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domenica 13 settembre 2026

Venezia 83 - Leone d'Oro a 'Woman Unknown'. I vincitori e le parole della Giuria.

Si è chiusa ieri l'83a edizione della Mostra d'Arte Cinematografica di Venezia, un'edizione in cui è mancato forse il picco glamour o hollywoodiano, ma che ha proposto una selezione di film che alla fine è stata abbastanza apprezzata.

A trionfare è stato il film danese Woman Unkown della regista Mayy al-Tukhi e ovviamente non è passato inosservato il fatto che a vincere è stato l'unico film in Concorso diretto da una donna. Prima del festival c'era stata la polemica sulle poche donne registi presenti nella selezione ufficiale e alla fine a spuntarla è stata l'unica presente. Durante la conferenza stampa della Giuria, dopo la cerimonia, è stato chiesto - non senza una punta di acida ironia - alla presidente Maggie Gyllenhaal se fosse stato un caso o una scelta voluta. Una domanda stupida a cui l'attrice e regista ha risposto senza problemi: "Vorrei soltanto celebrare un film davvero ben fatto. Ci sono tanti film fatti da donne che non mi sono piaciuti. Il fatto che 'Woman Unknown' abbia avuto due riconoscimenti è perché ci è davvero molto piaciuto. Tutte le decisioni sono complesse e richiedono tante discussioni. È possibile quando c’è unanimità, e così abbiamo voluto premiare Mathilde  perché la sua interpretazione ci ha davvero stupito".
A conferma che il film vincitore abbia particolarmente colpito la giuria infatti, c'è anche la Coppa Volpi per la migliore attrice, che è stato assegnato proprio alla protagonista di Woman Unkown. Da segnalare inoltre che il film di Mayy al-Tukhi è stato uno dei più apprezzati dalla stampa e dalla critica. Perciò, polemica davvero sterile.

Altro titolo importante era il documentario Naza, premiato con il Premio Speciale della Giuria. Un film che ha scosso molto, ha avuto una standing ovation di 24 minuti (record del festival), ma che ha anche fatto arrabbiare i filo-israeliani. Ma anche in questo caso, Maggie Gyllenhaal ha spiegato la scelta del premio: "Una delle cose che ho amato di questo film, oltre al suo coraggio, è l’intelligenza che ha dimostrato. Per me non conta soltanto l’argomento che tratta, ma anche il modo in cui è stato girato e montato: mi ha fatto pensare a 'La zona d’interesse', perché anche quello parla dei sistemi".

Il Cinema Italiano, con ben cinque titoli in Concorso, è rimasto a secco. "Il cinema italiano non è stato trascurato, è entrato costantemente nelle nostre discussioni, a volte anche in qualche battaglia", ha dichiarato il giurato e critico cinematografico Francesco Casetti, "Penso che i titoli mostrassero una tendenza emergente nel cinema italiano. E posso anche dire di aver annoiato i miei compagni di giuria per spiegare certi aspetti dei nostri film."

L'Italia ha però ottenuto due premi nella sezione Orizzonti con il film I Figli della Scimmia, migliore sceneggiatura e migliore attore a Riccardo Scamarcio.

Ecco tutti i vincitori:

Leone d'oro per il miglior film: Woman Unknown di Mayy al-Tukhi
Leone d'argento - Gran premio della giuria: Possible Love di Lee Chang-dong
Leone d'argento - Premio per la migliore regia: Il'ja Chržanovskij per DAU
Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile: John Malkovich per Wild Horse Nine
Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile: Mathilde Arcel per Woman Unknown
Premio per la migliore sceneggiatura: Coraline Amedeo, Oliver Groce e Stéphane Brizé per A Good Little Soldier
Premio speciale della giuria: Yuval Abraham e Rachel Szor per NAZA
Premio Marcello Mastroianni: Malou Khebizi per 15/18

QUI l'elenco completo dei i vincitori in tutte le sezioni.

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giovedì 23 luglio 2026

Festival di Venezia 2026 - presentato il programma dell'83a edizione

È stato presentato questa mattina il programma dell'83a edizione della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica del Cinema di Venezia, che si terrà dal 2 a 12 settembre.

Quest'anno c'è una nutrita squadra di film italiani, addirittura cinque in Concorso, si tratta dei nuovi film di Nanni Moretti, Marco Bechis, Edoardo De Angelis, Andrea Pallaoro e Paolo Strippoli. Due titoli italiani anche Fuori Concorso, con Gianni Amelio e Mario Martone, oltre all'atteso documentario di Luca Guadagnino su Bernardo Bertolucci.

Oltre l'Italia, diversi registi importanti, Danny Boyle aprirà il festival con il suo Ink, e tra i tanti nomi anche Martin McDonagh, Casey Affleck, Hirokazu Kore-eda, Werner Herzog, Florian Zeller. Fuori Concorso anche un film su Musk diretto da Alex Gibney e il documentario sugli Oasis.

Film di chiusura, un altro titolo italiano, Dio Ride di Giovanni Veronesi.

Da segnalare come il film Be Brave di Francesco Carrozzini sia stato realizzato interamente con l'Intelligenza Artificiale. Sulla pagina ufficiale della Biennale, sotto il post dedicato al film, ci sono molti post di protesta contro la decisione di presentare un prodotto del genere in un festival così importante come Venezia.

Ricordiamo i due Leoni d'Oro alla carriera, che saranno consegnati a George Clooney e Ellen Burstyn. Presidente di giuria del Concorso, Maggie Gyllehaal.

Il programma.

CONCORSO

- INK (film d'apertura) di DANNY BOYLE
con Jack O’Connell, Guy Pearce, Claire Foy / Regno Unito / 116’
- COMPANY di CASEY AFFLECK
con Nick Nolte, Ben Mendelsohn, Scoot McNairy, Adelaide Clemons, Caylee Cowan, Sydney Chandler, Indiana Affleck, Atticus Affleck / Canada, Romania, Italia, USA, Emirati Arabi Uniti / 92’
- KAMI NOUR (A BIT OF LIGHT) di ALI ASGARI
con Misagh Zareh, Sadaf Asgari, Forouzan Jamshidnejad, Ramtin Daghigh, Mina Rahimzadeh / Iran, Svizzera, Italia, Canada, Turchia / 87’
- RITORNO A BUENOS AIRES di MARCO BECHIS
con Adriano Giannini, Ana Celentano, Verónica Gerez, Olivia Nuss, Adrián Fondari, Paula Cohen, Marcelo Chaparro, Marcela Serli, Maria Laila Fernandez / Italia, Brasile / 104’
- UN BON PETIT SOLDAT di STÉPHANE BRIZÉ
con Alba Rohrwacher, Vincent Lindon, David Talbot, Sharif Andoura / Francia / 102’
- IL FUOCO CHE TI PORTI DENTRO di EDOARDO DE ANGELIS
con Vanessa Scalera, Lino Musella, Elena Radonicich, Ivana Lotito, Tommaso Ragno / Italia / 93’
- KVINDE UKENDT (WOMAN UNKNOWN) di MAY EL-TOUKHY
con Mathilde Arcel, Carsten Bjørnlund, Thorbjørn Hedegaard, Marina Bouras, Mia Plantin, Sofia Nolsøe, Flora Sanders / Danimarca, Svezia, Lettonia / 124’
- BUCKING FASTARD di WERNER HERZOG
con Kate Mara, Rooney Mara, Orlando Bloom, Domhnall Gleeson / Irlanda, USA / 109’
- 15/18 (A PLACE TO HEAL) di CÉDRIC KAHN
con Zoé Monpart, Malou Khebizi, Kenji Peyran, Patience Munchenbach, Sophie Guillemin, Cédric Kahn, Antoine de Foucauld, Jennifer Decker / Francia / 105’
- DAU di ILYA KHRZHANOVSKY
con Teodor Currentzis, Radmila Shegoleva, Anatoly Vasiliev, Vladimir Azhippo, Dmitri Tcherniakov, Dmitry Cheglakov, Demyan Kudryavtsev, Maria Nafpliotou / Germania, Francia, Ucraina, Svezia / 210’
- LOOK BACK di HIROKAZU KOREEDA
con Natsuki Deguchi, Aju Makita, Fuuri Nanase, Rokka Okada, Masaki Suda, Kankuro Kudo, Kayo Noro / Giappone / 100’
- GA-NEUNG-HAN SA-RANG (POSSIBLE LOVE) di LEE CHANG-DONG
con Jeon Do-yeon, Sul Kyung-gu, Zo In-sung, Cho Yeo-jeong / Corea del Sud / 164’
- WILD HORSE NINE di MARTIN MCDONAGH
con John Malkovich, Sam Rockwell, Steve Buscemi, Mariana Di Girolamo, Ailín Salas, Tom Waits, Parker Posey / Regno Unito, USA, Cile / 118’
- SUCCEDERÀ QUESTA NOTTE di NANNI MORETTI
con Louis Garrel, Jasmine Trinca, Hippolyte Girardot, Angela Finocchiaro, Melina Åkerman, Elena Lietti, Andrea Lattanzi, Antonio De Matteo, Nanni Moretti / Italia, Francia, Spagna / 103’
- PRIMETIME di LANCE OPPENHEIM
con Robert Pattinson, Merritt Weaver, Skyler Gisondo, Phoebe Bridgers / USA / 107’
- THE ECHO CHAMBER di ANDREA PALLAORO
con Luca Marinelli, Alicia Vikander, Susan Sarandon / Italia, Belgio / 120’
- UN PEU AVANT MINUIT di NICOLAS PARISER
con Melvil Poupaud, Chiara Mastroianni, Golshifteh Farahani, Léonie Simaga, Clara Pacini, Anaïs Demoustier, Micha Lescot / Francia / 111’
- L’ESTRANEA di PAOLO STRIPPOLI
con Jasmine Trinca, Romana Maggiora Vergano, Adriano Giannini, Valeria Bruni Tedeschi / Italia, Francia, Belgio / 115’
- NELSON SAN, ANATA HA HITO WO KOROSHIMASHITAKA? (MR. NELSON, DID YOU KILL PEOPLE?) di SHINYA TSUKAMOTO
con Rodney Hicks, Geoffrey Rush, Mark Merphy, Tatyana Ali, Lily Franky / Giappone, USA, Thailandia, Vietnam / 116’
- BUNKER di FLORIAN ZELLER
con Penélope Cruz, Javier Bardem, Stephen Graham, Paul Dano, Patrick Schwarzenegger / Francia, Spagna / 126’

FUORI CONCORSO

FICTION
- DIO RIDE di GIOVANNI VERONESI (film di chiusura)
con Pierfrancesco Favino, Silvio Orlando, Alma Noce, Francesco Gheghi, Maurizio Lombardi, Paolo Rossi, Carlo Cecchi / Italia / 114’
- NESSUN DOLORE di GIANNI AMELIO
con Alessandro Borghi, Valeria Golino, Valerio Mastandrea / Italia / 96’
- MAKIKIRAAN PO (LET US THROUGH, DEAR ANCESTORS) di LAV DIAZ
con Bart Guingona, Ronnie Lazaro, Isabel Sandoval, Yul Servo, Christian Bables, Bong Cabrera / Filippine / 147’
- FATHER JOE di BARTHÉLÉMY GROSSMANN
con Kiefer Sutherland, Ever Anderson e Al Pacino / Francia / 116’
- SCHERZETTO di MARIO MARTONE
con Toni Servillo, Lorenzo Perrotta, Serena Rossi, Leonardo Lidi, Giovanni Ludeno, Gianluca Di Gennaro / Italia / 116’
- PLACE TO BE di KORNÉL MUNDRUCZÓ
con Ellen Burstyn, Taika Waititi, Pamela Anderson, Murray Bartlett, David Wenham / Australia / 110’
- NO PARADISE IF YOU ARE KILLED BY A WOMAN di HALKAWT MUSTAFA
con Avan Jamal, Thorbjørn Harr, Kanar Sarchl, Kader Jalal / Norvegia, Iraq, Emirati Arabi Uniti, Svezia / 110’
- ARRESTED MEMORY di SABU
con Ethan Juan, Hsieh Ying Xuan, Moon Lee, Shinichi Tsutsumi, Reika Kirishima / Taipei, Giappone / 100’
- THE BASICS OF PHILOSOPHY di PAUL SCHRADER
con Jack Huston, Sofia Boutella, Daniel Zovatto, Bill Pullman, Dana Delany, Shiloh Fernandez, Karl Glusman, Elizabeth Petruso / USA / 94’
- UN BON AVOCAT di TRISTAN SÉGUÉLA
con Laurent Lafitte, Anthony Bajon, Mélanie Laurent, Carole Bouquet / Francia / 114’
- JUPITER di ALEXANDRE SMIA
con Denis Ménochet, André Dussollier, Reda Kateb, Dominique Blanc, Ella Rumpf, Frédéric Pierrot, Celine Sallétte, Cédric Kahn, Jeremy Lopez, Clotilde Courau, Pascal Greggory, Valeriu Andriuta / Francia / 87’

NON FICTION
- BE BRAVE di FRANCESCO CARROZZINI
con Renzo Rosso / Italia / 90’
- WHAT LOVE BUILDS di RUSSELL CROWE
Australia / 99’
- BURGUNDY di MICHAEL DWECK, GREGORY KERSHAW
Francia / 90’
- MUSK di ALEX GIBNEY USA / 232’
- THE ROAD TO JERICHO di AMOS GITAI
Francia, Regno Unito, Israele / 90’
- AL MOWATEN OSAMA (CITIZEN OSAMA) di AHMED HASSOUNA
Francia, Palestina / 68’
- UNION TOWN di BARBARA KOPPLE
USA / 106’
- HOLY WOOD DUST di VICTOR KOSSAKOVSKY
Italia, Spagna, Germania / 100’
- LISTY (LETTERS FROM THE SILENCED COUNTRY) di ANDREI KUTSILA
Polonia, Germania, Lituania / 72’
- BIOGRAFÍA DE JORGE LUIS BORGES
di MARIANO LLINÁS Argentina / 330’
- MY UNDESIRABLE FRIENDS: PART II — EXILE di JULIA LOKTEV
USA / 355’
- BOATBUILDERS di LUKE LORENTZEN
USA / 105’
- IMPERIUM di SERGEI LOZNITSA
Germania, Italia, Francia, Lituania / 176’
- SHUMEI – THE LIVING LEGACY OF KABUKI di TAKASHI MIIKE
Giappone / 94’
- QUEER EDWARD II di THEO ROLLASON
Regno Unito / 95’
- OASIS: DON’T LOOK BACK IN ANGER di DYLAN SOUTHERN, WILL LOVELACE
Regno Unito / 122’
- WEICHEN (DUST) di TSAI MING-LIANG
con Lee Kang-sheng / Taipei, Spagna / 80’
- EVEREST: THE OTHER SIDE di ELIZABETH CHAI VASARHELYI, JIMMY CHIN
USA, Cina, Nepal / 115’
- FROM INSIDE OUT – THE ARCHITECTURE OF PETER ZUMTHOR di WIM WENDERS
Germania, Svizzera / 114’

FILM ON FILMS
- JUSO PER FERIE di KAREN DI PORTO
Italia / 93’
- NINO - UN FILM SU NINO ROTA
di WALTER FASANO Italia / 120’
- THE PERVERT’S GUIDE TO UTOPIAS di SOPHIE FIENNES
Irlanda, Regno Unito, Slovenia, Paesi Bassi, Norvegia / 133’
- JOIE DE VIVRE di LUCA GUADAGNINO
Italia / 435’
- TWIST AND SHOOT MISTER SUZUKI di YVES MONTMAYEUR
Francia / 93’
- INTERMISSION di YONFAN
Hong Kong SAR / 225’

FUORI CONCORSO – CORTOMETRAGGI
- FLESH IMPACT di MAGGIE GYLLENHAAL
con Ellen Burstyn, Dakota Johnson, Peter Sarsgaard, Sepideh Moafi / USA / 17’
- HALAYON (WILD ASPARAGUS) di AVI MOGRABI
Portogallo, Francia / 24’
- THEY’RE HERE di LAURA POITRAS, RACHEL MUELLER
USA / 25’

FUORI CONCORSO – SERIES
- PECCATO di VALERIO VESTOSO

ORIZZONTI
- LA RAGAZZA CON LA LEICA di ALINA MARAZZI (film di apertura)
con Emilia Schüle, Aaron Altaras, Luna Wedler, Lucas Englander, Thomas Schubert, Sebastian Schneider, Idan Weiss, Lia von Blarer, Hans-Christian Hegewald, Jeremy Mockridge, Joel Basman / Italia, Germania / 116’
- YAK MAI (THE BURNING GIANTS) di PHUTTIPHONG AROONPHENG
con Awat Ratanapintha, Pakapol Srirongmuang, Tanutwut Rodpai / Thailandia, Francia, Singapore, Taipei, Paesi Bassi / 114’
- CUDZE RZECZY (WHAT BELONGS TO OTHERS) di GRZEGORZ DĘBOWSKI
con Monika Kwiatkowska, Robert Mania, Ewa Pająk, Martyna Rozwadowska, Jadwiga Grygierczyk / Polonia / 105’
- UNA STORIA di ANNA FOGLIETTA
con Alba Rohrwacher, Guido Caprino, Caterina Casini, Elio De Capitani / Italia / 110’
- LA CITTÀ DEI VIVI di EDOARDO GABBRIELLINI
con Emanuele Maria Di Stefano, Gaia Merlonghi, Valerio Mastandrea, Simona Senzacqua, Roberta Mattei / Italia / 103’
- MORAGHEB (FALLING HOUSE) di MOHSEN GHARAEI
con Laleh Marzban, Farhad Aslani, Rima Raminfar, Elena Khakbaz / Iran, USA, Germania / 124’
- TOO MUCH SUGAR di ROBERT GREENE
con Ryan Holliger, Michael Midgyett, Amanda Sanner, Gavin Jones, Wayde Holliger, Bonnie Holliger, Hank Holliger, Tray Martin, Candy Woods, Ashley Long, Auveon Jackson / USA / 98’
- THE DIFFICULT BRIDE di RUBAIYAT HOSSAIN
con Zaineen Chowdhury Karim, Rikita Nondine Shimu, Sunerah Binte Kamal, Azmeri Haque, Dameer Khan, Saberi Alam, Shatabdi Wadud, Mohammed Bari / Francia, Bangladesh, Portogallo, Norvegia, Germania / 87’
- LA MAISON DU VENT di AUGUSTE BERNARD KOUEMO YANGHU
con Josette Kwanya, Edwige Tatiana Moudjeu Pouadeu / Camerun, Francia, Belgio, Benin, Arabia Saudita, Qatar / 102’
- I FIGLI DELLA SCIMMIA di TOMMASO LANDUCCI
con Riccardo Scamarcio, Fausto Russo Alesi, Lidiya Liberman, Cristina Odasso, Tancredi Naldini, Andrea Aggio, Luigi Diberti / Italia / 110’
- MIA MERA STI ZOI TIS TZO: KEFALAIO FAIDRA (A DAY IN THE LIFE OF JO: CHAPTER PHAEDRA) di JACQUELINE LENTZOU
con Evita Andriopoulou, Eleni Vergeti, Anastasia Gouliamou, Ektoras Lygizos / Grecia, Germania, Francia / 88’
- OASE (OASIS) di JANNIS LENZ
con Florian Geißelmann, Anton Petzold, Mathilda Smith, Godehard Giese / Germania, Austria / 118’
- DO KRAJA DANA (UNTIL THE DAY ENDS) di JELENA MAKSIMOVIĆ
con Lena Trifunović, Andrija Krivokapić, Irina Hotomski, Stefan Tarabić, Miodrag Miša Dragičević / Serbia, Bulgaria, Slovenia, Montenegro / 90’
- LA MOULA di JÉRÔME PIERRAT
con Jérôme Pierrat, Kader Benchoudar, Jean Ruimi, Jean-Michel Correia, Thierry Coignard, Patrice Kouyoumdjian, Jean-Mathieu Frattaci, Fethi Makdoudi, Michel Ucciani, Jacques Sordi, Sébastien Lefebvre, Pierre Folacci, Laurent Serafini, François Darietto / Francia / 83’
- LOVERS IN THE BLUE NIGHT di ANUPARNA ROY
con Neelima Sharma, Pritam Pilania, Bhushan Shimpi, Jatin Sarin, Kajal Keshav, Vinod Suryavanshi / India, USA / 107’
- UN DÉTOUR PAR DIANE di ANN SIROT, RAPHAËL BALBONI
con Ninon Borsei, Lucas Meister, Sandrine Blancke, Peter Van Den Begin, Naidra Ayadi / Belgio, Francia / 92’
- THE COLOR OF THE SUN di XAVIER TERA
con Naoto Shimajiri, West Mulholland, Ichiro Andre Castro / Canada, Italia, Giappone / 111’
- EKLIPSE di MANUEL WETSCHER
con Moritz Hohlrieder, Finley Brown, Hannes Perkmann, Lenz Moretti, Lisa Schützenberger, Barbara Romaner / Austria, Italia / 91’
-HUANGYAN SHENGHUO (BIG LITTLE THINGS) di MICHELLE ZHOU
con Cuishan Liang, Jialing Sun, Bin Yu, Ling Hu, Hai Yu / Hong Kong SAR, USA / 109’

VENICE SPOTLIGHT
- SUMO: SPIRIT WEIGHS NOTHING di ERIK SHIRAI (film d'apertura)
Giappone, USA, Danimarca, Regno Unito / 99’
- HIWAR MA' ALBAHR (CONVERSATION WITH THE SEA) di MUAYAD ALAYAN
con Kamel El Basha, Amer Hlehel, Bahira Ablassi, Maria Zreik / Palestina, Paesi Bassi, Arabia Saudita, Qatar / 112’
- HOMBRE AL AGUA di GAEL GARCÍA BERNAL
con Gael García Bernal, Esmeralda Pimentel, Débora Nascimento, Jorge Salinas, Natalia Oreiro, Anna Díaz / Messico / 116’
- SERPENTI di ROBERTO DE PAOLIS MAINO
con Leonardo Lidi, Alessandro Borghi, Pietro Castellitto, Valeria Golino / Italia / 88’
- FURIES di RAMI KODEIH
con Maria Nakouzi, Rym Mroue, Hasan Akil, Issam Bou Khaled / Brasile, Libano / 133’
- GURIA di LEVAN KOGUASHVILI
con Kakhaber Tcholadze, Natia Nikolaishvili, Vamekh Jangidze, Davit Natsvaladze, Anamaria Kamladze, Sergi Kviloria / Georgia, Svizzera, Lussemburgo, Bulgaria, Turchia, Norvegia, Arabia Saudita / 118’
- FÖLDSZINT (GROUND FLOOR) di GÁBOR REISZ
con Ádám Tompa, Rodrigo Crespo, Bettina Józsa, Tünde Bacskó, György Gazsó, Juli Kindl, Éva Tímár, Marcello Fonte / Ungheria, Italia / 108’
- EU CONTEZ (I MATTER) di ALINA ȘERBAN
con Denisa Farcaș, Sorin Mihai, Angelina Pavel, Vanessa Dancea, Raisa Mihai, Alexandru Stancu, Alina Berzunțeanu, Natalia Călin / Romania, Germania, Belgio / 116’

Trovate il programma completo QUI.

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domenica 7 settembre 2025

Venezia 82 _ 'Father Mother Sister Brother' vince il Leone d'Oro. Ecco tutti i vincitori.

Si è chiuso ieri sera il Festival di Venezia 2025, una cerimonia di premiazione ben condotta da Emanuela Fanelli (e questa è già una novità!), con due premi italiani, e un vincitore finale un po' a sorpresa.

Alla fine, la giuria presieduta da Alexander Payne ha sorpreso tutti assegnando il Leone d'Oro a Jim Jarmusch e al suo Father Mother Sister Brother. Una scelta molto cinefila, un titolo sicuramente apprezzato ma nessuno lo aveva pronosticato come possibile Leone d'Oro.
Mentre sui social piovono accuse di "sionismo" e "codardia" contro la giuria, il presidente Alexander Payne ha spiegato così i premi e il vincitore: "La cosa ingiusta dell'essere a un festival è dover dire 'questo è meglio di quello'. Come giuria, abbiamo apprezzato in modo uguale entrambi quei film, ognuno per una ragione diversa. E auguriamo a entrambi film una vita lunga e importante, oltre a sperare che il sostegno dei premi dati stasera li aiuti".

Leone d'Argento - Gran Premio della Giuria per The Voice of Hind Rajab, quello che tutti davano come favorito per il Leone d'Oro.

Due premi italiani, Gianfranco Rosi ha vinto il Premio Speciale della Giuria con il suo documentario Sotto le Nuvole, e la Coppa Volpi come migliore attore a Toni Servillo per La Grazia.
Leone d'Argento per la regia a un commosso Benny Safdie per The Smashing Machine. Coppa Volpi come migliore attrice alla cinese Xin Zhilei per The Sun Rises on us all.

Due premi italiani anche nella sezione Orizzonti, migliore attrice e migliore attore, andati rispettivamente a Benedetta Porcaroli per Il rapimento di Arabella e Giacomo Covi per Un anno di scuola.

Ecco i vincitori.

Leone d'Oro miglior film
Father Mother Sister Brother di Jim Jarmusch

Leone d'Argento Gran Premio della Giuria
The Voice of Hind Rajab di Kaouther Ben Hania

Leone d'Argento miglior Regia
Benny Safdie per The Smashing Machine

Premio Speciale della Giuria
Sotto le nuvole di Gianfranco Rosi

Premio per la miglior sceneggiatura
Valerie Donzelli e Gilles Marchand per À pied d'oeuvre

Coppa Volpi migliore attrice
Xin Zhilei per The Sun Rises on us all

Coppa Volpi migliore attore
Toni Servillo per La grazia

Premio Marcello Mastroianni miglior attore emergente
Luna Wedler per Silent Friend

Leone del Futuro, Premio Luigi De Laurentiis per un'Opera Prima
Short summer di Nastia Korkia

Premio degli spettatori Armani Beauty
Calle Malaga di Maryam Touzani

- ORIZZONTI -

Premio Orizzonti per il miglior film
En el camino di David Pablos

Premio Orizzonti miglior regia
Anuparna Roy per Songs of the forgotten trees

Premio Speciale della giuria Orizzonti
Lost Land di Akio Fujimoto

Premio Orizzonti per la migliore attrice
Benedetta Porcaroli per Il rapimento di Arabella

Premio Orizzonti per il migliore attore
Giacomo Covi per Un anno di scuola

Premio Orizzonti per la miglior sceneggiatura
Ana Cristina Barragan per Hierra

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martedì 22 luglio 2025

Venezia 82 - il programma del Festival di Venezia 2025

Questa mattina si è tenuta la conferenza stampa di presentazione del programma del Festival di Venezia, arrivato alla sua 82a edizione.

Cinque italiani in Concorso, uno aprirà l'edizione, cioè La Grazia, nuovo film di Paolo Sorrentino. Sempre in Concorso troviamo Bugonia di Yorgos Lanthimos, il ritorno di Kathryn Bigelow con A House of Dynamite, Father Mother Sister Brother di Jim Jarmusch con Cate Blanchett, The Smashing Machine con Dwayne Johnson e Emily Blunt, Jay Kelly di Noah Baumbach con George Clooney protagonista, e il Frankenstein di Guillermo del Toro. Ci sarà anche The Wizard of the Kremlin di Olivier Assayas, con Jude Law nel ruolo di Putin.

Fuori Concorso invece After the Hunt di Luca Guadagnino, con Julia Roberts protagonista, e In the Hand of Dante di Julian Schnabel, film che intreccia passato e presente con Oscar Isaac nei panni di Dante Alighieri.

Tra le serie presentate, anche Portobello di Marco Bellocchio, dedicata al caso Tortora, e Il Mostro di Stefano Sollima, che racconta gli omicidi del "Mostro di Firenze".

La giuria del Concorso sarà presieduta dal regista Alexander Payne. Il festival si terrà dal 27 agosto al 6 settembre. Ecco il programma.

CONCORSO
The Wizard of the Kremlin, di Olivier Assayas
Jay Kelly, di Noah Baumbach
The Voice of Hind Rajab, di Kaouther Ben Hania
A House of Dynamite, di Kathryn Bigelow
The Sun Rises on Us All, di Cai Shangjun
Frankenstein, di Guillermo del Toro
Elisa, di Leonardo Di Costanzo
À pied d’œuvre, di Valérie Donzelli
Silent Friend, di Ildikó Enyedi
The Testament of Ann Lee, di Mona Fastvold
Father Mother Sister Brother, di Jim Jarmusch
Bugonia, di Yorghos Lanthimos
Duse, di Pietro Marcello
Un film fatto per bene, di Franco Maresco
Orphan, di László Nemes
L’Étranger, di François Ozon
No Other Choice, di Park Chan-wook
Sotto le nuvole, di Gianfranco Rosi
The Smashing Machine, di Benny Safdie
La Grazia, di Paolo Sorrentino (film d'apertura)
Nühai (Girl), di Shu Qi

FUORI CONCORSO

- Fiction- 
Chien 51, di Cédric Jimenez (film di chiusura)
Sermon to the Void, di Hilal Baydarov
L’Isola di Andrea, di Antonio Capuano
Il Maestro, di Andrea Di Stefano
After the Hunt, di Luca Guadagnino
Hateshinaki Scarlet, di Mamoru Hosoda
The Last Viking, di Anders Thomas Jensen
In the Hand of Dante, di Julian Schnabel
La Valle Dei Sorrisi, di Paolo Strippoli
Dead Man’s Wire, di Gus Van Sant
Orfeo, di Virgilio Villoresi

- Non Fiction -
Kabul, Between Prayers, di Aboozar Amini
Ferdinando Scianna - Il Fotografo Dell’ombra, di Roberto Andò
Marc by Sofia, di Sofia Coppola
I Diari di Angela - Noi Due Cineasti. Capitolo Terzo, di Yervant GIanikian, Angela Ricci Lucchi
Ghost Elephants, di Werner Herzog
Baba Wa Al-Qadhafi (My Father and Qaddafi), di Jihan K
The Tale of Sylian, di Tamara Kotevska
Nuestra Tierra, di Lucrecia Martel
Remake, di Ross McElwee
Kim Novak’s Vertigo, di Alexandre Philippe
Cover-Up, di Laura Poitras, Mark Obenhaus
Broken English, di Jane Pollard, Iain Forsyth
Notes of a True Criminal, di Alexander Rodnyansky, Andriy Alferov
Director’s Diary, di Aleksandr Sokurov
Hui Jia (Back Home), di Tsai Ming-liang

- Cinema e musica -
Nino. 18 Giorni, di Toni D’Angelo
Piero Pelù. Rumore Dentro, di Francesco Fei
Newport and the Great Folk Dream, di Robert Gordon
Francesco de Gregori Nevergreen, di Stefano Pistolini

- Serie-
Portobello (Ep. 1-2), di Marco Bellocchio
Un Prophète (Ep. 1-8), di Enrico Maria Artale
Etty (Ep. 1-6), di Hagai Levi
Il Mostro (Ep. 1-4), di Stefano Sollima

- Cortometraggi -
Origin, di Yann Arthus-Bertrand
Boomerang Atomic, di Rachid Bouchareb
How to Shoot a Ghost, di Charlie Kaufman

ORIZZONTI
Mother, di Teona Strugar Mitevska (film di apertura)
Komedie Elahi (Divine Comedy), di Ali Asgari
Hiedra, di Ana Cristina Barragán
Il Rapimento di Arabella, di Carolina Cavalli
Estrany Riu (Strange River), di Jaume Claret Muxart
Harà Watan (Lost Land), di Akio Fujimoto
Grand Ciel, di Akihiro Hata
Rose of Nevada, di Mark Jenkin
Late Fame, di Kent Jones
Dinți de Lapte (Milk Teeth), di Mihai Mincan
Pin de Fartie, di Alejo Moguillansky
Otec (Father), di Tereza Nvotová
En el Camino, di David Pablos
Songs of Forgotten Trees, di Anuparna Roy
Un Anno di Scuola, di Laura Samani
The Souffleur, di Gastón Solnicki
Barrio Triste, di Stillz
Human Resource, di Nawapol Thamrongrattanarit
Funeral Casino Blues, di Roderick Warich

VENICE SPOTLIGHT
Hijra, di Shahad Ameen
Un Cabo Suelto, di Daniel Hendler
Made in EU, di Stephan Komandarev
Motor City, di Potsy Ponciroli
La Hija de La Española, di Mariana Rondón, Marité Ugas
À Bras-Le-Corps, di Marie-Elsa Sgualdo
Calle Malaga, di Maryam Touzani
Ammazzare Stanca, di Daniele Vicari

VENEZIA CLASSICI DOCUMENTARI
Mata Hari, di Joe Beshenkovsky, James Smith
Elvira Notari: Oltre Il Silenzio, di Valerio Ciriaci
Louis Malle, Le Révolté, di Claire Duguet
Megadoc, di Mike Figgis
Boorman and the Devil, di David Kittredge
Holofiction, di Michal Kosakowski
Memoria de los Olivados, di Javier Espada
Sangre del Toro, di Yves Montmayeur
The Ozu Diaries, di Daniel Raim

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martedì 23 luglio 2024

Venezia 81 - presentato il programma

È stato presentato questa mattina il programma della 81a edizione della Mostra d'Arte Cinematografica di Venezia, che si terrà dal 28 agosto al 7 settembre.

Molti titoli erano già stati anticipati, mancava solo la conferma, di altri si vociferava soltanto. Titoli interessanti in Concorso dove, tra i 21 film, troviamo anche The Room Next Door, primo film in lingua inglese di Pedro Almodovar con Tilda Swinton e Julianne Moore, Queer di Luca Guadagnino, che promette scene bollenti nelle sue tre ore di durata, con Daniel Craig protagonista, Joker: Folie à Deux di Todd Phillips, e Maria di Pablo Larrain, con Angelina Jolie nel ruolo di Maria Callas nei suoi ultimi giorni di vita.
Cinque gli italiani in Concorso: Iddu di Fabio Grassadonia e Antonio Piazza, Diva Futura di Giulia Steigerwalt, Campo di battaglia di Gianni Amelio, Vermiglio di Maura Delpero e, appunto, Queer di Luca Guadagnino.

Fuori Concorso, come annunciato giorni fa sarà presentato, come film d'apertura, Beetlejuice Beetlejuice di Tim Burton, e poi Wolfs di Jon Watts, che riunisce George Clooney e Brad Pitt. Sempre Fuori Concorso, nella sezione Serie TV, sarà presentato M, il figlio del secolo (episodi 1-8) di Joe Wright, con Luca Marinelli nel ruolo di Benito Mussolini.

Ecco l'elenco di tutti i titoli in Concorso, Fuori Concorso, e nelle sezioni Orizzonti.

CONCORSO
The Room Next Door di Pedro Almodovar
Campo di battaglia di Gianni Amelio
Leurs Enfants Aprés Eux di Ludovic Boukherma, Zoran Boukherma
The Brutalist di Brady Corbet
The Quiet Son di Delphine Coulin e Muriel Coulin
Vermiglio di Maura Delpero
Iddu di Antonio Piazza e Fabio Grassadonia
Queer di Luca Guadagnino
Love di Dag Johan Haugerud
April di Dea Kulumbegashvili
The Order di Justin Kurzel
Maria di Pablo Larrain
Trois Amies di Emmanuel Mouret
Kill the Jokey di Luis Ortega
Joker: Folie à Deux di Todd Phillips
Babygirl di Halina Reijn
I’m Still Here di Walter Salles
Diva Futura di Giulia Louise Steigerwalt
Harvest di Athina Rachel Tsangari
Youth – Homecoming di Wang Bing
Stranger Eyes di Yeo Siew Hua

ORIZZONTI
Nonostante di Valerio Mastandrea (film d’apertura)
Quiet Life di Alexandros Avranas
Mon Inseparable di Ann-Sophie Bailly
Aicha di Mehdi Barsaoui
Happy Holidays di Scandar Copti
Familia di Francesco Costabile
One Of Those Days When Emme Dies di Murat Firatoglu
Familiar Touch di Sarah Friedland
Marco di Jon Garaño e Aitor Arregi
Carissa di Jason Jacobs e Devon Delmar
Wishing on a Star di Peter Kerekes
Mistress Dispeller di Elizabeth Lo
The New Year That Never Came di Bogdan Mureşanu
Pooja, Sir di Deepak Rauniyar
Of Dogs And Men di Dani Rosenberg
Pavements di Alex Ross Perry
Happyend di Neo Sora
L’attachement di Carine Tardieu
Diciannove di Giovanni Tortorici

ORIZZONTI EXTRA
September 5 di Tim Fehlbaum (film d’apertura)
Vittoria di Alessandro Cassigoli e Casey Kaufman
Le Mohican di Frédéric Farrucci
Seeking Heaven for mr. Rambo di Kahled Mansour
La storia del Frank e della Nina di Paola Randi
The Witness di Nader Saeivar
After Party di Vojtěch Strakatý
Edge of Night di Türker Süer
King Ivory di John Swab

PROIEZIONI SPECIALI
Leopardi. Il poeta dell’infinito (parte 1 e 2) di Sergio Rubini
Master And Commander: The Far Side Of The World di Peter Weir
Beauty Is Not A Sin di Nicolas Winding Refn (corto pubblicitario)

FUORI CONCORSO
Beetlejuice Beetlejuice di Tim Burton (film d’apertura)
L’orto americano di Pupi Avati (film di chiusura)
Il tempo che ci vuole di Francesca Comencini
Phantosmia di Lav Diaz
Maldoror di Fabrice du Welz
Broken Rage di Takeshi Kitano
Baby Invasion di Harmony Korine
Cloud di Kiyoshi Kurosawa
Finalement di Claude Lelouch
Wolfs di Jon Watts
Se posso permettermi capitolo II di Marco Bellocchio (corto)
Allégorie Cittadine di Alice Rohrwacher e JR

FUORI CONCORSO – SERIE
Disclaimer (capitoli 1-7) di Alfonso Cuaron
The New Years (episodi 1-10) di Rodrigo Sorogoyen, Sandra Romero, David Martin de los Santos
Families Like Ours (episodi 1-7) di Thomas Vinterberg
M, il figlio del secolo (episodi 1-8) di Joe Wright

FUORI CONCORSO – NON FICTION
Apocalypse in the Tropics di Petra Costa
Bestiari, Erbari, Lapidari di Massimo D’Anolfi e Martina Parenti
Why War di Amos Gitai
2073 di Asif Kapadia
One to One: John & Yoko di Kevin Macdonald e Sam Rice-Edwards
Separated di Errol Morris
Israel Palestine on Swedish Tv 1958-1989 di Göran Hugo Olsson
Russians at War di Anastasia Trofimova
Things We Said Today di Andrei Ujică
Songs of Slow Burning Earth di Olha Zhurba
Riefenstahl di Andres Veiel

VENEZIA CLASSICI DOCUMENTARI SUL CINEMA
Miyazaki, l’esprit de la nature di Leo Favier
I Will revenge This Wolrd With Love S. Paradjanov di Zara Jian
Le cinema de Jean Pierre Leaud di Cyril Leuthy
From Darkness To Light di Michel Laurie, Eric Friedler
Carlo Mazzacurati – Una certa idea di cinema di Enzo Monteleone e Mario Canale
Chain Reactions di Alexander Philippe
Maroun Returns to Beirut di Feirouz Serhal
Volontè – L’uomo dai mille volti di Francesco Zippel
Constelacion Portabella di Claudio Zulian

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lunedì 29 gennaio 2024

Povere Creature! - la recensione


Dopo il Leone d'Oro al Festival di Venezia, e dopo aver ottenuto ben 11 candidature agli Oscar 2024, sbarca in sala anche in Italia Povere creature! il nuovo atteso film del regista greco Yorgos Lanthimos. 
Se si è un minimo familiari con la filmografia precedente del regista, da La Favorita a The Lobster, si sa già che questa commedia è ben lontana dall'essere semplicemente divertente o brillante, ma vira molto più sul grottesco e sull'eccessivo da ogni punto di vista, che sia sessuale o più semplicemente visivo, quindi è bene essere preparati.

Tratto dall'omonimo romanzo del 1992, Povere Creature è una riscrittura al femminile di Frankenstein a cui Lanthimos non riesce a resistere e che è perfetta per il suo stile così peculiare. Bella Baxter (Emma Stone), creata dal mostruoso medico Godwin, è la protagonista di un racconto di formazione e di scoperta di sé che passa dalla liberazione sessuale in cui i due uomini nel film, Duncan (Mark Ruffalo) e Max (Ramy Youssef), rappresentano un po' due tappe necessarie e in qualche modo opposte, ma anche una liberazione intellettuale incarnata dalla scoperta del mondo e del posto che ognuno di noi vi occupa. Bella, donna con il cervello di una neonata, riesce a essere veramente libera da ogni convenzione sociale e solo così può esprimere davvero se stessa, senza limiti e senza pudori.
Il film non potrebbe essere ciò che è se non ci fosse dietro anche un grandissimo lavoro estetico e visivo ad opera tanto del regista quanto di scenografi e costumisti, con un 'ambientazione veramente perfetta, colorata, steampunk e allo stesso tempo onirica. Le inquadrature storte e i grandangoli che caratterizzano la regia di Lanthimos completano il quadro richiamando, spesso anche in maniera didascalica, film espressionisti e in particolare Metropolis di Fritz Lang, che viene citato apertamente in almeno due occasioni durante la pellicola. Non mancano anche i richiami ad artisti più recenti, come il Terry Gilliam di Brazil e il Tim Burton di Edward mani di forbice. Anche la colonna sonora è perfetta nel costruire queste atmosfere.

Emma Stone giganteggia come Bella Baxter, la sua interpretazione è magnetica ed è veramente difficile non rimanere incantati da lei, dalla sua ingenuità prima, dalla sua acutezza dopo. Un grandissimo lavoro anche sul corpo, da porte dell'attrice, che sembra avere già l'Oscar in mano.
Se sembra scontato citare un sempre grande Willem Dafoe, non lo è però sottolineare l'ottimo lavoro di Mark Ruffalo, che senza paura gioca moltissimo con la sua fisionomia e il suo fisico per creare un personaggio patetico e ridicolo che era facile far sfociare nella macchietta e basta ma che invece lui è bravissimo a mantenere sempre sul limite senza farglielo mai attraversare. Anche per lui una nomination all'Oscar più che meritata.

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giovedì 11 gennaio 2024

La Società della Neve - la recensione

Presentato in anteprima al Festival di Venezia 2023, La Società della Neve racconta una delle storie più drammatiche, estreme e incredibili sulla sopravvivenza realmente accadute.

Il 13 ottobre del 1972, una squadra uruguayana giovanile di rubgy, più amici e familiari, si imbarca su un piccolo aereo per andare in Cile. Sorvolando la Cordigliera delle Ande, un tratto estremamente complicato per i voli, l'aereo si schianta sulle montagne, spezzandosi in due. Delle 45 persone a bordo, dodici muoiono nell'incidente e i sopravvissuti si ritrovano soli sulle Ande, senza possibilità di curare i feriti (in cinque moriranno nei primi giorni), senza possibilità di chiamare aiuto, di ripararsi dal freddo, e senza acqua né cibo. I ragazzi della squadra sopravvissuti si organizzano, cercano di aiutare i feriti, ma quel luogo così inospitale per l'essere umano, tra gelo e valanghe, è una sfida impossibile e, dopo giorni di digiuno, capiscono che l'unico modo per sopravvivere è quello di andare oltre il limite, con una scelta drastica e dolorosa, sia eticamente che fisicamente, che li segnerà profondamente. Una volta capito che i soccorsi non sarebbero arrivati, due di loro decidono di scalare le Ande a mani nude e con un sacco a pelo ricavato con delle imbottiture dell'aereo, per andare a cercare aiuto. Un viaggio estenuante di dieci giorni fino alle vallate del Cile, dove finalmente trovano aiuto. I soccorsi arriveranno il 23 dicembre, due mesi dopo lo schianto dell'aereo.

Una storia incredibile già portata al cinema due volte, in particolare nel 1993 con il bel film Alive - Sopravvissuti, fino ad oggi la versione più famosa. La Società della Neve di J.A Bayona, tratto dall'omonimo romanzo di Pablo Vierci, ha prima di tutto il pregio di non rifarsi al suo predecessore, stessa storia ma approccio e stile diversi.
Tecnicamente il film di Bayona è davvero ben fatto, girato molto bene, crea la giusta tensione nei momenti chiave (da un regista di horror, ce lo aspettiamo), ha una bella fotografia che riesce a trasmettere molto bene l'idea del freddo gelido provato sulle Ande, rappresentate come un luogo bellissimo, tanto bello quanto severo e inospitale, in cui l'uomo è totalmente fuori posto, come dice uno dei protagonisti: "qui gli estranei siamo noi". Il film riesce ad avere un buon ritmo nonostante la ripetitività delle situazioni, giorni sempre uguali che si susseguono, e non perde mai tempo, non svaga, e alla fine non sente minimamente il peso delle sue due ore e venti. La pellicola inoltre fa un ottimo uso della voce fuori campo, che diventa un intelligente espediente emotivo della storia. Ma oltre la tecnica, il film di Bayona ha il pregio di avere tanto cuore, senza romanzare, eroicizzare e senza diventare morboso nei risvolti più delicati, anzi andando ad analizzare in modo molto intimo certi momenti.
Quella dei sopravvissuti delle Ande è una storia che racconta i limiti umani, fisici, etici e morali, ma in questa storia non c'è solo dramma e sofferenza, c'è anche tantissima speranza. Bayona e gli sceneggiatori mettono al centro di tutto l'umanità dei giovani protagonisti, le paure, la fede (religiosa ma non solo), la consapevolezza, e il senso di responsabilità di ognuno per l'altro e ognuno per il gruppo, per quella piccola "società" dell'areo schiantato sulle Ande. I protagonisti sono tutti alla pari, non c'è il leader carismatico che spicca, non ci sono quei caratteri stereotipati che si possono trovare nei classici survival movie, sono tutti uguali (scelta sottolineata da un cast di nomi praticamente sconosciuti ma tutti molto bravi), sono solo ragazzi che cercano di sopravvivere come possono e che, una volta tornati a casa, non si sentono eroi ma dei sopravvissuti.

La Società della Neve è un film fatto bene tecnicamente ed emotivamente coinvolgente senza mai cercare la lacrima facile o esagerare nei toni, sfugge sempre alla tentazione "blockbuster", è un film che ci porta sulle Ande con i sopravvissuti e ci fa vivere la loro sofferenza e la loro speranza.

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mercoledì 27 settembre 2023

El Conde - recensione

Dopo aver raccontato Jackie Kennedy e Lady D, Pablo Larrain torna in patria con El Conde, una storia surreale che vede protagonista il dittatore Pinochet... ma vampiro.

Una figura in divisa militare vola nei cieli di Santiago del Cile in cerca di cuori e sangue per potersi nutrire. Questa figura che semina paura e morte indossa una divisa ben riconoscibile, quella del generale Augusto Pinochet.
La storia del film parte da lontano, addirittura nella Francia del '700, con il soldato francese Claude Pinoche, un vampiro, che attraversa i secoli fino ad arrivare in Cile, dove negli anni '70, diventato il generale Augusto Pinochet, fece un colpo di stato per rovesciare il governo socialista di Allende e imporre un regime autoritario e dittatoriale, fatto di svariate violazioni dei diritti umani, tra cui torture e omicidi. Ma nel 2006, "il Conte", come lo chiama la famiglia, non ha più voglia di vivere e decide di inscenare la sua morte per ritirarsi in una fattoria isolata, assistito dalla moglie e dal fedele (vampiro) maggiordomo Fëdor, essere subdolo e dal passato macchiato di sangue.
I figli, preoccupati esclusivamente per l'eredità, chiedono alla chiesa di occuparsi del padre e "aiutarlo" a morire. Una giovane suora viene mandata alla fattoria con un preciso compito: esorcizzare Pinochet, estirpare il male dentro di lui e cercare di salvare quel che resta della sua anima... sempre che ci sia anima da salvare e non sia lui stesso il Male.

Gli anni della dittatura di Pinochet sono una ferita ancora aperta per il popolo cileno e per raccontare il mostro che ha insanguinato il Cile, senza mai pagare per quanto fatto, Pablo Larrain lo ha davvero trasformato in un mostro, un vampiro. Pinochet nel film è un anziano stanco e senza rimorso, consapevole del suo passato e delle sue azioni ma infastidito solo dal fatto di passare alla storia come un ladro (e lo è stato). Intorno a lui si muove una famiglia di ipocriti, che non spicca per intelligenza, preoccupata solo di recuperare i soldi nascosti nelle varie banche nel mondo. Un ritratto spietato e grottesco di una famiglia senza cuore, con Pinochet che materialmente va a caccia dei cuori e del sangue dei cileni per mangiarli e restare in vita. Un'allegoria che non ha certo bisogno di spiegazioni.

El Conde è difficile da inquadrare in un genere. Girato in un bianco e nero vecchio stile, è un film surreale, ironico, molto politico, ma di fatto una storia di vampiri messa in scena come un B movie horror e una commedia grottesca, capace però di regalare anche momenti visivamente poetici, come la danza della giovane suora nell'aria, supportata dalla bella regia di Larrain.

Non è un film adatto a tutti i palati, alla fine risulta un po' freddo e con un ritmo non proprio incalzante, ma il regista merita davvero i complimenti per aver pensato una storia così assurda e surreale, e allo stesso tempo estremamente politica, una perfetta allegoria del Male che dura nel tempo, che sia Pinochet o altri nomi di politici e dittatori a noi più vicini.

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sabato 9 settembre 2023

Venezia80 _ Leone d'oro a 'Poor Things!' di Yorgos Lanthimos. Tutti i vincitori.

Si è conclusa poco fa la cerimonia di premiazione del Festival di Venezia 2023 e la giuria del Concorso, presieduta dal regista Damien Chazelle, ha consegnato il Leone d'Oro a Poor Things! del regista Yorgos Lanthimos.

Un film che ha fin da subito convinto pubblico e critica ed era considerato il favorito per la vittoria del premio più importante. Nel suo discorso di ringraziamento, il regista si è augurato una rapida fine dello sciopero e ha ringraziato in modo particolare, dedicandole il premio, la protagonista del film, Emma Stone.

Gloria anche per Matteo Garrone che ha vinto il Leone d'Argento per la migliore regia per Io, Capitano, mentre il giovane protagonista del film, Seydou Sarr, si è portato a casa il Premio Mastroianni come migliore interprete emergente.

La Coppa Volpi per la migliore attrice è andata, un po' a sorpresa, ma solo perché non era stata presa in considerazione dalle previsioni dei giornali, a Cailee Spaeny, protagonista di Priscilla di Sofia Coppola. La Coppa Volpi per il migliore attore invece è andata a Peter Sarsgaard per Memory, e l'attore, molto emozionato, ha fatto un lungo discorso a sostegno dello sciopero degli attori e degli sceneggiatori schierandosi contro l'utilizzo dell'Intelligenza Artificiale.

Premi anche per El Conde di Pablo Larraín, Il Male Non Esiste di Ryūsuke Hamaguchi, e The Green Border di Agnieszka Holland.

Premi per l'Italia anche nella sezione Orizzonti, compreso il premio del pubblico a Felicità, il film d'esordio alla regia di Micaela Ramazzotti.

Ecco tutti i vincitori.

CONCORSO
Leone d'oro - Miglior Film: Povere creature! (Poor Things) di Yorgos Lanthimos 
Leone d'argento - Gran Premio della Giuria: Il male non esiste di Ryūsuke Hamaguchi
Leone d'argento - Miglior Regia: Io, Capitano di Matteo Garrone
Coppa Volpi - Migliore Interpretazione Femminile: Cailee Spaeny in Priscilla di Sofia Coppola
Coppa Volpi - Migliore Interpretazione Maschile: Peter Sarsgaard in Memory di Michel Franco
Premio Osella - Migliore Sceneggiatura: Pablo Larraín e Guillermo Calderón per El Conde di Pablo Larraín
Premio Speciale della Giuria: The Green Border di Agnieszka Holland 
Premio Marcello Mastroianni (ad un attore o attrice emergente): Seydou Sarr in Io, Capitano di Matteo Garrone

ORIZZONTI
Premio Orizzonti - Miglior Film: Magyarázat mindenre (Explanation for everything) di Gábor Reisz 
Premio Orizzonti - Miglior Regia: Paradiset brinner di Mika Gustafson 
Premio Speciale della Giuria: Una sterminata domenica di Alain Parroni
Premio Orizzonti - Miglior Interpretazione Femminile: Margarita Rosa de Francisco in El Paraiso di Enrico Maria Artale
Premio Orizzonti - Miglior Interpretazione Maschile: Tergel Bold-Erdene in City of wind
Premio Orizzonti - Miglior Sceneggiatura: El Paraiso di Enrico Maria Artale
Premio Orizzonti - Miglior Cortometraggio: A Short Trip di Erenik Beqiri

ORIZZONTI EXTRA
Premio degli Spettatori - Armani Beauty: Felicità di Micaela Ramazzotti
Leone del Futuro - Premio Venezia Opera Prima "Luigi De Laurentiis": Love is a gun di Lee Hong-Chi

VENEZIA CLASSICI
Premio al Miglior Film Restaurato: Ohikkoshi di Shinji Sōmai
Premio al Miglior Documentario sul Cinema: Thank you very much di Alex Braverman

VENICE IMMERSIVE
Gran Premio: Songs for a Passerby di Celine Daemen
Premio Speciale della Giuria: Flow di Adriaan Lokman
Premio per la Realizzazione: Empereur di Marion Burger e Ilan Cohen

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martedì 25 luglio 2023

Festival di Venezia 2023: annunciato il programma

Come annunciato nei giorni scorsi, oggi è stato presentato il programma dell'80a edizione del Festival di Venezia.

Un bel programma su cui però pende la spada dello sciopero degli attori. In dubbio la presenza della maggior parte degli attori/attrici, alcuni però potrebbero decidere di accompagnare i film indipendenti, slegati quindi alle major.
"L’ultima settimana è stata turbolenta", ha ammesso il direttore artistico Alberto Barbera, "Lo sciopero degli attori ha delle buone ragioni largamente condivisibili ma non avrà un grande impatto sul programma, che era praticamente concluso. Ringrazio produttori e registi che hanno confermato l’impegno che avevano presi con noi. Mancherà qualche star ma non sarà una Mostra autarchica, sarà largamente rappresentativa del cinema contemporaneo".

Il festival doveva essere aperto da Challengers di Luca Guadagnino, spostato al 2024 a causa dello sciopero, invece ad aprire sarà il film italiano Comandante di Edoardo De Angelis, con Pierfrancesco Favino, che sarà presentato in Concorso, A chiudere invece, il nuovo film di J.A. Bayona, La Sociedad de la Nieve, che racconta la tragica, incredibile ed eroica vicenda dell'aereo caduto sulle Ande nel 1972, già raccontata nel bel film Alive - Sopravvissuti (1993).

In Concorso troveremo anche Maestro di Bradley Cooper, Priscilla di Sofia Coppola, Ferrari di Michael Mann, Poor Things di Yorgos Lanthimos, The Killer di David Fincher, e Dogman di Luc Besson. Nutrita la presenza italiana, oltre a Comandante, saranno in Concorso anche Enea di Pietro Castellitto, Finalmente l’Alba di Saverio Costanzo, Lubo di Giorgio Diritti, Io Capitano di Matteo Garrone, e Adagio di Stefano Sollima.

Nomi importanti anche Fuori Concorso, con i nuovi film di Woody Allen e Roman Polanski, ma anche il corto di Wes Anderson, i nuovi film di William Friedkin, Harmony Korine, Liliana Cavani, e Richard Linklater.

Ecco l'elenco dei film.

CONCORSO
Comandante, di Edoardo De Angelis (film d' apertura)
Bastarden (The Promised Land), di Nikolaj Arcel
Dogman, di Luc Besson
La Bête, di Bertrand Bonello
Hors-Saison, di Stéphane Brizé
Enea, di Pietro Castellitto
Maestro, di Bradley Cooper
Priscilla, di Sofia Coppola
Finalmente l’alba, di Saverio Costanzo
Lubo, di Giorgio Diritti
Origin, di Ava DuVernay
The Killer, di David Fincher
Memory, di Michel Franco
Io capitano, di Matteo Garrone
Aku Wa Sonzai Shinai (Evil Does Not Exist), di Ryûsuke Hamaguchi
Zielona Granica (The Green Border), di Agnieszka Holland
Die Theorie Von Allem, di Timm Kröger
Poor Things (Povere creature), di Yorgos Lanthimos
El Conde, di Pablo Larraín
Ferrari, di Michael Mann
Adagio, di Stefano Sollima
Kobieta Z… (Woman Of), di Malgorzata Szumowska, Michal Englert
Holly, di Fien Troch

ORIZZONTI
A cielo abierto, di Mariana Arriaga
El Paraíso, di Enrico Maria Artale
Oura el jbel (Dietro le montagne), di Mohamed Ben Attia
The Red Suitcase, di Fidel Devkota
Paradiset brinner (Il paradiso brucia), di Mika Gustafson
The Featherweight, di Robert Kolodny
Invelle, di Simone Massi
Tatami, di Guy Nattiv, Zar Amir Ebrahimi
Sem coração, di Nara Normande, Tião
Una sterminata domenica, di Alain Parroni
Ser ser salhi (Città del vento), di Lkhagvadulam Purev-Ochir
Magyarázat mindenre (Una spiegazione per tutto), di Gábor Reisz
Gasoline Rainbow, di Bill Ross, Turner Ross
En attendant la nuit, di Céline Rouzet, di Domakinstvo za pocetnici (Lavori di casa per principianti), di Goran Stolevski
Hokage (Ombra di fuoco), di Shinya Tsukamoto
Yurt (Dormitorio), di Nehir Tuna

ORIZZONTI CORTI CONCORSO
Aitana, di Marina Alberti
Sea Salt, di Leila Basma
A short trip, di Erenik Beqiri
Et si le soleil plongeait dans l’océan de nuages, di Wissam Charaf
Wander to Wonder, di Nina Gantz
The Meatseller, di Margherita Giusti
Dive, di Aldo Iuliano
Area Boy, di Iggy London
Cross my heart and hope to die, di Sam Manacsa
Dar saaye sarv (All’ombra del cipresso), di Hossein Molayemi
Bogotá Story, di Esteban Pedraza
Sentimental Stories, di Xandra Popescu
Duan pian gushi (Short Story), di Lang WU

ORIZZONTI EXTRA
Bota jonë, di Luàna Bajrami
Nazavzhdy-Nazavzhdy, di Anna Buryachkova
El Rapto, di Daniela Goggi
Day of the Fight, di Jack Huston
In the Land of Saints and Sinners, di Robert Lorenz
Felicità, di Micaela Ramazzotti
Pet Shop Boys, di Olmo Schnabel
Stolen, di Karan Tejpal
L’homme d’argile, di Anaïs Tellenne

PROIEZIONI SPECIALI
La parte del leone: una storia della mostra

FUORI CONCORSO
La sociedad de la nieve, di J.A. Bayona (film di chiusura)
Coup De Chance, di Woody Allen
The Wonderful Story of Henry Sugar, di Wes Anderson
The Penitent, di Luca Barbareschi
L’ordine del tempo, di Liliana Cavani
Vivant, di Alix Delaporte
Welcome to paradise, di Leonardo Di Costanzo
Daaaaaali!, di Quentin Dupieux
The Cain Mutiny Court-Martial, di William Friedkin
Making Of, di Cédric Kahn
Aggro Dr1ft, di Harmony Korine
Hit Man, di Richard Linklater
The Palace, di Roman Polanski
Xue Bao (Snow Leopard), di Pema Tseden

FUORI CONCORSO – SERIE
D’argent et de sang (ep 1-12), di Xavier Giannoli, Frédéric Planchon
Znam Kako Dises (I Know Your Soul) (ep 1-2), di Jasmila Zbanic, Damir Ibrahimovic

FUORI CONCORSO – DOCUMENTARI
Amor, di Virginia Eleuteri Serpieri
Frente a Guernica, di Yervant Gianikian, Angela Ricci Lucchi
Hollywoodgate, di Ibrahim Nash’at
Ryuichi Sakamoto | Opus, di Neo Sora
Enzo Jannacci Vengo Anch’io, di Giorgio Verdelli
Menus Plaisirs – Les Troisgros, di Frederick Wiseman

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venerdì 14 luglio 2023

Ufficiale, gli attori sono in sciopero. Hollywood verso il blocco delle produzioni.

Il 12 luglio è scaduto il termine per le trattative e oggi il SAG-AFTRA ha proclamato ufficialmente lo sciopero e continueranno a scioperare fino a che non riusciranno ad ottenere un contratto equo.

Le trattative con il sindacato dei produttori, che comprendono circa 300 tra studios e streamer grandi e piccoli, dalle major alle grandi compagnie streaming, sono fallite in modo netto, le due parti infatti sono molto lontane. Si è creato inoltre un clima di grande tensione, come si evince dal durissimo discorso con cui Fran Drescher, presidente SAG-AFTRA ha proclamato lo sciopero.

"Abbiamo un problema, e lo stiamo sperimentando proprio in questo momento. Questo è un momento molto importante per noi. Sono entrata in questa trattativa con serietà, pensando di poter evitare uno sciopero. La gravità di questa situazione non sfugge a me, al nostro comitato di negoziazione, né ai membri del nostro consiglio. È una cosa molto seria che coinvolge migliaia, se non milioni di persone in tutto il paese e nel mondo, non solo i membri di questo sindacato, ma anche le persone che lavorano in altre industrie.

E quindi è con grande tristezza che siamo arrivati a questo bivio. Ma non avevamo scelta. Siamo le vittime qui. Siamo vittime di un’entità molto avida. Sono scioccata dal modo in cui le persone con cui abbiamo lavorato finora ci stanno trattando. Non posso crederci, onestamente: quanto siamo distanti su così tante cose. Si dichiarano poveri, si lamentano di perdere denaro a destra e sinistra, quando danno centinaia di milioni di dollari ai loro CEO. È disgustoso. Vergogna, vergogna a tutti loro!

Si schierano dalla parte sbagliata della storia, in questo momento. Noi ci schieriamo solidali, in un’unità senza precedenti. Il nostro sindacato, i nostri sindacati fratelli e i sindacati di tutto il mondo stanno dalla nostra parte, così come altri sindacati del lavoro. Perché a un certo punto i giochi sono finiti. Non si può continuare a essere sviliti, marginalizzati, subire mancanze di rispetto e di onore. Il modello di business della nostra industria è stata completamente modificata dallo streaming, dal digitale, dall’intelligenza artificiale.

Questo è un momento storico e un momento di verità. Se non ci alziamo in piedi ora, presto saremo tutti in difficoltà. Tutti saremo in pericolo di essere sostituiti da macchine e da grandi imprese che si preoccupano più di Wall Street che di te e della tua famiglia. La maggior parte degli americani non ha più di 500 dollari da parte in caso di emergenza. Questa è una cosa molto importante e pesa su tutti noi. Ma ad un certo punto bisogna dire: ‘No, non lo accettiamo più. Voi siete pazzi. Cosa state facendo? Perché state facendo tutto questo?’

In privato, tutti ci dicono che siamo il centro di quest’industria. Tutti gli altri lavorano attorno alla nostra arte, ma le azioni parlano più delle parole, e questo non c’era niente. È stato un insulto per noi. Quindi ci siamo uniti con forza, solidarietà e unità con il più grande voto di autorizzazione allo sciopero nella storia del nostro sindacato. E abbiamo preso la difficile decisione che vi stiamo comunicando oggi. È importante. È una cosa veramente seria che avrà un impatto su ogni singola persona che lavora. Siamo abbastanza fortunati da vivere in un paese che al momento è favorevole al lavoro e al confronto con i sindacati, eppure ci siamo trovati davanti a con un’opposizione così sfavorevole al lavoro, così sorda alle nostre richieste.

Non puoi cambiare il modello di business così, senza aspettarti che il contratto cambi di conseguenza. Non siamo più disposti a fare modifiche incrementali su un contratto che non riconosce quanto sia cambiato il modello di business, un modello di business che ci è stato imposto. Cosa stiamo facendo… ci stiamo spostando in avanti sul Titanic? È folle. Quindi il gioco è finito, AMPTP. Noi stiamo in piedi. Dovete svegliarvi e annusare il caffè. Siamo i lavoratori rimaniamo in piedi, pretendiamo rispetto e onore per il nostro contributo a quest’industria. Condividete la ricchezza, perché non potete esistere senza di noi! Grazie."

Fran Drescher ha anche attaccato il sindacato dei produttori per aver sprecato i 12 giorni in più di trattativa che erano stati accordati, preoccupati solo di promuovere il prima possibile le grandi uscite estive (Oppenheimer e Barbie) invece di occuparsi della trattativa.

Non solo un contratto equo che rifletta i nuovi modelli di business digitali e streaming, retribuzioni medie migliori, e la garanzia di una assistenza sanitaria, uno dei punti di discordia è anche l'uso dell'Intelligenza Artificiale, che per i produttori è qualcosa di rivoluzionario ma per gli attori potrebbe trasformarsi in un incubo. Ecco le parole di Drescher.

"In sostanza, l’AMPTP ha proposto che le comparse, quindi attori che non hanno ruoli centrali, vengano pagati nella giornata di lavoro in cui viene scansionato in digitale il loro corpo. Successivamente quell’immagine potrà essere utilizzata dagli studios per sempre, in eterno, senza chiedere il permesso all’attore e senza pagare un compenso."

Fran Drescher ha comunque dichiarato che loro sono pronti a tornare al tavolo delle trattative ma solo davanti ad offerte serie, intanto lo sciopero andrà avanti, gli attori non si presenteranno sui set ma nemmeno agli eventi promozionali. Questo sciopero, unito a quello degli sceneggiatori che va avanti dal 1 maggio, porterà a conseguenze pesanti per l'industria, lo stop totale di tutti i set, cinematografici e televisivi, ma a farne le spese saranno anche gli eventi per i fan e i festival. Il primo sarà il Comic-con di San Diego, poi potrebbe toccare al TIFF e al Festival di Venezia, che potrebbero svolgersi senza attori, ma anche registi, a presentare i film.

Intanto gli attori incassano il sostegno del Presidente USA Joe Biden.

"Il Presidente crede che tutti i lavoratori, compresi gli attori, meritino un salario e dei benefici equi", ha dichiarato la portavoce della Casa Bianca Robyn Patterson, "Il Presidente sostiene il diritto dei lavoratori di scioperare e spera che le parti possano raggiungere un accordo reciprocamente vantaggioso."

Gli attori britannici hanno già dichiarato il loro sostegno ai colleghi americani, anche loro quindi entreranno in sciopero. 

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lunedì 5 dicembre 2022

Bones and all - la recensione

Dopo l'incredibile successo di Chiamami col tuo nome torna la coppia Guadagnino-Chalamet e conquista Venezia con un'altra storia d'amore coming of age tutt'altro che banale, nuovamente tratta da un romanzo, quello omonimo di Camille De Angelis. 

Maren e Lee sono due ragazzi che faticano a trovare il loro posto nel mondo, due disadattati che trovano l'uno nell'altra un equilibrio che altrimenti sfuggirebbe. Perché Maren e Lee sono due cannibali. 




È proprio questo il punto da cui bisogna partire per approcciarsi alla nuova pellicola di Luca Guadagnino, perché è fondamentale avere ben chiaro che se si è deboli di stomaco forse non è un film che fa per noi, e viene messo subito in chiaro in una sequenza iniziale disturbante come poche.

Però non siamo di fronte a un film horror ed è chiaro come Guadagnino non provi minimamente a parlare di cannibalismo come siamo forse abituati a vedere, i suoi personaggi non sono degli Hannibal Lecter e anche gli individui più inquietanti, come quello interpretato da un sempre ottimo Mark Rylance, sono soffusi della loro solitudine. 
Il cannibalismo è quindi una metafora, anzi molte metafore in cui ognuno può leggere un pezzo di sé, dalle difficoltà del capire chi siamo, fino al rifiuto della società nei confronti del diverso, al potere totalizzante e quasi salvifico dell'amore. Perché alla fine, più di ogni altra cosa, questa è una storia d'amore, con momenti anche molto teneri fra i due giovani protagonisti, immersi in una America rurale on the road anni '80 di grande atmosfera.


Timothée Chalamet si conferma ancora una volta come uno degli attori giovani più interessanti in circolazione e in particolare nelle mani di Guadagnino, che lo ha lanciato nel panorama hollywoodiano, dà veramente il meglio di sé con una interpretazione misurata e intima. Un plauso anche alla canadese Taylor Russell, volto sicuramente meno noto ma che non sfigura affatto, anzi, la chimica fra i due è tangibile e le loro scene sono sempre splendide.

Purtroppo invece risulta davvero poco efficace la colonna sonora, e in questo Guadagnino non riesce a ripetersi, un peccato perché il film avrebbe meritato delle musiche più memorabili, in particolare per quanto riguarda i pezzi non originali.

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lunedì 3 ottobre 2022

Blonde - la recensione

È arrivato su Netflix uno dei film più attesi e discussi delle ultime settimane, Blonde, di Andrew Dominik, biopic tra realtà e finzione che racconta la storia e la figura di una delle più celebri icone del '900, Marilyn Monroe. Un film che sta letteralmente spaccando critica e pubblico.

Blonde è difficile da interpretare, si propone di raccontare la vita di una persona realmente esistita ma, sostanzialmente, attraverso fatti che non sono mai successi. Definirlo biopic non è corretto, proprio come il romanzo da cui è tratto non può essere definito "biografia", nemmeno romanzata. Della storia di Marilyn ci sono solo alcuni spunti, quello che poi viene raccontato, che vediamo nel film, per la maggior parte è stato inventato.

Il film inizia nel 1933, con Norma Jeane bambina con una madre con seri problemi mentali, poi vediamo gli inizi della carriera di Marilyn, la violenza sessuale subita da un produttore, una relazione a tre, audizioni andate male ma ruoli conquistati grazie al suo aspetto fisico, gli aborti, i matrimoni falliti, la ricerca costante del padre mai conosciuto, la distanza tra Norma e Marilyn, le continue delusioni, e la morte, che nel film viene mostrata come suicidio.

L'intento originale è interessante, analizzare un'attrice, una diva, che col tempo è diventata quasi un simbolo, un essere irreale, in contrasto con la persona fragile e segnata dai traumi che era in privato, in un ambiente crudele com'era quello della Vecchia Hollywood, lo sviluppo però è debole e confusionario.
Quella nel film è la vita di Marilyn solo a grandi linee, non ha mai avuto una relazione a tre con due figli d'arte falliti, gli aborti non sono avvenuti come si vede e nei periodi in cui sono stati piazzati, mancano enormi parti essenziali della sua vita, personaggi - nel bene e nel male - importanti, la relazione accertata con i Kennedy è stata con Robert (del tutto assente) e non con John, le presunte lettere del padre sono una finzione, la scena della morte è completamente diversa da quanto avvenuto realmente, tante cose inventate che, messe insieme, creano un ritratto fittizio di Marilyn, in sostanza, quello che vediamo è falso, volutamente falso. La vita di Marilyn è stata tragica nel privato e luminosa sullo schermo, breve negli anni, conclusa prematuramente con una morte mai chiarita, ma il suo mito è parte immortale della Storia del Cinema, quindi perché non raccontare la vera storia invece di inventare situazioni parallele e, in alcuni casi, anche poco rispettose della memoria dell'attrice?

Il vero punto debole del film infatti è proprio la storia che pretende di voler raccontare. Al centro di tutto c'è un dualismo in cui viene quasi demonizzato il personaggio Marilyn Monroe e i suoi film, mentre la povera Norma Jeane cerca di sopravvivere, alla disperata ricerca di una figura paterna. Un dualismo raccontato in modo troppo radicale, senza sfumature, che finisce per schiacciare sia Marilyn che Norma, che ne escono come due figure piatte, per niente approfondite. Il regista Andrew Dominik, che ha firmato anche la sceneggiatura, non sembra molto interessato a dare spessore a Marilyn, di cui sembra non avere particolare stima, né come attrice, né come donna. La sua Marilyn/Norma è inconsapevole, incapace di imporsi, vittima di tutti ma soprattutto sempre disposta ad essere vittima, senza reagire mai. Il punto di vista del regista vorrebbe essere schietto e spietato, quello di chi non guarda in faccia a nessuno, ma non riesce mai a staccarsi dal suo punto di vista "maschile" e l'unica vittima del suo sguardo alla fine è proprio Marilyn. A risultare piatti, in realtà, sono anche i personaggi maschili, di cui si preferisce non fare nomi e cognomi anche se è evidente chi sono: Joe DiMaggio è lo stereotipo dell'italoamericano in canottiera con famiglia tra fornelli e sughi; Arthur Miller, altro stereotipo, intellettuale quindi, ovviamente, pacato, sensibile e un po' distratto; John F. Kennedy, un cafone arrapato; il produttore che la violenta, chiamato "Mr. Z", è Darryl F. Zanuck e la scena dello stupro sembra uscita dalle testimonianze contro Harvey Weinstein. Andrew Dominik quindi non era molto interessato ad approfondire i personaggi, la sua intenzione era quella di raccontare la brutale Hollywood, come certi uomini di potere trattano le donne o si sentano in difficoltà con loro, ma soprattutto voleva distruggere l'"idea del mito" e mostrare come il mito può distruggere una persona, e Marilyn Monroe gli è servita solo come mezzo per arrivare al suo scopo, il problema è che Marilyn è una persona realmente esistita e in alcuni casi avrebbe meritato un po' più di rispetto, o almeno di non finire associata a scene di sesso inutilmente esplicite e grottesche.
Nota a parte, il modo in cui il regista tratta gli aborti dell'attrice, l'intento era quello di mostrare un senso di colpa che perseguita la protagonista negli anni, il suo difficile rapporto con la maternità, tutto attraverso in immaginario dialogo interiore della protagonista, ma il risultato è abbastanza imbarazzante e troppo simile a uno spot anti-abortista, onestamente fastidioso, soprattutto di questi tempi.

Chi invece ha rispettato davvero Marilyn è Ana de Armas, la nota più positiva di Blonde. L'attrice ci ha messo tutto l'impegno possibile per diventare Marilyn, si è calata anima e corpo, ed è ammirevole, quasi commovente, il modo in cui cerca di renderle omaggio. L'attrice riesce ad essere fragile, volubile, tenera, a dare corpo e sostanza a un personaggio piatto, a portare un po' di emozione vera, sincera, in un film dalle emozioni false. È davvero l'anima del film e avrebbe meritato una sceneggiatura, all'altezza della sua performance.

Da un punto di vista tecnico, Blonde è sicuramente ben fatto. Visivamente affascinante, il film cambia continuamente formato, passa dal bianco e nero ai colori da una scena all'altra, ha una fotografia un po' patinata ma molto bella, ed è evidente il grande lavoro di studio fatto sulle foto e i look più famosi di Marilyn. La regia di Dominik è ottima per quasi tutto il film... quasi, perché in più di un'occasione inserisce inquadrature piazzate solo per pura trasgressione personale/ego (la ripresa da dentro i genitali durante l'aborto), o imbarazzanti (il feto che parla, l'apparizione del padre tra le nuvole), che in un paio di situazioni vanno a rovinare delle scene visivamente molto coinvolgenti. Virtuosismi belli da vedere ma che non alleggeriscono le quasi 3 ore di durata e soprattutto non riescono a far dimenticare una storia debole.

Se ci si approccia a Blonde pensando di vedere un film su Marilyn Monroe, si resta delusi, anche un po' infastiditi e annoiati. E pensare che le nuove generazioni possano conoscere Marilyn con questo film, fa un po' rabbrividire. Blonde sicuramente merita una visione, ruba l'occhio, affascina con le immagini, e raccoglierà sicuramente nomination nella stagione dei premi (con Brad Pitt produttore è quasi scontato), ma sotto l'aspetto intrigante c'è una base debole impossibile da ignorare. Non è il film che Marilyn Monroe avrebbe meritato. Alla fine, Blonde usa Marilyn, non la racconta, la tratta come è stata trattata a suo tempo, senza molto rispetto per le sue capacità e per la sua complessità di donna e attrice.

sabato 10 settembre 2022

Venezia 79 - i vincitori

Si è conclusa poco fa la 79a edizione del Festival di Venezia.

La presidente di giuria Julianne Moore ha consegnato il Leone d'Oro a All the Beauty and the Bloodshed di Laura Poitras, documentario dedicato alla fotografa Nan Goldin.

Cate Blanchett (Tàr) ha vinto la Coppa Volpi come la migliore attrice, mentre Colin Farrell (Gli Spiriti dell'Isola) quella come migliore attore.

Leone d'Argento per la migliore regia a Luca Guadagnino per Bones and All, film che ha visto premiata anche la sua protagonista, Taylor Russell, a cui è stato assegnato il Premio Marcello Mastroianni come migliore interprete emergente.

Ecco tutti i vincitori.

CONCORSO
Premio Marcello Mastroianni per la migliore interpretazione emergente – Taylor Russell per Bones and All
Premio speciale della giuria Venezia 79 – Gli orsi non esistono di Jafar Panahi
Migliore Sceneggiatura – Martin McDonagh per Gli spiriti dell’isola
Coppa Volpi per il migliore attore – Colin Farrell per Gli spiriti dell’isola
Coppa Volpi per la migliore attrice – Cate Blanchett per Tár
Leone d’argento per la migliore regia – Luca Guadagnino per Bones and All
Leone d’argento gran premio della giuria – Saint Omer di Alice Diop
Leone d’Oro per il miglior film – All the Beauty and the Bloodshed di Laura Poitras

ORIZZONTI
Miglior corto – Snow in September – Lkhagvadulam Purev-Ochir
Miglior sceneggiatura – Fernando Guzzoni per Blanquita
Miglior attore – Mohsen Tanabandeh per Jang-e jahani sevom (Terza guerra mondiale)
Migliore attrice – Vera Gemma per Vera
Premio speciale della giuria – Chleb I Sól (Bread and Salt) di Damian Kocur
Miglior regia – Tizza Covi, Rainer Frimmel per Vera
Miglior film – Jang-e jahani sevom (Terza guerra mondiale) di Houman Seyedi

LEONE DEL FUTURO PREMIO VENEZIA OPERA PRIMA LUIGI DE LAURENTIIS
Saint Omer, di Alice Diop

VENEZIA IMMERSIVE
Migliore esperienza Venice Immersive – The man who couldn’t leave di Singing Chen
Premio speciale della giuria – Eggscape di German Heller
Gran premio della giuria – From the Main Square di Pedro Harres

VENEZIA CLASSICI
Miglior film restaurato – Koroshi No Rakuin (Branded to Kill), di Seijun Suzuki
Miglior documentario sul cinema – Fragments of Paradise, di KD Davison

LEONE D’ORO ALLA CARRIERA
Paul Schrader
Catherine Deneuve

PREMIO CARTIER FILMMAKER AWARD
Walter Hill

PREMIO DEGLI SPETTATORI ARMANI BEAUTY
Nezouh, di Soudade Kaadan