Visualizzazione post con etichetta conferenza stampa. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta conferenza stampa. Mostra tutti i post

domenica 6 settembre 2020

Venezia 77 - in Concorso, la storia d'amore tra due donne in The World to Come

Sono ancora le donne le protagoniste del 77o Festival di Venezia, è stato infatti presentato in Concorso il film The World to Come, della regista norvegese Mona Fastvold. Protagoniste Katherine Waterston e Vanessa Kirby. Presente nel cast ma assente al Lido, Casey Affleck, anche produttore del film.

Tratto da un romanzo di Jim Shepard, The World to Come è ambientato nella metà del XIX secolo, sulla costa occidentale americana, e racconta la storia di due coppie di vicini che vivono isolati e circondati dalla natura selvaggia, bella e difficile. Katherine Waterston è Abigail, una donna che vive il suo dolore in modo silenzioso e pacato, e allo stesso modo la sua storia con Dyer (Casey Affleck). Con la primavera arrivano due nuovi vicini, Finney (Christopher Abbott) e Tallie (Vanessa Kirby), una donna bellissima ed estroversa che catturerà l'attenzione di Abigail. Le due si avvicineranno sempre di più, fino a diventare intime, un rapporto che andrà ad alimentare i sentimenti feriti di Dyer e la gelosia di Finney.

"Poco si sa delle storie omosessuali della "working class" e il film, con l'isolamento dal giudizio della comunità, credo sia stata una bella idea", ha dichiarato una entusiasta Katherine Waterston, "Dopo aver letto qualche riga di sceneggiatura volevo fare quel personaggio. Avevo la pelle d'oca a ripetere le sue parole, lei sa che la sua vita non supererà mai la fattoria, ciò che lei desidera è essere qualcosa che ha, la conoscenza, ma anche dare il piacere. Lei conosce i propri limiti ed è stato interessante sviluppare un personaggio con questa consapevolezza. Le due donne sono un salvagente l'una per l'altra. La sceneggiatura è impressionante, sofisticata, per l'esplorazione del personaggio: non c'è un unico modo di relazionarsi, tutte le sfumature hanno un peso".

"È stato bello scoprire queste due donne e il loro momento insieme. Ho molta fiducia nella possibilità di raccontare storie di donne. The World to Come è un bellissimo titolo perché è un lascito a noi donne del presente", ha dichiarato la regista, "Questo film ci aiuta ad apprezzare la storia del nostro gender femminile, per quello che hanno fatto le donne del passato, grazie a cui noi, oggi, possiamo farne altre. Sono ruoli difficili da affrontare, ma spero potrò farne di altri in futuro. Per il loro rapporto, ho cercato di raccontare la storia come una celebrazione, qualcosa di molto gioioso. È molto bello riuscire a sperimentare questo tipo di storie. Avevamo questo testo bellissimo, e molto del linguaggio usato è 'in codici': ci sono molte cose che non possiamo dire a voce, e con il cast abbiamo spesso dovuto discuterne per poi tornare in scena".

Il festival quest'anno è molto particolare, tutti devono indossare la mascherina per motivi di sicurezza sanitari, e con l'occasione Katherine Waterston ha raccontato di aver contratto il virus Covid-19 lo scorso marzo e di essere stata parecchio male. "Per mia esperienza posso dire che il virus esiste", ha dichiarato l'attrice, "Lo scorso marzo ho preso il Covid e ho passato un mese in ospedale, uscendo con 10 chili in meno. Ora sto molto meglio. Sono felice di essere qui in questo festival per questo nuovo inizio del cinema. Ho grande speranza nel vedere questa ripartenza". Le auguriamo di rimettersi presto in forma, così da essere pronta per il terzo capitolo di Animali Fantastici.

sabato 5 settembre 2020

Venezia 77 - secondo film italiano in Concorso, Miss Marx di Susanna Nicchiarelli

Dopo aver vinto il Leone nella sezione Orizzonti nel 2017, con il film Nico, 1988, Susanna Nicchiarelli torna al Festiva di Venezia, stavolta in Concorso, con il suo nuovo lavoro, Miss Marx.

Il film della regista romana è un biopic dedicato a Eleanor Marx, figlia minore del famoso (e studiatissimo) Karl Marx. Brillante, libera, colta, Eleanor Marx portò aventi le idee politiche del padre, lottando per i diritti degli operai e per quelli delle donne, mentre nel privato la sua vita fu segnata dal rapporto con Edward Aveling, un uomo egoista e infedele, per cui lei provava un amore ossessivo destinato alla tragedia.

"Eleanor Marx è un personaggio realmente esistito che è molto più vicino a me, e a noi tutti, di quanto pensiamo, a dispetto dei tanti anni che ci separano da lei", ha dichiarato la regista, "e questo rendeva per me la sfida di raccontarla molto interessante".
Un film molto femminile ma la regista non vuole definirlo "femminista". "Eleanor è stata importante anche per il suo femminismo, ma lottava per tutti gli sfruttati della società e per i più deboli, e non solo per le donne", ha dichiarato Susanna Nicchiarelli, "Non penso che il mio sia un film femminista. Parla piuttosto di una contraddizione propria dell'essere umano in generale: essere in conflitto tra la propria parte razionale e quella emotiva. In lei c'era un conflitto tra ragione e sentimento. Da una parte la forza delle convinzioni e del pensiero, dall'altra la fragilità della sfera emotiva, soprattutto in amore".
Per fare il film, la regista ha raccontato di aver avuto accesso a documenti, pubblici e privati, originali di Eleanor Marx, tutti conservati in un archivio: "Di Eleanor sono conservate tutte le carte, addorittura i suoi quaderni di bambina, tutte le lettere scambiate con il padre e con le sue sorelle. È da lì che vengono molti dei dialoghi del film".

Protagonista l'attrice britannica Romola Garai, che stando ai primi commenti sul film offre un'interpretazione davvero ottima. "Eleonor Marx è una figura incredibile, profondamente rilevante per quanto riguarda l’emancipazione e l’uguaglianza di genere, è stata attivista, socialista, traduttrice, attrice, impegnata politicamente, un genio", ha dichiarato l'attrice, "Appena ho letto la sceneggiatura ero eccitata, per come era costruita e concepita".

Miss Marx sarà in sala dal 17 settembre.

venerdì 6 settembre 2019

Venezia 76 - Johnny Depp chiude il Concorso

Domani la cerimonia di chiusura con la premiazione finale, intanto per chiudere il Concorso arriva Johnny Depp.

S'intitola Waiting for the Barbarians il nuovo film del regista colombiano Ciro Guerra, che vede nel cast Johnny Depp, il premio Osca Mark Rylance, e Robert Pattinson (assente al Lido).

Adattamento dell'omonimo romanzo dello scrittore sudafricano J. M. Coetzee (anche sceneggiatore), il film è ambientato in un avamposto di frontiera al confine di un impero senza nome. La vita scorre tranquilla, con il Magistrato (Rylance), un uomo mite e riflessivo a un passo dalla pensione, che si limita a risolvere diatribe tra vicini. A rompere questo equilibrio sarà il Colonnello Joll (Depp), un uomo freddo, impenetrabile e con idee molto radicate riguardo la ricerca della verità su un possibile attacco da parte dei barbari. Torturando a morte due nomadi accusati di furto del bestiame, il Colonnello ottiene proprio quello che stava cercando, informazioni su un attacco imminente attacco. Questo darà il via a delle spedizioni punitive che il Colonnello, e il suo altrettanto spietato braccio destro Mandel (Robert Pattinson), farà in giro per il deserto, mentre il Magistrato cerca di lavorare nell'ombra per ribellarsi al regime.

"Ho iniziato a leggere il romanzo e ci ho visto una forte allegoria sul potere e su cosa ha bisogno il potere per controllare le persone", ha raccontato il regista Ciro Guerra, "ma mentre lo realizzavo mi sembrava sempre meno un'allegoria e gli sviluppi del mondo mi hanno fatto pensare a quanto tutto questo somigli al mondo di oggi. Il potere ha bisogno di barbari, di qualcuno da odiare, contro cui puntare il dito, è molto più difficile criticare se stessi e mettere in discussione le proprie ideologie".

Nel film c'è un Johnny Depp in versione villain spietato, ma l'attore ci ha visto qualcosa in più del semplice "cattivo". "La cosa più interessante dei cattivi è il fatto che anche loro sono persone che la mattina si svegliano, si radono, e di certo non lo fanno pensando: sono il più cattivo del mondo", ha dichiarato un sorridente Depp, "Il mio protagonista non è solo un cattivo, pensate a come si diventa un uomo così. Mi sono chiesto: è un uomo senza emozioni oppure quell'uomo nasconde un bambino spezzato? Per me il colonnello Joll ha eretto muri di protezione intorno a sé per allontanare le emozioni, per sfuggire ai sentimenti. C’è molto dietro a questo personaggio ed ero pronto ad aggredire qualsiasi cosa penetrasse la sua armatura, perché è anche una vittima. C’è il sadico, che è l’aspetto esteriore, e poi il masochista, che ha il controllo e vive un conflitto. Ad un certo punto nella storia sembra che Joll cominci a sentire qualcosa per il magistrato, perché alla fine siamo tutti esseri umani, magari con prospettive diverse, ma l’atto finale è lo stesso per amore o per responsabilità o per distruggere il superfluo".
Nel film il Colonnello Joll indossa degli scurissimi occhiali da sole rotondi, che non toglie mai, una scelta studiata per caratterizzare il personaggio. "Non è facile mostrare emozioni senza far vedere gli occhi", ha detto Depp, "Ci sembravano minacciosi, discutendo con il regista Ciro Guerra. Il fatto che non se li tolga mai rende nervosi e a disagio i suoi interlocutori, su tutti il magistrato".

Si emoziona l'attore quando gli viene fatto notare come quest'anno al festival è passato anche un film in cui c'era sua figlia, Lily-Rose, in The King di David Michod. "È fantastico, l'unica risposta è il sorriso", ha detto Depp, "C’era venuta varie volte da piccola, insieme a me e Vanessa. Ora è una gioia vedere questa giovane donna che si presenta con grande dignità, grazie alle scelte che ha fatto. Sono molto orgoglioso di lei, è la mia bambina".
Il film è co-prodotto da Andrea Iervolino e Monika Bacardi, e alla fine Johnny Depp si è lanciato in una dichiarazione d'amore all'Italia. "Lavorare in Italia e con gli italiani è un'esperienza incredibile. Qui tutti parlano così bene l’italiano, si mangia bene, e io bevo un goccio ogni tanto. Perché ridete?" ha concluso ridendo l'attore.

Al momento non c'è ancora una data d'uscita.



Presentato in Concorso anche il terzo film italiano, La Mafia non è Più quella di una Volta, di Franco Maresco.
Il regista, notoriamente molto schivo, non si è presentato al festival, produttori e cast non hanno presentato il film (erano presenti solo i due attori principali), e quindi la conferenza stampa è stata annullata. Non era mai accaduto nella storia del Festival di Venezia.

sabato 31 agosto 2019

Venezia 76 - è il giorno del Joker!

Inutile negarlo, era la pellicola più attesa del festival e oggi è finalmente arrivato il giorno della presentazione, in Concorso, del film Joker.

Diretto da Todd Phillips, Joker vede come protagonista Joaquin Phoenix, leader di un cast che vede anche Robert De Niro e Zazie Beetz.

Al centro della storia c'è Arthur Fleck (Phoenix). un aspirante comico che vorrebbe apparire in tv nel suo show preferito (condotto da Robert De Niro). Intanto Arthur, anche per mantenere la madre malata, si deve accontentare di piccoli lavoretti da clown, per esporre cartelli pubblicitari per strada o per rallegrare i bambini dell'ospedale. Emarginato dalla società, Arthur però soffre di molti problemi mentali che farmaci e assistenti sociali non sembrano riuscire ad alleviare. Quando Arthur supererà il limite di sopportazione, indosserà "la maschera" del Joker, ritrovandosi a capo di un movimento.

Accolto da un'esplosione di applausi, Joker è ispirato allo storico villain di Batman ma è difficile considerarlo un cinecomic, così come non è nemmeno un film sulle origini del personaggio, anche perché il Joker non ha delle vere e precise origini. Proprio questo passato misterioso ha dato spazio al regista per fare qualcosa di completamente diverso da quanto visto fino ad oggi. "Non avendo alcuna origin story a cui poter fare riferimento, neppure nei fumetti, ci siamo presi molte libertà", ha dichiarato il regista Todd Phillips, "Certo abbiamo usato del materiale dai fumetti, ci piaceva l’idea del comico fallito di The Killing Joke, ma ci siamo posti poche regole e pochi limiti., E' un racconto influenzato da film con cui sono cresciuto e da grandi personaggi degli anni '70, film di Scorsese come Taxi Driver, ma anche dal film muto L'uomo che ride del 1928. Fin dall'inizio sapevamo di voler fare una cosa molto diversa rispetto ai film del passato. La parte più difficile però è stata convincere la Warner e la DC, ma una volta convinti, abbiamo avuto pieno sostegno".

Ma chi è Arthur Fleck? "Un uomo in cerca identità, che molto ingenuamente vuole solo far ridere le persone", ha continuato Todd Phillips, "Non aveva nessuna intenzione di diventare un simbolo politico o di infiammare la società. Certo, poi finisce per prendere delle decisioni sbagliate. Qualcuno gli darà una lettura politica, ma Joker è soprattutto una storia sulla mancanza di empatia che abbiamo osservato mentre lo scrivevamo".

A dare un volto e un corpo ad Arthur Fleck è Joaquin Phoenix, definito "straordinario" nel film. Dimagrito di oltre 20 kg, l'attore offre una performance fisica e vocale davvero notevole. L'interpretazione dell'attore è stata molto ricercata ma non ha preso spunto da nessun suo predecessore. "Siamo andati per conto nostro, perciò non ho fatto riferimento ad altri film o attori", ha dichiarato Joaquin Phoenix, "Ho lavorato sul tema della perdita, quindi sono partito dal fisico. Ho perso peso. Cosa che ci aiuta anche sul versante psicologico. Poi sono passato alla personalità, ma non volevo che fosse ben definita psichiatricamente. Ci abbiamo messo molto tempo per trovare Arthur, il personaggio si è evoluto molto durante le riprese". Essenziale per il film, per il personaggio, ma anche per lo stesso attore, era trovare la giusta risata, una ricerca non facile. "All'inizio non pensavo di essere in grado di lavorare su quella risata così sofferta. C’è stato un momento in cui ho anche pensato di delegarla a qualcun altro", ha raccontato l'attore, "Ho chiesto a Todd di fare un provino della mia risata perché era cruciale per trovare Arthur. Mi sono preparato leggendo un libro sui tipi di personalità e come queste risultano in certe azioni, non ho fatto combaciare la sua con una in particolare ma ho avuto la libertà di scegliere. Mi sono ispirato a certe risate che abbiamo visto in alcuni video, risate di persone che soffrono, per questo poi risultano dolorose".

La performance di Joaquin Phoenix ha letteralmente conquistato la critica, c'è già chi lo mette al primo posto tra i favoriti per la Coppa Volpi e chi, andando ancora più avanti, lo vede con una nomination agli Oscar in tasca.

Il film sarà nelle sale italiane dal 3 ottobre.



-
Presentato, sempre in Concorso, Ema, nuovo film del regista cileno Pablo Larraín. Protagonisti Mariana Di Girolamo e Gael García Bernal.

Ambientato nel Cile contemporaneo, il film è un melodramma sentimentale scandito dal ritmo della musica. Al centro della storia ci sono Ema (Mariana Di Girolamo) e Gastón (Gael García Bernal), una coppia di artisti di una compagnia di danza sperimentale, genitori adottivi con una vita segnata da un episodio violento in cui viene coinvolto il figlio. Un episodio che porta la coppia a sgretolarsi davanti alla decisione di "restituire" il bambino adottato, mentre Ema vive una sorta di riscoperta di sé, anche sessuale, che passa attraverso la musica, in particolare il raggaeton di strada.

La musica è una parte fondamentale del film, è il mezzo con cui Ema si apre alla riscoperta di se stessa, ma vede al centro, come tema portante, quello delle adozioni. "Adottare un bambino è un atto di generosità immensa", ha dichiarato il regista, "ma in Cile ci sono parecchi casi di adozioni fallite e quando ciò accade, come racconto nel film, è un dramma, la coppia ne soffre e cerca di capire che cosa è accaduto".
Il regista ha raccontato un particolare della lavorazione, gli attori infatti hanno conosciuto la storia giorni per giorno, ricevendo ogni volta le parti da recitare. "Se l’attore sa già tutto da tempo, la direzione che prende è ormai determinata. Volevo invece creare una performance attoriale", ha spiegato Larraín.

venerdì 30 agosto 2019

Venezia 76 - Polanski e Martone in Concorso. Fuori Concorso arriva Seberg con Kristen Stewart

Terzo giorno e in Concorso arriva Roman Polanski con il suo nuovo film, J'Accuse, e il primo film italiano, Il Sindaco del Rione Sanità. Mentre Fuori Concorso a catalizzare l'attenzione ci pensa Kristen Stewart con il film Seberg.

Il suo nome ha scatenato polemiche fin da subito ma al festival non è venuto, Roman Polanski non ha accompagnato al Lido il suo J'accuse, a presentarlo c'era parte del cast, Jean Dujardin, Louis Garrel, e la moglie del regista, l'attrice Emmanuelle Seigner.

Il film racconta il "caso Dreyfus", cioè la vicenda che vide coinvolto il capitano dello stato maggiore Alfred Dreyfus, accusato, degradato, condannato per alto tradimento e infine deportato in una prigione sull'Isola del Diavolo nella Guyana. Solo dopo dieci anni di reclusione, dopo l'intervento dell'ufficiale dell'esercito di Georges Picquart e dello scrittore Emile Zola, che scrisse appunto il "J'Accuse", Dreyfus venne riconosciuto innocente e scagionato.

Il film è stato molto applaudito, ricevendo un'ottima accoglienza. Ad interpretare Dreyfus è l'attore Louis Garrel, che si è appassionato molto a una storia che conosceva solo superficialmente. "A 36 anni ho scoperto la vera storia che in Francia tutti conoscono ma senza conoscerla veramente", ha dichiarato l'attore, "Un giorno sul set Polanski mi ha presentato una ragazza, la pronipote di Alfred Dreyfus. A quel punto non potevo più recitare. Mi ha raccontato che i figli di Dreyfus sono stati deportati durante la Seconda Guerra Mondiale, anche la sua famiglia ha vissuto un inferno. È una storia francese terribile, ma vedendo il film per la prima volta una settimana fa ho provato una gioia vera quando alla fine del film la giustizia prevale".
Anche Jean Dujardin, che nel film interpreta Picquart, ha ammesso di aver sempre saputo poco e nulla di questa storia. "Avevo alcuni ricordi scolastici di questo personaggio, del famoso caso, ma si trattava di un ricordo nebbioso", ha raccontato l'attore premio Oscar, "Per prepararmi ho ascoltato Polanski, ho letto più volte la sceneggiatura, ho studiato. Ho affrontato il ruolo dicendomi che la star del film era la storia e io dovevo essere al suo servizio".

Durante la conferenza stampa sono state quasi vietate le domande sulle polemiche legate alle dichiarazioni fatte dal presidente di giuria, così Emmanuelle Seigner si è limitata a parlare del film e del suo personaggio ma ha elogiato molto il lavoro di suo marito, e tra le righe si può leggere quasi un messaggio di sostegno: "Per me è difficile mettermi nei panni di Roman. Posso dire però che il senso di persecuzione che spesso si ritrova nei suoi film viene dalla sua vita, dalla sua esperienza. Come regista è un uomo molto preciso, meticoloso, ma lascia molta libertà agli attori. È il sesto film che facciamo insieme e solo ora comincio ad abituarmi al suo modo di girare".

Il film sarà nelle sale italiane dal 21 novembre.
-
Primo italiano in Concorso, si tratta di Mario Martone con il suo Il Sindaco del Rione Sanità, adattamento "moderno" di un testo di Eduardo De Filippo.

"Abbiamo ottenuto l'autorizzazione di Luca De Filippo a cui oggi va un ricordo commosso e affettuosissimo", ha dichiarato Martone, "Per me è stata occasione per affrontare Eduardo, che è qualcosa di difficile. Ci siamo chiesti come riproporlo oggi: era un'occasione unica per ribaltare i rapporti di età nel contesto della Napoli di oggi".
Un progetto che per Martone era quasi un sogno nel cassetto: "il "Sindaco" l'ho sempre voluto fare anche in forma cinematografica e l'ho immaginato esattamente così come lo avete visto".

Il film sarà nelle sale per tre giorni, il 30 settembre e l'1 e 2 ottobre.




Intanto, Fuori Concorso, è stata la giornata di Kristen Stewart, al festival con il film Seberg, in cui interpreta l'icona della Nouvelle Vague Jean Seberg. Nel cast anche Anthony Mackie, Zezie Beetz, Jack O'Connell e Margaret Qualley.

Il film racconta un periodo particolare della sfortunata attrice, quando l'FBI decise di metterla sotto stretta sorveglianza a causa della sua simpatia verso le Pantere Nere e della sua relazione con l'attivista per i diritti civili Hakim Jamal.

La presentazione del film cade proprio nel giorno dell'anniversario della morte dell'attrice, suicidatasi a soli 41 anni dopo una vita tormentata dalla depressione. "Per noi che, idealmente, abbiamo vissuto molti anni insieme a lei realizzando questo film, è molto bello poterla celebrare proprio oggi", ha dichiarato il regista Benedict Andrews, "Non conoscevo la sua storia prima di leggere la sceneggiatura, soltanto allora ho compreso come sia stata distrutta la vita di Jean Seberg, letteralmente soffocata da tutto questo. La sua onestà, la sua verità sullo schermo rifletteva la stessa sincerità che aveva nella vita reale. A causa di questo è diventata un bersaglio dell'FBI, che ha iniziato a spiarla nell'intimità, utilizzando la sua vita privata, minandola e distruggendola per motivi politici".

Protagonista assoluta del film è Kristen Stewart, che si è calata molto nel ruolo. "Aveva una fame di arrivare fino agli spettatori sbalorditiva. C'era qualcosa di naturalistico nella sua recitazione, emergeva qualcosa di splendente", ha dichiarato l'attrice, "Il fatto che fosse amata nel suo paese e anche in Francia, le ha consentito di correre dei rischi, sicuramente è stata identificata in questo modo. Ho lavorato su questa cosa, ho cercato di essere me stessa, ho percepito questo desiderio da parte sua, di essere accettata lavorando in questo modo, quasi gridando ‘guardatemi, sono vera!’".
Jean Seberg era molto impegnata politicamente, aspetto che alla fine le è costato molto. "Aveva un'umanità davvero compassionevole, in un periodo in cui la gente non aveva spesso lo stomaco per impegnarsi. Lei voleva con tutta sincerità unirsi al movimento per i diritti civili e cambiare il mondo", un aggiunto Kristen Stewart, che ha poi paragonato sé stessa all'attrice: "La mia tendenza politica è chiara, non nascondo quello che penso, ma non sono impegnata, non sono un’attivista insomma. E non vado a gridare in faccia alla gente quelle che sono le mie opinioni".

A margine della conferenza stampa, qualcuno ha fatto notare a Kristen Stewart la "nuova piega" che sta prendendo la sua carriera, con un'apertura a film più d'intrattenimento, come Charlie's Angels, e anche la sua nuova maturità nell'affrontare la celebrità. "Quando ero più giovane ero più insicura, mentre ora mi sento pronta a tutta, anche ad affrontare la popolarità", ha detto sorridendo l'attrice, "Non voglio privarmi di esperienze centrali, penso di aver fatto molte cose in base all’istinto nella mia carriera, mi sembra ora di poter vivere in maniera naturale quello che accade, senza pensarci troppo. Sono pronta a qualsiasi cosa!".

Seberg sarà presentato anche al Toronto Film Festival il 7 settembre, al momento non c'è ancora una data d'uscita.

giovedì 29 agosto 2019

Venezia 76 - Giorno 2: Marriage Story e Ad Astra in Concorso

Il Concorso entra subito nel vivo con la presentazione di due film molto diversi e molto attesi: Marriage Story e Ad Astra.

Prodotto da Netflix, Marriage Story, diretto da Noah Baumbach, vede come assoluti protagonisti Scarlett Johansson e Adam Driver. Nel cast anche Laura Dern.

Il film è il racconto di una storia che finisce. Una coppia, Nicole e Charlie, un tempo molto affiatata e felice che scivola in un divorzio complicato a causa di un rapporto ormai logoro.

La fine di una storia, il divorzio, sono i temi centrali del film, come ribadito dal regista durante la conferenza stampa. "Quando una cosa non funziona più, è quello il momento in cui iniziamo a vederla davvero. Siamo lasciati fuori dalla porta e iniziamo a vedere la casa proprio da lì fuori", ha dichiarato Baumbach, che poi ha parlato di come ha sviluppato i dialoghi e la sceneggiatura del film, "Il film inizia quando loro sono già nella fase della separazione, ma non sanno ancora che finiranno per separarsi di più. Ho cercato di inserire me stesso nello "spazio libero" tra di loro. L’amore tra loro, però, è sempre presente, sono proprio queste le fondamenta su cui si regge il film".

La sceneggiatura ha portato i due attori a lavorare in modo particolare, quasi teatrale, come dichiarato da Adam Driver: "Eravamo in situazioni molto diverse, lavoravamo sulla sceneggiatura separatamente. Credo si trattasse di teatro ma anche di teatralità, come per il divorzio stesso. Tutta la sceneggiatura era scritta molto bene, ma anche in modo conciso. Quando si gira le cose possono cambiare, ma questo tema del teatro rimane molto presente nel film e nella sceneggiatura".
Il personaggio di Nicole è un'attrice, aspetto che ha aiutato Scarlett Johansson ad entrare in contatto con il ruolo. "Penso che Nicole sia una donna combattuta, vuole essere riconosciuta e penso che in fondo sia questo che li porta alla separazione", ha spiegato l'attrice, "La famiglia da cui proviene Nicole non ha le dinamiche di quella in cui sono cresciuta io, anche se mia madre ha gestito la mia carriera fin da quando ero piccola. Ci sono delle similitudini. Le dinamiche della sua famiglia spiegano in buona parte chi è lei, perché è diventa un'attrice. Capisco bene alcuni aspetti della sua carriera. Non era difficile immaginarle, come attrice".

Il film ha ottenuto una buona accoglienza, grandi elogi per le interpretazioni di Scarlett Johansson e Adam Driver. Anche il regista, durante la conferenza stampa, ha voluto ribadire e sottolineare l'importanza e la bravura dei suoi due protagonisti: "Vedere questi due attori perdersi completamente e avere, allo stesso tempo, un controllo assoluto, è stato un grande privilegio.E' stata una vera gara di bravura. Per molti versi, è stata l'esperienza più gratificante della mia carriera di regista".

Netflix porterà il film nei cinema dal 6 novembre, poi dal 6 dicembre sarà disponibile in streaming.




Di tutt'altro genere il secondo film presentato in Concorso. Si tratta di Ad Astra, sci-fi diretto da James Gray che vede Brad Pitt protagonista, e anche nelle vesti di produttore. Nel cast anche Liv Tyler e Ruth Negga, entrambe al Lido, oltre a Tommy Lee Jones e Donald Sutherland.

Ambientato in un futuro non molto lontano, in cui l'uomo è alla ricerca di altre forme di vita nell'Universo. L'astronauta Roy McBride (Pitt) viene incaricato di una missione molto importante che lo toccherà sul personale. McBride viene spedito ai limiti del sistema solare per scoprire cosa minaccia l'umanità sulla Terra e, allo stesso tempo, scoprire cos'è successo a suo padre, scomparso durante la ricerca di vita extraterrestre su Nettuno. Quello che scoprirà, metterà in dubbio la natura umana e il nostro ruolo nell'Universo.

Non il solito blockbuster di fantascienza, Ad Astra è un film dai tempi molto dilatati, con molta voce fuori campo, temi introspettivi, teologici e psicanalitici. Il film ha avuto una post-produzione molto lunga, l'uscita è stata rimandata più di una volta (c'è chi dice che i produttori non fossero molto soddisfatti del risultato finale e abbiano deciso di rispedirlo al montaggio), poi l'acquisizione della Fox da parte della Disney e finalmente il film ha visto la luce.

L'idea del film nasce da una frase che il regista ha letto in una mostra. "Una frase che ho letto su una parete e che ho subito mandato a Brad: ‘La storia e il mito iniziano nel microcosmo del personale’", ha raccontato James Gray, "Noi volevamo raccontare una storia piccola nell'ambiente più grande che esiste: lo spazio".

Brad Pitt e James Gray sono amici da moltissimi anni e finalmente hanno trovato una storia su cui poter collaborare. "E' un grande narratore, con una voce personale e unica", ha dichiarato l'attore durante la conferenza stampa, "È stato intrigante, come uomo, come figlio, come padre far parte di questo progetto. 'Ad Astra' è una storia delicata e ogni inquadratura, ogni elemento musicale, correva il rischio di alterare un equilibrio. Tutto quello che volevamo era mettere in luce questa solitudine. Abbiamo lavorato molto su come interpretare un personaggio ‘scollegato’ e isolato rispetto a ciò che lo circonda. Perché per me lo spazio più che libertà è solitudine, io mi sento libero nella natura e circondato da amici".
Uno degli obiettivi di Brad Pitt, e del regista, era di portare al centro del film un personaggio diverso dal solito, che rappresenti una "nuova mascolinità". "Guardando indietro, il film è un viaggio in profondità rispetto una certa definizione di mascolinità", ha dichiarato Pitt, "Siamo stati cresciuti con l'idea che bisognava essere forti, che non si poteva lasciare spazio alla debolezza e questo ha creato una sorta di barriera con gli altri perché finisci per negare tutta una serie di cose: il dolore, la vergogna, i rimpianti. Penso che tutti ci portiamo dietro dolore e ferite dall'infanzia, e il compito dell’attore è utilizzare e canalizzare questi sentimenti. Io e James abbiamo un rapporto diverso dalla classica ‘amicizia tra maschi’, siamo sinceri l’uno nei confronti dell’altro e parliamo anche di insuccessi e fallimenti, ci confrontavamo ogni mattina". Della stessa idea James Gray, che ha aggiunto: "Per restituire certe emozioni l’attore, come il regista, deve essere onesto e disposto a mostrare le proprie vulnerabilità, anche se ci portano in luoghi oscuri. Con Brad abbiamo provato a restituire una verità emotiva e io gli sono stato addosso con la macchina da presa per guardare oltre l’attore".

Il film sarà nelle sale italiane dal 26 settembre.

giovedì 23 maggio 2019

Cannes 2019 - giorno 9

Dopo un periodo di apparente polemica, torna in Concorso al festival il regista canadese Xavier Dolan, con il suo nuovo film Matthias & Maxime.

Non solo regista ma anche attore protagonista, Dolan torna nel doppio ruolo a sei anni dal suo Tom à la Ferme (2013).
Il film racconta la storia di due grandi amici, Matthias (Gabriel D'Almeida Freitas) e Maxime (Dolan, che recita con una grossa voglia rossa sulla guancia), entrambi accettano di comparire in un cortometraggio diretto da una loro amica e, per esigenze di scena, i due si scambiano un bacio. Le conseguenze di quel bacio dato per gioco saranno inaspettate. Nei due si insinua il dubbio, inizieranno a chiedersi quale sia il loro vero orientamento sessuale, mettendo in pericolo l'amicizia di una vita.

Il senso del film, secondo il regista, è la ricerca del proprio posto nel mondo. "Questo è stato, senza dubbio, il leit motiv dei miei vent'anni, un po' come accade alla maggior parte delle persone", ha dichiarato Xavier Dolan durante la conferenza stampa, "Con il successo, per me è arrivato anche l’isolamento, e fino ai venticinque anni stavo solo la maggior parte del tempo. Poi delle persone straordinarie hanno incrociato il mio cammino, ho lasciato che si avvicinassero e loro mi hanno accolto. Con loro al mio fianco ho avuto la possibilità di riscoprire delle persone con cui essere soprattutto me stesso, prima di essere il regista o lo scrittore. Matthias & Maxime, raccontando un’altra storia, parla di amicizie come queste. Giovani adulti che hanno provenienze e status differenti, e che, arrivati a quel particolare periodo di cambiamenti, si chiedono com'è successo a me? qual è il posto a cui dovrebbero appartenere?".
Matthias & Maxime è un film con dei toni molto diversi di precedenti lavori del regista, più luminoso, più ironico, ed era proprio questa la volontà di Dolan. "Non è un mix delle mie pellicole precedenti", ha detto il regista, "ma l’opportunità di esplorare qualcosa di diverso. Da un punto di vista estetico, è meno dark, con toni meno cupi e colori pastello. Una sorta di transizione per me, che mi porterà ad aprire un nuovo capitolo della mia vita".

Il film ha avuto una buona accoglienza.



Presentato sempre in Concorso, Roubaix, une lumière, nuovo polar diretto da Arnaud Desplechin. Con Lea SeydouxRoschdy Zem protagonisti.

Il film racconta la storia del commissario Daoud (Roschdy Zem), che la notte di Natale vaga per le strade di Roubaix, cittadina in cui è cresciuto, per cercare di risolvere un caso di omicidio, un'anziana donna uccisa in modo brutale e in cui le uniche sospettate sono due donne, Claude e Marie, alcolizzate, povere e amanti. Ad accompagnare il commissario ci sarà l'ultimo arrivato.

Un ritorno a casa per il regista, nato a Roubaix, che per fare il film si è lasciato ispirare dal libro Delitto e Castigo. "Dopo Les fantômes d'Ismaël, un fuoco d’artificio di finzione, avevo bisogno di deporre le armi davanti agli attori e filmare la mia città natale, Roubaix", ha spiegato Arnaud Desplechin, "Mi sono ricordato di un fatto di cronaca che aveva impressionato me e tante altre persone, l'omicidio di una anziana strangolata da due donne e così ho costruito una storia che usa veri poliziotti e persone del luogo, insieme ad attori professionisti e a una scrittura che deve molto a Delitto e castigo di Dostoevskij, un libro a cui pensavo tutti i giorni".

Il film ha convinto e ha ricevuto ottime recensioni.

martedì 21 maggio 2019

Cannes 2019 - giorno 7

Due signore del cinema francese sono le protagoniste della settima giornata del Festival di Cannes: Isabelle Huppert e Fanny Ardant.

In Concorso, diretta dal regista americano Ira Sachs, Isabelle Huppert è la protagonista del film Frankie.

L'attrice interpreta Frankie, una donna vicina alla fine della propria vita, e per questo motivo organizza una vacanza a Sintra, in Portogallo, per dirsi addio in modo elegante. Insieme alla donna ci saranno il marito, l'ex marito, il figlio, alcuni colleghi e una cara amica a cui Frankie vorrebbe tanto trovare un uomo. Nell'arco di una giornata verranno fuori interessi, affetto, invidia, e la questione eredità.
Ottima l'interpretazione di Isabelle Huppert (ma questa non è certo una novità), che sul suo personaggio ha dichiarato: "Frankie racconta l'indicibile realtà in cui ci si ritrova quando qualcuno sta per morire. All'improvviso ci si trova davanti all'impossibilità di dire ciò che si ha, di parlare della propria malattia. Resta in qualche modo come innominabile nel film e questo la rende ancora più paurosa. Frankie racconta questa dimensione della malattia e della morte alla quale non si pensa mai. La cosa più dura da sopportare per il mio personaggio è il fatto che gli altri piangono ed è proprio per questo che lei si tiene lontana dal dolore. La sua distanza è un modo per trovare un'uscita che non c'è".
L'attrice ha apprezzato molto la visione del regista. "Non cede mai ad alcun cliché sulla malattia", ha dichiarato, "proprio come fa Frankie verso i suoi parenti, almeno quelli che sanno che sta per moriree. Questo film è per certi versi sorprendente, originale e mai lacrimoso. Il desiderio di Sachs di non cadere nel pathos è il cuore stesso della sua scrittura".

Nel cast anche Jérémie Renier, Marisa Tomei, Brendan Gleeson, Pascal Greggory, e Greg Kinnear.



Presentato Fuori Concorso, e accolto molto bene, il film francese La Belle Epoque, con Fanny Ardant e Daniel Auteuil protagonisti.

Auteuil nel film interpreta un sessantenne la cui vita viene stravolta dall'offerta di un uomo che si propone di far rivivere il momento più bello della propria vita grazie a una serie di efficaci espedienti teatrali e ricostruzioni storiche. Il protagonista decide così di rivivere quella che considera come la settimana più importante della sua vita, andando indietro di 40 anni.

Nel film Fanny Ardant interpreta una donna vitale, mondana e di successo, e ha confessato che il film, e in particolare il personaggio di Daniel Auteuil le ha ricordato Marcello Mastroianni. "Ho pensato a Marcello Mastroianni e al suo modo di essere", ha raccontato l'attrice, "il personaggio che interpreta Daniel Auteuil me lo ricordava tanto, mi e' piaciuto pensare fosse ispirato a lui e anche per questo ho accettato il film, pensando ad un omaggio sentimentale a Marcello".

Il film è stato acquisito da I Wonder Pictures e arriverà in Italia in autunno.

lunedì 20 maggio 2019

Cannes 2019 - giorno 6

Presentato in Concorso il nuovo film di Terrence Malick, A Hidden Life, accolto piuttosto bene dalla critica.

Malick non era presente alla conferenza stampa ma era a Cannes e ieri ha assistito all'anteprima serale. Il regista più schivo del mondo non è riuscito ad evitare di essere immortalato in alcuni video e foto.

La pellicola è tratta da una storia vera, quella del contadino austriaco Franz Jägerstätter (August Diehl) che viveva, insieme alla moglie e alle tre figlie, in un piccolo villaggio vicino al confine con la Germania. Convinto cattolico e obiettore di coscienza, Franz fu l'unico nel villaggio a non piegarsi alla volontà dei nazisti e a votare contro l'annessione dell'Austria alla Germania di Hitler. Una volta scoppiata la guerra si rifiutò di arruolarsi e di prestare giuramento al Reich e a Hitler e per questo venne accusato di tradimento, portato a Berlino, incarcerato e poi ucciso.


La presentazione del film è stata affidata ai due attori protagonisti, August DiehlValerie Pachner, entrambi entusiasti di aver lavorato con Malick.
"È uno dei film più emozionanti nella mia carriera", ha dichiarato Diehl, "Non lo ritengo un film sugli eroi, ma piuttosto sulle scelte personali e silenziose, legate all'invisibilità del privato e non alla notorietà dell'eroe. È anche un film sociale, sulle persone che, mentre tutti acconsentono, si fermano e dicono no, perché sentono che c’è qualcosa di sbagliato. Un tema attuale, specialmente nell'Europa di oggi con gli sviluppi storici cui assistiamo. Ma non è qualcosa solo di politico, riguarda più in generale l’approccio personale, il capire che ci sono cose giuste e cose sbagliate".

Nel cast anche Matthias Schoenaerts, Michael Nyqvist e Bruno Ganz, per gli ultimi due in particolare si tratta di un film postumo, per Ganz proprio l'ultimo lavoro fatto.

domenica 19 maggio 2019

Cannes 2019 - giorno 5

Domenica di festival sotto il segno di Alain Delon, a cui sarà consegnata la Palma d'Oro alla carriera.

Incontrando la stampa (selezionata), l'attore ha raccontato la sua carriera, con i suoi momenti cruciali, come quando ha deciso di abbandonare la carriera militare nella Marina, durante la quale ha anche combattuto in Indocina, per dedicarsi al cinema. Una carriera iniziata quasi per caso ma in modo fulminante. "Sin dalla prima volta sono stato quasi subito a mio agio", ha dichiarato Delon, "ho percepito che quella era la mia vita, e le parole che più spesso mi hanno ripetuto gli autori sono state: non recitare, usa lo sguardo e vivi!".
Alain Delon ha poi parlato di quello che, forse, è stato il regista più importante della sua carriera, Luchino Visconti, e ricordandolo l'attore si è commosso. "Mi è stato presentato a Londra, mentre era in corso una rappresentazione del Don Giovanni: ero stato visto recitare e mi veniva ripetuto ‘tu sei Rocco, tu sei Rocco’, così mi hanno fatto conoscere Luchino", ha raccontato Delon, riferendosi ovviamente al grande film Rocco e i suoi Fretelli (1960), un film che "è stato un sacrificio, ma uno di quelli che hanno portato una delle migliori cose possibili".
L'attore ha poi ricordato quando si è affacciato a Hollywood per poi tornare, quasi subito, al cinema europeo. "Ho vissuto là due anni", ha raccontato Delon, "poi però mi mancavano Parigi, i suoi cinema, e così ho lasciato l’opportunità di quella carriera e sono rientrato, applaudito dai francesi per la scelta".

La scelta di Alain Delon come Palma d'Oro alla carriera ha provocato qualche protesta, soprattutto da parte di movimenti femministi a causa di comportamenti non sembra giusti dell'attore nei confronti delle donne. Durante l'incontro con la stampa però, Delon ha ribadito spesso l'importanza delle donne, delle attrici che ha incontrato, per la sua carriera, l'attore ha dichiarato proprio di essere "debitore alle donne per il mio successo". Ha ricordato in particolare Monica Vitti, con cui ha recitato ne L'Eclisse (1962), e ovviamente Romy Schneider, grande amore della sua vita (anche se, finito non benissimo tra i due), con cui ha recitato ne La Piscina (1969), film che l'attore ha confessato di non riuscire più a vedere: "troppo difficile pensando a Romy, anche se è un film magnifico, di cui s’è parlato per molti anni".
La Palma gli verrà consegnata questa sera.



Presentato Fuori Concorso il film francese Les Plus Belles Années d’une Vie, diretto da Claude Lelouche e che vede protagonista Jean-Luis Trintignant e Anouk Aimée. Nel cast anche Monica Bellucci.

Il film è una sorta di sequel della pellicola vincitrice della Palma d'Oro nel 1966, Un Uomo e una Donna, anche se il regista ci tiene a precisare che non è un seguito di quel film. "Non è un sequel, può essere visto anche da chi non conosce l’altro", ha dichiarato Lelouche, "Parla delle tracce che lasciamo nella vita degli altri, è un film solare, positivo. Conferma l’opinione di Hugo, gli anni più belli sono quelli non ancora vissuti. Il presente è più forte del passato". Il riferimento a Victor Hugo è nel titolo, una frase "rubata" direttamente allo scrittore.
Un film girato in soli tredici giorni e che è nato proprio durante il 50° anniversario di Un Uomo e una Donna. "Mentre celebravamo l'anniversario di Un uomo e una donna, osservavo Jean-Louis e Anouk insieme", ha ricordato il regista, "Ridevano, si divertivano insieme, la gioia di ritrovarsi era immensa. Mi sono reso conto che il loro era un incontro incompiuto, e che io volevo prolungarlo indefinitamente".

sabato 18 maggio 2019

Cannes 2019 - giorno 4

Dopo il red carpet di ieri sera, è il giorno di Pedro Almodovar e del suo ultimo film, Dolor y Gloria. In Concorso.

Il grande regista spagnolo realizza uno dei suoi film più intimi e personali, anche uno dei meno eccentrici della sua carriera, e per farlo ha chiamato due dei suoi attori preferiti: Penelope Cruz, alla sua sesta collaborazione col regista, e un bravissimo Antonio Banderas, per l'ottava volta diretto da Almodovar.

Al centro della storia c'è un regista alle prese con una crisi creativa (Banderas) e con dolori fisici, reali, che si trova a riflettere sulla propria vita e il proprio passato e l'infanzia.

La proiezione di ieri sera si è conclusa con scroscianti applausi e una lunga standing ovation che ha commosso Pedro Almodovar, tanti applausi anche oggi, all'ingresso del regista e del cast nella sala per la conferenza stampa. Una gioia che nemmeno la pioggia su Cannes ha potuto offuscare. "Non dimenticherò mai la serata di ieri. E oggi sono molto contento, nonostante la pioggia. Questa pioggia è la più gradita della mia vita", ha dichiarato in apertura il regista.

Un film molto personale e in parte autobiografico, anche se tra Almodovar e il personaggio di Antonio Banderas ci sono delle differenze che il regista ha voluto sottolineare. "La gloria di Salvador, nel film, è nel successo che ha avuto, nel magnifico appartamento in cui abita, circondato da opere d'arte", ha spiegato Almodovar, "Per me invece la gloria è la possibilità di fare film, di raccontare storie e raccontarle nella miglior maniera possibile, nella mia maniera, che può anche essere piccola, insignificante, ma è la mia, e credo sia importante correre il rischio di ascoltare la propria voce interiore. Sento di aver raggiunto il successo ogni volta che riesco a fare esattamente il film che volevo, anche sbagliando, perché comunque si tratta di miei errori. Voglio essere il solo e unico padrone della mia carriera. Il successo e la gloria ovviamente sono pericolosi: se li ottieni, devi stare attento a non perderti, a restare con i piedi per terra".
"Ci sono molte cose inventate in Dolor y Gloria", ha continuato il regista, "Di solito, quando comincio a scrivere, le prime righe sono legate alle mie esperienze personali, ma poi la finzione prende piede, e quando succede, sento che non la devo più abbandonare". Ad esempio la scena in cui Salvador si rende conto di essere omosessuale guardando un operaio nudo mentre si lava, non è autobiografica ma possibile. "Sono contento di quella scena, è molto sottile", ha detto il regista, "Non mi sono innamorato di nessun operaio quand'ero piccolo, quindi non dovete prendere il film alla lettera. Però, tutto ciò che accade al personaggio, sarebbe potuto succedere a me".

Altro personaggio centrale nel film è quello della madre di Salvador, interpretata da Penelope Cruz, e anche in questo caso, non è proprio la rappresentazione della madre di Almodovar, ma quasi. "C'è il mio modo di sentire nel rammentare mia madre e la mia infanzia", ha dichiarato il regista.

Il film è stato accolto molto bene, ha ricevuto critiche positive, con particolari lodi all'interpretazione di Antonio Banderas, e c'è già chi lo piazza tra i possibili premiati.

Dolor y Gloria è uscito nei cinema italiani ieri, 17 maggio.



Fuori Concorso, presentate i primi due episodi della serie Amazon Prime, Too Old to Die Young, diretta da Nicolas Winding Refn. Con Miles Teller protagonista.

La serie racconta la doppia vita di un detective (Teller) in crisi esistenziale, di giorno a difesa della legge, di notte spietato assassino. Una doppia vita che lo fa scivolare in una spirale di violenza e omicidi.

"L'idea è venuta mentre ero in auto, a Los Angeles, stavo lavorando a The Neon Demon. Era il periodo in cui Netflix si stava affermando e sembrava che tutti volessero lavorare per la tv. Io non la guardo molto, ma ero incuriosito dalle possibilità del mezzo, come esplorare un nuovo modo di comunicare", ha raccontato Refn durante la conferenza stampa, "Ho iniziato ad avere il desiderio di lavorare alle tematiche come religione e morte, e il titolo mi è venuto spontaneo, Too Old to Die Young. [...] In quel periodo ci sono state le elezioni e mi sono sentito un alieno. Ho sperimentato da vicino l’evoluzione dell’America e così è nata l’idea di uno show dove le donne, i teenager fossero la speranza... e gli uomini la distruggessero".
Il regista però non vede il suo lavoro come una serie tv: "Non è una serie televisiva, è un film di tredici ore. All'interno, volevo che tutto dipendesse da due fattori: l'immagine e il silenzio. La prima è fondamentale per me, è il più efficace elemento comunicativo che abbiamo. Il silenzio invece può essere un'arma usata per rivelare le paure, o può dar vita a situazioni poco piacevoli, ed era proprio questo che desideravo esplorare".

Refn infine anticipa qualcosa su uno specifico episodio della serie. "In ogni mio film c'è una scena madre", ha detto il regista, "e anche qui, nel nono episodio. Ma non vi dirò qual è, dovrete capirlo da soli".

Nel cast anche John Hawkes e Jena Malone. Su Amazon Prime dal 14 giugno.

venerdì 17 maggio 2019

Cannes 2019 - giorno 3

Terzo giorno di festival e in Concorso arriva il due volte vincitore della Palma d'oro Ken Loach.

Il regista britannico torna sui temi a lui più cari, la working class, con il suo nuovo film Sorry We Missed You.

Al centro della storia ci sono Ricky (Kris Hitchen) e Abby Turner (Debbie Honeywood) e la loro vita segnata dalla precarietà lavorativa, lui è un fattorino mal pagato e lei una badante a domicilio, ma nonostante questo cercano di vivere dignitosamente provando a non far mancare niente ai loro figli. Una vita dignitosa ma mai stabile, con una casa mai davvero di proprietà e una condizione finanziaria sempre al limite, la svolta arriva quando Abby vende l'auto per permettere a Ricky di comprare un furgone e mettersi in proprio, ma il continuo viaggiare farà sorgere nuovi problemi e metterà a rischio l'unità familiare.

A spingere Ken Loach, a 82 anni, a tornare nuovamente dietro la macchina da presa è stata la realtà dei fatti. "Dopo aver terminato 'I, Daniel Blake', avevo pensato: "Bene, forse questo è l’ultimo film", ma quando siamo stati agli empori solidali per le nostre ricerche, molte persone erano lì per cercare lavoro... a tempo parziale, a contratto zero-ore. Questo è il nuovo sfruttamento!", ha raccontato il regista britannico, "Così è emersa l'idea che forse c'era un altro film che valeva la pena fare, non esattamente un seguito di 'I, Daniel Blake', ma un film correlato. [...] Il film cerca di mostrare i dettagli della vita reale della working class. La prima idea, con lo sceneggiatore Paul Laverty, era quella di mettere in luce la dinamica familiare".
Il film è stato girato a Newcastle, una precisa scelta del regista. "Una piccola città, nel Nord, un po' separata dal resto del Paese, cosa che credo renda le personalità dei personaggi più intense", ha spiegato Loach, "ci sono anche molte costruzioni industriali lì, un’ambientazione urbana attuale, ma non affollata di turisti, penso serva per dare eco allo spazio in cui vive la famiglia".


Durante la conferenza stampa il regista ha allargato il discorso alla politica e alla preoccupante ascesa delle destre estremiste. "Oggi le persone sono costrette da questo sistema di precariato e incertezza a sfruttare se stesse. E' una situazione intollerabile e fin quando non si riconoscerà quanto sia intollerabile, non cambieranno le cose. C'è un'esplosione di povertà in Gran Bretagna, l'austerity è una scelta politica.Come coltivare la speranza? Il cinema non può fare molto se non far aumentare la consapevolezza. Dobbiamo sapere di avere il potere del voto, dello sciopero e della rivendicazione di diritti", ha dichiarato Ken Loach che poi si è rivolto in particolare alla stampa italiana, "La conseguenza è sotto i nostri occhi: disgregazione sociale ed ascesa della destra ovunque. Che mi dite del vostro Salvini? C'è una situazione molto pericolosa, c'è tanta rabbia per questa diseguaglianza e divario tra ricchissimi e poveri che per sfogarla ce la prendiamo con migranti, diversi e con i più vulnerabili".

Il film di forte impatto sociale e politico accolto bene ma senza particolare entusiasmo dalla critica.

giovedì 16 maggio 2019

Cannes 2019 - giorno 2

Tutta l'attenzione della seconda giornata del Festival di Cannes è focalizzata su Elton John e la presentazione del biopic a lui dedicato, Rocketman. In Concorso però è stato presentato un film che è stato accolto piuttosto bene da critica e pubblico.

S'intitola Les Miserables ed è il primo film francese in Concorso. Diretto da Ladj Ly, il film è ambientato ai giorni nostri ma è anche un omaggio al capolavoro di Victor Hugo, da cui prende titolo, storia, ambientazione (il quartiere di Montfermeil) e anche il messaggio finale.

Al centro della storia un quartiere quasi in guerra, diviso tra le comunità dei gitani e dei musulmani. Un delicato equilibrio che viene spezzato da un grave atto di violenza commesso da tre agenti dell'anticrimine che viene casualmente ripreso dal drone di un ragazzino. Per evitare di far esplodere la rabbia del quartiere, i tre poliziotti dovranno per forza cercare di recuperare il video da quel drone.



Si parla di banlieue e della situazione difficile in cui vivono le persone in quei quartieri, e a raccontare la storia è un vero banlieusard come Ladj Ly. "Sono cresciuto lì e non era semplice denunciare", ha raccontato il regista, "ma nessuno ci ha mai davvero ascoltato, e avevo bisogno che venissimo ascoltati, per cercare una soluzione. Hugo era imprescindibile da questa situazione, anche due secoli dopo: il film è una storia universale, è una situazione che esiste ovunque nel mondo. La complessità reale, però, è la tragedia dei bambini, che crescono dentro una tragedia, anche se io con il film volevo rappresentare tutti gli abitanti delle banlieue".

Un progetto che al regista è costato diversi anni di lavoro, ripagati dalla presenza in Concorso. "Il progetto nasceva una decina d’anni fa, poi s’è sviluppato negli ultimi cinque", ha raccontato Ladj Ly, "la complessità è stata anche per il budget ridotto, ma il successo è essere qui selezionato".

mercoledì 15 maggio 2019

Cannes 2019 - giorno 1

Dopo la conferenza stampa della giuria e il red carpet d'apertura di ieri sera, prende il via la 72a edizione del Festival di Cannes.

Ad aprire sono gli zombie di Jim Jarmusch, che presenta la sua nuova horror-comedy The Dead Don't Die. Oltre al regista, ad accompagnare il film c'era buona parte del ricco cast, con Bill Murray, Adam Driver (assente però alla conferenza), Chloe Sevigny, Selena Gomez e Tilda Swinton. Nel film ci sono anche Steve Buscemi, Danny Glover, Iggy Pop e Tom Waits.
Dopo i vampiri del bel film Solo gli Amanti Sopravvivono, presentato sempre a Cannes nel 2013, Jim Jarmusch ha deciso di raccontare una improvvisa invasione zombie in un paesino della provincia americana, con tre agenti della polizia locale - il capo della polizia (Murray), un agente che sa tutto di zombie (Driver), e un'agente fifona che vorrebbe solo scappare (Sevigny) - a cercare di arginare l'avanzata.

Evidente l'omaggio a un classico come La Notte dei Morti Viventi di Romero, di cui è quasi un remake, ma Jarmusch ci aggiunge la sua particolare ironia e anche temi ambientalisti. Ed è proprio l'abuso delle materie prime della Terra a causare il risveglio dei morti nel film, un tema ecologista fortemente voluto dal regista. "Mi preoccupa di rendere la gente cosciente di cosa serve al pianeta", ha dichiarato Jarmusch, "E come dice un personaggio del film, dobbiamo imparare ad apprezzare i dettagli, soffermarci sul tempo che ci viene dato a disposizione, questo è amore per la vita. Come in Solo gli Amanti Sopravvivono i vampiri erano una metafora per una storia d’amore eterno, anche qui usiamo gli zombi come metafora per questi temi. Volevo evitare di fare un film troppo splatter e per questo ho voluto che al posto del sangue gli zombie gettassero fuori polvere. [...] Amo tutti i generi di film e forse non sono un grande esperto di horror, ma adoro registi horror anche contemporanei come Carpenter e Raimi. E anche Mario Bava e Dario Argento. Romero il genere lo ha rivoluzionato, ponendo una minaccia che non venisse dall’esterno della società, come Dracula o Frankenstein, ma dal suo interno, e ne fosse anche vittima. La cos ache mi terrorizza nella vita è proprio assistere al declino della natura".



Tutt'altra paura invece quella di Bill Murray, che quando parla non si sa mai quanto sia serio. "A me invece terrorizza Cannes", ha dichiarato l'attore, "Quando lavoro a un film sono una persona migliore, ma quando non lavoro divento molto pigro. Anche adesso, vi giuro, ce la sto mettendo tutta per essere qui con voi. A Jim non serve certo il mio aiuto per il senso dell’umorismo, mi ha coinvolto parlando di soldi e facendomi molti regali, quest’uomo è un autentico manipolatore. Fare un film può essere molto impegnativo e pericoloso, dato che si lavora sulla postura, ogni volta penso che potrebbe essere l’ultimo giorno che lavoro".
Chi non è rimasto per niente sorpresa dalla "svolta zombie" di Jarmusch, è Tilda Swinton: "Leggendo la sceneggiatura l’ho trovata sorprendente, anche se è dai tempi di Solo gli amanti Sopravvivono che penso che Jim avesse intenzione di fare un film di zombi, dato che erano presenti anche in quella pellicola. Ma ho avuto modo di vedere il film finito solo ieri sera".

L'accoglienza del pubblico ieri all'anteprima è stata tiepida, applausi e risate ma senza particolare euforia. Sulla stessa linea le recensioni.

Intanto, nemmeno un giorno di festival e già è scoppiata una piccola polemica. The Dead Don't Die ha aperto ufficialmente il festival ieri sera ma la conferenza stampa si è tenuta questa mattina, dall'anno scorso infatti i due appuntamenti sono stati invertiti, per evitare spoiler o recensioni negative prima della proiezione pubblica. Questa decisione aveva creato polemiche lo scorso anno, quest'anno invece le polemiche riguardano delle misteriose "proiezioni clandestine".
Sembra infatti che, nonostante il divieto di proiezione per la stampa e l'embargo per le recensioni, circa 300 giornalisti abbiano visto il film in un'anteprima non autorizzata nella mattinata di ieri (la prima era fissata alle 19:30). Alcuni giornali, come Le Monde, hanno infatti pubblicato delle recensioni a orari insoliti, segno che avevano già visto il film. Questo ha creato un certo malumore tra i giornalisti e i critici esclusi da queste proiezioni segrete.

giovedì 6 settembre 2018

Venezia 75 - giorno 9

E' il giorno dell'ultimo film italiano in Concorso e dell'unica donna presente nella competizione.

Un episodio decisamente sgradevole ha segnato la proiezione stampa del film della regista australiana Jennifer Kent, gli insulti ("Vergognati puttana! Fai schifo!") urlati dalla platea da un deficiente con evidenti problemi con le donne e infinite manie di protagonismo a cui il festival ha subito ritirato l'accredito, si spera per sempre.

The Nightingale è ambientato in Tasmania nel 1825 e racconta di una donna irlandese, ex galeotta, che, insieme a una guida aborigena con cui instaura un rapporto molto stretto di grande rispetto e comprensione, decide di andare a cercare l'uomo, un ufficiale inglese, che le ha distrutto la vita, abusando di lei, torturandola, e uccidendole il marito e la figlia.
Protagonisti del film sono Aisling Franciosi, Sam Claflin, e Baykali Ganambarr.

Un film che mette al centro violenza e sessismo, temi molto caldi in questi anni. "Le questioni della violenza, del razzismo e del sessismo sono oggi più rilevanti che mai", ha dichiarato la regista, "però ho preferito parlarne con un film di ambientazione storica, anche perché amo costruire nuovi mondi". E un attacco sessista, per quanto proveniente da una persona profondamente stupida, è quello che ha subito la regista alla fine della proiezione stampa, un episodio a cui Jennifer Kent ha risposto con grande pacatezza: "E' fondamentale reagire con compassione e amore all'ignoranza e di questo il mio film parla chiaramente. Sono orgogliosa di questo lavoro che ribadisce come quei valori siano fondamentali anche se nel presente quasi considerati dei difetti".

Nella storia c'è una forte presenza aborigena, che raramente viene rappresentata al cinema, un aspetto che ha reso felice l'attore Baykali Ganambarr: "E' un film fondamentale per noi, tra l'altro il primo parlato nella nostra lingua, in Tasmania sono ansiosi di vederlo". Ad interpretare il cattivo è l'attore britannico Sam Claflin. "Non avevo idea di quanti brutali soprusi avessero commesso i colonizzatori", ha dichiarato l'attore riguardo il suo personaggio, "e ora un po' me ne vergogno".

Il film, che non ha ancora una data d'uscita, non ha avuto recensioni particolarmente positive.

-
Terzo e ultimo film italiano in Concorso, si tratta di Capri Revolution di Mario Martone.

Ambientato nel 1914, il film racconta l'emancipazione di una ventenne che si oppone alla visione patriarcale della donna cercando di imporre la propria libertà.

Il film chiude la trilogia, iniziata con Noi credevamo e continuata con Il giovane favoloso, che Martone ha dedicato a dei momenti fondamentali della storia italiana. "Ci tenevo che la trilogia, che non era stata pensata a tavolino, si concludesse con un personaggio femminile forte", ha dichiarato Mario Martone che ancora una volta mette i giovani al centro della storia, "volevo raccontare un'Italia che non è doma, che sente la spinta a interrogarsi, a cambiare il rapporto tra individualità e collettività. Il film presenta mondi e visioni diversi: c'è quello arcaico contadino della famiglia di Lucia, l'ideologia del medico, la filosofia della comune. L'isola è una metafora per il mondo, viviamo tempi in cui tutto è improntato ad una visione di odio, paura e chiusura, e attraverso la figura luminosa di Lucia, pastorella analfabeta che non teme il confronto con l'altro, vogliamo raccontare il suo processo di maturazione e indipendenza. Lucia si ribella alla famiglia patriarcale senza mai trasformare la sua ribellione in odio".

Il film uscirà il 13 dicembre.

mercoledì 5 settembre 2018

Venezia 75 - giorno 8

L'ottavo giorno di festival vede in Concorso due film profondamente diversi, 22 July di Paul Greengrass e I Villeggianti di Valeria Bruni Tedeschi.

Il film di Paul Greengrass, 22 July, racconta la vera storia degli attentati del 22 luglio 2011 in Norvegia, quando il terrorista neonazista Anders Breivik uccise 77 persone, 8 a Oslo con un'autobomba e 69 sull'Isola di Utoya, dove si presentò vestito da poliziotto e per più di mezz'ora sparò sulla folla uccidendo i ragazzi che partecipavano a un campus. I feriti furono più di 300.

Basato sul libro "One of Us: The Story of an Attack in Norway - and Its Aftermath" scritto dalla giornalista Åsne Seierstad, il film non racconta solo i momenti drammatici della strage ma anche tutto quello che è successo dopo, la reazione del governo e del popolo norvegese.

Per Greengrass questa era una storia importante da raccontare, soprattutto adesso, in una Europa che sembra spostarsi sempre di più verso la destra populista senza rendersi conto dei pericoli a cui potrebbe andare incontro aprendo le porte all'estremismo. "Quello che è successo è stato un momento di rivelazione che ci ha permesso di vedere chiaramente ciò che stava accadendo. In Norvegia chi è stato coinvolti in questo accadimento si è mosso per lottare contro la minaccia di qualcosa che è diventato più forte. Questo film lo offro come forma di meditazione su come vincere", ha dichiarato Greengrass, "Negli Anni ‘30 i nostri genitori e nonni avevano capito che il nazionalismo non controllato porta al protezionismo e alla guerra, e avevano creato un modo per contenerlo. Negli ultimi dieci anni però, questi confini si sono indeboliti e abbiamo aumenti di odio, una minaccia che ci riguarda tutti, che può essere vinta solo dalla forza delle idee. Per questo, nel film ho voluto mostrare i giovani che sono andati a testimoniare nel tribunale per sconfiggere Anders Breivik a livello di idee. È questa la sfida del domani, e sono fiducioso che la vinceremo".

Ad interpretare il terrorista, ruolo per niente facile, è l’attore norvegese Anders Danielsen Lie. "E' importante raccontare per ricordare coloro che sono stati colpiti, non bersagli scelti a caso, ma vittime designate di un terrorista che, nonostante fosse un lupo solitario, operava in un contesto ben preciso", ha dichiarato l'attore, "Oggi molte persone condividono le sue idee in Europa e questo è pericoloso, per questo è importante raccontare. Se si vuole capire la forza e il pericolo della radicalizzazione è necessario interrogarsi sul perché del suo gesto". Punto di vista condiviso dal regista che per la distribuzione del suo film ha scelto Netflix per poter arrivare subito a tutti, soprattutto ai giovani, perché "è la loro generazione che dovrà ribellarsi domani all'avanzamento dell’estrema destra", ha spiegato Paul Greengrass.

Il film sarà disponibile online dal 10 ottobre.

-
Tutt'altro tema e toni il nuovo film di Valeria Bruni Tedeschi, I Villeggianti, mix tra drama e commedia, un po' francese e un po' italiano, ispirata alla vita della famiglia della regista.

La sinossi ufficiale del film: Una grande e bella proprietà in Costa Azzurra. Un posto che sembra essere fuori dal tempo e protetto dal mondo. Anna arriva con sua figlia per qualche giorno di vacanza. In mezzo alla sua famiglia, ai loro amici e al personale di servizio, Anna deve gestire la sua recente separazione e la scrittura del suo prossimo film. Dietro le risate, la rabbia, i segreti, nascono rapporti di supremazia, paure e desideri. Ognuno si tappa le orecchie dai rumori del mondo e deve arrangiarsi con il mistero della propria esistenza.

Un film un cast internazionale e recitato in tre lingue (italiani, inglese, francese) che è stato definito un'"autobiografia immaginaria", una definizione che non dispiace affatto alla regista. "Credo sia difficile nella vita toccare la verità, grazie alla finzione si riesce più facilmente", ha dichiarato Valeria Bruni Tedeschi, "Il film prende spunto dalla realtà e la elaboro cercando di toccarla un po', ma il film non è più la mia vita. Penso che il mio modo di lavorare sia un po' sempre lo stesso, in fondo sento sempre di fare un'autobiografia, anche quando ho fatto un film su un reparto di psichiatria. L'aver fatto un film/documentario sulla mia famiglia ['Un castello in Italia', 2013] mi ha dato il gusto di guardare quello che succede. Sei osservatrice, non controlli troppo e ho cercato di mantenere anche nel film lo stesso gusto".

Nel cast, oltre a Yolande Moreau, Riccardo Scamarcio e la stessa Bruni Tedeschi, c'è anche Valeria Golino, amica fraterna dell'attrice e regista. "Una sua dote è che ti permette di essere al tuo peggio, per poterlo essere lei con te. È una grandissima libertà, per cui alla fine ti affidi perché sai che lei ti proteggerà", ha raccontato Valeria Golino parlando dell'amica, "Voleva farmi un provino, io non volevo, le ho fatto una telefonata terribile, sono andata a casa sua e ho dormito. Quando mi sono svegliata c'era la produzione in casa. Così l'abbiamo fatto, anche se ero arrabbiata, impreparata, e lei era così contenta... Questo significa lavorare con lei".  "Non potevo immaginare questo film senza Valeria Golino, e l'avrei aspettata se non avesse potuto in quel periodo", ha dichiarato la Bruni Tedeschi, "Fa parte delle attrici insostituibili, doveva essere un’interprete totalmente organica con la famiglia. La sua bellezza doveva essere mitica, insieme alla malinconia e all'ironia, impossibili da trovare altrove se non in lei". Valeria Bruni Tedeschi ha anche rivelato di aver provato a coinvolgere sua sorella, Carla Bruni. "Io chiedo sempre a mia sorella se vuole fare i miei film", ha raccontato l'attrice e regista, "ma lei non vuole fare l'attrice, l'ha fatto solo con Allen. Glielo domando sempre però, come rituale familiare".

Il film sarà nelle sale italiane a dicembre.

martedì 4 settembre 2018

Venezia 75 - giorno 7

Il settimo giorno ad illuminare il festival arriva Natalie Portman.

L'attrice è protagonista del film Vox Lux, diretto dall'attore e regista Brady Corbet. Nel cast anche Jude Law, Stacy Martin e Raffey Cassidy. In Concorso.

Il film racconta l'ascesa al successo di Celeste, sopravvissuta a una strage a scuola che, dopo aver cantato al memoriale in ricordo degli amici e compagni morti, diventa una pop star idolatrata dalle folle.
Natalie Portman interpreta Celeste adulta, quando è ormai una pop star affermata e di fama mondiale. Raffey Cassidy invece interpreta Celeste adolescente e poi anche la figlia del personaggio della Portman.

Un film musicale che mostra una versione molto patinata della musica pop ma che in realtà vuole raccontare la sofferenza di una donna mentre riflette su un argomento molto sentito negli Stati Uniti, le stragi nelle scuole. "Celeste è una donna che soffre, a distanza di 18 anni ha ancora la sindrome da stress post traumatico, non è un mostro ma una vittima della nostra epoca", ha dichiarato Brady Corbet, che ricordiamo attore nel remake di Funny Games, "Viviamo l’età dell’ansia, penso non ci siano mai state tante notti insonni come in questi anni. [...] Ho sempre pensato al film come a un ritratto storico, e con una voce fuori campo ho voluto dare un tono favolistico". Il tema delle stragi nelle scuole è qualcosa che il regista, suo malgrado, conosce molto bene. "Io vengo dal Colorado", ha spiegato il regista, "la strage di Columbine mi ha colpito profondamente, è uno degli eventi che mi ha segnato psicologicamente, è accaduto a pochi chilometri da casa, ma ho scelto di non fare direttamente riferimento a quel fatto storico perché volevo che il discorso prendesse un significato più universale".
Un argomento che da subito ha interessato anche Natalie Portman, che è nata in un paese, Israele, che da sempre ha a che fare ansia e violenza. "Sono sempre stata interessata agli effetti psicologici della violenza sulle persone", ha dichiarato l'attrice, "per il fatto di provenire da un Paese che ha a che fare tutti i giorni con questo problema, ma oggi il fenomeno è globale. Negli Stati Uniti le stragi nelle scuole sono quotidiane. Io sono impressionata dall'impatto che ha sui ragazzini e sulle loro famiglie quella che io ritengo una guerra civile".

Oltre la violenza e le sue conseguenze, nel film c'è la musica, creata appositamente dalla cantante Sia. "Non avrei potuto sognare una collaboratrice migliore per questo progetto che mescola nella pop music tratti presi da personaggi reali e fittizi", ha detto Corbet, "Ha permesso alla musica di aderire al personaggio". La presenza della cantante è stata di grande aiuto anche per Natalie Portman, che ha ricevuto un supporto anche per il ballo, direttamente da suo marito, il ballerino Benjamin Millepied. "Ho lavorato molto per registrare i brani composti da Sia", ha raccontato l'attrice premio Oscar, "e mi sono impegnata tanto sulla danza, anche se va detto che siccome mio marito è ballerino e coreografo ho avuto il vantaggio di potermi allenare a casa. Una situazione davvero inedita!". Per prepararsi al ruolo di una pop star famosissima, capricciosa e dipendente da alcol e antidolorifici, ma allo stesso tempo fragile e insicura, l'attrice ha studiato le grandi pop star ma senza copiare nessuna di loro. "Ho visto tanti documentari sulla musica pop e le sue star", ha detto Natalie Portman, "ma non mi sono ispirata a qualcuno in particolare, però ho potuto rubare tanti dettagli che ovviamente mi hanno aiutato a creare il personaggio".

Al momento non c'è ancora una data d'uscita per il film.