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lunedì 15 novembre 2021

Red Notice - la recensione

Costato la mostruosa cifra di 200 milioni di dollari, arriva su Netflix l'action comedy Red Notice, il film più costoso mai prodotto dalla compagnia streaming.

Il profiler dell'FBI John Hartley (Johnson) è sulle tracce di uno dei più famosi ladri d'arte del mondo, Nolan Booth (Reynolds), che si trova a Roma per rubare una delle tre Uova di Cleopatra, pezzi d'arte rari, unici, e pregiatissimi. Sulle tracce delle Uova però c'è anche un altro ladro, il più bravo di tutti, il misterioso Alfiere (Gal Gadot). Hartley si ritroverà incastrato per furto, con il proprio nome rovinato, e finirà in carcere proprio nella cella di Booth. Tra i due nascerà una strana e traballante alleanza, alla ricerca del terzo Uovo, di cui nessuno conosce la posizione, per cercare di battere l'Alfiere.

Commedia d'azione itinerante, che a causa del Covid non ha potuto girare fisicamente in tutte le città che visita (in particolare a Roma, Castel Sant'Angelo è stato ricostruito in studio, tra scenografie vere e CGI), che punta tutto sul suo trio di protagonisti, Dwayne Johnson, Ryan Reynolds e Gal Gadot. Il regista Rawson Marshall Thurber, anche sceneggiatore, gli costruisce intorno una storia divertente, con molta azione, ottimi effetti speciali, con qualche buon colpo di scena, e una marea di citazioni, che non sono nascoste ma spesso proprio dichiarate, soprattutto dal personaggio di Reynolds. Il riferimento più immediato ed evidente è senza alcun dubbio il capolavoro di James Cameron True Lies, per lo stile, i toni e la scena di tango, c'è tanto Indiana Jones (il bunker dei nazisti, il numero su una delle scatole, la musichetta fischiettata, il ponte di legno che crolla), un po' di James Bond e Mission: Impossible, una dose di Lupin e del videogioco Uncharted. Il regista mette insieme un cocktail che, nonostante non offra niente di nuovo, funziona senza grossi problemi restando sempre su un sentiero sicuro, senza mai provare a fare qualcosa per stupire più di tanto.

Dwayne Johnson fa il Dwayne Johnson, con tanto di spot alla sua tequila, Ryan Reynolds fa il Ryan Reynolds, che invece fa pubblicità al suo gin, i due attori insieme formano una coppia "buddy", e Gal Gadot porta equilibrio tra i due. I tre attori divertono perché si capisce che si sono divertiti a girare il film insieme, e questo fa funzionare bene il trio.

Red Notice non inventa niente di nuovo, è tutto già visto, ma è mescolato nel modo giusto e alla fine offre un buon intrattenimento.

giovedì 15 ottobre 2020

Streep, DiCaprio, Blanchett, Lawrence, un super cast per il film Don't Look Up!

Adam McKay (La Grande Scommessa) è al lavoro sul suo prossimo film e potrà contare su un cast davvero stellare.

Il titolo del film è Don't Look Up e si tratta di una commedia che racconta di due astronomi di basso livello che iniziano un tour per avvertire l'umanità che un grosso asteroide sta per distruggere la Terra. L'arrivo è imminente, sei mesi al massimo, ma nonostante i loro sforzi, nessuno gli crede.

Nelle scorse settimane era stata annunciata Jennifer Lawrence come protagonista, e accanto a lei Cate Blanchett, ma ieri Netflix ha calato l'asso e ha annunciato il cast completo... e che cast!

Jennifer Lawrence, Cate Blanchett, Leonardo DiCaprio, Meryl Streep, Jonah Hill, Timothée Chalamet, Ariana Grande, Himesh Patel, Kid Cudi, Matthew Perry, Rob Morgan e Tomer Sisley.

Le riprese del film sarebbero dovute partire lo scorso aprile ma la pandemia ha fatto slittare tutto, probabilmente partiranno questo novembre. A meno di ulteriori rinvii, il film potrebbe arrivare su Netflix alla fine del prossimo anno.

martedì 12 maggio 2020

Cate Blanchett al fianco di Jennifer Lawrence in Don't Look Up

Un progetto che diventa sempre più interessante, stiamo parlando di Don't Look Up, nuovo film diretto da Adam McKay (La Grande Scommessa) per Netflix.

Protagonista del film sarà il premio Oscar Jennifer Lawrence, che molto probabilmente sarà affiancata da un'attrice che di Oscar ne ha due, la straordinaria Cate Blanchett.

La storia vede al centro due astronome, non proprio di alto livello, che scoprono l'esistenza di un asteroide che in sei mesi colpirà la Terra. Le due donne iniziano così un tour mediatico per avvertire la popolazione mondiale dell'imminente disastro.

Adam McKay ha descritto il film come una commedia satirica socio-politica, tipo Il Dottor Stranamore e Quinto Potere. Al momento non è chiaro se le attrici interpreteranno le due astronome o se Cate Blanchett avrà un altro ruolo all'interno della storia.

Netflix aveva fissato l'inizio delle riprese per aprile ma a causa dell'emergenza sanitaria sono state rimandate a data da destinarsi.

mercoledì 29 gennaio 2020

Ci sarà un Arma Letale 5, con Mel Gibson e Danny Glover!

Tre anni fa Richard Donner si era sbilanciato sulla possibilità di un quinto e conclusivo capitolo della saga di Arma Letale. L'idea era poi rimasta in sospeso e il regista aveva accusato la Warner di aver bloccato il progetto. Adesso però qualcosa si sta muovendo.

THR ha riportato una dichiarazione di Dan Lin, produttore del film, e a quanto pare sembra che la Warner abbia cambiato idea.

"Stiamo cercando di fare l’ultimo film di Arma Letale", ha detto Lin durante un roundtable, "Richard Donner tornerà, e anche il cast originale. Sarà fantastico. La stessa storia è qualcosa di molto personale per lui. Mel Gibson e Danny Glover sono pronti a fare il film, quindi si tratta solo di avere lo script".

In realtà una sceneggiatura sarebbe già pronta da tre anni, descritta a suo tempo come "più dark ma con una forte nota emozionale".  questo punto, dopo le parole del produttore, non è chiaro se verrà usata, magari ritoccata, oppure no.
A tornare per il capitolo conclusivo sarebbe la squadra originale al completo, con i due protagonisti Mel Gibson e Danny Glover diretti da Richard Donner, che quest'anno farà la bellezza di 90 anni e non dirige un film dal 2006, quindi sarà da vedere se alla fine si siederà alla regia in prima persona.

Aspettiamo aggiornamenti.


sabato 18 gennaio 2020

Jojo Rabbit - la recensione

Taika Waititi non è certamente un regista esordiente, eppure il suo nome è arrivato alla ribalta solo qualche anno fa, quando ha firmato la regia del controverso Thor Ragnarok, film che ha diviso, fra chi lo considera la migliore delle pellicole dedicate al "Dio del Tuono" e chi, invece, lo definisce una schifezza colossale. 
Waititi però aveva diretto anche un film cult come What we do in the shadow e la omonima serie tv.
Ora il regista è sotto i riflettori non solo del pubblico ma anche della critica, grazie a Jojo Rabbit, film che ha ottenuto la bellezza di 6 nominations per i prossimi Oscar.

Il piccolo Jojo Betzler è un fervente nazista, fa parte della gioventù hitleriana e ha proprio Adolf Hitler come amico immaginario. Dopo essersi fatto male durante un addestramento, Jojo torna a casa e scopre che sua madre sta nascondendo una ragazza ebrea all'interno delle pareti. Inizialmente incuriosito nel conoscere di più il nemico da cui lo hanno messo in guardia, fra Jojo ed Elsa inizia a nascere un'amicizia che aprirà gli occhi del bambino sulla realtà del mondo che lo circonda.

Attraverso un umorismo nero e dissacrante, che strappa più di una grassa risata, Waititi crea un classico racconto di formazione all'interno di un contesto che, pur sfruttato in lungo e in largo al cinema, può sempre dare qualcosa di nuovo. La risata inoltre riesce con grande efficacia a incanalare un messaggio importante, parlando non solo di guerra e di razzismo, ma anche di famiglia e amicizia come raramente si è visto fare, soprattutto negli ultimi tempi. Si ride tantissimo, ma si piange anche molto in Jojo Rabbit, e il connubio fra commedia e dramma è certamente il pregio maggiore di questo film.

Un grande plauso va al cast: il giovane Roman Griffin Davis, che interpreta Jojo, avrà sicuramente una brillante carriera davanti a sé, riesce a essere espressivo e a reggere benissimo la scena con un grande savoir faire; Sam Rockwell è sempre grandioso in un ruolo secondario, apparentemente stereotipato ma che nasconde molte più sfumature di quante non se ne intravedano a una prima occhiata; Scarlett Johansson è stata davvero fantastica, in un anno che la vede grande protagonista con due nomination per due ruoli diversi, meritatissime.
Infine una parola per lo stesso Taika Waititi, che riserva per sé il ruolo dell'Hitler immaginato da Jojo, macchiettistico all'inizio, ma che pian piano diventa sempre più minaccioso e spaventoso, di pari passo alla presa di coscienza di Jojo rispetto al nazismo.

In conclusione, Jojo Rabbit è stato una delle grandi sorprese di questa annata cinematografica, un film capace di far ridere di gusto ma anche di far piangere di cuore.

venerdì 6 ottobre 2017

Come Ti Ammazzo il Bodyguard - la recensione

A Hollywood capita spesso che uno script finito nel dimenticatoio, inserito nella "lista nera delle sceneggiature", venga poi ripescato per essere portato sul grande schermo. E' il caso del film Come Ti Ammazzo il Bodyguard, action comedy diretta da Patrick Hughes (I Mercenari 3).

Michael Bryce (Reynolds) è una guardia del corpo da tripla A, impeccabile e preparatissimo, che vede la propria carriera, e di conseguenza la propria vita, cadere in disgrazia dopo che uno dei suoi clienti viene ucciso sotto i suoi occhi. Darius Kincaid (S.L.Jackson) è un sicario mercenario con più di 200 omicidi sulle spalle, ora rinchiuso in carcere, ma è anche l'unico che può incastrare Vladislav Dukhovich (G.Oldman), ex dittatore bielorusso sotto processo all'AIA per genocidio. Con l'Interpool compromessa, Bryce si ritroverà a dover scortare il suo "vecchio nemico" Kincaid fino ad Amsterdam.

Prima di tutto, prima di guardare il film, prima di giudicarlo, c'è qualcosa di essenziale da fare: cancellare dalla propria mente il titolo italiano. Come Ti Ammazzo il Bodyguard non è solo un brutto titolo, è anche piuttosto stupido e fuorviante rispetto al film. Molto meglio il titolo originale, The Hitman's Bodyguard, "la guardia del corpo del sicario", semplice e molto più aderente al film. Il motivo della scelta italiana è davvero difficile da comprendere, anche se si può immaginare che un titolo così cretino serva ad attirare più gente possibile, il problema è che così si promette un film dai "toni cretini", cosa che alla fine The Hitman's Bodyguard non è.
Sia chiaro, il film di Hughes non è un film d'azione serio, è una action comedy, un po' buddy movie, che si prende poco sul serio e propone una lunga serie di omicidi, sparatorie e sangue, ma all'interno ci sono anche momenti seri e argomenti tutt'altro che "cretini", come il tema dei genocidi.

The Hitman's Bodyguard non propone niente di nuovo, non è particolarmente originale nella storia ma può contare su un cast perfetto che riesce a tenere alti i toni per tutta la sua durata. La coppia Samuel L. Jackson - Ryan Reynolds funziona alla grande, con il primo che qui interpreta una specie di "best of" dei suoi personaggi passati, e Reynolds perfetto nel ruolo dell'agente perfettino (sembra quasi la parodia del suo ruolo in Safe House) che incassa i colpi del suo collega e rilancia. L'alchimia tra i due attori è il motore del film e probabilmente regista e sceneggiatori avrebbero dovuto sfruttarli più di quanto abbiano fatto. Gary Oldman è sempre un perfetto cattivo, riesce ad essere inquietante anche in un film dai toni più scanzonati. E poi c'è Salma Hayek, che ha poco spazio ma se lo prende tutto.

The Hitman's Bodyguard non è certo un film che lascerà un segno indelebile nella storia del cinema, e nemmeno nella mente dello spettatore, è altalenante e a volte troppo indeciso nei toni che vuole assumere ma è divertente, due ore di puro intrattenimento.

lunedì 27 giugno 2016

American Ultra - la recensione

Mike (Eisenberg) vive in una piccola cittadina con la sua ragazza Phoebe (Stewart), la sua vita procede nella normalità, tra un lavoro piatto e senza particolari responsabilità, e un abbondante uso di droghe. Tutto tranquillo fino a che non viene "attivato", scoprendo così di essere un agente segreto, super letale e super addestrato. Mike si ritrova all'improvviso nel bel mezzo di una operazione della CIA che ha come obbiettivo la sua eliminazione, a qualsiasi costo.

C'è qualcosa che non quadra in American Ultra, una indecisione di fondo su cosa deve essere. Il film all'inizio si presenta come una spy-comedy con qualche momento di romanticismo, questo è quello che avrebbe dovuto essere ma nel giro di mezz'ora il film perde completamente la via. Non sa se essere commedia o un thriller, perciò resta nel mezzo prendendosi troppo sul serio e perdendo completamente di vista l'intento iniziale. Colpa di una sceneggiatura confusa, firmata da Max Landis, che va veramente troppo veloce negli eventi, non ti dà il tempo di capire e conoscere i personaggi principali e getta nel mezzo senza un minimo di approfondimento i personaggi secondari.
Quello che però manca davvero al film - e che essendo spy-comedy avrebbe dovuto avere - è l'umorismo, un umorismo in stile RED o quello più grottesco alla Slevin, che avrebbe dato la giusta leggerezza e divertimento alla storia, e avrebbe potuto giustificare un finale da film action che diventa quasi splatter senza motivo.

Jesse Eisenberg e Kristen Stewart, che hanno già lavorato insieme in Adventurland e nel prossimo film di Woody Allen Cafè Society, hanno una buona chimica, sono molto credibili nei loro ruoli, ma i loro personaggi vengono risucchiati nella confusione della sceneggiatura.

Non è un film che annoia, l'idea di base di American Ultra non era nemmeno male, poteva venirne fuori un film divertente, "cazzeggione", e invece una sceneggiatura confusa e sbagliata, che vuole essere tutto senza essere niente, lo ha trasformato in un film abbastanza dimenticabile, Lo guardi, passi un'ora e mezza a "cervello leggero", e poi basta.

domenica 9 novembre 2014

Frank - la recensione

Surreale commedia musicale, 'Frank', di Lenny Abrahamson, è ispirato a un personaggio reale, Frank Sidebottom, cioè l'alter ego del comico e musicista britannico Chris Sievey. Ma chi è Frank?

Frank (Fassbender) è il bizzarro e carismatico frontman di una band dal nome quasi impronunciabile, i Soronprfbs, la sua particolarità è una grossa testa di cartapesta che non toglie mai, nemmeno quando fa la doccia.
Jon (Gleeson) invece è un ragazzo con aspirazioni musicali che vorrebbe tanto scrivere un bel pezzo, una canzone vera, ma non ci riesce. Un giorno assiste al tentato suicidio del tastierista dei Soronprfbs e, da un giorno all'altro, viene preso come sostituto e diventa un membro della band. Non sarà facile però entrare nelle grazie degli altri componenti del gruppo, soprattutto in quelle dell'ostile e violenta Clara (M.Gyllenhaal). Gli unici a prendere in simpatia Jon sono Don (Scott McNairy), con un passato tormentato da squilibri mentali, e Frank.
La band si ritira per mesi in un capanno sperduto nei boschi dell'Irlanda per incidere un album. Jon, all'insaputa di tutti comincia a postare i video di Frank su You Tube, solleticando la curiosità della gente e riuscendo ad ottenere un invito per un concerto vero. Ma questa opportunità di successo non viene accolta bene da tutti, mentre i veri problemi di Frank vengono fuori.

'Frank' è un film con una storia che ne racchiude un'altra. A quella di un curioso ed eccentrico cantante di una band dal nome impronunciabile si aggiunge una storia che racconta la difficoltà dei rapporti umani e la difficile convivenza del talento artistico con una insanità mentale. Il film inizia come commedia surreale e andando avanti si fa strada alternando momenti di commedia al dramma, finendo per buttare già la maschera (in tutti i sensi). Un andamento altalenante che non sempre funziona ma che in generale non compromette mai il film che rimane un prodotto non per tutti ma molto piacevole da vedere.
Ottimo il cast, brava e precisa come sempre Maggie Gyllenhaal, molto bravi anche Scoot McNairy e Domhnall Gleeson, vero co-protagonista del film, ottimo nel rendere l'idea del carattere ingenuo e eccessivamente entusiasta verso il proprio lavoro del suo Jon. Sotto il testone di cartapesta invece si "nasconde" Michael Fassbender, ottima la sua performance che per quasi tutto il film si limita alla voce e ai gesti. Nonostante non si vedano le sue espressioni facciali, il suo Frank è l'anima del film e lo spettatore non può fare a meno di affezionarsi alle sue stranezze e soffrire dei suoi problemi.

Fuori di testa e malinconico, 'Frank' è un film che, nonostante alcune incertezze, conquista e diverte in modo originale e senza strafare.

venerdì 26 settembre 2014

Magic In The Moonlight - recensione

L'ultima, attesa, fatica di Woody Allen si apre con uno spettacolo di magia, leitmotiv dell'intera vicenda.

Stanley (Colin Firth) è un'illusionista inglese di fama mondiale che viene introdotto da un amico a casa di una facoltosa famiglia della Costa Azzurra, i Baker, col fine di smascherare una giovane e bella sensitiva americana, Sophie (Emma Stone), della quale il figlio Brice (Hamish Linklater) si è invaghito, e che è sospettata di essere mossa da scopi fraudolenti. Stanley, misantropo estremamente razionale, si pone prima con sarcasmo nei confronti della ragazza, prendendosi pubblicamente gioco di lei, poi, a poco a poco, inizia a nutrire curiosità per le sue pratiche e ad interessarsene.

Strani movimenti del destino accompagnano questi personaggi verso l'epilogo della vicenda: amore, magia, inganno e spiritualità si intrecciano in questa pellicola che incanta, ma non stupisce. Woody Allen, ancora una volta dirige un film di discreta qualità, con costumi mozzafiato e paesaggi da sogno, ma noiosamente adagiati su cliché che a lungo andare stancano lo spettatore, nonostante la splendida interpretazione dei suoi attori - del cast fanno parte anche Marcia Gay Harden, Jacki Weaver e Eileen Atkins -, purtroppo confinati in personaggi stereotipati, descrivibili con una manciata di aggettivi.

La trama accattivante risulta scontata dopo la prima mezz'ora, al di là dei dolci momenti di romanticismo che fanno comunque battere il cuore e fantasticare. L'impressione è che Allen non abbia creduto fino in fondo alla storia, che si sia limitato lasciando che il film scivolasse verso risvolti facili invece di impreziosirlo con i colpi di genio a cui ci ha abituato.

Francesca Matteucci

giovedì 13 febbraio 2014

The Spectacular Now - La Recensione (Inedito al Cinema)


Ci sono film che non hanno bisogno di una sceneggiatura e una messa in scena artificiosa e chissà quanto originale per farsi apprezzare. Ci sono film che nella loro semplicità e leggerezza riescono comunque a centrare l'obbiettivo, ovvero quello di trovare un piccolo spazio nel cuore del suo spettatore. Film come "The Spectacular Now", che raccontano in maniera pulita e sincera storie comuni fatte di persone normali.
Firmata dagli autori del bel "500 Giorni Insieme" la sceneggiatura di "The Spectacular Now" è la trasposizione del romanzo "L'Attimo Perfetto" di Tim Tharp e racconta la storia d'amore (per niente sdolcinata) tra Sutter (Miles Teller) ed Aimee (Shailene Woodley), due giovani all'ultimo anno del liceo.
Lui è esuberante, sfrontato, carismatico, l'anima di ogni festa; lei invece è riservata, non ha mai avuto un fidanzato, ama leggere fumetti di fantascienza chiusa nella sua cameretta, è la tipica brava ragazza un pò sfigata.
The Spectacular Now racconta un età di passaggio fatta di cambiamenti, consapevolezze e responsabilità, dove si comincia a guardare al futuro individuandone propositi e priorità. In quel limen che segna il salto dall'adolescenza alla maturità. Una linea di confine che più che un confine è un'ostacolo, come una grande rete che alcuni con un bel salto riescono a scavalcare e su cui altri invece inciampano, rimanendone impigliati. Certo prima o poi tutti si liberano, ma i grovigli da sciogliere sono tanti, ci vuole una certa abilità e qualcuno ci mette più tempo di altri. Diventare adulti è compito arduo, mica un gioco.
Sutter così si ritrova all'improvviso solo, impigliato nella rete, tutti i suoi amici sembrano invecchiati di colpo, pensano all'università e alle future carriere lavorative, invece lui vuole continuare a divertirsi, vuole fare baldoria come sempre ha fatto, è troppo attaccato alla sua vita da adolescente. Inevitabilmente verrà etichettato come "immaturo" dai suoi coetanei, oltre che scaricato dalla sua popolare ragazza.
Un giorno all'improvviso incontra Amiee, anche lei con un bel bagaglio di problemi sulle spalle. Grazie a questo incontro i due si aiuteranno nel sistemare le cose, facendosi forza l'un l'altro nell'affrontare questa fase delle loro vite, lasciandosi alle spalle delusioni ed errori.

La cosa che più colpisce di questo film è sicuramente la genuinità delle interpretazioni dei due attori, Miles Teller (visto in commedie come Project X e Un Compleanno da Leoni) e Shailene Woodley  (star di "Vita segreta di una Teenager Americana" e vista in Paradiso Amaro) recitano con una naturalezza disarmante, sono pazzeschi, lei intensa e dolcissima, lui solare e carismatico. La macchina da presa li segue e li osserva in maniera per niente invasiva, ma pacata. Nel mostrarci la quotidianità e la semplicità dei due protagonisti lo sguardo di Ponsoldt (il regista) è uno sguardo immediato, pregno di delicatezza, emozionante.
The Spectacular Now è un film indipendente ingiustamente dimenticato dalla distribuzione italiana, meno bello del vincitore del Sundance di qualche anno fa "Like Crazy" ma che mi sento comunque di consigliare per la sua incredibile spontaneità, una storia leggera che tratta temi di certo non rivoluzionari ma per niente banali, e per l'eccelsa coppia di attori protagonisti.
Fatevi un regalo e recuperatelo in lingua originale (che forse è anche un bene).

Voto: *** ½ / *****