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domenica 6 settembre 2020

Prime immagini per Mank, nuovo film di David Fincher

Uno dei film più attesi della prossima stagione, si tratta di Mank, nuovo lavoro di David Fincher prodotto da Netflix.

Insieme alle immagini è stata divulgata anche un breve sinossi:

"La Hollywood degli anni ’30 viene raccontata attraverso gli occhi del pungente critico sociale e sceneggiatore alcolizzato Herman J. Mankiewicz mentre si affretta per finire la sceneggiatura di “Quarto Potere” per Orson Welles."

Ad interpretare Herman J. Mankiewicz è il premio Oscar Gary Oldman. Nel cast anche Lily Collins (la segretaria di Mankiewicz, Rita Alenxander), Amanda Seyfried (l'attrice Marion Davies), Tom Burke (Orson Welles), e Charles Dance (il magnate William Randolph Hearst).

Il film arriverà su Netflix in autunno, intanto ecco le prime immagini (che preannunciano l'arrivo di un trailer?).







mercoledì 31 agosto 2016

Io Prima di Te - la recensione

Will è un ricco uomo d'affari, bello e intelligente a cui la vita ha tolto tutto relegandolo su una sedia rotelle, paralizzato dal collo in giù. Louisa è una ragazza di provincia, buffa ed eccentrica, colorata fino all'inverosimile, con una famiglia unita ma povera alle spalle, e la capacità di vedere sempre il meglio delle persone.
L'incontro tra due mondi completamente diversi e lo scontro fra il cinismo di Will e l'ottimismo spensierato di Lou non è subito facile, ma pian piano tra i due nasce prima un'amicizia sincera e poi un amore che potrebbe ridare speranza a una vita apparentemente distrutta.

Tratto dal romanzo omonimo di Jojo Moyes, Io prima di te sembra a primo impatto il più classico dei film romantici, e forse lo è, ma riesce anche a dare qualcosa di più, a portare freschezza in una storia già vista e rivista. Molto del merito va dato alla grande chimica creatasi fra i due protagonisti Sam Claflin ed Emilia Clarke; soprattutto il primo, dopo la più che anonima performance nel quarto capitolo dei Pirati dei Caraibi e il ruolo nella saga di Hunger Games, riesce a fare un salto di qualità, interpretando con poche espressioni misurate e piccoli gesti un uomo paraplegico e, pur non arrivando alle vette raggiunte recentemente da Eddie Redmayne, risulta molto convincente. La Clarke, invece, non sempre centra la performance e alla lunga le troppe smorfie e moine possono risultare pesanti. Ottimo anche il cast di contorno: Charles Dance è sempre di grande presenza scenica e in generale i molti volti noti, da Jenna Coleman a Matthew "Neville Paciock" Lewis, danno tutti il loro contributo.

Interessante però è soprattutto il tema centrale del film che si nasconde dietro la storia d'amore. Parlare di eutanasia è sempre difficile e Thea Sharrock, regista del film, riesce a farlo con molta delicatezza, senza propendere per l'una o l'altra campana, riuscendo a emozionare con poche scene e senza spingere troppo il piede sull'acceleratore della lacrima facile. Sicuramente si sarebbe potuto approfondire di più l'argomento, non è certo un film impostato su questo, si tratta principalmente di un film puramente romantico e come tale va visto, senza aspettarsi troppo dal punto di vista del dilemma etico.

In un periodo in cui siamo sommersi da decine e decine di film pseudoromantici che puntano a scandalizzare più che a emozionare, è piacevole ritrovarsi con un prodotto di questo tipo, fresco, genuinamente romantico, ma che sa anche andare oltre senza snaturarsi.

venerdì 16 ottobre 2015

Woman in Gold - la recensione

La Seconda Guerra Mondiale da sempre offre tantissime storie al cinema, Woman in Gold di Simon Curtis si aggiunge alla lista di film che raccontano le vergognose ingiustizie perpetrate dai nazisti.

Il film racconta la vera storia di Maria Altman (H.Mirren), una donna austriaca, ebrea, fuggita dal proprio paese per sfuggire ai nazisti che, come erano soliti fare, saccheggiarono l'abitazione della sua famiglia. Tra i quadri portati via c'era che il Ritratto di Adele Bloch-Bauer I di Gustav Klimt, la "Donna in Oro". dipinto che raffigurava l'amata zia di Maria.
Passati cinquanta anni, Maria, con l'aiuto di un giovane avvocato (R.Reynolds), decide di chiedere al governo austriaco la restituzione del suo quadro, che nel frattempo è diventato un vero e proprio simbolo per il paese.

Simon Curtis, regista di Marilyn, decide di puntare sulla leggerezza e sull'intrattenimento invece di premere sulla drammaticità degli eventi storici. Il regista divide il film tra presente e passato, raccontato tramite flashback (con un'ottima fotografia) che all'inizio sembrano spezzare un po' il ritmo delle scene ambientate nel presente ma, piano piano, conquistano l'attenzione dello spettatore.

Il film punta praticamente tutto sulla sua protagonista, la sempre meravigliosa Helen Mirren, che grazie alla sua straordinaria bravura e presenza scenica, riesce a rendere credibile, emozionante e divertente qualsiasi battuta. Tutto quello che succede nel film passa dalla Mirren, sia i momenti più leggeri e spiritosi che quelli più profondi. L'attrice premio Oscar catalizza tutta l'attenzione e a farne le spese è il suo partner di set, Ryan Reynolds, che fatica un po' a venire fuori anche se alla fine riesce a ritagliarsi il suo piccolo spazio. Nel cast sono presenti anche Daniel Brühl, Katie Holmes, Tatiana Maslany, Max Irons, Charles Dance, Jonathan Pryce e Antje Traue, a cui è stato affidato il compito di interpretare la malinconica zia rappresentata nel celebre quadro di Klimt.

Il film di Curtis ha forse la pecca di non voler essere troppo serio, di voler essere solo il racconto di una storia, senza epicità, senza dramma, senza approfondire troppo l'aspetto storico, ma Woman in Gold è un film che si vede e si lascia vedere con piacere.