Visualizzazione post con etichetta Michelle Pfeiffer. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Michelle Pfeiffer. Mostra tutti i post

martedì 21 agosto 2018

Ant-Man and the Wasp - la recensione

A pochi mesi dallo shock di Avengers: Infinity War, è uscito nelle sale mondiali il ventesimo cinecomic della Marvel, Ant-Man and the Wasp.

Scott Lang (Paul Rudd) è ancora alle prese con le conseguenze delle sue scelte (la battaglia di Berlino), scelte che hanno avuto delle serie ripercussioni anche su Hope (Evangeline Lilly) e Hank Pym (Michael Douglas). Nonostante la grande freddezza calata tra le due parti, Hope e Hank hanno bisogno dell'aiuto di Scott per riuscire in una grande impresa: riportare indietro dal mondo subatomico Janet van Dyne, moglie di Hank e madre di Hope.
Hank, Hope e Scott però non sono gli unici ad essere interessati al potere del mondo subatomico, sulle loro tracce c'è un misterioso personaggio chiamato Ghost, capace di smaterializzarsi e ricomporsi. Ma il "fantasma" non è l'unico a volere la particolare attrezzatura di Hank Pym.

Dopo un capitolo ad alto contenuto drammatico come Infinity War, la leggerezza e la comicità di Ant-Man and the Wasp sono una boccata di aria fresca. Il film è volutamente spogliato della serietà, a volte anche eccessiva, che caratterizza molti alcuni altri film della MCU (basti pensare a Black Panther), e punta tutto su intrattenimento e spettacolarità. Il regista Payton Reed si affida soprattutto all'estro e alle capacità comiche di Paul Rudd, ben spalleggiato dai sui partner, in particolare Evangeline Lilly, Michael Douglas e Michael Pena. Il divertimento, la spettacolarità e il puro intrattenimento del film sono talmente ben riusciti da far dimenticare l'assenza di un vero cattivo,. Infatti né Ghost, né il personaggio di Walton Goggins, riescono a prendersi davvero il ruolo del villain, ma mentre l'assenza di peso del personaggio di Goggins è dovuta a un difetto di sceneggiatura, quella del "Fantasma" è dovuta alla sua evoluzione all'interno della storia. Quello di Ghost è un bel personaggio e Hannah John-Kamen riesce a trasmettere bene tutta la sua vulnerabilità.

Come dichiarato già nel titolo, il film introduce un nuovo supereroe nella famiglia, si tratta di The Wasp. Non è una sorpresa, che sarebbe stata presente nel sequel era stato chiaro fin dalla scena post-credit del primo film, il regista è stato comunque bravo ad inserirla in modo naturale, senza imporla o forzarne la presenza, e a metterla sullo stesso piano di Ant-man. I due personaggi ovviamente si equilibrano, tanto farsesco e "buffone" Scott Lang, tanto seria e concentrata Hope, ma The Wasp si prende il suo spazio senza dover sgomitare, e Evangeline Lilly che picchia duro fa la sua bella figura.
Perfettamente a suo agio Michael Douglas, sempre più in parte e capace di calibrare molto bene serietà e ironia. Bene anche Laurence Fishburne, Michael Pena, David Dastmalchian e Tip "T.I." Harris. Un piacere ritrovare Michelle Pfeiffer in un film di questa portate, anche se solo per una piccola parte.

Ant-Man and the Wasp è un film molto piacevole, due ore di puro intrattenimento per un film molto diverso dagli altri cinecomic, e questo è un bene.

La storia di questo nuovo capitolo della lunga saga cinematografica Marvel si colloca dopo i fatti di Civil War e contemporaneamente a quelli drammatici di Infinity War. Alla fine del film ci sono due scene post credit, con quella di mezzo davvero molto interessante a fare da collegamento diretto al prossimo Avengers. E dopo quella breve scena l'ansia cresce a dismisura.

lunedì 4 dicembre 2017

Assassinio sull'Orient Express - la recensione

Se c'è qualcuno che è a proprio agio nella trasposizione cinematografica di grandi classici letterari, quel qualcuno è sicuramente Kenneth Branagh. Basti pensare alla sua lunga esperienza shakesperiana, ma anche al recente Cenerentola che aveva visto una personalizzazione netta da parte del regista inglese della favola classica.
In questo caso Branagh si approccia a quello che è il padre di tutti i gialli, quel Assassinio sull'Orient Express di Agatha Christie che è diventato il simbolo di ogni whodunit e la più famosa fra tutte le avventure del detective belga Hercule Poirot. Il confronto con il testo letterario era quindi imponente, e a complicare le cose si inseriva anche un confronto cinematografico, perché Assassinio sull'Orient Express di Sydney Lumet, con un grandissimo Albert Finney nel ruolo di Poirot, è un classico del cinema, inoltre la più iconica delle rappresentazioni del detective, quella di David Suchet per la ITV, conta più di settanta episodi.
Una lunghissima premessa per poi arrivare quindi alla fatidica domanda: Branagh ha avuto successo?

La risposta è assolutamente sì, senza remore e senza dubbi questo è un film riuscito sotto molteplici aspetti.
Kenneth Branagh sa perfettamente che la materia di cui sta trattando è conosciuta a chiunque, che persino chi non ha mai visto un film o letto un libro su Poirot si ritroverà probabilmente davanti a una storia e a delle dinamiche che sapranno di già visto, è inevitabile perché da questo specifico delitto a porte chiuse sono derivati tutti gli altri delitti a porte chiuse della letteratura e del cinema. Branagh mantiene una grandissima aderenza al testo, pur con qualche cambiamento che dona attualità e freschezza al tutto, e gioca soprattutto sul suo protagonista, Poirot, a cui dà egli stesso volto e anima. Dove nel romanzo della Christie e nei precedenti film il detective era sempre impeccabile, affabile ma sostanzialmente privo di un vero approfondimento psicologico, qui Branagh propone un Poirot maggiormente segnato dal suo lavoro, dalla ricerca costante di un equilibrio in tutte le cose e, infine, segnato da quanto accaduto sul treno, talmente profondamente da incidere poi sul finale, sprigionando una potenza emotiva straordinaria che era sempre stata assente nelle altre trasposizioni.

Branagh decide poi di portare il suo tocco autoriale nella parte più tecnica del film, con una fotografia calda e impeccabile nel rendere vivide e reali le atmosfere d'epoca, una musica avvolgente e coinvolgente, e soprattutto una regia che regala grandissimi tocchi da maestro, un impianto fondamentalmente teatrale in cui lo spettatore è posto al di fuori di ciò che accade sullo schermo, osserva i personaggi attraverso i finestrini del treno, e la scena del crimine con una ripresa meravigliosa dall'alto in cui ciò che si aspettava di vedere è tenuto nascosto e il momento è vissuto unicamente dalle parole di Poirot e degli altri personaggi. 

In ultimo, dove il film vince ancora è nell'ampio cast in cui nessuno è fuori posto e tutti danno un'interpretazione perfetta, con Branagh cuore indiscusso del film con il suo Poirot dagli occhi lucidi e la voce stanca, e una meravigliosa Michelle Pfeiffer che dà il meglio di sé nella scena più bella e intensa del film.

Chi cerca un film d'azione, cyberpunk, fracassone, rimarrà deluso e si annoierà parecchio, perché il ritmo è lento e compassato, ma non si poteva davvero chiedere di meglio nella riproposizione di un classico. Kenneth Branagh ribadisce che in questo non sbaglia mai.

sabato 30 settembre 2017

Madre! - la recensione

Uno scrittore e la sua giovane moglie vivono in una grande casa di campagna, per permettere a lui di ritrovare l'ispirazione perduta. Mentre l'uomo è incapace di scrivere anche una sola parola, sua moglie è costantemente impegnata a rimettere a nuovo l'abitazione.
Una sera però, un uomo sconosciuto bussa alla loro porta e, letteralmente, entra in casa loro, seguito poi dalla moglie e dai figli, finché la situazione non diventa totalmente fuori controllo.

Il nuovo film di Darren Aronofsky ha spaccato in due la critica allo scorso Festival di Venezia, dove è stato accolto da fragorosi fischi ma anche da qualche applauso, ed effettivamente è molto facile avere opinioni polarizzanti su quella che si dimostra essere un'opera controversa, dai molteplici piani di lettura, fortemente allegorica e onirica.
Già dalla prima scena ci si ritrova coinvolti in una sorta di incubo, l'atmosfera è angosciante, inquietante, la casa stessa diventa viva, simbolo di terrore, della femminilità vessata della protagonista. Man mano che il film avanza, le allegorie diventano sempre più numerose e articolate, dal seminterrato sede dell'inconscio, al sangue come simbolo di morte e rinascita, fino a rimandi biblici più o meno espliciti. L'atmosfera diventa sempre più cupa e lo spettatore si sente sempre più a disagio, fino al finale in cui il ciclo ricomincia e letteralmente una nuova relazione nasce dalle ceneri della precedente.

Sicuramente dal lato tecnico siamo di fronte a un signor film: la regia è molto particolare, con primi piani insistenti, riprese che seguono i personaggi come un'ombra, contrasti fra luci e ombre e la fotografia gioca benissimo con i canoni dell'horror, con il contrasto fra i colori chiarissimi della casa e della protagonista, il nero degli ospiti e il rosso scuro, macabro, del sangue.
Il cast non è da meno, i vari Ed Harris, Michelle Pfeiffer, Domhnall Gleeson, Javier Bardem, pur se alcuni con un ruolo molto piccolo, fanno il loro perfettamente, ma su tutti spicca una bravissima Jennifer Lawrence, intensa e in parte come non la si vedeva da un po', incarnazione perfetta della femminilità e della maternità più viscerale.

Sicuramente è un film dalla fortissima impronta autoriale e non è facile elaborare un giudizio che non sia fortemente influenzato da opinioni esclusivamente soggettive, perché vive di atmosfera e di simbolismo più di quanto non lo abbia fatto qualsiasi altra pellicola di Aronofsky e sicuramente anche i fan più accaniti del regista si ritroveranno spiazzati.
È facilissimo odiarlo visceralmente, ma allo stesso tempo è altrettanto facile amarlo totalmente e non è così facile decidere se si è assistito a un capolavoro o al film più assurdo e pretenzioso di sempre. Sicuramente è un film che va visto, anche solo per farsi una propria opinione in merito, perché comunque è innegabile che qualcosa del genere non si vede spesso.

martedì 5 settembre 2017

Venezia 74 - giorno 7

Il settimo giorno sul festival si abbatte il ciclone Darren Aronofsky con il suo controverso film Madre!.

Il film racconta di una coppia che si trasferisce in una isolata casa di campagna. Lui (J.Bardem) è uno scrittore a corto di idee, lei (J.Lawrence) è molto più giovane di lui e si è dedicata anima e corpo alla ristrutturazione e alla sistemazione della casa che era andata distrutta a causa di un incendio. Una sera si presenta alla porta un medico (E.Harris) in cerca di alloggio. L'uomo, "lui", gli offre subito ospitalità andando contro il parere della moglie. Poi alla porta si presenta anche la moglie del medico. La presenza di questi ospiti sconosciuti fa piombare la donna in una spirale di paranoia e dà il via a una serie di eventi disastrosi e apocalittici.

Un film complicato, estremo, disturbante, duro, Mother! un film di difficile collocazione: è dramma, thriller metafisico e onirico, con sfumature bibliche, è anche un horror demoniaco e cannibalesco, ma con un messaggio ambientalista all'interno. Sicuramente Madre! è un film di grande impatto anche se quello che ha avuto sulla sala stampa non è stato molto positivo. Alla fine della proiezione gli applausi sono stati pochi, ci sono stati soprattutto fischi e addirittura qualche contestazione, con tanto di "buu" (da parte di gente maleducata). In realtà le recensioni del film non sono state tutte negative, la critica si è divisa in modo piuttosto netto, tra chi l'ha davvero detestato e chi invece l'ha accolto in modo positivo (più all'estero che in Italia).
Darren Aronofsky ci aveva visto lungo, nei giorni scorsi aveva avvertito sugli effetti che il suo film avrebbe potuto provocare ("dopo molte persone non vorranno più guardarmi in faccia"), e infatti il regista non si è minimamente scomposto di fronte ai fischi. "Leggo i giornali e cerco di capire. Poi stasera è luna piena e questo film è il mio urlo alla luna. Vederlo è come andare sulle montagne russe, se non siete pronti, lasciate perdere", ha risposto tranquillamente Aronofsky.

Ma come è nata l'idea di un film del genere, Darren Aronofsky ha raccontato che è nata dopo un viaggio nell'Antartico e l'incontro con una scrittrice nativa, e a causa di un "sogno febbricitante". "Ci ho messo degli anni per realizzare tutti i film che ho fatto, per 'Il Cigno Nero' ce ne ho messi addirittura dieci", ha raccontato il regista, "mentre questo film è uscito fuori di me in cinque giorni. La storia è stata il frutto di un sogno febbricitante pensando al nostro pianeta come a una casa che stiamo distruggendo. Questo è un film nato dalla rabbia di vedere cosa succede all'unica casa che abbiamo e non poter far nulla". Il messaggio ambientalista (tema ricorrente in questo festival) è quindi al centro del film, nascosto sotto strati di generi diversi. "Tutto il film è una metafora e la casa per tutti noi è come un regno inviolabile, anche se poi siamo tutti pronti a violare le casa altrui", ha dichiarato il regista, "Non sono in grado di dire con esattezza dove affondino le radici di questa storia. Però non è un caso che all'inizio del film ci sia la citazione del numero 6, che simboleggia il sesto giorno della Bibbia".
Non solo ambiente però, il film è anche una lotta tra uomo e donna. "Questo film si presta a molte letture e Darren mi ha invitato a scegliere quella che preferivo", ha dichiarato Javier Bardem che nel film interpreta "lui".

Protagonista è Jennifer Lawrence, in un ruolo senza nome (ma è lei la "madre" del titolo) e molto difficile. "Per me stato un ruolo completamente diverso da quelli che ho fatto in passato", ha dichiarato l'attrice, "mi ha tirato fuori qualcosa che non conoscevo di me. Ci sono voluti tre mesi di prove per metterlo a punto. E' stato difficile, come attore cerchi di trovare l'essenza del tuo personaggio, ma è stato bello". Ruolo oscuro e diverso dal solito anche per Michelle Pfeiffer, che sul suo personaggio ha dichiarato: "Io sono un'altra versione della 'madre' ma con più esperienza e cerco di svegliare la giovane padrona di casa, di farle capire che c'e qualcosa che non va nel suo paradiso. Quando ho letto la sceneggiatura mi sono un po' spaventata all'idea di interpretare questo ruolo. Ma sono una grande fan di Darren, desideravo veramente lavorare con lui, e lavorare con questi attori è stata un'opportunità incredibile". Grandi complimenti da parte di Michelle Pfeiffer verso la sua giovane collega Jennifer Lawrence: "Ho adorato lavorare con Jennifer. Prima di tutto è divertentissima, intelligente, simpatica, e ha anche un talento incredibile. Ha una grande disinvoltura con il suo lavoro, che ammiro molto. Vorrei averla anche io!".

Il film sarà nelle sale dal 28 settembre.
-

Al festival è arrivato anche il grande Jim Carrey, per presentare (Fuori Concorso) il documentario Jim & Andy: the Great Beyond – the story of Jim Carrey & Andy Kaufman with a very special, contractually obligated mention of Tony Clifton, che racconta il backstage del film Man on the Moon.

Era il 1999 quando Jim Carrey, stella comica indiscussa, regalava al mondo una delle sue interpretazioni più riuscite e commoventi (e anche sottovalutate) della sua carriera, quella del comico Andy Kaufman e del suo alter ego Tony Clifton nel film di Milos Forman Man on the Moon. Durante la lavorazione di quel film è stato proprio Jim Carrey (perennemente in parte anche a telecamere spente) a voler riprendere il backstage, ed è stato sempre lui oggi a raccogliere quel materiale e farne un documentario, che è stato diretto da Chris Smith.

Un Jim Carrey molto sincero quello visto durante la conferenza stampa, ma che comunque non ha mancato di fare qualche battuta delle sue (come quando si è sfilato le cuffie ha detto che l'interprete gli aveva dato dello stronzo). Poi Carrey ha iniziato a raccontare della lavorazione di Man on the Moon e di come sia sia totalmente annullato nel personaggio di Andy Kaufman e del suo alter ego aggressivo e volgare Tony Clifton. "Il vero artefice di questo documentario è Andy", ha raccontato l'attore, "Il suo impegno e il suo lavoro sono ciò che ha reso possibile il mio annullamento, la scomparsa totale di Jim da quel set. In fondo, non esistiamo né io né Andy. Entrambi interpretiamo dei personaggi e io ho sempre avuto l'impressione che qualcuno stia interpretando me da quando sono nato. Certo, quella di Man on the Moon è stata un'esperienza particolarmente intensa, quasi psicotica. Ricordo che una volta dovevo parlare con Ron Howard per discutere alcuni dettagli del copione de Il Grinch, che avrei girato dopo, e Ron al telefono non ha parlato con me, ma ha sempre parlato con Andy. Quindi possiamo dire che Andy Kaufman ha gettato la sua influenza anche sul Grinch".

"Chris [Smith] è stato bravissimo", ha detto Jim Carrey, "non solo a fare una sorta di retrospettiva su Andy ma anche a mostrare l’effetto che questa ha avuto su di me e l’influenza che ha avuto sulla mia identità. Soprattutto è stato bravo a non vedermi solo come un personaggio o come uno che fa le smorfie... non mi ha mai visto solo come The Mask".

Un ultimo pensiero Jim Carrey l'ha avuto per uno dei suoi idoli, quello a cui deve di più, Jerry Lewis, la cui morte ha colpito molto l'attore. "Jerry Lewis era un genio e ci ha dato tutto", ha dichiarato l'attore, "Io sono sempre colpito da tutti i comici ma non solo da loro. Marlon Brando ad esempio era un grande comico. Questo perché i veri artisti hanno tutto dentro di loro".

martedì 14 febbraio 2017

San Valentino: 5 film da rivedere per la festa degli innamorati

San Valentino, momento da passare con il proprio innamorato o semplicemente una giornata per celebrare l'amore in tutte le sue forme.
E quale modo migliore per passare una serata romantica se non guardare un bel film?
Ecco 5 titoli che vi faranno sospirare d'amore.

Paura d'amare (di Garry Marshall)

Con i grandissimi Al Pacino e Michelle Pfeiffer e tratto da una piece teatrale, è la più classica delle storie d'amore, ma riesce a essere estremamente realistica.
Romantico, appassionante e divertente, è perfetto per il giorno degli innamorati!

Moonrise Kingdom (di Wes Anderson)

Con il suo stile caratteristico, Wes Anderson racconta la storia tenera e delicata fra due ragazzini, il tutto immerso in un paesaggio fatto di personaggi secondari indimenticabili, colori pastello e una tempesta. Un film che riesce a essere allo stesso tempo assurdo e romantico.

Colazione da Tiffany (di Blake Edwards)

Uno dei capostipite di tutte le commedie romantiche, un classico intramontabile, con una meravigliosa Audrey Hepburn e una colonna sonora che è ancora oggi storia del Cinema e non solo. 
Il primo di una lunghissima serie di appassionati baci sotto la pioggia.

Eternal Sunshine of the Spotless Mind (di Michel Gondry)

La storia d'amore fra Clementine e Joel è non convenzionale e non lineare, un viaggio fra i ricordi e nella mente del protagonista per ripercorrere i momenti più belli, ma anche i più brutti, di una relazione. Poetico e onirico, un vero instant cult.


Weekend (di Andrew Haigh)

Glen e Russell si incontrano per caso e la notte che passano insieme diventa presto un intero weekend, in cui i due, molto diversi per esperienze e carattere, condividono ben più di un rapporto fisico. Un'intera storia d'amore concentrata in un unico weekend, un film che fa dell'intimità, sia fisica che mentale, il punto focale dell'intera relazione. Una delle storie più romantiche degli ultimi anni.

mercoledì 23 ottobre 2013

'Cose Nostre - Malavita' - la recensione

Il regista francese Luc Besson si dà al gangster movie con l'aiuto di Martin Scorsese (produttore esecutivo), prendendo spunto da un romanzo dell'italo-francese Tonino Benacquista, e il risultato è 'Cose Nostre - Malavita' ('The Family').

Giovanni Manzoni (Robert De Niro) è un ex gangster della mafia italo americana che ha cantato, ha denunciato la sua "famiglia" e li ha mandato tutti in galera, da quel giorno vive sotto protezione dell'FBI, nuovo nome, nuova città, lontano da New York. Con lui ci sono la moglie (Michelle Pfeiffer) e i due figli adolescenti (Dianna Agron e John D'Leo), anche loro costretti all'anonimato e ai continui spostamenti. La famiglia Manzoni non riesce ad adattarsi facilmente a causa delle abitudini, piuttosto vendicative, dure a morire. Costretti a spostarsi ancora, cambiano nome in Blake e si ritrovano in uno sperduto paesino della Francia, in Normandia dove ognuno di loro avrà i propri problemi da affrontare. Intanto in carcere, i restanti membri della famiglia non hanno smesso di cercare Giovanni.

Film omaggio-parodia dei gangster movie, 'Cose Nostre - Malavita' inizia decisamente bene, con humor nero e un'atmosfera che ricorda un po' i toni della serie 'I Soprano'. La famiglia Manzoni è formata da quattro personaggi interessanti, un ex malavitoso tra il rassegnato e il nostalgico, due figli che affrontano i problemi dell'adolescenza e della scuola e una moglie che prova a vivere normalmente, tutti e quattro provano a vivere come persone normali ma la loro natura alla fine prende sempre il sopravvento e alla fine si ritrovano sempre a risolvere le situazioni a modo loro.
E' un Luc Besson un po' diverso però, meno eccentrico ed esagerato e più lineare e "classico", e probabilmente è proprio questo il problema del film, l'unico in realtà. Besson ad un certo punto sembra tirare indietro la mano, gli manca il coraggio per continuare sulla via dello humor nero e del divertimento, così all'improvviso verso la fine il film diventa più serio perdendo la verve che invece caratterizza l'inizio. Un peccato perché nella prima parte il contrasto tra l'istinto" malavitoso" e vendicativo della famiglia intera e le situazioni di vita normale creano momenti e scambi di battute divertenti e interessanti.
L'indecisione di Besson finisce per incidere anche sul cast in realtà delizioso: Robert De Niro fa la parodia di se stesso (con una esplicita citazione di 'Quei Bravi Ragazzi' nel mezzo, omaggio a Scorsese e all'attore) ma non in senso negativo né "macchiettistico"; Michelle Pfeiffer è sempre meravigliosa con dei tempi perfetti per lo humor del film; John D'Leo e Dianna Agron sono i più sacrificati, soprattutto la Agron, ma quel poco che si vede ci fa pensare che avrebbero meritato più attenzione nel film e uno svolgimento più importante della loro storia. Partecipazione di Tommy Lee Jones in un ruolo di contorno ma anche i suoi duetti con De Niro avrebbero meritato di più.

Peccato che Luc Besson abbia avuto questa indecisione su dove indirizzare il film e su quanto affondare il colpo, se si fosse mantenuto sul terreno dello humor nero il film ne avrebbe giovato, soprattutto nella parte conclusiva, 'Cose Nostre - Malavita' comunque resta un film piacevole e godibile.

lunedì 23 luglio 2012

Batman, il ritorno - Club del Film

Continua la "Maratona per il Club del Film" su Batman! Che questa settimana ci propone il secondo film, diretto da Tim Burton: Batman - Il Ritorno. Con Michael Keaton, Danny DeVito, Michelle Pfeiffer e Christopher Walker.

Trama:
Castello Cobblepot, Gotham City. Il giorno di Natale è alle porte, e i ricchi coniugi Tucker ed Ester Cobblepot, distinti eredi di un'onorata famiglia aristocratica, mettono al mondo un figlio dall' aspetto mostruoso, simile a un pinguino, Oswald; il neonato viene rinchiuso in una gabbia a causa della sua natura violenta. Scevri dal minimo barlume di amore e compassione, i ricchi coniugi depongono il piccolo in una culla sigillata per poi gettarlo nelle acque di un fiume, con la speranza che muoia. Invece, lentamente, la corrente conduce il neonato fino alle profonde fogne di Gotham City, dove viene accolto da una comunità di pinguini.
Trentatré anni dopo, il magnate dell'industria gothamita, l'avido e spietato Max Shreck, lotta con ostinazione contro il sindaco per poter avviare la costruzione di una grossa centrale elettrica. Ma il municipio, sostenendo che la città goda di un'eccedenza energetica, impone il proprio veto, e a Shreck non resta che macchinare dietro le quinte alcune scaltre trame. Durante la festa di accensione dell'albero di Natale comunale, la città viene improvvisamente messa a ferro e fuoco dalla gang del Triangolo Rosso, composta da clowns e fenomeni da baraccone che lavoravano in un circo da anni caduto in disgrazia e comandati dal fantomatico Pinguino, il misterioso uomo-uccello che secondo alcuni giornalisti vivrebbe nelle fogne di Gotham. [...]

Potete commentare il film con noi quì, o sul Forum.

Lòisa

venerdì 11 maggio 2012

'Dark Shadows' - la recensione

Potrei non fare testo, essendo un amante incontrollato del cinema di Burton, ma cercherò di essere il più imparziale possibile, datemi fiducia, e mi scuso già da ora per come scriverò, ossia MALE.




Sappiamo tutti che il film è tratto da una famosissima soap opera statunitense degli anni 60/70, ma non tutti sanno che Tim Burton prima di iniziare la realizzazione della trasposizione cinematografica aveva dichiarato che il film avrebbe avuto proprio la classica impronta della serie originale, quindi non allarmatevi se percepirete un tono di assurdo e macchiettistico, perché Dark Shadows è questo, un omaggio bizzarro ad una grande passione passata, e chiaramente con annesso stile burtoniano!

Detto ciò, il film potrebbe sembrare lento e noioso ma la chiave per capirlo è alla base della classica soap opera. Se non piace questo stile e quello di Burton fusi assieme sconsiglio la visione, sarebbe inutile davvero.

Toni ironici e dark tipici del regista di Burbank tappezzano questa divertente pellicola basata semplicemente sull'assurdo e un fantasy/horror molto marcato e vecchio stile che presenta molte citazioni dal cinema del passato, inutile citare Nosferatu ossia il vampiro DOC, si vedeva anche dalle immagini e dal trailer che Burton avrebbe resuscitato la vera essenza del Vampiro con la V maiuscola, e questo non è già tanto?! Nessuno aveva ancora capito che il vampiro classico ha un suo fascino particolare e sarebbe meglio non rivisitarlo troppo, (chi ha capito ha capito) e Tim lo ha sempre saputo e ci ha graziato di questo particolare meraviglioso. Depp che lo interpreta è bravo e  scrupoloso! Altro personaggio a parer mio fantastico è la strega Angelique interpretata meravigliosamente da Eva Green, che nell'ottica di Burton ci sguazza allegramente! Grande atteso ritorno dopo Batman Returns è Michelle Pfeiffer, catwoman perfetta che stavolta veste i panni di una seriosa capo famiglia pronta a tutto per far tornare lo splendore tra le proprie mura, anche stringere accordi segreti con un vampiro dello stesso sangue maledetto.
Helena Bonham Carter, sempre sopra le righe, è invece un personaggio volutamente fastidioso e avido di eterna giovinezza, ma riserverà molte sorprese. 
Gli altri attori sono tutti ben focalizzati nei loro personaggi, non eccedono ma nemmeno sgarrano.




Una cosa fondamentale che da lustro al film sono le scenografie, per l'80% reale e non ricostruita digitalmente, ci fa rivivere perle passate che richiamano Edward mani di Forbice o Beetlejuice (quest'ultimo soprattutto per effetti speciali e trovate visive), il tutto addolcito con una fotografia dark e ovattata tipica della tv anni 70.
E che dire della colonna sonora , con Elfman non si sbaglia mai!
Sceneggiatura come già detto poco convenzionale che regala dei dialoghi semi seri e a volte lunghi e a volte spassosi (spesso con risata chiassosa, o forse solo io rido per certe battute stupide) ma comunque divertente.

Quello che ho compreso da questo film è che Burton non lo si deve commercializzare, (mi riferisco a Alice in Wonderland che purtroppo aveva dei limiti) si deve lasciar spazio all'estro creativo, perché i risultati saranno ottimi!
I risultati al box office non sono importanti, vi dico solo che in sala eravamo 12 persone.

Se il cinema di Tim Burton vi piace, sicuramente non verrete delusi.

Mat

P.S. le battute su Alice Cooper sono meravigliose.

Il film è disponibile in DVD e BLU RAY!  Con tanti interessanti contenuti extra!

  • MAXIMUM MOVIE MODE:
    • Diventare Barnabas
    • Benvenuti a Collinsport!
    • I Collins: Ogni famiglia ha i suoi demoni
    • Far rivivere un decennio
    • Angelique: Una strega maltrattata
    • Alice Cooper scuote Collinsport!
    • Oscuri segreti
    • Una confusione di proporzioni mostruose
    • Dark Shadows: La leggenda colpisce ancora
    • Scene Eliminate






martedì 24 aprile 2012

Da Catwoman a Catwoman

Di donne gatto ne abbiamo viste moltissime ma forse la più iconica è stata la versione di Tim Burton interpretata da  Michelle Pfeiffer in Batman il Ritorno del 1992, ed è proprio la Pfeiffer che da la benedizione a Anne Hathaway, la nuova Catwoman diretta da Christopher Nolan in The Dark Knight Rises (da noi Il Cavaliere oscuro il Ritorno).




Ad Empire Magazin dichiara:


"Penso che sia fantastica. In realtà sono molto impaziente di vederla, sono una sua grande fan e lei ha tutti i requisiti per quel ruolo. Ha il senso dell'umorismo ma è anche molto intensa e oscura e naturalmente ha tanto talento."


e alla domanda " Avrebbe i nuovo indossato i panni di Catwoman se Nolan le avesse dato questa possibilità?" Risponde:


"Lo avrei fatto sicuramente!"






E a noi non ci resta che aspettare l'uscita al cinema 20 luglio in USA e 29 agosto in italia!


Voi cosa ne pensate di questa nuova perfida felina? Fatecelo sapere con un commento!


Mat