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lunedì 27 luglio 2026

Odissea - la recensione

Senza dubbio uno dei fenomeni cinematografici dell'anno, per la portata del film, per l'attesa che c'era intorno, per il nome del regista, per il cast stellare, e per le polemiche assurde che l'hanno preceduto, Odissea alla fine è arrivato in sala e Christopher Nolan ci ha ricordato quanto può essere grande il Cinema.

La storia è inutile riassumerla, il travagliato viaggio che compie Ulisse per tornare a casa è materia di studio (almeno in Italia) delle scuole medie. Il poema di Omero è una delle storie più celebri di sempre, un materiale incredibilmente vasto che Nolan ha racchiuso in quasi tre ore di film e per farlo non ha rinunciato al suo stile.
Odissea è una storia complessa, un viaggio lunghissimo, e scegliere di raccontare quel viaggio solo come una grande avventura per tornare a casa, sarebbe stata la scelta più facile. Non è quella che ha fatto Nolan, il regista sceglie di raccontare un viaggio impervio, drammatico, cupo, brutale, doloroso, che altro non è che un viaggio nella coscienza del protagonista.

Non si procede in linea retta, nell'Odissea di Nolan è un continuo avanti e indietro nel racconto ma non come puro esercizio di stile, il regista in questo modo districa una matassa intricata fino ad arrivare al toccante finale, in cui svela il cuore della storia e del personaggio di Ulisse. Un eroe? No. Ulisse è un uomo che porta il peso delle proprie scelte e azioni, delle conseguenze di quelle azioni, e lungo il viaggio - prova dopo prova, tempesta dopo tempesta, ricordo dopo ricordo, morte dopo morte - quella consapevolezza prenderà sempre più corpo fino a materializzarsi nel senso di colpa di un uomo spezzato dalla guerra e dalla disumanità che quella guerra ha generato. Il viaggio di Ulisse diventa così un doloroso viaggio dentro Ulisse.
L'Ulisse di Nolan è un po' il "fratello" del fisico Oppenheimer del precedente pluripremiato film del regista. Entrambi sono uomini che sfidano gli dei per inseguire una propria idea di grandezza, che sia la costruzione di un cavallo o quella di una bomba - entrambi metodi drastici per cui i due personaggi usano tutta la propria intelligenza, quella intelligenza che è sempre stata motivo di vanto per loro - e solo dopo rendersi conto della devastazione che quelle idee hanno portato. In questo modo, Nolan ha allontanato il racconto dal mito e reso l'Odissea di Omero umana e incredibilmente attuale.

Tecnicamente il film è un'opera monumentale, girata in modo estremo, non in una piscina ma davvero in mare aperto, con effetti speciali vecchio stile oltre alla CGI. Nolan mischia generi diversi, fino alle venature horror delle scene di Polifemo e Circe. Le quasi tre ore di film volano dietro a un racconto che non ha momenti di ristagno e ti tiene incollato allo schermo. Le scene in mare aperto sono spettacolari. Girato in IMAX 70mm, e su uno schermo IMAX sicuramente raggiunge vette mozzafiato, ma ha una resa spettacolare anche sullo schermo standard. La visione in sala è davvero un'esperienza totale e immersiva.
Nota di merito alla eccezionale colonna sonora di Ludwig Göransson, in particolare nella scena della guerra di Troia dove la musica genera una crescente tensione che ti entra letteralmente nel petto.

Cast stellare, non una passerella di nomi per portare pubblicità ma volti giusti per i ruoli giusti. Matt Damon è un perfetto Ulisse, l'attore americano è entrato pienamente nell'idea di Nolan di rendere il personaggio non un eroe ma come uomo imperfetto e spezzato. Una grande prova fisica e una delle migliori interpretazioni della sua carriera.
Ottima Anne Hathaway, in una versione diversa della solita Penelope. Non una donna in passiva attesa del marito che passa il tempo a tessere e disfare la tela, qui Penelope è la vera metà di Ulisse, attenta e forte nel suo incrollabile sostegno e nella convinzione di mantenere la forza e la dignità del marito anche in sua vece, e Anne Hathaway incarna tutto questo alla perfezione.

Nel numeroso cast, tutti fanno la loro parte: Robert Pattinson è assolutamente odioso come pretendente al trono di Itaca; John Leguizamo offre una delle migliori interpretazioni della sua carriera; bravi Tom Holland, Charlize Theron, Himesh Patel, Zendaya.

Nota di merito per Samantha Morton nei panni di Circe, che Nolan trasforma rispetto al poema originale, non una bellissima strega ammaliatrice ma una donna che cova un profondo odio verso l'uomo e verso la guerra, perfettamente in linea con il cuore del film. L'attrice ha davvero pochi minuti ma se li prende tutti lasciando il segno.
Poi ci sono i due attori che sono stati al centro di stupide polemiche per mesi: Elliot Page e Lupita Nyong'o. Elliot Page è bravissimo, anche lui ha pochi minuti ma il suo ruolo è molto importante, ed è fisicamente perfetto per la parte. Un personaggio che ha un peso per la storia di Ulisse e nell'affascinante, inquietante scena degli Inferi, l'attore mostra tutta la sua bravura.
Anche Lupita Nyong'o ha poche scene ma fa il suo egregiamente. È sia Elena che Clitemnestra e l'idea di mettere una donna nera ad interpretarle ha perfettamente senso per come Nolan ha costruito il film. Sono l'oggetto del desiderio, sono "l'anomalia" attraverso cui affermare il potere e il prestigio degli uomini al comando, sono merce da esibire, da contendersi, da sottomettere, da possedere e per cui scatenare una guerra, sono il simbolo dell'oppressione dell'uomo sulla donna. Anche in questo caso, Nolan usa la storia di Elena e Clitemnestra e la rende incredibilmente attuale.

Realizzare un film sull'Odissea di Omero era un'impresa difficilissima, un testo complicato, antico, lunghissimo, ma questa non è l'Odissea di Omero, è l'Odissea di Nolan, o meglio "cantata" dal regista, come i cantori raccontavano le gesta di Ulisse. Christopher Nolan è riuscito a prendere un poema di più di tremila anni fa e a farlo suo, riuscendo ad adattare il testo al suo stile dove poteva e ad adattarsi lui al racconto dove era necessario; l'ha resa una storia attuale, ha creato un magnifico spettacolo visivo ed emozionale che ci ricorda la bellezza e la potenza del Cinema.

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domenica 27 agosto 2023

Oppenheimer - la recensione

Con un mese di ritardo finalmente è arrivato anche in Italia Oppenheimer, l'ultimo acclamatissimo film di Christopher Nolan, che arriva dopo il complicato Tenet, che aveva deluso un po' tutti, e Dunkirk che aveva diviso molto, fra chi lo aveva fortemente apprezzato e chi invece lo considera sottotono.

Con Oppenheimer Nolan sembra mettere da parte ogni esagerazione, i ghirigori fantascientifici e le complicazioni di trama per puntare invece dritto al sodo e fare un ritratta scarno, asciutto, ma allo stesso tempo complesso e intenso si J. Robert Oppenheimer (Cillian Murphy), il fisico americano che ha guidato il "Progetto Manhattan" e che è a tutti gli effetti il padre della bomba atomica. Ne risulta un personaggio stratificato, contraddittorio e complesso nelle sue molteplici sfaccettature, allo stesso tempo fragile e pieno di sé, estremamente chiuso ma dai modi spesso pomposi e autoritari, una personalità istrionica e tormentata che Nolan prende come archetipo dell'uomo e lo fa diventare, quasi letteralmente, il Prometeo della mitologia, che dopo aver consegnato il fuoco agli uomini viene severamente punito dagli dei. Anche Oppenheimer, quindi, si ritrova nella posizione per cui la sua scienza, quella meccanica quantistica che aveva rivoluzionato il mondo della fisica del primo ventennio del Novecento, gli serve a costruire un'arma spaventosa che ben presto sfugge a ogni tentativo di controllo, e con cui lo scienziato si troverà a dover fare i conti, politicamente e soprattutto moralmente, per il resto della sua vita.

Nel film si ritrovano alcuni stilemi tipici del cinema nolaniano, dalla non linearità del racconto alla destrutturazione del tempo e soprattutto il dualismo fra scienza ed etica, fra ragione e sentimento, fra teoria e pratica. Questo fa sì che pur essendo un film chiaramente incentrato, a partire dal titolo, sul suo protagonista, Oppenheimer è anche un film corale, dove moltissimi personaggi ruotano intorno alla figura principale e nessuno, anche quelli che compaiono in una sola scena, mancano di lasciare il segno. Accanto a un Cillian Murphy magnetico, c'è anche, vero contraltare del film e lo capiamo subito dall'uso intelligente del bianco e nero, uno straordinario Robert Downey Jr, che ci ricorda in modo chiaro che lui è molto più del Tony Stark made in Marvel. 

Ma il cast è davvero tutto di altissimo livello, Emily Blunt e Florence Pugh, che pur in poche scene riescono a dare grande potenza ai loro personaggi, e molti altri, tra cui Matt Damon.

Come accade spesso nel suo cinema, Nolan utilizza non solo montaggio e fotografia con fini narrativi, ma anche il suono, a partire dalla colonna sonora splendida di Ludwig Göransson (che non fa rimpiangere il grande Hans Zimmer) fino all'uso magistrale del sonoro, e in particolare dell'assenza di suoni, che spesso diventa importante tanto quanto, se non di più, dei dialoghi.

Con tre ore di durata che non si sentono affatto grazie a un ritmo serrato, dialoghi perfetti e l'uso sapiente del montaggio, Oppenheimer è forse il film più maturo, complesso e tecnicamente perfetto di Christopher Nolan. Se sarà anche il suo migliore, lo deciderà il tempo.

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domenica 31 ottobre 2021

The Last Duel - la recensione

Nella Francia feudale del 1386, il cavaliere Jean De Carrouges (Matt Damon) e lo scudiero Jacques Le Gris (Adam Driver) si sfidarono a un duello all'ultimo sangue a causa di una donna, Marguerite de Carrouges (Jodie Comer), moglie di De Carrouges che accusò Le Gris di stupro. Questo fu l'ultimo dei cosiddetti "Duelli di Dio" autorizzati dal Re di Francia, duelli in cui la colpevolezza e l'innocenza veniva decisa dalla volontà di Dio attraverso il duello all'ultimo sangue.

Ridley Scott prende questa vicenda storica e il romanzo che la racconta, The Last Duel scritto da Eric Jager, e ne fa una trasposizione perfettamente moderna per messa in scena e soprattutto per il modo in cui decide di mettere al centro della vicenda non tanto il duello che dà il titolo al film, quanto la violenza sulle donne, trattando il tutto con grandissima efficacia e senza retorica spicciola.

Come fece Kurosawa nel suo capolavoro Rashomon, la storia è raccontata dai tre punti di vista differenti dei tre protagonisti, ognuno dei quali con sfumature diverse sugli stessi eventi che riflettono le percezioni e i ricordi del soggetto. In una specie di gioco di specchi, in cui rivediamo la stessa scena dagli occhi prima del personaggio di De Carrouges e poi di Le Gris, arriviamo a chiederci quale sia effettivamente la verità, se Marguerite sia un angelo del focolare o una donna ammaliante, se De Carrouges sia un valoroso costantemente sottovalutato da tutti o un borioso e grezzo ignorante, se Le Gris sia un arrivista approfittatore o un brillante contabile con il gusto per la vita. È a questo punto che Scott però fa un salto ulteriore rispetto a quanto ci si potrebbe aspettare e ci offre il terzo punto di vista, quello della vittima, di Marguerite, dicendoci che la verità esiste ed è una sola, quella della vittima, quella di chi la violenza l'ha subita e la cui voce sembra essere messa in secondo piano rispetto all'orgoglio e all'ego dei due uomini. Se per suo marito o per il suo assalitore lei non è altro che un oggetto, che sia esso l'oggetto da difendere per ripulire l'onore oltraggiato o l'oggetto del desiderio di un amore ossessivo e malato, quando guardiamo la vicenda dagli occhi di Marguerite vediamo finalmente una donna a tutto tondo, con le due fragilità, le sue forze, i pregi e i difetti, e soprattutto vediamo finalmente il suo trauma e come ciò che le è successo influisce sulla sua vita. La sua, non quella degli uomini che la circondano.

Dal punto di vista tecnico non si piìuò che lodare la ricostruzione storica, dai costumi agli scenari, fino alla splendida riproposizione delle scene di battaglia, con uno dei più bei duelli uno contro uno che si siano mai visti al cinema. Anche la colonna sonora è splendida e riesce a essere sempre perfetta nell'accompagnare sia le scene più epiche che quelle più intime, con quelle note che richiamano più volte le melodie medievali a farla da padrone.

Ma se il film è così riuscito, oltre alla bellezza di regia e fotografia, il merito va soprattutto al trio protagonista. Se Matt Damon dà il meglio di sè con questo volto rovinato e quasi impettito, e Adam Driver giganteggia letteralmente con in'interpretazione fascinosa e allo stesso tempo raccapricciante, è sicuramente Jodie Comer a brillare più di tutti, infondendo alla sua Marguerite un'umanità fragile e granitica allo stesso tempo.

Dal post meToo in poi sono stati tantissimi i film che hanno cercato di dire la loro sull'argomento, ma davvero pochi film hanno centrato il tema come questa ultima fatica di Ridley Scott, e quasi nessuno lo ha fatto con una tale efficacia narrativa.

sabato 2 settembre 2017

Venezia 74 - giorno 4

Il protagonista del quarto giorno è uno che in Italia e al Festival di Venezia è di casa, si tratta di George Clooney, che porta in Concorso il suo ultimo lavoro da regista, Suburbicon.

Commedia nera nata dalla mente dei fratelli Coen, e firmata anche da Grant Heslov e dallo stesso Clooney, la storia è ambientata nella cittadina di Suburbicon, un pacifico sobborgo degli anni '50, tra case color pastello e giardini curati. La gente che vive a Suburbicon è tranquilla e riservata, il più riservato di tutti è il protagonista Gardner Lodge (M.Damon), che vive con la sua famiglia in una di quelle perfette villette. Una perfezione che s'incrina quando nel quartiere arriva la prima famiglia afroamericana, ma il signor Lodge ha ben altro a cui pensare. La sua tranquilla vita viene messa sottosopra da una violazione di domicilio, quattro uomini entrano in casa e addormentano lui e tutta la sua famiglia. La legge si rivela troppo lenta, e mentre il quartiere erige muri per evitare che i cittadini bianchi siano disturbati dalla vista della famiglia afroamericana, il signor Lodge decide di farsi giustizia da solo, finendo in una spirale di violenza e vendetta che rivela la maschera ipocrita di quella falsa perfetta periferia americana.

Un film molto attuale quello di George Clooney e l'attore durante la conferenza stampa non tira indietro la gamba quando parla degli USA di Donald Trump. "Una nuvola nera incombe sull'America", ha dichiarato l'attore, "Abbiamo iniziato a lavorare a questo film quando Trump ha iniziato la sua corsa politica e nei suoi discorsi elettorali parlava di costruire barriere, di fare di nuovo grande l'America. Queste problematiche purtroppo non sono mai morte negli Usa". Suburbicon comunque è una commedia nera, Clooney ci tiene a precisarlo. "Non volevamo fare polemiche o una lezione civica", ha spiegato l'attore, "il nostro intento era far ridere ed essere cattivi, ma è evidente che se vai negli Stati Uniti trovi un Paese che non è mai stato così arrabbiato. Io continuo a essere ottimista ma quello che sta succedendo negli USA necessita di una profonda riflessione".
Non un film politico quindi, ma un film che, nonostante sia ambientato nel 1959, riflette molte questioni attuali, come quella razziale e dell'integrazione. Parallela alla storia del protagonista, nel film è stata inserita la vicenda di una famiglia afroamericana che per quanto assurda non è inventata ma reale, William e Daisy Myers sono realmente esistiti, erano una coppia di neri che nel 1957 si trasferirono a Levittown scatenando una rivolta razziale. "Stiamo scontando ancora il nostro peccato originale: la schiavitù", ha detto Clooney, "La petizione che a un certo punto viene letta nel film, in cui si dice 'siamo per l'integrazione solo nel momento in cui i negri si saranno educati', non l'abbiamo scritta noi, è un documento vero. Il nostro non è un film su Donald Trump ma sulla sottigliezza con cui striscia sul razzismo". "Suburbicon rappresenta questo", gli fa eco Matt Damon, "il mio personaggio si aggira in bicicletta per il quartiere, di notte e pieno di sangue, tanto sa che non daranno la colpa a lui, ma ai neri".

Parlando del film, Matt Damon e Julianne Moore (che interpreta sia la moglie di Damon che la cognata) hanno dichiarato di essersi divertiti molto. "Sono stata contenta di poter interpretare due ruoli", ha detto Julianne Moore, "E' molto interessante capire come la vita di una sorella si ripercuote su quella dell’altra. Il mio personaggi invita suo nipote bianco a giocare con il bambino nero. E l’unica che lo fa. Perché lei sa cosa vuol dire essere emarginata. Non ha niente, mentre sua sorella ha tutto, ha la famiglia fantastica che voleva avere". Per Matt Damon non è stata certo la prima volta sul set con l'amico George Clooney. "Girare il film è stato molto divertente", ha detto l'attore, "è il settimo o ottavo set che divido con George. Mi ha chiamato dicendomi che sarebbe stata una parte mai fatta da me finora, ho dovuto spingermi oltre. Con George ormai ho capito come lavorare: quando dà un’indicazione basta fare il contrario e tutto va a meraviglia".
Nel cast c'è anche Oscar Isaac, in un ruolo che i Coen avevano scritto proprio per Clooney. "Non mi piace dirigermi da solo, è faticoso, e poi Oscar è stato bravissimo e io non avrei saputo fare di meglio", ha detto l'attore.

A George Clooney è stato chiesto anche se avesse mai fatto un pensierino su una possibile candidatura come Presidente degli USA. Domanda ha cui l'attore ha risposto in modo semi-serio: "In questo momento, chiunque abbia voglia di farlo è benvenuto. Sembra un lavoro divertente". "Chiunque sarebbe meglio di quello attuale", ha chiuso il discorso Matt Damon.

Suburbicon sarà nelle sale italiane il 14 dicembre.
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Presentato Fuori Concorso quello che il direttore Alberto Barbera ha definito il "film più violento del festival". Si tratta del prison movie Brawl in Cell Block 99, diretto da S. Craig Zahler.

Bradley Thomas (V.Vaughn) è ex pugile, ex alcolizzato, alto quasi due metri e una grossa croce tatuata sulla nuca, che viene licenziato dall'officina in cui lavora, lo stesso giorno in cui scopre che la moglie lo tradisce. Dopo aver distrutto a mani nude l'auto della donna, stringe con lei un nuovo patto. Dopo diciotto mesi sembra andare tutto bene, Bradley sta per diventare padre quando viene arrestato per colpa di un gruppo di messicani partner d'affari. L'uomo è pronto a scontare la sua pena senza fare problemi ma un ricatto lo costringerà a tirare fuori il peggio di sé per riuscire a farsi rinchiudere nel carcere di massima sicurezza Block 99.

"Il personaggio di questo film, Bradley Thomas, ha un sacco di violenza dentro di sé. Deve cercare di trattenerla, ma quando la rilascia è persino superiore a quello che credeva lui stesso. Una sorta di esperienza catartica", ha dichiarato il regista.
Protagonista del film è Vince Vaughn, in un ruolo molto diverso da quello in cui siamo abituati a vederlo. "Non credo siano scomparse del tutto le commedie dalla mia vita", ha dichiarato l'attore, "ma ho avuto la fortuna di trovare altri percorsi e sono molto contento".

mercoledì 30 agosto 2017

Venezia 74 - giorno 1

Apre alla grande la 74a Mostra del Cinema di Venezia, a dare il via alle danze è il nuovo film di Alexander Payne, Downsizing.

Tra fantascienza, ambiente e umorismo, Downsizing è ambientato in un futuro non molto lontano in cui il mondo sta morendo a causa dell'eccessivo consumo di energia da parte della popolazione sempre più numerosa. Per cercare di contrastare questo fenomeno, degli scienziati inventano un processo di rimpicciolimento che riduce l'altezza degli umani fino a farli diventare di dieci centimetri circa, così da avere a disposizione un minimondo dalle risorse praticamente illimitate e pochissimo spreco a livello mondiale. Il fisioterapista Paul Safranek (Matt Damon) decide di sottoporsi a questo processo insieme alla moglie (Kristen Wiig) che però si tira indietro proprio all'ultimo momento. Paul affronterà comunque il rimpicciolimento da solo e comincerà a vivere in un minimondo che sembra perfetto ma non lo è.

Oltre a Matt Damon e Kristen Wiig, il film vede nel cast anche il due volte premio Oscar Christoph Waltz, Jason Sudeikis, Hong Chau, Laura Dern e Neil Patrick Harris.

Downsizing inizia come film di fantascienza per poi continuare come commedia, ma senza dimenticare momenti romantici e commoventi. Un film che in modo "leggero" affronta argomenti di stretta attualità come il sovrappopolamento della Terra, i problemi ambientali, ecologici ed economici del nostro pianeta.
"Ci abbiamo lavorato per dieci anni", ha raccontato Alexander Payne, "e sicuramente molte cose ci sono finite dentro, anche perché il mondo di oggi non è lo stesso di allora. Ci interessava poi dare un sapore internazionale, ci sono personaggi asiatici come norvegesi, vedendo come la vicenda avrebbe echeggiato in giro per il mondo". Nel film c'è anche un messaggio politico e alcuni giornalisti della sala stampa non hanno potuto fare a meno di fare una domanda sull'attuale Presidente degli Stati Uniti Donald Trump (la cui politica ambientale è nulla). Il regista ha risposto tenendosi sul vago: "è difficile predire come la gente accoglierà il film. Non so cosa ne penserà chi ha votato Trump, facciamo film per tutti". Molto più diretto il commento di Matt Damon: "Trump non sta facendo nulla per l'ambiente. Sta solo distruggendo quello che ha fatto Obama. Che si può fare? Aspettare solo che se ne vada".

Parlando del film, Matt Damon ha elogiato il regista Alexander Payne. "Sarei pronto a recitare anche l’elenco del telefono per lui", ha detto l'attore, "credo che qualsiasi attore vorrebbe lavorare con lui. È estremamente meticoloso, fa 20 o 30 ciak se necessario e il mio compito è estremamente facile quando si lavora con un regista così. Downsizing è un film ottimista, il più ottimista di Alexander... e credo che dica molto di lui!".
Il regista è stato il motivo principale che ha spinto Kristen Wiig ad accettare il film, ma non solo: "Sapevo che Alexander era coinvolto, e io lo amo da tutta la vita. Credo che questo film faccia affermazioni reali sull'ambiente, e questo mi ha spinto ad accettare". "Gli argomenti sono seri, ma il film è soprattutto divertente, c'è humour fino alla fine", ha sottolineato l'attrice Hong Chau.
Sull'idea di rimpicciolirsi, se mai fosse possibile, Kristen Wiig però la pensa diversamente: "Più che rimpicciolirmi, io mi ingrandirei!".

Il film ha avuto una buona accoglienza ma non sono mancate alcune critiche, soprattutto per gli aspetti più politici della storia. Downsizing sarà nelle sale italiane dal 21 dicembre.
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Conferenza stampa di presentazione anche per la giuria del Concorso, che vede come presidente una grande attrice come Annette Bening. Durante l'incontro con la stampa, l'attrice ha parlato di un tema molto caldo ad Hollywood: il sessismo.

"L'atteggiamento sessista ad Hollywood c'è, non ci sono dubbi, ma credo anche che le cose stiano cambiando", ha dichiarato l'attrice, "Come donne dobbiamo essere astute e creative. La maggior parte delle persone fanno fatica a farsi produrre film, a prescindere dal proprio sesso, e per quanto resistano atteggiamenti sessisti io penso che per prime le donne debbano fare film che piacciono a tutti e questo migliorerà ancora di più le cose. C'è tanta strada da fare, ma la direzione è quella giusta".
Alla domanda (piuttosto stupida) se cercherà o meno di far vincere il Leone d'Oro a una donna, l'attrice è stata chiara: "Non ho accettato l'incarico con questo atteggiamento".

E a proposito di donne, Annette Bening è presidente di una giuria divisa perfettamente a metà, ci sono infatti quattro donne, Jasmine Trinca, Ildikó Enyedi, Rebecca Hall e Anna Mouglalis, e quattro uomini Michel Franco, David Stratton, Edgar Wright, e Yonfan.

giovedì 27 luglio 2017

Venezia 74 - presentato il programma completo

E' stato presentato questa mattina il programma della 74a edizione della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, che si terrà dal 30 agosto al 9 settembre.

Tanti titoli interessanti, tante star attese, quattro film italiani in Concorso.
Ad aprire sarà Downsizing di Alexander Payne, uno dei due film che vedranno Matt Damon protagonista, l'altro sarà Suburbicon, nuovo film diretto da George Clooney su una sceneggiatura dei fratelli Coen.
Altri due titoli molto interessanti e molto attesi saranno The Shape of Water, fiaba dark di Guillermo del Toro, e Mother di Darren Aronofsky, con Jennifer Lawrence e Javier Bardem protagonisti.

Tra i quattro film italiani del Concorso, grande curiosità intorno a The Leisure Seeker, primo film in lingua inglese di Paolo Virzì che vede come protagonisti Helen Mirren e Donald Sutherland.

Presidente di giuria sarà Annette Bening. Ecco il programma completo.

CONCORSO
– Human Flow di Ai Weiwei
– Mother! di Darren Aronofsky
– Suburbicon di George Clooney
– The Shape of Water di Guillermo Del Toro
– L’insulte di Ziad Doueri
– La Villa di Robert Guediguian
– Lean On Pete di Andrew Haigh
– Mektoub, My Love: Canto Uno di Kechiche
– The Third Murder di Hirokazu Koreeda
– Jusqu’a La Garde di Xavier Legrand
– Ammore e Malavita dei Manetti Brothers
– Foxtrot di Samuel Maoz
– Three Billboard Outside Ebbing, Missouri di Martin McDonagh
– Hannah di Andrea Pallaoro
– Downsizing di Alexander Payne
– Jia Nian Hua di Vivian QU
– Una famiglia di Sebastiano Riso
– First Reformed di Paul Schrader
– Sweet Country di Warwick Thornton
– The Leisure Seeker di Paolo Virzì
– Ex Libris – The New York Public Library di Frederick Wiseman

ORIZZONTI
– Nico 1988 di Susanna Nicchiarelli
– Disappearance di Ali Asgari
– Espèces Menacées di Gilles Bourdos
– Les Bienheureux di Sofia Djama
– The Rape of Recy Taylor di Nancy Buirsky
– Caniba di Lucien Castaing-Taylor e Verena Paravel
– Marvin di Anne Fontaine
– Invisible di Pablo Giorgelli
– Brutti e cattivi di Cosimo Gomez
– The Cousin di Tzahi Grad
– The Testament di Amichai Greenberg
– La Nuit Ou J’ai Nagé di Damien Manivel e Igarashi Kohei
– No Date, No Signature di Vahid Jalilvand
– Los versos del olvido di Alireza Khatami
– Krieg di Rick Ostermann
– West of Sunshine di Jason Raftopoulos
– Gatta Cenerentola di Alessandro Rak
– Under the Tree di Hafsteinn Gunnar Sigurðsson
– La vita comune di Edoardo Winspeare

FUORI CONCORSO (fiction)
– Casa d’altri di Gianni Amelio (cortometraggio)
– Thriller in 3D di John Landis e Michael Jackson
– Our Souls at Night di Ritesh Batra
– Il signor Rotpeter di Antonietta De Lillo
– Vittoria e Abdul di Stephen Frears
– La Mélodie di Rachid Hami
– Outrage Coda di Takeshi Kitano (film di chiusura)
– Loving Pablo di Fernando Léon de Aranoa
– Zama
– La Fidèle di Michael R. Roskam
– Il colore nascosto delle cose di Silvio Soldini
– Brawl in Cell Block 99 di Craig Zahler
– Diva! di Francesco Patierno

FUORI CONCORSO (documentari)
– Cuba and the Cameraman di Jon Alpert
– My Generation di David Batty
– Piazza Vittorio di Abel Ferrara
- The Devil and Father Amorth di William Friedkin
- This Is Congo di Daniel McCabe
- Wormwood (serie Netflix) di Errol Morris

CINEMA nel GIARDINO
– Suburra – La serie (primi due episodi)
– Manuel di Dario Albertini
– Controfigura di Ra Di Martino
– Woodshock di Kate e Laura Mulleavy
– Tuers di Francois Troukens e Jean-Francois Hensgens
– Nato a Casal Di Principe di Bruno Oliviero

PROIEZIONI SPECIALI
– La lunga strada del ritorno di Alessandro Blasetti
– Barbiana ’65 – La lezione di Don Milani di Alessandro G.A. D’Alessandro
– Lievito madre – Le ragazze del secolo scorso

lunedì 11 gennaio 2016

Golden Globes 2016 - tutti i vincitori di cinema e tv

Si è svolta nella notte la cerimonia di premiazione dei Golden Globes 2016. A presentare è stato Ricky Gervais, tornato sul luogo del misfatto dopo qualche anno, e che nonostante si sia trattenuto rispetto alle passate edizioni da lui condotte, qualche battutina al veleno gli è comunque sfuggita.

Più di una sorpresa tra i premiati. A vincere come miglior film drama è stato The Revenant, di Alejandro González Iñárritu, che si è portato a casa anche il premio per la regia e quello come migliore attore a Leonardo DiCaprio, momento che ha dato gioia a tutti, compresa l'intera platea.
Mentre c'è ancora chi si chiede se fosse la categoria giusta o no, The Martian ha vinto il Golden Globe come miglior film comedy/musical, e come migliore attore comedy/musical, assegnato a Matt Damon. Più che meritato.

Le sorprese, o mezze sorprese, sono arrivate con il premio alla migliore attrice protagonista drama, a trionfare è stata l'outsider Brie Larson, per Room, che ora diventa a tutti gli effetti la favorita per l'Oscar. Nella categoria migliore attrice comedy/musical a portarsi a casa il premio è stata Jennifer Lawrence per Joy, decisione che non ha convinto del tutto, non per l'interpretazione dell'attrice ma perché il film ha ricevuto critiche molto negative e il premio è sembrato un po' forzato.
Kate Winslet ha vinto il premio come migliore attrice non protagonista per Steve Jobs, premio che sembrava abbastanza scontato, soprattutto dopo la decisione (controproducente) di inserire Rooney Mara tra le protagoniste invece che tra le non protagoniste. Molto emozionante il momento del premio a Sylvester Stallone come migliore attore non protagonista per Creed, in cui interpreta ancora una volta il personaggio amatissimo di Rocky. Ed è stata proprio la mitica colonna sonora del film del '76 ad accompagnare sul palco il grande Sly, visibilmente emozionato, mentre la sala si alzava tutta in piedi ad applaudirlo.

Nessuna sorpresa per il miglior film d'animazione, assegnato ad Inside Out della Pixar. Assolutamente giusto. Grande gioia per il premio per la migliore colonna sonora al grandissimo maestro Ennio Morricone per The Hateful Eight, a ritirare il premio è stato un felicissimo Quentin Tarantino.

Un bel momento si è vissuto con il meritatissimo premio alla carriera, il Cecil B. DeMille Award, a Denzel Washington, mai visto così emozionato. A consegnarlo è stato un altro gigante del cinema, Tom Hanks.

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Altre sorprese sono arrivate dai premi alla tv, e non sono tutte sorprese positive. Le migliori serie dell'anno sono state Mr. Robot (drama) e Mozart in the Jungle (comedy/musical). La prima si è portata a casa anche il premio come migliore attore non protagonista, a Christian Slater, la seconda invece quello come migliore attore comedy/musical assegnato a Gael Garcia Bernal.

Non convince del tutto, ma alla fine neanche sorprende, il premio come migliore attrice in una serie tv drama consegnato a Taraji P. Henson per Empire. Resta invece abbastanza incomprensibile il premio come migliore attrice in una miniserie/film tv assegnato a Lady Gaga per American Horror Story: Hotel, non solo perché l'ultima stagione della serie e la sua interpretazione non hanno avuto un riscontro particolarmente positivo di critica e pubblico, ma soprattutto perché nella sua stessa categoria c'erano attrici molto più meritevoli, come la Kirsten Dunst di Fargo. Misteri dei Golden Globes.

Ecco l'elenco di tutti i vincitori.

CINEMA

Miglior film drammatico
Carol
Mad Max: Fury Road
The Revenant
Room
Spotlight

Miglior film commedia o musicale
La grande scommessa
Sopravvissuto - The Martian
Joy
Spy
Trainwreck - Un disastro di ragazza

Miglior regista
Todd Haynes - Carol
Tom McCarthy - Spotlight
George Miller - Mad Max: Fury Road
Alejandro Gonzales Inarritu - The Revenant
Ridley Scott - The Martian

Miglior attore in un film drammatico
Bryan Cranston - Trumbo
Michael Fassbender - Steve Jobs
Eddie Redmayne - The Danish Girl
Will Smith - Concussion
Leonardo DiCaprio - The Revenant

Miglior attrice in un film drammatico
Cate Blanchett - Carol
Rooney Mara - Carol
Brie Larson - Room
Saoirse Ronan - Brooklyn
Alicia Vikander - The Danish Girl

Miglior attrice in un film commedia o musicale
Jennifer Lawrence - Joy
Melissa McCarthy - Spy
Amy Schumer - Trainwreck
Maggie Smith - The Lady in the Van
Lily Tomlin - Grandma

Miglior attore in un film commedia o musicale
Christian Bale - La grande scommessa
Steve Carell - La grande scommessa
Al Pacino - Danny Collins
Matt Damon - The Martian
Mark Ruffalo - Infinitely Polar Bear

Miglior attrice non protagonista
Jane Fonda - Youth
Kate Winslet - Steve Jobs
Jennifer Jason Leigh - The Hateful Eight
Helen Mirren - Trumbo
Alicia Vikander - Ex Machina

Miglior attore non protagonista
Paul Dano - Love & Mercy
Idris Elba - Beasts of No Nation
Mark Rylance - Il ponte delle spie
Michael Shannon - 99 Homes
Sylvester Stallone - Creed

Miglior film in lingua non inglese
Il figlio di Saul
Dio esiste e vive a Bruxelles
El Club
The Fencer
Mustang

Miglior film d'animazione
Anomalisa
Il viaggio di Arlo
Inside Out
Snoopy & Friends - Il film dei Peanuts
Shaun - Vita da pecora: il film

Miglior sceneggiatura
Steve Jobs - Aaron Sorkin
Room - Emma Donoghue
Spotlight - Josh Singer, Tom McCarthy
La grande scommessa - Adam McKay, Charles Randolph
The Hateful Eight - Quentin Tarantino

Miglior colonna sonora originale
Alexandre Desplat - The Danish Girl
Carter Burwell - Carol
Daniel Pemberton - Steve Jobs
Ryuichi Sakamoto & Alva Noto - The Revenant
Ennio Morricone - The Hateful Eight

Miglior canzone originale
"Writing’s On the Wall" - Spectre
"Love Me Like You Do" - Cinquanta sfumature di grigio
"One Kind of Love" - Love & Mercy
"See You Again" - Furious 7
"Simple Song #3" - Youth

Cecil B. De Mille Award
Denzel Washington

-
TV

MIGLIORE SERIE - DRAMA
Empire
Il Trono di Spade
Mr. Robot
Narcos
Outlander

MIGLIORE SERIE - COMEDY o MUSICAL
Casual
Mozart in the Jungle
Orange Is the New Black
Silicon Valley
Transparent
Veep

MIGLIORE ATTORE IN UNA SERIE - DRAMA
Jon Hamm, Mad Men
Rami Malek, Mr. Robot
Wagner Moura, Narcos
Bob Odenkirk, Better Call Saul
Liev Schreiber, Ray Donovan

MIGLIORE ATTRICE IN UNA SERIE - DRAMA
Caitriona Balfe, Outlander
Viola Davis, Le regole del delitto perfetto
Eva Green, Penny Dreadful
Taraji P. Henson, Empire
Robin Wright, House of Cards

MIGLIORE ATTORE IN UNA SERIE - COMEDY o MUSICAL
Aziz Anzari, Master of None
Gael García Bernal, Mozart in the Jungle
Rob Lowe, The Grinder
Patrick Stewart, Blunt Talk
Jeffrey Tambor, Transparent

MIGLIORE ATTRICE IN UNA SERIE - COMEDY o MUSICAL
Rachel Bloom, Crazy Ex-Girlfriend
Jamie Lee Curtis, Scream Queens
Julia Louis-Dreyfus, Veep
Gina Rodriguez, Jane the Virgin
Lily Tomlin, Grace & Frankie

MIGLIORE MINISERIE o FILM TV
American Crime
American Horror Story: Hotel
Fargo
Flesh and Bone
Wolf Hall

MIGLIORE ATTORE IN UNA MINISERIE o FILM TV
Idris Elba, Luther
Oscar Isaac, Show Me a Hero
David Oyelowo, Nightingale
Mark Rylance, Wolf Hall
Patrick Wilson, Fargo

MIGLIORE ATTRICE IN UNA MINISERIE o FILM TV
Kirsten Dunst, Fargo
Lady Gaga, American Horror Story: Hotel
Sarah Hay, Flesh and Bone
Felicity Huffman, American Crime
Queen Latifah, Bessie

MIGLIORE ATTORE NON PROTAGONISTA SERIE, MINISERIE o FILM TV
Alan Cumming, The Good Wife
Damien Lewis, Wolf Hall
Ben Mendelsohn, Bloodline
Tobias Menzies, Outlander
Christian Slater, Mr. Robot

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA SERIE, MINISERIE o FILM TV
Uzo Aduba, Orange Is the New Black
Joanne Froggatt, Downton Abbey
Regina King, American Crime
Judith Light, Transparent
Maura Tierney, The Affair

giovedì 10 dicembre 2015

Golden Globes 2016: le nominations

In diretta dal Beverly Hilton Hotel di Los Angeles, sono state annunciate le nomination del Golden Globes 2016, la cui cerimonia di premiazione si terrà il 10 Gennaio. A guidare la lista, con 5 candidature, troviamo Carol, di Todd Haynes, subito seguito dal nuovo film di Danny Boyle, Steve Jobs, che però non porta a casa nè la nomination per miglior film, nè quella per miglior regia. Bella sorpresa per Ridley Scott e il suo delizioso The Martian, candidato sia come miglior commedia, che come miglior regia, e per Mad Max: Fury Road, candidato come miglior film e regia.  Fa piacere vedere anche Matt Damon tra i migliori attori protagonisti in una commedia ed Idris Elba tra i non protagonisti per il bellissimo Beasts of no Nation di Fukunaga. Tarantino porta a casa infine tre nomination per colonna sonora, sceneggiatura e attrice non protagonista.



MIGLIOR FILM – DRAMMATICO
  • Carol
  • Mad Max: Fury Road
  • The Revenant
  • Room
  • Spotlight
MIGLIOR FILM – COMMEDIA & MUSICAL
  • The Big Short
  • The Martian
  • Joy
  • Spy
  • Trainwreck
MIGLIOR REGISTA
  • Todd Haynes – Carol
  • Alejandro G. Inarritu – The Revenant
  • Tom McCarthy – Spotlight
  • George Miller – Mad Max: Fury Road
  • Ridley Scott – The Martian
MIGLIOR SCENEGGIATURA
  • Emma Donoghue – Room
  • Tom McCarthy, Josh Singer – Spotlight
  • Charles Randolph, Adam McKay – The Big Short
  • Aaron Sorkin – Steve Jobs
  • Quentin Tarantino – The Hateful Eight
MIGLIORE ATTRICE IN UN FILM DRAMMATICO
  • Cate Blanchett – Carol
  • Rooney Mara – Carol
  • Brie Larson – Room
  • Saoirse Ronan – Brooklyn
  • Alicia Vikander – The Danish Girl
MIGLIOR ATTORE IN UN FILM DRAMMATICO
  • Bryan Cranston – Trumbo
  • Leonardo DiCaprio – The Revenant
  • Michael Fassbender – Steve Jobs
  • Eddie Redmayne – The Danish Girl
  • Will Smith – Concussion
MIGLIORE ATTRICE IN UN MUSICAL O COMMEDIA
  • Jennifer Lawrence – Joy
  • Melissa McCarthy – Spy
  • Amy Schumer – Trainwreck
  • Maggie Smith – The Lady in the Van
  • Lily Tomlin – Grandma
MIGLIOR ATTORE IN UN MUSICAL O COMMEDIA
  • Christian Bale – The Big Short
  • Steve Carell – The Big Short
  • Matt Damon – The Martian
  • Al Pacino – Danny Collins
  • Mark Ruffalo – Infinitely Polar Bear
FILM D’ANIMAZIONE
  • Anomalisa
  • The Good Dinosaur
  • Inside Out
  • The Peanuts Movie
  • Shaun the Sheep
MIGLIOR CANZONE ORIGINALE
  • “Love Me Like You Do” 50 Shades of Grey
  • “One Kind of Love” Love and Mercy
  • “See You Again” Furious 7
  • “Simple Song No. 3” Youth
  • “Writing’s on the Wall” Spectre
MIGLIOR COLONNA SONORA
  • Carter Burwell – Carol
  • Alexandre Desplat – The Danish Girl
  • Ennio Morricone – The Hateful Eight
  • Daniel Pemberton – Steve Jobs
  • Ryuichi Sakamoto e Alva Noto – The Revenant
MIGLIOR FILM STRANIERO
  • The Brand New Testament
  • The Club
  • The Fencer
  • Mustang
  • Son of Saul
 MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA
  • Jane Fonda – Youth
  • Jennifer Jason Leigh – The Hateful Eight
  • Helen Mirren – Trumbo
  • Alicia Vikander – Ex Machina
  • Kate Winslet – Steve Jobs
MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
  • Paul Dano – Love & Mercy
  • Idris Elba – Beasts of no Nation
  • Mark Rylance – Bridge of Spies
  • Michael Shannon – 99 Homes
  • Sylvester Stallone – Creed

martedì 6 ottobre 2015

The Martian - la recensione

Durante la missione si atterraggio su Marte, a causa di una violenta tempesta di sabbia, l'astronauta Mark Watney è creduto morto dai suoi compagni e abbandonato per più di un anno sul pianeta Rosso. Mentre la NASA tenta il tutto per tutto per recuperarlo, Mark dovrà darsi da fare per tentare di sopravvivere fino al salvataggio.



Dopo il fallimento dell'ambizioso Prometheus, Ridley Scott torna alla fantascienza, questa volta in un futuro non troppo lontano, e in un'ambientazione molto più vicina a noi, centrando finalmente il punto e soprattutto, lasciando da parte inutili e dannosi sofismi.
C'è da dire che molto del merito per la riuscita di The Martian (uscito da noi con l'infelice titolo di Sopravvissuto) va dato a Drew Goddard (già sceneggiatore di Cloverfield e regista di Quella Casa nel Bosco) che ne ha firmato la sceneggiatura. Più di due ore di durata scivolano via con leggerezza, tra momenti brillanti, battute divertenti e momenti toccanti, su cui spiccano alcuni felici riferimenti geek.
Scott si inserisce dirigendo in modo pulito e impeccabile, esaltando la fotografia rossastra del pianeta Marte senza un'esagerata saturazione, dimostrando di aver forse imparato dagli errori del passato.
Interessante la scelta delle musiche, principalmente composte da successi disco e pop, su tutti degna di attenzione la sequenza sulle note di Starman di David Bowie, dinamica e magistralmente girata, oltre che estremamente divertente.
Il cast è davvero ampio, tra la sempre meravigliosa Jessica Chastain, Kate Mara, Sebastian Stan, Sean Bean, l'ottimo Jeff Daniels, nei panni del Direttore della NASA, e una serie di volti noti del piccolo schermo. Ma il vero protagonista è Matt Damon, autentica sorpresa del film, assolutamente perfetto e calato nella parte del simpatico Mark Watney, sicuramente aiutato anche dal fatto che il personaggio sembra quasi costruito per lui.

Nonostante non sia nulla di particolarmente originale, né imprevedibile, The Martian scorre con piacere per due ore di puro intrattenimento, senza prendersi troppo sul serio e centrando perfettamente il bersaglio.

giovedì 5 dicembre 2013

Dietro i Candelabri - la recensione

Liberace, eccessivo ed eccentrico artista col candelabro sul pianoforte, showman, eccezionale pianista, raccontato da Steven Soderbergh.

La storia inizia in un dopo-show, quando a Liberace (M.Douglas) viene presentato il giovane Scott Thorson (M.Damon). Fra i due nasce subito una forte simpatia che si trasforma in una vera relazione in breve tempo. Scott diventa compagno di vita e di lavoro, trasforma se stesso per far felice Liberace, il loro rapporto è così forte che l'artista vorrebbe anche iniziare le pratiche per adottarlo. Le cose però lentamente si deteriorano.

Steven Soderbergh dimostra ancora una volta la sua versatilità come regista facendo un film su un personaggio decisamente eccessivo come Liberace, dimostra anche la sua intelligenza come narratore (meriti da condividere con lo sceneggiatore). 'Dietro i Candelabri' non è un classico biopic che racconta l'ascesa di un artista controverso, quando incontriamo Liberace è già sui sessant'anni e all'apice del successo, il film ci racconta una storia d'amore e i problemi che possono nascere col passare del tempo, il tutto sepolto sotto tonnellate di kitsch, pellicce, gioielli, lustrini, pianoforti a specchio e quant'altro. Il film inoltre affronta il tema dell'omosessualità di Liberace. L'artista ha sempre negato di essere gay, ha cercato di nascondersi dietro tutti quegli eccessi, di mettere in giro false storie con donne, anche dopo la morte, avvenuta nel '86, si è cercato di nascondere in tutti i modi il fatto che avesse l'AIDS per evitare che si parlasse della sua omosessualità. Soderbergh riesce a destreggiarsi fra questi temi senza cadere nel banale, senza usare stereotipi e senza sembrare omofobo in qualche modo, il regista parla in modo semplice e sincero soprattutto nel finale.
I protagonisti assoluti del film sono Michael Douglas e Matt Damon, due star che si sono lanciati senza paura in due ruoli rischiosi. Davvero ottime le loro interpretazioni, fanno le "mossette", a volte sembrano eccessivi ma sono assolutamente credibili e realistici, riescono a catturare anche le più piccole sfumature. Complimenti a loro, sono un valore aggiunto nel film.

'Dietro i Candelabri' si è guadagnato ben 11 Emmy (tra cui quella come miglior film, regia e attore a M.Douglas), il film infatti ha avuto una produzione non proprio facile, lo stesso Soderbergh ha raccontato che in principio l'idea era quella di fare un film per il cinema ma tutti gli Studios lo hanno rifiutato perché "troppo gay", poi è stata la HBO a dire sì per farne un film tv. Dopo è arrivato il Festival di Cannes che ha inserito il film addirittura in Concorso e infine il film è arrivato nei nostri cinema. Un bel viaggio. Il risultato finale è un bel film, sicuramente non perfetto, ad un certo punto il ritmo cala per poi riprendersi nel bel finale. Merita di essere visto.

giovedì 12 settembre 2013

Elysium - la recensione

A quattro anni dal sorprendente 'District 9', il regista sudafricano Neill Blomkamp ci regala un nuovo film di fantascienza, 'Elysium'.

L'umanità nel 2154 è letteralmente divisa in due: sulla Terra vivono i più poveri, lavoratori sfruttati e i criminali, controllati da robot; sulla navicella Elysium, che orbita intorno alla Terra, invece ci sono i più ricchi, vivono in un ambiente perfetto e con un sistema che riesce a curare da ogni malattia. Sulla Terra vive Max (M.Damon), ex ladro di macchine ora operaio che rimane coinvolto in un incidente sul lavoro, esposto ad una quantità letale di radiazioni dovrà cercare in tutti i modi di volare su Elysium per salvare la propria vita. Per farlo accetterà un lavoro molto rischioso da parte di alcuni criminali, le cose non andranno come avevano previsto perché su Elysium c'è il Ministro della Difesa Delacourt (J.Foster), decisa a difendere quel "paradiso per pochi" a tutti i costi.

Neill Blomkamp ricrea ancora una volta un futuro distopico in cui è molto evidente la divisione fra le classi sociali, un tema molto caro al regista. La Los Angeles del film ricorda un po' la Terra di 'Wall-E', sporca, desolata, sovraffollata, in netto contrasto con l'ambiente dei più ricchi, dei privilegiati, immersi in splendidi giardini e case lussuose, indifferenti alle condizioni degli abitanti della Terra. E' nell'ambientazione e negli scenari che il regista nasconde il suo messaggio "sociale", con grande intelligenza riesce a calibrare perfettamente una piccola ma chiara denuncia all'intrattenimento da film sci-fi. Evidente il modo in cui il regista attinge ai film di fantascienza degli anni '60, e probabilmente anche ai videogiochi di nuova generazione, con un uso molto particolare degli effetti speciali, non cerca la spettacolarizzazione - anche se la navicella Elysium è volutamente esagerata - ma ne fa un uso mirato, robot, esoscheletri, navicelle, rendendo gli effetti speciali quasi "realistici".
Ottimo il cast a partire dai due protagonisti, Matt Damon e una spietata e fredda Jodie Foster. Ben assemblato anche il resto del cast, Alice Braga, William Fichtner, Wagner Moura, Diego Luna e l'attore feticcio del regista Sharlto Copley. Belle anche le musiche e la fotografia.

Sicuramente la trama non spicca per originalità, il mondo diviso in poveri e ricchi, con i poveri che guidati da un "eroe" si ribellano al cattivo e potente, è una storia usata già dai tempi dei primi film di fantascienza, ai tempo del muto, ma il modo in cui Blomkamp la racconta in 'Elysium', con azione, ottime interpretazioni, ritmo, effetti speciali, umanità e un po' di ironia, riesce a rendere il film molto coinvolgente, e il risultato è un ottimo film di fantascienza.

venerdì 30 agosto 2013

Prime foto dal set di 'Interstellar', nuovo film di Christopher Nolan!

Sono iniziate verso metà agosto le riprese di uno dei film più attesi del prossimo anno, 'Interstellar', nuova pellicola sci-fi di Christopher Nolan.

Fan art poster
Come succede sempre per ogni film di Nolan, gli indizi sulla trama sono davvero pochi.

ATTENZIONE POSSIBILI SPOILER!

La storia "seguirà un eroico viaggio interstellare verso i confini più lontani della nostra comprensione scientifica". Il film è basato su una fusione fra una sceneggiatura di Christopher Nolan e una del fratello Jonathan. Sembra che gli esploratori viaggeranno attraverso uno wormhole e, secondo recenti rumor, il film affronterà anche il problema dei cambiamenti climatici e del loro impatto sull'agricoltura, che sarà uno dei dei motivi che spingeranno i protagonisti a viaggiare.
Ovviamente, Nolan ci ha abituato alla massima segretezza riguardo ai suoi film, qualsiasi indiscrezione o rumor rischia di risultare riduttiva e di non rendere giustizia a quella che sarà poi la reale trama del film.

Una cosa certa è il cast molto numeroso. Protagonisti principali del film saranno Matthew McConaughey, Anne Hathaway e Jessica Chastain, ma nel cast troviamo anche Michael Caine (attore feticcio per Nolan), Casey Affleck, Bill Irwin, Ellen Burstyn, Mackenzie Foy, Timothee Chalamet, John Lithgow, Topher Grace, Wes Bentley e David Oyelowo. Da segnalare anche la partecipazione di Matt Damon in un ruolo minore.

L'uscita del film è fissata al 7 novembre 2014. Non vediamo l'ora! Intanto ecco le prime immagini dal set del film, in cui vediamo Matthew McConaughey, Jessica Chastain, John Lithgow e Nolan.










martedì 21 maggio 2013

Festival di Cannes 2013 - giorno 7

Giro di boa per il Festival, sono già dieci i film presentati in Concorso e oggi è soprattutto il giorno di Paolo Sorrentino.

Presentato già ieri sera alla stampa, 'La Grande Bellezza', unico film italiano in Concorso. C'era grande attesa intorno a questo film che a fine proiezione ha raccolto diversi applausi, è stato apprezzato dalla stampa estera ma che è destinato a far discutere quella italiana.

La storia racconta di Jep Gambardella (uno straordinario Toni Servillo), un giornalista che vive a Roma da 26 anni, una volta era uno scrittore e il suo libro 'L'apparato Umano' vinse anche il "premio bancarella". Da quel giorno ha il blocco dello scrittore. Jep va a dormire quando gli altri si svegliano, vive le feste trash e mondane organizzate dai "nuovi mostri", vuoti e cafoni, che vivono una città, Roma, tanto bella da far "morire i turisti". Jep è il re delle feste, conosce tutti, ma è anche un uomo cinico e disilluso, e arrivato a 65 anni si interroga sul suo passato, ricorda, si rende conto che non vuole perdere tempo con le cose che non gli vanno, e si chiede come hanno fatto tutti a perdere il senso della "grande bellezza".

Sorrentino "fellineggia" un po', guardando a 'Roma' e a 'La Dolce Vita', ma racconta un'Italia ben diversa da quella degli anni '60, l'Italia di oggi. "Da napoletano sono andato a Roma da ragazzo e più tardi mi sono trasferito a viverci", racconta Paolo Sorrentino, "Così in tanti anni ho raccolto suggestioni e aneddoti. Ma è stata l'idea del personaggio di Jep a far sì che quegli appunti potessero diventare film, perché ci voleva un testimone che attraversasse quel mondo. [Il film] si interroga su sentimenti che non appartengono a un tempo preciso. La grande bellezza è la metafora di un paese che perde continuamente opportunità, mentre Roma, con la sua bellezza, testimonia che un tempo quelle opportunità sono state colte da qualcuno. Il film non mostra una povertà materiale, ma quella dell'anima e del vuoto. Ho voluto guardare a ciò che sta dietro l'apparenza del degrado del nostro paese. Questo film parla della bellezza della vita". E sui suoi personaggi, a volte grotteschi, Sorrentino dice: "Ho un occhio benevolo per la bellezza della città e verso le persone, anche se possono sembrare un po' insulse o non frequentabili. Dietro ognuno di loro ci sono malinconie, sofferenze, storie personali. Anche in situazioni squallide, persino patetiche, si cela una forma di bellezza". Sul paragone con Fellini: "Ho interiorizzato la lezione di Fellini, come tutti i giovani registi italiani. Ma eviterei i paragoni: 'La dolce vita' era un capolavoro, il nostro è solo un film". Prolifica la collaborazione fra Toni Servillo e il regista. L'attore al riguardo ha detto "E' l'ironia che unisce me e Paolo", e Sorrentino gli risponde dicendo che "è il mio miglior critico anzi forse l'unico critico di riferimento". Servillo ha poi parlato del suo Jep e lo descrive come un uomo indifferente a tutto ciò che ha intorno, "non è più un creativo, ma continua  a vivere sul suo passato".

Nel cast anche Carlo Verdone che ha parlato dell'esperienza di stare sul set con Sorrentino: "Sorrentino è talmente severo che quando abbiamo girato la scena del monologo del mio personaggio mi ha rimproverato dicendomi: 'Io non l’avevo scritto così questo monologo, doveva essere più ironico' e io lì ho avuto il primo attacco di panico in scena della mia vita. Abbiamo dovuto farla tantissime volte prima di arrivare al tono giusto. Io sui miei set sono abituato a scherzare tantissimo, altrimenti proprio non riesco a sciogliermi, invece Paolo è proprio uno da vecchia scuola, rigorosissimo e disciplinato. Io durante le riprese facevo magari le mie voci e facevo ridere qualcuno, allora lui si voltava col sigaro in bocca, con quella faccia come a dire: 'Chi osa ridere sul set?'". Ma Verdone racconta di essere riuscito a strappare una risata al regista: "stavo recitando con Toni una scena e ho cominciato a fare una delle mie voci, e Toni è scoppiato a ridere, così anche Paolo per una volta si è lasciato andare, però che fatica! Comunque c’è da dire che film come i suoi richiedono un controllo totale. In questo aveva addirittura quattro macchine da presa da gestire. Detto ciò, tornerei a lavorarci oggi stesso".

Il film esce domani nelle sale.

Presentato in Concorso anche il film di Steven Soderbergh 'Behind The Candelabra', con Michael Douglas e Matt Damon. Il film sull'artista Liberace che molti non volevano produrre perché considerato "troppo gay" e che poi ha trovato i fondi grazie alla HBO.

Protagonista del film Michael Douglas che in conferenza stampa ha raccontato di aver incontrato Liberace: "Ho incontrato Liberace una volta, avevo 12 anni, mio padre aveva una casa a Palm Springs e lui viveva non lontano da lì. Lo vidi uscire una volta dalla sua Rolls Roys, pieno d'oro e anelli, era una bella giornata e lui splendeva letteralmente al sole. Era un personaggio davvero charmant adorava le belle cose, era molto generoso, tutto intorno a lui luccicava". Matt Damon invece non l'ha mai incontrato essendo troppo giovane ma l'ha conosciuto grazie a sua madre: "Per mia madre era un idolo. Lei stessa era una pianista e adorava vederlo suonare". Steven Soderbergh ha invece raccontato le difficoltà nel trovare produttori. "Nessuno a Hollywood voleva farlo per via delle tematiche gay", ha detto il regista, "Dicevano che il film non avrebbe attirato il pubblico etero. E questo, dopo 'Brokeback Mountain'. Incomprensibile! Per di più il mio film è anche divertente, continuano a sorprendermi con le loro dinamiche assurde". "Non penso che il problema fossero le tematiche gay", ha ribattuto Douglas, "quanto il fatto che ormai a Hollywood non si interessano minimamente di film a basso budget. Per fortuna che c'è la tv. Il paradosso è che proprio il mio nome potrebbe essere stato controproducente. Nemmeno i piccoli distributori hanno avuto il coraggio di tirar fuori un Michael Douglas gay!". Inevitabile parlare dell'oggi, delle leggi sui diritti degli omosessuali. "Non so se tra 50 anni avremo finalmente una legge", ha detto Soderbergh, "magari ci chiederemo perché ci sia voluto così tanto tempo. Ma devo essere onesto: non pensavo a questo, preparando il film, quel che mi interessava era il rapporto tra i due personaggi. Un coreografo di Liberace mi ha raccontato che quando venne fuori la sua omosessualità era terrorizzato dall'idea che il pubblico lo avrebbe fischiato. Lo applaudirono più di prima. La vita privata degli artisti al pubblico non interessa. Conta ciò che sono in grado di dare. Magari un giorno arriveremo al punto in cui non si parlerà nemmeno più di queste cose".

Piccolo momento di commozione per Michael Douglas durante la conferenza stampa. "Dopo il cancro, questo film è un regalo", ha detto l'attore commosso. A sdrammatizzare ci ha pensato poi Matt Damon, che nel film interpreta il giovane compagno del protagonista, "posso vantarmi di aver condiviso con Michael Douglas momenti particolarmente intimi, come Sharon Stone o Demi Moore!".

Accolto abbastanza bene dalla critica che ha sottolineato la prova convincente di Michael Douglas e come il vero Liberace avrebbe apprezzato questo film.



Frra