Visualizzazione post con etichetta horror. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta horror. Mostra tutti i post

mercoledì 27 settembre 2023

El Conde - recensione

Dopo aver raccontato Jackie Kennedy e Lady D, Pablo Larrain torna in patria con El Conde, una storia surreale che vede protagonista il dittatore Pinochet... ma vampiro.

Una figura in divisa militare vola nei cieli di Santiago del Cile in cerca di cuori e sangue per potersi nutrire. Questa figura che semina paura e morte indossa una divisa ben riconoscibile, quella del generale Augusto Pinochet.
La storia del film parte da lontano, addirittura nella Francia del '700, con il soldato francese Claude Pinoche, un vampiro, che attraversa i secoli fino ad arrivare in Cile, dove negli anni '70, diventato il generale Augusto Pinochet, fece un colpo di stato per rovesciare il governo socialista di Allende e imporre un regime autoritario e dittatoriale, fatto di svariate violazioni dei diritti umani, tra cui torture e omicidi. Ma nel 2006, "il Conte", come lo chiama la famiglia, non ha più voglia di vivere e decide di inscenare la sua morte per ritirarsi in una fattoria isolata, assistito dalla moglie e dal fedele (vampiro) maggiordomo Fëdor, essere subdolo e dal passato macchiato di sangue.
I figli, preoccupati esclusivamente per l'eredità, chiedono alla chiesa di occuparsi del padre e "aiutarlo" a morire. Una giovane suora viene mandata alla fattoria con un preciso compito: esorcizzare Pinochet, estirpare il male dentro di lui e cercare di salvare quel che resta della sua anima... sempre che ci sia anima da salvare e non sia lui stesso il Male.

Gli anni della dittatura di Pinochet sono una ferita ancora aperta per il popolo cileno e per raccontare il mostro che ha insanguinato il Cile, senza mai pagare per quanto fatto, Pablo Larrain lo ha davvero trasformato in un mostro, un vampiro. Pinochet nel film è un anziano stanco e senza rimorso, consapevole del suo passato e delle sue azioni ma infastidito solo dal fatto di passare alla storia come un ladro (e lo è stato). Intorno a lui si muove una famiglia di ipocriti, che non spicca per intelligenza, preoccupata solo di recuperare i soldi nascosti nelle varie banche nel mondo. Un ritratto spietato e grottesco di una famiglia senza cuore, con Pinochet che materialmente va a caccia dei cuori e del sangue dei cileni per mangiarli e restare in vita. Un'allegoria che non ha certo bisogno di spiegazioni.

El Conde è difficile da inquadrare in un genere. Girato in un bianco e nero vecchio stile, è un film surreale, ironico, molto politico, ma di fatto una storia di vampiri messa in scena come un B movie horror e una commedia grottesca, capace però di regalare anche momenti visivamente poetici, come la danza della giovane suora nell'aria, supportata dalla bella regia di Larrain.

Non è un film adatto a tutti i palati, alla fine risulta un po' freddo e con un ritmo non proprio incalzante, ma il regista merita davvero i complimenti per aver pensato una storia così assurda e surreale, e allo stesso tempo estremamente politica, una perfetta allegoria del Male che dura nel tempo, che sia Pinochet o altri nomi di politici e dittatori a noi più vicini.

.

sabato 31 ottobre 2020

Halloween in streaming: 5 film per la notte delle streghe


Oggi è il 31 Ottobre, la notte di Halloween, un Halloween molto particolare, in piena pandemia e con le sale cinematografiche chiuse. Se siamo costretti a rimanere in casa, però, non dobbiamo per forza rinunciare a un bel film horror da guardare nella serata più spaventosa dell'anno. Ci vengono in aiuto le piattaforme streaming!

Noi di Frame abbiamo scelto per voi 5 film horror dalle maggiori piattaforme che ci sembrano perfetti da recuperare.



Halloween 2018 (Amazon)


Torna Jamie Lee Curtis nei panni di Laurie Strode e Nick Castle in quelli dell'assassino Michael Myers , quarant'anni dopo l'iconico Halloween di John Carpenter.
Ignorando tutti  i vari sequel e reboot successivi, vede il ritorno anche dello stesso Carpenter in veste di produttore.
Dopo essere riuscito a fuggire durante un trasferimento da un carcere a un altro, Myers tornerà a perseguitare i sopravvissuti dei suoi omicidi, senza perdere affatto di tensione e coerenza rispetto all'originale e ampliandone il messaggio femminista

Quella casa nel bosco (Amazon - Netflix)


Un gruppo di ragazzi organizzano un fine settimana in una casa isolata in un bosco. Ben presto strani avvenimenti iniziano ad accadere e una strana presenza comincia a ucciderli uno per uno, brutalmente.
Il più classico degli slasher movie nelle mani di due sceneggiatori geniali come Joss Whedon e Drew Goddard (anche alla regia) diventa un esperimento metacinematografico sorprendente e uno dei migliori horror degli ultimi anni.

The Ring (Netflix)


Remake dell'omonimo horror giapponese, con Naomi Watts protagonista e Gore Verbinski, è ormai uno dei cult del genere: Samara, la ragazzina dai capelli neri che esce strisciando dalla tv è una scena che è rimasta scolpita nell'immaginario collettivo e non manca mai di suscitare terrore.
Le musiche sono di Hans Zimmer e sono diventate anch'esse iconiche.
Una curiosità: la campagna marketing del film fu estremamente efficace, comprendendo molti siti web e il video completo della videocassetta maledetta riprodotto sulle tv a tarda notte, senza riferimenti al film.

L'esorcista (Netflix)



Il film del 1973 di William Friedkin è probabilmente il più famoso horro di tutti i tempi e un cult intramontabile ancora dopo più di quarant'anni.
La produzione del film è tutt'oggi molto chiacchierata: si racconta che il set fosse stregato e che accadessero molte cose strane e inspiegabili; Fredkin era famoso per i suoi metodi poco ortodossi con cui trattava gli attori,  Linda Blair e Ellen Burstyn venivano spesso legate e strattonate violentemente, tanto che entrambe accusarono problemi alla schiena, inoltre Friedkin e William Blatty (scrittore dell'omonimo romanzo, sceneggiatore e produttore del film) erano in disaccordo sul finale, tanto che ne esistono due versioni, una più cupa e pessimistica andata in sala, e un'altra più ottimistica presente nelle edizioni home video.
Anche la distribuzione fu senza precedenti: vennero riportati casi di svenimenti, convulsioni e vomito fra gli spettatori in sala, registrando però un incasso enorme per un film con tante restrizioni di pubblico.

Frankenweenie - (Disney +)


Un omaggio all'horror classico di serie b, quello dei mostri della Universal e di Ed Wood, da parte di Tim Burton, un regista che di quell'immaginario ha fatto quasi un marchio di fabbrica.
Ispirato da un corto live action dello stesso Burton, è la storia, chiaramente ispirata al Frankenstein di Mary Shelley, del giovane Victor, disposto a tutto pur di riportare in vita il suo cane.
Un po' horror, un po' racconto di formazione, una favola molto burtoniana.

venerdì 24 luglio 2020

La Paramount rinvia A Quiet Place 2 e Top Gun: Maverick

Non c'è pace per i calendari. Dopo la Warner e la Disney, anche la Paramount è costretta a modificare le uscite dei film a causa della pandemia di coronavirus e dei contagi in aumento in molte parti del mondo.

La major ha così deciso di rimandare ancora due dei film di punta della stagione, A Quiet Place II e Top Gun: Maverick, quest'ultimo è stato rinviato anche a causa dell'impossibilità di Tom Cruise di partecipare alla campagna promozionale, l'attore infatti è impegnato con le riprese dei prossimi due Mission: Impossible (ancora ferme, sempre a causa della pandemia).
Un portavoce della Paramount ha spiegato che la scelta del rinvio è dovuta alla voglia di preservare l'esperienza della sala.

"Crediamo veramente che non ci sia un’esperienza cinematografica paragonabile a quella che si può godere in sala. Il nostro impegno va proprio in questa direzione, a sostegno degli esercenti cinematografici, e vogliamo sottolineare che non appena sarà possibile il pubblico potrà godersi nuovamente la gioia di vedere i film Paramount sul grande schermo."

Ecco le nuove date.

- A Quiet Place 2 – 23 aprile 2021 (data precedente 6 settembre 2020)
- Top Gun: Maverick – 2 luglio 2021 (data precedente 23 dicembre 2020)
- Il nuovo film di Jackass – 3 settembre 2021 (data precedente luglio 2021)
- Under the Boardwalk – 22 luglio 2022
- Sonic 2 – 8 aprile 2022
- The Tiger’s Apprentice – 10 febbraio 2023 (data precedente 11 febbraio 2022)

Aspettiamo ulteriori aggiornamenti.

venerdì 17 luglio 2020

Constantine: il regista sogna ancora il sequel ma la Warner non è interessata

Negli ultimi giorni è girata la notizia di un possibile sequel di Constantine, film del 2005 con Keanu Reeves protagonista, su cui la Warner era impegnata in collaborazione con HBO Max. Purtroppo non è così.

A fare chiarezza è stato il regista del film, Francis Lawrence, che non solo ha spento gli entusiasmi su un sequel ma ha fatto capire che è proprio la Warner a non essere interessata.

Intervistato da Slash Film, il regista ha raccontato che, dopo l'uscita del film del 2005, effettivamente il team si era messo al lavoro per un sequel, di cui si è parlato anche in tempi più recenti.

"Tutti volevamo farlo. Aveva incassato abbastanza, quindi volevamo realizzare un film vietato ai minori in modo più responsabile. Con responsabile intendo che avremmo realizzato un film meno costoso rispetto al primo che non pensavamo sarebbe stato vietato ai minori", ha dichiarato Lawrence, "Abbiamo lavorato al sequel per un po' e siamo tornati a parlarne di recente. È sempre stata una questione in sospeso per noi perché tutti amiamo il primo film e sappiamo che è diventato di culto per una cerchia di persone, perciò sarebbe bello realizzarlo. Io e Keanu ne abbiamo parlato un bel po' in effetti."

Quindi anche Keanu Reeves sarebbe pronto a tornare nel ruolo di Constantine, ma i sogni si sono scontrati con i piani completamente diversi della Warner.

"Sfortunatamente non ricordo neanche di chi siano i diritti, ma con la storia degli universi condivisi, e visto che Constantine è della Vertigo, che fa parte della DC, ci sono già dei piani, con Constantine diversi e cose simili", ha detto ancora Lawrence, "Al momento non abbiamo la disponibilità del personaggio per un progetto cinematografico o televisivo, ed è una seccatura. Ci siamo informati tutti, ed è folle avere Keanu, che adorerebbe girare un altro Constantine, oltre a noi, e sentirci dire: "Ah, no, abbiamo altri piani". Ma vedremo cosa succederà".

Perciò il progetto di un sequel di Constantine, con Keanu Reeves di nuovo protagonista, rimarrà nel cassetto di Francis Lawrence, con la Warner che sembrerebbe pronta ad utilizzare il personaggio in qualche universo tra i tanti che ha lasciato aperti. Un vero peccato.

Il film del 2005 col tempo è diventato un piccolo cult. Costato 100 milioni di dollari, ne ha incassati 230, un buon risultato per un film vietato ai minori e tratto da un fumetto quando ancora non erano così di moda i cinecomic. Notevole il cast, oltre a Keanu Reeves, il film vedeva anche Rachel Weisz, Shia LaBeouf, Djimon HounsouPeter Stormare, e Tilda Swinton nel ruolo dell'Arcangelo Gabriele.

giovedì 25 giugno 2020

Una petizione per rimuovere Split da Netflix perché irrispettoso verso chi soffre di DDI

In questi ultimi giorni si moltiplicano le richieste di revisione di molti film a causa del loro contenuto ritenuto da qualcuno "poco sensibile, razzista, o discriminatorio". Prima è toccato a Via col Vento, poi è arrivata la lista di un giornalista di Variety, infine Sky Cinema UK che ha deciso di aggiungere diclaimer prima di alcune pellicole, anche insospettabili.

Capito il meccanismo, online è un fiorire di richieste di revisioni o censure, l'ultima è una petizione comparsa su Change.org per far rimuovere il film Split dal catalogo di Netflix.

Chi ha deciso di far partire questa petizione, che ha fino ad ora ha raccolto 1300 firme, accusa il film di Shyamalan di aver messo in scena una rappresentazione distorta e denigratoria del disturbo dissociativo dell’identità (DDI), facendo credere che chi soffre di questa patologia sia automaticamente portato ad essere un violento, e suggerisce anche l'idea che queste persone siano capaci di "metamorfosi fisiche", diventando una specie di mostri, mettendo così in cattiva luce chi ne soffre. Per sostenere la propria tesi, la petizione tira in ballo anche Psycho di Alfred Hitchcok.

"Nel film Split, scritto e diretto da M. Night Shyamalan, un uomo con il disturbo dissociativo dell’identità è mostrato come un predatore. Questo film mostra questo disturbo in maniera incorretta e inappropriata in molti modi; esagerando sulla rarità delle persone affetta da questo disturbo, insinuando che gli affetti siano capaci di compiere metamorfosi fisiche vere e proprie e, soprattutto, facendo tornare alla ribalta il falso mito creato da Hollywood e introdotto da film come Psycho, ossia che le persone con il disturbo dissociativo dell’identità siano più inclini alla violenza o possano fare del male agli altri. Quando, al contrario, persone con questo e altri disturbi di natura mentale sono più propense ad essere le vittime che i carnefici."

La petizione chiede quindi a Netflix di rimuovere il film dal catalogo (negli USA) oppure di aggiungere un avviso prima dell'inizio del film in cui viene spiegato che "il film non è rappresentativo dell’intera comunità di persone affette da disturbo dissociativo dell’identità".

Considerando che il film è uscito ben tre anni fa, è facile pensare che chi ha deciso di lanciare questa petizione stia cercando di sfruttare questa onda "revisionista" che si sta abbattendo contro i film, ma sembra anche ignorare il fatto che il Split è ispirato a una storia vera, quella di Billy Milligan, un criminale colpevole di aver rapito, violentato e ucciso tre studentesse, e poi, per la prima volta nella storia giudiziaria americana, assolto per infermità mentale perché affetto da DDI. Milligan aveva 24 personalità diverse e perfettamente sviluppate rinchiuse nella sua testa, compresa una che fungeva da fusione di tutte le altre. M. Night Shyamalan ha semplicemente preso questa storia, letta nel libro "Una Stanza Piena di Gente", e l'ha trasformata in un ottimo horror, che è quello che da sempre fanno i registi e chi lavora nel Cinema: raccontare storie ispirandosi alla realtà.

sabato 23 maggio 2020

I 5 film horror essenziali secondo Stephen King

Se c'è uno che si intende di horror, quello è sicuramente Stephen King.

I suoi libri sono stati, e sono ancora, una grandissima fonte di ispirazione per il Cinema, tanto che continuano ad essere annunciati adattamenti futuri, sia in film che in serie tv (nei prossimi mesi è molto attesa la trasposizione de L'Ombra dello Scorpione).

Proprio per questo motivo l'Academy ha chiesto allo scrittore di elencare i suoi cinque film horror essenziali.

Ecco le sue scelte (QUI l'articolo originale).

1. The Blair Witch Project.
Blair Witch mi ha spaventato a morte, anche per il suo non essere tirato a lucido. E nulla supera l’inquadratura finale.

2. Alien.
In Alien ho sempre adorato l’etica working class dell’equipaggio della nave spaziale, Ellen Ripley inclusa, e tutte le catene penzolanti. Ma chiaramente, quando parliamo di questo film, ruota tutto intorno alla scena del “chest bursting”. A quel tempo, nessuno aveva mai visto qualcosa del genere.

3. L’Esorcista.
L’Esorcista è spaventoso dal principio quando, all'improvviso, l’orologio si ferma. È incredibilmente claustrofobico per essere il film di uno studio e ogni volta che torniamo in camera con Regan il timore per quello che potremmo vedere aumenta. Ma sono i macabri indizi disseminati durante tutto il film che fanno la differenza. Chi può dimenticare il “Può aiutare un vecchio Chierichetto, padre?”.

4. Zombi.
È come Alien solo che qua al posto di una singola scena scioccante ce ne sta almeno una mezza dozzina, come la donna che prende a morsi il collo del poliziotto o la testa dello zombi che viene mozzata dalle pale dell’elicottero. Complimenti a Tom Savini che ha fatto tutto questo con gli effetti speciali prostetici e non con la CGI. E anche qua c’è la sensazione costante di claustrofobia che aumenta mano a mano che i sopravvissuti diminuiscono.

5. Brood.
È il primo grande film di David Cronenberg con Samantha Eggar e Oliver Reed che interpretano dei genitori infernali. Solo che poi si scopre che l’inferno sono i bambini.


venerdì 22 maggio 2020

The Lighthouse - la recensione

Due uomini, Ephraim Winslow (Robert Pattinson) e Thomas Wake (Willem Dafoe) arrivano su un'isoletta ventosa e isolata dal mondo per fare da guardiani a un faro per quattro settimane. Fin da subito fra i due c'è attrito: il più anziano, Thomas, tratta Ephraim in maniera sprezzante, relegandolo a mansioni pesanti e degradanti, e impedendogli di andare con lui sulla cima del faro, dove c'è la luce. Dopo aver mancato la scialuppa che li avrebbe dovuti portare via, e complici alcol e atmosfera sinistra, i due verranno sempre più risucchiati in un vortice di follia e distruzione, in particolare Ephraim, tormentato da visioni inquietanti di sirene e gabbiani con un occhio solo.


Dopo il bellissimo The Witch, torna Robert Eggers con un film che per certi aspetti è quasi speculare al suo primo lavoro: se in The Witch il simbolismo era tutto costruito attorno alla femminilità, in The Lighthouse è invece la virilità al centro della scena. I due uomini bloccati da soli sull'isola sembrano infatti venire allo scontro fisico quasi come animali selvaggi, la tensione è sempre massima, sono aggressivi e frustrati dalla loro stessa mascolinità. E se la scena in cui il personaggio di Robert Pattinson fa dell'autoerotismo furioso è sicuramente la più immediatamente riconoscibile, i simboli sono in realtà tantissimi, dal richiamo fallico del faro, alla luce misteriosa sulla sua cima, chiamata da Thomas "lei" fino alla scena in cui per un secondo i due quasi si baciano.

Il simbolismo però non si ferma al semplice e forse banale richiamo a una atavica mascolinità, ma va ben oltre, infarcendo il film di tantissimi richiami mitologici e artistici.
E' facile identificare i due protagonisti con figure mitologiche quali Proteo e Prometeo: il vecchio del mare che non mente mai ed è servo di Poseidone è infatti Thomas, che tuttavia racconta solo menzogne e nutre una profonda ossessione per le creature marine, in particolare per i gabbiani, animale ricorrente durante tutta la pellicola; Ephraim è quindi Prometeo, il giovane eroe che strappa il fuoco agli dei e proprio come lui il personaggio interpretato da Pattinson deve scavalcare il suo "padrone" per rubargli il segreto della luce, per poi essere punito per questo in una scena finale assolutamente esplicita in cui vediamo proprio un gabbiano mangiare il suo fegato.


Il finale, poi è aperto a moltissime interpretazioni, da quella più puramente horror fino a una soluzione metafisica, in cui il cerchio si chiude e ricomincia daccapo, un eterno ritorno in cui si può ipotizzare che i due personaggi non siano altro che la stessa persona. Il crack della gamba che si rompe ci porta immediatamente alla mente come sia proprio la mancanza di una gamba a caratterizzare fortemente il personaggio interpretato da Willem Dafoe, come una sorta di Achab.
Ma, come già detto, i rimandi al folklore e alla mitologia sono molteplici, dai già citati Proteo e Prometeo, alle sirene tentatrici che portano gli uomini alla pazzia, e chissà quanti altri che a una prima o seconda visione non si riescono a cogliere. Di certo un film così stratificato richiede una grande dose di attenzione e possibilmente più di una visione.


Da un punto di vista tecnico, sicuramente la prima cosa che colpisce è la fotografia. Il bianco e nero rende la storia remota (tra l'altro il formato 35mm è perfetto per questo) e le luci che, come era stato in The Witch, provengono esclusivamente da fonti presenti all'interno della scena con un forte contrasto fra luce e buio, ricordano moltissimo certi film dell'espressionismo tedesco, ad esempio Il Gabinetto del Dottor Caligari, con cui The Lighthouse condivide le atmosfere angoscianti e paranoiche e gli ambienti contorti, specchio della mente dei personaggi più che ruoli reali.
Il regista inoltre alterna magnificamente inquadrature fortemente simmetriche con altre riprese a mano, primissimi piani e, di contro, lunghi piano sequenza in cui si susseguono in scena dettagli apparentemente inutili a fini di trama, ma che contribuiscono alle atmosfere da incubo a occhi aperti del film.
C'è da fare infine un plauso grandissimo ai due interpreti, che con poche parole e moltissima fisicità, danno una prova davvero incredibile e magnetica. Mentre su Willem Dafoe non ci sono più dubbi di sorta da tantissimi anni, Robert Pattinson sembra ancora vittima di un pregiudizio difficile da sradicare, ma dimostra per l'ennesima volta di essere un attore di grande talento.


Dopo il meraviglioso The Witch, Robert Eggers si riconferma uno dei registi emergenti più interessati in circolazione, grazie a un film complesso e stratificato ma da cui è sinceramente difficile staccarsi, che non annoia mai e che si vuole vedere e rivedere fino ad aver trovato ogni più piccolo e nascosto simbolo al suo interno.

giovedì 9 aprile 2020

In arrivo il remake di The Others

La notizia arriva da Deadline. Il sito riporta che la casa di produzione Sentient Entertainment ha acquisito i diritti per un remake del film The Others, horror diretto da Alejandro Amenábar, con una straordinaria Nicole Kidman protagonista.

Dalle poche informazioni sul progetto, il remake non sarà un rifacimento fedele del film originale ma la storia verrà adattata in chiave più moderna. Secondo il sito, alcuni registi, anche nomi di peso, si sarebbero già detti interessato al progetto.

"Sono davvero onorata di poter lavorare su uno dei miei horror preferiti, e di poter portare una nuova versione di questa storia sul grande schermo", ha dichiarato la produttrice della Sentient, Renee Tab, "Ed è abbastanza strano e spiazzante constatare quanto le tematiche del film risultino oggi più attuali che mai: l’auto isolamento, la paranoia e la paura e, ovviamente, il desiderio di proteggere noi stessi e i nostri figli. Non vediamo l’ora di svelare tutti gli strati dietro al personaggio di Grace, il cui dolore, i demoni interiori, attirano gli spettatori in un viaggio pieno di compassione".

Uscito nel 2001, The Others ebbe un successo clamoroso, sia pubblico che di critica. Girato con un budget basso, di circa 17 milioni, il film arrivò ad incassare ben 209 milioni di dollari nel mondo. Un film che è rimasto impresso nella memoria della gente non solo per la storia, molto particolare, per le atmosfere, ma anche grazie a una protagonista eccezionale come Nicole Kidman, in una delle migliori interpretazioni della sua straordinaria carriera.

Ambientato alla fine della Seconda Guerra Mondiale, il film vede come protagonista Grace (Kidman), moglie di un soldato disperso in guerra. La donna vive nell'enorme e isolata villa sull'Isola di Jersey insieme ai suoi due figli, Anne e Nicolas, entrambi affetti da una rara malattia che non gli permette di esporsi alla luce del Sole. La famiglia vive così reclusa nel buio della casa. Una mattina alla porta della villa si presentano tre domestici che sembrano conoscere la casa fin troppo bene. Con il loro arrivo iniziano anche a manifestarsi strani fenomeni, misteriosi rumori e apparizioni inspiegabili.

Il film, di produzione spagnola, ha vinto ben otto Premi Goya (gli "Oscar spagnoli") nel 2002.

giovedì 31 ottobre 2019

Halloween - il Cinema dei Mostri

Notte di Halloween, notte di horror. Il Cinema dell'orrore è un genere che da sempre rappresenta una colonna portante dell'arte cinematografica, fin dagli inizi.
Il primo horror risale addirittura a un corto di fine '800, poi sono arrivati i film muti dell'espressionismo tedesco, che ci hanno portato perle come Nosferatu e Il Gabinetto del Dottor Caligari, ma è il vero exploit dell'horror si può ritrovare negli anni '30 e '40, quando vennero portati sul grande schermo i grandi classici del genere.

A creare un vero e proprio Universo condiviso dei Mostri è stata la Universal, che iniziò negli anni '20 per poi espandersi nei due decenni successivi dedicando delle vere e proprie saghe a personaggi classici dell'horror o creandone di nuovi, che a loro volta sono diventati veri e propri miti dell'orrore.

Ecco cinque grandi film dell'orrore della serie dei Mostri della Universal.

DRACULA (1931), di Tod Browning.

Un personaggio che non ha certo bisogno di presentazione. Dracula è uno dei più grandi classici del genere horror e il film di Browning è senza dubbio la rappresentazione più famosa del personaggio. Adattamento dell'omonimo romanzo di Bram Stoker, il film venne tratto dall'opera teatrale del 1927, che aveva gli stessi protagonisti del film, Bela Lugosi (il Conte Dracula) e Edward Van Sloan (Van Helsing). Per il ruolo di Dracula inizialmente venne scelto Lon Chaney, "l'uomo dai mille volti" che già aveva portato sul grande schermo altri personaggi dark, ma morì prima dell'inizio della produzione, così la scelta cadde sull'ungherese Lugosi, che con il suo particolare accento riuscì a dare una caratterizzazione unica del personaggio, entrando nell'immaginario collettivo come il Dracula per eccellenza. Nel film, una delle battute più famose della storia del Cinema: "I never drink ... wine" ("Non bevo mai... vino")".
"Curiosità sul film". Erano i primi anni del sonoro così si decise di fare una versione del film solo per il mercato latino. Mentre di giorno veniva girata la versione di Browning, di notte si lavorava a una versione alternativa in spagnolo, Drácula di George Melford, con l'attore Carlos Villarías nel ruolo di Dracula.

FRANKENSTEIN (1931), di James Whale.

Primo adattamento cinematografico del romanzo di Mary Shelley, considerato uno dei film più importanti del genere horror, basti pensare che alcuni degli stereotipi più classici del genere vengono da questo film, come lo scienziato pazzo o l'assistente gobbo. Questo film fissò nell'immaginario collettivo la figura della Creatura di Frankenstein, tutti i film e le rappresentazioni che vennero dopo presero spunto dal film di Whale.
Protagonista nel ruolo del Dottor Victor Frankenstein era l'attore Colin Clive, ad interpretare l'inquietante creatura è stato Boris Karloff. La scelta di Karloff venne suggerita al regista dal suo compagno, e Whale rimase affascinato dall'attore per un particolare: la forma della sua testa.
Per creare il mostro ci fu un grande lavoro di trucco. All'attore venne applicata una maschera per accentuare la fronte e la linea delle sopracciglia, i capelli vennero incollati alla testa e il viso venne ricoperto da uno spesso strato di cerone verdastro per rendere l'effetto cadaverico. La parte più dolorosa però, come raccontato dallo stesso Karloff, furono le applicazioni sugli occhi, delle pesanti palpebre finte, di cera, per renderli "meno vivi" ed evitare che l'attore aprisse troppo gli occhi. Per rendere la faccia incavata invece, all'attore venne tolto un ponte dai denti, così da poter tirare dentro la guancia. Un lavoro enorme, tre ore ogni giorno, per cui la Universal detiene ancora i diritti d'immagine.
Frankenstein fu un grandissimo successo, il maggiore incasso del 1931.

LA MUMMIA (1932), di Karl Freund.

A ispirare il film La Mummia non fu un libro ma un evento molto importante, l'apertura della Tomba di Tutankhamon nel 1922 e la maledizione che essa si portava dietro. L'evento elettrizzò così tanto il produttore Carl Laemmle Jr che decise di commissionare un film dell'orrore a tema egizio. Non venne trovato nessun romanzo per trarre ispirazione, ma lo sceneggiatore Richard Schayer scrisse una storia sul celebre alchimista Cagliostro che venne poi ripresa e riadattata in tema egizio, con il personaggio principale che diventò il sacerdote Imhotep. Per il ruolo del protagonista venne chiamato nuovamente Boris Karloff e anche in questo caso la sua interpretazione ha fatto storia.
Anche in questo film ci fu un massiccio ed eccezionale uso del trucco, e per il povero Karloff fu anche più dura che in Frankenstein. Per rendere l'aspetto della mummia tornata in vita, vennero applicati sul volto dell'attore degli strati di cotone, collodio e ceroni di gomma, mentre per i capelli venne usata la creta. La sessione di trucco era davvero mostruosa, dalle 11 di mattina fino alla sera. Grazie a questo film Boris Karloff non venne più considerato solo un bravo caratterista ma un grande attore.

L'UOMO INVISIBILE (1933), di James Whale.

Tratto dall'omonimo romanzo di H.G. Wells, L'Uomo Invisibile è giustamente considerato uno dei migliori film della serie dei Mostri della Universal. Ingegnosa la tecnica utilizzata per portare sul grande schermo un uomo invisibile, oggi è molto facile, due click col mouse ed è fatta, ma negli anni '30 ci voleva una grande inventività per riuscirci. A creare gli effetti speciali furono John P. Fulton, John J. Mescall e Frank D. Williams, che fecero indossare al protagonista, Claude Rains, una speciale tuta di velluto nera che copriva l'attore anche sul volto. Rains veniva ripreso su sfondo nero per "farlo sparire", poi veniva ripreso il set senza l'attore, infine le due scene venivano unite grazie alla tecnica del matte painting. Per respirare l'attore utilizzava dei tubi di gomma che venivano fatti passare dentro i pantaloni, tuttavia quello che si vede nel film non è sempre Rains, l'attore infatti era claustrofobico e spesso venne sostituito da una controfigura. L'attore comunque riuscì a lasciare il segno nel film grazie a una notevole interpretazione vocale, con cui riuscì a trasmettere la crescente follia del personaggio. Il suo vero volto compare solo una volta alla fine del film.
Un altro esempio di genio nella realizzazione degli effetti speciali fu l'idea che venne per le orme sulla neve, venne realizzato un pavimento con delle orme finte che a comando venivano abbassate per dare l'effetto dei passi dell'Uomo Invisibile.

IL MOSTRO DELLA LAGUNA NERA (1954), di Jack Arnold.

Film cult, uno dei film più importanti del genere e uno dei più famosi della storia del Cinema. Il film è ispirato ad alcune leggende che raccontano di creature umanoidi, ma con il corpo di pesce, che vivono nel Rio delle Amazzoni. La prima bozza della sceneggiatura prendeva spunto sia dalle leggende che dalla storia de "La Bella e la Bestia", poi la storia venne ritoccata e ampliata. Il mostro che osserva la giovane Kay mentre fa il bagno nel fiume e poi la rapisce, terrorizzò molte ragazze del tempo.
Il "Gill-Man", con quell'aspetto ibrido tra umano, pesce e anfibio, è uno dei mostri più celebri del Cinema. Il costume fu una grande prova di ingegno doveva essere credibile e soprattutto stare in scena per molto tempo. Ne vennero costruiti tre, uno per l'acqua, uno per l'esterno, e uno per il fuoco, tre costumi per tre stuntman diversi (anche di stazza e altezza).
Il Mostro della Laguna Nera è stato uno dei primi film realizzati con la tecnologia 3D.

martedì 8 ottobre 2019

James Wan al lavoro su Dylan Dog

Il regista James Wan è pronto a mettersi al lavoro su una serie tv live action di 10 episodi dedicata a Dylan Dog, mitico fumetto degli anni '80 nato dalla mente di Tiziano Sclavi.

La notizia è stata data proprio da Sergio Bonelli Editore, casa editrice proprietaria dei diritti del fumetto, che collaborerà con il regista. Insieme al regista e a Michael Clear, collega di Wan alla Atomic Monster, tra i produttori esecutivi figureranno anche Vincenzo Sarno (Bonelli) e Giovanni Cova (QMI).

"James Wan e Atomic Monster sono maestri del genere horror e hanno una profonda sensibilità sul modo migliore di adattare i fumetti per lo schermo", ha dichiarato Davide Bonelli nel comunicato ufficiale, "Siamo entusiasti del fatto che una squadra come questa sia al lavoro su uno dei nostri personaggi più importanti".
Entusiasta il regista James Wan: "Dylan Dog è uno dei miei fumetti preferiti di sempre. Sono stato iniziato alle storie dell'Indagatore dell'Incubo al liceo, dai miei amici europei. Anche se in quel momento non ho capito il testo a causa della lingua, ho facilmente ricostruito la storia attraverso i bellissimi disegni e i riferimenti al genere horror. Sono emozionato all'idea di collaborare con Sergio Bonelli Editore per portare tutto questo sullo schermo".

James Wan è reduce dal grande successo di Aquaman, ma non è certo nuovo al mondo horror, alcuni dei più grandi successi di questo genere degli ultimi anni, Saw: L'enigmista, la saga The Conjuring, Insidious, portano la sua firma.

Aspettiamo ulteriori news.

lunedì 16 settembre 2019

Box office Italia - IT: Capitolo 2 ancora in testa

Non cambia la vetta del box office italiano, con l'horror IT: Capitolo 2 che resta stabile al primo posto e trascina gli incassi del weekend.

Con altri 1.4 milioni di euro, l'horror di Andy Muschietti è il padrone della classifica, e vede il proprio incasso totale salire a 8 milioni di euro. Anche in Italia, come nel resto del mondo, il secondo capitolo sta incassando meno del primo, ma si tratta comunque di un incasso ottimo considerando il genere.

Stabile al secondo posto Il Re Leone, la nuova versione "photo real", che domenica è stato anche in testa alla classifica, incassa altri 1.2 milioni e sale a un totale di 35.3 milioni di euro.
Debutto al terzo posto per la commedia italiana Tutta un'altra Vita, con 532mila euro d'incasso.

Apre al quarto posto, in calo rispetto al precedente, il film d'animazione Angry Birds 2: Nemici Amici per Sempre, che incassa 431mila euro. Chiude la cinquina un altro film italiano, Mio Fratello Rincorre i Dinosauri, che sale a 1.2 milioni di euro totali.

Box office USA - IT: Capitolo 2 stabile al primo posto

Non cambia la vetta della classifica box-office USA, con IT: Capitolo 2 che mantiene il primo posto.

L'horror diretto da Andy Muschetti incassa altri 40.7 milioni, salendo così a 153.8 milioni di dollari totali, raccolti in dieci giorni. Un incasso decisamente più basso rispetto al primo capitolo, che nello stesso periodo aveva già superato i 200 milioni, ma comunque un risultato più che ottimo, soprattutto considerando il genere e il divieto ai minori. Al momento è il miglior incasso horror dell'anno.
Il film sta andando molto bene anche fuori dagli USA, con l'incasso totale che sale a 323 milioni di dollari. Sommando prima e seconda parte, IT ha superato il miliardo di dollari d'incasso globale.

Esordio al secondo posto, superando molto le aspettative, il film Hustlers, con Jennifer Lopez, che ha incassato 33.2 milioni di dollari (ne è costati 20).
Resiste al terzo posto Attacco al Potere 3, che sale a un incasso totale di 60 milioni di dollari, in linea con il precedente capitolo.

Quarta piazza per Good Boys, che sale a 73.3 milioni di dollari negli USA e a 91.6 milioni nel mondo. Chiude la cinquina Il Re Leone, l'incasso negli USA sale a 533.9 milioni di dollari, mentre nel mondo il film ha raccolto 1.6 miliardi.

lunedì 9 settembre 2019

Box-Office Italia: debutto in testa per IT: Capitolo 2.

Come negli USA, anche in Italia. IT: Capitolo 2 debutta al primo posto del box office.

Un esordio da 4.9 milioni di euro per il film di Andy Muschietti, che ottiene anche un'ottima media per sala. Come oltreoceano, anche per l'Italia si tratta di un esordio minore rispetto al primo film (6.6 milioni) ma è comunque un ottimo risultato per un film horror.

Scala al secondo posto Il Re Leone, che incassa altri 3.6 milioni e sale a quasi 33 milioni di euro. Al momento si tratta del miglior incasso del 2019 in Italia, ed è anche al terzo posto come migliore incasso degli ultimi venti anni.
Esordio al terzo posto per il film italiano Mio Fratello Rincorre i Dinosauri, con 656mila euro d'incasso.

Scende al quarto posto Attacco al Potere 3, che sale a 2.2 milioni di euro totali. Chiude la cinquina Martin Eden, con Luca Marinelli fresco vincitore della Coppa Volpi a Venezia 76, con 480mila euro d'incasso in cinque giorni.

Box-Office USA - IT: Capitolo 2 subito in vetta

Un debutto decisamente positivo quello di IT: Capitolo 2 al box office USA.

La seconda parte dell'adattamento del capolavoro horror di Stephen King, diretto da Andy Muschietti, incassa ben 91 milioni di dollari nel weekend. Un esordio più basso rispetto al primo capitolo (123 milioni) ma comunque ottimo, infatti è il secondo miglior debutto di sempre per un horror.
Un esordio più che positivo anche a livello mondiale, in totale il film ha raccolto 185 milioni di dollari.

Al secondo posto, con un bel distacco, Attacco al Potere 3, che sale a 53 milioni di dollari. Al terzo posto invece Good Boys, che fino ad oggi ha incassato 66.8 milioni di dollari.

Dopo due mesi, scivola ai piedi del podio Il Re Leone, al quarto posto con un incasso di altri 4.2 milioni di dollari. Il film della Disney sale a un totale negli USA di 529.1 milioni di dollari, mentre a livello mondiale è ormai vicinissimo al mostruoso incasso di 1.6 miliardi di dollari.
Chiude la cinquina Overcomer, con un totale di 24.7 milioni di dollari incassati fino ad oggi.

venerdì 12 luglio 2019

IT: Capitolo 2: i Perdenti nelle nuove immagini del film

Sarà tra i film protagonisti dell'imminente Comic-con di San Diego, intanto EW ha dedicato due cover e un lungo articolo a IT: Capitolo 2, seconda parte dell'adattamento del capolavoro horror di Stephen King.

Alla regia sempre Andy Muschietti, e un cast che si è arricchito di nomi importanti per interpretare i "Perdenti" ormai adulti. Il gruppo sarà formato da James McAvoy (Bill), Jessica Chastain (Beverly), James Ransone (Eddie), Jay Ryan (Ben), Bill Hader (Richie), Isaiah Mustafa (Mike), e Andy Bean (Stan).
Torneranno anche i giovani protagonisti del primo film, e ovviamente anche Bill Skarsgard nel ruolo del terrificante Pennywise. Riguardo allo spaventoso clown, Skarsgard ha dichiarato che sarà "più spaventoso e più arrabbiato. Ci sono un paio di cose molto brutali nel film". Uno di questi momenti particolarmente brutali potrebbe riguardare la vicenda di Adrian Mellon (chi ha letto il libro sa di cosa stiamo parlando), personaggio interpretato da Xavier Dolan.

Il film arriverà nelle sale italiane il 5 settembre (negli USA il 6), intanto ecco le nuove immagini postate da EW.







sabato 13 aprile 2019

Noi - la recensione

Dopo lo straordinario successo ottenuto con Scappa - Get Out, che ha guadagnato più di 250 milioni di dollari in tutto il mondo e un Oscar per la miglior sceneggiatura, Jordan Peele torna con un film che è allo stesso tempo molto diverso e molto simile al precedente. Se da una parte le tematiche affrontate sono molto più universali rispetto alla questione razziale, così lapalissiana in Get Out, è comunque possibile individuare una chiara impronta autoriale dietro entrambe le pellicole, che va al di là della presenza di un cast di protagonisti neri al posto della solita famiglia borghese bianca.


La vacanza dei Wilson, una famiglia normale e benestante americana, che si trasforma in un incubo, va di pari passo con l'esplorazione del trauma infantile subito da Adelaide (la splendida vincitrice dell'Oscar Lupita Nyong'o), ma soprattutto diventa specchio (quasi letteralmente) della società in cui si fa sempre più netta la distinzione fra un "noi" e un "loro", fra chi vive sopra, al sole, e chi invece è relegato ai margini, sotto.
Allo stesso tempo è anche metafora sottile di una dualità intrinseca dell'essere umano, in cui convivono luci e ombre, un cosa è accaduta insieme a un cosa che sarebbe potuta accadere se le nostre scelte (o chi abbiamo scelto di essere) fossero state diverse.
Anche in Noi, Peele è bravissimo nell'affrontare questi temi in maniera arguta e non didascalica, senza mai diminuire la tensione che, anzi, cresce di momento in momento, senza grandi balzi sulla sedia ma con un senso di disagio presente dalla prima all'ultima scena e in cui anche i momenti dal retrogusto comico-demenziale contribuiscono a potenziare quel disagio.
Da questo punto di vista anche il finale, bellissimo, adrenalinico, che rivela senza rivelare davvero, arriva non inaspettato, ma anzi come la logica conseguenza di quanto visto fino a quel momento, senza dare una vera conclusione o spiegazione alla vicenda eppure senza lasciare con un senso di incompiuto.

Dopo essersi affacciato nel panorama horror come una grande rivelazione, Jordan Peele fa un ulteriore passo avanti girando un film dai molteplici livelli di lettura, a tratti kubrickiano nelle sue inquadrature e nell'uso della musica, che tiene lo spettatore sul bordo della poltrona per quasi due ore e che lo lascia con moltissime questioni su cui riflettere, riguardo la società ma soprattutto riguardo se stesso. 

sabato 29 dicembre 2018

Bird Box - la recensione

L'apocalisse e i dubbi di una madre, Susanne Bier si mette al timone di un horror fantascientifico per Netflix, in cui spicca una bravissima Sandra Bullock.

Una drammatica e inspiegabile serie di suicidi scuote il mondo, a provocarle è una misteriosa entità che, se la guardi, ti mostra qualcosa di terribile spingendoti ad ucciderti in modo violento. Melorie è al nono mese di gravidanza ed è tra i pochi sopravvissuti, rinchiusa in una casa insieme a degli sconosciuti. Nessun contatto con l'esterno è permesso, le finestre sono sbarrate, anche solo uno sguardo potrebbe essere fatale.
Salto temporale di cinque anni, Melorie è su una barca insieme a due bambini, l'entità è ancora presente e pericolosa, per questo tutti e tre sono bendati, e devono scendere lungo il fiume per cercare salvezza.

La storia si svolge su due piani temporali che si intrecciano per tutta la durata del film. Due situazioni completamente opposte, una al chiuso e una all'aperto, ma con lo stesso fine: sopravvivere. 
Susanne Bier si confronta con un genere nuovo per lei, quello apocalittico fantascientifico non è il suo campo e in alcuni momenti del film questa poca confidenza col genere si nota, molto meglio quando deve affrontare i dubbi personali di una donna, incinta e poco incline alla maternità. C'è qualcosa di atipico nel personaggio di Melorie, non si vede spesso una donna che tratta la propria gravidanza con così tanta diffidenza, senza nascondere la poca voglia di essere madre, la poca voglia di condividere con tutti, compreso il bambino che porta in grembo. Per questo il percorso personale emotivo di Melorie alla fine risulta molto più incisivo del lato horror della storia.

Se Melorie è il vero cuore pulsante del film, il merito è in gran parte di un'ottima Sandra Bullock, eroina inarrestabile, spesso dura, che deve imparare ad affrontare e superare le proprie paure, una donna poco incline alla maternità che darà tutta sé stessa per salvare la vita di due bambini. Per metà film è incinta, per l'altra è quasi sempre bendata, Sandra Bullock si carica il film sulle spalle e lo porta avanti con una prova matura e davvero convincente.
Nel cast di supporto spicca un fantastico John Malkovich.

Vedendo il film è facile fare un'associazione con A Quiet Place, dove era vietato fare rumori per non attirare le creature, mentre in Bird Box è vietato guardare per evitare di uccidersi, ma le similitudini tra i film finiscono qui, sono due film paralleli che non s'incontrano. In Bird Box non c'è niente che non abbiamo già visto in altri film o letto nei libri di Stephen King, le situazioni e i personaggi tipici del genere ci sono tutti, ma quello che il film fa, lo fa bene, e il risultato è un buon horror/thriller fantascientifico che intrattiene lo spettatore nel modo giusto.

sabato 1 settembre 2018

Venezia 75 - giorno 4

E' il giorno dell'horror, è il giorno di Suspiria.

Luca Guadagnino porta in Concorso il remake di Suspiria, capolavoro horror nato dalla mente di Dario Argento.

Ambientato negli anni '70, una giovane ballerina americana, Susie, (Dakota Johnson) si trasferisce a Berlino per entrare a far parte di una importante scuola di danza. La ragazza si allena e si perfeziona sotto l'attenta guida dell'insegnante, Madame Blanc (Tilda Swinton). Dopo una serie di efferati omicidi, Susie comincia a sospettare di quel luogo e della direttrice.

Lungo ed elegante, ma allo stesso tempo capace di essere crudo e scioccante, questo nuovo Suspiria è film molto diverso dall'originale, a cui il regista rende omaggio attraverso una sua personale rivisitazione che finisce per discostarsi molto dall'opera del 1977.
"Volevo assolutamente che il film fosse ambientato nell'anno in cui usciva quello di Argento", ha dichiarato Guadagnino che però ha spostato l'ambientazione da Friburgo a Berlino. "Ci piaceva Berlino, la Berlino divisa dal Muro, come luogo della storia dove macerano il concetto di colpa e quello di memoria. Il luogo di uno scontro generazionale", ha spiegato il regista, "L’autunno tedesco è stato per la Germania quello che per noi sono stati gli anni di piombo. Mi ha ispirato il film Germania in autunno, in particolare il corto di Fassbinder che ne faceva parte. E naturalmente trattandosi di un film dell’orrore parla anche dell’inconscio. Con il direttore della fotografia ci siamo ispirati molto alla pittura di Balthus".

Un cast prettamente femminile, tutte entusiaste di lavorare con Guadagnino. "Lo conoscevo, volevo lavorare con lui", ha dichiarato Chloe Grace Moretz, "Con il ruolo di Patricia, mi ha permesso di trasformarmi in qualcosa di speciale. Ho un aspetto diverso nel film, e anche un suono molto diverso, perché parlo un'altra lingua. E’ una storia molto lugubre, che mette i brividi. Volevo questo, un ruolo che mi facesse nuovamente sentire paura, non essere sicura di poterlo fare, spingermi oltre i miei limiti".

Protagoniste del film due amiche del regista, Tilda Swinton e Dakota Johnson. "Per me è la seconda volta con Luca", ha dichiarato Johnson, "ci conosciamo molto bene e questo punto mi sento al sicuro nel mettermi nelle sue mani. Sono cresciuta con streghe, magia, danza e tante donne. I miei elementi preferiti e li ho ritrovati tutti nel film". Tempo fa era circolata la notizia che a causa del personaggio di Susie, l'attrice era dovuta ricorrere alla psicoanalisi, circostanza smentita dalla stessa Dakota Johnson che ha dichiarato: "non sono stata psicoanalizzata, e non credo lo sarò mai, ma sono una persona che assorbe molto le emozioni delle persone che ha intorno e talvolta, quando interpreto personaggi cupi, me li porto con me. Non me ne vergogno certo, la mia è stata una esperienza divertente, esilarante, certo non traumatica".
Per Tilda Swinton è invece la terza esperienza con il regista. "E' uno dei miei migliori amici, ci conosciamo da molti molti molti anni, siamo ormai parenti di sangue", ha dichiarato l'attrice, "Per me è come essere a casa, è facile lavorare con lui e allo stesso tempo è audace. Il cinema è collaborativo e con lui sai di poterti divertire, perché come te non vuole proporre cose già viste, ma spingersi in territori sempre diversi".
Nel film l'attrice interpreta più di un ruolo, tre per l'esattezza, anche se gli altri due non le sono stati accreditati. Uno in particolare, molto importante per la storia, è quello di un uomo anziano, il dott. Jozef Klemperer, accreditato a un presunto attore tedesco troppo timido per essere presente al festival ma per cui l'attrice si augura una campagna per la candidatura ai prossimi Oscar... sarebbe interessante.

Nel cast è presente anche Jessica Harper, protagonista del film originale, che ha elogiato Guadagnino e ovviamente anche Dario Argento. "Quando mi ha chiamata ho subito detto "sì!"", ha dichiarato l'attrice, "Il mio ruolo che ha a che fare con la perdita e la tensione. So che Luca è rimasto impressionato dal primo Suspiria da bambino e da allora ha sempre pensato di fare qualcosa che spaventasse allo stesso modo. Negli anni sono cambiate tante cose, lui e Dario sono registi molto diversi ma entrambi grandissimi".

Il nome di Dario Argento è stato una presenza costante non solo durante la conferenza stampa ma durante tutta la lavorazione. Avrà apprezzato il film? sarà stato contento di un remake? all'inizio, quando il film è stato annunciato, Argento non aveva dimostrato particolare entusiasmo, ma ora tutti si chiedono cosa ne pensa di questo film?
Luca Guadagnino intanto elogia (e non potrebbe fare altrimenti) il Maestro dell'Horror, di cui è un grande fan. "Amo Dario, non sarei qui se non fosse per lui. Sono uno stalker di maestri del cinema come lui", ha detto il regista che poi ha raccontato un aneddoto, "Avevo credo 15 anni quando vidi Suspiria. Un giorno mia madre sentì la voce che stava cenando in un ristorante della mia città, Palermo. Sono corso a verificare: era lì e io sono rimasto con la faccia appiccicata al vetro, aspettando che finisse di mangiare. È una persona gentilissima". Ma il film gli è piaciuto? "Lo ha visto, ma se volete sapere cosa pensa chiedetelo direttamente a lui", ha risposto Guadagnino.

Il film sarà nelle sale italiane dal 26 ottobre.

mercoledì 18 aprile 2018

A Quiet Place - Un Posto Tranquillo - la recensione

L'horror e le sue molteplici sfumature. Alla sua terza prova da regista, l'attore John Krasinski decide di prendere un genere molto lontano dal cinema in cui siamo abituati a vederlo e di sfidare le sue regole.

Stati Uniti, delle mostruose creature hanno invaso il paese, forse il mondo, sterminando la popolazione. Questi esseri sono ciechi ma forniti di un finissimo udito che usano per trovare e attaccare le loro prede, compresi gli umani.
La famiglia Abbott - moglie, marito e i tre figli - vive isolata e immersa nel più totale silenzio. Camminano scalzi lungo sentieri ricoperti di sabbia, per ridurre al minimo possibile il rumore. La figlia più grande è sordomuta, quindi tutta la famiglia è abituata a parlare con il linguaggio dei segni, particolare che forse gli ha permesso di sopravvivere più a lungo degli altri. Nei dintorni del loro rifugio, nel paese vicino, è tutto deserto e distrutto. Gli Abbott sopravvivono per 427 giorni senza essere notati, ma la donna è incinta al nono mese e i piccoli incidenti rumorosi non possono essere soffocati per sempre.

Bisogna fare i complimenti a John Krasinski, A Quiet Place è un horror sci-fi di grande intelligenza e sensibilità, sia nella sceneggiatura che nelle resa sullo schermo. Krasinski sa come muovere la macchina da presa, come disseminare la storia di momenti horror aggirando però i cliché classici del genere, e ha grande cura dei particolari. Il film ha una durata piuttosto breve (poco più di un'ora e venti) ma tutto quello che succede è rilevante, a partire dal prologo, che avrà ripercussioni su tutta la storia. Al centro di tutto c'è ovviamente il silenzio, essenziale per la sopravvivenza della famiglia, e Krasinski ne fa un uso molto coraggioso. Il film è davvero avvolto nel silenzio, per sentire le prime (e uniche) parole bisogna aspettare più di mezz'ora, e sono solo poche battute, poi si torna nel silenzio, nell'impossibilità di parlare e comunicare, aspetto che si riflette sui rapporti dei genitori con i figli. Il silenzio nel film non è tutto uguale e ha diverse funzionalità, c'è quello forzato della famiglia, c'è quello totale in cui è immersa la figlia maggiore (Millicent Simmonds è davvero sordomuta), e poi c'è il silenzio come mezzo "tecnico" per creare suspense. E nel film ce n'è davvero tanta.
A Quiet Place è un'ora e mezzo di tensione ininterrotta, aumentata dall'impossibilità dei protagonisti di poter fare quello che fanno tutti i personaggi di tutti film horror: urlare. E così si sta in ansia quando i figli si allontanano da casa, si soffre a vedere una donna incinta al nono mese che deve partorire in silenzio, e si trattiene il fiato per il primo pianto del neonato che vorrebbe dire morte sicura.

Oltre ad essere regista, John Krasinski è anche protagonista insieme a quella che nella vita reale è sua moglie, cioè Emily Blunt. La coppia funziona anche sullo schermo. Bravissima Emily Blunt, la sua interpretazione spicca rispetto alle altre, per intensità e cuore, rimanendo impressa nella mente dello spettatore. Una performance che - lo possiamo dire anche se manca ancora molto - meriterebbe assolutamente una nomination agli Oscar.

A Quiet Place non è il classico horror sci-fi, la scelta del silenzio può spiazzare lo spettatore, ma è un film che convince e conquista, e il silenzio diventa proprio il fattore che porta lo spettatore ad essere pienamente coinvolto nella storia. Un ottimo film, una bella sorpresa.

martedì 31 ottobre 2017

Halloween - Il risveglio dell'Horror al cinema

Quel è il modo migliore per dare una scossa alla notte di Halloween? Ovviamente un bel film horror!

Negli ultimi anni si è assistito a un fenomeno molto interessante nel Cinema, una vera e propria rinascita del genere horror. Grazie a piccoli prodotti indipendenti e a giovani registi con le idee molto chiare, l'horror negli ultimi 5-6 anni sta vivendo una seconda (o terza, o quarta) giovinezza.

Ecco cinque titoli di cinque registi diversi che, ognuno a loro modo, con storie originali, tratte da libri o dalla realtà, o con remake molto rischiosi, hanno portato una ventata nuova nel genere.



The Conjuring - L'Evocazione (2013)

Diretto da James Wan, il film ha portato sul grande schermo dei personaggi reali, cioè i coniugi Warren, due "demonologi" che negli anni hanno indagato su diversi fatti oscuri e inspiegabili, e che in passato hanno ispirato anche altri film, come la saga di Amtyville.
The Conjuring - L'Evocazione rientra perfettamente nel genere "casa infestata", crea una bella tensione per tutta la durate del film, regala momenti da brivido e quelle situazioni in cui (fisicamente) si salta dalla sedia.
Merito della riuscita del film è da attribuire anche al cast, ottimi i due protagonisti Patrick Wilson e Vera Farmiga (i Warren).
The Conjuring - L'Evocazione ha segnato gli ultimi anni anche perché ha dato il via a un serie di film,  c'è stato un sequel, The Conjuring - Il Caso Enfield, e un due spin-off, Annabelle e Annabelle 2, dedicati alla bambola demoniaca (che la signora Warren conserva nel suo museo dell'occulto). Inoltre sono stati annunciati già altri due spin-off dedicati a due personaggi apparsi (nel vero senso della parola) nel sequel, cioè la suora malefica e Crooked Man.


The Witch (2015)

Acclamato horror diretto da Robert Eggers, The Witch ha conquistato il pubblico del Sundance Film Festival 2015, vincendo il premio per la regia. Un piccolo film, costato solo 3 milioni di dollari, ha finito per incassarne più di 40, meritandoli tutti e diventando una vera perla del genere.
The Witch è un film cupo e disturbante, che ricorda la più nera delle favole ma che, dietro al male, alla stregoneria, al satanismo, nasconde l'orrore più spaventoso all'interno delle mura familiari.
Tecnicamente il film è davvero lodevole, molto diverso dai soliti horror di oggi, e girato tutto con luce naturale. Ottima la protagonista Anya Taylor-Joy.

Qui la nostra recensione.


La Casa (2013)

Fare il remake di un classico non è sempre una buona idea, è un rischio, soprattutto se il classico in questione è La Casa di Sam Raimi, un film che ha segnato un'epoca. A prendersi questo rischio è stato Fede Alvarez, che però poteva contare su un grande aiuto: Sam Raimi.
Il storia ripropone la classica situazione del gruppo di ragazzi in una casa isolata in cui anni prima si era consumato un rito per liberare una ragazza posseduta da un demone. Proprio perché la storia è praticamente la stessa dell'originale (e simili a tanti altri film che sono venuti dopo La Casa di Raimi), Alvarez decide di puntare tutto sulle immagini dure, su scene molto violente, sanguinolente, masochistiche e spaventose, senza inserire nessun tipo di alleggerimento umoristico.

Qui la nostra recensione.


Get Out (2017)

Uno dei casi dell'anno. Get Out di Jordan Peele ha avuto un incredibile successo, costato meno di 5 milioni, il film ha incassato la bellezza di 252 milioni di dollari nel mondo.
Get Out è un thriller/horror, che parte dalla più classica delle situazioni di vita: un ragazzo che deve incontrare i genitori della sua ragazza. Il ragazzo in questione è un afroamericano e la sua ragazza, e la sua famiglia, sono tutti bianchi, ma della trama è meglio non rivelare nulla.
Get Out è un film atipico del genere, è un ottimo mix di tensione, angoscia e commedia... dopotutto il regista Jordan Peele è un comico.

Qui la nostra recensione.


It (2017)

Tratto dal capolavoro horror del maestro della letteratura dell'orrore (e non solo) Stephen King, il 2017 ha visto il ritorno, stavolta al cinema, del clown più spaventoso della storia, Pennywise. Non era per niente facile per Andy Muschietti (La Madre) riuscire a portare sul grande schermo un libro che non è solo horror ma è molto di più, va molto più in profondità, e con grande intelligenza Muschietti ha saputo realizzare una trasposizione moderna ma che somiglia molto più ai classici horror piuttosto che ai sanguinolenti film dell'orrore di oggi. La trama, la storia, i personaggi, non solo It ma soprattutto i ragazzi protagonisti, fanno la differenza.
Il clown Pennywise è uno dei personaggi più celebri dell'horror, è la personificazione del Male, è un incubo ricorrente, è un personaggio che inquieta e perseguita, che nel film regala ottimi momenti di horror. E' un bene che sia tornato al cinema in questa forma smagliante.

Qui la nostra recensione.