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giovedì 7 dicembre 2023

'Killers Of The Flower' Moon miglior film dell'anno per la National Board of Review

La stagione dei premi è appena iniziata e il film di Martin Scorsese sta già raccogliendo importanti riconoscimenti.

Dopo il New York Film Critics Circle, anche la National Board of Review ha scelto Killer of the Flower Moon come miglior film dell'anno, premiando anche Martin Scorsese per la migliore regia e Lily Gladstone come migliore attrice protagonista.

La NBR ha poi stilato le proprio Top10 e Top5 dei migliori film e documentari dell'anno, e in quella dei migliori film internazionali è presente anche La Chimera di Alice Rohrwacher.

I premi del National Board of Review, organizzazione no profit di New York formata da cinefili di vario genere, studenti, insegnanti, lavoratori del settore cinematografico e storici, non è particolarmente indicativo in ottica Premi Oscar ma di solito indica i film che più saranno presenti nella stagione dei premi.

Ecco tutti i vincitori.

Miglior film: “Killers of the Flower Moon”
Miglior regista: Martin Scorsese, “Killers of the Flower Moon”
Miglior attore: Paul Giamatti, “The Holdovers”
Migliore attrice: Lily Gladstone, “Killers of the Flower Moon”
Miglior attore non protagonista: Mark Ruffalo, “Povere creature”
Migliore attrice non protagonista: DaVine Joy Randolph, “The Holdovers”
Miglior sceneggiatura originale: David Hemingson, The Holdovers
Miglior sceneggiatura adattata: Tony McNamara, Povere Creature
Miglior fotografia: Rodrigo Prieto, Killers of the Flower Moon, Barbie
Miglior esordio: Teyana Taylor, A Thousand and One
Miglior debutto alla regia: Celine Song, Past Lives
Miglior film d’animazione:  Spider-Man: Across the Spider-Verse
Miglior film internazionale: Anatomia di una caduta
Miglior documentario: Still: A Michael J. Fox Movie
Miglior cast d’insieme: The Iron Claw

Outstanding Achievement in Stunt Artistry: Director Chad Stahelski and Stunt Coordinators Stephen Dunlevy & Scott Rogers, John Wick: Chapter 4

I MIGLIORI FILM DELL’ANNO (ordine alfabetico)
Barbie
Il ragazzo e l’airone
Ferrari
The Holdovers
The Iron Claw
Maestro
Oppenheimer
Past Lives
Povere creature

MIGLIORI 5 FILM INTERNAZIONALI (ordine alfabetico)
La Chimera
Fallen Leaves
The Teachers’ Lounge
Tótem
The Zone of Interest

MIGLIORI 5 DOCUMENTARI (ordine alfabetico)
20 Days in Mariupol
32 Sounds
The Eternal Memory
The Pigeon Tunnel
A Still Small Voice

TOP 10 FILM INDIPENDENTI (ordine alfabetico)
All Dirt Roads Taste of Salt
All of Us Strangers
BlackBerry
Earth Mama
Flora and Son
The Persian Version
Scrapper
Showing Up
Theater Camp
A Thousand and One

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giovedì 2 novembre 2023

Killers of the Flower Moon - la recensione

Torna Martin Scorsese e torna a fare un film dalla lunghezza importante (tre ore e mezzo circa) con una piattaforma streaming (in questo caso Apple Tv), con i suoi attori feticcio Robert De Niro e Leonardo DiCaprio. e che in un certo senso è un film intrinsecamente scorsesiano, perché è impossibile non riconoscere la mano dietro la macchina da presa e la tematica del male non come qualcosa di oscuro ed eccezionale ma di quotidiano, banale. 

Allo stesso tempo è anche un film abbastanza diverso dal solito e si inserisce più nel filone delle sue ultime opere (Silence e The Irishman soprattutto) che in quello dei suoi lavori più classici e conosciuti. Ed è un film che non può fare altro che dividere gli spettatori, fra chi lo amerà e chi lo odierà, fra chi lo ha trovato inutilmente lungo a chi invece non avrebbe tagliato neanche un fotogramma.


La tribù nativa americana degli Osage, dopo essere stata scacciata dalle sue terre, viene sistemata dal governo in Oklahoma e viene loro assegnato un pezzo di terra apparentemente arido e inospitale ma che nasconde invece il germe della ricchezza: il petrolio. Gli Osage diventano ricchissimi vendendo le concessioni a "cerca oro" e uomini d'affari, ma in un'America profondamente razzista, il fatto che siano gli indiani a detenere questo potere, è inammissibile, tanto che a ciascuno di loro venne assegnato un tutore. È in questa cornice che si sono consumati una serie di omicidi, e decessi apparentemente naturali, di membri degli Osage, e alla fine si stima che i morti siano stati addirittura un centinaio nell'arco di molti anni. 

Scorsese prende questa triste storia americana, raccontata nel libro Gli assassini della terra rossa, e decide di raccontarla da un punto di vista inedito, quello degli stessi Osage, e in particolare di Mollie Burkhart (Lily Gladstone), a cui morirono le tre sorelle e la madre in circostanze più che sospette, e che rischiò essa stessa la vita, ma si batté anche con la sua comunità affinché il governo degli Stati Uniti facesse qualcosa (fu questo evento, infatti, a sancire la vera e propria nascita dell'FBI). Ma Mollie è anche la moglie di Ernest Buckhart (Leonardo Di Caprio), che insieme a suo zio William Hale (Robert De Niro), erano le menti dietro l'eliminazione degli Osage con lo scopo di ottenere la loro ricchezza.

In 206 minuti, Scorsese inserisce molte anime nel suo film: c'è la componente più puramente true crime, con la ricostruzione di una vera e propria strage effettuata ai danni degli Osage, con il carico di razzismo e discriminazione che da sempre accompagna i nativi americani; c'è il dramma familiare; c'è la componente giudiziaria e investigativa, con la nascita dell'FBI e l'arrivo degli agenti infiltrati guidati da Tom White (Jesse Plemmons) che pur riuscendo a smascherare la rete di omicidi e omertà presente nella città, non riescono a fare veramente giustizia proprio a causa del razzismo sistemico che sembra non considerare la morte degli Osage degna di nota.

Oltre alla struttura narrativa e alla regia che regala splendide immagini e scorci da western, a brillare davvero in Killers of the Flower Moon è il cast, in particolare Lily Gladstone ruba la scena con la sua interpretazione brillante e sofferta e il carisma affascinante che riesce a imprimere nel suo personaggio, persino nei momenti di debolezza e malattia.


Alla fine delle quasi tre ore e mezzo di film, le sensazioni possono essere soltanto due: o si esce sfiniti, con l'idea che il tutto sarebbe potuto durare molto meno e senza emozione, oppure con gli occhi lucidi e il cuore pesante, con la convinzione che ogni inquadratura e ogni parola siano state messe al posto giusto e che nulla del film avrebbe potuto essere tagliato, anzi, che si sarebbe potuti tranquillamente rimanere rapiti dalla magia del film per un'ora ancora.

Chi vi scrive appartiene a questa seconda categoria.

sabato 22 gennaio 2022

Nightmare Alley di del Toro è un flop negli USA. Martin Scorsese lancia un appello per il film.

È forse un ritratto molto significativo dei tempi difficili che sta vivendo il Cinema. La Fiera delle Illusioni - Nightmare Alley, di Guillermo del Toro, era uno dei film più attesi della stagione, una storia intrigante, un grande cast, un regista premio Oscar con una sua visione, assolutamente unica, del Cinema, eppure ha riscosso pochissimo successo al botteghino USA.

Negli Stati Uniti è uscito in sala a dicembre 2021 e fino ad oggi ha incassato soltanto 9 milioni di dollari (ne è costati 60), un risultato decisamente deludente e molto al di sotto delle aspettative. In questi giorni il film sta uscendo in altri paesi, è arrivato in Francia, Germania, Russia e UK, e il 27 gennaio arriverà anche in Italia, e si spera che il risultato sarà diverso.

Interrogato sulla questione, Bradley Cooper ha dichiarato di non essere sorpreso dal risultato deludente negli USA e di sperare nello streaming.
"Non è stato uno shock per nessuno di noi", ha detto l'attore, "Penso che sia uno splendido film da vedere al cinema, anche solo per la sua portata, ma credo che risulterà appetitoso anche a casa".

Se Cooper è quasi rassegnato, c'è qualcuno che proprio non può accettare questo "abbandono" delle sale, è Martin Scorsese, che ha deciso di lanciare un appello ai cinefili di tutto il mondo per sostenere Guillermo del Toro e il suo film. Ecco la sua lettera al Los Angeles Times.

"Qualche settimana fa ho visto La fiera delle illusioni di Guillermo del Toro. Mi ha impressionato e commosso. Attendo sempre con impazienza i film di Guillermo, ma questo in particolare aveva un potere e una risonanza speciali per me.
Poi mi sono reso conto che il pubblico non stava andando a vederlo, cosa che mi ha angosciato. Ovviamente, le vacanze di Natale che si sono appena concluse sono state un momento difficile per far uscire qualsiasi film. Ma mi chiedo anche se ci sia un reale apprezzamento nei confronti del lavoro di Guillermo.
Scommetto che il termine “noir” è comparso nella maggior parte delle recensioni e dei commenti su Nightmare Alley, e con buona ragione. I personaggi sono tutti tormentati, molti sono condannati, e il film è basato su un romanzo che ha quel genere di trama labirintica classica dei film noir. Oltretutto, quel romanzo era già stato portato sullo schermo, appena dopo la sua pubblicazione nel 1946, e la prima versione di Edmund Goulding è stata a lungo considerata un classico del genere.
Ma il termine “noir” è stato utilizzato così spesso, e in modo così sfacciato, che alla fine sembra più un sapore che qualsiasi altra cosa, e potrebbe condurre nella direzione sbagliata qualcuno in cerca di informazioni su un film. Potrebbero aspettarsi un “pastiche” noir, uno dei tanti che abbiamo visto. E questo non rende assolutamente giustizia all’adattamento di Guillermo e Kim Morgan.
La maggior parte del film è ambientata negli anni trenta, e sembra emergere dalla disperazione e dall’amarezza della Grande Depressione: si riesce a percepire nelle immagini e nel linguaggio del corpo degli attori. Tutti i personaggi in questo film provano il vero dolore, un senso di desolazione radicato nella vita di tutti i giorni. Non è quindi solo una questione di “stile” o di “grafica”, sebbene siano elementi squisiti in questo film. È una questione legata all’impegno completo di Guillermo nei confronti del materiale e del portare la propria visione in vita con il suo scenografo, il costumista, il direttore della fotografia e lo straordinario cast, guidato da Bradley Cooper e Cate Blanchett. Lavorano insieme per creare un universo senza uscita tirandolo fuori dal passato americano, e lo fanno dentro e fuori, fino in fondo.
In questo senso, il film è fedele allo spirito che anima il cinema noir molto più dei tanti “omaggi” che sono stati fatti negli anni e che vengono fatti ancora oggi. Guillermo sta certamente parlando dal suo tempo e al suo tempo, ma lo fa con la lingua di un tempo passato, e l’urgenza e la disperazione di allora si sovrappongono con quell’urgenza e quella disperazione che stiamo vivendo proprio adesso, in un modo decisamente inquietante. È come un campanello d’allarme.

Il Covid-19 è stato profondamente duro nei confronti del cinema in generale. Ha aggiunto protocolli che fanno perdere molto tempo e polizze assicurative molto costose al budget di tutti i film, piccoli o grandi che siano. Ha portato alla chiusura di molti cinema, e a una resistenza a tornare in quelli che sono ancora aperti. E ora… Omicron.
Se avete deciso di inserire La fiera delle illusioni nella categoria “noir” o in qualsiasi altra categoria, vi esorto a dargli un’occhiata più da vicino. E se avete deciso proprio di evitarlo, per qualsiasi motivo, ripensateci. In pratica, ciò che sto cercando di dirvi è che un regista come Guillermo, che ci dà film realizzati con tanto amore e passione, non ha solo bisogno del nostro sostegno: lo merita."

mercoledì 17 febbraio 2021

Martin Scorsese si scaglia contro l'industria dello streaming

Il grande Martin Scorsese non è contento della "piega" che sta prendendo il Cinema in questi ultimi anni e non ha nessun problema a dirlo.

Nonostante abbia realizzato il suo ultimo film, The Irishman, con Netflix e per il prossimo, Killers of the Flower Moon, collaborerà con Apple, Scorsese non vede di buon occhio le piattaforme streaming che, secondo lui, starebbero "svalutando il Cinema" trasformandolo in semplice "contenuto".

In un articolo scritto per Harper's Magazine, in cui l'argomento principale era Federico Fellini e il suo Cinema, il regista si è lanciato in una vera e propria difesa da cinefilo.

"Non più di 15 anni fa, il termine "contenuto" veniva usato in discussioni di Cinema a un livello "serio" e veniva messo a confronto, e misurato, con il concetto di "forma"", ha scritto Scorsese, "Poi, in maniera graduale, è un termine diventato proprietà delle persone che hanno rilevato le media company, la maggior parte delle quali non sapeva nulla della storia della forma d’arte, né si preoccupava che avrebbe dovuto saperlo. "Contenuto" è diventato un termine commerciale per tutte le immagini in movimento: un film di David Lean, un video di gatti, uno spot del Super Bowl, un sequel di supereroi, un episodio di una serie. Questo è legato, ovviamente, non all’esperienza della sala cinematografica ma alla visione da casa, sulle piattaforme di streaming che sono arrivate a superare l’esperienza cinematografica, proprio come Amazon ha superato i negozi fisici".

Scorsese non nega che anche lui abbia beneficiato di questa nuova "potenza" che gli ha permesso di fare un film come The Irishman, ma il regista vede due lati della medaglia: "Da un certo punto di vista, è stato positivo per i registi, incluso il sottoscritto. D’altra parte però, hanno anche creato il presupposto di una situazione in cui tutto è vissuto al pari di un campo da gioco, una cosa che sembra democratica ma non lo è. Se le visioni sono consigliate sulla base di un algoritmo che ragiona su quello che hai già visto e si basano solo su analogie di soggetto o genere, cosa fa tutto questo all’Arte del Cinema? [...] Gli algoritmi, per definizione, si basano su calcoli che trattano lo spettatore come un consumatore e niente altro".

Poi conclude in modo amaro: "Il cinema è cambiato, e così l’importanza che riveste nella nostra cultura. Per prenderci cura del cinema, non possiamo dipendere dall’industria così com'è. Nel settore del cinema, che è il business dell’intrattenimento visivo di massa, l’enfasi è sempre sulla parola "business" e il valore è sempre determinato dalla quantità di denaro da ricavare da una determinata proprietà. In questo senso tutto, da 'Aurora' a 'La Strada' a '2001: Odissea nello Spazio' è ora sfruttato al massimo e pronto per la categoria "Film d'Arte" su una piattaforma di streaming. Chi di noi conosce il Cinema e la sua storia deve condividere il proprio amore e le proprie conoscenze con quante più persone possibile. E dobbiamo chiarire agli attuali proprietari di questi film che si tratta di molto, molto di più che semplici proprietà da sfruttare e poi mettere sotto chiave, sono tra i più grandi tesori della nostra cultura e devono essere trattati di conseguenza".

Quelle di Martin Scorsese sono parole di un grande amante del Cinema, uno che vive e ha vissuto davvero per la Settima Arte, e ora è molto preoccupato dalla situazione attuale.

mercoledì 24 giugno 2020

Tra Diabolik e il prossimo film di Scorsese, ecco il listino di 01 Distribution

01 Distribution ha presentato il listino 2020, tra il ritorno in sala di alcune pellicole bloccate dalla pandemia, a titoli molto attesi, italiani e stranieri.

Da luglio a dicembre, un programma molto fitto, che culmina a dicembre, nel periodo natalizio, con l'uscita di due dei film italiani più attesi della stagione, Freaks Out di Gabriele Mainetti e Diabolik dei fratelli Manetti.
Il 17 settembre invece uscirà il film Mister Link, cioè il candidato all'Oscar 2020, e vincitore del Golden Globe, Missing Link, film d'animazione della LAIKA uscito nelle sale USA ad aprile 2019.

Sono stati annunciati anche alcuni titoli per il 2021, tra questi spicca il nuovo film di Nanni Moretti, Tre Piani, rinviato all'inizio del prossimo anno, sfuma quindi l'ipotesi di vederlo a Venezia. 01 inoltre ha inserito nel programma uno dei film più attesi, non solo in Italia ma nel mondo, Killers of the Flower Moon, nuovo film di Martin Scorsese, con Leonardo DiCaprio e Robert De Niro.

Ecco le uscite da luglio a dicembre.

- 15 luglio: Gli anni più belli, di Gabriele Muccino;

- 11 agosto: The Turning – La casa del male, horror di Floria Sigismondi;

- 19 agosto: Volevo nascondermi, di Giorgio Diritti;

- 17 settembre: Mister Link, film d'animazione della LAIKA;

- 17 settembre: Miss Marx, di Susanna Nicchiarelli (possibile a Venezia);

- 24 settembre: Il giorno sbagliato (Unhinged), thriller con Russell Crowe;

- 1 ottobre: Lacci, dramma familiare di Daniele Luchetti, con Alba Rohrwacher, Luigi Lo Cascio, Laura Morante, Silvio Orlando, Giovanna Mezzogiorno, Adriano Giannini (possibile a Venezia);

- 8 ottobre: Divorzio a Las Vegas, commedia con Giampaolo Morelli, Andrea Delogu;

- 29 ottobre: Come play – Gioca con me, di Jacob Chase;

- 5 novembre: Il cattivo poeta, con Sergio Castellitto nel ruolo di Gabriele D'Annunzio;

- 26 novembre: Ritorno al crimine, sequel di Non ci Resta che il Crimine, con Marco Giallini, Alessandro Gassmann, Edoardo Leo, Gianmarco Tognazzi;

- 16 dicembre: Freaks Out, di Gabriele Mainetti, con Aurora Giovinazzo, Claudio Santamaria, Pietro Castellitto, Giancarlo Martini;

- 31 dicembre: Diabolik, dei fratelli Manetti, con Luca Marinelli, Miriam Leone, Valerio Mastandrea.

Nell'immagine in alto, la timeline delle uscite, nell'immagine qui sotto, le mini schede dei film elencati e altri presenti nel listino. Qui il link per il sito ufficiale.



domenica 9 febbraio 2020

Frame Awards 2020 - il trionfo di Joker!

Le votazioni per i Frame Awards 2020 sono state appena chiuse e il risultato quest'anno è stato netto.

Il grande trionfatore è stato Joker, scelto come migliore in ben sei categorie, tra cui miglior film e attore protagonista, Joaquin Phoenix.

Come migliore attrice, confermata Olivia Colman (La Favorita), vincitrice dell'Oscar 2019, a dimostrazione che la sua è stata una performance che è rimasta molto impressa nella mente degli spettatori.
Premiato il cast di C'era una volta...a Hollywood, mentre Martin Scorsese è stato scelto come migliore regista per The Irishman.

Ecco tutti i vincitori, votati dal pubblico di Frame. Lo staff vi ringrazia di aver partecipato.

Miglior film
Joker

Migliore regia
Martin Scorsese, The Irishman

Migliore attrice
Olivia Colman, La Favorita

Migliore attore
Joaquin Phoenix, Joker

Migliore attrice non protagonista
Laura Dern, Marriage Story - Storia di un Matrimonio

Migliore attore non protagonista
Al Pacino, The Irishman

Miglior cast
C'era una Volta... a Hollywood

Migliore sceneggiatura originale
C'era una Volta... a Hollywood

Migliore sceneggiatura non originale
Joker

Migliore film d'animazione
Klaus

Migliore colonna sonora
Joker

Migliori effetti speciali
Avengers: Endgame

Migliore serie tv
Chernobyl

Migliore Locandina


Migliore Trailer
Joker

Al prossimo anno!
lo staff di Frame


mercoledì 15 gennaio 2020

Oscar 2020 - Tarantino è felice di aver "battuto" i film Marvel e i franchise

Anche Quentin Tarantino si schiera, anche se in modo meno drastico di Martin Scorsese, contro i cinecomic della Marvel e i grandi franchise e blockbuster.

Commentando le nomination agli Oscar, e riferendosi non solo al proprio film ma ai candidati della categoria miglior film, Tarantino si è detto felice di aver "battuto" i film che, dagli spot al merchandising, agli incassi, hanno dominato il 2019.

Parlando con Deadline, il regista ha dichiarato: "Per come la vedo io, i prodotti commerciali che appartengono ai conglomerati, tipo i cinecomic Marvel, i film di Star Wars, Godzilla, non hanno mai avuto un anno migliore di questo. Questo doveva essere l’anno in cui il loro dominio sul mondo avrebbe dovuto completarsi. Ma non è stato così. Perché tanti film originali sono usciti e meritavano di essere visti, di essere visti al cinema. […] Sono davvero fiero di essere candidato assieme agli altri film nominati. Penso che facendo la somma, ad aver vinto è il cinema che non si arrende allo status di blockbuster. Se quest’anno i film originali non avessero vinto, potevano non avere un’altra occasione. Questo è stato un anno davvero difficile. Combattere contro qualcosa come Avengers: Endgame, di cui non si poteva non parlare da un mese prima della sua uscita un mese dopo la sua uscita".

Quindi anche Tarantino, come Martin Scorsese e altri, sembra voler marcare una linea tra cinema blockbuster/franchise/cinecomic e il cinema d'autore, i "film originali".

lunedì 13 gennaio 2020

Oscar 2020 - Tutte le Nomination

Sono state annunciate poco fa le nomination agli Oscar 2020, che si terranno nella notte tra il 9 e il 10 Febbraio 2020.
Ricordiamo, che come lo scorso anno, la cerimonia non avrà alcun presentatore ufficiale.



Ecco tutte le Nomination

Miglior film
1917
The Irishman
Piccole donne
Jojo Rabbit
Joker
Storia di un matrimonio
C’era una volta… a Hollywood
Parasite
Le Mans 66 – La grande sfida

Miglior regia
Martin Scorsese per The Irishman
Sam Mendes per 1917
Quentin Tarantino per C’era una volta… a Hollywood
Bon Joon Ho per Parasite
Todd Phillips per Joker

Miglior attore protagonista
Joaquin Phoenix per Joker
Adam Driver per Storia di un matrimonio
Leonardo DiCaprio per C’era una volta… a Hollywood
Jonathan Pryce per I due papi
Antonio Banderas per Dolor y Gloria

Miglior attrice protagonista
Scarlett Johansson per Storia di un matrimonio
Saorsie Ronan per Piccole donne
Charlize Theron per Bombshell
Renee Zellweger per Judy
Cynthia Erivo per Harriett

Miglior attore non protagonista
Tom Hanks per Un amico straordinario
Anthony Hopkins per I due papi
Al Pacino per The Irishman
Joe Pesci per The Irishman
Brad Pitt per C’era una volta… a Hollywood

Miglior attrice non protagonista
Laura Dern per Storia di un matrimonio
Scarlett Johansson per Jojo Rabbit
Margot Robbie per Bombshell
Kathy Bathes per Richard Jewell
Florence Pugh per Piccole donne

Miglior sceneggiatura originale
C’era una volta… a Hollywood
Storia di un matrimonio
Parasite
Cena con delitto – Knives Out
1917

Miglior sceneggiatura non originale
Jojo Rabbit
Joker
Piccole donne
The Irishman
I due papi

Miglior film di animazione
Dov’è il mio corpo?
Klaus
Dragon Trainer – Il mondo nascosto
Toy Story 4
Missing Link

Migliore film internazionale
Les Misérables (Francia)
Honeyland (Macedonia del Nord)
Corpus Christi (Polonia)
Parasite (Corea del Sud)
Dolor y Gloria (Spagna)

Miglior documentario
American Factory
The Cave
The Edge of Democracy
For Sama
Honeyland

Miglior cortometraggio documentario
In the Absence
Learning to Skateboard in a Warzone (Id You’re a Girl)
Life Overtakes Me
St. Louis Superman
Walk Run Cha-Cha

Miglior cortometraggio
Brotherhood
Nefta Football Club
The Neighbor’s Widow
Saria
A Sister

Miglior cortometraggio animato
Dcera
Hair Love
Kitbull
Memorable
Sister

Migliore colonna sonora
Joker
Piccole Donne
Storia di un matrimonio
1917
Star Wars: L’ascesa di Skywalker

Migliore canzone originale
“I’m standing With You” da Atto di fede
“Into the Unknown” da Frozen II – Il segreto di Arendelle
“Stand Up” da Harriet
“(I’m Gonna) Love Me Again” da Rocketman
“I Can’t Let You Throw Yourself Away” da Toy Story 4

Miglior fotografia
1917
C’era una volta… a Hollywood
Joker
The Irishman
The Lighthouse


Miglior effetti speciali
Avengers: Endgame
The Irishman
Il re leone
1917
Star Wars: L’ascesa di Skywalker

Miglior trucco e acconciature
Bombshell
Joker
Judy
Maleficent – Signora del Male
1917

Migliore scenografia
The Irishman
1917
C’era una volta… a Hollywood
Parasite
Jojo Rabbit

Migliori costumi
Joker
Piccole donne
C’era una volta… a Hollywood
The Irishman
Jojo Rabbit

Miglior montaggio
Le Mans 66 – La grande sfida
The Irishman
Parasite
Jojo Rabbit
Joker

Miglior sonoro
1917
Le Mans 66 – La grande sfida
Joker
C’era una volta… a Hollywood
Star Wars: L’ascesa di Skywalker

Miglior montaggio sonoro
1917
Le Mans 66 – La grande sfida
Joker
C’era una volta… a Hollywood
Ad Astra

sabato 21 dicembre 2019

"The Irishman? forse è l'ultimo". Martin Scorsese teme che non ci sia più spazio per i suoi film

Martin Scorsese ha parlato, in una lunga intervista con il giornale inglese The Guardian, del futuro dell'industria cinematografica, rimarcando il proprio pensiero pessimista verso il futuro e verso il presente.

Nei mesi scorsi il regista ha condiviso un proprio pensiero su quello che considera un vero e proprio monopolio dei cinecomic nei cinema. Dichiarazioni che sono state viste come un attacco al genere dei film tratti da fumetto, e in particolare alla Marvel, e che ha scatenato un dibattito, che in alcuni momenti si è fatto anche piuttosto aspro, che va avanti ancora oggi.
In questi giorni Scorsese si sta godendo il successo di The Irishman, che sta raccogliendo nomination e riconoscimenti, ma allargando lo sguardo allo stato attuale dell'industria cinematografica, il regista non è felice, tanto da ipotizzare che The Irishman potrebbe essere il suo ultimo film, perché "non c'è più spazio per lavori come questo".

Ecco alcuni estratti dell'intervista rilasciata al The Guardian.

"I cinema sono stati praticamente sequestrati dai film di supereroi. Sai no? Questi film con la gente che vola, si prende a botte e distrugge cose, il che va bene se davvero tanti vogliono vederli. La questione è che non si trova più spazio per film di altri generi. Non so quanti altri film potrei fare, forse The Irishman potrebbe essere l’ultimo. La mia idea era quello di riuscire a realizzarlo e, magari, mostrarlo per un giorno al BFI di Londra o alla Cinémathèque di Parigi. Non sto scherzando.

In questo momento i cinema, se hanno 12 schermi, su 11 fanno vedere supereroi. Ti piacciono? Va benissimo, ci mancherebbe, ma hai davvero bisogno di 11 schermi? È folle per film come Lady Bird o The Souvenir. Titoli che non sono necessariamente di gran successo commerciale, ma che sono in grado di trovare un pubblico con la loro genuinità modesta. E non dico che un film commerciale non possa essere arte. Quello che ha rovinato il cinema è il prodotto. Il concetto di prodotto cinematografico usa e getta. Prendi Cantando Sotto La Pioggia, al tempo era un film commerciale ma lo puoi guardare e riguardare.  Quindi la domanda è: come proteggeremo il cinema come forma d'arte?



Non ti deve per forza piacere un film come The Aviator, ma si tratta di un tipo di film che oggi non riuscirei a fare. Oggi non potrei girare Shutter Island, nonostante la presenza di DiCaprio e la mia. The Departed è stato fatto nonostante “sé stesso”, lo star power dei protagonisti ha aiutato. Mentre stavamo lavorando a questo progetto abbiamo capito che le porte intorno a noi si stavano chiudendo. Cosa sta accadendo? Ho osservato i cinema del quartiere: 10 schermi che propongono tutti lo stesso film.

Le persone dicono che abbiamo fatto vedere The Irishman nei cinema per poco, per quattro settimane. Abbiamo provato a ottenere più tempo ma i gestori delle sale e Netflix non riuscivano a trovare un punto d’incontro. Però vedi, ho avuto lungometraggi che sono stati in sala per una settimana e poi sono stati “buttati nel dimenticatoio”. Negli USA, Re per Una Notte è durato una settimana. È stato ignorato per 10 anni. Ho accettato che The Irishman fosse mostrato in sala per una sola settimana, la mia sola preoccupazione era fare un buon lavoro per gli attori, per l'Academy, per il pubblico. Non era per me, non era neppure per il film. So di essere alla fine di un lungo, lungo viaggio. La cosa principale è realizzare il film e abbracciare questa nuova modalità distributiva."

Un Martin Scorsese decisamente pessimista, quasi abbattuto dal momento storico che sta vivendo la distribuzione cinematografica. The Irishman però non sarà il suo ultimo film, il regista dovrebbe tornare sul set il prossimo anno per girare Killers of the Flower Moon, adattamento dell'omonimo romanzo (uscito in Italia con il titolo "Gli assassini della terra rossa"), con Leonardo DiCaprio e Robert De Niro protagonisti. Il film racconterà la vera storia degli omicidi di membri della tribu Osage nell’Oklahoma degli anni '20, dopo la scoperta del petrolio nelle loro terre.

venerdì 6 dicembre 2019

New York Film Critics Circle incorona 'The Irishman' come miglior film dell'anno

Dopo i Gotham Award e il National Board of Review, ancora un riconoscimento per l'ultimo film di Martin Scorsese.

The Irishman è stato premiato come migliore film del 2019 dal New York Film Critics Circle, associazione fondata nel 1935 e composta da 37 critici dell’area di New York. Il film si è aggiudicato anche il premio per il migliore attore non protagonista, andato a Joe Pesci.

Il premio per la regia è stato attribuito ai fratelli Safdie per il film Uncut Gems. Nelle categorie dei protagonisti, come migliore attrice è stata premiata Lupita Nyong'o (Us - Noi), mentre il riconoscimento come migliore attore ad Antonio Banderas (Dolor y Gloria). Come migliore attrice non protagonista è stata premiata Laura Dern per due film, Marriage Story e Piccole Donne.
Ancora un riconoscimento per Parasite di Bong Joon-ho, premiato come migliore film straniero.

Ecco tutti i vincitori.

Miglior Film: The Irishman
Miglior Regista: The Safdie brothers for Uncut Gems
Migliore Attrice: Lupita Nyong’o, Us
Migliore Attore: Antonio Banderas, Pain and Glory
Migliore Attrice non protagonista: Laura Dern, Marriage Story – Little Woman
Migliore Attore non protagonista: Joe Pesci, The Irishman
Migliore sceneggiatura: Quentin Tarantino, Once Upon a Time in Hollywood
Migliore fotografia: Portrait of a Lady on Fire
Miglior film d'animazione: I Lost My Body
Miglior Documentario: Honeyland
Miglior Film Internazionale: Parasite
Miglior Film d'esordio: Atlantics

giovedì 5 dicembre 2019

'The Irishman' miglior film dell'anno per National Board of Review

La stagione dei premi si è aperta e Martin Scorsese sta già raccogliendo i primi riconoscimenti.

L'ultimo lavoro del regista, The Irishman, è stato premiato come migliore film dell'anno dal National Board of Review, organizzazione no-profit newyorkese dedicata al Cinema.
Il film di Scorsese ha vinto anche il premio per la migliore sceneggiatura adattata (Steven Zaillian) e il NBR Icon Award.

Quentin Tarantino è stato decretato come il migliore regista per il suo C'era una Volta a Hollywood, film per cui è stato premiato anche Brad Pitt come migliore attore non protagonista. Migliore attrice protagonista Renée Zellweger con la sua straordinaria interpretazione nel film Judy. Sorpresa, ma neanche tanto, per il migliore attore protagonista, assegnato a Adam Sandler per il film Uncut Gems, mentre il premio come migliore attrice non protagonista è andato a Kathy Bates per Richard Jewell, ultimo film di Clint Eastwood che potrebbe fare da outsider nella stagione dei premi.

Migliore film straniero Parasite di Bong Joon-ho. Come migliore film d'animazione è stato premiato Dragon Trainer - Il Mondo Nascosto, terzo capitolo della saga.

Il National Board of Review ha poi stilato la lista dei migliori film dell'anno: Top10 dei miglior film dell'anno, Top10 dei film stranieri, Top5 per i documentari, e Top10 dei film indipendenti.

Ecco l'elenco dei vincitori.

Best Film - THE IRISHMAN

Best Director - Quentin Tarantino, ONCE UPON A TIME… IN HOLLYWOOD

Best Actor - Adam Sandler, UNCUT GEMS

Best Actress - Renée Zellweger, JUDY

Best Supporting Actor - Brad Pitt, ONCE UPON A TIME…IN HOLLYWOOD

Best Supporting Actress - Kathy Bates, RICHARD JEWELL

Best Original Screenplay - Josh Safdie, Benny Safdie, Ronald Bronstein, UNCUT GEMS

Best Adapted Screenplay - Steven Zaillian, THE IRISHMAN

Breakthrough Performance - Paul Walter Hauser, RICHARD JEWELL

Best Directorial Debut - Melina Matsoukas, QUEEN & SLIM

Best Animated Feature - HOW TO TRAIN YOUR DRAGON: THE HIDDEN WORLD

Best Foreign Language Film - Parasite

Best Documentary - Maiden

Best Ensemble - KNIVES OUT

Outstanding Achievement in Cinematography - Roger Deakins, 1917

NBR Icon Award - Martin Scorsese, Robert De Niro, Al Pacino

NBR Freedom of Expression Award - FOR SAMA

NBR Freedom of Expression Award - JUST MERCY

Top Films - 1917 ; Dolemite is My Name ; Ford v Ferrari ; Jojo Rabbit ; Knives Out ; Marriage Story ; Once Upon a Time… in Hollywood ; Richard Jewell ; Uncut Gems ; Waves

Top 5 Foreign Language Films - Atlantics ; Invisible Life ; Pain and Glory ; Portrait of a Lady on Fire ; Transit

Top 5 Documentaries - American Factory ; Apollo 11 ; The Black Godfather ; Rolling Thunder Revue: A Bob Dylan Story by Martin Scorsese ; Wrestle

Top 10 Independent Films - The Farewell ; Give Me Liberty ; A Hidden Life ; Judy ; The Last Black Man in San Francisco ; Midsommar ; The Nightingale ; The Peanut Butter Falcon ; The Souvenir ; Wild Rose

lunedì 4 novembre 2019

[RomaFF14] The Irishman - la recensione

Che cos'è il vero Cinema? Questa è la domanda che ha tenuto banco negli ultimi tempi, da quando Martin Scorsese prima e altri dopo di lui hanno riaperto la vecchia polemica fra sostenitori del cinema d'autore e amanti del cinecomic.
Al di là di ogni possibile interpretazione e dei gusti personali che possono essere moltissimi e possono anche intersecarsi fra loro, è innegabile che fra gli interpreti più grandi che il Cinema ci abbia regalato c'è proprio lui, Martin Scorsese, autore di film che hanno segnato la storia come Quei Bravi Ragazzi o Taxy Driver, regista che, tra l'altro, si è fatto simbolo di un genere, il gangster movie, che ha avuto una incredibile ascesa ma che ultimamente sembrava in dirittura di arrivo. Questo finché il Maestro non è tornato a far vedere a tutti che di gangster e mafiosi si può parlare ancora, per tre ore e mezza, e senza perdere nemmeno un colpo.


Un ritorno alle origini, quindi, con il film che voleva girare da tutta la vita e il cast di suoi "amici", come li chiama, tre dei più grandi attori di sempre: Robert De Niro, Al Pacino e Joe Pesci. A far da contraltare a tutto questo classicismo hollywoodiano, c'è Netflix, il colosso dello streaming che ha messo a disposizione il denaro per permettere a Scorsese di utilizzare la tecnologia del ringiovanimento e a fare in modo che questi tre colossi riuscissero a recitare nelle stesse scene per tutto il film, che si dirama nel corso di svariati anni.
Vecchio e nuovo, quindi, ben rappresentati anche dal film stesso: l'irlandese del titolo è Frank Sheeran, ex camionista che entra in affari come sicario per la mafia italoamericana, uno che "dipinge case" per dirlo in gergo, personaggio sfaccettato e a tutto tondo (che molto deve, in termini di caratterizzazione ,al Tony Soprano della serie televisiva, sempre per rimanere nel campo del vecchio e nuovo); Frank stringe un rapporto molto stretto con il boss Russell Bufalino, il quale lo metterà in contatto con il gigante dei sindacati Jimmi Hoffa.
Per la prima metà del film, sembra di assistere al più classico dei gangster movie alla Scorsese, con una grandissima regia e delle interpretazioni magistrali che sono davvero il quid in più rispetto a qualsiasi altra pellicola del genere.
Tutto è bellissimo, e le scene in cui i tre attori sono insieme sullo schermo valgono talmente il prezzo del biglietto che non si sarebbe potuto chiedere di meglio al regista newyorkese. Eppure a un certo punto, dopo circa due ore di intrecci criminali, scontri, esecuzioni e tradimenti, il registro cambia, si fa intimo, e il focus passa dal lato prettamente criminale a quello più personale, dalle azioni in sé a ciò che quelle azioni hanno provocato a Frank, alla sua famiglia, ai suoi amici.
E' qui che passa dall'essere un grandissimo film di Scorsese, a uno dei migliori film della sua carriera e summa di un intero genere cinematografico arrivato forse alla fine della sua età dell'oro.


Nonostante il retrogusto testamentario che lo accompagna, è improbabile che sarà l'ultimo film della carriera di Martin Scorsese, ma è sicuramente un punto fermo su un tipo di cinema che lo ha accompagnato per lungo tempo, che lo ha prima formato e infine consacrato, e di cui è maestro ineguagliato. Sicuramente sarà un punto di riferimento con cui chiunque in futuro dovrà confrontarsi nel parlare di malavita americana: da Quei Bravi Ragazzi a The Irishman, c'è tutto il cinema di Scorsese.


martedì 29 ottobre 2019

Francis Ford Coppola chiarisce il suo commento sui film Marvel

Da quando Martin Scorsese ha fatto la sua prima dichiarazione sui film della Marvel, è stato un susseguirsi di botte e risposta, a volte anche piuttosto aspri. Uno dei commenti più duri era arrivato dal grande Francis Ford Coppola, che aveva definito "spregevoli" i cinecomic Marvel.

La dichiarazione del regista de Il Padrino aveva suscitato le reazioni di alcuni registi che hanno diretto film dell'UCM, ma avevano anche raccolto alleati, come Ken Loach. Oggi però Francis Ford Coppola ha chiarito meglio il suo pensiero, soprattutto riguardo a quello "spregevole" che, secondo quanto detto da Coppola, nasce da una sbagliata interpretazione delle sue parole.

Intervistato da Deadline, il regista ha dichiarato: "Personalmente, non apprezzo l’idea dei franchise, continuare a ripetere quello che essenzialmente è lo stesso film a scopo finanziario. E' un approccio utilizzato per ridurre il rischio economico dei film, ma il "fattore rischio" è quello che spesso rende i film grandiosi. Inoltre questo tipo di film attira a sé la maggior parte delle risorse finanziarie, lasciando poco per le produzioni più audaci e riducendo la diversità."

Il punto di vista di Coppola quindi è molto simile a quello di Scorsese, il suo "spregevole" non era riferito ai film Marvel nello specifico ma a un sistema che sembra favorire solo questi franchise a discapito degli altri prodotti, che guarda solo agli incassi e non all'aspetto artistico.

Deadline ha deciso di riprendere quelle dichiarazioni riportando fedelmente le parole di Francis Ford Coppola, e le domande che gli hanno fatto.

"Francis, concordi col tuo amico che i film Marvel non siano cinema?

Sai, sono sicuro che sia solo un estratto di qualsiasi cosa Martin abbia detto. Il nocciolo della sua dichiarazione. Se tu gli avessi chiesto se ci sia del talento cinematografico, dell’espressione cinematografica, se ci sia del grande lavoro in certi film della Marvel, lui direbbe di sì. Il suo punto, però, è il concetto di film Marvel, il quale ha assorbito tutto l’ossigeno, come a dire che le sue risorse sono più quelle di un parco giochi piuttosto che qualcosa che defineremmo cinema. Sì, concordo con lui. Anche le pubblicità televisive sono cinema, ma sono una bella forma di cinema? No.

Come mai oggi non c’è nessuna New Hollywood, considerando la situazione di tumulto politico che stai descrivendo?

Beh, per via della mancanza di rischi nelle produzioni. Scorsese dice che la Marvel non è cinema, lui ha ragione perché ci aspettiamo di imparare qualcosa dal cinema, di avere un’illuminazione, di avere delle conoscenze, qualche ispirazione. Non so che cosa ricavi uno dal vedere e rivedere sempre lo stesso film come quelli Marvel. Sono privi di rischio, e come ho detto precedentemente, fare un film senza rischiare è come fare un bebé senza fare sesso. Il rischio ne fa parte, è quello che lo rende così interessante, ed è per questo che impariamo così tanto da esso. E poi, c’è questa filosofia che una persona ricca può essere giusta o ingiusta. Guadagnare ricchezza in maniera ingiusta non contribuisce. La ricchezza è ricchezza solo quando è giusta, quando porta qualcosa alla società. Anche il cinema è così. Il vero cinema contribuisce a qualcosa, è un meraviglioso regalo alla società. Non prende solo i soldi rendendo certa gente ricca. Quella è una cosa spregevole. Quindi Martin è stato gentile quando ha detto che non è cinema, non ha detto che si tratta di una cosa spregevole, una cosa che invece faccio io."

sabato 26 ottobre 2019

Scorsese torna a parlare dei film Marvel e cerca di chiarire il suo pensiero

La querelle ormai va avanti da giorni, un botta e risposta che ultimamente si è fatto anche piuttosto aspro, ma tutto è partito da Martin Scorsese e dalla sua famosa dichiarazione: "i film Marvel non sono cinema ma dei parchi divertimento".

Se ne sono sentite di tutti i colori, nessuno ha ancora capito bene perché si sono create due fazioni in questo modo, ma adesso, in una intervista a EW, Scorsese è tornato sull'argomento e ha chiarito bene il suo pensiero, non contro i film Marvel in sé ma contro un sistema produttivo e distributivo che, secondo lui, non sta andando nella direzione giusta. Ecco le sue parole.

"L'obbiettivo di uno studio cinematografico tradizionale è quello di fare più soldi possibile, e questo è comprensibile. Ma credo che questa cosa sia andata troppo oltre. C’è pochissimo spazio per un film come il mio. Ti risponderanno: “Oh, ma puoi fare un film indipendente”. Ma questo significa relegarci ai margini. Mettere l’arte ai margini.

I grandi blockbuster, i cinecomic, sono parchi divertimento – per quanto siano ben fatti, su tutti i livelli. È una forma cinematografica diversa, o forse una forma d’arte completamente diversa. La nostra speranza è che ci siano cinema che mostrino anche film che non sono così. E se non lo faranno, a quel punto i registi devono rivolgersi allo streaming – che cambia l’esperienza, ma l’alternativa è che tra due o tre anni non si facciano più film come i nostri. Un bravo regista italiano o francese arriva e l’unico film che può fare è un grande franchise, altrimenti non ne potrà fare nessuno.

Spero che un film come il mio possa far cambiare il modo in cui la gente percepisce un film. Devono prendersi il tempo per vederlo. Oggi tutto è veloce, così veloce. Tutti si lamentano delle notizie composte da dichiarazioni ed estratti senza contesto, ma basta andare a vedere la fonte di questi estratti: probabilmente si finirà per leggerli all'interno di un contesto, ed è possibile che grazie al contesto si possa comprendere meglio il suo reale significato. È un pericolo non solo per il cinema, ma anche per la nostra cultura, per il nostro paese, per il mondo in cui vogliamo far crescere i nostri figli: accontentarsi della soluzione più rapida. Non dico che le persone dovrebbero per forza ingerire quella “medicina” che può essere una complessa opera d’arte. Ma si può cercare di aiutarle ad aprirsi a qualcosa che abbia più livelli di lettura, che inizino a capire magari due giorni dopo, che potrebbe rivelarsi interessante per loro."

Il concetto è molto chiaro (una volta per tutte? speriamo), Martin Scorsese non ha un'avversione per i cinecomic della Marvel, non gli piacciono per gusto personale, ma il suo problema è per tutto quello che c'è intorno, la paura che i più giovani possano interessarsi solo a quel genere e che per questo le catene di distribuzione releghino tutto il resto in un angolo, con il rischio di veder sparire un certo tipo di film dalle sale.

Il regista ha poi affrontato un altro tema, quello delle director's cut, quando i film vengono riproposti in sala con qualche scena in più solo per aumentare l'incasso, ad esempio per C'era una Volta a... Hollywood che fra quale giorno tornerà in sala negli USA con quattro scene aggiunte. Una mossa che fa quasi inorridire Scorsese.

"No, no, no, no! La director’s cut è il film che esce in sala – a meno che lo studio non avesse distribuito il film strappandolo dalle mani del regista. Il regista ha preso le sue decisioni in base al processo che stava affrontando in quel momento. Possono esserci problemi di soldi, qualcuno che muore durante le riprese, i cambiamenti di dirigenza nello studio… e la persona successiva che odia il film. A volte un regista dice “vorrei tornare indietro e rifare tutto daccapo”. Sono cose che capitano… Ma penso che una volta che il dado è tratto, ci si debba rassegnare e dire “Questo è il film che ho fatto in quelle circostanze”.

È interessante. Avrei adorato vedere un’edizione estesa di tutta una serie di miei film, nei quali vennero tagliate delle scene. Intendo dire scene tagliate dalla mia versione del film, dalla director’s cut, non dal montaggio preliminare. È una grossa differenza. […] Faccio un esempio: bisognerebbe vedere Pat Garrett and Billy the Kid di Sam Peckinpah. Vidi la versione di due ore e mezza qualche giorno prima che uscisse in sala, durante un incontro. Poi la MGM fece uscire al cinema una versione da 90 minuti. Tutti ci rimanemmo male, perché era un capolavoro, e speravamo fosse stata salvata la versione precedente. Ebbene, il regista ne salvò una copia, e ora quello che potete vedere tutti quanti è il film che vedemmo noi. Quella è una director’s cut. Se il montatore dice che ci sono altri 20 minuti che Peckinpah voleva tenere nel film, allora vorrei vedere quei 20 minuti. Capisco il concetto di un pubblico che vuole essere intrattenuto per altri 20 minuti in quel mondo."

lunedì 21 ottobre 2019

James Gunn risponde all'attacco di Francis Ford Coppola ai film Marvel

Non accenna a placarsi la polemica scoppiata dopo le parole critiche di Martin Scorsese sui film Marvel, a buttare benzina sul fuoco ci ha pensato Francis Ford Coppola, che ieri li ha addirittura definiti "despicable", cioè spregevoli (ma anche miserabili o disprezzabili).

Quelle di Coppola sono state parole piuttosto forti che hanno scatenato un furioso dibattito online e provocato la comprensibile reazione di alcuni protagonisti dell'Universo Cinematografico Marvel.

Il più piccato è stato sicuramente James Gunn. Il regista si è espresso via Instagram, dove ha scritto un lungo post che offre un interessante spunto di riflessione che guarda al passato, oltre a mostrare tra le righe non poco fastidio per le parole di Coppola.

"Molti dei nostri nonni pensavano che tutti i film di gangster fossero uguali, definendoli spesso "spregevoli". Alcuni dei nostri bisnonni pensavano lo stesso dei western e credevano che i film di John Ford, Sam Peckinpah e Sergio Leone fossero esattamente tutti uguali. Ricordo un prozio a cui parlavo entusiasta di Star Wars e che rispose così: “Ho già visto questo film quando era chiamato 2001 [Odissea nello Spazio] e, ragazzo mio, quanto era noioso!”. I supereroi sono semplicemente i gangster, i cowboy e gli avventurieri dello spazio di oggi. Alcuni film di supereroi sono terribili, altri bellissimi. Come i western e i film di gangster (ma, più in generale, come i FILM), non tutti sono in grado di apprezzarli, perfino qualche genio. E va bene così."

In sostanza, James Gunn dice che ogni epoca ha avuto il suo "genere fenomeno" che ha segnato un periodo, i gangster movie, poi i western (si potrebbero aggiungere anche i peplum), i film di fantascienza, e in ognuno di questi periodi c'è stata la generazione precedente che non è riuscita ad apprezzarli, criticandoli aspramente.

Il regista di Guardiani della Galassia non è stato l'unico ad intervenire, sull'argomento si sono espressi anche Sebastian Stan e Natalie Portman.
L'attore interprete di Soldato d'Inverno, durante il Fandemic Tour Houston, ha dichiarato: "È uno dei miei eroi [Coppola], ho letto delle sue parole proprio mentre stavo spendendo il pomeriggio con tutti voi. Oggi ho parlato con tante persone che mi hanno detto “Grazie tante per il tuo personaggio”, “Questo film mi ha aiutato così tanto”, “Questo film mi ha ispirato tantissimo, ora mi sento meglio, mi sento meno solo”. Come fai a dire che questi film non siano d'aiuto alle persone?".

Più o meno sulla stesa linea di pensiero Natalie Portman, Jane Foster nella saga di Thor che presto rivedremo nei panni di Mighty Thor nel quarto capitolo della saga. "Penso che ci sia spazio per tutti i generi di Cinema e che non ci sia un modo univoco di fare arte", ha detto l'attrice durante il Los Angeles Dance Project Gala, "Credo che i film Marvel siano così popolari perché sono davvero divertenti e soddisfano il desiderio delle persone di essere intrattenute, dopo il lavoro e dopo aver avuto a che fare con la fatica della vita di tutti i giorni".

Intanto, alla Festa del Cinema di Roma, è intervenuto nuovamente Martin Scorsese: "I film tratti dai fumetti stanno invadendo le sale. Io non credo che i giovani debbano credere che solo quello è cinema".
Il regista quindi ha ribadito il concetto principale della sua critica, non direttamente al mondo Marvel ma alla mancanza di varietà nella proposta generale nelle sale, e infatti ha poi continuato augurandosi che gli esercenti "sostengano e diano spazio a ogni forma di cinema. Ovviamente i cinecomic hanno il diritto di esistere, così come quello che, per altri, è il cinema". Ma ormai le sue parole hanno innescato una polemica che sembra non finire.

domenica 20 ottobre 2019

Anche Francis Ford Coppola si scaglia contro i film Marvel

Martin Scorsese ha sollevato un bel vespaio di polemiche, e forse era proprio quello che voleva. Dopo le dichiarazioni con cui il regista ha espresso il proprio pensiero sui cinecomic ("Non sono cinema ma luna park"), un altro nome illustre entra a gamba tesa contro la Marvel, rincarando di parecchio la dose rispetto a Scorsese: Francis Ford Coppola.

Durante un incontro con la stampa, in Francia, dove ha ricevuto il Prix Lumiere alla carriera, Francis Ford Coppola non solo ha dato ragione a Scorsese ma ha definito i film Marvel "despicable", che potremmo tradurre in diversi modi e tutti negativi: spregevoli, miserabili, disprezzabili.

"Quando Martin Scorsese dice che i film Marvel non sono cinema ha perfettamente ragione. Dobbiamo imparare qualcosa dai film, dobbiamo ricevere qualcosa da loro, un insegnamento, conoscenza, ispirazione. Non mi risulta che si riesca a ottenere qualcosa rivedendo lo stesso film ancora e ancora in continuazione.
[...] Martin è stato gentile a dire che non è cinema. Non ha detto che sono spregevoli, cosa che invece dirò io."

Una dichiarazione piuttosto forte e senza sfumature, a differenza di quella di Scorsese che apriva a un ragionamento più ampio sul poco spazio che questo genere di film lascia agli altri nelle sale.

Il fronte "anti-Marvel" sembra quindi allargarsi, impossibile però non notare che le critiche più dure arrivano sempre da registi, spesso grandi registi, ma di una certa età. Particolare che non è sfuggito allo scrittore Bret Easton Ellis ("American Psycho"), che ha affrontato l'argomento oggi durante l'incontro con la stampa alla Festa del Cinema di Roma e, per essere democratico, se l'è presa con tutti: Coppola, la Marvel, e la Disney.

"Francis Ford Coppola ha 80 anni e i suoi migliori film sono stati fatti 40 anni fa. Naturalmente non gli piacciono i film della Marvel perché hanno soppiantato quelli che erano i suoi sogni, quelli di costruire una comunità artistica Hollywood in questo mondo capitalista. [...] C'è qualcosa di molto snob quando si criticano i film Marvel. Alla gente piacciono, c'è qualcosa che attrae, piacciono a persone in tutto il mondo. Ma mi sembrano molto blandi, conformisti, molto conservatori. Non è arte, non dipende dal regista, se i registi sono troppo personali vengono cacciati. Vorrei vedere altri tipi di film. Oggi c'è uno studio da cui dipende tutto, la Disney. Saranno loro a decidere tutto. È il futuro del cinema americano. E questo fa un po' paura."

Vedremo se la dichiarazione di Francis Ford Coppola provocherà qualche reazione com'è stato per quelle di Scorsese.
Lo strapotere della Marvel, che a ogni sua uscita domina i botteghini di tutto il mondo, sembra davvero spaventare una parte del mondo del Cinema. Ma è possibile che la colpa sia tutta della Marvel? è davvero così sbagliato immaginare un genere che punti solo all'intrattenimento senza dover per forza insegnare qualcosa? e soprattutto, perché adesso il Cinema di intrattenimento e il Cinema d'autore dovrebbero "farsi la guerra"? non possono coesistere com'è hanno sempre fatto da quando è nato il Cinema?

lunedì 14 ottobre 2019

Martin Scorsese approfondisce il suo pensiero sui cinecomic Marvel

In questi giorni hanno fatto molto parlare le dichiarazioni di Martin Scorsese riguardo i cinecomic, in particolare quelli della Marvel.

"Non sono cinema, sono dei Parchi Divertimento", queste le parole del regista che hanno scatenato molte reazioni diverse, della gente comune, lo spettatore, diviso tra pro e contro, e degli attori e registi che hanno lavorato ai film Marvel, che in alcuni casi hanno avuto risposte anche piuttosto decise contro la dichiarazione di Scorsese.

Passati dieci giorni, il regista è tornato sull'argomento. Dal palco del London Film Festival, dove ha presentato il suo ultimo film The Irishman, Martin Scorsese ha ribadito il concetto, rincarando anche un po' la dose.

"Il valore di un film che è come un parco giochi, ad esempio i film Marvel dove il cinema stesso diventa un parco divertimenti, è qualcosa di differente. Non è cinema. è altro. Che ti piacciano o meno, sono un'altra questione. E non dovremmo esserne invasi. Questo è un problema. I gestori dei cinema dovrebbero ribellarsi, prendere una posizione sulla possibilità di proiettare dei film narrativi. Un film narrativo può anche essere un'unica lunga ripresa di 3 ore, sapete? Non deve essere necessariamente qualcosa di convenzionale con un inizio, una metà e una fine."

Insomma Scorsese non arretra dalla sua posizione (e perché dovrebbe?) ma allarga la questione a quella che lui definisce "invasione" nelle sale, con i grandi film della Marvel che non lasciano spazio ad altro.
Martin Scorsese ha iniziato una sua personale battaglia contro la Marvel? non è proprio così. THR riporta un'altra dichiarazione fatta dal regista qualche ora più tardi, ai BAFTA.

"I cinema sono diventati parchi divertimento. E va bene, ci mancherebbe, ma non si deve trasformare in una invasione che fagocita tutto il resto. Va bene, è ok per chi apprezza quel genere di film che, peraltro, sapendo cosa ci vuole a farli, ammiro ciò che fanno. Ma, semplicemente, non è il mio genere di cose. Sta creando un nuovo genere di pubblico convinto che il cinema sia quello."

Quella di Scorsese quindi non è una crociata per l'abolizione dei cinecomic, il regista sembra più preoccupato per un impoverimento, un appiattimento culturale nel pubblico, il suo sembra più che altro un appello per la diversità di generi nelle sale cinematografiche.

Vedremo se ci saranno reazioni o altre dichiarazioni in merito. Ricordiamo che lunedì 21 ottobre, Martin Scorsese sarà alla Festa del Cinema di Roma per presentare il suo The Irishman.

martedì 1 ottobre 2019

The Irishman: l'elogio di Guillermo del Toro al film di Scorsese

Martin Scorsese scuote il mondo del Cinema con il suo The Irishman. Dopo le prime proiezioni, il film sembra aver conquistato tutti, critica, pubblico, e anche i colleghi del regista.

Prima Leonardo Di Caprio, poi Ava DuVernay, hanno scritto parole al miele, ma più di tutti Guillermo del Toro. Il regista messicano infatti ha scritto un vero e proprio elogio al film.
Una recensione molto particolare, una lunga analisi del film racchiusa in 13 tweet, che il regista ha condiviso sul proprio profilo Twitter.

Ecco le sue parole.

"13 tweet su The Irishman di Scorsese

Inanzitutto, il film si apre con un epitaffio, come Barry Lyndon. Parla della vita che va e viene, con tutti i suoi turbamenti, tutti i suoi drammi, la violenza e rumore e la perdita... e come inevitabilmente svaniscono, come tutti noi...

"Fu durante il regno di Giorgio III che i suddetti personaggi vissero e litigarono; buoni o cattivi, belli o brutti, ricchi o poveri, adesso sono tutti uguali". Tutti quanti saremo traditi e rivelati dal tempo, umiliati dai nostri corpi, spogliati del nostro orgoglio.

Il film è un mausoleo del mito: un monumento funerario che sta in piedi per sbriciolare le ossa sotto di esso. Il granito è fatto per durare ma noi ci trasformiamo comunque in polvere dentro.

E' l'anti "My Way" (suonata ad ogni matrimonio gangster del mondo). Rimpianti, ne hanno più di pochi. La strada non può essere annullata e tutti affrontiamo l'equilibrio alla fine. Persino la voce fuori campo ha portato De Niro a insinuarsi in un rimuginare senza senso.

Ricordo, in un documentario su Rick Rubin, spiegava come Johnny Cash cantava "Hurt" (avendo vissuto e perso ed essendo andato all'inferno e ritorno), dandogli una dimensione che non può esserci nella voce del giovane Trent Reznor (anche se l'ha composta proprio lui). Questo film è così.

Scorsese lo ha cominciato mano nella mano con Schrader, da giovani uomini, cercando Bresson. Questo film trasforma magicamente tutti i miti del gangster in rimpianto. Questo film lo vivi. Non mostra mai la sensualità della violenza. Mai lo spettacolo, eppure è straordinariamente cinematografico.

Il film ha l'inesorabilità di una crocifissione - dal punto di vista di Giuda. Ogni stazione della croce è permeata dall'umorismo e da un senso di banalità - futilità - i personaggi vengono introdotti con i loro epitaffi sovrapposti sullo schermo: "E' così che muoiono".

Non avrei mai pensato di vedere un film in cui avrei tifato per Jimmy Hoffa - ma l'ho fatto - forse perché, alla fine, proprio come i Kennedy, lui rappresentava anche la fine di un maestoso status postbellico in America.

Pesci estremamente minimalista. Magistrale. E' come un buco nero - un attrattore di pianeti - materia oscura. De Niro mi ha sempre affascinato quando interpreta personaggi che colpiscono al di sopra del loro vero peso - o intelligenza. Ecco perché lo amo così tanto in Jackie Brown.

Un interessante collegamento tra questi personaggi: Pesci, che ha interpretato il mostro machiavellico, riconquista un'innocente senilità, un oblio benigno, e il personaggio di De Niro - che ha operato in un vuoto morale - acquisisce abbastanza consapevolezza da provare una amara solitudine.

Credo che si guadagni molto incrociando e relazionando le nostre trasgressioni con come ci sentiremo negli ultimi tre minuti della nostra vita, quando tutto diventerà chiaro: i nostri tradimenti, le nostre grazie salvifiche e la nostra insignificanza. Questo film mi ha dato quella sensazione.

Questo film, comunque, ha bisogno di tempo, deve essere elaborato come un vero lutto. Arriverà a più fasi... credo che la maggior parte del suo potere penetrerà, col tempo, e causerà una vera realizzazione. Un capolavoro. Un corollario perfetto per Quei Bravi Ragazzi e Casino.

Andatelo a vedere. Al cinema. Questo film ha languito nel limbo della produzione per tanto tempo... averlo qui, ora, è un miracolo. Sono le tre ore di cinema più veloci di sempre. Non perdetelo."

Se avevate qualche dubbio sul film, Del Toro vi sta dicendo di stare tranquilli perché The Irishman è un grande film.
A questo punto è lecito considerare il film e Martin Scorsese, tra i favoriti per la stagione dei premi... e ovviamente per l'Oscar.

The Irishman sarà su Netflix dal 1 novembre, prima però dovrebbe uscire in alcune sale. Sicuramente lo vedremo alla Festa del Cinema di Roma, sarà presentato lunedì 21 ottobre.

giovedì 25 ottobre 2018

Scorsese e DiCaprio di nuovo insieme per Killers of the Flower Moon

Si rinnova la proficua collaborazione tra il regista Martin Scorsese e Leonardo DiCaprio.

L'occasione stavolta è il film Killers of the Flower Moon, adattamento del romanzo best-seller di David Grann, che la Imperative Entertainment ha appena iniziato a sviluppare. Il film sarà diretto da Scorsese, a curare la sceneggiatura sarà Eric Roth (Forrest Gump, Insider), e vedrà come protagonista Leonardo DiCaprio, coinvolto anche come produttore con la sua Appian Way.

"Quando ho letto il romanzo di Grann, ho iniziato immediatamente a vederlo, i personaggi, le ambientazioni, l’azione", ha dichiarato recentemente Scorsese. "Sapevo che ne avrei fatto un film. Sono davvero entusiasta di lavorare con Eric Roth, e di tornare a lavorare con Leo, per portare sullo schermo questa inquietante vicenda americana". Le riprese dovrebbero iniziare nell'estate del 2019.

In realtà, era da un po' che Martin Scorsese inseguiva questo progetto. Se n'era già parlato nel 2017 ma in quel caso il regista aveva ipotizzato una possibile collaborazione con un altro suo attore feticcio, Robert De Niro. Del progetto poi non se ne seppe più nulla, fino ad oggi, solo che invece di De Niro ci sarà Leonardo Di Caprio, pronto alla sua sesta collaborazione con Scorsese dopo Gangs of New York, The Aviator, The Departed, Shutter Island, The Wolf of Wall Street, a cui bisogna aggiungere anche il cortometraggio The Audition.


Ambientato negli anni '20, il libro di Grann racconta una pagina inquietante della storia americana, una serie di omicidi in Oklahoma che iniziano quando viene scoperto un giacimento di petrolio nella nazione dei nativi americani Osage. Una scoperta che portò molta ricchezza tra le persone che abitavano quel luogo, le stesse persone che poi però vennero uccise, una ad una. Questa fu una delle prime indagini della neonata FBI, che dietro la serie di omicidi scoprì una cospirazione ricordata come uno dei crimini più inquietanti della storia americana.

venerdì 5 ottobre 2018

Roma FF13 - il programma della Festa del Cinema di Roma 2018

E' stato presentato poco fa il programma della tredicesima edizione della Festa del Cinema di Roma, che si terrà dal 18 al 28 ottobre all'Auditorium Parco della Musica e in altri luoghi della Capitale.

Tra i titoli della selezione principale, gli eventi speciali, le retrospettive, e i 14 incontri ravvicinati, il programma della festa si presenta come molto interessante.

La Selezione Ufficiale offre 38 film, tra cui titoli molto attesi, tra cui: The Old Man and the Gun, con Robert Redford; Boy Erased, con Nicole Kidman, Lucas Hedges e Russell Crowe; Beautiful Boy, con Steve Carell e Timothée Chalamet; Kursk, con Colin Forth, Lea Seyodux e Matthias Schoenaerts; il nuovo capitolo della saga Millennium, Quello che non Uccide; Stan & Ollie, con John C. Reilly e Steve Coogan, già confermati sul red carpet; il nuovo Halloween, con Jamie Lee Curtis; The Miseducation of Cameron Post, con Chloe Grace Moretz, film che ha vinto il Gran Premio della Giuria all'ultimo Sundance.

Già annunciato come film d'apertura Bad Time at the El Royale, con Chris Hemworth, Dakota Johnson, Jon Hamm, e Jeff Bridges. A chiudere la Festa invece sarà il nuovo film di Paolo Virzì, Notti Magiche.

Decisamente interessanti gli incontri ravvicinati, che quest'anno vedranno protagonisti, tra gli altri, anche Martin Scorsese, che sarà premiato con il Marco Aurelio alla Carriera, Isabelle Huppert, Sigourney Weaver, Giuseppe Tornatore, Michael Moore, che presenterà il suo ultimo film, e Cate Blanchett, che porterà alla Festa il film fantasy Il Mistero della Casa del Tempo, di Eli Roth.




Ecco l'elenco dei film. Per tutte le info, potete andare sul sito ufficiale della Festa del Cinema di Roma.

Selezione Ufficiale

- AMERICAN ANIMALS, di Bart Layton
- BAD TIMES AT THE EL ROYALE, di Drew Goddard (film d'apertura)
- BAYONETA, di Kyzza Terrazas
- BEAUTIFUL BOY, di Felix Van Groeningen
- CORLEONE IL POTERE ED IL SANGUE - CORLEONE LA CADUTA, di Mosco Levi Boucault
- CORRENDO ATRÁS, di Jeferson De
- DIARIO DI TONNARA, di Giovanni Zoppeddu
- ETER, di Krzysztof Zanussi
- FAHRENHEIT 11/9, di Michael Moore
- FØR FROSTEN, di Michael Noer
- FUNAN, di Denis Do
- THE GIRL IN THE SPIDER’S WEB, di Fede Álvarez
- GREEN BOOK, di Peter Farrelly
- HALLOWEEN, di David Gordon Green
- THE HATE U GIVE, di George Tillman Jr.
- HERMANOS, di Pablo Gonzaléz
- THE HOUSE WITH A CLOCK IN ITS WALLS, di Eli Roth
- IF BEALE STREET COULD TALK, di Barry Jenkins
- AN IMPOSSIBLY SMALL OBJECT, di David Verbeek
- JAN PALACH, di Robert Sedlácek
- KURSK, di Thomas Vinterberg
- LIGHT AS FEATHERS, di Rosanne Pel
- THE LITTLE DRUMMER GIRL, di Park Chan-wook
- MERE PYAARE PRIME MINISTER, di Rakeysh Omprakash Mehra
- MIA ET LE LION BLANC, di Gilles de Maistre
- MONSTERS AND MEN, di Reinaldo Marcus Green
- LA NEGRADA, di Jorge Pérez Solano
- LAS NIÑAS BIEN, di Alejandra Márquez Abella
- THE OLD MAN & THE GUN, di David Lowery
- POWRÓT, di Magdalena Łazarkiewicz
- A PRIVATE WAR, di Matthew Heineman
- SANGRE BLANCA, di Barbara Sarasola-Day
- STAN & OLLIE, di Jon S. Baird
- THEY SHALL NOT GROW OLD, di Peter Jackson
- THREE IDENTICAL STRANGERS, di Tim Wardle
- TITIXE, di Tania Hernández Velasco
- IL VIZIO DELLA SPERANZA, di Edoardo De Angelis
- WATERGATE, di Charles Ferguson

Tutti ne Parlano

- BOY ERASED, di Joel Edgerton
- DA XIANG XI DI ER ZUO (AN ELEPHANT SITTING STILL), di Hu Bo
- DEAD IN A WEEK: OR YOUR MONEY BACK, di Tom Edmunds
- THE MISEDUCATION OF CAMERON POST, di Desiree Akhavan

Eventi Speciali
- NOTTI MAGICHE, di Paolo Virzì