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giovedì 6 febbraio 2020

Addio alla leggenda Kirk Douglas

Uno degli ultimi pezzi della grande epoca d'oro di Hollywood se n'è andato. A 103 anni, compiuti lo scorso dicembre, si è spento il grande Kirk Douglas.

La notizia è stata data ieri sera dal figlio Michael con un sentito post su Instagram.

"È con tremenda tristezza che mio fratello e io annunciamo che Kirk Douglas ci ha lasciati oggi all'età di 103 anni. Per il mondo era una vera e propria leggenda, un attore della golden age di Hollywood che ha vissuto egregiamente i suoi anni d’oro, una persona il cui impegno per la giustizia e le cause in cui ha creduto hanno stabilito uno standard a cui tutti noi aspiriamo. Ma per me e i miei fratelli Joel e Peter era semplicemente Papà, per Catherine un meraviglioso suocero, per i suoi nipoti e pronipoti un nonno e bisnonno adorato e per sua moglie Anne uno splendido marito.

La vita di Kirk è stata piena e ben vissuta e ci lascia un’eredità di film che durerà per generazioni a venire nonché una storia di rinomato filantropo che ha lavorato per aiutare il prossimo e contribuire a portare pace in questo pianeta. Lasciatemi chiudere questa dichiarazione con le parole che gli ho detto al suo ultimo compleanno e che resteranno per sempre vere: “Papà, ti amo tantissimo e sono incredibilmente orgoglioso di essere tuo figlio”."

Una leggenda, un gigante, un'icona, e soprattutto un grande attore che ha segnato la storia del Cinema non solo con le sue indimenticabili interpretazioni ma anche con scelte molto coraggiose in un periodo storico molto particolare.
Negli anni '50 / '60, anche Hollywood finì nella morsa della "caccia alle streghe" del maccartismo, molti attori, attrici, registi e sceneggiatori vennero inseriti in una lista nera perché accusati di essere comunisti, tra questi anche lo sceneggiatore Dalton Trumbo, costretto a scrivere script di nascosto firmandole con nomi falsi. Kirk Douglas, andando contro le paure e le regole, decise personalmente di ingaggiare Trumbo per la sceneggiatura di Spartacus (1960), facendolo accreditare con il suo nome e mettendo, di fatto, fine alla lista nera.
Per il suo impegno nel mettere fine alla "black list" ricevette la Medaglia presidenziale della libertà.


Quella di Kirk Douglas è una carriera lunga, piena, verrebbe quasi da dire che si tratta di una carriera "da film". Gli inizia a Broadway, poi si arruolò in Marina per tornare alla recitazione solo dopo aver terminato i suoi compiti nell'esercito. Tanti i titoli da ricordare, Il Grande Campione (1949), L'Asso nella Manica (1951), Pietà per i Giusti (1951), Il Bruto e la Bella (1952), Ulisse (1954), 20.000 Leghe Sotto i Mari (1954), Sfida all'O.K. Corral (1957), Orizzonti di Gloria (1957), Spartacus (1960), Carovana di Fuoco (1967), Uomini e Cobra (1970).
Tre nomination agli Oscar in carriera (Il Grande Campione, Il Bruto e la Bella e Brama di Vivere), nel 1996 ha ricevuto l'Oscar Onorario.

Tanti i messaggi di cordoglio in ricordo dell'attore, ovviamente la nuora Catherine Zeta-Jones, e poi Jamie Lee Curtis, che ha ricordato Kirk Douglas con una foto dal set di Spartacus in cui ha recitato al fianco del padre dell'attrice, il grande Tony Curtis, e ancora Mark Hamill, Dany DeVito, Sylvester Stallone, Steven Spielberg, che gli consegnò l'Oscar alla carriera, Rob Reiner, Bette Midler, e tanti altri. E poi la Disney, i SAG, e l'Academy, che - immaginiamo - lo ricorderà anche domenica durante la cerimonia degli Oscar.

lunedì 4 novembre 2019

Ant-Man 3? Michael Douglas rivela quando inizieranno le riprese

E' ufficiale, Ant-Man 3 si farà.

Il via libera dei Marvel Studios è arrivato qualche giorno fa insieme alla conferma che Payton Reed, già regista dei primi due, tornerà anche per il terzo capitolo.

A dare un'ulteriore conferma ci ha pensato Michael Douglas, che nel film interpreta Hank Pym. Intervistato da Collider durante la promozione della seconda stagione della serie The Kominsky Method, l'attore ha confermato il suo ritorno e rivelato l'inizio delle riprese.

"Il mondo Marvel è stato davvero uno spettacolo. Adoro i film e mi sto divertendo tanto. Cominceremo il terzo [Ant-Man] all'inizio di gennaio 2021".

Anche senza conferme ufficiali, possiamo affermare che Paul Rudd tornerà ad interpretare, per la quinta volta, il personaggio di Scott Lang, cioè Ant-Man, così come sembra scontata la presenza di Evangeline Lilly nel ruolo di Hope van Dyne / The Wasp.

Con l'inizio delle riprese nei primi mesi del 2021, è presumibile un'uscita per il 2022, in piena Fase 5 della Marvel.

martedì 21 agosto 2018

Ant-Man and the Wasp - la recensione

A pochi mesi dallo shock di Avengers: Infinity War, è uscito nelle sale mondiali il ventesimo cinecomic della Marvel, Ant-Man and the Wasp.

Scott Lang (Paul Rudd) è ancora alle prese con le conseguenze delle sue scelte (la battaglia di Berlino), scelte che hanno avuto delle serie ripercussioni anche su Hope (Evangeline Lilly) e Hank Pym (Michael Douglas). Nonostante la grande freddezza calata tra le due parti, Hope e Hank hanno bisogno dell'aiuto di Scott per riuscire in una grande impresa: riportare indietro dal mondo subatomico Janet van Dyne, moglie di Hank e madre di Hope.
Hank, Hope e Scott però non sono gli unici ad essere interessati al potere del mondo subatomico, sulle loro tracce c'è un misterioso personaggio chiamato Ghost, capace di smaterializzarsi e ricomporsi. Ma il "fantasma" non è l'unico a volere la particolare attrezzatura di Hank Pym.

Dopo un capitolo ad alto contenuto drammatico come Infinity War, la leggerezza e la comicità di Ant-Man and the Wasp sono una boccata di aria fresca. Il film è volutamente spogliato della serietà, a volte anche eccessiva, che caratterizza molti alcuni altri film della MCU (basti pensare a Black Panther), e punta tutto su intrattenimento e spettacolarità. Il regista Payton Reed si affida soprattutto all'estro e alle capacità comiche di Paul Rudd, ben spalleggiato dai sui partner, in particolare Evangeline Lilly, Michael Douglas e Michael Pena. Il divertimento, la spettacolarità e il puro intrattenimento del film sono talmente ben riusciti da far dimenticare l'assenza di un vero cattivo,. Infatti né Ghost, né il personaggio di Walton Goggins, riescono a prendersi davvero il ruolo del villain, ma mentre l'assenza di peso del personaggio di Goggins è dovuta a un difetto di sceneggiatura, quella del "Fantasma" è dovuta alla sua evoluzione all'interno della storia. Quello di Ghost è un bel personaggio e Hannah John-Kamen riesce a trasmettere bene tutta la sua vulnerabilità.

Come dichiarato già nel titolo, il film introduce un nuovo supereroe nella famiglia, si tratta di The Wasp. Non è una sorpresa, che sarebbe stata presente nel sequel era stato chiaro fin dalla scena post-credit del primo film, il regista è stato comunque bravo ad inserirla in modo naturale, senza imporla o forzarne la presenza, e a metterla sullo stesso piano di Ant-man. I due personaggi ovviamente si equilibrano, tanto farsesco e "buffone" Scott Lang, tanto seria e concentrata Hope, ma The Wasp si prende il suo spazio senza dover sgomitare, e Evangeline Lilly che picchia duro fa la sua bella figura.
Perfettamente a suo agio Michael Douglas, sempre più in parte e capace di calibrare molto bene serietà e ironia. Bene anche Laurence Fishburne, Michael Pena, David Dastmalchian e Tip "T.I." Harris. Un piacere ritrovare Michelle Pfeiffer in un film di questa portate, anche se solo per una piccola parte.

Ant-Man and the Wasp è un film molto piacevole, due ore di puro intrattenimento per un film molto diverso dagli altri cinecomic, e questo è un bene.

La storia di questo nuovo capitolo della lunga saga cinematografica Marvel si colloca dopo i fatti di Civil War e contemporaneamente a quelli drammatici di Infinity War. Alla fine del film ci sono due scene post credit, con quella di mezzo davvero molto interessante a fare da collegamento diretto al prossimo Avengers. E dopo quella breve scena l'ansia cresce a dismisura.

venerdì 4 settembre 2015

Ant Man - la recensione

Scott Lang di definisce un "topo d'appartamento" più che un rapinatore. Uscito di prigione e desideroso di rientrare nella vita della sua figlioletta, viene contattato dal dottor Hank Pym, geniale scenziato che cinquant'anni prima aveva inventato una tuta capace di rimpicciolire le persone. Questo l'incipit che porterà il ladro Scott a diventare uno dei simboli degli Avengers cartacei e nuova entrata per quanto riguarda l'Universo Cinematograficco Marvel.



Per quanto un supereroe minuscolo in grado di comandare eserciti di formiche possa avere il suo fascino tra le pagine dei fumetti, non era facile trasporre Ant Man su grande schermo.
Il regista Peyton Reed non aveva molta esperienza in merito a grandi blockbuster, venendo per lo più dal mondo della commedia (anche ottima, come nel caso di Down with Love - Abbasso l'amore), eppure si rivela una scelta azzeccata, donando al film quella giusta dose di humor che è diventato marchio distintivo dei film Marvel e che aiuta a metabolizzare il fatto di star vedendo sostanzialmente un supereroe non proprio convenzionale.
Ottima scelta il protagonista Paul Rudd, a suo agio nella parte, ma soprattutto la presenza di Michael Douglas, stupendo Hank Pym, primo indimenticabile Ant Man e mentore di Scott.
Era un po' di tempo che la Marvel non ci regalava una storia di origini, ma arrivata alla fase 3 ecco che cala un'altra carta vincente con un film che è semplice, divertente, ricco d'azione, ottimo anche per se stesso, ma contemporaneamente continua l'immersione totale in un universo immenso a 360 gradi.
Non resta che fare i complimenti al film e al progetto tutto che sembra diventato inarrestabile, non solo sul piano della quantità ma anche della qualità.

domenica 19 gennaio 2014

Screen Actors Guild Awards (SAG) 2014 - Tutti i vincitori

Si sono tenuti ieri i SAG 2014, i riconoscimenti dal sindacato degli attori che spesso si trova d'accordo con le scelte dell'Academy per gli Oscar.
Poche sorprese hanno caratterizzato questi premi, come miglior attore vince Matthew McConaughey per la sua fantastica interpretazione in Dallas Buyers Club, mentre il premio come miglior attrice va a Cate Blanchett per Blue Jasmine. Come Miglior Cast trionfa American Hustle di David O. Russell.



Ecco la lista completa dei vincitori:

Miglior cast
American Hustle

Miglior attrice protagonista
Cate Blanchett – Blue Jasmine

Miglior attore protagonista
Matthew McConaughey – Dallas Buyers Club

Miglior attrice non protagonista
Lupita Nyong’O – 12 anni schiavo

Miglior attore non protagonista
Jared Leto – Dallas Buyers Club


Per le serie e film per la tv:

Miglior cast per una serie tv drammatica

Breaking Bad (AMC)

Miglior attrice per una serie tv
Maggie Smith – Downton Abbey (PBS)

Miglior attore per una serie tv
Bryan Cranston – Breaking Bad (AMC)

Miglior cast per una serie tv comica
Modern Family (ABC)

Miglior attrice per una serie tv comica
Julia Louis-Dreyfuss – “Veep” (HBO)

Miglior attore per una serie tv comica
Ty Burrell – “Modern Family” (ABC)

Miglior attrice in un film-tv o mini-serie
Helen Mirren – “Phil Spector” (HBO)

Miglior attore in un film-tv o mini-serie
Michael Douglas – “Behind the Candelabra” (HBO)

giovedì 5 dicembre 2013

Dietro i Candelabri - la recensione

Liberace, eccessivo ed eccentrico artista col candelabro sul pianoforte, showman, eccezionale pianista, raccontato da Steven Soderbergh.

La storia inizia in un dopo-show, quando a Liberace (M.Douglas) viene presentato il giovane Scott Thorson (M.Damon). Fra i due nasce subito una forte simpatia che si trasforma in una vera relazione in breve tempo. Scott diventa compagno di vita e di lavoro, trasforma se stesso per far felice Liberace, il loro rapporto è così forte che l'artista vorrebbe anche iniziare le pratiche per adottarlo. Le cose però lentamente si deteriorano.

Steven Soderbergh dimostra ancora una volta la sua versatilità come regista facendo un film su un personaggio decisamente eccessivo come Liberace, dimostra anche la sua intelligenza come narratore (meriti da condividere con lo sceneggiatore). 'Dietro i Candelabri' non è un classico biopic che racconta l'ascesa di un artista controverso, quando incontriamo Liberace è già sui sessant'anni e all'apice del successo, il film ci racconta una storia d'amore e i problemi che possono nascere col passare del tempo, il tutto sepolto sotto tonnellate di kitsch, pellicce, gioielli, lustrini, pianoforti a specchio e quant'altro. Il film inoltre affronta il tema dell'omosessualità di Liberace. L'artista ha sempre negato di essere gay, ha cercato di nascondersi dietro tutti quegli eccessi, di mettere in giro false storie con donne, anche dopo la morte, avvenuta nel '86, si è cercato di nascondere in tutti i modi il fatto che avesse l'AIDS per evitare che si parlasse della sua omosessualità. Soderbergh riesce a destreggiarsi fra questi temi senza cadere nel banale, senza usare stereotipi e senza sembrare omofobo in qualche modo, il regista parla in modo semplice e sincero soprattutto nel finale.
I protagonisti assoluti del film sono Michael Douglas e Matt Damon, due star che si sono lanciati senza paura in due ruoli rischiosi. Davvero ottime le loro interpretazioni, fanno le "mossette", a volte sembrano eccessivi ma sono assolutamente credibili e realistici, riescono a catturare anche le più piccole sfumature. Complimenti a loro, sono un valore aggiunto nel film.

'Dietro i Candelabri' si è guadagnato ben 11 Emmy (tra cui quella come miglior film, regia e attore a M.Douglas), il film infatti ha avuto una produzione non proprio facile, lo stesso Soderbergh ha raccontato che in principio l'idea era quella di fare un film per il cinema ma tutti gli Studios lo hanno rifiutato perché "troppo gay", poi è stata la HBO a dire sì per farne un film tv. Dopo è arrivato il Festival di Cannes che ha inserito il film addirittura in Concorso e infine il film è arrivato nei nostri cinema. Un bel viaggio. Il risultato finale è un bel film, sicuramente non perfetto, ad un certo punto il ritmo cala per poi riprendersi nel bel finale. Merita di essere visto.

martedì 21 maggio 2013

Festival di Cannes 2013 - giorno 7

Giro di boa per il Festival, sono già dieci i film presentati in Concorso e oggi è soprattutto il giorno di Paolo Sorrentino.

Presentato già ieri sera alla stampa, 'La Grande Bellezza', unico film italiano in Concorso. C'era grande attesa intorno a questo film che a fine proiezione ha raccolto diversi applausi, è stato apprezzato dalla stampa estera ma che è destinato a far discutere quella italiana.

La storia racconta di Jep Gambardella (uno straordinario Toni Servillo), un giornalista che vive a Roma da 26 anni, una volta era uno scrittore e il suo libro 'L'apparato Umano' vinse anche il "premio bancarella". Da quel giorno ha il blocco dello scrittore. Jep va a dormire quando gli altri si svegliano, vive le feste trash e mondane organizzate dai "nuovi mostri", vuoti e cafoni, che vivono una città, Roma, tanto bella da far "morire i turisti". Jep è il re delle feste, conosce tutti, ma è anche un uomo cinico e disilluso, e arrivato a 65 anni si interroga sul suo passato, ricorda, si rende conto che non vuole perdere tempo con le cose che non gli vanno, e si chiede come hanno fatto tutti a perdere il senso della "grande bellezza".

Sorrentino "fellineggia" un po', guardando a 'Roma' e a 'La Dolce Vita', ma racconta un'Italia ben diversa da quella degli anni '60, l'Italia di oggi. "Da napoletano sono andato a Roma da ragazzo e più tardi mi sono trasferito a viverci", racconta Paolo Sorrentino, "Così in tanti anni ho raccolto suggestioni e aneddoti. Ma è stata l'idea del personaggio di Jep a far sì che quegli appunti potessero diventare film, perché ci voleva un testimone che attraversasse quel mondo. [Il film] si interroga su sentimenti che non appartengono a un tempo preciso. La grande bellezza è la metafora di un paese che perde continuamente opportunità, mentre Roma, con la sua bellezza, testimonia che un tempo quelle opportunità sono state colte da qualcuno. Il film non mostra una povertà materiale, ma quella dell'anima e del vuoto. Ho voluto guardare a ciò che sta dietro l'apparenza del degrado del nostro paese. Questo film parla della bellezza della vita". E sui suoi personaggi, a volte grotteschi, Sorrentino dice: "Ho un occhio benevolo per la bellezza della città e verso le persone, anche se possono sembrare un po' insulse o non frequentabili. Dietro ognuno di loro ci sono malinconie, sofferenze, storie personali. Anche in situazioni squallide, persino patetiche, si cela una forma di bellezza". Sul paragone con Fellini: "Ho interiorizzato la lezione di Fellini, come tutti i giovani registi italiani. Ma eviterei i paragoni: 'La dolce vita' era un capolavoro, il nostro è solo un film". Prolifica la collaborazione fra Toni Servillo e il regista. L'attore al riguardo ha detto "E' l'ironia che unisce me e Paolo", e Sorrentino gli risponde dicendo che "è il mio miglior critico anzi forse l'unico critico di riferimento". Servillo ha poi parlato del suo Jep e lo descrive come un uomo indifferente a tutto ciò che ha intorno, "non è più un creativo, ma continua  a vivere sul suo passato".

Nel cast anche Carlo Verdone che ha parlato dell'esperienza di stare sul set con Sorrentino: "Sorrentino è talmente severo che quando abbiamo girato la scena del monologo del mio personaggio mi ha rimproverato dicendomi: 'Io non l’avevo scritto così questo monologo, doveva essere più ironico' e io lì ho avuto il primo attacco di panico in scena della mia vita. Abbiamo dovuto farla tantissime volte prima di arrivare al tono giusto. Io sui miei set sono abituato a scherzare tantissimo, altrimenti proprio non riesco a sciogliermi, invece Paolo è proprio uno da vecchia scuola, rigorosissimo e disciplinato. Io durante le riprese facevo magari le mie voci e facevo ridere qualcuno, allora lui si voltava col sigaro in bocca, con quella faccia come a dire: 'Chi osa ridere sul set?'". Ma Verdone racconta di essere riuscito a strappare una risata al regista: "stavo recitando con Toni una scena e ho cominciato a fare una delle mie voci, e Toni è scoppiato a ridere, così anche Paolo per una volta si è lasciato andare, però che fatica! Comunque c’è da dire che film come i suoi richiedono un controllo totale. In questo aveva addirittura quattro macchine da presa da gestire. Detto ciò, tornerei a lavorarci oggi stesso".

Il film esce domani nelle sale.

Presentato in Concorso anche il film di Steven Soderbergh 'Behind The Candelabra', con Michael Douglas e Matt Damon. Il film sull'artista Liberace che molti non volevano produrre perché considerato "troppo gay" e che poi ha trovato i fondi grazie alla HBO.

Protagonista del film Michael Douglas che in conferenza stampa ha raccontato di aver incontrato Liberace: "Ho incontrato Liberace una volta, avevo 12 anni, mio padre aveva una casa a Palm Springs e lui viveva non lontano da lì. Lo vidi uscire una volta dalla sua Rolls Roys, pieno d'oro e anelli, era una bella giornata e lui splendeva letteralmente al sole. Era un personaggio davvero charmant adorava le belle cose, era molto generoso, tutto intorno a lui luccicava". Matt Damon invece non l'ha mai incontrato essendo troppo giovane ma l'ha conosciuto grazie a sua madre: "Per mia madre era un idolo. Lei stessa era una pianista e adorava vederlo suonare". Steven Soderbergh ha invece raccontato le difficoltà nel trovare produttori. "Nessuno a Hollywood voleva farlo per via delle tematiche gay", ha detto il regista, "Dicevano che il film non avrebbe attirato il pubblico etero. E questo, dopo 'Brokeback Mountain'. Incomprensibile! Per di più il mio film è anche divertente, continuano a sorprendermi con le loro dinamiche assurde". "Non penso che il problema fossero le tematiche gay", ha ribattuto Douglas, "quanto il fatto che ormai a Hollywood non si interessano minimamente di film a basso budget. Per fortuna che c'è la tv. Il paradosso è che proprio il mio nome potrebbe essere stato controproducente. Nemmeno i piccoli distributori hanno avuto il coraggio di tirar fuori un Michael Douglas gay!". Inevitabile parlare dell'oggi, delle leggi sui diritti degli omosessuali. "Non so se tra 50 anni avremo finalmente una legge", ha detto Soderbergh, "magari ci chiederemo perché ci sia voluto così tanto tempo. Ma devo essere onesto: non pensavo a questo, preparando il film, quel che mi interessava era il rapporto tra i due personaggi. Un coreografo di Liberace mi ha raccontato che quando venne fuori la sua omosessualità era terrorizzato dall'idea che il pubblico lo avrebbe fischiato. Lo applaudirono più di prima. La vita privata degli artisti al pubblico non interessa. Conta ciò che sono in grado di dare. Magari un giorno arriveremo al punto in cui non si parlerà nemmeno più di queste cose".

Piccolo momento di commozione per Michael Douglas durante la conferenza stampa. "Dopo il cancro, questo film è un regalo", ha detto l'attore commosso. A sdrammatizzare ci ha pensato poi Matt Damon, che nel film interpreta il giovane compagno del protagonista, "posso vantarmi di aver condiviso con Michael Douglas momenti particolarmente intimi, come Sharon Stone o Demi Moore!".

Accolto abbastanza bene dalla critica che ha sottolineato la prova convincente di Michael Douglas e come il vero Liberace avrebbe apprezzato questo film.



Frra