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sabato 26 novembre 2022

Come per Disincanto - la recensione

Era il 2007 quando la Disney sfornava uno dei suoi film più geniali, e forse anche sottovalutati, si tratta di Come d'Incanto, e oggi, ben quindici anni dopo, è arrivato il sequel.

Sono passati anni da quando Giselle (Adams) si è ritrovata catapultata nel mondo reale, adesso vive a New York, ha una figlia piccola con Robert (Dempsey) ed è la "matrigna" di Morgan, ormai adolescente. La vita formato cartoon di Andalasia è ormai un lontano ricordo e Giselle ha scoperto che nel mondo reale il "per sempre felici e contenti" non esiste, così decide di provare a cambiare. Tutta la famiglia si trasferisce a Monroeville, una piccola cittadina dall'aria fiabesca ma che in realtà non offre quella fiaba che Giselle sperava, la casa è un disastro e il rapporto con Morgan sempre più complicato. In preda allo sconforto, Giselle decide di fare un incantesimo per trasformare la sua vita in una fiaba, coinvolgendo tutto il mondo che la circonda. La magia avrà però un risvolto inaspettato, Andalasia si troverà in pericolo e la stessa Giselle si trasformerà in una matrigna cattiva. A meno che prima di mezzanotte...

La prima cosa che bisogna subito mettere in chiaro, soprattutto lo spettatore deve aspettarsi, è che Come per Disincanto non è Come d'Incanto. Ricreare l'atmosfera di quel film era impossibile, manca - ovviamente - l'"effetto sorpresa", non c'è più la novità, e questo è un qualcosa con cui il regista e gli sceneggiatori sono venuti a patti, perfettamente consapevoli di non poter replicare il precedente, perciò hanno puntato su altro. La storia si basa su dei punti ben definiti e lo fa con grande semplicità e chiarezza, con la giusta ironia, e senza mai complicarsi inutilmente la vita. Punta sul tema della famiglia, sul rapporto madre figlia, in questo caso figlia adottiva ma non per questo "meno figlia" di quella naturale, gioca in modo molto intelligente, divertente e divertito, sulla contraddizione tutta fiabesca del ruolo della matrigna, tantissime le citazioni di altri Classici Disney (e solo un disneyano esperto saprà riconoscerle tutte), e poi c'è la musica. La regia questa volta è stata affidata ad un esperto di musical come Adam Shankman, e infatti le scene di ballo sono molto coinvolgenti ma, se c'è una vera pecca nel film, si sente la mancanza di una canzone che lasci il segno, com'era la scena delle pulizie o quella nel parco in Come d'Incanto.

Se c'è un elemento su cui il film sa di potersi appoggiare completamente è Amy Adams. Meravigliosa, sono passati quindici anni ma la sua Giselle è sempre adorabile, anche quando "passa al lato oscuro". Che l'attrice si diverta in questo ruolo è evidente, canta, balla, recita, è seria e comica, è la protagonista e anche la villain nel film. La sua Giselle passa da buona a malvagia, e non lo fa da scena a scena ma nel giro della stessa frase, e può sembrare semplice ma se non sei brava, ma davvero brava, il rischio di fare un disastro è scontato. Lei no. Guardando Amy Adams si ha sempre la sensazione che sia un'attrice in grado di poter fare tutto, lo ha dimostrato in passato e continua a dimostrarlo. E lei è semplicemente splendida.
Bene anche Gabriella Baldacchino, che ha ereditato il ruolo di Morgan adolescente. Non ha molto spazio, ma quello che ha sa gestirlo con sapienza, Maya Rudolph, la "regina Malvina", e non è un caso che uno dei migliori momenti musicali sia il suo duetto con Amy Adams.

Come per Disincanto è arrivato forse troppo tardi, non ha la genialità del primo, ma è un film che quasi ci conforta con il suo essere classico, ci lascia un po' di positiva atmosfera fiabesca, ed è piacevole da guardare.

Il film è disponibile su Disney+.

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mercoledì 19 gennaio 2022

West Side Story - la recensione

Si è parlato molto del West Side Story di Spielberg come di una "operazione" che per qualcuno non ha senso di esistere, perché l'iconico film del 1961, che ha vinto ben 10 oscar è, appunto, iconico. Ma la verità è che prima di essere il grande film diretto da Robert Wise, West Side Story era un musical di Broadway di grande successo che trasportava Romeo e Giulietta nella realtà degli anni '50, nella periferia di new York, in cui il territorio era diviso fra gang e dove gli immigrati venivano spesso discriminati.


Steven Spielberg ha sempre voluto girare un musical ed era innamorato di questo, ne adorava la colonna sonora fin da quando suo padre portò a casa il disco, voleva fare West Side Story e l'ha fatto, dedicandolo proprio a lui, a suo padre.

Se il film del 1961 era principalmente un film di coreografie, è innegabile che in questa versione viene prepotentemente fuori come Spielberg sia considerato - con ragione - uno dei più grandi registi viventi: le inquadrature, i colori, i giochi di luci e ombre che sembrano allungarsi sempre di più in una New York fumosa e devastata, uno scenario quasi post apocalittico, sono la cosa che innalza la storia da "semplice" storia d'amore e rivisitazione musicale della tragedia shakesperiana, ad opera vera e propria del regista/autore, che sceglie attentamente musiche, parole e immagini per raccontare l'America contemporanea e gli scontri etnici che sempre di più sono al centro della società moderna. 

America, canzone probabilmente più esemplificativa e simbolo del film, è quindi la chiave di lettura principale del discorso che Spielberg fa per tutto il film, spartiacque vero e proprio tra un prima, forse ancora illusorio, e il dopo in cui non rimangono altro che violenza, sangue e morte a spazzare via il sogno americano.



Le interpretazioni dei due protagonisti, per quanto ottime, vengono messe forse in secondo piano dall'insieme di immagini, colori e musica messi in scena dal regista, e a spiccare veramente è soprattutto il personaggio di Anita, interpretata da una Ariana DeBose meravigliosa non solo nel canto e nel ballo ma anche nella parte puramente drammatica della sua prova artistica, protagonista della scena più forte del film che colpisce come un pugno nello stomaco con tutta la sua violenza xenofoba e sessista e in cui il sogno americano si infrange e Anita rivendica la sua appartenenza con orgoglio e durezza.

Ben lontano dall'essere una semplice operazione nostalgica o un remake, West Side Story è la dimostrazione che nella mani di un grande regista come Steven Spielberg anche un classico del Teatro e del Cinema può dire qualcosa di nuovo e di attuale.

martedì 30 novembre 2021

Tick, Tick... Boom! - la recensione

Sono i primi anni 90 e Jonathan Larson è impegnato con il workshop newyorkese del suo musical, una space opera rock che sta scrivendo da otto anni e che spera sia il biglietto d'ingresso nel mondo di Broadway. Tutti i suoi idoli avevano raggiunto il successo prima dei trent'anni e per Jonathan l'orologio corre... tick, tick, tick... manca una sola settimana al suo trentesimo compleanno.


L'esordio alla regia cinematografica di Lin-Manuel Miranda non poteva che essere questo, l'adattamento della piece teatrale autobiografica scritta e interpretata dal geniale autore di Rent, che qui ha le sembianze e la voce di un Andrew Garfield in odore di premi. 

Andando avanti e indietro tra il palcoscenico, dove Larson racconta al suo pubblico della folle settimana che lo avrebbe portato a compiere quei fatidici trent'anni, e i flashback in cui lo vediamo scrivere un musical che non vedrà mai la luce ma che sarà in un certo senso davvero la sua rampa di lancio, Lin-Manuel Miranda dirige una vera e propria lettera d'amore sia all'autore, che è stato di così vitale importanza nel musical moderno, sia all'intero mondo del Teatro e in particolare del musical, capace di descrivere la realtà trasportandoti fuori del mondo reale, attraverso la musica, ma sempre parlando di temi molto veri.

E infatti assistiamo alla vita fallita (forse) di Larson che si sente già troppo vecchio rispetto al successo, che sente di aver perso ormai quel passaggio e di non poter recuperare. L'idea che i trenta siano gli anni in cui arrivare all'apice, è molto americana e poco italiana, così come la conseguente sensazione di fallimento che accompagna la consapevolezza che a volte la vita può andare diversamente, ma che la perseveranza ci farà raggiungere i nostri obiettivi. Una sensazione che molti hanno provato, anche in una società tanto diversa da quella americana come la nostra, dove l'età e la giovinezza hanno tutta un'altra concezione.


Allora perché Tick, Tick...Boom! risulta ugualmente tanto emozionante? Un po' perché se si conosce la triste storia di Jonathan Larson è impossibile non essere toccati dalla crudele ironia della vita e della morte, ma soprattutto perché tanto i personaggi quanto lo sfondo su cui si muovono, riescono ad avvincere lo spettatore e trasportarlo dentro la storia.

E poi, naturalmente, ci sono le musiche, che sono splendide e che è impossibile non amare durante e dopo la visione, confermando ancora una volta che Lin-Manuel Miranda è uno dei grandi del musical contemporaneo.

mercoledì 20 ottobre 2021

[RomaFF16] Cyrano - la recensione

Dopo La donna alla finestra, film sicuramente non brutto ma non del tutto riuscito, torna Joe Wright e torna all'adattamento di un classico della letteratura, tipologia di film che lo aveva reso grande con Orgoglio e pregiudizio prima e, soprattutto, Espiazione dopo.

 
Joe Wright decide di portare sullo schermo non solo il Cyrano de Bergerac, capolavoro di Edmond Rostand, ma di adattare il musical di Broadway scritto da Erica Schmidt. E non è solo Schmidt a tornare per questo adattamento, ma anche il suo protagonista, quel Peter Dinklage ormai lanciatissimo nel firmamento dei migliori attori di Hollywood, e che ancora una volta dimostra come, nonostante le apparenze, in scena giganteggi.

Il primo cambiamento che salta all'occhio, infatti, rispetto all'opera originale di Rostand, è proprio il protagonista: non più gravato da un naso inverosimilmente lungo, Cyrano ha invece l'evidente fisicità di Dinklage, un handicap che lo spettatore spesso tende a dimenticare rapiti dal fascino e dalla presenza scenica dell'attore americano. Altro grande cambiamento apportato da Wright è la location, non più la Francia del Seicento, ma la Sicilia, perfetta e fiabesca come non mai. A questa atmosfera contribuiscono gli splendidi costumi di Massimo Cantini Parrini, già nominato all'Oscar per il Pinocchio di Garrone.
Ma siamo davanti ad un musical, come sono le musiche? A tratti meravigliose, a tratti meno, ma quello che salta all'occhio, anzi all'orecchio, è il modo in cui non sono mai invadenti o sovrastanti rispetto alla storia, e si riescono ad inserire in maniera fluida nello scorrere della pellicola, regalando anche alcuni momenti di grandissimo Cinema in cui scenografia, musica e regia si uniscono perfettamente.

Ottima la prova di tutto il cast. Peter Dinklage, come detto, giganteggia, riesce a essere intenso, duro, credibile sia nel recitare che nel cantare, mai per un momento si dubita di lui e mai per un momento si smette di essere rapiti dalla sua performance. Come contraltare Haley Bennett è perfetta come Roxanne, angelica in alcuni momenti, molto sensuale in altri. Spicca anche un fantastico Ben Mendelshon nel ruolo del villain, in particolare in un duetto con Dinklage difficile dimenticare. Ne esce un po' sconfitto invece Kelvin Harrison Jr., a tratti forse schiacciato dal carisma di Dinklage, non indimenticabile, ed è un peccato che si parli di lui quasi esclusivamente per il colore della sua pelle. 

Magico, romantico, travolgente e sensuale, il Cyrano di Joe Wright riporta il regista inglese ai suoi fasti di un tempo, grazie a una messa in scena perfetta e a un protagonista che è ormai una vera certezza.

giovedì 8 ottobre 2020

Meryl Streep, Nicole Kidman e il cast nelle prime immagini del musical The Prom

Cast stellare per il nuovo film di Ryan Murphy, The Prom, adattamento dell'omonimo musical di Broadway in arrivo su Netflix l'11 dicembre.

Protagonista del film l'esordiente Jo Ellen Pellman, accanto a lei un cast di primissimo livello con Meryl Streep, Nicole Kidman, Kerry Washington, James Corden, Andrew Rannells, e Keegan-Michael Key.

Il film racconta la storia della giovane Emma (Jo Ellen Pellman) a cui viene negato di partecipare al ballo della scuola con la sua ragazza (Ariana DeBose). In suo soccorso arriverà una compagnia teatrale in viaggio da New York e reduce da un cocente flop a Broadway.

In attesa del trailer, ecco le prime immagini del film.










lunedì 16 marzo 2020

Nuove immagini dal West Side Story di Steven Spielberg!

Vanity Fair ha pubblicato nuove immagini dal remake del celebre musical West Side Story, diretto dal grande Steven Spielberg.

Ambientato alla fine degli anni '50, al centro della storia due gang, gli Sharks, giovani immigrati portoricani capeggiati da Bernardo, e i Jets, americani bianchi con a capo Riff. Le due fazioni lottano per il controllo del territorio del West Side newyorkese e la strada è il luogo dello scontro. Durante un ballo, Maria (Rachel Zegler), sorella di Bernardo, e Tony (Ansel Elgort), ex membro dei Jets, si innamorano a prima vista. La loro storia d'amore si scontrerà con il clima d'odio tra le due fazioni, fino al tragico finale di sangue, morte e dolore.

Nel cast anche Rita Moreno (nelle foto) protagonista del film del 1961 che vinse dieci Oscar, tra cui film, regia, e anche quello come migliore attrice non protagonista, proprio a Rita Moreno.

E' il primo musical della carriera di Steven Spielberg. Nei cinema a dicembre 2020.

Ecco le nuove immagini.









sabato 29 dicembre 2018

Il Ritorno di Mary Poppins - la recensione

A 54 anni dall'originale, torna al cinema la tata più famosa della storia, Mary Poppins, in un sequel che è anche un grande omaggio al film del 1964.

E' il 1930, in piena depressione, Michael e Jane Banks sono ormai cresciuti: Jane è una sindacalista single, mentre Michael è un vedovo con tre figli. Michael vive ancora al numero 17 di Viale dei Ciliegi ma rischia di perdere la casa a seguito di un avviso di pignoramento della banca in cui lavora (la stessa del padre). Insomma, tira una brutta aria, per questo, dalle nuvole, appare Mary Poppins, pronta ad occuparsi di nuovo della famiglia Banks.

Fin dall'annuncio, Il Ritorno di Mary Poppins ha scatenato il dibattito tra nostalgici e "possibilisti", e l'uscita del film non ha di certo placato gli animi. Fare paragoni tra i due film è quasi inevitabile, viene spontaneo e il sequel gioca molto con le citazioni, ma è giusto paragonarli? L'originale è una perla inarrivabile, con un cast perfetto, musiche e canzoni che hanno fatto storia, e a suo tempo il film stupì tutti con il mix di film e animazione, attori in carne ed ossa che interagivano con personaggi animati, espedienti che oggi vediamo in centinaia di film. L'effetto stupore quindi era praticamente impossibile per il sequel, perciò si è deciso, giustamente e inevitabilmente, di puntare su altro. Il Ritorno di Mary Poppins ha una storia nuova, più moderna, anche più realistica (la crisi economica), meno "leggera", ma con una struttura che ripercorre, quasi fedelmente, il film originale.

La messa in scena, i costumi, le scenografie sono eccezionali, studiate nei minimi particolari. Il Viale dei Ciliegi di casa Banks è stato ricostruito in un modo talmente perfetto che rivederlo non può che provocare un brivido di emozione nostalgica. Ottima la scelta di rendere Londra più plumbea rispetto al film originale, più cupa, adatta al periodo di crisi economica.
Alla regia Rob Marshall, uno che di musical se ne intende, e infatti i numeri musicali sono spettacolari. Sicuramente a colpire di più, ancora una volta, la parte che vede i protagonisti interagire con l'animazione.
Bella la colonna sonora, riprende sapientemente i temi dell'originale.

Ottimo il cast, che può vantare nomi di alto livello come supporto ai protagonisti: Colin Firth, Julie Walters, Meryl Streep (che dà l'impressione di essersi divertita molto), fino alle piccole ma memorabili partecipazioni di Angela Lansbury e del mitico Dick Van Dyke, che riporta la leggerezza del film originale. Ben Whishaw è un George Banks, caratterialmente tanto simile quanto diverso dal padre. Emily Mortimer, che ha meno spazio del "fratello", è straordinariamente somigliante nelle espressioni alla piccola Jane del film originale. Buona la prova di Lin-Manuel Miranda.
La sfida più ardua però era senza dubbio quella di Emily Blunt. Ci voleva coraggio per accettare un ruolo così iconico e radicato nella memoria della gente, perché nell'immaginario collettivo (degli adulti) Mary Poppins è Julie Andrews. Non era facile, ma Emily Blunt, attrice di straordinario talento (molto sottovalutata fino ad oggi), è riuscita a superare la prova brillantemente. In modo molto intelligente, l'attrice non ha minimamente copiato la Mary Poppins di Julie Andrews, l'ha fatta sua, e la interpreta con grande naturalezza, restando fedele allo spirito del personaggio e riuscendo anche a regalare delle lievi sfumature nostalgiche. Probabilmente avrebbe meritato anche più spazio di quello che ha, avremmo voluto più Emily Blun/Mary Poppins. Per apprezzare a pieno la sua performance (come quelle degli altri) bisogna vedere il film in lingua originale, perché Emily Blunt non solo recita benissimo, ha presenza scenica, e balla alla grande, ma sa anche cantare molto bene, e in passato l'ha già dimostrato. Emily Blunt è "praticamente perfetta", come dichiarato dalla stessa Julie Andrews, la migliore scelta possibile per il ruolo.

E' vero, questo sequel non ha la carica fantasiosa del primo, non ha quella leggerezza, si sente la mancanza di un personaggio come Bert o l'autorevolezza di George Banks Senior, non ha canzoni memorabili come "Supercalifragilistichespiralidoso" o "Un poco di zucchero", ma la verità è che paragonandolo all'originale perderà sempre, perciò perché paragonarli? è davvero necessario?
Il Ritorno di Mary Poppins è un film anomalo per il cinema moderno, diverso da quello a cui siamo abituati oggi, soprattutto a cui i più piccoli sono abituati, ed è bellissimo che sia così diverso e "vintage". E' un fantastico e fantasioso viaggio di due ore in cui siamo felici di immergerci. E, diciamolo, noi seguiremmo Mary Poppins ovunque!

martedì 6 marzo 2018

Natalie Portman glam rock sul set di 'Vox Lux'

Grande curiosità intorno al film Vox Lux, musical diretto dall'attore Brady Corbet (visto in Funny Games), che vede protagonista una Natalie Portman in versione rock star.

Vox Lux racconta l'ascesa di Celeste, una ragazza che partirà dalle ceneri di una tragedia nazionale fino a diventare una cantante di grande successo. Il film inizierà il suo racconto nel 1999 e coprirà un arco di tempo di 14 anni.

La protagonista originale del film doveva essere Rooney Mara, che poi ha abbandonato il progetto ed è stata sostituita dal premio Oscar Natalie Portman.
Nel cast anche Jude Law, Jennifer Jason Leigh e la giovane Raffey Cassidy. Le canzoni originali del film saranno scritte da Sia.

Nelle nuove immagini dal set possiamo ammirare una Portman decisamente badass vestita da rock star, e poi in una inedita versione glam rock, con tanto di frezza bianca da una parte.











(Photos by James Devaney/GC Images)

mercoledì 6 settembre 2017

Venezia 74 - giorno 8

Molta attesa oggi al festival per una coppia di grandi attori, Penelope Cruz e Javier Bardem, marito e moglie e colleghi di set nel film Loving Pablo (Fuori Concorso).

Il film, diretto da Fernando León De Aranoa, racconta l'ascesa criminale e la caduta del celebre narcotrafficante Pablo Escobar (Bardem), e del suo rapporto con la giornalista colombiana Virginia Vallejo (P.Cruz), che è stata sua amante per molto tempo per poi diventare collaboratrice di giustizia e aiutare le autorità a catturare Escobar.
Il film è stato tratto da un libro scritto proprio da Virginia Vallejo.

Due straordinari attori, coppia nella vita e fianco a fianco sul set, per Penelope Cruz è stato più complicato di quanto si possa immaginare, soprattutto quando Javier Bardem si trasformava in Pablo Escobar. "È stato durissimo stare sul set con Javier nei panni di un mostro come Escobar", ha raccontato l'attrice in un perfetto italiano, "Mi spaventava, aveva una energia così brutta, aggressiva, essere così dentro il suo personaggio mi aiutava ma poi a casa mi dava nausea. Dopo quattro settimane di riprese non vedevo l'ora di finire il film, non vedevo Javier ma Pablo, e mi spaventava nonostante sapessi che era il trucco".
Per Javier Bardem è stato essenziale calarsi così tanto nel personaggio. "Mi interessava entrare nella mente di questa persona, che veniva definita un padre amorevole e allo stesso tempo creava così tanto orrore e terrore", ha spiegato l'attore, "Ho tentato di avvicinarmi il più possibile a questa contraddizione, a questo personaggio reale che è stato odiato ma anche amato da tante persone. Trasformarmi anche fisicamente in lui era importante per vivere il personaggio ma non l'ho mai portato fuori dal set, non era piacevole essere Escobar". Anche Penelope Cruz ha studiato molto per calarsi nei panni di Virginia Vallejo. "Avevo molte ore di materiale su di lei, molte interviste fatte da lei o a lei. E poi avevo il libro", ha detto l'attrice, "E dovevo entrare nel personaggio senza pregiudicarla con la mia opinione. Perché ovviamente io ho un'opinione su di lei e sul suo comportamento. Il cinema non deve cambiare il mondo ma comunque si ha una responsabilità. E credo che sia il regista che noi siamo riusciti a fare quello che volevamo, non mostrare violenza gratuita come in un videogame, non mostrare il mondo del narcotraffico come qualcosa di attraente. Volevamo mostrare un dolore, un dolore reale".

Al momento non c'è ancora una data d'uscita per il film.
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Terzo film italiano in Concorso, i Manetti Bros portano al festival il loro Ammore e Malavita.

Ammore e Malavita si collega col precedente lavoro dei due registi romani, Song’e Napule, che stavolta s'immergono ancora di più nella musica creando un vero e proprio musical, un genere decisamente atipico nel panorama italiano.

Protagonista del film è Giampaolo Morelli che interpreta Ciro, un ragazzo di borgata che crescendo si trasforma in un killer e che insieme al fratello Rosario (Raiz) lavora per una coppia di camorristi, Don Vincenzo (Carlo Buccirosso che nel film ha due ruoli) e Donna Maria (Claudia Gerini). Quando Donna Maria elabora un piano per sparire dalla circolazione insieme al marito e a una serie di diamanti, un povero commesso (sempre Carlo Buccirosso) uguale identico a Don Vincenzo viene fatto fuori e messo nella bara al suo posto. Un'infermiera però vede il vero boss vivo e vegeto, così Don Vincenzo affida a Ciro il compito di eliminarla. Quando Ciro si trova davanti all'infermiera però la ragazza di cui era innamorato da ragazzo, la sua fidanzatina. Questo scatena una serie di conseguenze che porteranno a un regolamento di conti.

Ammore e Malavita è un mix di sceneggiata napoletana, thriller e commedia, che ha convinto la stampa e la critica.
"Il film è un modo diverso di vedere e raccontare la città", ha spiegato Marco Manetti, "È il nostro sguardo su Napoli, quando ci andiamo vediamo sì una città piena di problemi ma anche di arte, cultura. Napoli viene spesso raccontata come una cartolina che sia la cartolina del Golfo oppure quella delle Vele di Scampia, noi prendiamo simpaticamente in giro questa moda di raccontare la città solo attraverso il suo lato negativo".
Nel cast un ottimo Carlo Buccirosso, felice del suo doppio ruolo e del destino di uno dei due personaggi. "I Manetti mi hanno fatto finalmente morire", ha scherzato l'attore, "e morendo cantando mi hanno fatto sdrammatizzare la morte. Sono convinto che la sdrammatizzazione sia il tema del film". Entusiasta del ruolo anche Claudia Gerini, che ha dovuto studiare il napoletano per fare il film: "Imparo facilmente le lingue, ho studiato molto perché non volevo che il mio napoletano risultasse caricato. Ho lavorato anche sulla gestualità e sottolineando le origini del mio personaggio, che sono umili. E’ la serva che sposa il padrone, ma non è un matrimonio di interesse. Lo ama davvero. [...] È stato stupendo cantare e ballare, la scena musical è stata girata in una nottata pazza in cui ho fatto la spaccata quindici volte".

Il film sarà nelle sale il 5 ottobre.

giovedì 26 gennaio 2017

La La Land - la recensione

Era uno dei film più attesi di questa stagione cinematografica, è stato un vero e proprio colpo di fulmine per tutti alla Mostra Cinematografica di Venezia 2016, e finalmente arriva anche nelle nostre sale.
Stiamo parlando di La La Land, il musical di Damien Chazelle, con i bellissimi e bravissimi Emma Stone e Ryan Gosling.

Il giovanissimo regista aveva già saputo stupirci con quel mix di musica jazz ed energia pura che era stato Whiplash, ma in questo musical di altri tempi si supera e, in un certo senso, supera il cinema stesso, con una storia d'amore tanto semplice da riportare alla mente quelle storie dei film di una volta, a metà fra quel senso di nostalgia di cui era impregnato Casablanca e la magia fanciullesca de Il Mago di Oz. C'è però di più, in La La Land, oltre all'omaggio a quella vecchia Hollywood in cui il musical era uno dei mezzi prediletti per raccontare la vita e l'amore e si suonava Jazz a un pianoforte mentre si fumava una sigaretta. C'è la vitalità di un ragazzo, Chazelle infatti ha solo 31 anni, che crede ancora nel futuro e che i sogni possono avverarsi se ci si crede davvero.

La storia di Mia, attrice perennemente alla ricerca della sua occasione, e Sebastian, pianista jazz con il sogno di aprire un locale in cui resuscitare un genere che, dice, va vissuto intensamente e non semplicemente ascoltato, è tutto sommato semplice, lineare, senza slanci eccessivi o particolari ostacoli, è una storia in cui è facile identificarsi, un amore da tutti i giorni.
Eppure la magia di questo film è quanto la semplicità riesca a essere "travolgentemente" romantico.
Ci si immerge in un'atmosfera fiabesca, sognante, sospesa in una modernità senza tempo, e la musica avvolge lo spettatore e lo trascina con sé attraverso le stagioni, unico vero riferimento che scandisce l'avanzare del film.

La chimica fra la Emma Stone e Ryan Gosling fa il resto. I due sono magnifici in scena, soprattutto quando abbandonano i momenti realistici per lasciarsi andare a lunghi duetti di danza e canto, non si può non rimanerne conquistati completamente.

Sospeso fra il romanticismo classico della vecchia Hollywood e la sperimentazione più moderna, La La Land è un film classico, potente, meraviglioso come pochi, e come ogni classico ha l'incredibile capacità di essere catartico.

mercoledì 9 novembre 2016

Sing Street - la recensione

Siamo in pieni anni ottanta e il quattordicenne Conor vive con la famiglia a Dublino. Per superare i problemi legati a un divorzio imminente e a una situazione economica tutt'altro che rosea, Conor si rifugia nella musica, complice anche il fratello maggiore. Un giorno, a scuola, incontra una ragazza più grande e per conquistarla le dice di essere in una band e di volerla in un loro video, ma quando lei accetta Conor dovrà mettere insieme la band per davvero e rimarrà immischiato nella musica molto più di quanto non si sarebbe aspettato.

John Carney, già regista di piccole perle molto musicali come Once e Tutto può Cambiare, racconta una storia molto classica, un tipico "school movie" con tanto di problemi adolescenziali, un preside oppressivo e una bellissima ragazza da conquistare, ma lo fa in modo estremamente fresco, senza fare un'operazione nostalgia sugli anni ottanta, ma immergendo totalmente storia e personaggi in quel contesto. 
La musica è essenziale in Sing Street, non solo perché ripropone tutta la variopinta e ampia proposta di quel decennio (dai Duran Duran ai The Cure) ma perché è la musica stessa a raccontare la crescita e la presa di coscienza di Conor con una serie di splendidi brani originali e un gusto nel girare videoclip squisitamente da VHS.

Non ci sono particolari colpi di scena, grandi drammi o cose strane, è tutto molto pulito, lineare, un mondo costruito e vissuto a misura di adolescente in cui gli adulti non entrano mai, perché non potrebbero capire, né interagire. E in tutta questa musica, c'è anche una delle storie d'amore più romantiche degli ultimi anni, vissuta senza tragedia, ma solo con sincerità.
Davvero una piccola perla.

mercoledì 31 agosto 2016

Venezia 73 - giorno 1

Prende il via nel migliore dei modi la 73a Mostra del Cinema di Venezia, grazie al film d'apertura La La Land, di Damien Chazelle.

Ad accompagnare il film al Lido una sorridente Emma Stone, protagonista del musical insieme a Ryan Gosling, assente giustificato visto che l'attore è impegnato sul set del sequel di Blade Runner.

La La Land vede come protagonisti due sognatori in cerca di fama, una aspirante attrice/scrittrice che fa la cameriera e un pianista controcorrente che vuole suonare solo jazz, che si incontrano e si innamorano in una Los Angeles dai colori pastello, e che poi si trovano ad affrontare le difficoltà che sorgono tra amore e carriera.

Romantico e malinconico, il film è stato accolto positivamente dalla stampa, e si è meritato anche un applauso spontaneo durante la proiezione, dopo una prima sequenza coreografica e colorata tra le auto ferme nel traffico che ha sorpreso e meravigliato la sala.
Ottimi i due protagonisti, così come la regia del 31enne Damien Chazelle, per un film destinato a farsi largo nella prossima stagione dei premi.

Ovazioni per Emma Stone all'ingresso della conferenza stampa, che ha rubato la scena a un emozionatissimo Damien Chazelle. Il regista è arrivato in Italia una settimana fa e ha voluto subito esprimere la sua solidarietà agli italiani colpiti dal terremoto: "Per godermi appieno il vostro Paese, che amo molto - amo la cultura, il cinema e il cibo italiano - avevo anticipato il mio arrivo a Venezia di una settimana, e purtroppo ho ascoltato da vicino questa tragedia".

Nonostante il successo di Whiplash, non è stato facile per il regista portare sul grande schermo un musical "vecchio stile", un genere su cui non è facile investire a Hollywood. "I musical sono i film che più degli altri declinano il linguaggio dei nostri sogni, e oggi più che mai abbiamo bisogno di sognare, di vedere amore sul grande schermo", ha dichiarato Chazelle, "Volevo prendere il vecchio musical ma metterlo dentro la vita reale, dove il finale non sempre è roseo, anzi quasi mai. Un immaginario old fashion, ma con persone vere che vivono nella Los Angeles di oggi. I film sono il linguaggio dei sogni. E' vero che mettersi a cantare viola le regole del realismo, ed è per questo i musical sono atemporali. Oggi possiamo tornare indietro a quelle tradizioni e metterci le emozioni e le frustrazioni del presente".
C'è bisogno di sognare, una visione condivisa anche da Emma Stone. "Dobbiamo abbandonare il nostro cinismo, un atteggiamento che va tanto di moda nella mia generazione, non serve scherzare su tutto, o criticare sempre tutto", ha detto l'attrice, "Dobbiamo sognare. Io voglio dare una speranza: 'La La Land' racconta proprio di questo, dei sogni, e di come si debba lavorare duramente per realizzarli". Per Emma Stone il musical non è certo una novità, l'attrice a Broadway si è destreggiata nel ruolo di Sally Bowles in Cabaret, raccogliendo con successo la pesante eredità di Liza Minnelli. "Amo il musical da sempre", ha raccontato la Stone, "Ho sempre sognato di farlo al cinema e 'La La Land' mi ha dato questo possibilità. Nel mio personaggio di attrice che cerca di sfondare c’è molto di me. Quello che amo di Mia è che lei scrive in prima persona la sua storia, le sue esperienze, mentre io non ho avuto il suo stesso coraggio".
L'attrice è alla terza collaborazione con il suo amico Ryan Gosling: "Eh sì, Ryan è un vecchio amico. E' stato bellissimo tornare a lavorare con lui, qualcuno che conosci, di cui hai fiducia. Sapevo che era un ottimo ballerino, ma qui dovevamo danzare insieme, e non è stato semplice, c’è voluto tanto allenamento".

Tra le ispirazioni del film, Chazelle ha citato anche Fellini e il film 8 e mezzo, soprattutto per la scena iniziale nel traffico che tanto ha colpito la platea. "L'ingorgo iconico per me è quello del film di Fellini", ha dichiarato il regista, "A volte pensavo di veder sbucare da una macchina Marcello Mastroianni. Per salvarsi dal traffico l'unico mezzo è la fantasia".

Per vedere La La Land in Italia dovremo aspettare fino al prossimo 26 gennaio.

giovedì 6 novembre 2014

Dieci motion poster per 'Into the Woods'!

Dieci intriganti motion moster per 'Into the Woods', musical fiabesco della Disney.

Film diretto da Rob Marshall, con un cast stellare: Anna Kendrick, Johnny Depp, Meryl Streep, Emily Blunt, James Corden, Billy Magnussen e Chris Pine.

Ecco la sinossi ufficiale del film:

"Il film Disney 'Into the Woods' è una rivisitazione in chiave moderna delle più amate fiabe dei fratelli Grimm, in cui si intrecciano le trame di alcuni racconti, per esplorare le conseguenze delle avventure e dei desideri dei personaggi. Questo musical intenso e ricco di umorismo rivisita le fiabe classiche di Cenerentola (Anna Kendrick), Cappuccetto Rosso (Lilla Crawford), Jack e il fagiolo magico (Daniel Huttlestone) e Raperonzolo (MacKenzie Mauzy), unendole tra loro tramite una vicenda del tutto nuova incentrata su un panettiere e sua moglie (James Corden ed Emily Blunt), sul loro desiderio di formare una famiglia e sul rapporto con la strega (Meryl Streep) che ha gettato su di loro un maleficio."

Negli USA arriverà nelle sale a Natale. In Italia (purtroppo) dovremo aspettare aprile 2015.

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