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giovedì 6 settembre 2018

Venezia 75 - giorno 9

E' il giorno dell'ultimo film italiano in Concorso e dell'unica donna presente nella competizione.

Un episodio decisamente sgradevole ha segnato la proiezione stampa del film della regista australiana Jennifer Kent, gli insulti ("Vergognati puttana! Fai schifo!") urlati dalla platea da un deficiente con evidenti problemi con le donne e infinite manie di protagonismo a cui il festival ha subito ritirato l'accredito, si spera per sempre.

The Nightingale è ambientato in Tasmania nel 1825 e racconta di una donna irlandese, ex galeotta, che, insieme a una guida aborigena con cui instaura un rapporto molto stretto di grande rispetto e comprensione, decide di andare a cercare l'uomo, un ufficiale inglese, che le ha distrutto la vita, abusando di lei, torturandola, e uccidendole il marito e la figlia.
Protagonisti del film sono Aisling Franciosi, Sam Claflin, e Baykali Ganambarr.

Un film che mette al centro violenza e sessismo, temi molto caldi in questi anni. "Le questioni della violenza, del razzismo e del sessismo sono oggi più rilevanti che mai", ha dichiarato la regista, "però ho preferito parlarne con un film di ambientazione storica, anche perché amo costruire nuovi mondi". E un attacco sessista, per quanto proveniente da una persona profondamente stupida, è quello che ha subito la regista alla fine della proiezione stampa, un episodio a cui Jennifer Kent ha risposto con grande pacatezza: "E' fondamentale reagire con compassione e amore all'ignoranza e di questo il mio film parla chiaramente. Sono orgogliosa di questo lavoro che ribadisce come quei valori siano fondamentali anche se nel presente quasi considerati dei difetti".

Nella storia c'è una forte presenza aborigena, che raramente viene rappresentata al cinema, un aspetto che ha reso felice l'attore Baykali Ganambarr: "E' un film fondamentale per noi, tra l'altro il primo parlato nella nostra lingua, in Tasmania sono ansiosi di vederlo". Ad interpretare il cattivo è l'attore britannico Sam Claflin. "Non avevo idea di quanti brutali soprusi avessero commesso i colonizzatori", ha dichiarato l'attore riguardo il suo personaggio, "e ora un po' me ne vergogno".

Il film, che non ha ancora una data d'uscita, non ha avuto recensioni particolarmente positive.

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Terzo e ultimo film italiano in Concorso, si tratta di Capri Revolution di Mario Martone.

Ambientato nel 1914, il film racconta l'emancipazione di una ventenne che si oppone alla visione patriarcale della donna cercando di imporre la propria libertà.

Il film chiude la trilogia, iniziata con Noi credevamo e continuata con Il giovane favoloso, che Martone ha dedicato a dei momenti fondamentali della storia italiana. "Ci tenevo che la trilogia, che non era stata pensata a tavolino, si concludesse con un personaggio femminile forte", ha dichiarato Mario Martone che ancora una volta mette i giovani al centro della storia, "volevo raccontare un'Italia che non è doma, che sente la spinta a interrogarsi, a cambiare il rapporto tra individualità e collettività. Il film presenta mondi e visioni diversi: c'è quello arcaico contadino della famiglia di Lucia, l'ideologia del medico, la filosofia della comune. L'isola è una metafora per il mondo, viviamo tempi in cui tutto è improntato ad una visione di odio, paura e chiusura, e attraverso la figura luminosa di Lucia, pastorella analfabeta che non teme il confronto con l'altro, vogliamo raccontare il suo processo di maturazione e indipendenza. Lucia si ribella alla famiglia patriarcale senza mai trasformare la sua ribellione in odio".

Il film uscirà il 13 dicembre.

martedì 20 marzo 2018

Rachel - la recensione

Tratto dal romanzo Mia cugina Rachele della scrittrice inglese Daphne Du Maurier, è la storia di Philip, gentiluomo della Cornovaglia di primo 1800, orfano e cresciuto dal cugino Ambrose. di vent'anni maggiore e che considera più un padre, che dopo la morte di quest'ultimo cerca vendetta contro Rachel, la vedova di Ambrose, donna misteriosa e affascinante, innamorandosene invece follemente.


Proprio il personaggio di Rachel è l'aspetto che spicca maggiormente in questo film, interpretato molto bene da Rachel Weisz: in bilico fra ambiguità e innocenza, donna dalle molte sfaccettature e dal carattere indipendente, riesce perfettamente ad affascinare lo spettatore allo stesso modo in cui strega l'ingenuo Philip (Sam Claflin che non spicca per carisma ma incarna abbastanza bene il carattere molle del suo personaggio), e l'ambiguità resta intatta fino alla fine grazie anche a un uso interessante delle ombre e delle luci nelle inquadrature del regista Roger Michell. Qualche rammarico per la presenza sprecata del nostro Pierfrancesco Favino, che rimane intrappolato in un personaggio rappresentato come un insieme di stereotipi che invece poteva contribuire molto al delinearsi di Rachel e del suo mistero.


Da un punto di vista formale non c'è davvero nulla da appuntare: sono meravigliose le selvagge scogliere della Cornovaglia, è cupa e inquietante, quasi gotica la casa in cui si svolge la vicenda, sono perfetti (come sempre accade nelle opere inglesi) i costumi e gli ambienti di inizio '800. 
Dove il film pecca è nel riuscire a creare un'emozione che vada al di là della suggestione iniziale, nell'esplorare maggiormente il personaggio di Rachel e il suo irretire, involontariamente o no, il protagonista. Pecca nel coinvolgimento più profondo dello spettatore che, passata una prima fase in cui la curiosità è prevalente, potrebbe iniziare anche ad annoiarsi.

Più curato nella forma che nella sostanza, Rachel una visione la merita sicuramente, ma altrettanto sicuramente non rimarrà impresso a lungo nella mente degli spettatori o nella memoria cinematografica.


mercoledì 31 agosto 2016

Io Prima di Te - la recensione

Will è un ricco uomo d'affari, bello e intelligente a cui la vita ha tolto tutto relegandolo su una sedia rotelle, paralizzato dal collo in giù. Louisa è una ragazza di provincia, buffa ed eccentrica, colorata fino all'inverosimile, con una famiglia unita ma povera alle spalle, e la capacità di vedere sempre il meglio delle persone.
L'incontro tra due mondi completamente diversi e lo scontro fra il cinismo di Will e l'ottimismo spensierato di Lou non è subito facile, ma pian piano tra i due nasce prima un'amicizia sincera e poi un amore che potrebbe ridare speranza a una vita apparentemente distrutta.

Tratto dal romanzo omonimo di Jojo Moyes, Io prima di te sembra a primo impatto il più classico dei film romantici, e forse lo è, ma riesce anche a dare qualcosa di più, a portare freschezza in una storia già vista e rivista. Molto del merito va dato alla grande chimica creatasi fra i due protagonisti Sam Claflin ed Emilia Clarke; soprattutto il primo, dopo la più che anonima performance nel quarto capitolo dei Pirati dei Caraibi e il ruolo nella saga di Hunger Games, riesce a fare un salto di qualità, interpretando con poche espressioni misurate e piccoli gesti un uomo paraplegico e, pur non arrivando alle vette raggiunte recentemente da Eddie Redmayne, risulta molto convincente. La Clarke, invece, non sempre centra la performance e alla lunga le troppe smorfie e moine possono risultare pesanti. Ottimo anche il cast di contorno: Charles Dance è sempre di grande presenza scenica e in generale i molti volti noti, da Jenna Coleman a Matthew "Neville Paciock" Lewis, danno tutti il loro contributo.

Interessante però è soprattutto il tema centrale del film che si nasconde dietro la storia d'amore. Parlare di eutanasia è sempre difficile e Thea Sharrock, regista del film, riesce a farlo con molta delicatezza, senza propendere per l'una o l'altra campana, riuscendo a emozionare con poche scene e senza spingere troppo il piede sull'acceleratore della lacrima facile. Sicuramente si sarebbe potuto approfondire di più l'argomento, non è certo un film impostato su questo, si tratta principalmente di un film puramente romantico e come tale va visto, senza aspettarsi troppo dal punto di vista del dilemma etico.

In un periodo in cui siamo sommersi da decine e decine di film pseudoromantici che puntano a scandalizzare più che a emozionare, è piacevole ritrovarsi con un prodotto di questo tipo, fresco, genuinamente romantico, ma che sa anche andare oltre senza snaturarsi.