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lunedì 20 febbraio 2023

BAFTA 2023 - il trionfo di Niente di Nuovo sul Fronte Occidentale

Si è svolta ieri sera la cerimonia di premiazione dei BAFTA 2023, i premi assegnati dalla British Academy of Film and Television Arts. Premi molto importanti ma non particolarmente indicativi in chiave Oscar.

Durante la cerimonia, a cui erano presenti il Principe William e la moglie Kate Middleton, c'è stato un doveroso omaggio alla scomparsa Regina Elisabetta II, affidato a colei che l'ha interpretata sul grande schermo, cioè Helen Mirren. L'attrice ha ricordato come nei suoi 70 anni di regno abbia incontrato le più grandi star del Cinema e sia stata testimone dell'evoluzione della Settima Arte, dalla Golden Age di Hollywood fino ai grandi blockbuster di oggi. Helen Mirren ha poi ringraziato la Regina per il suo grande e costante sostegno alle Arti e al Cinema, definendola "la stella più importante della nostra nazione".

La serata, condotta da Richard E. Grant, è scivolata via liscia come l'olio, ma le sorprese sono arrivate dai vincitori. Aveva ottenuto il maggiori numero di nomination ma in pochi avevano immaginato un possibile exploit, invece a trionfare è stato il war movie Niente di Nuovo sul Fronte Occidentale, che si è portato a casa ben 7 BAFTA, tra cui miglior film, film in lingua straniera e regia.
Cate Blanchett (Tár) e Austin Butler (Elvis) hanno ottenuto i premi come migliore attrice e attore protagonista, mentre i due premi come non protagonisti sono andati a Kerry Condon e Barry Keoghan, entrambi nel film Gli Spiriti dell'Isola.
Il grande favorito per gli Oscar 2023, Everything Everywhere All At Once, si è dovuto accontentare di un solo premio, per il miglior montaggio. Migliore film d'animazione il Pinocchio di Guillermo del Toro.

Ecco tutti i vincitori.

Miglior film
Niente di nuovo sul fronte occidentale (Edward Berger)

Miglior film britannico
Gli Spiriti dell'isola (Martin McDonagh)

Miglior film in lingua straniera
Niente di nuovo sul fronte occidentale (Edward Berger)

Miglior regista
Edward Berger - Niente di nuovo sul fronte occidentale

Miglior debutto di un regista, sceneggiatore o produttore britannico
Charlotte Wells (regista-sceneggiatrice) - Aftersun

Miglior attrice protagonista
Cate Blanchett -Tár

Miglior attore protagonista
Austin Butler - Elvis

Miglior attrice non protagonista
Kerry Condon - Gli Spiriti dell'Isola

Miglior attore non protagonista
Barry Keoghan - Gli Spiriti dell'Isola

Miglior documentario
Navalny (Daniel Roher)

Miglior film d'animazione
Pinocchio (Guillermo del Toro e Mark Gustafson)

Miglior sceneggiatura originale
Martin McDonagh - Gli Spiriti dell’Isola

Miglior sceneggiatura non originale 
Edward Berger, Lesley Paterson ed Ian Stokell - Niente di nuovo sul fronte occidentale

Miglior colonna sonora
Volker Bertelmann - Niente di nuovo sul fronte occidentale

Miglior casting
Nikki Barrett e Denise Chamian - Elvis

Miglior fotografia
James Friend - Niente di nuovo sul fronte occidentale 

Miglior montaggio
Paul Rogers - Everything Everywhere All at Once

Miglior scenografia
Florencia Martin ed Anthony Carlino - Babylon

Migliori costumi
Catherine Martin - Elvis

Miglior trucco ed acconciatura
Jason Baird, Mark Coulier, Louise Coulston e Shane Thomas - Elvis

Miglior sonoro
Lars Ginzsel, Frank Kruse, Viktor Prášil e Markus Stemler - Niente di nuovo sul fronte occidentale

Migliori effetti speciali
Richard Baneham, Daniel Barrett, Joe Letteri ed Eric Saindon - Avatar: La via dell’acqua

Miglior cortometraggio animato
The Boy, the Mole, the Fox and the Horse (Charlie Mackesy e Peter Baynton)

Miglior cortometraggio
An Irish Goodbye (Tom Berkeley e Ross White)

Miglior stella emergente (votato dl pubblico)
Emma Mackey 

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lunedì 16 gennaio 2023

Critics Choice Awards 2023 - il trionfo di Everything Everywhere All at Once

Si sono tenuti nella notte i Critics Choice Awards 2023, premi votati da oltre 600 membri dell’associazione dei critici americani. Una serata con qualche sorpresa e molti assenti causa Covid (contagiati ai Golden Globes). In ottica Oscar, si tratta di premi relativamente indicativi, l'anno scorso a vincere era stato Il Potere del Cane ma poi fu CODA a trionfare agli Academy Awards.

A trionfare è stato Everything Everywhere All at Once, che aveva raccolto il maggior numero di nomination e ha chiuso la serata con cinque premi, tra cui miglior film, regia e attore non protagonista, a Ke Huy Quan. 

Cate Blanchett aggiunge anche il Critics Choice Awards 2023 alla sua collezione di premi annuali, l'attrice infatti è stata premiata come migliore attrice protagonista per Tàr. Migliore attore invece un emozionato e commosso Brendan Fraser per The Whale. Migliore attrice non protagonista, Angela Bassett per Black Panther: Wakanda Forever. Il premio per il miglior cast è andato invece a Glass Onion: A Knives Out Mystery.

Premio alla carriera a Jeff Bridges.

Per la TV, trionfo per Better Call Saul.

Tutti i vincitori.

BEST PICTURE
“Everything Everywhere All at Once”

BEST ACTOR
Brendan Fraser – “The Whale”

BEST ACTRESS
Cate Blanchett – “TÁR”

BEST SUPPORTING ACTOR
Ke Huy Quan – “Everything Everywhere All at Once”

BEST SUPPORTING ACTRESS
Angela Bassett – “Black Panther: Wakanda Forever”

BEST YOUNG ACTOR/ACTRESS
Gabriel LaBelle – “The Fabelmans”

BEST ACTING ENSEMBLE
“Glass Onion: A Knives Out Mystery”

BEST DIRECTOR
Daniel Kwan, Daniel Scheinert – “Everything Everywhere All at Once”

BEST ORIGINAL SCREENPLAY
Daniel Kwan, Daniel Scheinert – “Everything Everywhere All at Once”

BEST ADAPTED SCREENPLAY
Sarah Polley – “Women Talking”

BEST CINEMATOGRAPHY
Claudio Miranda – “Top Gun: Maverick”

BEST PRODUCTION DESIGN
Florencia Martin, Anthony Carlino – “Babylon” 

BEST EDITING
Paul Rogers – “Everything Everywhere All at Once”

BEST COSTUME DESIGN
Ruth E. Carter – “Black Panther: Wakanda Forever” 

BEST HAIR AND MAKEUP
“Elvis” 

BEST VISUAL EFFECTS
“Avatar: The Way of Water” 

BEST COMEDY
“Glass Onion: A Knives Out Mystery”

BEST ANIMATED FEATURE
“Guillermo del Toro’s Pinocchio”

BEST FOREIGN LANGUAGE FILM
“RRR” 

BEST SONG
“Naatu Naatu” – “RRR” 

BEST SCORE
Hildur Guðnadóttir – “TÁR” 
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BEST DRAMA SERIES
“Better Call Saul” (AMC) 

BEST ACTOR IN A DRAMA SERIES
Bob Odenkirk – “Better Call Saul” (AMC) 

BEST ACTRESS IN A DRAMA SERIES
Zendaya – “Euphoria” (HBO) 

BEST SUPPORTING ACTOR IN A DRAMA SERIES
Giancarlo Esposito – “Better Call Saul” (AMC)

BEST SUPPORTING ACTRESS IN A DRAMA SERIES
Jennifer Coolidge – “The White Lotus” (HBO)

BEST COMEDY SERIES
“Abbott Elementary” (ABC)

BEST ACTOR IN A COMEDY SERIES
Jeremy Allen White – “The Bear” (FX) 

BEST ACTRESS IN A COMEDY SERIES
Jean Smart – “Hacks” (HBO Max)

BEST SUPPORTING ACTOR IN A COMEDY SERIES
Henry Winkler – “Barry” (HBO) 

BEST SUPPORTING ACTRESS IN A COMEDY SERIES
Sheryl Lee Ralph – “Abbott Elementary” (ABC)

BEST LIMITED SERIES 
“The Dropout” (Hulu) 

BEST MOVIE MADE FOR TELEVISION
“Weird: The Al Yankovic Story” (The Roku Channel) 

BEST ACTOR IN A LIMITED SERIES OR MOVIE MADE FOR TELEVISION
Daniel Radcliffe – “Weird: The Al Yankovic Story” (The Roku Channel) 

BEST ACTRESS IN A LIMITED SERIES OR MOVIE MADE FOR TELEVISION
Amanda Seyfried – “The Dropout” (Hulu)

BEST SUPPORTING ACTOR IN A LIMITED SERIES OR MOVIE MADE FOR TELEVISION
Paul Walter Hauser – “Black Bird” (Apple TV+) 

BEST SUPPORTING ACTRESS IN A LIMITED SERIES OR MOVIE MADE FOR TELEVISION
Niecy Nash-Betts – “Dahmer – Monster: The Jeffrey Dahmer Story” (Netflix) 

BEST FOREIGN LANGUAGE SERIES
“Pachinko” (Apple TV+) 

BEST ANIMATED SERIES
“Harley Quinn” (HBO Max) 

BEST TALK SHOW
“Last Week Tonight with John Oliver” (HBO) 

BEST COMEDY SPECIAL
“Norm Macdonald: Nothing Special” (Netflix)

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mercoledì 11 gennaio 2023

Golden Globes 2023 - vincono The Fabelmans e Gli Spiriti dell'Isola

Si sono tenuti nella notte (per noi) i Golden Globes 2023, che sono tornati alla cerimonia di premiazione in presenza e in diretta tv dopo le polemiche dello scorso anno che hanno fatto saltare l'edizione.

È stata la serata del grande Steven Spielberg, con il suo The Fabelmans che ha vinto il premio come miglior film drammatico e il globo per la migliore regia. Miglior film commedia o musical è stato assegnato a Gli Spiriti dell'Isola, film che ha vinto anche il globo per il migliore attore commedia o musical, a Colin Farrell, e quello per la sceneggiatura.

Ennesimo premio della stagione per Cate Blanchett, premiata come migliore attrice drama per TÀR, mentre Michelle Yeoh ha vinto il premio come migliore attrice commedia o musical per Everything Everywhere All At Once. Migliore attore drama è andato a Austin Butler per il suo straordinario Elvis. I globi per i migliori attori non protagonisti sono andati a Angela Bassett (Black Panther: Wakanda Forever), che dal palco ha ricordato Chadwick Boseman, e a Ke Huy Quan (Everything Everywhere All At Once), molto commosso ha ringraziato Steven Spielberg, che lo ha lanciato in Indiana Jones e il Tempio Maledetto, e poi i Daniels, che si sono ricordati di lui affidandogli un ruolo che gli sta portando molti riconoscimenti.

Miglior film d'animazione, il Pinocchio di Guillermo del Toro. Golden Globe alla carriera per Eddie Murphy.

Per la TV, il globo per la migliore serie drama è andato a House of Dragon, premio che onestamente lascia un po' perplessi. Migliore serie comedy Abbott Elementary. Migliore serie o film per la TV, The White Lotus.

Ecco tutti i vincitori.

- CINEMA -

MIGLIOR FILM DRAMMATICO
The Fabelmans

MIGLIOR FILM COMMEDIA O MUSICALE
Gli spiriti dell’isola

MIGLIOR REGISTA
Steven Spielberg – The Fabelmans

MIGLIORE ATTRICE IN UN FILM DRAMMATICO
Cate Blanchett – TÁR

MIGLIOR ATTORE IN UN FILM DRAMMATICO
Austin Butler – Elvis

MIGLIORE ATTRICE IN UN FILM COMMEDIA O MUSICALE
Michelle Yeoh – Everything Everywhere All At Once

MIGLIOR ATTORE IN UN FILM COMMEDIA O MUSICALE
Colin Farrell – Gli spiriti dell’isola

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA
Angela Bassett – Black Panther: Wakanda Forever

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
Ke Huy Quan – Everything Everywhere All At Once

MIGLIOR FILM D’ANIMAZIONE
Pinocchio di Guillermo del Toro

MIGLIOR FILM STRANIERO
Argentina, 1985

MIGLIORE SCENEGGIATURA
Martin McDonagh – Gli spiriti dell’isola

MIGLIORE COLONNA SONORA ORIGINALE
Justin Hurwitz – Babylon

MIGLIORE CANZONE ORIGINALE
“Naatu Naatu” da “RRR” (Variance Films) — Kala Bhairava, M. M. Keeravani, Rahul Sipligunj

~ ~ ~ ~

- TV -

MIGLIOR SERIE DRAMMATICA
House of the Dragon

MIGLIORE ATTRICE IN UNA SERIE DRAMMATICA
Zendaya – Euphoria

MIGLIOR ATTORE IN UNA SERIE DRAMMATICA
Kevin Costner – Yellowstone

MIGLIOR SERIE COMMEDIA O MUSICALE
Abbott Elementary

MIGLIORE ATTRICE IN UNA SERIE COMMEDIA O MUSICALE
Quinta Brunson – Abbott Elementary

MIGLIOR ATTORE IN UNA SERIE COMMEDIA O MUSICALE
Jeremy Allen White – The Bear

MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA IN UNA SERIE
Julia Garner, Ozark

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA IN UNA SERIE
Tyler James Williams, Abbott Elementary

MIGLIOR MINISERIE O FILM PER LA TELEVISIONE
The White Lotus

MIGLIORE ATTRICE IN UNA MINISERIE O FILM PER LA TELEVISIONE
Amanda Seyfried, The Dropout

MIGLIOR ATTORE IN UNA MINISERIE O FILM PER LA TELEVISIONE
Evan Peters – Dahmer – Monster: The Jeffrey Dahmer Story

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA IN UNA SERIE, MINISERIE O FILM PER LA TELEVISIONE
Jennifer Coolidge – The White Lotus

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA IN UNA SERIE, MINISERIE O FILM PER LA TELEVISIONE
Paul Walter Hauser – Black Bird

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mercoledì 21 dicembre 2022

Pinocchio di Guillermo del Toro - la recensione

C'era davvero bisogno dell'ennesima riproposizione di Pinocchio al cinema?
Dopo aver visto il lavoro fatto per Netflix da Guillermo Del Toro la risposta non può che essere affermativa: sì, di Pinocchio al cinema ci sarà sempre bisogno, specie se, come ha fatto il cineasta messicano, diventa spunto e metafora per parlare di temi universali come la morte, l'elaborazione del lutto e il peso delle aspettative.


La prima cosa che balza all'occhio di questa trasposizione del romanzo di Collodi è che Del Toro decide deliberatamente di prendere dal libro praticamente solo in concept iniziale, ma già dall'inizio la direzione del film è tutt'altra rispetto a ciò cui siamo abituati, lasciando da parte sia Collodi, con la sua morale (a volte molto dark) sui bambini che devono dare ascolto ai genitori, sia la Disney (del classico e della poco riuscita versione live action) con il suo ottimismo romantico.
Il tema portante della storia è la morte, nelle sue varie sfaccettature, da quelle più dolorose fino a quelle più squisitamente "positive", a fine di una vita ben vissuta. Il lutto è un mantello che avvolge tutta la pellicola dall'inizio alla fine, e Pinocchio il burattino ne viene quasi soverchiato. Lutto che è collegato a doppio filo con l'altro grande tema del film, e cioè il peso delle aspettative che gli altri, e in particolare i genitori, ci pongono sulle spalle. I personaggi di Geppetto e del padre di Lucignolo sono infatti due facce di una stessa medaglia, così come lo sono Pinocchio e Lucignolo stessi. Se da una parte infatti abbiamo Geppetto che, oppresso dal dolore per la perdita di un figlio, riversa su Pinocchio l'immagine residua di quel figlio perduto, dall'altra c'è invece un padre che, forse inconsapevolmente, è oppresso dal suo ruolo e riversa sul figlio la sua frustrazione e le sue aspettative in modo crudele. Da questo punto di vista questo è un film di crescita e rivalsa personale tanto per i padri quanto per i figli.
Diventa quindi centrale la figura del Grillo, non più semplice personificazione della coscienza di Pinocchio, ma personaggio a tutto tondo che si evolve e ha un suo arco narrativo funzionale tanto a se stesso quanto a Pinocchio. Anche il Grillo dovrà imparare cosa significa vivere davvero e che forse vivere vuol dire anche morire.

La scelta di trasportare la storia durante la Seconda Guerra Mondiale risulta vincente non solo per la suggestione data dalla presenza del fascismo (e per l'esilarante macchietta che è Mussolini), ma anche perché la guerra e la morte diventano parte integrante delle atmosfere cupe e drammatiche che permeano tutto il film. Una cupezza e una drammaticità che smuovono le lacrime dello spettatore in modo tutt'altro che semplice o ruffiano.
Non si può non applaudire quindi la colonna sonora splendida di Alexandre Desplat che aiuta moltissimo a rendere la visione completamente immersiva.

Con una stop-motion semplicemente perfetta e una storia che rielabora in maniera intelligente e profonda il classico di Collodi, il Pinocchio di Guillermo del Toro è a mani basse uno dei film più belli dell'anno e sarò veramente difficile batterlo nella sua categoria durante la stagione dei premi. E per fortuna.

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sabato 10 settembre 2022

Venezia 79 - i vincitori

Si è conclusa poco fa la 79a edizione del Festival di Venezia.

La presidente di giuria Julianne Moore ha consegnato il Leone d'Oro a All the Beauty and the Bloodshed di Laura Poitras, documentario dedicato alla fotografa Nan Goldin.

Cate Blanchett (Tàr) ha vinto la Coppa Volpi come la migliore attrice, mentre Colin Farrell (Gli Spiriti dell'Isola) quella come migliore attore.

Leone d'Argento per la migliore regia a Luca Guadagnino per Bones and All, film che ha visto premiata anche la sua protagonista, Taylor Russell, a cui è stato assegnato il Premio Marcello Mastroianni come migliore interprete emergente.

Ecco tutti i vincitori.

CONCORSO
Premio Marcello Mastroianni per la migliore interpretazione emergente – Taylor Russell per Bones and All
Premio speciale della giuria Venezia 79 – Gli orsi non esistono di Jafar Panahi
Migliore Sceneggiatura – Martin McDonagh per Gli spiriti dell’isola
Coppa Volpi per il migliore attore – Colin Farrell per Gli spiriti dell’isola
Coppa Volpi per la migliore attrice – Cate Blanchett per Tár
Leone d’argento per la migliore regia – Luca Guadagnino per Bones and All
Leone d’argento gran premio della giuria – Saint Omer di Alice Diop
Leone d’Oro per il miglior film – All the Beauty and the Bloodshed di Laura Poitras

ORIZZONTI
Miglior corto – Snow in September – Lkhagvadulam Purev-Ochir
Miglior sceneggiatura – Fernando Guzzoni per Blanquita
Miglior attore – Mohsen Tanabandeh per Jang-e jahani sevom (Terza guerra mondiale)
Migliore attrice – Vera Gemma per Vera
Premio speciale della giuria – Chleb I Sól (Bread and Salt) di Damian Kocur
Miglior regia – Tizza Covi, Rainer Frimmel per Vera
Miglior film – Jang-e jahani sevom (Terza guerra mondiale) di Houman Seyedi

LEONE DEL FUTURO PREMIO VENEZIA OPERA PRIMA LUIGI DE LAURENTIIS
Saint Omer, di Alice Diop

VENEZIA IMMERSIVE
Migliore esperienza Venice Immersive – The man who couldn’t leave di Singing Chen
Premio speciale della giuria – Eggscape di German Heller
Gran premio della giuria – From the Main Square di Pedro Harres

VENEZIA CLASSICI
Miglior film restaurato – Koroshi No Rakuin (Branded to Kill), di Seijun Suzuki
Miglior documentario sul cinema – Fragments of Paradise, di KD Davison

LEONE D’ORO ALLA CARRIERA
Paul Schrader
Catherine Deneuve

PREMIO CARTIER FILMMAKER AWARD
Walter Hill

PREMIO DEGLI SPETTATORI ARMANI BEAUTY
Nezouh, di Soudade Kaadan


mercoledì 15 giugno 2022

Pinocchio - tante nuove immagini dal film in stop-motion di Guillermo del Toro

Quest'anno, nel giro di pochi mesi, ci saranno ben due film su Pinocchio, per fortuna saranno due film molto diversi tra loro, il primo sarà la versione live action del Classico Disney del 1940, la seconda invece una versione in stop-motion diretta da Guillermo del Toro per Netflix.

Vanity Fair ha dedicato al film di Del Toro un lungo articolo in cui sono presenti molte immagini inedite e affascinanti, oltre ad una intervista in cui il regista messicano sottolinea di aver concepito la sua versione molto tempo prima di quella Disney.
"Ho sempre professato il mio amore e la mia grande ammirazione per la Disney", ha detto Del Toro, "ma stavolta devo prenderne le distanze. La mia è una storia di un burattino con burattini… con recitazione ottenuta grazie a degli animatori attraverso un mezzo completamente diverso. Non potremmo essere più diversi da qualunque altra versione di Pinocchio nei nostri intenti spirituali e filosofici, ma anche nell’ambientazione".

Ecco le nuove immagini.










Ispirato alla celebre fiaba di Collodi, il film di Del Toro è un musical stop-motion ambientato durante l'ascesa del Fascismo e di Mussolini in Italia. Gregory Mann sarà la voce di Pinocchio, Ewan McGregor quella del Grillo, tra i doppiatori anche Cate Blanchett, Tilda Swinton, Christoph Waltz, Finn Wolfhard, John Turturro, Burn Gorman, Ron Perlman, e Tim Blake Nelson.

Il film arriverà su Netflix a dicembre. QUI il link per l'articolo di Vanity Fair.

venerdì 25 marzo 2022

Nightmare Alley - La Fiera delle Illusioni - la recensione

È finalmente disponibile su Disney+, La Fiera delle Illusioni - Nightmare Alley, l'ultimo film di Guillermo del Toro, candidato a quattro premi Oscar 2022, tra cui miglior film.

Stati Uniti, anni '40, Stanton "Stan" Carlisle è un uomo che non ha nulla, abbandona la sua casa dopo averle dato fuoco per seppellire un corpo e parte. Finisce per unirsi a una fiera, dove viene a contatto con un mondo nuovo, fatto di nani, uomini barbuti, l'"uomo-bestia", donne che si fanno attraversare il corpo dall'elettricità. Grazie all'aiuto della chiromante Zeena e di suo marito, l'ex mentalista Pete, Stan entra attivamente in quel mondo e impara alcuni trucchi del mestiere. Ma Stan vuole di più, a qualunque costo. Spinto da ambizione e avidità, parte con la giovane Molly per la città e lì, in poco tempo, diventa "Il Grande Stanton", mentalista e sensitivo da due spettacoli al giorno. Ma per Stan non è ancora abbastanza. Dopo l'incontro con una opportunista psicologa, e spinto da una crescente avidità, decide di mettere in piedi una vera e propria truffa ai danni di uomini ricchi e potenti, a cui fa credere di poter parlare con i loro cari defunti. Quello di Stan però è un gioco molto pericoloso.

Adattamento dell'omonimo romanzo di William Lindsay Gresham, già trasposto sullo schermo nel 1947, in un film con Tyrone Power, a cui però è stato cambiato il finale per renderlo meno negativo, Nightmare Alley - La Fiera delle Illusioni è il film con cui Guillermo del Toro cerca di non essere il "solito" del Toro. Non è un fantasy gotico, non è un horror, è un vero e proprio noir vecchio stile, tra atmosfere plumbee, personaggi ambigui, e sigarette. La prima parte, quella ambientata alla fiera, in un mondo di freaks, è sicuramente quella in cui si sente di più il tocco "deltoriano", nei colori, nei personaggi, poi a lungo andare quel tocco si perde un po' virando su qualcosa di più classico, mantenendo però sempre un vago senso di grottesco tipico del regista. La regia di Del Toro è ottima, bella, precisa e pulita. La ricostruzione dell'ambientazione, le scenografie, i costumi, sono meravigliosi, curati nei minimi dettagli. Ottimo anche il lavoro della fotografia.

Il protagonista Bradley Cooper offre forse la miglior performance della sua carriera, riesce a dare corpo a un personaggio avido, spietato, profondamente immorale, così bravo e sicuro di sé ad ingannare gli altri quanto incapace di capire davvero chi ha davanti, che sia la pura e innocente Molly, meno accondiscendente di quanto pensa, o l'apparentemente complice psicologa, ancora più spietata di lui. La parabola di ascesa e caduta di Stan Carlisle lo riporterà all'inizio della sua avventura, ma in un ruolo diverso e forse più "simile" alla sua anima corrotta. Oltre a Cooper, il cast è formato da grandi nomi, Rooney Mara, una glaciale Cate Blanchett, Richard Jenkins, Willem Dafoe, Toni Collette, Ron Perlman, David Strathairn e Mary Steenburgen. Ottime le interpretazioni di tutti, una performance corale degna del livello dei nomi che compongono il cast, forse l'unico personaggio a soffrire un po' è proprio quello di Rooney Mara, che avrebbe meritato maggior peso nella storia.

Nightmare Alley è un indubbiamente un bel film, girato alla perfezione, visivamente affascinante, con una dedizione per i dettagli davvero eccezionale, si vede che è stato fatto e girato da persone che amano il Cinema. Dov'è che pecca allora? Nel calore. È un film molto freddo, così freddo da non riuscire a colpire davvero al cuore lo spettatore, si prova disprezzo per il protagonista ma mai trasporto emotivo, e questo da un film di Del Toro proprio non te lo aspetti. Resta comunque un bel film da vedere, con gli occhi.

sabato 22 gennaio 2022

Nightmare Alley di del Toro è un flop negli USA. Martin Scorsese lancia un appello per il film.

È forse un ritratto molto significativo dei tempi difficili che sta vivendo il Cinema. La Fiera delle Illusioni - Nightmare Alley, di Guillermo del Toro, era uno dei film più attesi della stagione, una storia intrigante, un grande cast, un regista premio Oscar con una sua visione, assolutamente unica, del Cinema, eppure ha riscosso pochissimo successo al botteghino USA.

Negli Stati Uniti è uscito in sala a dicembre 2021 e fino ad oggi ha incassato soltanto 9 milioni di dollari (ne è costati 60), un risultato decisamente deludente e molto al di sotto delle aspettative. In questi giorni il film sta uscendo in altri paesi, è arrivato in Francia, Germania, Russia e UK, e il 27 gennaio arriverà anche in Italia, e si spera che il risultato sarà diverso.

Interrogato sulla questione, Bradley Cooper ha dichiarato di non essere sorpreso dal risultato deludente negli USA e di sperare nello streaming.
"Non è stato uno shock per nessuno di noi", ha detto l'attore, "Penso che sia uno splendido film da vedere al cinema, anche solo per la sua portata, ma credo che risulterà appetitoso anche a casa".

Se Cooper è quasi rassegnato, c'è qualcuno che proprio non può accettare questo "abbandono" delle sale, è Martin Scorsese, che ha deciso di lanciare un appello ai cinefili di tutto il mondo per sostenere Guillermo del Toro e il suo film. Ecco la sua lettera al Los Angeles Times.

"Qualche settimana fa ho visto La fiera delle illusioni di Guillermo del Toro. Mi ha impressionato e commosso. Attendo sempre con impazienza i film di Guillermo, ma questo in particolare aveva un potere e una risonanza speciali per me.
Poi mi sono reso conto che il pubblico non stava andando a vederlo, cosa che mi ha angosciato. Ovviamente, le vacanze di Natale che si sono appena concluse sono state un momento difficile per far uscire qualsiasi film. Ma mi chiedo anche se ci sia un reale apprezzamento nei confronti del lavoro di Guillermo.
Scommetto che il termine “noir” è comparso nella maggior parte delle recensioni e dei commenti su Nightmare Alley, e con buona ragione. I personaggi sono tutti tormentati, molti sono condannati, e il film è basato su un romanzo che ha quel genere di trama labirintica classica dei film noir. Oltretutto, quel romanzo era già stato portato sullo schermo, appena dopo la sua pubblicazione nel 1946, e la prima versione di Edmund Goulding è stata a lungo considerata un classico del genere.
Ma il termine “noir” è stato utilizzato così spesso, e in modo così sfacciato, che alla fine sembra più un sapore che qualsiasi altra cosa, e potrebbe condurre nella direzione sbagliata qualcuno in cerca di informazioni su un film. Potrebbero aspettarsi un “pastiche” noir, uno dei tanti che abbiamo visto. E questo non rende assolutamente giustizia all’adattamento di Guillermo e Kim Morgan.
La maggior parte del film è ambientata negli anni trenta, e sembra emergere dalla disperazione e dall’amarezza della Grande Depressione: si riesce a percepire nelle immagini e nel linguaggio del corpo degli attori. Tutti i personaggi in questo film provano il vero dolore, un senso di desolazione radicato nella vita di tutti i giorni. Non è quindi solo una questione di “stile” o di “grafica”, sebbene siano elementi squisiti in questo film. È una questione legata all’impegno completo di Guillermo nei confronti del materiale e del portare la propria visione in vita con il suo scenografo, il costumista, il direttore della fotografia e lo straordinario cast, guidato da Bradley Cooper e Cate Blanchett. Lavorano insieme per creare un universo senza uscita tirandolo fuori dal passato americano, e lo fanno dentro e fuori, fino in fondo.
In questo senso, il film è fedele allo spirito che anima il cinema noir molto più dei tanti “omaggi” che sono stati fatti negli anni e che vengono fatti ancora oggi. Guillermo sta certamente parlando dal suo tempo e al suo tempo, ma lo fa con la lingua di un tempo passato, e l’urgenza e la disperazione di allora si sovrappongono con quell’urgenza e quella disperazione che stiamo vivendo proprio adesso, in un modo decisamente inquietante. È come un campanello d’allarme.

Il Covid-19 è stato profondamente duro nei confronti del cinema in generale. Ha aggiunto protocolli che fanno perdere molto tempo e polizze assicurative molto costose al budget di tutti i film, piccoli o grandi che siano. Ha portato alla chiusura di molti cinema, e a una resistenza a tornare in quelli che sono ancora aperti. E ora… Omicron.
Se avete deciso di inserire La fiera delle illusioni nella categoria “noir” o in qualsiasi altra categoria, vi esorto a dargli un’occhiata più da vicino. E se avete deciso proprio di evitarlo, per qualsiasi motivo, ripensateci. In pratica, ciò che sto cercando di dirvi è che un regista come Guillermo, che ci dà film realizzati con tanto amore e passione, non ha solo bisogno del nostro sostegno: lo merita."

sabato 1 gennaio 2022

Don't look up - la recensione

Una dottoranda in astronomia, Kate Dibiasky (Jennifer Lawrence) scopre una cometa delle dimensioni dell'Everest in rotta di collisione con la Terra. Insieme al suo supervisore, il professor Mindy (Leonardo Di Caprio) e al funzionario governativo Teddy Oglethorpe (Rob Morgan) si recano immediatamente alla Casa Bianca per avvertire del pericolo, ma vengono ignorati dalla Presidente (Meryl Streep) più concentrata sull'imminente campagna elettorale. I tre decino, quindi, di rivolgersi direttamente al pubblico attraverso i media, ma la situazione sfugge presto di mano ai tre, che si ritrovano a dover combattere con politici disinteressati, lobby, complottisti, negazionisti, e molte altre categorie di persone che sembrano aver preso la distruzione imminente della vita sulla terra alquanto sottogamba.


Il nuovo film di Adam McKay lascia da parte la sottile ironia che aveva caratterizzato tanto lo splendido La Grande Scommessa che Vice, per virare più direttamente sul demenziale e sulla parodia più spinta. Mckay mette in scena una non troppo velata rappresentazione di come il cambiamento climatico sia stato per decenni annunciato in toni allarmati dagli scienziati ma sostanzialmente ignorato da tutti gli altri, diventando via via quasi oggetto di scherno, di discussioni animate, teorie negazioniste e, soprattutto negli Stati Uniti, di divisione politica. Il quadro rappresentato in questo film però, può essere facilmente traslato anche su altri temi ed è difficile non rivederci quanto accaduto, ed è ancora in corso, con la pandemia di Covid-19. Gli spunti di riflessione sono molteplici: si passa dalla critica ferocissima alle lobby che per interessi economici non si fanno scrupoli a sfruttare anche le peggiori catastrofi, alla politica incapace di una visione a breve e lungo termine, troppo concentrata sul presente elettorale, fino allo sberleffo delle teorie negazioniste e complottiste. Ma, in particolare, la riflessione più interessante che esce dalla pellicola è quella sui media, che sembrano risucchiare gli scienziati interpretati da Leonardo Di Caprio e Jennifer Lawrence per usarli, sfruttarli per i propri scopi di spettacolo, senza ascoltare veramente e senza veicolare alcun messaggio, come se anche la scienza fosse uno show di cui esaminare i dati auditel, non dissimile dall'ultima notizia di gossip.


Sicuramente le riflessioni che scaturiscono dalla visione, e le discussioni che se ne possono fare, sono il merito maggiore del film, insieme a un cast stellare che tiene botta per tutta la durata del film in modo egregio. Niente da dire sulla sceneggiatura, con tempi comici ottimi, battute taglienti, dialoghi frizzanti. La regia rispetto al solito sembra rimanere invece più anonima, quasi che Adam McKay avesse voluto farsi da parte e lasciar raccontare agli attori. 

Non stiamo sicuramente parlando di un film che tocca le vette del miglior McKay, ma di una commedia molto divertente e che può far riflettere sulla realtà che stiamo vivendo.

giovedì 15 ottobre 2020

Streep, DiCaprio, Blanchett, Lawrence, un super cast per il film Don't Look Up!

Adam McKay (La Grande Scommessa) è al lavoro sul suo prossimo film e potrà contare su un cast davvero stellare.

Il titolo del film è Don't Look Up e si tratta di una commedia che racconta di due astronomi di basso livello che iniziano un tour per avvertire l'umanità che un grosso asteroide sta per distruggere la Terra. L'arrivo è imminente, sei mesi al massimo, ma nonostante i loro sforzi, nessuno gli crede.

Nelle scorse settimane era stata annunciata Jennifer Lawrence come protagonista, e accanto a lei Cate Blanchett, ma ieri Netflix ha calato l'asso e ha annunciato il cast completo... e che cast!

Jennifer Lawrence, Cate Blanchett, Leonardo DiCaprio, Meryl Streep, Jonah Hill, Timothée Chalamet, Ariana Grande, Himesh Patel, Kid Cudi, Matthew Perry, Rob Morgan e Tomer Sisley.

Le riprese del film sarebbero dovute partire lo scorso aprile ma la pandemia ha fatto slittare tutto, probabilmente partiranno questo novembre. A meno di ulteriori rinvii, il film potrebbe arrivare su Netflix alla fine del prossimo anno.

sabato 12 settembre 2020

Venezia 77 - Leone d'Oro a Nomadland. Ecco tutti i vincitori.

"Ce l’abbiamo fatta, tutti, tutti quanti noi", così ha esordito la madrina Anna Foglietta. Si è chiusa poco fa la cerimonia di premiazione della 77a Mostra d'Arte Cinematografica di Venezia, un'edizione molto particolare che si è svolta tra mascherine e distanziamento, e anche la cerimonia non è stata da meno.

I premi esposti tutti su un tavolo sul palco e consegnati senza troppi passaggi di mano.

A vincere il Leone d'Oro è stato Nomadland di Chloe Zhao, presentato giusto ieri in Concorso. Gloria anche per l'Italia con la Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile andata a Piefrancesco Favino (Padrenostro), e il premio per la migliore sceneggiatura a Pietro Castellitto per il suo film d'esordio, I Predatori, nella sezione Orizzonti.

La Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile è stata assegnata a Vanessa Kirby (Pieces of a Woman), la favorita fin dal giorno della presentazione del film.

Molto divertente la premiazione del film Listen della regista portoghese Ana Rocha de Sousa, che ha vinto ben due premi, il premio speciale della giuria Orizzonti e il Leone del Futuro per la migliore opera prima. La reazione incredula, felice e confusionaria della regista è stato probabilmente il momento più genuino e spontaneo della serata.

Ecco l'elenco di tutti i vincitori.

CONCORSO

Leone d’Oro: Nomadland – Chloé Zhao

Coppa Volpi – Migliore interpretazione femminile: Vanessa Kirby – Pieces of a Woman

Coppa Volpi – Migliore interpretazione maschile: Pierfrancesco Favino – PADRENOSTRO

Leone d’Argento alla migliore regia – Kiyoshi Kurosawa – Spy No Tsuma (Wife of a Spy)

Leone d’Argento Gran Premio della Giuria – Nuevo Orden (New Orden) – Michel Franco

Migliore sceneggiatura: Chaitanya Tamhane – The Disciple

Premio Speciale della Giuria: Dorogie Tovarisch! (Cari Compagni!) – Andrei Konchalovsky

Premio Marcello Mastroianni a un giovane attore emergente: Rouhollah Zamani – Khorshid (Sun Children)


VENICE VR EXPANDED

Miglior storia VR: Sha Si Da Ming Xing (Killing a Superstar) – Fan Fan

Migliore esperienza VR: Finding Pandora X – Kiira Benzing

Miglior VR – The Hangman at Home – An immersive single user experience – Michelle Kranot, Uri Kranot


LEONE DEL FUTURO – PREMIO VENEZIA OPERA PRIMA “LUIGI DE LAURENTIIS”

Listen – Ana Rocha de Sousa


ORIZZONTI

Miglior cortometraggio: Entre Tú Y Milagros – Mariana Saffon

Miglior sceneggiatura: I predatori – Pietro Castellitto

Migliore attore: Taha Mahayni – The Man Who Sold His Skin

Migliore attrice: Khansa Batma – Zanka Contact

Premio speciale della giuria – Listen – Ana Rocha de Sousa

Miglior regista: Lav Diaz – Lahi, Hayop (Genus Pan)

Miglior film – Dashte Khamoush (The Wasteland) – Ahmad Bahrami


Leone d’Oro alla carriera: Tilda Swinton e Ann Hui

mercoledì 2 settembre 2020

Venezia 77 - giorno 1: Cate Blanchett e il film Lacci aprono il festival

Ha preso il via oggi, la 77a Mostra d'Arte Cinematografica di Venezia, il primo evento cinematografico a svolgersi dopo (durante) la pandemia.

Tra mascherine, distanziamento e misure di sicurezza sanitaria, non sarà il solito festival ma è un primo passo concreto per cercare di far ripartire il Cinema. Importante per questo la presenza di otto direttori di alcuni dei principali festival europei, tra cui Thierry Fremaux (Cannes) e Carlo Chatrian (Berlinale), "in simbolica rappresentanza della comunità dei festival di tutto il mondo, riuniti in segno di solidarietà per l’industria del cinema che è stata duramente colpita dalla pandemia, e dei nostri colleghi che sono stati costretti a cancellare o a rinviare i loro festival", questo il loro messaggio.

Ad illuminare un festival un po' diverso da come eravamo abituati a vederlo, ci ha pensato sicuramente il presidente di  giuria di quest'anno, una splendida Cate Blanchett, che ha definito "un miracolo" lo svolgimento del festival quest'anno e ha lanciato un appello per la riapertura e il ritorno al cinema, alla sala cinematografica.

"Aspettavo con ansia di venire, sono pronta ad applaudire gli organizzatori per la resilienza, la creatività. Sono in pieno accordo sul fatto che si dovesse riaprire, anche in un periodo difficilissimo si deve riemergere. Sono qui a sostenere i cineasti. Sono estremamente emozionata", ha dichiarato l'attrice durante la conferenza stampa, "Certo, questa edizione di Venezia sarà speciale. Sì, adesso ho tante paure ma dobbiamo essere coraggiosi. Questa situazione mi fa pensare ai primi giorni di scuola, ogni volta che si parte bisogna rischiare, anche di fallire. Anche se l'industria faticherà, alla fine riemergerà, sono piena di speranze. Ci sono tante sfide, globali. Partiamo dalla mono-cultura dello streaming degli ultimi mesi, ma dobbiamo riaprire i cinema. Abbiamo la possibilità di riesaminare la situazione, questo momento offre delle opportunità. La mia ultima uscita al cinema è stata a Berlino e poi la scorsa settimana, con la mia famiglia, per Tenet. Ho avuto il piacere/dispiacere di vedere molti altri film a casa, ma preferisco tornare al modo tradizionale di guardare".

Dopo più di dieci anni, ad aprire il festival sarà un film italiano, Lacci di Daniele Luchetti, che vanta un cast di altissimo livello, con Alba Rohrwacher, Luigi Lo Cascio, Laura Morante, Silvio Orlando, Giovanna Mezzogiorno, Adriano Giannini e Linda Caridi. Un cast che, stando ai primi commenti dopo le proiezioni, è il più grande punto di forza del film.

Lacci è tratto dall'omonimo romanzo di Domenico Starnone e racconta un dramma familiare che perdura nel tempo. Napoli, anni '80, il matrimonio tra Vanda (Alba Rohrwacher) e Aldo (Luigi Lo Cascio) si sfascia dopo il tradimento di lui. Vanda reagisce in modo aggressivo, Aldo è invece passivo, lei lo caccia di casa sperando che rifletta e poi torni, ma lui va dall'altra. La storia va avanti nel tempo, fino ai giorni d'oggi con Vanda e Aldo (Laura Morante e Silvio Orlando) invecchiati e sorprendentemente ancora insieme, nella stessa casa che sembra quasi una prigione, ma quello che è successo in passato ha lasciato segni profondi, anche sui loro figli, ormai adulti (Giovanna Mezzogiorno e Adriano Giannini).

Un film difficile da realizzare, che va avanti e indietro nel tempo e ripropone le stesse scene più volte ma da prospettive diverse. Il regista Daniele Luchetti era ben consapevole della sfida: "Lacci è un film di pochissima trama, che è tutta nella prima scena, quella di una coppia che si separa, poi vediamo solo quello che ne consegue. Si tratta di un film che è composto di azioni e sentimenti, con scene che non hanno il peso di raccontare trama, ma solo di illustrare un clima emotivo. Per questo cercavo di mantenere in azione e in tensione ciò che era in scena, mostrando sempre qualcosa che si sta per spaccare o si è spaccato, con forte lavoro sull'odio, su paura, rabbia e tutti i sottotesti. [...] Quando ho letto per la prima volta Lacci ho trovato domande che mi riguardavano e personaggi nei quali era difficile non identificarsi. Attraverso una storia familiare che dura trent'anni, due generazioni, legami che somigliano più al filo spinato che a lacci amorosi, si esce con una domanda: hai permesso alla tua vita di farsi governare dall'amore? Lacci è un film sulle forze segrete che ci legano. Non è solo l'amore a unire le persone, ma anche ciò che resta quando l'amore non c'è più. Si può stare assieme per rancore, nella vergogna, nel folle tentativo di tener fede alla parola data. Lacci racconta i danni che l'amore causa quando ci fa improvvisamente cambiare strada e quelli - peggiori - di quando smette di accompagnarci". Infine sulle figure dei figli: "hanno un legame che non hanno scelto e questo è un tema di indagine molto forte. Può riuscire un figlio a slegarsi dai lacci familiari? In questo caso mostriamo che i figli si possono vendicare dei genitori, ma non credo che si riesca”.

Il regista ha poi spiegato la scelta dei quattro attori che interpretano, a distanza di 30 anni, Vanda e Aldo, cioè Alba Rohrwacher e Laura Morante, e Luigi Lo Cascio e Silvio Orlando. "Non ho scelto in base alla somiglianza fisica", ha dichiarato Luchetti, "ma confido nell'immaginazione del pubblico che crede in quello che gli stai raccontando. Laura Morante e Alba Rohrwacher sono tanto diverse, eppure ci credi". "Un film deve essere autentico non verosimigliante e Lacci è riuscito ad esserlo", ha concluso Laura Morante sull'argomento.

Il film sarà nei cinema dal 1 ottobre.

mercoledì 17 giugno 2020

Armageddon Time: anche Robert De Niro, Anne Hathaway al fianco di Cate Blanchett!

New entry nel cast di Armageddon Time, prossimo film di James Gray, che diventa automaticamente uno dei più attesi della prossima stagione.

Deadline riporta che Robert De Niro, Anne Hathaway, Donald Sutherland, e Oscar Isaac hanno raggiungo Cate Blanchett nel cast del film.

Scritto dallo stesso James Gray, il film è basato sui ricordi d'infanzia del regista durante la sua frequentazione nella Kew-Forest School nel Queens, scuola che vedeva Fred Trump nel consiglio di amministrazione e suo figlio Donald come alunno, e sembra che il preside della scuola avrà un ruolo molto rilevante all'interno della storia.
Il film è stato descritto come "una storia che esplora l’amicizia e la lealtà sullo sfondo di un’America pronta a eleggere Ronald Reagan come presidente".

"Ogni film che si realizza è diverso, ma sto cercando di fare qualcosa che sia completamente diversa rispetto al film solitario e oscuro che ho diretto da poco", ha dichiarato James Gray a Deadline, "Non vedo l’ora di realizzare qualcosa che sia sulle persone, sulle emozioni umane e sulle interazioni tra le persone, e voglio che sia pieno di calore e tenerezza. Sì, in un certo senso parla della mia infanzia, ma si tratta di un ritratto dell’amore in famiglia su ogni livello. Credo che molte persone diano il meglio e provino di più quando si trovano in difficoltà e si tratta, per certi aspetti, di una cosa meravigliosa e davvero commovente".

Le riprese si svolgeranno a New York e inizieranno appena sarà possibile farlo.

martedì 12 maggio 2020

Cate Blanchett al fianco di Jennifer Lawrence in Don't Look Up

Un progetto che diventa sempre più interessante, stiamo parlando di Don't Look Up, nuovo film diretto da Adam McKay (La Grande Scommessa) per Netflix.

Protagonista del film sarà il premio Oscar Jennifer Lawrence, che molto probabilmente sarà affiancata da un'attrice che di Oscar ne ha due, la straordinaria Cate Blanchett.

La storia vede al centro due astronome, non proprio di alto livello, che scoprono l'esistenza di un asteroide che in sei mesi colpirà la Terra. Le due donne iniziano così un tour mediatico per avvertire la popolazione mondiale dell'imminente disastro.

Adam McKay ha descritto il film come una commedia satirica socio-politica, tipo Il Dottor Stranamore e Quinto Potere. Al momento non è chiaro se le attrici interpreteranno le due astronome o se Cate Blanchett avrà un altro ruolo all'interno della storia.

Netflix aveva fissato l'inizio delle riprese per aprile ma a causa dell'emergenza sanitaria sono state rimandate a data da destinarsi.

giovedì 27 giugno 2019

Il cameo di Cate Blanchett in Eyes Wide Shut

In Eyes Wide Shut, ultimo film di Stanley Kubrick, c'era anche Cate Blanchett.

Il sito Volture ha pubblicato una Oral History che ha visto protagonisti alcune delle persone che hanno lavorato al film, tra queste anche Leon Vitali, assistente di Kubrick, e Abigail Good, la misteriosa donna mascherata nella famosissima scena dell'orgia. E proprio durante quella controversa scena c'è stato il cameo di Cate Blanchett.

Durante l'intervista, Abigail Good ha ricordato quei giorni, quando è stata girata quella scena, una delle ultime a cui Kubrick ha lavorato: "Ero sul set con Tom e Stanley, trovando il modo di fare le cose per conto nostro. Stanley chiedeva sempre la mia opinione. Io e Tom siamo stati tra le ultime persone che ha filmato. Stanley morì prima che il doppiaggio fosse terminato. E mi sono sempre chiesta, prima che uscisse il film, se mi avrebbero doppiato, perché non avevo un accento americano".
A questo punto è intervenuto Leon Vitali, confermando il doppiaggio e svelando il cameo rimasto nascosto fino ad oggi: "Era Cate Blanchett! Quella era la sua voce. Volevamo qualcosa di caldo e sensuale, ma che allo stesso tempo potesse far parte di un rituale. Stanley aveva parlato di trovare questa voce e questa qualità di cui avevamo bisogno. Dopo la sua morte, stavo cercando qualcuno, ma in realtà sono stati Tom e Nicole a pensare a Cate. Lei era in Inghilterra, in quel momento, quindi è venuta a Pinewood e ha registrato le battute".

Quindi, la misteriosa donna mascherata, che avverte e poi Tom Cruise, fisicamente è Abigail Good ma la voce "calda e sensuale" è di Cate Blanchett.

L'attrice non ha mai raccontato di aver partecipato, anche solo vocalmente, all'ultimo film di Kubrick, chissà se adesso qualcuno coglierà l'occasione per chiederglielo.


lunedì 10 dicembre 2018

Mowgli - Il Figlio della Giungla - la recensione

Doveva uscire nel 2016, lo stesso anno del bellissimo film Disney diretto da Jon Favreau, ma forse è meglio che sia uscito solo ora, a fine 2018 sulla piattaforma Netflix, perché il confronto con lo strapotere tecnico e creativo Disney avrebbe ingiustamente affossato un film che, nonostante i suoi limiti (soprattutto negli effetti visivi), riesce a toccare le corde giuste e dire qualcosa di importante e profondo.


Lontano dalla spensieratezza Disney e dalla magnificenza realistica della ricostruzione in CGI che quella trasposizione aveva proposto, Andy Serkis si avvicina maggiormente allo spirito e all'anima che animava i racconti di Kipling. 
La giungla è scura, crudele anche con i propri abitanti, governata da una legge assoluta a cui tutti devono sottostare per poter sopravvivere al suo interno, dagli enormi elefanti ricoperti di vegetazione e dalle zanne spezzate, fino alla crudele tigre Shere Khan (un monumentale Benedict Cumberbatch), astuta, melliflua, ma ugualmente segnata, con una zampa mutilata.
Anche Mowgli, ragazzino alle soglie della pubertà, si ritrova a vivere in questo ambiente spietato, diviso fra il suo essere uomo e il suo essere lupo, senza essere però davvero nessuno dei due. I suoi maestri sono Bagheera e Baloo, in una inedita versione molto meno giocosa, doppiati da Serkis stesso e da Christian Bale, quasi crudeli nel loro addestrare il giovane cucciolo d'uomo a una vita che sarà per lui tutt'altro che facile.
E' interessante come nel racconto di formazione che ne deriva, più che l'aspetto più puramente narrativo (il film zoppica un po' quanto a intreccio, non sempre chiarissimo, non sempre fluido), è il paesaggio stesso della giungla a diventare preponderante, rendendo sfumate le divisioni classiche fra buoni e cattivi, riuscendo con grande forza a restituire la sensazione cruda e spietata del passaggio dall'infanzia all'adolescenza, fino all'età adulta, senza edulcorare nulla e senza risparmiare anche scene di un certo impatto.

Come ci ricorda il serpente Kaa, con la splendida voce di Cate Blanchett, la legge della giungla è inflessibile e tutti gli abitanti devono rispettarla per poter sopravvivere, ma è anche fragile ed è solo comprendendola, e accettando la nostra vera natura, che si può davvero sperare di non soccombervi.
Il cucciolo d'uomo ci riesce ed è questa profonda comprensione che lo porta a crescere, così come è questa visione intima, dall'impronta fortemente autoriale, che permette al film di Serkis di non sfigurare affatto di fronte a produzioni di più alto prestigio.

venerdì 5 ottobre 2018

Roma FF13 - il programma della Festa del Cinema di Roma 2018

E' stato presentato poco fa il programma della tredicesima edizione della Festa del Cinema di Roma, che si terrà dal 18 al 28 ottobre all'Auditorium Parco della Musica e in altri luoghi della Capitale.

Tra i titoli della selezione principale, gli eventi speciali, le retrospettive, e i 14 incontri ravvicinati, il programma della festa si presenta come molto interessante.

La Selezione Ufficiale offre 38 film, tra cui titoli molto attesi, tra cui: The Old Man and the Gun, con Robert Redford; Boy Erased, con Nicole Kidman, Lucas Hedges e Russell Crowe; Beautiful Boy, con Steve Carell e Timothée Chalamet; Kursk, con Colin Forth, Lea Seyodux e Matthias Schoenaerts; il nuovo capitolo della saga Millennium, Quello che non Uccide; Stan & Ollie, con John C. Reilly e Steve Coogan, già confermati sul red carpet; il nuovo Halloween, con Jamie Lee Curtis; The Miseducation of Cameron Post, con Chloe Grace Moretz, film che ha vinto il Gran Premio della Giuria all'ultimo Sundance.

Già annunciato come film d'apertura Bad Time at the El Royale, con Chris Hemworth, Dakota Johnson, Jon Hamm, e Jeff Bridges. A chiudere la Festa invece sarà il nuovo film di Paolo Virzì, Notti Magiche.

Decisamente interessanti gli incontri ravvicinati, che quest'anno vedranno protagonisti, tra gli altri, anche Martin Scorsese, che sarà premiato con il Marco Aurelio alla Carriera, Isabelle Huppert, Sigourney Weaver, Giuseppe Tornatore, Michael Moore, che presenterà il suo ultimo film, e Cate Blanchett, che porterà alla Festa il film fantasy Il Mistero della Casa del Tempo, di Eli Roth.




Ecco l'elenco dei film. Per tutte le info, potete andare sul sito ufficiale della Festa del Cinema di Roma.

Selezione Ufficiale

- AMERICAN ANIMALS, di Bart Layton
- BAD TIMES AT THE EL ROYALE, di Drew Goddard (film d'apertura)
- BAYONETA, di Kyzza Terrazas
- BEAUTIFUL BOY, di Felix Van Groeningen
- CORLEONE IL POTERE ED IL SANGUE - CORLEONE LA CADUTA, di Mosco Levi Boucault
- CORRENDO ATRÁS, di Jeferson De
- DIARIO DI TONNARA, di Giovanni Zoppeddu
- ETER, di Krzysztof Zanussi
- FAHRENHEIT 11/9, di Michael Moore
- FØR FROSTEN, di Michael Noer
- FUNAN, di Denis Do
- THE GIRL IN THE SPIDER’S WEB, di Fede Álvarez
- GREEN BOOK, di Peter Farrelly
- HALLOWEEN, di David Gordon Green
- THE HATE U GIVE, di George Tillman Jr.
- HERMANOS, di Pablo Gonzaléz
- THE HOUSE WITH A CLOCK IN ITS WALLS, di Eli Roth
- IF BEALE STREET COULD TALK, di Barry Jenkins
- AN IMPOSSIBLY SMALL OBJECT, di David Verbeek
- JAN PALACH, di Robert Sedlácek
- KURSK, di Thomas Vinterberg
- LIGHT AS FEATHERS, di Rosanne Pel
- THE LITTLE DRUMMER GIRL, di Park Chan-wook
- MERE PYAARE PRIME MINISTER, di Rakeysh Omprakash Mehra
- MIA ET LE LION BLANC, di Gilles de Maistre
- MONSTERS AND MEN, di Reinaldo Marcus Green
- LA NEGRADA, di Jorge Pérez Solano
- LAS NIÑAS BIEN, di Alejandra Márquez Abella
- THE OLD MAN & THE GUN, di David Lowery
- POWRÓT, di Magdalena Łazarkiewicz
- A PRIVATE WAR, di Matthew Heineman
- SANGRE BLANCA, di Barbara Sarasola-Day
- STAN & OLLIE, di Jon S. Baird
- THEY SHALL NOT GROW OLD, di Peter Jackson
- THREE IDENTICAL STRANGERS, di Tim Wardle
- TITIXE, di Tania Hernández Velasco
- IL VIZIO DELLA SPERANZA, di Edoardo De Angelis
- WATERGATE, di Charles Ferguson

Tutti ne Parlano

- BOY ERASED, di Joel Edgerton
- DA XIANG XI DI ER ZUO (AN ELEPHANT SITTING STILL), di Hu Bo
- DEAD IN A WEEK: OR YOUR MONEY BACK, di Tom Edmunds
- THE MISEDUCATION OF CAMERON POST, di Desiree Akhavan

Eventi Speciali
- NOTTI MAGICHE, di Paolo Virzì

venerdì 3 agosto 2018

Ocean's Eight - la recensione

Nel 2001, per la regia di Steven Soderberg, usciva nella sale Oceans Evelen, remake del film Colpo Grosso, con un cast stellare (George Clooney, Brad Pitt e Matt Damon solo per citarne qualcuno). Il film era divertente e glamour e fu un successo al botteghino tale da offuscare il suo predecessore.
Dopo due sequel abbastanza fallimentari, sull'onda della febbre da revival degli ultimi tempi, si è deciso di riprendere quella formula vincente e declinarla al femminile, con un cast altrettanto stellare, sperando di replicarne anche il successo.

Diciamolo, c'era una certa apprensione attorno a questo film, un po' perché il primo è diventato con gli anni un cult dell'heist movie, ma soprattutto perché ci si lamenta di mancanza di originalità nel riproporre qualcosa di già visto, magari condendolo con un bel gender swap che va tanto di moda, ma allo stesso tempo il cast coinvolto era tale da generare anche curiosità e qualche trepidazione.
Sicuramente se si cerca dell'originalità non è questo il film adatto (c'è anche da dire che nemmeno Ocean's Eleven era originale), infatti la formula è praticamente identica: Debbie Ocean (sorella di Danny, il personaggio di Clooney) esce di prigione dopo cinque anni e subito propone alla sua amica Lou un colpo milionario, per il quale è necessario mettere su una squadra di specialiste del furto (ma no solo). La prima parte è concentrata proprio sulla presentazione dei personaggi e l'organizzazione del colpo, mentre la seconda metà prende il largo con un ritmo serrato e un montaggio veloce. 



Insomma nulla di nuovo, plot e impostazione sono una fotocopia quasi fedele del film del 2001, ma c'è da dire che questa riproposizione è anche il principale pregio di questo Ocean's Eight: esattamente come Clooney e compagi, anche la squadra capitanata da Sandra Bullock e Cate Blachett sembra divertirsi un mondo, divertendo anche lo spettatore con battute brillanti e personaggi che sembrano disegnati sulle personalità delle attrici stesse (e allora abbiamo una Helena Bonham Carter esagerata ed eccentrica o una Anne Hathaway forse un po' svampita ma forse anche no).

Il tocco in più è un sincero e rinvigorente girl power, mai troppo didascalico, mai troppo fuori luogo, che abbatte gli stereotipi della femminilità (soprattutto per quanto riguarda le donne nei film d'azione), e che sicuramente sarà molto gradito dal pubblico femminile, in quanto è davvero facile rispecchiarsi con le protagoniste.

Non realizzato per essere il film che rivoluzionerà il cinema, né per vantare chissà quale originalità, proprio come fu per Ocean's Eleven, anche Ocean's Eight funziona perché si diverte e fa divertire grazie a un ritmo serrato, atmosfere scanzonate e un cast affiatatissimo. 

sabato 19 maggio 2018

Cannes 2018 - Palma d’Oro a Shoplifters. Due premi anche al Cinema Italiano.

Si è conclusa poco fa la cerimonia di premiazione del Festival di Cannes, dove la meravigliosa presidente di giuria, Cate Blanchett, ha annunciato i vincitori della 71a edizione.

Italia decisamente protagonista ma la Palma d'Oro è andata al film Shoplifters del regista giapponese Hirokazu Kore'eda. Un nome che gli esperti di "toto-palma" non avevano preso in considerazione.

Sul palco a premiare sono saliti tre italiani, Roberto Benigni, travolgente come suo solito, Chiara Mastroianni, e Asia Argento, che ha portato sul palco la protesta delle donne raccontando, senza giri di parole, la violenza subita anni fa, proprio a Cannes, da Harvey Weinstein. Il suo discorso, proprio in apertura, è stato piuttosto duro (buttando anche un certo gelo in sala) e anche vagamente minaccioso quando ha detto che probabilmente in sala erano presenti uomini che hanno avuto comportamenti riprovevoli in passato, e poi ha concluso con un "ricordate, noi sappiamo chi siete. Non lo permetteremo più". Un discorso molto sentito dall'attrice italiana, apparsa piuttosto nervosa, che alla fine ha trattenuto a fatica la commozione, soffocata da un abbraccio di Ava DuVernay. C'è voluta tutta la classe e l'eleganza di Cate Blanchett, a cui Asia Argento ha poi ceduto la parola per i premi, per riprendere in mano il discorso premiazione che hanno visto l'Italia trionfare.

Due premi per il Cinema Italiano, Alice Rohrwacher ha ricevuto il Prix du scénario, premio alla sceneggiatura, per il suo Lazzaro Felice, premio a pari merito con 3 Faces di Jafar Panahi, il regista iraniano agli arresti domiciliari nel proprio paese.
Altro premio all'Italia quello al migliore attore, uno scioccato Marcello Fonte, protagonista di Dogman di Matteo Garrone.

Cate Blanchett ha poi annunciato un premio nuovo (cioè inventato per l'occasione), la Palma d'oro speciale, consegnata al regista Jean-Luc Godard per il suo The Book of Images. Il regista non era presente, il premio è stato ritirato dai produttori. Gran Premio della giuria a Spike Lee per BlacKkKlansman.

La cerimonia è finita in modo insolito, con tutti i vincitori e la giuria che si sono trasferiti sul red carpet per sentire cantare Sting. Un finale un po'... pop.

Qui tutti i premi della serata.

Palma d’Oro
Kore-Eda Hirokazu, Shoplifters

Gran Premio della Giuria
Spike Lee, BlacKKKlansman

Premio della Giuria
Nadine Labaki, Capharnaum

Palma d’Oro Speciale
Jean-Luc Godard, The Book of Images

Migliore Attrice
Samal Yeslyamova, My Little One

Miglior Attore
Marcello Fonte, Dogman

Miglior Regista
Pawel Pawlikowski, Cold War

Miglior Sceneggiatura
Alice Rohrwacher, Lazzaro Felice
Nader Saeivar, 3 Faces

Caméra d’Or
Girl, dir: Lukas Dhont

Palma al Miglior Cortometraggio
All These Creatures, dir: Charles Williams
Special Mention: On The Border, dir: Wei Shujun, The Book of Images