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lunedì 29 febbraio 2016

Oscar 2016 - Trionfa Spotlight. Ecco tutti i vincitori.

Si è tenuta nella notte l’88esima edizione degli Academy Awards, cerimonia che in generale ha rispettato i pronostici ma ha anche riservato qualche sorpresa.

Come era prevedibile, la protesta per gli "Oscar So White" è arrivata sul palco ma non come ci si aspettava. Il presentatore della serata Chris Rock ha parlato dell'assenza di attori neri tra i nominati e del bisogno di più diversità nei ruoli, ma allo stesso tempo ha ironizzato molto sulla protesta in sé e su come qualcuno (in particolare Will Smith e consorte, bersagli delle battute) ha esagerato nei toni.

La cerimonia è subito entrata nel vivo con i premi alle sceneggiature e l'Oscar alla migliore attrice non protagonista, andato a Alicia Vikander per The Danish Girl. Primo Oscar alla prima nomination. Poi si è aperta quella che potremmo chiamare la "sezione Mad Max: Fury Road", con il film di George Miller che si è portato a casa ben 6 Oscar tecnici, diventando il film più premiato della serata. Nel mezzo, "El Chivo" Emmanuel Lubezki si è portato a casa il suo terzo Oscar consecutivo, per la migliore fotografia di The Revenant.

Le sorprese sono arrivate dopo lo scontato e meritatissimo Oscar a Inside Out come miglior film d'animazione. Tutti si aspettavano (e speravano) di vedere Stallone salire sul palco per ritirare un premio, e invece l'Oscar come migliore attore non protagonista è andato all'ottimo Mark Rylance de Il Ponte delle Spie. Premio sicuramente meritato ma la delusione per il mancato Oscar al mitico Sly resta.
Uno dei momenti più attesi, soprattutto da noi in Italia, è stato quello dell'Oscar alla colonna sonora, a trionfare è stato il grandissimo maestro Ennio Morricone, per la colonna sonora di The Hateful Eight. Standing ovation per il maestro, visibilmente commosso. Morricone ha prima reso omaggio agli altri nominati, in particolare allo "stimato John Williams", che era seduto accanto a lui, e poi ha chiuso dedicando l'Oscar alla moglie. Un Oscar tanto inseguite dal maestro che arriva dopo l'Oscar alla carriera del 2007.
Gran finale con l'Oscar alla regia per Alejandro González Iñárritu, per The Revenant, secondo Oscar consecutivo, il regista aveva già vinto lo scorso anno. Migliore attrice protagonista la bravissima Brie Larson, per Room. E poi è arrivato il momento che tutti aspettavano da anni: Leonardo DiCaprio finalmente premiato con l'Oscar come migliore attore protagonista per il film The Revenant.

Sorpresa finale, Il Caso Spotlight si porta a casa l'Oscar come miglior film.

Ecco l'elenco dei vincitori.

Miglior Film
- Il caso Spotlight (Spotlight), regia di Tom McCarthy

Miglior regia
- Alejandro González Iñárritu – Revenant – Redivivo (The Revenant)

Miglior attore protagonista
- Leonardo DiCaprio – Revenant – Redivivo (The Revenant)

Miglior attrice protagonista
- Brie Larson – Room

Miglior attore non protagonista
- Mark Rylance – Il ponte delle spie (Bridge of Spies)

Miglior attrice non protagonista
- Alicia Vikander – The Danish Girl

Migliore sceneggiatura originale
- Tom McCarthy e Josh Singer – Il caso Spotlight (Spotlight)

Migliore sceneggiatura non originale
- Charles Randolph e Adam McKay – La grande scommessa (The Big Short)

Miglior film d’animazione
- Inside Out, regia di Pete Docter e Ronnie del Carmen (Disney / Pixar)

Migliori costumi
- Jenny Beavan – Mad Max: Fury Road

Miglior scenografia
- Colin Gibson e Lisa Thompson – Mad Max: Fury Road

Miglior trucco e acconciatura
- Lesley Vanderwalt, Elka Wardega e Damian Martin – Mad Max: Fury Road

Miglior fotografia
- Emmanuel Lubezki – Revenant – Redivivo (The Revenant)

Miglior montaggio
- Margaret Sixel – Mad Max: Fury Road

Miglior montaggio sonoro
- Mark Mangini e David White – Mad Max: Fury Road

Miglior sonoro
- Chris Jenkins, Gregg Rudloff e Ben Osmo – Mad Max: Fury Road

Migliori effetti speciali
- Mark Williams Ardington, Sara Bennett, Paul Norris e Andrew Whitehurst – Ex Machina

Miglior cortometraggio d’animazione
- Bear Story, regia di Gabriel Osorio Vargas

Miglior cortometraggio documentario
- A Girl In The River: The Price Of Foregiveness – regia di Sharmeen Obaid-Chinoy

Miglior documentario
- Amy, regia di Asif Kapadia

Miglior cortometraggio
- Stutterer, regia di Benjamin Cleary e Serena Armitage

Miglior colonna sonora
- Ennio Morricone – The Hateful Eight

Miglior canzone
- Writing’s on the Wall (Jimmy Napes e Sam Smith) – Spectre

Miglior film straniero
- Il figlio di Saul (Saul fia), regia di László Nemes (Ungheria)

sabato 27 febbraio 2016

Brooklyn - la recensione

Futuro, amore, famiglia, storia. Questo è quello che ci propone il regista irlandese John Crowley (Boy A) con il suo Brooklyn, delicato dramma storico di vita quotidiana che funge per certi versi come un trattato storico di un passato affascinante e sempre attuale.



Una misurata e maturata Saoirse Ronan veste i panni di Eilis, una giovane ragazza irlandese che decide di emigrare nel “nuovo mondo” per cercare lavoro e felicità, lasciandosi alle spalle la madre e la sorella ed un paesino troppo stretto per la sua idea di vita. A Brooklyn non troverà solo una nuova prospettiva di vita, ma anche l'amore. Durante la sua storia verrà tuttavia attratta nuovamente dalla sua passata vita, fatto che la metterà di fronte a delle inevitabili decisioni.

Brooklyn si presenta allo spettatore come un prodotto pulito, ben rappresentato e mai pretenzioso. Il bello di questo prodotto audiovisivo lindo e onesto risiede nella storia: per tutta la durata del film si avverte la sensazione di familiarità, come se un vecchio parente ci stesse raccontando la propria storia, una storia fatta di vita vissuta, fatta di dramma e realtà palpabile, senza mai imporre un punto di vista positivo o negativo sulla protagonista, egregiamente caratterizzata dalla candidata all'Oscar Saoirse Ronan.

Sul piano tecnico si nota una regia marcatamente televisiva, soprattutto nel primo atto, fatto che non penalizza in alcun modo la riuscita della pellicola, sostenuta a piene mani anche da un reparto scenografico impeccabile e affascinante.

Mat

venerdì 26 febbraio 2016

Room - la recensione

Presentato al Festival di Toronto 2015, Room, del regista irlandese Lenny Abrahamson, si è subito imposto all'attenzione della gente e della critica, vincendo anche il premio del pubblico.

Jack (Tremblay) ha cinque anni, da quando è nato vive in una piccola stanza insieme alla madre, Ma' (Larson), non è mai stato fuori, la sua vita si svolge da sempre tra quelle quattro mura, il lavandino, la lampada, il letto, le due sedie, una piccola finestra sul soffitto da cui si vede il cielo e nient'altro, una tv che gli mostra un mondo che per lui non esiste, e l'armadio dove si nasconde quando la porta blindata si apre e il "vecchio Nick" viene a far visita alla madre.
Dopo il suo quinto compleanno la madre gli racconta quella che a Jack sembra una brutta storia senza senso ma che per la madre è la realtà: che quando aveva 17 anni un uomo l'ha rapita e rinchiusa in quella stanza dove la tiene segregata da sette anni, una storia che apre la mente del bambino sul mondo esterno, un mondo fatto di persone, animali, alberi reali, e il passo decisivo che porta Ma' a decidere che è arrivato il momento di fuggire da lì.

Tratto dall'omonimo romanzo di Emma Donoghue (uscito in Italia con il titolo "Stanza, letto, armadio, specchio"), Room è uno di quei film che non lascia indifferenti, piccolo, sincero e potente. Si prova davvero angoscia nel vedere i due protagonisti segregati in quella piccola stanza, nel vedere una giovane madre resistere oltre il possibile e trattenere la disperazione per amore del figlio, e allo stesso tempo si prova apprensione e compassione per quel bambino ingenuo, puro e coraggioso per amore della madre.
Room è un film diviso in due parti, a fare da spartiacque la sequenza della fuga, che il regista ha saputo interpretare nel migliore dei mondi dando allo spettatore il punto di vista, spaventato e speranzoso, del piccolo Jack, in cui lo spettatore si trova a tifare, temere, sperare per lui. Una sequenza coinvolgente e di rara intensità. Nella seconda parte il film cambia completamente, ci si trova fuori dalla Stanza e tutto diventa speculare, sia per i personaggi che per lo spettatore, a non cambiare è l'intensità emotiva della storia.

Grande merito per la riuscita del film è dei due protagonisti, straordinari. Brie Larson regala un'interpretazione di altissimo livello, trattenuta, mai sopra le righe, attraverso gli sguardi riesce a comunicare tutto il dolore, la sofferenza, la violenza subita, il peso degli anni passati rinchiusa in quella Stanza, ma anche l'immenso amore di una madre per il proprio figlio. Sorprende e conquista anche il giovanissimo Jacob Tremblay nei panni del coraggioso piccolo Jack, solo 9 anni e la capacità di emozionare e commuovere come un attore esperto.

Room è un film intenso, uno di quei film che rimangono addosso.

mercoledì 24 febbraio 2016

Il Ponte delle Spie - la recensione

Passato per lo più inosservato (è uscito infatti lo stesso giorno dell'Episodio VII di Star Wars), Il Ponte delle Spie è l'ultimo film di Steven Spielberg e la nuova collaborazione tra il regista e Tom Hanks.
Siamo in piena Guerra Fredda e il pittore Rudolf Abel è accusato di essere una spia sovietica. Contro il parere della sua famiglia e contro la stessa opinione pubblica, l'avvocato di Brooklyn James B. Donovan accetta di difenderlo, trovandosi suo malgrado invischiato in uno scambio di prigionieri tra il Governo degli Stati Uniti e quello Russo.


La prima parte del film è estremamente affascinante, impregnata di una certa atmosfera quasi alla Hitchcock e serve principalmente a presentare il protagonista. Donovan è un personaggio di una tipologia tipicamente spielberghiana, un giusto, un uomo incrollabile che ha fatto del suo mestiere, l'avvocato, uno stile di vita e una religione, che accetta di difendere qualcuno non perché convinto della sua innocenza, ma perché convinto che sia giusto garantire una difesa a chiunque. Tom Hanks è perfetto nel ruolo di uomo integerrimo, volto affidabile, con una incrollabile fede nella giustizia, ma a spiccare davvero nella prima ora di film è l'interpretazione controllata di Mark Rylance, ambiguo e affascinante, personaggio da cui ci si sente naturalmente attratti, proprio come succede al protagonista.
Da un certo punto in poi il racconto cambia e le atmosfere si fanno maggiormente narrative, la trama più articolata, i giochi di potere tra i due schieramenti più presenti. Qui esce fuori il talento di Spielberg come narratore per immagini, a colpire maggiormente sono proprio le singole scene e il modo in cui sono girate, quasi a voler esprimere attraverso il visivo ciò che sono i sentimenti dei personaggi di fronte alla Storia e alla crudeltà. A questo proposito è molto bella e significativa la ricostruzione della Berlino Est di quegli anni, con il Muro che iniziava a divenire realtà, la neve ad ammantare le ingiustizie in cui Donovan cammina quasi incredulo, fino ad un finale agrodolce e in un certo senso circolare.

Un film solido, potente e corposo, non certo un capolavoro, né il migliore che Steven Spielberg abbia mai girato, ma comunque un film di altissimo livello, e non è cosa da tutti.

martedì 23 febbraio 2016

Mad Max: Fury Road - la recensione

Trent'anni dopo il primo film Interceptor (Mad Max), George Miller torna sui suoi passi e riporta in vita la saga da lui creata con un nuovo film, Mad Max: Fury Road, presentato al Festival di Cannes 2015.

In un futuro post-apocalittico, un uomo di nome Max (Hardy), solitario e perseguitato dai ricordi, viene catturato per diventare un "donatore di sangue" per i Figli della Guerra, i guerrieri che seguono fedelmente Immortan Joe, il signore della guerra che controlla acqua e benzina, e quindi la colonia che lo segue.
Approfittando di una spedizione per recuperare carburante, l'Imperatrice Furiosa (Theron), Figlia della Guerra e serva di Immortan Joe fin da ragazzina, fugge con l'autocisterna, portando con sé le concubine del padrone, compresa la sua favorita incinta. Inizia così un serrato inseguimento nel deserto, durante il quale il diffidente Max stringerà un'alleanza con Furiosa per cercare di portare in salvo le ragazze, mentre tutti i signori della guerra li inseguono.

George Miller mette in piedi un'operazione di difficile collocazione, Mad Max: Fury Road non è un sequel e non è un remake, forse può essere considerato un reboot ma comunque è una definizione che gli va stretta. Per definire questo nuovo capitolo della saga bisogna forse usare un termine più vintage, è una "rivisitazione" del vecchio Mad Max. In questo film Miller è riuscito ad amalgamare con grande intelligenza il vecchio e il nuovo, trovando il giusto equilibrio che serviva per riportare al cinema una saga decisamente anni '70/'80.
Il film colpisce sotto tutti gli aspetti: quello estetico, grazie a una fotografia dai colori accesi e saturati; quello dello stile, molto punk-rock e volutamente esagerato; quello del ritmo, il film è una adrenalinica e spettacolare corsa senza sosta. Miller però non dimentica di inserire un significato, un messaggio, rappresentato dalla fuga di Furiosa e delle ragazze dalla violenza per cercare un'ipotetica terra di salvezza, fino a quando non ci si rende conto che scappare non porta a nulla e l'unico modo di fuggire davvero è quello di tornare indietro e cambiare il luogo e il modo in cui si vive.

A raccogliere l'eredità di Mel Gibson ci pensa il solidissimo Tom Hardy, un attore che ormai è quasi una garanzia. Il suo Max è chiuso, ruvido, violento, ma allo stesso tempo l'attore riesce a trasmettere la timidezza, la generosità e il tormento che il suo personaggio si porta dentro. Considerata co-protagonista ma in realtà è protagonista tanto quanto Hardy, Charlize Theron è semplicemente straordinaria, bella ma "rovinata", sia nell'animo che nel fisico, dalla cattiveria che la circonda, la sua Imperatrice Furiosa rimane stampata negli occhi e nella mente dello spettatore. Molto bravo anche un folle Nicholas Hoult.

Esagerato (a volte anche troppo), "old school" (anche in questo caso, a volte troppo), forse imperfetto nella trama ma decisamente coinvolgente, Mad Max: Fury Road è uno dei migliori film del 2015.

giovedì 18 febbraio 2016

The Danish Girl - la recensione

Presentato al Festival di Venezia 2015, e candidato a quattro premi Oscar 2016, arriva nelle sale italiane The Danish Girl, nuovo film di Tom Hooper.

Copenaghen, primi anni '20, Einar Wegener (Redmayne) e Gerda (Vikander), entrambi artisti, sono sposati e innamorati, tutti e due alle prese con le proprie carriere, lui paesaggista di riconosciuto talento, lei ritrattista che fatica ad imporsi. Un po' per gioco, un po' per necessità, Gerda propone a Einar di posare per lei, prima in sostituzione dell'amica/modella, poi lui stesso come modello ma non nei suoi panni, bensì in quelli femminili di Lili.
Da quel momento Einar comincia a sentire sempre più presente il suo lato femminile, come se indossare vestiti da donna abbia svelato qualcosa sepolto dentro di lui da tempo. Inizia così un lento mutamento che porterà Einar a scomparire per lasciare spazio alla sua vera anima, quella di Lili. Una trasformazione che, tra difficoltà e incomprensione, viene sostenuta da sua moglie Gerda, e che porterà Lili a un cambiamento radicale, cioè alla rischiosa operazione definitiva per cambiare sesso, mai tentata prima.

Tratto dall'omonimo romanzo di David Ebershoff, The Danish Girl racconta una storia vera, Einar Wegener, cioè Lili Elbe, la prima transessuale della storia e la prima persona a sottoporsi a un intervento di riassegnazione sessuale. Dopo 15 anni di tira e molla tra registi e produttori, a portarlo sul grande schermo ci ha pensato Tom Hooper (Les Misérables, Il Discorso del Re), e per farlo ha deciso di non sacrificare nulla del proprio stile: elegante, formale, "gentile". Un approccio che sembra togliere da una storia controversa tutto quello di potenzialmente scandaloso ma che in realtà è solo un fedele attaccamento al proprio modo di esprimersi. Quella di Hooper non è mancanza di coraggio nel mostrare l'aspetto più prettamente sessuale della storia (la scena dello specchio è tutto tranne che poco coraggiosa), ma semplicemente il modo che, secondo il regista, più si adattava al suo stile. Una scelta onesta che sicuramente rende il prodotto più disponibile al grande pubblico anche se in alcuni punti, a causa del "non voler osare troppo", manca l'affondo, e nonostante un ottimo crescendo drammatico ed emotivo, lascia il film e la vicenda di Lili troppo in superficie. L'aspetto che invece il regista coglie in pieno è la straordinaria e toccante storia d'amore tra Einar/Lili e Gerda.

Davvero ottimi i due protagonisti. Tutt'altro che semplice la prova affrontata da Eddie Redmayne, che aveva già dato prova delle sue capacità di trasformista. Nell'arco del film, lentamente Redmayne si trasforma sotto gli occhi dello spettatore, modifica i movimenti e le espressioni rendendoli più gentili e femminili, eccedendo forse un po' troppo alla fine ma senza mai cadere nella trappola delle "faccette", risultando assolutamente credibile nella sua trasformazione. Ad essere davvero indispensabile, anche al fine della prestazione di Redmayne, è però Alicia Vikander. La sua Gerda è forte, emozionante, l'attrice porta in scena una interpretazione potente che colpisce lo spettatore e lo aiuta anche a comprendere meglio il personaggio di Lili. Una interpretazione che, senza mai pretendere di rubare la scena, supporta in modo davvero eccezionale la performance del suo compagno di set.

Nonostante qualche tentennamento e l'eccessiva patinatura, The Danish Girl è un ottimo film, che racconta una storia difficile con garbo, una storia molto attuale, e se a un certo punto sembra perdere incisività in quello che doveva essere il tema portante del film, colpisce comunque al cuore con una toccante storia d'amore.

mercoledì 17 febbraio 2016

Il Caso Spotlight - la recensione

Nel 2001 la squadra giornalistica "spotlight" del Boston Globe, guidata dal nuovo arrivo Marty Baron, inizia un'indagine atta a svelare gli abusi sessuali perpetrati da oltre 70 sacerdoti della Arcidiocesi di Boston ai danni di minori e il ruolo delle Autorità Ecclesiastiche nell'insabbiare la vicenda.



Un po' documentario, un po' film d'inchiesta, un po' melodramma, il film rimane per tutta la sua durata  indeciso su cosa vuole realmente essere, senza riuscire ad andare mai davvero a fondo in nessuna delle tre caratteristiche principali: l'indagine è condotta in modo non sempre chiaro e non è facile districarsi tra nomi, date e luoghi, la componente prettamente giornalistica invece tiene bene ed è solida e sotto questo aspetto Spotlight è uno dei migliori film del genere. Dove però fallisce abbastanza clamorosamente è nella componente più puramente emotiva, in quanto per tutte le due ore non si riesce mai davvero ad empatizzare per nessuno dei personaggi, non si va mai a fondo in una introspezione psicologica, praticamente rimangono degli sconosciuti per lo spettatore, nonostante un paio di volte si cerchi di scuoterlo emotivamente con scene in cui è la loro coscienza più profonda a parlare.
L’intera pellicola è retta e portata avanti dal suo cast stellare e dalle interpretazioni di altissimo livello di Michael Keaton, Rachel McAdams e soprattutto un sempre più istrionico Mark Ruffalo, che dimostra ancora una volta il suo grande talento e la facilità con cui è riesce a spaziare tra i generi.

Non siamo di fronte a un grandissimo film, ma nemmeno a un brutto film, semplicemente Spotlight scorre via senza lasciare mai davvero il segno se non per la portata della vicenda di cui racconta.

lunedì 15 febbraio 2016

BAFTA 2016 - The Revenant trionfa!

Si sono tenuti ieri sera i BAFTA Awards 2016, quelli che vengono considerati gli "Oscar Britannici", poche sorprese e molte conferme su quelli che sono i protagonisti della stagione dei premi.

A trionfare è stato ancora The Revenant, di Alejandro Gonzàlez Inarritu, che si è portato a casa ben 5 premi, tra cui miglior film, regia e attore protagonista, assegnato a Leonardo DiCaprio.

Confermata come migliore attrice Brie Larson per Room. Kate Winslet (Steve Jobs) si è portata a casa il BAFTA come migliore attrice non protagonista (la categoria più in bilico in ottica Oscar 2016). Il premio come migliore attore non protagonista è stato invece assegnato a Mark Rylance per Il Ponte delle Spie (nella categoria era assente il favorito degli Oscar, Stallone).

Quattro premi tecnici per Mad Max: Fury Road, due per Star Wars: Il Risveglio della Forza. Ennio Morricone ha vinto il premio per la migliore colonna sonora grazie al suo lavoro in The Hateful Eight.
Miglior film d'animazione è stato assegnato a Inside Out, ennesimo premio vinto dal film della Disney/Pixar. John Boyega è stato scelto dal pubblico e premiato come Rising Star del 2016.

Ecco tutti i premi.

Miglior film
The Revenant

Attore protagonista
Leonardo DiCaprio (The Revenant)

Attrice protagonista
Brie Larson (Room)

Regista
Alejandro G. Inarritu (The Revenant)

Attore non protagonista
Mark Rylance (Il ponte delle spie)

Attrice non protagonista
Kate Winslet (Steve Jobs)

Musica originale
Ennio Morricone (The Hateful Eight)

Fotografia
The Revenant, Emmanuel Lubezki

Montaggio
Mad Max: Fury Road

Scenografia
Mad Max: Fury Road

Costumi
Mad Max, Fury Road

Trucco e acconciature
Mad Max: Fury Road

Sonoro
The Revenant

Effetti speciali visivi
Star Wars: Il Risveglio della Forza

Film non in lingua inglese
Storie pazzesche

Documentario
Amy

Film Animato
Inside Out

Outstanding British Film
Brooklyn

EE Rising Star (votato dal pubblico)
John Boyega

domenica 31 gennaio 2016

SAG Awards 2016 - i vincitori

Sono stati consegnati ieri gli Screen Actors Guild Awards 2016, il premio del sindacato degli attori. E non sono mancate le sorprese.

I SAG Awards sono molto indicativi in chiave Oscar, e le vittorie di ieri sera rimescolano un po' le carte in vista degli Academy Awards.

Sembrano viaggiare sicuri verso l'Oscar sia Leonardo DiCaprio, premiato come migliore attore protagonista per The Revenant, che Brie Larson, che si è portata a casa il premio come migliore attrice protagonista per Room.

Il premio per il miglior cast è andato a Spotlight, che adesso di ripropone con forza per l'Oscar come miglior film.

Le cose cominciano a farsi intricate nelle categorie degli attori non protagonisti. A portarsi a casa il premio come migliore attore non protagonista ieri è stato Idris Elba, per Beast of No Nation. Elba ha battuto quello che sembrava il favorito, cioè Christian Bale (La Grande Scommessa), ma non Stallone, perché assente nella cinquina. Stallone però è e resta il favorito per gli Oscar dove Idris Elba non ci sarà perché non nominato.
Difficile fare una previsione anche per la migliore attrice non protagonista. Il SAG Awards è stato assegnato, un po' a sorpresa, ad Alicia Vikander per The Danish Girl, che ora diventa la favorita per la vittoria dell'Oscar. Va però ricordato che la Vikander è stata battuta da Kate Winslet (Jobs) ai Golden Globes, in una cinquina in cui era assente un'altra candidata forte, cioè Rooney Mara (Carol).

Insomma, quest'anno ci si avvicina all'Oscar con più di un dubbio.

Ecco tutti i vincitori di cinema e tv.

MIGLIOR CAST D’INSIEME
Beasts of No Nation
The Big Short
Spotlight
Straight Outta Compton
Trumbo

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA
Bryan Cranston, Trumbo
Johnny Depp, Black Mass
Leonardo DiCaprio, The Revenant
Michael Fassbender, Steve Jobs
Eddie Redmayne, The Danish Girl

MIGLIORE ATTRICE PROTAGONISTA
Cate Blanchett, Carol
Brie Larson, Room
Helen Mirren, Woman in Gold
Saoirse Ronan, Brooklyn
Sarah Silverman, I Smile Back

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
Christian Bale, The Big Short
Idris Elba, Beasts of No Nation
Mark Rylance, Bridge of Spies
Michael Shannon, 99 Homes
Jacob Tremblay, Room

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA
Rooney Mara, Carol
Rachel McAdams, Spotlight
Helen Mirren, Trumbo
Alicia Vikander, The Danish Girl
Kate Winslet, Steve Jobs

MIGLIORE PERFORMANCE DI UN CAST DI STUNT
Everest
Furious 7
Jurassic World
Mad Max: Fury Road
Mission: Impossible – Rogue Nation
-

- TELEVISIONE -

Best Performance by an Ensemble in a Drama Series
- Downton Abbey

Best Performance by a Male Actor in a Drama Series
- Kevin Spacey – House of Cards

Best Performance by a Female Actor in a Drama Series
- Viola Davis – How to Get Away with Murder

Best Performance by a Male Actor in a TV Movie or Mini-Series
- Idris Elba – Luther

Best Performance by a Female Actor in a TV Movie or Mini-Series
- Queen Latifah – Bessie

Best Performance by a Female Actor in a Comedy Series
- Uzo Aduba – Orange is the New Black

Best Performance by a Male Actor in a Comedy Series
- Jeffrey Tambor – Transparent

Best Performance by an Ensemble in a Comedy Series
- Orange is the New Black

Best Performance by a Stunt Ensemble in a Television Series
- Game of Thrones

mercoledì 27 gennaio 2016

Joy - la recensione

Torna David O. Russell, e per il suo ultimo film sceglie (ancora) Jennifer Lawrence, Bradley Cooper e Robert De Niro.

Tratto da una storia vera, Joy (Lawrence) è una donna divorziata, con due figli, una famiglia allargata, disastrata e negativa sulle spalle e un ex marito con cui è in ottimi rapporti ma che vive ancora in casa sua. Stanca della sua vita piena di delusioni e incoraggiata dalle parole della nonna, Joy decide di seguire il suo istinto per risollevare la sua condizione e trovare finalmente la gioia. Inventa una scopa, un particolare mocio che si strizza da solo, un'idea semplice e funzionale, ma riuscire a venderla non è facile. Tra la negatività della sua famiglia, ricatti, delusioni, umiliazioni e tante difficoltà, Joy riuscirà a creare un vero e proprio impero.

Quella di Joy è una classica storia "dalle stalle alle stelle", ma più che alla vera Joy Mangano, sembra che David O. Russell si sia ispirato a Cenerentola. Fin da subito il regista ci presenta la protagonista impegnata in faccende domestiche, piegata a terra per pulire o aggiustare qualcosa, sempre con i vestiti macchiati, con un lavoro poco soddisfacente, una famiglia che le complica le cose, c'è addirittura una sorellastra invidiosa sempre pronta ad andarle contro e una rassicurante voce narrante (quella della nonna). A questo insolito ma indovinato parallelo, il regista aggiunge quegli aspetti che, nel bene o nel male, caratterizzano il suo cinema.
La prima parte di Joy è in pieno stile O. Russell: c'è il kitsch, cioè capigliature esagerate e abbigliamenti fuori luogo; c'è il grottesco, rappresentato in una famiglia insopportabile e macchiettistica; e ci sono i dialoghi sovrapposti e incasinati, con vari personaggi che si parlano addosso e creano caos intorno alla protagonista. Non contento dei suoi soliti ingredienti, il regista aggiunge dei momenti quasi onirici, dei flashback e dei sogni che rendono il quadro ancora più grottesco. Poi il film improvvisamente cambia, abbandona il suo lato più tragicomico per diventare più lineare, quasi un classico biopic. E qui c'è il primo grosso problema. Joy è un film incoerente e incerto. Nel cambiare improvvisamente registro, dal grottesco al lineare, David O. Russell tradisce se stesso. Se il film fosse rimasto fedele ai toni della prima parte, forse sarebbe stato più difficile e meno "commerciale", ma sarebbe stato sicuramente più onesto; allo stesso modo, se fosse stato tutto più lineare come la seconda parte, probabilmente sarebbe stato più convincente e solido. Incerto su cosa fare (o forse era proprio questo che voleva fare, meglio non chiederselo), O. Russell ha creato un ibrido che alla fine risulta poco convincente.

Il secondo problema viene dall'uso dei tanti personaggi di contorno presenti nel film. Nella prima parte, il regista li caratterizza bene, dà ad ogni personaggio una sua forma ben precisa e un piccolo spazio in cui agire - una madre malata di soap opera, un padre negativo che cerca vedove fra gli annunci, un ex marito fallito ma buono, ecc - ma poi, nella seconda parte, se li dimentica completamente. Un peccato perché alcuni di loro avrebbero meritato una sorte migliore, soprattutto i personaggi di Isabella Rossellini, Virginia Madsen e Diane Ladd. Meno positiva la prestazione di Robert De Niro, a cui il regista chiede più smorfie che recitazione.

Terzo e ultimo problema: perché David O. Russell continua ad "usare" Jennifer Lawrence in ruoli in cui non è adatta? L'attrice nel film è onnipresente, compare in tutte le scene e, con uno sforzo ammirevole, riesce a portare avanti il film praticamente da sola. Jennifer Lawrence nel film è brava, non eccede mai, anche se tutto quello che ha intorno si fa grottesco e sopra le righe, lei riesce sempre a mantenersi equilibrata, ma, onestamente, quanto può essere credibile la Lawrence nel ruolo di una donna divorziata e con due figli a carico e un passato pieno di delusioni? 
La speranza è che Jennifer Lawrence, attrice giovane e di indiscutibile talento, a lungo andare non rimanga impantanata nei ruoli che O. Russell le propone.

Tra i tanti difetti c'è anche del buono in Joy, il film ha un'ottima fotografia, una buona colonna sonora, un'estetica particolare, alcune scene sono registicamente ottime, come quella nello studio televisivo, ma sono solo lampi che non salvano un film confuso che alla fine convince poco.

lunedì 25 gennaio 2016

La grande scommessa - la recensione

Il crollo delle banche che ha portato, nel 2008, alla crisi economica mondiale che ancora oggi affligge la società. Non esattamente un tema facile da affrontare senza dilungarsi in tecnicismi e questo Adam McKay lo sa benissimo e ci gioca con maestria e ironia, sfondando più volte la quarta parete cinematografica per rendere un argomento tanto complesso fruibile a tutti.
Grazie a dialoghi brillanti ed espedienti narrativi originali (come i divertenti momenti in cui personalità note del mondo dello spettacolo spiegano in termini semplici concetti complicati) non ci si annoia mai e si riesce a seguire abbastanza fluidamente la trama attraverso gli alti e bassi del mercato finanziario, la compravendita di 'swag' e la bolla immobiliare pronta a scoppiare travolgendo il mercato.

Il cast è a dir poco azzeccato, a cominciare da Ryan Gosling, narratore solo a volte onnisciente che si rivolge direttamente al suo pubblico, a un fantastico Steve Carrell, personaggio caratterizzato dal suo pessimo carattere e da una storia tragica, perfettamente in grado di destreggiarsi tra momenti spiccatamente comici ad altri di fortissimo impatto emotivo, fino a un Christian Bale istrionico e con un occhio di vetro.
Degno di nota è il personaggio interpretato da Brad Pitt, particolare, a volte al limite del macchiettistico, ma a cui è affidato il compito di ricordare come alla fine a fare i conti con le conseguenze dei giochi di chi si diverte tra night club e macchine sportive, è la gente comune.

Nonostante lo stile particolare, i momenti metacinematografici e i personaggi sempre al limite del folle, ne La Grande Scommessa c'è un forte spirito documentaristico, che dona compattezza al film, rendendolo estremamente completo, raccontando attraverso le storie di chi, per primo, si accorse della crisi imminente, anche quegli anni della storia recentissima in cui si aveva l'impressione che nulla potesse andare storto, grazie anche a una colonna sonora perfetta che si adatta magnificamente a ogni momento e prende in prestito brani dal rap al rock per raccontare una società così vicina a noi eppure così diversa.
Scommettendo contro le stesse regole del racconto cinematografico, Adam McKay vince su tutta la linea, confezionando una pellicola di quasi totale perfezione narrativa e registica, con un cast stellare. 

giovedì 21 gennaio 2016

Steve Jobs - la recensione

Dopo il disastroso Jobs del 2013, Danny Boyle e Aaron Sorkin riportano al cinema lo straordinario personaggio di Steve Jobs, e stavolta fanno le cose per bene.

Chi si aspetta il classico film biografico rischia di rimanere spiazzato o deluso. Steve Jobs non è un biopic, non racconta la storia del fondatore della Apple, non racconta delle invenzioni nel garage, del periodo hippie, non mostra l'ascesa di Jobs né i momenti più mediaticamente famosi, come il celebre discorso agli studenti.

Il film di Boyle è diviso in tre atti: 1984, Jobs sta per presentare al mondo il primo Macintosh; 1988, licenziato dalla Apple, Jobs si prepara a lanciare il NeXT; 1998, Jobs è pronto a mostrare il primo iMac. Ambientato sempre nel backstage prima delle presentazioni, Jobs (Fassbender), affiancato dalla fidata collaboratrice Joanna Hoffman (Winslet), si trova ad affrontare e confrontarsi sempre con le stesse persone, la figlia e sua madre, l'amico e co-fondatore della Apple Steve Wozniak, il CEO della Apple John Sculley, l'ingenere informatico Andy Hertzfeld. Attraverso il confronto con questi personaggi si definisce la figura di Steve Jobs, una figura che cambia nel corso del tempo e ogni volta scopriamo dei lati della sua personalità, non sempre positivi, anzi, i primi a venir fuori sono i lati negativi, le ossessioni, la durezza, il cinismo, poi, col passare del tempo il personaggio evolve e vengono fuori le fragilità, i traumi mai superati.
Se da un lato il confronto con la figlia smuove e cerca di scoprire la parte più emotiva e sentimentale del personaggio, a colpire e a raccontare di più sono i confronti con l'amico Woz, durante i quali viene fuori la parte più fredda e imperfetta di Jobs.

Il film si poggia su una struttura geniale e dei dialoghi coinvolgenti e mai banali scritti (non a caso) dal premio Oscar Aaron Sorkin, che con questo film si è portato a casa un meritato Golden Globe ma che inspiegabilmente è stato escluso dalle nomination all'Oscar, quando molto probabilmente avrebbe meritato di vincerlo. A convincere meno è la regia di Danny Boyle. Il regista avrebbe potuto limitarsi a seguire la sceneggiatura e sottolinearla nel migliore dei modi e invece, forse preso da una leggera mania di protagonismo, spesso si mette alla ricerca di inquadrature particolari o ad effetto di cui onestamente non si sentiva il bisogno. Il film però ha un ottimo ritmo, essenziale vista la divisione in tre atti e l'ambientazione limitata nei dietro le quinte.

Oltre alla sceneggiatura di ferro, il film può vantare anche un cast di altissimo livello che offre un'interpretazione corale davvero eccezionale. Molto bravo Michael Fassbender, senza mai eccedere e senza mai cadere nell'imitazione riesce ad essere un ottimo Steve Jobs, anche se forse ha la pecca di non riuscire a spiccare e lasciare il segno come avrebbe dovuto. Chi invece spicca, e anche tanto, è Kate Winslet, assolutamente fantastica nei panni del braccio destro/amica/complice/assistente di Jobs, con uno sguardo o un sospiro riesce ad esprimere più di mille parole. Grazie a questo film ha conquistato il Golden Globe come migliore attrice non protagonista e ha buone probabilità di ripetersi ai prossimi Oscar. Ottimo anche il resto del cast, Jeff DanielsMichael Stuhlbarg, e un sorprendente e bravissimo Seth Rogen.

Ringraziamo Aaron Sorkin e Danny Boyle per aver raccontato nel migliore dei modi (e reso giustizia a) un personaggio affascinante e sfaccettato come Steve Jobs, un uomo consapevole della sua imperfezione che ha cercato con tutte le forze la perfezione nelle sue idee e invenzioni.

giovedì 14 gennaio 2016

Oscar 2016 - le nomination!

Sono appena state rese note le nomination agli Oscar 2016, e non manca qualche sorpresa e qualche assenza importante.

L'Academy sembra aver avuto un po' il "braccino corto", sono solo otto le pellicole candidate nella sezione miglior film. Si tratta di: The Big Short, Il Ponte delle Spie, The Martian, Brooklyn, Room, Mad Max: Fury Road, Spotlight, e The Revenant.

Impossibile non notare l'assenza di Inside Out, nominato solo tra i film d'animazione e per la sceneggiatura, e soprattutto di Carol, uno dei film più apprezzati della scorsa stagione.

Nessuna sorpresa nelle cinquine dei candidati come migliore attori e attrici protagonisti. Da segnalare la presenza di Charlotte Rampling per il film 45 Years. Nomination per il maestro Ennio Morricone, per la colonna sonora di The Hateful Eight.

Nella categoria dei migliori registi, spazio a Lenny Abrahamson (Room) e George Miller (Mad Max: Fury Road), mentre sono rimasti a bocca asciutta dei signori registi come Tarantino, Haynes, Spielberg e Ridley Scott.
Da segnalare l'assenza di Aaron Sorkin (Steve Jobs) nella categoria migliori sceneggiature, assenza curiosa visto che Sorkin ha appena vinto il Golden Globe.

Ecco tutti i nominati.

MIGLIOR FILM
“The Big Short” Brad Pitt, Dede Gardner and Jeremy Kleiner, Producers
“Bridge of Spies” Steven Spielberg, Marc Platt and Kristie Macosko Krieger, Producers
“Brooklyn” Finola Dwyer and Amanda Posey, Producers
“Mad Max: Fury Road” Doug Mitchell and George Miller, Producers
“The Martian” Simon Kinberg, Ridley Scott, Michael Schaefer and Mark Huffam, Producers
“The Revenant” Arnon Milchan, Steve Golin, Alejandro G. Iñárritu, Mary Parent and Keith Redmon, Producers
“Room” Ed Guiney, Producer
“Spotlight” Michael Sugar, Steve Golin, Nicole Rocklin and Blye Pagon Faust, Producers

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA
Bryan Cranston, Trumbo
Matt Damon, The Martian
Leonardo DiCaprio, The Revenant
Michael Fassbender, Steve Jobs
Eddie Redmayne, The Danish Girl

MIGLIORE ATTRICE PROTAGONISTA
Cate Blanchett, Carol
Brie Larson, Room
Jennifer Lawrence, Joy
Charlotte Rampling, 45 Years
Saoirse Ronan, Brooklyn

MIGLIOR REGISTA
Adam McKay, The Big Short
George Miller, Mad Max
Alejandro Inarritu The Revenant
Lenny Abrahamson Room
Tom McCarthy Spotlight

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
Christian Bale, The Big Short
Tom Hardy, The Revenant
Mark Ruffalo, Spotlight
Mark Rylance, The Bridge of Spies
Sylvester Stallone, Creed

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA
Jennifer Jason Leigh, The Hateful Eight
Rooney Mara, Carol
Rachel McAdams, Spotlight
Alicia Vikander. The Danish Girl
Kate Winslet, Steve Jobs

MIGLIOR DOCUMENTARIO
“Amy” Asif Kapadia and James Gay-Rees
“Cartel Land” Matthew Heineman and Tom Yellin
“The Look of Silence” Joshua Oppenheimer and Signe Byrge Sørensen
“What Happened, Miss Simone?” Liz Garbus, Amy Hobby and Justin Wilkes
“Winter on Fire: Ukraine’s Fight for Freedom” Evgeny Afineevsky and Den Tolmor

MIGLIOR DOCUMENTARIO – CORTO
“Body Team 12” David Darg and Bryn Mooser
“Chau, beyond the Lines” Courtney Marsh and Jerry Franck
“Claude Lanzmann: Spectres of the Shoah” Adam Benzine
“A Girl in the River: The Price of Forgiveness” Sharmeen Obaid-Chinoy
“Last Day of Freedom” Dee Hibbert-Jones and Nomi Talisman

MIGLIOR MONTAGGIO
“The Big Short” Hank Corwin
“Mad Max: Fury Road” Margaret Sixel
“The Revenant” Stephen Mirrione
“Spotlight” Tom McArdle
“Star Wars: The Force Awakens” Maryann Brandon and Mary Jo Markey

MIGLIOR FILM STRANIERO
“Embrace of the Serpent” Colombia
“Mustang” France
“Son of Saul” Hungary
“Theeb” Jordan
“A War” Denmark

MIGLIOR TRUCCO E PARRUCCO
“Mad Max: Fury Road” Lesley Vanderwalt, Elka Wardega and Damian Martin
“The 100-Year-Old Man Who Climbed out the Window and Disappeared” Love Larson and Eva von Bahr
“The Revenant” Siân Grigg, Duncan Jarman and Robert Pandini

MIGLIOR COLONNA SONORA
“Bridge of Spies” Thomas Newman
“Carol” Carter Burwell
“The Hateful Eight” Ennio Morricone
“Sicario” Jóhann Jóhannsson
“Star Wars: The Force Awakens” John Williams

MIGLIOR CANZONE ORIGINALE
“Earned It” from “Fifty Shades of Grey”
Music and Lyric by Abel Tesfaye, Ahmad Balshe, Jason Daheala Quenneville and Stephan Moccio
“Manta Ray” from “Racing Extinction”
Music by J. Ralph and Lyric by Antony Hegarty
“Simple Song #3” from “Youth”
Music and Lyric by David Lang
“Til It Happens To You” from “The Hunting Ground”
Music and Lyric by Diane Warren and Lady Gaga
“Writing’s On The Wall” from “Spectre”
Music and Lyric by Jimmy Napes and Sam Smith

Achievement in production design
“Bridge of Spies” Production Design: Adam Stockhausen; Set Decoration: Rena DeAngelo and Bernhard Henrich
“The Danish Girl” Production Design: Eve Stewart; Set Decoration: Michael Standish
“Mad Max: Fury Road” Production Design: Colin Gibson; Set Decoration: Lisa Thompson
“The Martian” Production Design: Arthur Max; Set Decoration: Celia Bobak
“The Revenant” Production Design: Jack Fisk; Set Decoration: Hamish Purdy

Best animated short film
“Bear Story” Gabriel Osorio and Pato Escala
“Prologue” Richard Williams and Imogen Sutton
“Sanjay’s Super Team” Sanjay Patel and Nicole Grindle
“We Can’t Live without Cosmos” Konstantin Bronzit
“World of Tomorrow” Don Hertzfeldt

Best live action short film
“Ave Maria” Basil Khalil and Eric Dupont
“Day One” Henry Hughes
“Everything Will Be Okay (Alles Wird Gut)” Patrick Vollrath
“Shok” Jamie Donoughue
“Stutterer” Benjamin Cleary and Serena Armitage

Achievement in sound editing
“Mad Max: Fury Road” Mark Mangini and David White
“The Martian” Oliver Tarney
“The Revenant” Martin Hernandez and Lon Bender
“Sicario” Alan Robert Murray
“Star Wars: The Force Awakens” Matthew Wood and David Acord

Achievement in sound mixing
“Bridge of Spies” Andy Nelson, Gary Rydstrom and Drew Kunin
“Mad Max: Fury Road” Chris Jenkins, Gregg Rudloff and Ben Osmo
“The Martian” Paul Massey, Mark Taylor and Mac Ruth
“The Revenant” Jon Taylor, Frank A. Montaño, Randy Thom and Chris Duesterdiek
“Star Wars: The Force Awakens” Andy Nelson, Christopher Scarabosio and Stuart Wilson

Achievement in visual effects
“Ex Machina” Andrew Whitehurst, Paul Norris, Mark Ardington and Sara Bennett
“Mad Max: Fury Road” Andrew Jackson, Tom Wood, Dan Oliver and Andy Williams
“The Martian” Richard Stammers, Anders Langlands, Chris Lawrence and Steven Warner
“The Revenant” Rich McBride, Matthew Shumway, Jason Smith and Cameron Waldbauer
“Star Wars: The Force Awakens” Roger Guyett, Patrick Tubach, Neal Scanlan and Chris Corbould

Adapted screenplay
“The Big Short” Screenplay by Charles Randolph and Adam McKay
“Brooklyn” Screenplay by Nick Hornby
“Carol” Screenplay by Phyllis Nagy
“The Martian” Screenplay by Drew Goddard
“Room” Screenplay by Emma Donoghue

Original screenplay
“Bridge of Spies” Written by Matt Charman and Ethan Coen & Joel Coen
“Ex Machina” Written by Alex Garland
“Inside Out” Screenplay by Pete Docter, Meg LeFauve, Josh Cooley; Original story by Pete Docter, Ronnie del Carmen
“Spotlight” Written by Josh Singer & Tom McCarthy
“Straight Outta Compton” Screenplay by Jonathan Herman and Andrea Berloff; Story by S. Leigh Savidge & Alan Wenkus and Andrea Berloff

mercoledì 13 gennaio 2016

The Revenant - la recensione

Nord Dakota, 1823: Hugh Glass è la guida di una battuta di caccia per ottenere pelli ed è sopravvissuto, insieme al figlio adolescente meticcio, a un attacco degli Indiani Ree in cui sono morte più di 30 persone. Sulla via del ritorno, Glass è attaccato e gravemente ferito da un orso grizzly e, troppo malridotto per continuare, viene affidato a suo figlio e altri due compagni.


Il premio oscar Alejandro Gonzales Inarritu, dopo la satira di Birdman, si affida questa volta a una storia vera, epica, intrisa di sentimento e di spettacolarità. Foreste dagli altissimi tronchi, distese apparentemente infinite di neve, fiumi ghiacciati, indiani e animali selvaggi fanno da sfondo al più classico dei drammi, dove la vendetta e l'amore la fanno da padroni. La regia di Inarritu è magniloquente, fatta di campi lunghi, movimenti a volte fluidi, a volte improvvisi, restringimenti fino a primissimi piani, rimane attaccata addosso ai personaggi nei momenti più duri e spazia nei meravigliosi paesaggi nei momenti di calma. La fotografia aveva lavoro facile e riesce a valorizzare magnificamente i luoghi e a creare contrasti cromatici fra i toni freddi della neve e della foresta, con quelli caldi del sangue.
La scena dell'attacco dell'orso è sorprendente per realismo e crudezza, grazie anche a un Leonardo DiCaprio come sempre impeccabile e intenso, in un film in cui parla pochissimo e recita per lo più con lo sguardo.
Accanto a lui, spicca un magistrale Tom Hardy, controparte meschina di Glass, dallo spiccato accento texano e dai modi subdoli, personaggio che è vera e propria nemesi e allo stesso tempo importantissimo punto di arrivo nella lotta alla sopravvivenza intrapresa dal protagonista.

Non è sicuramente un film facile The Revenant, i silenzi sono molti e sembrano protrarsi all'infinito, la musica è quasi assente, la luce totalmente naturale rafforza la sensazione di gelo che accompagna lo spettatore e che si insinua fin nelle ossa, finché non si è portati a rabbrividire insieme al personaggio di DiCaprio. Il finale arriva quasi con sollievo, e non perché non si sia assistito a un gran film, ma proprio perché quella solidità, quel realismo è così crudo che alla conclusione del viaggio si prova sulla propria pelle la stessa sensazione di spossatezza e di ineluttabilità provata dal protagonista.

venerdì 8 gennaio 2016

BAFTA 2016 - Carol e Il Ponte delle Spie guidano le nomination

La stagione dei premi entra nel vivo. La British Academy of Film and Television Arts ha reso note oggi le nomination ai BAFTA 2016, gli "Oscar Inglesi".

Ad ottenere più nomination sono stati Il Ponte delle Spie di Steven Spielberg e Carol di Todd Haynes, nove a testa.
Bene anche The Revenant, con otto nomination, e Mad Max: Fury Road, con sette nomination.

A contendersi il premio come miglior film saranno The Big Short, Il Ponte delle Spie, Carol, Spotlight e The Revenant. I nominati come miglior film britannico saranno invece 45 Years, il documentario Amy, Brooklyn, The Danish Girl, Ex-Machina e The Lobster.

Doppia nomination per Alicia Vikander, come migliore attrice protagonista per The Danish Girl, e come migliore attrice non protagonista per Ex-Machina. A differenza dei Golden Globes, in cui è stata considerata protagonista come la sua compagna di set Cate Blanchett, Rooney Mara è stata nominata come migliore attrice non protagonista per Carol.

Inside Out, Shaun The Sheep e Minions si contenderanno il premio come miglior film d'animazione. Quattro nomination tecniche per Star Wars: Il Risveglio della Forza. Bel Powley, Brie Larson, Dakota Johnson, John Boyega, e Taron Egerton sono i nominati come EE Rising Star Award, premio assegnato con i voti del pubblico. Nomination anche per Ennio Morricone (The Hateful Eight) e John Williams (Star Wars: Il Risveglio della Forza).

I BAFTA sono premi piuttosto indicativi in ottica Oscar. La cerimonia premiazione si terrà il 14 febbraio alla Royal Opera House di Londra

Ecco l'elenco di tutti i nominati.

BEST FILM
The Big Short
Bridge Of Spies
Carol
The Revenant
Spotlight

OUTSTANDING BRITISH FILM
45 Years
Amy
Brooklyn
The Danish Girl
Ex Machina
The Lobster

OUTSTANDING DEBUT BY A BRITISH WRITER, DIRECTOR OR PRODUCER
Alex Garland - Ex Machina
Debbie Tucker Green - Second Coming
Naji Abu Nowar - Theeb
Sean Mcallister - A Syrian Love Story
Stephen Fingleton - The Survivalist

FILM NOT IN THE ENGLISH LANGUAGE
The Assassin - Hou Hsiao-Hsien
Force Majeure - Ruben Östlund
Theeb - Naji Abu Nowar, Rupert Lloyd
Timbuktu - Abderrahmane Sissako
Wild Tales - Damián Szifron

DIRECTOR
The Big Short - Adam Mckay
Bridge Of Spies - Steven Spielberg
Carol - Todd Haynes
The Martian - Ridley Scott
The Revenant - Alejandro G. Iñárritu

LEADING ACTOR
Bryan Cranston - Trumbo
Eddie Redmayne - The Danish Girl
Leonardo DiCaprio - The Revenant
Matt Damon - The Martian
Michael Fassbender - Steve Jobs

LEADING ACTRESS
Alicia Vikander - The Danish Girl
Brie Larson - Room
Cate Blanchett - Carol
Maggie Smith - The Lady In The Van
Saoirse Ronan - Brooklyn

SUPPORTING ACTOR
Benicio Del Toro - Sicario
Christian Bale - The Big Short
Idris Elba - Beasts Of No Nation
Mark Ruffalo - Spotlight
Mark Rylance - Bridge Of Spies

SUPPORTING ACTRESS
Alicia Vikander - Ex Machina
Jennifer Jason Leigh - The Hateful Eight
Julie Walters - Brooklyn
Kate Winslet - Steve Jobs
Rooney Mara - Carol

DOCUMENTARY
Amy - Asif Kapadia, James Gay-Rees
Cartel Land - Matthew Heineman, Tom Yellin
He Named Me Malala - Davis Guggenheim, Walter Parkes, Laurie Macdonald
Listen To Me - Marlon Stevan Riley, John Battsek, George Chignell, R.J. Cutler
Sherpa - Jennifer Peedom, Bridget Ikin, John Smithson

ANIMATED FILM
Inside Out - Pete Docter
Minions - Pierre Coffin, Kyle Balda
Shaun The Sheep Movie - Mark Burton, Richard Starzak

ORIGINAL SCREENPLAY
Bridge Of Spies
Ex Machina
The Hateful Eight
Inside Out
Spotlight

ADAPTED SCREENPLAY
The Big Short
Brooklyn
Carol
Room
Steve Jobs

ORIGINAL MUSIC
Bridge Of Spies - Thomas Newman
The Hateful Eight - Ennio Morricone
The Revenant - Ryuichi Sakamoto, Carsten Nicolai
Sicario - Jóhann Jóhannsson
Star Wars: The Force Awakens - John Williams

CINEMATOGRAPHY
Bridge Of Spies - Janusz Kamiński
Carol - Ed Lachman
Mad Max: Fury Road - John Seale
The Revenant - Emmanuel Lubezki
Sicario - Roger Deakins

EDITING
The Big Short - Hank Corwin
Bridge Of Spies - Michael Kahn
Mad Max: Fury Road - Margaret Sixel
The Martian - Pietro Scalia
The Revenant - Stephen Mirrione

PRODUCTION DESIGN
Bridge Of Spies
Carol
Mad Max: Fury Road
The Martian
Star Wars: The Force Awakens

COSTUME DESIGN
Brooklyn
Carol
Cinderella
The Danish Girl
Mad Max: Fury Road

MAKE UP & HAIR
Brooklyn
Carol
The Danish Girl
Mad Max: Fury Road
The Revenant

SOUND
Bridge Of Spies
Mad Max: Fury Road
The Martian
The Revenant
Star Wars: The Force Awakens

SPECIAL VISUAL EFFECTS
Ant-Man
Ex Machina
Mad Max: Fury Road
The Martian
Star Wars: The Force Awakens

BRITISH SHORT ANIMATION
Edmond - Nina Gantz, Emilie Jouffroy
Manoman - Simon Cartwright, Kamilla Kristiane Hodol
Prologue - Richard Williams, Imogen Sutton

BRITISH SHORT FILM
Elephant - Nick Helm, Alex Moody, Esther Smith
Mining Poems Or Odes - Callum Rice, Jack Cocker
Operator - Caroline Bartleet, Rebecca Morgan
Over - Jörn Threlfall, Jeremy Bannister
Samuel-613 - Billy Lumby, Cheyenne Conway

THE EE RISING STAR AWARD (VOTED FOR BY THE PUBLIC)
Bel Powley
Brie Larson
Dakota Johnson
John Boyega
Taron Egerton

giovedì 7 gennaio 2016

Carol - la recensione

Dopo Lontano dal Paradiso, il regista Todd Haynes torna negli anni '50 per raccontare un'altra storia di donne con il film Carol, tratto dall'omonimo romanzo di Patricia Highsmith.

New York, anni '50, in un grande magazzino durante il periodo pre-natalizio, una giovane commessa, Therese Belivet (Rooney Mara) sta lavorando nel reparto giocattoli quando nota, dall'altra parte della sala, una donna bella ed elegante. L'attrazione è immediata tra le due. La donna, Carol Aird (Cate Blanchett), si avvicina al bancone, sta cercando un regalo per la figlia. Compra un trenino elettrico, dimentica i guanti sul bancone. Grazie a quei guanti si rivedranno ancora, all'inizio continueranno a guardarsi sedute una di fronte all'altra in un cafè, poi arriveranno a condividere un viaggio che sembra quasi una fuga - da una vita piatta in un triste appartamento una, da una casa lussuosa, un marito opprimente e un matrimonio in crisi l'altra- in cui poter finalmente esprimere l'amore e la passione che provano entrambe.

Todd Haynes viaggia controcorrente portando al cinema un genere che si vede sempre meno: il melodramma. Carol è un meló sofisticato, elegante, raffinato, delicato e stilisticamente perfetto che riesce a raccontare, senza esagerazioni e senza mai cercare di scandalizzare, l'amore e la bruciante passione tra due donne
Haynes, con grande sapienza registica e precisione, riesce a rendere le emozioni palpabili. Colloca le due protagoniste in un contesto fatto di rigidità, freddezza, apparenza e disprezzo verso il "diverso", e lascia che siano loro, con i gesti e gli sguardi, a raccontare la loro storia. E' così che uno sguardo che attraversa la sala, una mano sulla spalla, un sorriso appena accennato, il modo in cui una osserva l'altra senza essere vista, rendono reale e materiale la passione e la necessità di contatto fisico delle due donne.
A supportare egregiamente la storia ci pensano le due attrici protagoniste. Non è esagerato dire che Cate Blanchett e Rooney Mara rasentano la perfezione. Elegante come sempre, Cate Blanchett illumina lo schermo con la sua Carol, e basta la sua presenza fisica per riempire la scena. L'attrice riesce perfettamente a trasmettere un desiderio viscerale e naturale che però è costretta a reprimere e trattenere per salvare le apparenze di fronte a una società che la giudica in base a "clausole morali". Sulla solidissima ed emozionante interpretazione di Cate Blanchett si poggia tutto il film, e il personaggio di Carol serve a definire anche quello di Therese Belivet, interpretata da una bravissima Rooney Mara che riduce al minimo gesti ed espressioni, dando corpo all'ingenuità di una ragazza semplice che viene travolta da una vera passione per una donna più grande e di diversa estrazione sociale. Da sottolineare la presenza nel cast di Kyle Chandler e Sarah Paulson, entrambi ottimi.

Carol è Cinema con la "C" maiuscola. Un film bello, intelligente, ben diretto e splendidamente interpretato, che raccontando una storia d'amore nel passato riesce a raccontare anche l'oggi. Un film che lascia nella mente dello spettatore gli sguardi carichi di emozioni e passione delle due protagoniste.

mercoledì 9 dicembre 2015

SAG Awards 2016 - le nomination

Sono state rese note oggi le nomination ai Screen Actors Guild Awards 2016, i premi del sindacato degli attori. E non mancano le sorprese.

I SAG Awards sono molto indicativi in chiave Oscar, lo scorso anno, ad esempio, tutti e quattro i vincitori vennero poi premiati con l'Academy Awards.

Si fanno notare due assenze piuttosto importanti: Matt Damon (per The Martian), e Jennifer Lawrence (per Joy).
L'assenza di Matt Damon è senz'altro curiosa visto che sia il film che la sua interpretazione sono stati apprezzati da critica e pubblico, ma nella categoria degli attori protagonisti c'è sicuramente molta competizione quest'anno, tanti attori per soli cinque posti. Diverso il discorso per Jennifer Lawrence, protagonista di Joy, film che ha iniziato la campagna promozionale da poco e che quindi, al momento, è stato visto da meno membri rispetto agli altri film. Anche The Hateful Eight di Tarantino ha iniziato la promozione tardi e infatti è totalmente assente dalle nomination.

Tra le attrici protagoniste nominate, che vede come favorite Brie Larson (Room) e Cate Blanchett (Carol), spunta un nome a sorpresa, quello di Sarah Silverman, nominata per il film I Smile Back. Tra gli attori, era praticamente scontata la presenza di Leonardo DiCaprio per (The Revenant), il buon Leo se la dovrà vedere con Michael Fassbender (Steve Jobs), Bryan Cranston (Trumbo), il vincitore dello scorso anno Eddie Redmayne (The Danish Girl), e Johnny Depp (Black Mass).

Uno dei titoli più caldi della stagione dei premi, Spotlight, è stato nominato come miglior cast ma fra le categorie "singole" solo Rachel McAdams si è portata a casa una nomination, snobbati Mark Ruffalo, Stanley Tucci e Michael Keaton. Stesso trattamento per The Big Short, nomination come miglior cast e solo Christian Bale nominato come migliore attore non protagonista.
Alla fine, il film ad aver ottenuto il maggior numero di nomination è Trumbo, film che non ha ricevuto critiche particolarmente positive.

Doppia nomination, tra cinema e tv, per Idris Elba, nominato come non protagonista per il film Beasts of No Nation e come migliore attore protagonista per la serie Luther.

La cerimonia di premiazione si terrà il 20 gennaio. Ecco tutte le nomination, per cinema e tv.

MIGLIOR CAST D’INSIEME
Beasts of No Nation
The Big Short
Spotlight
Straight Outta Compton
Trumbo

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA
Leonardo DiCaprio, The Revenant
Bryan Cranston, Trumbo
Johnny Depp, Black Mass
Michael Fassbender, Steve Jobs
Eddie Redmayne, The Danish Girl

MIGLIORE ATTRICE PROTAGONISTA
Cate Blanchett, Carol
Brie Larson, Room
Helen Mirren, Woman in Gold
Sarah Silverman, I Smile Back
Saoirse Ronan, Brooklyn

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
Christian Bale, The Big Short
Idris Elba, Beasts of No Nation
Mark Rylance, Bridge of Spies
Michael Shannon, 99 Homes
Jacob Tremblay, Room

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA
Rooney Mara, Carol
Rachel McAdams, Spotlight
Helen Mirren, Trumbo
Alicia Vikander, The Danish Girl
Kate Winslet, Steve Jobs

MIGLIORE PERFORMANCE DI UN CAST DI STUNT
Everest
Furious 7
Jurassic World
Mad Max: Fury Road
Mission: Impossible – Rogue Nation
-

MIGLIOR CAST IN UNA SERIE DRAMMATICA
Downton Abbey
Game of Thrones
Homeland
House of Cards
Mad Men

MIGLIOR ATTORE IN UNA SERIE DRAMMATICA
Peter Dinklage (Game of Thrones)
Jon Hamm (Mad Men)
Rami Malek (Mr. Robot)
Bob Odenkirk (Better Call Saul)
Kevin Spacey (House of Cards)

MIGLIOR ATTRICE IN UNA SERIE DRAMMATICA
Claire Danes (Homeland)
Viola Davis (How to Get Away with Murder)
Julianna Marguilles (The Good Wife)
Maggie Smith (Downton Abbey)
Robin Wright (House of Cards)

MIGLIOR CAST IN UNA SERIE COMICA
The Big Bang Theory
Key and Peele
Modern Family
Orange is the New Black
Transparent
Veep

MIGLIOR ATTORE IN UNA SERIE COMICA
Ty Burrell (Modern Family)
Louis CK (Louie)
William H. Macy (Shameless)
Jim Parsons (The Big Bang Theory)
Jeffrey Tambor (Transparent)

MIGLIOR ATTRICE IN UNA SERIE COMICA
Uzo Aduba (Orange is the New Black)
Edie Falco (Nurse Jackie)
Ellie Kemper (Unbreakable Kimmy Schmidt)
Julia Louis-Dreyfus (Veep)
Amy Poehler (Parks and Recreation)

MIGLIOR ATTRICE IN UN FILM TELEVISIVO O MINISERIE
Nicole Kidman (Grace of Monaco)
Queen Latifah (Bessie)
Christina Ricci (The Lizzie Borden Chronicles)
Susan Sarandon (The Secret Life of Marilyn Monroe)
Kristen Wiig (The Spoils of Babylon)

MIGLIOR ATTORE IN UN FILM TELEVISIVO O MINISERIE
Idris Elba (Luther)
Ben Kingsley (Tut)
Ray Liotta (Texas Rising)
Bill Murray (A Very Murray Christmas)
Mark Rylance (Wolf Hall)

MIGLIORE CAST DI STUNTMEN IN UNA SERIE TELEVISIVA
Game of Thrones
Daredevil
Homeland
The Walking Dead
The Blacklist

lunedì 7 dicembre 2015

Spotlight è il miglior film per i critici di New York, Los Angeles e Boston

La stagione dei premi entra sempre più nel vivo, sono stati assegnati ieri i Los Angeles Film Critics Association Awards (critici di L.A.), i Boston Society of Film Critics Awards (critici di Boston), e i New York Film Critics Online Awards (critici di NY).

A calare una bella tripletta è Spotlight, eletto come miglior film dell'anno da tutte e tre le associazioni.
Diversi premi per il film di Tom McCarthy, che solo a New York si porta a casa miglior film, regia, sceneggiatura e cast.

Spotlight vince anche a Los Angeles ma è Mad Max: Fury Road a portarsi a casa il maggior numero di premi, tre in tutto (regia, fotografia, scenografia).

A Boston si riconfermano come migliori attori non protagonisti Mark Rylance (Il Ponte delle Spie) e Kristen Stewart (Clouds of Sils Maria). Come migliore attrice protagonista è stata premiata Charlotte Rampling per 45 Years (premiata anche a Los Angeles), mentre nella categoria attori protagonisti c'è stato un pari, tra Paul Dano (Love&Mercy) e Leonardo DiCaprio (The Revenant).

Parità fra Inside Out e Anomalisa come miglior film d'animazione. Anomalisa vince a Los Angeles, Inside Out a New York, Boston li premia entrambi.

In ottica Oscar questi riconoscimenti sono moderatamente indicativi, ma possono cominciare a delineare il quadro generale delle possibili nomination, con Spotlight che entra di diritto tra i favoriti per qualche premio importante, così come Mad Max: Fury Road, che potrebbe prendersi qualche soddisfazione, soprattutto per i premi più tecnici.

Ecco tutti i premi.

Los Angeles Film Critics Association Awards

Best Film: “Spotlight”
Runner-up: “Mad Max: Fury Road”
Best Director: George Miller, “Mad Max: Fury Road”
Runner-up: Todd Haynes, “Carol”
Best Actor: Michael Fassbender, “Steve Jobs“
Runner-up: Geza Rohrig, “Son of Saul”
Best Actress: Charlotte Rampling, “45 Years”
Runner-up: Saoirse Ronan, “Brooklyn”
Best Supporting Actor: Michael Shannon, “99 Homes”
Runner-up: Mark Rylance, “Bridge of Spies”
Best Supporting Actress: Alicia Vikander, “Ex Machina”
Runner-up: Kristen Stewart, “Clouds of Sils Maria”
Best Documentary: “Amy”
Runner-up: “The Look of Silence”
Best Animated Film: “Anomalisa”
Runner-up: “Inside Out”
Best Foreign Language Film: “Son Of Saul”
Runner-up: “The Tribe”
Best Screenplay: Josh Singer and Tom McCarthy, “Spotlight”
Runner-up: Charlie Kaufman, “Anomalisa”
Best Cinematography: John Seale, “Mad Max: Fury Road”
Runner-up: Edward Lachman, “Carol”
Best Editing: Hank Corwin, “The Big Short”
Runner-up: Margaret Sixel, “Mad Max: Fury Road”
Best Musical Score: Carter Burwell, “Anomalisa” and “Carol”
Runner-up: Ennio Morricone, “The Hateful Eight”
Best Production Design: Colin Gibson, “Mad Max: Fury Road”
Runner-up: Judy Becker, “Carol”
-

New York Film Critics Online Awards

PICTURE: Spotlight
DIRECTOR: Tom McCarthy, Spotlight
SCREENPLAY: Tom McCarthy, Josh Singer, Spotlight
ACTRESS: Brie Larson, Room
ACTOR: Paul Dano, Love & Mercy
SUPPORTING ACTRESS: Rooney Mara, Carol
SUPPORTING ACTOR: Mark Rylance, Bridge of Spies
CINEMATOGRAPHY: John Seale, Mad Max: Fury Road
FOREIGN LANGUAGE PICTURE: Son of Saul
DOCUMENTARY: Amy
ANIMATED FEATURE: Inside Out
ENSEMBLE CAST: Spotlight
DEBUT AS DIRECTOR: Alex Garland, Ex Machina
USE OF MUSIC: Love & Mercy; Atticus Ross, Composer; Featuring the Music of Brian Wilson
BREAKTHROUGH PERFORMANCE: Alicia Vikander, Ex Machina - The Danish Girl

TOP TEN PICTURES OF 2015 (ordine alfabetico)

45 Years (IFC Films)
The Big Short (Paramount)
Bridge of Spies (DreamWorks)
Brooklyn (Fox Searchlight)
Carol (The Weinstein Company)
Mad Max: Fury Road (Warner Bros.)
Sicario (Lionsgate)
Spotlight (Open Road)
Steve Jobs (Universal)
Trumbo (Bleecker Street)
-

Boston Society of Film Critics Awards

Best Picture  -  Spotlight
Best Actor - (tie) Paul Dano for Love & Mercy, and Leonardo DiCaprio for The Revenant
Best Actress -  Charlotte Rampling for 45 Years
Best Supporting Actor - Mark Rylance for Bridge of Spies
Best Supporting Actress - Kristen Stewart for Clouds of Sils Maria
Best Director - Todd Haynes for Carol
Best Screenplay - Tom McCarthy and Josh Singer for Spotlight
Best Cinematography - Edward Lachman for Carol
Best Documentary - Amy
Best Foreign-Language Film  (awarded in memory of Jay Carr) -  The Look of Silence
Best Animated Film -  (tie) Anomalisa and Inside Out
Best Film Editing (awarded in memory of Karen Schmeer) -  Margaret Sixel for Mad Max: Fury Road
Best New Filmmaker (awarded in memory of David Brudnoy) -  Marielle Heller for The Diary of a Teenage Girl
Best Ensemble Cast -  Spotlight
Best Use of Music in a Film -  Love & Mercy

mercoledì 2 dicembre 2015

I critici di New York premiano 'Carol' come miglior film dell'anno

La stagione dei premi ormai ha preso il via. Svelati i vincitori dei New York Film Critics Circle 2015, premi assegnati dai critici di New York.

A vincere il premio come miglior film è Carol, film che racconta una struggente storia d'amore tra due donne nell'America degli anni '50. Il film di Todd Haynes si porta a casa 4 premi in tutto, ma nessun riconoscimento per le due attrici.

Nelle categorie degli attori, a vincere come protagonisti sono stati Michael Keaton per Spotlight, e Saoirse Ronan, per Brooklyn. I premi come non protagonisti invece sono andati a Mark Rylance per Bridge of Spies, e Kristen Stewart per Clouds of Sils Maria (ruolo con cui l'attrice ha già vinto il Cesar, l'"Oscar francese").

Miglior film d'animazione è andato a Inside Out della Pixar. Premio speciale a Ennio Morricone per la colonna sonora di The Hateful Eight.

I premi dei critici newyorkesi spesso sono indicativi riguardo le nomination agli Oscar ma non per i vincitori, negli ultimi 10 anni solo tre film premiati ai NYFCC hanno poi vinto l'Oscar. Lo scorso anno a vincere fu Boyhood, che poi raccolse sei nomination di cui solo una si trasformò in vittoria.

Ecco la lista dei vincitori.

Best film: Carol

Best director: Todd Haynes, Carol

Best actor: Michael Keaton, Spotlight

Best actress: Saoirse Ronan, Brooklyn

Best supporting actor: Mark Rylance, Bridge of Spies

Best supporting actress: Kristen Stewart, Clouds of Sils Maria

Best screenplay: Carol, Phyllis Nagy

Best animated film: Inside Out

Best cinematography: Carol, Edward Lachman

Best first film: Son of Saul

Best foreign film: Timbuktu (Mauritania)

Best non-fiction film (documentary): In Jackson Heights directed by Frederick Wiseman.

Special Award: Posthumous award honoring the legacy of William Becker and Janus Films

Special Award # 2: composer Ennio Morricone, The Hateful Eight

National Board of Review: 'Mad Max: Fury Road è il miglior film dell'anno!

La National Board of Review, associazione americana composta da cinefili di diversa provenienza (studenti, insegnanti, professionisti del cinema, storici), ha eletto Mad Max: Fury Road di George Miller come miglior film del 2015.

Ai fini degli Oscar è un premio poco indicativo, negli ultimi 20 anni solo quattro film premiati dalla NBR hanno poi vinto l'Academy Awards (il vincitore dello scorso anno, A Most Violent Year, è stato totalmente ignorato agli Oscar), ma sicuramente è una bella sorpresa visto che Mad Max: Fury Road fa parte di un genere che di rado riesce a rientrare nelle stagioni dei premi

Quella di Mad Max non è stata l'unica scelta interessante della NBR, premiati anche The Martian, The Hateful EightBeasts of No Nation, e fra gli attori spunta anche Sylvester Stallone per Creed. Chissà se Sly riuscirà a dire la sua durante la stagione dei premi. Inside Out della Pixar scelto come miglior film d'animazione.

Ecco tutti i vincitori e le top dei migliori film.

Miglior Film: Mad Max: Fury Road
Miglior regista: Ridley Scott – The Martian
Miglior Attore: Matt Damon – The Martian
Miglior Attrice: Brie Larson – Room
Miglior Attore non protagonista: Sylvester Stallone – Creed
Miglior Attrice non protagonista: Jennifer Jason Leigh – The Hateful Eight
Miglior sceneggiatura originale: Quentin Tarantino – The Hateful Eight
Miglior sceneggiatura adattata: Drew Goddard – The Martian
Miglior film d’animazione: Inside Out
Interpretazione di debutto: Abraham Attah – Beasts of No Nation & Jacob Tremblay – Room
Miglior debutto alla regia: Jonas Carpignano – Mediterranea
Miglior film straniero: Son of Saul
Miglior documentario: Amy
William K. Everson Film History Award: Cecilia De Mille Presley
Miglior cast d’insieme: The Big Short
Spotlight Award: Sicario for Outstanding Collaborative Vision
NBR Freedom of Expression Award: Beasts of No Nation & Mustang

Top 10
Bridge of Spies
Creed
The Hateful Eight
Inside Out
The Martian
Room
Sicario
Spotlight
Straight Outta Compton

Migliori 5 film stranieri
Goodnight Mommy
Mediterranea
Phoenix
The Second Mother
The Tribe

Migliori 5 documentari
Best of Enemies
The Black Panthers: Vanguard of the Revolution
The Diplomat
Listen to Me Marlon
The Look of Silence

Top 10 Film indipendenti
‘71
45 Years
Cop Car
Ex Machina
Grandma
It Follows
James White
Mississippi Grind
Welcome to Me
While We’re Young