Visualizzazione post con etichetta Toni Servillo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Toni Servillo. Mostra tutti i post

domenica 7 settembre 2025

Venezia 82 _ 'Father Mother Sister Brother' vince il Leone d'Oro. Ecco tutti i vincitori.

Si è chiuso ieri sera il Festival di Venezia 2025, una cerimonia di premiazione ben condotta da Emanuela Fanelli (e questa è già una novità!), con due premi italiani, e un vincitore finale un po' a sorpresa.

Alla fine, la giuria presieduta da Alexander Payne ha sorpreso tutti assegnando il Leone d'Oro a Jim Jarmusch e al suo Father Mother Sister Brother. Una scelta molto cinefila, un titolo sicuramente apprezzato ma nessuno lo aveva pronosticato come possibile Leone d'Oro.
Mentre sui social piovono accuse di "sionismo" e "codardia" contro la giuria, il presidente Alexander Payne ha spiegato così i premi e il vincitore: "La cosa ingiusta dell'essere a un festival è dover dire 'questo è meglio di quello'. Come giuria, abbiamo apprezzato in modo uguale entrambi quei film, ognuno per una ragione diversa. E auguriamo a entrambi film una vita lunga e importante, oltre a sperare che il sostegno dei premi dati stasera li aiuti".

Leone d'Argento - Gran Premio della Giuria per The Voice of Hind Rajab, quello che tutti davano come favorito per il Leone d'Oro.

Due premi italiani, Gianfranco Rosi ha vinto il Premio Speciale della Giuria con il suo documentario Sotto le Nuvole, e la Coppa Volpi come migliore attore a Toni Servillo per La Grazia.
Leone d'Argento per la regia a un commosso Benny Safdie per The Smashing Machine. Coppa Volpi come migliore attrice alla cinese Xin Zhilei per The Sun Rises on us all.

Due premi italiani anche nella sezione Orizzonti, migliore attrice e migliore attore, andati rispettivamente a Benedetta Porcaroli per Il rapimento di Arabella e Giacomo Covi per Un anno di scuola.

Ecco i vincitori.

Leone d'Oro miglior film
Father Mother Sister Brother di Jim Jarmusch

Leone d'Argento Gran Premio della Giuria
The Voice of Hind Rajab di Kaouther Ben Hania

Leone d'Argento miglior Regia
Benny Safdie per The Smashing Machine

Premio Speciale della Giuria
Sotto le nuvole di Gianfranco Rosi

Premio per la miglior sceneggiatura
Valerie Donzelli e Gilles Marchand per À pied d'oeuvre

Coppa Volpi migliore attrice
Xin Zhilei per The Sun Rises on us all

Coppa Volpi migliore attore
Toni Servillo per La grazia

Premio Marcello Mastroianni miglior attore emergente
Luna Wedler per Silent Friend

Leone del Futuro, Premio Luigi De Laurentiis per un'Opera Prima
Short summer di Nastia Korkia

Premio degli spettatori Armani Beauty
Calle Malaga di Maryam Touzani

- ORIZZONTI -

Premio Orizzonti per il miglior film
En el camino di David Pablos

Premio Orizzonti miglior regia
Anuparna Roy per Songs of the forgotten trees

Premio Speciale della giuria Orizzonti
Lost Land di Akio Fujimoto

Premio Orizzonti per la migliore attrice
Benedetta Porcaroli per Il rapimento di Arabella

Premio Orizzonti per il migliore attore
Giacomo Covi per Un anno di scuola

Premio Orizzonti per la miglior sceneggiatura
Ana Cristina Barragan per Hierra

-

martedì 21 dicembre 2021

È Stata la Mano di Dio - la recensione

Napoli, 1984. Fabietto Schisa è un ragazzino che vive la sua adolescenza tranquillamente con i suoi genitori, Saverio e Maria, e il fratelli, Marchino e Daniela. Ma sulla città e sulla famiglia aleggia un nome, sussurrato, pieno di speranza, senza davvero crederci, un sogno che potrebbe diventare realtà: Maradona che approda al Napoli.


Inizia così l'ultimo film di Paolo Sorrentino, quello che racconta sostanzialmente la sua storia e che, a più di sette anni da La Grande Bellezza, potrebbe riportarlo agli Oscar, proprio su quel palco dove, nel suo discorso di ringraziamento, citò proprio Maradona. 
E si respira l'atmosfera di quegli anni nel film di Sorrentino, si respira l'attesa, si percepisce ciò che Maradona ha significato (e ancora significa) per Napoli e per i napoletani, molto più che un giocatore di calcio, un simbolo di rinascita per la città, un eroe popolare, quasi una divinità pagana che veglia sui suoi discepoli.
La famiglia di Fabietto, pur con i suoi personaggi bislacchi e così tipicamente sorrentiniani, è una famiglia normale, semplice, con i suoi alti e bassi, piena di amore, dove la tragedia arriva come un fulmine a ciel sereno, scuotendo la vita di Fabietto e dove l'intervento di Maradona, o di Dio, ma forse di entrambi, ha un significato sia simbolico che letterale.

Lasciando un po' da parte i vezzi più estetisti del suo cinema, Sorrentino mette insieme immagini liriche e poetiche di una vita semplice, un film intimo che parla di famiglia sopra ogni altra cosa, quella famiglia che è stata strappata via troppo presto al protagonista, vero e proprio alter ego del regista stesso. C'è tanto di autobiografico, non solo nella storia, ma anche nei temi: troviamo quindi l'amore per i genitori e i fratelli, la venerazione per Maradona, la magia del Cinema, un certo nichilismo nei confronti della vita che però non sfocia mai nel cinismo vuoto ma riesce sempre a rimanere ammantato di poesia.


Ci sono anche i feticci di Sorrentino, da un certo tipo di ripresa e di dialogo a, soprattutto, l'attore Toni Servillo, sempre più camaleontico e, come al solito, perfetto nel dare vita a un padre con tante luci e qualche ombra, un uomo comune e straordinario insieme. Ottimo anche il giovane Filippo Scotti, per la prima volta nel ruolo da protagonista, un ruolo tutt'altro che facile anche per il semplice fatto di dover essere a tutti gli effetti la trasposizione dello stesso regista nella pellicola.

Sicuramente È stata la mano di Dio non ha lo stesso potere dirompente de La Grande Bellezza, ma non per questo è da meno al suo "predecessore" (simbolicamente, in ambito premi), forse non il capolavoro di Sorrentino ma di sicuro il suo film più intimo.

mercoledì 27 maggio 2020

Nastri d'Argento 2020 - le nomination

Sono state comunicate oggi le nomination ai Nastri d'Argento 2020. Tra i nominati sono presenti anche film che, a causa dell'emergenza sanitaria, hanno dovuto saltare l'uscita in sala, come Favolacce o Tornare.

Nelle nomination, testa a testa tra Pinocchio di Matteo Garrone e Favolacce dei fratelli D'Innocenzo, entrambi i film hanno ottenuto 9 candidature, tra cui miglior film, regia e gli attori, protagonisti e non.

Tra le nomination c'è una novità, nella categoria migliore attore ci sono cinque candidati per sei attori, Edoardo Leo e Stefano Accorsi infatti sono stati candidati come coppia per il film La Dea Fortuna.

Già annunciato nei giorni scorsi il Nastro dell'Anno, che andrà a Volevo Nascondermi di Giorgio Diritti, un premio che andrà alla produzione, al regista e al protagonista, Elio Germano.
Annunciato inoltre il Nastro d'Argento alla Carriera a Toni Servillo, con la motivazione: "Un protagonista che continua a lasciare il segno regalandoci personaggi e interpretazioni sempre indimenticabili".

Le candidature saranno votate dai giornalisti Sngci nei prossimi giorni.

La cerimonia di premiazione è stata confermata, si farà ma non nello storico scenario del Teatro Antico di Taormina, si farà a Roma, in una data e in un luogo ancora da definire (probabilmente dopo il 15 giugno). E' stato inoltre annunciato che la cerimonia si terrà seguendo tutte le norme di sicurezza, distanziamento (probabilmente saranno invitati a partecipare solo i premiati, massimo 200 persone), guanti e mascherine.

Ecco tutte le nomination.

MIGLIOR FILM 
Gli anni più belli di Gabriele Muccino
Hammamet di Gianni Amelio
La dea fortuna di Ferzan Ozpetek
Favolacce di Damiano e Fabio D’Innocenzo
Pinocchio di Matteo Garrone

MIGLIORE REGIA
Gianni Amelio – Hammamet
Pupi Avati – Il signor diavolo
Cristina Comencini – Tornare
Fratelli D’Innocenzo – Favolacce
Matteo Garrone – Pinocchio
Pietro Marcello – Martin Eden
Mario Martone – Il sindaco del Rione Sanità
Gabriele Muccino – Gli anni più belli
Ferzan Ozpetek – La Dea fortuna
Gabriele Salvatores – Tutto il mio folle amore

MIGLIOR REGISTA ESORDIENTE
Stefano Cipani – Mio Fratello Rincorre I Dinosauri
Marco D’Amore – L’immortale
Roberto De Feo – The Nest
Ginevra Elkann – Magari
Carlo Sironi – Sole
Igor Tuveri (Igort) – 5 È Il Numero Perfetto

MIGLIORE COMMEDIA
Figli di Giuseppe Bonito
Il Primo Natale di Salvo Ficarra, Valentino Picone
Lontano Lontano di Gianni Di Gregorio
Odio L’estate di Massimo Venier
Tolo Tolo di Luca Medici

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA
Stefano Accorsi, Edoardo Leo – La dea fortuna
Pierfrancesco Favino – Hammamet
Luca Marinelli – Martin Eden
Francesco Di Leva – Il Sindaco Del Rione Sanità
Kim Rossi Stuart – Gli Anni Più belli

MIGLIORE ATTRICE PROTAGONISTA 
Giovanna Mezzogiorno – Tornare
Micaela Ramazzotti – Gli anni più belli
Lunetta Savino – Rosa
Lucia Sardo – Picciridda
Jasmine Trinca – La Dea Fortuna

MIGLIORE ATTORE DI UNA COMMEDIA   
Luca Argentero – Brave Ragazze
Giorgio Colangeli – Lontano Lontano
Valerio Mastandrea – Figli
Giampaolo Morelli – 7 ore per farti innamorare
Gianmarco Tognazzi – Sono solo fantasmi               

MIGLIORE ATTRICE DI UNA COMMEDIA   
Antonella Attili – Tolo Tolo
Paola Cortellesi – Figli
Anna Foglietta – D.N.A. - Decisamente Non Adatti
Lucia Mascino – Odio L’estate
Serena Rossi – Brave ragazze; 7 ore per farti innamorare

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA 
Roberto Benigni – Pinocchio
Carlo Buccirosso – 5 è il numero perfetto
Carlo Cecchi – Martin Eden
M Gallo, R. De Francesco – Il Sindaco Del Rione Sanità
Massimo Popolizio – Il Primo Natale; Il Ladro Di Giorni                     

MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA 
Barbara Chichiarelli – Favolacce
Matilde Gioli – Gli Uomini D’oro
Valeria Golino – 5 è il numero perfetto; Ritratto Della Giovane In Fiamme
Benedetta Porcaroli– 18 Regali
Alba Rohrwacher – Magari

MIGLIOR PRODUTTORE   
Marco Belardi, Lotus Production e Paolo del Brocco, Rai Cinema 3 con r Marys Ent.- Gli anni più belli;
Agostino, Giuseppe e Mariagrazia Saccà, Rai Cinema e Vision Distribution – Favolacce e Hammamet;
Attilio De Razza, Tramp Limited, Giampaolo Letta di Medusa – Il primo Natale;
Luca Barbaraeschi, Eliseo Cinema, Paolo del Brocco Rai Cinema – L’Ufficiale e la spia;
Matteo Garrone Archimede film, Paolo del Brocco Rai Cinema, Leone Film – Pinocchio

MIGLIOR SCENEGGIATURA 
Favolacce – Damiano e Fabio D’Innocenzo
Il Sindaco del Rione Sanità – Mario Martone, Ippolita Di Majo
La Dea Fortuna – Gianni Romoli, Silvia Ranfagni, Ferzan Ozpetek
Martin Eden – Pietro Marcello, Maurizio Braucci
Tutto il mio folle amore  – Umberto Contarello, Sara Mosetti                           

 MIGLIOR SOGGETTO
Bar Giuseppe di Giulio Base
Buio di Emanuela Rossi
Il grande salto di Daniele Costantini
Il signor Diavolo di Pupi, Antonio e Tommaso Avati
L’uomo del labirinto di Donato Carrisi

MIGLIORE FOTOGRAFIA 
Luan Amelio – Hammamet
Paolo Carnera – Favolacce
Daniele Ciprì – Il primo Natale
Daria D’Antonio – Tornare; Il ladro di giorni
Italo Petriccione – Tutto il mio folle amore                         

MIGLIORE SCENOGRAFIA
Dimitri Capuani – Pinocchio
Emita Frigato, Paola Peraro – Favolacce
Giuliano Pannuti – Il signor diavolo
Luca Servino – Martin Eden
Tonino Zera – L’uomo del labirinto

MIGLIORI COSTUMI
Massimo Cantini Parrini – Pinocchio; Favolacce
Cristina Francioni – Il primo Natale
Alessandro Lai – Tornare
Andrea Cavaletto – Martin Eden
Nicoletta Taranta – 5 è il numero perfetto

MIGLIOR MONTAGGIO
Esmeralda Calabria – Favolacce
Marco Spoletini – Pinocchio; Villetta con ospiti
Jacopo Quadri – Il Sindaco Del Rione Sanità
Patrizio Marone – L’immortale
Claudio Di Mauro – Gli anni più belli; 18 regali

MIGLIOR SONORO
Maurizio Argentieri – Il sindaco di rione Sanità; Tornare
Gianluca Costamagna – L’immortale
Denny De Angelis – Martin Eden
Maricetta Lombardo – Pinocchio
Gilberto Martinelli – Tutto il mio folle amore

MIGLIOR COLONNA SONORA
Brunori Sas – Odio l’estate
Pasquale Catalano – La dea fortuna
Dario Marianelli – Pinocchio
Mauro Pagani – Tutto il mio folle amore
Nicola Piovani – Gli anni più belli

MIGLIOR CANZONE ORIGINALE
Che vita meravigliosa di Diodato – La Dea Fortuna;
Gli anni più belli di Claudio Baglioni – Gli anni più belli;
Il ladro di giorni di Alessandro Nelson Garofalo cantata da Alessandro Nero Nelson e Claudio Gnut – Il ladro di giorni;
Rione Sanità di Ralph P. (Raffaele Buonomo) – Il Sindaco del Rione Sanità;
Un errore di distrazione di Brunori Sas – L’ospite;
We come from Napoli di Liberato con Robert Del Naja – Ultras

sabato 12 maggio 2018

Loro 2 - la recensione

Ci eravamo lasciati con Fabio Concato e "Domenica bestiale", un tentativo plateale di riconquistare l'amore di Veronica, quella moglie che Silvio sta perdendo velocemente. Paolo Sorrentino apre questa seconda parte di Loro invece con i piani per recuperare quello che invece è, palesemente, l'unico vero amore del suo Berlusconi: il potere.


Arrivati alla fine si possono tirare le somme di un progetto che, pur essendo diviso in due, è un unico film, sia per tematiche che per struttura, dove si inizia con il roboante martellare della musica e si finisce con il silenzio ancora più assordante della vera Italia, quella che con le ragazze del bunga bunga ha poco a che fare, quella che si ritrova una notte al freddo per fare qualcosa di buono.
Chi si aspettava un film su Berlusconi, che denunciasse o glorificasse una figura così fondamentale della storia recente italiana rimarrà sicuramente deluso o quantomeno spiazzato.
Silvio è una maschera, quasi letteralmente, che rispecchia un'epoca di decadentismo morale, una maschera che nasconde la solitudine dell'uomo Silvio ma soprattutto solitudine sociale.
C'è una scena, in Loro 2, dove la poetica del film raggiunge il suo massimo, ed è nel confronto a due fra i due coniugi Berlusconi, uno sfogo in cui Toni Servillo è magistrale e in cui Sorrentino dà sfoggio di maestria registica.


Loro 2 diventa qui più grande della parte che lo aveva preceduto, perché paradossalmente restringendosi sul solo Silvio (o in questo caso sui soli Silvio e Veronica) allarga la sua visuale, facendoci vedere la solitudine di un'Italia che si rispecchia in un uomo politico indecifrabile, sempre in bilico fra caricatura e farsa, ma che non si può fare a meno di invidiare e, forse, amare perché rappresenta un sogno comune.

Lontano da qualsiasi intento politico, Loro racconta con intensità e delicatezza un personaggio di potere colto nella sua intera umanità, senza giudizio.

martedì 24 aprile 2018

Loro 1 - la recensione

Inutile negarlo, l'Italia è fermamente divisa fra Sorrentiniani e non Sorrentiniani, fra chi ama (a volte fino all'idolatria) le pellicole del regista napoletano e chi invece le detesta, bollandole come puro e compiaciuto esercizio di stile.
Stranamente questo concetto ben si adatta anche al berlusconismo: chi ne ha fatto quasi un Dio, chi un diavolo.
Sorrentino gioca sul dualismo della figura del personaggio Silvio Berlusconi e, paradossalmente, si astiene da ogni giudizio, scavando più profondamente nell'uomo che si cela dietro alla maschera e, allo stesso tempo, ritraendo quello che la società italiana ha tratto dalla figura, a volte mitologica, di Berlusconi.


Per tutta la prima ora del film il grande protagonista non lo vediamo mai, non lo sentiamo nemmeno nominare, non viene mai fatto alcun nome, eppure LUI aleggia su tutto e tutti, come una sorta di ideale. Perchè quello che Paolo Sorrentino porta in scena nella prima parte di questa prima parte è il ritratto del berlusconismo più becero, gli istinti più bassi e l'arrivismo rappresentati dal personaggio di Sergio (un grandissimo Riccardo Scamarcio), pugliese che si trasferisce a Roma per allontanarsi dal padre "troppo onesto", che si circonda di aspiranti veline e subrette comprate a suon di cocaina e promesse di successo, che organizza incredibili feste nella sua villa in Sardegna, tutto per farsi notare da LUI, per entrare nel loro giro, di quelli che contano.
Al contrario di quanto succedeva ne La Grade Bellezza, non c'è malinconia decadente nella rappresentazione delle bassezze umane, ma non c'è neanche il lirismo politico dell'Andreotti de Il Divo, tutto è crudo e violento, spoglio di ogni poesia, pregno invece di grande cinismo (il personaggio di Kasia Smutniak commenta laconicamente "è dura la vita quando non sai fare un cazzo"), 
Nel momento in cui entra in scena Silvio, con il volto di un Toni Servillo fra la maschera e l'icona, però tutto sembra fermarsi, il ritmo rallenta e dalla frenesia delle feste a base di ragazze e droga si entra nell'intimità dell'uomo, quello che tenta di riconquistare la moglie Veronica che "legge libri difficili" e lo lascia senza telefonino, quello che ha un complesso di inferiorità nei confronti di Agnelli e che diventa spietato quando si tenta di spodestarlo. Berlusconi, in LORO 1, il berlusconismo lo guarda con il binocolo, da lontano.


Per capire dove Sorrentino vorrà andare a parare bisogna per forza attendere la seconda parte, ma sembra già chiaro che il regista napoletano non ha nessuna intenzione di raccontare un fatto di cronaca puro e semplice, né tantomeno dare un giudizio morale e politico su Berlusconi, che sia positivo o negativo, ma vuole raccontare un'idea e un mondo che in fin dei conti appartiene un po' a tutti, di destra e di sinistra. 
Tutto documentato, tutto arbitrario. 

mercoledì 11 giugno 2014

David di Donatello 2014 - i vincitori

Si sono svolti ieri pomeriggio i David di Donatello 2014. La sfida principale era fra 'Il Capitale Umano' di Paolo Virzì e 'La Grande Bellezza' di Paolo Sorrentino, chi ha vinto?

Si potrebbe quasi parlare di ipotetico pareggio fra i due film. Sorrentino prende più statuette (9), tra cui quella come per la migliore regia, ma a vincere come miglior film è stato Virzì con 'Il Capitale Umano', che in totale ha vinto 7 premi. Nessuna sorpresa, era nell'aria che alla fine sarebbe andata così.

Zero sorprese anche nelle categorie degli attori. Il premio come migliore attore protagonista è andato a Toni Servillo ('La Grande Bellezza'), gli altri tre premi agli attori sono andati tutti a 'Il Capitale Umano': migliore attrice a Valeria Bruni Tedeschi, migliore attrice non protagonista a Valeria Golino e migliore attore non protagonista a Fabrizio Gifuni.
Il David come miglior film dell'Unione Europea è andato a 'Philomena', di Stephen Frears, mentre quello per il miglior film straniero a 'Grand Budapest Hotel', di Wes Anderson.

Il premio come regista esordiente è andato a Pif per 'La Mafia Uccide Solo d'Estate', film che si è preso anche il David Giovani, uno dei pochi momenti degni di nota della cerimonia, con Pif che ha detto davanti a tutti che la BNL (sponsor del premio, presente sul palco) si rifiutò di produrre il suo film. Altro momento da sottolineare, e che almeno ha scosso un po' il pubblico dal torpore, l'arrivo sul palco di Valerio Mastandrea che, senza cattiveria, ha preso un po' in giro Paolo Ruffini per la sua pessima conduzione della serata. Perché è un problema ricorrente nei David di Donatello, l'incapacità di creare un minimo di spettacolo intorno alla consegna dei premi e quella di trovare un presentatore in grado di sdrammatizzare in momenti fra un premio e l'altro. I due presentatori quest'anno erano l'attrice Anna Foglietta, che se l'è cavata abbastanza, e un Paolo Ruffini vicino al disastroso, inadatto a presentare in un contesto del genere. Ovviamente la colpa è da condividere con gli autori che evidentemente non sono in grado di scrivere battute o domande intelligenti da fare agli ospiti. Nessuno pretende gli Oscar (ci mancherebbe altro) ma possibile che non si riesce a fare una cerimonia degna, più scorrevole, meno noiosa e condotta senza momenti imbarazzanti?

Ecco l'elenco di tutti i vincitori del David 2014.

Migliore film: 'Il capitale umano'
Migliore regista: Paolo Sorrentino, 'La grande bellezza'
Migliore regista esordiente: Pierfrancesco Diliberto (Pif), 'La mafia uccide solo d'estate'
Migliore sceneggiatura: Francesco Piccolo, Francesco Bruni, Paolo Virzì, 'Il capitale umano'
Migliore produttore: Nicola Guliano, Francesca Cima per Indigo Film, 'La grande bellezza'
Migliore attrice protagonista: Valeria Bruni Tedeschi, 'Il capitale mano'
Migliore attore protagonista: Toni Servillo, 'La grande bellezza'
Migliore attrice non protagonista: Fabrizio Gifuni, 'Il capitale umano'
Migliore attore non protagonista: Valeria Golino, 'Il capitale umano'
Migliore direttore della fotografia: Luca Bigazzi, 'La grande bellezza'
Migliore Musicista: Pivio e Aldo De Scalzi 'Song'e Napule'
Migliore canzone originale: "A' Verità". dal film 'Song'e Napule'.
Migliore scenografo: Stefania Cella, 'La grande bellezza'
Migliore costumista: Daniela Ciancio, 'La grande bellezza'
Migliore truccatore: Maurizio Silvi, 'La grande bellezza'
Migliore acconciatore: Aldo Signoretti, 'La grande bellezza'
Migliore montatore: Cecilia Zanuso, 'Il capitale umano'
Migliori effetti digitali: Rodolfo Migliari e Luca Della grotta per CHROMATICA, 'La grande bellezza'
Migliore film dell'Unione Europea: 'Philomena' di Stephen Frears
Migliore film straniero: 'Grand Budapest Hotel' di Wes Anderson
Migliore fonico di presa diretta: Roberto Mazzarelli, 'Il capitale umano.'
Miglior documentario di un lungometraggio: 'Stop The Pounding Heart - Trilogia del Texas, atto III' di Roberto Minervini
Miglior cortometraggio: '37°4 S' di Adriano Valerio
David Giovani: 'La mafia uccide solo d'estate'
David di Donatello Web: Carlo e Clara
Premio speciale: Sophia Loren
Premio speciale: Carlo Mazzacurati
Premio speciale: Marco Bellocchio
Premio speciale: Andrea Occhipinti, Lucky Red.

mercoledì 12 giugno 2013

Globi d'Oro 2013: 'La Grande Bellezza' domina le nomination

Sono state annunciate oggi le nomination ai Globi d'Oro 2013, premio assegnato dalla stampa estera in Italia.

'La Grande Bellezza' di Paolo Sorrentino ha ottenuto il maggior numero di candidature (4), seguito da 'Razzabastarda' di Alessandro Gassmann e 'Gli Equilibristi' di Ivano De Matteo (3).

Nomination anche per 'Miele', 'Reality', 'La Migliore Offerta', 'Educazione Siberiana' e 'Io e Te'.

La cerimonia di premiazione si terrà il 3 luglio a Palazzo Farnese, a Roma, dove oltre al Gran Premio della Stampa Estera, saranno consegnati anche due premi alla carriera, a Franco Zeffirelli e Giuseppe Tornatore.

Ecco tutte le nomination:

MIGLIORE ATTORE
Valerio Mastandrea (Gli Equilibristi)
Toni Servillo (La Grande Bellezza)
Alessandro Gassmann (RazzaBastarda)
Aniello Arena (Reality)
Luca Marinelli (Tutti i Santi Giorni)

MIGLIORE ATTRICE
Claudia Gerini (Amiche da Morire)
Laura Chiatti (Il Volto di un’Altra)
Margherita Buy (La Scoperta dell’Alba)
Jasmine Trinca (Miele)
Federica Victoria “Thony” Caiozzo (Tutti i Santi Giorni)

MIGLIORE OPERA PRIMA
L'Intervallo
Miele
Razzabastarda

MIGLIORE REGIA
Daniele Cipri’ (E’ stato il Figlio)
Ivano De Matteo (Gli Equilibristi)
Leonardo Di Costanzo (L’Intervallo)
Paolo Sorrentino (La Grande Bellezza)
Roberto Andò (Viva la Libertà)

MIGLIORE SCENEGGIATURA
Giorgia Farina, Fabio Bonifacci (Amiche da Morire)
Ivano De Matteo (Gli Equilibristi)
Niccolò Ammaniti, Umberto Contarello, Francesca Marciano, Bernardo Bertolucci (Io e Te)
Leonardo Marini, Toni Trupia, Michele Placido (Itaker - Vietato agli Italiani)
Roberto Andò Angelo Pasquini (Viva la Libertà)

MIGLIORE FOTOGRAFIA
Italo Petriccione (Educazione Siberiana)
Luca Bigazzi (La Grande Bellezza)
Fabio Zamarion (La Migliore Offerta)
Daria D’Antonio (Padroni di Casa)
Marco Onorato (Reality)

MIGLIORE COLONNA SONORA
Mauro Pagani (Educazione Siberiana)
Franco Piersanti (Io e Te)
Lele Marchitelli (La Grande Bellezza)
Ennio Morricone (La Migliore Offerta)
Aldo De Scalzi, Pivio (RazzaBastarda)

MIGLIOR DOCUMENTARIO
Girlfriend in a Coma
Lo Stato della Follia
Suicidio Italia - Storie di estrema dignità

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO
L’Appuntamento
L’Esecuzione
La Prima Legge di Newton
Pre Carità



Frra

mercoledì 22 maggio 2013

La grande Bellezza - La recensione

La grande Bellezza è un film del 2013 di Paolo Sorrentino, con Toni Servillo, Carlo Verdone e Sabrina Ferilli.


Appena inizia il film ci ritroviamo immersi nella "nuova" dolce vita di Roma, con Jep Gambardella e tutti i suoi "amici" presi dalle feste mondane e da notti passate a chiacchierare per ore del più e del meno, senza in realtà raccontare nulla.

Il film è estremamente snob, ed è così che deve essere. I discorsi borghesi tra i vari personaggi, citando alle volte i grandi autori del passato, sono parole che agli occhi di persone "normali" risultano impersonali e vuote, così come coloro che le pronunciano.

Un bravissimo Toni Servillo, non poteva essere che lui ad interpretare il personaggio di Jep, sempre pronto ad interpretare qualsiasi ruolo gli viene proposto, senza essere mai banale.
Le sue battute ciniche nascondono un velo di tristezza e rimpianto per il passato, il suo primo (e forse unico) amore perduto e il non riuscire più a scrivere, facendo passare i giorni così, tra una festa e l'altra, una donna dopo l'altra.
Quella che mi ha sorpreso di più è Sabrina Ferilli, che fuori dai vari "cinepanettoni" è una bravissima interprete, capace ci catturare l'attenzione dello spettatore in un ruolo che sembra le sia stato cucito addosso, molto spontanea, a tratti intensa e un po' cafona quando serve.
In generale tutto il cast si è comportato bene, Carlo Verdone e Carlo Buccirosso sono ormai una garanzia, brava anche Pamela Villoresi.

Altra grande protagonista del film è Roma, città che a detta dei personaggi è perfida, ti mastica e ti consuma velocemente, per poi sputarti via con altrettanta velocità se non riesci a dire o fare tutto al momento giusto. Eppure, nelle immagini che ci propone il regista, Roma ci appare bellissima e silenziosa, nonostante il frastuono delle feste, i palazzi, le strade e i monumenti storici, sono al di fuori di tutto quello che succede. Il tutto legato da una bellissima colonna sonora, che si alterna tra musica "coatta" delle feste, e dolci sinfonie che accompagnano Jep in solitudine per le strade.


Lòisa

martedì 21 maggio 2013

Festival di Cannes 2013 - giorno 7

Giro di boa per il Festival, sono già dieci i film presentati in Concorso e oggi è soprattutto il giorno di Paolo Sorrentino.

Presentato già ieri sera alla stampa, 'La Grande Bellezza', unico film italiano in Concorso. C'era grande attesa intorno a questo film che a fine proiezione ha raccolto diversi applausi, è stato apprezzato dalla stampa estera ma che è destinato a far discutere quella italiana.

La storia racconta di Jep Gambardella (uno straordinario Toni Servillo), un giornalista che vive a Roma da 26 anni, una volta era uno scrittore e il suo libro 'L'apparato Umano' vinse anche il "premio bancarella". Da quel giorno ha il blocco dello scrittore. Jep va a dormire quando gli altri si svegliano, vive le feste trash e mondane organizzate dai "nuovi mostri", vuoti e cafoni, che vivono una città, Roma, tanto bella da far "morire i turisti". Jep è il re delle feste, conosce tutti, ma è anche un uomo cinico e disilluso, e arrivato a 65 anni si interroga sul suo passato, ricorda, si rende conto che non vuole perdere tempo con le cose che non gli vanno, e si chiede come hanno fatto tutti a perdere il senso della "grande bellezza".

Sorrentino "fellineggia" un po', guardando a 'Roma' e a 'La Dolce Vita', ma racconta un'Italia ben diversa da quella degli anni '60, l'Italia di oggi. "Da napoletano sono andato a Roma da ragazzo e più tardi mi sono trasferito a viverci", racconta Paolo Sorrentino, "Così in tanti anni ho raccolto suggestioni e aneddoti. Ma è stata l'idea del personaggio di Jep a far sì che quegli appunti potessero diventare film, perché ci voleva un testimone che attraversasse quel mondo. [Il film] si interroga su sentimenti che non appartengono a un tempo preciso. La grande bellezza è la metafora di un paese che perde continuamente opportunità, mentre Roma, con la sua bellezza, testimonia che un tempo quelle opportunità sono state colte da qualcuno. Il film non mostra una povertà materiale, ma quella dell'anima e del vuoto. Ho voluto guardare a ciò che sta dietro l'apparenza del degrado del nostro paese. Questo film parla della bellezza della vita". E sui suoi personaggi, a volte grotteschi, Sorrentino dice: "Ho un occhio benevolo per la bellezza della città e verso le persone, anche se possono sembrare un po' insulse o non frequentabili. Dietro ognuno di loro ci sono malinconie, sofferenze, storie personali. Anche in situazioni squallide, persino patetiche, si cela una forma di bellezza". Sul paragone con Fellini: "Ho interiorizzato la lezione di Fellini, come tutti i giovani registi italiani. Ma eviterei i paragoni: 'La dolce vita' era un capolavoro, il nostro è solo un film". Prolifica la collaborazione fra Toni Servillo e il regista. L'attore al riguardo ha detto "E' l'ironia che unisce me e Paolo", e Sorrentino gli risponde dicendo che "è il mio miglior critico anzi forse l'unico critico di riferimento". Servillo ha poi parlato del suo Jep e lo descrive come un uomo indifferente a tutto ciò che ha intorno, "non è più un creativo, ma continua  a vivere sul suo passato".

Nel cast anche Carlo Verdone che ha parlato dell'esperienza di stare sul set con Sorrentino: "Sorrentino è talmente severo che quando abbiamo girato la scena del monologo del mio personaggio mi ha rimproverato dicendomi: 'Io non l’avevo scritto così questo monologo, doveva essere più ironico' e io lì ho avuto il primo attacco di panico in scena della mia vita. Abbiamo dovuto farla tantissime volte prima di arrivare al tono giusto. Io sui miei set sono abituato a scherzare tantissimo, altrimenti proprio non riesco a sciogliermi, invece Paolo è proprio uno da vecchia scuola, rigorosissimo e disciplinato. Io durante le riprese facevo magari le mie voci e facevo ridere qualcuno, allora lui si voltava col sigaro in bocca, con quella faccia come a dire: 'Chi osa ridere sul set?'". Ma Verdone racconta di essere riuscito a strappare una risata al regista: "stavo recitando con Toni una scena e ho cominciato a fare una delle mie voci, e Toni è scoppiato a ridere, così anche Paolo per una volta si è lasciato andare, però che fatica! Comunque c’è da dire che film come i suoi richiedono un controllo totale. In questo aveva addirittura quattro macchine da presa da gestire. Detto ciò, tornerei a lavorarci oggi stesso".

Il film esce domani nelle sale.

Presentato in Concorso anche il film di Steven Soderbergh 'Behind The Candelabra', con Michael Douglas e Matt Damon. Il film sull'artista Liberace che molti non volevano produrre perché considerato "troppo gay" e che poi ha trovato i fondi grazie alla HBO.

Protagonista del film Michael Douglas che in conferenza stampa ha raccontato di aver incontrato Liberace: "Ho incontrato Liberace una volta, avevo 12 anni, mio padre aveva una casa a Palm Springs e lui viveva non lontano da lì. Lo vidi uscire una volta dalla sua Rolls Roys, pieno d'oro e anelli, era una bella giornata e lui splendeva letteralmente al sole. Era un personaggio davvero charmant adorava le belle cose, era molto generoso, tutto intorno a lui luccicava". Matt Damon invece non l'ha mai incontrato essendo troppo giovane ma l'ha conosciuto grazie a sua madre: "Per mia madre era un idolo. Lei stessa era una pianista e adorava vederlo suonare". Steven Soderbergh ha invece raccontato le difficoltà nel trovare produttori. "Nessuno a Hollywood voleva farlo per via delle tematiche gay", ha detto il regista, "Dicevano che il film non avrebbe attirato il pubblico etero. E questo, dopo 'Brokeback Mountain'. Incomprensibile! Per di più il mio film è anche divertente, continuano a sorprendermi con le loro dinamiche assurde". "Non penso che il problema fossero le tematiche gay", ha ribattuto Douglas, "quanto il fatto che ormai a Hollywood non si interessano minimamente di film a basso budget. Per fortuna che c'è la tv. Il paradosso è che proprio il mio nome potrebbe essere stato controproducente. Nemmeno i piccoli distributori hanno avuto il coraggio di tirar fuori un Michael Douglas gay!". Inevitabile parlare dell'oggi, delle leggi sui diritti degli omosessuali. "Non so se tra 50 anni avremo finalmente una legge", ha detto Soderbergh, "magari ci chiederemo perché ci sia voluto così tanto tempo. Ma devo essere onesto: non pensavo a questo, preparando il film, quel che mi interessava era il rapporto tra i due personaggi. Un coreografo di Liberace mi ha raccontato che quando venne fuori la sua omosessualità era terrorizzato dall'idea che il pubblico lo avrebbe fischiato. Lo applaudirono più di prima. La vita privata degli artisti al pubblico non interessa. Conta ciò che sono in grado di dare. Magari un giorno arriveremo al punto in cui non si parlerà nemmeno più di queste cose".

Piccolo momento di commozione per Michael Douglas durante la conferenza stampa. "Dopo il cancro, questo film è un regalo", ha detto l'attore commosso. A sdrammatizzare ci ha pensato poi Matt Damon, che nel film interpreta il giovane compagno del protagonista, "posso vantarmi di aver condiviso con Michael Douglas momenti particolarmente intimi, come Sharon Stone o Demi Moore!".

Accolto abbastanza bene dalla critica che ha sottolineato la prova convincente di Michael Douglas e come il vero Liberace avrebbe apprezzato questo film.



Frra





mercoledì 5 settembre 2012

Festival di Venezia - Giorno 8

Due film importanti segnano l'ottavo giorno della Mostra, il secondo film italiano in concorso e un film sulla sfrenata adolescenza che vede protagoniste due delle stelline più amate dai ragazzini.

Attesissimo fin da quando sono iniziate le riprese, 'Bella Addormentata' di Marco Bellocchio è finalmente arrivato al Lido, insieme al suo bel carico di polemiche, una decina di esponenti di Movimento per la Vita hanno manifestato contro il film (che non hanno visto).
Il cast è composto da Alba Rorhwacher, Piergiorgio Bellocchio, Maya Sansa, Toni Servillo, Brenno Placido, Michele Riondino, Roberto Herlitzka, Gianmarco Tognazzi e Isabelle Huppert.

La storia ruota attorno agli ultimi sei giorni di vita di Eluana Englaro. Il film però non parla della ragazza ma di alcuni personaggi indirettamente collegati a lei. Sei storie parallele. Una è quella di Eluana con tutte le polemiche che ha portato; c'è una ragazza in coma, figlia di una famosa attrice molto cattolica che la vuole tenere in vita a tutti i costi tra suore e mille preghiere mentre il fratello vorrebbe staccare la spina; una tossica che prova continuamente a suicidarsi ma il medico cerca di salvarla; poi ci sono altri due personaggi che seguono la vicenda di Eluana alla tv; e un politico della maggioranza che deve votare una legge che non condivide e che in passato ha staccato la spina alla moglie, motivo per cui la figlia, cattolica, non gli parla più.

In conferenza stampa il regista si è detto consapevole degli effetti che potrà avere questo film, tuttavia non vuole farne una bandiera: "Inevitabilmente Bella addormentata sposterà, almeno in parte, il dibattito sul tema dell’eutanasia. Ma non vorrei che fosse trascurato il film. Anche perché sarebbe assolutamente innaturale per me utilizzarlo come bandiera di una tesi. Certo ho le mie idee, la mia posizione è sempre stata discretamente laica. Ma non mi sono convertito se è questo che volete sapere". Il film comunque mantiene sempre una grande imparzialità, non si prende le parti di nessuno e nemmeno le si accusa per le loro idee, anche quando sono sbagliate o estreme, come la religiosissima madre (interpretata da I.Huppert) che vorrebbe salvare la figlia con le preghiere. "Il suo atteggiamento estremo, è qualcosa che considero al limite del patologico, eppure lo ammiro" ha detto Bellocchio. Inevitabile un accenno all'attualità con la vicenda del cardinal Martini: "Sono rimasto molto colpito. Non è in discussione la sua fede ma il suo chiedere una sedazione e l'esprimersi contro l'accanimento terapeutico. Nel mio film ricordo come Papa Wojtyla dicesse di lasciarlo tornare alla casa del padre".

Il film ha convinto, ha ricevuto discreti applausi dai critici che ne hanno sottolineato anche la bellezza visiva. Il Leone d'Oro sembra fuori portata ma c'è chi spera in un premio,


Altro evento della giornata, è il film 'Spring Breakers' di Harmony Korine, presentato in concorso.
Protagoniste Ashley Benson, Vanessa Hudgens, Heather Morris, Selena Gomez, più un quasi irriconoscibile James Franco.

Quattro teenagers, Brit, Candy, Bess e la timida Faith, durante la tradizionale (per gli americani) "vacanza di primavera". Sei giorni di sballo totale su una spiaggia, fra alcool e droghe. Le ragazze però sono a corto di soldi così decidono prima di tutto di rapinare una tavola calda per poi partire alla ricerca dello sballo. Dopo una settimana vengono arrestate e finiscono in cella (in costume). Vengono tirate fuori da Alien (J.Franco), rapper con una collezione di mitra e la passione per B.Spears. Da quel momento la vacanza sale ad un livello pericoloso, spaccio di droga e omicidi, ma che per loro è solo sballo.

Chi leggendo i nomi del cast ha storto un po' il naso dovrà ricredersi, il film ha convinto. Niente atmosfera adolescenziale, il film è cupo e incredibilmente realistico nel mostrare una generazione vuota di contenuto. Quello che viene raccontato è quello che si vede in giro, le ragazzine del film non sono esseri astratti ma esempi reali che si possono trovare in ogni scuola. Questo inquieta non poco ed è per questo che il film riesce nel suo intento.
Il regista Korine ha passato del tempo a "studiare" dei veri liceali: "E’ una generazione con un tipo di anima nuova, cresciuta con videoclip, videogiochi e le bambine in tv. Il passo dal vedere a fare è piccolo. Mi incuriosivano questi personaggi e li ho raccontati".
A colpire ci pensano anche i volti delle attrici, due in particolare, Vanessa Hudgens e Selena Gomez, nate sotto il segno della Disney, sono idoli delle teenagers di mezzo mondo. Questo film le ritrae in modo molto diverso da come i fan sono abituate a vederle. "Quando ho ricevuto il copione temevo che non sarei riuscita ad affrontare il ruolo naturalmente. Ma sul set è stato fantastico. Fare la cattiva ragazza è divertentissimo", ha detto la Hudgens in conferenza. Selena Gomez invece ha ammesso di aver temuto che questo film potesse intaccare la sua fama di "ragazza pulita" e che potesse scioccare troppo i giovanissimi fan (è giovanissima anche lei!): "Arrivando dal mondo Disney chiaramente vengo etichettata. Questo film mi ha dato una possibilità di crescere. Ma ho preferito evitare uno shock troppo grande ai miei fan". A chiudere ci ha pensato James Franco con una battuta: "I ragazzini di Disney Channel ameranno questa roba!".

Intanto, squadre di ragazzine, che non potranno vedere il film perché vietato ai minori, assediano il Lido per vedere i loro idoli, scortate dalle mamme e dai papà.


Frra

sabato 1 settembre 2012

Festival di Venezia - Giorno 4

Il quarto giorno a Venezia è segnato da due eventi: il primo film italiano in concorso e il nuovo film di Paul Thomas Anderson.

'E' Stato il Figlio' di Daniele Ciprì è il primo film italiano in concorso che viene presentato alla Mostra. Accolto da discreti applausi dopo la proiezione stampa, il film di Ciprì ha convinto, grazie anche ad un'ottima interpretazione di Toni Servillo, protagonista della pellicola.
La storia parte da un evento drammatico, una bambina viene uccisa per sbaglio durante un agguato di 'Ndrangheta. Il lutto per la perdita passa in fretta alla famiglia, grazie al rimborso che lo Stato offre ai parenti delle vittime: 220 milioni. I soldi però non portano necessariamente la felicità, e fra debiti, strozzini e altre sventure porteranno invece molti problemi.

Il film è stato definito buffo, paradossale, cinico, tragico ma ironico graffiante, proprio come vuole la tradizione della commedia all'italiana, in cui i personaggi sono maschere grottesche. "Non voglio fare morali, ma quando c'è di mezzo il denaro si spaccano pure le famiglie", ha detto il regista, "Nel caso dei Ciraulo il bene diventa male. Come oggi che c'è gente che si massacrerebbe per premi ricchissimi". Ciprì ha anche ammesso che per costruire la famiglia Ciraulo si è ispirato alla famiglia più famosa della tv, I Simpson. Gli fa eco Servillo: "Il film rispecchia le leggi arcaiche della Sicilia, e non solo, e gli stessi smarrimenti di una societa' dove antico e moderno convivono. E racconta come il sangue chiami il denaro e questo, a sua volta, chiami il sangue".
Il film sarà nelle sale il 14 settembre.

Altro film della giornata, l'attesissimo 'The Master' di Paul Thomas Anderson, con Philip Seymour Hoffman, Joaquin Phoenix e Amy Adams (assente a Venezia) nel cast. Arrivato al Lido come il favorito per la vittoria, il film ha diviso la critica.
La storia è quella di un rapporto, del legame forte che si crea tra il carismatico capo spirituale di una setta (Hoffman) e un violento e sbandato ex marinaio (Phoenix) reduce dalla seconda guerra mondiale.
Il film ha avuto una produzione problematica a causa della sua ispirazione. Non dichiarata apertamente ma evidente, la storia prende spunto da Scientology, la setta tanto celebre fra alcune star di Hollywood, una in particolare. A tal proposito il regista ha detto: "Ho mostrato il film a Tom Cruise e siamo ancora amici. Il resto rimane fra noi. [...] Conosco molto bene la storia di Ron Hubbard, il metodo di auto-aiuto di Dianetics, l'inizio insomma della setta di Scientology e non dico non mi abbia influenzato per questo film, ma non più di questo".
Il film si gioca tutto sui due protagonisti e le interpretazioni di Philip Seymour Hoffman e Joaquin Phoenix sono eccellenti, una vera e propria gara di bravura. "Il film è una storia d’amore, segue due personaggi legati l’uno dall’amore per l’altro" ha aggiunto Anderson. E Hoffman aggiunge "Si identificano l’uno nell’altro, sono bestie selvagge che nascono dalla stessa materia e vogliono addomesticarsi a vicenda".
Mentre Anderson e Hoffman hanno dialogato tranquillamente con i giornalisti (accorsi in massa, c'era gente seduta a terra), Joaquin Phoenix durante la conferenza stampa si è rifiutato di rispondere alle domande, limitandosi ad annuire distrattamente, sorridere e scuotere la testa. Non aveva voglia di stare lì, ad un certo punto si è alzato e ha abbandonato la conferenza per andare a fumare una sigaretta ma probabilmente era solo un modo per uscire dalla sala visto che aveva fumato anche dentro. Da annotare una sola risposta ad una domanda: "Non so da dove è arrivata l’ispirazione per il mio personaggio e neppure mi interessa". E poi il silenzio. Phoenix non è nuovo a certi comportamenti che per alcuni sono forzati e studiati e che i giornalisti hanno preso come una mancanza di rispetto. Forse non è ancora uscito dal personaggio di 'I'm Still Here'.
Il film uscirà in Italia a gennaio 2013.



Frra