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lunedì 9 settembre 2019

Venezia 76 - polemiche per la vittoria (e il discorso) di Luca Marinelli

Sabato si è conclusa la 76a edizione del Festival di Venezia, che ha visto trionfare Joker di Todd Phillips, ma c'è stata soddisfazione anche per il Cinema Italiano con la vittoria della Coppa Volpi da parte di Luca Marinelli (Martin Eden).

Non una vittoria a sorpresa, il nome dell'attore era tra i favoriti fin dalla presentazione del film, con una performance che ha convinto critica e pubblico del festival.
Una volta salito sul palco, l'attore romano ha pronunciato un discorso molto appassionato, dedicando il premio alle ONG e a chi salva vite in mare. Parole che hanno infiammato la platea e ispirato anche la vincitrice della Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile, Ariane Ascaride, che ha continuato il discorso di Marinelli che ha ricordato di essere figlia di migranti italiani e dedicato il premio a chi ha perso la vita nel Mediterraneo.
Ma l'Italia è un paese strano, che crea polemiche assurde dal nulla, così le parole di Luca Marinelli hanno provocato la reazione del Codacons, che ha aspramente criticato la vittoria dell'attore, definendola addirittura "una delle pagine più imbarazzanti della storia del cinema italiano".

Ecco il comunicato del Codacons: "La Coppa Volpi come miglior attore a Luca Marinelli rappresenta una delle pagine più imbarazzanti della storia del cinema italiano. Continuano ad arrivare al sito del Codacons messaggi di protesta perché, in modo del tutto imprevedibile, il premio come miglior attore non è andato alla splendida interpretazione di Joaquin Phoenix per il suo ruolo in Joker. Il Codacons intanto si ripropone di consegnare alla prima occasione utile un riconoscimento di scuse a Joaquin Phoenix a nome di tutti i veri italiani appassionati di cinema."

A quanto pare il Codacons ignora totalmente il regolamento del festival, che impedisce di assegnare più di un premio a un solo film. Le Coppe Volpi sono l'unica possibile eccezione a questa regola, a patto che il film dell'attore/attrice premiato non abbia vinto il Leone d'oro. Perciò, da regolamento, se la giuria ha scelto Joker come Leone d'oro, automaticamente la Coppa Volpi non poteva essere assegnata a Joaquin Phoenix.
Sembra anche che il Codacons consideri più autorevoli messaggi lasciati sul loro sito, piuttosto che il giudizio di una giuria formata da esperti del settore cinematografico, tanto che per attaccare l'attore e il suo discorso, sono state riportate proprio le parole di uno di questi utenti.

"Luca Marinelli nel suo discorso di ringraziamento (leggendo un testo già pronto!) si è abbandonato ad un pistolotto politico sulla questione dei migranti. La politica non può entrare a gamba tesa nei verdetti della giuria."

Sembra perciò evidente che il vero problema del Codacons e di questi utenti (che hanno visto il film? non si sa), non sia la vittoria di Luca Marinelli ma il suo discorso, anzi solo una parte del suo discorso.

"Ho questo premio tra le mani anche grazie a un uomo di nome Jack London, che ha creato questo personaggio meraviglioso: un marinaio che cercava la verità. Per questo vorrei dedicare questo premio a tutte le persone splendide che sono in mare a salvare altri esseri umani che fuggono da situazioni inimmaginabili. E grazie anche per evitarci di fare una figura pessima con noi stessi e con il prossimo.
Viva l'umanità e viva l'amore, grazie!"

Speriamo solo che il Codacons non decida davvero di inviare scuse a Joaquin Phoenix, facendo fare una figura davvero misera all'Italia.

sabato 7 settembre 2019

Venezia 76 - Leone d'Oro a Joker! ecco tutti i vincitori.

Si è conclusa poco fa la cerimonia di chiusura della 76 Mostra d'Arte Cinematografica di Venezia che ha visto trionfare il film Joker di Todd Phillips.

Era il film più atteso del festival e alla fine si è portato a casa il Leone d'Oro per il miglior film, premiato dalla giuria presieduta dalla regista Lucrecia Martel.

Gloria anche per l'Italia con il Premio Speciale della Giuria a La Mafia Non È Più Quella Di Una Volta di Franco Maresco, e la Coppa Volpi come migliore attore a Luca Marinelli (Martin Eden). L'attore ha pronunciato un discorso molto appassionato dedicando il premio alle ONG, ispirando e trascinando anche la vincitrice della Coppa Volpi come migliore attrice, Ariane Ascaride (Gloria Mundi), che ha ricordato le sue origini italiane e dedicato il premio ai migranti che hanno perso e continuano a perdere la vita nel Mediterraneo.

Premiato anche Roman Polanski, con il Leone d'Argento per la migliore regia per il film J'Accuse, ritirato dalla moglie del regista Emmanuelle Seigner, anche tra i protagonisti del film. Il primo giorno del festival, durante la conferenza della giuria, Lucrecia Martel che aveva dichiarato che per lei Polanski non avrebbe dovuto avere la possibilità di partecipare al festival e che, personalmente, non riusciva a separare l'uomo dall'artista, ma aveva anche garantito che avrebbe giudicato il film in modo assolutamente obbiettivo. Così è stato visto che il film, e nello specifico Polanski, è stato premiato.

Ecco la lista di tutti i premiati del Festival di Venezia 2019.

CONCORSO
Leone d’Oro per il Miglior Film: Joker di Todd Phillips
Leone d’Argento Gran Premio della Giuria: J’Accuse di Roman Polanski
Leone d’Argento per la Migliore Regia: Roy Andersson per About Endlessness
Coppa Volpi per la Migliore Interpretazione Maschile: Luca Marinelli per Martin Eden di Pietro Marcello
Coppa Volpi per la Migliore Interpretazione Femminile: Ariane Ascaride per Gloria Mundi di Robert Guédiguian
Miglior Sceneggiatura: Yonfan per No.7 Cherry Lane
Premio Marcello Mastroianni a un giovane attore o attrice emergente: Toby Wallace per Babyteeth di Shannon Murphy
Premio Speciale della Giuria: La Mafia Non È Più Quella Di Una Volta di Franco Maresco

ORIZZONTI
Premio Orizzonti per il Miglior Film: Atlantis di Valentyn Vasyanovych
Premio Orizzonti per la Miglior Regia: Théo Court per Blanco En Blanco
Premio Orizzonti per la Miglior Sceneggiatura: Jessica Palud, Philippe Lioret, Diastème per Revenir di Jessica Palud
Premio Speciale della Giuria di Orizzonti: Verdict di Raymund Ribay Gutierrez
Premio Orizzonti per il Miglior Cortometraggio: Darling di Saim Sadiq
Premio Orizzonti per la Miglior Interpretazione Maschile: Sami Bouajila per Bik Eneich – Un Fils di Mehdi M. Barsaoui
Premio Orizzonti per la Miglior Interpretazione Femminile: Marta Nieto per Madre di Rodrigo Sorogoyen

PREMIO VENEZIA OPERA PRIMA
You Will Die at 20 di Amjad Abu Alala (Giornate degli Autori)

VENICE VIRTUAL REALITY
Miglior Film VR: The Key di Céline Tricart
Migliore Esperienza VR (per contenuto interattivo): A Linha di Ricardo Laganaro
Migliore Storia VR (per contenuto lineare): Daughters of Chibok di Joel Kachi Benson

VENEZIA CLASSICI
Premio Venezia Classici per il Miglior Film Restaurato: Extase di Gustav Machatý
Premio Venezia Classici per il Miglior Documentario Sul Cinema: Babenco – Alguém Tem Que Ouvir o Coração e Dizer: Parou di Bárbara Paz.

venerdì 6 settembre 2019

Venezia 76 - Johnny Depp chiude il Concorso

Domani la cerimonia di chiusura con la premiazione finale, intanto per chiudere il Concorso arriva Johnny Depp.

S'intitola Waiting for the Barbarians il nuovo film del regista colombiano Ciro Guerra, che vede nel cast Johnny Depp, il premio Osca Mark Rylance, e Robert Pattinson (assente al Lido).

Adattamento dell'omonimo romanzo dello scrittore sudafricano J. M. Coetzee (anche sceneggiatore), il film è ambientato in un avamposto di frontiera al confine di un impero senza nome. La vita scorre tranquilla, con il Magistrato (Rylance), un uomo mite e riflessivo a un passo dalla pensione, che si limita a risolvere diatribe tra vicini. A rompere questo equilibrio sarà il Colonnello Joll (Depp), un uomo freddo, impenetrabile e con idee molto radicate riguardo la ricerca della verità su un possibile attacco da parte dei barbari. Torturando a morte due nomadi accusati di furto del bestiame, il Colonnello ottiene proprio quello che stava cercando, informazioni su un attacco imminente attacco. Questo darà il via a delle spedizioni punitive che il Colonnello, e il suo altrettanto spietato braccio destro Mandel (Robert Pattinson), farà in giro per il deserto, mentre il Magistrato cerca di lavorare nell'ombra per ribellarsi al regime.

"Ho iniziato a leggere il romanzo e ci ho visto una forte allegoria sul potere e su cosa ha bisogno il potere per controllare le persone", ha raccontato il regista Ciro Guerra, "ma mentre lo realizzavo mi sembrava sempre meno un'allegoria e gli sviluppi del mondo mi hanno fatto pensare a quanto tutto questo somigli al mondo di oggi. Il potere ha bisogno di barbari, di qualcuno da odiare, contro cui puntare il dito, è molto più difficile criticare se stessi e mettere in discussione le proprie ideologie".

Nel film c'è un Johnny Depp in versione villain spietato, ma l'attore ci ha visto qualcosa in più del semplice "cattivo". "La cosa più interessante dei cattivi è il fatto che anche loro sono persone che la mattina si svegliano, si radono, e di certo non lo fanno pensando: sono il più cattivo del mondo", ha dichiarato un sorridente Depp, "Il mio protagonista non è solo un cattivo, pensate a come si diventa un uomo così. Mi sono chiesto: è un uomo senza emozioni oppure quell'uomo nasconde un bambino spezzato? Per me il colonnello Joll ha eretto muri di protezione intorno a sé per allontanare le emozioni, per sfuggire ai sentimenti. C’è molto dietro a questo personaggio ed ero pronto ad aggredire qualsiasi cosa penetrasse la sua armatura, perché è anche una vittima. C’è il sadico, che è l’aspetto esteriore, e poi il masochista, che ha il controllo e vive un conflitto. Ad un certo punto nella storia sembra che Joll cominci a sentire qualcosa per il magistrato, perché alla fine siamo tutti esseri umani, magari con prospettive diverse, ma l’atto finale è lo stesso per amore o per responsabilità o per distruggere il superfluo".
Nel film il Colonnello Joll indossa degli scurissimi occhiali da sole rotondi, che non toglie mai, una scelta studiata per caratterizzare il personaggio. "Non è facile mostrare emozioni senza far vedere gli occhi", ha detto Depp, "Ci sembravano minacciosi, discutendo con il regista Ciro Guerra. Il fatto che non se li tolga mai rende nervosi e a disagio i suoi interlocutori, su tutti il magistrato".

Si emoziona l'attore quando gli viene fatto notare come quest'anno al festival è passato anche un film in cui c'era sua figlia, Lily-Rose, in The King di David Michod. "È fantastico, l'unica risposta è il sorriso", ha detto Depp, "C’era venuta varie volte da piccola, insieme a me e Vanessa. Ora è una gioia vedere questa giovane donna che si presenta con grande dignità, grazie alle scelte che ha fatto. Sono molto orgoglioso di lei, è la mia bambina".
Il film è co-prodotto da Andrea Iervolino e Monika Bacardi, e alla fine Johnny Depp si è lanciato in una dichiarazione d'amore all'Italia. "Lavorare in Italia e con gli italiani è un'esperienza incredibile. Qui tutti parlano così bene l’italiano, si mangia bene, e io bevo un goccio ogni tanto. Perché ridete?" ha concluso ridendo l'attore.

Al momento non c'è ancora una data d'uscita.



Presentato in Concorso anche il terzo film italiano, La Mafia non è Più quella di una Volta, di Franco Maresco.
Il regista, notoriamente molto schivo, non si è presentato al festival, produttori e cast non hanno presentato il film (erano presenti solo i due attori principali), e quindi la conferenza stampa è stata annullata. Non era mai accaduto nella storia del Festival di Venezia.

martedì 3 settembre 2019

Venezia 76 - Egoyan e Marhoul in Concorso. Mentre Julie Andrews si racconta.

Un vero mito, una leggenda, ieri Julie Andrews ha ricevuto un meritatissimo Leone d'Oro alla carriera, mentre oggi l'attrice ha incontrato il pubblico per raccontarsi.

L'attrice ha aperto parlando dell'esordio in Mary Poppins, suo primo film al cinema anche se era già una stella del teatro, e l'incontro con Walt Disney avvenuto dopo uno spettacolo.
"Credevo che fosse venuto a complimentarsi per il musical, ma mi propose di andare ad Hollywood. Gli dissi che ero incinta di 3 mesi e lui mi disse: "ok, aspettiamo". Poi si rivolse al mio ex marito [Tony Walton] e gli chiese: "Lei cosa fa?". “Sono un designer per il teatro”, gli rispose lui. “Quando verrai ad Hollywood portami il tuo curriculum”, disse Disney. E nel momento stesso in cui vide i suoi progetti, gli affidò tutti i disegni del film. E ottenne una nomination agli Oscar! Disney aveva il sesto senso nei confronti del talento. Fu molto gentile."

La lavorazione del film non fu affatto semplice. Girato negli anni '60, Mary Poppins è stato un film innovativo, mischiava live action e animazione, ovviamente senza l'uso dei computer. In Particolare Julie Andrews ha ricordato un episodio che ha messo a dura prova i suoi nervi.
"In Mary Poppins non si vede nulla. Nessuno di quei fili che ci permettevano di volare. [...] Avevo un’imbragatura molto dolorosa per volare, infatti tutte le scene in cui dovevo volare me le fecero fare alla fine, perché temevano che potesse succedermi qualcosa. Una volta sentì che un filo spezzarsi, e la cosa mi innervosì molto. A quel punto chiesi di farmi scendere, calandomi molto lentamente, ma l'attrezzista mi fece scendere come un sacco di patate. Quel giorno mi uscirono parole che Walt Disney difficilmente sentì altre volte dalla bocca di una donna."

Anche durante la lavorazione di Tutti Insieme Appassionatamente ci furono episodi che misero alla prova l'attrice.
"Ho tanti ricordi di quel film, compresi freddo, pioggia, montagne, tempi d'attesa infiniti. Nessuno disse ai produttori come quel posto era il settimo in Europa per pioggia. [...] La scena d’apertura del film la girammo l’ultimo giorno. Ero soo io su questo un campo e una cameraman su un elicottero che si avvicinava verso di me, radente al suolo, che mi veniva incontro. Io dovevo girarmi, iniziare a cantare, e correre all’indietro. L’abbiamo fatto 6/7 volte, e ogni volta che mi giravo quell’elicottero mi faceva cadere con la forza delle sue pale, perché era troppo vicino. E io mi lamentavo, perché mi ritrovavo sempre a mangiare paglia."

Non è mancato un ricordo di Blake Edwards, suo secondo marito, con cui è stata sposata per 41 anni.
"Era divertente, irriverente, pieno di gioia. A Hollywood tutti pregavano per poter lavorare con lui. Il nostro fu un lavoro molto innovativo. Film come Victor Victoria, ad esempio, avevano una visione inedita, innovativa."

Candidato a sette premi Oscar, Victor Victoria è un capolavoro che all'inizio lasciò l'attrice un po' perplessa.
"Gli dissi: "Devo fare una donna che fa un uomo che fa finta di essere una donna". Era impossibile. Ero molto preoccupata per la reazione del pubblico. Ma lui mi rassicurò: “Non ti preoccupare, farò in modo che tutti crederanno che tu sia un uomo”. Per la parte studiai molto gli uomini, come si muovono e si siedono, con le gambe aperte e le mani nelle tasche. Cambiai la voce, rendendola più profonda. Un’operazione molto difficile."

Julie Andrews ha poi ricordato l'episodio legato a My Fair Lady, quando il produttore Jack Warner, nonostante il grande successo avuto dall'attrice a teatro con quel ruolo, le tolse la parte da protagonista per darla ad Audrey Hepburn. L'anno dopo Julie Andrews vinse il Golden Globe per Mary Poppins e sul palco si concesse una piccola vendetta.
"Avevo sperato che mi dessero My Fair Lady, ma Warner voleva una grande star, io non ero nessuno e chiamarono Audrey Hepburn, mia grande amica. Ero delusa, ma poi la Disney mi propose Mary Poppins con cui vinsi il Golden Globe. E alla premiazione ringraziai Jack Warner, che rese possibile tutto quello. Con il suo rifiuto."

L'attrice ha poi confessato di aver sempre odiato un aspetto di Hollywood, e questo pensiero non è cambiato col tempo.
"Quando ero più giovane, riferendosi a Hollywood, si parlava di un’industria cinematografica, e mio marito impazziva perché a suo dire non andava considerato come un business, ma arte. Invece è sempre stata un’industria. Odio l’ignoranza, la mancanza di empatia. Quella è la cosa che mi delude di più di Hollywood, e mi fa arrabbiare."

Alla fine la domanda più naturale che si possa fare a Julie Andrews, citando Mary Poppins, è praticamente perfetta sotto ogni aspetto? La risposta è stata no.
"Sono una cuoca terribile! Una volta ho provato a fare dei cookies, ma non avevo gli ingredienti adatti. Neanche si spezzavano, una volta usciti dal forno. Ah, e poi impreco!". Ha concluso ridendo.



Oggi in Concorso sono stati presentati due film: Guest of Honour di Atom Egoyan, e The Painted Bird di Václav Marhoul.

Non ha entusiasmato molto il pubblico il nuovo lavoro di Atom Egoyan, Guest of Honour, che vede David Thewlis protagonista.
Un film che racconta il rapporto tra un padre e una figlia. L'ospite del titolo è un inflessibile e rigoroso ispettore incaricato di controllare il rispetto delle norme igieniche nei ristoranti. Un uomo che nasconde un passato doloroso, soprattutto nel rapporto con al figlia, una direttrice d'orchestra finita in carcere.

"Tutti hanno le loro ossessioni. Io amo capire gli aspetti oscuri della condizione umana. L'ossessione principale delle persone, è quella della negazione. Negare è un meccanismo di difesa naturale", ha spiegato il regista, "Nel film è centrale il senso di colpa ma ci sono alcune verità che il padre non avrebbe potuto dire alla figlia e viceversa. Sono affascinato dalla complessità di come alla fine la verità si manifesta, ci sono storie che restano nascoste fino a che non è troppo tardi. Altre cose che vengono a galla solo dopo la morte di un genitore".
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L'altro film in Concorso, The Painted Bird, di Václav Marhoul, ha creato un po' di scompiglio in sala. La pellicola, in bianco e nero e della durata di 2 ore e 49 minuti, presenta scene violente, di vario tipo, molto dure ed esplicite e non tutti sono riusciti a sopportarne la visione, tanto che qualcuno ha abbandonato la sala prima della fine.

Ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale, racconta la storia di un bambino ebreo che viene mandato dai genitori da una vecchia zia che vive in campagna per sfuggire alla deportazione. Quando la zia muore e la casa viene data alle fiamme, il bambino si ritrova a vagare da solo in un mondo senza un briciolo di umanità, dove i contadini, pronti a uccidere, torturare e violentare, non sono migliori dei nazisti.

Tratto dall'omonimo romanzo di Jerzy Kosinski, è un progetto che il regista inseguiva da tempo: "Sono undici anni che lavoro a questo libro che mi ha subito molto, credo sia una storia universale. Ci sono tanti bambini abbandonati nel mondo che agiscono proprio come accade nel film. La violenza? È solo la cornice del dipinto dove al centro c'è la vita del protagonista. Il film poi ha un finale positivo perché passa il principio che la luce è visibile solo al buio".
Nel cast molti volti noti, tra cui Stellan Skarsgård e Harvey Keitel.

lunedì 2 settembre 2019

Venezia 76 - Ieri The Laundromat. Oggi The King e Martin Eden

Ieri, in Concorso, è stato il giorno di una coppia più che d'oro, Meryl Streep e Gary Oldman.

S'intitola The Laundromat il nuovo film di Steven Soderbergh in cui il regista racconta il vero scandalo dei Panama Papers, e lo fa a modo suo.

Meryl Streep è Ellen, una signora borghese che, dopo essere rimasta vedova, vorrebbe usare i soldi dell'assicurazione del marito per comprare un appartamento ma scopre che la sua polizza assicurativa è falsa. Ellen deciderà così di iniziare una personale battaglia per smascherare una frode che si allargherà più di quanto lei possa immaginare.
Un personaggio inventato che si va ad intrecciare con il vero scandalo, scoppiato nel 2015, quando un anonimo hacker portò alla luce un giro di evasioni fiscali internazionali che coinvolse anche politici e capi di governo. Nel film però ci sono anche personaggi veri, o meglio delle "versioni immaginarie" come quelli interpretati da Gary Oldman e Antonio Banderas, che nel corso della storia intervengono per spiegare al pubblico i passaggi più tecnici usando delle curiose metafore. Un espediente simile a quello usato nel film La Grande Scommessa (il cameo di Margot Robbie, ad esempio).

Un argomento serio, reale, complesso, che Soderbergh ha deciso di affrontare con più leggerezza, il film infatti è divertente, a volte anche grottesco, una commedia nera. "Ci vuole un film così per avere più chance di rimanere nella mente dello spettatore", ha dichiarato Soderbergh, "Eravamo convinti che, come ha fatto Kubrick con Il dottor Stranamore, per un tema tanto serio fosse necessario lo scherzo, la battuta. Non volevamo che il pubblico si sentisse educato ma intrattenuto".

"Intrattenere il pubblico parlando di qualcosa di così serio, è una cosa che poteva riuscire solo a Soderbergh o a Bertolt Brecht", ha aggiunto la grande Meryl Streep, che con questo ruolo rischia seriamente di prendere l'ennesima nomination agli Oscar, "Noi ne abbiamo fatto una commedia, un film divertente senza dimenticare mai però che c’era dietro un crimine, un crimine non privo di vittime. Di questo scherzo oscuro siamo stati tutti vittime, compresi alcuni vostri colleghi giornalisti. Una giornalista maltese [Daphne Caruana Galizia] è morta indagando sulla verità. E’ un film che diverte e fa ridere ma parla di qualcosa di veramente molto importante".

Gary Oldman invece ha dichiarato di essersi divertito molto sul set: "Ho imparato la sceneggiatura a memoria ma poi sul set abbiamo cambiato in continuazione, e così via fino al montaggio. Di solito sul set si arriva presto e c'è molta attesa, un attore rischia di perdere energia, ma con Soderbergh non succede, ha impostato un ritmo di lavorazione particolare e sono sempre stato occupato, e in ottima compagnia. Poi non si fatica molto quando hai battute su mucche e banane".

Il film sarà disponibile su Netflix dal 18 ottobre ma prima dovrebbe uscire anche in alcune sale (ancora da definire). In Italia s'intitolerà Panama Papers.
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Oggi è stato presentato in Concorso il secondo film italiano, Martin Eden di Pietro Marcello. Con Luca Marinelli e Jessica Cressy protagonisti.

Il film è un libero adattamento di un romanzo di Jack London, in cui il marinaio innamorato di una giovane borghese all'inizio del '900 diventa un giovane proletario che lotta per trovare il suo posto nel mondo letterario e per conquistare l'amore di Elena, mentre sullo sfondo l'Italia si prepara ad entrare in guerra.

"Martin è un ragazzo che diventa uomo e si riscatta attraverso la cultura, la sua storia è la storia di tanti di noi", ha dichiarato il regista, "E' una trasposizione molto libera, non abbiamo la cultura della marineria anglosassone, così lo abbiamo trasportato a Napoli".
Ma chi è Martin Eden per Luca Marinelli? "Dopo tutto questo tempo ancora oggi non so come descriverlo", ha risposto l'attore, "E' un avventuriero che affronta la vita come Jack London. Lui, e altri scrittori come Robert Louis Stevenson, appartengono a quell’archetipo di artisti che volevano toccare le cose con mano. Martin Eden è un ragazzo che viene colpito dalla fascinazione della cultura e con quella vuole riscattarsi ma ad un certo punto arrampicatosi sulla montagna trova qualcosa che non immaginava e lo delude, fino al perdersi".

Il film sarà nelle sale dal 4 settembre.



Fuori Concorso invece  stato presentato un film molto atteso, prodotto da Netflix e diretto da David Michôd (Animal Kingdom), The King, adattamento molto libero delle opere di William Shakespeare "Enrico IV" e "Enrico V".
Protagonista del film, nel ruolo di Enrico V, è il lanciatissimo Timothée Chalamet. Nel cast anche Joel Edgerton, Lily-Rose Depp, Sean HarrisBen Mendelsohn, e Robert Pattinson.

Hal (Timothée Chalamet) è lontano dalla vita di corte e dai metodi dispotici di suo padre Enrico IV (Ben Mendelsohn), tanto da vivere in mezzo popolo con il suo grande amico e mentore John Falstaff (Joel Edgerton). Ma la morte del re lo costringerà ad indossare la corona e ad entrare in quella vita che ha sempre rinnegato e ad esercitare a modo suo l'enorme potere del suo ruolo.

A firmare la sceneggiatura insieme al regista è l'attore Joel Edgerton, che sul film ha dichiarato: "Ci interessava esplorare la vera storia di Hal. Sì, ci sono elementi della struttura delle opere di Shakespeare, ma rielaborati a modo nostro, per raccontare qualcosa che avesse un impatto oggi". "E' stato bello lavorare di nuovo con Joel", ha aggiunto subito il regista David Michôd, "Non avrei mai pensato che un giorno avrei girato un film medievale, un cappa e spada, ma quando Joel mi ha proposto l’idea mi sono subito chiesto quale potesse essere la mia versione di quella storia, e siamo partiti da lì".
Molto buona la prova di Timothée Chalamet, che considera questo film un passo importante per la sua carriera. "Mi piaceva molto quella sfida, era un ruolo diverso per me, ed è importante non fare solo quello che ci mette a nostro agio", ha detto l'attore, "Sto ancora imparando, e lavorare con David e Joel è una bella lezione". Chalamet poi si è soffermato su un particolare delle passate rielaborazioni di Shakespeare: "Nelle produzioni shakespeariane dell’ultimo secolo c’è stata una vera avversione nell'usare attori giovani per questi ruoli. Spesso tutti gli attori sono maturi, anche nei ruoli di personaggi più giovani. È un po’ disturbante, per certi versi, vedere un film come questo dove ci sono veri giovani in possesso di così tanto, troppo, potere. Ci sono analogie con il mondo moderno".

Uno dei momenti chiave del film è l'imponente, spettacolare e drammatica battaglia di Agincourt, che ha messo a dura prova cast e crew durante le riprese. "Per la battaglia è stato fondamentale scrivere i punti di vista", ha dichiarato David Michôd, "In tutti i film medievali si vedono confusione, ammucchiate, masse di soldati. Quando si entra dentro il combattimento invece, si vede il punto di vista di Falstaff, poi quello del re, poi lo si perde, e così via. Volevo tenermi su un piano umano, le riprese sono state un'esperienza tremenda, ma in montaggio mi sono ricreduto". "Noi non conosciamo storicamente gli eventi della battaglia reale, ma volevamo sentirla, essere presenti", ha aggiunto Joel Edgerton, "L’abbiamo girata in circa due settimane e mezzo, un enorme sforzo, che da attore mi ha dato la sensazione di affogare davvero nel fango, ho immaginato chi davvero l'avesse fatta con indosso quelle armature e mi sono chiesto cosa possa aver vissuto".

Il film sarà disponibile su Netflix dal 1 novembre ma prima uscirà in alcune sale selezionate.

sabato 31 agosto 2019

Venezia 76 - è il giorno del Joker!

Inutile negarlo, era la pellicola più attesa del festival e oggi è finalmente arrivato il giorno della presentazione, in Concorso, del film Joker.

Diretto da Todd Phillips, Joker vede come protagonista Joaquin Phoenix, leader di un cast che vede anche Robert De Niro e Zazie Beetz.

Al centro della storia c'è Arthur Fleck (Phoenix). un aspirante comico che vorrebbe apparire in tv nel suo show preferito (condotto da Robert De Niro). Intanto Arthur, anche per mantenere la madre malata, si deve accontentare di piccoli lavoretti da clown, per esporre cartelli pubblicitari per strada o per rallegrare i bambini dell'ospedale. Emarginato dalla società, Arthur però soffre di molti problemi mentali che farmaci e assistenti sociali non sembrano riuscire ad alleviare. Quando Arthur supererà il limite di sopportazione, indosserà "la maschera" del Joker, ritrovandosi a capo di un movimento.

Accolto da un'esplosione di applausi, Joker è ispirato allo storico villain di Batman ma è difficile considerarlo un cinecomic, così come non è nemmeno un film sulle origini del personaggio, anche perché il Joker non ha delle vere e precise origini. Proprio questo passato misterioso ha dato spazio al regista per fare qualcosa di completamente diverso da quanto visto fino ad oggi. "Non avendo alcuna origin story a cui poter fare riferimento, neppure nei fumetti, ci siamo presi molte libertà", ha dichiarato il regista Todd Phillips, "Certo abbiamo usato del materiale dai fumetti, ci piaceva l’idea del comico fallito di The Killing Joke, ma ci siamo posti poche regole e pochi limiti., E' un racconto influenzato da film con cui sono cresciuto e da grandi personaggi degli anni '70, film di Scorsese come Taxi Driver, ma anche dal film muto L'uomo che ride del 1928. Fin dall'inizio sapevamo di voler fare una cosa molto diversa rispetto ai film del passato. La parte più difficile però è stata convincere la Warner e la DC, ma una volta convinti, abbiamo avuto pieno sostegno".

Ma chi è Arthur Fleck? "Un uomo in cerca identità, che molto ingenuamente vuole solo far ridere le persone", ha continuato Todd Phillips, "Non aveva nessuna intenzione di diventare un simbolo politico o di infiammare la società. Certo, poi finisce per prendere delle decisioni sbagliate. Qualcuno gli darà una lettura politica, ma Joker è soprattutto una storia sulla mancanza di empatia che abbiamo osservato mentre lo scrivevamo".

A dare un volto e un corpo ad Arthur Fleck è Joaquin Phoenix, definito "straordinario" nel film. Dimagrito di oltre 20 kg, l'attore offre una performance fisica e vocale davvero notevole. L'interpretazione dell'attore è stata molto ricercata ma non ha preso spunto da nessun suo predecessore. "Siamo andati per conto nostro, perciò non ho fatto riferimento ad altri film o attori", ha dichiarato Joaquin Phoenix, "Ho lavorato sul tema della perdita, quindi sono partito dal fisico. Ho perso peso. Cosa che ci aiuta anche sul versante psicologico. Poi sono passato alla personalità, ma non volevo che fosse ben definita psichiatricamente. Ci abbiamo messo molto tempo per trovare Arthur, il personaggio si è evoluto molto durante le riprese". Essenziale per il film, per il personaggio, ma anche per lo stesso attore, era trovare la giusta risata, una ricerca non facile. "All'inizio non pensavo di essere in grado di lavorare su quella risata così sofferta. C’è stato un momento in cui ho anche pensato di delegarla a qualcun altro", ha raccontato l'attore, "Ho chiesto a Todd di fare un provino della mia risata perché era cruciale per trovare Arthur. Mi sono preparato leggendo un libro sui tipi di personalità e come queste risultano in certe azioni, non ho fatto combaciare la sua con una in particolare ma ho avuto la libertà di scegliere. Mi sono ispirato a certe risate che abbiamo visto in alcuni video, risate di persone che soffrono, per questo poi risultano dolorose".

La performance di Joaquin Phoenix ha letteralmente conquistato la critica, c'è già chi lo mette al primo posto tra i favoriti per la Coppa Volpi e chi, andando ancora più avanti, lo vede con una nomination agli Oscar in tasca.

Il film sarà nelle sale italiane dal 3 ottobre.



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Presentato, sempre in Concorso, Ema, nuovo film del regista cileno Pablo Larraín. Protagonisti Mariana Di Girolamo e Gael García Bernal.

Ambientato nel Cile contemporaneo, il film è un melodramma sentimentale scandito dal ritmo della musica. Al centro della storia ci sono Ema (Mariana Di Girolamo) e Gastón (Gael García Bernal), una coppia di artisti di una compagnia di danza sperimentale, genitori adottivi con una vita segnata da un episodio violento in cui viene coinvolto il figlio. Un episodio che porta la coppia a sgretolarsi davanti alla decisione di "restituire" il bambino adottato, mentre Ema vive una sorta di riscoperta di sé, anche sessuale, che passa attraverso la musica, in particolare il raggaeton di strada.

La musica è una parte fondamentale del film, è il mezzo con cui Ema si apre alla riscoperta di se stessa, ma vede al centro, come tema portante, quello delle adozioni. "Adottare un bambino è un atto di generosità immensa", ha dichiarato il regista, "ma in Cile ci sono parecchi casi di adozioni fallite e quando ciò accade, come racconto nel film, è un dramma, la coppia ne soffre e cerca di capire che cosa è accaduto".
Il regista ha raccontato un particolare della lavorazione, gli attori infatti hanno conosciuto la storia giorni per giorno, ricevendo ogni volta le parti da recitare. "Se l’attore sa già tutto da tempo, la direzione che prende è ormai determinata. Volevo invece creare una performance attoriale", ha spiegato Larraín.

venerdì 30 agosto 2019

Venezia 76 - Polanski e Martone in Concorso. Fuori Concorso arriva Seberg con Kristen Stewart

Terzo giorno e in Concorso arriva Roman Polanski con il suo nuovo film, J'Accuse, e il primo film italiano, Il Sindaco del Rione Sanità. Mentre Fuori Concorso a catalizzare l'attenzione ci pensa Kristen Stewart con il film Seberg.

Il suo nome ha scatenato polemiche fin da subito ma al festival non è venuto, Roman Polanski non ha accompagnato al Lido il suo J'accuse, a presentarlo c'era parte del cast, Jean Dujardin, Louis Garrel, e la moglie del regista, l'attrice Emmanuelle Seigner.

Il film racconta il "caso Dreyfus", cioè la vicenda che vide coinvolto il capitano dello stato maggiore Alfred Dreyfus, accusato, degradato, condannato per alto tradimento e infine deportato in una prigione sull'Isola del Diavolo nella Guyana. Solo dopo dieci anni di reclusione, dopo l'intervento dell'ufficiale dell'esercito di Georges Picquart e dello scrittore Emile Zola, che scrisse appunto il "J'Accuse", Dreyfus venne riconosciuto innocente e scagionato.

Il film è stato molto applaudito, ricevendo un'ottima accoglienza. Ad interpretare Dreyfus è l'attore Louis Garrel, che si è appassionato molto a una storia che conosceva solo superficialmente. "A 36 anni ho scoperto la vera storia che in Francia tutti conoscono ma senza conoscerla veramente", ha dichiarato l'attore, "Un giorno sul set Polanski mi ha presentato una ragazza, la pronipote di Alfred Dreyfus. A quel punto non potevo più recitare. Mi ha raccontato che i figli di Dreyfus sono stati deportati durante la Seconda Guerra Mondiale, anche la sua famiglia ha vissuto un inferno. È una storia francese terribile, ma vedendo il film per la prima volta una settimana fa ho provato una gioia vera quando alla fine del film la giustizia prevale".
Anche Jean Dujardin, che nel film interpreta Picquart, ha ammesso di aver sempre saputo poco e nulla di questa storia. "Avevo alcuni ricordi scolastici di questo personaggio, del famoso caso, ma si trattava di un ricordo nebbioso", ha raccontato l'attore premio Oscar, "Per prepararmi ho ascoltato Polanski, ho letto più volte la sceneggiatura, ho studiato. Ho affrontato il ruolo dicendomi che la star del film era la storia e io dovevo essere al suo servizio".

Durante la conferenza stampa sono state quasi vietate le domande sulle polemiche legate alle dichiarazioni fatte dal presidente di giuria, così Emmanuelle Seigner si è limitata a parlare del film e del suo personaggio ma ha elogiato molto il lavoro di suo marito, e tra le righe si può leggere quasi un messaggio di sostegno: "Per me è difficile mettermi nei panni di Roman. Posso dire però che il senso di persecuzione che spesso si ritrova nei suoi film viene dalla sua vita, dalla sua esperienza. Come regista è un uomo molto preciso, meticoloso, ma lascia molta libertà agli attori. È il sesto film che facciamo insieme e solo ora comincio ad abituarmi al suo modo di girare".

Il film sarà nelle sale italiane dal 21 novembre.
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Primo italiano in Concorso, si tratta di Mario Martone con il suo Il Sindaco del Rione Sanità, adattamento "moderno" di un testo di Eduardo De Filippo.

"Abbiamo ottenuto l'autorizzazione di Luca De Filippo a cui oggi va un ricordo commosso e affettuosissimo", ha dichiarato Martone, "Per me è stata occasione per affrontare Eduardo, che è qualcosa di difficile. Ci siamo chiesti come riproporlo oggi: era un'occasione unica per ribaltare i rapporti di età nel contesto della Napoli di oggi".
Un progetto che per Martone era quasi un sogno nel cassetto: "il "Sindaco" l'ho sempre voluto fare anche in forma cinematografica e l'ho immaginato esattamente così come lo avete visto".

Il film sarà nelle sale per tre giorni, il 30 settembre e l'1 e 2 ottobre.




Intanto, Fuori Concorso, è stata la giornata di Kristen Stewart, al festival con il film Seberg, in cui interpreta l'icona della Nouvelle Vague Jean Seberg. Nel cast anche Anthony Mackie, Zezie Beetz, Jack O'Connell e Margaret Qualley.

Il film racconta un periodo particolare della sfortunata attrice, quando l'FBI decise di metterla sotto stretta sorveglianza a causa della sua simpatia verso le Pantere Nere e della sua relazione con l'attivista per i diritti civili Hakim Jamal.

La presentazione del film cade proprio nel giorno dell'anniversario della morte dell'attrice, suicidatasi a soli 41 anni dopo una vita tormentata dalla depressione. "Per noi che, idealmente, abbiamo vissuto molti anni insieme a lei realizzando questo film, è molto bello poterla celebrare proprio oggi", ha dichiarato il regista Benedict Andrews, "Non conoscevo la sua storia prima di leggere la sceneggiatura, soltanto allora ho compreso come sia stata distrutta la vita di Jean Seberg, letteralmente soffocata da tutto questo. La sua onestà, la sua verità sullo schermo rifletteva la stessa sincerità che aveva nella vita reale. A causa di questo è diventata un bersaglio dell'FBI, che ha iniziato a spiarla nell'intimità, utilizzando la sua vita privata, minandola e distruggendola per motivi politici".

Protagonista assoluta del film è Kristen Stewart, che si è calata molto nel ruolo. "Aveva una fame di arrivare fino agli spettatori sbalorditiva. C'era qualcosa di naturalistico nella sua recitazione, emergeva qualcosa di splendente", ha dichiarato l'attrice, "Il fatto che fosse amata nel suo paese e anche in Francia, le ha consentito di correre dei rischi, sicuramente è stata identificata in questo modo. Ho lavorato su questa cosa, ho cercato di essere me stessa, ho percepito questo desiderio da parte sua, di essere accettata lavorando in questo modo, quasi gridando ‘guardatemi, sono vera!’".
Jean Seberg era molto impegnata politicamente, aspetto che alla fine le è costato molto. "Aveva un'umanità davvero compassionevole, in un periodo in cui la gente non aveva spesso lo stomaco per impegnarsi. Lei voleva con tutta sincerità unirsi al movimento per i diritti civili e cambiare il mondo", un aggiunto Kristen Stewart, che ha poi paragonato sé stessa all'attrice: "La mia tendenza politica è chiara, non nascondo quello che penso, ma non sono impegnata, non sono un’attivista insomma. E non vado a gridare in faccia alla gente quelle che sono le mie opinioni".

A margine della conferenza stampa, qualcuno ha fatto notare a Kristen Stewart la "nuova piega" che sta prendendo la sua carriera, con un'apertura a film più d'intrattenimento, come Charlie's Angels, e anche la sua nuova maturità nell'affrontare la celebrità. "Quando ero più giovane ero più insicura, mentre ora mi sento pronta a tutta, anche ad affrontare la popolarità", ha detto sorridendo l'attrice, "Non voglio privarmi di esperienze centrali, penso di aver fatto molte cose in base all’istinto nella mia carriera, mi sembra ora di poter vivere in maniera naturale quello che accade, senza pensarci troppo. Sono pronta a qualsiasi cosa!".

Seberg sarà presentato anche al Toronto Film Festival il 7 settembre, al momento non c'è ancora una data d'uscita.

giovedì 29 agosto 2019

Venezia 76 - Giorno 2: Marriage Story e Ad Astra in Concorso

Il Concorso entra subito nel vivo con la presentazione di due film molto diversi e molto attesi: Marriage Story e Ad Astra.

Prodotto da Netflix, Marriage Story, diretto da Noah Baumbach, vede come assoluti protagonisti Scarlett Johansson e Adam Driver. Nel cast anche Laura Dern.

Il film è il racconto di una storia che finisce. Una coppia, Nicole e Charlie, un tempo molto affiatata e felice che scivola in un divorzio complicato a causa di un rapporto ormai logoro.

La fine di una storia, il divorzio, sono i temi centrali del film, come ribadito dal regista durante la conferenza stampa. "Quando una cosa non funziona più, è quello il momento in cui iniziamo a vederla davvero. Siamo lasciati fuori dalla porta e iniziamo a vedere la casa proprio da lì fuori", ha dichiarato Baumbach, che poi ha parlato di come ha sviluppato i dialoghi e la sceneggiatura del film, "Il film inizia quando loro sono già nella fase della separazione, ma non sanno ancora che finiranno per separarsi di più. Ho cercato di inserire me stesso nello "spazio libero" tra di loro. L’amore tra loro, però, è sempre presente, sono proprio queste le fondamenta su cui si regge il film".

La sceneggiatura ha portato i due attori a lavorare in modo particolare, quasi teatrale, come dichiarato da Adam Driver: "Eravamo in situazioni molto diverse, lavoravamo sulla sceneggiatura separatamente. Credo si trattasse di teatro ma anche di teatralità, come per il divorzio stesso. Tutta la sceneggiatura era scritta molto bene, ma anche in modo conciso. Quando si gira le cose possono cambiare, ma questo tema del teatro rimane molto presente nel film e nella sceneggiatura".
Il personaggio di Nicole è un'attrice, aspetto che ha aiutato Scarlett Johansson ad entrare in contatto con il ruolo. "Penso che Nicole sia una donna combattuta, vuole essere riconosciuta e penso che in fondo sia questo che li porta alla separazione", ha spiegato l'attrice, "La famiglia da cui proviene Nicole non ha le dinamiche di quella in cui sono cresciuta io, anche se mia madre ha gestito la mia carriera fin da quando ero piccola. Ci sono delle similitudini. Le dinamiche della sua famiglia spiegano in buona parte chi è lei, perché è diventa un'attrice. Capisco bene alcuni aspetti della sua carriera. Non era difficile immaginarle, come attrice".

Il film ha ottenuto una buona accoglienza, grandi elogi per le interpretazioni di Scarlett Johansson e Adam Driver. Anche il regista, durante la conferenza stampa, ha voluto ribadire e sottolineare l'importanza e la bravura dei suoi due protagonisti: "Vedere questi due attori perdersi completamente e avere, allo stesso tempo, un controllo assoluto, è stato un grande privilegio.E' stata una vera gara di bravura. Per molti versi, è stata l'esperienza più gratificante della mia carriera di regista".

Netflix porterà il film nei cinema dal 6 novembre, poi dal 6 dicembre sarà disponibile in streaming.




Di tutt'altro genere il secondo film presentato in Concorso. Si tratta di Ad Astra, sci-fi diretto da James Gray che vede Brad Pitt protagonista, e anche nelle vesti di produttore. Nel cast anche Liv Tyler e Ruth Negga, entrambe al Lido, oltre a Tommy Lee Jones e Donald Sutherland.

Ambientato in un futuro non molto lontano, in cui l'uomo è alla ricerca di altre forme di vita nell'Universo. L'astronauta Roy McBride (Pitt) viene incaricato di una missione molto importante che lo toccherà sul personale. McBride viene spedito ai limiti del sistema solare per scoprire cosa minaccia l'umanità sulla Terra e, allo stesso tempo, scoprire cos'è successo a suo padre, scomparso durante la ricerca di vita extraterrestre su Nettuno. Quello che scoprirà, metterà in dubbio la natura umana e il nostro ruolo nell'Universo.

Non il solito blockbuster di fantascienza, Ad Astra è un film dai tempi molto dilatati, con molta voce fuori campo, temi introspettivi, teologici e psicanalitici. Il film ha avuto una post-produzione molto lunga, l'uscita è stata rimandata più di una volta (c'è chi dice che i produttori non fossero molto soddisfatti del risultato finale e abbiano deciso di rispedirlo al montaggio), poi l'acquisizione della Fox da parte della Disney e finalmente il film ha visto la luce.

L'idea del film nasce da una frase che il regista ha letto in una mostra. "Una frase che ho letto su una parete e che ho subito mandato a Brad: ‘La storia e il mito iniziano nel microcosmo del personale’", ha raccontato James Gray, "Noi volevamo raccontare una storia piccola nell'ambiente più grande che esiste: lo spazio".

Brad Pitt e James Gray sono amici da moltissimi anni e finalmente hanno trovato una storia su cui poter collaborare. "E' un grande narratore, con una voce personale e unica", ha dichiarato l'attore durante la conferenza stampa, "È stato intrigante, come uomo, come figlio, come padre far parte di questo progetto. 'Ad Astra' è una storia delicata e ogni inquadratura, ogni elemento musicale, correva il rischio di alterare un equilibrio. Tutto quello che volevamo era mettere in luce questa solitudine. Abbiamo lavorato molto su come interpretare un personaggio ‘scollegato’ e isolato rispetto a ciò che lo circonda. Perché per me lo spazio più che libertà è solitudine, io mi sento libero nella natura e circondato da amici".
Uno degli obiettivi di Brad Pitt, e del regista, era di portare al centro del film un personaggio diverso dal solito, che rappresenti una "nuova mascolinità". "Guardando indietro, il film è un viaggio in profondità rispetto una certa definizione di mascolinità", ha dichiarato Pitt, "Siamo stati cresciuti con l'idea che bisognava essere forti, che non si poteva lasciare spazio alla debolezza e questo ha creato una sorta di barriera con gli altri perché finisci per negare tutta una serie di cose: il dolore, la vergogna, i rimpianti. Penso che tutti ci portiamo dietro dolore e ferite dall'infanzia, e il compito dell’attore è utilizzare e canalizzare questi sentimenti. Io e James abbiamo un rapporto diverso dalla classica ‘amicizia tra maschi’, siamo sinceri l’uno nei confronti dell’altro e parliamo anche di insuccessi e fallimenti, ci confrontavamo ogni mattina". Della stessa idea James Gray, che ha aggiunto: "Per restituire certe emozioni l’attore, come il regista, deve essere onesto e disposto a mostrare le proprie vulnerabilità, anche se ci portano in luoghi oscuri. Con Brad abbiamo provato a restituire una verità emotiva e io gli sono stato addosso con la macchina da presa per guardare oltre l’attore".

Il film sarà nelle sale italiane dal 26 settembre.

mercoledì 28 agosto 2019

Venezia 76 - giorno 1: apertura e polemiche

Con il film La Verité, del regista giapponese Hirokazu Kore'eda, prende il via la 76a Mostra d'Arte Cinematografica di Venezia.

Ad accompagnare il film le due donne protagoniste, due grandi attrici del Cinema Francese, Juliette Binoche e Catherine Deneuve.

Primo film fuori dal Giappone per Kore'eda, già vincitore a Cannes nel 2018, che con questa pellicola torna a raccontare dinamiche familiari, in particolare il rapporto tra una grande diva del cinema (Deneuve) e la figlia (Binoche), una sceneggiatrice che ha sposato un attore americano, fallito e alcolizzato, con cui vive a New York. La pubblicazione dell'autobiografia della donna porterà la figlia a tornare in Francia e a confrontarsi con la madre. Nel cast anche Ethan Hawke.

Per interpretare il ruolo di una grande diva del Cinema Francese, il regista ha chiamato una vera diva del Cinema Francese, cioè Catherine Deneuve, che infatti si è ritrovata molto nel personaggio. "Ho messo molto di me in Fabienne", ha dichiarato l'attrice, "certo, lo faccio sempre nei miei film, ma in questo caso si trattava di un'attrice che per di più è anche madre". C'è solo un aspetto del personaggio in cui l'attrice non si è ritrovata, la totale concentrazione di Fabienne sulla recitazione: "Non mi ritengo una macchina da recitazione", ha dichiarato Catherine Deneuve, "Per me alla fine il cinema è una questione di temperamento". Caratteristica che sicuramente a lei non manca.

La scelta di Catherine Deneuve ha fatto felice anche la sua collega di set Juliette Binoche, che ha dichiarato: "La ammiro da quando ero bambina, per me lei è il simbolo della femminilità". L'attrice ha poi raccontato come all'inizio tra lei e il regista ci fosse un'idea diversa su come interpretare il personaggio di Lumir poi, grazie a una particolare scena, si sono ritrovati sulla stessa linea d'onda. "Il mio personaggio, è una donna ferita dalle bugie della madre", ha raccontato Juliette Binoche, "All'inizio Kore'eda gesticolava moltissimo, sospirava, si agitava, poi dopo aver girato la sequenza in cui Lumir discute a cena con la madre, e la provoca a tavola, ha capito che avevo penetrato il personaggio e mi ha lasciato andare".

Sul film il regista ha dichiarato: "Come negli altri miei film, c'è una dimensione di dramma familiare, ma in questo caso mi interessava principalmente il rapporto fra queste due donne, questa madre e questa figlia che non arrivano ad una risposta sul loro rapporto, ma cercando di andare avanti accettando la presenza una dell'altra. La magia e la bugia sono gli elementi che contraddistinguono queste relazioni".

La Verité sarà nelle sale italiane a ottobre.



Oggi è stato anche il giorno della presentazione della Giuria, ed è subito scoppiata la prima polemica, non una di poco conto. Durante la conferenza stampa, il presidente di Giuria, la regista argentina Lucrecia Martel si è scagliata duramente contro Roman Polanski, che sarà in Concorso con il suo nuovo film.

"Non parteciperò alla cena di gala del signor Roman Polanski perché rappresento molte donne che lottano, in Argentina, e non vorrei trovarmi lì ad applaudirlo", ha dichiarato la regista senza giri di parole, "Io non divido l’uomo dall'opera e ritengo anche che la presenza di Polanski sia un disagio per me".
La regista ha poi fatto apertamente riferimento al caso giudiziario che ha riguardato, e ancora riguarda, il suo collega Polanski, cioè l'accusa e la condanna per violenza sessuale ai danni di una minorenne. "Mi sono informata su internet e mi sono confrontata con degli scrittori che hanno lavorato sull'argomento", ha detto la regista dimostrando di essere arrivata preparata sulla questione, "Ovviamente, non posso mettermi al di sopra delle questioni giudiziarie, ma di sicuro posso empatizzare con la vittima".

Lucrecia Martel non ha chiuso definitivamente la porta per Polanski, ma ha voluto riflettere sulla difficoltà nel trovare una risposta a questo dilemma: "Ritengo che Polanski meriti una chance per le riflessioni sull'umanità che ha prodotto nei suoi film, ma è difficile capire fino a che punto arrivare nei confronti di persone che hanno commesso atti di questa portata, e che sono state giudicate. Se la vittima si sente già risarcita, cosa facciamo? Sono dibattiti cui la nostra epoca ci obbliga a rispondere e non è affatto facile rispondere".
Ovviamente queste dichiarazioni hanno subito alzato un polverone di polemiche, c'è anche chi ha chiesto di rimuovere la regista dal ruolo di presidente di giuria. Sulla questione si è subito espresso Alberto Barbera, direttore della Mostra che ha scelto Polanski per il Concorso: "Credo che si debba distinguere l’uomo dall’artista. La storia dell’arte è piena di artisti che hanno commesso crimini, di varia gravità, e non per questo abbiamo smesso di ammirare le loro opere".

Polanski non è stato l'unico terreno di "scontro" tra Lucrecia Martel e Alberto Barbera, secondo la regista, la presenza delle donne nei festival è ancora troppo bassa. "Il discorso delle quote non è mai soddisfacente", ha dichiarato la regista, "Non mi piace ma non conosco un altro modo per obbligare l’industria a prendere in considerazione film diretti da donne. Sono del parere che, per un paio d’anni, la Mostra dovrebbe provare a includere il 50% di registe donne e vedere cosa succede".
Anche qui, Barbera si è detto contrario. "Ho sempre dichiarato di essere contrario alle quote e ribadisco la mio opinione. Si verrebbe meno al criterio della qualità, perché poi bisognerebbe dare spazio a tutte le minoranze. Sono poche le registe donne perché l’industria del cinema è maschilista. Sono pregiudizi destinati a scomparire, ma ci vorrà del tempo purtroppo".

Punti di vista molto diversi.

Oltre al presidente Lucrecia Martel, la giuria è composta da Piers Handling, Stacy Martin, Rodrigo Prieto, Shinya Tsukamoto, e Paolo Virzì.

giovedì 25 luglio 2019

Venezia 76 - tutti i film in Concorso e Fuori Concorso

E' stato presentato questa mattina il programma della 76a Mostra d'Arte Cinematografica di Venezia.

Il programma del TIFF, presentato un paio di giorni fa, sembrava aver messo in dubbio la presenza al Lido di determinati film, e invece così non è stato.

Molto vario il Concorso dove ci sarà anche Joker di Todd Phillips, con Joaquin Phoenix nei panni dell'iconico personaggio. Presente anche lo sci-fi Ad Astra, con Brad Pitt, e Marriage Story di Noah Baumbach, con Scarlett Johansson e Adam Driver protagonisti. Ci sarà anche J'Accuse di Roman Polanski, il nuovo film di Steven Soderbergh, The Laundromat, con Meryl Streep, Gary Oldman e Antonio Banderas, e Waiting for the Barbarians, che vede nel cast Johnny Depp, Mark Rylance, e Robert Pattinson.

Tre i film italiani in Concorso, si tratta di Martin Eden di Pietro Marcello, Il Sindaco del Rione Sanità di Mario Martone, e La Mafia Non è Più quella di una Volta di Franco Maresco.

Saranno presentati Fuori Concorso invece i film The King di David Michod, con Timothée Chalamet protagonista, e Seberg, biopic sull'attrice Jean Seberg interpretata da Kristen Stewart.
Fuori Concorso saranno presentate anche due serie molto attese, Zero Zero Zero, tratto dal romanzo di Roberto Saviano, e The New Pope di Paolo Sorrentino.

Ecco l'elenco di tutti i film dell'edizione 2019, che si svolgerà dal 28 agosto al 7 settembre.

- CONCORSO -

LA VÉRITÉ (film d'apertura)
KORE-EDA HIROKAZU
con Catherine Deneuve, Juliette Binoche, Ethan Hawke, Clementine Grenier, Ludivine Sagnier / France, Japan / 106’

THE PERFECT CANDIDATE
HAIFAA AL-MANSOUR
con Mila Alzahrani, Dhay, Nourah Al Awad, Khalid Abdulrhim / Saudi Arabia, Germany / 101’

OM DET OÄNDLIGA (ABOUT ENDLESSNESS)
ROY ANDERSSON
con Jane-Ege Ferling, Martin Serner, Bengt Bergius, Tatiana Delaunay, Anders Hellström, Thore Flygel/ Sweden, Germany, Norway / 73’

WASP NETWORK
OLIVIER ASSAYAS
con Penélope Cruz, Edgar Ramírez, Gael García Bernal, Wagner Moura, Ana de Armas, Leonardo Sbaraglia / Brasil, France, Spain, Belgium / 123’

MARRIAGE STORY
NOAH BAUMBACH
con Scarlett Johansson, Adam Driver, Laura Dern, Alan Alda, Ray Liotta, Julie Hagerty / USA / 135’

GUEST OF HONOUR
ATOM EGOYAN
con David Thewlis, Laysla De Oliveira, Luke Wilson, Rossif Sutherland / Canada / 105’

AD ASTRA
JAMES GRAY
con Brad Pitt, Tommy Lee Jones, Ruth Negga, Liv Tyler, Donald Sutherland / USA

A HERDADE
TIAGO GUEDES
con Albano Jerónimo, Sandra Faleiro, Miguel Borges, Ana Vilela da Costa, João Vicente, João Pedro Mamede / Portugal, France / 166’

GLORIA MUNDI
ROBERT GUÉDIGUIAN
con Ariane Ascaride, Jean-Pierre Darroussin, Gérard Meylan, Anaïs Demoustier, Robinson Stévenin, Lola Naymark / France, Italy / 107’

WAITING FOR THE BARBARIANS
CIRO GUERRA
con Mark Rylance, Johnny Depp, Robert Pattinson, Gana Bayarsaikhan, Greta Scacchi/ Italy / 104’

EMA
PABLO LARRAÍN
con Mariana Di Girolamo, Gael García Bernal / Chile / 102’

LAN XIN DA JU YUAN (SATURDAY FICTION)
LOU YE
con Gong Li, Mark Chao, Joe Odagiri, Pascal Greggory, Tom Wlaschiha, Huang Xiangli / China / 126’

MARTIN EDEN
PIETRO MARCELLO
con Luca Marinelli, Jessica Cressy, Denise Sardisco, Vincenzo Nemolato, Marco Leonardi, Autilia Ranieri / Italy, France / 125’

LA MAFIA NON È PIÙ QUELLA DI UNA VOLTA
FRANCO MARESCO
con Letizia Battaglia, Ciccio Mira / Italy / 105’

THE PAINTED BIRD
VÁCLAV MARHOUL
con Petr Kotlár, Udo Kier, Lech Dyblik, Jitka Čvančarová, Stellan Skarsgård, Harvey Keitel, Julian Sands / Czech Republic, Ukraine, Slovakia / 169’

IL SINDACO DEL RIONE SANITÀ (THE MAYOR OF RIONE SANITÀ)
MARIO MARTONE
con Francesco Di Leva, Massimiliano Gallo, Roberto De Francesco, Adriano Pantaleo, Daniela Ioia, Giuseppe Gaudino / Italy / 115’

BABYTEETH
SHANNON MURPHY
Eliza Scanlen, Toby Wallace, Essie Davis, Ben Mendelsohn / Australia / 120’

JOKER
TODD PHILLIPS
con Joaquin Phoenix, Robert De Niro / USA / 118’

J’ACCUSE
ROMAN POLANSKI
co Jean Dujardin, Louis Garrel, Emmanuelle Seigner, Grégory Gadebois / France, Italy / 126’

THE LAUNDROMAT
STEVEN SODERBERGH
con Meryl Streep, Gary Oldman, Antonio Banderas, Jeffrey Wright, Nonso Anozie, Matthias Schoenaerts, James Cromwell, Sharon Stone / USA / 95’

JI YUAN TAI QI HAO (NO. 7 CHERRY LANE)
YONFAN
Sylvia Chang, Zhao Wei, Alex Lam, Kelly Yao / animation film / Hong Kong / 125’


- FUORI CONCORSO -

FICTION

THE BURNT ORANGE HERESY (film di chiusura)
GIUSEPPE CAPOTONDI
con Claes Bang, Elizabeth Debicki, Donald Sutherland, Mick Jagger / UK, Italy / 99’

SEBERG
BENEDICT ANDREWS
con Kristen Stewart, Jack O’Connell, Anthony Mackie, Vince Vaughn / USA

VIVERE
FRANCESCA ARCHIBUGI
con Micaela Ramazzotti, Adriano Giannini, Massimo Ghini, Marcello Fonte, Roisin O’Donovan, Andrea Calligari / Italy / 103’

MOSUL
MATTHEW MICHAEL CARNAHAN

ADULTS IN THE ROOM
COSTA-GAVRAS
con Christos Loulis, Alexandros Bourdoumis, Ulrich Tukur, Daan Schuurmans, Josiane Pinson, Aurelien Recoing / France, Greece / 124’

THE KING
DAVID MICHÔD
Timothée Chalamet, Joel Edgerton, Sean Harris, Tom Glynn-Carney, Lily-Rose Depp, Thomasin McKenzie, Robert Pattinson, Ben Mendelsohn / UK, Hungary / 133’

TUTTO IL MIO FOLLE AMORE (VOLARE)
GABRIELE SALVATORES
Claudio Santamaria, Valeria Golino, Diego Abatantuono, Giulio Pranno / Italy / 97’

NON-FICTION

WOMAN
YANN ARTHUS-BERTRAND, ANASTASIA MIKOVA
France / 104’

ROGER WATERS US + THEM
SEAN EVANS, ROGER WATERS
UK / 122’

I DIARI DI ANGELA – NOI DUE CINEASTI. CAPITOLO SECONDO. (ANGELA’S DIARIES – TWO FILMMAKERS. PART TWO.)
YERVANT GIANIKIAN, ANGELA RICCI LUCCHI
Italy / 100’

CITIZEN K
ALEX GIBNEY
UK, USA / 128’

CITIZEN ROSI
DIDI GNOCCHI, CAROLINA ROSI
Italy / 130’

THE KINGMAKER
LAUREN GREENFIELD
USA / 100’

STATE FUNERAL
SERGEI LOZNITSA
Netherlands, Lithuania / 135’

COLECTIV (COLLECTIVE)
ALEXANDER NANAU
Romania, Luxembourg / 109’

45 SECONDS OF LAUGHTER
TIM ROBBINS
USA / 95’

IL PIANETA IN MARE
ANDREA SEGRE
Italy / 93’

SPECIAL SCREENINGS

NO ONE LEFT BEHIND
GUILLERMO ARRIAGA
con Danny Huston, Jorge A. Jimenez / Mexico / 29’

ELECTRIC SWAN
KONSTANTINA KOTZAMANI
con Juan Carlos Aduviri, Nelly Prince, Elisa Massino / France, Greece, Argentina / 40’

IRRÉVERSIBLE – INVERSION INTÉGRALE
GASPAR NOÉ
con Monica Bellucci, Vincent Cassel, Albert Dupontel, Jo Prestia, Philippe Nahon / France / 86’

ZEROZEROZERO (EPISODES 1 and 2)
STEFANO SOLLIMA
con Andrea Riseborough, Dane DeHaan, Gabriel Byrne, Giuseppe De Domenico, Adriano Chiaramida / Italy / 117’

THE NEW POPE (EPISODES 2 and 7)
PAOLO SORRENTINO
con Jude Law, John Malkovich, Silvio Orlando, Cécile de France, Javier Cámara, Ludivine Sagnier / Italy, France, Spain / 120’

NEVER JUST A DREAM: STANLEY KUBRICK AND EYES WIDE SHUT
MATT WELLS
UK / 8’

EYES WIDE SHUT (1999)
STANLEY KUBRICK
with Nicole Kidman, Tom Cruise, Sydney Pollack, Marie Richardson, Rade Serbedzija, Leelee Sobieski / USA, UK / 159’




- ORIZZONTI -

Lungometraggi

PELIKANBLUT (PELICAN BLOOD) – FILM D’APERTURA
KATRIN GEBBE
Nina Hoss, Katerina Lipovska, Adelia-Constance Giovanni Ocleppo / Germania, Bulgaria / 121’

ZUMIRIKI
OSKAR ALEGRIA
Spain / 122’

BIK ENEICH – UN FILS (A SON)
MEHDI M. BARSAOUI
Sami Bouajila, Najla Ben Abdallah, Youssef Khemiri, Noomene Hamda, Slah Msaddek, Med Ali Ben Jemaa / Tunisia, France, Lebanon, Qatar / 96’

BLANCO EN BLANCO
THÉO COURT
Alfredo Castro, Lars Rudolph, Lola Rubio, Esther Vega, Alejandro Goic, Ignacio Ceruti / Spain, Chile, France, Germany / 100’

MES JOURS DE GLOIRE
ANTOINE DE BARY
Vincent Lacoste, Emmanuelle Devos, Christophe Lambert, Noée Abita, Damien Chapelle / France / 98’

NEVIA
NUNZIA DE STEFANO
Virginia Apicella, Pietra Montecorvino, Rosi Franzese, Pietro Ragusa, Franca Abategiovanni, Simone Borelli / Italy / 86’

MOFFIE
OLIVER HERMANUS
Kai Luke Brummer, Ryan de Villiers, Matthew Vey, Stefan Vermaak, Hilton Pelser / South Africa, UK / 99’

HAVA, MARYAM, AYESHA
SAHRAA KARIMI
Arezoo Ariapoor, Fereshta Afshar, Hasiba Ebrahimi / Afghanistan / 86’

RIALTO
PETER MACKIE BURNS
Tom Vaughan-Lawlor, Tom Glynn-Carney, Monica Dolan, Sophie Jo Wasson, Scott Graham, Michael Smiley / Ireland, UK / 90’

BOROTMOKMEDI (THE CRIMINAL MAN)
DMITRY MAMULIYA
Giorgi Petriashvili, Madona Chachkhiani, Natalia Jugheli, Nukri Revishvili, Vasilisa Zemskova, Anna Talakvadze / Georgia, Russia / 135’

REVENIR
JESSICA PALUD
Niels Schneider, Adèle Exarchopoulos, Patrick d’Assumçao, Hélène Vincent, Franck Falise, Jonathan Couzinié / France / 76’

GIANTS BEING LONELY
GREAR PATTERSON
Jack Irving, Ben Irving, Lily Gavin, Amalia Culp, Gabe Fazio / USA / 81’

QIQIU (BALLOON)
PEMA TSEDEN
Sonan Wangmo, Jinpa, Yangshik Tso / China / 102’

VERDICT
RAYMUND RIBAY GUTIERREZ
Max Eigenmann, Kristoffer King, Jorden Suan, Rene Durian / Philippines, France / 100’

METRI SHESHO NIM (JUST 6.5)
SAEED ROUSTAEE
with Payman Maadi, Navid Mohammadzadeh, Parinaz Izadyar, Farhad Aslani, Hooman Kiaie / Iran / 135’

CHOLA (SHADOW OF WATER)
SASIDHARAN SANAL KUMAR
Joju George, Nimisha Sajayan, Akhil Viswanath / India / 120’

SOLE
CARLO SIRONI
Sandra Drzymalska, Claudio Segaluscio, Barbara Ronchi, Bruno Buzzi / Italy, Poland / 102’

MADRE
RODRIGO SOROGOYEN
Marta Nieto, Jules Porier, Àlex Brendemühl, Anne Consigny, Frédéric Pierrot, Guillaume Arnault / Spain, France / 130’

ATLANTIS
VALENTYN VASYANOVYCH
Andriy Rymaruk, Liudmyla Bileka, Vasyl Antoniak / Ukraine / 106’

Cortometraggi

SUPEREROI SENZA SUPERPOTERI
BEATRICE BALDACCI
Italy / 13’

KINGDOM COME
SEAN ROBERT DUNN
Emun Elliott, Megan Shandley, Tony Warner / UK / 17’

GIVE UP THE GHOST
ZAIN DURAIE
Maria Zreik, Ziad Bakri, Nibal Al Awadi, Amin Safi / Jordan, Sweden / 15’

NACH ZWEI STUNDEN WAREN ZEHN MINUTEN VERGANGEN (AFTER TWO HOURS, TEN MINUTES HAD PASSED)
STEFFEN GOLDKAMP
Germany / 19’

THE DIVER
JAMIE HELMER, MICHAEL LEONARD
Nicholas Denton, John Brunpton, Kaarin Fairfax, Julie Nihill, Dana Miltins / France, Australia / 12’

ROQAIA
DIANA SAQEB JAMAL
Roqia Rasuli, Asadullah Rasuli, Gavhar Taj Salmanian, Qorban Ali Salmanian / Afghanistan, Bangladesh / 10’

MORAE (SAND)
KIM KYUNGRAE
James Chung, Hanna Cho, Jongki Son/ South Korea / 16’

LE COUP DES LARMES
CLÉMENCE POÉSY
India Hair, Sabine Timoteo / France / 20’

DELPHINE
CHLOÉ ROBICHAUD
Daria Oliel-Sabbagh, Ines Feghouli, Ambre Jabrane, Wiam Mohktari / Canada / 14’

DARLING
SAIM SADIQ
Abdullah Malik, Alina Khan, Mehar Bano, Nadia Afgan / Pakistan, USA / 16’

SH_T HAPPENS
DAVID ŠTUMPF, MICHAELA MIHÁLYI
animation film / Czech Republic, Slovakia, France / 13’

CÃES QUE LADRAM AOS PÁSSAROS
LEONOR TELES
Vincente Gil, Salvador Gil, Maria Gil, Mariana Gil, António Gil / Portugal / 20’

FIEBRE AUSTRAL
THOMAS WOODROFFE
Francisca Gavilán, Nicolás Sobarzo, Roberto Villena, José Soza / Chile / 20’

- CORTOMETRAGGI FUORI CONCORSO -

CONDOR ONE
KEVIN JEROME EVERSON
USA / 8’

GUO4
PETER STRICKLAND
with Jyula Muskovics, Csaba Molnár / Hungary / 3’

venerdì 14 giugno 2019

Venezia 76 - a Pedro Almodovar il Leone d'Oro

Con un comunicato diffuso della Biennale è stato reso noto che il grande regista spagnolo Pedro Almodovar riceverà il Leone d'Oro alla carriera durante la 76ma edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica.

"Sono molto emozionato e onorato per il regalo di questo Leone d’oro", ha dichiarato il regista, "Ho bellissimi ricordi della Mostra di Venezia. Il mio debutto internazionale ha avuto luogo lì nel 1983 con L’indiscreto fascino del peccato. Era la prima volta che uno dei miei film viaggiava fuori dalla Spagna. E’ stato il mio battesimo internazionale ed è stata una meravigliosa esperienza, come lo è stata il mio ritorno con Donne sull’orlo di una crisi di nervi nel 1988. Questo Leone diventerà la mia mascotte, insieme ai due gatti con cui vivo. Grazie dal profondo del cuore per questo premio".

Questa invece la dichiarazione di Alberto Barbera, direttore della Mostra: "Almodóvar non è solo il più grande e influente regista spagnolo dopo Buñuel, ma l’autore che è stato capace di offrire della Spagna post-franchista il ritratto più articolato, controverso e provocatorio. I temi della trasgressione, del desiderio e dell’identità sono il terreno d’elezione dei suoi lavori, intrisi di corrosivo umorismo e ammantati di uno splendore visivo che conferisce inediti bagliori all’estetica camp e della pop-art a cui si rifà esplicitamente. Il mal d’amore, lo struggimento dell’abbandono, l’incoerenza del desiderio e le lacerazioni della depressione, confluiscono in film a cavallo fra il melodramma e la sua parodia, attingendo a vertici di autenticità emotiva che ne riscattano gli eventuali eccessi formali. Senza dimenticare che Almodóvar eccelle soprattutto nel dipingere ritratti femminili incredibilmente originali, in virtù della rara empatia che gli consente di rappresentarne la forza, la ricchezza emotiva e le inevitabili debolezze con un’autenticità rara e toccante".

Un riconoscimento assolutamente meritato.

Il Festival di Venezia 2019 si terrà dal 28 agosto al 7 settembre.