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venerdì 5 maggio 2023

Peter Pan & Wendy - la recensione

Ha debuttato direttamente su Disney+ qualche giorno fa Peter Pan & Wendy, nuovo live action Disney che riprende sia il Classico del 1953 che l'opera originale di J. M. Barrie.

Wendy sta per passare la sua ultima notte in famiglia prima di partire per il collegio. La ragazza non vuole andare, è preoccupata dal cambiamento, vorrebbe rimanere nella sua casa, a leggere e a giocare con i suoi fratelli più piccoli, Michael e John. Quella notte, dalla finestra della stanza da letto piomba Peter Pan, alla ricerca della sua ombra, insieme alla fatina Trilli. Peter ha sentito il desiderio di Wendy di non voler crescere ed è andato da lei per portarla sull'Isola che Non C'è. Per Wendy, Micheal e John inizia così un'avventura fantastica che li porterà ad affrontare i pirati guidati dal temuto Capitan Uncino.

Peter Pan & Wendy dimostra che fare dei live action che non siano necessariamente dei copia&incolla è possibile. Il regista David Lowery, insieme al co-sceneggiatore Toby Halbrooks, è riuscito a prendere gli elementi giusti sia dal Classico Disney che dal testo originale in modo molto equilibrato, riuscendo a dargli una forma nuova senza stravolgere o forzare. È così che ritroviamo tutti gli elementi che conosciamo ma con delle modifiche che non vanno a rovinare nulla e  riescono a dare freschezza alla storia. Il ruolo di Wendy è stato ampliato, le è stato dato un background più solido, la paura di crescere, ed è servito a rendere meno piatto il personaggio, tutto questo senza rubare spazio ad altri. Peter Pan è un buon Peter Pan, faccia pulita e animo un po' sbruffone, e anche su Capitan Uncino è stato fatto un ottimo lavoro per renderlo cattivo ma non senza una vena di malinconia alle spalle.
Un altro punto di forza è l'ottima regia di Lowery, aiutata da una splendida ambientazione, delle belle scenografie e una buona fotografia.

Bene il cast, primo ruolo da protagonista per Ever Anderson, figlia di Milla Jovovich e del regista Paul W.S. Anderson, se la cava bene, ma a rubare la scena è senza dubbio Jude Law nel ruolo di Capitano Uncino. Il film dimostra anche che è possibile mettere insieme un cast molto inclusivo senza il bisogno di stravolgere o imporre forzatamente delle scelte.

Non è un film memorabile come l'Hook di Steven Spielberg, ma è assolutamente insensato paragonarli, Peter Pan & Wendy è un film leggero, una buona rivisitazione, piacevole da guardare, che riesce a raccontare in modo semplice e fanciullesco le difficoltà della crescita, il passaggio dall'infanzia all'adolescenza, il che lo rende adatto sia ai bambini che agli adulti.

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martedì 19 aprile 2022

Animali Fantastici: I Segreti di Silente - la recensione

La saga magica che vede protagonista il magizoologo Newt Scamander, e la sua eterogenea cricca, arriva al terzo capitolo con I Segreti di Silente.

Anni ’20. Incaricato da Silente (Jude Law), Newt (Eddie Redmayne) si lancia alla ricerca del Qilin, una creatura mitologica in grado di leggere l’anima delle persone per scovarne la purezza di cuore. Ma, oltre all’intrepido Tassorosso, qualcun altro è sulle tracce dell’indifeso animale. Accecato sempre più dalla bramosia di potere ed intenzionato a prendere il controllo totale del mondo magico, Grindelwald (Mads Mikkelsen, accuratamente scelto in sostituzione di Johnny Depp) continua senza sosta a reclutare sostenitori, raccogliendo consensi in tutta Europa, sino a riversare la sua ombra oscura sulle elezioni che vedono Liu e Santos, il candidato cinese e la candidata brasiliana, fronteggiarsi per il ruolo di Presidente dell’Associazione Internazionale dei Maghi. Al fianco di Grindelwald, oltre ai fedeli seguaci, il sempre più dubbioso e iracondo Creadence (Ezra Miller), la cui forza si fa sempre più distruttiva, e Queenie (Alison Sudol) passata "al Lato Oscuro" accecata dal desiderio di un amore libero con Jacob (Dan Fogler). Per sventare il sanguinoso piano del potente mago oscuro, Newt cercherà quindi la cooperazione di suo fratello Theseus (l’affascinante Callum Turner), del fratellastro dell’ormai defunta Lita Lestrange, Yusuf Kama (William Nadylam), dell’ormai migliore amico Jacob, e di una nuova conoscenza, Eulalie Hicks (la spumeggiante Jessica Williams), insegnante di incantesimi alla Scuola di Magia di Ilvermorny.
Dire di più di questa trama intrecciata sarebbe controproducente per la visione, la storia del terzo film è lo snodo decisivo per tirare le somme di una tela magica intrisa di passioni.

La magia, così come i bambini dell'inizio degli anni 2000 l’hanno conosciuta, si macchia dei colori di un’avvincente spy story, che fatica un po' a spingersi verso la risoluzione, forse poco supportata dal ritmo che avrebbe potuto essere più incalzante, da un montaggio confusionario, e una regia nella media, che non lascia molto il segno. Buona la colonna sonora, assolutamente in linea con gli altri capitoli magici, compresi quelli di Harry Potter, che troverà consenso anche tra i fan più nostalgici. Indiscusso punto di forza del film sono gli effetti speciali, che lo rendono ancora più godibile sul grande schermo.
Impossibile criticare il cast, selezionato con cura e diretto molto bene. Su tutti spiccano il protagonista Eddie Redmayne, che con grande sensibilità aggiunge ancora più dettagli al suo Newt Scamander, rendendolo di una tenerezza disarmante, e l'ottima new entry Mads Mikkelsen, che con la sua interpretazione scarna e spietata, risulta assolutamente convincente.

Animali Fantastici: I Segreti di Silente, con le sue novità, a partire dal nuovo volto del villain, dà una decisiva e positiva sterzata alla saga per indirizzarlo verso il suo penultimo capitolo.

Francesca Matteucci

mercoledì 8 luglio 2020

Jude Law sarà Capitan Uncino per la Disney!

La Disney sta preparando un nuovo live action, e stavolta a diventare in carne ed ossa sarà il Classico Peter Pan, in un film che sarà intitolato Peter Pan e Wendy.

La major starebbe per mettere a segno un bel colpo per il cast, Variety infatti riporta che Jude Law sarebbe ormai alle fasi finali della trattative per interpretare il villain Capitan Uncino!

Secondo alcuni rumor, per il ruolo era stato inizialmente contattato Will Smith, che ha già interpretato il Genio nel live action di Aladdin, ma alla fine si è virato sull'attore britannico.

Peter Pan è già stato portato al cinema in live action e in diverse forme, prequel, sequel, adattamenti fedeli, e sempre con un Capitan Uncino diverso, uno su tutti l'indimenticabile Dustin Hoffman nel bellissimo Hook (1991), poi è stata la volta di Jason Isaacs in Peter Pan (2003), e infine Garrett Hedlund nei panni di un giovane Uncino, non ancora cattivo, in Pan -Viaggio nell'Isola che non c'è (2015).

Il film sarà diretto da David Lowery (Il Drago Invisibile, Storia di un Fantasma) e i due giovani protagonisti saranno Alexander Molon e Ever Anderson, quest'ultima è la figlia di Milla Jovovich e il regista Paul W.S. Anderson.

Le riprese sarebbero dovuta partire questo mese in Canada ma sono state rimandate a causa dell'emergenza sanitaria.

mercoledì 10 aprile 2019

The New Pope - Jude Law in costume da bagno sul set

Hanno fatto molto velocemente il giro del web le nuove immagini di Jude Law sul set della seconda stagione della serie diretta da Paolo Sorrentino, The New Pope, sequel di The Young Pope.

Nelle foto possiamo vedere Lenny Belardo/Papa Pio XIII, cioè Jude Law, in spiaggia mentre esce dall'acqua sfoggiando un costumino bianco, in mezzo a delle pallavoliste e poi insieme all'attrice Ludivine Sagnier.
Immagini che fanno salire ancora di più l'attesa per la serie, e che hanno anche scatenato battute, come il giornalista di People, Dave Quinn, che ha scritto: "Vi do il buongiorno con queste foto di Jude Law mentre gira The Nude Pope".

Nel cast anche John Malkovich, Silvio Orlando, Javier Cámara, Cécile de France, e Sharon Stone. Ecco le foto.







sabato 9 marzo 2019

Capitan Marvel - la recensione

E finalmente è arrivato.
Dopo una scia di polemiche inutili, boicottaggi stupidi e aspettative alle stelle, finalmente la prima eroina del Marvel Cinematic Universe arriva in sala a preparare la strada per l'evento Endgame, atteso dai fan come nient'altro prima d'ora.
A vestirei panni di Carol Denvers c'è il premio oscar Brie Larson, anche lei accompagnata da mugugni e polemiche. Fortunatamente una volta seduti al cinema e spente le luci, ci pensa la Marvel a ricordarci ancora una volta chi comanda.


Non siamo di fronte al classico film di origini, infatti in questo caso veniamo catapultati in media res e la nostra eroina ha già i suoi poteri ed è già in grado di usarli. Il suo passato ci viene svelato pian piano nel corso della pellicola con flashback che vanno a ricostruire la sua storia prima e dopo l'incidente che l'ha resa com'è, e in modo atipico è lo spettatore a sapere qualcosa in più su di lei di quanto non ne sappia Carol stessa.
Brie Larson fuga ogni dubbio e riesce ad avere la presenza scenica e il carisma necessari a incarnare un personaggio del genere e le sue interazioni con Samuel L Jackson (sempre più straordinaria la tecnica del ringiovanimento digitale) sono perfette e molto divertenti, rendendo il film quasi un buddy movie. 
Ottima anche la trama che è meno scontata e prevedibile di quando potesse sembrare all'inizio e riserva colpi di scena non indifferenti, riuscendo nel contempo a preparare il terreno per Avengers Endgame disseminando indizi e riferimenti che di sicuro faranno impazzare le teorie più disparate.

Inutile ribadire di rimanere fino alla fine dei titoli di coda. Un ultima parola, infine, sull'omaggio a Stan Lee, oltre al solito cammeo, toccante, seppur breve, e sentito, sarà difficile trattenere il magone.


Nulla da dire se non che ormai i film dei Marvel Studios sono una sicurezza nel campo del cinema di intrattenimento, assicurando al pubblico effetti visivi di altissimo livello, battute irriverenti, azione e una strettissima continuity, aggiungendo a questo giro anche un personaggio femminile protagonista e di tutto rispetto. 
Manca poco più di un mese ad Avengers Endgame e non vediamo l'ora, e stavolta ci sarà anche Capitan Marvel.

giovedì 15 novembre 2018

Animali Fantastici - I Crimini di Grindelwald


La pellicola si apre con una sequenza incalzante, come un colpo di frusta: Grindelwald (Johnny Depp, nuovamente alle prese con delle lenti a contatto molto inquietanti) deve rispondere dei suoi crimini commessi in Europa... Quali? Non è ancora dato saperlo, e viene caricato su di una carrozza per essere estradato dal MACUSA. Riesce magicamente (in tutti i sensi) ad evadere e, dopo una rocambolesca fuga, a rifugiarsi a Parigi.
Tre mesi dopo, a Londra, un sentimentalmente confuso Newt Scamander (Eddie Redmayne), viene incaricato da Albus Silente (per la prima volta portato in vita da Jude Law) di compiere una missione: trovare il fuggitivo per sconfiggerlo e salvare l'anima di Credence (un sempre istrionico Ezra Miller).

Il film sposta, quindi, il suo complesso intreccio in Francia, dove il cast originale cerca zoppicando di riunirsi con alcuni risvolti dei più inaspettati.
Contorto l'epilogo, che ci porta a pensare ad un terzo capitolo, per il quale pare che i casting stiano già iniziando a Rio de Janeiro, potenzialmente ricco di sorprese. C'è da augurarsi che le promesse vengano mantenute!
Meglio non svelare troppi dettagli di questa trama, ricca di un fan service forse addirittura eccessivo, giocata quasi interamente su fitti rapporti, prevedibili e non, e che reputo comunque priva della densità sperata. La regia di David Yates è ancora complicata e dispersiva; caotica. Gli spazi sono mal gestiti e nelle scene d'azione si perde data di ciò che succede. Si punta al "bel guazzabuglio moderno" con lampi di luce ed ottimi effetti speciali, forse studiati per una migliore riuscita del 3D, ma che la fanno da padrona su un soggetto spoglio e caratterizzazione dei nuovi personaggi, ai quali sono riservati pochi momenti.


Johnny Depp rinasce finalmente dalle ceneri, metafora più che appropriata, dopo tanti ruoli monotoni, e crea un villain violento, ma dotato di una calma disarmante, un futuro dittatore, se guardiamo con lungimiranza, ma dotato già da adesso di una parlantina che incanta e convince lo spettatore, che si troverà in difficoltà a scegliere da che parte stare.
Il Newt di Eddie Redmayne diventerà, perciò, la necessità del trovare un eroe che, però, al momento non spicca e non si sbilancia, ma che rimane bensì a vivere nel suo baule, con il suo nuovo sentimento del quale ha probabilmente paura, con i suoi vecchi rancori, la sua velata sociopatia, la sua vena autistica adorabile e le sue creature che custodisce ed ama con tanta passione e presso le quali trova rifugio. Gli altri personaggi, già visti e nuovi, roteano come satelliti intorno a queste due stelle, senza infamia e senza lode.

Interessante il montaggio sonoro, bello il ritorno al motivo del primo episodio e l'omaggio al tema tutto potteriano del castello di Hogwarts che è ormai totalmente sedimentato nel nostro cuore e non manca di emozionare chi assieme a Harry Potter è cresciuto.

L'amore come concetto universale, la necessità di appartenere a qualcosa di concreto, l'identità della famiglia, l'amore sensuale, eterosessuale e non, l'amore per i propri ideali è il cardine intorno al quale ruota un film godibile, ma non un capolavoro del genere.

martedì 4 settembre 2018

Venezia 75 - giorno 7

Il settimo giorno ad illuminare il festival arriva Natalie Portman.

L'attrice è protagonista del film Vox Lux, diretto dall'attore e regista Brady Corbet. Nel cast anche Jude Law, Stacy Martin e Raffey Cassidy. In Concorso.

Il film racconta l'ascesa al successo di Celeste, sopravvissuta a una strage a scuola che, dopo aver cantato al memoriale in ricordo degli amici e compagni morti, diventa una pop star idolatrata dalle folle.
Natalie Portman interpreta Celeste adulta, quando è ormai una pop star affermata e di fama mondiale. Raffey Cassidy invece interpreta Celeste adolescente e poi anche la figlia del personaggio della Portman.

Un film musicale che mostra una versione molto patinata della musica pop ma che in realtà vuole raccontare la sofferenza di una donna mentre riflette su un argomento molto sentito negli Stati Uniti, le stragi nelle scuole. "Celeste è una donna che soffre, a distanza di 18 anni ha ancora la sindrome da stress post traumatico, non è un mostro ma una vittima della nostra epoca", ha dichiarato Brady Corbet, che ricordiamo attore nel remake di Funny Games, "Viviamo l’età dell’ansia, penso non ci siano mai state tante notti insonni come in questi anni. [...] Ho sempre pensato al film come a un ritratto storico, e con una voce fuori campo ho voluto dare un tono favolistico". Il tema delle stragi nelle scuole è qualcosa che il regista, suo malgrado, conosce molto bene. "Io vengo dal Colorado", ha spiegato il regista, "la strage di Columbine mi ha colpito profondamente, è uno degli eventi che mi ha segnato psicologicamente, è accaduto a pochi chilometri da casa, ma ho scelto di non fare direttamente riferimento a quel fatto storico perché volevo che il discorso prendesse un significato più universale".
Un argomento che da subito ha interessato anche Natalie Portman, che è nata in un paese, Israele, che da sempre ha a che fare ansia e violenza. "Sono sempre stata interessata agli effetti psicologici della violenza sulle persone", ha dichiarato l'attrice, "per il fatto di provenire da un Paese che ha a che fare tutti i giorni con questo problema, ma oggi il fenomeno è globale. Negli Stati Uniti le stragi nelle scuole sono quotidiane. Io sono impressionata dall'impatto che ha sui ragazzini e sulle loro famiglie quella che io ritengo una guerra civile".

Oltre la violenza e le sue conseguenze, nel film c'è la musica, creata appositamente dalla cantante Sia. "Non avrei potuto sognare una collaboratrice migliore per questo progetto che mescola nella pop music tratti presi da personaggi reali e fittizi", ha detto Corbet, "Ha permesso alla musica di aderire al personaggio". La presenza della cantante è stata di grande aiuto anche per Natalie Portman, che ha ricevuto un supporto anche per il ballo, direttamente da suo marito, il ballerino Benjamin Millepied. "Ho lavorato molto per registrare i brani composti da Sia", ha raccontato l'attrice premio Oscar, "e mi sono impegnata tanto sulla danza, anche se va detto che siccome mio marito è ballerino e coreografo ho avuto il vantaggio di potermi allenare a casa. Una situazione davvero inedita!". Per prepararsi al ruolo di una pop star famosissima, capricciosa e dipendente da alcol e antidolorifici, ma allo stesso tempo fragile e insicura, l'attrice ha studiato le grandi pop star ma senza copiare nessuna di loro. "Ho visto tanti documentari sulla musica pop e le sue star", ha detto Natalie Portman, "ma non mi sono ispirata a qualcuno in particolare, però ho potuto rubare tanti dettagli che ovviamente mi hanno aiutato a creare il personaggio".

Al momento non c'è ancora una data d'uscita per il film.

martedì 6 marzo 2018

Natalie Portman glam rock sul set di 'Vox Lux'

Grande curiosità intorno al film Vox Lux, musical diretto dall'attore Brady Corbet (visto in Funny Games), che vede protagonista una Natalie Portman in versione rock star.

Vox Lux racconta l'ascesa di Celeste, una ragazza che partirà dalle ceneri di una tragedia nazionale fino a diventare una cantante di grande successo. Il film inizierà il suo racconto nel 1999 e coprirà un arco di tempo di 14 anni.

La protagonista originale del film doveva essere Rooney Mara, che poi ha abbandonato il progetto ed è stata sostituita dal premio Oscar Natalie Portman.
Nel cast anche Jude Law, Jennifer Jason Leigh e la giovane Raffey Cassidy. Le canzoni originali del film saranno scritte da Sia.

Nelle nuove immagini dal set possiamo ammirare una Portman decisamente badass vestita da rock star, e poi in una inedita versione glam rock, con tanto di frezza bianca da una parte.











(Photos by James Devaney/GC Images)

giovedì 11 maggio 2017

King Arthur: Il Potere della Spada - la recensione

Dopo il successo ottenuto con la trasposizione in chiave steampunk di Sherlock Holmes, Guy Ritchie torna a proporre un'altra rivisitazione letteraria, spostando l'attenzione dalla Londra Vittoriana alla Londra dell'Alto Medioevo.
Ispirato, anche se molto alla lontana, al romanzo La Morte di Artù di Thomas Mallory, ma nel raccontare l'ascesa del leggendario sovrano, si nota principalmente la mano del suo regista.

C'è la Londra, anzi Londinium, sporca, brutta e cattiva, il ghetto in cui Arthur cresce e che lo rende uomo, ancor prima del percorso alla scoperta di chi è davvero, delle sue origini e della natura più profonda di se stesso.  C'è anche la magia, nera e letale o benigna, mai però abusata, e c'è soprattutto un villain inquietante e caratterizzato perfettamente da uno Jude Law che giganteggia e oscura chiunque altro, anche il bravo protagonista, l'inglese Charlie Hunnam già protagonista della serie Sons of Anarchy, qui molto in parte.
Ritchie usa la forma, ancor più che la sceneggiatura, per raccontare la storia e imprimere al film un ritmo incalzante. Il montaggio è sempre stato il punto forte del regista e ancora una volta lo si può apprezzare nel modo in cui passato, presente e futuro si alternano, si integrano, diventano sogni e poi realtà, e poi di nuovo passato e futuro, senza mai confondere, senza mai annoiare.
Con l'aiuto della colonna sonora di Daniel Pemberton che presenta delle tracce davvero memorabili (e alcuni brani dei Led Zeppelin), non ci si annoia mai, le due ore volano e quando si esce dalla sala diventa inevitabile sperare in un sequel.
Certo, se si cerca un film storicamente attendibile o dall'impianto drammatico è meglio cercare altrove. Qui non ci si prende mai sul serio, la battuta sferzante è sempre presente, il riferimento pop è dietro l'angolo (emblematico il cammeo di David Beckham come l'uomo che incita Arthur a estrarre la Spada dalla roccia), ma per chi è disposto ad accettare lo stile tutto suo di un regista che ha fatto del divertimento dato da un montaggio diverso dal solito un vero e proprio marchio di stile, allora non si può che amare questo King Arthur
E alla fine ci si trova davanti a un prodotto che è talmente unico e unicamente riconoscibile da poter essere definito un vero e proprio blockbuster d'autore.

venerdì 21 ottobre 2016

[Roma FF11] Genius- la recensione

Già presentato a Berlino. il film del regista teatrale Michael Grandage è la storia dell'amicizia fra l'eccentrico scrittore americano Tom Wolfe (Jude Law) e l'editor Max Perkins (Colin Firth) già scopritore di Fitzgerald e Hemingway, unico a vedere del potenziale e del talento nella prolissa ed arzigogolata scrittura di Wolfe. Il rapporto che si instaura fra i due uomini è totalizzante e scuoterà anche le vite di chi li circonda, come Aline (Nicole Kidman), la moglie di Wolfe, anche lei con aspirazioni artistiche ma, come spesso avveniva in quegli anni mai, realmente presa sul serio.

Genius è il classico film confezionato per piacere, fa leva sui sentimenti ed è perciò difficile rimanere indifferenti, in più è una storia vera, quindi non si riesce nemmeno ad obiettare sull'ennesimo genio maledetto, tanto brillante quanto incapace nelle relazioni sociali.
La derivazione teatrale del regista è evidente nella scelta delle location, quasi totalmente interne, escludendo un paio di scene all'aperto dal forte impatto emotivo, e la fotografia fredda che restituisce il clima degli anni '20-'30 del '900.

Ma è il cast il vero punto di forza e praticamente ciò su cui si regge l'intero film. Jude Law si dimostra ancora una volta uno degli attori più sottovalutati degli ultimi anni, ed è francamente inspiegabile dato che le sue doti sono sotto gli occhi di tutti. La sua interpretazione di Wolfe, con tutte le sue stranezze, il suo essere costantemente sopra le righe, è magnetica, si contrappone perfettamente a un sempre misurato e impeccabile Colin Firth. I due creano davvero una coppia perfetta, è facile immedesimarsi nei loro scontri, nel loro entusiasmo creativo, nei loro momenti di affetto sincero ed entrambi danno al finale, che sarebbe potuto risultare melenso, una grande intensità. Stupenda e bravissima anche Nicole Kidman, in un ruolo non facile come quello di Aline, donna che ha rinunciato a tutto per Wolfe e che se lo vede portare via dalla stessa Letteratura verso cui lo aveva spinto e dall'affetto di un altro uomo, l'unico probabilmente in grado di capire davvero suo marito.
Degno di nota anche Guy Pierce, uno splendido Scott Fitzgerald, ma bravissimi tutti (Laura Linney è la moglie di Perkins, e Dominic West è Ernest Hemingway).

Non c'è davvero nulla da dire contro Genius, un film dalla forma impeccabile, dalle interpretazioni magistrali e che tocca le corde dei sentimenti senza mai risultare retorico, nonostante gli arzigogoli poetici del suo protagonista.

sabato 3 settembre 2016

Venezia 73 - giorno 4

E' il giorno di uno degli eventi più attesi del Festival di Venezia 2016, la presentazione della serie tv firmata da Paolo Sorrentino, The Young Pope.

Prodotta da Sky, HBO, CANAL+, la serie vede come protagonista Jude Law, affiancato da Diane Keaton, Silvio Orlando, Cécile de France, Javier Camara, Ludivine Sagnier, e James Cromwell.

Visionario, ironico e grottesco, in pieno stile Sorrentino, la serie racconta l'ascesa di Lenny Belardo (Law), cioè Pio XIII, il Papa appena eletto. Americano, bello, giovane, abbandonato da piccolo da genitori hippy e cresciuto da suor Mary (Keaton), un anticonformista, moderno, fuma, beve Coca-Cola Cherry zero e va in giro in infradito, ma Lenny è anche ironico, vendicativo, spietato, e scaltro. Un Papa molto diverso dai suoi predecessori che dovrà confrontarsi con la politica interna al Vaticano, con i suoi temibili avversari, su tutti il segretario di Stato Voiello (Silvio Orlando), e con i dubbi e le contraddizioni del proprio ruolo.

"Lo considero un lungo film di 10 ore", ha dichiarato Sorrentino, per nulla preoccupato dalle possibili reazioni negative del Vaticano, "E’ un problema loro. O meglio non è neanche un problema se avranno la pazienza di vederla fino in fondo. Il mio lavoro indaga con curiosità e onestà, senza sterili provocazioni, pregiudizio o intolleranza le contraddizioni, le difficoltà, le cose affascinanti del clero, delle suore, e di un prete che è un po' diverso dagli altri: il Papa".
Pio XIII è un Papa molto diverso da quelli che ci sono stati fino ad oggi, Papa Francesco compreso, è un Papa inverosimile? "è nell'ordine delle cose che dopo un Papa più liberale ne venga un altro di segno opposto. Il mio Pontefice in un futuro non molto lontano potrebbe essere verosimile", ha risposto Sorrentino.

A dare vita a questo Papa "controcorrente" è Jude Law, che sul suo personaggio ha dichiarato: "Mi spaventava interpretare il Papa. Paolo mi ha sempre ricordato che si parlava di un uomo: come io interpreto Lenny Belardo, Lenny interpreta il Papa. Vive il dilemma tra quello che rappresenta e quello che è nel privato. Lenny Belardo è una persona onesta anche se contraddittoria, tanto da dire l’esatto opposto di quanto affermato appena qualche minuto prima, e nel tempo acquisisce una strategia per tenere lontani tutti".
Nel cast anche Silvio Orlando che ha pubblicamente ringraziato i dialogue coach che lo hanno aiutato a recitare in inglese, "e che io ho sterminato" ha detto l'attore.

Lavorare su una sceneggiatura da suddividere in più puntate è stata una bella sfida per Sorrentino, che si è avvalso dell'aiuto di Stefano Rulli, Umberto Contarello e Tony Grisoni. "Non è stata certo una passeggiata, ma è stato eccitante", ha detto il regista premio Oscar, "Lavorando su una dilatazione temporale così ampia puoi approfondire i personaggi e concederti digressioni impossibili al cinema". Nella serie, di cui sono state presentate solo le prime due puntate, non manca l'ironia e la comicità. "Ci siamo documentati", ha rivelato Sorrentino, "e ci siamo resi conto come in Vaticano i cardinali, in modo inatteso, amano molto ridere, il tasso di comicità nel loro linguaggio, è molto alto".

Nonostante il film non abbia ricevuto applausi alla fine della proiezione stampa, i primi commenti della critica sono stati molto positivi.

La serie andrà in onda su Sky Atlantic dal 21 ottobre.

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Al Lido è tornato anche James Franco, ormai di casa al Festival di Venezia. L'attore e regista ha presentato il suo ultimo film, In Dubious Battle, tratto dal romanzo "La Battaglia" di John Steinbeck.

"In Dubious Battle non è uno dei più famosi romanzi di Steinbeck", ha spiegato James Franco, "ma la tematica collegata con la difesa di un frutteto mi ha subito appassionato, ha delle valenze più universali".
Un film che vede un cast davvero numeroso, con Nat Wolff, Vincent D’Onofrio, Bryan Cranston, Ed Harris, Sam Shepard, Selena Gomez, Josh Hutcherson, Ashley Greene, John Savage, Zach Braff, e lo stesso Franco. "Tutti hanno creduto nel progetto... al di là dei ritorni economici che potrebbero esserci!", ha dichiarato l'attore e regista, "Nei primi miei film da regista c'era solo un personaggio, con una storia incentrata su di lui. Qui invece ci sono tanti personaggi, anche le comparse hanno un ruolo fondamentale".

Ambientato durante la Grande Depressione, il film racconta di Jim Nolan, un attivista che cerca di organizzare un grande sciopero dei lavoratori tra i raccoglitori di frutta californiani, col fine di veder riconosciuti i loro diritti.

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Presentato in Concorso il western Brimstone, con Dakota Fanning, Guy Pearce, Emilia Jones, Kit Harington e Carice Van Houten.

Un film diviso in quattro capitoli (Apocalisse - Esodo - Genesi - Castigo) che raccontano la storia all'indietro, una discesa all'inferno che vede al centro della storia un'eroina che riesce a resistere e ribellarsi alla violenza, fisica e psicologica, di un predicatore che nasconde e giustifica le sue terribili azioni - violenze fisiche pedofilia e stupro - con le parole della Bibbia.
Dakota Fanning è Liz, una ragazza muta, già madre di una bimba che, dopo aver partorito un bimbo morto, comincia a subire le ire del marito, istigato dal predicatore. Da quel momento iniziano le violenze e i soprusi.

"Liz non è una vittima, è una sopravvissuta", ha dichiarato il regista Martin Koolhoven, "Una donna di impressionante forza e coraggio che vuole vivere senza paura. E' la storia di una donna decisa a sopravvivere agli orrori che incontra".

Diverse reazioni da parte della stampa, divisa tra chi l'ha apprezzato molto e chi l'ha proprio odiato.

venerdì 17 aprile 2015

Black Sea - la recensione

Il Capitano di sottomarini Robinson, licenziato senza troppi preamboli dalla società per cui lavora, decide di "mettersi in proprio" e di andare a recuperare il relitto sommerso di un sottomarino tedesco disperso durante la seconda guerra mondiale nel Mar Nero e carico d'oro. Mette così insieme una squadra composta a marinai russi e americani, ma ben presto il recupero si trasforma in un'avventura claustrofobica e ad alto tasso di adrenalina.



Kevin Macdonald, regista del buon L'Ultimo Re di Scozia, si affida a una regia molto precisa, senza manierismi, che quasi non si fa vedere, con qualche guizzo lasciato soprattutto alla fotografia davvero ben fatta, piena di contrasti tra colori caldi e freddi.
Protagonista indiscusso un Jude Law intenso, vissuto sia nell'espressione che nel fisico, l'attore inglese impregna di carisma un personaggio assolutamente non facile, non un eroe ma un uomo spesso sgradevole, ma vero e con cui si riesce facilmente a empatizzare. Viene da chiedersi quanto ancora dovrà passare prima che Hollywood affidi a Law più ruoli di questo genere, degni di un talento innegabile e troppo spesso sottovalutato.
Ma se Black Sea funziona così bene è soprattutto merito della sceneggiatura. Dennis Kelly, creatore della serie britannica Utopia, dimostra ancora una volta di saperci fare incredibilmente bene, soprattutto per quanto riguarda il dosare sapientemente la tensione e i tempi scenici in cui questa aumenta o diminuisce.
L'atmosfera claustrofobica si percepisce tutta nei dialoghi serrati, nel ritmo perfettamente scandito, nell'originalità, pur in un tema già sviscerato, di un ambiente non militare e proprio per questo privo di ideologie spiccate, denso però di sentimenti umani e di idee.
Il tutto scorre tra momenti di pura tensione a momenti in cui si lascia spazio a un confronto più tranquillo, in un equilibrio pressoché perfetto, fino a un finale che, pur con qualche scelta registica un po' banale, risulta eccellente.

Forse non rimarrà nella storia del cinema come un capolavoro, ma Black Sea è un gran film con una sceneggiatura da manuale e un attore protagonista che buca lo schermo. Da vedere.

martedì 6 maggio 2014

[Oscar 2015] Grand Budapest Hotel - la recensione

Benvenuti al Grand Budapest Hotel.

Ispirato alle opere dello scrittore, drammaturgo e giornalista austriaco Stefan Zweig, Grand Budapest Hotel è un pregevole pasticcino della cinematografia creato con una vasta varietà di ingredienti e con grande maestria. Un pasticcino che soddisferà ogni palato.

Sembrerà banale paragonare questo film ad un'opera dolciaria (e probabilmente lo è), ma oltre ad averne l'aspetto, Grand Budapest Hotel racconta una storia un po' come spesso fa il cibo, e come sappiamo Wes Anderson è un maestro pasticcere quando si tratta di raccontare bene delle storie ed ancora più abile quando le storie sono più di una e intrecciate tra loro. Le vicende narrate sul Grand Budapest e i suoi soggiornanti sono molte e a modo loro tutte affascinanti. Non c'è un punto forte del film che sovrasta gli altri perché Anderson è riuscito (come sempre) ad esaltare tutto, dalle scenografie alle interpretazioni. Quando c'è una buona sceneggiatura ovviamente il resto si incastra perfettamente come un puzzle, e il tipo di narrazione a cui Anderson si è ispirato combacia perfettamente con il suo stile inconfondibile, come se il suo avvicinamento alle opere di Zweig fosse un passo naturale della sua carriera.

Anderson è uno dei pochi registi del vasto panorama cinematografico che riesce sempre ad essere coerente con se stesso. Questo non significa che i suoi film siano tutti uguali, bensì che riesce sempre ad arricchire il suo stile con molta facilità.

Rimaniamo sempre affascinati dalle visioni del regista statunitense e Grand Budapest Hotel riesce ad essere una vera e propria calamita per gli occhi. Ironia, dramma, linguaggio visivo sopraffino, interpretazioni, colonna sonora, fotografia, scenografia, tutto perfetto e studiato con grande intelligenza. Si entra in sala con il sorriso e se ne esce con un sorriso ancora più marcato.

Questa favola europea rimarrà sicuramente un fiore all'occhiello della filmografia di Wes Anderson.

mercoledì 20 febbraio 2013

'Anna Karenina' - la recensione

Joe Wright è un regista che ci sa fare quando si parla di adattare un grande romanzo. Lo aveva dimostrato sia con Orgoglio e Pregiudizio sia con Espiazione, entrambi con protagonista Keira Knightley.
Ci riprova con uno dei più grandi romanzi della letteratura russa, Anna Karenina, forse più difficile da trasporre dei precedenti, ma in un certo senso anche quello più riuscito.


La prima cosa che colpisce del film è l'originalità visiva: una storia dalle location variegate e lontane interamente racchiusa in un unico teatro in cui le pareti sembrano divenire sempre più numerose e gli spazi sempre più angusti e claustrofobici man mano che la vita di Anna diviene insopportabile. Una scelta che colpisce e che dona al film un tocco insolito e allo spettatore una delle sequenza d'apertura più belle della storia del cinema.
I costumi curatissimi e sfarzosi, contrapposti agli ambienti chiusi, sono un vero tocco da maestro, ma ormai Wright ci ha abituato ad una messa in scena di questo tipo e non sorprende più.
Quello che sorprende è invece la crescita straordinaria di un'attrice come la Knightley, diventata sempre più matura di film in film e che dà qui una prova intensissima. La sua Anna è passionale e allo stesso tempo fredda come il ghiaccio e lei è bravissima a reggere i numerosi primi piani che il regista le riserva.
Inutile tornare sulla bravura di Jude Law, marito diviso dall'amore e dall'odio, attore troppo spesso sottovalutato e considerato esclusivamente un belloccio, capace invece di esprimere emozioni con un solo sguardo e per di più in grado di passare con disinvoltura attraverso ruoli molto diversi tra loro.
Purtroppo Aaron Johnson non regge il confronto e le scene in cui è solo con la Knightley sono impietose, tanto che ci si chiede più di una volta dove risieda il tanto decantato fascino di Aleksej, uomo che riesce a far innamorare di sé tutte le donne di Mosca.

Joe Wright dirige con tocco autoriale e lucida maestria un adattamento di un classico che probabilmente diverrà esso stesso un classico, film che sorprende per impatto visivo ed emoziona nella sua struggente ed intensa ineluttabilità.

*Chiara*

domenica 4 novembre 2012

Anche Jude Law in 'Queen of the Desert'

Werner Herzog arruola anche Jude Law per il suo 'Queen of the Desert'.

L'attore inglese si aggiunge così al cast che vedeva già Naomi Watts e Robert Pattinson fra i protagonisti.

Film biografico sulla vita dell'esploratrice, scrittrice, diplomatica e archeologa Gertrude Bell che lavorò per i servizi segreti inglesi durante la prima guerra mondiale. La Bell è stata definita la "Lawrence d'Arabia al femminile", ebbe un ruolo importante nella nascita degli stati moderni della Giordania e dell'Iraq e nell'insediamento dei rispettivi sovrani.

Naomi Watts interpreterà Gertrude Bell. Robert Pattinson sarà T.E.Lawrence, esploratore, archeologo, scrittore e ufficiale dell'esercito britannico, da tutti conosciuto come Lawrence d'Arabia. Ancora non si conosce il ruolo di Jude Law.

Le riprese inizieranno a marzo in Marocco.


Frra

giovedì 17 maggio 2012

Jude Law reciterà in "Dom Hemingway"

La star Jude Law reciterà in "Dom Hemingway", una commedia nera scritta e diretta da Richard Shepard e ambientata a Londra dove Law, nel ruolo del protagonista, interpreta un uomo che tentato un grosso colpo andato a finire male, una volta catturato, dovrà scontare 12 anni in carcere dove manterrà la bocca chiusa sui nomi dei complici che, al contrario di lui, sono riusciti a scappare col bottino. 
Una volta libero decide di recuperare la parte che gli spetta ma le cose non saranno semplici come sembrano...
Le riprese del film cominceranno in autunno a Londra e sarà prodotto dal premio oscar Jeremy Thomas.
Jude Law è impegnato attualmente nelle riprese del nuovo film di Steven Soderbergh "The Bitter Pill", mentre lo vedremo sugli schermi il 5 ottobre al fianco di Keira Knightley nel dramma letterario "Anna Karenina" di Joe Wright.




Mr.Carrey