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giovedì 16 marzo 2017

Loving - la recensione

Richard Loving è un meccanico, un uomo molto chiuso, di poche parole e timido quasi fino all'eccesso. E' innamorato di Mildred e le chiede quindi di sposarlo, portandola a vivere in una casa costruita da lui stesso, in cui poter avere la famiglia che avevano sempre sognato. Ma Mildred è nera e in Virginia nel 1958 i matrimoni interrazziali sono un reato. I Loving sono perciò costretti ad accettare un esilio di 25 anni contro lo stato ma, grazie all'aiuto della Lega per i Diritti Civili, il loro caso arriverà fino alla Corte Suprema.

Il film, per la regia di Jeff Nichols, è stato presentato in anteprima al Festival di Cannes 2016 ed è arrivato persino agli Oscar con la nomination di Ruth Negga come miglior attrice protagonista, e non è difficile intravedere in questo gli strascichi delle polemiche dello scorso anno. Il carico di aspettative derivanti dalla presenza della pellicola fra i nominati fa molto male al film, che si trasforma da prodotto carino e dignitoso, di quelli che si possono guardare sul divano il lunedì sera senza troppo impegno, a un melò sui diritti umani che non riesce mai a decollare veramente, impantanato in una serie di forzature di sceneggiatura, dei "vorrei ma non ne ho il coraggio" in cui le vittime sono gli attori. Joel Edgerton, nel ruolo di Richard, ha un grande impatto inizialmente, ma presto la sua performance fin troppo tirata viene a noia e smette di convincere. Meglio fa Ruth Negga, anche se la nomination appare decisamente esagerata.

In alcuni momenti sembra che Nichols voglia ispirarsi a qualcosa di più alto, film come Amistad o Il Colore Viola, ma il problema fondamentale è che non si discosta mai da una narrazione piatta e melodrammatica, senza operare mai un confronto con la situazione attuale, pur richiamata molte volte: basti pensare alle principali accuse mosse contro i matrimoni misti, visti come sbagliati agli occhi di Dio e un problema per i bambini, incredibilmente simili a quanto in questi anni si dice delle unioni omosessuali, difficile che l'enfasi posta su queste questioni sia casuale, ma purtroppo non si va mai a fondo nel confronto.

Non è facile parlare di diritti civili senza scadere nella retorica, Jeff Nichols ci ha provato ma, non essendo Spielberg, più che essenziale il suo film ne esce fuori piatto. 

martedì 7 marzo 2017

Hidden Figures - Il Diritto di Contare - la recensione

Ci sono storie che sembrano nate apposta per essere raccontate in un film, è questo il caso della storia di Katherine G. Johnson, genio della matematica, Dorothy Vaughn, supervisore non ufficiale di un team di "computer", e Mary Jackson, aspirante ingegnere. Nere, donne, nella Virginia segregazionista degli anni '60.

Tre menti brillanti che, nonostante il razzismo perché nere e la discriminazione perché donne, hanno avuto un ruolo essenziale nella NASA, in un periodo in cui la competizione con la Russia per la "conquista dello spazio" era al massimo livello, e il programma spaziale americano era molto indietro rispetto a quello russo. In particolare il ruolo di Katherine G. Johnson è stato fondamentale, senza il suo genio matematico John Glenn, primo astronauta americano ad andare nello spazio, sarebbe rimasto a terra e, più avanti nel tempo, nessuna bandiera sarebbe stata piantata sulla superficie della Luna.

Il regista Theodore Melfi sceglie la strada più semplice, cioè raccontare senza interferire, confezionando un cosiddetto "feel-good movie", un film positivo in cui tutto finisce bene. Probabilmente quella del regista è stata la scelta giusta, sicuramente la più semplice per raccontare una storia incredibile in cui alla fine tutto è realmente finito bene (a volte succede!).
Hidden Figures avrebbe potuto affondare di più le mani nella tensione che si respirava negli USA negli anni '60, nei diritti civili, nel razzismo, oppure concentrarsi di più sulla NASA, sulla competizione con la Russia, sul sogno di arrivare nello spazio, o semplicemente scavare più in profondità nei tre personaggi principali, ma non lo fa, il film resta sempre in superficie, a galleggiare sul semplice racconto degli eventi. E' un limite ma è anche un aspetto voluto. Lo scopo del film infatti è solo quello di raccontare queste tre donne e far conoscere una incredibile storia che meritava di essere raccontata, il film non è e non vuole essere niente di più di questo.

Buone le prove delle tre protagoniste del film, Taraji P. Henson (Katherine), Octavia Spencer (Dorothy), e la cantante Janelle Monáe (Mary). Buono anche il cast di supporto, con Kirsten Dunst, Jim Parsons, e un Kevin Costner che si trova sempre molto a suo agio negli anni '60.

Il film ha ottenuto tre nomination agli Oscar 2017, tra cui miglior film, e questa è una cosa abbastanza incomprensibile che probabilmente fa passare il film per qualcosa che non è. Hidden Figures - Il Diritto di Contare è una commedia piacevole, un film "buono" (nel senso di buoni sentimenti), che parla allo spettatore in un modo semplice e universale, che non cerca di essere più di quello che è. E' uno di quei film da vedere per passare una serata sul divano in assoluto relax e senza impegno.

lunedì 27 febbraio 2017

Oscar 2017 - a sorpresa vince Moonlight. Ecco tutti i vincitori!

La Notte degli Oscar 2017 ha riservato un finale del tutto inaspettato, a conclusione di una cerimonia nella norma, tra battute ironiche, in particolare verso il presidente USA, e discorsi politici. Jimmy Kimmel ha condotto la serata in scioltezza e senza fare nulla di particolare, spesso portando sul palco quello che propone anche nel suo show, come i divertenti Mean Tweet. Momento da ricordare, il tweet che Kimmel ha mandato in diretta al presidente USA Trump, per sapere se era ancora sveglio, e poi un altro con l'hashtag #Merylsayshi. Entrambi subito super retwittati.

A trionfare in un finale piuttosto confuso è stato Moonlight, vincitore del premio come miglior film. Cos'è successo? Warren Beatty e Faye Dunaway, non proprio convinti in realtà, hanno annunciato la vittoria di La La Land. Festa per il cast e la produzione, tutti sul palco per festeggiare la vittoria, stavano già facendo i discorsi di ringraziamento quando uno dei produttori del film ha annunciato che c'era stato un errore, il vincitore in realtà era Moonlight. Momento di grande imbarazzo con Warren Beatty che si è scusato davanti a tutti dicendo di aver ricevuto la busta sbagliata. Cambio sul palco, giù cast e produzione di La La Land, su quelli di Moonlight.
Un momento imbarazzante per l'Academy che improvvisamente è sembrata una Miss Universo qualunque. Imbarazzante anche perché, in realtà, non è chiaro cosa sia successo, sembra strano che a ingannare i poveri Beatty e Dunaway sia stato uno scambio di buste, anche perché la busta incriminata che avrebbe tratto in errore i due attori sarebbe stata quella della migliore attrice... che però in quel momento era tra le mani della migliore attrice appena premiata. Insomma, non è chiaro, è stata annunciata un'indagine da parte della PriceWaterhouseCoopers, che da sempre si occupa delle votazioni, che si è dichiarata colpevole dell'accaduto. Comunque Moonlight ha vinto. In tutto il film di Barry Jenkins si è portato a casa tre statuette, miglior film, sceneggiatura originale, e migliore attore non protagonista a Mahershala Ali.

Il musical La La Land, con sei statuette è stato il film più premiato della serata, e si è portato a casa anche i premi per la migliore regia a Damien Chazelle, a 32 anni è il più giovane regista di sempre a ricevere questo Oscar, e quello come migliore attrice protagonista andato a Emma Stone.

Non c'era storia nella categoria migliore attrice non protagonista, a vincere, come da pronostico, è stata Viola Davis per Fences. Un po' di dubbio c'era nella categoria come migliore attore protagonista, la sfida era fra Denzel Washington (Fences) e Casey Affleck (Manchester by the Sea), e alla fine è stato proprio Affleck a portarsi a casa l'Oscar.

Due Oscar per la Disney, grazie alla Pixar per il corto Piper, e a Zootropolis, miglior film d'animazione. Miglior film straniero Il Cliente di Ashgar Farhadi, il regista iraniano era a causa del ban di Trump verso alcuni paesi islamici, il ban è stato sospeso ma la sua assenza è stato un segno di protesta.
Non ce l'ha fatta Fuocoammare tra i documentari, ma un po' d'Italia si è vista sul palco con la vittoria di Alessandro Bertolazzi e Giorgio Gregorini, insieme a Christopher Nelson, dell'Oscar per il miglior trucco per Suicide Squad.

Da segnalare un altro errore, una svista incredibile durante il tristissimo momento In Memoriam è stata ricordata la costumista Janet Patterson, scomparsa lo scorso anno, ma al posto della sua foto è stata messa quella della produttrice, e grande amica della Patterson, Jan Chapman, vivissima, che si è detta abbastanza sconvolta dall'accaduto.

Ecco tutti i premi della serata.

Miglior film: Moonlight di Barry Jenkins

Miglior regia: Damien Chazelle per La La Land

Miglior attrice protagonista: Emma Stone per La La Land

Miglior attore protagonista: Casey Affleck per Manchester by the Sea

Miglior attrice non protagonista: Viola Davis per Fences - Barriere

Miglior attore non protagonista: Mahershala Ali per Moonlight

Miglior sceneggiatura non originale: Moonlight

Miglior sceneggiatura originale: Manchester by The Sea

Miglior film d'animazione: Zootropolis

Miglior film straniero: Il cliente di Asghar Farhadi

Miglior fotografia: La La Land

Miglior scenografia: La La Land

Migliori costumi: Animali fantastici e dove trovarli

Miglior trucco: Suicide Squad

Miglior montaggio sonoro: Arrival

Miglior sonoro: La battaglia di Hacksaw Ridge

Miglior montaggio: La battaglia di Hacksaw Ridge

Migliori effetti speciali: Il libro della Giungla

Miglior colonna sonora: La La Land

Miglior canzone: "City of Stars", La La Land

Miglior cortometraggio: Sing

Miglior cortometraggio documentario: The White Helmets

Miglior corto di animazione: Piper

Miglior documentario: O.J.: Made in America

giovedì 23 febbraio 2017

Jackie - la recensione

Presentato a Festival di Venezia 2016, e candidato a tre premi Oscar, tra cui migliore attrice, Jackie di Pablo Larraín racconta, tra realtà e finzione, uno dei personaggi più iconici del '900 nel suo momento di massimo dolore.

E' il 1963, sono passati cinque giorni dall'omicidio del presidente Kennedy, l'ex first Lady, Jacqueline Kennedy riceve in casa un giornalista di Life per raccontare i quattro giorni precedenti: gli spari, la morte del marito, il lutto, il funerale, l'uscita dalla Casa Bianca.

Il regista cileno Pablo Larraín ricostruisce quei giorni senza seguire una linea temporale precisa, con i continui flashback crea un puzzle che si avvicina molto al modo in cui ricordiamo gli eventi passati, estrapolando momenti in modo irregolare ed emozionale. L'omicidio di JFK è senza dubbio un momento che ha segnato la Storia, così come il suo funerale, cioè quando l'attenzione del mondo si è spostata sulla figura che è sempre stata al fianco del presidente, quella di Jacqueline Kennedy, first lady amata e ammirata ma anche contestata perché ritenuta spesso frivola e superficiale. Ricostruendo e immaginando, perché ovviamente la maggior parte di quello che è successo nella Casa Bianca in quei quattro giorni non è mai stato rivelato, Larraín sfugge alla classica idea del biopic e ci regala l'immagine di una donna shockata dalla morte violenta del marito, gravata dal lutto e dal dolore, persa per il futuro che l'aspetta, e allo stesso tempo pratica e a volte anche dura nelle decisioni che, per forza, deve prendere.

Al centro, cuore e anima del film, c'è una straordinaria Natalie Portman. L'attrice è presente in tutte le scene (tranne una), Larraín le fornisce lo spazio, il contorno, fatto di stanze eleganti e illuminate o di esterni grigi e tristi, e lei si muove all'interno di questi spazi catalizzando tutta l'attenzione su di sé, esattamente come nel film la sua Jackie catalizza l'attenzione di chi le sta intorno. Il regista la segue e la riprende in scene lunghe con primi piani strettissimi, quasi a voler entrare nelle emozioni di Jackie, e Natalie Portman risponde con una interpretazione toccante, intensa e misurata, capace di trasmettere il peso del dolore che improvvisamente è piombato addosso al suo personaggio, la grande dignità di una donna che vede il suo "regno", la sua "Camelot", sul punto di svanire, e la forza, che a volte sembra quasi fuori luogo, con cui decide di lasciare un ricordo indelebile del presidente JFK organizzando un funerale indimenticabile. Grandissimo lavoro di immedesimazione della Portman che, pur non somigliando molto fisicamente a Jacqueline Kennedy, riesce ad interpretarla con il portamento, i movimenti, e soprattutto attraverso l'accento e la voce, che cambia tono tra pubblico e privato, motivo per cui il film andrebbe visto in lingua originale.
L'interpretazione della Portman riesce a far passare in secondo piano l'ottimo cast di contorno, Greta Gerwig, Billy Crudup, il compianto John Hurt, alla sua ultima interpretazione, e Peter Sarsgaard, nel ruolo un po' ambiguo di Robert Kennedy.

Suggestivo, potente, stilisticamente perfetto, interpretato in modo magistrale, Jackie è un bellissimo film.

Fences - Barriere - la recensione

Denzel Washington torna alla regia e porta al cinema Fences - Barriere, tratto dall'omonima pièce teatrale di August Wilson del 1987 con cui vinse il premio Pulitzer.

Pittsburgh, anni '50, Troy Maxson è un'ex promessa del baseball che ha visto la propria carriera finire nel nulla, e che ora fa il netturbino, in polemica con la direzione perché i neri svuotano i secchi mentre i bianchi guidano il camion. Troy è un chiacchierone, gli piace raccontare storie, parlare di se stesso quasi in modo allegorico, dell'amore che prova per sua moglie, anche se in realtà nasconde dei segreti pesanti, è molto duro con i figli che non sono come lui avrebbe voluto: il più grande non lavora perché vuole fare il musicista, il più piccolo è una giovane promessa del football ma Troy non ne vuole nemmeno sentir parlare, tarpando le ali ai suoi sogni. Mentre costruisce lo steccato (Fences, appunto) nel piccolo giardino dietro casa, Troy chiude se stesso dentro, lasciando fuori non solo un mondo che, anche se molto lentamente, sta cambiando, ma anche la sua famiglia.

Teatro al cinema, non sempre funziona, in questo caso funziona abbastanza. Fences - Barriere è un film pieno di parole e pieno di dolore e risentimento. Troy non cerca di piacere al pubblico, è un personaggio tragico, figlio di una generazione che ha vissuto discriminazione e violenza, sia dalla società che in famiglia, sulla propria pelle e che si è formato e indurito a causa di quella discriminazione, fino a diventare chiuso, rabbioso, pieno di umane contraddizioni, a volte distruttive.
Il film è fatto di scambi verbali e monologhi molto lunghi, Denzel Washington riesce ad usare abbastanza bene gli spazi ristretti, soprattutto quelli del piccolo giardino, riducendo un po' (ma non del tutto) l'effetto statico del "teatro al cinema". Una staticità che però in alcuni momenti si avverte soprattutto a causa della durata del film, due ore e un quarto circa, un po' troppe.

Denzel Washington ha già interpretato il ruolo di Troy Maxson a teatro, vincendo il Tony Awards nel 2010, e la confidenza col personaggio è evidente, riempie la scena con la sua presenza e con il suo parlare, quasi un'incontinenza verbale che sovrasta gli altri personaggi, ogni tanto eccede andando sopra le righe ma creando allo stesso tempo un contrasto tra esuberanza e durezza che risulta funzionale al personaggio. Una interpretazione che viene quasi oscurata da quella davvero straordinaria di Viola Davis, anche lei già protagonista a teatro accanto a Washington, e vincitrice del Tony Awards. L'attrice, molto più misurata rispetto a Washington, è il vero cuore pulsante del film, riesce a trasmettere una forza, una dignità e un'umanità che passano attraverso lo schermo ed emozionano lo spettatore. Il ruolo potrebbe portarle (finalmente) l'Oscar, e non premiarla sarebbe davvero un delitto.

Fences - Barriere è un film serio, sociale, che trova della vera calda emozione solo nel finale grazie ai personaggi secondari. Merita di essere visto almeno una volta, possibilmente in lingua originale, perché il modo di parlare di Troy, l'accento "black", le espressioni usate, sono parte integrante del personaggio.

lunedì 13 febbraio 2017

'La La Land' trionfa anche ai BAFTA 2017. Ecco tutti i vincitori.

Sono stati assegnati ieri sera i BAFTA 2017, gli "Oscar inglesi", assegnati dalla British Adacemy of Film and Television Arts.

Nuovo trionfo per il musical La La Land, che si porta a casa 5 premi, tra cui miglior film, regista (Damien Chazelle) e attrice protagonista a Emma Stone, che ormai sembra avere l'Oscar in tasca, così come Viola Davis, che si conferma migliore attrice non protagonista per il film Fences - Barriere.

Come migliore attore ha vinto Casey Affleck (Manchester by the Sea), migliore attore non protagonista invece Dev Patel per Lion. I BAFTA in realtà non sono molto indicativi in chiave Oscar, Casey Affleck e Dev Patel quindi non "guadagnano punti" in attesa degli Academy Awards.

Durante la cerimonia è stato anche consegnato un premio alla carriera al grande Mel Brooks.

Ecco tutti i premi.

MIGLIOR FILM: La La Land

MIGLIOR FILM INGLESE: I Daniel Blake

MIGLIOR REGISTA: Damien Chazelle – La La Land

MIGLIOR ATTORE: Casey Affleck – Manchester By The Sea

MIGLIORE ATTRICE: Emma Stone – La La Land

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA: Dev Patel – Lion

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA: Viola Davis – Fences

MIGLIOR SCENEGGIATURA ADATTATA: Lion

MIGLIOR SCENEGGIATURA ORIGINALE: Manchester By The Sea

MIGLIOR DEBUTTO PER UN REGISTA INGLESE: Babak Anvari, Emily Leo, Oliver Roskill, Lucan Toh – Under The Shadow

MIGLIOR FILM NON IN LINGUA INGLESE: Son Of Saul

MIGLIOR DOCUMENTARIO: 13th

MIGLIOR FILM D’ANIMAZIONE: Kubo & The Two Strings

MIGLIOR FOTOGRAFIA: La La Land

MIGLIOR MONTAGGIO: Hacksaw Ridge

MIGLIOR TRUCCO E PARRUCCO: Florence Foster Jenkins

MIGLIORI COSTUMI: Jackie

MIGLIORI SCENOGRAFIE: Fantastic Beasts And Where To Find Them

MIGLIORI EFFETTI VISIVI: The Jungle Book

MIGLIOR COLONNA SONORA: La La Land

MIGLIOR SONORO: Arrival

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO INGLESE: Home

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO ANIMATO INGLESE: A Love Story

EE RISING STAR AWARD: Tom Holland

mercoledì 1 febbraio 2017

La Battaglia di Hacksaw Ridge - la recensione

Mel Gibson torna alla regia per raccontare una storia vera di guerra e coraggio, ritrovando molti dei temi tipici del suo cinema.

Desmond Doss è un giovane cresciuto tra i boschi e le montagne della Virginia, in una famiglia segnata da un padre reduce di guerra, violento con moglie e figli e vittima del suo passato. Con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, decide di arruolarsi ma con la ferma convinzione di non voler rinunciare al suo credo. Desmond è un cristiano avventista (una forma "estrema" di cristianesimo) e obiettore di coscienza che rifiuta violenza e uso delle armi. Durante l'addestramento, Desmond rifiuta anche solo di toccare il fucile. La sua posizione viene subito mal vista sia dai suoi compagni, che lo accusano di vigliaccheria, che dai suoi superiori.
Arruolato come medico, Desmond viene spedito insieme al suo battaglione sull'isola di Okinawa, dove l'esercito americano è impegnato in uno scontro tra i più sanguinosi della Seconda Guerra Mondiale. Su quel campo di battaglia, il soldato Doss corre da una buca all'altra alla ricerca di compagni feriti, e quando le truppe si ritirano perché sopraffatte dai giapponesi, rimane a soccorrere i compagni. Decine quelli portati in salvo, senza mai sparare un solo colpo. Così Desmond Doss è diventato il primo obiettore di coscienza a ricevere la medaglia d'onore.

Quella di Desmond Doss è una storia di straordinario coraggio, una di quelle storie incredibili che è giusto conoscere e su cui prima o poi qualcuno ci fa un film. Quel qualcuno, in questo caso, è Mel Gibson. Una storia che ha offerto all'attore e regista la possibilità di affrontare i suoi temi preferiti, religione e violenza, qui portati all'estremo contrasto nell'immagine di un ragazzo che, aggrappandosi in modo totale alla religione e al proprio credo (con cui, va detto, a volte è difficile concordare), rifiuta di combattere ma decide comunque di immergersi nella violenza per salvare delle vite.
Mel Gibson, che è un bravissimo regista e su questo non ci sono dubbi, ha già dimostrato di non essere uno che ama le mezze misure quando si parla di mostrare scene violente ed esplicite, basta vedere The Passion o Apocalypto per rendersene conto, ma a differenza del passato in Hacksaw Ridge ha saputo trattenersi (un po'). Il film è comunque pieno di violenza, le scene di guerra sono dure, coinvolgenti, ben dirette, spettacolari e senza fronzoli inutili, ma c'è meno "morbosità" nel modo in cui il regista le mostra.
Il difetto più grande del film probabilmente è la mancanza di "contrappeso" nella storia quando si parla della Storia, quella vera e propria, della Seconda Guerra Mondiale. Nel film c'è un solo punto di vista, quello delle truppe americane, mentre i giapponesi sono solo i cattivi, il nemico, degli spietati soldati, nessuna sfumatura o apertura "alla Clint Eastwood".

Protagonista del film è Andrew Garfield, molto bravo, intenso nella sua interpretazione, calato anima e corpo nonostante un personaggio che non sembra - fisicamente proprio - molto adatto a lui. Buono il cast di supporto, in particolare il sempre bravo Hugo Weaving, mentre spiazza un po' vedere Vince Vaughn in un ruolo "alla sergente Hartman", ma alla fine anche lui fa il suo.

Hacksaw Ridge non è un film particolarmente originale, a parte farci conoscere la storia straordinaria di Desmond Doss non racconta niente di nuovo sulla Seconda Guerra Mondiale, niente che non abbiamo già visto in altri film. Il film di Gibson comunque è un ottimo film di guerra, abbastanza classico del genere, ben diretto e ben interpretato.

lunedì 30 gennaio 2017

SAG Awards - i vincitori dei premi di Cinema e Tv

Si sono tenuti nella notte gli Screen Actors Guild Awards 2017, il premio del sindacato degli attori. I SAG sono un premio molto influente in chiave Oscar e i premi assegnati ieri hanno rimescolato le carte, in una categoria in particolare.

Il premio per il miglior cast in un film è stato vinto da Hidden Figures - Il Diritto di Contare. Un premio che un po' a sorpreso visto che, data (l'incredibile) assenza di La La Land, il favorito per tutti era Moonlight, e subito dopo Manchester by the Sea. La vittoria di Hidden Figures, in quello che ai SAG equivale al premio per il miglior film dell'anno, alza sicuramente le quotazioni della pellicola per la corsa all'Oscar.

Dopo il Golden Globe, Emma Stone (La La Land) si è portata a casa anche il SAG Awards come migliore attrice, la strada verso l'Oscar sembra spianata, così come quella di Viola Davis, vincitrice del premio come migliore attrice non protagonista per Fences - Barriere. Il premio come migliore attore non protagonista è stato vinto da Mahershala Ali (Moonlight), anche lui sembra non avere rivali ai prossimi Oscar.
La sorpresa più grande è arrivata dalla categoria migliore attore protagonista, a vincere è stato Denzel Washington per Fences - Barriere. Il favorito dai pronostici era Casey Affleck, vincitore del Golden Globe e di svariati premi fino ad oggi e principale candidato alla vittoria dell'Oscar, ma dopo i SAG il favorito principale per l'Academy diventa proprio Denzel Washington, che potrebbe vincere il suo terzo Oscar. Storicamente parlando infatti i quattro attori vincitori dei SAG poi si rivelano essere gli stessi anche agli Oscar.
Impossibile non notare come tre vincitori su quattro siano attori neri, soprattutto alla luce di quello che è successo lo scorso anno, con le infuocate proteste per gli #OscarSoWhite, una polemica alquanto esagerata e che, alla luce dei favoriti, siamo abbastanza sicuri che non si ripeterà quest'anno.

Tra le serie tv trionfano Stranger Things (miglior cast serie drama), e Orange Is the New Black (miglior cast comedy). Premi anche per The Crown e The People vs O.J. Simpson: American Crime Story.

Come successo ai Golden Globe, la politica è stata grande protagonista dei discorsi di ringraziamento degli attori, soprattutto dopo le ultime discutibili decisioni del neo presidente Trump. Discorsi di fuoco sul palco, in particolare da parte di David Harbour, Taraji P. Hensom, e Ashton Kutcher.

Ecco tutti i premi della serata.

- CINEMA -

Migliore attore protagonista
Casey Affleck, Manchester by the Sea
Andrew Garfield, Hacksaw Ridge
Ryan Gosling, La La Land
Viggo Mortensen, Captain Fantastic
Denzel Washington, Fences

Migliore attrice protagonista
Amy Adams, Arrival
Emily Blunt, The Girl on the Train
Natalie Portman, Jackie
Emma Stone, La La Land
Meryl Streep, Florence Foster Jenkins

Migliore attore non protagonista
Mahershala Ali, Moonlight
Jeff Bridges, Hell or High Water
Hugh Grant, Florence Foster Jenkins
Lucas Hedges, Manchester by the Sea
Dev Patel, Lion

Migliore attrice non protagonista
Viola Davis, Fences
Naomie Harris, Moonlight
Nicole Kidman, Lion
Octavia Spencer, Hidden Figures
Michelle Williams, Manchester by the Sea

Miglior cast d’insieme
Captain Fantastic
Fences
Hidden Figures
Manchester by the Sea
Moonlight

- TV -

Miglior cast serie drama
Downton Abbey
Game of Thrones
The Crown
Stranger Things
Westworld

Migliore attrice serie drama
Robin Wright, House of Cards
Millie Bobby Brown, Stranger Things
Claire Foy, The Crown
Winona Ryder, Stranger Things
Thandie Newton, Westworld

Migliore attore serie drama
Rami Malek, Mr. Robot
Kevin Spacey, House of Cards
Sterling K. Brown, This Is Us
John Lithgow, The Crown
Peter Dinklage, Game of Thrones

Migliore cast serie comedy
The Big Bang Theory
black-ish
Modern Family
Orange Is the New Black
Veep

Migliore attrice serie comedy
Uzo Aduba, Orange Is The New Black
Ellie Kemper, The Unbreakable Kimmy Schmidt
Julia Louis-Dreyfus, Veep
Jane Fonda, Grace & Frankie
Lily Tomlin, Grace & Frankie

Migliore attore serie comedy
Ty Burrell, Modern Family
William H. Macy, Shameless
Jim Parson, The Big Bang Theory
Jeffrey Tambor, Transparent
Anthony Anderson, black-ish
Tituss Burgess, The Unbreakable Kimmy Schmidt

Migliore attrice film tv o miniserie
Sarah Paulson, The People v. O.J. Simpson: American Crime Story
Kerry Washington, Confirmation
Felicity Huffman, American Crime
Bryce Dallas Howard, Black Mirror
Audra MacDonald, Lady Day at Emerson’s Bar and Grill

Migliore attore film tv o miniserie
Sterling K. Brown, The People v. O.J. Simpson: American Crime Story
Courtney B. Vance, The People v. O.J. Simpson: American Crime Story
Riz Ahmed, The Night Of
Bryan Cranston, All the Way
John Turturro, The Night Of

Miglior team controfigure
Game of Thrones
Marvel’s Daredevil
Marvel’s Luke Cage
The Walking Dead
Westworld

giovedì 26 gennaio 2017

La La Land - la recensione

Era uno dei film più attesi di questa stagione cinematografica, è stato un vero e proprio colpo di fulmine per tutti alla Mostra Cinematografica di Venezia 2016, e finalmente arriva anche nelle nostre sale.
Stiamo parlando di La La Land, il musical di Damien Chazelle, con i bellissimi e bravissimi Emma Stone e Ryan Gosling.

Il giovanissimo regista aveva già saputo stupirci con quel mix di musica jazz ed energia pura che era stato Whiplash, ma in questo musical di altri tempi si supera e, in un certo senso, supera il cinema stesso, con una storia d'amore tanto semplice da riportare alla mente quelle storie dei film di una volta, a metà fra quel senso di nostalgia di cui era impregnato Casablanca e la magia fanciullesca de Il Mago di Oz. C'è però di più, in La La Land, oltre all'omaggio a quella vecchia Hollywood in cui il musical era uno dei mezzi prediletti per raccontare la vita e l'amore e si suonava Jazz a un pianoforte mentre si fumava una sigaretta. C'è la vitalità di un ragazzo, Chazelle infatti ha solo 31 anni, che crede ancora nel futuro e che i sogni possono avverarsi se ci si crede davvero.

La storia di Mia, attrice perennemente alla ricerca della sua occasione, e Sebastian, pianista jazz con il sogno di aprire un locale in cui resuscitare un genere che, dice, va vissuto intensamente e non semplicemente ascoltato, è tutto sommato semplice, lineare, senza slanci eccessivi o particolari ostacoli, è una storia in cui è facile identificarsi, un amore da tutti i giorni.
Eppure la magia di questo film è quanto la semplicità riesca a essere "travolgentemente" romantico.
Ci si immerge in un'atmosfera fiabesca, sognante, sospesa in una modernità senza tempo, e la musica avvolge lo spettatore e lo trascina con sé attraverso le stagioni, unico vero riferimento che scandisce l'avanzare del film.

La chimica fra la Emma Stone e Ryan Gosling fa il resto. I due sono magnifici in scena, soprattutto quando abbandonano i momenti realistici per lasciarsi andare a lunghi duetti di danza e canto, non si può non rimanerne conquistati completamente.

Sospeso fra il romanticismo classico della vecchia Hollywood e la sperimentazione più moderna, La La Land è un film classico, potente, meraviglioso come pochi, e come ogni classico ha l'incredibile capacità di essere catartico.

martedì 24 gennaio 2017

Oscar 2017 - le nomination

Sono state annunciate poco fa le nomination agli Oscar 2017. Qualche sorpresa e, di controparte, qualche assenza, di cui una abbastanza clamorosa.

Sono nove i nominati come miglior film: La La Land, Moonlight, Manchester by the Sea, Arrival, Lion, Hacksaw Ridge, Hell or High Water, Fences, e Hidden Figures, rientrato tra i nominato un po' a sorpresa.

Nelle cinquine degli attori spiccano due assenze. Manca Aaron Taylor-Johnson, fresco vincitore del Golden Globe 2017 per Animali Notturni, al suo posto è stato nominato Michael Shannon per lo stesso film. Molto più grave l'assenza di Amy Adams (Arrival) nella cinquina delle migliori attrici protagoniste. Un'assenza abbastanza incomprensibile, non solo perché la Adams offre una prova straordinaria e impeccabile, ma perché lei è il film, il suo personaggio e la sua performance sono il fulcro centrale e vero motore di Arrival che è stato nominato come miglior film. Una scelta davvero poco comprensibile. Allo stesso tempo Meryl Streep si è presa la sua ventesima nomination (magari per una volta potevano passare e lasciare il posto a un'altra? alla povera Amy Adams ad esempio?).

Il resto delle nomination non hanno riservato particolari sorprese. La La Land, favorito dai pronostici, ha portato a casa ben 14 nomination, record, come Titanic e Eva contro Eva. Nomination tecniche anche per Rogue One: As Star Wars Story, Star Trek Beyond, Animali Fantastici, Doctor Strange, e Il Libro della Giungla, film che probabilmente avrebbe meritato maggiore considerazione, così come Sully.
C'è anche un po' d'Italia, Fuocoammare di Gianfranco Rosi è stato nominato come miglior documentario.

Quest'anno c'è una grande varietà fra i nominati, dopo le proteste dello scorso anno, per gli Oscar 2017 è scongiurata quindi qualsiasi polemica.

Appuntamento al 26 febbraio con la cerimonia di premiazione.

Ecco l'elenco dei nominati.

Best Picture
La La Land
Moonlight
Manchester by the Sea
Arrival
Lion
Hidden Figures
Hacksaw Ridge
Hell or High Water
Fences

Best Director
Damien Chazelle – La La Land
Barry Jenkins – Moonlight
Kenneth Lonergan – Manchester by the Sea
Denis Villeneuve – Arrival
Mel Gibson – Hacksaw Ridge

Best Actress
Emma Stone – La La Land
Natalie Portman – Jackie
Isabelle Huppert – Elle
Meryl Streep – Florence Foster Jenkins
Ruth Negga – Loving

Best Actor
Casey Affleck – Manchester by the Sea
Denzel Washington – Fences
Andrew Garfield – Hacksaw Ridge
Ryan Gosling – La La Land
Viggo Mortensen – Captain Fantastic

Best Supporting Actress
Viola Davis – Fences
Michelle Williams – Manchester by the Sea
Naomie Harris – Moonlight
Nicole Kidman – Lion
Octavia Spencer – Hidden Figures

Best Supporting Actor
Mahershala Ali – Moonlight
Jeff Bridges – Hell or High Water
Dev Patel – Lion
Lucas Hedges – Manchester by the Sea
Michael Shannon – Nocturnal Animals

Best Adapted Screenplay
Moonlight – Barry Jenkins, Tarell McCraney
Arrival – Eric Heisserer
Lion – Luke Davies
Fences – August Wilson
Hidden Figures – Allison Schroeder, Theodore Melfi

Best Original Screenplay
La La Land – Damien Chazelle
Manchester by the Sea – Kenneth Lonergan
Hell or High Water – Taylor Sheridan
The Lobster – Efthymis Filippou, Yorgos Lanthimos
20th Century Women – Mike Mills

Best Cinematography
Linus Sandgren – La La Land
Bradford Young – Arrival
Greig Fraser – Lion
James Laxton – Moonlight
Rodrigo Prieto – Silence

Best Animated Feature
Zootopia
Moana
Kubo and the Two Strings
The Red Turtle
My Life as a Zucchini

Best Documentary Feature
O.J.: Made in America
13th
I Am Not Your Negro
Fire at Sea
Life, Animated

Best Foreign Language Film
Tanna – Australia
Land of Mine – Denmark
Toni Erdmann – Germany
The Salesman – Iran
A Man Called Ove – Sweden

Best Original Song
“Audition (The Fools Who Dream)” – La La Land
“City of Stars” – La La Land
“How Far I’ll Go” – Moana
“Can’t Stop the Feeling” – Trolls
“The Empty Chair” – Jim: The James Foley Story

Best Original Score
La La Land – Justin Hurwitz
Lion – Dustin O’Halloran and Hauschka
Moonlight – Nicholas Britell
Jackie – Mica Levi
Passengers – Thomas Newman

Best Film Editing
La La Land – Tom Cross
Moonlight – Joi McMillon, Nat Sanders
Hacksaw Ridge – John Gilbert
Arrival – Joe Walker
Hell or High Water – Jake Roberts

Best Visual Effects
Deepwater Horizon
The Jungle Book
Rogue One: A Star Wars Story
Doctor Strange
Kubo and the Two Strings

Best Costume Design
Allied – Joanna Johnston
Fantastic Beasts and Where to Find Them – Colleen Atwood
Florence Foster Jenkins – Consolata Boyle
Jackie – Madeline Fontaine
La La Land – Mary Zophres

Best Makeup and Hairstyling
Suicide Squad – Alessandro Bertolazzi
A Man Called Ove – Love Larson and Eva Con Bahr
Star Trek Beyond – S. Anne Carroll and Joel Harlow

Best Production Design
Fantastic Beasts and Where to Find Them – Stuart Craig, James Hambige, Anna Pinnock
Hail, Caesar! – Jess Gonchor, Nancy Haigh
La La Land – David Wasco, Sandy Reynolds-Wasco
Arrival – Patrice Vermette
Passengers – Guy Hendrix Dyas

Best Sound Editing
Arrival
Deepwater Horizon
Hacksaw Ridge
La La Land
Sully

Best Sound Mixing
Arrival
Hacksaw Ridge
La La Land
Rogue One: A Star Wars Story
13 Hours: The Secret Soldiers of Benghazi

Best Documentary (Short Subject)
Extremis
4.1 Miles
The Mute’s House
The White Helmets
Watani: My Homeland

Best Short Film (Animated)
Pearl
Pear and Cider Cigarettes
Piper
Blind Vaysha
Borrowed Time

Best Short Film (Live-Action)
Ennemis Interieurs
Timecode
Silent Nights
La Femme et la TGV
Sing

lunedì 23 gennaio 2017

Arrival - la recensione

Il talentuoso regista canadese Denis Villeneuve sposta al cinema un intimo dramma fantascientifico, molto più vicino alla fantascienza degli anni '50 che a quella più "rumorosa" degli ultimi anni.

Sulla Terra compaiono dodici navi aliene, posizionate in diverse parti del globo e sospese in aria, in attesa di un contatto. L'esercito degli Stati Uniti sceglie la linguista Louise Banks (A.Adams), e il fisico Ian Donnelly (J.Renner), per cercare di comunicare con gli alieni. L'impresa si rivela complessa, la comprensione del linguaggio alieno, fatto di figure circolari che sembrano macchie d'inchiostro, richiede tempo. Tempo che alcuni paesi non sono disposti a concedere, mentre il mondo impazzisce per la paura, i governi preparano le armi per attaccare le navi aliene.

La trama principale di Arrival sembra ricalcare molti altri film di fantascienza del passato, da Ultimatum alla Terra a Independence Day, ma Denis Villeneuve sceglie un modo più intimo di affrontare la vicenda: niente guerre, niente battaglie all'ultimo sangue contro gli alieni. Come in Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo di Spielberg o Contact di Zemeckis, il regista porta la storia a un livello più intimo e personale andando a posare la storia sul personaggio di Amy Adams, una linguista, puntando quindi all'importanza del dialogo e della comprensione comune per unire mondi lontani (o anche paesi in eterno conflitto?). A differenza di Spielberg però Villeneuve non punta sullo stupore un po' fanciullesco dell'incontro con gli alieni che fa spalancare gli occhi dalla meraviglia ma alla profondità più filosofica, profonda ed esistenziale.

Come già dimostrato in Prisoners e Sicario, Villeneuve è bravissimo, visivamente Arrival è tanto semplice quanto potente, il regista riesce a creare una atmosfera di mistero e attesa che cattura e coinvolge lo spettatore. L'uso degli effetti speciali (di solito piuttosto massiccio in film del genere) non è affatto invasivo ed è limitato allo stretto necessario. La storia è molto lineare, semplice nella base e - con i suoi silenzi, i paradossi, i suoi flashback e forward - organizzata in modo da diventare complessa quanto basta, ed è misteriosa e circolare proprio come il linguaggio degli alieni. Affascinante la colonna sonora, davvero bella la fotografia.

Ottimo il cast. Jeremy Renner è un solido co-protagonista, così come Forest Whitaker, ma al centro di tutto c'è Amy Adams. Come già detto, sul suo personaggio si poggia tutto il peso del film e affidare questo compito a un'attrice come Amy Adams equivale a metterlo in banca. Straordinaria, intensa, emozionante, con i suoi primi piani carichi d'intensità la Adams diventa il cuore pulsante del film e trasporta lo spettatore all'interno della storia.

Non è il classico film di fantascienza, probabilmente per assimilarlo bene e in modo totale servono almeno due visioni, ma Arrival è un film stilisticamente perfetto che affascina ed emoziona.

mercoledì 14 dicembre 2016

SAG Awards 2017 - le nomination!

Rese note poco fa le nomination per gli Screen Actors Guild Awards 2017, il premio del sindacato degli attori americani, molto indicativo in chiave Oscar, spesso infatti i cinque attori e attrici nominati ai SAG vengono poi nominati anche agli Academy.

A farla da padrona è Manchester by the Sea, che ottiene quattro nomination. A seguire, con tre nomination, Fences e Moonlight.

Nomination anche per Emma Stone (molto agguerrita la categoria migliore attrice) e Ryan Gosling per La La Land, che però non è stato nominato nella categoria miglior cast. Sedicesima nomination ai SAG per Meryl Streep.

Nomination anche per le serie tv dove, oltre agli immancabili Downton Abbey e Game of Thrones, troviamo tra i nominati anche nuove serie come Westworld, Stranger Things, The Crown, This Is Us e People v. O.J. Simpson.

La cerimonia di premiazione si terrà il 29 gennaio. Ecco tutte le nomination.

- CINEMA- 

MIGLIORE INTERPRETAZIONE PER UN CAST D’INSIEME
Captain Fantastic
Fences
Hidden Figures
Manchester by the Sea
Moonlight

MIGLIORE INTERPRETAZIONE PER UN ATTORE PROTAGONISTA
Casey Affleck – Manchester by the Sea
Andrew Garfield – Hacksaw Ridge
Ryan Gosling – La La Land
Viggo Mortensen – Captain Fantastic
Denzel Washington – Fences

MIGLIORE INTERPRETAZIONE PER UNA ATTRICE PROTAGONISTA
Amy Adams – Arrival
Emily Blunt – The Girl on the Train
Natalie Portman – Jackie
Emma Stone – La La Land
Meryl Streep – Florence Foster Jenkins

MIGLIORE INTERPRETAZIONE PER UN ATTORE NON PROTAGONISTA
Mahershala Ali – Moonlight
Jeff Bridges – Hell or High Water
Hugh Grant – Florence Foster Jenkins
Lucas Hedges – Manchester by the Sea
Dev Patel – Lion

MIGLIORE INTERPRETAZIONE PER UNA ATTRICE NON PROTAGONISTA
Viola Davis – Fences
Naomie Harris – Moonlight
Nicole Kidman – Lion
Octavia Spencer – Hidden Figures
Michelle Williams – Manchester by the Sea

MIGLIORE INTERPRETAZIONE CAST D’INSIEME STUNT
Captain America: Civil War
Doctor Strange
Hacksaw Ridge
Jason Bourne
Nocturnal Animals

- TV -

MIGLIOR CAST DI UNA SERIE DRAMMATICA
Downton Abbey
Game of Thrones
The Crown
Stranger Things
Westworld

MIGLIOR ATTRICE IN UNA SERIE DRAMMATICA
Robin Wrigh, House of Cards
Millie Bobby Brown, Stranger Things
Claire Foy, The Crown
Winona Ryder, Stranger Things
Thandie Newton, Westworld

MIGLIOR ATTORE IN UNA SERIE DRAMMATICA
Rami Malek, Mr. Robot
Kevin Spacey, House of Cards
Sterling K. Brown, This Is Us
John Lithgow, The Crown
Peter Dinklage, Game of Thrones

MIGLIOR CAST IN UNA COMEDY
The Big Bang Theory
black-ish
Modern Family
Orange Is the New Black
Veep

MIGLIOR ATTRICE IN UNA COMEDY
Uzo Aduba, Orange Is The New Black
Ellie Kemper, The Unbreakable Kimmy Schmidt
Julia Louis-Dreyfus, Veep
Jane Fonda, Grace & Frankie
Lily Tomlin, Grace & Frankie

MIGLIOR ATTORE IN UNA COMEDY
Ty Burrell, Modern Family
William H. Macy, Shameless
Jim Parson, The Big Bang Theory
Jeffrey Tambor, Transparent
Anthony Anderson, black-ish
Tituss Burgess, The Unbreakable Kimmy Schmidt

MIGLIOR ATTRICE IN UN FILM TV O MINISERIE
Sarah Paulson, The People v. O.J. Simpson: American Crime Story
Kerry Washington, Confirmation
Felicity Huffman, American Crime
Bryce Dallas Howard, Black Mirror
Audra MacDonald, Lady Day at Emerson’s Bar and Grill

MIGLIOR ATTORE IN UN FILM TV O MINISERIE
Sterling K. Brown, The People v. O.J. Simpson: American Crime Story
Courtney B. Vance, The People v. O.J. Simpson: American Crime Story
Riz Ahmed, The Night Of
Bryan Cranston, All the Way
John Turturro, The Night Of

MIGLIOR TEAM DI CONTROFIGURE
Game of Thrones
Marvel’s Daredevil
Marvel’s Luke Cage
The Walking Dead
Westworld

mercoledì 30 novembre 2016

'Manchester by the Sea' miglior film per la National Board of Review. 'Moonlight' vince i Gotham Awards

La stagione dei premi ormai ha preso il via, i primi verdetti arrivano dai Gotham Awards, premio dedicato al cinema indipendente, e dalla National Board of Review, organizzazione cinefila newyorkese formata da cinefili di diversa provenienza (studenti, insegnanti, storici, ecc).
Entrambi i premi sono moderatamente indicativi per gli Oscar, più che altro danno un'idea di chi potrebbe rientrare tra i nominati.

A trionfare ai Gotham Awards 2016 è stato Moonlight di Barry Jenkins, film d'apertura all'ultimo Festival di Roma, che si è portato a casa quattro premi: miglior film, migliore sceneggiatura, il premio del pubblico, e un premio speciale della giuria per il cast.

Casey Affleck (Manchester by the Sea) e Isabelle Huppert (Elle) sono stati premiati come migliore attore e attrice.

Ecco l'elenco dei vincitori:

Miglior film: Moonlight
Miglior attore: Casey Affleck - Manchester by the Sea
Migliore attrice: Isabelle Huppert - Elle
Miglior regista rivelazione: Trey Edward Shults - Krisha
Miglior interprete emergente: Anya Taylor-Joy - The Witch
Miglior sceneggiatura: Barry Jenkins e Tarell Alvin McCraney - Moonlight
Premio speciale della giuria per il miglior cast: Moonlight
Miglior serie rivelazione - forma lunga: Crazy Ex-Girlfriend
Miglior serie rivelazione - forma corta: Her Story
Premio del pubblico: Moonlight
Miglior documentario: O.J.: Made in America
Spotlight on Women Filmmakers "Live the Dream" Grant: Shaz Bennett – Alaska is a Drag; Katie Orr – Poor Jane; Roxy Toporowych – Julia Blue
Premio alla carriera: Amy Adams; Ethan Hawke; Arnon Milchan; Oliver Stone

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Altro giro, altro premio, altro vincitore. La National Board of Review ha assegnato il premio come miglior film a Manchester by the Sea di Kenneth Lonergan. Il film si è portato a casa anche i premi come migliore attore (Casey Affleck), sceneggiatura originale, e rivelazione maschile (Lucas Hedges), per un totale di quattro premi.

Il premio come migliore attrice è andato a Amy Adams per lo sci-fi Arrival. A vincere nelle categorie non protagonisti invece sono stati Jeff Bridges per Hell or High Water, e Naomie Harris per Moonlight, film che si è portato a casa anche il premio per la migliore regia.
Tra i premiati anche Silence di Martin Scorsese, che ancora non è uscito nelle sale, a cui è andato il premio per la migliore sceneggiatura non originale.

Ecco tutti i premi e i migliori titoli dell'anno secondo la National Board of Review.

Miglior film: Manchester by the Sea
Miglior regista: Barry Jenkins per Moonlight
Miglior attore: Casey Affleck per Manchester by the Sea
Miglior attrice: Amy Adams per Arrival
Miglior attore non protagonista: Jeff Bridges per Hell or High Water
Miglior attrice non protagonista: Naomie Harris per Moonlight
Miglior sceneggiatura originale: Kenneth Lonergan per Manchester by the Sea
Miglior sceneggiatura non originale: Jay Cocks e Martin Scorsese per Silence
Miglior film d'animazione: Kubo e la spada magica (Kubo and the Two Strings)
Miglior rivelazione maschile: Lucas Hedges per Manchester by the Sea
Miglior rivelazione femminile: Royalty Hightower per The Fits
Miglior regista esordiente: Trey Edward Shults per Krisha
Miglior film straniero: Il cliente (Forushande)
Miglior documentario: O.J.: Made in America
Miglior cast: Il diritto di contare (Hidden Figures)
Spotlight Award: Peter Berg e Mark Wahlberg per la loro creativa collaborazione
Premio per la libertà di espressione: Cameraperson

Migliori 10 film dell'anno
Arrival
Hacksaw Ridge
Ave, Cesare! (Hail, Caesar!)
Hell or High Water
Il diritto di contare (Hidden Figures)
La La Land
Moonlight
Patriots Day
Silence
Sully

Migliori film stranieri
Elle
Agassi
Julieta
Land of Mine - Sotto la sabbia
Neruda

Migliori documentari
De Palma
La principessa e l'aquila (The Eagle Huntress)
Gleason
Life, Animated
Miss Sharon Jones!

Migliori dieci film indipendenti
20th Century Women
Captain Fantastic
Creative Control
Il diritto di uccidere (Eye in the Sky)
The Fits
Green Room
Hello, My Name Is Doris
Krisha
Morris from America
Sing Street