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mercoledì 2 dicembre 2015

I critici di New York premiano 'Carol' come miglior film dell'anno

La stagione dei premi ormai ha preso il via. Svelati i vincitori dei New York Film Critics Circle 2015, premi assegnati dai critici di New York.

A vincere il premio come miglior film è Carol, film che racconta una struggente storia d'amore tra due donne nell'America degli anni '50. Il film di Todd Haynes si porta a casa 4 premi in tutto, ma nessun riconoscimento per le due attrici.

Nelle categorie degli attori, a vincere come protagonisti sono stati Michael Keaton per Spotlight, e Saoirse Ronan, per Brooklyn. I premi come non protagonisti invece sono andati a Mark Rylance per Bridge of Spies, e Kristen Stewart per Clouds of Sils Maria (ruolo con cui l'attrice ha già vinto il Cesar, l'"Oscar francese").

Miglior film d'animazione è andato a Inside Out della Pixar. Premio speciale a Ennio Morricone per la colonna sonora di The Hateful Eight.

I premi dei critici newyorkesi spesso sono indicativi riguardo le nomination agli Oscar ma non per i vincitori, negli ultimi 10 anni solo tre film premiati ai NYFCC hanno poi vinto l'Oscar. Lo scorso anno a vincere fu Boyhood, che poi raccolse sei nomination di cui solo una si trasformò in vittoria.

Ecco la lista dei vincitori.

Best film: Carol

Best director: Todd Haynes, Carol

Best actor: Michael Keaton, Spotlight

Best actress: Saoirse Ronan, Brooklyn

Best supporting actor: Mark Rylance, Bridge of Spies

Best supporting actress: Kristen Stewart, Clouds of Sils Maria

Best screenplay: Carol, Phyllis Nagy

Best animated film: Inside Out

Best cinematography: Carol, Edward Lachman

Best first film: Son of Saul

Best foreign film: Timbuktu (Mauritania)

Best non-fiction film (documentary): In Jackson Heights directed by Frederick Wiseman.

Special Award: Posthumous award honoring the legacy of William Becker and Janus Films

Special Award # 2: composer Ennio Morricone, The Hateful Eight

martedì 11 novembre 2014

Sils Maria - La Recensione

 "Clouds of Sils Maria" questo il titolo originale del nuovo film di Oliver Assayas con Juliette Binoche e Kristen Stewart protagoniste. Rispettivamente la prima intrprete di Maria Enders, un'attrice di mezz'età con una carriera cinematografica e tetrale di tutto rispetto, la seconda invece nei panni della sua giovane assistente Valentine, una ragazza molto intelligente e professionale nel suo lavoro.
Il film racconta la vita di questa affermata attrice nel momento in cui le viene riproposto un testo teatrale che interpretò molti anni prima, opera che segnò il suo debutto alle scene nelle vesti della diciottenne Sigrid e della sua relazione saffica con una donna matura di nome Helena. La relazione avrà un epilogo tragico con il suicidio di Helena.
A vent'anni di distanza il ruolo di Sigrid viene affidato per ovvie questioni di età alla neo star emergente Jo-Ann (interpretata da Chloë Grace Moretz), mentre alla nostra Maria Enders viene proposta la parte di Helena.
La difficile scelta di prendere parte al progetto getterà Maria in un vortice di insicurezza mettendo alla prova non solo la sua carriera lavorativa ma anche la sua persona e dovendosi così scontrare con la paura di invecchiare e con i fantasmi che tornano dal passato. Fortuna che l' assistente Valentine, oltre che aiutarla a memorizzare il copione recitando la parte di Sigrid, cercherà con determinazione di guidare le sue scelte con amorevoli attenzioni...

 Presentato a Cannes come degno erede di "Eva contro Eva", film a cui innegabilmente il regista si è ispirato, "Sils Maria"  è stato acclamato con un buonissimo responso da parte della critica soprattutto in virtù dell' interpretazioni delle due attrici protagoniste. La recitazione in un film che è un chiaro esercizio di metacinema e che vede le sue attrici onnipresenti alle prese con verbosi dialoghi è fondamentale. E questa si presenta agli occhi dello spettatore fin da subito la più potente arma di quest'opera, la più potente ma forse anche l'unica a disposizione. Perchè "Sils Maria" nel sua struttura meta-cinematografica e nella sua dimensione strettamente dialogica ci presenta un mondo che per forza di cose può coinvolgere soltanto coloro che vivono al suo interno, tutti gli altri che non fanno fanno parte della macchina cinematografica vengono relegati in un angolino. E in questo circolo di esclusi sono compresi anche coloro che hanno la passione per il cinema, come il sottoscritto, ma che non lavorando sul campo e non facenti parte dello star-system difficilmente potranno empatizzare e provare interesse verso questioni e problematiche che mai testeranno. 
 E' un film ermetico Sils Maria, dalla destinazione elitaria. Ed'è proprio la sua natura discriminatoria e molto borghese a renderlo per niente coinvolgente e tanto soporifero. Dove anche l'assenza di colpi di scena risulta disfunzionale ad una narrazione che si mostra piatta dal primo all'ultimo minuto. Lo spettatore assiste a questo gioco di specchi dove Maria e l'assistente Valentine si muovono in parallelo con i personaggi di finzione che interpretano, quasi come se questi ultimi si stessero impossessando delle loro vite, ma il tutto rimane molto trattenuto e lo spettatore attende invano un'improvvisa svolta di trama che mai avrà luogo.

A parte l'eccellenza di una Juliette Binoche giustamente in parte, e di una Kristen Stewart, mai così brava fino ad ora (già lo si sapeva, anche prima di Twilight) e capace di rubare la scena più di una volta alla sua ben più navigata comprimaria, cosa rimane dunque nella pellicola di Oliver Assayas ? Rimane la bellezza dei passi di montagna di Sils Maria, le nuvole, i colori che riempiono il cuore più di ogni parola.

Voto: * * / *****


Mr.Carrey

venerdì 23 maggio 2014

Festival di Cannes 2014 - giorno 9

Ultimi colpi per il Concorso e l'arrivo a Cannes di Quentin Tarantino, nel nono giorno del festival.

E' il giorno di 'Cloud of Sils Maria' di Olivier Assayas, con Chloe Grace Moretz, Juliette Binoche e Kristen Stewart (assente al photocall ma sarà presente alla premiere). Film accolto abbastanza bene dalla stampa.

Maria Enders (J.Binoche) è un attrice divenuta famosa ad appena diciotto anni grazie a una pièce, Maloja Snake di Wilhelm Melchior (opera e autore inventati), in cui aveva il ruolo do una giovane ambiziosa che manipola una donna più matura fino a portarla al suicidio. Sono passati anni da quel successo e a Maria viene proposta la stessa pièce ma per il ruolo della donna matura, della vittima. Anche se riluttante accetta la parte, si isola in uno chalet in montagna e si fa aiutare nelle battute dalla sua assistente personale (K.Stewart), con cui ha un rapporto molto stretto e ambiguo. Rivivere la stessa storia passata ma dal punto di vista opposta la destabilizza e a peggiorre la situazione ci pensa la sua partner di scena, Jo-Anna Ellis (Chloe Grace Moretz), una giovane attrice in ascesa con il vizio per lo scandalo da rivista.

Impossibile non pensare al capolavoro 'Eva contro Eva', il film tratta più o meno gli stessi temi: la celebrità, la vanità, uno scontro generazionale fra attrici, l'accettazione del tempo che passa. Film girato tra le montagne Svizzere e l'Alto Adige, il paesaggio ha un ruolo molto importante nel film a causa di un particolare effetto atmosferico, una striscia di nuvole che s'insinua fra le montagne portando il cattivo tempo. "Da quando le due donne si trasferiscono nello chalet, quel paesaggio diventa un personaggio del film", ha detto Assayas, "È un mondo immutabile in cui si inseriscono due esseri umani che si interrogano sulla realtà del tempo. E' una storia universale, se lo avessi ambientato nei sobborghi di Parigi e girato in francese sarebbe stato limitante. Il paesaggio diventa un personaggio, nel corso del film. È un mondo che non cambia mai, in contrasto con i personaggi, che invece devono fare i conti con il passato". Molto stretto il rapporto tra Assayas e Juliette Binoche, scelta precisa del regista: "Ho scelto Juliette perché volevo un'attrice con due carriere, come Maria. Viene dalla Francia, ma è diventata una star globale". Subito la Binoche ha risposto: "Conosco Olivier da trent’anni e quando la macchina da presa non cerca di controllarti ma ti permette di dare il meglio di te è favoloso". Il regista ha girato il film ripetendo il meno possibile le scene. "Ho lavorato con un cast molto generoso. Dal momento che ti fidi dei tuoi attori, niente può fermarti. abbiamo trovato una via per lavorare senza provare. Avevo bisogno della prima impressione degli attori", ha spiegato Assayas. Scelta che è piaciuta molto a Juliette Binoche. "Abbiamo iniziato a girare senza fare prove", ha raccontato l'attrice, "Anche perché se pensi troppo prima, poi tutto diventa noioso". Se Kristen Stewart era assente in conferenza stampa, Chloe Grace Moretz c'era e ha raccontato la sua felicità di poter lavorare con la Binoche e Assayas. "Juliette Binoche è cosi magnetica in film come 'Il Paziente Inglese' e 'Chocolat', che da lei c’è solo da imparare", ha detto la Moretz, "Volevo lavorare con Assayas dopo aver visto 'Carlos', di cui mi ero innamorata. E sono stata fortunata a incontrare proprio questo film, profondamente francese. C’è qualcosa di particolarmente intimo nel cinema francese rispetto a quello americano: è nuovo, vivace e inafferrabile".

Altro evento della giornata, l'arrivo di Quentin Tarantino. Venti anni fa il regista vinse la Palma d'Oro con il cult 'Pulp Fiction', film che verrà riproiettato questa sera in 35 mm e non in digitale.

Ecco alcuni stralci della conferenza stampa (parolacce comprese).

Sulla pressione e le aspettative dei fan: "Non ho mai percepito la pressione in maniera negativa. Adoro le alte aspettative, cavolo le ho anche io come spettatore! Ad esempio, non vedevo l’ora che uscisse 'Scarface' di Brian De Palma! L’ho atteso e aspettato con impazienza, sono andato a vedere il primo spettacolo il primo giorno e guai a chi mi parlava! Per me è un onore sentire l’aspettativa dei fan, è questo che tiene in vita lo spirito di un regista, anzi, sarebbe un problema se fosse il contrario!".

Sui film che ha a casa: "Non so quanti film ho, non voglio mettere la mia ossessione al microscopio! Guardo sempre i film. Per me è come un percorso accademico, li guardo per studiarli, li guardo per un mia crescita personale e lo vivo come un percorso in cui il giorno della laurea sarà quando lascerò questo mondo".

Se rivedesse 'Pulp Fiction' oggi ma da giovane: "Io faccio i film per me e poi invito tutti e farne quelle che vogliono, quindi ti direi che io lo amerei! Se rivedo spesso i miei film? Certo! Delle volte dal cazzo d’inizio alla cazzo di fine! Dipende come mi gira, ma in linea di massima penso che sia una stronzata quella che dicono alcuni registi, che è doloroso rivedere i propri film, seriamente? Ma dico cosa li fai a fare i film se poi neanche tu riesci a guardarli. Se fosse doloroso per me rivedere i miei film non li farei proprio".

Jean-Luc Godard lo ha definito "brigante, un povero ragazzo": "Puoi dimostrarmi che lo ha detto veramente? Perché non credo sia così e penso che tu stia solo esagerando la cosa".

Il cambiamento dopo la Palma d'Oro di 'Pulp Fiction': "Vincendo la Palma d’oro rientri in quella categoria precisa di chi ha vinto Cannes e chi no, è un trofeo che ha un posto d’onore a casa mia".

Su Sergio Leone: "Sergio leone ha influenzato tutto il cinema con i suoi film, con il suo vocabolario, con le sue musiche. Se lo mostrate a una classe di studenti lo considereranno ancora un filmmaker moderno!".

Sulla scelta della musica nei sui film: "La scelgo personalmente perché per me il film è come un figlio, e affidereste mai la ricerca dell’anima di tuo figlio a qualcun altro? Ad esempio pago per le musiche di Ennio Morricone, non gliele rubo, le pago!".

Sul suo (presunto) prossimo film 'Hateful Eight': "Scriverne è divertentissimo, sono al secondo draft e voglio farne un terzo, poi, si vedrà…"

Su una riedizione di 'Pulp Fiction': "No, mi piace la versione originale, non amo le special edition in generale, e per questo adoro il fatto delle VHS ad esempio, avevi solo la versione originale. Il mio director cut è il mio primo cut, quello che va al cinema, non c’è altro da aggiungere. Farei qualcosa di diverso, ad esempio per 'Django Unchained' ho 90 minuti di materiali non visti. La mia idea è fare una versione di quattro ore, ma dividerla in quattro e mandarle sulla tv via cavo un’ora alla volta come una storia a capitoli".

Sul "riportare il cinema in vita": "Ormai questa generazione è senza speranza! Speriamo che la prossima sia più intelligente e capisca che cosa ha perso!".