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giovedì 3 gennaio 2019

At Eternity's Gate - la recensione

Passato al Festival di Venezia, dove il protagonista Willem Dafoe ha vinto la Coppa Volpi per l'interpretazione maschile, e stranamente scivolato un po' nel dimenticatoio, esce finalmente anche in Italia il film di Julian Schnabel, regista e pittore, su quello che forse è il più grande pittore di sempre, sicuramente quello che più di tutti ha infiammato l'anima e la fantasia degli spettatori moderni che lo hanno visto e rivisto tanto al cinema quanto in televisione: Vincent Van Gogh.


Un omaggio sicuramente sentito, quello che Schnabel fa all'illustre collega, tanto che se c'è una cosa che salta subito all'occhio è la regia, che riprende i colori dei quadri tipici di Van Gogh, il giallo e l'azzurro in particolare. C'è inoltre molto amore nei confronti dell'uomo, che viene ammantato quasi di un'aura messianica (molte le analogie cristologiche all'interno del film), concentrando lo sguardo soprattutto sui suoi rapporti umani, con il fratello Theo (Rupert Friend) in particolare, unico a stargli vicino e ad apprezzare la sua arte, e con l'amico Paul Gauguin (Oscar Isacc), con cui Vincent instaura un rapporto morboso che lo porterà al famoso gesto del taglio dell'orecchio.


Manca però del tutto in tocco magico e visionario sull'arte, non si riesce a entrare mai nella mente di quello che è stato un vero e proprio genio della pittura, per come riusciva a guardare il mondo andando al di là di quanto visibile a tutti, ed è un gran peccato perché l'impressione è che si rimanga sempre su un canovaccio già visto e poco originale, in cui il focus della vicenda sono le angherie degli abitanti di Arles e una pazzia che non viene comunque mai mostrata fino in fondo.


Alla fine l'unica cosa a rimanere davvero impressa è la splendida performance di Willem Dafoe, seppur lontano in termini di età del personaggio (Dafoe ha sessantatre anni, mentre Van Gogh morì quando ne aveva trentasette), non lo è nello spirito, riuscendo a incarnare perfettamente il candore giovanile e una certa purezza del personaggio unicamente tramite uno sguardo.
La sua bravura fa un po' rimpiangere una pellicola che avrebbe avuto le carte in regola per essere molto di più ma che purtroppo non si eleva mai sopra una buona mediocrità.

mercoledì 12 settembre 2018

Sulla mia pelle - la recensione

Gli ultimi sette giorni di Stefano Cucchi, morto mentre era in custodia cautelare in circostanze ancora poco chiare, non è un materiale facile con cui avere a che fare, sia perchè il processo è ancora in corso, sia per la profonda spaccatura che esiste nella visione della vicenda fra forze dell'ordine (e loro sostenitori) e la famiglia dello stesso Cucchi, con la sorella Ilaria in prima fila nel chiedere chiarezza e giustizia.


Naturalmente le polemiche non sono mancate a Venezia, dove il film è stato presentato ufficialmente, e sicuramente continueranno a essere al centro del dibattito nei prossimi giorni, ora che il film è nelle sale e sulla piattaforma Netflix.
La grande impresa, però, che il regista Alessio Cremonini, e della sua co-sceneggiatrice Lisa Nur Sultan, sono riusciti a compiere al di là di tutto il contorno, è raccontare la storia umana, profondamente umana, di un ragazzo che è morto, da solo e impaurito, lasciando da parte qualsiasi giudizio morale su di lui, sulle sua colpe e su quelle delle stesse forze dell'ordine, concentrandosi unicamente su Stefano e su chi era davvero, sulla sua famiglia, la difficoltà dell'uscire dalla dipendenza dalla droga, la sua fede.
Sulla mia Pelle ripercorre passo dopo passo quei sette giorni di carcere e ospedale, di violenza e crudo abbandono, che diventano sempre più evidenti sul corpo e sul volto di uno straordinario Alessandro Borghi, che riesce a essere Stefano completamente.
Lungi dall'essere un film di accusa o di denuncia, riesce così a divenire una storia intima e cruda di ingiustizia sociale prima ancora che giuridica, di riscatto mancato, di fede ritrovata, di vita che poteva cambiare, forse, ma che non ne ha avuto la possibilità.
Non era sicuramente facile affrontare una vicenda ancora così sentita, nonostante i nove anni passati, e lo era ancora meno farlo senza giudicare e senza retorica, che in circostanze del genere sarebbe apparsa fastidiosa, oltre che fuori luogo.
Sulla mia pelle è un film viscerale, crudo, difficile da digerire, proprio come Stefano Cucchi e la sua storia.

domenica 9 settembre 2018

Venezia 75 - i vincitori

Si è conclusa ieri la 75a Mostra d'Arte Cinematografica di Venezia e a trionfare è stato ancora il Messico.

La giuria, che ha visto come presidente Guillermo del Toro, ha assegnato il Leone d'Oro al film ROMA di Alfonso Cuaron. Non una sorpresa, il film del regista messicano era visto come il favorito per la vittoria già prima dell'inizio del festival.
E non sono stati una sorpresa nemmeno i premi agli attori, le Coppe Volpi infatti sono state assegnate a Olivia Colman (The Favourite) e Willem Dafoe (At Eternity's Gate). Due nomi che fin da subito, cioè fin dalle prime proiezioni dei rispettivi film, sono stati visti come favoriti per la vittoria.

Due premi per The Nightingale di Jennifer Kent, a segnare una spaccatura tra la giuria e la critica che non ha particolarmente amato il film, e un secondo premio anche per The Favourite, che ha portato a casa il Leone d'Argento per il Gran Premio della Giuria. Premiati anche due western: miglior regista a Jacques Audiard per The Sisters Brothers, e il premio per la sceneggiatura a La Ballata di Buster Scruggs dei fratelli Coen.

Ecco tutti i vincitori, compresi quelli della sezione Orizzonti, Venezia Classici, e del Venice Virtual Reality.

CONCORSO
- Leone d’Oro per il Miglior Film: Roma, di Alfonso Cuaron
- Leone d’Argento Gran Premio della Giuria: The Favourite, di Yorgos Lanthimos
- Leone d’Argento per la Migliore Regia: Jacques Audiard per The Sisters Brothers
- Coppa Volpi per la Migliore Interpretazione Maschile: Willem Dafoe per At Eternity’s Gate, di Julian Schnabel
- Coppa Volpi per la Migliore Interpretazione Femminile: Olivia Colman per The Favourite, di Yorgos Lanthimos
- Miglior Sceneggiatura: Joel e Ethan Coen per La Ballata di Buster Scruggs, di Joel e Ethan Coen
- Premio Speciale della Giuria: The Nightingale, di Jennifer Kent
- Premio Marcello Mastroianni a un giovane attore o attrice emergente: Baykali Ganambarr per The Nightingale, di Jennifer Kent

ORIZZONTI
- Miglior film: KrabenRahu (Manta Ray), di Phuttiphong Aroonpheng
- Miglior regia: Emir Baigazin per Ozen
- Miglior interpretazione maschile: Kais Nashif per Tel Aviv on Fire
- Miglior interpretazione femminile: Natalya Kudryashova per The Man who Surprised Everyone
- Miglior sceneggiatura: Jinpa di Pema Tseden
- Premio Speciale della Giuria di Orizzonti: Anons, di Mahmut Fazil Coşkun
- Miglior cortometraggio: Kado, di Aditya Ahmad

VENICE VIRTUAL REALITY
- Miglior film VR: Spheres di Eliza McNitt
- Migliore esperienza VR (per contenuto interattivo): Buddy VR di Chuck Chae
- Migliore storia VR (per contenuto lineare): L’Ile des Morts di Benjamin Nuel

VENEZIA CLASSICI
- Miglior Film Restaurato: La Notte di San Lorenzo, di Paolo e Vittorio Taviani
- Miglior Documentario sul Cinema: The Great Buster - a Celebration, di Peter Bogdanovich

venerdì 7 settembre 2018

Venezia 75 - giorno 10

Si va verso la chiusura del festival, presentato l'ultimo film in Concorso, mentre Fuori Concorso ancora un po' d'Italia.

E' di Roberto Andò l'ultimo film italiano del festival, si tratta di Una Storia Senza Nome, commedia noir che vede protagonisti Micaela Ramazzotti, Renato Carpentieri, e Alessandro Gassmann.

Una trama complessa quella del film, che vede al centro furto della Natività del Caravaggio, rubata nel 1969 a Palermo, vicenda su cui dei pentiti di mafia hanno dato diverse versioni, a volte anche fantasiose (come quella che vedeva l'opera usata da Totò Riina come scendiletto). Il regista immagina la storia di un ex funzionario dei servizi segreti, ormai in pensione (Carpentieri), che contatta la segretaria di un produttore (Ramazzotti), anche ghost writer di uno sceneggiatore molto famoso ma in realtà insulso e incapace (Gassmann), a cui racconta la storia del furto svelando i retroscena di questo mistero che vede coinvolto anche il Governo e la trattativa Stato-Mafia.

L'intreccio di racconti fantasiosi fatti nel corso degli anni ha affascinato il regista Roberto Andò. "E' difficile dividere il vero dal falso anche perché i pentiti mescolano verità e invenzione", ha raccontato Andò, "Marino Mannoia disse che si era trattato di un furto su commissione e che il quadro si era sbriciolato, Gerlando Alberti che era stato seppellito in una stalla e mangiato dai porci. C'è stata tutta una fioritura di deposizioni inattendibili. La commissione antimafia guidata da Rosy Bindi è arrivata alla conclusione, provvisoria, che sia stato tagliato in quattro e venduto a un mercante d'arte svizzero che l'avrebbe portato in Giappone. Di tutte queste storie mi ha colpito quanto fossero sopra le righe. La Palermo di quegli anni era una città in cui poteva succedere di tutto".

Per la prima volta Andò mette al centro del suo film una figura femminile, interpretata da Micaela Ramazzotti. "E' la prima volta e questo mi ha fatto molto piacere", ha dichiarato l'attrice, "Ho osservato proprio lui per costruire il personaggio, rubacchiando il suo modo di guardare gli altri per poi scriverne, e mettendomi gli occhiali come lui". Alessandro Gassman invece ha una sola parola per descrivere il suo personaggio: un cialtrone. "Rappresento il cialtrone, una figura drammaticamente presente nella nostra società, che è permeata di cialtronaggine", ha spiegato Gassmann, "Il cialtrone ci fa ridere e questo è la causa dei nostri problemi. Se andremo a sbattere, cosa che non mi auguro, è perché continuiamo a ridere e la risata è sempre più amara e preoccupante".

Nel cast anche Laura Morante e Renato Scarpa. Il film sarà nei cinema il 20 settembre.

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L'ultimo film in Concorso quest'anno arriva dal Giappone. Si tratta di Zan (Killing), diretto da Shinya Tsukamoto.

Il film racconta la storia di un giovane ronin, Tsuzuki (Sosuke Ikematsu, lo ricordiamo bambino ne L'Ultimo Samurai), che si è ritirato in un paesino di campagna per vivere in tranquillità con un suo amico e la ragazza di cui è innamorato. Quando nel paese piomba un gruppo di malviventi, armati e aggressivi, Tsuzuki scoprirà improvvisamente di avere dei problemi ad uccidere.

Un'immagine apparsa nella mente del regista ha ispirato la storia. "Sono partito da un'immagine: un giovane samurai che fissa con ardore la sua preziosa katana. Un samurai che si chiede, riuscirò davvero ad uccidere un'altra persona con questa spada? E' qualcosa che probabilmente è davvero successa nel passato", ha raccontato Shinya Tsukamoto, che per trovare ispirazione si è confrontato anche con un anziano veterano della Seconda Guerra Mondiale, "Gli ho chiesto se a lui era successa una cosa simile. Lui mi ha risposto che, diventando soldato, era inevitabile mettere in conto l'idea di uccidere, ma per le persone di oggi, lontane dalla guerra, probabilmente deve essere davvero strano capire cosa può scattare in certi casi".

giovedì 6 settembre 2018

Venezia 75 - giorno 9

E' il giorno dell'ultimo film italiano in Concorso e dell'unica donna presente nella competizione.

Un episodio decisamente sgradevole ha segnato la proiezione stampa del film della regista australiana Jennifer Kent, gli insulti ("Vergognati puttana! Fai schifo!") urlati dalla platea da un deficiente con evidenti problemi con le donne e infinite manie di protagonismo a cui il festival ha subito ritirato l'accredito, si spera per sempre.

The Nightingale è ambientato in Tasmania nel 1825 e racconta di una donna irlandese, ex galeotta, che, insieme a una guida aborigena con cui instaura un rapporto molto stretto di grande rispetto e comprensione, decide di andare a cercare l'uomo, un ufficiale inglese, che le ha distrutto la vita, abusando di lei, torturandola, e uccidendole il marito e la figlia.
Protagonisti del film sono Aisling Franciosi, Sam Claflin, e Baykali Ganambarr.

Un film che mette al centro violenza e sessismo, temi molto caldi in questi anni. "Le questioni della violenza, del razzismo e del sessismo sono oggi più rilevanti che mai", ha dichiarato la regista, "però ho preferito parlarne con un film di ambientazione storica, anche perché amo costruire nuovi mondi". E un attacco sessista, per quanto proveniente da una persona profondamente stupida, è quello che ha subito la regista alla fine della proiezione stampa, un episodio a cui Jennifer Kent ha risposto con grande pacatezza: "E' fondamentale reagire con compassione e amore all'ignoranza e di questo il mio film parla chiaramente. Sono orgogliosa di questo lavoro che ribadisce come quei valori siano fondamentali anche se nel presente quasi considerati dei difetti".

Nella storia c'è una forte presenza aborigena, che raramente viene rappresentata al cinema, un aspetto che ha reso felice l'attore Baykali Ganambarr: "E' un film fondamentale per noi, tra l'altro il primo parlato nella nostra lingua, in Tasmania sono ansiosi di vederlo". Ad interpretare il cattivo è l'attore britannico Sam Claflin. "Non avevo idea di quanti brutali soprusi avessero commesso i colonizzatori", ha dichiarato l'attore riguardo il suo personaggio, "e ora un po' me ne vergogno".

Il film, che non ha ancora una data d'uscita, non ha avuto recensioni particolarmente positive.

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Terzo e ultimo film italiano in Concorso, si tratta di Capri Revolution di Mario Martone.

Ambientato nel 1914, il film racconta l'emancipazione di una ventenne che si oppone alla visione patriarcale della donna cercando di imporre la propria libertà.

Il film chiude la trilogia, iniziata con Noi credevamo e continuata con Il giovane favoloso, che Martone ha dedicato a dei momenti fondamentali della storia italiana. "Ci tenevo che la trilogia, che non era stata pensata a tavolino, si concludesse con un personaggio femminile forte", ha dichiarato Mario Martone che ancora una volta mette i giovani al centro della storia, "volevo raccontare un'Italia che non è doma, che sente la spinta a interrogarsi, a cambiare il rapporto tra individualità e collettività. Il film presenta mondi e visioni diversi: c'è quello arcaico contadino della famiglia di Lucia, l'ideologia del medico, la filosofia della comune. L'isola è una metafora per il mondo, viviamo tempi in cui tutto è improntato ad una visione di odio, paura e chiusura, e attraverso la figura luminosa di Lucia, pastorella analfabeta che non teme il confronto con l'altro, vogliamo raccontare il suo processo di maturazione e indipendenza. Lucia si ribella alla famiglia patriarcale senza mai trasformare la sua ribellione in odio".

Il film uscirà il 13 dicembre.

mercoledì 5 settembre 2018

Venezia 75 - giorno 8

L'ottavo giorno di festival vede in Concorso due film profondamente diversi, 22 July di Paul Greengrass e I Villeggianti di Valeria Bruni Tedeschi.

Il film di Paul Greengrass, 22 July, racconta la vera storia degli attentati del 22 luglio 2011 in Norvegia, quando il terrorista neonazista Anders Breivik uccise 77 persone, 8 a Oslo con un'autobomba e 69 sull'Isola di Utoya, dove si presentò vestito da poliziotto e per più di mezz'ora sparò sulla folla uccidendo i ragazzi che partecipavano a un campus. I feriti furono più di 300.

Basato sul libro "One of Us: The Story of an Attack in Norway - and Its Aftermath" scritto dalla giornalista Åsne Seierstad, il film non racconta solo i momenti drammatici della strage ma anche tutto quello che è successo dopo, la reazione del governo e del popolo norvegese.

Per Greengrass questa era una storia importante da raccontare, soprattutto adesso, in una Europa che sembra spostarsi sempre di più verso la destra populista senza rendersi conto dei pericoli a cui potrebbe andare incontro aprendo le porte all'estremismo. "Quello che è successo è stato un momento di rivelazione che ci ha permesso di vedere chiaramente ciò che stava accadendo. In Norvegia chi è stato coinvolti in questo accadimento si è mosso per lottare contro la minaccia di qualcosa che è diventato più forte. Questo film lo offro come forma di meditazione su come vincere", ha dichiarato Greengrass, "Negli Anni ‘30 i nostri genitori e nonni avevano capito che il nazionalismo non controllato porta al protezionismo e alla guerra, e avevano creato un modo per contenerlo. Negli ultimi dieci anni però, questi confini si sono indeboliti e abbiamo aumenti di odio, una minaccia che ci riguarda tutti, che può essere vinta solo dalla forza delle idee. Per questo, nel film ho voluto mostrare i giovani che sono andati a testimoniare nel tribunale per sconfiggere Anders Breivik a livello di idee. È questa la sfida del domani, e sono fiducioso che la vinceremo".

Ad interpretare il terrorista, ruolo per niente facile, è l’attore norvegese Anders Danielsen Lie. "E' importante raccontare per ricordare coloro che sono stati colpiti, non bersagli scelti a caso, ma vittime designate di un terrorista che, nonostante fosse un lupo solitario, operava in un contesto ben preciso", ha dichiarato l'attore, "Oggi molte persone condividono le sue idee in Europa e questo è pericoloso, per questo è importante raccontare. Se si vuole capire la forza e il pericolo della radicalizzazione è necessario interrogarsi sul perché del suo gesto". Punto di vista condiviso dal regista che per la distribuzione del suo film ha scelto Netflix per poter arrivare subito a tutti, soprattutto ai giovani, perché "è la loro generazione che dovrà ribellarsi domani all'avanzamento dell’estrema destra", ha spiegato Paul Greengrass.

Il film sarà disponibile online dal 10 ottobre.

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Tutt'altro tema e toni il nuovo film di Valeria Bruni Tedeschi, I Villeggianti, mix tra drama e commedia, un po' francese e un po' italiano, ispirata alla vita della famiglia della regista.

La sinossi ufficiale del film: Una grande e bella proprietà in Costa Azzurra. Un posto che sembra essere fuori dal tempo e protetto dal mondo. Anna arriva con sua figlia per qualche giorno di vacanza. In mezzo alla sua famiglia, ai loro amici e al personale di servizio, Anna deve gestire la sua recente separazione e la scrittura del suo prossimo film. Dietro le risate, la rabbia, i segreti, nascono rapporti di supremazia, paure e desideri. Ognuno si tappa le orecchie dai rumori del mondo e deve arrangiarsi con il mistero della propria esistenza.

Un film un cast internazionale e recitato in tre lingue (italiani, inglese, francese) che è stato definito un'"autobiografia immaginaria", una definizione che non dispiace affatto alla regista. "Credo sia difficile nella vita toccare la verità, grazie alla finzione si riesce più facilmente", ha dichiarato Valeria Bruni Tedeschi, "Il film prende spunto dalla realtà e la elaboro cercando di toccarla un po', ma il film non è più la mia vita. Penso che il mio modo di lavorare sia un po' sempre lo stesso, in fondo sento sempre di fare un'autobiografia, anche quando ho fatto un film su un reparto di psichiatria. L'aver fatto un film/documentario sulla mia famiglia ['Un castello in Italia', 2013] mi ha dato il gusto di guardare quello che succede. Sei osservatrice, non controlli troppo e ho cercato di mantenere anche nel film lo stesso gusto".

Nel cast, oltre a Yolande Moreau, Riccardo Scamarcio e la stessa Bruni Tedeschi, c'è anche Valeria Golino, amica fraterna dell'attrice e regista. "Una sua dote è che ti permette di essere al tuo peggio, per poterlo essere lei con te. È una grandissima libertà, per cui alla fine ti affidi perché sai che lei ti proteggerà", ha raccontato Valeria Golino parlando dell'amica, "Voleva farmi un provino, io non volevo, le ho fatto una telefonata terribile, sono andata a casa sua e ho dormito. Quando mi sono svegliata c'era la produzione in casa. Così l'abbiamo fatto, anche se ero arrabbiata, impreparata, e lei era così contenta... Questo significa lavorare con lei".  "Non potevo immaginare questo film senza Valeria Golino, e l'avrei aspettata se non avesse potuto in quel periodo", ha dichiarato la Bruni Tedeschi, "Fa parte delle attrici insostituibili, doveva essere un’interprete totalmente organica con la famiglia. La sua bellezza doveva essere mitica, insieme alla malinconia e all'ironia, impossibili da trovare altrove se non in lei". Valeria Bruni Tedeschi ha anche rivelato di aver provato a coinvolgere sua sorella, Carla Bruni. "Io chiedo sempre a mia sorella se vuole fare i miei film", ha raccontato l'attrice e regista, "ma lei non vuole fare l'attrice, l'ha fatto solo con Allen. Glielo domando sempre però, come rituale familiare".

Il film sarà nelle sale italiane a dicembre.

martedì 4 settembre 2018

Venezia 75 - giorno 7

Il settimo giorno ad illuminare il festival arriva Natalie Portman.

L'attrice è protagonista del film Vox Lux, diretto dall'attore e regista Brady Corbet. Nel cast anche Jude Law, Stacy Martin e Raffey Cassidy. In Concorso.

Il film racconta l'ascesa al successo di Celeste, sopravvissuta a una strage a scuola che, dopo aver cantato al memoriale in ricordo degli amici e compagni morti, diventa una pop star idolatrata dalle folle.
Natalie Portman interpreta Celeste adulta, quando è ormai una pop star affermata e di fama mondiale. Raffey Cassidy invece interpreta Celeste adolescente e poi anche la figlia del personaggio della Portman.

Un film musicale che mostra una versione molto patinata della musica pop ma che in realtà vuole raccontare la sofferenza di una donna mentre riflette su un argomento molto sentito negli Stati Uniti, le stragi nelle scuole. "Celeste è una donna che soffre, a distanza di 18 anni ha ancora la sindrome da stress post traumatico, non è un mostro ma una vittima della nostra epoca", ha dichiarato Brady Corbet, che ricordiamo attore nel remake di Funny Games, "Viviamo l’età dell’ansia, penso non ci siano mai state tante notti insonni come in questi anni. [...] Ho sempre pensato al film come a un ritratto storico, e con una voce fuori campo ho voluto dare un tono favolistico". Il tema delle stragi nelle scuole è qualcosa che il regista, suo malgrado, conosce molto bene. "Io vengo dal Colorado", ha spiegato il regista, "la strage di Columbine mi ha colpito profondamente, è uno degli eventi che mi ha segnato psicologicamente, è accaduto a pochi chilometri da casa, ma ho scelto di non fare direttamente riferimento a quel fatto storico perché volevo che il discorso prendesse un significato più universale".
Un argomento che da subito ha interessato anche Natalie Portman, che è nata in un paese, Israele, che da sempre ha a che fare ansia e violenza. "Sono sempre stata interessata agli effetti psicologici della violenza sulle persone", ha dichiarato l'attrice, "per il fatto di provenire da un Paese che ha a che fare tutti i giorni con questo problema, ma oggi il fenomeno è globale. Negli Stati Uniti le stragi nelle scuole sono quotidiane. Io sono impressionata dall'impatto che ha sui ragazzini e sulle loro famiglie quella che io ritengo una guerra civile".

Oltre la violenza e le sue conseguenze, nel film c'è la musica, creata appositamente dalla cantante Sia. "Non avrei potuto sognare una collaboratrice migliore per questo progetto che mescola nella pop music tratti presi da personaggi reali e fittizi", ha detto Corbet, "Ha permesso alla musica di aderire al personaggio". La presenza della cantante è stata di grande aiuto anche per Natalie Portman, che ha ricevuto un supporto anche per il ballo, direttamente da suo marito, il ballerino Benjamin Millepied. "Ho lavorato molto per registrare i brani composti da Sia", ha raccontato l'attrice premio Oscar, "e mi sono impegnata tanto sulla danza, anche se va detto che siccome mio marito è ballerino e coreografo ho avuto il vantaggio di potermi allenare a casa. Una situazione davvero inedita!". Per prepararsi al ruolo di una pop star famosissima, capricciosa e dipendente da alcol e antidolorifici, ma allo stesso tempo fragile e insicura, l'attrice ha studiato le grandi pop star ma senza copiare nessuna di loro. "Ho visto tanti documentari sulla musica pop e le sue star", ha detto Natalie Portman, "ma non mi sono ispirata a qualcuno in particolare, però ho potuto rubare tanti dettagli che ovviamente mi hanno aiutato a creare il personaggio".

Al momento non c'è ancora una data d'uscita per il film.

lunedì 3 settembre 2018

Venezia 75 - giorno 6

Arte e fumetti nel sesto giorno del festival.

Presentato in Concorso At Eternity's Gate, nuovo film di Julian Schnabel, con Willem Dafoe protagonista nel ruolo del pittore Vincent Van Gogh.

Il film non è un biopic ma attingendo dalle lettere, le varie biografie e anche dalle dicerie sul celebre pittore olandese, è stata costruita una storia di finzione che immagina quello che potrebbe essere accaduto.

"Nel film c’è tutto quello che ho trovato di interessante in lui", ha spiegato il regista, "Alcune cose in questo film sono vere altre inventate, e, come facciamo nella vita, occorre mescolare le due. Del resto la storia stessa è una bugia e ci sono sempre più versioni degli avvenimenti". L'idea del film è nata dopo aver assistito a una retrospettiva su Van Gogh al Museo d’Orsay. "Quando in un'esposizione ti trovi di fronte ad una retrospettiva, ti avvicini e ogni lavoro ti dice qualcosa", ha raccontato Schnabel, che oltre ad essere regista è anche pittore, "Ma dopo aver visto tutti i dipinti, l'esperienza diventa qualcosa di più. Diventa un accumulo di tutti quei sentimenti diversi messi insieme, e proprio questo senso di accumulazione è quello che ho voluto utilizzare come punto di partenza".

Per il ruolo di protagonista ha da subito avuto le idee chiare, voleva Willem Dafoe, autore di un'ottima prova in cui si è calato anima e corpo nei panni del pittore. "La cosa più importante, al di là di una preparazione leggendo le lettere, biografie e documentandomi al meglio, era sapere che avrei dipinto, quindi avevo bisogno di Julian", ha raccontato l'attore, amico del regista da anni, "Il suo aiuto per insegnarmi gli elementi chiave della pittura era cruciale, per dare una lettura più profonda ai miei gesti, che fossero le pennellate o quelli più complessi".

Il film sarà nei cinema italiani a gennaio 2019.

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Nella sezione Orizzonti è stato invece presentato il film La Profezia dell'Armadillo, ispirato all'opera a fumetti di Zerocalcare. Alla regia l'esordiente Emanuele Scaringi, che ha lavorato su una sceneggiatura scritta da Valerio Mastandrea, Johnny Palomba, Oscar Glioti, e lo stesso Zerocalcare (Michele Rech).

Che cos'è l'armadillo? è la coscienza del protagonista del film, che altri non è che lo stesso Zerocalcare, interpretato da (Simone Liberati). E l'armadillo è una presenza fisica nel film come nel fumetto, un grosso animale interpretato (sotto il costume) da Valerio Aprea.
Il film segue le vicende di Zero, ragazzo di ventisette anni che vive a Rebibbia, quartiere periferico di Roma dove mancano molte cose ma chi ci abita non ci fa molto caso. Fa il fumettista ma avendo poco lavoro si arrangia creando loghi per presunte band rock-punk, dando ripetizioni di francese, o facendo qualche lavoretto. Al suo fianco sua Madre (Laura Morante), a cui va sempre a fare visita, e l'amico fraterno, Secco (Pietro Castellitto). Una vita regolare che non si allontana mai da luoghi, fisici e non, a lui conosciuti, ma una notizia molto triste lo porterà a mettere in discussione le poche certezze della sua vita.

Un film tratto da un romanzo a fumetti è una novità per il Cinema Italiano, una sfida che il produttore Domenico Procacci ha voluto affidare a un regista esordiente. "È stato coraggioso a propormi il film, per cui sono stato molto lusingato", ha commentato il regista. "Il film ha avuto un processo lungo, era stato annunciato dallo stesso Zerocalcare per la regia di Mastandrea, che è ora uno degli sceneggiatori", ha spiegato Procacci, "Avevamo un copione che, conoscendo la sensibilità e le capacità di Emanuele Scaringi, ho pensato di affidare a lui, e questo progetto mi sembrava avesse le caratteristiche giuste per portarlo al debutto".

Essendo tratto da un fumetto, qualcuno potrebbe pensare a un film che punta tutto sulla leggerezza, ma chi ha letto il (bellissimo) libro sa bene che nelle storie di Zerocalcare sono ironiche e profonde, e mescolano commedia e dramma in modo molto sottile e intelligente, aspetto non semplice da riportare sul grande schermo. "La pellicola contiene molte sfide: è piccola, indipendente, deriva da un fumetto di successo il che portava aspettative", ha dichiarato Scaringi, "È in qualche modo l'elaborazione del lutto con il tono della commedia: sono due registri difficili da tenere insieme. Sono stati molto bravi gli sceneggiatori a rendere il film compatto".

Nel film c'è anche la partecipazione di Adriano Panatta, presente al Lido, sorpreso dall'essere stato chiamato ad interpretare se stesso, anche se solo per un piccolo divertente cameo. Assente invece l'autore della storia, Zerocalcare, ma Procacci ha subito bloccato qualsiasi tipo di polemica. "Ha visto il film, ma è impegnato su altri progetti e ha lasciato la promozione a noi", ha dichiarato il produttore.

Il film sarà nelle sale dal 13 settembre.

domenica 2 settembre 2018

Venezia 75 - giorno 5

Presentato in Concorso il nuovo film di Jacques Audiard, The Sisters Brothers, il primo in lingua inglese del regista.

Tratto dall’omonimo romanzo del canadese Patrick DeWitt, il film è un western atipico che mette all'opera tre grandi attori, Joaquin Phoenix, Jake Gyllenhaal, e John C. Reilly. La storia ruota intorno a due fratelli cacciatori di taglie, Charlie ed Eli Sisters (John C. Reilly e Joaquin Phoenix), sulle tracce di un cercatore d'oro (Riz Ahmed). A cercare il cacciatore d'oro c'è anche un investigatore privato (Jake Gyllenhall). La caccia però avrà dei risvolti inaspettati.

"Mi piacciono i western anni ’70, ma non mi considero un appassionato del genere", ha dichiarato Jacques Audiard, "Qui manca quella mitologia, quello che ci interessava davvero era il discorso sulla violenza dei padri fondatori, oltre naturalmente alla componente del romanzo di formazione. Questo film parla d’amore, anche se non è quello tra un uomo e una donna, ma tra due fratelli".

John C. Reilly, anche produttore, ha voluto sottolineare la diversità del cast e la sua personale soddisfazione di lavorare accanto a Joaquin Phoenix. "Lavorare con Phoenix, il più grande in circolazione, è stata una sfida. È sempre ossessionato dalla verità nelle sue performance", ha raccontato l'attore, "Poi è sembrata la Torre di Babele questa produzione, spagnoli, rumeni, inglesi, francesi, italiani, abbiamo costruito molti ponti dal punto di vista culturale e linguistico ed è stato davvero bello".

Piuttosto polemico verso il festival, il regista Jacques Audiard ha voluto sollevare la questione della poca presenza delle registe donne (solo una) tra i film in Concorso. "Quando ho saputo che in gara eravamo 20 registi uomini e una sola donna, ho scritto ai selezionatori, ma non ho avuto chissà quali risposte", ha dichiarato Audiard, "Poi ho sentito dire che di fronte ai film non conta il sesso di chi li realizza, ma la qualità dell’opera. Sono 25 anni che i miei film vanno nei festival, non ho mai visto molte donne alla guida delle varie manifestazioni. E ho sempre visto gli stessi volti, gli stessi uomini, anche se in ruoli diversi. Smettiamola di riflettere su altre cose. Io ne faccio una questione di uguaglianza e giustizia. L’uguaglianza si conta, la giustizia si applica".

Il film arriverà nelle sale USA a fine settembre.

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Non solo film al festival, Fuori Concorso sono state presentati i primi due episodi di una delle serie tv più attese dell'autunno, L'Amica Geniale, tratta dal best seller di Elena Ferrante.

A dirigere il regista Saverio Costanzo, grande amante dei libri che ha colto al volo la proposta di adattare per il piccolo schermo la storia. "Il mio coinvolgimento nel progetto è merito di Elena Ferrante che ha suggerito il mio nome ai produttori, avevo letto la tetralogia ma non avrei mai pensato di realizzarla", ha raccontato Costanzo, "Però quando mi è stato proposto non ho esitato. Ricordo ogni dettaglio del momento in cui la casa editrice mi ha chiamato per dirmelo. Far parte di un progetto così grande non mi ha mai spaventato. L'esperienza di lavoro con le bambine e poi con le ragazze è stato un privilegio più che una responsabilità".

Ovviamente per realizzare la serie il regista e gli sceneggiatori hanno dovuto collaborare con Elena Ferrante, inevitabile quindi una domanda sulla sua identità, ancora sconosciuta. "Non sappiamo chi è nonostante ci abbiamo lavorato insieme per un anno, via mail", ha raccontato lo sceneggiatore Francesco Piccolo, "Ferrante è stata molto vicina al progetto fin dall'inizio, l'abbiamo sentita come una sorvegliante non dei libri ma di questo tentativo di trasposizione".

Prodotta da Fandango, Wildside e Rai, gli otto episodi della serie andranno in onda in autunno su Rai1, RaiPlay e Tim Vision, ma ci sarà anche un passaggio cinematografico per soli tre giorni, l'1, il 2 e il 3 ottobre.

sabato 1 settembre 2018

Venezia 75 - giorno 4

E' il giorno dell'horror, è il giorno di Suspiria.

Luca Guadagnino porta in Concorso il remake di Suspiria, capolavoro horror nato dalla mente di Dario Argento.

Ambientato negli anni '70, una giovane ballerina americana, Susie, (Dakota Johnson) si trasferisce a Berlino per entrare a far parte di una importante scuola di danza. La ragazza si allena e si perfeziona sotto l'attenta guida dell'insegnante, Madame Blanc (Tilda Swinton). Dopo una serie di efferati omicidi, Susie comincia a sospettare di quel luogo e della direttrice.

Lungo ed elegante, ma allo stesso tempo capace di essere crudo e scioccante, questo nuovo Suspiria è film molto diverso dall'originale, a cui il regista rende omaggio attraverso una sua personale rivisitazione che finisce per discostarsi molto dall'opera del 1977.
"Volevo assolutamente che il film fosse ambientato nell'anno in cui usciva quello di Argento", ha dichiarato Guadagnino che però ha spostato l'ambientazione da Friburgo a Berlino. "Ci piaceva Berlino, la Berlino divisa dal Muro, come luogo della storia dove macerano il concetto di colpa e quello di memoria. Il luogo di uno scontro generazionale", ha spiegato il regista, "L’autunno tedesco è stato per la Germania quello che per noi sono stati gli anni di piombo. Mi ha ispirato il film Germania in autunno, in particolare il corto di Fassbinder che ne faceva parte. E naturalmente trattandosi di un film dell’orrore parla anche dell’inconscio. Con il direttore della fotografia ci siamo ispirati molto alla pittura di Balthus".

Un cast prettamente femminile, tutte entusiaste di lavorare con Guadagnino. "Lo conoscevo, volevo lavorare con lui", ha dichiarato Chloe Grace Moretz, "Con il ruolo di Patricia, mi ha permesso di trasformarmi in qualcosa di speciale. Ho un aspetto diverso nel film, e anche un suono molto diverso, perché parlo un'altra lingua. E’ una storia molto lugubre, che mette i brividi. Volevo questo, un ruolo che mi facesse nuovamente sentire paura, non essere sicura di poterlo fare, spingermi oltre i miei limiti".

Protagoniste del film due amiche del regista, Tilda Swinton e Dakota Johnson. "Per me è la seconda volta con Luca", ha dichiarato Johnson, "ci conosciamo molto bene e questo punto mi sento al sicuro nel mettermi nelle sue mani. Sono cresciuta con streghe, magia, danza e tante donne. I miei elementi preferiti e li ho ritrovati tutti nel film". Tempo fa era circolata la notizia che a causa del personaggio di Susie, l'attrice era dovuta ricorrere alla psicoanalisi, circostanza smentita dalla stessa Dakota Johnson che ha dichiarato: "non sono stata psicoanalizzata, e non credo lo sarò mai, ma sono una persona che assorbe molto le emozioni delle persone che ha intorno e talvolta, quando interpreto personaggi cupi, me li porto con me. Non me ne vergogno certo, la mia è stata una esperienza divertente, esilarante, certo non traumatica".
Per Tilda Swinton è invece la terza esperienza con il regista. "E' uno dei miei migliori amici, ci conosciamo da molti molti molti anni, siamo ormai parenti di sangue", ha dichiarato l'attrice, "Per me è come essere a casa, è facile lavorare con lui e allo stesso tempo è audace. Il cinema è collaborativo e con lui sai di poterti divertire, perché come te non vuole proporre cose già viste, ma spingersi in territori sempre diversi".
Nel film l'attrice interpreta più di un ruolo, tre per l'esattezza, anche se gli altri due non le sono stati accreditati. Uno in particolare, molto importante per la storia, è quello di un uomo anziano, il dott. Jozef Klemperer, accreditato a un presunto attore tedesco troppo timido per essere presente al festival ma per cui l'attrice si augura una campagna per la candidatura ai prossimi Oscar... sarebbe interessante.

Nel cast è presente anche Jessica Harper, protagonista del film originale, che ha elogiato Guadagnino e ovviamente anche Dario Argento. "Quando mi ha chiamata ho subito detto "sì!"", ha dichiarato l'attrice, "Il mio ruolo che ha a che fare con la perdita e la tensione. So che Luca è rimasto impressionato dal primo Suspiria da bambino e da allora ha sempre pensato di fare qualcosa che spaventasse allo stesso modo. Negli anni sono cambiate tante cose, lui e Dario sono registi molto diversi ma entrambi grandissimi".

Il nome di Dario Argento è stato una presenza costante non solo durante la conferenza stampa ma durante tutta la lavorazione. Avrà apprezzato il film? sarà stato contento di un remake? all'inizio, quando il film è stato annunciato, Argento non aveva dimostrato particolare entusiasmo, ma ora tutti si chiedono cosa ne pensa di questo film?
Luca Guadagnino intanto elogia (e non potrebbe fare altrimenti) il Maestro dell'Horror, di cui è un grande fan. "Amo Dario, non sarei qui se non fosse per lui. Sono uno stalker di maestri del cinema come lui", ha detto il regista che poi ha raccontato un aneddoto, "Avevo credo 15 anni quando vidi Suspiria. Un giorno mia madre sentì la voce che stava cenando in un ristorante della mia città, Palermo. Sono corso a verificare: era lì e io sono rimasto con la faccia appiccicata al vetro, aspettando che finisse di mangiare. È una persona gentilissima". Ma il film gli è piaciuto? "Lo ha visto, ma se volete sapere cosa pensa chiedetelo direttamente a lui", ha risposto Guadagnino.

Il film sarà nelle sale italiane dal 26 ottobre.

venerdì 31 agosto 2018

Venezia 75 - giorno 3

Il western dei fratelli Coen si prende la scena del Concorso, mentre Fuori Concorso arriva il pop.

S'intitola The Ballad of Buster Scruggs e i fratelli Coen lo descrivono come un "film antologico" di genere western che racconta varie storie ambientate sulla frontiera americana, il tutto narrato dalla voce degli stessi registi.

Durante la conferenza stampa i due fratelli si confermano di poche parole e perfettamente sincronizzati nelle risposte, prima uno, poi l'altro. "Le storie le abbiamo scritte nel corso di un periodo di 25 anni", hanno spiegato i Coen, "Scrivevamo questi racconti e non sapevamo bene cosa farci, allora le mettevamo nel cassetto. Anche se erano completamente differenti per atmosfera e argomento rientravano tutte in una vaga idea di western, in qualche modo raccontavano tutte la stessa cosa e ci sembrava interessante metterle insieme. Nessuno fa più dei film antologici, è stato divertente resuscitare questo genere. [...] Entrambi avevamo già un’idea di come gli episodi dovessero essere montati. Il film è una sorta di progressione non c’era una ricetta nel metterli insieme ma il risultato è quanto si vede".
Diverse storie, prodotto da Netflix ma non è una serie tv, e i registi ci tengono a sottolinearlo. "Nelle riviste di settore il fatto che fossero varie storie e fosse prodotto da Netflix ha portato a questa erronea conclusione", hanno dichiarato i registi, "ma l’abbiamo da subito concepito come un film. Il formato è strano, certo, ha una struttura antologica sulla frontiera americana con una lunghezza diversa per ogni storia".

Nutrito il cast, James Franco, Liam Neeson, Tom Waits, Zoe Kazan, Brendan Gleeson, e Tim Blake Nelson, presente al festival, felicissimo di essere tornato a lavorare con i due registi. "Noi tutti abbiamo amato moltissimo quanto fatto da Joel ed Ethan", ha dichiarato l'attore, "Il risultato è estremamente poetico e originale. Una sorta di revisione del Western. Quando ho letto le altre 5 storie mi è sembrato che ciascuna rappresentasse la storia del western e noi dovessimo comunque cercare di uscire da quella iconografia trovando anche delle scelte interpretative particolari".

Il film sarà disponibile a novembre su Netflix.

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Fuori Concorso invece un film "acchiappa popolo", il debutto alla regia di Bradley Cooper, A Star is Born, terzo remake dell'originale del 1937, questa volta con Lady Gaga protagonista insieme allo stesso Cooper.

Il film racconta di un cantante affermato, ma con una vita personale travagliata, che incontra una giovane promessa che ha dovuto rinunciare al suo sogno di diventare una cantante perché non abbastanza bella. L'uomo le dà fiducia, s'innamora di lei, ma la loro storia deve fare i conti con l'ascesa verso il successo della donna.

Un film che è passato tra diverse mani prima che Bradley Cooper decidesse di mettersi lui stesso dietro la macchina da presa. Sulla protagonista l'attore non ha avuto dubbi e ha puntato subito la cantante. "Dopo i primi venti minuti del nostro primo incontro già cantavamo insieme", ha raccontato Cooper, "Ero seduto nel suo soggiorno con lei al piano... mi ha fatto sentire completamente a mio agio e protetto".
Con questo film Lady Gaga corona un suo piccolo sogno, fare l'attrice per davvero, da protagonista, e per questo non può non ringraziare Bradley Cooper con cui si è trovata subito molto bene. "Ricordo che un giorno stavo scendendo le scale di casa, quando ho visto Bradley con una spugnetta in mano. Mi ha detto che mi voleva vedere senza trucco e senza niente addosso", ha dichiarato la cantante, "È qualcosa che mi ha fatto paura perché mi ha messa a nudo facendomi scoprire una nuova e inaspettata vulnerabilità, ma mi ha anche resa libera e fatto realizzare il mio sogno di diventare un’attrice".

Il film sarà nelle sale USA dal 5 ottobre, in Italia arriverà l'11 dello stesso mese.

giovedì 30 agosto 2018

Venezia 75 - giorno 2

Secondo giorno di festival, presentati altri due film molto attesi.

Un intricato e folle triangolo tra donne al centro di The Favourite, nuovo film del controverso regista greco Yorgos Lanthimos (The Lobster). Protagoniste le attrici Emma Stone, Olivia Colman e Rachel Weisz.

Ambientato all'inizio del Settecento, il film vede una Regina Anna (Olivia Colman) stanca, piuttosto folle, e provata dalle 17 gravidanze andate male. La sovrana ha ormai deciso di mettere la sua vita nelle mani di Lady Sarah Churchill duchessa di Marlborough (Rachel Weisz), donna tutt'altro che folle, lucida stratega sposata con il comandante in capo dell'esercito inglese impegnato in guerra. Lady Sarah Churchill approfitta del suo ruolo di favorita della Regina, consolidato anche fra le lenzuola, per gestire il governo a suo piacimento. A scombinare i piani arriva però Abigail Masham (Emma Stone), cugina della duchessa, un'aristocratica caduta in disgrazia e venduta dal padre per un debito di gioco. Abigail comincerà facendo la cameriera ma ben presto si farà largo nelle grazie (e nel letto) della Regina diventando la sua nuova preferita e scatenando la gelosia di Lady Sarah.

Scandaloso ed eccessivo, il film è stato accolto molto bene dalla sala stampa, particolarmente apprezzate le interpretazioni delle attrici, assolute protagoniste della pellicola. "Sono stato immediatamente attratto dalla storia di queste tre donne così complesse, tre personaggi realmente esistiti", ha dichiarato Lanthimos, che poi ha voluto sottolineare che l'aver fatto un film così "femminile" non ha niente a che vedere con il vento di protesta che sta soffiando sull'industria cinematografica in questi mesi, "Sono nove anni che lavoriamo su questo progetto, quindi è impossibile che sia legato ai movimenti esplosi quest'anno. Però una cosa posso dirla: mentre spesso nel cinema le donne sono oggetto del desiderio o comunque mogli o fidanzate di qualche uomo, qui sono personaggi a tutto tondo, esseri umani completi, meravigliose e orrende allo stesso tempo".

Entusiasta del film Emma Stone, unica americana in mezzo a un cast britannico, che ha ammesso, molto onestamente, di non aver capito subito tutto del film, ma di aver amato molto il suo personaggio. "E' una sopravvissuta", ha detto l'attrice, "all'inizio non la capivo bene ma poi via via che siamo andati avanti sono entrata nel personaggio. E' sopraffatta dagli eventi, mi è piaciuto tutto di lei. Ero la sola americana del cast e mi ha intimorito un po’ il lavoro per raggiungere sicurezza con l’accento".
Entrambe le attrici hanno dichiarato che si è creata una bella complicità tra di loro (Rachel Weisz compresa), anche nelle scene di sesso. "E' stato bello farlo con Olivia, abbiamo familiarizzato molto e ci è sembrato naturale", ha dichiarato Emma Stone. Affermazione a cui ha risposto un'altrettanto soddisfatta Colman: "Abbiamo provato per tre settimane, sciogliendoci e perdendo la vergogna una rispetto all'altra. Alla fine eravamo molto amiche, per cui eravamo a nostro agio nel fare sesso".

Nel film Olivia Colman interpreta la Regina Anna, e il caso vuole che in questo periodo stia interpretando un'altra regina, l'attuale Regina Elisabetta II per la serie The Crown. Impossibili da paragonare secondo l'attrice. "Non potrebbero essere più diverse, hanno in comune soltanto il fatto di essere chiamate regine", ha dichiarato la Colman, che ha amato molto interpretare la Regina Anna, "Interpretarla è stata una vera gioia, ho potuto giocare molto con le sue insicurezze e sul fatto che avesse così tanto potere nelle mani. Anna è una donna che non si sente amata da nessuno".

Cast e attori, nel film ci sono anche Nicholas Hoult e Jon Alwyn, hanno infine fatto i più sinceri auguri a Rachel Weisz, assente al festival perché, a 48 anni, è incinta e vicina al parto.

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Sempre tre donne sono protagoniste dell'altro film presentato oggi, si tratta di ROMA, atteso nuovo lavoro del regista premio Oscar Alfonso Cuaron. Film prodotto da Netflix.

La storia è ambientata negli anni '70 a Città del Messico, più precisamente nel quartiere ROMA, e racconta le vite della domestica Cleo (Yalitza Aparicio) e della sua collaboratrice Adela (Nancy García García), entrambi di discendenza mixteca, intrecciate a quella di Sofia (Marina de Tavira), donna borghese e madre dei quattro bambini che Cleo deve accudire e che ama come se fossero suoi figli. Una notizia però sconvolge la vita di Cleo, mentre a sconvolgere il paese sono le proteste studentesche che culmineranno nel famoso Massacro del Corpus Christi, quando un gruppo paramilitare appoggiato dal governo uccise 120 civili.

Girato interamente in bianco e nero, in 65mm e con lunghi piani sequenza, il film vede al centro tre figure femminili ispirate alle donne che hanno animato l'infanzia del regista. "E' un film legato alla memoria e al ricordo", ha spiegato Alfonso Cuaron, "Il film è dedicato a quella che è stata la mia bambinaia, che ovviamente lo ha ispirato. Tutto viene dalle conversazioni che ho avuto con lei e così è venuto fuori il personaggio di Cleo. Quando cresci con qualcuno che ami non metti in discussione la sua identità. Per me era come una mamma. Mi sono dovuto sforzare di vedere Cleo come una donna, con tutte le problematiche della sua storia. Scoprire le sue radici indigene e la sua condizione sociale. Le donne a casa mia hanno sempre portato avanti le cose da sole".

Il film sarà disponibile su Netflix dal 14 dicembre, ma negli USA uscirà anche in alcune sale selezionate.

mercoledì 29 agosto 2018

Venezia 75 - giorno 1

Due film molto attesi danno il via alla 75a Mostra d'Arte Cinematografica di Venezia.

Esattamente come due anni fa, è il premio Oscar Damien Chazelle ad aprire il festival con il suo nuovo attesissimo film First Man, che racconta la storia della missione Apollo 11 che portò i primi uomini sulla Luna.

Protagonista del film è Ryan Gosling, chiamato ad interpretare il primo uomo ad aver messo piede sulla superficie lunare, Neil Armstrong. "Non penso ad Armstrong come a un eroe, lui almeno non pensava di esserlo", ha dichiarato l'attore durante la conferenza stampa, "Era umile, molti astronauti lo sono. Si sentiva l’ingranaggio di una macchina molto più grande. Ho avuto tantissime fonti cui ispirarmi, i suoi figli e la moglie, la NASA, i libri, tutti quelli che lo hanno conosciuto. Ci hanno aiutato a realizzare questo film che racconta due storie: l'uomo che atterra sulla Luna e anche quella di quest'uomo che va sulla Luna per poter atterrare sulla terra. Le due cose insieme sono il potere di questa storia".

Il difficile lavoro dell'astronauta è uno degli aspetti che Chazelle voleva raccontare, come dichiarato da Jason Clarke: "Damien ha creato capsule molto realistiche dove dovevamo infilarci con addosso tute molto pesanti. Abbiamo lavorato in una costante sensazione di claustrofobia". "Abbiamo avuto a disposizione un team straordinario", ha aggiunto Damien Chazelle, "abbiamo usato il vero casco e la vera tuta di Armstrong. Abbiamo creato così i respiri originali, senza dover simulare nulla". Il film racconta in modo molto realistico e mai retorico la preparazione alla missione, che nel 1969 era qualcosa di inimmaginabile. "La mia generazione è cresciuta in un mondo dove lo spazio era già stato esplorato", ha dichiarato ancora il regista, "con immagini così iconiche da farci apparire una missione scontata e invece è stata il frutto di enormi sacrifici". Tra i produttori del film anche Steven Spielberg, una gioia per un fan come Chazelle: "Sono cresciuto con i suoi film. Mi ha dato consigli preziosi".

Ma il film non racconta solo la missione, il principale obbiettivo era raccontare il Neil Armstrong uomo, padre, marito, e poi astronauta. "Per noi era importante onorare il modo in cui i figli vedevano i propri genitori", ha dichiarato Claire Foy, "Per loro non era un astronauta ma il loro papà. Sono stati generosi, ci hanno affidato la loro storia mettendola nelle nostre mani senza alcuna gelosia".

Il film, che sembra sia stato accolto molto bene dalla critica (quest'anno le recensioni potranno essere pubblicate solo dopo la visione del pubblico), uscirà in Italia il 31 ottobre (negli USA il 12).

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Ad aprire la sezione Orizzonti è stato un altro film, completamente diverso ma altrettanto atteso. Si tratta di Sulla Mia Pelle, di Alessio Cremonini, con Alessandro Borghi e Jasmine Trinca protagonisti.

Il film che affronta un tema molto spinoso che non mancherà di sollevare polemiche, la storia infatti racconta gli ultimi sette giorni di vita di Stefano Cucchi, che nel 2009 venne arrestato per poi morire a causa delle lesioni dovute a un pestaggio subito mentre era in carcere. Fatto gravissimo per cui sono ancora a processo alcuni membri delle forze dell'ordine.

Duro e toccante, nel film non viene mostrato il pestaggio, si vede Stefano Cucchi, interpretato da un intenso Alessandro Borghi, entrare in una stanza con tre carabinieri e uscirne con il volto livido, un'andatura sofferente e l'incapacità di riuscire a parlare bene. Il film però non racconta solo quanto accaduto in quella stanza, ma anche la cieca burocrazia italiana, i diritti negati (l'avvocato difensore mai chiamato, ad esempio), le bugie, e l'omertà di chi - giudici, poliziotti, medici - pur trovandosi davanti un ragazzo in evidente sofferenza fisica, ha fatto finta di non vedere.
"Abbiamo raccontato senza giudicare", ha dichiarato il regista, "ma il film nasce dallo studio accurato di verbali e testimonianze fatto anche con l'ausilio dell'avvocato Fabio Anselmo".

Allo stesso tempo viene raccontata anche la figura di Stefano Cucchi, un ragazzo di borgata, molto diffidente verso le istituzioni. Un comportamento che Alessandro Borghi ha cercato di spiegare durante la conferenza stampa: "Quell'omertà deriva da un'idea tipica della borgata, perché non si fa la spia. Magari Stefano pensava di parlare quando una volta fuori, senza capire che stava male da morire". "Va considerato anche lo shock, la vergogna di essere stato pestato", ha aggiunto il regista, "E poi la paura che le forze dell'ordine l'avrebbero perseguitato". Forze dell'ordine che hanno negato i permessi per girare le scene a Regina Coeli (luogo in cui spesso si gira), a dimostrazione che l'argomento è molto caldo e quell'omertà verso la verità è ancora molto presente.
"Il problema non è la divisa che porti ma l'essere umano che c'è dietro la divisa", ha continuato Borghi parlando non solo di chi ha compiuto il pestaggio ma anche di chi dopo non ha voluto aiutare Stefano Cucchi, "Se sei un drogato non ti aiuto, è una presa di posizione e questo significa che tutto ciò può accadere di nuovo. Nel 2009, ci sono stati 176 decessi in quel carcere. Mi sembra evidente che il nostro sistema carcerario faccia acqua da tutte le parti. Ci sono persone che lavorano in condizioni disastrose".

Jasmine Trinca, che nel film interpreta Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, ha definito il film: "un atto dovuto, è una vicenda privata ma paradigmatica, perché rispecchia la storia di mille. Questa è una storia che chiama alla responsabilità proprio per l'irresponsabilità che contiene. Nessuno ha avuto uno sguardo pietoso e umano verso questo ragazzo".
Alla domanda se considera quanto successo un omicidio di Stato ha risposto: "Se lo Stato non prende una posizione, lo è. Certo, non è morto cadendo dalle scale".

Ottima l'interpretazione di Alessandro Borghi, che è dimagrito diversi kg per interpretare Stefano Cucchi e ha fatto un attento lavoro di postura fisica per calarsi nella parte, tanto che Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, vedendo il film gli ha detto: "Non so come hai fatto, ma sei uguale a lui".
Ilaria Cucchi, che da quel giorno si batte costantemente perché la verità venga fuori, ha dedicato il film a quei politici (oggi anche ministri) che continuano a non voler vedere la verità e a negare l'evidenza dei fatti spesso insultando sia Stefano Cucchi che la sorella Ilaria.

Il film sarà disponibile su Netflix dal 12 settembre, ma uscirà anche in alcune sale distribuito da Lucky Red.

mercoledì 25 luglio 2018

Venezia 75 - presentato il programma

E' stato presentato poco fa il programma della 75a edizione della Mostra del Cinema.

Un programma molto vario e davvero molto interessante, con tanti titoli attesi, con un buon equilibrio tra film d'autore e di intrattenimento, e una forte presenza di prodotti Netflix, per gentile concessione di Cannes che ha chiuso la porta del Concorso a queste produzioni.

Presenta anche l'Italia, ovviamente, tre i titoli in Concorso (Guadagnino, Martone, Minervini), mentre Fuori Concorso saranno presentati il nuovo film di Roberto Andò, Una Storia Senza NomeLe Villeggianti di Valeria Bruni Tedeschi. Fuori Concorso anche le prime due puntate della serie L'Amica Geniale, diretta da Saverio Costanzo e basata sul best seller di Elena Ferrante.
Due titoli italiani molto interessanti nella sezione Orizzonti, La Profezia dell'Armadillo, adattamento del libro-fumetto di Zerocalcare, e Sulla Mia Pelle, che racconta le ultime ore di vita di Stefano Cucchi, picchiato a morte mentre si trovava in custodia delle forze dell'ordine.

"La 75a edizione sarà ricca in tanti sensi", ha dichiarato il direttore Alberto Barbera, "curiosa, con molto cinema di genere figlio degli autori, con grandi registi, alcuni per la prima volta a venezia, ma anche tante scoperte:  opere prime, giovani talenti, giovani registe."

Ecco l'elenco dei film in Concorso con la descrizione fatta dallo stesso Barbera durante la presentazione.

First Man, di Damien Chazelle (Film d'Apertura)
"Uno dei film più attesi della nuova stagione"

The Mountain, di Rick Alverson
"Regista premiato ma poco noto. Con Tye Sheridan, Jeff Goldblum, Denis Lavant, Udo Kier. Un film di grande qualità visiva e di messa in scena, diverso dal cinema americano cui siamo abituati."

Double Vie, di Olivier Assayas
"Deliziosa commedia con un grande cast, la storia di due coppie che s'incrociano in vari modi, e un'intelligente riflessione su come son cambiante le nostre vite di intellettuali dopo la rivoluzione digitale."

The Sister Brothers, di Jacques Audiard
"Doveva essere a Cannes, un western europeo girato in Europa. con cast e troupe interamente americane (con Jake Gyllenhaal, Joaquin Phoenix, John C. Reilly). Grande ironia e una riflessione sulla mitologia del west, che viene rispettata e smontata."

Vox Lux, di Brady Corbet
"Con Natalie Portman e Jude Law. Sorprendente storia di una ragazza che diventa una grande star del pop, con tutto quello che questo comporta."

Roma, di Alfonso Cuaron
"Un altro dei titoli più attesi, Cuaron ci ha messo cinque anni a realizzarlo. Un film su un periodo della vita della sua famiglia, in bianco e nero, girato in assoluta libertà, dove l'autenticità assoluta si mescola all'inventiva e alla creatività."

The Ballad of Buster Scruggs, di Joel e Ethan Coen
"Il nuovo film dei Coen prodotto da Netflix. Sei episodi dai toni molto diversi, pieno di citazioni, con in mezzo di tutto. Un film sulla morte della mitologia del west e sull'America di oggi."

22 July, di Paul Greengrass
"La ricostruzione minuziosa della strage di Utoya, e di quello che è avvenuto dopo, con il processo a Breivik e la difficile ripresa delle sue vittime."

Suspiria, di Luca Guadagnino
"Il più ambizioso film di Guadagnino, pensato per anni, un cast impressionante r Tilda Swinton in tre ruoli diversi."

Opera Senza Autore, di Florian Henckel von Donnersmarck
"Film molto ambizioso sulla storia della Germania dall'avvento del Nazismo fino agli anni Settanta."

The Nigthtingale, di Jennifer Kent
"Dopo The Babadook, opera seconda di Jennifer Kent, la storia di una donna e di un ufficiale in cerca di vendetta all'inizio dell'Ottocento."

Peterloo, di Mike Leigh
"Ultima fatica del grande regista inglese, un brutto episodio rimosso della storia inglese che riecheggia il presente e una riflessione senza tempo sul potere."

Capri-Revolution, di Mario Martone
"Ideale conclusione di una trilogia di Martone: dopo il Risorgimento, dopo Leopardi, ora racconta la vigilia della I Guerra Mondiale attraverso la storia di una pastorella di Capri che scopre una comunità di artisti e intellettuali europei che vive nel segno della libertà più assoluta."

The Favourite, di Yorgos Lanthimos
"Altro film grandemente atteso. Un cast straordinario (Emma Stone, Rachel Weisz, Olivia Colman). La storia di Anna d'Inghilterra, della rivalità tra due cortigiane, raccontata da un autore provocatorio come Lanthimos."

What You Gonna Do When The World's On Fire?, di Roberto Minervini
"Un film sul razzismo della società americana, che in questi anni è riesploso ancora più violento di quanto si potesse pensare. Tre ritratti: due giovani adolescenti neri, una barista nera, e le Black Panther, rinate."

Sunset, di Lazlo Nemes
"Nuovo atteso film del premio Oscar per Il figlio di Saul, ambientato alla vigilia dello scoppio della II Guerra Mondiale. Un film ambiziosissimo che richiede grande sforzo di partecipazione da parte dello spettatore."

Freres Ennemis, di David Oelhoffen
"Polar con Matthias Schoenaerts, Reda Kateb e Adel Bencherif, tre amici cresciuti assieme che si ritrovano ai lati opposti della legge."

Nuestro Tiempo, di Carlos Reygadas
"Nuovo tassello nella ricerca formale e narrativa di Reygadas che parte da elementi naturalistici e realistici per approdare a qualcosa di fantastico e indifinibile, con il regista e la moglie che recitano nei panni di loro stessi mentre cercano di costruire una coppia sessualmente aperta."

At Eternity's Gate, di Julian Schnabel
"Nuovo film di Schnabel sugli anni trascorsi da Van Gogh nel sud della Francia prima di essere internato in manicomio; il tentativo di raccontare quello che accadeva dentro la sua testa, con Dafoe, Amalric, Mikkelsen, Isaac."

Acusada, di Gonzalo Tobal
"Una scommessa, opera seconda di un giovane regista argentino, un film tesissimo che fa riferimento a eventi reali."

Killing, di Shinya Tsukamoto
"Film di samurai con protagonista uno di loro che si scopre incapace di uccidere."

Sul sito della Biennale tutti i titoli che saranno presenti al Festival di Venezia 2018.