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giovedì 23 febbraio 2017

Jackie - la recensione

Presentato a Festival di Venezia 2016, e candidato a tre premi Oscar, tra cui migliore attrice, Jackie di Pablo Larraín racconta, tra realtà e finzione, uno dei personaggi più iconici del '900 nel suo momento di massimo dolore.

E' il 1963, sono passati cinque giorni dall'omicidio del presidente Kennedy, l'ex first Lady, Jacqueline Kennedy riceve in casa un giornalista di Life per raccontare i quattro giorni precedenti: gli spari, la morte del marito, il lutto, il funerale, l'uscita dalla Casa Bianca.

Il regista cileno Pablo Larraín ricostruisce quei giorni senza seguire una linea temporale precisa, con i continui flashback crea un puzzle che si avvicina molto al modo in cui ricordiamo gli eventi passati, estrapolando momenti in modo irregolare ed emozionale. L'omicidio di JFK è senza dubbio un momento che ha segnato la Storia, così come il suo funerale, cioè quando l'attenzione del mondo si è spostata sulla figura che è sempre stata al fianco del presidente, quella di Jacqueline Kennedy, first lady amata e ammirata ma anche contestata perché ritenuta spesso frivola e superficiale. Ricostruendo e immaginando, perché ovviamente la maggior parte di quello che è successo nella Casa Bianca in quei quattro giorni non è mai stato rivelato, Larraín sfugge alla classica idea del biopic e ci regala l'immagine di una donna shockata dalla morte violenta del marito, gravata dal lutto e dal dolore, persa per il futuro che l'aspetta, e allo stesso tempo pratica e a volte anche dura nelle decisioni che, per forza, deve prendere.

Al centro, cuore e anima del film, c'è una straordinaria Natalie Portman. L'attrice è presente in tutte le scene (tranne una), Larraín le fornisce lo spazio, il contorno, fatto di stanze eleganti e illuminate o di esterni grigi e tristi, e lei si muove all'interno di questi spazi catalizzando tutta l'attenzione su di sé, esattamente come nel film la sua Jackie catalizza l'attenzione di chi le sta intorno. Il regista la segue e la riprende in scene lunghe con primi piani strettissimi, quasi a voler entrare nelle emozioni di Jackie, e Natalie Portman risponde con una interpretazione toccante, intensa e misurata, capace di trasmettere il peso del dolore che improvvisamente è piombato addosso al suo personaggio, la grande dignità di una donna che vede il suo "regno", la sua "Camelot", sul punto di svanire, e la forza, che a volte sembra quasi fuori luogo, con cui decide di lasciare un ricordo indelebile del presidente JFK organizzando un funerale indimenticabile. Grandissimo lavoro di immedesimazione della Portman che, pur non somigliando molto fisicamente a Jacqueline Kennedy, riesce ad interpretarla con il portamento, i movimenti, e soprattutto attraverso l'accento e la voce, che cambia tono tra pubblico e privato, motivo per cui il film andrebbe visto in lingua originale.
L'interpretazione della Portman riesce a far passare in secondo piano l'ottimo cast di contorno, Greta Gerwig, Billy Crudup, il compianto John Hurt, alla sua ultima interpretazione, e Peter Sarsgaard, nel ruolo un po' ambiguo di Robert Kennedy.

Suggestivo, potente, stilisticamente perfetto, interpretato in modo magistrale, Jackie è un bellissimo film.

sabato 19 novembre 2016

Animali Notturni - la recensione

"Sì, lo amavo. Era uno scrittore e non avevo fiducia in lui. Presa dal panico gli ho fatto una cosa orribile. Imperdonabile, davvero."
"Lo hai lasciato?"
"L’ho lasciato. L’ho lasciato in un modo brutale."

Tom Ford attinge alle sue qualità di stilista, sceneggiatore e regista, per portare a compimento la sua seconda opera cinematografica, che gli è valsa il Gran Premio della Giuria alla 73ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia. E tutto, in Animali Notturni, è offerto allo spettatore per essere assaporato: l’eleganza, la violenza, il dolore.

Tanto la storia quanto i protagonisti, Susan ed Edward, sono tratti dal romanzo "Tony and Susan" di Austin Wright. Come raccontato nel libro, Susan riceve un manoscritto, la bozza di un racconto intitolato “Animali Notturni” che il suo ex-marito, Edward, ha dedicato a lei. La donna trascorrerà tre notti calandosi in una storia scritta per nutrire il suo rimorso e per farle condividere il dolore di una brutale separazione, così come lo scrittore lo ha vissuto.
Ford sceglie con cura i volti dei due tormentati protagonisti: Amy Adams fa dei suoi occhi, del suo viso e della sua sensuale eleganza gli strumenti recitativi fondamentali per mostrarci Susan e per legarci a lei. A Jake Gyllenhaal è offerto – invece – di recitare nel meta-racconto, come protagonista del romanzo che Susan ha ricevuto. È nella tragedia di Tony, protagonista del manoscritto, che il dolore di Edward, l'autore, si dispiega. Nel veicolare questo dolore dalla storia del romanzo a Susan e da Susan a noi, Gyllenhaal non risparmia le sue capacità, offrendo agli occhi dello spettatore un corpo e uno spirito sempre più consumati dalla sofferenza, dal rimorso e dal senso di vendetta. Sempre nel romanzo di Edward, i tre pilastri della brutalità umana, della violenza e della disperazione, poggiano anche sui personaggi interpretati rispettivamente da Aaron Taylor-Johnson, inedito nella sua follia e nel senso di minaccia che riesce a trasmettere, e da Michael Shannon, calato con intensità nella parte del detective Bobby Andes.

Il film passa tutto per la mano di Tom Ford, uomo ed esteta, la quale scorre sull'opera come su di un tessuto che viene accuratamente lavorato, dietro l’impulso dell’ispirazione. Come in A Single Man, suo debutto cinematografico alla regia, Ford offre inquadrature in grado di dare il giusto respiro alla composizione scenografica, minimalista e in diverse scene portatrice di riferimenti simbolici. Sempre rispetto al film del 2009, all'alternanza cromatica tra colori tenui e colori vivaci è sostituito il contrasto tra l’ambiente elegante ma decadente in cui vive Susan, e quello selvaggio e desertico dove si svolge il dramma di Tony.
Elemento di forte continuità è invece la colonna sonora di Abel Korzeniowski, il quale ha già dato prova, tanto nella precedente opera di Ford quanto nella serie televisiva Penny Dreadful, di poter conferire con la sua musica una potente carica espressiva alle immagini che accompagna. Il tema di questo film, in particolare, brilla per la sinuosità delle sue linee melodiche, tessuto di un’atmosfera onirica che giunge a un matrimonio perfetto con la surreale, spiazzante e ipnotica scena d’apertura.

Come ogni opera d’arte che può definirsi "di valore", Animali Notturni non teme la reazione contrastante che può sortire su chi lo vede, reclamando proprio il diritto di fare irruzione in quest’ultimo e di produrre il suo effetto. Di irrompere come un pugno di velluto, lasciando che lo spettatore, chino dopo averlo incassato, ringrazi per tutto quello che ha potuto assaporare.

Diego

sabato 10 settembre 2016

Venezia 73 - ultimo giorno in attesa dei premi

Chiusura col botto alla 73a edizione del Festival di Venezia, grazie al western di Antoine Fuqua, I Magnifici 7.

Remake dell'omonimo film del 1960 diretto da John Sturges, considerato tra le pietre miliari del genere western, e che a sua volta era ispirato a un altro film mitico, I Sette Samurai di Akira Kurosawa.

Già presentato a Toronto, dove ha ricevuto un'accoglienza freddina e critiche non entusiasmanti, questa nuova versione de I Magnifici 7 firmata da Fuqua più che un vero western è puro intrattenimento, che ha strappato applausi divertiti all'anteprima stampa.

Il film racconta di sette fuorilegge che vengono assoldati dagli abitanti di una piccola cittadina per liberarsi del magnate Bartholomew Bogue. I "magnifici sette" si preparano così a una resa dei conti che andrà oltre il semplice denaro.

A differenza dell'originale, Fuqua ha resto il cast più vario, inserendo un attore nero (Denzel Washington), un nativo americano Comanche, e un asiatico (per rendere omaggio a I Sette Samurai probabilmente). Il regista ha inoltre dato una parte più consistente a un personaggio femminile, interpretato da Haley Bennett (che presto vedremo anche ne La Ragazza del Treno). Insomma, Antoine Fuqua ha cambiato alcuni elementi, ma la base del film è rimasta quella dell'originale. "Dare una rinfrescata era necessario, ma la storia resta quella originale, con il suo finale drammatico e il senso di sacrificio e redenzione", ha dichiarato il regista, "Forse si tratta di una visione più realistica dell'originale, perché le etnie nel 1874 erano miste. Il ‘West’ era ovunque finisse la frontiera, dove uomini e donne coraggiosi si spingevano con la pistola in mano ma in cerca di uguaglianza. [...] Essere un ‘samurai’ significa ‘servire’, quindi aiutare i deboli, difendere il bene e sacrificarsi e questo doveva assolutamente restare intatto. Ho rassicurato subito il produttore che sarebbero morte parecchie persone".

Quando si parla di western, anche quando si tratta di quello più americano, non si può comunque non parlare di Sergio Leone. "Ho una grande passione per il western, e penso che Sergio Leone sia stato il maestro che ha cambiato le regole di questo genere", ha dichiarato Fuqua, "ha cambiato il nostro immaginario del West, con personaggi più duri, sporchi e cattivi. Per me è stato una grande ispirazione". Stesso pensiero per Chris Pratt, che ha ammesso di essersi avvicinato al genere da pochi anni e grazie soprattutto a Sergio Leone. "Naturalmente non posso pensare al western senza nominare il vostro Sergio Leone. E’ stato un rivoluzionario. Non c'erano più i buoni e i cattivi. I cattivi erano i buoni e magari nemmeno avevano un nome. E’ stato lì che mi sono appassionato al genere ed è bello che questo abbia coinciso con la possibilità di esserne parte", ha dichiarato Chris Pratt, che poi ha paragonando il suo lavoro in questo film con quello in Jurassic World: "Ho imparato ad andare a cavallo e mi sono preso i miei tempi. E’ molto più difficile che con i dinosauri in cgi!"
Una lavorazione faticosa ma piacevole, come ha ricordato Denzel Washington: "E' stato anche molto divertente. Da bambino non vedevo molti western, i miei erano molto religiosi, non ci era permesso andare al cinema, vedevamo solo 'I Dieci Comandamenti' o 'Il Re dei Re', ma giocavo con gli amici a "cowboy e indiani", e ora essere un cavaliere nero con un vestito nero con un cappello nero su un cavallo nero realizza un po' il mio sogno di bambino. E poi ci hanno pagati!". Sul film invece l'attore premio Oscar ha dichiarato: "Non serve nemmeno spiegare troppo la backstory dei personaggi. Come in 'Man on fire', sai solo che Dio ha motivo di non perdonare i protagonisti".

Un ultimo pensiero del regista per James Horner, che ha curato le musiche del film ed è scomparso prima della fine delle riprese. "La colonna sonora di James ha dato molto al film. Ha composto sette canzoni prima di morire, e basate solo sul copione e su poche conversazioni che avevamo avuto", ha raccontato Fuqua, "Quando parlavo con lui, non parlavamo di musica ma della storia del film. Era un uomo magico, io lo ricordo così".

Il film sarà nelle sale dal 29 settembre.

venerdì 9 settembre 2016

Venezia 73 - giorno 10

Giornata segnata dallo stile di Emir Kusturica, che porta al Lido il suo ultimo film, On the Milky Road. Con Monica Bellucci.

Ambientata durante la guerra dei Balcani, il film racconta la storia tra due persone che non hanno più nulla da perdere, un lattaio (Kusturica) che ogni giorno attraversa il fronte per portare il latte alla sua guarnigione, e una compaesana disinibita che vorrebbe sposarlo. I sogni della donna però si infrangono quando arriva nel paese una misteriosa italiana.

Un film in pieno stile Kusturica, selvaggio (pieno di animali in situazioni particolari, tipo le oche che fanno il bagno nel sangue di maiale), e pieno di musica balcanica. Il film è ispirato a un cortometraggio, intitolato Our Life, scritto dalla figlia del regista.

"Volevo parlare della guerra e del trauma bellico da un punto di vista particolare. Il periodo più drammatico per molte persone è proprio quello che comincia a guerra finita", ha dichiarato Kusturica, ma oltre alla guerra c'è anche la storia d'amore, che il regista descrive come "un Jules et Jim al contrario, adatto a un uomo come me, che ha una personalità molto femminile".

Kusturica ha rivelato di aver fortemente voluto Monica Bellucci nel cast: "Volevo Monica a tutti i costi e la storia ruota attorno a lei". Per la Bellucci è stata un'esperienza piuttosto difficile, l'attrice ha dovuto mettersi alla prova sia fisicamente - nel film ci sono accesi litigi, inseguimenti e una scena di volo - ma anche come attrice, visto che ha dovuto recitare in serbo. "Il mio ruolo è quello di una donna completa, femminile, dolce, materna ma che al momento dell'azione non ha scrupoli", ha spiegato la Bellucci alla stampa, "Uno dei ruoli più maturi che abbia mai interpretato. Racconta l'amore, la sessualità e la sensualità al di là di ogni regola, mostrando due persone non più giovani che hanno vissuto tutto nella vita e che, proprio quando non si aspettano più niente, sperimentano qualcosa di magico".
Nel film il personaggio di Monica Bellucci pronuncia una battuta che sembra scritta proprio per lei: "La bellezza mi ha creato solo problemi". Concetto con cui l'attrice concorda ma solo in parte, affrontando il tema con grande serenità. "E' vero. La bellezza è un'arma a doppio taglio, produce curiosità ma anche violenza, quindi bisogna saperla gestire, anche se io la vedo più come un regalo che come un maledizione... e poi basta saper aspettare un po' e passa", ha dichiarato l'attrice.

Riguardo al film, e alla sua faticosa lavorazione, Kusturica rivendica questo realismo: "Il cinema odierno spesso non si prende il tempo necessario, noi abbiamo trascorso tre anni e mezzo in un luogo anche impervio, a contatto con la natura, c'è stata anche una terribile alluvione, la peggiore degli ultimi cent'anni. Ci siamo mossi a un ritmo diverso rispetto all'industria. Fare un film di corsa non garantirebbe questi risultati".

Accoglienza un po' incerta da parte della stampa, il film non ha entusiasmato. In Italia uscirà con il titolo Sulla Via Lattea.

giovedì 8 settembre 2016

Venezia 73 - giorno 9

Dopo il successo di Jackie, è ancora Natalie Portman la protagonista del giornata di oggi, stavolta Fuori Concorso con il film Planetarium. Al suo fianco una figlia d'arte, Lily-Rose Depp.

Diretto dalla regista Rebecca Zlotowski, il film è ambientato negli anni '30 e racconta di due sorelle americane, Laura e Kate Barlow, che praticano sedute spiritiche. Durante il tour europeo, nella tappa parigina, le due sorelle incontrano un ricco e controverso produttore cinematografico. Il produttore, molto scettico, si sottopone a una seduta privata con le due donne rimanendo molto scioccato da quello che vede. Colpito dalle loro capacità, il produttore gli fa firmare un contratto al fine di girare un vero film di fantasmi. Ma Laura capisce che le vere intenzioni del produttore sono ben altre, e nascondono un segreto.

"Ho voluto raccontare un mondo immaginario per descrivere il reale. Ho lavorato su spiritismo, ipnosi e spiritualismo. Mi sembrava che la connessione tra cinema e aldilà fosse estremamente vicina", ha spiegato la regista alla stampa, che poi ha rivelato di aver preso spunto dalla storia delle sorelle Fox, tre sorelle americane famose medium dell'800. In particolare ad ispirare la Zlotowski è stato un episodio preciso. "Un episodio poco conosciuto ma che mi ha affascinato", ha raccontato la regista, "Quando un ricco banchiere ha assunto per un anno una delle sorelle per incarnare lo spirito della moglie morta. E’ stato un punto di partenza da thriller, fortemente hitchcockiano. La corrispondenza tra questi temi e il cinema mi sembrava potesse funzionare perfettamente. Fantasmi, spettri, scenografie... solo che il mondo del cinema mi è parso cento volte più intimo di quello della finanza rispetto al tema dello spiritismo".

Figlia d'arte e da poco affacciatasi nel mondo del cinema (che comunque ha sempre frequentato), Lily-Rose Depp ha dichiarato di essersi sentita molto vicina al suo personaggio: "Molti dei tratti della personalità di Kate risuonavano in me. Ho un lato gioioso, solare, ma ho anche, come lei, un lato più chiuso, nel mio mondo. Lei non è sulla terra al cento per cento, ha un lato fluttuante tra la vita e la morte. Interpretare una medium mi ispirava, è forte. Nemmeno io sono completamente razionale, amo l'idea che alcuni spiriti restino con noi dopo la loro morte".
Un film diretto da una donna che vede come protagoniste due attrici, non si vede spesso. "Non credo ad una visione femminile in regia", ha dichiarato Natalie Portman che ha debuttato alla regia con il film A Tale of Love and Darkness, "sono convinta che ogni regista - uomo o donna che sia - abbia visioni sempre diverse. E Rebecca ha uno sguardo sicuramente unico, anche a livello produttivo di costumi, scenografie, riprese. L’unica differenza almeno negli Stati Uniti tra registi uomini e regista donne è che le donne hanno meno accesso alla macchina da presa. Eppure questa storia ha sicuramente un punto di vista femminile ed è una grande gioia quando si può lavorare con altre donne sul set e non si è l’unica circondata da uomini".

Planetarium è stato accolto in modo freddo dalla stampa e i primi commenti non sono stati particolarmente positivi.

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Presentato in Concorso il film italiano Questi Giorni, di Giuseppe Piccioni, con Margherita Buy, Filippo Timi, Sergio Rubini, e quattro giovani attrici, Maria Roveran, Marta Gastini, Laura Adriani e Caterina Le Caselle, vere protagoniste del film.

Un road movie di formazione, con quattro amiche che decidono di accompagnare una di loro a Belgrado, dove ha trovato lavoro. Durante il viaggio s'intrecciano confessioni, esperienze, flirt, malattie, una gravidanza, e tanti segreti, mentre a casa gli adulti si preoccupano, non solo per loro ma soprattutto di se stessi e di restare giovani.

A descrivere il film in modo breve e conciso ci pensa Filippo Timi: "Questi giorni è Sex and the City più Piccole Donne". Il film però non ha avuto una buona accoglienza da parte della stampa che in gran parte l'ha stroncato.

Il film sarà nelle sale dal 15 settembre.

mercoledì 7 settembre 2016

Venezia 73 - giorno 8

Presentato in Concorso l'attesissimo nuovo film di Pablo Larrain, Jackie, dedicato alla figura di Jacqueline Kennedy.

Protagonista assoluta del film, e anche della giornata, è Natalie Portman, che nel film interpreta proprio l'ex first Lady in quello che è stato il momento più difficile della sua vita. La storia del film infatti si concentra sui quattro giorni vissuti da Jackie Kennedy tra l'attentato mortale al presidente JFK e il funerale di stato. Un ritratto intimo di una donna che si è trovata ad affrontare sia il lutto personale per la perdita del marito in modo così violento, che pubblicamente una situazione estrema di fronte a un Paese scioccato, mentre la politica andava avanti eleggendo il nuovo presidente Lyndon Johnson.

A raccontare questa storia, che s'intreccia con la Storia vera e propria, è un regista non americano come Pablo Larrain, cileno, e quindi lontano da questi argomenti, come ha spiegato durante la conferenza stampa: "Io non sono americano e nel mio paese non siamo molto legati a questa storia, però l’ho vissuta come una grande opportunità di una storia fantastica".
Il regista ha raccontato di aver letto documenti che descrivevano i fatti in modo dettagliato: "Avevamo tante informazioni ma ci sono cose che accadono dietro le porte. C'era una Jackie misteriosa, sconosciuta tra i personaggi conosciuti. La sfida era utilizzare il cinema per arrivare a lei, un mix di mistero ed emozione. Il film si compone di frammenti di memoria che non sono montati cronologicamente, una struttura emozionale per entrare nel suo mondo".

Punto di forza del film è la sua protagonista, Natalie Portman, che ha descritto questo ruolo come il più pericoloso della sua carriera. "Tutti sapevamo tutto su di lei. Non avevo mai interpretato una donna realmente esistita, il rischio e il timore sono quelli del confronto con l’originale. Non mi considero un’imitatrice, ho fatto del mio meglio perché la gente immaginasse Jackie", ha dichiarato l'attrice premio Oscar, "Pensavo solo ai suoi sentimenti, ma sono arrivata a lei per vie diverse. Una giovane donna, un simbolo per tante persone, una madre, moglie tradita, che pensa a come andare avanti. L’ho sentito come il più pericoloso ruolo che ho mai fatto."
Ovviamente non è mancata la fase di studio della vera Jacqueline Kennedy. "Abbiamo guardato molti filmati per studiare la voce e la gestualità", ha raccontato la Portman, "il suo modo di parlare era diverso a seconda delle situazioni. La sua voce era più timida e il tono a volte si alzava nelle discussioni con un amico, mentre nelle apparizioni pubbliche era diverso. Quando sai che la gente ti vede come un simbolo mantenere l’aspetto umano quando non sei in pubblico può essere difficile".

"E’ stata una grande possibilità avere Natalie per il ruolo", ha aggiunto Pablo Larrain, entusiasta della sua attrice, "Posso dire che ricordo il primo giorno in cui abbiamo girato quando ho chiesto a Natalie di avvicinarsi sempre di più alla telecamera... questo è il film, lei in tutti i modi. E’ stato difficile per lei avere tante persone così vicino per tutto il tempo, ma volevo che fosse qualcosa di intimo, per capire quello che ha provato Jackie nella realtà".

Davvero ottima l'accoglienza alla pellicola dopo la proiezione stampa, tanti applausi e commenti molto positivi, soprattutto riguardo l'interpretazione di Natalie Portman. Chissà che non arrivi qualche premio.

Il film sarà distribuito prossimamente da Lucky Red.

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Presentato in Concorso anche il nuovo lavoro di Terrence Malick, il documentario Voyage of Time: Life's Journey, accolto positivamente dalla stampa.

Il film di Malick è un po' "figlio" della parentesi documentaristica di Tree of Life. Dai pianeti alle cellule, dallo spazio alle foreste, dai vulcani al mondo animale, Voyage of Time è un racconto poetico e filosofico, con un montaggio di immagini straordinarie e spettacolari.

Ovviamente Terrence Malick non ha accompagnato il film al Lido. A presentarlo ci hanno pensato i suoi produttori, che hanno raccontato come il regista si portasse dietro l'idea fin dagli anni '70. "E' un filmaker visionario che usa il linguaggio della scienza per creare un'opera d'arte", ha dichiarato Sophokles Tasioulis, mentre Grant Hill ha spiegato che Malick "non ama stare sotto i riflettori, sente troppa pressione. E' una scelta personale".

Narrato da Cate Blanchett, nella versione estesa per le sale, e da Brad Pitt, in quella ridotta per IMAX.

martedì 6 settembre 2016

Venezia 73 - giorno 7

Italia fuori Concorso, e i cannibali in Concorso, nella settima giornata del festival.

Kim Rossi Stuart ha presentato oggi la sua seconda prova da regista, Tommaso, che vede come protagonista lo stesso attore, insieme a Jasmine Trinca, Cristiana Capotondi, e Camilla Diana.

Il film, dai toni tragicomici, racconta la storia di Tommaso (Rossi Stuart), attore bello e romantico ma anche nevrotico e instabile, una condizione figlia di errori del passato, soprattutto di errori commessi dai suoi genitori. Nonostante l'aiuto di un anziano psicologo, questa condizione si ripercuote sul suo lavoro e sulla sua vita, soprattutto nel rapporto con le donne. Finalmente Tommaso riesce a farsi lasciare dalla sua fidanzata (J.Trinca), sperando così di ritrovarsi libero e pieno di opportunità, e invece ricade sempre negli stessi errori, prima con una nuova ragazza (C.Capotondi) e poi con una ragazza molto giovane (C.Diana). Tommaso si fa il vuoto intorno, resta solo, e allora non può far altro che rifugiarsi da uno psichiatra, sperando in un futuro più tranquillo e in un incontro finalmente felice con l'altro sesso.

Dieci anni fa l'ottimo esordio alla regia con Anche Libero va Bene, ora un film dai toni molto diversi, che guarda molto alla commedia ironica. "Tommaso è forse la continuazione del mio esordio con 'Anche Libero va Bene', ma il tono è tragicomico. E’ un film senza protezione, non ha una trama esterna, ma solo interiore", ha dichiarato Kim Rossi Stuart alla stampa, "Spero che i toni del tragico e del comico siano amalgamati bene. 'Anche Libero va Bene' era un film più di stomaco e sull'emotività, Tommaso è un lavoro più intellettuale".

Riguardo il protagonista del film, Tommaso, l'attore e regista ha dichiarato: "Ho raccontato un uomo che cerca di liberarsi dell’imprinting familiare e delle ferite dell’infanzia. Non essendo all'altezza di grandi considerazioni sociologiche, psicologiche o antropologiche, mi sono limitato ad affrontare il tema rigorosamente dal suo punto di vista".

Il film sarà nelle sale dall'8 settembre.

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Nel Concorso piomba il film della regista Ana Lily Amirpour, The Bad Batch, con Suki Waterhouse protagonista, insieme a lei Jason Momoa, Keanu Reeves, Jim Carrey, Giovanni Ribisi, e Diego Luna.

Un cannibal movie western post-apocalittico, ambientato in una distesa deserta del Texas, dove una piccola comunità cannibale vive secondo regole semplici. Tutto procede "normalmente", fino a che qualcuno non passa il limite. Arlen (Suki Waterhouse) viene rapita da questo gruppo di cannibali che tagliano i corpi umani a pezzetti e li mangiano. Arlen viene mutilata di un braccio e una gamba ma riesce comunque a scappare e a raggiungere una piccola cittadina in cui il capo villaggio spaccia droghe psichedeliche e ingravida tutte le donne in età fertile.

Violenza, cannibalismo, atmosfera western e tanta musica, elemento essenziale per i film della regista. "Parto proprio da qui, dal personaggio e dalla musica", ha rivelato la regista, che ha risposto un po' infastidita a chi le chiedeva dell'eccesso di violenza nel film. "La violenza c'è in così tante cose. Trovo assurdo che mi si domandi se mi serve metterla nei film. C'è qualcuno che vorrebbe eliminare la violenza dai film? Buona fortuna", ha risposto la regista.
Una donna molto decisa Ana Lily Amirpour, tanto che la protagonista Suki Waterhouse ha paragonato il suo personaggio proprio alla regista: "Rappresenta Lily stessa. È una ribelle, una che non accetta quello che le viene detto di fare, una outsider. Tutti conoscono questa sensazione di emarginazione, ma può essere la cosa migliore che ti possa capitare perché ti costringe a cercare di scoprire chi sei veramente".

Nel film ci sono vari riferimenti ai classici western, soprattutto a quelli di Sergio Leone, che la regista ha detti di amare molto. "Ho sempre amato il western, soprattutto gli spaghetti western. Ho fatto vedere C'era una Volta il West alla mia protagonista per farle capire come si può comunicare in questo genere", ha spiegato la Amirpour, "The Bad Batch è una storia d'amore cannibale western. Cerco di fare del cinema che seduca la mia parte interiore, che mi prenda la pancia."

Il film non ha convinto del tutto ma ha comunque ricevuto applausi alla fine della proiezione.

lunedì 5 settembre 2016

Venezia 73 - giorno 6

Dopo il documentario Spira Mirabilis, arriva in Concorso il secondo film italiano, Piuma, di Roan Johnson.

Il film racconta la storia di due diciottenni che, con la maturità da preparare, si ritrovano a dover affrontare una gravidanza e, andando contro tutto e tutti e in un mondo pieno di ostacoli, decidono di tenere il bambino.

Reazioni molto contrastate dopo la proiezione stampa, un mix di applausi, fischi e insulti. Le proteste di una parte della stampa arrivano dalla scelta di mettere un film del genere, una commedia giovanile, in Concorso... certo è che non spetta alla stampa scegliere i film da inserire nel Concorso.

I detrattori del film però non hanno minimamente preoccupato il regista Roan Johnson. "Se qualcuno lo contesta, pazienza, sappiamo che ci sono state anche risate e applausi a scena aperta durante la proiezione", ha dichiarato serenamente il regista, "La decisione di inserire 'Piuma' in concorso aumenta la speranza che la commedia italiana esca definitivamente dal torpore cinepanettonesco raggiungendo pari dignità rispetto agli altri generi. La tradizione della commedia italiana ci ha insegnato a prendere in giro anche noi stessi, non solo gli altri. Se qualcuno si vergogna di aver riso vedendo il film, posso dire che la risata è ancora un tabù per il cinema d’autore, mentre l’ironia credo sia l’arma migliore che abbiamo".
Una commedia costruita intorno a un tema serio e molto attuale. "Abbiamo cercato di raccontare una storia con un ventaglio di emozioni il più ampio possibile, le speranze e lo scoramento di questi tempi", ha raccontato Johnson, "Io e la mia compagna Ottavia Madeddu, che ha scritto con me il film, ci siamo trovati anni fa in quel momento in cui devi decidere se avere un figlio o no. Per esorcizzare la paura abbiamo scritto una commedia identificandoci in due diciottenni, quindi in una condizione più incasinata della nostra. Il modello famigliare che esce dal film è vicino alla realtà di oggi, confusionario senza farne un dramma. I due ragazzi magari si lasceranno, faranno altre famiglie, ma il punto è la predisposizione verso l’altro, l’amore con cui lo fai".

Protagonisti del film due giovani, Luigi Fedele e Blu Yoshimi. "È stato il casting più difficile della mia vita", ha confessato il regista, "Arrivato a metà strada, con seicento, settecento persone visionate volevo arrendermi e cambiare la sceneggiatura prendendo attori più grandi."

Piuma sarà nelle sale dal 20 ottobre, distribuito da Lucky Red.

domenica 4 settembre 2016

Venezia 73 - giorno 5

Quinto giorno di festival, arriva Mel Gibson con il suo nuovo film da regista, Hacksaw Ridge, presentato Fuori Concorso.

War movie ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale, Hacksaw Ridge racconta la straordinaria storia di Desmond Doss (Garfield), un giovane religioso e umile che si arruola nell'esercito per servire la patria. Per obiezione di coscienza però Desmond rifiuta l'uso delle armi, chiedendo di poter partecipare alle battaglie come soccorritore in prima linea. Deriso, maltrattato ed emarginato dai compagni, osteggiato dai suoi superiori che lo portano fino alla Corte Marziale, Desmond non arretra di un passo e riesce ad ottenere il consenso per partecipare alla guerra senza armi.
Completamente disarmato, Desmond viene mandato sull'Isola di Okinawa, sulla scogliera di Maeda, conosciuta anche come Hacksaw Ridge, dove si è tenuta una delle battaglie più sanguinose del secondo conflitto mondiale. Quando le truppe americane vengono costrette ad arretrare sotto l'offensiva dei giapponese, Desmond, rimasto indietro, riesce a portare in salvo 75 compagni feriti, senza mai sparare un colpo. Un'impresa di incredibile coraggio che è stata premiata con la Medaglia d’onore, il primo obiettore di coscienza della storia a riceverla.

Nei panni del protagonista troviamo Andrew Garfield. Nel cast anche Teresa Palmer, Hugo Weaving, Luke Bracey, Vince Vaughn e Sam Worthington. Spettacolare, realistico e violento (in stile Gibson), il film ha avuto una buona l'accoglienza della sala stampa raccogliendo commenti positivi.

Mel Gibson è un personaggio che, per vari motivi, non passa mai inosservato, e così i suoi film da regista, un ruolo in cui l'attore si sente molto a suo agio. "Regista o attore fanno parte di uno stesso processo, quello di raccontare una storia", ha dichiarato Gibson durante la conferenza stampa, "Personalmente preferisco dirigere... forse perché sono megalomane, ma mi piace raccontare una storia come l’ho in testa. In questo caso, volevo raccontare la vicenda di un uomo ordinario in circostanze straordinarie, è una delle combinazioni più feconde per creare un racconto leggendario". E Desmond Doss è stato un personaggio del tutto particolare nella storia. "Desmond era singolare. Ce ne sono pochi, se non nessuno, che potrebbero o vorrebbero replicare le sue azioni", ha dichiarato l'attore e regista, "In un panorama cinematografico invaso da supereroi immaginari, ho pensato che fosse il momento di celebrarne uno vero". Grande ammirazione per Desmond Doss anche da parte di Andrew Garfield: "Era un uomo semplice. Viviamo in un periodo pieno di violenza ideologica, mentre Desmond era un simbolo meraviglioso del motto ‘vivi e lascia vivere’. È stato un uomo che sapeva chi fosse e cosa dovesse fare e l’ha perseguito in un contesto in cui tutti facevano l’opposto". L'attore ha avuto solo parole di elogio per Mel Gibson. "Durante le riprese, mentre giravamo, Mel era sempre con te, accanto a ogni attore, in ogni momento, come un buon padre", ha dichiarato Garfield.

Al centro del film c'è una spettacolare, feroce, e lunga scena di guerra sul campo di battaglia, una sequenza che ha messo a dura prova il regista. "La cosa importante quando giri una battaglia così è l'essere chiaro", ha spiegato Gibson, "si deve dare sì l’impressione di confusione, di caos, ma per essere convincenti è necessaria la chiarezza, bisogna chiarendo con precisione quello che vuoi lo spettatore veda o meno. Come girare un evento sportivo".
Mel Gibson ha poi dichiarato di non amare le guerre ma di amare i guerrieri. "Non credo ci siano guerre giuste, odio le guerre, ma bisogna amare i guerrieri", ha dichiarato l'attore, "Non dobbiamo dimenticare i veterani di guerra, hanno bisogno del nostro amore e comprensione quando tornano dai conflitti. Sicuramente il rifiuto di uccidere e usare un fucile può essere un messaggio del film".

Il film uscirà il 4 novembre negli USA.

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Tra i film presentati oggi anche un po' d'Italia. Primo italiano in Concorso, il documentario Spira Mirabilis, di Massimo D'Anolfi e Martina Parenti.

Alle Giornate degli Autori invece è stato il giorno di Indivisibili di Edoardo De Angelis, la storia di due sorelle gemelle siamesi che vengono esibite alle feste e ai matrimoni, dando da vivere a tutta la famiglia. Sfruttate, suscitano l'interesse, anche religioso, superstizioso, o erotico, di tutto il paese, fino al giorno in cui un medico gli dice che possono essere divise.

Altro film italiano nella sezione Orizzonti, si tratta de Il Più Grande Sogno, di Michele Vannucci, con Alessandro Borghi. Ambientato a Roma, il film racconta la storia di Mirko, appena uscito di prigione deve ripartire da zero. Quando viene eletto come presidente del comitato di quartiere vede la via per la svolta, non solo per se stesso ma anche per la borgata in cui vive.

sabato 3 settembre 2016

Venezia 73 - giorno 4

E' il giorno di uno degli eventi più attesi del Festival di Venezia 2016, la presentazione della serie tv firmata da Paolo Sorrentino, The Young Pope.

Prodotta da Sky, HBO, CANAL+, la serie vede come protagonista Jude Law, affiancato da Diane Keaton, Silvio Orlando, Cécile de France, Javier Camara, Ludivine Sagnier, e James Cromwell.

Visionario, ironico e grottesco, in pieno stile Sorrentino, la serie racconta l'ascesa di Lenny Belardo (Law), cioè Pio XIII, il Papa appena eletto. Americano, bello, giovane, abbandonato da piccolo da genitori hippy e cresciuto da suor Mary (Keaton), un anticonformista, moderno, fuma, beve Coca-Cola Cherry zero e va in giro in infradito, ma Lenny è anche ironico, vendicativo, spietato, e scaltro. Un Papa molto diverso dai suoi predecessori che dovrà confrontarsi con la politica interna al Vaticano, con i suoi temibili avversari, su tutti il segretario di Stato Voiello (Silvio Orlando), e con i dubbi e le contraddizioni del proprio ruolo.

"Lo considero un lungo film di 10 ore", ha dichiarato Sorrentino, per nulla preoccupato dalle possibili reazioni negative del Vaticano, "E’ un problema loro. O meglio non è neanche un problema se avranno la pazienza di vederla fino in fondo. Il mio lavoro indaga con curiosità e onestà, senza sterili provocazioni, pregiudizio o intolleranza le contraddizioni, le difficoltà, le cose affascinanti del clero, delle suore, e di un prete che è un po' diverso dagli altri: il Papa".
Pio XIII è un Papa molto diverso da quelli che ci sono stati fino ad oggi, Papa Francesco compreso, è un Papa inverosimile? "è nell'ordine delle cose che dopo un Papa più liberale ne venga un altro di segno opposto. Il mio Pontefice in un futuro non molto lontano potrebbe essere verosimile", ha risposto Sorrentino.

A dare vita a questo Papa "controcorrente" è Jude Law, che sul suo personaggio ha dichiarato: "Mi spaventava interpretare il Papa. Paolo mi ha sempre ricordato che si parlava di un uomo: come io interpreto Lenny Belardo, Lenny interpreta il Papa. Vive il dilemma tra quello che rappresenta e quello che è nel privato. Lenny Belardo è una persona onesta anche se contraddittoria, tanto da dire l’esatto opposto di quanto affermato appena qualche minuto prima, e nel tempo acquisisce una strategia per tenere lontani tutti".
Nel cast anche Silvio Orlando che ha pubblicamente ringraziato i dialogue coach che lo hanno aiutato a recitare in inglese, "e che io ho sterminato" ha detto l'attore.

Lavorare su una sceneggiatura da suddividere in più puntate è stata una bella sfida per Sorrentino, che si è avvalso dell'aiuto di Stefano Rulli, Umberto Contarello e Tony Grisoni. "Non è stata certo una passeggiata, ma è stato eccitante", ha detto il regista premio Oscar, "Lavorando su una dilatazione temporale così ampia puoi approfondire i personaggi e concederti digressioni impossibili al cinema". Nella serie, di cui sono state presentate solo le prime due puntate, non manca l'ironia e la comicità. "Ci siamo documentati", ha rivelato Sorrentino, "e ci siamo resi conto come in Vaticano i cardinali, in modo inatteso, amano molto ridere, il tasso di comicità nel loro linguaggio, è molto alto".

Nonostante il film non abbia ricevuto applausi alla fine della proiezione stampa, i primi commenti della critica sono stati molto positivi.

La serie andrà in onda su Sky Atlantic dal 21 ottobre.

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Al Lido è tornato anche James Franco, ormai di casa al Festival di Venezia. L'attore e regista ha presentato il suo ultimo film, In Dubious Battle, tratto dal romanzo "La Battaglia" di John Steinbeck.

"In Dubious Battle non è uno dei più famosi romanzi di Steinbeck", ha spiegato James Franco, "ma la tematica collegata con la difesa di un frutteto mi ha subito appassionato, ha delle valenze più universali".
Un film che vede un cast davvero numeroso, con Nat Wolff, Vincent D’Onofrio, Bryan Cranston, Ed Harris, Sam Shepard, Selena Gomez, Josh Hutcherson, Ashley Greene, John Savage, Zach Braff, e lo stesso Franco. "Tutti hanno creduto nel progetto... al di là dei ritorni economici che potrebbero esserci!", ha dichiarato l'attore e regista, "Nei primi miei film da regista c'era solo un personaggio, con una storia incentrata su di lui. Qui invece ci sono tanti personaggi, anche le comparse hanno un ruolo fondamentale".

Ambientato durante la Grande Depressione, il film racconta di Jim Nolan, un attivista che cerca di organizzare un grande sciopero dei lavoratori tra i raccoglitori di frutta californiani, col fine di veder riconosciuti i loro diritti.

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Presentato in Concorso il western Brimstone, con Dakota Fanning, Guy Pearce, Emilia Jones, Kit Harington e Carice Van Houten.

Un film diviso in quattro capitoli (Apocalisse - Esodo - Genesi - Castigo) che raccontano la storia all'indietro, una discesa all'inferno che vede al centro della storia un'eroina che riesce a resistere e ribellarsi alla violenza, fisica e psicologica, di un predicatore che nasconde e giustifica le sue terribili azioni - violenze fisiche pedofilia e stupro - con le parole della Bibbia.
Dakota Fanning è Liz, una ragazza muta, già madre di una bimba che, dopo aver partorito un bimbo morto, comincia a subire le ire del marito, istigato dal predicatore. Da quel momento iniziano le violenze e i soprusi.

"Liz non è una vittima, è una sopravvissuta", ha dichiarato il regista Martin Koolhoven, "Una donna di impressionante forza e coraggio che vuole vivere senza paura. E' la storia di una donna decisa a sopravvivere agli orrori che incontra".

Diverse reazioni da parte della stampa, divisa tra chi l'ha apprezzato molto e chi l'ha proprio odiato.

venerdì 2 settembre 2016

Venezia 73 - giorno 3

E' il giorno dello stilista e regista Tom Ford, che porta al Lido Animali Notturni. Mentre Fuori Concorso viene presentato The Bleeder.

Seconda prova da regista per lo stilista Tom Ford, che dopo il successo di A Single Man torna alla regia con il film Nocturnal Animals, tratto dal libro "Tony and Susan" di Austin Wright. Protagonisti del film Jake Gyllenhaal e Amy Adams, accompagnati da un cast stellare: Isla Fisher, Aaron Taylor-Johnson (presente al Lido), Armie Hammer, Michael Shannon, e Laura Linney.

Thriller esistenziale che racconta una "storia dentro una storia", Animali Notturni è segue due storie s'intrecciano. Da una parte c'è Susan (Adams), gallerista infelice e in crisi sposata con un uomo infedele, che ripensa al suo passato e agli errori fatti, uno su tutti l'aver lasciato il suo ex marito, a cui pensa mentre legge un manoscritto che proprio l'uomo le aveva regalato. La storia del libro diventa così una storia nel film, con protagonista Tony (Gyllenhaal), che nell'immaginazione di Susan ha le fattezze proprio del suo ex marito, un uomo in cerca di vendetta dopo che una banda di balordi ha violentato e ucciso sua moglie e sua figlia.

Il film ha avuto una buona accoglienza da parte della stampa, ottime le interpretazione dei due protagonisti, con Amy Adams sempre più "star del festival".

Durante la conferenza stampa, Tom Ford ha voluto subito sottolineare le differenze con il libro, rivendicando il diritto (e la necessità) di non rimanere per forza troppo fedeli all'originale. "Si tratta di due mezzi totalmente diversi", ha dichiarato lo stilista/regista, "Il monologo interiore di Susan viene tradotto ovviamente in una serie di immagini, così si spiega anche la scelta di spostare la vicenda in un'altra epoca e in un altro territorio, in particolare l'Essex e il Texas che conosco bene. Il libro era degli anni '90, oggi serviva un luogo remoto in cui i telefoni cellulari non avessero campo. Per il resto invece, mi ha interessato questa storia di chi lascia andare una persona e ne paga le conseguenze".
Sia Jake Gyllenhaal che Amy Adams sono rimasti fin da subito affascinati dalla storia, in particolare l'attore ha sottolineato come sia stato colpito anche dalla carta dello script. "Una sfumatura di rosso  davvero elegante", ha detto Gyllenhaal, "L’ho subito sentita come una storia molto personale, una delle migliori sceneggiature che abbia mai letto, emozionante metafora sulla violenza di oggi. E' stata incassare continui colpi senza reagire, come fa il mio personaggio. Leggendo la sceneggiatura ho capito che parlava di come viviamo il dolore nella nostra vita quotidiana. Ma non credo sia un film sulla vendetta, è il racconto di una coppia che si è amata, ha avuto un’opportunità e non l'ha saputa sfruttare".
Approccio più complicato per Amy Adams, che ha confessato che inizialmente non le piaceva il suo personaggio. "All'inizio, preparando il film, Susan non mi piaceva", ha dichiarato l'attrice, "Il che è un problema per me. Ho dovuto trovare una strada per avvicinarmi a Susan perché non posso interpretare una persona che disprezzo. Devo ringraziare Tom che mi ha letto molti brani del libro, conducendomi alla scoperta delle sue sfaccettature".

A colpire subito del film è stata la scena d'apertura, una elegante sequenza musicale di una mostra di arte contemporanea con delle performance sexy di donne corpulente e obese. "Nel film ogni opera artistica è vera, odio quando nei film si inseriscono lavori palesemente falsi", ha spiegato Tom Ford, "ho realizzato la sequenza iniziale lavorando sull'immaginario di qualcuno che vede l’America da fuori, e io vivo in Europa da ventisei anni, esagerato, grasso, vecchio, brandelli del concetto patriottico liberi da convenzioni con corpi che non rispondono a dettami estetici imposti. Lo stile deve sempre nascondere della sostanza, far parte del racconto".

Nocturnal Animals uscirà in Italia il 17 novembre.

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Altro film presentato oggi è The Bleeder, con un quasi irriconoscibile Liev Schreiber e Naomi Watts protagonisti.

Il film racconta la vera storia del pugile, e venditore di alcolici, Chuck Wepner, soprannominato "The Bleeder", passato alla storia per aver retto 15 round contro il grande Muhammad Alì, e che poi ha ispirato Sylvester Stallone per la storia di Rocky Balboa.

Una parabola breve quella di Wepner. "Con il suo naturale atteggiamento si è aperto alla trappola del narcisismo, pagando poi la sua passione di voler essere amato da tutti", ha dichiarato Liev Schreiber, "Come attore capisco cosa voglia dire rischiare che il narcisismo rovini la vita, che il bisogno di essere amati diventi nocivo. Se credi che la fama sia tutto nella vita, allora sarai destinato a una vita incredibilmente solitaria".
Accanto all'attore quella che è anche sua moglie nella vita, cioè Naomi Watts, che sul suo personaggio ha dichiarato: "Di lei mi è piaciuta la saggezza, la consapevolezza, la forza, e il fatto di essere una donna piena di spirito. Ho incontrato la vera Linda nel corso di una serata molto piacevole. La prima cosa su cui abbiamo lavorato è stata la voce, poi sulla sua fisicità, i vestiti, il modo di muoversi e camminare. Ho anche imbottito un po' il seno... Una bella boccata d’aria fresca dopo aver interpretato tante donne disperate, urlanti, che piangono o sono sull'orlo di un esaurimento nervoso!".

giovedì 1 settembre 2016

Venezia 73 - giorno 2

Nel secondo giorno, Venezia cala due coppie di assi pesanti, Michael Fassbender e Alicia Vikander per il film La Luce sugli Oceani, e Amy Adams e Jeremy Renner per lo sci-fi Arrival.

Ancora romanticismo al Lido, sia sul grande schermo che nella realtà. C'era grande attesa da parte della stampa (anche quella rosa) per l'arrivo di Michael Fassbender e Alicia Vikander, per presentare La Luce sugli Oceani, il film che ha fatto scoccare la scintilla tra i due.

Il film, tratto dall'omonimo romanzo di M.L. Stedman, è ambientato dopo la fine della I Guerra Mondiale e racconta la storia di un guardiano del faro australiano e di sua moglie che un giorno trovano su una barca alla deriva una bambina. La adottano, la crescono, e un giorno, tornati a terra, scoprono che la vera madre è ancora viva e disperata per la scomparsa della bambina.

Il film è diretto da Derek Cianfrance (Blue Valentine) e vede nel cast anche Rachel Weisz. Fredda l'accoglienza dopo la proiezione stampa, pochi applausi e recensioni non esaltanti

Durante la conferenza stampa, la scena è tutta per Fassbender e la Vikander, che hanno aperto facendosi i complimenti a vicenda. "Sapevo di questo progetto, sapevo che Michael era un grande attore e volevo provare a fare questo film, ero nervosa ma volevo farlo", ha dichiarato il premio Oscar Alicia Vikander. Risposta di Michael Fassbender: "Ero terrorizzato da Alicia, era così fiera di aver ottenuto la parte, era così affamata. Conosco quella sensazione, all'inizio della carriera l'ho provata anche io, sai di avere una grande opportunità per uscire dall'ombra e ti impegni al massimo. Mi provocava sul set, questa fame ti fa andare avanti e io dovevo essere alla sua altezza". Fassbender ha poi parlato del regista e del suo metodo: "Derek ti spinge a superarti chiedendoti sempre di più. Credi di aver raggiunto qualcosa e lui ti fa stare un'altra mezz'ora sulla scena".

"The Light Between Oceans più che una storia d'amore è un film sulla vita, sul perdono e il saper guardare avanti", ha dichiarato Fassbender riguardo al film, "Il peso di una decisione sbagliata ha un effetto dirompente, così la storia diventa una battaglia per la verità. Tom è infinitamente morale, sa cosa è giusto e cosa è sbagliato. Ho amato moltissimo questo personaggio, mi sembrava un uomo del passato forte, leale, e allo stesso tempo generoso, capace di fare scelte forti per amore pur sapendo che sono sbagliate".

In Italia il film arriverà a febbraio 2017.

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Altri film presentato è lo sci fi Arrival, di Denis Villeneuve (assente perché impegnato sul set del sequel di Blade Runner), con Amy Adams e Jeremy Renner.

Sulla Terra compaiono dei misteriosi ed enormi oggetti volanti, dei monoliti, che si scopriranno essere navicelle aliene. Per investigare viene formata una squadra d'elite, capitanata dalla linguista Louise Banks (Adams), che ingaggia una corsa contro il tempo che metterà a rischio la sua vita per cercare risposte su quegli oggetti, mentre il mondo si prepara a combatterli col rischio di una guerra globale.

Ottima l'accoglienza, con le critiche che hanno sottolineato la (solita) performance eccellente della Adams.

"Fantascienza ricca di emozioni", così descrive il film la protagonista Amy Adams, "Era una sceneggiatura bellissima, l’ho letta di getto e mi ha sorpresa fino all'ultima pagina. Non ho mai pensato che fosse un film di fantascienza, il regista ha cercato in ogni modo di farci superare la barriera tecnologica".
Jeremy Renner si è trovato subito a suo agio in un ruolo molto diverso da quelli interpretati di recente. "Dopo un arciere e molti militari, interpretare un matematico è stata una grande sfida", ha dichiarato l'attore, "anche dal punto di vista linguistico. Anche se per me rimane molto importante la comunicazione non verbale". Entusiasta del suo personaggio anche Amy Adams. "Ti conquista sin dall'inizio", ha detto l'attrice, "da quando vediamo il suo passato drammatico e capiamo l'umanità che ha dentro e la spinta alla comunicazione con gli altri. E' un'eroina del dialogo in uno scenario in cui c'è chi è pronto a scatenare una guerra". Un personaggio capace di guardare al futuro, l'unico aspetto che l'attrice non vorrebbe avere. "Sono la regina dell'ansia, conoscere il mio destino non credo che mi calmerebbe", ha detto la Adams, che poi ha rivelato il suo amore per E.T. e una particolarità: chiedere ai registi il motivo per cui hanno scelto lei. "Lo chiedo a tutti, se mi danno una risposta vaga, rinuncio al progetto. Denis invece mi ha risposto che aveva bisogno di vedere i miei pensieri e io ero in grado di farli trasparire".

L'uscita italiana è fissata al 24 novembre.

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Presentato anche il nuovo film di Gabriele Muccino, L'Estate Addosso, con un cast di giovani attori e la colonna sonora di Jovanotti.

mercoledì 31 agosto 2016

Venezia 73 - giorno 1

Prende il via nel migliore dei modi la 73a Mostra del Cinema di Venezia, grazie al film d'apertura La La Land, di Damien Chazelle.

Ad accompagnare il film al Lido una sorridente Emma Stone, protagonista del musical insieme a Ryan Gosling, assente giustificato visto che l'attore è impegnato sul set del sequel di Blade Runner.

La La Land vede come protagonisti due sognatori in cerca di fama, una aspirante attrice/scrittrice che fa la cameriera e un pianista controcorrente che vuole suonare solo jazz, che si incontrano e si innamorano in una Los Angeles dai colori pastello, e che poi si trovano ad affrontare le difficoltà che sorgono tra amore e carriera.

Romantico e malinconico, il film è stato accolto positivamente dalla stampa, e si è meritato anche un applauso spontaneo durante la proiezione, dopo una prima sequenza coreografica e colorata tra le auto ferme nel traffico che ha sorpreso e meravigliato la sala.
Ottimi i due protagonisti, così come la regia del 31enne Damien Chazelle, per un film destinato a farsi largo nella prossima stagione dei premi.

Ovazioni per Emma Stone all'ingresso della conferenza stampa, che ha rubato la scena a un emozionatissimo Damien Chazelle. Il regista è arrivato in Italia una settimana fa e ha voluto subito esprimere la sua solidarietà agli italiani colpiti dal terremoto: "Per godermi appieno il vostro Paese, che amo molto - amo la cultura, il cinema e il cibo italiano - avevo anticipato il mio arrivo a Venezia di una settimana, e purtroppo ho ascoltato da vicino questa tragedia".

Nonostante il successo di Whiplash, non è stato facile per il regista portare sul grande schermo un musical "vecchio stile", un genere su cui non è facile investire a Hollywood. "I musical sono i film che più degli altri declinano il linguaggio dei nostri sogni, e oggi più che mai abbiamo bisogno di sognare, di vedere amore sul grande schermo", ha dichiarato Chazelle, "Volevo prendere il vecchio musical ma metterlo dentro la vita reale, dove il finale non sempre è roseo, anzi quasi mai. Un immaginario old fashion, ma con persone vere che vivono nella Los Angeles di oggi. I film sono il linguaggio dei sogni. E' vero che mettersi a cantare viola le regole del realismo, ed è per questo i musical sono atemporali. Oggi possiamo tornare indietro a quelle tradizioni e metterci le emozioni e le frustrazioni del presente".
C'è bisogno di sognare, una visione condivisa anche da Emma Stone. "Dobbiamo abbandonare il nostro cinismo, un atteggiamento che va tanto di moda nella mia generazione, non serve scherzare su tutto, o criticare sempre tutto", ha detto l'attrice, "Dobbiamo sognare. Io voglio dare una speranza: 'La La Land' racconta proprio di questo, dei sogni, e di come si debba lavorare duramente per realizzarli". Per Emma Stone il musical non è certo una novità, l'attrice a Broadway si è destreggiata nel ruolo di Sally Bowles in Cabaret, raccogliendo con successo la pesante eredità di Liza Minnelli. "Amo il musical da sempre", ha raccontato la Stone, "Ho sempre sognato di farlo al cinema e 'La La Land' mi ha dato questo possibilità. Nel mio personaggio di attrice che cerca di sfondare c’è molto di me. Quello che amo di Mia è che lei scrive in prima persona la sua storia, le sue esperienze, mentre io non ho avuto il suo stesso coraggio".
L'attrice è alla terza collaborazione con il suo amico Ryan Gosling: "Eh sì, Ryan è un vecchio amico. E' stato bellissimo tornare a lavorare con lui, qualcuno che conosci, di cui hai fiducia. Sapevo che era un ottimo ballerino, ma qui dovevamo danzare insieme, e non è stato semplice, c’è voluto tanto allenamento".

Tra le ispirazioni del film, Chazelle ha citato anche Fellini e il film 8 e mezzo, soprattutto per la scena iniziale nel traffico che tanto ha colpito la platea. "L'ingorgo iconico per me è quello del film di Fellini", ha dichiarato il regista, "A volte pensavo di veder sbucare da una macchina Marcello Mastroianni. Per salvarsi dal traffico l'unico mezzo è la fantasia".

Per vedere La La Land in Italia dovremo aspettare fino al prossimo 26 gennaio.

giovedì 28 luglio 2016

Venezia 73 - il programma

Presentato il programma ufficiale della 73esima Mostra Cinematografica del Cinema di Venezia (31 agosto - 10 settembre).

Un programma davvero molto ricco, con dei titoli tra i più attesi della stagione, come il film d'apertura La La Land, con Ryan Gosling e Emma Stone, poi The Light Between Oceans, con Fassbender, Alicia Vikander e Rachel Weisz, Nocturnal Animals, con Jake Gyllenhaal e Amy Adams, Jackie, con Natalie Portman nei panni di Jackie Kennedy, e Arrival di Denis Villeneuve, con Amy Adams, Jeremy Renner e Forest Whitaker. Presente anche il documentario di Terrence Malick, Voyage of Time.

Tre gli italiani in Concorso: Questi Giorni di Giuseppe Piccioni, Spira Mirabilis dei documentaristi Massimo D’Anolfi e Martina Parenti, e Piuma di Roan Johnson.

Titoli molto interessanti anche Fuori Concorso, dove spiccano il remake de I Magnifici 7 di Antoine Fuqua (film di chiusura del festival), con Denzel Washington e Chris Pratt, e Hacksaw Ridge, nuovo film da regista di Mel Gibson, con Andrew Garfield.
Ricordiamo poi l'evento speciale con la proiezione dei primi due episodi della serie di Paolo Sorrentino, The Young Pope, con Jude Law.

Ecco il programma.

Venezia 73: Concorso internazionale di lungometraggi in prima mondiale: 
The Bad Batch di Ana Lily Amirpour
La La Land di Damien Chazelle
The Light Between Oceans di Derek Cianfrance
El Ciudadano Ilustre di Mariano Cohn E Gastón Duprat
Spira Mirabilis di Massimo D’Anolfi e Martina Parenti
Ang Babaeng Humayo (The Woman Who Left) di Lav Diaz
La Región Salvaje di Amat Escalante
Nocturnal Animals di Tom Ford
Piuma di Roan Johnson
Rai (Paradise) di Andrei Konchalovsky
Brimstone di Martin Koolhoven
Na Mlijecnom Putu (On The Milky Road) di Emir Kusturica
Jackie di Pablo Larraín
Voyage Of Time di Terrence Malick
El Cristo Ciego di Christopher Murray
Frantz di François Ozon
Questi Giorni di Giuseppe Piccioni
Arrival di Denis Villeneuve
Les Beaux Jours d'Aranjuez di Wim Wenders

Fuori Concorso: Opere firmate da autori di importanza riconosciuta 
Our War di Bruno Chiaravalloti, Claudio Jampaglia e Benedetta Argentieri
I Called Him Morgan di Kasper Collin
One More Time With Feeling di Andrew Dominik
The Bleeder di Philippe Falardeau
The Magnificent Seven di Antoine Fuqua
Hacksaw Ridge di Mel Gibson
The Journey di Nick Hamm
À Jamais di Benoît Jacquot
Gantz:O di Yasushi Kawamura
Miljeong (The Age Of Shadows) di Jee Woon Kim
Austerlitz di Sergei Loznitsa
Assalto Al Cielo di Francesco Munzi
Monte di Amir Naderi
Tommaso di Kim Rossi Stuart
Safari di Ulrich Seidl
American Anarchist di Charlie Siskel
The Young Pope (Episodi 1 e 2) di Paolo Sorrentino
Planetarium di Rebecca Zlotowski

Orizzonti: Concorso internazionale dedicato a film rappresentativi di nuove tendenze estetiche ed espressive (sono elencati unicamente i lungometraggi):
Tarde Para La Ira di Raúl Arévalo
King Of The Belgians di Peter Brosens e Jessica Woodworth
Laavor Et Hakim (Through The Wall) di Rama Burshtein
Liberami di Federica Di Giacomo
Koca Dünya (Big Big World) Di Reha Erdem
Gukoroku di Kei Ishikawa
Maudite Poutine di Karl Lemieux
São Jorge di Marco Martins
Dawson City: Frozen Time di Bill Morrison
Réparer Les Vivants di Katell Quillévéré
White Sun di Deepak Rauniyar
Malaria di Parviz Shahbazi
Kékszakállú di Gastón Solnicki
Dark Night di Tim Sutton
Home di Fien Troch
Die Einsiedler di Ronny Trocker
Il Più Grande Sogno di Michele Vannucci
Boys In The Trees di Nicholas Verso
Ku Qian (Bitter Money) di Bing Wang