giovedì 22 gennaio 2026
giovedì 2 novembre 2023
Killers of the Flower Moon - la recensione
Torna Martin Scorsese e torna a fare un film dalla lunghezza importante (tre ore e mezzo circa) con una piattaforma streaming (in questo caso Apple Tv), con i suoi attori feticcio Robert De Niro e Leonardo DiCaprio. e che in un certo senso è un film intrinsecamente scorsesiano, perché è impossibile non riconoscere la mano dietro la macchina da presa e la tematica del male non come qualcosa di oscuro ed eccezionale ma di quotidiano, banale.
Allo stesso tempo è anche un film abbastanza diverso dal solito e si inserisce più nel filone delle sue ultime opere (Silence e The Irishman soprattutto) che in quello dei suoi lavori più classici e conosciuti. Ed è un film che non può fare altro che dividere gli spettatori, fra chi lo amerà e chi lo odierà, fra chi lo ha trovato inutilmente lungo a chi invece non avrebbe tagliato neanche un fotogramma.
La tribù nativa americana degli Osage, dopo essere stata scacciata dalle sue terre, viene sistemata dal governo in Oklahoma e viene loro assegnato un pezzo di terra apparentemente arido e inospitale ma che nasconde invece il germe della ricchezza: il petrolio. Gli Osage diventano ricchissimi vendendo le concessioni a "cerca oro" e uomini d'affari, ma in un'America profondamente razzista, il fatto che siano gli indiani a detenere questo potere, è inammissibile, tanto che a ciascuno di loro venne assegnato un tutore. È in questa cornice che si sono consumati una serie di omicidi, e decessi apparentemente naturali, di membri degli Osage, e alla fine si stima che i morti siano stati addirittura un centinaio nell'arco di molti anni.
Scorsese prende questa triste storia americana, raccontata nel libro Gli assassini della terra rossa, e decide di raccontarla da un punto di vista inedito, quello degli stessi Osage, e in particolare di Mollie Burkhart (Lily Gladstone), a cui morirono le tre sorelle e la madre in circostanze più che sospette, e che rischiò essa stessa la vita, ma si batté anche con la sua comunità affinché il governo degli Stati Uniti facesse qualcosa (fu questo evento, infatti, a sancire la vera e propria nascita dell'FBI). Ma Mollie è anche la moglie di Ernest Buckhart (Leonardo Di Caprio), che insieme a suo zio William Hale (Robert De Niro), erano le menti dietro l'eliminazione degli Osage con lo scopo di ottenere la loro ricchezza.
In 206 minuti, Scorsese inserisce molte anime nel suo film: c'è la componente più puramente true crime, con la ricostruzione di una vera e propria strage effettuata ai danni degli Osage, con il carico di razzismo e discriminazione che da sempre accompagna i nativi americani; c'è il dramma familiare; c'è la componente giudiziaria e investigativa, con la nascita dell'FBI e l'arrivo degli agenti infiltrati guidati da Tom White (Jesse Plemmons) che pur riuscendo a smascherare la rete di omicidi e omertà presente nella città, non riescono a fare veramente giustizia proprio a causa del razzismo sistemico che sembra non considerare la morte degli Osage degna di nota.
Oltre alla struttura narrativa e alla regia che regala splendide immagini e scorci da western, a brillare davvero in Killers of the Flower Moon è il cast, in particolare Lily Gladstone ruba la scena con la sua interpretazione brillante e sofferta e il carisma affascinante che riesce a imprimere nel suo personaggio, persino nei momenti di debolezza e malattia.
Alla fine delle quasi tre ore e mezzo di film, le sensazioni possono essere soltanto due: o si esce sfiniti, con l'idea che il tutto sarebbe potuto durare molto meno e senza emozione, oppure con gli occhi lucidi e il cuore pesante, con la convinzione che ogni inquadratura e ogni parola siano state messe al posto giusto e che nulla del film avrebbe potuto essere tagliato, anzi, che si sarebbe potuti tranquillamente rimanere rapiti dalla magia del film per un'ora ancora.
Chi vi scrive appartiene a questa seconda categoria.
giovedì 15 ottobre 2020
Streep, DiCaprio, Blanchett, Lawrence, un super cast per il film Don't Look Up!
martedì 4 febbraio 2020
La carriera di Rick Dalton dopo C'era una volta... a Hollywood? ce la racconta Tarantino.
ATTENZIONE SPOILER! Se non avete visto il film non andate avanti con la lettura.
Chi ha visto il film sa che alla fine, cambiando i reali avvenimenti, Rick Dalton riesce ad impedire gli efferati omicidi di Sharon Tate e dei suoi ospiti nella villa di Cielo Drive. Dopo quei clamorosi fatti, la sua carriera ha avuto una svolta.
A raccontare quello che è successo dopo ci pensa Quentin Tarantino, che con la sua strabordante fantasia, ha immaginato tutta la carriera di Rick Dalton, tanto da aver scritto una filmografia e una biografia e averla mandata a Imdb, che però non ha potuto inserirla nel suo database.
Ecco il racconto di Tarantino.
"Tutto l'incidente con il lanciafiamme e gli hippie ha attirato moltissima attenzione. Nessuno si rende davvero conto di quanto sia stato importante quello che è capitato, ma è stato comunque qualcosa di grosso. Ed è stato qualcosa di grosso il fatto che abbia usato un lanciafiamme, l’oggetto di scena di uno dei suoi film più popolari. Quindi Rick inizia a tornare in voga. Non dico richiesto come lo era Michael Sarrazin all'epoca, ma ha avuto abbastanza pubblicità e ora improvvisamente 'I 14 Pugni di McCluskey' viene trasmesso più spesso su Channel 5 durante la Combat Week, e cose del genere. Inoltre gli offrono un paio di film – a basso budget, ma comunque prodotti da uno studio. Ma la cosa veramente importante è che nel circuito della tv a episodi ha un nome molto più in vista. Non è certo Darren McGavin, ok? Darren McGavin veniva pagato con il compenso massimo che una comparsa poteva ricevere all'epoca. Ma Rick è ai livelli di John Saxon, forse anche un po' più in alto. Quindi viene pagato bene e fa delle belle serie. E gli episodi sono tutti costruiti attorno al suo personaggio. Quindi invece di fare 'La Terra dei Giganti' e 'Bingo Martin', ora fa il cattivo in 'Mission: Impossible'... ed è il suo episodio... Ah, fa anche un programma di Vince Edwards intitolato 'Matt Lincoln'. O un programma di Glenn Ford chiamato 'Lo Sceriffo del Sud'. Ed è una cosa grossa, perché aveva fatto 'Hell-Fire Texas' con Glenn Ford e non erano andati per niente d’accordo. Ma hanno deciso di sotterrare l’ascia di guerra, lavorano un sacco insieme. Poi recita in un paio di film tv di Paul Wendkos. Insomma, se la cava bene."
Quindi, ora lo sappiamo, Rick Dalton se la cava bene.
C'era una volta... a Hollywood si prepara ad affrontare la notte degli Oscar con ben 10 nomination, tra cui miglior film, regia, attore protagonista (DiCaprio) e attore non protagonista (Pitt, favorito per la vittoria).
venerdì 20 settembre 2019
C'era una Volta a... Hollywood - la recensione
Un affresco di quella che era la Hollywood degli anni '60, quasi un mondo fiabesco dove si muovono personaggi altrettanto fiabeschi, in cui Tarantino sguazza fra una citazione ai suoi stessi film e lunghe sequenze meta-cinematografiche in cui assistiamo alle scene girate da Rick.Tarantino si diverte, si vede, passa dal western all'horror con maestria, e fa divertire lo spettatore, che è quasi sopraffatto da ciò che vede.
Margot Robbie è una splendida Sharon Tate ed è un personaggio che sembra slegato dal contesto, quasi etereo: la vediamo quasi sempre sola, non interagisce mai con Cliff o con Rick (se non nel finale) e sembra incarnare l'innocenza e il sogno ancora acerbo, lì dove invece Rick e Cliff sono un po' la caduta di quel sogno hollywoodiano che è solo un'altra incarnazione di quello americano.martedì 11 giugno 2019
Sam Rockwell nel prossimo film di Clint Eastwood
Il film è tratto da un articolo di Vanity Fair del 1997, "American Nightmare: The Ballad of Richard Jewell", e racconta la storia della guardia di sicurezza Richard Jewell che nel 1996 sventò un attentato alle Olimpiadi di Atlanta, salvando molte persone. Jewell è stato poi accusato ingiustamente di essere lui stesso l'attentatore, a causa di un articolo pubblicato dall'Atlanta Journal Constitution. Un incubo durato mesi. Scagionato dall'FBI, Jewell cadde poi in disgrazia per morire, a seguito di un attacco di cuore, nel 2007.
Sam Rockwell interpreterà l'avvocato difensore di Jewell.
A produrre il film ci sarà anche la Appian Way di Leonardo DiCaprio, che per anni, insieme all'amico Jonah Hill, ha cercato di portare al cinema questa storia, con Hill che avrebbe dovuto interpretare Jewell e DiCaprio il suo avvocato.
Inizialmente la produzione era in mano alla Fox, ma dopo l'acquisizione da parte della Disney, il film è passato nelle mani della Warner.
mercoledì 22 maggio 2019
Cannes 2019 - giorno 8
Un numeroso cast di altissimo livello, con Leonardo DiCaprio, Brad Pitt, Margot Robbie, Al Pacino, e tanti altri, e una storia inventata inserita nella Hollywood di fine anni '60, e che corre parallela a un fatto di cronaca reale, l'efferato omicidio di Sharon Tate da parte degli adepti di Charles Manson, compiuto esattamente 50 anni fa.
Al centro della storia c'è Rick Dalton (DiCaprio), un attore di serie tv deciso a fare il salto di qualità e approdare finalmente nel cinema. Al suo fianco il fedele Cliff (Pitt), storica controfigura e ora anche autista di Dalton. Il passaggio dalla tv al cinema non è per niente semplice, e mentre Dalton cerca disperatamente un modo per sfondare, nella villa accanto alla sua accadrà l'impensabile: un gruppo di giovani e apparentemente spensierati hippie, seguaci di un certo Charles Manson, ucciderà in modo brutale l'attrice Sharon Tate, incinta al nono mese, e alcuni suoi ospiti.
C'era una Volta a Hollywood è un capitolo nuovo nella carriera di Quentin Tarantino, meno azione e meno "pulp" (a parte una scena finale molto tarantiniana), più dialoghi, una maggiore dilatazione dei tempi, e una enorme quantità di Cinema, tra citazioni e omaggi.
Buona l'accoglienza del film alla fine della premiere, mentre la stampa si è divisa. Molte le recensioni e i commenti positivi che parlano di un Tarantino in grande spolvero, ma ci sono stati anche commenti più freddi, delusi da un film che, secondo il loro giudizio, non offre nulla di nuovo, o contrariati da alcuni aspetti.
Durante la conferenza stampa Tarantino è sembrato molto rilassato e felice, ma davanti ad alcune domande, sulla rappresentazione delle donne o sull'uso dell'omicidio di Sharon Tate, le risposte sono state piuttosto lapidarie e sbrigative. Al regista è stato chiesto della possibile reazione di Roman Polanski. "Non ci siamo mai parlati", ha risposto Tarantino, "L’ho incontrato un paio di volte in vita mia. Nel film ne parlo come del regista più "caldo" dell’epoca. Rosemary's Baby aveva fatto un incasso enorme, e quello è anche il mio preferito. Sono un grande fan di quel film". Sul fatto che Margot Robbie/Sharon Tate nel film abbia pochissime battute e sia stata rappresentata solo come un'attrice bella e sensuale, Tarantino ha risposto secco: "Rigetto la sua ipotesi".
Molto più aperto invece sulla questione Charles Manson e la sua Familia, su cui il regista si è informato molto. "Nella vicenda dell’omicidio di Sharon Tate mi ha attratto l’impossibilità di dare una spiegazione a questa strage terribile", ha raccontato Tarantino, "Ho fatto qualche ricerca, ho letto libri, ma non mi sono dato una spiegazione. Questi giovani hanno compiuto un’azione incomprensibile e questo rende la vicenda affascinante. Siamo affascinati perché non riusciamo a comprenderla". Il regista nel film offre anche un ritratto tutto suo della comunità di Charles Manson. "Degli hippie che ho immaginato vivessero in un ranch dove prima si giravano western tv", ha spiegato, "Ho voluto mostrare la loro vita quotidiana, mentre portano i turisti a fare delle passeggiate a cavallo, sono gentili, amichevoli, ma le cose non sono esattamente come appaiono".
E poi c'è il Cinema, in un film che Leonardo DiCaprio definisce "una lettera d’amore all'industria cinematografica". Una lettera d'amore nostalgica verso la Hollywood di una volta. Quentin Tarantino si è divertito molto a creare una carriera al personaggio di Rick Dalton e inserirla in un contesto reale, come quando l'attore viene spedito in Italia per girare un film con Sergio Corbucci. "Sergio è uno dei più grandi, uno dei miei preferiti", ha dichiarato Tarantino, "Con Django Unchained ho fatto la mia versione del suo film e quando Rick Dalton, il personaggio di DiCaprio viene spedito dal suo produttore [Al Pacino] a Roma per girare "Nebraska Jim", diventa parte di quella storia. Rick non lo apprezza ma se io lo incontrassi quarant'anni dopo gli direi: "Ma tu hai davvero lavorato con Sergio Corbucci?!". Poi ho immaginato che dopo quello, Rick abbia girato Operazione Dyn-o-mite! ma con Antonio Margheriti perché ho pensato che Rick si sarebbe comportato talmente male che Corbucci un secondo film non glielo avrebbe fatto fare".
Ovviamente l'attenzione era anche puntata sui protagonisti del film, la coppia d'oro formata da Leonardo DiCaprio e Brad Pitt, entrambi alla seconda esperienza con il regista. "Ci sono veramente poche persone al mondo che hanno una conoscenza così profonda della storia del cinema, della musica e della televisione", ha detto DiCaprio parlando di Tarantino, "È come entrare nel database di un computer, è incredibile. Questo film per lui è il suo ritorno a casa, un gesto d'amore nei confronti di questo mondo che siamo così fortunati di abitare e a tutti gli attori misconosciuti che lo hanno reso grande". DiCaprio inoltre ha dichiarato di essersi immedesimato molto nel suo personaggio: "Sono cresciuto nell'industria del cinema e capisco Rick nel suo sentirsi perduto. Lotta per ritrovare la fiducia in se stesso, per ottenere un nuovo ruolo. Io sono stato molto fortunato come attore, ma queste cose accadono". "I due sono come una sola persona", ha continuato Brad Pitt parlando dei personaggi di Rick e Cliff, "una persona che deve accettare questa situazione di cambiamento. Sono due outsider, però il mio personaggio, Cliff, è un po' più navigato, ha superato la fase di depressione, è in pace con se stesso, accetta quello che la vita gli porta". L'attore poi fa una sua personale analisi del film: "Racconta la perdita di innocenza di un'epoca, era un tempo di pace e amore, poi la tragica morte di Sharon Tate è stato uno shock che ha mostrato il lato oscuro di quell'epoca".
Diverso il compito di Margot Robbie, chiamata ad interpretare una persona reale, un'attrice famosa come Sharon Tate che ha subito un destino davvero crudele, e ha dovuto farlo con poche battute a disposizione e una rappresentazione che guarda soprattutto all'esaltazione della sua bellezza. "Ho visto tante cose su Sharon Tate, ho fatto molta ricerca e ho letto il più possibile", ha spiegato l'attrice, "ma allo stesso tempo, come attrice, penso di dover comprendere il ruolo del mio personaggio nella storia. Per me lei è la vera luce del film, sapevo che questo doveva essere il mio compito e ho cercato di farlo rispettando il personaggio nella memoria della vera Sharon Tate. Quello che mostra, cioè la perdita dell’innocenza, avviene senza parlare, senza bisogno di dialoghi".
Negli USA il film uscirà il 26 luglio. In Italia arriverà il 19 settembre.
Ieri in tarda serata è stato presentato in Concorso il nuovo film di Bong Joon Ho, Parasite (Gisaengchung), che rinnova la collaborazione del regista con il suo attore feticcio Song Kang Ho.
Il film racconta la storia della famiglia Ki-taek, molto povera, un po' cialtrona , disoccupata ma molto interessata allo stile di vita dei ricchi. Quando il figlio dei Ki-taek, falsificando i suoi requisiti, viene chiamato a dare lezioni d'inglese alla figlia di una famiglia ricca, i due mondi si incontreranno e le due famiglie resteranno improvvisamente invischiate in una strana e assurda storia.
Per Parasite, dove il "parassita" del titolo è il figlio della famiglia Ki-taek che si insinua nella famiglia ricca, è stato un tripudio, il film è stato accolto benissimo dalla platea e ha poi raccolto critiche davvero entusiastiche. Si tratta di un film sulle differenze sociali ma il tutto è raccontato con lo stile unico di Bong Joon Ho.
"È un dramma familiare con due famiglie coreane, una ricca e una povera", ha dichiarato il regista coreano, "È difficile da definire come genere. Potrebbe essere un crime drama. Potrebbe essere un dramma familiare. Potrebbe essere una commedia nera. È un mix di una varietà di generi". Il tema della famiglia è ricorrente nei lavori del regista. "Non sono necessariamente ossessionato dal tema della famiglia", ha spiegato Bong Joon Ho, "ma questo film è diverso dai miei precedenti, dove le famiglie erano incomplete. Mi sono occupato spesso di famiglie incomplete e di come una famiglia con membri mancanti riesca a trovare un equilibrio. Ma questo film, Parasite, presenta una famiglia convenzionale, con quattro membri al suo interno, e io sono più interessato a come queste due famiglie convenzionali si incontrano e che tipo di dramma emerge dal loro incontro".
Secondo molti, il film potrebbe essere un candidato forte per la vittoria della Palma d'oro, o di qualche altro premio.
giovedì 25 ottobre 2018
Scorsese e DiCaprio di nuovo insieme per Killers of the Flower Moon
L'occasione stavolta è il film Killers of the Flower Moon, adattamento del romanzo best-seller di David Grann, che la Imperative Entertainment ha appena iniziato a sviluppare. Il film sarà diretto da Scorsese, a curare la sceneggiatura sarà Eric Roth (Forrest Gump, Insider), e vedrà come protagonista Leonardo DiCaprio, coinvolto anche come produttore con la sua Appian Way.
"Quando ho letto il romanzo di Grann, ho iniziato immediatamente a vederlo, i personaggi, le ambientazioni, l’azione", ha dichiarato recentemente Scorsese. "Sapevo che ne avrei fatto un film. Sono davvero entusiasta di lavorare con Eric Roth, e di tornare a lavorare con Leo, per portare sullo schermo questa inquietante vicenda americana". Le riprese dovrebbero iniziare nell'estate del 2019.
In realtà, era da un po' che Martin Scorsese inseguiva questo progetto. Se n'era già parlato nel 2017 ma in quel caso il regista aveva ipotizzato una possibile collaborazione con un altro suo attore feticcio, Robert De Niro. Del progetto poi non se ne seppe più nulla, fino ad oggi, solo che invece di De Niro ci sarà Leonardo Di Caprio, pronto alla sua sesta collaborazione con Scorsese dopo Gangs of New York, The Aviator, The Departed, Shutter Island, The Wolf of Wall Street, a cui bisogna aggiungere anche il cortometraggio The Audition.
Ambientato negli anni '20, il libro di Grann racconta una pagina inquietante della storia americana, una serie di omicidi in Oklahoma che iniziano quando viene scoperto un giacimento di petrolio nella nazione dei nativi americani Osage. Una scoperta che portò molta ricchezza tra le persone che abitavano quel luogo, le stesse persone che poi però vennero uccise, una ad una. Questa fu una delle prime indagini della neonata FBI, che dietro la serie di omicidi scoprì una cospirazione ricordata come uno dei crimini più inquietanti della storia americana.
sabato 25 febbraio 2017
Frame Awards 2017 - ecco i vincitori!
Tre premi per Animali Notturni di Tom Ford, premiato nelle categorie migliore regia, migliore sceneggiatura non originale, e - in totale controtendenza con la stagione dei premi - Amy Adams è stata scelta come migliore attrice protagonista.Tre premi anche per The Hateful Eight di Quentin Tarantino, miglior cast, sceneggiatura originale e colonna sonora, che va quindi a premiare il grandissimo Ennio Morricone.
Ex aequo nella categoria migliore attore protagonista, il ruolo di migliore dell'anno se lo dividono il premio Oscar Leonardo DiCaprio per The Revenant, e Viggo Mortensen per Captain Fantastic. Migliore attrice non protagonista Kate Winslet per Steve Jobs. Migliore attore non protagonista invece Tom Hardy per The Revenant.
Nella categoria miglior film d'animazione, un po' a sorpresa, Oceania batte tutti. Lo Chiamavano Jeeg Robot miglior film italiano.
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Lo staff di Frame vi ringrazia per aver votato. Appuntamento al prossimo anno!
lunedì 29 febbraio 2016
Oscar 2016 - Trionfa Spotlight. Ecco tutti i vincitori.
Come era prevedibile, la protesta per gli "Oscar So White" è arrivata sul palco ma non come ci si aspettava. Il presentatore della serata Chris Rock ha parlato dell'assenza di attori neri tra i nominati e del bisogno di più diversità nei ruoli, ma allo stesso tempo ha ironizzato molto sulla protesta in sé e su come qualcuno (in particolare Will Smith e consorte, bersagli delle battute) ha esagerato nei toni.La cerimonia è subito entrata nel vivo con i premi alle sceneggiature e l'Oscar alla migliore attrice non protagonista, andato a Alicia Vikander per The Danish Girl. Primo Oscar alla prima nomination. Poi si è aperta quella che potremmo chiamare la "sezione Mad Max: Fury Road", con il film di George Miller che si è portato a casa ben 6 Oscar tecnici, diventando il film più premiato della serata. Nel mezzo, "El Chivo" Emmanuel Lubezki si è portato a casa il suo terzo Oscar consecutivo, per la migliore fotografia di The Revenant.
Le sorprese sono arrivate dopo lo scontato e meritatissimo Oscar a Inside Out come miglior film d'animazione. Tutti si aspettavano (e speravano) di vedere Stallone salire sul palco per ritirare un premio, e invece l'Oscar come migliore attore non protagonista è andato all'ottimo Mark Rylance de Il Ponte delle Spie. Premio sicuramente meritato ma la delusione per il mancato Oscar al mitico Sly resta.
Uno dei momenti più attesi, soprattutto da noi in Italia, è stato quello dell'Oscar alla colonna sonora, a trionfare è stato il grandissimo maestro Ennio Morricone, per la colonna sonora di The Hateful Eight. Standing ovation per il maestro, visibilmente commosso. Morricone ha prima reso omaggio agli altri nominati, in particolare allo "stimato John Williams", che era seduto accanto a lui, e poi ha chiuso dedicando l'Oscar alla moglie. Un Oscar tanto inseguite dal maestro che arriva dopo l'Oscar alla carriera del 2007.
Gran finale con l'Oscar alla regia per Alejandro González Iñárritu, per The Revenant, secondo Oscar consecutivo, il regista aveva già vinto lo scorso anno. Migliore attrice protagonista la bravissima Brie Larson, per Room. E poi è arrivato il momento che tutti aspettavano da anni: Leonardo DiCaprio finalmente premiato con l'Oscar come migliore attore protagonista per il film The Revenant.
Sorpresa finale, Il Caso Spotlight si porta a casa l'Oscar come miglior film.
Ecco l'elenco dei vincitori.
Miglior Film
- Il caso Spotlight (Spotlight), regia di Tom McCarthy
Miglior regia
- Alejandro González Iñárritu – Revenant – Redivivo (The Revenant)
Miglior attore protagonista
- Leonardo DiCaprio – Revenant – Redivivo (The Revenant)
Miglior attrice protagonista
- Brie Larson – Room
Miglior attore non protagonista
- Mark Rylance – Il ponte delle spie (Bridge of Spies)
Miglior attrice non protagonista
- Alicia Vikander – The Danish Girl
Migliore sceneggiatura originale
- Tom McCarthy e Josh Singer – Il caso Spotlight (Spotlight)
Migliore sceneggiatura non originale
- Charles Randolph e Adam McKay – La grande scommessa (The Big Short)
Miglior film d’animazione
- Inside Out, regia di Pete Docter e Ronnie del Carmen (Disney / Pixar)
Migliori costumi
- Jenny Beavan – Mad Max: Fury Road
Miglior scenografia
- Colin Gibson e Lisa Thompson – Mad Max: Fury Road
Miglior trucco e acconciatura
- Lesley Vanderwalt, Elka Wardega e Damian Martin – Mad Max: Fury Road
Miglior fotografia
- Emmanuel Lubezki – Revenant – Redivivo (The Revenant)
Miglior montaggio
- Margaret Sixel – Mad Max: Fury Road
Miglior montaggio sonoro
- Mark Mangini e David White – Mad Max: Fury Road
Miglior sonoro
- Chris Jenkins, Gregg Rudloff e Ben Osmo – Mad Max: Fury Road
Migliori effetti speciali
- Mark Williams Ardington, Sara Bennett, Paul Norris e Andrew Whitehurst – Ex Machina
Miglior cortometraggio d’animazione
- Bear Story, regia di Gabriel Osorio Vargas
Miglior cortometraggio documentario
- A Girl In The River: The Price Of Foregiveness – regia di Sharmeen Obaid-Chinoy
Miglior documentario
- Amy, regia di Asif Kapadia
Miglior cortometraggio
- Stutterer, regia di Benjamin Cleary e Serena Armitage
Miglior colonna sonora
- Ennio Morricone – The Hateful Eight
Miglior canzone
- Writing’s on the Wall (Jimmy Napes e Sam Smith) – Spectre
Miglior film straniero
- Il figlio di Saul (Saul fia), regia di László Nemes (Ungheria)
lunedì 15 febbraio 2016
BAFTA 2016 - The Revenant trionfa!
Confermata come migliore attrice Brie Larson per Room. Kate Winslet (Steve Jobs) si è portata a casa il BAFTA come migliore attrice non protagonista (la categoria più in bilico in ottica Oscar 2016). Il premio come migliore attore non protagonista è stato invece assegnato a Mark Rylance per Il Ponte delle Spie (nella categoria era assente il favorito degli Oscar, Stallone).
Quattro premi tecnici per Mad Max: Fury Road, due per Star Wars: Il Risveglio della Forza. Ennio Morricone ha vinto il premio per la migliore colonna sonora grazie al suo lavoro in The Hateful Eight.
Miglior film d'animazione è stato assegnato a Inside Out, ennesimo premio vinto dal film della Disney/Pixar. John Boyega è stato scelto dal pubblico e premiato come Rising Star del 2016.
Ecco tutti i premi.
Miglior film
The Revenant
Attore protagonista
Leonardo DiCaprio (The Revenant)
Attrice protagonista
Brie Larson (Room)
Regista
Alejandro G. Inarritu (The Revenant)
Attore non protagonista
Mark Rylance (Il ponte delle spie)
Attrice non protagonista
Kate Winslet (Steve Jobs)
Musica originale
Ennio Morricone (The Hateful Eight)
Fotografia
The Revenant, Emmanuel Lubezki
Montaggio
Mad Max: Fury Road
Scenografia
Mad Max: Fury Road
Costumi
Mad Max, Fury Road
Trucco e acconciature
Mad Max: Fury Road
Sonoro
The Revenant
Effetti speciali visivi
Star Wars: Il Risveglio della Forza
Film non in lingua inglese
Storie pazzesche
Documentario
Amy
Film Animato
Inside Out
Outstanding British Film
Brooklyn
EE Rising Star (votato dal pubblico)
John Boyega


















