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giovedì 11 aprile 2024

Cannes 2024 - presentata la ricca selezione ufficiale

Si è tenuta questa mattina la conferenza stampa durante la quale Thierry Fremaux ha annunciato la selezione ufficiale del 77o Festival di Cannes.

In Concorso confermati i rumor dei giorni scorso, c'è Yorgos Lanthimos con Kind of Kindness, David Cronenberg con The Shrouds, Paolo Sorrentino con Parthenope, unico film italiano in Concorso, e anche Francis Ford Coppola con Megalopolis. In Concorso verrà presentato anche Marcello Mio di Christophe Honoré, film dedicato a Marcello Mastroianni che vede nel cast Chiara Mastroianni e Catherine Deneuve, e The Apprentice, con Sebastian Stan nei panni di un giovane Donald Trump.

Fuori Concorso, oltre ai già annunciati Furiosa: A Mad Max Story e l'epopea western Horizon: An American Saga di Kevin Costner, sarà presentato anche Rumors, con Cate Blanchett tra i protagonisti.

Un solo film italiano anche nella sezione Un Certain Regard, con I Dannati di Roberto Minervini.

Ricordiamo che l'attrice e regista Greta Gerwig sarà la presidente di Giuria del Concorso, mentre per la sezione Un Certain Regard sarà presieduta dal regista Xavier Dolan.

Ecco tutti i titoli annunciati.

CONCORSO
“Megalopolis” (dir. Francis Ford Coppola)
“The Apprentice” (dir. Ali Abbasi)
“Motel Destino” (dir. Karim Aïnouz)
“Bird” (dir. Andrea Arnold)
“Emilia Perez” (dir. Jacques Audiard)
“Anora” (dir. Sean Baker)
“The Shrouds” (dir. David Cronenberg)
“The Substance” (dir. Coralie Fargeat)
“Grand Tour” (dir. Miguel Gomes)
“Marcello Mio” (dir. Christophe Honoré)
“Caught by the Tides” (dir. Jia Zhangke)
“All We Imagine as Light” (dir. Payal Kapadia)
“Kinds of Kindness” (dir. Yorgos Lanthimos)
“Beating Hearts” (dir. Gilles Lellouche)
“Wild Diamond” (dir. Agathe Riedinger)
“Oh, Canada” (dir. Paul Schrader)
“Limonov” (dir. Kirill Serebrennikov)
“Parthenope” (dir. Paolo Sorrentino)
“The Girl with the Needle” (dir. Magnus von Horn)

UN CERTAIN REGARD
“The Shameless” (dir. Konstantin Bojanov)
“Norah” (dir. Tawfik Alzaidi)
“Le Royaume” (dir. Julien Colonna)
“Vingt Dieux” (dir. Louise Courvoisier)
“Le Proces du Chien” (dir. Laetitia Dosch)
“The Village Next to Paradise” (dir. Mo Harawe)
“Black Dog” (dir. Guan Hu)
“September Says” (dir. Ariane Labed)
“The Damned” (dir. Roberto Minervini)
“L’Histoire de Souleymane” (dir. Boris Lojkine)
“On Becoming a Guinea Fowl” (dir. Rungano Nyoni)
“My Sunshine” (dir. Hiroshi Okuyama)
“Viet and Nam” (dir. Minh Quý Trương)
“Santosh” (dir. Sandhya Suri)

PROIEZIONI SPECIALI
“La Belle de Gaza” (dir. Yolande Zauberman)
“Apprendre” (dir. Claire Simon) 
“The Invasion” (dir. Sergei Loznitsa)
“Ernest Cole, Lost and Found” (dir. Raoul Peck)
“Le Fil” (dir. Daniel Auteuil)

CANNES PREMIERE
“Miséricorde” (dir. Alain Guiraudie)
“C’est Pas Moi” (dir. Leos Carax)
“Everybody Loves Touda” (dir. Nabil Ayouch)
“The Marching Band” (dir. Emmanuel Courcol)
“Rendez-Vous Avec Pol Pot” (dir. Rithy Panh)
“Le Roman de Jim” (dirs. Arnaud Larrieu, Jean-Marie Larrieu)

PROIEZIONI DI MEZZANOTTE
“Twilight of the Warrior” (dir. Cheang Pou-soi)
“I, the Executioner” (dir. Ryoo Seung-wan)
“The Surfer” (dir. Lorcan Finnegan)
“The Balconettes” (dir. Noemie Merlant)

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lunedì 29 gennaio 2024

Povere Creature! - la recensione


Dopo il Leone d'Oro al Festival di Venezia, e dopo aver ottenuto ben 11 candidature agli Oscar 2024, sbarca in sala anche in Italia Povere creature! il nuovo atteso film del regista greco Yorgos Lanthimos
Se si è un minimo familiari con la filmografia precedente del regista, da La Favorita a The Lobster, si sa già che questa commedia è ben lontana dall'essere semplicemente divertente o brillante, ma vira molto più sul grottesco e sull'eccessivo da ogni punto di vista, che sia sessuale o più semplicemente visivo, quindi è bene essere preparati.

Tratto dall'omonimo romanzo del 1992, Povere Creature è una riscrittura al femminile di Frankenstein a cui Lanthimos non riesce a resistere e che è perfetta per il suo stile così peculiare. Bella Baxter (Emma Stone), creata dal mostruoso medico Godwin, è la protagonista di un racconto di formazione e di scoperta di sé che passa dalla liberazione sessuale in cui i due uomini nel film, Duncan (Mark Ruffalo) e Max (Ramy Youssef), rappresentano un po' due tappe necessarie e in qualche modo opposte, ma anche una liberazione intellettuale incarnata dalla scoperta del mondo e del posto che ognuno di noi vi occupa. Bella, donna con il cervello di una neonata, riesce a essere veramente libera da ogni convenzione sociale e solo così può esprimere davvero se stessa, senza limiti e senza pudori.
Il film non potrebbe essere ciò che è se non ci fosse dietro anche un grandissimo lavoro estetico e visivo ad opera tanto del regista quanto di scenografi e costumisti, con un 'ambientazione veramente perfetta, colorata, steampunk e allo stesso tempo onirica. Le inquadrature storte e i grandangoli che caratterizzano la regia di Lanthimos completano il quadro richiamando, spesso anche in maniera didascalica, film espressionisti e in particolare Metropolis di Fritz Lang, che viene citato apertamente in almeno due occasioni durante la pellicola. Non mancano anche i richiami ad artisti più recenti, come il Terry Gilliam di Brazil e il Tim Burton di Edward mani di forbice. Anche la colonna sonora è perfetta nel costruire queste atmosfere.

Emma Stone giganteggia come Bella Baxter, la sua interpretazione è magnetica ed è veramente difficile non rimanere incantati da lei, dalla sua ingenuità prima, dalla sua acutezza dopo. Un grandissimo lavoro anche sul corpo, da porte dell'attrice, che sembra avere già l'Oscar in mano.
Se sembra scontato citare un sempre grande Willem Dafoe, non lo è però sottolineare l'ottimo lavoro di Mark Ruffalo, che senza paura gioca moltissimo con la sua fisionomia e il suo fisico per creare un personaggio patetico e ridicolo che era facile far sfociare nella macchietta e basta ma che invece lui è bravissimo a mantenere sempre sul limite senza farglielo mai attraversare. Anche per lui una nomination all'Oscar più che meritata.

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sabato 9 settembre 2023

Venezia80 _ Leone d'oro a 'Poor Things!' di Yorgos Lanthimos. Tutti i vincitori.

Si è conclusa poco fa la cerimonia di premiazione del Festival di Venezia 2023 e la giuria del Concorso, presieduta dal regista Damien Chazelle, ha consegnato il Leone d'Oro a Poor Things! del regista Yorgos Lanthimos.

Un film che ha fin da subito convinto pubblico e critica ed era considerato il favorito per la vittoria del premio più importante. Nel suo discorso di ringraziamento, il regista si è augurato una rapida fine dello sciopero e ha ringraziato in modo particolare, dedicandole il premio, la protagonista del film, Emma Stone.

Gloria anche per Matteo Garrone che ha vinto il Leone d'Argento per la migliore regia per Io, Capitano, mentre il giovane protagonista del film, Seydou Sarr, si è portato a casa il Premio Mastroianni come migliore interprete emergente.

La Coppa Volpi per la migliore attrice è andata, un po' a sorpresa, ma solo perché non era stata presa in considerazione dalle previsioni dei giornali, a Cailee Spaeny, protagonista di Priscilla di Sofia Coppola. La Coppa Volpi per il migliore attore invece è andata a Peter Sarsgaard per Memory, e l'attore, molto emozionato, ha fatto un lungo discorso a sostegno dello sciopero degli attori e degli sceneggiatori schierandosi contro l'utilizzo dell'Intelligenza Artificiale.

Premi anche per El Conde di Pablo Larraín, Il Male Non Esiste di Ryūsuke Hamaguchi, e The Green Border di Agnieszka Holland.

Premi per l'Italia anche nella sezione Orizzonti, compreso il premio del pubblico a Felicità, il film d'esordio alla regia di Micaela Ramazzotti.

Ecco tutti i vincitori.

CONCORSO
Leone d'oro - Miglior Film: Povere creature! (Poor Things) di Yorgos Lanthimos 
Leone d'argento - Gran Premio della Giuria: Il male non esiste di Ryūsuke Hamaguchi
Leone d'argento - Miglior Regia: Io, Capitano di Matteo Garrone
Coppa Volpi - Migliore Interpretazione Femminile: Cailee Spaeny in Priscilla di Sofia Coppola
Coppa Volpi - Migliore Interpretazione Maschile: Peter Sarsgaard in Memory di Michel Franco
Premio Osella - Migliore Sceneggiatura: Pablo Larraín e Guillermo Calderón per El Conde di Pablo Larraín
Premio Speciale della Giuria: The Green Border di Agnieszka Holland 
Premio Marcello Mastroianni (ad un attore o attrice emergente): Seydou Sarr in Io, Capitano di Matteo Garrone

ORIZZONTI
Premio Orizzonti - Miglior Film: Magyarázat mindenre (Explanation for everything) di Gábor Reisz 
Premio Orizzonti - Miglior Regia: Paradiset brinner di Mika Gustafson 
Premio Speciale della Giuria: Una sterminata domenica di Alain Parroni
Premio Orizzonti - Miglior Interpretazione Femminile: Margarita Rosa de Francisco in El Paraiso di Enrico Maria Artale
Premio Orizzonti - Miglior Interpretazione Maschile: Tergel Bold-Erdene in City of wind
Premio Orizzonti - Miglior Sceneggiatura: El Paraiso di Enrico Maria Artale
Premio Orizzonti - Miglior Cortometraggio: A Short Trip di Erenik Beqiri

ORIZZONTI EXTRA
Premio degli Spettatori - Armani Beauty: Felicità di Micaela Ramazzotti
Leone del Futuro - Premio Venezia Opera Prima "Luigi De Laurentiis": Love is a gun di Lee Hong-Chi

VENEZIA CLASSICI
Premio al Miglior Film Restaurato: Ohikkoshi di Shinji Sōmai
Premio al Miglior Documentario sul Cinema: Thank you very much di Alex Braverman

VENICE IMMERSIVE
Gran Premio: Songs for a Passerby di Celine Daemen
Premio Speciale della Giuria: Flow di Adriaan Lokman
Premio per la Realizzazione: Empereur di Marion Burger e Ilan Cohen

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lunedì 11 febbraio 2019

BAFTA 2019 - sette premi a La Favorita, ma è Roma il miglior film

Sono stati consegnati ieri sera i BAFTA 2019, gli "Oscar" britannici.

Mattatore della serata è stato il film La Favorita, di Yorgos Lanthimos, che si è portato a casa ben 7 premi, tra cui quelli per la migliore attrice protagonista (Olivia Colman), attrice non protagonista (Rachel Weisz) e miglior film inglese. Il film di Lanthimos però non ha vinto il BAFTA per il miglior film dell'anno, andato a Roma di Alfonso Cuarón, che ha vinto anche il premio come miglior film non in lingua inglese e quello per la fotografia.

Se per le attrici le previsioni in chiave Oscar sono ancora un po' sospese, dai premi BAFTA agli attori sono arrivate invece solo conferme. Rami Malek (Bohemian Rhapsody) è stato premiato come migliore attore protagonista, mentre Mahershala Ali (Green Book) come migliore attore non protagonista.

Spike Lee si è portato a casa il premio per la migliore sceneggiatura per il suo BlacKkKlansman. Miglior film d'animazione Spider-Man: Un Nuovo Universo.

Ecco tutti i vincitori della serata.

FILM
“Roma”

REGISTA
Alfonso Cuaron, “Roma”

ATTORE
Rami Malek, “Bohemian Rhapsody”

ATTRICE
Olivia Colman, “The Favourite”

ATTORE NON PROTAGONISTA
Mahershala Ali, “Green Book”

ATTRICE NON PROTAGONISTA
Rachel Weisz, “The Favourite”

SCENEGGIATURA ORIGINALE
“The Favourite”, Deborah Davis, Tony McNamara

SCENEGGIATURA ADATTATA
“BlacKkKlansman”, Spike Lee, David Rabinowitz, Charlie Wachtel, Kevin Willmott

COLONNA SONORA
“A Star is Born”, Bradley Cooper, Lady Gaga, Lukas Nelson

FILM NON IN LINGUA INGLESE
“Roma”, Alfonso Cuarón, Gabriela Rodríguez

DOCUMENTARIO
“Free Solo”, Elizabeth Chai Vasarhelyi, Jimmy Chin, Shannon Dill, Evan Hayes

FILM D’ANIMAZIONE
“Spider-Man: Into the Spider-Verse”, Bob Persichetti, Peter Ramsey, Rodney Rothman, Phil Lord

FILM BRITANNICO
“The Favourite”, Yorgos Lanthimos, Ceci Dempsey, Ed Guiney, Lee Magiday, Deborah Davis, Tony McNamara

FOTOGRAFIA
“Roma”, Alfonso Cuarón

MONTAGGIO
“Vice”, Hank Corwin

SCENOGRAFIE
“The Favourite”, Fiona Crombie, Alice Felton

COSTUMI
“The Favourite”, Sandy Powell

TRUCCO E PARRUCCO
“The Favourite”, Nadia Stacey

SUONO
“Bohemian Rhapsody”, John Casali, Tim Cavagin, Nina Hartstone, Paul Massey, John Warhurst

EFFETTI VISIVI
“Black Panther”, Geoffrey Baumann, Jesse James Chisholm, Craig Hammack, Dan Sudick

DEBUTTO DI UN REGISTA, SCENEGGIATORE O PRODUTTORE INGLESE
“Beast”, Michael Pearce (Writer/Director), Lauren Dark (Producer)

CORTO ANIMATO INGLESE
“Roughhouse”, Jonathan Hodgson, Richard Van Den Boom

CORTO INGLESE
“73 Cows”, Alex Lockwood

EE RISING STAR AWARD (Votato dal Pubblico) 
Letitia Wright

CONTRIBUTO INGLESE AL CINEMA
Elizabeth Karlsen e Stephen Woolley, Number 9 Films

BAFTA FELLOWSHIP
Thelma Schoonmaker

giovedì 24 gennaio 2019

La Favorita - la recensione

Grande successo al Festival di Venezia, 10 nomination all'Oscar, Coppa Volpi e Golden Globe per la protagonista Olivia Colman, il terzo film in lingua inglese del greco Yorgos Lanthimos si avvia verso una stagione che possiamo definire trionfale per un regista che è sempre stato piuttosto di nicchia.
La strada verso il cinema mainstream passa per la corte della Regina Anna, capricciosa, isterica, malata di gotta e lesbica, e dalla lotta fra due donne, Lady Sarah Churchill (Rachel Weisz) e  Abigail Masham (Emma Stone), per un film che è tanto riconoscibile quanto diverso dai soliti film di Lanthimos.
Molto meno cupo e "freddo" rispetto a Il Sacrificio del Cervo Sacro e The Lobster, pieno di grandangoli, alla fine riesce a essere soprattutto il racconto della cattiveria, della pugnalata alle spalle, del sorriso falso, impersonificato principalmente dal personaggio della Stone, giovane arrivista che non si fa scrupoli ad approfittarsi di una donna fragile.
È anche e soprattutto il film delle interpretazioni, non solo di Emma Stone e di una bravissima Rachel Weisz, ma in particolare di Olivia Colman, attrice poco conosciuta al grande pubblico ma già apprezzata nel mondo della serialità britannica, che qui dà una interpretazione totale, anima e corpo, magnetica per come riesce a catalizzare su di sé l'attenzione di tutti gli altri attori in scena e dello spettatore in sala.
Nonostante soffra di una certa lentezza nella sua parte centrale e della solita lontananza fra spettatori e personaggi tipica dei film di Lanthimos, La Favorita riesce a coinvolgere molto più di quanto questo regista ci ha abituati, e tutto il film ne beneficia, grazie alle scenografie avvolgenti, alla regia per una volta non troppo egocentrica, e a una Colman da oscar. Chissà che non lo conquisti sul serio.

martedì 22 gennaio 2019

Oscar 2019 - tutte le nomination

Annunciate poco fa le nomination agli Oscas 2019, saranno otto i film che si contenderanno il premio come miglior film.
Con dieci candidature a testa, Roma di Alfonso Cuaron e La Favorita di Yorgos Lanthimos sono gli assoluti dominatori delle nomination di quest'anno, con il film di Cuaron che potrebbe segnare una storica doppietta, miglior film e miglior film straniero.
A seguire, con otto nomination, Vice - L'Uomo nell'Ombra e A Star is Born, con quest'ultimo che ha raccolto meno nomination di quante ipotizzate nei giorni scorsi. Ottimo risultato (anche esagerato) per Black Panther, che ottiene sette candidature e diventa il primo cinecomic a ricevere una nomination come miglior film.

Nelle categorie degli attori, spiccano i nomi di Yalitza Aparicio e Marina De Tavira, le protagoniste non professioniste di Roma, nominate rispettivamente come migliore attrice protagonista e non protagonista.
Tra i registi, non ce l'ha fatta Bradley Cooper, che si può consolare con la nomination come migliore attore, ma a sorpresa e meritatamente è stato nominato Pawel Pawlikowski per Cold War. Proprio il film polacco ha ottenuto un grande risultato, rientrando anche nei migliori film stranieri e nella categoria migliore fotografia.

Purtroppo non sorprende la quasi totale assenza di First Man, il bel film di Chazelle non è rientrato tra i candidati come miglior film ma, onestamente, stupisce molto l'assenza di una nomination per la migliore colonna sonora che sarebbe stata sacrosanta.

La cerimonia di premiazione, che dopo circa trent'anni sarà senza presentatore, si terrà il 24 febbraio. Intanto, ecco la lista completa dei nominati.

Miglior film
Black Panther
BlackKklansman
Bohemian Rhapsody
La favorita
Green Book
Roma
A Star is Born
Vice

Regia
Spike Lee, per BlackKklansman
Pawel Pawlikowski, per Cold war
Yorgos Lanthimos, per La favorita
Alfonso Cuaron, per Roma
Adam Mckay, per Vice

Attrice protagonista
Yalitza Aparicio, per Roma
Glenn Close, per The Wife
Olivia Colman, per La favorita
Lady Gaga, per A Star is Born
Melissa McCarthy, per Copia originale

Attore protagonista
Christian Bale, per Vice
Bradley Cooper, per A Star is Born
Willem Dafoe, per Van Gogh - sulla soglia dell'eternità
Rami Malek, per Bohemian Rhapsody
Viggo Mortensen, per Green Book

Attore non protagonista
Mahershala Ali, per Green Book
Adam Driver, per BlackKklansman
Sam Elliott, per A Star is Born
Richard E. Grant, per Copia originale
Sam Rockwell, per Vice

Attrice non protagonista
Amy Adams, per Vice
Marina De Tavira, per Roma
Regina King, per Se la strada potesse parlare
Emma Stone, per La favorita
Rachel Weisz, per La favorita

Sceneggiatura originale
La favorita - Deborah Davis e Tony McNamara
First Reformed - Paul Schrader
Green Book - Nick Vallelonga e Peter Farrelly
Roma - Alfonso Cuaron
Vice - Adam McKay

Sceneggiatura non originale
La ballata di Buster Scruggs - Joel & Ethan Coen
BlackKklansman - Charlie Watchel, David Rabinowitz, Kevin Willmott e Spike Lee
Copia originale - Nicole Holofcener e Jeff Whitty
Se la strada potesse parlare - Barry Jenkins
A Star is Born - Eric Roth, Bladley Cooper e Will Fetters

Film straniero
Cafarnao (Libano)
Cold War (Polonia)
Never Look Away (Germania)
Roma (Messico)
Un affare di famiglia (Giappone)

Film d'animazione
Gli Incredibili 2
L'isola dei cani
Mirai
Ralph Spacca Internet
Spider-Man: Un nuovo universo

Montaggio
BlackKklansman
Bohemian Rhapsody
La favorita
Green Book
Vice

Scenografia
Black Panther
La favorita
First Man
Il ritorno di Mary Poppins
Roma

Fotografia
Cold War
La favorita
Never Look Away
Roma
A Star is Born

Costumi
La ballata di Buster Scruggs
Il ritorno di Mary Poppins
Black Panther
La favorita
Maria Regina di Scozia

Trucco e acconciature
Border
Maria Regina di Scozia
Vice

Effetti speciali
Avengers: Infinity War
Christopher Robin
First man
Ready Player One
Solo: A Star Wars Story

Sonoro
Black Panther
Bohemian Rhapsody
First Man
Roma
A Star is Born

Montaggio sonoro
Black Panther
Bohemian Rhapsody
Il primo uomo
A Quiet Place
Roma

Colonna sonora originale
Black Panther
BlackKklansman
Se la strada potesse parlare
L'isola dei cani
Il ritorno di Mary Poppins

Canzone
"All the Stars" in 'Black Panther'
"I'll Fight" in 'RBG'
"The Place Where Lost Things Go" in 'Il ritorno di Mary Poppins'
"Shallow" in 'A Star is Born'
"When a Cowboy Trades His Spurs for Wings" in 'La ballata di Buster Scruggs'

Documentario
Free Solo
Hale County This Morning, This Evening
Minding the Gap
Of Fathers and Sons
RBG

Cortometraggio documentario
Black Sheep
End Game
Lifeboat
A Night at the Garden
Period. End of sentence

Cortometraggio
Detainment
Fauve
Marguerite
Mother
Skin

Cortometraggio d'animazione
Animal Behaviour
Bao
Late Afternoon
One Small Step
Weekends

giovedì 30 agosto 2018

Venezia 75 - giorno 2

Secondo giorno di festival, presentati altri due film molto attesi.

Un intricato e folle triangolo tra donne al centro di The Favourite, nuovo film del controverso regista greco Yorgos Lanthimos (The Lobster). Protagoniste le attrici Emma Stone, Olivia Colman e Rachel Weisz.

Ambientato all'inizio del Settecento, il film vede una Regina Anna (Olivia Colman) stanca, piuttosto folle, e provata dalle 17 gravidanze andate male. La sovrana ha ormai deciso di mettere la sua vita nelle mani di Lady Sarah Churchill duchessa di Marlborough (Rachel Weisz), donna tutt'altro che folle, lucida stratega sposata con il comandante in capo dell'esercito inglese impegnato in guerra. Lady Sarah Churchill approfitta del suo ruolo di favorita della Regina, consolidato anche fra le lenzuola, per gestire il governo a suo piacimento. A scombinare i piani arriva però Abigail Masham (Emma Stone), cugina della duchessa, un'aristocratica caduta in disgrazia e venduta dal padre per un debito di gioco. Abigail comincerà facendo la cameriera ma ben presto si farà largo nelle grazie (e nel letto) della Regina diventando la sua nuova preferita e scatenando la gelosia di Lady Sarah.

Scandaloso ed eccessivo, il film è stato accolto molto bene dalla sala stampa, particolarmente apprezzate le interpretazioni delle attrici, assolute protagoniste della pellicola. "Sono stato immediatamente attratto dalla storia di queste tre donne così complesse, tre personaggi realmente esistiti", ha dichiarato Lanthimos, che poi ha voluto sottolineare che l'aver fatto un film così "femminile" non ha niente a che vedere con il vento di protesta che sta soffiando sull'industria cinematografica in questi mesi, "Sono nove anni che lavoriamo su questo progetto, quindi è impossibile che sia legato ai movimenti esplosi quest'anno. Però una cosa posso dirla: mentre spesso nel cinema le donne sono oggetto del desiderio o comunque mogli o fidanzate di qualche uomo, qui sono personaggi a tutto tondo, esseri umani completi, meravigliose e orrende allo stesso tempo".

Entusiasta del film Emma Stone, unica americana in mezzo a un cast britannico, che ha ammesso, molto onestamente, di non aver capito subito tutto del film, ma di aver amato molto il suo personaggio. "E' una sopravvissuta", ha detto l'attrice, "all'inizio non la capivo bene ma poi via via che siamo andati avanti sono entrata nel personaggio. E' sopraffatta dagli eventi, mi è piaciuto tutto di lei. Ero la sola americana del cast e mi ha intimorito un po’ il lavoro per raggiungere sicurezza con l’accento".
Entrambe le attrici hanno dichiarato che si è creata una bella complicità tra di loro (Rachel Weisz compresa), anche nelle scene di sesso. "E' stato bello farlo con Olivia, abbiamo familiarizzato molto e ci è sembrato naturale", ha dichiarato Emma Stone. Affermazione a cui ha risposto un'altrettanto soddisfatta Colman: "Abbiamo provato per tre settimane, sciogliendoci e perdendo la vergogna una rispetto all'altra. Alla fine eravamo molto amiche, per cui eravamo a nostro agio nel fare sesso".

Nel film Olivia Colman interpreta la Regina Anna, e il caso vuole che in questo periodo stia interpretando un'altra regina, l'attuale Regina Elisabetta II per la serie The Crown. Impossibili da paragonare secondo l'attrice. "Non potrebbero essere più diverse, hanno in comune soltanto il fatto di essere chiamate regine", ha dichiarato la Colman, che ha amato molto interpretare la Regina Anna, "Interpretarla è stata una vera gioia, ho potuto giocare molto con le sue insicurezze e sul fatto che avesse così tanto potere nelle mani. Anna è una donna che non si sente amata da nessuno".

Cast e attori, nel film ci sono anche Nicholas Hoult e Jon Alwyn, hanno infine fatto i più sinceri auguri a Rachel Weisz, assente al festival perché, a 48 anni, è incinta e vicina al parto.

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Sempre tre donne sono protagoniste dell'altro film presentato oggi, si tratta di ROMA, atteso nuovo lavoro del regista premio Oscar Alfonso Cuaron. Film prodotto da Netflix.

La storia è ambientata negli anni '70 a Città del Messico, più precisamente nel quartiere ROMA, e racconta le vite della domestica Cleo (Yalitza Aparicio) e della sua collaboratrice Adela (Nancy García García), entrambi di discendenza mixteca, intrecciate a quella di Sofia (Marina de Tavira), donna borghese e madre dei quattro bambini che Cleo deve accudire e che ama come se fossero suoi figli. Una notizia però sconvolge la vita di Cleo, mentre a sconvolgere il paese sono le proteste studentesche che culmineranno nel famoso Massacro del Corpus Christi, quando un gruppo paramilitare appoggiato dal governo uccise 120 civili.

Girato interamente in bianco e nero, in 65mm e con lunghi piani sequenza, il film vede al centro tre figure femminili ispirate alle donne che hanno animato l'infanzia del regista. "E' un film legato alla memoria e al ricordo", ha spiegato Alfonso Cuaron, "Il film è dedicato a quella che è stata la mia bambinaia, che ovviamente lo ha ispirato. Tutto viene dalle conversazioni che ho avuto con lei e così è venuto fuori il personaggio di Cleo. Quando cresci con qualcuno che ami non metti in discussione la sua identità. Per me era come una mamma. Mi sono dovuto sforzare di vedere Cleo come una donna, con tutte le problematiche della sua storia. Scoprire le sue radici indigene e la sua condizione sociale. Le donne a casa mia hanno sempre portato avanti le cose da sole".

Il film sarà disponibile su Netflix dal 14 dicembre, ma negli USA uscirà anche in alcune sale selezionate.

martedì 3 luglio 2018

Il Sacrificio del Cervo Sacro - la recensione

Presentato al Festival di Cannes 2017, arriva in sala con un considerevole ritardo il nuovo film di Yorgos Lanthimos, già autore del disturbante The Lobster.

Steven è un cardiologo con una vita piuttosto regolare, con una bella moglie, anche lei medico, e due figli. Senza dire niente a nessuno, Steven instaura un rapporto di amicizia con un ragazzo problematico, Martin, figlio di un paziente morto sotto i ferri durante un'operazione per cui Steven vuole convincersi di non avere colpa. Un'amicizia apparentemente innocua ma il ragazzo si fa sempre più insistente, diventa più invadente. All'improvviso il figlio più piccolo di Steven si ammala di qualcosa di misterioso, e poco dopo anche la figlia. A quel punto Martin confessa la "maledizione" che ha lanciato sulla famiglia di Steven: i suoi figli, e anche sua moglie, si ammaleranno e moriranno se lui non deciderà di uccidere, di sacrificare, un membro della famiglia a caso. Ucciderne uno a scelta per evitare che muoiano tutti.

Che Yorgos Lanthimos sia un regista che ama provocare è cosa risaputa, basta guardare i suoi precedenti lavori per rendersene conto, e Il Sacrificio del Cervo Sacro non è da meno. Il regista provoca, cerca di disturbare lo spettatore mettendolo di fronte non solo a scelte difficili ma anche davanti a scene e dialoghi poco piacevoli. Tutto nel film è fatto per mettere lo spettatore perennemente a disagio, non c'è un solo personaggio nel film che faccia qualcosa di piacevole o di positivo, non c'è un momento nel film che può far tirare il fiato e "consolare" un po' chi sta guardando. Questo non sarebbe un male se non fosse puramente fine a se stesso.
La sensazione che si ha guardando il film è che Lanthimos non voglia dare risposte ma nemmeno porre domande. Il regista non cerca di andare nel profondo, di affondare le mani nei risvolti psicologici molto forti che una storia del genere comporta, non è interessato a far provare empatia verso i personaggi e verso le scelte impossibili che devono prendere, non è interessato a coinvolgere lo spettatore sotto quell'aspetto, Lanthimos vuole provocare, dall'inizio alla fine, e basta.

Stilisticamente il film è ben fatto, un'ambientazione asettica che crea un'atmosfera cupa e asfissiante, anche quando la scena si svolge all'aria aperta, sottolineata costantemente dalla musica e da un ritmo molto lento e compassato.
Buona la scelta di Barry Keoghan (già visto in Dunkirk) nel ruolo di Martin, riesce ad essere inquietante e molto odioso. Bene Colin Farrell e Nicole Kidman che offrono delle buone prove ma purtroppo non riescono ad esprimere totalmente la drammaticità dei propri personaggi perché intrappolati nella scelta del regista di rimanere sempre superficiale.

Il Sacrificio del Cervo Sacro è sicuramente affascinante nella forma, ben fatto tecnicamente, e lodevole nella voglia di provocare, ma una volta finito di vedere il film si ha la sensazione di un'occasione mancata. Poteva essere una tragedia greca di grande impatto emotivo e invece si riduce a un puro esercizio di stile del regista.

lunedì 22 maggio 2017

Festival di Cannes 2017 - giorno 6

Due titoli molto attesi oggi al festival, in una giornata segnata dalle grandi attrici, Isabelle Huppert da una parte, e una divina Nicole Kidman dall'altra.

Ha diviso e scioccato la critica ma ha ricevuto anche ottime critiche il nuovo film del regista greco Yorgos Lanthimos, The Killing of a Sacred Deer (Concorso), che vede protagonisti Colin Farrell e Nicole Kidman.

Un thriller psicologico con risvolti horror che vede al centro una famiglia formata dal padre, Steven (Farrell), un chirurgo, sua moglie Anna (Kidman), medico oftalmico, e i due figli di 14 e 12 anni. La situazione inizia a diventare inquietante quando in famiglia arriva Martin, il figlio di un paziente morto durante un'operazione fatta proprio da Steven che, sentendosi in colpa, decide di accoglierlo in casa. Tra i due si instaura una relazione inquietante che diventa ancora più preoccupante quando i figli di Steven cominciano ad ammalarsi, incapaci di mangiare o camminare, e si capisce che Martin sta mettendo in pratica una assurda e subdola vendetta, mettendo così Steven di fronte a una scelta terribile.

Il film presenta scene molto crude e dirette fin dall'apertura, con un intervento a cuore aperto e pulsante in primo piano, ma Yorgos Lanthimos, regista di The Lobster (Premio della Giuria a Cannes 2015) non è nuovo a film surreali dai risvolti inquietanti. "Il racconto è globalmente duro, ma non lo è in ogni suo singolo momento", ha spiegato il regista, "anche perché non ho voluto trattare la materia narrativa con tono grave, anzi ho ripetuto al cast che stavamo facendo un film comico e che sul set dovevamo divertirci".
In The Killing of a Sacred Deer si parla con crudezza del tema del sacrificio ma il regista non voleva dare nessuna risposta al pubblico e se ne cercate una non chiedete a lui. "Il mio film non dà risposte, la spiegazione di quello che accade lo spettatore non lo saprà mai e neppure io lo so per cui è una domanda che dovrai portare con te", ha dichiarato Lanthimos, "Non so se ho un mio concetto di sacrificio, per il momento sto esplorando l'idea di giustizia, delle scelte che la natura umana è portata a compiere. Il senso di sacrificio è qualcosa che appartiene alla religione e alla mitologia greca, infatti anche il titolo allude all'Ifigenia di Euripide, non è un mio concetto, appartiene all'umanità".
Una sceneggiatura che ha conquistato subito una bravissima, biondissima e bellissima Nicole Kidman. "Mi ha ipnotizzata. Yorgos ha un modo particolare di creare le scene e guidarti sul set", ha raccontato l'attrice, "In altri tempi forse ne avrei avuto paura, quando valuti una proposta scegli il regista e ti assumi dei rischi, perché per quanto hai potere contrattuale e per quanto cerchi di controllare, sei nelle sue mani, e per un attore la scelta di farlo è sempre molto difficile. Io mi sono lasciata andare, volevo provare altre cose. Il suo lavoro è diretto, molto fisico, non racconta, non vuole essere distratto da altro e così mi sono messa al servizio di questa storia che scava ed esplora la condizione umana quando ha a che fare con la colpa e il sacrificio".

Nicole Kidman quest'anno è la vera regina del Festival di Cannes, presente con ben quattro film (The Beguiled di Sofia Coppola, la serie Top of the Lake di Jane Campion, How to Talk to Girls at Parties di John Cameron Mitchell, e il film di Lanthimos). "Quattro film al festival? E' una coincidenza, certamente non immaginavo accadesse", ha dichiarato l'attrice, "Ma a questo punto della mia vita cerco di rimanere aperta e disponibile a provare esperienze nuove, cerco di comportarmi come se fossi sempre a inizio carriera, amo le sfide e voglio sostenere cineasti in cui credo o un'amica come Jane Campion, che conosco da quando avevo 14 anni. Penso sempre di avere ancora 21 anni e di essere all'inizio della mia carriera. Mi piace l'idea di continuare a esplorare il mondo e la condizione umana. Nutro una forte passione per ciò che faccio e non ho bisogno di lavorare ma lo faccio perché mi piace".
E noi la ringraziamo per questo.
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Presentato, sempre in Concorso, il nuovo film di Michael Haneke, Happy End, che vede protagonista Isabelle Huppert, e un cast che comprende anche Jean-Louis Trintignant, Toby Jones, e Mathieu Kassovitz.

Ambientato nei dintorni di Calais, punto di transito caldo per i rifugiati, il film è un ritratto di una famiglia altoborghese che ha perso tutti i valori, e fa da specchio a una società falsa, infelice ed egoista.

Due volte vincitore della Palma d'Oro, l'ultima con Amour nel 2012, che era stato anche l'ultimo film girato da  Michael Haneke, uno che a Cannes è di casa. Così come la sua protagonista, la sempre brava Isabelle Huppert.
"Ho impiegato quasi cinque anni a fare un nuovo film dopo Amour", ha raccontato il regista, "stavo lavorando a un altro progetto, Flashmob, che poi non è andato in porto. Così ho travasato alcuni elementi di quel film in Happy End". Un film ambientato in Francia ma che poteva essere ambientato in qualsiasi altro posto, perché non parla di una specifica società francese ma di tutti. "Non potevo non parlare della società del nostro tempo, del nostro modo di vivere autistico, dell'accecamento", ha detto Haneke, "E' qualcosa che io personalmente sperimento tutti i giorni. Non credo che questo film sia diverso dagli altri miei lavori, parlo sempre del comportamento umano e della comunicazione".
Elogi per Haneke arrivano dalla sua protagonista, Isabelle Huppert, che proprio grazie a un film del regista, La Pianista, vinse il premio per la migliore interpretazione femminile a Cannes 2012. "Il suo cinema è molto vario", ha dichiarato l'attrice, "ci sono film intimi, film più politici come questo, altri di taglio storico come Il nastro bianco. Nel suo modo di lavorare c'è una grande precisione a partire dalla sceneggiatura e questo, al contrario di quello che si pensa, rende più liberi gli attori".

Il film non ha convinto del tutto la critica, è stato accolto in modo freddo dalla stampa. In Italia arriverà in autunno.