

Il film, tratto dall'omonimo romanzo di M.L. Stedman, è ambientato dopo la fine della I Guerra Mondiale e racconta la storia di un guardiano del faro australiano e di sua moglie che un giorno trovano su una barca alla deriva una bambina. La adottano, la crescono, e un giorno, tornati a terra, scoprono che la vera madre è ancora viva e disperata per la scomparsa della bambina.

Il film è diretto da Derek Cianfrance (Blue Valentine) e vede nel cast anche Rachel Weisz. Fredda l'accoglienza dopo la proiezione stampa, pochi applausi e recensioni non esaltanti

Durante la conferenza stampa, la scena è tutta per Fassbender e la Vikander, che hanno aperto facendosi i complimenti a vicenda. "Sapevo di questo progetto, sapevo che Michael era un grande attore e volevo provare a fare questo film, ero nervosa ma volevo farlo", ha dichiarato il premio Oscar Alicia Vikander. Risposta di Michael Fassbender: "Ero terrorizzato da Alicia, era così fiera di aver ottenuto la parte, era così affamata. Conosco quella sensazione, all'inizio della carriera l'ho provata anche io, sai di avere una grande opportunità per uscire dall'ombra e ti impegni al massimo. Mi provocava sul set, questa fame ti fa andare avanti e io dovevo essere alla sua altezza". Fassbender ha poi parlato del regista e del suo metodo: "Derek ti spinge a superarti chiedendoti sempre di più. Credi di aver raggiunto qualcosa e lui ti fa stare un'altra mezz'ora sulla scena".

"The Light Between Oceans più che una storia d'amore è un film sulla vita, sul perdono e il saper guardare avanti", ha dichiarato Fassbender riguardo al film, "Il peso di una decisione sbagliata ha un effetto dirompente, così la storia diventa una battaglia per la verità. Tom è infinitamente morale, sa cosa è giusto e cosa è sbagliato. Ho amato moltissimo questo personaggio, mi sembrava un uomo del passato forte, leale, e allo stesso tempo generoso, capace di fare scelte forti per amore pur sapendo che sono sbagliate".

In Italia il film arriverà a febbraio 2017.

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Altri film presentato è lo sci fi Arrival, di Denis Villeneuve (assente perché impegnato sul set del sequel di Blade Runner), con Amy Adams e Jeremy Renner.

Sulla Terra compaiono dei misteriosi ed enormi oggetti volanti, dei monoliti, che si scopriranno essere navicelle aliene. Per investigare viene formata una squadra d'elite, capitanata dalla linguista Louise Banks (Adams), che ingaggia una corsa contro il tempo che metterà a rischio la sua vita per cercare risposte su quegli oggetti, mentre il mondo si prepara a combatterli col rischio di una guerra globale.

Ottima l'accoglienza, con le critiche che hanno sottolineato la (solita) performance eccellente della Adams.

"Fantascienza ricca di emozioni", così descrive il film la protagonista Amy Adams, "Era una sceneggiatura bellissima, l’ho letta di getto e mi ha sorpresa fino all'ultima pagina. Non ho mai pensato che fosse un film di fantascienza, il regista ha cercato in ogni modo di farci superare la barriera tecnologica".
Jeremy Renner si è trovato subito a suo agio in un ruolo molto diverso da quelli interpretati di recente. "Dopo un arciere e molti militari, interpretare un matematico è stata una grande sfida", ha dichiarato l'attore, "anche dal punto di vista linguistico. Anche se per me rimane molto importante la comunicazione non verbale". Entusiasta del suo personaggio anche Amy Adams. "Ti conquista sin dall'inizio", ha detto l'attrice, "da quando vediamo il suo passato drammatico e capiamo l'umanità che ha dentro e la spinta alla comunicazione con gli altri. E' un'eroina del dialogo in uno scenario in cui c'è chi è pronto a scatenare una guerra". Un personaggio capace di guardare al futuro, l'unico aspetto che l'attrice non vorrebbe avere. "Sono la regina dell'ansia, conoscere il mio destino non credo che mi calmerebbe", ha detto la Adams, che poi ha rivelato il suo amore per E.T. e una particolarità: chiedere ai registi il motivo per cui hanno scelto lei. "Lo chiedo a tutti, se mi danno una risposta vaga, rinuncio al progetto. Denis invece mi ha risposto che aveva bisogno di vedere i miei pensieri e io ero in grado di farli trasparire".

L'uscita italiana è fissata al 24 novembre.

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Presentato anche il nuovo film di Gabriele Muccino, L'Estate Addosso, con un cast di giovani attori e la colonna sonora di Jovanotti.

martedì 29 marzo 2016

Batman v Superman: Dawn of Justice - la recensione

E' finalmente uscito nelle sale di tutto il mondo l'attesissimo Batman V Superman: Dawn of Justice, diretto da Zack Snyder.

La storia inizia dove era finito L'Uomo d'Acciaio ma da un diverso punto di vista, quello di Bruce Wayne tra le macerie di Metropolis durante il distruttivo scontro tra Superman e Zod. Dopo quel fatto Superman per molti è diventato un dio, per altri invece è una possibile minaccia, e tra questi c'è anche Bruce Wayne, che si mette alla ricerca di un modo per fermarlo. Allo stesso tempo Batman tiene sotto controllo una organizzazione criminale, e i suoi modi violenti attirano l'attenzione di Clark Kent/Superman, che non approva. Nel mezzo s'inserisce Lex Luthor, instabile e con manie di onnipotenza, deciso ad approfittare dell'attrito tra i due per eliminarli.

C'è talmente tanta roba in Batman v Superman - tanti personaggi, due storie principali, molte sottotrame - che sarebbe stato possibile riempire tre film. Tanti pro e contro, e infatti il film ha diviso: chi l'ha amato e chi l'ha detestato. Se ci si siede sulla poltrona sperando di ritrovare i toni Marvel e le battute ironiche alla Tony Stark, si rimane molto delusi. Se si va a vedere il film sperando di trovare il "realismo" della trilogia di Nolan, si finisce per rimanere molto insoddisfatti. E' un film di Zack Snyder, e non è nemmeno lo Snyder di Man of Steel ma quello esagerato di Watchmen e Sucker Punch. Anche il nuovo Batman è diverso, molto più cupo e violento, è quello immaginato da Frank Miller nei suoi fumetti, non quello che di Nolan (che comunque qui è co-produttore).

Batman v Superman è un film pieno di difetti e scelte discutibili, soprattutto nel montaggio che nella primissima parte taglia scene in modo quasi barbaro. Ci sono buchi, dovuti all'abbondanza, a volte si passa da una scena all'altra in modo brusco, lo scontro Batman-Superman viene caricato bene ma risolto troppo in fretta, questi però potrebbero essere una conseguenza dei tagli fatti al film e potrebbero risolversi con la versione estesa. Avrebbero potuto benissimo dividerlo in due, fare un film solo sullo scontro Batman-Superman e sull'ambiguità del personaggio di Superman per il mondo, e poi uno sulla presentazione della Justice League, Snyder (o la Warner, chi lo sa) ha deciso per un solo film, finendo per lasciare cose in sospeso, comprese sottotrame che sarebbero state molto interessanti da approfondire. Questa sovrabbondanza si riflette anche sul tono del film che sembra spaccato in due, una prima parte più lenta e riflessiva, e la seconda tutta botte ed esplosioni.

Ma il film non ha solo difetti. Batman v Superman visivamente è potente, ha uno stile molto cupo che si distacca da quello visto fino ad oggi nei cinecomic. Dura tanto ma non annoia. Ottimi gli effetti speciali. La colonna sonora è travolgente. L'introduzione dei nuovi (e futuri) personaggi - Flash, Aquaman, Cyborg - è stata fatta bene, è stata immessa nella storia senza creare strappi. Il film ha poco equilibrio, nei primi minuti soffre del continuo cambio di prospettiva tra i personaggi (il montaggio a caso, appunto) ma quando il film si assesta sul punto di vista di Bruce Wayne, tanto che il film sembra più un nuovo Batman che il sequel de L'Uomo d'Acciaio, la storia diventa più solida.
Il film inoltre è ben sorretto dal cast di contorno: Amy Adams è sempre brava e credibile, anche quando si ritrova in scene in cui non ci dovrebbe essere; Jeremy Irons è un ottimo Alfred; poi Holly Hunter, Scoot McNairy, Laurence Fishburne, Diane Lane, tutti danno il loro piccolo contributo positivo. E poi ci sono i protagonisti. Henry Cavill si mantiene sui livelli de L'Uomo d'Acciaio, ma gli osservati speciali erano gli altri tre. Il temuto Ben Affleck è un convincente Bruce Wayne, magari non è particolarmente espressivo ma dà la giusta fisicità a questo nuovo Batman. Bravo Jesse Eisenberg, anche se il suo Lex Luthor, una versione giovane e psicopatica molto diversa da quella che abbiamo visto in passato, ha diviso il pubblico. Bene Gal Gadot, sulle sue spalle gravava il peso di portare al cinema una vera icona, e l'attrice supera la prova, bene sia nei panni di Wonder Woman che in quelli di Diana Prince.

Per apprezzare (o meglio accettare) Batman v Superman: Dawn of Justice bisogna essere preparati ad accogliere un nuovo tipo di cinecomic, bisogna entrare in sala con la mente libera da immagini passate di altri film, e bisogna essere consapevoli che Zack Snyder non è un regista dal tocco delicato. E' un film imperfetto che non nasconde le sue imperfezioni, ha dei momenti che lasciano contrariati e altri in cui ha delle intuizioni geniali, momenti di lentezza e altri di fomento. E' un film di passaggio, che prepara il campo al futuro, e che aspettiamo di vedere nella sua versione estesa. Quindi, è un brutto film? No, è un po' un casino, ma non è un brutto film.

lunedì 12 gennaio 2015

Golden Globes 2015: trionfo 'Boyhood' e 'Grand Budapest Hotel'

Si sono tenuti questa notte i 72esimi Golden Globe Awards, presentato ancora una volta (e purtroppo ultima) da Tina Fey e Amy Poehler.

Come sempre divertente e irriverente il loro discorso d'apertura, la Nord Corea come bersaglio principale - con tanto di finta ufficiale nordcoreana che si è fotografata con Meryl Streep -, poi battute sui film e gli attori presenti e infine le annunciate (e da qualcuno temute) battute su Bill Cosby. Tina Fey e Amy Poehler ci mancheranno il prossimo anno.

A vincere come miglior film drammatico e migliore film commedia o musical sono stati, rispettivamente, Boyhood di Richard Linklater e Grand Budapest Hotel di Wes Anderson.

Poche sorprese nei premi agli attori. Michael Keaton (Birdman) e Eddie Redmayne (La Teoria del Tutto) si portano a casa il Globo come migliori attori protagonisti in un film commedia o musical, il primo, e drammatico, il secondo. Saranno loro a contendersi l'Oscar?

Praticamente scontato il premio a una felicissima Julianne Moore come migliore attrice drama per Still Alice, da tutti data come favorita; meno scontato il globo come migliore attrice commedia o musical a Amy Adams (Big Eyes), che ha battuto la sempre temibile Meryl Streep.
I Globi d'oro come migliori attori non protagonisti sono stati consegnati alla meravigliosa Patricia Arquette di Boyhood, e a J.K. Simmons per Whiplash (ancora inedito in Italia).

Premio per la migliore regia a Richard Linklater per l'incredibile lavoro fatto con Boyhood, un film con una lavorazione durata 12 anni. Migliore sceneggiatura a Birdman. Miglior film d'animazione Dragon Trainer 2.

Premio alla carriera a George Clooney. Molto bello il suo discorso, ha attraversato diversi temi, anche politici e di stretta attualità, e ha ricordato anche Lauren Bacall e Robin Williams. E le recenti gravi vicende successe a Parigi in questi ultimi giorni hanno avuto delle ripercussioni anche ai Golden Globe. Molti attori, Helen Mirren, Clooney e la moglie Amal Alamuddin, Kathy Bates, Jared Leto e tanti altri hanno manifestato la loro vicinanza alla Francia esibendo spille o scritte "Je Suis Charlie", e durante lo show c'è stata una standing ovation per la libertà di parola.

Ecco i premi del cinema:

MIGLIOR FILM DRAMMATICO
Boyhood
The Imitation Game
Selma
La Teoria del Tutto
Foxcatcher

MIGLIOR FILM COMMEDIA / MUSICAL
Birdman
Grand Budapest Hotel
Into The Woods
St. Vincent
Pride

MIGLIOR REGISTA
Ava DuVernay – “Selma”
Alejandro Gonzalez Inarritu – “Birdman”
Wes Anderson – “The Grand Budapest Hotel”
David Fincher – “Gone Girl”
Richard Linklater – “Boyhood”

MIGLIORE ATTRICE IN UNA COMMEDIA / MUSICAL
Amy Adams – “Big Eyes”
Emily Blunt – “Into The Woods”
Helen Mirren – “The Hundred-Foot Journey”
Julianne Moore – “Maps To The Stars”
Quvenzhané Wallis – “Annie”

MIGLIOR ATTORE IN UNA COMMEDIA / MUSICAL
Ralph Fiennes – “The Grand Budapest Hotel”
Michael Keaton – “Birdman”
Bill Murray – “St. Vincent”
Christoph Waltz – “Big Eyes”
Joaquin Phoenix – “Inherent Vice”

MIGLIORE ATTRICE IN UN FILM DRAMMATICO
Jennifer Aniston – “Cake”
Felicity Jones – “The Theory Of Everything”
Julianne Moore – “Still Alice”
Rosamund Pike – “Gone Girl”
Reese Witherspoon – “Wild”

MIGLIOR ATTORE IN UN FILM DRAMMATICO
Steve Carell – “Foxcatcher”
Benedict Cumberbatch – “The Imitation Game”
Jake Gyllenhaal – “Nightcrawler”
David Oyelowo – “Selma”
Eddie Redmayne – “The Theory Of Everything”

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA
Patricia Arquette – “Boyhood”
Keira Knightley – “The Imitation Game”
Meryl Streep – “Into The Woods”
Emma Stone – “Birdman”
Jessica Chastain – “A Most Violent Year”

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
Robert Duvall – “The Judge”
Ethan Hawke – “Boyhood”
Edward Norton – “Birdman”
J.K Simmons – “Whiplash”
Mark Ruffalo – “Foxcatcher”

MIGLIOR SCENEGGIATURA
Alexander Dinerlaris, Alejandro Gonzalez Inarritu, Nicolas Giacobone, Armando Bo – “Birdman”
Wes Anderson & Hugo Guinness – “The Grand Budapest Hotel”
Anthony McCarten – “The Theory Of Everything”
Gillian Flynn – “Gone Girl”
Richard Linklater – “Boyhood”

MIGLIOR FILM STRANIERO
Force Majeure
Ida
Leviathan
Tangerines
Gett: The Trial of Viviane Amsalem

MIGLIOR FILM D’ANIMAZIONE
Big Hero 6
The Book Of Life
The Boxtrolls
How To Train Your Dragon 2
The Lego Movie

MIGLIOR CANZONE ORIGINALE
“Glory” da “Selma”
“Big Eyes” da “Big Eyes”
“Mercy Is” da “Noah”
“Opportunity” da “Annie”
“Yellow Flicker Beat” da “The Hunger Games: Mockingjay—Part 1″

MIGLIOR COLONNA SONORA ORIGINALE
Birdman
The Imitation Game
Interstellar
The Theory Of Everything
Gone Girl

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Per la televisione, a trionfare su tutti sono stati The Affair (serie drama) e Transparent (serie commedia/musical). Il premio per la migliore miniserie tv è andato a Fargo, che ha lasciato a mani vuote True Detective.

Ecco i premi per la tv:

MIGLIOR SERIE DRAMMATICA
The Affair
Downton Abbey
Game of Thrones
The Good Wife
House of Cards

MIGLIOR ATTORE IN UNA SERIE DRAMMATICA
Clive Owen, The Knick
Liev Schreiber, Ray Donovan
Kevin Spacey, House of Cards
James Spader, The Blacklist
Dominic West, The Affair

MIGLIORE ATTRICE IN UNA SERIE DRAMMATICA
Claire Danes, Homeland
Viola Davis, How to Get Away With Murder
Julianna Margulies, The Good Wife
Ruth Wilson, The Affair
Robin Wright, House of Cards

MIGLIOR SERIE COMMEDIA / MUSICAL
Girls
Jane the Virgin
Orange Is the New Black
Silicon Valley
Transparent

MIGLIORE ATTRICE IN UNA SERIE COMMEDIA / MUSICAL
Lena Dunham, Girls
Edie Falco, Nurse Jackie
Julia Louis-Dreyfus, Veep
Gina Rodriguez, Jane the Virgin
Taylor Schilling, Orange Is the New Black

MIGLIOR ATTORE IN UNA SERIE COMMEDIA / MUSICAL
Louis C.K., Louie
Don Cheadle, House of Lies
Ricky Gervais, Derek
William H. Macy, Shameless
Jeffrey Tambor, Transparent

MIGLIOR MINISERIE O FILM TV
Fargo
The Missing
The Normal Heart
Olive Kitteridge
True Detective

MIGLIOR ATTORE IN UNA MINISERIE / FILM TV
Martin Freeman, Fargo
Woody Harrelson, True Detective
Matthew McConaughey, True Detective
Mark Ruffalo, The Normal Heart
Billy Bob Thornton, Fargo

MIGLIORE ATTRICE IN UNA MINISERIE / FILM TV
Maggie Gyllenhaal, The Honorable Woman
Jessica Lange, American Horror Story: Freak Show
Frances McDormand, Olive Kitteridge
Frances O’Connor, The Missing
Allison Tolman, Fargo

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA IN SERIE, MINISERIE O FILM TV
Uzo Aduba, Orange Is the New Black
Kathy Bates, American Horror Story: Freak Show
Joanne Froggatt, Downton Abbey
Allison Janey, Mom
Michelle Monaghan, True Detective

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA IN SERIE, MINISERIE O FILM TV
Matt Bomer, The Normal Heart
Alan Cumming, The Good Wife
Colin Hanks, Fargo
Bill Murray, Olive Kitteridge
Jon Voight, Ray Donovan

domenica 4 gennaio 2015

Big Eyes - la recensione

Margaret Ulbrich (Keane) Vs. Walter Keane. Gli occhioni protagonisti di una delle più celebri battaglie legali legate al mondo dell'arte sbarca al cinema grazie al visionario Tim Burton, regista che nell'ultimo periodo continua a subire discrete quantità di critiche dal mondo dei critici di tutto il mondo.

L'anima "burtoniana", anche nei lavori minori del regista di Burbank riesce in qualche modo ad infiltrarsi tra i frame delle sue pellicole: accadeva con il super criticato Alice in Wonderland e con la trasposizione di Dark Shadows. Questo accade anche con l'anomalo Big Eyes? A tratti sì ma non quanto ci si spetti. Non che un regista debba per forza rimanere fossilizzato su uno stile particolare o ad un solo genere, i problemi di Big Eyes sono ben altri.

Diverse sequenze, grazie anche ad una fotografia accettabile (a volte perfetta) e alla toccante interpretazione di Amy Adams, riescono a trasmettere il dualismo e la sofferenza di Margaret Keane, l'artista degli "orfanelli dai grandi occhi" succube del marito Walter Keane, sfruttatore e manipolatore interpretato da un Christoph Waltz decisamente troppo sopra le righe ai limiti del "macchiettistico".

Cosa non funziona nel film? In primis la narrazione, superficiale e tratteggiata da un'incoerenza di fondo che porta lo spettatore ad imboccare troppe strade a senso unico come se tutta la pellicola fosse composta da un confusionario collage di scene completamente scollegate l'una dall'altra. L'anomalia nel sistema produce paradossalmente un film scorrevole ma privo di qualsiasi pathos, quest'ultimo presente solo in una manciata di scene, scene il più delle volte approssimative in cui non viene mai approfondito nessun aspetto interessante della storia.

La scandita e ritmata colonna sonora stile anni '50/'60 composta dello storico compositore Danny Elfman questa volta non aiuta ed anzi, rimane asettica e impersonale.

Quanto Burton rimane quindi? Poco, risicato, ma pur sempre affascinante. Gli unici "Big Eyes" in definitiva rimangono quelli di una splendida Amy Adams.


domenica 2 marzo 2014

Oscar 2014: Her/Lei - la recensione

"In un futuro non troppo lontano..."



Così potrebbe aprirsi il nuovo lavoro di Spike Jonze, Her (Lei), un film talmente avanguardista da risultare realista in tutte le sue sfaccettature. Per Jonze il futuro dell'uomo non sarà poi così bello. Le relazioni tra le persone pian piano scompariranno e l'uomo sarà sempre più in simbiosi con le macchine grazie alle tecnologie sempre più avanzate. E l'amore? Sarà sempre reale in quel contesto? Sì. A confermarcelo c'è Theodore, personaggio egregiamente interpretato da un sofferto e meraviglioso Joaquin Phoenix. Theodore si innamorerà di un sistema operativo, un nuovo modello che oltre a facilitare il lavoro del suo possessore, entrerà in simbiosi con lui crescendo sempre di più. E quando l'intelligenza artificiale ha la voce di Scarlett Johansson è difficile non innamorarsi. La Johansson infatti dà voce a Samantha, il sistema iOS super-tecnologico nato per facilitare la vita a Theodore (e a molte altre persone).

Il bello di Her non è solo nell'aspetto visivo molto curato, molto accattivante e in un certo modo retrò, il bello di Her è che risulta completamente reale, rendendo possibile una relazione nuda e cruda con una "macchina". Una sceneggiatura sorprendente ci traghetterà attraverso le molte fasi dell'innamoramento classico e ci farà scoprire (a noi come a Theodore) i problemi effettivi di questa bizzarra relazione mettendo in discussione il benessere di entrambe le parti, sia dell'uomo che della macchina. Tutto questo avviene anche grazie a personaggi di contorno come il collega del protagonista, Paul (Chris Pratt) e l'amica Amy (Amy Adams), ossia le "realtà reali" di Theodore, personaggi che, involontariamente o no, terranno in qualche modo il protagonista agganciato alla concretezza della vita pur non ostacolando mai la sua storia d'amore con Samantha.
Come tutte le relazioni, anche questa (e soprattutto questa) passerà attraverso delle fasi più o meno piacevoli: amicizia, attrazione mentale, gelosia, attrazione fisica e infine, purtroppo, consapevolezza dell'impossibile (per ora).

La bellezza tecnica e visiva è innegabile soprattutto quando si parla di un regista come Spike Jonze, l'uomo che ci ha regalato prove spesso geniali come Essere John Malkovich, Il Ladro di Orchidee, lo splendido cortometraggio I'm Here e anche il meno riuscito, ma pur sempre apprezzabile Nel Paese delle Creature Selvagge.
Jonze ha creato il futuro nel presente, probabilmente con l'occhio più creativo e innovativo che si potesse avere, costruendo una delle storie d'amore più belle mai viste sul grande schermo.

* film visto in lingua originale

[AGGIORNAMENTO]

Dopo aver visto il film anche doppiato in lingua italiana, mi pare giusto scrivere un veloce appunto.
Per dare la voce al sistema operativo OS1 (Samantha), il lingua originale è stata scelta Scarlett Johansson mentre per la versione italiana Micaela Ramazzotti (La Prima Cosa Bella). La scelta della Ramazzotti, purtroppo ha snaturato completamente il grande personaggio che la Johansson aveva costruito insieme al regista Spike Jonze.
E' ovvio che il doppiaggio toglie sempre qualcosa all'interpretazione di un attore e soprattutto in Her/Lei, questo stacco è ben marcato. Se in lingua originale anche lo spettatore si innamora della voce di Samantha, in italiano la si vuol solo sentire il meno possibile.


Oscar 2014: American Hustle - la recensione

Una storia vera portata all'eccesso e un cast fatto di grandi attori, questo è 'American Hustle' di David O. Russell.

Anni '70, Irving Rosenfeld (Bale) è un piccolo ma capacissimo truffatore che per vivere frega piccole cifre a persone disperate. Poi l'incontro con la sua anima gemella, Sydney Prosser (Adams), perfetta socia e compagna con cui però Irving non può stare a causa di Rosalyn (Lawrence), sua moglie, con cui resta insieme solo per amore del figlio nonostante il loro matrimonio sia fallito da tempo.
Irving e Sydney vengono incastrati da un agente dell'FBI, Richie DiMaso (Cooper), che gli offre un'opportunità per far cadere tutte le accuse contro di loro: aiutare l'FBI organizzando una maxi truffa per fregare politici e mafiosi. Un gioco rischioso reso ancora più pericoloso dall'insaziabile ambizione di Richie, dall'imprevedibilità di una moglie fuori di testa e dall'inaspettata amicizia.

Il film racconta una storia vera, l'operazione Abscam è una reale operazione con cui negli anni '70 l'FBI ha messo in carcere diversi membri del congresso, tutto grazie all'aiuto di due truffatori. La trama potrebbe far pensare a un film di genere thriller o di spionaggio, niente di più sbagliato, 'American Hustle' è una commedia grottesca che non vuole essere affatto realistica. Nel film è tutto portato all'esagerazione, costumi, parrucche (quella di Jeremy Renner è davvero improbabile!), ambientazione, scenografia, tutto molto dettagliato, curato nei minimi particolari e portato all'eccesso, un trionfo di paillettes e capelli cotonati. Anche la recitazione si adatta alla resa scenica e infatti è esagerata, sopra le righe. Il film ha un cast di altissimo livello, Christian Bale, Amy Adams, Bradley Cooper, Jeremy Renner, Jennifer Lawrence e anche una partecipazione di Robert De Niro. Tutti offrono buone interpretazioni, non le migliori della loro carriera come qualcuno a erroneamente dichiarato ma buone, si adattano alla storia e al tono scelto dal regista. A convincere più degli altri un Christian Bale appesantito e con un orrendo riporto, ma anche in questo caso non è la sua migliore performance, e soprattutto una scollatissima Amy Adams, che in più dei suoi colleghi ha il grande pregio di essere l'unica a non andare mai troppo sopra le righe e a mantenere sempre il giusto livello di esagerazione.
'American Hustle' è un buon film, farsesco, esagerato, ma è un film indeciso su quello che vuole raccontare, c'è una truffa che muove la storia ma passa in secondo piano fino quasi a sparire in alcuni punti del film per lasciare spazio ai rapporti e l'evoluzione dei personaggi. Sembra quasi che il regista e lo sceneggiatore si siano lasciati prendere la mano sulla caratterizzazione dei personaggi, sui dettagli grotteschi e assurdi, dimenticandosi di portare avanti la storia principale, quella della truffa. Errori di dosaggio degli ingredienti insomma e a risentirne alla fine è il ritmo che non riesce a reggere le due (un po' troppe) ore e passa di film.

'American Hustle' rimane un buon film, non un film da 10 nomination, decisamente troppe, che è stato forse troppo pompato dall'esterno. Sostanzialmente è un film che si regge esclusivamente sulla bravura degli attori protagonisti, senza il loro apporto del film rimangono i vestiti eccessivi e le parrucche, rimangono i ricami, gli abbellimenti, i dettagli, ma purtroppo non la storia.

venerdì 17 gennaio 2014

Critics' Choice Awards - tutti i vincitori

Sono stati assegnati ieri sera i Critics' Choice Awards 2014, i premi della Broadcast Film Critics Association. Molto indicativi in chiave Oscar, negli ultimi sette anni, sei dei film vincitori hanno poi conquistato anche l'Academy Awards.

Miglior film dell'anno è stato premiato '12 Anni Schiavo' di Steve McQueen, che però, come già successo ai Golden Globes, non ha vinto come regista, premio andato ad Alfonso Cuaron per 'Gravity'.

Matthew McConaughey ('Dallas Buyers Club') e Cate Blanchett ('Blue Jasmine') continuano a raccogliere premi, entrambi hanno vinto come migliori attori protagonisti. Conferma anche per Jared Leto ('Dallas Buyers Club') come non protagonista mentre come migliore attrice non protagonista è stata premiata Lupita Nyong'O per '12 Anni Schiavo'. Miglior cast ad 'American Hustle'.

'Frozen' è il miglior film d'animazione, 'La Grande Bellezza' invece deve arrendersi a 'La Vita di Adele', premiato come miglior film straniero. Sorrentino però può stare tranquillo in vista degli Oscar dato che il film di Kechiche non sarà presente agli Academy Awards. 'La Vita di Adele' ha vinto anche il premio per la migliore attrice esordiente, andato alla protagonista Adele Exarchopoulos.

Nei Critics' Choice Awards sono presenti anche categorie specifiche assenti agli Oscar. 'Lone Survivor' è il miglior film d'azione. 'Gravity' ha vinto come miglior film sci-fi/horror e migliore attrice d'azione (Sandra Bullock, che sul palco ha ringraziato i suoi "maestri", Jackie Chan, Stallone e Van Damme). 'American Hustle' è la migliore commedia, con Amy Adams migliore attrice. Leonardo Di Caprio premiato come migliore attore in una commedia.

Ecco l'elenco di tutti i vincitori.

BEST PICTURE
12 Years a Slave

BEST ACTRESS
Cate Blanchett, 'Blue Jasmine'

BEST ACTOR
Matthew McConaughey, 'Dallas Buyers Club'

BEST DIRECTOR
Alfonso Cuarón, 'Gravity'

BEST SUPPORTING ACTRESS
Lupita Nyong’o, '12 Years a Slave'

BEST SUPPORTING ACTOR
Jared Leto, 'Dallas Buyers Club'

BEST ACTING ENSEMBLE
American Hustle

BEST ORIGINAL SCREENPLAY
Spike Jonze, 'Her'

BEST ADAPTED SCREENPLAY
John Ridley, '12 Years a Slave'

BEST ANIMATED FEATURE
Frozen

BEST FOREIGN LANGUAGE FILM
Blue Is the Warmest Color (La Vita di Adele)

BEST DOCUMENTARY FEATURE
20 Feet from Stardom

BEST COMEDY
American Hustle

BEST YOUNG ACTOR/ACTRESS
Adele Exarchopoulos, 'Blue Is the Warmest Color'

BEST ACTION MOVIE
Lone Survivor

BEST ACTRESS IN AN ACTION MOVIE
Sandra Bullock, 'Gravity'

BEST ACTOR IN AN ACTION MOVIE
Mark Wahlberg, 'Lone Survivor'

BEST ACTRESS IN A COMEDY
Amy Adams, 'American Hustle'

BEST ACTOR IN A COMEDY
Leonardo DiCaprio, 'The Wolf of Wall Street'

BEST SCI-FI/HORROR MOVIE
Gravity

BEST EDITING
Alfonso Cuarón, Mark Sanger, 'Gravity'

BEST CINEMATOGRAPHY
Emmanuel Lubezki, 'Gravity'

BEST VISUAL EFFECTS
Gravity

BEST ART DIRECTION
Catherine Martin (Production Designer), Beverley Dunn (Set Decorator), 'The Great Gatsby'

BEST COSTUME DESIGN
Catherine Martin, 'The Great Gatsby'

BEST HAIR & MAKEUP
American Hustle

BEST SCORE
Steven Price, 'Gravity'

BEST SONG
“Let It Go”, Robert Lopez and Kristen Anderson-Lopez, 'Frozen'

JOEL SIEGEL AWARD
Forest Whitaker

LOUIS XIII GENIUS AWARD
Julie Delpy, Ethan Hawke, Richard Linklater

giovedì 31 ottobre 2013

Nuove immagini di American Hustle

Sono state diffuse quattro nuove immagini di 'American Hustle' di David O. Russell, che torna a dirigere Jennifer Lawrence e Bradley Cooper, dopo il successo di 'Il Lato Positivo'.

Questa è la sinossi ufficiale:
Ambientato nel New Jersey di fine degli anni Settanta, American Hustle racconta la storia di Irving Rosenfeld (Christian Bale), abilissimo truffatore, e della sua amante inglese Sydney Prosser (Amy Adams), che operano nel mondo della finanza. L’eccentrico agente dell’FBI Ritchie DiMaso (Bradley Cooper) li costringe a partecipare ad una gigantesca operazione con il nome in codice Abscam, allo scopo di smascherare truffatori, funzionari e politici corrotti. Jeremy Renner è Carmine Polito, un politico in ascesa che si trova tra due fuochi, i truffatori e i federali. La straordinaria Jennifer Lawrence è Rosalyn, la moglie di Irving, colei che potrebbe far cadere il castello di carte del marito. American Hustle è la storia di individui molto diversi tra loro accomunati dal desiderio di affermarsi nella vita e pronti a tutto, senza scrupoli, mostrandosi in realtà per quello che non sono.

Ecco le foto con Jennifer Lawrence, Bradley Cooper, Amy Adams e Jeremy Renner:





American Hustle uscirà in Italia il 1 gennaio 2014.

venerdì 21 giugno 2013

L'Uomo d'Acciaio - La recensione

Dopo tanta attesa, pubblicità e aspettative, è finalmente uscito al cinema L'Uomo d'Acciaio di Zack Snyder.

La storia inizia un po' lenta ma non ci dispiace, introduce i personaggi e si sofferma sulla crescita del protagonista utilizzando molti flashback. Le scene d'azione sono incentrate principalmente nella seconda parte. Esplosioni, grattacieli che crollano e scontri tra aerei militari e navette aliene non mancano, e riescono ad essere coinvolgenti ed entusiasmanti.

Molto belle anche le coreografie di combattimento, dove i Kryptoniani (decisamente più poderosi dei terrestri) sfoggiano tutto il loro potere.

Il vero punto debole sta proprio in Superman (interpretato da Henry Cavill), non tanto nel personaggio, che comunque cresce e si evolve in modo diverso da come dovrebbe essere, ma nell'attore. Il fisico sicuramente ce l'ha, quel che manca è il carisma e il fascino che dovrebbe avere questo personaggio. Bello il personaggio del Generale Zod, Michael Shannon riesce a renderlo molto fumettistico (ed è forse l'unico), e ha i lineamenti giusti per farlo, anche se un po' debole in alcune situazioni. Amy Adams interpreta una Lois Lane migliore di tutte le attrici precedenti (per quanto adori la Lois di Margot Kidder), cronista d'assalto, sempre pronta a cercare le notizie più appetibili, rischiando spesso (se non sempre) la propria vita.


L'uomo d'Acciaio è un buon film, capace di intrattenere e colpire con gli innumerevoli effetti speciali. Ha le sue pecche ma in generale riesce a raggiungere il suo scopo. Ed è inutile a questo punto fare paragoni con i film precedenti, sono completamente diversi.

Lòisa

mercoledì 3 aprile 2013

'Big Eyes', il nuovo film di Tim Burton

Dopo una lunga gestazione, il film 'Big Eyes', biopic su Margaret Keane, ha finalmente trovato un regista, e non uno qualunque, e un cast definitivo.

A dirigere il film sarà Tim Burton, mentre la sceneggiatura sarà firmata da Scott Alexander e Larry Karaszewski, che hanno già collaborato con Burton nel film 'Ed Wood'.

Tim Burton segue il progetto da diversi anni e in principio avrebbe dovuto figurare solo come produttore. I due sceneggiatori ad un certo punto, con il film in stallo, avevano pensato di dirigere loro stessi il film, a questo punto si è fatto avanti Burton che è anche un grandissimo fan di Margaret Keane. A produrre ci sarà la Weinstein Company.

Il film racconta di Margaret e Walter Keane, coppia di artisti che dipingevano quadri con bambini dagli occhi tristi e molto grandi diventati molto celebri durante gli anni '50-'60. I meriti dei quadri però se li prendeva solo il marito, Walter, mentre la moglie era costretta a stare a casa e lavorare. Quando Walter divenne una vera celebrità, durante il periodo del femminismo, la moglie Margaret decise di divorziare e poi di fargli causa. La questione finì in tribunale dove il giudice mise alla prova la coppia chiedendo di dipingere un quadro davanti a lui: Walter disse di avere un problema al braccio che gli impediva di disegnare mentre Margaret fece uno dei suoi ritratti con gli occhi grandi.

Del film si parla da tempo, inizialmente era stato fatto il nome di Kate Hudson come protagonista, poi della coppia Ryan Reynolds e Reese Witherspoon, ora con l'arrivo di Tim Burton i ruoli dei due protagonisti sono stati affidati a Christoph Waltz e Amy Adams. Le riprese inizieranno questa estate.



Frra

domenica 6 gennaio 2013

I migliori film del 2012 per la National Society of Film Critics

La National Society of Film Critics, il circolo formato da circa 60 critici americani, ha assegnato i suoi premi e stilato le proprie triplette dei migliori del 2012.

Il miglior film dell'anno per i critici americani è 'Amour' di Michael Haneke, premiato anche come miglior regista, preferito a 'The Master' e 'Zero Dark Thirty'.

Il film di Haneke si aggiudica anche il premio per la migliore attrice con Emmanuelle Riva che la spunta su Jennifer Lawrence e Jessica Chastain. Migliore attore Daniel Day Lewis per 'Lincoln', preferito a Denis Lavant in 'Holy Motors' e Joaquin Phoenix in 'The Master'.

Torna Matthew McConaughey come migliore attore non protagonista per 'Magic Mike' e 'Bernie', mentre Amy Adams ('The Master') viene preferita a Sally Field ('Lincoln') e Anne Hathaway ('Les Misérables'). Migliore sceneggiatura va a 'Lincoln'.

I vincitori della National Society of Film Critics possono essere indicativi per quelle che saranno le nomination agli Oscar ma assolutamente non "decisivi" per le vittorie finali. Lo scorso anno a trionfare fu 'Melancholia' di Lars Von Trier, ignorato in tutti  premi, mentre due anni fa a vincere come migliore attrice fu Giovanna Mezzogiorno per 'Vincere'.

Ecco l'elenco completo:

Miglior film
1. Amour
2. The Master
3. Zero Dark Thirty

Miglior regista
1. Michael Haneke - Amour
2. Kathryn Bigelow - Zero Dark Thirty
2. Paul Thomas Anderson - The Master

Miglior attore
1. Daniel Day-Lewis – Lincoln
2. Denis Lavant – Holy Motors
2. Joaquin Phoenix – The Master

Miglior attrice
1. Emmanuelle Riva – Amour
2. Jennifer Lawrence - Silver Linings Playbook
3. Jessica Chastain - Zero Dark Thirty

Miglior attore non protagonista
1. Matthew McConaughey – Magic Mike e Bernie
2. Tommy Lee Jones – Lincoln
3. Philip Seymour Hoffman - The Master

Miglior attrice non protagonista
1. Amy Adams – The Master
2. Sally Field – Lincoln
3. Anne Hathaway - Les Misérables

Miglior documentario
1. The Gatekeepers
2. This Is Not a Film
3. Searching for Sugar Man

Miglior sceneggiatura
1. Tony Kushner - Lincoln
2. Paul Thomas Anderson - The Master
3. David O. Russell - Silver Linings Playbook

Miglior fotografia
1. Mihai Malaimare Jr. - The Master
2. Roger Deakins - Skyfall
3. Greig Fraser - Zero Dark Thirty

Film sperimentale: This Is Not a Film - Jafar Panahi



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