Visualizzazione post con etichetta Kristen Stewart. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Kristen Stewart. Mostra tutti i post

venerdì 25 marzo 2022

Spencer - la recensione

Dopo aver raccontato le ore successiva all'assassinio Kennedy dal punto di vista di Jackie Kennedy, il regista Pablo Larrain punta il focus su un'altra donna iconica del novecento e cioè Diana Spencer.

Durante le vacanze di Natale del 1991 insieme alla famiglia reale, Diana si ritrova a fare i conti con l'infelicità della sua vita e a decidere di porre fine al matrimonio con Carlo.


Grazie alla sceneggiatura di Steven Knight e a una regia che si concentra interamente sulla figura della principessa del Galles, Larrain riesce a comunicare con grande efficacia allo spettatore il disagio di Diana, un disagio che diviene quasi claustrofobico mentre la donna, e noi con lei, rimaniamo intrappolati all'interno della proprietà reale, potendo guardare oltre la finestra i campi coltivati che sembrano irraggiungibili. Da questo punto di vista, l'intero film è simile a un incubo e quando alla fine Diana lascia la proprietà, il sospiro di sollievo non è soltanto il suo ma anche il nostro.
Dove il film invece pecca è nella resa della figura stessa di Diana. Per quanto sembra palese fin da subito l'intento di renderla una donna a tutto tondo e quindi di conferire umanità all'icona, a emergere prepotentemente è però una figura idealizzata, la Diana che è emersa negli anni dalle interviste da lei rilasciate e in buona parte dall'idea che ogni spettatore si porta dietro, ovviamente ben lontana da essere un personaggio sfaccettato e veramente profondo. Anche i suoi disturbi alimentari sono affrontati di striscio, con una certa aura patetica che stimola la compassione ma non aiuta il film a fare il salto di qualità che ci si aspetterebbe.

Da questo quadro, unica protagonista, l'interpretazione di Kristen Stewart è allo stesso tempo magistrale e forzata. Magistrale perché la camera è continuamente su di lei e lei riesce a reggerla magnificamente, trasformandosi (anche grazie a un ottimo trucco) in Diana, restituendo quegli sguardi tristi e sognanti per cui è diventata famosa, ma anche i momenti più intimi con i suoi figli. Forzata perché nonostante tutto sembra sempre di assistere a una recita e non ci si dimentica mai che alla fin fine quello che si sta guardando non è reale, al massimo è un ricordo soffuso di affetto della Diana che abbiamo amato e che non c'è più. 

domenica 12 dicembre 2021

I critici di Boston eleggono Il Potere del Cane come miglior film

Continua il percorso di premi che poterà fino agli Oscar 2022, oggi è il turno dei Boston Online Film Critics Association, premi assegnati dai critici cinematografici di Boston.

Ad essere eletto come miglior film è stato Il Potere del Cane di Jane Campion, che ha vinto ben sette premi, tra cui migliore regia, attore protagonista (Benedict Cumberbatch), attrice non protagonista (Kirsten Dunst), e attore non protagonista (Kodi Smit-McPhee).

Il premio come migliore attrice è andato a Kristen Stewart per Spencer. Miglior cast d'insieme Licorice Pizza di Paul Thomas Anderson.

Ecco tutti i vincitori e la top 10 dei migliori film (in ordine da 1 a 10).

LA TOP 10 DEL 2021
The Power of the Dog
Licorice Pizza
The Green Knight
Drive My Car
Pig
Dune
Titane
The Worst Person in the World
Spencer
Flee

MIGLIOR FILM
Il potere del cane

MIGLIOR REGIA
Jane Campion, Il potere del cane

MIGLIORE ATTRICE
Kristen Stewart, Spencer

MIGLIOR ATTORE
Benedict Cumberbatch, Il potere del cane

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA
Kirsten Dunst, Il potere del cane

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
Kodi Smit-McPhee, Il potere del cane

MIGLIOR SCENEGGIATURA
Jane Campion, Il potere del cane

MIGLIOR CAST D’INSIEME
Licorice pizza

MIGLIOR COLONNA SONORA
Hans Zimmer, Dune

MIGLIOR FOTOGRAFIA
Ari Wegner, Il potere del cane

MIGLIOR MONTAGGIO
Joe Walker, Dune

MIGLIOR DOCUMENTARIO
Flee

MIGLIOR FILM INTERNAZIONALE
The Worst Person in the World

MIGLIOR FILM D’ANIMAZIONE
I Mitchell contro le macchine

martedì 1 dicembre 2020

Viggo Mortersen risponde a chi lo critica per aver interpretato un personaggio gay

Sentivate la mancanza di una polemica sterile? eccovi accontentati. Nelle ultime settimane ci sono state critiche e chiacchiere riguardo i personaggi omosessuali nei film che, a detta di qualcuno, dovrebbero essere interpretati da attori e attrici gay e non da quelli etero.

Una polemica piuttosto ridicola che però si è abbattuta sul film Falling, esordio alla regia di Viggo Mortersen. E proprio l'attore è finito al centro delle critiche perché nel film interpreta un uomo gay che affronta i problemi di demenza senile del vecchio padre. Secondo qualcuno, Mortersen non avrebbe dovuto interpretare quel ruolo ma avrebbe dovuto lasciarlo a un attore realmente gay.

Interpellato dal Times, l'attore ha risposto in modo perfetto a questa polemica: "Sentite, questa è l'epoca in cui viviamo e io credo sia una cosa salutare sollevare questi temi. La risposta breve è che non pensavo fosse un problema. Poi la gente mi chiede "E Terry Chen - che interpreta mio marito nel film - è omosessuale?". La risposta è che non lo so e, durante il processo di casting, non avrei mai l'impudenza di chiedere a una persona se lo è. E poi... che ne sapete della mia vita? Date per scontato che io sia completamente etero. Forse lo sono e forse no. Onestamente non sono affari vostri. Voglio che il mio film funzioni e voglio che il personaggio di John sia efficace. Quindi, se avessi pensato che non era una buona idea, non lo avrei interpretato".

Inutile sottolineare quanto abbia ragione, tra l'altro possiamo solo immaginare quante polemiche verrebbero fuori se durante i casting venisse chiesto l'orientamento sessuale.

In realtà, prima della polemica su Viggo Mortersen, la stessa domanda era già stata fatta a Kristen Stewart, protagonista della commedia natalizia Happiest Season, in cui per la prima volta l'attrice, dichiaratamente omosessuale, interpreta un personaggio gay. 
Kristen Stewart ha ammesso di non avere una risposta ma ha rigirato la polemica nell'altro senso.

"Non vorrei mai raccontare una storia che dovrebbe davvero essere raccontata da qualcuno che ha vissuto una determinata esperienza..." ha dichiarato l'attrice a Variety, "Detto questo, è una conversazione scivolosa perché, se volessi seguire questo principio alla lettera, per me significherebbe non poter più interpretare un personaggio etero. Penso che sia una zona grigia. Ci sono modi per gli uomini di raccontare storie di donne o modi per le donne di raccontare storie di uomini, dobbiamo solo capire ciò che raccontiamo. [...] Non c'è niente di sbagliato nel imparare l'uno dell'altro aiutandosi a vicenda a raccontare storie. Non credo di avere una risposta certa, posso solo dire 'pensate a ciò che state facendo! E non fate gli stronzi."

Vedremo se questa polemica finirà qui (si spera) o continuerà.

mercoledì 17 giugno 2020

Kristen Stewart sarà Lady Diana nel nuovo film di Pablo Larraín

Dopo aver raccontato la figura di Jackie Kennedy nel bel film Jackie, Pablo Larraín si prepara a raccontare un'altra donna che ha segnato il ventesimo secolo: la Principessa Diana Spencer.

Per un ruolo così delicato, il regista cileno ha già scelto la sua protagonista, Kristen Stewart.

"Kristen è una delle più grandi attrici in circolazione al giorno d’oggi", ha dichiarato il regista a Deadline, "Può essere tante cose, molto misteriosa, molto fragile ma anche estremamente forte, tutte qualità di cui abbiamo bisogno. È questa combinazione di elementi che mi ha fatto pensare a lei".

Il film, scritto da Steven Knight (Peaky Blinders), si concentrerà su un periodo molto ristretto e molto preciso della vita di Lady Diana, all'inizio degli anni '90, quando capì che il suo matrimonio con il Principe Carlo stava andando male e che per cambiare quel percorso che sembrava ormai stabilito, e che l'avrebbe portata a diventare regina, avrebbe dovuto fare qualcosa. Tutta la storia dovrebbe svolgersi nei tre giorni della vacanza di Natale nella residenza degli Windsow nella tenuta di Sandringham a Norfolk.

"Siamo tutti cresciuti, per lo meno le persone della mia generazione, leggendo le fiabe. Normalmente c’è un Principe che trova una Principessa, si sposano e lei diventa regina", ha detto ancora il regista, "Spesso nelle fiabe accade questo. Ma quando una persona dice “preferisco andare per la mia strada che essere Regina” si tratta di una decisione non da poco. È come se la fiaba venisse capovolta. È una cosa che mi ha sempre sorpreso e immagino che non sia stata una decisione semplice da prendere. Al centro del film c’è proprio questo."

Le riprese del film dovrebbero partire a inizio 2021.

venerdì 30 agosto 2019

Venezia 76 - Polanski e Martone in Concorso. Fuori Concorso arriva Seberg con Kristen Stewart

Terzo giorno e in Concorso arriva Roman Polanski con il suo nuovo film, J'Accuse, e il primo film italiano, Il Sindaco del Rione Sanità. Mentre Fuori Concorso a catalizzare l'attenzione ci pensa Kristen Stewart con il film Seberg.

Il suo nome ha scatenato polemiche fin da subito ma al festival non è venuto, Roman Polanski non ha accompagnato al Lido il suo J'accuse, a presentarlo c'era parte del cast, Jean Dujardin, Louis Garrel, e la moglie del regista, l'attrice Emmanuelle Seigner.

Il film racconta il "caso Dreyfus", cioè la vicenda che vide coinvolto il capitano dello stato maggiore Alfred Dreyfus, accusato, degradato, condannato per alto tradimento e infine deportato in una prigione sull'Isola del Diavolo nella Guyana. Solo dopo dieci anni di reclusione, dopo l'intervento dell'ufficiale dell'esercito di Georges Picquart e dello scrittore Emile Zola, che scrisse appunto il "J'Accuse", Dreyfus venne riconosciuto innocente e scagionato.

Il film è stato molto applaudito, ricevendo un'ottima accoglienza. Ad interpretare Dreyfus è l'attore Louis Garrel, che si è appassionato molto a una storia che conosceva solo superficialmente. "A 36 anni ho scoperto la vera storia che in Francia tutti conoscono ma senza conoscerla veramente", ha dichiarato l'attore, "Un giorno sul set Polanski mi ha presentato una ragazza, la pronipote di Alfred Dreyfus. A quel punto non potevo più recitare. Mi ha raccontato che i figli di Dreyfus sono stati deportati durante la Seconda Guerra Mondiale, anche la sua famiglia ha vissuto un inferno. È una storia francese terribile, ma vedendo il film per la prima volta una settimana fa ho provato una gioia vera quando alla fine del film la giustizia prevale".
Anche Jean Dujardin, che nel film interpreta Picquart, ha ammesso di aver sempre saputo poco e nulla di questa storia. "Avevo alcuni ricordi scolastici di questo personaggio, del famoso caso, ma si trattava di un ricordo nebbioso", ha raccontato l'attore premio Oscar, "Per prepararmi ho ascoltato Polanski, ho letto più volte la sceneggiatura, ho studiato. Ho affrontato il ruolo dicendomi che la star del film era la storia e io dovevo essere al suo servizio".

Durante la conferenza stampa sono state quasi vietate le domande sulle polemiche legate alle dichiarazioni fatte dal presidente di giuria, così Emmanuelle Seigner si è limitata a parlare del film e del suo personaggio ma ha elogiato molto il lavoro di suo marito, e tra le righe si può leggere quasi un messaggio di sostegno: "Per me è difficile mettermi nei panni di Roman. Posso dire però che il senso di persecuzione che spesso si ritrova nei suoi film viene dalla sua vita, dalla sua esperienza. Come regista è un uomo molto preciso, meticoloso, ma lascia molta libertà agli attori. È il sesto film che facciamo insieme e solo ora comincio ad abituarmi al suo modo di girare".

Il film sarà nelle sale italiane dal 21 novembre.
-
Primo italiano in Concorso, si tratta di Mario Martone con il suo Il Sindaco del Rione Sanità, adattamento "moderno" di un testo di Eduardo De Filippo.

"Abbiamo ottenuto l'autorizzazione di Luca De Filippo a cui oggi va un ricordo commosso e affettuosissimo", ha dichiarato Martone, "Per me è stata occasione per affrontare Eduardo, che è qualcosa di difficile. Ci siamo chiesti come riproporlo oggi: era un'occasione unica per ribaltare i rapporti di età nel contesto della Napoli di oggi".
Un progetto che per Martone era quasi un sogno nel cassetto: "il "Sindaco" l'ho sempre voluto fare anche in forma cinematografica e l'ho immaginato esattamente così come lo avete visto".

Il film sarà nelle sale per tre giorni, il 30 settembre e l'1 e 2 ottobre.




Intanto, Fuori Concorso, è stata la giornata di Kristen Stewart, al festival con il film Seberg, in cui interpreta l'icona della Nouvelle Vague Jean Seberg. Nel cast anche Anthony Mackie, Zezie Beetz, Jack O'Connell e Margaret Qualley.

Il film racconta un periodo particolare della sfortunata attrice, quando l'FBI decise di metterla sotto stretta sorveglianza a causa della sua simpatia verso le Pantere Nere e della sua relazione con l'attivista per i diritti civili Hakim Jamal.

La presentazione del film cade proprio nel giorno dell'anniversario della morte dell'attrice, suicidatasi a soli 41 anni dopo una vita tormentata dalla depressione. "Per noi che, idealmente, abbiamo vissuto molti anni insieme a lei realizzando questo film, è molto bello poterla celebrare proprio oggi", ha dichiarato il regista Benedict Andrews, "Non conoscevo la sua storia prima di leggere la sceneggiatura, soltanto allora ho compreso come sia stata distrutta la vita di Jean Seberg, letteralmente soffocata da tutto questo. La sua onestà, la sua verità sullo schermo rifletteva la stessa sincerità che aveva nella vita reale. A causa di questo è diventata un bersaglio dell'FBI, che ha iniziato a spiarla nell'intimità, utilizzando la sua vita privata, minandola e distruggendola per motivi politici".

Protagonista assoluta del film è Kristen Stewart, che si è calata molto nel ruolo. "Aveva una fame di arrivare fino agli spettatori sbalorditiva. C'era qualcosa di naturalistico nella sua recitazione, emergeva qualcosa di splendente", ha dichiarato l'attrice, "Il fatto che fosse amata nel suo paese e anche in Francia, le ha consentito di correre dei rischi, sicuramente è stata identificata in questo modo. Ho lavorato su questa cosa, ho cercato di essere me stessa, ho percepito questo desiderio da parte sua, di essere accettata lavorando in questo modo, quasi gridando ‘guardatemi, sono vera!’".
Jean Seberg era molto impegnata politicamente, aspetto che alla fine le è costato molto. "Aveva un'umanità davvero compassionevole, in un periodo in cui la gente non aveva spesso lo stomaco per impegnarsi. Lei voleva con tutta sincerità unirsi al movimento per i diritti civili e cambiare il mondo", un aggiunto Kristen Stewart, che ha poi paragonato sé stessa all'attrice: "La mia tendenza politica è chiara, non nascondo quello che penso, ma non sono impegnata, non sono un’attivista insomma. E non vado a gridare in faccia alla gente quelle che sono le mie opinioni".

A margine della conferenza stampa, qualcuno ha fatto notare a Kristen Stewart la "nuova piega" che sta prendendo la sua carriera, con un'apertura a film più d'intrattenimento, come Charlie's Angels, e anche la sua nuova maturità nell'affrontare la celebrità. "Quando ero più giovane ero più insicura, mentre ora mi sento pronta a tutta, anche ad affrontare la popolarità", ha detto sorridendo l'attrice, "Non voglio privarmi di esperienze centrali, penso di aver fatto molte cose in base all’istinto nella mia carriera, mi sembra ora di poter vivere in maniera naturale quello che accade, senza pensarci troppo. Sono pronta a qualsiasi cosa!".

Seberg sarà presentato anche al Toronto Film Festival il 7 settembre, al momento non c'è ancora una data d'uscita.

martedì 16 ottobre 2018

Charlie's Angels - Kristen Stewart in azione sul set!

Sono iniziate in Germania le riprese del nuovo Charlie's Angels, adattamento della celebre serie tv stavolta diretto dall'attrice Elizabeth Banks.
Le protagoniste del film, i nuovi "Angeli di Charlie", saranno Naomi Scott, Ella Balinska, e Kristen Stewart. E proprio quest'ultima è stata fotografata sul set, insieme a Elizabeth Banks e Jonathan Tucker, durante alcune scene d'azione.






Altre foto dal set a questo link.


Nel cast del film ci saranno anche Sam Claflin, Luis Gerardo Méndez, Jonathan Tucker, Patrick Stewart, Djimon Hounsou, e la stessa Elizabeth Banks.
Il reboot sarà basato sulla serie tv ma allargherà il campo d'azione a livello globale, la Townsend Agency infatti sarà un servizio d'intelligence attivo in tutto il mondo, con tante squadre di "Angeli" in azioni in diverse parti del mondo. Il film si concentrerà su una di queste.

Uscita fissata al 27 settembre 2019.

mercoledì 9 maggio 2018

Cannes 2018 - giorno 1

Ha preso il via ieri sera la 71a edizione del Festival di Cannes, ad aprirlo ufficialmente sono stati Martin Scorsese, che riceverà oggi il premio alla carriera Carrosse d'Or, e la presidente di giuria Cate Blanchett.

Il film d'apertura Everybody Knows (Todos lo Saben), del regista premio Oscar Ashgar Farhadi, presentato ieri al pubblico e anche alla stampa, in contemporanea, e quindi oggi protagonista della conferenza stampa (nuove regole del festival).

'Everybody Knows' segue le vicende di Laura, trasferitasi dalla Spagna all'Argentina, sposata con un uomo che non ama più e madre di due figli, che torna nel suo paese di nascita per il matrimonio della sorella. Tra i festeggiamenti per i matrimonio, il ritorno a casa e l'incontro con vecchi amori, come Paco, si riaffacciano anche vecchi fantasmi della vita di Laura, che la gettano nel panico e nella disperazione.

"Il film è un thriller, ma il genere è solo una scusa che mi permette di parlare di tanti temi che trovo importanti", ha dichiarato il regista Farhadi, "Come mi sarei comportato nella stessa situazione dei personaggi? Il film riflette sull'idea di proprietà, sulla lealtà e sul significato di paternità. Chi è il vero genitore: quello che ti concepisce o quello che ti cresce?".
Protagonisti del film Penelope Cruz e Javier Bardem, coppia sullo schermo e nella vita. "E' un progetto a cui abbiamo lavorato per cinque anni", ha raccontato l'attrice premio Oscar, "Asghar si è trasferito in Spagna, per viverla. Non parla spagnolo ma non è stato un problema. Asghar è umile, non solo risponde alle domande, ma le fa anche. Ascolta gli altri: è una persona che vede oltre".
Il film è il primo in una lingua straniera per il regista iraniano, ma calarsi in un'altra cultura non è stato difficile. "Al contrario di quello che si dice, gli esseri umani non sono poi così diversi", ha spiegato Farhadi, "Siamo molto simili nell'amore, rabbia, odio. È il modo di esprimere queste emozioni che cambia con la cultura. I film servono anche a questo, a mostrare quanto siamo simili come esseri umani. Personalmente è anche molto interessante mostrarlo agli iraniani che pensano che le altre persone siano molto diverse da loro".

Impossibile non parlare anche della coppia Bardem-Cruz e di come si sono trovati a lavorare (di nuovo) insieme. "Non ci portiamo i personaggi a casa, Javier e io abbiamo un modo di lavorare molto simile. E' bellissimo entrare e uscire dalla finzione. È uno degli aspetti che amo di più del mio lavoro", ha dichiarato Penelope Cruz. "Io e mia moglie sappiamo come separare realtà e fantasia", ha continuato Bardem, "altrimenti sarebbe impossibile lavorare insieme. Non è difficile, ci vuole impegno, ma la vita reale ci aiuta a calarci meglio nella finzione". E alla domanda infelice di un giornalista "Lei è l’unico uomo che riesce a lavorare con la propria moglie, come fa?", Bardem ha risposto con un secco: "È una domanda di cattivo gusto". Colpito e affondato.

Il film ha avuto una buona accoglienza dal pubblico, fredda invece quella della stampa.

-
Ieri è stato anche il giorno della presentazione della giuria del Concorso, che vede come presidente l'attrice due volte premio Oscar Cate Blanchett. Giuria composta da Denis Villeneuve, Kristen Stewart, Lea Seydoux, Chang Chen, Ava DuVernay, Andrei Zvyagintsev, Khadja Nin e Robert Guédiguian.

La conferenza stampa ha toccato diversi argomenti d'attualità, la parità tra uomini e donne, il movimento #MeToo, la disparità di genere, ma a catalizzare l'attenzione di tutti, stampa, pubblico e colleghi, è stata la presidente Cate Blanchett. L'attrice ha risposto in modo diretto, preciso, e quando è servito anche in modo ironico, a tutte le domande, anche a quelle non indirizzate direttamente a lei. Come quando un giornalista ha rivolto una domanda (nemmeno particolarmente intelligente) solo ai registi e Cate Blanchett ha risposto prontamente: "Che le attrici non si azzardino a rispondere, mi raccomando!". Insomma, la giuria non poteva avere una presidente più carismatica di così.

Cate Blanchett ha affrontato con grande padronanza l'argomento più caldo, la parità di genere e il movimento #MeToo, rispedendo subito al mittente lo "stupore" per la numerosa presenza femminile in giuria (cinque donne, quattro uomini). "Mi spiace dirvelo ma non è la prima volta che ci sono così tante donne in giuria..." ha dichiarato l'attrice in modo molto schietto, "Quando mi hanno chiesto di essere Presidente ho richiesto che ci fossero uomini e donne di razze e culture diverse, e mi hanno risposto che è il loro criterio di selezione ogni anno".
Risposta pronta anche riguardo alla presenza, meno numerosa, di registe donne in Concorso: "Che non venga in mente a nessuno che le donne in concorso siano state scelte solo per il loro genere. Certo, se poi mi chiedete se vorrei più donne in concorso, vi dico di sì, ovvio, ne vorrei più di tre, e spero che in futuro succeda. Ma l’anno scorso erano due, e prima ancora non ce n’era nessuna. Questi sono cambiamenti epocali che non possono avvenire dal giorno alla notte. Il movimento #Metoo per essere assorbito avrà bisogno di tempo I cambiamenti, per essere profondi, devono essere basati su azioni specifiche, e richiedono del tempo, per poter garantire equità sessuale e razziale, nel cinema come nelle altre industrie".

Per quanto riguarda il metro di giudizio, Cate Blanchett ha dichiarato che la giuria sarà "indipendente". "Non ne abbiamo ancora visto nessuno, ma qualsiasi film potrebbe essere quello giusto", ha detto l'attrice, assolutamente padrona del suo ruolo, "Noi giudicheremo i film per il loro valore, la loro qualità intrinseca, come giuria indipendente. E' importante approvare ogni film con la mente il più aperta possibile, senza farsi condizionare dai nomi".
Stessa linea di pensiero per gli altri membri della giuria. "Non cerco il film perfetto, ci sono film imperfetti che sono comunque dei grandissimi film", ha dichiarato Kristen Stewart.
Il regista Denis Villeneuve ha definito il suo ruolo di giurato "una forma particolare di ginnastica" e che il suo scopo sarà cercare un film capace di "resistere al tempo". Un pensiero molto simile a quello della regista Ava DuVernay, per cui la Palma d'Oro dev'essere "un film che racconta di emozioni universali e condivisibili, che siano vere anche tra vent’anni".

sabato 20 maggio 2017

Festival di Cannes 2017 - giorno 4

In Concorso arriva la satira del regista svedese Ruben Östlund con il suo The Square.

Al centro del film c'è Christian, curatore di un museo d'arte moderna e contemporanea di Stoccolma, ricco e snob, a cui una mattina, mentre si reca a lavoro, rubano il portafoglio e cellulare. Grazie al satellite riesce a rintracciare il cellulare e decide così di recarsi nel quartiere periferico e nel palazzo, un grosso edificio di una quindicina di piani e tanti appartamenti tutti uguali, dove abita il ladro. Per Christian in quel palazzo sono tutti colpevoli e così scrive una lettera a ogni condomine per chiedere indietro le sue cose.

Il titolo, The Square, non si riferisce a una piazza ma a un quadrato, cioè a un opera d'arte quadrata che Christian acquista con i soldi di una donazione. L'opera in realtà è un semplice quadrato a terra in cui c'è una targa con la scritta "Il Quadrato è un santuario di fiducia e altruismo. Al suo interno tutti dividiamo gli stessi diritti e doveri". Un'opera che grida all'uguaglianza e che fa da contrasto al comportamento dello snob Christian verso la gente.

Satirico, umoristico e surreale, il regista Ruben Östlund prende di mira il mondo dell'arte (moderna e contemporanea) e soprattutto quella classe sociale privilegiata e un po' snob che vive distaccata dal mondo "normale", ma il protagonista del film non è un cattivo, bensì una rappresentazione umana in cui lo spettatore può ritrovarsi.

"Nel 2008 in Svezia è nato il primo quartiere a porte chiuse, a cui possono accedere solo i residenti", ha raccontato Östlund, "Si tratta di un esempio estremo che ci mostra come le classi privilegiate si isolino sempre più da ciò che le circonda. E' anche uno dei molti segnali dell'individualismo crescente nelle nostre società, con il crescere del divario tra ricchi e poveri. Anche in Svezia, considerato uno dei paesi più egualitari del mondo, la disoccupazione crescente e la paura di perdere il proprio status portano le persone a diffidare degli altri e a non aiutarsi".

Nel cast figurano anche Elisabeth Moss e Dominic West. Il film ha avuto una buona accoglienza.
-

Presentato nella sezione Un Certain Regard il film Wind River, di Taylor Sheridan, con due "Avengers", Jeremy Renner e Elizabeth Olsen.

Una storia ambientata nella frontiera, con il cacciatore Cory Lambert che scopre il cadavere di una ragazza in una riserva indiana. A indagare sull'accaduto viene mandata l'inesperta agente dell'F.B.I. Jane Banner. I due si inoltreranno in un mondo crudo e violento in cui metteranno a rischio le proprie vite.
-

Presentato anche il cortometraggio Come Swim, debutto alla regia di Kristen Stewart. Corto che, con uno stile particolare, quasi "impressionista", racconta la vita di un uomo.

martedì 4 ottobre 2016

Café Society - la recensione

 Negli anni '30 era stata definita "Café society" una certa tipologia di persone, star di Hollywood, intellettuali e nuovi ricchi, che frequentavano i locali più in di New York, tra costosi drink e musica jazz, fra vuoto pettegolezzo e fascinazione per i gangster.
Titolo quanto mai azzeccato per la storia di Bobby (Jesse Eisemberg), giovane ebreo del Bronx che si trasferisce a Los Angeles pieno di illusioni. Lavorando per suo zio Phil (Steve Carell), pezzo grosso del mondo degli studios cinematografici, conosce e si innamora di Vonnie (Kristen Stewart), la segretaria, ragazza intraprendente e cinica, ormai disillusa rispetto al luccicante ambiente che li circonda.

Woody Allen delinea con pochissimi ed efficaci tratti una serie di personaggi continuamente al limite fra lo stereotipo, quasi macchiettistico, del cinema di quegli anni (il gangster, il produttore senza cuore, il giovane di belle speranze, la dolce segretaria, ecc.), ribaltandoli, rendendoli straordinariamente veri e profondi, spesso indimenticabili, grazie anche a un cast stellare su cui spicca uno straordinario Steve Carell, il quale dimostra, ancora una volta, che oltre a saper far ridere di gusto, è capace di emozionare con un solo sguardo.

Ciò che più di ogni altra cosa cattura di Café Society è il puro spirito alleniano che ne pervade ogni minuto, dall'inizio alla fine: per quanto ci si affanni non c'è speranza, i sogni non significano nulla, persino l'amore non può salvarci. Il pessimismo tipico del regista newyorkese non è più mitigato dalla speranza che, forse, qualcosa può cambiare, all'età di 80 anni, Allen è ormai disilluso come i suoi personaggi,rassegnati e perduti in una New york lontana da qualsiasi possibilità di redenzione, che trascina con sé in un vortice beffardo in cui la vita non è che una commedia scritta dal più sadico degli sceneggiatori.
Eppure lì, dove cinismo e pessimismo si fanno più forti, l'ironia non manca mai e il film è infarcito di battute squisitamente alleniane e personaggi esilaranti nelle loro tragedie.

Malinconico, irriverente. colorato e tremendamente romantico, Café Society è il meglio che ci si può aspettare da un autore che racconta sì sempre la stessa cosa, ma lo fa splendidamente bene.

lunedì 27 giugno 2016

American Ultra - la recensione

Mike (Eisenberg) vive in una piccola cittadina con la sua ragazza Phoebe (Stewart), la sua vita procede nella normalità, tra un lavoro piatto e senza particolari responsabilità, e un abbondante uso di droghe. Tutto tranquillo fino a che non viene "attivato", scoprendo così di essere un agente segreto, super letale e super addestrato. Mike si ritrova all'improvviso nel bel mezzo di una operazione della CIA che ha come obbiettivo la sua eliminazione, a qualsiasi costo.

C'è qualcosa che non quadra in American Ultra, una indecisione di fondo su cosa deve essere. Il film all'inizio si presenta come una spy-comedy con qualche momento di romanticismo, questo è quello che avrebbe dovuto essere ma nel giro di mezz'ora il film perde completamente la via. Non sa se essere commedia o un thriller, perciò resta nel mezzo prendendosi troppo sul serio e perdendo completamente di vista l'intento iniziale. Colpa di una sceneggiatura confusa, firmata da Max Landis, che va veramente troppo veloce negli eventi, non ti dà il tempo di capire e conoscere i personaggi principali e getta nel mezzo senza un minimo di approfondimento i personaggi secondari.
Quello che però manca davvero al film - e che essendo spy-comedy avrebbe dovuto avere - è l'umorismo, un umorismo in stile RED o quello più grottesco alla Slevin, che avrebbe dato la giusta leggerezza e divertimento alla storia, e avrebbe potuto giustificare un finale da film action che diventa quasi splatter senza motivo.

Jesse Eisenberg e Kristen Stewart, che hanno già lavorato insieme in Adventurland e nel prossimo film di Woody Allen Cafè Society, hanno una buona chimica, sono molto credibili nei loro ruoli, ma i loro personaggi vengono risucchiati nella confusione della sceneggiatura.

Non è un film che annoia, l'idea di base di American Ultra non era nemmeno male, poteva venirne fuori un film divertente, "cazzeggione", e invece una sceneggiatura confusa e sbagliata, che vuole essere tutto senza essere niente, lo ha trasformato in un film abbastanza dimenticabile, Lo guardi, passi un'ora e mezza a "cervello leggero", e poi basta.

martedì 17 maggio 2016

Cannes 2016 - giorno 7

Giornata piena al festival, in Concorso ci sono Almodovar e Assayas, poi Captain Fantastic nella sezione Un Certain Regard, e ancora Italia alla Quinzaine.

Pedro Almodovar porta a Cannes la sua Julieta, la storia di una donna (interpretata in due momenti ed età diverse da Emma Suárez e Adriana Ugarte) che ha perso da tempo i contatti con la figlia e che decide di raccontarle tutto scrivendole delle lettere in cui ripercorre la sua vita, le sue scelte dolorose, i suoi ricordi.

Un film drammatico, o come l'ha definito qualcuno, un "almodramma", termine che è piaciuto molto al regista, anche se in questo caso il film non un classico "dramma alla Almodovar". "Con Julieta ho cercato di fare il dramma il più sobrio possibile, almeno per me", ha detto il regista, "Io mi identifico ogni volta con tutti i miei personaggi e tutti in un certo modo parlano di me in uno specifico momento della mia vita. Non ho mai scritto un’autobiografia e ho chiesto che nessuno la scriva. L’ho messo anche nel mio testamento e prego voi, che siete i giornalisti del futuro, di vigilare, dopo la mia morte, perché non facciano biopic su di me. La mia vita sta nei miei venti film".
Julieta infatti non è il classico personaggio del variegato universo femminile a cui Almodovar ci ha abituato. "E' più vulnerabile, più debole, le altre combattevano. Lei è vittima delle perdite. E' quasi uno zombie, senza direzione o speranza", ha dichiarato il regista spagnolo.
Affinché la caratterizzazione del personaggio venisse fuori esattamente come l'aveva in mente, Almodovar ha assillato le due protagoniste, riempendole di informazioni. "Quadri, film, attrici, tutto per creare il personaggio, Jeanne Moreau, Europa '51, e 'Vite che non sono la mia' di Emmanuel Carrere. Il modo di camminare di Emma [Suárez]. Il modo di camminare doveva essere espressivo. Poi ho spiegato ad Adriana [Ugarte] com'erano le donne degli anni '80. Adesso è tutto diverso. Doveva rendere l'idea della libertà", ha spiegato il regista.
L'estetica del film è come al solito curatissima e molto colorata, tratto distintivo dei film del regista. "Sono figlio del Technicolor, degli anni Settanta e dell’arte pop e questo ha condizionato il mio cinema portandomi verso le tinte estreme", ha raccontato Pedro Almodovar, che poi ha aggiunto una motivazione ancora più personale, "Ma la mia è soprattutto una reazione quando ho scoperto che mia madre era stata costretta a vestirsi a lutto da quando aveva 13 anni, tutti i giorni. Il nero è un colore bellissimo, elegante ma non quando si obbliga una bambina a portarlo. Con il mio cinema ho voluto dare una risposta radiosa a tutto il nero che mia madre ha dovuto subire".

Il film ha avuto una buona accoglienza. Nei cinema italiani dal 26 maggio.

-
Sempre in Concorso, è stato presentato Personal Shopper, nuovo film di Olivier Assayas, con Kristen Stewart assoluta protagonista, presente in tutte le scene.

Ambientato a Parigi, Maureen (Stewart) è una "personal shopper" al servizio di una diva che passa tutto il tempo da un atelier di moda a un altro per raccogliere vestiti e accessori. Maureen intanto cerca di mettersi in contatto con lo spirito del fratello gemello, morto per una malformazione cardiaca che ha anche lei.

Il film ha diviso in modo netto la critica, è il primo film quest'anno a ricevere dei fischi e dei "boo" a fine proiezione, ma se da una parte è stato distrutto, dall'altra è stato esaltato e apprezzato. Il regista Olivier Assayas però non si è minimamente scomposto davanti alla reazione di una parte della critica. "Quando vieni a Cannes sei preparato a tutto!", ha risposto il regista, che poi ha aggiunto, "I film hanno una vita propria... le persone hanno delle aspettative verso un film, poi il film è un'altra cosa. Non è la prima volta che qualcuno non capisce il finale dei miei".

Personal Shopper è una ghost story, e sul tema fantasmi, Kristen Stewart si è detta "agnostica", "Credo davvero che stiamo parlando di una cosa che non si può definire... c'è la sensazione che non siamo soli", ha dichiarato durante la conferenza stampa.
Con questo film la Stewart torna a collaborare con Assayas dopo il successo di Sils Maria, con cui l'attrice ha vinto un Cesar come migliore attrice non protagonista. E la convincente performance della Stewart sembra l'unico punto su cui la maggior parte della critica, anche quelli che non hanno amato il film, concorda. "C'è una innegabile comunicazione tra di noi", ha detto l'attrice di Assayas, "lui accende una luce, la più forte che io abbia mai sentito. Cerco di andare avanti tra i progetti seguendo i miei sentimenti. Io sento che questo regista è il catalizzatore di uno dei processi più interessanti e complessi della mia carriera".
Inevitabile le domande sulle scene di nudo, ma l'attrice è andata oltre l'aspetto puramente "fisico" della domanda. "E' una storia sul trovare se stessi", ha detto la Stewart, "Al centro c'è questa ragazza travolta da una crisi di identità. Per interpretarla dovevo mettermi a nudo. Letteralmente. Dovevo affrontare questa sfida cercando la versione più nuda di me stessa. Ma tutto è molto cerebrale, Maureen prende coscienza così del suo lato animale. E' una giovane particolare, assediata dal suo lutto, dal legame con il fratello che sembra non spezzarsi mai, in una solitudine incredibile che quasi le impedisce di parlare".
Anno molto pieno per l'attrice che, oltre a questo film, ha presentato a Cannes anche il film di Woody Allen, Cafè Society, e presto la vedremo al cinema nell'ambizioso e atteso ultimo lavoro di Ang Lee, Billy Lynn's Long Halftime Walk, e lei è molto felice di tutti questi impegni. "Avere tanti film da girare è inebriante", ha detto la Stewart.

-
Nella sezione Un Certain Regard è stato presentato Captain Fantastic, con Viggo Mortensen protagonista nei panni di un padre che ha deciso di crescere i suoi sei figli nelle foreste del nord-ovest degli USA, isolati dal mondo, fino a quando non dovrà tornare in quel mondo da cui è scappato, mettendo in discussione tutte le sue convinzioni.

-
Infine l'Italia, ancora protagonista della Quinzaine des Réalisateurs con il film Fiore, di Claudio Giovannese, che racconta una storia d'amore giovanile ambientata in un carcere. Protagonista del film Daphne Scoccia. Nel cast anche Valerio Mastandrea.

mercoledì 11 maggio 2016

Cannes 2016 - giorno 1

E' iniziato oggi il 69/o Festival di Cannes, ad aprire i battenti ci pensa Woody Allen con il suo ultimo film, Cafè Society.

Ambientato negli anni '30, il film è una malinconica commedia romantica che vede al centro della storia Bobby (Eisenberg), giovane ebreo che vola da New York a Los Angeles per andare a trovare lo zio (Carell) famoso agente delle star a Hollywood, che decide di dare una mano al nipote. Bobby viene così "affidato" alla sua segretaria, Veronica detta Vonnie (Stewart). Tra un giro nella città degli angeli e feste di lusso, tra i due nasce qualcosa ma lei è già impegnata con un uomo spesso assente per motivi che verranno svelati dalla storia. Il povero Bobby torna a New York deluso ma ancora innamorato di Vonnie, e proprio nella sua New York farà successo e sposerà un'altra bella Veronica (Lively), anche se non riuscirà a dimenticare il suo primo amore.

Cafè Society è stato accolto piuttosto bene dalla sala stampa, e ha ricevuto buone critiche. Nonostante i risvolti malinconici e il destino infelice dei suoi personaggi, Cafè Society è un film molto romantico.
"Io mi sono sempre visto come un romantico", ha detto Woody Allen durante la conferenza stampa gremita di giornalisti, "Non so però se le donne della mia vita sarebbero d'accordo. Certo forse, chiedendolo a loro, potrebbero dire che si tratta di un romanticismo differente, sicuramente un romanticismo più sobrio... non alla Clark Gable, per intenderci".
Il film è anche un omaggio al cinema degli anni '30, alla vecchia Hollywood, oltre che alla sua New York. "Amo il cinema di quegli anni, è quello che mi ha influenzato", ha detto il regista, che però ha negato che ci sia qualcosa di autobiografico nel personaggio di Jesse Eisenberg, "Questo film non parla di me, il personaggio di Eisenberg non sono io", ha detto Allen, "Forse a voi da fuori può ricordare la mia vita, ma io non vedo nessuna similitudine. È vero se avessi avuto l’età giusta avrei potuto farlo ma sicuramente Jesse lo ha reso meglio di quanto avrei potuto fare io, io sono un attore comico mentre Jesse è un attore completo. Per me ho tenuto la voce del narratore, prima di tutto perché così abbiamo risparmiato, e poi perché vedevo questa storia come un romanzo familiare con tanti personaggi: i genitori, i figli, i fratelli, lo zio e pensavo che per sottolineare questa struttura narrativa fosse necessaria la voce off dell’autore. E visto che l’autore sono io, l’ho fatto".

Tra i protagonisti del film c'è Kristen Stewart, che ha ricevuto grandi elogi da parte di Allen durante la conferenza stampa. "Avevo bisogno di qualcuno che potesse interpretare l'adorabile segretaria del Nebraska", ha dichiarato il regista, "e allo stesso tempo, più avanti nel film, vederla in pelliccia e gioielli, sofisticata ed elegante". "Ho anche fatto un provino", ha aggiunto la Stewart, che si è trovata subito a sui agio nella parte, "era così familiare e immediatamente riconoscibile".

La fotografia del film è stata curata da Vittorio Storaro, che Allen ha definito "un genio, finalmente siamo riusciti a lavorare insieme". Poi un pensiero personale sul Festival, a cui Allen partecipa sempre molto volentieri, e sul Concorso: "Non credo nella competizione in ambito artistico; ha senso nello sport per esempio, ma l’idea che un piccolo gruppo di persone, che costituiscono la giuria, decida quale è il film migliore per me è impensabile. Si può giudicare se Matisse è meglio di Picasso? Un film è una questione di gusti. Io non sarei capace di giudicare in modo obiettivo un film e decretarlo il migliore e per questo non partecipo. Ma sono felice di essere ancora qui a Cannes, in questa atmosfera fantastica".
E infine una battuta sul suo futuro, Allen rassicura tutti, non smetterà di fare film: "I miei genitori sono arrivati tutti e due a cento anni, quindi ho buone chance. Mangio e sano, faccio ginnastica. So che un giorno avrò un colpo apoplettico e resterò sulla sedia a rotelle, e tutti diranno "quello lì era Woody Allen!", ma finché non succede continuerò a fare film".

lunedì 7 dicembre 2015

Spotlight è il miglior film per i critici di New York, Los Angeles e Boston

La stagione dei premi entra sempre più nel vivo, sono stati assegnati ieri i Los Angeles Film Critics Association Awards (critici di L.A.), i Boston Society of Film Critics Awards (critici di Boston), e i New York Film Critics Online Awards (critici di NY).

A calare una bella tripletta è Spotlight, eletto come miglior film dell'anno da tutte e tre le associazioni.
Diversi premi per il film di Tom McCarthy, che solo a New York si porta a casa miglior film, regia, sceneggiatura e cast.

Spotlight vince anche a Los Angeles ma è Mad Max: Fury Road a portarsi a casa il maggior numero di premi, tre in tutto (regia, fotografia, scenografia).

A Boston si riconfermano come migliori attori non protagonisti Mark Rylance (Il Ponte delle Spie) e Kristen Stewart (Clouds of Sils Maria). Come migliore attrice protagonista è stata premiata Charlotte Rampling per 45 Years (premiata anche a Los Angeles), mentre nella categoria attori protagonisti c'è stato un pari, tra Paul Dano (Love&Mercy) e Leonardo DiCaprio (The Revenant).

Parità fra Inside Out e Anomalisa come miglior film d'animazione. Anomalisa vince a Los Angeles, Inside Out a New York, Boston li premia entrambi.

In ottica Oscar questi riconoscimenti sono moderatamente indicativi, ma possono cominciare a delineare il quadro generale delle possibili nomination, con Spotlight che entra di diritto tra i favoriti per qualche premio importante, così come Mad Max: Fury Road, che potrebbe prendersi qualche soddisfazione, soprattutto per i premi più tecnici.

Ecco tutti i premi.

Los Angeles Film Critics Association Awards

Best Film: “Spotlight”
Runner-up: “Mad Max: Fury Road”
Best Director: George Miller, “Mad Max: Fury Road”
Runner-up: Todd Haynes, “Carol”
Best Actor: Michael Fassbender, “Steve Jobs“
Runner-up: Geza Rohrig, “Son of Saul”
Best Actress: Charlotte Rampling, “45 Years”
Runner-up: Saoirse Ronan, “Brooklyn”
Best Supporting Actor: Michael Shannon, “99 Homes”
Runner-up: Mark Rylance, “Bridge of Spies”
Best Supporting Actress: Alicia Vikander, “Ex Machina”
Runner-up: Kristen Stewart, “Clouds of Sils Maria”
Best Documentary: “Amy”
Runner-up: “The Look of Silence”
Best Animated Film: “Anomalisa”
Runner-up: “Inside Out”
Best Foreign Language Film: “Son Of Saul”
Runner-up: “The Tribe”
Best Screenplay: Josh Singer and Tom McCarthy, “Spotlight”
Runner-up: Charlie Kaufman, “Anomalisa”
Best Cinematography: John Seale, “Mad Max: Fury Road”
Runner-up: Edward Lachman, “Carol”
Best Editing: Hank Corwin, “The Big Short”
Runner-up: Margaret Sixel, “Mad Max: Fury Road”
Best Musical Score: Carter Burwell, “Anomalisa” and “Carol”
Runner-up: Ennio Morricone, “The Hateful Eight”
Best Production Design: Colin Gibson, “Mad Max: Fury Road”
Runner-up: Judy Becker, “Carol”
-

New York Film Critics Online Awards

PICTURE: Spotlight
DIRECTOR: Tom McCarthy, Spotlight
SCREENPLAY: Tom McCarthy, Josh Singer, Spotlight
ACTRESS: Brie Larson, Room
ACTOR: Paul Dano, Love & Mercy
SUPPORTING ACTRESS: Rooney Mara, Carol
SUPPORTING ACTOR: Mark Rylance, Bridge of Spies
CINEMATOGRAPHY: John Seale, Mad Max: Fury Road
FOREIGN LANGUAGE PICTURE: Son of Saul
DOCUMENTARY: Amy
ANIMATED FEATURE: Inside Out
ENSEMBLE CAST: Spotlight
DEBUT AS DIRECTOR: Alex Garland, Ex Machina
USE OF MUSIC: Love & Mercy; Atticus Ross, Composer; Featuring the Music of Brian Wilson
BREAKTHROUGH PERFORMANCE: Alicia Vikander, Ex Machina - The Danish Girl

TOP TEN PICTURES OF 2015 (ordine alfabetico)

45 Years (IFC Films)
The Big Short (Paramount)
Bridge of Spies (DreamWorks)
Brooklyn (Fox Searchlight)
Carol (The Weinstein Company)
Mad Max: Fury Road (Warner Bros.)
Sicario (Lionsgate)
Spotlight (Open Road)
Steve Jobs (Universal)
Trumbo (Bleecker Street)
-

Boston Society of Film Critics Awards

Best Picture  -  Spotlight
Best Actor - (tie) Paul Dano for Love & Mercy, and Leonardo DiCaprio for The Revenant
Best Actress -  Charlotte Rampling for 45 Years
Best Supporting Actor - Mark Rylance for Bridge of Spies
Best Supporting Actress - Kristen Stewart for Clouds of Sils Maria
Best Director - Todd Haynes for Carol
Best Screenplay - Tom McCarthy and Josh Singer for Spotlight
Best Cinematography - Edward Lachman for Carol
Best Documentary - Amy
Best Foreign-Language Film  (awarded in memory of Jay Carr) -  The Look of Silence
Best Animated Film -  (tie) Anomalisa and Inside Out
Best Film Editing (awarded in memory of Karen Schmeer) -  Margaret Sixel for Mad Max: Fury Road
Best New Filmmaker (awarded in memory of David Brudnoy) -  Marielle Heller for The Diary of a Teenage Girl
Best Ensemble Cast -  Spotlight
Best Use of Music in a Film -  Love & Mercy

mercoledì 2 dicembre 2015

I critici di New York premiano 'Carol' come miglior film dell'anno

La stagione dei premi ormai ha preso il via. Svelati i vincitori dei New York Film Critics Circle 2015, premi assegnati dai critici di New York.

A vincere il premio come miglior film è Carol, film che racconta una struggente storia d'amore tra due donne nell'America degli anni '50. Il film di Todd Haynes si porta a casa 4 premi in tutto, ma nessun riconoscimento per le due attrici.

Nelle categorie degli attori, a vincere come protagonisti sono stati Michael Keaton per Spotlight, e Saoirse Ronan, per Brooklyn. I premi come non protagonisti invece sono andati a Mark Rylance per Bridge of Spies, e Kristen Stewart per Clouds of Sils Maria (ruolo con cui l'attrice ha già vinto il Cesar, l'"Oscar francese").

Miglior film d'animazione è andato a Inside Out della Pixar. Premio speciale a Ennio Morricone per la colonna sonora di The Hateful Eight.

I premi dei critici newyorkesi spesso sono indicativi riguardo le nomination agli Oscar ma non per i vincitori, negli ultimi 10 anni solo tre film premiati ai NYFCC hanno poi vinto l'Oscar. Lo scorso anno a vincere fu Boyhood, che poi raccolse sei nomination di cui solo una si trasformò in vittoria.

Ecco la lista dei vincitori.

Best film: Carol

Best director: Todd Haynes, Carol

Best actor: Michael Keaton, Spotlight

Best actress: Saoirse Ronan, Brooklyn

Best supporting actor: Mark Rylance, Bridge of Spies

Best supporting actress: Kristen Stewart, Clouds of Sils Maria

Best screenplay: Carol, Phyllis Nagy

Best animated film: Inside Out

Best cinematography: Carol, Edward Lachman

Best first film: Son of Saul

Best foreign film: Timbuktu (Mauritania)

Best non-fiction film (documentary): In Jackson Heights directed by Frederick Wiseman.

Special Award: Posthumous award honoring the legacy of William Becker and Janus Films

Special Award # 2: composer Ennio Morricone, The Hateful Eight

sabato 5 settembre 2015

Venezia 72 - giorno 4

Sabato molto pieno al Festival di Venezia, presentati in Concorso tre titoli importanti: The Danish Girl, L'Attesa (primo film italiano), e Equals.

Accolto da grandi applausi e buone critiche (e anche qualche lacrima), The Danish Girl, di Tom Hooper, conquista il festival.

Il film racconta la storia dell'artista austriaco Einar Wegener, alias Lili Elbe, la prima persona ad aver subito l'intervento chirurgico - del tutto sperimentale e molto pericoloso negli anni '30 - per la "riassegnazione sessuale".

Protagonista del film uno straordinario Eddie Redmayne, vincitore del premio Oscar 2015 per La Teoria del Tutto e che con questo film probabilmente si guadagnerà un'altra nomination. Nel cast anche una bravissima Alicia Vikander (anche lei in odore di nomination all'Oscar), Amber Heard e Matthias Schoenaerts.

"Questo film parla dell'accettazione resa possibile dall'amore", ha spiegato il regista Tom Hooper, "viviamo in un mondo diviso. Il film è un appello a prendere in considerazione uomini e donne trans che soffrono. L'insegnamento straordinario che ci viene da Gerda è la condivisione, il loro è un amore sincero che parte dall'accettazione dell'altro. [...] Fin dall'inizio, dalle prime conversazioni abbiamo parlato di una donna che si rivelava, come scoprire questa femminilità latente ci ha guidato attraverso questo percorso profondo, non identificarsi con il genere con cui si appartiene. Non ci sono vie per la libertà, Lili ha combattuto". Nei mesi scorsi è stata fatta qualche polemica sulla mancata scelta di una vera trans per il ruolo. "L'accesso agli attori transgender a ruoli importanti è troppo limitato, e io sono il primo a volere che tutto questo cambi", ha spiegato il regista, "Con questo film abbiamo coinvolto le comunità trans di Copenhagen, Bruxelles, Londra e ci sono diverse partecipazioni come, ad esempio quella dell'attrice trans Rebecca Hoot". La Hoot nel film interpreta il piccolo piccolo ma significativo ruolo dell'infermiera che accompagna Lili durante la sua "trasformazione".

Eddie Redmayne non ci ha pensato due volte prima di accettare il ruolo. "Forse la migliore sceneggiatura che io abbia mai letto", ha detto l'attore, "sono rimasto colpito da questa storia d'amore appassionata e coraggiosa, con Tom abbiamo parlato per anni del progetto, l'idea del trasformarsi non è molto semplice da mettere in pratica. Poter recitare la parte di Lili è stato un sogno che si è realizzato". L'attore ha poi raccontato di essersi documentato molto per prepararsi al personaggio: "Ho incontrato tante persone nella comunità transgender, la loro gentilezza, il loro sostegno, la loro disponibilità ad aiutarmi nell'affrontare questo percorso è stata straordinaria. In quel momento storico non esistevano esperienze precedenti ed è importante capire come il loro percorso si sia evoluto". Essenziale nella vita di Lili è stato l'appoggio della moglie Gerda, interpretata dall'attrice svedese Alicia Vikander. "Sono stata attratta da questa storia d’amore, è una storia unica, come amare e amare se stessi", ha detto l'attrice durante la conferenza stampa, "per l’epoca Gerda era una donna all'avanguardia, un’artista, vedeva e prevedeva e io stessa sono rimasta colpita da questi due ruoli del film. In Gerda ho trovato una donna che è in grado di amare qualcun’altra più di se stessa. Anche io lo vorrei".

Aspettando gli Oscar, chissà se il film verrà preso in considerazione per qualche premio al Festival. The Danish Girl sarà nelle sale italiane a febbraio 2016.

-
Presentato, sempre in Concorso, il film Equals di Drake Doremus, che vede come protagonisti Nicholas Hoult e l'attesissima Kristen Stewart, arrivata al Lido per la gioia dei fan.

Storia d'amore fantascientifica, il film è ambientato in un futuro distopico, in una società chiamata "Collective" dove vivono gli "Equals", esseri umani incapaci di provare sentimenti a causa di un esperimento genetico che ha trattato le emozioni come una malattia al fine di creare una società stabile e non violenta. L'equilibrio si rompe quando Mia e Siles s'incontrano.
Il film è liberamente ispirato alla pellicola '1984', basato a sua volta sul celebre romanzo di George Orwell, e vede nel cast anche Guy Pearce e Jackie Weaver.

"Con questa storia volevo mostrare come si vivrebbe nel quotidiano in una società che ha bandito tutti i sentimenti", ha spiegato il regista Drake Doremus, "Il futuro in questo film non è un mondo iper-tecnologico ma una società post-futuristica. In questa utopica realtà, i sentimenti sono banditi. I due protagonisti contravvengono alle regole imposte e vivono una storia d’amore. Questa è l’idea di base, non è una distopia ma una utopia, una società che assicura l’ordine e la pace privando i propri cittadini delle emozioni e dei sentimenti". "Ci sono varie progressioni", ha detto il regista parlando dello stile usato nel film, "è molto istintivo ed anche voyeristico, e l’attore pian piano comincia ad accendersi. Il mondo vive e si accende con nuovi colori che prima non venivano mostrati, via via che i protagonisti scoprono di amarsi ed anche il pubblico pian piano deve accendere il cuore. Girare in Giappone dove regna un grande ordine ed una grande armonia ci ha sicuramente aiutato a realizzare il film".

Un progetto molto stimolante per Kristen Stewart, che ha dichiarato di essersi buttata anima e corpo nel personaggio. "E’ stato difficile recitare come se stessi morendo, senza emozioni da far trasparire, esprimere il nulla, questa era la difficoltà", ha spiegato l'attrice, "era un processo molto difficile, non si deve pensare ma si deve recitare. [...] In 'Equals' parlo sempre come parte del collettivo, non ci sono dubbi, solo certezze. Tutti i cittadini sono esattamente uguali nel vestire, nei pensieri e nei comportamenti". "La domanda che ci poniamo in questo film è: possiamo esistere senza passione, l’umanità può sopravvivere senza amore?", ha continuato l'attrice, "Senza le nostre passioni ed i nostri sentimenti diventiamo come grigi fantasmi che vagano svuotati di ogni senso. Le passioni fanno girare il mondo. Senza esisterebbe ancora il mondo come lo conosciamo?". "I personaggi agiscono contro tutte le regole della società al solo scopo di portare avanti il loro amore e scoprire i loro sentimenti, farli vivere", ha detto poi Nicholas Hoult continuando il pensiero della sua partner nel film, "La fantascienza, secondo me, non è la parte prevalente della storia raccontata in questo film, sono i sentimenti l’aspetto principale".

Il film non ha ricevuto critiche particolarmente esaltanti, ma i commenti hanno sottolineato la continua crescita di Kristen Stewart come attrice. I tempi "piatti" di Twilight sembrano ormai lontani.

-
Il cinema italiano fa il suo debutto nel Concorso con il film L'Attesa di Piero Messina, con l'attrice francese Juliette Binoche protagonista.

Ambientato in Sicilia durante il periodo pasquale, il film racconta l'attesa di una ragazza (Lou de Laage) che aspetta il ritorno del fidanzato insieme alla madre di lui (Binoche). Una madre che non ha il coraggio di dire alla ragazza che il suo fidanzato, suo figlio, non tornerà più.

"Con questo film ho scoperto la Sicilia", ha dichiarato Juliette Binoche, che in Italia ha già girato qualche film, "Quella che vedrete nel film è la stessa che ho vissuto io, anche se non potrete vedere il caldo che ho patito! Amo la vostra lingua, il calore delle persone, delle stagioni, del cibo, dei prodotti della terra".
Il suo personaggio nel film, una madre che ha perso un figlio, ha dei punti in comune con uno dei suoi ruoli più famosi, quello in Film Blu di Kieslowski, con cui l'attrice ha vinto la Coppa Volpi, motivo per cui aveva quasi rifiutato la parte. "All’inizio non ero sicura, non volevo fare un film sullo stesso tema, che magari sarebbe risultato meno riuscito", ha detto la Binoche durante la conferenza stampa, "Ma è stata la sceneggiatura a convincermi. In effetti, qui il tema è quello di una persona che ricrea un mondo per poter pronunciare l’impronunciabile. Inizialmente mi ero preparata con un coach, ma non ero soddisfatta. Ho lasciato perdere, ho preferito affidarmi all’immaginazione più che alla memoria, il cosiddetto ‘magical thinking’. L’attore parte sempre da una sensazione corporea, su quella costruisce il pensiero".

Accoglienza "morbida" per il film ha diviso la critica, soprattutto quella italiana.

lunedì 2 febbraio 2015

Still Alice - la recensione

Tratto dal romanzo “Perdersi” scritto da Lisa Genova, Still Alice accompagna lo spettatore nelle dure avversità di una delle malattie più debilitanti che l'uomo conosca: il morbo di Alzheimer.

Alice Howland (interpretata da una splendida Julianne Moore) è una donna orgogliosa, intelligente, salda e un pilastro fondamentale della famiglia, a cui verrà diagnosticata una forma presenile di questa terribile malattia che, passo dopo passo, la porterà ad essere sempre meno libera ed indipendente.
I registi Richard Glatzer e Wash Westmoreland ci accompagnano con una struggente eleganza attraverso la regressione fisica e soprattutto mentale di una donna forte che inevitabilmente inizia a percepire un baratro davanti a sé. I rapporti della famiglia subiranno un duro colpo, colpo che Alice non potrà controllare.

La delicatezza e la schiettezza di un dramma tutt'altro che scontato sono gli elementi chiave che senza perder tempo ci faranno entrare a contatto con le diverse visioni di un nucleo famigliare alle prese con una realtà complicata e sfaccettata. A fronteggiare la fragilità psicologica di Alice ci saranno il marito (Alec Baldwin) e i tre figli: la realizzata Anna (Kate Bosworth), Tom (Hunter Parrish) e l'incerta Lydia (Kristen Stewart), l'unica che tenterà in qualche modo ad affievolire le pene della madre grazie all'amore e alla comprensione.

Troppo spesso ci ritroviamo a dare per scontato il nostro “essere” senza pensare che da un momento all'altro potremmo svanire nel nulla, senza ricordi, senza l'elemento che ci contraddistingue dagli altri esseri viventi e o pensanti. L'umanità, le emozioni: cosa significa vivere?

La storia di Alice fa riflettere ed emozionare senza quei pretenziosi elementi che di solito caratterizzano questo tipo di pellicole. Sicuramente non si può considerare un prodotto originale, o unico nel suo genere, ma in ogni caso riesce a lasciare un segno, per quanto duro possa essere.

martedì 11 novembre 2014

Sils Maria - La Recensione

 "Clouds of Sils Maria" questo il titolo originale del nuovo film di Oliver Assayas con Juliette Binoche e Kristen Stewart protagoniste. Rispettivamente la prima intrprete di Maria Enders, un'attrice di mezz'età con una carriera cinematografica e tetrale di tutto rispetto, la seconda invece nei panni della sua giovane assistente Valentine, una ragazza molto intelligente e professionale nel suo lavoro.
Il film racconta la vita di questa affermata attrice nel momento in cui le viene riproposto un testo teatrale che interpretò molti anni prima, opera che segnò il suo debutto alle scene nelle vesti della diciottenne Sigrid e della sua relazione saffica con una donna matura di nome Helena. La relazione avrà un epilogo tragico con il suicidio di Helena.
A vent'anni di distanza il ruolo di Sigrid viene affidato per ovvie questioni di età alla neo star emergente Jo-Ann (interpretata da Chloë Grace Moretz), mentre alla nostra Maria Enders viene proposta la parte di Helena.
La difficile scelta di prendere parte al progetto getterà Maria in un vortice di insicurezza mettendo alla prova non solo la sua carriera lavorativa ma anche la sua persona e dovendosi così scontrare con la paura di invecchiare e con i fantasmi che tornano dal passato. Fortuna che l' assistente Valentine, oltre che aiutarla a memorizzare il copione recitando la parte di Sigrid, cercherà con determinazione di guidare le sue scelte con amorevoli attenzioni...

 Presentato a Cannes come degno erede di "Eva contro Eva", film a cui innegabilmente il regista si è ispirato, "Sils Maria"  è stato acclamato con un buonissimo responso da parte della critica soprattutto in virtù dell' interpretazioni delle due attrici protagoniste. La recitazione in un film che è un chiaro esercizio di metacinema e che vede le sue attrici onnipresenti alle prese con verbosi dialoghi è fondamentale. E questa si presenta agli occhi dello spettatore fin da subito la più potente arma di quest'opera, la più potente ma forse anche l'unica a disposizione. Perchè "Sils Maria" nel sua struttura meta-cinematografica e nella sua dimensione strettamente dialogica ci presenta un mondo che per forza di cose può coinvolgere soltanto coloro che vivono al suo interno, tutti gli altri che non fanno fanno parte della macchina cinematografica vengono relegati in un angolino. E in questo circolo di esclusi sono compresi anche coloro che hanno la passione per il cinema, come il sottoscritto, ma che non lavorando sul campo e non facenti parte dello star-system difficilmente potranno empatizzare e provare interesse verso questioni e problematiche che mai testeranno. 
 E' un film ermetico Sils Maria, dalla destinazione elitaria. Ed'è proprio la sua natura discriminatoria e molto borghese a renderlo per niente coinvolgente e tanto soporifero. Dove anche l'assenza di colpi di scena risulta disfunzionale ad una narrazione che si mostra piatta dal primo all'ultimo minuto. Lo spettatore assiste a questo gioco di specchi dove Maria e l'assistente Valentine si muovono in parallelo con i personaggi di finzione che interpretano, quasi come se questi ultimi si stessero impossessando delle loro vite, ma il tutto rimane molto trattenuto e lo spettatore attende invano un'improvvisa svolta di trama che mai avrà luogo.

A parte l'eccellenza di una Juliette Binoche giustamente in parte, e di una Kristen Stewart, mai così brava fino ad ora (già lo si sapeva, anche prima di Twilight) e capace di rubare la scena più di una volta alla sua ben più navigata comprimaria, cosa rimane dunque nella pellicola di Oliver Assayas ? Rimane la bellezza dei passi di montagna di Sils Maria, le nuvole, i colori che riempiono il cuore più di ogni parola.

Voto: * * / *****


Mr.Carrey

giovedì 3 luglio 2014

'Camp x-Ray' - dieci immagini dal nuovo film con Kristen Stewart

Kristen Stewart si mette la divisa e va a Guantanamo nel suo nuovo film 'Camp X-Ray', film indipendente diretto da Peter Satler.

Il film, che è stato presentato all'ultimo Sundance Film Festival, racconta di una giovane (la Stewart) che fugge dalla sua cittadina e si arruola con l'intento di andare in Iraq. Viene invece assegnata alla pringione di Guantanamo Bay, Cuba, come guardia militare. Una volta lì però si ribella di fronte al durissimo trattamento riservato ai prigionieri, in particolare verso uno rinchiuso lì da otto anni, con cui instaurerà una strana amicizia.

Ecco dieci nuove immagini del film.











[foto : Indiwire]