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martedì 10 febbraio 2015

[Oscar 2015] Selma: La Strada per la Libertà - la recensione


"Selma: La Strada per la Libertà" è incentrato sugli eventi accaduti per l'appunto nella cittadina di Selma in Alabama nel Marzo 1965, ovvero quando un gruppo di manifestanti guidati dal reverendo Martin Luther King, leader del movimento, organizzarono tre marce per protestare pacificamente contro gli impedimenti opposti ai cittadini afroamericani  nell'esercitare il proprio diritto di voto. Eventi che prendono seguito da quando tra il 1963 e il 1964 il movimento antisegregazionista "Dallas Country Voters League"  iniziò a registrare i cittadini di pelle nera nelle liste elettorali trovando l'accanita resistenza da parte dei sistemi politici americani e moltissimi bianchi. Le marce del '65 infiammarono i 54km del  tragitto statale che va appunto da "Selma" a Montgomery, esse sono ricordate come simbolo della parità dei diritti di voto dei cittadini neri e della campagna di Martin Luther King antisegregazionista.  Una battaglia sulla non violenza ma mai non violenta, basti ricordare la giornata della prima marcia ricordata come "Bloody Sunday" poichè in quel giorno più di 500 attivisti furono caricati e piegati selvaggiamente sotto i colpi di manganello della polizia. Martin Luther King portavoce e leader del movimento dopo due marce bloccate solo con la terza, autorizzata,  riuscì a tagliare il traguardo e a raggiungere l'obbiettivo affinché il diritto di voto, legalmente riconosciuto a tutti i cittadini americani, non fosse più ostacolato da atteggiamenti intimidatori o vessatori nei confronti dei neri negli Stati del sud. Obbiettivo sancito anche dal "Voting Rights Act" promulgato dal  presidente democratico Lyndon B. Johnson.


E' un film importante quello di Ava DuVernay , prima di tutto perchè tratta un episodio di storica importanza per l'America e il mondo intero, e poi  perchè offre un dipinto nuovo e a 360 gradi su una delle personalità più influenti  del passato americano. Martin Luther King vive all'interno del film non solo negli intensi discorsi rivolti alla folla, di cui tutti conoscono i veri filmati in bianco e nero, ma ci viene mostrato anche in un'inedita sfera privata e nel rapporto coniugale con sua moglie Coretta.


"Selma - La Strada per la Libertà" non punta il dito contro nessuno, è consapevole del razzismo ancora permeato tutt'oggi nella mentalità dei più, ma non è un film rabbioso, non denuncia, al contrario è positivo e ottimista grazie ai risultati e i trionfi ottenuti nel corso della storia, di cui quello raccontato è uno dei più importanti.
 "Selma"porta avanti in modo pacifico il suo discorso sulla non violenza e sulla uguaglianza razziale con la stessa convinzione, la stessa umanità  e lo stesso rigore etico del suo leder.  Interpretato da un grandioso David Oyelowo, che in lingua originale trasferisce sullo schermo tutto il carisma del personaggio, soprattutto davanti ai microfoni, dove si accende in un crescendo di magniloquenza oratoria a dir poco ammaliante. 
Il tutto è stato possibile anche grazie ai restanti membri del solido cast: Tom Wilkinson nel ruolo del presidente Johnson e Tim Roth in quello del governatore dell’Alabama GeorgeWallace, la bravissima Carmen Ejogo nel difficile ruolo della moglie di King e una toccante Oprah Winfrey, la quale ha creduto nel progetto tanto da essere presente anche in veste di produttrice assieme a Brad Pitt.

Lo stile della regista afroamericana 42 enne (miglior regista al Sundance Film Festival del 2012 per "Middle of Nowhere") è a tratti documentaristico e storiografico ma anche intimo nel raccontare il percorso travagliato dei suoi personaggi. Commuove ma offre anche momenti di ironia che vanno ad alleggerire un'opera il cui più grande rischio sarebbe stato quello di cadere in una pesantezza di fondo devastante. "Selma" è un film ben ponderato nel ritmo e nella sensazioni profuse allo spettatore, il quale non si sente mai manipolato da un prodotto studiato a tavolino per far leva sulla sua sensibilità, ma al contrario, le emozioni  emergono genuinamente, evocate dalla potenza delle immagini e da una storia fortemente sentita e sincera nei suoi meccanismi di rappresentazione.


Voto:  **** / *****

mercoledì 12 novembre 2014

Prime recensioni per "Hunger Games: Il Canto della Rivolta - Parte 1"

 Due giorni fa la Leicester Square di Londra ha accolto la World Première del terzo capitolo del franchise cinematografico nato dalle opere di Suzanne Collins "Hunger Games: Il Canto della Rivolta - Parte 1; tratto dal libro "Hunger Games: Mockingjay "ultimo capitolo della saga cartacea diviso nella sua trasposizione cinematografica in due parti (di cui "Il Canto della Rivolta - Parte 2" arriverà in Italia il 19 Novembre 2015).
Il cast guidato da Jennifer Lawrence, che interpreta la protagonista Katniss Everdeen,  ha sfilato infiammando il red carpet dove una folla in visibilio attendeva i propri eroi.

Successivamente alla première sono apparsi online i primi commenti della stampa: il film ha fatto discutere, i pareri sono in disaccordo su molteplici punti (ad esempio alcuni parlano di troppa azione, altri si lamentano del contrario) e concordano invece unanimemente sulla bravura di Jennifer Lawrence e su una certa mancanza di coraggio da parte del regista che preferisce puntare sul sicuro. Nonostante ciò le recensioni sono generalmente tutte positive, sebbene manchi l' entusiasmo con cui fu accolto lo scorso anno "La Ragazza di Fuoco". Un responso dopotutto soddisfacente se si tiene conto che questo è un  capitolo di transizione, differente dai precedenti in quanto volto alla preparazione del gran finale che approderà sugli schermi l'anno prossimo.


Ecco a voi nel dettaglio alcuni estratti delle più importanti testate con le annesse valutazioni:

Variety: "Il pubblico conosce bene la materia, e a fine film sentirà la propria pazienza del tutto spremuta e la fame d'azione non del tutto ricompensata [...] Esageratamente altisonante, a tratti troppo denso altre volte insoddisfacente sul piano visivo, questo penultimo capitolo è la storia di una massa che si alza in rivolta e della manipolazione da parte dei media, dove però vengono a mancare una vena ribelle e il giusto spirito sovversivo [...] Il franchise, con una struttura estremamente commerciale, prosegue senza prendersi grossi rischi e andando sul sicuro." 
70/100

The Hollywood Reporter: "Non è una cosa spiacevole ritrovare i personaggi di questa serie ma Hunger Games 3 spalma forse solo 45 minuti di materiale drammatico in più di due ore di durata. [...] Purtroppo "Hunger Games: Il Canto dell Rivolta - Parte 1" ha le sembianze di un classico film commericale. Non c'è una goccia di insolenza, insubordinazione o insurrezione che attraversa le sue vene; ci si sente come in un prodotto studiato a tavolino in tutto e per tutto, cosa allo stesso tempo ironica e un pò triste visto il suo tema rivoluzionario." 
50/100

Total Film: "Il regista torna collaborando con robusti sceneggiatori per montare un incisivo e ben rimato trattamento ad un romanzo difficile. Parte 1 funziona, soprattutto grazie a Jennifer Lawrence. [...] Con misura e potenza sia Jennifer Lawrence che Francis Lawrence compiono il loro dovere nell'offrirci una strada verso la rivoluzione lunga e ricca di colpi di scena." 
4/5

Empire: "Il dramma e il tono sono potenti ed efficaci e la Lawrence da vita ad una eroina estremamente carismatica, ma il film è povero d'azione e non si infiamma come dovrebbe." 
3/5

The Guardian: "Questa prima parte è un preambolo simpatico, un momento transitorio per lasciare che le fiamme si affievoliscano prima di gettare ancor più carburante.<<Il fuoco è contagioso!>> urla Katinss. Si sta pendendo solo il suo tempo."
3/5

The Telegraph: "Hunger Games 3 ha tantissime cose buone a suo favore: è intenso, elegante, attuale e ben recitato. Ma allo stesso tempo non è del tutto soddisfacente." 
3/5

The Wrap: "Il titolo rende chiaro che ci vorrà un'altra pellicola prima del gran finale ma anche se Il Canto della Rivolta - Parte 1 ci lascia desiderosi di vedere altro non si limita solo ad accumulare per due ore; il film riesce ad appagare anche autonamamente." 
83/100

CinemaBlend: "Questo nuovo film rende questo mondo distopico ancor più affascinante ed emozionante, ed è in ultima anlaisi, un altro capitolo di grande successo di questo franchise campione d'incassi." 
4/5

ScreenDaily: " La protagonista Jennifer Lawrence è davvero cresciuta nel ruolo di Katniss... La sua presenza carismatica detiene questo film. [...] Il film può deludere i vecchi fan che apprezzavano quella verve di pura fantasia che contraddistingueva i primi episodi, ma come intenzioni, questo commovente preambolo fornisce un climax duro."


"Hunger Games: Il Canto della Rivolta - Parte 1" uscirà nei cinema italiani Giovedì 20 Novembre 2014.



Mr.Carrey

martedì 11 novembre 2014

Sils Maria - La Recensione

 "Clouds of Sils Maria" questo il titolo originale del nuovo film di Oliver Assayas con Juliette Binoche e Kristen Stewart protagoniste. Rispettivamente la prima intrprete di Maria Enders, un'attrice di mezz'età con una carriera cinematografica e tetrale di tutto rispetto, la seconda invece nei panni della sua giovane assistente Valentine, una ragazza molto intelligente e professionale nel suo lavoro.
Il film racconta la vita di questa affermata attrice nel momento in cui le viene riproposto un testo teatrale che interpretò molti anni prima, opera che segnò il suo debutto alle scene nelle vesti della diciottenne Sigrid e della sua relazione saffica con una donna matura di nome Helena. La relazione avrà un epilogo tragico con il suicidio di Helena.
A vent'anni di distanza il ruolo di Sigrid viene affidato per ovvie questioni di età alla neo star emergente Jo-Ann (interpretata da Chloë Grace Moretz), mentre alla nostra Maria Enders viene proposta la parte di Helena.
La difficile scelta di prendere parte al progetto getterà Maria in un vortice di insicurezza mettendo alla prova non solo la sua carriera lavorativa ma anche la sua persona e dovendosi così scontrare con la paura di invecchiare e con i fantasmi che tornano dal passato. Fortuna che l' assistente Valentine, oltre che aiutarla a memorizzare il copione recitando la parte di Sigrid, cercherà con determinazione di guidare le sue scelte con amorevoli attenzioni...

 Presentato a Cannes come degno erede di "Eva contro Eva", film a cui innegabilmente il regista si è ispirato, "Sils Maria"  è stato acclamato con un buonissimo responso da parte della critica soprattutto in virtù dell' interpretazioni delle due attrici protagoniste. La recitazione in un film che è un chiaro esercizio di metacinema e che vede le sue attrici onnipresenti alle prese con verbosi dialoghi è fondamentale. E questa si presenta agli occhi dello spettatore fin da subito la più potente arma di quest'opera, la più potente ma forse anche l'unica a disposizione. Perchè "Sils Maria" nel sua struttura meta-cinematografica e nella sua dimensione strettamente dialogica ci presenta un mondo che per forza di cose può coinvolgere soltanto coloro che vivono al suo interno, tutti gli altri che non fanno fanno parte della macchina cinematografica vengono relegati in un angolino. E in questo circolo di esclusi sono compresi anche coloro che hanno la passione per il cinema, come il sottoscritto, ma che non lavorando sul campo e non facenti parte dello star-system difficilmente potranno empatizzare e provare interesse verso questioni e problematiche che mai testeranno. 
 E' un film ermetico Sils Maria, dalla destinazione elitaria. Ed'è proprio la sua natura discriminatoria e molto borghese a renderlo per niente coinvolgente e tanto soporifero. Dove anche l'assenza di colpi di scena risulta disfunzionale ad una narrazione che si mostra piatta dal primo all'ultimo minuto. Lo spettatore assiste a questo gioco di specchi dove Maria e l'assistente Valentine si muovono in parallelo con i personaggi di finzione che interpretano, quasi come se questi ultimi si stessero impossessando delle loro vite, ma il tutto rimane molto trattenuto e lo spettatore attende invano un'improvvisa svolta di trama che mai avrà luogo.

A parte l'eccellenza di una Juliette Binoche giustamente in parte, e di una Kristen Stewart, mai così brava fino ad ora (già lo si sapeva, anche prima di Twilight) e capace di rubare la scena più di una volta alla sua ben più navigata comprimaria, cosa rimane dunque nella pellicola di Oliver Assayas ? Rimane la bellezza dei passi di montagna di Sils Maria, le nuvole, i colori che riempiono il cuore più di ogni parola.

Voto: * * / *****


Mr.Carrey

lunedì 9 giugno 2014

Il successo di "Colpa delle Stelle": Dalle recensioni della stampa agli incassi

"Colpa delle Stelle" è atteso nelle sale italiane il 4 Settembre 2014. In America invece ha fatto il suo debutto venerdì scorso.
Il film, scritto dagli stessi autori di "500 Giorni Insieme" e diretto da Josh Boone, è tratto dall'emozionante best seller young adult di John Green "The Fault in our Stars" che racconta la travolgente storia d'amore di due adolescenti malati di cancro, Hazel e Gus.
Il libro ha avuto un fortissimo successo editoriale in America, con oltre dieci milioni di copie vendute, e il film si propone di replicare altrettanti risultati. Costata solo 12 milioni di dollari, la pellicola segna un esordio a dir poco stellare già con le anteprime serali di giovedì notte, incassando la bellezza di 8.2 milioni di dollari e fagocitando il blockbuster avversario "Edge of Tomorrow" con Tom Cruise (solo 1.8 milioni), superando perfino l'esordio "X-Men: Giorni di un futuro passato" che nelle anteprime serali ha incassato 8.1 milioni.
Venerdì "Colpa delle Stelle" raggiunge i 26 milioni di dollari (inclusi gli 8 milioni precedenti) e si conferma un inevitabile successo al botteghino, al contrario di chi sosteneva che i fortunati risultati delle anteprime fossero dovuti ai soli fan del libro.
Gli ultimi dati di questa mattina rivelano che il film ha chiuso il week-end (dal 6 al 9 Giugno) posizionandosi al primo posto in classifica con 48.2 milioni incassati e una media di 15,191 dollari per sala. Per un film che non dovrebbe avere problemi a superare la soglia dei 100 milioni totali alla fine del suo corso.

Un successo che non si limita solo alla formidabile performance al botteghino, ma che si evince anche grazie alle entusiastiche reazioni della critica, colpita soprattutto dalla recitazione dei due interpreti protagonisti. Compito tutt'altro che semplice per un film del genere convincere una "non sempre facile" stampa.
A seguire alcuni estratti delle principali testate americane, dove alcuni azzardano pronostici sulla palpabile nomination agli Oscar della protagonista Shailene Woodley (star della neo-saga "Divergent" e vista in "Paradiso Amaro"):

“Colpa delle Stelle è praticamente perfetto. Il film è ben scritto, ben recitato, giovane, divertente e saggiamente osservato.  I fan del libro saranno felici di sentire che è fedele alla storia di John Green.” USA Today.

“Un saggio, caloroso, divertente e toccante dramma romantico. Colpa delle Stelle riesce a raggiungere quella rara impresa di suscitare tanti applausi quante lacrime.” Washington Post

“Dopo aver avuto il privilegio di testimoniare la trascendentale, pura e autentica performance di Shailene Woodley in Colpa delle Stelle, credo che ci siano solo 4 posti disponibili per la candidatura a “Miglior Performance per una Attrice Protagonista”. Lei è così indimenticabile.”Chicago Sun – Times

“Come ragazza che scopre, nella morte, il significato della vita, [Shailene Woodley] è un rapimento da vedere. La telecamera la ama, e anche tu lo farai.” New York Observer

“I fan di Colpa delle Stelle non dovrebbero preoccuparsi. Il film ci ha preso.” St. Paul Pioneer Press

Alto indice di gradimento riscontrabile anche nei siti-archivio di "reviews" Rottentomatoes e Metacritic con un 82/100 (su 120 recensioni) nel primo e un 70/100 (su 40 recensioni) nel secondo.

"Colpa delle Stelle"diretto da Josh Boone e interpretato da Shailene Woodley, Ansel Elgort, Laura Dern e Willem Dafoe uscirà nelle sale italiane il 4 Settembre 2014.


giovedì 3 aprile 2014

Sky Atlantic HD: Tutte le Serie TV in arrivo sul nuovo canale di Sky

Sky annuncia il debutto sulla piattaforma del nuovo canale 'Sky Atlantic HD'


Sky Atlantic HD aprirà i battenti il 9 Aprile 2014 sul canale 110 e ospiterà tutte le migliori serie tv e le miniserie del panorama europeo e internazionale, oltre le fiction originali prodotte da Sky, prima in onda su Sky Cinema. 
Tutto questo per accontentare quella fetta di pubblico più esigente. Grazie ad un ghiotto palinsesto che farà gola a chi cerca un'esperienza seriale di altissima qualità. Diventando la destinazione esclusiva delle più attese serie tv firmate da grandi marchi come HBO, Sony, 20st Century Fox, BBC e Canal+.
Insomma un canale unico nel panorama televisivo italiano che, però, sarà  in onda solo 12 ore al giorno, al contrario degli altri canali di Sky come Fox e Sky Uno.

Le trasmissioni saranno inaugurate il 9 Aprile dall'anteprima, in prima serata, della serie "House of Cards" con Kevin Spacey protagonista e David Fincher alla regia.

Ma andiamo a scoprire nel dettaglio tutte le serie tv che prossimamente vedremo su Sky Atlantic:


Banshee - dal 10 Aprile La serie è ambientata in una piccola città della Pennsylvenia e segue le vicende di un ex artista della truffa ed esperto di arti marziali che decide di far rispettare la legge a modo suo, ma dietro questa facciata di giustiziere si nascondono piani elaborati per scopi personali. La serie è costituita da 10 puntate. Attualmente nelle televisioni Americane è in onda la seconda stagione.

Boardwalk Empire: L'Impero Criminale (Stagione 4-5) - dal 10 Aprile
La quarta stagione dell'amata serie con Steve Buscemi protagonista nei panni del "boss Nucky". Atlantic City, 1920. Con l'entrata in vigore del Proibizionismo, Enoch "Nucky" Thompson, in parte boss mafioso e in parte politico corrotto, ordisce un piano per rendere ricco lui e i suoi soci vendendo il liquore divenuto illegale. Nel frattempo, Jimmy Darmody, suo ex-protetto, torna a casa dopo aver combattuto nella Grande Guerra e inizia a frequentare un poco più che ventenne Al Capone.


The Crazy Ones - dal 10 Aprile Divertente comedy sul mondo della pubblicità con un esuberante Robin Williams protagonista. Il genio della pubblicità dai metodi poco ortodossi e il comportamento imprevedibile Simon Roberts è a capo di una delle agenzie più prestigiose in circolazione, la Roberts Advertising Agency. Simon ha la fortuna e il piacere di lavorare con sua figlia, Sydney. Lei, a differenza sua, è l'esatto contrario: mirata, organizzata, desiderosa di affermarsi con le sue forze. Nell'agenzia lavorano anche il talentuoso Zach, il direttore artistico Andrew, e la bella e intelligente assistente Lauren. 

Gomorra: la serie - dal 6 Maggio Direttaemente dal celebre libro di Saviano, e dopo il film di Garrone, ecco arrivare la serie tv di Gomorra. La serie prodotta da Sky, realizzata in collaborazione con Cattleya e Fandango, con La7 e con la Beta Film è un kolossal televisivo diretto da Stefano Sollima, regista dell'amata serie di Romanzo Criminale. Il progetto televisivo parte da una storia del tutto originale, un monumentale arco narrativo che racconta il destino di due grandi famiglie. L’affresco di una realtà nella quale i valori seguono spesso logiche perverse, dettate dall’istinto di sopravvivenza. Nelle 12 puntate della serie televisiva non troveranno posto solo vicende criminali, ma anche le dinamiche e legami familiari tipici della grande saga televisiva. 

House of Cards - dal 9 Aprile La prima stagione della serie tv osannata dalla critica con Kevin Spacey e Robin Wright protagonisti. Spacey interpreta il ruolo di Frank Underwood, un politico senza scrupoli che mira ai vertici politici di Washington. Durante la campagna elettorale, il rappresentante Frank Underwood supporta Garrett Walker, che diventa il 45º Presidente degli Stati Uniti. Ma quando Walker viene meno alla promessa fatta prima delle elezioni, di affidare l'incarico di Segretario di Stato a Underwood, quest'ultimo cerca una vendetta personale puntando ai vertici politici di Washington.

Magic City - dal 10 Aprile La prima stagione della "chiccosa" serie tv ambientata negli anni 50-60 a Miami con Jeffrey Dean Morgan e la bond girl Olga Kurylenko protagonisti. La serie è incentrata sulle vicende dell'impresario Ike Evans, e della sua famiglia, proprietari di un lussuoso albergo chiamato Miramar Playa. Per finanziare il suo appariscente albergo, Evans è costretto a piegarsi al boss mafioso Ben Diamond, che può garantire il successo del suo stabilimento. Mentre il suo mondo rischia di crollare da un momento all'altro, Evans lotta per difendere il suo albergo e la sua famiglia, composta dalla moglie, l'ex showgirl Vera, e dai tre figli, sullo sfondo di una turbolenta Miami. Sfavillante.

Master of Sex - prossimamente L'accattivante serie "femminista" tratta dalla biografia di Thomas Maier Masters of Sex: The Life and Times of William Masters and Virginia Johnson. La serie ha per protagonisti Michael Sheen e Lizzy Caplan, che interpretano i reali pionieri della sessualità umana, il sessuologoWilliam Masters e la psicologa Virginia Johnson, raccontando le loro vite e le loro ricerche che hanno segnato la rivoluzione sessuale.

Il Trono di Spade (Stagione 4) - dal 9 Aprile (lingua originale) dal 18 Aprile (doppiata) La potente saga fantasy torna sul piccolo schermo per la quarta stagione, rivelandosi ancora una volta una delle migliori produzioni televisive di sempre. La serie racconta le avventure di molti personaggi che vivono in un grande mondo immaginario costituito principalmente da due continenti. Il centro più grande e civilizzato del continente occidentale è la città capitale Approdo del Re, dove risiede il Trono di Spade. La lotta per la conquista del trono porta le più grandi famiglie del continente a scontrarsi o allearsi tra loro in un contorto gioco di potere. Ma oltre agli uomini, emergono anche altre forze oscure e magiche.

True Detective - Settembre 2014 La prima stagione dell'acclamato noir poliziesco con Matthew McConaughey e Woody Harrelson protagonisti. Le vite dei detective Rust Cohle e Martin Hart si intrecciano inesorabilmente nella lunga caccia a un serial killer in Louisiana, durata diciassette anni. Attraverso archi temporali diversi, vengono raccontate le vite e le indagini dei due detective, dal 1995 al 2012, anno in cui il caso è stato riaperto. 8 episodi dalla durata di un'ora ciascuno per la migliore serie dell'anno.

Venuto al Mondo: Extended Version (5 puntate) - dal 15 Aprile Dopo il mezzo flop della versione cinematografica Sergio Castellito è tornato in sala di montaggio e ha recuperato le 4 ore e mezzo di girato. Ha così deciso di realizzare questa miniserie costituita 5 puntate.Con Penelope Cruz ed Emily Hirsh. Una mattina, Gemma s’imbarca su un aereo, diretto a Sarajevo, trascinandosi dietro il figlio sedicenne Pietro. Ad attenderla all’arrivo c’è Gojko, poeta bosniaco, amico, fratello, amore mancato, che ai tempi gioiosi delle Olimpiadi invernali del 1984 condusse Gemma verso l’incontro sentimentale della sua vita, il fotografo “di pozzanghere” Diego.


Top of the Lake - prossimamente Una dodicenne scompare nelle acque gelide di un lago di South Island. La ragazzina, figlia di un locale signore della droga, era incinta di cinque mesi ma non ha mai voluto rivelare a nessuno il nome del padre. Robin Griffin (Elisabeth Moss), detective della polizia, indaga sul caso cominciando una misteriosa ricerca che consumerà l'intera comunità e la porterà a riscoprire agghiaccianti segreti sulla sua infanzia. Misteri e dramma per una delle serie più suggestive e dunque attese dell'anno.


Cosa aspettate ?  Il 9 Aprile tutti sintonizzati su Sky Atlantic HD (canale 110)








domenica 30 marzo 2014

Nymphomaniac Vol.2 (Soft Version) - la recensione

'Nymphomaniac Vol.2' verrà qui analizzato, come per il primo volume, nella sua versione corta e censurata.
Il seguente articolo va integrato con la recensione di 'Nymphomaniac Vol.1' che trovate QUI.

La seconda parte dell'opera di Lars Von Trier ci presenta un percorso, dopo il precedente di "formazione", dedicato alla ricerca di sé e alla discesa negli inferi del personaggio di Joe. 

Un capitolo in cui la patologia sessuale si traduce in una vera e propria piaga mentale che farà cadere Joe in un totale stato di apatia. Ne consegue un periodo di asetticismo affettivo, in cui Joe avrà anche un figlio, e di profonda solitudine in cui anche il suo corpo comincerà a risentirne, perdendo ogni capacità di provare sensazioni fisiche. 
Joe si mette dunque alla disperata ricerca del piacere perduto, e troverà modo di sentirsi viva con le pratiche di "K", interpretato da un insolito e bravo Jamie Bell (Billy Elliot), che nel suo laboratorio sodomizza le sue "pazienti" in cerca di emozioni forti.

'Nymphomaniac Volume 2' pur essendo leggermente superiore al volume primo non ne rivoluziona  le sorti e la qualità artistica dell'opera complessiva rimane mediocre. Questa volta non è presente quella smania dal parte del regista nel voler continuamente accostare il basso con il colto, operazione che in precedenza aveva delineato uno stile che dire tracotante è poco. Nel secondo capitolo si percepisce meno artificiosità formale e più autenticità. Lars Von Trier ripone da parte il suo egocentrismo e sembra mettersi in un angolino concedendo così più spazio al racconto di Joe e riducendo gli interventi di Saligsman che, come lui, pare più disposto ad ascoltare. Non che questo sia un bene, anche perché la storia di Joe si poggia su una sceneggiatura piatta, dove l'apatia della protagonista coincide con quella dello spettatore. Nymphomaniac non appassiona mai, si resta nella più totale indifferenza, non si prova né compassione né disgusto nei confronti di Joe. Tutti i climax sono gestiti nel peggiore dei modi, si potrebbe dire che è proprio climax non esiste, la narrazione non raggiunge mai un apice, un culmine emotivo o di tensione drammatica. A fare da padrona è la perplessità dello spettatore messo di fronte a diversi passaggi forzati e all'irrazionalità di alcune scene, basti pensare alla macchina in fiamme o alla conversione mafiosa di Joe, decisamente folle.

Rimangono degne di nota alcune immagini dal forte impatto visivo, come la protagonista in cerca del proprio albero-anima su una rupe rocciosa, ma in generale l'estetica del film non è lontanamente paragonabile a quella lussureggiante di Melancholia e neanche a quella gotica di Antichrist.


La pornografia in questo secondo capitolo è più controllata ma è più violento a livello di immagini, penso alla crudezza delle pratiche sadomaso di "K" o il preambolo che va a spiegare come mai Joe all'inizio giaceva in uno sporco vicolo ferita e priva di sensi, sicuramente la scena più forte e tesa del film.
Lars Von Trier  fortunatamente non è caduto nel didascalico per la seconda volta, e le digressioni di Seligman sono più misurate. Inoltre alcuni concetti espressi sono decisamente più provocatori di quanto il film sappia fare con le immagini, oltre che essere i punti più interessanti del film, basti pensare ad alcuni riferimenti alla religione o al punto di vista di Joe sulla pedofilia, una visione decisamente scomoda e anticonformista. Nymphomaniac quando decide di tirare le somme si conclude traendo una morale tutta "femminista" della vicenda, in cui viene evidenziato il doppio standard di una società che tende a condannare la sessualità femminile, al contrario di quella maschile dove uno stile di vita del genere potrebbe tranquillamente essere considerato "normale". Un epilogo scontato e totalmente convenzionale, troppo poco per un film di oltre 4 ore che vorrebbe essere cinico e provocatorio. Soprattutto un finale che lascia in sospeso molti quesiti e che non risolve la dicotomia sesso/amore.

In fin dei conti 'Nymphomaniac' è il tipico film lanciato con tanto fracasso ma che nei fatti si rivela insoddisfacente sotto tutti i punti di vista. Magari con una distribuzione televisiva, sotto forma di "miniserie" ,l'idea di Von Trier avrebbe trovato un mezzo espressivo più adatto.



Voto:  **½ / *****

mercoledì 26 marzo 2014

Need for Speed (The Movie) - la recensione

La traduzione cinematografica della saga videoludica di 'Need for Speed' non era una passo semplice e privo di rischi, i produttori ne erano consapevoli. La pellicola doveva far fronte alle aspettative dei fan, doveva avere un senso, doveva essere motivata da qualcosa che non fossero solo gli incassi e soprattutto reggere il confronto con la saga rivale 'Fast & Furious'. L'obbiettivo numero uno era sicuramente quello di sfornare un prodotto che si differenziasse dagli altri muscle-car movie odierni.
E la missione è stata portata a temine in maniera più che accettabile.

Il film di Scott Waugh trova la sua carta vincente nel trarre ispirazione dai film d'azione di fine anni '70/inizio '80, plasmandosi sui canoni di quella categoria di film, dove i protagonisti potrebbero essere tranquillamente figli di un Matt Dillon o un Tom Cruise, che negli anni ottanta erano alcune delle giovani star più amate dagli adolescenti.
A parte la struttura nostalgica, il film si distingue per una messa in scena sobria e seriosa, che non ripropone affatto il format di Fast & Furious, più trash nel proporre attori "rozzi e nerboruti", donne provocanti e auto modificate. Need for Speed evita volgarità e violenza optando per un giusto senso del realismo, curando la narrazione, proponendo personaggi semplici spinti da passioni e sentimenti veri. Un film dov'è palpabile il senso di velocità, il vento sui capelli, dove si respira un'aria di libertà e il senso del rischio. Il film punta efficacemente più sugli elementi prettamente cinematografici che del videogioco, per non risultare una "baracconata" e riuscire a coinvolgere emotivamente il suo pubblico. I riferimenti e le citazioni al videogioco non mancano ma sono ben dosati.


Le emozioni del film si fanno palpabili anche per il realismo visivo raggiunto grazie ad uno scarsissimo utilizzo della computer grafica, tutte le evoluzioni che vediamo sul grande schermo sono infatti realizzate da grandi professionisti dello stunt.
Appassiona il lungo viaggio on the road del protagonista (interpretato da un lanciatissimo Aaron Paul, orfano dalla serie di Breaking Bad) a bordo della sua Ford Mustang nel raggiungere il luogo della fatidica gara, anche perché nell'abitacolo della vettura si articolano rapporti umani grazie alla compagnia dell'attrice Imogen Poots  (molto brava) con cui condivide la scena.
In conclusione da 'Need for Speed' non ci si possono aspettare contenuti intellettuali, la storia è semplice com'è giusto che sia, il suo unico compito è quello di intrattenere. E in questo sa come appagare al meglio la sua fetta di pubblico, sfrecciando con sicurezza a tutta velocità dall'inizio alla fine.

Voto:  *** / *****

martedì 25 marzo 2014

Nymphomaniac Vol.1 (Soft Version) - la recensione

 Si parla da molto dell'ultimo film di Lars Von Trier, "Nymphomaniac", da quando lui dichiarò di voler portare al cinema un' opera pornografica, che esplorasse la sessualità e il mondo femminile dal punto di vista di una ninfomane, senza però dimenticare un certo spessore nei contenuti. E in questo Lars è di parola, non dimenticando mai introspezioni, studi psicologici e riflessioni sui temi affrontati; con questo Nymphomaniac il regista inserisce falli, vagine, sesso orale e penetrazioni a fare bella mostra di sé, della serie "guarda come sono bravo a farti entrare in punta di piedi il porno in un film d'autore". L'intento, manco a dirlo, è quello di provocare.
Il regista, probabilmente sotto pressione dalla produzione, decide però di montare due versioni delle 5 ore e mezzo di girato totale entrambe suddivise in due parti : una "soft" più corta destinata ai cinema e l'altra una versione "hard" integrale e dunque senza censure.
La recensione qui proposta analizza la prima parte della versione soft "Nymphomaniac vol.1" dalla durata di 115 minuti contro i 145 minuti della "long version".
Joe, la protagonista, viene trovata in un vicolo priva di sensi da Seligman durante una giornata nevosa, che provvederà a soccorrerla portandola nel suo appartamento. Qui Joe davanti ad una tazza di té caldo rivelerà a Seligman di essere una ninfomane. Comincia così a raccontargli la sua vita ma sarà una lunga narrazione. Seligman accetta di ascoltarla senza giudicare...
Questa è la trama del film e da qui Von Trier innesca un discorso su come la sessualità è discussa e capita, ponendo complesse riflessioni sulla dicotomia tra sesso e amore. Un discorso che vuole farsi complesso andando a cercare confronti e parallelismi in campo scientifico, filosofico e religioso. Spesso proponendo simbolismi e riferimenti legati il più delle volte alla numerologia e alla matematica. E trovando nella pesca un giusto alleato esplicativo, a causa delle forti analogie e coincidenze tra la tecnica della pesca e la sessualità. Infatti sarà proprio la passione per la pesca di Seligman ad aprire la maggior parte degli spunti di discussione e di riflessione sulla vicenda raccontata da Joe.

In un opera dunque che si mostra abbastanza intellettuale e che si pone innegabilmente dei propositi piuttosto alti sul piano dei contenuti, allora la pornografia delle immagini diventa spesso superflua. Vi giuro che il mio non è un discorso che vuole essere bigotto, ma ho trovato lo sbandieramento di penetrazioni e organi genitali nel dettaglio un qualcosa di abbastanza gratuito. Messo là in un contesto che vuole farsi colto e intellettualoide per il solo gusto di scandalizzare.

 Un po' come l'eccesso di violenza splatter di alcuni film, spesso stupida ed evitabilissima. Per questo penso che la versione estesa non aggiunga niente di più al valore artistico del film (dato che sono 30 minuti di materiale pornografico ancora più esplicito). Molti hanno giustificato la pornografia, spiegando che l'occhio del regista è quello di uno studioso, uno sguardo che chiameremo scientifico. Io francamente non condivido questa tesi, conoscendo il personaggio (Lars Von Trier) immagino che l'unico suo intento sia stato quello di voler provocare e scandalizzare il suo pubblico, perché si diverte un mondo nel farlo.
Che poi in fin dei conti cosa ci dovrebbe scandalizzare? Un primo piano su una penetrazione ? Alla fine si sta parlando di sesso. Nessuno uscirà traumatizzato dalle immagini visionate.
Adesso però mettiamo da parte il comparto a luci rosse del film e concentriamoci sui contenuti "di qualità". Ovvero le digressioni in cui vengono inserite annotazione e cenni culturali che vanno a toccare le materie e le arti disparate, ovviamente legate allegoricamente alla sfera sessuale. Un eccesso culturale che più che atto d'amore di un uomo nei confronti della cultura stessa sembra solo un'ostentazione presuntuosa di un bagaglio di conoscenze, proprie non di un intellettuale ma di un odioso saccente. Un insulso gioco tipico di chi si vuole pavoneggiare. Un' opera che si traduce come un esercizio di stile sofisticato e mai sincero, dove non mancano alcune forzature nel voler appiccicare a tutti i costi riflessioni letterarie e quant'altro alle attività sessuali della protagonista.
Una cosa che ho capito da questo "Nymphomaniac vol.1" è che nel fare l'intellettuale ci vuole una certa dose di umiltà e il senso della misura, a Lars Von Trier tutto ciò manca e agli occhi dello spettatore si fa spocchioso e dunque irritante.

Purtroppo la pellicola non funziona nemmeno quando mette in scena gli episodi di vita raccontati da Joe, che si presentano poco interessanti, evidenziando debolezze di sceneggiatura, incapaci di far scattare un coinvolgimento emotivo di qualunque sorta nello spettatore. Il film per questo procede senza ritmo e annoia parecchio. Manca anche una fotografia di lussureggiante bellezza come quella vista in Melancolia, che avvolgeva il film in una atmosfera di suggestione magnetica.
Detto tutto ciò mi fermo qui, non vorrei sembrare fin troppo prevenuto nei confronti della totalità dell'opera considerando che per il momento sono a metà del suo corso, e mi rimprovero di aver forse mosso delle critiche in maniera fin troppo radicale.
Sono invece pronto a ricredermi con il secondo capitolo (di cui la recensione a breve). Anche se ho l'impressione che Nymphomaniac al termine della sua novella sia molto più "morale" e molto meno "politically scorret" di quanto ci voglia far credere.


Voto:  ** / *****


La recensione del Secondo Volume è disponibile nel seguente link http://frameseven7.blogspot.it/2014/03/nymphomaniac-vol2-soft-version-la.html




giovedì 20 marzo 2014

"La Vita di Adele" esce in Dvd e Blu-Ray


E' uscito sul mercato home video in questi giorni in versione Dvd e Blu-Ray Disc "La Vita di Adele", il film di Abdellatif Kechiche vincitore della Palma d'Oro 2013 a Cannes. La pellicola interpretata da Adèle Exarchopoulos e Léa Seydoux è tratta dalla graphic-novel "Il Blu è un colore Caldo" di Julie Maroh.

La versione home video del film, edito da Lucky Red e distribuito da CG Home video, presenta nel formato Dvd  il "trailer originale" e le "scene tagliate", mentre nella versione Blu Ray è contenuto un interessante e inedito "Making of" di 30 minuti.
Il film "scandalo" del festival di Cannes 2013 acclamato dalla critica e dal pubblico, da molti etichettato come "Il film definitivo sull'amore", si presenta in una versione in alta definizione molto ben curata, dove a giovarne sono soprattutto i numerosi primi piani in cui sono messi in risalto anche i dettagli più insignificanti. Il tutto accompagnato da un ottimo master audio in HD, presente non solo nella traccia originale in "francese" ma anche in quella "italiana".

Adele è un’adolescente e non ha dubbi: le ragazze stanno coi ragazzi. La sua visione del mondo però inizia a vacillare il giorno in cui incontra Emma, una giovane donna dai capelli blu, che le farà scoprire il desiderio e le permetterà di realizzarsi come donna e come adulta. Sotto lo sguardo di chi la circonda, Adele cresce, cerca se stessa, si perde, si trova di nuovo... 


DATI TECNICI BLU RAY:
Schermo: 1080p HD - 16/9, 24fps
Formati audio: Italiano: DTS-HD Master Audio Francese: DTS-HD Master Audio
Sottotitoli: Italiano, Italiano n/u
Contenuti extra: Trailer - Scene Tagliate - Making of (30')
Durata: 179 minuti
Regia: Abdellatif Kechiche
Cast: Adèle Exarchopoulos, Léa Seydoux, Salim Kechiouche, Mona Walravens e Jeremie Laheurte
Genere: Drammatico-Formazione
Censura: VM 14 Anni


Film: ****
Video: ****
Audio: ****½
Extra: ***




Mr.Carrey


venerdì 14 marzo 2014

300: L'alba di un Impero - La Recensione

Noam Murro dopo alcuni anni di lavorazione riporta in sala il fenomeno cult di "300 "che nel 2006 grazie a Zack Snyder portò gli spartani della graphic novel di Frank Miller al cinema.
Il film di Zack Snyder per quanto mi riguarda lo trovai non privo di difetti e abbastanza irritante nella messa in scena, ma gli riconosco comunque la potenza visiva della riuscita coesione tra i disegni del fumetto e la macchina cinematografica.
Ma se nel film di Snyder la materia prima da cui attingere era il fumetto, di questo "midquel" (narra eventi accaduti in contemporanea con la disfatta di Leonida) la fonte di ispirazione è esclusivamente il film di Snyder, in quanto non esiste (ancora) un sequel della graphic novel firmata Miller. Ed è in questo che "L'alba di un Impero" mostra i maggiori limiti. Nel riproporre gli stessi artifici "Snyderiani", che in quel caso erano un marchio stilistico del proprio autore, e che qui sanno invece di vero e proprio plagio.
Dunque dove il film di Snyder vinceva per innovazione e originalità, il film di Murro perde per mancanza di nuove idee espressive. Perchè non apre gli occhi al suo pubblico sulle potenzialità del cinema, non sperimenta come Snyder nuovi modi di comunicazione, Murro li copia e cade inevitabilmente nel già visto.
Come differenziare le due opere allora ? Oltre presentare un punto di vista diverso, i protagonisti sono gli Ateniesi guidati da Temistocle contro Artemisia e i Persiani, Murro anche qui decide di non complicarsi la vita e spinge allora il pedale sull'azione e sullo splatter mostrando decapitazioni e arti mozzati a go go. Ogni tanto si ricorda anche di infilare qualche dialogo tra un uccisione e l'altra, ricorrendo ad una pseudo poetica fastidiosissima dove ogni parola suona fasulla, chi vuole prendere in giro ? sappiamo tutti che a Murro poco frega dei contenuti del suo film. E' molto più concentrato nella cura degli schizzi di sangue che sporcano l'inquadratura, o nella realizzazione di ralenti ad effetto che non sfigurino con quelli di Zack Snyder. Ralenti forse più presenti in questo capitolo che nel precedente, più che altro per dilatarne i tempi e colmare i buchi di narrazione.

Certo, adesso voi direte, è un film d'intrattenimento, non è che un buon film debba per forza avere dei contenuti profondi o importanti. Ma se il film non funziona neanche nella messa in scena e visivamente cosa gli rimane ?
Dal punto di vista tecnico, attraverso la fotografia desaturata e un'illuminazione artificiale, siamo messi di fronte ad un mondo dove attori in carne e ossa si muovono in uno scenario innaturale ricreato per il 90% in CGI. Non aspettatevi però di trovare immagini cariche di potenza visiva, ricche di simbolismi e dalla composizione paragonabile a quella di un dipinto come il suo predecessore. Qui siamo dalle parti di un videogame per Playstation 3.
Overdosi digitali a parte la storia ci porta nuovamente nel bel mezzo dello scontro tra l'Ellade e i Persiani. Murro abbozza qualche caratteristica dell'esercito Ateniese che li differenzi da quello spartano. Li ateniesi lottano per la democrazia, hanno una diversa concezione dei rapporti familiari, il padre non vuole portare il figlio con se in guerra ma preferisce rimanga a casa.
Ciò che stona tra questo film e il precedente è che manca un protagonista iconico che abbia una presenza scenica importante come quella del Leonida di Gerard Butler. Temistocle è un personaggio molto più debole nella caratterizzazione, senza un briciolo del carisma del condottiero spartano.
Di questo film rimane solo qualche sequenza: le origini e la deificazione di Serse, l'incontro tra Temistocle e Artemisia che da diplomatico quale doveva essere si trasforma pian piano in un bollente rapporto sessuale, a sottolineare quanto siano risibili i confini tra guerra e sesso, queste scene e poco altro.
Ma ciò che a conti fatti verrà realmente ricordato è l'interpretazione di Eva Green, chiamata a vestire i panni della diabolica Artemisia, un mix di perfidia e carica erotica. Il regista la sfrutta all'inverosimile per sviare alla sua mancanza di idee. Forse perchè è l'unico personaggio, seppur diverso, degno di essere erede di Leonida. La Green è così sopra le righe e assetata di vendetta da trovare in Artemisia il suo ruolo più iconico. Peccato che verrà ricordata legata ad un film veramente brutto.


Voto: * ½ / *****

Mr.Carrey

sabato 8 marzo 2014

L'odissea di Jurassic Park 4: Dagli albori agli ultimi aggiornamenti

Il quarto episodio del noto franchise preistorico sta diventando finalmente realtà. "Jurassic Park" fu lanciato nel 1993 da Steven Spielberg, poi proseguì nel 1997 con "Il Mondo Perduto" (diretto ancora una volta d Spielberg)  e infine nel 2001 con il terzo capitolo, questa volta con Spielberg in veste di solo produttore e Joe Johnstone alla regia.
Il travagliato percorso di questo nuovo capitolo iniziò nel lontano 2002, ad un anno dal terzo, fu allora che Spielberg dichiarò di voler proseguire la saga. Da quel momento partì un susseguirsi di rumors che di anno in anno accendevano una luce di speranza negli occhi dei numerosi fan. Tutta aria fritta, ad ogni pseudo news è sempre corrisposta una smentita. Nel 2007 sembrava addirittura che la produzione stesse finalmente per partire, si fecero perfino alcuni nomi  (Keira Knightley protagonista femminile) ma in pochi mesi tutto sfumò. A quell'anno seguì un lungo silenzio, il progetto Jurassic Park 4, sempre così lontano dal concretizzarsi questa volta sembrava morto e sepolto una volta per tutte. I fan si rassegnarono definitivamente, il franchise di Jurassic Park era destinato a rimanere una trilogia. Fine? No. Nel 2013 infatti qualcosa cominciò improvvisamente a muoversi, con una certa determinazione rispetto a quel decennio di mere illusioni. Fu così che Jurassic Park 4 a sorpresa fu finalmente ufficializzato dalla Universal. Un annuncio fulminante e inatteso che lasciò tutti in un bagno di pura euforia.
Dopo alcune notizie da prendere con le pinze, che volevano addirittura il ritorno di Spielberg in cabina di regia, fu infine reso noto che il grande regista come per il terzo episodio si sarebbe limitato alla produzione e alla supervisione del prodotto. Nel frattempo la sceneggiatura era in corso di scrittura da Rick Jaffa e Amanda Silver, autori del successo "L'Alba del Pianeta delle Scimmie".
La caccia al nuovo regista iniziò. Si temeva il ritonro di Joe Johnstone. Ma invece no, un nuovo nome: Colin Trevorrow. Chi ? Si un regista sconosciuto dirigerà il quarto episodio. Ma non è proprio un novellino infatti nella filmografia di Trevorrow troviamo qualche cortometraggio, un documentario e anche un lungometraggio indipendente "Safety not Guaranteed" presentato al Sundance, acclamato dalla critica mondiale e vincitore per altro dell' Independent Spirit Awards 2013. Ma sì, nonostante qualche dubbio, perchè non fidarsi ? anche perchè Trevorrow più volte non ha mancato di dimostrare il proprio amore per la saga.
La Universale dichiarò di mirare a far sbarcare il nuovo Jurassic Park nel 2014. Sembrava strano che in un solo anno di tempo dopo tutte quelle difficoltà si sarebbe potuto realizzare. Troppo strano. E infatti Stop! La produzione ebbe un blocco, ed entrò in una fase di stallo. In accordo con i produttori e il regista la Universal dichiarò di aver deciso di rinviare il film dando così allo studio e ai realizzatori il tempo necessario per presentare al pubblico la migliore versione possibile del quarto episodio del franchise. Intanto scoprimmo che Trevorrow insieme a Derrick Connely avevano rimesso mano alla sceneggiatura elaborata tempo prima sa Rick Jaffa e Amanda Silver, ponendo modifiche/migliorie sostanziali.
La pausa dura qualche mese, finché ecco che un nuovo comunicato della Universal ufficializza definitivamente (si spera) la relase del film per il 12 Giugno 2015, la macchina si rimette in moto.
Inoltre Jurassic Park 4 ha un nuovo titolo: "Jurassic World"
Passano i giorni e intanto trapelano online nuove notizie: in primis Trevorrow ci tiene a precisare che il suo film non sarà un prequel, tantomeno un reebot, ma sarà semplicemente un nuovo capitolo ambientato 22 anni dopo i fatti del 1993. Il film verrà girato in 3D Nativo e fortunatamente non riconvertito in post-produzione. Rick Carter (scenografo della saga) ha collaborato attivamente per le ambientazioni e la creazione del mondo, ma non sarà nella troupe poichè tutt'ora è impegnato in un'altra galassia, quella di Star Wars 7. Lo storico guru dei VFX Phil Tippett tornerà a curare gli effetti speciali del film, realizzando l'aspetto e le animazioni dei dinosauri vent'anni dopo il primo film. Poco sappiamo della trama, avvolta nel mistero, l'unica conferma è che questa volta si tornerà a Isla Nublar.
Compare online anche il nuovo logo del film (dove il T-Rex torna protagonista dopo la parentesi Spinosauro nel terzo)

Contemporaneamente cominciano a girare le prime voci sui nomi che andranno a comporre il cast. Si parla di Josh Brolin ma viene subito smentito. Poi l'annuncio che Chris Pratt e Bryce Dallas Howard sono stati scritturati come coppia protagonista, proprio come Sam Neil e Laura Dern nel primo capitolo e Jeff Goldblum e Julianne Moore nel secondo.
Non due superstar quindi, come alcuni si aspettavano, anche se tutti conosciamo la bellissima figlia di Ron Howard vista in per molti è Chris Pratt (Zero Dark Thirty) ad essere un perfetto sconosciuto, ma è un attore su cui Hollywood punta molto, perchè all'uscita di Jurassic World Pratt si sarà già fatto conoscere grazie al blockbuster Marvel "I Guardiani della Galassia", in uscita a breve, di cui è il protagonista principale.
Si aggiungono inoltre al cast il giovane Ty Simpkins (Insidious 2 e Iron man 3), Nick Robinson e Jake Joshnon (della serie tv New Girl).
Chi si aspettava un ritorno del prof. Alan Grant o del matematico Ian Malcom rimarrà con l'amaro in bocca, infatti sono gli stessi attori ad escludere il loro coinvolgimento, nemmeno per un cammeo.
Aria di cambiamenti dunque, dalla regia agli attori. L'unica garanzia indiscutibile ci viene fornita dal cast tecnico che scopriamo essere in gran parte lo stesso del 1993.
Intanto la produzione informa che le location in cui si svolgeranno le riprese saranno le Hawaii, New Orleans e Louisiana.
Trevorrow tra Twitter e interviste non manca di alimentare l'attesa dei fan, pare infatti che nel nuovo film la fauna giurassica sarà differente dalle altre, con nuovi dinosauri,  anche acquatici. Rassicura inoltre che, nonostante le recenti scoperte e studi nel campo della paleontologia attestino il contrario, i suoi dinosauri saranno "glabri" e dunque privi di piume come in passato. Lascia poi intendere che probabilmente l'antagonista sarà un nuovo terribile dinosauro, anche se professa il suo amore per T-Rex (il preferito di Trevorrow) che comparirà sicuramente nel film.
Una notizia che farà felice gli amanti del classico formato ci informa che mentre la maggior parte dei film vengono girati in digitale Jurassic World verrà girato in pellicola, Trevorrow spiega di essere un amante della pellicola proprio come Christopher Nolan e che ha intenzione anche di girare in formato panoramico a 65mm per i cinema Imax.
Il budget secondo alcune fonti si aggirerà intorno ai 200 milioni.
Tutt'oggi il casting è ancora nel vivo e mancano ancora alcuni nomi da reclutare. Gli ultimi due sono Irrfan Kahn (Vita di Pi) e Vincent D'Onofrio, fortemente voluto come villain del film.
Il personaggio di Chris Pratt scopriamo si chiamerà "Owen" e avrà caratteristiche in comune con entrambi i passati protagonisti del franchise, attingendo dalla passione e la curiosità per la preistoria di Alan Grant e il cinismo e la simpatia di Ian Malcom.
E siamo così giunti al termine del nostro resoconto sulla travagliata lavorazione del quarto capitolo di Jurassic Park.
Ma vi voglio lasciare con questa foto direttamente dal set hawaiano, tutt'ora in allestimento, una foto che è una conferma, la conferma di come il quarto episodio sia diventato finalmente realtà, e questa volta è propio il caso di dirlo: "Bentornati al Jurassic Park"


 

 Jurassic World uscirà in Italia l'11 Giugno 2015.                                                                        


Mr.Carrey

martedì 4 marzo 2014

Dark Tide - la recensione (Inedito al cinema)


Sudafrica, Kate (Halle Berry) è una studiosa della fauna marina e un'esperta d'immersioni tra gli squali che, dopo la morte di un suo collega durante un'immersione, perde le sue sicurezze e non solo. Durante una periodo di difficoltà economica, rischia di perdere la barca e di veder chiusa la sua società, un'uomo le offre un ricco compenso per nuotare assieme a lei con gli squali. Non vorrebbe, ma i soldi le servono, in più il suo ex compagno torna a farsi vivo determinato a convincerla ad accettare l'offerta.

Lo squalo è un animale abusato nel mondo del cinema, protagonista di molte pellicole. Visto come perfetta macchina di morte ha sempre saputo fare breccia nelle paure dello spettatore tra risultati alti e bassi. Da "Lo Squalo" di Spielberg che arricchì le casse di Hollywood terrorizzando il mondo intero e aprendo le porte della settima arte al bestione marino, fino a franchise più insulsi come "Shark Attack" o film come "Profondo Blu".
Dunque il "Dark Tide" di John Stockwell cosa offre di diverso rispetto alla interminabile lista di predecessori ? Non molto, ma perlomeno gli intenti e il tono della pellicola in parte differiscono da altre produzioni.
Viene infatti conferito un taglio molto documentaristico, non è l'ennesimo film di paura sullo squalo, con vittime squartate e bagni di sangue. E offre inoltre un messaggio a sfondo ecologista, sebbene discutibile e a volte poco coerente .

Il regista non è nuovo in questo ambiente, l'oceano è sempre stato al centro delle sue pellicole dal bel "Blue Crush" sul surf al mediocre "Trappola in fondo al mare" film d'avventura con Jessica Alba e Paul Walker.
Purtroppo in questo caso mancano sia la bella fotografia dei fondali marini di "Trappola in fondo al mare" che una storia con un buon ritmo come "Blue Crush".
La sceneggiatura parte bene, con un' introduzione non malvagia, ma dopo alcuni minuti affonda in una piattezza totale. Per un'ora rimaniamo si al cospetto delle meraviglie della biosfera marina ma allo stesso tempo non vediamo succedere un bel niente. Il regista sembra più interessato a filmare le sinuose forme della sua bella protagonista e il movimento delle onde del mare che a costruire una storia coinvolgente e appassionante.
Fortuna che negli ultimi venti minuti l'azione irrompe all'improvviso e sveglia lo spettatore assopito, in una lunga sequenza notturna ben giostrata e tesa.
Halle Berry oltre essere ancora bellissima sembra crederci molto, sebbene il personaggio non abbia molto da offrire, la premio Oscar lavora una spanna più in alto rispetto a tutti gli altri membri del cast. Non so se quella che vediamo nuotare nelle cupe acque tra grossi squali bianchi sia veramente lei, ma nel caso complimenti, davvero, per il coraggio.

Come non bastassero la mancanza di ritmo e una storia che ha ben poco da dire, la sceneggiatura presenta dei problemi anche sul piano della coerenza, nei messaggi che lancia, mostrando una certa incertezza su quale strada imboccare. Rimane infatti in balia tra il messaggio ecologista che vuole lo squalo affascinante creatura che caccia esclusivamente per nutrirsi e il classico genere che lo vuole cattivo e con un certo sadismo nel fare a pezzi gli uomini.
Nonostante i contenuti la storia recupera punti sul comparto tecnico (fotografia a parte) che, con quello che può offrire una produzione low budget, risulta dignitoso, in primis per le atmosfere e la suggestiva scenografia. Apprezzabile in più lo scarso utilizzo di CGI, per l'80% del film infatti li squali bianchi che vediamo coinvolti sono veri.
In conclusione non è il film trash che mi aspettavo ma comunque piuttosto dimenticabile. A favore il taglio documentaristico, la variazione sul tema (sebbene ogni tanto torni sul classico), la recitazione di Halle Berry e il finale carico di tensione. A svantaggio, invece, una mancanza di coerenza tra i contenuti proposti e una sceneggiatura debole che inficia sul ritmo provocando solo grande noia.


Voto:  **/ *****
Mr.Carrey