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giovedì 10 luglio 2025

Superman - la recensione

L'ultima volta che abbiamo visto l'Uomo d'Acciaio sul grande schermo era il 2017 e il film era Justice League. Se si escludono improbabili cammei di Nicolas Cage in The Flash e la Snyder Cut rilasciata in pandemia, quel travagliato film diretto infine da Joss Whedon fu la pietra tombale del DC Extended Universe al cinema. 

Avanti veloce fino ad oggi, Luglio 2025. Al comando dei nuovi DC Studios c'è James Gunn, autore eclettico, uno che alla Marvel ha preso dei personaggi praticamente sconosciuti come i Guardiani della Galassia e li ha resi un fenomeno pop inimmaginabile. È lui a scrivere e dirigere quello che dovrà essere il nuovo inizio di un universo che potrebbe regalarci incredibili soddisfazioni ma che al cinema ha a dir poco faticato, se non addirittura contrariato i fan. Difficild? Sicuramente, ma quando si ha a che fare con James Gunn niente appare impossibile, persino un film come questo Superman.


Dopo una piccola gag introduttiva in stile Star Wars, lo spettatore è immediatamente catapultato nel bel mezzo dell'azione, tanto che i meno avvezzi a questo tipo di narrazione puramente fumettistica potrebbero trovarsi leggermente spaesati: Superman è già in attività da tre anni, lui e Lois Lane sono già una coppia, Luthor lo conosce bene e gli altri supereroi sono attivi e ben inseriti nella società e anche fra le conoscenze del nostro eroe dal mantello rosso. Nessuna storia di origini, quindi, nessun bambino arrivato dallo spazio e cresciuto in una fattoria, non nel senso classico quantomeno, perché comunque i Kent e le origini familiari di Clark sono fondamentali in questo film. 
Sicuramente bisogna fare un patto con ciò che il film vuole offrirci ed entrare nel mood, per così dire. Questo non è un film realistico, non è un film che vuole dare risposte verosimili a quello che Superman e gli altri possono o non possono fare. Questo è un fumetto e segue la logica dei fumetti, dove i cattivi si sconfiggono con una serie di tecnobubbole e il potere dell'amore, dove si possono aprire universi tasca senza (troppi) problemi e nessuno batte ciglio. 
Una volta accettato tutto questo (e beninteso, non tutti potrebbero farlo, per molti questo inizio in medias res, e le dinamiche tipicamente da comic possono risultare respingenti) allora si viene presi e trascinati in un vortice di divertimento ed emozione che non si vedeva da un po' in un cinecomic. In special modo in un film di Superman.
James Gunn si pone in netto contrasto con il suo predecessore e decide di tornare al cuore del personaggio, riscoprendo la bontà e l'ottimismo che lo hanno sempre caratterizzato fin dalla sua controparte cartacea. Il Superman di Gunn non è una figura cristologica tormentata da un desiderio di vendetta, ma un ragazzo di campagna che ama l'umanità con tutto se stesso e che nel tumulto dell'azione si preoccupa di salvare uno scoiattolo. Quello che rende Superman davvero super non sono i raggi laser dagli occhi o la capacità di volare, ma la sua incrollabile fiducia nel bene. Prima ancora di essere Superman, è Clark Kent e la sua capacità di amare totalmente è il suo superpotere.


La scelta di David Corenswet da questo punto di vista è perfetta, perché al di là di una prestanza fisica che certamente è presente,  l'attore ha il viso giusto per incarnare questo Superman gentile e a tratti quasi ingenuo; riesce a essere sia molto divertente che molto intenso senza mai perdere lo sguardo spensierato. Ottima la chimica con Rachel Brosnahan, perfetta Lois Lane, e con tutti gli altri comprimari (in particolare Edi Gathegi che interpreta Mr Terrific, la vera e propria spalla del protagonista, insieme al cane Cripto, meraviglioso sotto ogni aspetto. A emergere però ancora più potentemente è il Lex Luthor di Nicholas Hoult: calcolatore, accecato dall'invidia, quasi pazzo dal desiderio di annientare Superman, ha degli sprazzi di umanità sorprendenti e Hoult è davvero incredibile nel rendere ogni sfumatura di questo iconico Villain. 

La regia di Gunn è sempre ottima, con un paio di momenti in cui diventa addirittura esaltante, con movimenti di macchina incredibili, una fotografia luminosissima e colorata e un humor ben dosato e mai esagerato, così come i suoi famosi 'momenti musicali', che ci sono ma rimangono contenuti.



James Gunn dà un taglio netto al passato, riportando il personaggio di Superman alle origini, lanciando il messaggio che non bisogna per forza essere cupi e dark per poter parlare di supereroi in modo convincente e che è la gentilezza ad essere veramente punk rock. Forse un messaggio che potrebbe deludere chi è abituato a una versione cinematografica più recente dell'Uomo d'Acciaio, ma che molto probabilmente farà contenti gli appassionati dei fumetti e chi è un po' stanco di sentirsi dire che per essere adulti bisogna essere cinici.

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venerdì 26 febbraio 2016

Deadpool - la recensione

Dopo una delle campagne pubblicitarie più originali e travolgenti di sempre, è inevitabile arrivare in sala con aspettative altissime e ancora più facile sarebbe uscirne con una cocente delusione. Ma Deadpool, film dalla storia travagliata su un personaggio non tanto famoso dell'Universo Marvel, mantiene le promesse e travolge con un mix di ironia, black humor e azione a cui è difficile rimanere indifferenti.
Siamo di fronte a un film sulle origini di un supereroe, qualcosa di già visto, non particolarmente originale nei suoi spunti fondamentali, ma è la struttura narrativa a fare la differenza quando Wade Wilson, mercenario dal pungente senso dell'umorismo, ci racconta come è diventato Deadpool, mutante del tutto fuori di testa che rigenera i suoi tessuti e nel frattempo cerca vendetta.

La sceneggiatura è irriverente, il montaggio incalzante, passato e presente si alternano e tutto è estremamente divertente. Come già successo con Guardiani della Galassia, Deadpool ironizza su se stesso, mettendo in ridicolo la categoria dei film sui supereroi a cui appartiene, ma va anche oltre, trasformandosi in un vero e proprio film per adulti, sboccato e smaccatamente sessuale nelle sue allusioni, nascondendosi dietro la follia del suo protagonista, abbattendo continuamente la quarta parete e suscitando più di una fragorosa risata con alcuni geniali riferimenti metatestuali.

Estremamente curate le scene d'azione, anche queste diverse da quelle a cui questo genere di film ci ha abituati, accompagnate da una scelta musicale pop azzeccatissima e travolgente.
Doveroso un applauso a Ryan Reynolds, perfetto protagonista, chiacchierone e sbruffone, che dopo la dimenticabile prova data come Lanterna Verde, riesce a risollevarsi completamente mettendo i panni, o meglio la tuta di spandex, di un personaggio tanto complesso quanto irresistibile.

Film supereroistico, storia di origini, commedia romantica e black comedy, ma soprattutto due ore che volano via in un lampo e che lasciano la voglia irrefrenabile di averne ancora e ancora.

venerdì 6 luglio 2012

'The Amazing Spider Man' - la recensione


Molti si chiedono se si sentisse veramente il bisogno di un riavvio del franchise dell’Uomo Ragno a soli 5 anni dalla conclusione della trilogia diretta da Sam Raimi. La risposta, per quanto mi riguarda, è no, non se ne sentiva affatto il bisogno. Ma ad Hollywood poco importa tutto ciò; proprio perché i film dell’uomo ragno hanno funzionato così bene 5 anni fa (ovvero incassi sorprendenti) perché non dovrebbero funzionare adesso ? Aspettare ulteriormente significherebbe non sfruttare l’onda. L’effetto dei superhero movie sul pubblico non è destinato a durare per sempre, prima o poi tenderà ad esaurirsi.  Hollywood è un rischio che ovviamente non vuole prendersi. Una formula sinonimo di grandi incassi che funziona così bene da ormai 10 anni fa gola a tutti e non fermerà di certo le case di produzione. Basti pensare che non ha fermato niente e nessuno neppure l’abbandono del regista Sam Raimi con conseguente rifiuto da parte di tutto il cast di proseguire la saga; in pochi mesi infatti è stato trovato un nuovo regista (Mark Webb) e il cast rivoluzionato totalmente.

Ed oggi ecco il nuovo “The Amazing Spiderman” uscire nelle sale pronto a ripartire dalle origini.
Operazione compiuta ? No. Certo il pacchetto è decisamente di ottima fattura, visivamente il film supera i suoi predecessori, vedere il regista di “500 Giorni Insieme” alle prese con un blockbuster e gestire così bene soprattutto le scene d’azione fa strano e stupisce in positivo, poi vedere il nostro eroe volteggiare tra i grattacieli in 3D (la terza dimensione nativa vale il prezzo del biglietto) diciamocelo è una gran figata! Ma se sul profilo tecnico il film soddisfa non funziona nel resto.
Francamente ho trovato molto disturbante il continuo paragonare involontariamente ogni passo del film con il primo Spiderman del 2002, è un'operazione che il tuo cervello fa in automatico ad ogni scena e non puoi evitare la cosa purtroppo. L’errore sta proprio nell’aver deciso di riavviare la saga ad una distanza così breve dal primo film. Quando il film di Sam Raimi rimane ancora ben impresso nelle menti e nei cuori di tutti.
Inoltre non bastano nuovi attori, un processo di svecchiamento, qualche cambiamento qui e là e qualche approfondimento su alcuni aspetti della storia non trattati in precedenza per annullare l’effetto dejàvu che si presenta in molte occasioni.

Non ho trovato nella sceneggiatura quella brillantezza nei dialoghi di cui molti parlavano, quell’atmosfera intima che solo Marc Webb poteva riuscire a creare raccontando la vita di Peter Parker. Anzi credo che nel film manchi proprio un coinvolgimento emotivo con i personaggi, davvero poco sviscerati psicologicamente e incapaci dunque di farsi amare dal pubblico. E’ un film che dà intrattenimento, ma poche emozioni.
Risente anche del trattamento riservato ad alcuni superhero-movie post Batman nolaniano, ovvero calcare la mano sugli aspetti più dark della storia come il tema della morte e farne così un film più cupo. Ma lo stile di Nolan funziona con un supereroe come Batman ma non l’Uomo Ragno. La verità è che l’Uomo Ragno non è un supereroe dark, ed è un grave errore proporlo come tale. Sam Raimi era riuscito a riportare in maniera perfetta l’anima del fumetto con leggerezza, in maniera fresca e divertente e soprattutto mettendoci il cuore riuscendo a valorizzare alla perfezione i sentimenti del personaggio senza intaccare il suo fascino originale.
Probabilmente se ci sarà un sequel con una storia del tutto nuova gran parte dei problemi di questo capitolo non si presenteranno, ma bisogna anche cambiare l’approccio con il personaggio, per il momento le avventure dell’Uomo Ragno, per me, potevano tranquillamente fermarsi cinque anni fa.

Mr.Carrey
Voto: 6