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domenica 12 luglio 2020

The Old Guard - la recensione

Una squadra di guerrieri immortali, Booker (Matthias Schoenaerts), Nicky (Luca Marinelli), Joe (Marwan Kenzari), capitanata dalla più antica, Andromaca di Scizia (Charlize Theron), scopre il risveglio di una nuova immortale, la marine Nile (Kiki Layne). Nel frattempo una casa farmaceutica senza scrupoli tenta in ogni modo di catturarli per carpire il segreto della loro immortalità.

La trama di questo action targato Netflix, tratto dall'omonimo fumetto di Greg Rucka (anche sceneggiatore del film), è molto semplice e lineare, quasi banale, eppure ci si rende conto abbastanza presto durante la visione, che siamo di fronte a un film d'azione atipico. 
Intanto, si tratta di un action soprannaturale, i cui protagonisti sono immortali, ma questa immortalità non è un dono quanto piuttosto una maledizione: vivere per sempre vuol dire veder morire tutti coloro che amiamo. Viene ribadito più volte ed è un tema centrale del film, che riesce così ad aggiungere anche una certa riflessione più profonda alle ottime scene d'azione.

E poi, soprattutto, i personaggi di cui seguiamo la storia, a ben vedere, non sono i tipici eroi action a cui il cinema hollywoodiano ci ha abituato. Il caposquadra è una donna, e questa donna non è mai sessualizzata all'interno della pellicola, nonostante Charlize Theron sia, obiettivamente, splendida anche in questo film, e qui sicuramente si nota il tocco di una donna alla regia,  Gina Prince-Bythewood, che dimostra non solo che una donna può dirigere un film d'azione, ma che può farlo anche molto bene, con sequenza di combattimento ben coreografate e divertenti. C'è inoltre una donna afroamericana con un ruolo molto importante e una coppia omosessuale la cui storia d'amore non è mai sottovalutata ma nemmeno trattata come se i due personaggi si riducessero esclusivamente a quello, e che regala la scena più bella del film.
In un periodo come questo, in cui si parla tanto di rappresentazione, The Old Guard è un'ottimo esempio di come si può dare spazio a molte diversità in maniera fluida, senza dare l'impressione di spuntare i nomi di una lista, in un genere che tradizionalmente è sempre stato considerato maschile, per non dire machista. I personaggi, e di conseguenza il cast, sono sicuramente il punto forte di questo film e lasciano la voglia irrefrenabile di saperne di più, di conoscerli meglio, insomma di un sequel (molto probabile) che dia inizio a un franchise.

Se sceneggiatura e regia sono impeccabili, sembra un po' un'occasione mancata la fotografia, che si adagia su toni del grigio molto standard quando si parla di questo genere di film, mentre avrebbe potuto osare molto di più rifacendosi ai gialli e ai viola del fumetto, dando alla pellicola uno stile riconoscibile e con più carattere. Peccato anche la scelta di una colonna sonora quasi interamente non originale, con alcuni pezzi pop forse non proprio azzeccati ai momenti e alle scene.
Pur con qualche difetto, The Old Guard è un solido film d'azione che riesce a intrattenere benissimo, con personaggi interessanti e un cast azzeccatissimo e decisamente in parte, il tutto condito con un finale che lascia l'acquolina in bocca per un - speriamo presto annunciato - secondo capitolo.

venerdì 8 settembre 2017

Venezia 74 - giorno 10

Il festival ormai si avvia alla sua conclusione. Presentato in Concorso il quarto film italiano, Hannah, di Andrea Pallaoro, con la grande Charlotte Rampling protagonista.

Un film di poche parole e molte espressioni che si affida totalmente alla bravura della sua protagonista. Charlotte Rampling nel film è una donna in là con gli anni che dopo aver accompagnato in carcere il marito, accusato di un reato gravissimo, piomba nel silenzio e nella solitudine di una vita segnata solo dalle piccole abitudini, e su cui si sente il peso gravoso di una pesante colpa che ha allontanato figlio e nipote dalla famiglia.

"Mi piaceva l'idea di entrare con la macchina da presa nella testa di qualcuno e in qualche modo riuscire a trovare e toccare la sua umanità", ha raccontato Charlotte Rampling, "Credo che il modo in cui il film segue Hannah ed esplora la sua solitudine non comunichi un senso di tristezza, ma invece sancisca una scelta definitiva di sopravvivenza". Parole di elogio da parte dell'attrice verso il regista Andrea Pallaoro: "Andrea e io abbiamo capito che eravamo sulla stessa onda creativa. Quando poi siamo arrivati sul set mi sentivo sicura e protetta della sua presenza, tutto ormai era evidente e non abbiamo più dovuto dirci niente sul ruolo e sul film".
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Oggi è stato anche il giorno del maestro dell'action John Woo, arrivato al festival per presentare Fuori Concorso il suo ultimo lavoro, Manhunt.

Remake di un omonimo action giapponese degli anni '70, che a sua volta era l'adattamento di un romanzo, il film ha una storia molto semplice, racconta di un uomo cinese ingiustamente accusato di rapina, omicidio e stupro in Giappone che decide di dare la caccia ai veri colpevoli mentre viene braccato dalla polizia giapponese.

In Manhunt ci sono tutti gli elementi del classico cinema action di John Woo, con una novità, due donne killer, aspetto che ha emozionato molto il regista. "In effetti è la prima volta che faccio un film con delle donne killer", ha detto il regista, "Di solito sono associato ai generi action e gangster declinati al maschile, ma questa volta volevo dimostrare di saper fare un film al femminile. Ringrazio di cuore le attrici che hanno lavorato con molta passione ai loro personaggi".
Il film è stato girato in Giappone, un'esperienza che il regista cinese ha definito "molto gratificante". "Ci siamo trovati benissimo e abbiamo avuto tutta la collaborazione necessaria", ha raccontato John Woo, "Forse solo nelle scene di inseguimento in macchina è stato un po’ più complesso, per via del traffico. Ma anche in quei casi abbiamo sempre avuto il supporto delle autorità locali che hanno trovato soluzioni alternative. Mi ricordo soprattutto la gente che ci ha sempre trattato benissimo e i tanti volontari che si sono offerti some comparse, sono stati fondamentali".
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Sempre Fuori Concorso, presentato anche il film La Fidèle, del belga Michaël R. Roskam. Protagonisti Adèle Exarchopoulos e Matthias Schoenaerts.

Il film racconta la storia d'amore tra un criminale (Schoenaerts) e la figlia di un ricco imprenditore (Exarchopoulos) che pilota auto da corsa. I due si innamorano ma dovranno fare i conti con le conseguenze delle loro scelte.

"Volevo realizzare un film sull’amore assoluto ed incondizionato. Mi sono lasciato ispirare da alcune storie di gangster del Belgio degli anni ’80 e ’90", ha spiegato Roskam, "Personaggi di cui i media discutevano molto, con particolari relativi anche alle loro vite private. Inoltre sono un grande amante dei noir americani e dei polar francesi, generi che mi hanno influenzato".
Per Matthias Schoenaerts è stata la quarta collaborazione con il regista. "La mia amicizia con Michael mi ha sicuramente aiutato", ha detto l'attore durante la conferenza stampa, "questo è il quarto lavoro che facciamo insieme e ci diciamo tutto in faccia, senza problemi, questo è importante e aiuta molto il processo creativo".
Per poter interpretare una pilota di auto da corsa, Adèle Exarchopoulos si è dovuta immergere in un mondo che non conosceva affatto. "Per me era tutto una novità. Il mio personaggio ha una grande passione per i motori e le auto veloci e io non avevo neanche la patente quando ho letto il copione", ha detto l'attrice, "Sono stata nei circuiti di Formula 1 e ho cercato di mettermi nei panni della protagonista, di puntare sulle emozioni che doveva provare e su come queste si potevano ripercuotere sulla sua vita quotidiana. E ho anche preso delle lezioni da uno stant driver per recitare al meglio la mia parte".

Il film è stato già selezionato dalla Francia come candidato per l'Oscar come miglior film straniero.

mercoledì 16 settembre 2015

Via dalla Pazza Folla - la recensione

Via dalla pazza folla, il romanzo di Thomas Hardy, è un classico della letteratura inglese e si allaccia a quel genere, incarnato principalmente nei romanzi di Jane Austen, che fa del romanticismo e del fascino della protagonista il suo punto forte. E allora abbiamo Batsceba Everdene, bellissima e ribelle eroina romantica, divisa nell'amore per tre uomini estremamente diversi tra loro e desiderosa di mantenere quella libertà che sente di aver faticosamente conquistato.



Questo genere letterario ben si presta a trasposizioni cinematografiche e gli inglesi lo sanno bene, tanto da averne fatto il loro punto di forza e biglietto da visita, quasi inventando un tipo di period drama immediatamente riconoscibile: fotografia sontuosa che fa del meraviglioso paesaggio della campagna inglese un vero e proprio personaggio, giocando con i tramonti, il vento e gli interminabili prati, aiutato da una regia pulita, di ampio respiro, senza particolari manierismi, e una colonna sonora che immerge totalmente in un'altra epoca.

Il punto di forza di questo genere è sempre stato, però, il cast, forte della vasta scelta di grandi attori che le scuole de Regno Unito sfornano regolarmente, e anche in questo caso non si è da meno: Carey Mulligan è ormai un'attrice a tutto tondo che non ha bisogno di strafare, recita con compostezza e sentimento un personaggio estremamente affascinante, forte nelle sue fragilità, che nel suo essere fuori dai canoni della società vittoriana, riesce comunque a conservare una femminilità di stampo classico. Accanto  le spiccano le prove altrettanto superbe di Michael Sheen e soprattutto di Matthias Schoenaerts, personaggio che emerge magnificamente nella trasposizione cinematografica e che alla fine risulta vero vincitore morale della vicenda.

Un film classico, fatto di immensi paesaggi ed emozioni con un cast straordinario, uno dei migliori esempi di period drama inglese che si farà ricordare nel cuore di tutti gli amanti del genere.

lunedì 7 settembre 2015

Venezia 72 - giorno 5 e 6

Una domenica e un lunedì segnato soprattutto dal cinema italiano al Festival di Venezia, ieri Luca Guadagnino con il suo A Bigger Splash, e oggi l'ultimo film di Claudio Caligari, Non Essere Cattivo.

Presentato il secondo film italiano in Concorso, A Bigger Splash di Luca Guadagnino, che vede come protagonisti un quartetto di attori stranieri: Tilda Swinton, Ralph Fiennes, Dakota Johnson e Matthias Schoenaerts.

Remake del francese La Piscine, il film è un thriller che racconta la vacanza a Pantelleria di una rock star, Marianne Lane (Swinton), e il suo compagno, Paul (Schoenaerts). La tranquillità del soggiorno sull'isola viene interrotta dall'improvvisa comparsa di Harry (Fiennes), amico e ex-amante di Marianne, accompagnato dalla figlia-lolita Penelope (Johnson). La vacanza si trasformerà in una discesa nella passione, la gelosia e l'erotismo.

"Quando ho avuto l’idea di girare 'A Bigger Splash', volevo affrontare i sentimenti e il desiderio di quattro personaggi molto diversi tra di loro", ha spiegato il regista durante la conferenza stampa, "con prospettive e visioni del mondo differenti. Nel film, volevo farne deflagrare i sentimenti. Avevo bisogno di uno scenario particolare, caratteristico, unico dove far consumare questa esplosione. Una location particolarmente bella e caratteristica". E la scelta è caduta sull'Isola di Pantelleria, anche se il regista ci ha tenuto a precisare di non averla scelta perché siciliano. "Ho solo seguito il mio istinto", ha detto Guadagnino, "quando mi è venuta l’idea di fare un film su questo quartetto abbandonato in un momento dell’estate. Pantelleria con le sue violenze e contrasti era perfetta. In più è una zona di confine che chiede di essere capita da questi personaggi e richiede una domanda etica". Molti giornalisti in sala hanno chiesto al regista perché ha inserito nel film il tema degli "immigrati", parola che ha provocato la reazione dell Swinton: "Possiamo evitare di chiamarli immigrati? Sono rifugiati di guerra". Affermazione con cui l'attrice si è guadagnata gli applausi della sala.

Tida Swinton, che ha già lavorato con Guadagnino, interpreta una rock star che ha appena subito un intervento alla gola e non parla mai per tutto il film, se non in piccoli sussurri ogni tanto. "Quando Luca mi ha proposto di fare il film ero in un periodo della mia vita in cui non volevo fare cinema e in cui non volevo parlare", ha raccontato l'attrice, "Poi ci siamo confrontati, mi ha spiegato il progetto e volevo farlo. Volevo lavorare con lui, con un cast così eccezionale e girare a Pantelleria. Mi chiedevo “Come posso farne parte senza parlare?” Allora ho proposto a Luca che il mio personaggio fosse quasi muto, e lui ha detto sì. Ed era un buon modo per esprimere la difficoltà di comunicare di questo gruppo di personaggi in lotta".
Una delle scene più riuscite e apprezzate del film vede come protagonista Ralph Fiennes impegnato in un balletto. "Nessuno mi aveva mai chiesto di esprimermi ballando", ha detto l'attore divertito, "non ho potuto far altro che dire grazie. Avevamo solo un giorno per girare la scena, ma avevo fatto delle prove da solo, ascoltando a ripetizione la canzone nell’ipod, così l’abbiamo girata in un solo pomeriggio". Balletto che l'attore ha accennato sia in sala che davanti ai fotografi. Ad interpretare la figlia di Fiennes è Dakota Johnson, che si è aggregata al cast a lavorazione quasi conclusa. "Per me è stato molto interessante far parte di questo film. È stata un’esperienza veloce ed esplosiva", ha detto l'attrice, alla sua seconda conferenza stampa a Venezia, "Penelope è una giovane ragazza iper-intelligente che ha questo strano rapporto con la sua sessualità e sta cercando di capire cosa vuol dire avere un corpo sexy e soprattutto come utilizzarlo. Per certi versi fa paura perché utilizza quest'arma per manipolare le emozioni degli altri e trarne piacere". Inevitabili le domande della stampa sulla sua scena di nudo, per cui l'attrice ha dichiarato tranquillamente di non aver provato nessun tipo d'imbarazzo.

Applausi e fischi hanno accompagnato il film di Guadagnino alla fine della proiezione stampa, fischi a cui il regista era preparato e di cui non si preoccupa affatto. "Dobbiamo sempre fare cinema per prenderci dei rischi, per sondare territori insidiosi, altrimenti perché facciamo cinema?", ha dichiarato il regista durante la conferenza, prendendosi applausi ma anche qualche fischio (di nuovo) da una piccola parte di giornalisti.

Il film sarà distribuito dalla Lucky Red e uscirà il 26 novembre.

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E' passato un po' inosservato ieri, ma al Festival è arrivato anche Shia LaBeouf, per presentare il film Man Down, diretto da Dito Montiel.

Il film racconta di un ex-marine (LaBeouf), che insieme ad un amico, si mette alla ricerca della moglie e del figlio in un'America post-apocalittica, ma dovrà fare i conti con gli errori commessi in passato quando era sotto le armi.

Nel cast anche Jai Courtney, Kate Mara e Gary Oldman (assenti al Lido).

"'Man Down' è un piccolo film che finge di essere grande, e che racconta di una famiglia intrappolata nella storia", così ha spiegato il film il regista, mentre LaBeouf ha dichiarato: "Montiel mi ha proposto il ruolo di Gabriel in un periodo in cui ero di pessimo umore, e quindi interpretare un personaggio così vulnerabile è stata una terapia".

Il film è stato presentato Fuori Concorso.

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Un altro film italiano, stavolta Fuori Concorso (anche se molti l'avrebbero voluto in Concorso), è stato presentato oggi. Si tratta di Non Essere Cattivo, ultimo lavoro di Claudio Caligari, scomparso nel maggio scorso proprio alla fine della lavorazione del film.

Ad accompagnare il film era presente il cast e Valerio Mastandrea, produttore della pellicola ma prima di tutto amico di Caligari, con cui l'attore romano ha girato il film L'Odore della Notte (1998). "Peccato non farlo giudicare a una giuria internazionale, peccato anche per gli attori", ha detto Mastandrea, "Sono amareggiato da questa decisione perché so quello che ci ha messo dentro Claudio, che veniva sul set anche se gli restavano pochi giorni di vita. Ma Claudio c'è. Siamo tutti emozionati, stasera ci si romperanno le acque".

Caligari in trent'anni di carriera ha girato solo tre film, Amore Tossico (1983), L'Odore della Notte, e Non Essere Cattivo, film chiusura di una ideale trilogia del regista. Ambientato a Ostia, il film racconta l'amicizia di due ragazzi, Vittorio e Cesare, che trascorrono le loro giornate tra sballo, corse in macchina, spaccio e piccola malavita.

"È vero, 'Non Essere Cattivo' è un film sull'amicizia di due uomini realizzato grazie all'amicizia tra due uomini ma è anche molto di più", ha continuato un emozionato Valerio Mastandrea, "Intanto perché non è solo grazie a me e a Claudio che si è realizzato questo film, ma grazie anche a tantissimi altri amici comuni, molti dei quali saranno qui stasera per festeggiare: maestranze, lavoratori della postproduzione, persone che normalmente non vengono ai festival ma che invece sono state fondamentali per portare a termine il film". Una pellicola per cui Caligari e Mastandrea hanno lottato, l'attore è arrivato addirittura a scrivere una lettere appello a Martin Scorsese, per chiedere aiuto. "Claudio voleva rappresentare una storia piccola di amicizia, un'amicizia immensa in un contesto sociale che lentamente ti stritola", ha raccontato ancora Mastandrea, "Le latitudini che Claudio esplorava erano sempre le stesse e qui mostra come si può corrompere questo mondo borgataro, attraverso nuove droghe accessibili a tutti e l'illusione che il lavoro sia il fondamento della società. [...] Mi mancherà molto il cinema di Claudio Caligari, quelle tematiche che sono le stesse di Martin Scorsese, Brian De Palma, Francis Ford Coppola - dice Mastandrea - Una volta, stavamo all'Idroscalo di Fiumicino, Claudio si avvicina al monitor e mi dice 'la vedi questa inquadratura? È da Giungla d'asfalto, lo conosci?... No, non l'hai visto'. Facendomi sentire un completo ignorante. Era un continuo fare, parlare, pensare e muoversi fatto di cinema e basta. E questo è quello che mi mancherà di più di Claudio, non il fatto di non poter più recitare nei suoi film, ma non poter parlare di cinema e fare cinema con lui".

Il film, che vede come protagonisti Luca Marinelli e Alessandro Borghi. sarà nelle sale dall'8 settembre.

sabato 5 settembre 2015

Venezia 72 - giorno 4

Sabato molto pieno al Festival di Venezia, presentati in Concorso tre titoli importanti: The Danish Girl, L'Attesa (primo film italiano), e Equals.

Accolto da grandi applausi e buone critiche (e anche qualche lacrima), The Danish Girl, di Tom Hooper, conquista il festival.

Il film racconta la storia dell'artista austriaco Einar Wegener, alias Lili Elbe, la prima persona ad aver subito l'intervento chirurgico - del tutto sperimentale e molto pericoloso negli anni '30 - per la "riassegnazione sessuale".

Protagonista del film uno straordinario Eddie Redmayne, vincitore del premio Oscar 2015 per La Teoria del Tutto e che con questo film probabilmente si guadagnerà un'altra nomination. Nel cast anche una bravissima Alicia Vikander (anche lei in odore di nomination all'Oscar), Amber HeardMatthias Schoenaerts.

"Questo film parla dell'accettazione resa possibile dall'amore", ha spiegato il regista Tom Hooper, "viviamo in un mondo diviso. Il film è un appello a prendere in considerazione uomini e donne trans che soffrono. L'insegnamento straordinario che ci viene da Gerda è la condivisione, il loro è un amore sincero che parte dall'accettazione dell'altro. [...] Fin dall'inizio, dalle prime conversazioni abbiamo parlato di una donna che si rivelava, come scoprire questa femminilità latente ci ha guidato attraverso questo percorso profondo, non identificarsi con il genere con cui si appartiene. Non ci sono vie per la libertà, Lili ha combattuto". Nei mesi scorsi è stata fatta qualche polemica sulla mancata scelta di una vera trans per il ruolo. "L'accesso agli attori transgender a ruoli importanti è troppo limitato, e io sono il primo a volere che tutto questo cambi", ha spiegato il regista, "Con questo film abbiamo coinvolto le comunità trans di Copenhagen, Bruxelles, Londra e ci sono diverse partecipazioni come, ad esempio quella dell'attrice trans Rebecca Hoot". La Hoot nel film interpreta il piccolo piccolo ma significativo ruolo dell'infermiera che accompagna Lili durante la sua "trasformazione".

Eddie Redmayne non ci ha pensato due volte prima di accettare il ruolo. "Forse la migliore sceneggiatura che io abbia mai letto", ha detto l'attore, "sono rimasto colpito da questa storia d'amore appassionata e coraggiosa, con Tom abbiamo parlato per anni del progetto, l'idea del trasformarsi non è molto semplice da mettere in pratica. Poter recitare la parte di Lili è stato un sogno che si è realizzato". L'attore ha poi raccontato di essersi documentato molto per prepararsi al personaggio: "Ho incontrato tante persone nella comunità transgender, la loro gentilezza, il loro sostegno, la loro disponibilità ad aiutarmi nell'affrontare questo percorso è stata straordinaria. In quel momento storico non esistevano esperienze precedenti ed è importante capire come il loro percorso si sia evoluto". Essenziale nella vita di Lili è stato l'appoggio della moglie Gerda, interpretata dall'attrice svedese Alicia Vikander. "Sono stata attratta da questa storia d’amore, è una storia unica, come amare e amare se stessi", ha detto l'attrice durante la conferenza stampa, "per l’epoca Gerda era una donna all'avanguardia, un’artista, vedeva e prevedeva e io stessa sono rimasta colpita da questi due ruoli del film. In Gerda ho trovato una donna che è in grado di amare qualcun’altra più di se stessa. Anche io lo vorrei".

Aspettando gli Oscar, chissà se il film verrà preso in considerazione per qualche premio al Festival. The Danish Girl sarà nelle sale italiane a febbraio 2016.

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Presentato, sempre in Concorso, il film Equals di Drake Doremus, che vede come protagonisti Nicholas Hoult e l'attesissima Kristen Stewart, arrivata al Lido per la gioia dei fan.

Storia d'amore fantascientifica, il film è ambientato in un futuro distopico, in una società chiamata "Collective" dove vivono gli "Equals", esseri umani incapaci di provare sentimenti a causa di un esperimento genetico che ha trattato le emozioni come una malattia al fine di creare una società stabile e non violenta. L'equilibrio si rompe quando Mia e Siles s'incontrano.
Il film è liberamente ispirato alla pellicola '1984', basato a sua volta sul celebre romanzo di George Orwell, e vede nel cast anche Guy Pearce e Jackie Weaver.

"Con questa storia volevo mostrare come si vivrebbe nel quotidiano in una società che ha bandito tutti i sentimenti", ha spiegato il regista Drake Doremus, "Il futuro in questo film non è un mondo iper-tecnologico ma una società post-futuristica. In questa utopica realtà, i sentimenti sono banditi. I due protagonisti contravvengono alle regole imposte e vivono una storia d’amore. Questa è l’idea di base, non è una distopia ma una utopia, una società che assicura l’ordine e la pace privando i propri cittadini delle emozioni e dei sentimenti". "Ci sono varie progressioni", ha detto il regista parlando dello stile usato nel film, "è molto istintivo ed anche voyeristico, e l’attore pian piano comincia ad accendersi. Il mondo vive e si accende con nuovi colori che prima non venivano mostrati, via via che i protagonisti scoprono di amarsi ed anche il pubblico pian piano deve accendere il cuore. Girare in Giappone dove regna un grande ordine ed una grande armonia ci ha sicuramente aiutato a realizzare il film".

Un progetto molto stimolante per Kristen Stewart, che ha dichiarato di essersi buttata anima e corpo nel personaggio. "E’ stato difficile recitare come se stessi morendo, senza emozioni da far trasparire, esprimere il nulla, questa era la difficoltà", ha spiegato l'attrice, "era un processo molto difficile, non si deve pensare ma si deve recitare. [...] In 'Equals' parlo sempre come parte del collettivo, non ci sono dubbi, solo certezze. Tutti i cittadini sono esattamente uguali nel vestire, nei pensieri e nei comportamenti". "La domanda che ci poniamo in questo film è: possiamo esistere senza passione, l’umanità può sopravvivere senza amore?", ha continuato l'attrice, "Senza le nostre passioni ed i nostri sentimenti diventiamo come grigi fantasmi che vagano svuotati di ogni senso. Le passioni fanno girare il mondo. Senza esisterebbe ancora il mondo come lo conosciamo?". "I personaggi agiscono contro tutte le regole della società al solo scopo di portare avanti il loro amore e scoprire i loro sentimenti, farli vivere", ha detto poi Nicholas Hoult continuando il pensiero della sua partner nel film, "La fantascienza, secondo me, non è la parte prevalente della storia raccontata in questo film, sono i sentimenti l’aspetto principale".

Il film non ha ricevuto critiche particolarmente esaltanti, ma i commenti hanno sottolineato la continua crescita di Kristen Stewart come attrice. I tempi "piatti" di Twilight sembrano ormai lontani.

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Il cinema italiano fa il suo debutto nel Concorso con il film L'Attesa di Piero Messina, con l'attrice francese Juliette Binoche protagonista.

Ambientato in Sicilia durante il periodo pasquale, il film racconta l'attesa di una ragazza (Lou de Laage) che aspetta il ritorno del fidanzato insieme alla madre di lui (Binoche). Una madre che non ha il coraggio di dire alla ragazza che il suo fidanzato, suo figlio, non tornerà più.

"Con questo film ho scoperto la Sicilia", ha dichiarato Juliette Binoche, che in Italia ha già girato qualche film, "Quella che vedrete nel film è la stessa che ho vissuto io, anche se non potrete vedere il caldo che ho patito! Amo la vostra lingua, il calore delle persone, delle stagioni, del cibo, dei prodotti della terra".
Il suo personaggio nel film, una madre che ha perso un figlio, ha dei punti in comune con uno dei suoi ruoli più famosi, quello in Film Blu di Kieslowski, con cui l'attrice ha vinto la Coppa Volpi, motivo per cui aveva quasi rifiutato la parte. "All’inizio non ero sicura, non volevo fare un film sullo stesso tema, che magari sarebbe risultato meno riuscito", ha detto la Binoche durante la conferenza stampa, "Ma è stata la sceneggiatura a convincermi. In effetti, qui il tema è quello di una persona che ricrea un mondo per poter pronunciare l’impronunciabile. Inizialmente mi ero preparata con un coach, ma non ero soddisfatta. Ho lasciato perdere, ho preferito affidarmi all’immaginazione più che alla memoria, il cosiddetto ‘magical thinking’. L’attore parte sempre da una sensazione corporea, su quella costruisce il pensiero".

Accoglienza "morbida" per il film ha diviso la critica, soprattutto quella italiana.