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giovedì 10 luglio 2025

Superman - la recensione

L'ultima volta che abbiamo visto l'Uomo d'Acciaio sul grande schermo era il 2017 e il film era Justice League. Se si escludono improbabili cammei di Nicolas Cage in The Flash e la Snyder Cut rilasciata in pandemia, quel travagliato film diretto infine da Joss Whedon fu la pietra tombale del DC Extended Universe al cinema. 

Avanti veloce fino ad oggi, Luglio 2025. Al comando dei nuovi DC Studios c'è James Gunn, autore eclettico, uno che alla Marvel ha preso dei personaggi praticamente sconosciuti come i Guardiani della Galassia e li ha resi un fenomeno pop inimmaginabile. È lui a scrivere e dirigere quello che dovrà essere il nuovo inizio di un universo che potrebbe regalarci incredibili soddisfazioni ma che al cinema ha a dir poco faticato, se non addirittura contrariato i fan. Difficild? Sicuramente, ma quando si ha a che fare con James Gunn niente appare impossibile, persino un film come questo Superman.


Dopo una piccola gag introduttiva in stile Star Wars, lo spettatore è immediatamente catapultato nel bel mezzo dell'azione, tanto che i meno avvezzi a questo tipo di narrazione puramente fumettistica potrebbero trovarsi leggermente spaesati: Superman è già in attività da tre anni, lui e Lois Lane sono già una coppia, Luthor lo conosce bene e gli altri supereroi sono attivi e ben inseriti nella società e anche fra le conoscenze del nostro eroe dal mantello rosso. Nessuna storia di origini, quindi, nessun bambino arrivato dallo spazio e cresciuto in una fattoria, non nel senso classico quantomeno, perché comunque i Kent e le origini familiari di Clark sono fondamentali in questo film. 
Sicuramente bisogna fare un patto con ciò che il film vuole offrirci ed entrare nel mood, per così dire. Questo non è un film realistico, non è un film che vuole dare risposte verosimili a quello che Superman e gli altri possono o non possono fare. Questo è un fumetto e segue la logica dei fumetti, dove i cattivi si sconfiggono con una serie di tecnobubbole e il potere dell'amore, dove si possono aprire universi tasca senza (troppi) problemi e nessuno batte ciglio. 
Una volta accettato tutto questo (e beninteso, non tutti potrebbero farlo, per molti questo inizio in medias res, e le dinamiche tipicamente da comic possono risultare respingenti) allora si viene presi e trascinati in un vortice di divertimento ed emozione che non si vedeva da un po' in un cinecomic. In special modo in un film di Superman.
James Gunn si pone in netto contrasto con il suo predecessore e decide di tornare al cuore del personaggio, riscoprendo la bontà e l'ottimismo che lo hanno sempre caratterizzato fin dalla sua controparte cartacea. Il Superman di Gunn non è una figura cristologica tormentata da un desiderio di vendetta, ma un ragazzo di campagna che ama l'umanità con tutto se stesso e che nel tumulto dell'azione si preoccupa di salvare uno scoiattolo. Quello che rende Superman davvero super non sono i raggi laser dagli occhi o la capacità di volare, ma la sua incrollabile fiducia nel bene. Prima ancora di essere Superman, è Clark Kent e la sua capacità di amare totalmente è il suo superpotere.


La scelta di David Corenswet da questo punto di vista è perfetta, perché al di là di una prestanza fisica che certamente è presente,  l'attore ha il viso giusto per incarnare questo Superman gentile e a tratti quasi ingenuo; riesce a essere sia molto divertente che molto intenso senza mai perdere lo sguardo spensierato. Ottima la chimica con Rachel Brosnahan, perfetta Lois Lane, e con tutti gli altri comprimari (in particolare Edi Gathegi che interpreta Mr Terrific, la vera e propria spalla del protagonista, insieme al cane Cripto, meraviglioso sotto ogni aspetto. A emergere però ancora più potentemente è il Lex Luthor di Nicholas Hoult: calcolatore, accecato dall'invidia, quasi pazzo dal desiderio di annientare Superman, ha degli sprazzi di umanità sorprendenti e Hoult è davvero incredibile nel rendere ogni sfumatura di questo iconico Villain. 

La regia di Gunn è sempre ottima, con un paio di momenti in cui diventa addirittura esaltante, con movimenti di macchina incredibili, una fotografia luminosissima e colorata e un humor ben dosato e mai esagerato, così come i suoi famosi 'momenti musicali', che ci sono ma rimangono contenuti.



James Gunn dà un taglio netto al passato, riportando il personaggio di Superman alle origini, lanciando il messaggio che non bisogna per forza essere cupi e dark per poter parlare di supereroi in modo convincente e che è la gentilezza ad essere veramente punk rock. Forse un messaggio che potrebbe deludere chi è abituato a una versione cinematografica più recente dell'Uomo d'Acciaio, ma che molto probabilmente farà contenti gli appassionati dei fumetti e chi è un po' stanco di sentirsi dire che per essere adulti bisogna essere cinici.

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domenica 19 gennaio 2020

Tom Cruise torna a Roma per girare Mission: Impossible 7?

Roma si prepara ad accogliere il set del nuovo film action di Tom Cruise. Ma quale film?

La notizia è apparsa ieri sui maggiori siti d'informazione italiani, da metà marzo Tom Cruise sarà a Roma per "Girare il suo nuovo film “Lybra”, titolo provvisorio di un action movie stile Mission Impossible" [da Repubblica]. Controllando vari siti, tra cui Imdb, è possibile vedere come non esista nessun film intitolato "Lybra", un titolo che non è stato mai menzionato negli ultimi mesi di cronaca cinematografica, e non compare nemmeno tra i progetti futuri dell'attore. La domanda quindi sorge spontaneo: Tom Cruise girerà a Roma il settimo capitolo di Mission: Impossible? probabilmente è proprio così.

Per l'attore (che ha un rapporto personale abbastanza stretto con la città) e per la saga si tratta di un ritorno, anche il terzo capitolo, diretto da J.J. Abrams, era stato girato in parte a Roma.

Ecco quanto riportato da Repubblica.

"A volte tornano. E restano anche. Tom Cruise, superstar di Hollywood arriverà nella Capitale a metà marzo per restarci ben 40 giorni. Il motivo? Girare il suo nuovo film "Lybra", titolo provvisorio di un action movie stile "Mission Impossible". Quindi con scene degne dell'affascinante agente segreto Ethan Hunt: rocamboleschi inseguimenti, corse nei vicoli e nelle piazze del centro storico con potenti bolidi, elicotteri che volano bassi sul fiume Tevere e molto, molto di più.

Parco dei Principi ai Parioli e il St. Regis in via Vittorio Emanuele Orlando che, grazie ai loro grandi spazi, potrebbero ospitare tutto il cast (ancora top secret) e la troupe del nuovo film ma anche l’imponente servizio d’ordine, fra quello americano e quello italiano, che dovrebbe contare più di 200 persone fra bodyguard e autisti. Tanti i set già identificati dalla produzione: piazza Navona, piazza di Spagna ma soprattutto i vicoli del rione Monti.
[...]
Per il set di Tom Cruise sono state cambiate le date dei i lavori del cantiere per la pedonalizzazione di via Urbana a Monti. I lavori, previsti il 15 marzo, potrebbero cominciare dopo il 20, alla fine delle riprese. È quanto hanno comunicato ieri i tecnici del dipartimento mobilità del Comune di Roma. I lavori si concentreranno su via Urbana e via dei Serpenti."

A gioire saranno anche le casse del Comune che, oltre alla pubblicità derivata dall'evento, incasserà 200.000 euro per ogni giorno di riprese, che dovrebbero durare una quarantina di giorni.

Ancora non si sa quale elemento del cast prenderà parte alle riprese nella Capitale. Nel cast tornerà sicuramente Rebecca Ferguson, mentre sono già state annunciate le new entry: Nicholas Hoult, Pom Klementieff, Hayley Atwell, e Shea Whigham.

Aspettiamo aggiornamenti.

giovedì 12 settembre 2019

Tolkien - la recensione

John Ronald Reul Tolkien è uno degli scrittori più importanti e di maggior successo del '900, padre di un intero genere letterario, il fantasy, e autore di un'opera come "Il Signore degli Anelli", fra i romanzi più venduti di sempre.
Un professore di lingue e letteratura anglosassone, apparentemente tranquillo, che nascondeva in sè una immaginazione incredibile, la capacità di inventare lingue complesse, e di scrivere una intera mitologia per dare vita a quei linguaggi.


Sembra perciò strano che il cinema non avesse ancora attinto alla biografia di un personaggio del genere, sopravvissuto alla Grande Guerra, a un'infanzia difficile e a un grande amore inizialmente osteggiato ma che lo influenzò profondamente.
Ci ha pensato infine il regista finlandese Dome Karukoski, affidando al giovane Nicholas Hoult il ruolo di Tolkien e a Lily Collins quello di Edith Brath, l'amore della sua vita.

Il regista però decide anche di non girare un biopic classico, ma di lasciare da parte la fedeltà biografica e concentrarsi solo su alcuni aspetti della vita di Tolkien: l'amicizia, l'amore e la guerra.
Una scelta che quasi sicuramente deluderà i più intransigenti puristi, ma che risulta sicuramente affascinante, in particolare quando i parallelismi fra eventi storici e l'immaginario dell'autore diventano non solo evidenti, ma addirittura visibili, tramite un sottile velo che unisce realtà e fantasia. Allora i fumi sul campo di battaglia della Somme diventa il respiro del Drago, in mezzo ai corpi si aggirano cavalieri neri spettrali e nelle dolci colline della sua infanzia è facile rivedere la Contea. Ma anche l'amicizia profondissima con i suoi tre compagni di scuola non può che richiamare alla mente l'amicizia profonda che è alla base de Il Signore degli Anelli più ancora di quanto non lo sia la guerra.
Infine viene dato giusto risalto alla figura di Edith, più che una musa ispiratrice una sorta di boa a cui Tolkien sempre si rivolge e con cui si confida, un personaggio a metà tra il fiabesco e il profondamente reale, una donna forte senza mai perdere di fragilità, interpretata molto bene dalla Collins.

Ciò che al film manca è una vera analisi del processo creativo che portò Tolkien alla creazione (o sub creazione, per dirla con le sue parole) di un mondo incredibilmente complesso e stratificato, un approfondimento maggiore sul ruolo della lingua e del linguaggio in questa creazione. Questo è un po' un peccato, perché l'occasione di andare più a fondo nella vita di un autore così particolare era preziosa e sarebbe stato sicuramente più interessante rispetto alla riproposizione di una storia di amicizia e guerra, seppur confezionata bene.
Molto più concentrato sull'immagine che sulla sostanza, comunque il film di Karukoski riesce a coinvolgere emotivamente sia i tolkeniani che i neofiti, spreca un po' un'occasione ma allo stesso tempo fa venire voglia di riguardare tutto daccapo.

sabato 20 luglio 2019

Edison - L'Uomo che Illuminò il Mondo - la recensione

America, fine '800. Thomas Alva Edison (Benedict Cumberbatch) riesce per la prima volta a donare al mondo la luce per 13 ore. Questo piccolo miracolo gli permette, con successo, di aprire la sua prima centrale elettrica a New York. Tuttavia, l'illuminazione di intere città rimane un problema che con la corrente continua, Edison, non riesce a risolvere. L'ingresso in gioco di George Westinghouse (Michael Shannon), aiutato dal giovane Nikola Tesla (Nicholas Hoult), scatena una vera e propria guerra.
Una "guerra della corrente" che il regista Alfonso Gomez-Rejon mette in scena come un Risiko luminoso alimentato da lampadine gialle e rosse. Da una parte Edison, con la sua lampadina e la forza della corrente continua, purtroppo inefficace, dall'altra gli sfidanti, che puntano tutto sul potere della corrente alternata: scelta tanto pericolosa quanto rischiosa.

Il film, già completato nel 2017, arriva finalmente in sala dopo una post-produzione turbolenta legata allo scandalo Weinstein. Nel complesso, Edison - L'Uomo che Illuminò il Mondo, è un film godibile ma non memorabile, vanta un cast stellare e capace, pilotato però con poca precisione, forse anche a causa di una sceneggiatura rigida, a tinte bianche e nere, con poche sfumature, e da una regia poco fluida. A risentirne è soprattutto la caratterizzazione dei personaggi, anchilosati, composti e chiusi, capaci di emozionare con il contagocce.
La miccia si accende, la luce si abbassa, ma il fuoco artificiale non abbaglia come ci si sarebbe aspettati da un progetto di questa portata.

Francesca Matteucci

venerdì 31 maggio 2019

Ufficiale: Robert Pattinson sarà Batman

E' ufficiale, Robert Pattinson sarà il nuovo Batman nel film che sarà diretto da Matt Reeves.

Il nome dell'attore è sempre stato presente nella shortlist per il film The Batman, e tra i nomi presenti è stato considerato fin da subito come il favorito. La descrizione del tipo di attore cercato dalla produzione infatti combaciava perfettamente con Pattinson.

Nei giorni scorsi era stata diffusa la notizia dell'inizio delle trattative tra le due parti, ma stando agli ultimi rumor, la decisione definitiva è arrivata solo ieri. Questa mattina infatti si era diffusa la notizia secondo la quale la produzione era indecisa tra Robert Pattinson e Nicholas Hoult, tanto da aver richiesto ai due attori di sostenere un ultimo provino video. Ieri la riunione finale della produzione e la decisione: sarà Robert Pattinson.
Le trattative finali tra le due parti sarebbero già iniziate, con l'attore che dovrebbe firmare un contratto per tre film. I detrattori dell'attore, che avevano già fatto partire petizioni online per chiederne la sostituzione, dovranno mettersi l'anima in pace. Ricordiamo che a suo tempo, anche la scelta di Heath Ledger come Joker venne molto criticata, poi abbiamo visto cosa ha saputo creare.

Robert Pattinson ha 33 anni, due in più di Christian Bale in Batman Begins e molti meno dell'ultimo Batman di Ben Affleck.
Del film The Batman si sa ancora molto poco, tempo fa Matt Reeves ha dichiarato che il suo film sarà meno "supereroistico" e più noir, con un Bruce Wayne più giovane e un Batman più "detective".

Le riprese dovrebbero partire in autunno.

sabato 5 settembre 2015

Venezia 72 - giorno 4

Sabato molto pieno al Festival di Venezia, presentati in Concorso tre titoli importanti: The Danish Girl, L'Attesa (primo film italiano), e Equals.

Accolto da grandi applausi e buone critiche (e anche qualche lacrima), The Danish Girl, di Tom Hooper, conquista il festival.

Il film racconta la storia dell'artista austriaco Einar Wegener, alias Lili Elbe, la prima persona ad aver subito l'intervento chirurgico - del tutto sperimentale e molto pericoloso negli anni '30 - per la "riassegnazione sessuale".

Protagonista del film uno straordinario Eddie Redmayne, vincitore del premio Oscar 2015 per La Teoria del Tutto e che con questo film probabilmente si guadagnerà un'altra nomination. Nel cast anche una bravissima Alicia Vikander (anche lei in odore di nomination all'Oscar), Amber Heard e Matthias Schoenaerts.

"Questo film parla dell'accettazione resa possibile dall'amore", ha spiegato il regista Tom Hooper, "viviamo in un mondo diviso. Il film è un appello a prendere in considerazione uomini e donne trans che soffrono. L'insegnamento straordinario che ci viene da Gerda è la condivisione, il loro è un amore sincero che parte dall'accettazione dell'altro. [...] Fin dall'inizio, dalle prime conversazioni abbiamo parlato di una donna che si rivelava, come scoprire questa femminilità latente ci ha guidato attraverso questo percorso profondo, non identificarsi con il genere con cui si appartiene. Non ci sono vie per la libertà, Lili ha combattuto". Nei mesi scorsi è stata fatta qualche polemica sulla mancata scelta di una vera trans per il ruolo. "L'accesso agli attori transgender a ruoli importanti è troppo limitato, e io sono il primo a volere che tutto questo cambi", ha spiegato il regista, "Con questo film abbiamo coinvolto le comunità trans di Copenhagen, Bruxelles, Londra e ci sono diverse partecipazioni come, ad esempio quella dell'attrice trans Rebecca Hoot". La Hoot nel film interpreta il piccolo piccolo ma significativo ruolo dell'infermiera che accompagna Lili durante la sua "trasformazione".

Eddie Redmayne non ci ha pensato due volte prima di accettare il ruolo. "Forse la migliore sceneggiatura che io abbia mai letto", ha detto l'attore, "sono rimasto colpito da questa storia d'amore appassionata e coraggiosa, con Tom abbiamo parlato per anni del progetto, l'idea del trasformarsi non è molto semplice da mettere in pratica. Poter recitare la parte di Lili è stato un sogno che si è realizzato". L'attore ha poi raccontato di essersi documentato molto per prepararsi al personaggio: "Ho incontrato tante persone nella comunità transgender, la loro gentilezza, il loro sostegno, la loro disponibilità ad aiutarmi nell'affrontare questo percorso è stata straordinaria. In quel momento storico non esistevano esperienze precedenti ed è importante capire come il loro percorso si sia evoluto". Essenziale nella vita di Lili è stato l'appoggio della moglie Gerda, interpretata dall'attrice svedese Alicia Vikander. "Sono stata attratta da questa storia d’amore, è una storia unica, come amare e amare se stessi", ha detto l'attrice durante la conferenza stampa, "per l’epoca Gerda era una donna all'avanguardia, un’artista, vedeva e prevedeva e io stessa sono rimasta colpita da questi due ruoli del film. In Gerda ho trovato una donna che è in grado di amare qualcun’altra più di se stessa. Anche io lo vorrei".

Aspettando gli Oscar, chissà se il film verrà preso in considerazione per qualche premio al Festival. The Danish Girl sarà nelle sale italiane a febbraio 2016.

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Presentato, sempre in Concorso, il film Equals di Drake Doremus, che vede come protagonisti Nicholas Hoult e l'attesissima Kristen Stewart, arrivata al Lido per la gioia dei fan.

Storia d'amore fantascientifica, il film è ambientato in un futuro distopico, in una società chiamata "Collective" dove vivono gli "Equals", esseri umani incapaci di provare sentimenti a causa di un esperimento genetico che ha trattato le emozioni come una malattia al fine di creare una società stabile e non violenta. L'equilibrio si rompe quando Mia e Siles s'incontrano.
Il film è liberamente ispirato alla pellicola '1984', basato a sua volta sul celebre romanzo di George Orwell, e vede nel cast anche Guy Pearce e Jackie Weaver.

"Con questa storia volevo mostrare come si vivrebbe nel quotidiano in una società che ha bandito tutti i sentimenti", ha spiegato il regista Drake Doremus, "Il futuro in questo film non è un mondo iper-tecnologico ma una società post-futuristica. In questa utopica realtà, i sentimenti sono banditi. I due protagonisti contravvengono alle regole imposte e vivono una storia d’amore. Questa è l’idea di base, non è una distopia ma una utopia, una società che assicura l’ordine e la pace privando i propri cittadini delle emozioni e dei sentimenti". "Ci sono varie progressioni", ha detto il regista parlando dello stile usato nel film, "è molto istintivo ed anche voyeristico, e l’attore pian piano comincia ad accendersi. Il mondo vive e si accende con nuovi colori che prima non venivano mostrati, via via che i protagonisti scoprono di amarsi ed anche il pubblico pian piano deve accendere il cuore. Girare in Giappone dove regna un grande ordine ed una grande armonia ci ha sicuramente aiutato a realizzare il film".

Un progetto molto stimolante per Kristen Stewart, che ha dichiarato di essersi buttata anima e corpo nel personaggio. "E’ stato difficile recitare come se stessi morendo, senza emozioni da far trasparire, esprimere il nulla, questa era la difficoltà", ha spiegato l'attrice, "era un processo molto difficile, non si deve pensare ma si deve recitare. [...] In 'Equals' parlo sempre come parte del collettivo, non ci sono dubbi, solo certezze. Tutti i cittadini sono esattamente uguali nel vestire, nei pensieri e nei comportamenti". "La domanda che ci poniamo in questo film è: possiamo esistere senza passione, l’umanità può sopravvivere senza amore?", ha continuato l'attrice, "Senza le nostre passioni ed i nostri sentimenti diventiamo come grigi fantasmi che vagano svuotati di ogni senso. Le passioni fanno girare il mondo. Senza esisterebbe ancora il mondo come lo conosciamo?". "I personaggi agiscono contro tutte le regole della società al solo scopo di portare avanti il loro amore e scoprire i loro sentimenti, farli vivere", ha detto poi Nicholas Hoult continuando il pensiero della sua partner nel film, "La fantascienza, secondo me, non è la parte prevalente della storia raccontata in questo film, sono i sentimenti l’aspetto principale".

Il film non ha ricevuto critiche particolarmente esaltanti, ma i commenti hanno sottolineato la continua crescita di Kristen Stewart come attrice. I tempi "piatti" di Twilight sembrano ormai lontani.

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Il cinema italiano fa il suo debutto nel Concorso con il film L'Attesa di Piero Messina, con l'attrice francese Juliette Binoche protagonista.

Ambientato in Sicilia durante il periodo pasquale, il film racconta l'attesa di una ragazza (Lou de Laage) che aspetta il ritorno del fidanzato insieme alla madre di lui (Binoche). Una madre che non ha il coraggio di dire alla ragazza che il suo fidanzato, suo figlio, non tornerà più.

"Con questo film ho scoperto la Sicilia", ha dichiarato Juliette Binoche, che in Italia ha già girato qualche film, "Quella che vedrete nel film è la stessa che ho vissuto io, anche se non potrete vedere il caldo che ho patito! Amo la vostra lingua, il calore delle persone, delle stagioni, del cibo, dei prodotti della terra".
Il suo personaggio nel film, una madre che ha perso un figlio, ha dei punti in comune con uno dei suoi ruoli più famosi, quello in Film Blu di Kieslowski, con cui l'attrice ha vinto la Coppa Volpi, motivo per cui aveva quasi rifiutato la parte. "All’inizio non ero sicura, non volevo fare un film sullo stesso tema, che magari sarebbe risultato meno riuscito", ha detto la Binoche durante la conferenza stampa, "Ma è stata la sceneggiatura a convincermi. In effetti, qui il tema è quello di una persona che ricrea un mondo per poter pronunciare l’impronunciabile. Inizialmente mi ero preparata con un coach, ma non ero soddisfatta. Ho lasciato perdere, ho preferito affidarmi all’immaginazione più che alla memoria, il cosiddetto ‘magical thinking’. L’attore parte sempre da una sensazione corporea, su quella costruisce il pensiero".

Accoglienza "morbida" per il film ha diviso la critica, soprattutto quella italiana.

giovedì 14 maggio 2015

Festival di Cannes 2015 - giorno 2

Subito il primo italiano in Concorso, e poi la presentazione del film del momento: Mad Max Fury Road!

Pronti, via, Matteo Garrone presente in Concorso il suo film fantasy Il Racconto dei Racconti. Film italiano con un cast internazionale che vede Selma Hayek, Vincent Cassel, Toby Jones e John C. Reilly, mentre a portare la bandiera tricolore ci pensa Alba Rohrwacher.

Un film che ha ricevuto un'accoglienza fredda dopo la proiezione stampa, non molti gli applausi, e ha diviso la critica, con i francesi rimasti piuttosto indifferenti, mentre i critici inglesi (qualcuno anche americano, oltre che italiani) hanno apprezzato la strana favola dark di Garrone.

Entusiasti i membri del cast, con Salma Hayek che ha raccontato l'esperienza di mangiare il cuore di un drago. "Disgustoso! Una cosa orribile", ha confessa l'attrice messicana, "era veramente identico a un vero cuore con tutti i dettagli al loro posto. Mia figlia Valentina era lì sul set e mi guardava dal monitor, a un certo punto mi ha consigliato di sputare, tanto da dietro quell'enorme organo non si sarebbe visto niente". L'attrice ha poi parlato delle difficoltà con i pesanti ed elaborati costumi di scena. "Pesavano almeno 50 kg! nella scena del labirinto, dove indossavo un abito rosso di broccato, ho corso per 45 minuti", ha raccontato la Hayek, "Poi Matteo ha detto di rifare la scena e alla fine ero così esausta che non riuscivo più a uscirne. Ho cercato di scavalcare il muro ma non potevo. Sono arrivati in tre a sollevarmi, mentre il costumista gridava di stare attenti al vestito, io mi sentivo svenire!".
John C. Reilly si è soffermato sui metodi di Garrone e sulla diversità tra i set italiani e quelli americani. "In un film così formale, così ricco di dettagli, era lui seguiva se stesso, fidandosi completamente, è una persona calda", ha dichiarato l'attore, "In Italia sul set non c'è separazione tra le persone come negli Usa dove tutto è irregimentato". Parlando dell'atmosfera sul set, gli fa eco Toby Jones, "c'è molto spazio per l'improvvisazione su quei set dove tutto sembra casuale e capita anche di giocare a pallone".
Sulla scelta di fare il film con un cast internazionale e di conseguenza in inglese, il regista Matteo Garrone ha dichiarato: "L'inglese mette in luce la componente scespiriana di Giambattista Basile e serve a far arrivare il film a un pubblico più vasto. Ma abbiamo girato in Italia con una troupe italiana e senza tradire lo spirito del seicentesco "Lo cunto de li cunti"".

Il film sarà nelle sale italiane dal 14 maggio.

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Presentato invece Fuori Concorso, il film più atteso del momento, Mad Max: Fury Road, reboot della saga che vedeva protagonista Mel Gibson, diretto dallo stesso regista dei film originali, cioè George Miller.

Il film non ha solo convinto ma ha conquistato ed esaltato il pubblico. Applausi a scena aperta alla fine della proiezione stampa (ma anche durante il film) e ovazioni durante la conferenza affollatissima di giornalisti. Presenti a Cannes i tre protagonisti, Tom Hardy (che ha raccolto l'eredità di Mel Gibson), Charlize Theron e Nicholas Hoult.

Ci ha messo un bel po' George Miller prima di decidere di rituffarsi nel mondo di Mad Max, ma quando l'ha fatto aveva un'idea molto chiara di come sarebbe dovuto essere il film. "Quello che volevo fare del film era un lungo, ininterrotto inseguimento, o una lunga, ininterrotta graphic novel", ha dichiarato il regista, "L'ho sempre immaginato come un tuffo col più alto tasso di difficoltà, e così è stato. Sul set ho continuato a chiedermi se fossimo diventati matti a imbarcarci in un’impresa del genere, ma devo dire che alla fine è stato bello. Avevo sempre una paura terribile per la troupe, per un incidente che sarebbe potuto capitare in ogni momento, ma sul set non abbiamo avuto nemmeno un osso rotto... qualche livido sì, ma nemmeno un osso rotto. [...] All’inizio non volevo fare un altro film di Mad Max, ma devo ammettere che l'idea ha sempre ronzato nella mia testa. E quando si sono creare le condizioni per girarlo realmente, mi sono lanciato". Il film ha avuto una gestazione lunga e diversi problemi durante le riprese, dovuti alla location non proprio semplice - il deserto della Namibia - e alla volontà del regista di usare pochissima CGI, quindi le scene d'azione, anche le più estreme sono state fatte realmente. Il risultato sono state circa 450 ore di riprese, che in due anni la montatrice Margaret Sixel ha ridotto a due ore di film. In più Miller, per rendere le cose ancora più complicate, ha girato scene brevissime. "Avevamo almeno 3 o 4 macchine da presa digitale in ogni scena e davo lo stop ogni pochi secondi", ha raccontato Miller, "sicuramente deve essere stato molto difficile per i miei attori recitare in questo modo, con tempi così brevi per esprimersi. Lo riconosco qui per la prima volta, forse".
A confermare le parole del regista ci ha pensato il protagonista Tom Hardy. "Durante i sette mesi di riprese, mi sono sentito frustrato a volte, perché non esisteva un modo per George di spiegarci a parole quello che stava facendo in un film di questa dimensione e questa complessità", ha spiegato l'attore, nuovo Max Rockatansky, "Quando ho visto il film per la prima volta ho finalmente compreso la sua visione, e mi sono sentito di scusarmi con lui per la frustrazione che avevo sentito sul set. E mi scuso ancora". "Quando ho ottenuto la parte mi sono sentito come sempre felice e molto emozionato", ha continuato Hardy, "ma sapevo che per il pubblico Mad Max significava Mel Gibson, sicuramente è stato stressante ma sapevo anche di poter contare su George, l’uomo che lo aveva creato".
Novità di questo nuovo Mad Max rispetto ai precedenti è la grande presenza di personaggi femminili, tra cui spicca Charlize Theron. "Ho visto del gran potenziale in questa storia, fin dal primo momento. Avevo sentito dire che ci sarebbe stato spazio per un personaggio femminile nel film, e quindi mi sono interessata", ha raccontato l'attrice che nel film interpreta Furiosa, quasi rasata, sporca e senza un braccio, "Abbiamo discusso molto sulla possibilità di dare a Max una spalla femminile. George ha mantenuto tutte le sue promesse e mi ha permesso comunque di celebrare la femminilità, di restare donna, non cercare di essere un maschio solo perché ero in un film d’azione. Io e le altre siamo personaggi reali, con le nostre psicologie, le donne non hanno bisogno di stare sul piedistallo. [...] Ho visto tutti i film di Mad Max e ci sono temi concreti. Quando penso a Max penso al problema della sopravvivenza del pianeta e Miller è un regista che ti porta letteralmente dentro alla storia. Mentre giravamo eravamo lì e sentivamo di essere davvero braccati e in pericolo. Così tutti gli argomenti di cui sopra diventano ancora più spaventosi". "Non pensavo di fare un film di uomini, ma non c'era nemmeno un'agenda femminista", ha dichiarato il regista riguardo alla presenza di personaggi femminili nel film, "Mi serviva soprattutto un espediente per far incrociare le varie storie, mi serviva per introdurre Max in questa vicenda. Abbiamo  subito trovato il personaggio di Furiosa per ragioni narrative, e quindi tutto è nato da lì, dalla sua presenza si incontrano perché anche Max è un cane pazzo che lotta per la sua libertà".
Domanda finale sul Max originale, come ha reagito Mel Gibson? "E’ venuto all'anteprima, ha visto il film e lo ha amato, è stato molto affettuoso e mi ha riempito di domande sugli attori, dato che lui non solo è un bravo attore ma un regista competente", ha dichiarato Miller.

Il film sarà nelle sale dal 14 maggio.

giovedì 26 giugno 2014

'Mad Max: Fury Road', le prime immagini da EW

Nel numero di luglio, Entertainment Weekley dedica ampio spazio al film 'Mad Max: Fury Road', con Tom Hardy e Charlize Theron protagonisti, che riprende la saga sci-fi degli anni '80.

Regista del film è George Miller, che alla rivista ha dichiarato "Un inseguimento che comincia a inizio film e si svolge per tutta la sua durata di 110 minuti. 'Fury Road' contiene pochissimi effetti visivi e ancora meno dialoghi. I personaggi spiccano in questo mix di intensa azione". Nel cast anche Nicholas Hoult, Rosie Huntington-Whiteley, Zoe Kravitz e Megan Gale.

L'uscita negli USA è fissata al 15 maggio 2015, intanto ecco la cover, immagini e la trama ufficiale del film.

'Mad Max: Fury Road' è il quarto film di George Miller basato sul franchise con protagonista Mad Max. Questo film d’azione post-apocalittico è ambientato nei più remoti angoli del nostro pianeta, in un paesaggio desertico, dove gli uomini sono divisi, quasi isolati tra di loro e per sopravvivere combattono furiose battaglie. All'interno di questo mondo di fuoco e sangue ci sono due ribelli in fuga, gli unici in grado di ristabilire l’ordine: c’è Max (Tom Hardy), un uomo d’azione e di poche parole, che cerca la pace interiore in seguito alla perdita della moglie e del figlio all'indomani del caos; e c’è poi Furiosa, (Charlize Theron) una donna d’azione convinta che l’unico modo per sopravvivere è quello di attraversare il deserto per tornare verso la sua terra nativa.