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martedì 29 marzo 2022

Oscar 2022 - Wil Smith chiede scusa a Chris Rock. Ma cos'è successo in regia in quel momento?

Continua a tenere banco il caso dello schiaffo di Will Smith a Chris Rock durante la cerimonia di premiazione degli Oscar 2022.

L'Academy e la Screen Actors Guild (SAG) hanno fatto sapere che a breve analizzeranno quanto accaduto e che ci saranno conseguenze.

"L'Academy condanna le azioni del signor Smith durante lo show. Abbiamo iniziato un'indagine formale sull'incidente ed esploreremo ulteriori azioni e conseguenze, secondo il nostro Staturo, le norme di condotte e le leggi della California", si legge nel comunicato ufficiale dell'Academy. Poi è arrivato quello del SAG: "Come sindacato che rappresenta i presentatori e altri attori agli Oscar, SAG-AFTRA deve assicurarsi che i suoi membri lavorino sempre in un ambiente sicuro. La violenza o la violenza fisica in un luogo di lavoro non sono mai appropriate e il sindacato condanna qualsiasi condotta di questo tipo. L'incidente che ha coinvolto Will Smith e Chris Rock agli Oscar è inaccettabile. Siamo in contatto con l'Academy e con l'ABC in merito a questo incidente e lavoreremo per garantire che questo comportamento venga affrontato in modo appropriato. SAG-AFTRA non rilascia commenti su nessun procedimento disciplinare in corso sui suoi membri".

Insomma, se Chris Rock non ha nessuna intenzione di denunciare il collega, l'Academy e i SAG non sembrano intenzionati a passarci sopra, ci saranno conseguenze.

Intanto Will Smith, che nel suo discorso di accettazione del premio aveva si era già scusato, visibilmente imbarazzato oltre che in lacrime, è tornato sull'argomento e con un post su Instagram ha chiesto scusa a tutti, anche a Chris Rock. Ecco il suo post.

"La violenza, in ogni sua forma, è velenosa e distruttiva. Il mio comportamento all’ultima Notte degli Oscar è stato inaccettabile e ingiustificabile. Gli scherzi su di me fanno parte del lavoro, ma una battuta sulla condizione medica di Jada è stato troppo per me da sopportare e ho reagito in maniera emotiva.
Vorrei scusarmi pubblicamente con te, Chris. Ho reagito in maniera eccessiva e ho sbagliato. Mi vergogno di questo e le mie azioni non sono indicative dell’uomo che voglio essere. Non c’è spazio per la violenza in un mondo di amore e gentilezza.
Desidero anche scusarmi con l’Academy, i produttori dello show, tutti i presenti e il pubblico in tutto il mondo. Voglio anche chiedere perdono alla famiglia Williams e alla mia famiglia di King Richard. Sono profondamente dispiaciuto che il mio comportamento sia finito per macchiare quello che, fino a quel momento, era stato un viaggio straordinario per tutti noi.

Sono ancora un work in progress. Sinceramente, Will".


Mentre si parla del gesto, molti si sono chiesti cosa è successo dietro le quinte in quel momento. Perché la regia non ha sospeso la diretta? Perché nessuno della security è intervenuto? La risposta è molto semplice, nessuno se lo aspettava.
Variety lo ha chiesto a Chris Mills, responsabile per la ABC che stava gestendo la diretta con il regista, uno che di imprevisti se ne intende, era in regia anche nell'edizione del famoso scambio delle buste tra La La Land e Moonlight. Le sue parole.

"È arrivato Chris Rock e l'abbiamo visto mentre lavorava su quello che era successo fino ad allora, come fanno tutti i comici. E poi ha fatto la battuta su Soldato Jane, e si è visto che non era piaciuta a Jada. E all'improvviso Will è salito sul palco. In passato ci sono già stati momenti in cui qualcuno si è alzato e ha fatto delle cose, per cui abbiamo pensato che fosse uno di quei casi". Mills ha specificato che la battuta sulla testa rasata di Jada Pinkett-Smith non era nel copione, è stata improvvisata così come improvvisa è stata la reazione di Will Smith. "Abbiamo iniziato a renderci conto che era una situazione reale quando Chris, che conosce i limiti delle dirette televisive, ha detto, "Will Smith mi ha appena schiaffeggiato" [l'espressione esatta è stata:"Slapped the shit out of me"]. In quel momento è diventato evidente che non era uno scherzo".
La conferma che era tutto vero è arrivata poi quando Will Smith ha urlato la ormai famosa frase "Keep my wife's name out of your fucking mouth", che negli USA è stata censurata in diretta. "Quando hai la mano sul pulsante - io non l'avevo ma c'erano le persone incaricate di controllare - credo sia ovvio si preferisca togliere qualcosa piuttosto che lasciarlo passare", ha commentato Mills.

Ma lo show deve andare avanti. "Avevamo sentito che Denzel Washington e Tyler Perry erano andati da Will per capire cosa era successo, calmarlo, dargli consigli", ha detto Mills, "Ma dovete ricordare che stavamo gestendo una diretta. Fosse stata una cosa pre-registrata, ci saremmo fermati, avremmo affrontato l'argomento e deciso cosa fare. Ma in questo caso c'era uno spettacolo da fare. Ovvio, si è trattato di un momento spiacevole, ma non a un livello tale da pensare a fermare tutto lo show, che è quindi proseguito". Decisivo soprattutto l'intervento di Denzel Washington, che durante la presentazione della cinquina si è alzato e si è "messo in mezzo" tra Smith e Rock per cercare di calmare gli animi (foto).

Qualcuno si è chiesto perché è stato permesso a Will Smith di tornare tranquillamente in platea, e il motivo che non c'è stato il tempo di prendere decisioni, l'attore era già stato richiamato per la premiazione dell'Oscar al migliore attore, che poi ha vinto. Un brutto episodio che ha oscurato tutto il resto, per questo Mills invita tutti ad andarsi a rivedere alcuni momenti: "Ci sono stati dei vincitori straordinari e dei grandi discorsi, quindi invito tutti a rivedere Questlove, Jessica Chastain, Billie Eilish, l'intero equipaggio di CODA. Ci sono stati vincitori fantastici e sentimenti incredibili la scorsa notte". E poi un elogio alla figura del presentatore, nello specifico Amy Schumer, che con una piccola battuta ha sciolto la tensione: "La cosa che abbiamo capito, anche durante le prove, è l'importanza di avere un presentatore. Quanto ci mancava!".

Sicuramente del caso "ceffone di Will Smith" si parlerà ancora per molto tempo. 

martedì 1 febbraio 2022

The Tragedy of Macbeth - la recensione

Nuovo adattamento di una delle più celebri tragedie di William Shakespeare diretto da Joel Coen, per la prima volta solo, senza il fratello Ethan.

La storia di Macbeth è nota, il nobile scozzese a cui tre streghe predicono un futuro che lo porterà alla corona del Re. Caricato dall'ambiziosa moglie, la sete di potere di Macbeth crescerà sempre di più, spingendolo in una spirale di violenza e follia.

The Tragedy of Macbeth si può definire un film "estremo", è infatti estremamente teatrale e, allo stesso tempo, estremamente cinematografico. La messa in scena è a dir poco perfetta, tutto è studiato nei minimi dettagli ed è eseguito con una precisione quasi maniacale. Nella regia di Joel Coen sono evidenti i richiami al Cinema Espressionista, a Bergman, rafforzati anche dall'uso di un bianco e nero dai contrasti molto alti, e ai quadri di De Chirico, con le ambientazioni ridotte al minimo essenziale e gli spazi geometrici, spesso vuoti, che creano un effetto surreale e onirico. Una forma perfetta, visivamente eccezionale, racchiusa in un formato atipico, un 4:3 di cui ci si dimentica molto velocemente. Le scenografie, anche queste essenziali, sono ricostruite in studio creando un perfetto mix di Teatro e Cinema. La fotografia è straordinaria, in un mondo giusto, il direttore della fotografia Bruno Delbonnel avrebbe già l'Oscar in mano.

Una forma così perfetta però non serve a niente senza un contenuto all'altezza. Quello di Joel Coen non è affatto un puro esercizio di stile ma il perfetto contenitore per accogliere le eccezionali performance del cast. Denzel Washington è monumentale, non eccede mai, riempie la scena grazie alla sua fisicità, e sembra davvero nato per recitare i dialoghi di Shakespeare. Ad affiancarlo e sostenerlo, una eccezionale Frances McDormand, perfetta per interpretare la discesa nella follia del suo personaggio. L'attrice figura anche come produttrice, da anni infatti chiedeva al marito, Joel Coen, di portare al cinema questa storia. Molto bravo Alex Hassell, perfetto nei panni di questa figura quasi monastica che si muove alle spalle dei personaggi, ma chi davvero spicca è la straordinaria Kathryn Hunter, che molti riconosceranno come la Signora Figg di Harry Potter, in realtà è una veterana del teatro britannico. L'attrice interpreta le tre streghe, più un altro personaggio, e la sua performance è totale, fisica e vocale, porta nel film una sensazione di terrore e inquietudine che lascia decisamente il segno nello spettatore.

Ci sono delle differenze con il testo di Shakespeare, la più evidente è sicuramente la scelta di far interpretare Macbeth e Lady Macbeth a due attori sopra i 60 anni, questo porta alla storia un senso di insoddisfazione diverso nei due personaggi, il peso del tempo che passa, la sensazione di non aver avuto quello che avrebbero voluto, quello che loro pensavano di meritare, che sia gloria, potere, o figli, e quindi la voglia di prenderselo prima che sia troppo tardi, una voglia che si trasforma in ossessione, violenza e follia. Poteva essere un azzardo, si tratta invece di una scelta vincente, anche perché affidata  due mostri della recitazione come Denzel Washington e Frances McDormand.

The Tragedy of Macbeth (in Italia solo Macbeth) forse non è un film adatto a tutti i palati, ma è un grande film, è grande Cinema, diretto e recitato in modo magistrale, una gioia per gli occhi. Peccato solo non averlo visto al cinema.

martedì 22 dicembre 2020

Ma Rainey's Black Bottom - la recensione

Ma Rainey's Black Bottom, adattamento dell'omonima opera teatrale di August Wilson, arriva su Netflix prodotto da Denzel Washington, diretto da George C. Wolfe e sceneggiato da Ruben Santiago Jr..

In una fumosa Chicago degli anni '20, la band di Ma Rainey (Viola Davis) aspetta l'arrivo della diva in uno studio musicale per incidere il suo nuovo album. Si scherza, si chiacchiera, si litiga, ci si scambiano aneddoti sulle proprie vite. Fra loro c'è anche Levee (Chadwick Boseman) giovane e irruento che sogna una band tutta sua e che apparentemente non ha paura di nulla. L'arrivo di Ma Rainey non fa che portare alla luce e acuire i conflitti, spingendo verso un finale che appare inevitabile.
 

Nella trasposizione dal teatro al cinema appare subito chiaro che si sia voluto rimanere totalmente fedeli all'impostazione data dal palco, con la cantina e la sala di incisione unici setting e una narrazione interamente scandita da dialoghi brillanti e veloci, con un ritmo tipico del teatro. E' un patto che il film fa subito con lo spettatore: bisogna accettarlo e andare avanti, oppure decidere di abbandonare la visione subito, non ci sono mezze misure. Non è infatti solo una questione di dialoghi e scenografie, ma anche dei personaggi, partendo proprio da Ma, tutti squisitamente teatrali, dalle movenze al trucco al loro essere delineati attraverso le parole, lì dove il flashback è per forza di cose bandito.
Dell'infanzia di Levee sappiamo tutto dal suo racconto, estremamente vivido e dettagliato, ma registi e sceneggiatori non ci mostrano mai nulla di quel passato, dobbiamo viverlo attraverso la performance splendida di Chadwick Boseman, al suo ultimo ruolo prima della sua prematura scomparsa.
Anche Viola Davis, vera e propria Regina fra le attrici nere del cinema contemporaneo, ci presenta la sua Ma tagliandola in una interpretazione di corpo e di gestualità, tanto che è facile dimenticarsi di essere seduti di fronte a uno schermo per immaginarsi sulla poltrona di un teatro di Broadway.



Ma Rainey's Black Bottom è un film che non conosce mezze misure, non scende mai a compromessi e non ha paura delle sue radici teatrali, anzi, le abbraccia completamente e in un certo senso le sbatte in faccia allo spettatore, valorizzando fortemente l'ambientazione claustrofobica e i suoi interpreti.
Sicuramente un film onesto e solido, che riesce a essere compatto ed emozionante.

giovedì 1 ottobre 2020

'Ma Rainey’s Black Bottom', prime immagini dell'ultimo film di Chadwick Boseman

E' passato poco più di un mese dalla prematura scomparsa di Chadwick Boseman e il ricordo dell'attore continua a commuovere fan e colleghi.

Qualche ora fa, Netflix ha pubblicato le prime immagini dell'ultimo film girato dall'attore, Ma Rainey’s Black Bottom, tratto da un'opera teatrale di August Wilson, diretto da George C. Wolfe e prodotto da Denzel Washington.

Il film racconta la storia di Ma Rainey, una delle prime cantanti blues/soul ad incidere un album in studio. Ad interpretarla è Viola Davis, che ha dovuto trasformare il proprio fisico per entrare nei corpo giunonico della cantante. Chadwick Boseman interpreta Levee, ambizioso e impulsivo trombettista della band.

Intervistata, Viola Davis ha rivelato di non aver mai saputo della malattia dell'attore e di quello che stava passando, mentre Denzel Washington ha dichiarato: "Ha svolto un lavoro incredibile e adesso se n’è andato. Ancora non ci credo".

Il film sarà su Netflix dal 18 dicembre. Intanto, ecco le prime immagini.






giovedì 23 febbraio 2017

Fences - Barriere - la recensione

Denzel Washington torna alla regia e porta al cinema Fences - Barriere, tratto dall'omonima pièce teatrale di August Wilson del 1987 con cui vinse il premio Pulitzer.

Pittsburgh, anni '50, Troy Maxson è un'ex promessa del baseball che ha visto la propria carriera finire nel nulla, e che ora fa il netturbino, in polemica con la direzione perché i neri svuotano i secchi mentre i bianchi guidano il camion. Troy è un chiacchierone, gli piace raccontare storie, parlare di se stesso quasi in modo allegorico, dell'amore che prova per sua moglie, anche se in realtà nasconde dei segreti pesanti, è molto duro con i figli che non sono come lui avrebbe voluto: il più grande non lavora perché vuole fare il musicista, il più piccolo è una giovane promessa del football ma Troy non ne vuole nemmeno sentir parlare, tarpando le ali ai suoi sogni. Mentre costruisce lo steccato (Fences, appunto) nel piccolo giardino dietro casa, Troy chiude se stesso dentro, lasciando fuori non solo un mondo che, anche se molto lentamente, sta cambiando, ma anche la sua famiglia.

Teatro al cinema, non sempre funziona, in questo caso funziona abbastanza. Fences - Barriere è un film pieno di parole e pieno di dolore e risentimento. Troy non cerca di piacere al pubblico, è un personaggio tragico, figlio di una generazione che ha vissuto discriminazione e violenza, sia dalla società che in famiglia, sulla propria pelle e che si è formato e indurito a causa di quella discriminazione, fino a diventare chiuso, rabbioso, pieno di umane contraddizioni, a volte distruttive.
Il film è fatto di scambi verbali e monologhi molto lunghi, Denzel Washington riesce ad usare abbastanza bene gli spazi ristretti, soprattutto quelli del piccolo giardino, riducendo un po' (ma non del tutto) l'effetto statico del "teatro al cinema". Una staticità che però in alcuni momenti si avverte soprattutto a causa della durata del film, due ore e un quarto circa, un po' troppe.

Denzel Washington ha già interpretato il ruolo di Troy Maxson a teatro, vincendo il Tony Awards nel 2010, e la confidenza col personaggio è evidente, riempie la scena con la sua presenza e con il suo parlare, quasi un'incontinenza verbale che sovrasta gli altri personaggi, ogni tanto eccede andando sopra le righe ma creando allo stesso tempo un contrasto tra esuberanza e durezza che risulta funzionale al personaggio. Una interpretazione che viene quasi oscurata da quella davvero straordinaria di Viola Davis, anche lei già protagonista a teatro accanto a Washington, e vincitrice del Tony Awards. L'attrice, molto più misurata rispetto a Washington, è il vero cuore pulsante del film, riesce a trasmettere una forza, una dignità e un'umanità che passano attraverso lo schermo ed emozionano lo spettatore. Il ruolo potrebbe portarle (finalmente) l'Oscar, e non premiarla sarebbe davvero un delitto.

Fences - Barriere è un film serio, sociale, che trova della vera calda emozione solo nel finale grazie ai personaggi secondari. Merita di essere visto almeno una volta, possibilmente in lingua originale, perché il modo di parlare di Troy, l'accento "black", le espressioni usate, sono parte integrante del personaggio.

lunedì 30 gennaio 2017

SAG Awards - i vincitori dei premi di Cinema e Tv

Si sono tenuti nella notte gli Screen Actors Guild Awards 2017, il premio del sindacato degli attori. I SAG sono un premio molto influente in chiave Oscar e i premi assegnati ieri hanno rimescolato le carte, in una categoria in particolare.

Il premio per il miglior cast in un film è stato vinto da Hidden Figures - Il Diritto di Contare. Un premio che un po' a sorpreso visto che, data (l'incredibile) assenza di La La Land, il favorito per tutti era Moonlight, e subito dopo Manchester by the Sea. La vittoria di Hidden Figures, in quello che ai SAG equivale al premio per il miglior film dell'anno, alza sicuramente le quotazioni della pellicola per la corsa all'Oscar.

Dopo il Golden Globe, Emma Stone (La La Land) si è portata a casa anche il SAG Awards come migliore attrice, la strada verso l'Oscar sembra spianata, così come quella di Viola Davis, vincitrice del premio come migliore attrice non protagonista per Fences - Barriere. Il premio come migliore attore non protagonista è stato vinto da Mahershala Ali (Moonlight), anche lui sembra non avere rivali ai prossimi Oscar.
La sorpresa più grande è arrivata dalla categoria migliore attore protagonista, a vincere è stato Denzel Washington per Fences - Barriere. Il favorito dai pronostici era Casey Affleck, vincitore del Golden Globe e di svariati premi fino ad oggi e principale candidato alla vittoria dell'Oscar, ma dopo i SAG il favorito principale per l'Academy diventa proprio Denzel Washington, che potrebbe vincere il suo terzo Oscar. Storicamente parlando infatti i quattro attori vincitori dei SAG poi si rivelano essere gli stessi anche agli Oscar.
Impossibile non notare come tre vincitori su quattro siano attori neri, soprattutto alla luce di quello che è successo lo scorso anno, con le infuocate proteste per gli #OscarSoWhite, una polemica alquanto esagerata e che, alla luce dei favoriti, siamo abbastanza sicuri che non si ripeterà quest'anno.

Tra le serie tv trionfano Stranger Things (miglior cast serie drama), e Orange Is the New Black (miglior cast comedy). Premi anche per The Crown e The People vs O.J. Simpson: American Crime Story.

Come successo ai Golden Globe, la politica è stata grande protagonista dei discorsi di ringraziamento degli attori, soprattutto dopo le ultime discutibili decisioni del neo presidente Trump. Discorsi di fuoco sul palco, in particolare da parte di David Harbour, Taraji P. Hensom, e Ashton Kutcher.

Ecco tutti i premi della serata.

- CINEMA -

Migliore attore protagonista
Casey Affleck, Manchester by the Sea
Andrew Garfield, Hacksaw Ridge
Ryan Gosling, La La Land
Viggo Mortensen, Captain Fantastic
Denzel Washington, Fences

Migliore attrice protagonista
Amy Adams, Arrival
Emily Blunt, The Girl on the Train
Natalie Portman, Jackie
Emma Stone, La La Land
Meryl Streep, Florence Foster Jenkins

Migliore attore non protagonista
Mahershala Ali, Moonlight
Jeff Bridges, Hell or High Water
Hugh Grant, Florence Foster Jenkins
Lucas Hedges, Manchester by the Sea
Dev Patel, Lion

Migliore attrice non protagonista
Viola Davis, Fences
Naomie Harris, Moonlight
Nicole Kidman, Lion
Octavia Spencer, Hidden Figures
Michelle Williams, Manchester by the Sea

Miglior cast d’insieme
Captain Fantastic
Fences
Hidden Figures
Manchester by the Sea
Moonlight

- TV -

Miglior cast serie drama
Downton Abbey
Game of Thrones
The Crown
Stranger Things
Westworld

Migliore attrice serie drama
Robin Wright, House of Cards
Millie Bobby Brown, Stranger Things
Claire Foy, The Crown
Winona Ryder, Stranger Things
Thandie Newton, Westworld

Migliore attore serie drama
Rami Malek, Mr. Robot
Kevin Spacey, House of Cards
Sterling K. Brown, This Is Us
John Lithgow, The Crown
Peter Dinklage, Game of Thrones

Migliore cast serie comedy
The Big Bang Theory
black-ish
Modern Family
Orange Is the New Black
Veep

Migliore attrice serie comedy
Uzo Aduba, Orange Is The New Black
Ellie Kemper, The Unbreakable Kimmy Schmidt
Julia Louis-Dreyfus, Veep
Jane Fonda, Grace & Frankie
Lily Tomlin, Grace & Frankie

Migliore attore serie comedy
Ty Burrell, Modern Family
William H. Macy, Shameless
Jim Parson, The Big Bang Theory
Jeffrey Tambor, Transparent
Anthony Anderson, black-ish
Tituss Burgess, The Unbreakable Kimmy Schmidt

Migliore attrice film tv o miniserie
Sarah Paulson, The People v. O.J. Simpson: American Crime Story
Kerry Washington, Confirmation
Felicity Huffman, American Crime
Bryce Dallas Howard, Black Mirror
Audra MacDonald, Lady Day at Emerson’s Bar and Grill

Migliore attore film tv o miniserie
Sterling K. Brown, The People v. O.J. Simpson: American Crime Story
Courtney B. Vance, The People v. O.J. Simpson: American Crime Story
Riz Ahmed, The Night Of
Bryan Cranston, All the Way
John Turturro, The Night Of

Miglior team controfigure
Game of Thrones
Marvel’s Daredevil
Marvel’s Luke Cage
The Walking Dead
Westworld

sabato 10 settembre 2016

Venezia 73 - ultimo giorno in attesa dei premi

Chiusura col botto alla 73a edizione del Festival di Venezia, grazie al western di Antoine Fuqua, I Magnifici 7.

Remake dell'omonimo film del 1960 diretto da John Sturges, considerato tra le pietre miliari del genere western, e che a sua volta era ispirato a un altro film mitico, I Sette Samurai di Akira Kurosawa.

Già presentato a Toronto, dove ha ricevuto un'accoglienza freddina e critiche non entusiasmanti, questa nuova versione de I Magnifici 7 firmata da Fuqua più che un vero western è puro intrattenimento, che ha strappato applausi divertiti all'anteprima stampa.

Il film racconta di sette fuorilegge che vengono assoldati dagli abitanti di una piccola cittadina per liberarsi del magnate Bartholomew Bogue. I "magnifici sette" si preparano così a una resa dei conti che andrà oltre il semplice denaro.

A differenza dell'originale, Fuqua ha resto il cast più vario, inserendo un attore nero (Denzel Washington), un nativo americano Comanche, e un asiatico (per rendere omaggio a I Sette Samurai probabilmente). Il regista ha inoltre dato una parte più consistente a un personaggio femminile, interpretato da Haley Bennett (che presto vedremo anche ne La Ragazza del Treno). Insomma, Antoine Fuqua ha cambiato alcuni elementi, ma la base del film è rimasta quella dell'originale. "Dare una rinfrescata era necessario, ma la storia resta quella originale, con il suo finale drammatico e il senso di sacrificio e redenzione", ha dichiarato il regista, "Forse si tratta di una visione più realistica dell'originale, perché le etnie nel 1874 erano miste. Il ‘West’ era ovunque finisse la frontiera, dove uomini e donne coraggiosi si spingevano con la pistola in mano ma in cerca di uguaglianza. [...] Essere un ‘samurai’ significa ‘servire’, quindi aiutare i deboli, difendere il bene e sacrificarsi e questo doveva assolutamente restare intatto. Ho rassicurato subito il produttore che sarebbero morte parecchie persone".

Quando si parla di western, anche quando si tratta di quello più americano, non si può comunque non parlare di Sergio Leone. "Ho una grande passione per il western, e penso che Sergio Leone sia stato il maestro che ha cambiato le regole di questo genere", ha dichiarato Fuqua, "ha cambiato il nostro immaginario del West, con personaggi più duri, sporchi e cattivi. Per me è stato una grande ispirazione". Stesso pensiero per Chris Pratt, che ha ammesso di essersi avvicinato al genere da pochi anni e grazie soprattutto a Sergio Leone. "Naturalmente non posso pensare al western senza nominare il vostro Sergio Leone. E’ stato un rivoluzionario. Non c'erano più i buoni e i cattivi. I cattivi erano i buoni e magari nemmeno avevano un nome. E’ stato lì che mi sono appassionato al genere ed è bello che questo abbia coinciso con la possibilità di esserne parte", ha dichiarato Chris Pratt, che poi ha paragonando il suo lavoro in questo film con quello in Jurassic World: "Ho imparato ad andare a cavallo e mi sono preso i miei tempi. E’ molto più difficile che con i dinosauri in cgi!"
Una lavorazione faticosa ma piacevole, come ha ricordato Denzel Washington: "E' stato anche molto divertente. Da bambino non vedevo molti western, i miei erano molto religiosi, non ci era permesso andare al cinema, vedevamo solo 'I Dieci Comandamenti' o 'Il Re dei Re', ma giocavo con gli amici a "cowboy e indiani", e ora essere un cavaliere nero con un vestito nero con un cappello nero su un cavallo nero realizza un po' il mio sogno di bambino. E poi ci hanno pagati!". Sul film invece l'attore premio Oscar ha dichiarato: "Non serve nemmeno spiegare troppo la backstory dei personaggi. Come in 'Man on fire', sai solo che Dio ha motivo di non perdonare i protagonisti".

Un ultimo pensiero del regista per James Horner, che ha curato le musiche del film ed è scomparso prima della fine delle riprese. "La colonna sonora di James ha dato molto al film. Ha composto sette canzoni prima di morire, e basate solo sul copione e su poche conversazioni che avevamo avuto", ha raccontato Fuqua, "Quando parlavo con lui, non parlavamo di musica ma della storia del film. Era un uomo magico, io lo ricordo così".

Il film sarà nelle sale dal 29 settembre.

lunedì 11 gennaio 2016

Golden Globes 2016 - tutti i vincitori di cinema e tv

Si è svolta nella notte la cerimonia di premiazione dei Golden Globes 2016. A presentare è stato Ricky Gervais, tornato sul luogo del misfatto dopo qualche anno, e che nonostante si sia trattenuto rispetto alle passate edizioni da lui condotte, qualche battutina al veleno gli è comunque sfuggita.

Più di una sorpresa tra i premiati. A vincere come miglior film drama è stato The Revenant, di Alejandro González Iñárritu, che si è portato a casa anche il premio per la regia e quello come migliore attore a Leonardo DiCaprio, momento che ha dato gioia a tutti, compresa l'intera platea.
Mentre c'è ancora chi si chiede se fosse la categoria giusta o no, The Martian ha vinto il Golden Globe come miglior film comedy/musical, e come migliore attore comedy/musical, assegnato a Matt Damon. Più che meritato.

Le sorprese, o mezze sorprese, sono arrivate con il premio alla migliore attrice protagonista drama, a trionfare è stata l'outsider Brie Larson, per Room, che ora diventa a tutti gli effetti la favorita per l'Oscar. Nella categoria migliore attrice comedy/musical a portarsi a casa il premio è stata Jennifer Lawrence per Joy, decisione che non ha convinto del tutto, non per l'interpretazione dell'attrice ma perché il film ha ricevuto critiche molto negative e il premio è sembrato un po' forzato.
Kate Winslet ha vinto il premio come migliore attrice non protagonista per Steve Jobs, premio che sembrava abbastanza scontato, soprattutto dopo la decisione (controproducente) di inserire Rooney Mara tra le protagoniste invece che tra le non protagoniste. Molto emozionante il momento del premio a Sylvester Stallone come migliore attore non protagonista per Creed, in cui interpreta ancora una volta il personaggio amatissimo di Rocky. Ed è stata proprio la mitica colonna sonora del film del '76 ad accompagnare sul palco il grande Sly, visibilmente emozionato, mentre la sala si alzava tutta in piedi ad applaudirlo.

Nessuna sorpresa per il miglior film d'animazione, assegnato ad Inside Out della Pixar. Assolutamente giusto. Grande gioia per il premio per la migliore colonna sonora al grandissimo maestro Ennio Morricone per The Hateful Eight, a ritirare il premio è stato un felicissimo Quentin Tarantino.

Un bel momento si è vissuto con il meritatissimo premio alla carriera, il Cecil B. DeMille Award, a Denzel Washington, mai visto così emozionato. A consegnarlo è stato un altro gigante del cinema, Tom Hanks.

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Altre sorprese sono arrivate dai premi alla tv, e non sono tutte sorprese positive. Le migliori serie dell'anno sono state Mr. Robot (drama) e Mozart in the Jungle (comedy/musical). La prima si è portata a casa anche il premio come migliore attore non protagonista, a Christian Slater, la seconda invece quello come migliore attore comedy/musical assegnato a Gael Garcia Bernal.

Non convince del tutto, ma alla fine neanche sorprende, il premio come migliore attrice in una serie tv drama consegnato a Taraji P. Henson per Empire. Resta invece abbastanza incomprensibile il premio come migliore attrice in una miniserie/film tv assegnato a Lady Gaga per American Horror Story: Hotel, non solo perché l'ultima stagione della serie e la sua interpretazione non hanno avuto un riscontro particolarmente positivo di critica e pubblico, ma soprattutto perché nella sua stessa categoria c'erano attrici molto più meritevoli, come la Kirsten Dunst di Fargo. Misteri dei Golden Globes.

Ecco l'elenco di tutti i vincitori.

CINEMA

Miglior film drammatico
Carol
Mad Max: Fury Road
The Revenant
Room
Spotlight

Miglior film commedia o musicale
La grande scommessa
Sopravvissuto - The Martian
Joy
Spy
Trainwreck - Un disastro di ragazza

Miglior regista
Todd Haynes - Carol
Tom McCarthy - Spotlight
George Miller - Mad Max: Fury Road
Alejandro Gonzales Inarritu - The Revenant
Ridley Scott - The Martian

Miglior attore in un film drammatico
Bryan Cranston - Trumbo
Michael Fassbender - Steve Jobs
Eddie Redmayne - The Danish Girl
Will Smith - Concussion
Leonardo DiCaprio - The Revenant

Miglior attrice in un film drammatico
Cate Blanchett - Carol
Rooney Mara - Carol
Brie Larson - Room
Saoirse Ronan - Brooklyn
Alicia Vikander - The Danish Girl

Miglior attrice in un film commedia o musicale
Jennifer Lawrence - Joy
Melissa McCarthy - Spy
Amy Schumer - Trainwreck
Maggie Smith - The Lady in the Van
Lily Tomlin - Grandma

Miglior attore in un film commedia o musicale
Christian Bale - La grande scommessa
Steve Carell - La grande scommessa
Al Pacino - Danny Collins
Matt Damon - The Martian
Mark Ruffalo - Infinitely Polar Bear

Miglior attrice non protagonista
Jane Fonda - Youth
Kate Winslet - Steve Jobs
Jennifer Jason Leigh - The Hateful Eight
Helen Mirren - Trumbo
Alicia Vikander - Ex Machina

Miglior attore non protagonista
Paul Dano - Love & Mercy
Idris Elba - Beasts of No Nation
Mark Rylance - Il ponte delle spie
Michael Shannon - 99 Homes
Sylvester Stallone - Creed

Miglior film in lingua non inglese
Il figlio di Saul
Dio esiste e vive a Bruxelles
El Club
The Fencer
Mustang

Miglior film d'animazione
Anomalisa
Il viaggio di Arlo
Inside Out
Snoopy & Friends - Il film dei Peanuts
Shaun - Vita da pecora: il film

Miglior sceneggiatura
Steve Jobs - Aaron Sorkin
Room - Emma Donoghue
Spotlight - Josh Singer, Tom McCarthy
La grande scommessa - Adam McKay, Charles Randolph
The Hateful Eight - Quentin Tarantino

Miglior colonna sonora originale
Alexandre Desplat - The Danish Girl
Carter Burwell - Carol
Daniel Pemberton - Steve Jobs
Ryuichi Sakamoto & Alva Noto - The Revenant
Ennio Morricone - The Hateful Eight

Miglior canzone originale
"Writing’s On the Wall" - Spectre
"Love Me Like You Do" - Cinquanta sfumature di grigio
"One Kind of Love" - Love & Mercy
"See You Again" - Furious 7
"Simple Song #3" - Youth

Cecil B. De Mille Award
Denzel Washington

-
TV

MIGLIORE SERIE - DRAMA
Empire
Il Trono di Spade
Mr. Robot
Narcos
Outlander

MIGLIORE SERIE - COMEDY o MUSICAL
Casual
Mozart in the Jungle
Orange Is the New Black
Silicon Valley
Transparent
Veep

MIGLIORE ATTORE IN UNA SERIE - DRAMA
Jon Hamm, Mad Men
Rami Malek, Mr. Robot
Wagner Moura, Narcos
Bob Odenkirk, Better Call Saul
Liev Schreiber, Ray Donovan

MIGLIORE ATTRICE IN UNA SERIE - DRAMA
Caitriona Balfe, Outlander
Viola Davis, Le regole del delitto perfetto
Eva Green, Penny Dreadful
Taraji P. Henson, Empire
Robin Wright, House of Cards

MIGLIORE ATTORE IN UNA SERIE - COMEDY o MUSICAL
Aziz Anzari, Master of None
Gael García Bernal, Mozart in the Jungle
Rob Lowe, The Grinder
Patrick Stewart, Blunt Talk
Jeffrey Tambor, Transparent

MIGLIORE ATTRICE IN UNA SERIE - COMEDY o MUSICAL
Rachel Bloom, Crazy Ex-Girlfriend
Jamie Lee Curtis, Scream Queens
Julia Louis-Dreyfus, Veep
Gina Rodriguez, Jane the Virgin
Lily Tomlin, Grace & Frankie

MIGLIORE MINISERIE o FILM TV
American Crime
American Horror Story: Hotel
Fargo
Flesh and Bone
Wolf Hall

MIGLIORE ATTORE IN UNA MINISERIE o FILM TV
Idris Elba, Luther
Oscar Isaac, Show Me a Hero
David Oyelowo, Nightingale
Mark Rylance, Wolf Hall
Patrick Wilson, Fargo

MIGLIORE ATTRICE IN UNA MINISERIE o FILM TV
Kirsten Dunst, Fargo
Lady Gaga, American Horror Story: Hotel
Sarah Hay, Flesh and Bone
Felicity Huffman, American Crime
Queen Latifah, Bessie

MIGLIORE ATTORE NON PROTAGONISTA SERIE, MINISERIE o FILM TV
Alan Cumming, The Good Wife
Damien Lewis, Wolf Hall
Ben Mendelsohn, Bloodline
Tobias Menzies, Outlander
Christian Slater, Mr. Robot

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA SERIE, MINISERIE o FILM TV
Uzo Aduba, Orange Is the New Black
Joanne Froggatt, Downton Abbey
Regina King, American Crime
Judith Light, Transparent
Maura Tierney, The Affair

lunedì 28 ottobre 2013

Cani Sciolti - la recensione

Il regista Baltasar Kormàkur adatta per il grande schermo una graphic novel di Steven Grant, il risultato è il buddy-movie 'Cani Sciolti - 2 Guns'.

Bobby Trench (D. Washington) è un agente della DEA che da mesi lavora sotto copertura per combattere i cartelli della droga messicani, Marcus Stigman (M. Wahlberg) fa parte dei servizi segreti della Marina Militare americana. Lavorano in coppia ma nessuno dei due sa chi è davvero l'altro: per Marcus, Bobby è il tramite per arrivare ai narcotrafficanti, per Bobby invece Marcus è un piccolo criminale. I due decidono, spinti da diverse motivazioni, di svaligiare una banca per prendere i soldi del narcotraffico ma invece di 3 milioni ne trovano più di 40. E' solo il primo di una lunga serie di imprevisti che li porterà a dover scappare dai loro stessi capi e dai narcotrafficanti messicani.

Il mondo non si stancherà mai dei buddy-movie! Gli ingredienti del genere sono sempre gli stessi, niente di nuovo, azione, battute, risate, spari e ritmo, una formula semplice che viene ripresa e rimescolata continuamente, ma questo non vuol dire che il film non possa offrire qualcosa. 'Cani Sciolti' è un classico buddy-movie, con una coppia maschile protagonista, personaggi con caratteri opposti che alla fine si prendono in simpatia, un cattivo o magari due o tre per mischiare le carte, in realtà il vero punto di forza del film è nei suoi due protagonisti. Ottima l'alchimia tra il grande Denzel Washington e Mark Wahlberg, i loro scambi funzionano e tengono sempre vivi i dialoghi. Nel cast ci sono Paula Patton, James Marsden e Bill Paxton, ognuno fa il suo.
La storia rispetta i canoni del genere, ad un certo punto si fa un po' più serio e "drammatico" ma poi torna subito all'ironia e all'azione.

'Cani Sciolti' è un film d'azione, è classico intrattenimento, è un film che alla fine dà esattamente quello che propone all'inizio.

mercoledì 23 gennaio 2013

'Flight' - la recensione


Fatalità o errore umano? Eroe o assassino? Sono queste le domande che ci pone il buon vecchio Zemeckis, che torna al live action dopo la mediocre esperienza del motion capture degli ultimi film (Polar Express, La Leggenda di Beowulf, A Christmas Carol) che magari erano pregni di tecnica visiva ma privi di cuore; in Flight invece riesce a trasportare lo spettatore in un vorticoso declino umano che difficilmente dimenticheremo.



Un comandante di un volo di linea si troverà a fare i conti con i suoi più intimi problemi di alcolismo, nonostante l'impresa eroica che compie nella prima mezzora del film, e lo spettatore sarà portato a compiere delle scelte: amarlo o odiarlo? Anche se l'odio della fase di mezzo sarà difficile da dimenticare. L'amore sarà fondamentale per uscirne? Non lo so, forse sì forse no, dipende dalla chiave di lettura che ognuno si costruisce vedendo il film.

Una regia pulita e piena di “sentimento intelligente”, Robert Zemeckis finalmente è tornato a dirigere sia con la mente che con il cuore e io personalmente non vedevo l'ora di rivederlo in azione, in vera azione.



Non ho molta simpatia per Denzel Washington ma qui è innegabile la sua perfezione. Riesce davvero a portarti nell'incoerenza umana più oscura con cui è sempre difficile fare i conti.
L'amore problematico invece lo inserisce una bravissima Kelly Reilly (Sherlock Holmes) che proverà a redimersi e redimere... riuscendoci? (chiave di lettura fondamentale?)
Degno di nota anche John Goodman, elemento quasi disturbante nella storia, ma nemmeno troppo.

Flight è il volo che vorresti perdere ma che in realtà non vedi l'ora di prendere.

Mat