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venerdì 24 dicembre 2021

House of Gucci - la recensione

House of Gucci ha una reputazione che lo precede, sin dalla prima proiezione, pubblico e critica si è diviso tra sostenitori della nuova pellicola di Ridley Scott e scettici. Dov'è la verità?

Durante una festa privata, Maurizio (Adam Driver), rampollo di casa Gucci, figlio del superbo Rodolfo (Jeremy Irons), conosce la graziosa, e ben più umile, Patrizia (Lady Gaga), che pare da subito drizzare le orecchie e languire di gioia al solo udire il famoso cognome del giovane. Tra i due scatta una scintilla che Patrizia continuerà prepotentemente ad alimentare, scatenando così l'ira del lungimirante padre di lui, che lo ripudierà, in un'escalation di passione che porterà i due al matrimonio. In questo contesto viene svelata la Famiglia Gucci, rappresentata come una vera e propria casta che si alimenta e proficuamente cresce grazie alle boutique, allo sfarzo, alle ville ed agli eccessi dei suoi componenti. Sarà lo zio Aldo (un sublime e fantasticamente doppiato Al Pacino), spinto dal desiderio di potere e di denaro di Patrizia, a portare a sé Maurizio, e sarà questa scelta il primo ciottolo che scatenerà la valanga di eventi che porterà all'assassinio di quest'ultimo.

House of Gucci è tratto da un omonimo libro e sebbene si dica "ispirato" a fatti realmente accaduti, la messa in scena risulta decisamente macchiettistica, esasperata, quasi ridicola, e irrispettosa, anche verso l'Italia e gli italiani. A questo va aggiunto un montaggio forsennato, frettoloso, poco fluido e una durata (157 minuti!) estremamente lunga da risultare estenuante.
Il cast è formato da attori meritevoli, che si muovono però su binari scomodi ed anchilosati. Da segnalare, in negativo, un Jared Leto irritante, troppo sopra le righe, offre una pessima interpretazione; in positivo invece la performance di Salma Hayek.
Tra le note di merito, sicuramente una colonna sonora da urlo.

Dopo mesi e mesi di attesa, con le aspettative alle stelle, grazie soprattutto a dei trailer ben architettati, si entra in sala carichi, con una grande voglia, purtroppo però ci si trova davanti a un film approssimativo, impreciso nei fatti e anche scorretto verso la famiglia Gucci, e che forse porterà Lady Gaga a una immeritata candidatura all'Oscar. Alla fine, si torna a casa con tanto amaro in bocca.

La verità è che House of Gucci è il film delusione dell'anno.

Francesca Matteucci

giovedì 14 maggio 2020

Luca Guadagnino per il remake di Scarface

Nuovo progetto in cantiere per Luca Guadagnino.

Variety riporta la Universal avrebbe contattato il regista italiano per affidargli la regia e l'adattamento di un reboot/remake di Scarface.

La sceneggiatura del remake è passata dalle mani di diversi sceneggiatori, Gareth Dunnet-Alcocer, Jonathan Herman, Paul Attanasio, con l'ultima versione firmata niente meno che da Ethan e Joel Coen.

Scarface non è nuovo a remake e tutte le sue versioni sono state di grande successo. Il film originale del 1932 era diretto da Howard Hawks, ed è considerato una pietra miliare del genere, nel 1983 Brian De Palma ha diretto quella che forse è la versione più conosciuta, con Al Pacino protagonista. Ogni film ha avuto un'ambientazione diversa, nell'originale la storia si svolgeva nella Chicago di Al Capone, in pieno proibizionismo, la versione del 1983 invece si è spostata a Miami, e invece del proibizionismo metteva al centro il traffico di droga. La versione che sarà affidata a Luca Guadagnino si sposterà ancora, stavolta sembra che la storia si svolgerà a Los Angeles.

Luca Guadagnino è reduce proprio da un remake, il suo ultimo film infatti è stato Suspiria (2018), rifacimento dell'omonimo capolavoro horror di Dario Argento. Il regista inoltre sta lavorando anche al sequel di Chiamami col Tuo Nome (2017).

domenica 9 febbraio 2020

Frame Awards 2020 - il trionfo di Joker!

Le votazioni per i Frame Awards 2020 sono state appena chiuse e il risultato quest'anno è stato netto.

Il grande trionfatore è stato Joker, scelto come migliore in ben sei categorie, tra cui miglior film e attore protagonista, Joaquin Phoenix.

Come migliore attrice, confermata Olivia Colman (La Favorita), vincitrice dell'Oscar 2019, a dimostrazione che la sua è stata una performance che è rimasta molto impressa nella mente degli spettatori.
Premiato il cast di C'era una volta...a Hollywood, mentre Martin Scorsese è stato scelto come migliore regista per The Irishman.

Ecco tutti i vincitori, votati dal pubblico di Frame. Lo staff vi ringrazia di aver partecipato.

Miglior film
Joker

Migliore regia
Martin Scorsese, The Irishman

Migliore attrice
Olivia Colman, La Favorita

Migliore attore
Joaquin Phoenix, Joker

Migliore attrice non protagonista
Laura Dern, Marriage Story - Storia di un Matrimonio

Migliore attore non protagonista
Al Pacino, The Irishman

Miglior cast
C'era una Volta... a Hollywood

Migliore sceneggiatura originale
C'era una Volta... a Hollywood

Migliore sceneggiatura non originale
Joker

Migliore film d'animazione
Klaus

Migliore colonna sonora
Joker

Migliori effetti speciali
Avengers: Endgame

Migliore serie tv
Chernobyl

Migliore Locandina


Migliore Trailer
Joker

Al prossimo anno!
lo staff di Frame


lunedì 4 novembre 2019

[RomaFF14] The Irishman - la recensione

Che cos'è il vero Cinema? Questa è la domanda che ha tenuto banco negli ultimi tempi, da quando Martin Scorsese prima e altri dopo di lui hanno riaperto la vecchia polemica fra sostenitori del cinema d'autore e amanti del cinecomic.
Al di là di ogni possibile interpretazione e dei gusti personali che possono essere moltissimi e possono anche intersecarsi fra loro, è innegabile che fra gli interpreti più grandi che il Cinema ci abbia regalato c'è proprio lui, Martin Scorsese, autore di film che hanno segnato la storia come Quei Bravi Ragazzi o Taxy Driver, regista che, tra l'altro, si è fatto simbolo di un genere, il gangster movie, che ha avuto una incredibile ascesa ma che ultimamente sembrava in dirittura di arrivo. Questo finché il Maestro non è tornato a far vedere a tutti che di gangster e mafiosi si può parlare ancora, per tre ore e mezza, e senza perdere nemmeno un colpo.


Un ritorno alle origini, quindi, con il film che voleva girare da tutta la vita e il cast di suoi "amici", come li chiama, tre dei più grandi attori di sempre: Robert De Niro, Al Pacino e Joe Pesci. A far da contraltare a tutto questo classicismo hollywoodiano, c'è Netflix, il colosso dello streaming che ha messo a disposizione il denaro per permettere a Scorsese di utilizzare la tecnologia del ringiovanimento e a fare in modo che questi tre colossi riuscissero a recitare nelle stesse scene per tutto il film, che si dirama nel corso di svariati anni.
Vecchio e nuovo, quindi, ben rappresentati anche dal film stesso: l'irlandese del titolo è Frank Sheeran, ex camionista che entra in affari come sicario per la mafia italoamericana, uno che "dipinge case" per dirlo in gergo, personaggio sfaccettato e a tutto tondo (che molto deve, in termini di caratterizzazione ,al Tony Soprano della serie televisiva, sempre per rimanere nel campo del vecchio e nuovo); Frank stringe un rapporto molto stretto con il boss Russell Bufalino, il quale lo metterà in contatto con il gigante dei sindacati Jimmi Hoffa.
Per la prima metà del film, sembra di assistere al più classico dei gangster movie alla Scorsese, con una grandissima regia e delle interpretazioni magistrali che sono davvero il quid in più rispetto a qualsiasi altra pellicola del genere.
Tutto è bellissimo, e le scene in cui i tre attori sono insieme sullo schermo valgono talmente il prezzo del biglietto che non si sarebbe potuto chiedere di meglio al regista newyorkese. Eppure a un certo punto, dopo circa due ore di intrecci criminali, scontri, esecuzioni e tradimenti, il registro cambia, si fa intimo, e il focus passa dal lato prettamente criminale a quello più personale, dalle azioni in sé a ciò che quelle azioni hanno provocato a Frank, alla sua famiglia, ai suoi amici.
E' qui che passa dall'essere un grandissimo film di Scorsese, a uno dei migliori film della sua carriera e summa di un intero genere cinematografico arrivato forse alla fine della sua età dell'oro.


Nonostante il retrogusto testamentario che lo accompagna, è improbabile che sarà l'ultimo film della carriera di Martin Scorsese, ma è sicuramente un punto fermo su un tipo di cinema che lo ha accompagnato per lungo tempo, che lo ha prima formato e infine consacrato, e di cui è maestro ineguagliato. Sicuramente sarà un punto di riferimento con cui chiunque in futuro dovrà confrontarsi nel parlare di malavita americana: da Quei Bravi Ragazzi a The Irishman, c'è tutto il cinema di Scorsese.


martedì 1 ottobre 2019

The Irishman: l'elogio di Guillermo del Toro al film di Scorsese

Martin Scorsese scuote il mondo del Cinema con il suo The Irishman. Dopo le prime proiezioni, il film sembra aver conquistato tutti, critica, pubblico, e anche i colleghi del regista.

Prima Leonardo Di Caprio, poi Ava DuVernay, hanno scritto parole al miele, ma più di tutti Guillermo del Toro. Il regista messicano infatti ha scritto un vero e proprio elogio al film.
Una recensione molto particolare, una lunga analisi del film racchiusa in 13 tweet, che il regista ha condiviso sul proprio profilo Twitter.

Ecco le sue parole.

"13 tweet su The Irishman di Scorsese

Inanzitutto, il film si apre con un epitaffio, come Barry Lyndon. Parla della vita che va e viene, con tutti i suoi turbamenti, tutti i suoi drammi, la violenza e rumore e la perdita... e come inevitabilmente svaniscono, come tutti noi...

"Fu durante il regno di Giorgio III che i suddetti personaggi vissero e litigarono; buoni o cattivi, belli o brutti, ricchi o poveri, adesso sono tutti uguali". Tutti quanti saremo traditi e rivelati dal tempo, umiliati dai nostri corpi, spogliati del nostro orgoglio.

Il film è un mausoleo del mito: un monumento funerario che sta in piedi per sbriciolare le ossa sotto di esso. Il granito è fatto per durare ma noi ci trasformiamo comunque in polvere dentro.

E' l'anti "My Way" (suonata ad ogni matrimonio gangster del mondo). Rimpianti, ne hanno più di pochi. La strada non può essere annullata e tutti affrontiamo l'equilibrio alla fine. Persino la voce fuori campo ha portato De Niro a insinuarsi in un rimuginare senza senso.

Ricordo, in un documentario su Rick Rubin, spiegava come Johnny Cash cantava "Hurt" (avendo vissuto e perso ed essendo andato all'inferno e ritorno), dandogli una dimensione che non può esserci nella voce del giovane Trent Reznor (anche se l'ha composta proprio lui). Questo film è così.

Scorsese lo ha cominciato mano nella mano con Schrader, da giovani uomini, cercando Bresson. Questo film trasforma magicamente tutti i miti del gangster in rimpianto. Questo film lo vivi. Non mostra mai la sensualità della violenza. Mai lo spettacolo, eppure è straordinariamente cinematografico.

Il film ha l'inesorabilità di una crocifissione - dal punto di vista di Giuda. Ogni stazione della croce è permeata dall'umorismo e da un senso di banalità - futilità - i personaggi vengono introdotti con i loro epitaffi sovrapposti sullo schermo: "E' così che muoiono".

Non avrei mai pensato di vedere un film in cui avrei tifato per Jimmy Hoffa - ma l'ho fatto - forse perché, alla fine, proprio come i Kennedy, lui rappresentava anche la fine di un maestoso status postbellico in America.

Pesci estremamente minimalista. Magistrale. E' come un buco nero - un attrattore di pianeti - materia oscura. De Niro mi ha sempre affascinato quando interpreta personaggi che colpiscono al di sopra del loro vero peso - o intelligenza. Ecco perché lo amo così tanto in Jackie Brown.

Un interessante collegamento tra questi personaggi: Pesci, che ha interpretato il mostro machiavellico, riconquista un'innocente senilità, un oblio benigno, e il personaggio di De Niro - che ha operato in un vuoto morale - acquisisce abbastanza consapevolezza da provare una amara solitudine.

Credo che si guadagni molto incrociando e relazionando le nostre trasgressioni con come ci sentiremo negli ultimi tre minuti della nostra vita, quando tutto diventerà chiaro: i nostri tradimenti, le nostre grazie salvifiche e la nostra insignificanza. Questo film mi ha dato quella sensazione.

Questo film, comunque, ha bisogno di tempo, deve essere elaborato come un vero lutto. Arriverà a più fasi... credo che la maggior parte del suo potere penetrerà, col tempo, e causerà una vera realizzazione. Un capolavoro. Un corollario perfetto per Quei Bravi Ragazzi e Casino.

Andatelo a vedere. Al cinema. Questo film ha languito nel limbo della produzione per tanto tempo... averlo qui, ora, è un miracolo. Sono le tre ore di cinema più veloci di sempre. Non perdetelo."

Se avevate qualche dubbio sul film, Del Toro vi sta dicendo di stare tranquilli perché The Irishman è un grande film.
A questo punto è lecito considerare il film e Martin Scorsese, tra i favoriti per la stagione dei premi... e ovviamente per l'Oscar.

The Irishman sarà su Netflix dal 1 novembre, prima però dovrebbe uscire in alcune sale. Sicuramente lo vedremo alla Festa del Cinema di Roma, sarà presentato lunedì 21 ottobre.

venerdì 20 settembre 2019

C'era una Volta a... Hollywood - la recensione

Torna Quentin Tarantino.

Torna con una pellicola che è molto diversa dai suoi soliti film e allo stesso tempo molto "tarantiniana". Un film che forse lascerà un po' spiazzato chi lo conosce poco ma che non potrà non divertire i suoi fan più accaniti, fra autocitazioni e omaggi ai generi che il regista ha sempre amato.


Come da tradizione siamo di fronte a un film corale con più storyline al suo interno. Ci sono Rick (Leonardo DiCaprio) e Cliff (Brad Pitt), il primo è un attore che cerca di barcamenarsi fra ruoli televisivi da villain e insicurezze personali, e il secondo è la sua controfigura, apparentemente impassibile, pieno di contraddizioni; poi c'è anche Sharon Tate (Margot Robbie), trasferitasi nella villa accanto alla loro insieme al marito Roman Polanski, giovane e ancora innocentemente immersa negli splendori hollywoodiani. 
Sullo sfondo, lo showbusiness, c'è il cinema con i suoi attori più o meno famosi, le star (compaiono interpretati da altri Steve McQueen e Bruce Lee), i produttori (uno splendido cammeo di Al Pacino), gli hippy, e la Manson Family.

Un affresco di quella che era la Hollywood degli anni '60, quasi un mondo fiabesco dove si muovono personaggi altrettanto fiabeschi, in cui Tarantino sguazza fra una citazione ai suoi stessi film e lunghe sequenze meta-cinematografiche in cui assistiamo alle scene girate da Rick.
Tarantino si diverte, si vede, passa dal western all'horror con maestria, e fa divertire lo spettatore, che è quasi sopraffatto da ciò che vede.

Sicuramente i due grandi protagonisti del film sono Leonardo DiCaprio e Brad Pitt, entrambi già passati nelle mani di Tarantino, ed entrambi subito iconici anche in questa pellicola.
Dove la performance di DiCaprio è irriverente, sopra le righe e travolgente, Brad Pitt invece va di sottrazione e incarna alla perfezione questo personaggio tutto di un pezzo, dal fisico scolpito ma apparentemente privo di particolari slanci emotivi. I due personaggi, Rick e Cliff, si completano a vicenda proprio come fanno i due attori, semplicemente perfetti.
Margot Robbie è una splendida Sharon Tate ed è un personaggio che sembra slegato dal contesto, quasi etereo: la vediamo quasi sempre sola, non interagisce mai con Cliff o con Rick (se non nel finale) e sembra incarnare l'innocenza e il sogno ancora acerbo, lì dove invece Rick e Cliff sono un po' la caduta di quel sogno hollywoodiano che è solo un'altra incarnazione di quello americano.

Può sembrare un film atipico, per il regista, perché al contrario di molte altre sue pellicole, il ritmo non è forsennato, ma lento, sognante, eppure si riscontra nei personaggi, e nei dialoghi la cifra stilistica di Quentin Tarantino, così come nella violenza esagerata, splatter, comica e catartica che esplode nel sorprendente (ma forse neanche troppo) finale.




martedì 14 febbraio 2017

San Valentino: 5 film da rivedere per la festa degli innamorati

San Valentino, momento da passare con il proprio innamorato o semplicemente una giornata per celebrare l'amore in tutte le sue forme.
E quale modo migliore per passare una serata romantica se non guardare un bel film?
Ecco 5 titoli che vi faranno sospirare d'amore.

Paura d'amare (di Garry Marshall)

Con i grandissimi Al Pacino e Michelle Pfeiffer e tratto da una piece teatrale, è la più classica delle storie d'amore, ma riesce a essere estremamente realistica.
Romantico, appassionante e divertente, è perfetto per il giorno degli innamorati!

Moonrise Kingdom (di Wes Anderson)

Con il suo stile caratteristico, Wes Anderson racconta la storia tenera e delicata fra due ragazzini, il tutto immerso in un paesaggio fatto di personaggi secondari indimenticabili, colori pastello e una tempesta. Un film che riesce a essere allo stesso tempo assurdo e romantico.

Colazione da Tiffany (di Blake Edwards)

Uno dei capostipite di tutte le commedie romantiche, un classico intramontabile, con una meravigliosa Audrey Hepburn e una colonna sonora che è ancora oggi storia del Cinema e non solo. 
Il primo di una lunghissima serie di appassionati baci sotto la pioggia.

Eternal Sunshine of the Spotless Mind (di Michel Gondry)

La storia d'amore fra Clementine e Joel è non convenzionale e non lineare, un viaggio fra i ricordi e nella mente del protagonista per ripercorrere i momenti più belli, ma anche i più brutti, di una relazione. Poetico e onirico, un vero instant cult.


Weekend (di Andrew Haigh)

Glen e Russell si incontrano per caso e la notte che passano insieme diventa presto un intero weekend, in cui i due, molto diversi per esperienze e carattere, condividono ben più di un rapporto fisico. Un'intera storia d'amore concentrata in un unico weekend, un film che fa dell'intimità, sia fisica che mentale, il punto focale dell'intera relazione. Una delle storie più romantiche degli ultimi anni.

sabato 30 agosto 2014

Venezia 71 - giorno 4

Nella quarta giornata arriva, nella sezione Orizzonti, il terzo film italiano del Festival, 'Senza Nessuna Pietà', in Concorso invece il film francese '3 Coeurs', ma in particolare è stata la giornata del grande Al Pacino.

Una specie di Al Pacino Day. L'attore americano ha catalizzato l'attenzione di tutti ma soprattutto ha presentato ben due film: 'Manglehorn' di David Gordon Green (Concorso), e 'The Humbling' di Barry Levinson (Fuori Concorso).

In 'Manglehorn', Pacino è Angelo, un fabbro depresso, pieno di rimpianti che soffre ancora a causa dell'amore non corrisposto da parte della donna della sua vita.
"Cerco di essere tenero nel film, è la natura del mio personaggio e la direzione in cui mi ha portato David, che ha avuto l’idea di farmi giocare spesso con un gatto, il che mi ha aiutato molto", ha raccontato l'attore durante la conferenza stampa, "la presenza del micio era prevista dalla sceneggiatura e credo che sia stato un elemento fondamentale, ha contribuito a dare al mio personaggio una certa tenerezza. Io tra l’altro amo gli animali, e forse questo si è percepito nel mio modo di recitare. Nel film poi sono molto affettuoso nei confronti di mia nipote, ma quello che gli succede è l’incapacità di smettere di vivere il passato che ritorna sotto forma delle lettere inviate alla donna amata e rimandate al mittente". Il regista, David Gordon Green, si è detto - ovviamente - onorato di aver lavorato con una mostro sacro come Pacino. "Al Pacino è per noi quello che è stato Marlon Brando per la sua generazione", ha detto il regista, "Lo vedevo nel mio film attraverso i sottili gesti che poi in 'Manglehorn' riflettono la sua umanità. Del resto la sua interpretazione ne 'Lo spaventapasseri' è stata molto importante per me, quando studiavo per fare questo mestiere. Così mi sono chiesto: qual è la parte di lui che posso utilizzare per un film legato ai sentimenti?".
Il protagonista del film, Angelo, è una persona depressa, aspetto in comune con il ruolo che Pacino ha nell'altro film presentato a Venezia Fuori Concorso. Al Pacino ci ha scherzato su anche se poi, più seriamente, ha ammesso di aver sfiorato la depressione in passato. "Io non sono mai stato depresso a questi livelli", ha dichiarato l'attore, "E non so dire se oggi, rispetto a quando io ho iniziato a fare cinema, si facciano progetti più "deprimenti". Immagino che Michael Corleone nel 'Padrino - parte 2' lo si possa definire depresso! È vero che Angelo è un uomo che vive in un ambiente molto chiuso, quasi in isolamento, ma non ha perso la sua attitudine e apertura verso gli altri. Anzi, li cerca".
Diverse citazioni in 'Manglehorn', tutte volute dal regista, compreso un finale che ricorda 'Blow-Up'. "Non è l’unica citazione all’interno del film", ha detto il regista, "Ci sono molti riferimenti ad altri film, che hanno ispirato lo sceneggiatore e sembravano adattarsi bene al nostro". Compresa una battuta che riporta a 'Scarface', la "The World is Yours" che Angelo pronuncia uscendo da una banca. "Davvero?", ha risposto sorpreso Al Pacino a chi glielo ha fatto notare, "Giuro che non me ne ero reso conto e me lo state dicendo voi ora".
Piccola parentesi sul prossimo film di David Gordon Green, che durante la conferenza stampa ha dichiarato: "Il prossimo mese inizierò a girare in Bolivia 'Our Brand is Crisis', con Sandra Bullock protagonista e George Clooney in qualità di produttore. Dopo tanti film maschili sentivo il bisogno di mettere al centro le donne".

Al Pacino ha parlato anche dell'altro film presentato a Venezia (Fuori Concorso), 'The Humbling' di Barry Levinson, che lo vede protagonista nei panni di un attore teatrale depresso - di nuovo - che non riesce più a recitare.
Un film girato in pochissimo tempo, come ha raccontato l'attore. "Non più di venti giorni e anche piuttosto frammentati", ha dichiarato Pacino, "Eravamo entrambi impegnati su altri fronti per cui era un continuo "ci vediamo oggi, poi il 6, poi tra due settimane". Ma è stato stimolante proprio per questo, abbiamo avuto il tempo di preparare il film molto bene, per cui alla fine non ti serve troppo tempo per le riprese. Eravamo tutti piuttosto rilassati".

A chiudere un commento sulla Hollywood di oggi, vista da una leggenda come Al Pacino. "Non ho mai saputo bene che cosa sia o sia stato. Se non sbaglio, si trova in California, giusto? Anzi, mi sembra così strano che io ne stia parlando!", ha scherzato l'attore, "Credo che non ci sia più lo spirito dei fondatori, negli anni è molto cambiata, ma perché l’economia e la vita sono cambiate. Loro si possono permettere di fare film diversi dai nostri. Tra l’altro sfornano anche cose fantastiche! Ho appena accompagnato i miei figli più piccoli al cinema a vedere 'I Guardiani della Galassia' e trovo che abbia una grande inventiva, intrattenimento puro, su cui non si discute. Ma io sono felice che ci siano al mondo registi come David Gordon Green, Barry Levinson e Martin Scorsese che si dedicano a un altro tipo di cinema".
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Presentato in Concorso anche il film francese '3 Coeurs' di Benoît Jacquot. Protagoniste del film Catherine Deneuve, Chiara Mastroianni (come tutti sanno, figlia della Deneuve) e Charlotte Gainsbourg.

In una cittadina di provincia, Marc (Benoît Poelvoorde) incontra Sylvie (Gainsbourg) dopo aver perso il treno per Parigi. Vagano per le strade fino al mattino, parlando di tutto tranne che di se stessi. Quando finalmente Mark prende il treno, dà a Sylvie un appuntamento a Parigi. Sylvie andrà a quell'appuntamento, Marc invece no. Quando Marc si metterà alla ricerca di Sylvie incontrerà un'altra donna, Sophie (Mastroianni), che, casualmente, è la sorella di Sophie.

"Volevo trattare questa love story come un film di suspense, desideravo fare un film vicino alla tradizione del melodramma americano", ha spiegato il regista che ha poi risposto in modo un po' polemico ai giornalisti (italiani) che hanno sottolineato come la storia abbia degli aspetti un po' inverosimili: "A me sembra che gli italiani abbiano un sentimento molto pronunciato del tradimento. Credo che il film parlerà a tutti coloro che lo vorranno vedere e ascoltare". Jacquot non apprezza nemmeno chi analizza i sentimenti. "Non credo ci si innamori riflettendo, accade e basta. Forse italiani e australiani lo fanno diversamente?", ha risposto il regista. Decisamente più tranquille le tre attrici protagoniste, che nel film sono una famiglia, aspetto che per Chiara Mastroianni e Catherine Deneuve, madre e figlia, non è stato difficile affrontare. "La relazione con mia figlia però è molto personale", ha detto la Deneuve, "e un film non la ricrea ma può solo aiutarci a capirla di più". Un lavoro diverso ha dovuto fare Charlotte Gainsbourg: "Ovviamente non avevo quel tipo di intimità che avevano loro, avrei voluto fare più prove. Ma Jacquot non era d'accordo. L'intimità però è arrivata lo stesso durante la lavorazione".
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Nella sezione Orizzonti invece è stato presentato il terzo film italiano in Concorso, il noir 'Senza Nessuna Pietà' di Michele Alhaique. Nel cast Pierfrancesco Favino (anche produttore), Adriano Giannini, Greta Scarano e Ninetto Davoli.

Mimmo (Favino) è un muratore ma è costretto anche a recuperare crediti, con le cattive, per conto del signor Santili, suo zio e suo datore di lavoro. Mimmo vive in un mondo dove se vuoi tirare a campare senza problemi devi rispettare i ruoli e le regole. Tutto cambia quando conosce Tania, una bella ragazza che il suo migliore amico ha "rimediato" come intrattenimento il figlio di Santili. A causa di un imprevisto, i due sono costretti a passare la notte insieme, una notte in cui scopriranno di essere dalla voglia di fuggire al loro destino. Dovranno fare i conti però con la loro vecchia vita.

'Senza Nessuna Pietà' si è ritrovato in mezzo all'"Al Pacino Day" e Favino ci ha subito scherzato su: "Mi sembra di essere il companatico di un panino, visto che presentiamo il nostro film tra le sue due affollatissime conferenze stampa. Spero tuttavia di avere l’occasione di sfiorarlo!". L'attore con questo film, di cui è protagonista, debutta anche come produttore: "All'origine non c’è il fatto che il mestiere mi vada stretto, c'è semmai il desiderio di rimboccarsi le maniche, la responsabilità di fare sistema con forze diverse per il cinema nazionale, di portare nuova linfa". Per il film l'attore ha subito una evidente trasformazione fisica. "Per fare Mimmo ho preso 20 chili", ha raccontato l'attore, "Serviva quel tipo di fisicità, non avrei mai potuto pensare cosa volesse dire essere un uomo di 100 chili se non lo fossi stato. Non avrei mai potuto arrivare a capire un uomo vessato per la sua mole ma apprezzato per le sue qualità". Il film è ambientato nelle preiferie di una Roma notturna, una scelta ben precisa del regista, l'attore Michele Alhaique. "Potrebbe essere qualsiasi altra metropoli che con la sua grande periferia schiaccia e imprigiona i personaggi, a cominciare dal protagonista", ha detto in conferenza stampa, "Mi hanno sempre interessato le storie di persone legate alla quotidianità, che vivono però, come nel caso di Mimmo, sentimenti potenti e universali". Una regia fatta di tanti primi piani e la camera a mano che segue gli attori sulla scena. "Volevo che sul set gli attori si sentissero il più liberi possibile", ha detto Alhaique, "che completassero i loro personaggi sentendosi anche autori del film".

sabato 19 gennaio 2013

'Silence' sarà il prossimo film di Scorsese?

Immerso nella post produzione di 'The Wolf of Wall Street', con Leonardo Di Caprio protagonista, Martin Scorsese è impegnatissimo fra i suoi (tanti) progetti futuri.

Sono 15 anni che Scorsese ha nel cassetto l'adattamento del libro di Shusaku Endo, 'Silence', molte volte ha annunciato che sarebbe stato il suo prossimo film, in passato si era anche parlato di Daniel Day Lewis, Di Caprio e Benicio Del Toro come protagonisti, dopo 'Hugo' sembrava fosse la volta buona ma così non è stato, cosa che ha fatto arrabbiare i finanziatori (Cecchi Gori compreso). Ora ci risiamo, di nuovo è stato annunciato che 'Silence' sarà il prossimo film di Martin Scorsese ma non è l'unico progetto su cui il regista sta lavorando.

Oltre al film sul Frank Sinatra, e altri progetti abbozzati, c'è anche 'The Irishman', tratto dal libro di Charles Brandt 'I Heard You Case'. Il libro racconta la vita del killer Frank "The Irishman" Sheeran, l'uomo che si presume abbia ucciso Jimmy Hoffa. Robert De Niro è stato a lungo legato a questo film che vedeva coinvolti anche Joe Pesci e Al Pacino. Nessuno è confermato ma sembra che nella prima bozza di Scorsese e Steve Zaillian siano presenti tutti e tre gli attori.

'Silence' o 'The Irishman'? Quale sarà il prossimo film dell'inesauribile e impegnatissimo Martin Scorsese?



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