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lunedì 11 marzo 2024

Oscar 2024: il trionfo di Oppenheimer!

Si è tenuta nella notte la cerimonia dei premi Oscar 2024 che ha sancito il trionfo definitivo di Oppenheimer.

Il film di Christopher Nolan, che ha dominato tutta la stagione dei premi, ha portato a casa sette Oscar, tra cui quello per la regia, attore (Cillian Murphy) e attore non protagonista (Robert Downey Jr.).
Quattro statuette per Povere Creature! che però si porta a casa il premio per la migliore attrice, con Emma Stone che alla fine ha vinto il duello con la collega Lily Gladstone (Killers of the Flower Moon è rimasto a secco).
Nessuna sorpresa per l'Oscar alla migliore attrice non protagonista, confermata Da'Vine Joy Randolph (The Holdovers), davvero molto commossa nel ricevere la statuetta.

Niente da fare per Io Capitano di Matteo Garrone ma non c'erano molte speranze, l'Oscar per il miglior film internazionale è stato vinto meritatamente dal favorito La Zona d'Interesse di Jonathan Glazer, che si è portato a casa anche un sacrosanto Oscar per il sonoro.

Una cerimonia più breve del solito, preceduta da un velocissimo red carpet, solo tre ore e mezza di diretta, tutto molto rapido, in alcuni casi forse anche troppo, sarebbe bastata una mezz'oretta in più per godere meglio di alcuni momenti. Jimmy Kimmel ha tenuto bene le redini come suo solito, da ricordare sicuramente un John Cena nudo sul palco, i siparietti di Arnold Schwarzenegger e Danny DeVito con Michael Keaton e quello di Kate McKinnon e America Ferrera con la partecipazione di Steven Spielberg, e poi il momento che tutti aspettavamo e non ha assolutamente deluso, la performance di Ryan Gosling con "I'm Just Ken" dal film Barbie, che ha vinto un solo Oscar, proprio per la canzone ma con quella molto bella di Billie Eilish, al suo secondo Oscar in carriera.
Qualche momento politico e di attualità durante la cerimonia, il discorso di Jonathan Glazer in cui ha parlato della disumanità, citando l'orribile attacco a Israele dello scorso 7 ottobre ma anche la guerra in Palestina di questi giorni; le parole del regista del durissimo documentario 20 Days in Mariupol, che ha ricordato l'orrore della guerra in Ucraina e dell'invasione russa ancora in corso; e poi una presa di posizione dell'Academy che ha aperto il momento In Memoriam con Alexei Navalny a tutto schermo, proprio l'anno scorso il dissidente russo, ucciso in un carcere in Siberia qualche settimana fa, aveva vinto l'Oscar con il documentario Navalny. 

Per quanto riguarda la diretta italiana, per la prima volta era su Rai1, molto deludente, ci si aspettava qualcosa di meglio, più competenza, dai commenti in studio.

Ecco tutti i vincitori.

Miglior film
Oppenheimer

Miglior regista
Christopher Nolan - Oppenheimer

Miglior attore
Cillian Murphy - Oppenheimer

Miglior attrice
Emma Stone - Povere creature!

Miglior attrice non protagonista
Da'Vine Joy Randolph - The Holdovers - Lezioni di vita

Miglior attore non protagonista
Robert Downey Jr. - Oppenheimer

Miglior sceneggiatura non originale
Cord Jefferson - American Fiction

Miglior sceneggiatura originale
Justine Triet e Arthur Harari - Anatomia di una caduta

Miglior film internazionale
La zona d'interesse, di Jonathan Glazer (Regno Unito, Polonia)

Miglior film d'animazione
Il ragazzo e l'airone, di Hayao Miyazaki

Miglior fotografia
Hoyte van Hoytema - Oppenheimer

Miglior scenografia
James Price, Shona Heath e Zsuzsa Mihalek - Povere creature!

Migliori costumi
Holly Waddington - Povere creature!

Migliori trucco e acconciatura
Nadia Stacey, Mark Coulier e Josh Weston - Povere creature! 

Migliori effetti visivi
Takashi Yamazaki, Kiyoko Shibuya, Masaki Takahashi e Tatsuji Nojima - Godzilla Minus One

Miglior montaggio
Jennifer Lame - Oppenheimer

Miglior sonoro
Tarn Willers e Johnnie Burn - La zona d'interesse

Miglior colonna sonora originale
Ludwig Göransson - Oppenheimer

Miglior canzone originale
What Was I Made For? (musiche e testo di Billie Eilish e Finneas O'Connell) - Barbie

Miglior documentario
20 Days in Mariupol, regia di Mstyslav Černov

Miglior cortometraggio documentario
The Last Repair Shop, regia di Kris Bowers e Ben Proudfoot

Miglior cortometraggio
La meravigliosa storia di Henry Sugar, regia di Wes Anderson

Miglior cortometraggio d'animazione
War Is Over! Inspired by the Music of John & Yoko, regia di Dave Mullins

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domenica 10 marzo 2024

Maestro - la recensione

Seconda prova alla regia per Bradley Cooper, che con Maestro alza il tiro su tutti i fronti per raccontare la storia del grande compositore Leonard Bernstein.

New York, il 25enne Leonard Bernstein viene svegliato di colpo da una telefonata in cui gli viene comunicato che dovrà sostituire il direttore della New York Philharmonic alla Carnegie Hall. È il primo grande passo per la carriera di quello che diventerà il "primo vero grande direttore d’orchestra americano". Pochi anni più tardi conoscerà l'attrice Felicia Montealegre e, nonostante Bernestein sia omosessuale, ne rimane affascinato e finirà per sposarla lasciando definitivamente il suo amante David Oppenheim. Felicia accetta la doppia anima di Leonard, con la consapevolezza che è parte di lui, del suo genio.
Salto di diversi anni, Bernstein è uno dei compositori più apprezzati del paese, ha scritto musical di grande successo, come West Side Story, grandi composizioni, e la famiglia si è allargata con tre figli. Felicia però sopporta sempre meno i continui tradimenti del marito con giovani ragazzi che vanno ad alimentare il gossip sulla loro vita.

Maestro è un film che due mostri del Cinema come Martin Scorsese e Steven Spielberg, entrambi produttori, hanno "affidato" a Bradley Cooper, e va detto che guardando il film si avverte come l'attore ci abbia davvero messo tutto sé stesso nella realizzazione della pellicola. Forse ci ha messo anche troppo. Come regista, Cooper fa sicuramente un grosso passo avanti rispetto al sopravvalutato A Star is Born, osa di più nelle scelte e si fa più elegante nelle riprese, ma spesso esagera e perde un po' il controllo, un problema che si ritrova anche nella sua interpretazione.
Nonostante il titolo lo lasci intendere, Maestro non racconta la carriera artistica di Leonard Bernstein ma si concentra tutto sul rapporto molto complesso con la moglie, e i momenti musicali sono appunto momenti che si fanno largo qui e là nel racconto della vita della coppia. Il film è diviso in due parti che riflettono proprio le due fasi del suo matrimonio con Felicia, la prima parte è in bianco e nero e rappresenta il momento più felice nella vita e nella coppia, la seconda invece è a colori e racconta i momenti più difficili. Una scelta ambiziosa che alla fine funziona, a funzionare meno invece è la scelta del formato 4:3, soprattutto perché va a penalizzare una fotografia molto bella che avrebbe decisamente meritato lo schermo pieno.

Bradley Cooper tuttofare, regista, co-sceneggiatore, e protagonista. L'interpretazione dell'attore è altalenante, si è calato profondamente nel personaggio, movenze e voce (da vedere in lingua originale), Cooper ci mette davvero tanto ammirevole impegno per diventare Bernstein, ma spesso finisce col perdere l'equilibrio dell'interpretazione ed eccedere nelle espressioni e nei movimenti esagerati. Esattamente opposta invece l'interpretazione di Carey Mulligan, l'attrice riesce sempre a mantenere l'equilibrio e a supportare, fisicamente e vocalmente, la trasformazione del suo personaggio, che passa dalla positività della giovinezza alla sopportazione, la delusione, il dolore degli anni successivi. La performance dell'attrice è probabilmente la cosa migliore del film. Il resto del cast, tra cui Sarah Silverman, Maya Hawke e Matt Bomer, sono puro contorno, tutto è incentrato sulla coppia e nessuno degli altri personaggi viene approfondito.
Tanto si è parlato del trucco sul volto di Bradley Cooper, e probabilmente le critiche sono state un po' esagerate. È vero che il naso e il mento accentuati risultano eccessivi ma più che altro sul volto del giovane Bernstein, mentre è davvero ben fatto il trucco da anziano che trasforma l'aspetto dell'attore in modo molto credibile.

In Maestro si percepisce tutta la voglia di Bradley Cooper di fare un bel lavoro, di osare, di cercare il colpo di macchina e l'originalità, ma promette cose che poi non mantiene, soprattutto non racconta la carriera e il genio di un compositore che ha fatto la storia della musica, e forse avrebbe dovuto visto che era l'aspetto più interessante da raccontare. Il problema del "Bradley Cooper regista" è che sembra sempre troppo impegnato a cercare il capolavoro a tutti i costi e questo finisce per pesare sul risultato finale.

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The Holdovers - la recensione

Nel New England del 1970, Paul Hunham (Paul Giamatti), un impopolare insegnante di lettere classiche presso la Barton Academy, si trova ad assumere il ruolo di supervisore dei quattro studenti rimasti nel collegio durante le vacanze natalizie. Si unisce a loro anche Angus Tully (Dominic Sessa), un giovane intelligente ma ribelle, costretto all'ultimo minuto a rimanere a scuola dopo che sua madre ha deciso di partire in luna di miele con il nuovo marito. Rimasti soli con i cinque adolescenti e Mary Lamb (Da'Vine Joy Randolph), la cuoca recentemente afflitta dalla perdita del figlio in Vietnam, Paul stringe il controllo sulle giornate degli studenti, acuendo ulteriormente la sua impopolarità. Poco dopo l'inizio delle vacanze, i genitori di un ragazzo si presentano per riportare a casa il figlio, offrendosi di portare con loro anche gli altri studenti in vacanza. Tuttavia, poiché la madre di Angus è fuori rete, Tully si ritrova costretto a rimanere da solo alla Barton con Paul e Mary. Il rapporto fra l'insegnante e il ragazzo, inizialmente molto teso, sarà anche l'occasione per portare alla luce fragilità e insicurezze per entrambi, e forse per la nascita di una sincera amicizia.

I film di Alexander Payne sono da sempre caratterizzati da un mix di humor nero, volto a smascherare i vizi della società borghese americana, e un certo sentimentalismo, che non risulta mai troppo melenso ma che sa anche scaldare il cuore. The Holdovers non fa eccezione, con una storia molto semplice, di ambientazione natalizia perfetta per affrontare il discorso sulla perdita e la solitudine. Il film ha il grandissimo pregio di non risultare mai pesante, anzi, e le più di due ore di durata scivolano via con grande ritmo e piacevolezza, senza mai annoiare, facendo spesso sorridere e finendo anche per commuovere genuinamente, senza forzare la lacrima dello spettatore ma andando a colpire giusto al cuore.

Giustissime le candidature agli Oscar come miglior film, montaggio e sceneggiatura, e soprattutto quella ai due attori Paul Giamatti, che ci ricorda sempre che grando attore sia e quanto sia sottovalutato spesso dal pubblico, e di Da'Vine Joy Randolph che interpreta Mary e che probabilmente si porterà a casa una statuetta ben vinta.

In conclusione un film che pur non essendo un capolavoro indimenticabile riesce a colpire il cuore con umorismo e leggerezza, facendoci passare due piacevolissime ore e che ha tutte le potenzialità per diventare un classico natalizio.


Past Lives - la recensione

Nel 2000, a Seul, due dodicenni di nome Na Young e Hae Sung nutrono sentimenti reciproci. Tuttavia, la famiglia di Na Young decide di trasferirsi a Toronto, in Canada, perdendo così i contatti con Hae Sung.  
Dodici anni più tardi, nel 2012, Hae Sung (Teo Yoo) ha completato il servizio militare e sta studiando ingegneria all'università, mentre Na Young (Greta Lee), che ora si chiama Nora, si è trasferita da Toronto a New York, perseguendo la carriera di sceneggiatrice. Attraverso una casualità su Facebook, Nora scopre che Hae Sung la sta cercando, ignaro del suo cambiamento di nome. Intrigata, gli invia un messaggio, riaccendendo così il loro rapporto. Nonostante le intenzioni di incontrarsi, Nora è impegnata in un ritiro di scrittori a Montauk, mentre Hae Sung si prepara a viaggiare in Cina per studiare il mandarino. Alla fine decidono di interrompere le comunicazioni per un po', con Nora che desidera concentrarsi sulla sua carriera a New York.
Durante il ritiro, Nora incontra Arthur Zaturansky (John Magaro), con cui inizia una relazione amorosa. Nel frattempo, Hae Sung si lega a una donna con cui inizia a frequentarsi.
Dodici anni dopo, Arthur e Nora sono sposati e vivono nell'East Village di Manhattan. Hae Sung, temporaneamente libero da impegni amorosi, decide di fare una breve vacanza a New York per finalmente incontrare la sua amica d'infanzia. Durante il loro incontro i due si trovano a chiedersi cosa fossero l'uno per l'altro nelle loro vite passate e cosa sarebbe successo se non avesse mai lasciato la Corea del Sud e fossero rimasti insieme.

Past Lives non è un film romantico tradizionale, non assistiamo alla nascita di una storia d'amore e al suo lieto fino, ma assistiamo esattamente alla sua assenza. Con una filosofia molto orientale, infatti, il discorso del film gira intorno alla possibilità e al concetto coreano di "In-Yun", secondo il quale la connessione tra due persone in questa vita è collegata alle loro interazioni in altre vite e non sempre questo porta due persone a stare insieme nella vita presente, ma ciò non toglie che vite passate o future non possano presentare l'occasione giusta. Guardiamo quindi due anime tanto vicine quanto lontane, avvertiamo fortissima la loro connessione eppure sappiamo che quell'amore così viscerale non è destinato a compiersi, o almeno non qui in questa vita.

La regista Celine Song è bravissima a comunicarci questo sentimento particolare che è a metà fra il rimpianto, la malinconia e l'amore, grazie soprattutto a una serie di inquadrature fisse su momenti di silenzio prolungato, in cui sono i gesti e gli sguardi, anche minimi, dei due attori in scena a dire più di mille parole, accompagnati da un'ottima colonna sonora, intima e dolce.
Un grande lavoro di scrittura, che si nota nella caratterizzazione non solo dei due splendidi protagonisti, ma anche e forse soprattutto nel personaggio di Arthur, che sarebbe stato semplice relegare al ruolo del marito geloso e preoccupato, ma che invece risulta come uno dei personaggi più complessi e interessanti del film, protagonista di una delle scene più significative del messaggio che la pellicola vuole trasmettere.

Delicato, malinconico, romantico, Past Lives è uno dei film dell'anno per come riesce a raccontare in modo fortemente personale una storia d'amore che potrebbe essere quella di chiunque di noi.

Anatomia di una caduta - la recensione

Una musica soverchiante risuona all'inizio di questo film. Poi si interrompe bruscamente con un colpo d'ascia.

La prima scena di Anatomia di una caduta, acclamata opera della regista francese Justine Triet, dice già tutto del film che sta iniziando. Quando il figlio ipovedente della coppia protagonista trova suo padre morto nella neve, dopo una caduta dal primo piano del loro chalet, la caduta del titolo prende forma reale per poi dare il via a quella metaforica che è la caduta dell'ascia della verità sulla vita apparentemente perfetta di due coniugi.

Il film è allo stesso tempo un giallo magistralmente eseguito, un dramma familiare che scava profondamente all'interno delle dinamiche di coppia, e un film processuale, con tanto di interrogatori alla sbarra, avvocati che arringano la corte e perizie scientifiche. Ogni aspetto è perfettamente incastrato con l'altro e non c'è mai uno che prevarica l'altro, l'intera pellicola di Triet è una costruzione perfetta e praticamente senza sbavature, con un ritmo serrato, grazie soprattutto a una sceneggiatura come se ne 
vedono in giro raramente.

La regia è magistrale, raffinata senza mai essere manieristica, molto precisa, capace di dirci tutto quello che dobbiamo sapere all'interno della scena senza risultare didascalica, con una fotografia pulita in cui il bianco fa da padrone grazie alle inquadrature della neve onnipresente, in cui quindi le persone (o il sangue) risaltano come su una tavolozza.
Da segnalare assolutamente anche le interpretazioni, in particolare quella della protagonista Sandra Hüller la cui nomination all'Oscar è meritatissima (tra l'altro fa doppietta di interpretazioni magistrali, quest'anno, con La Zona di Interesse) e dell'esordiente Milo Machado Graner nel ruolo del figlio Daniel. 
Per quanto, poi, possa sembrare una battuta c'è da fare i complimenti anche al cane, davvero, personaggio fondamentale della pellicola, e raramente si sono visti al cinema cani così bravi. 

È stato definito un film femminista, probabilmente lo è se pensiamo all'importanza che la regista ha ottenuto a livello internazionale, con la candidatura all'oscar come migliore regia e al suo film nella decina dei migliori dell'anno, nonostante la Francia lo abbia (incredibilmente!) escluso dalla sua lista dei film da proporre come film straniero, ma se si cerca un film femminista in senso canonico, un po' alla Barbie (ma anche alla Povere Creature!) ebbene si potrebbe rimanere spiazzati, financo delusi, perché Anatomia di una caduta non fa alcuno sconto alla sua protagonista che, anzi, non risulta mai simpatica, e il dubbio sulla sua colpevolezza o innocenza non viene mai dissipato. Questo non è un film sulle donne, non è neanche un film su una donna in particolare, è un film sulle mille sfaccettature della verità e su quanto la realtà sia filtrata attraverso il nostro particolare sguardo, per forza di cose parziale.

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sabato 9 marzo 2024

American Fiction - la recensione

Candidato a 5 premi Oscar 2024, tra cui miglior film, attore protagonista e non protagonista, American Fiction ha saltato la sala in Italia per arrivare direttamente su Prime Video in questi giorni.

Thelonious Ellison, detto Monk, è un professore e uno scrittore afroamericano che si trova in un momento di frustrazione personale e professionale. Il suo ultimo libro non trova un editore che voglia pubblicarlo e intanto viene invitato a prendersi una vacanza dopo aver cacciato un'alunna dalla classe; controvoglia torna a casa a Boston per rivedere la famiglia, ma non c'è relax. La sorella muore all'improvviso, la madre ha l'Alzheimer, e il fratello è in un momento complicato dopo aver fatto coming out con conseguente divorzio. In tutto questo, preso da un momento di estremo fastidio verso l'editoria che boccia il suo libro mentre predilige e osanna testi piena di stereotipi, come quello del momento, che lui trova orribile ed è stato scritto da una afroamericana, Monk decide di scriverne uno, per scherzo, anzi per scherno, con un falso nome, e di intitolarlo (alla fine) "Fuck", più che un titolo, un messaggio. Il libro però conquista gli editori, gli offrono una cifra assurda per pubblicarlo e addirittura Hollywood si presenta alla sua porta. Monk, incredulo, si ritrova a dover gestire una identità fasulla con cui ha scritto un libro che rappresenta tutto quello che detesta, e anche a doverlo giudicare in un concorso letterario.

L'esordio in un lungometraggio di Cord Jefferson è una commedia amara e ironica che racconta il cortocircuito che viviamo oggi con la cosiddetta "cultura woke" che spesso si accartoccia su polemiche inutili e nasconde solo una forte ipocrisia, e il film la prende di mira fin dalla prima scena, quando Monk caccia dalla classe una alunna bianca che trova offensiva la "N word" nel titolo di un libro, e ostinatamente lo fa notare a Monk, che è nero e non si sente offeso perché è semplicemente il titolo di un libro. Il film prende apertamente in giro il "senso di colpa dei bianchi", che sia l'editoria o Hollywood, che si mostrano aperti alla diversità ma alla fine vogliono solo storie stereotipate con rap, crack, vita di strada e la polizia che ammazza un nero, ma colpisce anche gli afroamericani che si piegano a quelle richieste alimentando gli stereotipi di cui poi si lamentano, come il personaggio di Issa Rae, scrittrice acclamata che scrive quei libri che Monk disprezza ma che a sua volta critica il finto libro di Monk perché pieno di stereotipi. Cortocircuiti, circoli viziosi, che ormai sono all'ordine del giorno.
Il film ha poi una seconda faccia, quella della famiglia di Monk, una famiglia che, se fossero bianchi, verrebbe definita borghese, completamente diversa da quella raccontata dai classici stereotipi, e che sta vivendo un periodo di grandi cambiamenti ed enormi difficoltà. Meritata la nomination per la sceneggiatura (ed è il favorito per la vittoria), ma il film funziona meglio nella sua parte più satirica e graffiante verso l'editoria rispetto a quella più "normale" sulla famiglia.

Quello di Monk è un bel personaggio, un po' triste, malinconico, arrabbiato, sarcastico, ed è ottimamente interpretato da un bravissimo Jeffrey Wright, che si è meritato la nomination agli Oscar 2024 come migliore attore protagonista. Ma è ottimo tutto il cast, Sterling K. Brown, Erika Alexander, John Ortiz, che ha le battute migliori, e anche Tracee Ellis Ross, in un ruolo breve ma che resta impresso.

American Fiction non sarà un film memorabile ma è un buon film, scritto e interpretato molto bene. 

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La Zona d'Interesse - la recensione

Presentato al Festival di Cannes 2023, dove ha vinto il Gran Premio Speciale della Giuria, La Zona d'Interesse di Jonathan Glazer è candidato a cinque premi Oscar 2024, tra cui miglior film, regia, e film straniero, categoria in cui è senza dubbio il favorito.

Un famiglia sta trascorrendo una giornata in riva ad un fiume, scherzano, passeggiano, fanno il bagno, per poi rientrare nella loro casa, pulita e ordinata. All'esterno dell'abitazione c'è un giardino che porta ad un altro giardino più grande, curatissimo, il vialetto, l'erba tagliata per bene, una piscina, l'orto con tanta varietà, le arnie con il miele, e tanti fiori. Un giardino a cui la padrona di casa tiene molto, a cui ha lavorato e continua a lavorarci per renderlo perfetto. Un lungo muro di mattoni delimita una parte di quel perfetto e pacifico giardino, dall'altra parte c'è il campo di sterminio di Auschwitz. La famiglia è quella di Rudolf Hoss, comandante del campo, impegnato e lodato per il suo impegno nel far funzionare tutto all'interno di quel luogo di orrore.

La Zona d'Interesse di Jonathan Glazer, tratto dall'omonimo romanzo di Martin Amis, non ha una vera e propria trama ma offre un punto di vista diverso con cui raccontare l'orrore dei campi di concentramento e del nazismo, cioè quello dei carnefici, che non sono diavoli col forcone ma persone comuni, ordinarie, anche banali e noiose, ma soprattutto totalmente distaccate dalla realtà, cieche e sorde verso quello che li circonda, e completamente svuotate della minima umanità. La signora Hoss è preoccupata solo del suo giardino e della sua casa, a cui tiene più di qualsiasi cosa, tanto che quando il marito viene trasferito, la donna non ha nessuna intenzione di lasciare quel posto, il luogo dei suoi sogni, quello che ha sempre desiderato fin da ragazza. La loro vita così ordinaria e "normale" diventa un incredibile paradosso nel momento in cui si comincia a capire cosa succede al di là di quel muro di mattoni. Il campo di sterminio è sempre lì, a due passi da loro, a due passi dalla loro quotidianità, ma per loro è tutto assolutamente normale, è un rumore di fondo a cui non prestano particolare attenzione.
Oltre la famiglia Hoss infatti, c'è un altro protagonista nel film: il rumore di fondo. Del campo di sterminio non vediamo praticamente nulla, i deportati si intravedono per un attimo, qualcuno passa velocemente nel giardino per portare delle cose, come i sacchi con i vestiti che la signora Hoss - assolutamente disinteressata dalla provenienza - si spartisce insieme alle altre, lo vediamo nella inquietante macchia grigia che trasporta le ceneri (e non solo) sul fiume e che interrompe la gita di Rudolf Hoss e figli. Per il resto, il campo è presente solo nei suoni e nei rumori costanti. L'unica a manifestare una minima reazione a quello che succede dall'altra parte del muro, è la madre della signora Hoss, che si chiede, anche con un po' di senso di rivalsa, se la donna a cui faceva le pulizie sia lì, e che la notte fatica a dormire davanti alla luce accecante dei forni sempre in funzione per smaltire quelli che vengono definiti come "i carichi". Ma la famiglia Hoss convive tranquillamente con urla, rumori metallici, spari, il rumore dei passi pesanti delle marce, suoni pesanti, dolorosi, drammatici, un paradosso allucinante che lascia un peso nello stomaco. Ed è proprio lo stomaco, nel finale, a dare un segnale a Rudolf Hoss, un segnale che viene dal buio che ha dentro ma che lui, talmente vuoto d'animo, non riesce a capire.

Una delle frasi più utilizzate per descrivere l'orrore e la disumanità del nazismo è "la banalità del male", una frase di Hannah Arendt, e Jonathan Glazer con questo film ce la mostra in tutta la sua asettica regolarità. È tutto molto geometrico, freddo, preciso, proprio come la regia di Glazer, proprio come la quotidianità della famiglia Hoss, proprio come i termini e i metodi utilizzati dai nazisti. Per tutto il film non ci si può non chiedere continuamente "ma com'è possibile?". Com'è possibile essere così privi di empatia, di morale, così distaccati, così disinteressati ad altri essere umani; come possono delle persone essere così ordinarie, noiose, banali, all'apparenza nomali, eppure così disumane? Sì, è possibile, è successo.

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domenica 25 febbraio 2024

SAG Awards 2024 - qualche sorpresa e l'ennesimo trionfo di 'Oppenheimer'

Dopo un periodo piuttosto complicato per il SAG-AFTRA, con i mesi di sciopero che hanno segnato il 2023, si sono svolti questa notte i SAG Awards 2024, i premi del sindacato degli attori. Per la prima volta la cerimonia è andata in onda in streaming su Netflix, dove sarà disponibile per 28 giorni prima di essere rimossa dal catalogo.

I SAG sono premi molto indicativi in ottica Oscar, chi vince il SAG (quasi) sempre vince anche l'Academy Awards. E la serata di ieri ha riservato alcune sorprese interessanti.

A trionfare è, ancora una volta, Oppenheimer, che si è portato a casa il premio per il miglior cast, attore protagonista a Cillian Murphy e attore non protagonista a Robert Downey Jr.. Se per la migliore attrice non protagonista la conferma è Da'Vine Joy Randolph (The Holdovers), ma è nella categoria migliore attrice protagonista la corsa all'Oscar si riapre. Dopo settimane di dominio di Emma Stone, a trionfare ieri è stata Lily Gladstone per Killers of the Flower Moon, che ora diventa la favorita per l'Oscar come migliore attrice. La reazione dell'attrice è stata di genuina sorpresa. La prima nativa americana a vincere questo premio.

Qualche vincitore inatteso anche per le Serie TV, continua il dominio di The Bear e Beef, premiato come cast e nei singoli, mentre Succession si è dovuto "accontentare" solo del premio al miglior cast, mentre migliore attrice in una serie drama è andato alla brava Elizabeth Debicki di The Crown e migliore attore a Pedro Pascal per The Last of Us.

Premio alla carriera per Barbra Streisand.

Qui tutti i vincitori.

Miglior cast d’insieme in un film
Oppenheimer

Migliore attrice in un film
Lily Gladstone, “Killers of the Flower Moon”

Miglior attore in un film
Cillian Murphy, “Oppenheimer”

Migliore attrice non protagonista in un film
Da’vine Joy Randolph, “The Holdovers”

Miglior attore non protagonista in un film
Robert Downey Jr., “Oppenheimer”
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Miglior cast d’insieme in una serie drammatica
Succession

Migliore attrice in una serie drammatica
Elizabeth Debicki, “The Crown”

Miglior attore in una serie drammatica
Pedro Pascal, “The Last of Us”

Miglior cast d’insieme in una serie comica
The Bear

Migliore attrice in una serie comica
Ayo Edebiri, “The Bear”

Miglior attore in una serie comica
Jeremy Allen White, “The Bear”

Miglior attore in una miniserie o film tv
Steven Yeun, “Beef”

Migliore attrice in una miniserie o film tv
Ali Wong, “Beef”

Miglior cast di stunt in un film
Mission: Impossible – Dead Reckoning - Part 1

Miglior cast di stunt in una serie
The Last of Us

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lunedì 19 febbraio 2024

BAFTA 2024 - il trionfo di Oppenheimer

Si sono tenuti ieri i BAFTA 2024, i premi della British Adacemy of Film and Television Arts, che vanno a celebrare film britannici e internazionali.

Cambia il paese ma non i premiati, Oppenheimer di Christopher Nolan continua a raccogliere premi su premi. Ai BAFTA il film di Nolan ha ricevuto sette premi, tra cui miglior film, regista, attore e attore non protagonista.
Gloria anche per Povere Creature!, con l'ennesimo premio per Emma Stone. Per le categorie degli interpreti, oltre a Emma Stone e Cillian Murphy (Oppenheimer), premiati anche Robert Downey Jr. (Oppenheimer) e Da'Vine Joy Randolph (The Holdovers). Un quartetto di nomi che sembra ormai consolidato, saranno gli stessi anche agli Oscar?

Molto bene anche La Zona d'Interesse di Jonathan Glazer, premiato come migliore film britannico e migliore film non in lingua inglese, può sembrare un controsenso ma il film è di produzione britannica ma girato in tedesco.
A presentare la serata è stato David Tennant, mentre è stato Michael J.Fox a consegnare il premio finale per il miglior film. Una calorosa e commossa standing ovation ha accolto l'attore, salito sul palco in sedia a rotelle, prima di alzarsi per presentare il premio.

Nessun premio per Killers of the Flower Moon di Martin Scorsese, ma ricordiamo che, per quanto negli ultimi anni si siano "avvicinati" molto, i BAFTA non sono gli Oscar. Lo scorso anno a trionfare fu Niente di Nuovo sul Fronte Occidentale, con sette premi, mentre il vincitore dell'Oscar Everything Everywhere All At Once ne vinse solo uno per il montaggio.

Ecco tutti i vincitori.

Miglior Film
Anatomia di una caduta
The Holdovers – Lezioni di vita
Killers of the Flower Moon
Oppenheimer
Povere creature!

Miglior film Britannico
Estranei – All of us strangers
How to have sex
Napoleon
The Old Oak
Povere creature!
Rye Lane
Saltburn
Scrapper
Wonka
La zona d’interesse

Miglior debutto di uno sceneggiatore, regista o produttore britannico
BLUE BAG LIFE – Lisa Selby (Regista), Rebecca Lloyd-Evans (Regista, produttrice), Alex Fry (produttore)
BOBI WINE: THE PEOPLE’S PRESIDENT Christopher Sharp (Regista) [diretto inoltre da Moses Bwayo]
EARTH MAMA Savanah Leaf (Sceneggiatrice, produttrice, regista), Shirley O’Connor (Produttrice), Medb Riordan (Produttrice)
HOW TO HAVE SEX Molly Manning Walker (Sceneggiatrice, regista)
IS THERE ANYBODY OUT THERE? Ella Glendining (Regista)

Miglior film non in lingua inglese
20 DAYS IN MARIUPOL Mstyslav Chernov, Raney Aronson Rath
ANATOMIA DI UNA CADUTA Justine Triet, Marie-Ange Luciani, David Thion
PAST LIVES Celine Song, David Hinojosa, Pamela Koffler, Christine Vachon
SOCIETY OF THE SNOW J.A. Bayona, Belen Atienza
LA ZONA D’INTERESSE Jonathan Glazer

Miglior Documentario
20 DAYS IN MARIUPOL Mstyslav Chernov, Raney Aronson Rath
AMERICAN SYMPHONY Matthew Heineman, Lauren Domino, Joedan Okun
BEYOND UTOPIA Madeleine Gavin, Rachel Cohen, Jana Edelbaum
STILL: A MICHAEL J. FOX MOVIE Davis Guggenheim, Jonathan King, Annetta Marion
WHAM! Chris Smith

Miglior Film Animato
THE BOY AND THE HERON Hayao Miyazaki, Toshio Suzuki
CHICKEN RUN: DAWN OF THE NUGGET Sam Fell, Leyla Hobart, Steve Pegram
ELEMENTAL Peter Sohn, Denise Ream
SPIDER-MAN: ACROSS THE SPIDER-VERSE Joaquim Dos Santos, Kemp Powers, Justin K. Thompson, Avi Arad, Phil Lord, Christopher Miller, Amy Pascal, Christina Steinberg

Miglior Regista
ESTRANEI – ALL OF US STRANGERS Andrew Haigh
ANATOMIA DI UNA CADUTA Justine Triet
THE HOLDOVERS Alexander Payne
MAESTRO Bradley Cooper
OPPENHEIMER Christopher Nolan
LA ZONA D’INTERESSE Jonathan Glazer

Miglior Sceneggiatura originale
ANATOMIA DI UNA CADUTA Justine Triet, Arthur Harari
BARBIE Greta Gerwig, Noah Baumbach
THE HOLDOVERS David Hemingson
MAESTRO Bradley Cooper, Josh Singer
PAST LIVES Celine Song

Miglior Sceneggiatura non originale
ESTRANEI – ALL OF US STRANGERS Andrew Haigh
AMERICAN FICTION Cord Jefferson
OPPENHEIMER Christopher Nolan
POVERE CREATURE! Tony McNamara
LA ZONA D’INTERESSE Jonathan Glazer

Migliore Attrice Protagonista
FANTASIA BARRINO Il colore viola
SANDRA HÜLLER Anatomia di una caduta
CAREY MULLIGAN Maestro
VIVIAN OPARAH Rye Lane
MARGOT ROBBIE Barbie
EMMA STONE Povere creature!

Miglior Attore Protagonista
BRADLEY COOPER Maestro
COLMAN DOMINGO Rustin
PAUL GIAMATTI The Holdovers
BARRY KEOGHAN Saltburn
CILLIAN MURPHY Oppenheimer
TEO YOO Past Lives

Migliore Attrice Non Protagonista
EMILY BLUNT Oppenheimer
DANIELLE BROOKS Il colore viola
CLAIRE FOY Estranei – All of Us Strangers
SANDRA HÜLLER La zona d’interesse
ROSAMUND PIKE Saltburn
DA’VINE JOY RANDOLPH The Holdovers

Miglior Attore Non Protagonista
ROBERT DE NIRO Killers of The Flower Moon
ROBERT DOWNEY JR. Oppenheimer
JACOB ELORDI Saltburn
RYAN GOSLING Barbie
PAUL MESCAL Estranei – All of Us Strangers
DOMINIC SESSA The Holdovers

Miglior Casting
ESTRANEI – ALL OF US STRANGERS Kahleen Crawford
ANATOMIA DI UNA CADUTA Cynthia Arra
THE HOLDOVERS Susan Shopmaker
HOW TO HAVE SEX Isabella Odoffin
KILLERS OF THE FLOWER MOON Ellen Lewis, Rene Haynes

Miglior Fotografia
KILLERS OF THE FLOWER MOON Rodrigo Prieto
MAESTRO Matthew Libatique
OPPENHEIMER Hoyte van Hoytema
POVERE CREATURE! Robbie Ryan
LA ZONA D’INTERESSE Łukasz Żal

Miglior Montaggio
ANATOMIA DI UNA CADUTA Laurent Sénéchal
KILLERS OF THE FLOWER MOON Thelma Schoonmaker
OPPENHEIMER Jennifer Lame
POVERE CREATURE! Yorgos Mavropsaridis
LA ZONA D’INTERESSE Paul Watts

Migliori Costumi
BARBIE Jacqueline Durran
KILLERS OF THE FLOWER MOON Jacqueline West
NAPOLEON Dave Crossman, Janty Yates
OPPENHEIMER Ellen Mirojnick
POVERE CREATURE! Holly Waddington

Miglior Trucco e Acconciature
KILLERS OF THE FLOWER MOON Kay Georgiou, Thomas Nellen
MAESTRO Sian Grigg, Kay Georgiou, Kazu Hiro, Lori McCoy-Bell
NAPOLEON Jana Carboni, Francesco Pegoretti, Satinder Chumber, Julia Vernon
OPPENHEIMER Luisa Abel, Jaime Leigh McIntosh, Jason Hamer, Ahou Mofid
POVERE CREATURE! Nadia Stacey, Mark Coulier, Josh Weston

Miglior Colonna Sonora Originale
KILLERS OF THE FLOWER MOON Robbie Robertson
OPPENHEIMER Ludwig Göransson
POVERE CREATURE! Jerskin Fendrix
SALTBURN Anthony Willis
SPIDER-MAN: ACROSS THE SPIDER-VERSE Daniel Pemberton

Migliori scenografie
BARBIE Sarah Greenwood, Katie Spencer
KILLERS OF THE FLOWER MOON Jack Fisk, Adam Willis
OPPENHEIMER Ruth De Jong, Claire Kaufman
POVERE CREATURE! Shona Heath, James Price, Zsuzsa Mihalek
LA ZONA D’INTERESSE Chris Oddy, Joanna Maria Kuś, Katarzyna Sikora

Miglior sonoro
FERRARI Angelo Bonanni, Tony Lamberti, Andy Nelson, Lee Orloff, Bernard Weiser
MAESTRO Richard King, Steve Morrow, Tom Ozanich, Jason Ruder, Dean Zupancic
MISSION: IMPOSSIBLE – DEAD RECKONING PART ONE Chris Burdon, James H. Mather, Chris Munro, Mark Taylor
OPPENHEIMER Willie Burton, Richard King, Kevin O’Connell, Gary A. Rizzo
LA ZONA D’INTERESSE Johnnie Burn, Tarn Willers

Migliori effetti speciali
THE CREATOR Jonathan Bullock, Charmaine Chan, Ian Comley, Jay Cooper
GUARDIANI DELLA GALASSIA VOL. 3 Theo Bialek, Stephane Ceretti, Alexis Wajsbrot, Guy Williams
MISSION: IMPOSSIBLE – DEAD RECKONING PART ONE Neil Corbould, Simone Coco, Jeff Sutherland, Alex Wuttke
NAPOLEON Henry Badgett, Neil Corbould, Charley Henley, Luc-Ewen Martin-Fenouillet
POVERE CREATURE! Simon Hughes

Miglior cortometraggio britannico animato
CRAB DAY Ross Stringer, Bartosz Stanislawek, Aleksandra Sykulak
VISIBLE MENDING Samantha Moore, Tilley Bancroft
WILD SUMMON Karni Arieli, Saul Freed, Jay Woolley

Miglior cortometraggio britannico
FESTIVAL OF SLAPS Abdou Cissé, Cheri Darbon, George Telfer
GORKA Joe Weiland, Alex Jefferson
JELLYFISH AND LOBSTER Yasmin Afifi, Elizabeth Rufai
SUCH A LOVELY DAY Simon Woods, Polly Stokes, Emma Norton, Kate Phibbs
YELLOW Elham Ehsas, Dina Mousawi, Azeem Bhati, Yiannis Manolopoulos

EE RISING STAR AWARD (votato dal pubblico)
PHOEBE DYNEVOR
AYO EDEBIRI
JACOB ELORDI
MIA MCKENNA-BRUCE
SOPHIE WILDE 

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lunedì 29 gennaio 2024

Povere Creature! - la recensione


Dopo il Leone d'Oro al Festival di Venezia, e dopo aver ottenuto ben 11 candidature agli Oscar 2024, sbarca in sala anche in Italia Povere creature! il nuovo atteso film del regista greco Yorgos Lanthimos. 
Se si è un minimo familiari con la filmografia precedente del regista, da La Favorita a The Lobster, si sa già che questa commedia è ben lontana dall'essere semplicemente divertente o brillante, ma vira molto più sul grottesco e sull'eccessivo da ogni punto di vista, che sia sessuale o più semplicemente visivo, quindi è bene essere preparati.

Tratto dall'omonimo romanzo del 1992, Povere Creature è una riscrittura al femminile di Frankenstein a cui Lanthimos non riesce a resistere e che è perfetta per il suo stile così peculiare. Bella Baxter (Emma Stone), creata dal mostruoso medico Godwin, è la protagonista di un racconto di formazione e di scoperta di sé che passa dalla liberazione sessuale in cui i due uomini nel film, Duncan (Mark Ruffalo) e Max (Ramy Youssef), rappresentano un po' due tappe necessarie e in qualche modo opposte, ma anche una liberazione intellettuale incarnata dalla scoperta del mondo e del posto che ognuno di noi vi occupa. Bella, donna con il cervello di una neonata, riesce a essere veramente libera da ogni convenzione sociale e solo così può esprimere davvero se stessa, senza limiti e senza pudori.
Il film non potrebbe essere ciò che è se non ci fosse dietro anche un grandissimo lavoro estetico e visivo ad opera tanto del regista quanto di scenografi e costumisti, con un 'ambientazione veramente perfetta, colorata, steampunk e allo stesso tempo onirica. Le inquadrature storte e i grandangoli che caratterizzano la regia di Lanthimos completano il quadro richiamando, spesso anche in maniera didascalica, film espressionisti e in particolare Metropolis di Fritz Lang, che viene citato apertamente in almeno due occasioni durante la pellicola. Non mancano anche i richiami ad artisti più recenti, come il Terry Gilliam di Brazil e il Tim Burton di Edward mani di forbice. Anche la colonna sonora è perfetta nel costruire queste atmosfere.

Emma Stone giganteggia come Bella Baxter, la sua interpretazione è magnetica ed è veramente difficile non rimanere incantati da lei, dalla sua ingenuità prima, dalla sua acutezza dopo. Un grandissimo lavoro anche sul corpo, da porte dell'attrice, che sembra avere già l'Oscar in mano.
Se sembra scontato citare un sempre grande Willem Dafoe, non lo è però sottolineare l'ottimo lavoro di Mark Ruffalo, che senza paura gioca moltissimo con la sua fisionomia e il suo fisico per creare un personaggio patetico e ridicolo che era facile far sfociare nella macchietta e basta ma che invece lui è bravissimo a mantenere sempre sul limite senza farglielo mai attraversare. Anche per lui una nomination all'Oscar più che meritata.

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martedì 23 gennaio 2024

Oscar 2024 - le nomination. C'è anche 'Io Capitano' di Matteo Garrone!

Annunciate poco fa le nomination agli Oscar 2024, e c'è qualche sorpresa.

A dominare è Oppenheimer con ben 13 nomination, seguito da Povere Creature! con 11, Killers of the Flower Moon con 10 e Barbie con 8.

Qualche nome a sorpresa nelle cinquine degli interpreti e, ovviamente nel rovescio della medaglia, assenti illustri. Come Margot Robbie, esclusa a sorpresa dalla cinquina delle migliori attrici protagoniste in favore di Sandra Huller (Anatomia di una caduta). Ma se da una parte Barbie "perde" una nomination, la recupera in un'altra categoria, con America Ferrera nominata a sorpresa tra le non protagoniste. Niente da fare anche per Leonardo DiCaprio (Killers of the Flower Moon), fuori dalla cinquina per il migliore attore protagonista.
Da notare la presenza di tre "vecchi" tra i nominati, come Robert De Niro (Killer of the Flower Moon), Jodie Foster (Nyad) e Annette Bening (Nyad).
Fa la storia invece Lily Gladstone (Killer of the Flower Moon), è infatti la prima attrice nativa americana candidata agli Oscar nella storia dell'Academy.

Nomination numero 54 per John Williams con la colonna sonora di Indiana Jones e il Quadrante del Destino. Sorprende molto l'assenza di Barbie nella cinquina per il miglior trucco e acconciatura, un'assenza grave, la nomination sarebbe stata più che meritata.
Nella cinquina per i migliori effetti visivi, spicca il film giapponese Godzilla Minus One, che dopo aver conquistato il box office USA si prende anche una nomination.

Ce l'ha fatta Matteo Garrone, Io Capitano è stato nominato nella cinquina per il migliore film straniero.

La cerimonia di premiazione si terrà nella notte tra il 10 e l'11 marzo. Ecco tutte le nomination.

MIGLIOR FILM
American fiction
Anatomia di una caduta
Barbie
Oppenheimer
Povere creature!
The Holdovers – Lezioni di vita
Killers of the Flower Moon
Maestro
Past Lives
La zona d’interesse

MIGLIORE REGIA
Justine Triet – Anatomia di una caduta
Martin Scorsese – Killers of the Flower Moon
Christopher Nolan – Oppenheimer
Yorgos Lanthimos – Povere creature!
Jonathan Glazer – La zona di interesse

MIGLIORE ATTORE PROTAGONISTA
Bradley Cooper – Maestro
Colman Domingo – Rustin
Paul Giamatti – The Holdovers
Cillian Murpohy – Oppenheimer
Jeffrey Wright – American Fiction

MIGLIORE ATTRICE PROTAGONISTA
Annette Bening – Nyad
Lily Gladstone – Killers of the Flower Moon
Sandra Huller – Anatomia di una caduta
Carey Mulligan – Maestro
Emma Stone – Povere creature!

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA
Emily Blunt – Oppenheimer
Danielle Brooks – Il colore viola
America Ferrera – Barbie
Jodie Foster – Nyad
Da’Vine Joy Randolph – The Holdovers: Lezioni di vita

MIGLIORE ATTORE NON PROTAGONISTA
Sterling K. Brown – American Fiction
Robert De Niro – Killers of the Flower Moon
Robert Downey Jr. – Oppenheimer
Ryan Gosling – Barbie
Mark Ruffalo – Povere creature!

MIGLIORE SCENEGGIATURA ORIGINALE
Anatomia di una caduta
The Holdovers – Lezioni di vita
Maestro
May December
Past lives

MIGLIORE SCENEGGIATURA NON ORIGINALE
American fiction
Barbie
Oppenheimer
Povere creature!
La zona d’interesse

MIGLIORE FILM INTERNAZIONALE
Italy, “Io Capitano”
Japan, “Perfect Days”
Spain, “Society of the Snow”
Germany, “The Teachers’ Lounge”
United Kingdom, “The Zone of Interest”

MIGLIORE FILM D'ANIMAZIONE
Il ragazzo e l’airone
Elemental
Nimona
Robot Dreams
Spider-Man: Across the Spider-Verse

MIGLIORE FOTOGRAFIA
El Conde
Killers of the Flower Moon
Maestro
Oppenheimer
Povere creature!

MIGLIORE SCENOGRAFIA
Barbie
Killers of the Flower Moon
Napoleon
Oppenheimer
Povere creature!

MIGLIORE MONTAGGIO
Anatomia di una caduta
The Holdovers
Killers of the Flower Moon
Oppenheimer
Povere creature!

MIGLIORE COLONNA SONORA
American Fiction
Indiana Jones and the Dial of Destiny
Killers of the Flower Moon
Oppenheimer
Povere creature!

MIGLIORE CANZONE
“The Fire Inside” from Flamin’ Hot
“I’m Just Ken” from Barbie
“It Never Went Away” from American Symphony
“Wahzhazhe (A Song For My People)” from“Killers of the Flower Moon
“What Was I Made For?” from “Barbie

MIGLIORI EFFETTI VISIVI
The Creator
Godzilla Minus One
Guardians of the Galaxy Vol. 3
Mission: Impossible – Dead Reckoning Part One
Napoleon

MIGLIORE SONORO
Barbie
The Creator
Mission: Impossible – Dead Reckoning Part One
Napoleon
Oppenheimer
The Zone of Interest

MIGLIORI COSTUMI
Barbie
Killers of the Flower Moon
Napoleon
Oppenheimer
Povere creature!

MIGLIORE TRUCCO E ACCONCIATURA
Society of the Snow
Maestro
Golda
Oppenheimer
Poor Things

MIGLIOR DOCUMENTARIO
Bobi Wine: The People’s President
The Eternal Memory
Four Daughters
To Kill a Tiger
20 Days in Mariupol

MIGLIORE CORTOMETRAGGIO DOCUMENTARIO
The ABCs of Book Banning
The Barber of Little Rock
Island in Between
The Last Repair Shop
Nǎi Nai & Wài Pó

MIGLIORE CORTOMETRAGGIO
The After
Invincible
Knight of Fortune
Red, White and Blue
The Wonderful Story of Henry Sugar

MIGLIORE CORTOMETRAGGIO D'ANIMAZIONE
Letter to a Pig
Ninety-Five Senses
Our Uniform
Pachyderme
War Is Over! Inspired by the Music of John & Yoko

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giovedì 11 gennaio 2024

La Società della Neve - la recensione

Presentato in anteprima al Festival di Venezia 2023, La Società della Neve racconta una delle storie più drammatiche, estreme e incredibili sulla sopravvivenza realmente accadute.

Il 13 ottobre del 1972, una squadra uruguayana giovanile di rubgy, più amici e familiari, si imbarca su un piccolo aereo per andare in Cile. Sorvolando la Cordigliera delle Ande, un tratto estremamente complicato per i voli, l'aereo si schianta sulle montagne, spezzandosi in due. Delle 45 persone a bordo, dodici muoiono nell'incidente e i sopravvissuti si ritrovano soli sulle Ande, senza possibilità di curare i feriti (in cinque moriranno nei primi giorni), senza possibilità di chiamare aiuto, di ripararsi dal freddo, e senza acqua né cibo. I ragazzi della squadra sopravvissuti si organizzano, cercano di aiutare i feriti, ma quel luogo così inospitale per l'essere umano, tra gelo e valanghe, è una sfida impossibile e, dopo giorni di digiuno, capiscono che l'unico modo per sopravvivere è quello di andare oltre il limite, con una scelta drastica e dolorosa, sia eticamente che fisicamente, che li segnerà profondamente. Una volta capito che i soccorsi non sarebbero arrivati, due di loro decidono di scalare le Ande a mani nude e con un sacco a pelo ricavato con delle imbottiture dell'aereo, per andare a cercare aiuto. Un viaggio estenuante di dieci giorni fino alle vallate del Cile, dove finalmente trovano aiuto. I soccorsi arriveranno il 23 dicembre, due mesi dopo lo schianto dell'aereo.

Una storia incredibile già portata al cinema due volte, in particolare nel 1993 con il bel film Alive - Sopravvissuti, fino ad oggi la versione più famosa. La Società della Neve di J.A Bayona, tratto dall'omonimo romanzo di Pablo Vierci, ha prima di tutto il pregio di non rifarsi al suo predecessore, stessa storia ma approccio e stile diversi.
Tecnicamente il film di Bayona è davvero ben fatto, girato molto bene, crea la giusta tensione nei momenti chiave (da un regista di horror, ce lo aspettiamo), ha una bella fotografia che riesce a trasmettere molto bene l'idea del freddo gelido provato sulle Ande, rappresentate come un luogo bellissimo, tanto bello quanto severo e inospitale, in cui l'uomo è totalmente fuori posto, come dice uno dei protagonisti: "qui gli estranei siamo noi". Il film riesce ad avere un buon ritmo nonostante la ripetitività delle situazioni, giorni sempre uguali che si susseguono, e non perde mai tempo, non svaga, e alla fine non sente minimamente il peso delle sue due ore e venti. La pellicola inoltre fa un ottimo uso della voce fuori campo, che diventa un intelligente espediente emotivo della storia. Ma oltre la tecnica, il film di Bayona ha il pregio di avere tanto cuore, senza romanzare, eroicizzare e senza diventare morboso nei risvolti più delicati, anzi andando ad analizzare in modo molto intimo certi momenti.
Quella dei sopravvissuti delle Ande è una storia che racconta i limiti umani, fisici, etici e morali, ma in questa storia non c'è solo dramma e sofferenza, c'è anche tantissima speranza. Bayona e gli sceneggiatori mettono al centro di tutto l'umanità dei giovani protagonisti, le paure, la fede (religiosa ma non solo), la consapevolezza, e il senso di responsabilità di ognuno per l'altro e ognuno per il gruppo, per quella piccola "società" dell'areo schiantato sulle Ande. I protagonisti sono tutti alla pari, non c'è il leader carismatico che spicca, non ci sono quei caratteri stereotipati che si possono trovare nei classici survival movie, sono tutti uguali (scelta sottolineata da un cast di nomi praticamente sconosciuti ma tutti molto bravi), sono solo ragazzi che cercano di sopravvivere come possono e che, una volta tornati a casa, non si sentono eroi ma dei sopravvissuti.

La Società della Neve è un film fatto bene tecnicamente ed emotivamente coinvolgente senza mai cercare la lacrima facile o esagerare nei toni, sfugge sempre alla tentazione "blockbuster", è un film che ci porta sulle Ande con i sopravvissuti e ci fa vivere la loro sofferenza e la loro speranza.

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mercoledì 10 gennaio 2024

SAG Awards 2024 - le nomination!

Annunciate poco fa le nomination ai 30esimi Screen Actors Guild Awards, i premi del sindacato degli attori. Premio molto indicativo in ottica Oscar, molto spesso infatti le cinquine di nominati sono le stesse degli Academy Awards e il vincitore del premio "miglior cast" diventa il favorito per la vittoria dell'Oscar come miglior film.


La cerimonia  di premiazione quest'anno sarà trasmessa da Netflix. Appuntamento al 25 febbraio, per noi in Italia alle 2 di notte.

Ecco le nomination per Cinema e Serie TV.

Outstanding Performance by a Cast in a Motion Picture
“American Fiction”
“Barbie”
“The Color Purple”
“Killers of the Flower Moon”
“Oppenheimer”

Outstanding Performance by a Male Actor in a Leading Role
Bradley Cooper – “Maestro”
Colman Domingo – “Rustin”
Paul Giamatti – “The Holdovers”
Cillian Murphy – “Oppenheimer”
Jeffrey Wright – “American Fiction”

Outstanding Performance by a Female Actor in a Leading Role
Annette Bening – “Nyad”
Lily Gladstone – “Killers of the Flower Moon”
Carey Mulligan – “Maestro”
Margot Robbie – “Barbie”
Emma Stone – “Poor Things”

Outstanding Performance by a Female Actor in a Supporting Role
Emily Blunt – “Oppenheimer”
Danielle Brooks – “The Color Purple”
Penelope Cruz – “Ferrari”
Jodie Foster – “Nyad”
Da’Vine Joy Randolph – “The Holdovers”

Outstanding Performance by a Male Actor in a Supporting Role
Sterling K. Brown – “American Fiction”
Willem Dafoe – “Poor Things”
Robert De Niro – “Killers of the Flower Moon”
Robert Downey Jr. – “Oppenheimer”
Ryan Gosling – “Barbie”

Outstanding Action Performance by a Stunt Ensemble in a Motion Picture
“Barbie”
“Guardians of the Galaxy Vol. 3”
“Indiana Jones and the Dial of Destiny”
“John Wick: Chapter 4”
“Mission: Impossible – Dead Reckoning Part One”

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Outstanding Performance by an Ensemble in a Drama Series
“The Crown”
“The Guilded Age”
“The Last of Us”
“The Morning Show”
“Succession”

Outstanding Performance by a Female Actor in a Drama Series
Jennifer Aniston – “The Morning Show”
Elizabeth Debicki – “The Crown”
Bella Ramsey – “The Last of Us”
Keri Russell – “The Diplomat”
Sarah Snook – “Succession”

Outstanding Performance by a Male Actor in a Drama Series
Brian Cox – “Succession”
Billy Crudup – “The Morning Show”
Kieran Culkin – “Succession”
Matthew Macfadyen – “Succession”
Pedro Pascal – “The Last of Us”

Outstanding Performance by an Ensemble in a Comedy Series
“Abbot Elementary”
“Barry”
“The Bear”
“Only Murders in the Building”
“Ted Lasso”

Outstanding Performance by a Male Actor in a Comedy Series
Brett Goldstein – “Ted Lasso”
Bill Hader – “Barry”
Ebon Moss-Bachrach – “The Bear”
Jason Sudeikis – “Ted Lasso”
Jeremy Allen White – “The Bear”

Outstanding Performance by a Female Actor in a Comedy Series
Alex Borstein – “The Marvelous Mrs. Maisel”
Rachel Brosnahan – “The Marvelous Mrs. Maisel”
Quinta Brunson – “Abbott Elementary”
Ayo Edebiri – “The Bear”
Hannah Waddingham – “Ted Lasso”

Outstanding Performance by a Male Actor in a Television Movie or Limited Series
Matt Bomer – “Fellow Travelers”
Jon Hamm – “Fargo”
David Oyelowo – “Lawmen: Bass Reeves”
Tony Shalhoub – “Mr. Monk’s Last Case: A Monk Movie”
Steven Yeun – “Beef”

Outstanding Performance by a Female Actor in a Television Movie or Limited Series
Uzo Aduba – “Painkiller”
Kathryn Hahn – Tiny Beautiful Things”
Brie Larson – “Lessons in Chemistry”
Be Powley – “A Small Light”
Ali Wong – “Beef”

Outstanding Action Performance by a Stunt Ensemble in a Television Series
“Ahsoka”
“Barry”
“Beef”
“The Last of Us”
“The Mandalorian”

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domenica 27 agosto 2023

Barbie - la recensione

Quando fu annunciato un film su Barbie nessuno avrebbe davvero potuto immaginare un successo di questo tipo, anche quando la presenza di un'autrice come Greta Gerwig alla regia e di Noah Baumbach alla co-sceneggiatura, avevano rassicurato quantomeno sulla tenuta artistica del progetto.

Invece a un mese dalla sua uscita Barbie è diventato il maggior incasso dell'anno e il maggior successo di un film diretto da una donna nella Storia del Cinema. E, naturalmente, un fenomeno mediatico e virale senza precedenti.


Innanzitutto a livello estetico il film è assolutamente iconico: scenografie, costumi, acconciature e trucco sono davvero magnifici e ricostruiscono alla perfezione il mondo rosa camp di Barbieland ed è impossibile non riconoscere vestiti, oggetti, giocattoli di ogni tipo soprattutto per chi ha giocato con la Barbie nella sua infanzia.

Greta Gerwig riesce a ricreare, con scelte registiche originali, le sensazioni di quando si gioca con una bambola, rendendo il tutto ancora più pop e coinvolgente grazie a tante, tantissime, citazioni cinematografiche (quella iniziale a 2001: Odissea nello Spazio è semplicemente geniale, ma non è l'unica) e con un mix di generi travolgente, andando persino a fare un salto nel musical.

Ma probabilmente il vero segreto del successo di Barbie sta nella sceneggiatura: la coppia Gerwig-Baumbach è riuscita a creare un film semplice e commerciale ma allo stesso tempo stratificato e più impegnato. Se apparentemente si tratta di una commedia pop con un messaggio semplice, quasi gridato e didascalico, in realtà la riflessione femminista che compie il film è ben più profonda e va oltre il semplice "donne buone e uomini cattivi", anzi, trova pieno compimento proprio nella parte maschile del film e nel personaggio di Ken, che in un certo senso è il villain del film, ma anche coprotagonista con un proprio percorso di liberazione parallelo a quello di  Barbie. Se da una parte Barbie deve imparare la consapevolezza di se stessa e del mondo esterno, come una novella Pinocchio, dall'altra Ken deve riuscire a emanciparsi dal ruolo impostogli dalla società e dalle sue proprie aspettative per poter essere davvero se stesso serenamente. Se da una parte Margot Robbie sembra nata per interpretare Barbie, dall'altra abbiamo probabilmente la miglior interpretazione della carriera di Ryan Gosling, attore che si dimostra ancora una volta istrionico portatore di una mascolinità delicata e fuori dagli stilemi hollywoodiani classici.

Il tutto in una confezione così colorata, frizzante, leggera e travolgente che è difficile pensare che questo film non diventerà un cult pop di quelli che si ricorderanno negli anni. 


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Oppenheimer - la recensione

Con un mese di ritardo finalmente è arrivato anche in Italia Oppenheimer, l'ultimo acclamatissimo film di Christopher Nolan, che arriva dopo il complicato Tenet, che aveva deluso un po' tutti, e Dunkirk che aveva diviso molto, fra chi lo aveva fortemente apprezzato e chi invece lo considera sottotono.

Con Oppenheimer Nolan sembra mettere da parte ogni esagerazione, i ghirigori fantascientifici e le complicazioni di trama per puntare invece dritto al sodo e fare un ritratta scarno, asciutto, ma allo stesso tempo complesso e intenso si J. Robert Oppenheimer (Cillian Murphy), il fisico americano che ha guidato il "Progetto Manhattan" e che è a tutti gli effetti il padre della bomba atomica. Ne risulta un personaggio stratificato, contraddittorio e complesso nelle sue molteplici sfaccettature, allo stesso tempo fragile e pieno di sé, estremamente chiuso ma dai modi spesso pomposi e autoritari, una personalità istrionica e tormentata che Nolan prende come archetipo dell'uomo e lo fa diventare, quasi letteralmente, il Prometeo della mitologia, che dopo aver consegnato il fuoco agli uomini viene severamente punito dagli dei. Anche Oppenheimer, quindi, si ritrova nella posizione per cui la sua scienza, quella meccanica quantistica che aveva rivoluzionato il mondo della fisica del primo ventennio del Novecento, gli serve a costruire un'arma spaventosa che ben presto sfugge a ogni tentativo di controllo, e con cui lo scienziato si troverà a dover fare i conti, politicamente e soprattutto moralmente, per il resto della sua vita.

Nel film si ritrovano alcuni stilemi tipici del cinema nolaniano, dalla non linearità del racconto alla destrutturazione del tempo e soprattutto il dualismo fra scienza ed etica, fra ragione e sentimento, fra teoria e pratica. Questo fa sì che pur essendo un film chiaramente incentrato, a partire dal titolo, sul suo protagonista, Oppenheimer è anche un film corale, dove moltissimi personaggi ruotano intorno alla figura principale e nessuno, anche quelli che compaiono in una sola scena, mancano di lasciare il segno. Accanto a un Cillian Murphy magnetico, c'è anche, vero contraltare del film e lo capiamo subito dall'uso intelligente del bianco e nero, uno straordinario Robert Downey Jr, che ci ricorda in modo chiaro che lui è molto più del Tony Stark made in Marvel. 

Ma il cast è davvero tutto di altissimo livello, Emily Blunt e Florence Pugh, che pur in poche scene riescono a dare grande potenza ai loro personaggi, e molti altri, tra cui Matt Damon.

Come accade spesso nel suo cinema, Nolan utilizza non solo montaggio e fotografia con fini narrativi, ma anche il suono, a partire dalla colonna sonora splendida di Ludwig Göransson (che non fa rimpiangere il grande Hans Zimmer) fino all'uso magistrale del sonoro, e in particolare dell'assenza di suoni, che spesso diventa importante tanto quanto, se non di più, dei dialoghi.

Con tre ore di durata che non si sentono affatto grazie a un ritmo serrato, dialoghi perfetti e l'uso sapiente del montaggio, Oppenheimer è forse il film più maturo, complesso e tecnicamente perfetto di Christopher Nolan. Se sarà anche il suo migliore, lo deciderà il tempo.

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