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martedì 29 marzo 2022

Oscar 2022 - Wil Smith chiede scusa a Chris Rock. Ma cos'è successo in regia in quel momento?

Continua a tenere banco il caso dello schiaffo di Will Smith a Chris Rock durante la cerimonia di premiazione degli Oscar 2022.

L'Academy e la Screen Actors Guild (SAG) hanno fatto sapere che a breve analizzeranno quanto accaduto e che ci saranno conseguenze.

"L'Academy condanna le azioni del signor Smith durante lo show. Abbiamo iniziato un'indagine formale sull'incidente ed esploreremo ulteriori azioni e conseguenze, secondo il nostro Staturo, le norme di condotte e le leggi della California", si legge nel comunicato ufficiale dell'Academy. Poi è arrivato quello del SAG: "Come sindacato che rappresenta i presentatori e altri attori agli Oscar, SAG-AFTRA deve assicurarsi che i suoi membri lavorino sempre in un ambiente sicuro. La violenza o la violenza fisica in un luogo di lavoro non sono mai appropriate e il sindacato condanna qualsiasi condotta di questo tipo. L'incidente che ha coinvolto Will Smith e Chris Rock agli Oscar è inaccettabile. Siamo in contatto con l'Academy e con l'ABC in merito a questo incidente e lavoreremo per garantire che questo comportamento venga affrontato in modo appropriato. SAG-AFTRA non rilascia commenti su nessun procedimento disciplinare in corso sui suoi membri".

Insomma, se Chris Rock non ha nessuna intenzione di denunciare il collega, l'Academy e i SAG non sembrano intenzionati a passarci sopra, ci saranno conseguenze.

Intanto Will Smith, che nel suo discorso di accettazione del premio aveva si era già scusato, visibilmente imbarazzato oltre che in lacrime, è tornato sull'argomento e con un post su Instagram ha chiesto scusa a tutti, anche a Chris Rock. Ecco il suo post.

"La violenza, in ogni sua forma, è velenosa e distruttiva. Il mio comportamento all’ultima Notte degli Oscar è stato inaccettabile e ingiustificabile. Gli scherzi su di me fanno parte del lavoro, ma una battuta sulla condizione medica di Jada è stato troppo per me da sopportare e ho reagito in maniera emotiva.
Vorrei scusarmi pubblicamente con te, Chris. Ho reagito in maniera eccessiva e ho sbagliato. Mi vergogno di questo e le mie azioni non sono indicative dell’uomo che voglio essere. Non c’è spazio per la violenza in un mondo di amore e gentilezza.
Desidero anche scusarmi con l’Academy, i produttori dello show, tutti i presenti e il pubblico in tutto il mondo. Voglio anche chiedere perdono alla famiglia Williams e alla mia famiglia di King Richard. Sono profondamente dispiaciuto che il mio comportamento sia finito per macchiare quello che, fino a quel momento, era stato un viaggio straordinario per tutti noi.

Sono ancora un work in progress. Sinceramente, Will".


Mentre si parla del gesto, molti si sono chiesti cosa è successo dietro le quinte in quel momento. Perché la regia non ha sospeso la diretta? Perché nessuno della security è intervenuto? La risposta è molto semplice, nessuno se lo aspettava.
Variety lo ha chiesto a Chris Mills, responsabile per la ABC che stava gestendo la diretta con il regista, uno che di imprevisti se ne intende, era in regia anche nell'edizione del famoso scambio delle buste tra La La Land e Moonlight. Le sue parole.

"È arrivato Chris Rock e l'abbiamo visto mentre lavorava su quello che era successo fino ad allora, come fanno tutti i comici. E poi ha fatto la battuta su Soldato Jane, e si è visto che non era piaciuta a Jada. E all'improvviso Will è salito sul palco. In passato ci sono già stati momenti in cui qualcuno si è alzato e ha fatto delle cose, per cui abbiamo pensato che fosse uno di quei casi". Mills ha specificato che la battuta sulla testa rasata di Jada Pinkett-Smith non era nel copione, è stata improvvisata così come improvvisa è stata la reazione di Will Smith. "Abbiamo iniziato a renderci conto che era una situazione reale quando Chris, che conosce i limiti delle dirette televisive, ha detto, "Will Smith mi ha appena schiaffeggiato" [l'espressione esatta è stata:"Slapped the shit out of me"]. In quel momento è diventato evidente che non era uno scherzo".
La conferma che era tutto vero è arrivata poi quando Will Smith ha urlato la ormai famosa frase "Keep my wife's name out of your fucking mouth", che negli USA è stata censurata in diretta. "Quando hai la mano sul pulsante - io non l'avevo ma c'erano le persone incaricate di controllare - credo sia ovvio si preferisca togliere qualcosa piuttosto che lasciarlo passare", ha commentato Mills.

Ma lo show deve andare avanti. "Avevamo sentito che Denzel Washington e Tyler Perry erano andati da Will per capire cosa era successo, calmarlo, dargli consigli", ha detto Mills, "Ma dovete ricordare che stavamo gestendo una diretta. Fosse stata una cosa pre-registrata, ci saremmo fermati, avremmo affrontato l'argomento e deciso cosa fare. Ma in questo caso c'era uno spettacolo da fare. Ovvio, si è trattato di un momento spiacevole, ma non a un livello tale da pensare a fermare tutto lo show, che è quindi proseguito". Decisivo soprattutto l'intervento di Denzel Washington, che durante la presentazione della cinquina si è alzato e si è "messo in mezzo" tra Smith e Rock per cercare di calmare gli animi (foto).

Qualcuno si è chiesto perché è stato permesso a Will Smith di tornare tranquillamente in platea, e il motivo che non c'è stato il tempo di prendere decisioni, l'attore era già stato richiamato per la premiazione dell'Oscar al migliore attore, che poi ha vinto. Un brutto episodio che ha oscurato tutto il resto, per questo Mills invita tutti ad andarsi a rivedere alcuni momenti: "Ci sono stati dei vincitori straordinari e dei grandi discorsi, quindi invito tutti a rivedere Questlove, Jessica Chastain, Billie Eilish, l'intero equipaggio di CODA. Ci sono stati vincitori fantastici e sentimenti incredibili la scorsa notte". E poi un elogio alla figura del presentatore, nello specifico Amy Schumer, che con una piccola battuta ha sciolto la tensione: "La cosa che abbiamo capito, anche durante le prove, è l'importanza di avere un presentatore. Quanto ci mancava!".

Sicuramente del caso "ceffone di Will Smith" si parlerà ancora per molto tempo. 

lunedì 17 gennaio 2022

Joss Whedon risponde alle accuse di "cattivo comportamento" sul set di Buffy e Justice League

In una intervista con il New York Times, il regista Joss Whedon ha parlato per la prima volta delle tante accuse che gli sono state rivolte lo scorso anno, da Charisma CarpenterMichelle Trachtenberg, e molti membri del cast e della crew delle serie Buffy, Angel e Firefly, poi Gal Gadot e, il più agguerrito, Ray Fisher del cast di Justice League, nella versione rimaneggiata dal regista.

Accuse di aggressività verbale, insulti gratuiti, minacce di stroncare carriere, pubbliche prese in giro, e anche comportamento inappropriato. Dopo mesi di silenzio, Joss Whedon ha risposto, in una lunga intervista. Il regista ha subito confessato al giornalista di essere "terrorizzato da ogni parola che esce dalla mia bocca", per paura che le sue parole possano essere prese e rigirate nel modo sbagliato.

Capitolo Buffy, Angel e Firefly.

Stando alle accuse, arrivate da più parti, il clima sul set era tossico e il regista si comportava da padrone. Whedon ha dichiarato che a quel tempo, grazie al successo di Buffy, aveva raggiunto un altissimo livello di popolarità e che sul set veniva "venerato" dalla troupe.
"Ero giovane, ho urlato e alle volte ho dovuto farlo", ha dichiarato il regista, "Si trattava di un cast davvero giovane ed era facile per loro trasformare tutto in un cocktail party. Non ho mai umiliato qualcuno, se lo avessi fatto sarebbe stato un problema per me. [...] So che mi arrabbiavo, ma non sono mai stato fisicamente violento con qualcuno".
Riguardo le accuse di Charisma Carpenter: "La maggior parte delle mie esperienze con Charisma sono state deliziose e affascinanti. Alle volte faticava con le sue battute, ma nessuno riusciva a pronunciare una battuta divertente meglio di lei. Non l’ho definita grassa [quando era incinta], ovviamente non l’ho fatto".
In realtà, stando alle dichiarazioni di Rebecca Rand Kirshner, una delle sceneggiatrici di Buffy, chiamare "grassa" una donna incinta era un suo modo di fare, non un abuso, secondo la Kirshner ma "un comportamento da idiota". La sceneggiatrice ha poi ricordato il clima molto teso sul set, con Whedon che si arrabbiava spesso, fino a diventare offensivo e far piangere i presenti.

Poi il passaggio più delicato, le "relazioni" che il regista avrebbe avuto sul set delle serie da lui girate, su cui però pendono nel accuse di comportamento inappropriato, accusa arrivata in particolare da Michelle Trachtenberg, che al tempo era minorenne. Whedon non nega assolutamente di aver avuto delle relazioni, e la sua risposta è alquanto controversa.
Nell'articolo si legge: "Era circondato da giovani donne bellissime, il tipo di donna che lo aveva ignorato quando era giovane, e temeva che se non avesse fatto sesso con loro l’avrebbe “rimpianto per sempre”. Ripensandoci ora prova vergogna e orrore".

Capitolo Justice League.

Nel 2017, Zack Snyder ha dovuto abbandonare la post-produzione del suo film dopo una tragedia familiare. Non volendo aspettare il suo ritorno, la Warner decise di chiamare Whedon per sostituirlo e pianificò due mesi di riprese aggiuntive in cui il regista stravolse completamente il film, rigirando circa il 90% delle scene. Il risultato fu un flop clamoroso, stroncato da pubblico, critica e dagli stessi attori che avevano lavorato al film (ultimo Jeremy Irons che l'ha definito "terribile").
Tempo dopo, Ray Fisher, che nel film interpreta Cyborg, un ruolo fortemente ridimensionato da Whedon, ha accusato il regista di aver creato un clima tossico sul set: "Era arrabbiato per le critiche a 'Age of Ultron' [...] era un narcisista egocentrico e tutto doveva ruotare attorno a lui. [...] Aveva un'aria di sfida e strafottenza verso tutto e tutti, prese in giro pesanti dal punto di vista personale e professionale".
Whedon ha risposto dicendo di aver deciso di tagliare Cyborg, perché secondo lui il ruolo non aveva senso, alla gente non piaceva e perché riteneva Ray Fisher un cattivo attore. Sui primi due punti, va detto che Whedon era stato chiamato solo a finire il film e invece ha stravolto totalmente il lavoro di Zack Snyder e la storyline del film, e vedendo la Snyder Cut questo è molto evidente visto che il personaggio di Cyborg è assolutamente centrale nella storia. Per il giudizio su Fisher, è un pensiero personale di Whedon, del tutto legittimo, anche se non sappiamo il modo in cui questo sia stato espresso sul set.
Il passaggio da Snyder a Whedon è stato un errore della Warner, è stato anche un passaggio troppo drastico tra due modi di vedere il cinema diversi e due modi di lavorare molto diversi. Snyder è aperto alle proposte degli attori per costruire il ruolo e le battute dei personaggi, Whedon invece ha dichiarato di volere che gli attori si limitino a recitare le battute come le vuole lui. Da qui lo scontro con Gal Gadot.

Stando ai presenti sul set, e anche a quanto raccontato da Fisher, sul set Whedon chiamava continuamente l'attrice "Natasha", come Natasha Romanoff degli Avengers (la Marvel lo aveva appena scaricato dopo Age of Ultron) e questo ha creato un po' di mugugni. Gal Gadot ha raccontato di un acceso diverbio con il regista dopo che lei si era detta poco convinta di una scena che avrebbero dovuto girare, in quel caso Whedon le avrebbe risposto in modo aggressivo minacciandola di far finire la sua carriera.
Secondo Whedon non è andata così, ha dichiarato che sarebbe stata Gal Gadot a non capire quello che ha detto, sarebbe stato quindi un problema "linguistico": "Chi farebbe una cosa del genere? L’inglese non è la sua prima lingua e io tendo a essere fastidiosamente arzigogolato quando parlo".

Il giornalista ha interpellato Gal Gadot sulla spiegazione di Whedon e l'attrice ha risposto: "Avevo capito perfettamente quello che mi aveva detto".
Sul fatto del "ti stronco la carriera", è intervenuta un'attrice del cast di Angel, dichiarando di aver subito le stesse minacce da parte del regista, che ovviamente ha smentito tutto.

Insomma, la versione di Joss Whedon è completamente opposta a quella di tutti i suoi accusatori.

sabato 15 gennaio 2022

Polemiche in UK per la scelta di Helen Mirren nel film 'Golda'

Nel Regno Unito sta facendo discutere la scelta del premio Oscar Helen Mirren per il ruolo dell'ex primo ministro israeliano Golda Meir nel film Golda, che racconterà la guerra dello Yom Kippur del 1973. Motivo della polemica? l'attrice non è ebrea, e quindi non sarebbe adatta ad interpretare una personalità così importante della storia di Israele, nonostante sia stata scelta da un regista, Guy Nattiv, ebreo e israeliano, e nonostante l'attrice abbia già interpretato personaggi ebrei in altri film.

A sollevare la questione è stata l'attrice Maureen Lipman (Il pianista), che ha parlato addirittura di "jewface”, dicendo di "non essere d'accordo" con la scelta della Mirren: "L’ebraicità del personaggio è fondamentale. Sono sicura che lei sarà meravigliosa, ma non sarebbe mai stato permesso a Ben Kingsley di interpretare Nelson Mandela”.
Interpellata da Variety, l'attrice ha spiegato il suo punto di vista: "La mia opinione, ed è quella che è, una semplice opinione, è che se la razza, il credo o il genere del personaggio guidano o definiscono la rappresentazione, allora l’etnia corretta dovrebbe essere una priorità. Il che non vuol dire che Pericle, principe di Tiro dovrebbe essere interpretato da un attore di Tiro. È complicato. [...] Stiamo parlando di mancanza di protesta. In un certo senso, la mia è una piccola protesta perché ogni altra discussione su credo, razza o genere riguardo al casting provoca uno tsunami. Si pensi a Eddie Redmayne, Scarlett Johansson, Jake Gyllenhaal, Johnny Depp, Rooney Mara e, in modo ridicolo, Javier Bardem in Being the Ricardos".

Le parole dell'attrice hanno fatto partire una catena di reazioni e dichiarazioni, sia pro che contro.

Jonathan Shalit, presidente di InterTalent Rights Group, ha dato ragione alla Lipman: "Giustamente c’è trambusto quando i bianchi interpretano personaggi neri in un film. Maureen Lipman ha ragione nel dire che un’attrice ebrea avrebbe dovuto interpretare il ruolo del leggendario primo ministro israeliano Golda Meir. È profondamente offensivo e ipocrita da parte di così tanti suggerire il contrario".

Di diverso parere il regista israeliano Hagai Levi, che scritto e diretto l’adattamento il remake di Scene da un matrimonio, in cui la presenza di Oscar Isaac aveva creato una polemica simile: "Non prenderei mai in considerazione la questione "ebraicità" quando faccio il casting. Non ho avuto alcun dubbio quando ho scelto Oscar. Avevo in mente altre opzioni e nessuno di loro era ebreo […] Se mi fossi limitato a scegliere solo attori ebrei, dove sarei finito?"

In realtà, questa non è polemica nuova, qualche mese fa, Sarah Silverman aveva voluto sottolineare come gli attori e le attrici ebrei non venissero mai scelti per ruoli da protagonisti, portando ad esempio Rachel McAdams in Disobedience (in cui però la protagonista, Rachel Weisz, è ebrea). Ma ultimamente sono tanti gli esempi, tutti gli attori e le attrici citati dalla Lipman nella sua risposta a Variety sono stati tutti contestati per i ruoli per cui sono stati scelti, ad esempio Eddie Redmayne per The Danish Girl, Scarlett Johansson per Ghost in the Shell, e ultimo Javier Bardem per Being the Ricardos, con l'accusa era che uno spagnolo non avrebbe dovuto interpretare un cubano. Intervenendo nella polemica, l'attrice Tracy Ann Oberman ha tirato in ballo anche la polemica, in questo caso rovesciata, su Gal Gadot nel ruolo di Cleopatra che, da ebrea, non dovrebbe interpretare la Regina d'Egitto.

La risposta più sensata probabilmente l'ha data Stephen Pollard, editore del The Jewish Chronicle, che ha contestato le parole della Lipman dicendo: "Adoro Maureen Lipman, ma non potrebbe sbagliarsi di più su questo. La logica della sua posizione è che l’unico personaggio che ogni attore può interpretare è se stesso".

Il mestiere dell'attore è quello di interpretare qualcun altro, se ognuno può interpretare solo sé stesso, verrebbe meno il senso del mestiere dell'attore.

lunedì 29 marzo 2021

Gabriele Muccino contro i David. Poi si scaglia anche contro il film 'Favolacce'.

Le nomination ai David di Donatello di qualche giorno fa hanno fatto innervosire parecchio Gabriele Muccino. Nelle ultime ore infatti, il regista si è reso protagonista di due polemiche, che in realtà sembrano essere una sola.

Il suo ultimo film, Gli Anni Più Belli, ha ricevuto due nomination, come migliore attrice protagonista a Micaela Ramazzotti e per la miglior canzone, ma nessuna nomination al film, e Muccino non l'ha presa affatto bene.

Dopo aver risposto con un polemico "Non dovrei dirlo, ma sono d’accordo. Non dovrei dirlo, lo so", a un articolo di Rolling Stone in cui Gli Anni Più Belli veniva definito il film "più snobbato" dai David, Muccino ha deciso di attaccare direttamente i giurati che hanno votato (attrici, attori, registi, produttori, suoi colleghi insomma). E su Twitter ha scritto:
"Diciamocelo, cari  giurati dei premi David: questa ennesima volta (è dal 2003 che snobbate il mio lavoro), l’avete fatta grossa. A perdere non sono io, ma la vostra credibilità, smarrita peraltro da tempo. Farò il tifo per Micaela Ramazzotti e Claudio Baglioni".

Un tweet piuttosto presuntuoso, addirittura attaccare la credibilità dei David solo perché non è stato nominato, sembra un po' esagerato, ma è anche comprensibile se un regista rimane male perché il suo film non viene nominato.
Non è la prima volta che Muccino attacca i David, era già successo nel 2019, quando A Casa Tutti Bene aveva ricevuto solo tre nomination ma nessuna delle tre al film, aggiudicandosi però il David dello Spettatore (premio a chi totalizza il maggior numero di spettatori in sala), e anche in questo caso, il regista aveva protestato.

Ma il peggio è venuto dopo.

Dopo qualche ora, Muccino ha criticato aspramente il film Favolacce dei fratelli D'Innocenzo, vincitore dell'Orso d'Argento al Festival di Berlino e candidato a cinque David, tra cui miglior film. E questo sembra aver proprio fatto saltare i nervi a Muccino, che su Twitter ha scritto una serie di commenti che, via via, si sono fatti sempre più spiacevoli. 
Il regista è partito con un legittimo "non mi piace", anche se molto sarcastico, poi però i tweet hanno preso una piega non molto professionale, fino all'insulto al film: "non vale un cazzo". Nel mezzo ha paragonato i suoi commenti a "faide" passate di grandi autori (che viaggiavano ben più in alto del semplice giudizio su film, quindi è un paragone che non c'entra niente), poi ha tirato fuori (come sempre) le sue esperienze all'estero, e il risultato è stato una serie di tweet un po' imbarazzanti, molto criticati da altri utenti.

È iniziata così.

"Sto provando a guardare da stamattina Favolacce. Non lo sono ancora riuscito a finire. Sarò poco intelligente o cinefilo per comprenderne la grandezza? (Eppur sono di quelli che quando vedono Dogman, chiamano il regista per ricoprirlo di complimenti).
[...]
Per la cronaca: Pasolini detestava Calvino, Moretti Monicelli, i viscontiani si odiavano con i felliniani e a volte venivano persino alle mani. Se posso dirla tutta e fino in fondo, tutto questo politicamente corretto, è la tomba dell’arte e lo trovo insopportabile.
[...]
Non denigro. Dico solo che non sono riuscito a vederlo dalla noia e dalla confezione wannabe indie ma in fondo così saccente.
[...]
Il mio ragionamento è: faccio film da 23 anni. Ho girato in diversi continenti, mi sono misurato con il pubblico italiano e anche globale. Il mondo reale, nel nostro mestiere, è fuori del perimetro del cortile in cui si giocava alla Champions League quando era solo briscola."

Qualcuno gli ha fatto notare che il film è stato premiato a Berlino, ha avuto ottime recensioni all'estero, e che non si tratta di un filmetto leggero ma di una pellicola quasi "impressionista". E qui Muccino ha dato una risposta che sembra quasi una presa in giro verso i registi di Favolacce: "Quindi sono un po’ i nostri Monet! Azz!!! Me l’ero perso. E come suggerisci la visione?  In quali orari e in quali giorni? Visto che la domenica pomeriggio spensierata non è adatta, come dici tu? Aspetto suggerimenti!".

Infine, quando qualcuno gli ha scritto, in modo molto semplice, che stava solo rosicando, Muccino ha concluso malissimo insultando il film dei fratelli D'Innocenzo.

"Quando C. Bene e V. Gassman si confrontavano a colpi di veleno e fioretto, davano all’arte antitetica che portavano in scena, una statura immensa. Se un film non mi piace perché non dovrei dirlo?! Per evitare che si dica che è invidia?!! Amo ammirar le cose belle! Non deprimermi!
[...]
E comunque giuro che non sto a rosica’ come viene banalmente di pensare! Anzi! Semplicemente non capisco. E siccome lo dico apertamente che questo film non vale un cazzo, sempre secondo me, si legge come invidia quando non farei mai a cambio nemmeno nella prossima vita."

Muccino giura, ma l'impressione è che stia rosicando moltissimo per le mancate nomination al suo film. Il che, va detto, è del tutto legittimo, ci sta rosicare, ci sta rimanere male se un film in cui hai investito tempo e sudore viene considerato meno di quanto avresti sperato, ci sta anche la critica verso gli altri, perché non possono essere tutti amici e non può piacere sempre tutto, però... criticare è un conto, insultare è un altro, e purtroppo non è la prima volta che Muccino insulta apertamente e in modo spiacevole qualche collega su Twitter.

mercoledì 10 marzo 2021

Pepé Le Pew tagliato da Space Jam 2. James Gunn risponde a chi parla di "cancel culture".

La puzzola della discordia.

È nato un caso intorno al taglio di una scena in Space Jam 2: A New Legacy che vedeva protagonista Pepé Le Pew (Pepé La Puzzola). Per chi non conoscesse il personaggio, Pepé Le Pew è una moffetta francese descritta come "romantica ma estremamente invadente", che si innamora di un gatto bianco e nero, che lui crede essere una puzzola, e cerca di corteggiarla in modo sfacciato, quasi persecutorio, perché convinto di essere assolutamente irresistibile nonostante la sua puzza. E proprio il suo comportamento ha scatenato la polemica.
Recentemente l’editorialista del NYT, Charles M. Blow, ha scritto un articolo su Pepé Le Pew marchiandolo come personaggio che ha "contribuito alla cultura dello stupro", per il modo in cui cerca di costantemente di costringere la gatta, rinominata in seguito Penelope Kitty, a cedere al suo corteggiamento. L'articolo più il taglio della scena nel film hanno creato la polemica. In realtà però, il taglio non ha niente a che vedere con il pezzo di Blow, è stato infatti deciso mesi prima, quando il regista Terence Nance è stato sostituito da Malcolm D. Lee, che ha deciso di tagliare la scena.

Ma com'era questa scena? Ambientata in un bar "alla Casablanca", e girata in bianco e nero, vedeva Pepé Le Pew nei panni del barista mentre cerca di rimorchiare una donna (Greice Santo) dandole baci - non voluti - sul braccio fino a che la donna gli rifila un ceffone facendolo girare sullo sgabello, a quel punto Lebron James e Bugs Bunny, in cerca di Lola Bunny, lo fermano e Pepé rivela che Penelope Kitty ha ottenuto un'ordinanza restrittiva nei suoi confronti e di aver imparato che "non può toccare altri cartoni senza il loro consenso". L'attrice Graice Santo, attraverso il suo portavoce, si è detta dispiaciuta per il taglio perché la scena mostrava finalmente una donna in grado di rispondere alle "molestie" di Pepé, quindi il messaggio, secondo l'attrice, era giusto.

Il web però non si è fermato a leggere i quando e i come, subito si sono formati degli schieramenti, tra favorevoli e contrari, tra chi ha detto "era ora, ho sempre pensato fosse un molestatore" a chi ha attaccato la decisione parlando di "cancel culture". Proprio a questi ultimi si è rivolto James Gunn, che ha voluto dire la sua sulla "questione Pepé Le Pew", difendendo la scelta del taglio, affermando che non ha senso parlare di "cancel culture" e di smetterla di affibbiare questo termine a qualsiasi cosa.

"Smettetela di chiamare qualsiasi cosa “cancel culture” perché siete troppo ottusi da avere un’opinione con delle sfumature. Le persone possono sentirsi offese da qualcosa, oppure pensare che qualcosa fa schifo, e non per forza si tratta di “cancel culture” – è libertà di parola", ha scritto il regista in una serie di tweet, "A tutti quelli che mi scrivono sottolineando le volte in cui le persone vengono ingiustamente attaccate – lo so, fa schifo. Ma non significa che ogni volta in cui qualcuno si sente offeso da qualcosa si tratti di “cancel culture”. Chiamare qualsiasi cosa in quel modo è una risposta impulsiva che distrugge totalmente il punto della questione. Non penso che ci siano molte persone qui, a destra o a sinistra, che pensano che Harvey Weinstein non sarebbe dovuto essere “cancellato” per ciò che ha fatto. Ma sono conversazioni ricche di sfumature. Penso che la maggior parte delle persone latine amino Speedy Gonzalez, motivo per cui non penso dovrebbe essere “cancellato”. Ma Pepé Le Pew, almeno per me, è offensivo per il modo in cui tratta la gattina. La maggior parte delle persone lo sanno. La maggior parte delle persone hanno pensieri e sensazioni diverse rispetto a situazioni diverse. Ma Twitter è un luogo dove gli estremi, su qualsiasi argomento concepibile, vengono evidenziati perché sono più sensazionalisti. E per tutti coloro (vi vedo) che dicono: “E quelli che cercano di cancellare te? Hanno il diritto di farlo?” OVVIO CHE CE L’HANNO. E combatterò perché continuino ad avere questo diritto. Potrei non essere d’accordo con le loro opinioni, ma credo profondamente nel loro diritto alla libertà di parola".

Ricordiamo che, tempo fa, James Gunn era stato al centro delle polemiche a causa di alcuni tweet, decisamente di cattivo gusto, scritti anni fa e che per questo motivo gli era stato tolto il terzo film dei Guardiani della Galassia, per poi essere richiamato dai "piani altissimi" della Disney.

Sull'argomento si è espressa anche Linda Jones, figlia di Chuck Jones, ideatore di Pepé Le Pew.

"Non sono d'accordo con l'idea che questa puzzola abbia contribuito alla cultura dello stupro", ha dichiarato la signora, che oggi ha 83 anni, a TMZ, "Non credo che nessuno, vedendo Pepé, sia stato ispirato ad andare, non dico addirittura a stuprare qualcuno, ma anche solo a molestare la gente. C’è una differenza fra la decisione di stabilire che questi cartoni animati non sono più appropriati oggi e affermare che abbiano dato un contributo effettivo alla cultura dello stupro".

La signora, che è stata vittima di esperienze del genere in passato, ha dichiarato di non avere nessun problema riguardo il taglio del personaggio, che la Warner ha tutto il diritto di decidere le sorti di Pepé, ma che tutto questo si potrebbe risolvere più facilmente "aggiornando" il personaggio riadattandolo ai tempi moderni.
Un po' com'è stato fatto per Lola Bunny, il personaggio in Space Jam 2: A New Legacy sarà diverso da quello del primo film, considerato troppo "sessualizzato" dal regista. La nuova Lola Bunny avrà un fisico meno prosperoso e vestiti meno succinti. "Siamo nel 2021. È importante riflettere l'autenticità di forti e capaci personaggi femminili", ha dichiarato il regista Malcolm D. Lee, "Abbiamo rielaborato molte cose, non solo il suo look, facendo in modo che i suoi short fossero di appropriata lunghezza e che fosse femminile senza essere "oggetto", ma anche dandole una voce reale. Per noi si è trattato di dare un fondamento alla sua capacità atletica, alle sue abilità di leader, e farne un personaggio completo come gli altri".
Ovviamente, inutile dirlo, anche questo ha creato tante polemiche, così come il personaggio di Speedy Gonzales, che secondo qualcuno sul web, porta avanti "stereotipi negativi sul popolo messicano".

Insomma, non se ne esce, qualsiasi cosa, qualsiasi cambiamento o non cambiamento, crea polemiche.

Il film sarà nei cinema USA e su HBOMax a luglio.

venerdì 12 febbraio 2021

Le attrici di Buffy sostengono Charisma Carpenter dopo le accuse a Joss Whedon

Joss Whedon è sempre più al centro delle polemiche dopo la lettera scritta da Charisma Carpenter in cui l'attrice, Cordelia in Buffy, ha raccontato il clima di terrore e il comportamento non professionale del regista sul set della celebre e amata serie tv.

L'attrice ha scritto la lettera in sostegno a Ray Fisher, che da mesi accusa Whedon per il suo comportamento sul set dei reshoot di Justice League, accuse che hanno portato all'apertura di un'inchiesta interna alla Warner.
Charisma Carpenter fa qualcosa in più rispetto al collega, entra nei particolari parlando del comportamento del regista nei suoi confronti quando è rimasta incinta.
Ecco alcuni passaggi: "Joss Whedon ha abusato del potere che aveva su di me, mentre lavoravamo insieme sui set di Buffy – L’Ammazzavampiri e Angel. Mentre lui si divertiva nell’esercitare la sua terribile condotta, ha contribuito ad aumentare la mia ansia da prestazione, il mio senso di impotenza, e ad alienarmi dai miei colleghi.
[...] La scorsa estate, quando Ray Fisher ha accusato pubblicamente Whedon di abusi e comportamenti non professionali nei confronti del cast coinvolto nei reshoot sul set di Justice League nel 2017, la notizia mi ha colpita in pieno. Era risaputo che Joss fosse crudele. Ha sempre creato un ambiente tossico e ostile sul luogo di lavoro fin dall’inizio della sua carriera. E lo so perché, ripeto, l’ho sperimentato in prima persona.
[...] Mi chiamava “grassa” di fronte ai miei colleghi quando ero al quarto mese di gravidanza. Era cattivo, violento, era apertamente denigratorio e spesso manifestava le sue preferenze, mettendo le persone in competizione tra di loro in modo che arrivassero ad avere la sua approvazione.
[...] Più di una volta Joss ha ignorato le chiamate dei miei agenti che lo avvisavano del fatto che fossi incinta. Era impossibile comunicare con lui. Poi finalmente, una volta si è degnato di considerarmi e, faccia a faccia, mi ha chiesto se avevo intenzione di tenere il bambino, cercando di manipolarmi.
[...] Al sesto mese di gravidanza mi è stato chiesto di poter girare alle 01:00 di notte, nonostante il mio medico mi avesse raccomandato di lavorare di meno. In seguito, a causa del troppo lavoro, dello stress emotivo e quant’altro, ho iniziato ad avere le contrazioni di Braxton Hicks. A quel punto per me è stato chiaro che le riprese alle 1:00 di notte sono state fatte come rappresaglia nei miei confronti.
Nonostante il fastidio che provavo, una parte di me cercava di giustificarlo. Così mi sono scusata, e ho soffocato il mio dolore. Ho addirittura partecipato alle convention e ho lavorato di nuovo con lui. [...] Anche se è strano, spesso non ci rendiamo conto di essere vittime di abuso, a causa del nostro stato emotivo. [...] Mi ci è voluto del tempo per trovare il coraggio di dire queste cose pubblicamente. Non ho mai dimenticato la gravità di questi fatti".

Qui la lettera completa.

La prima a manifestare il proprio sostegno alla collega è stata Buffy in persona, Sarah Michelle Gellar non è scesa nei particolari ma su Instagram ha scritto: "Mentre sono contenta che il mio nome sia associato a quello di Buffy Summers, non voglio essere associata per sempre con il nome di Joss Whedon. In questo momento sono più concentrata sulla mia famiglia e a sopravvivere a una pandemia, quindi non farò ulteriori dichiarazioni a riguardo ora. Ma sono dalla parte di tutti i sopravvissuti agli abusi e sono orgogliosa di loro per aver parlato".

Anche altre attrici della serie si sono espresse al riguardo, tutte hanno mostrato il loro sostegno alla collega.
Michelle Trachtenberg (Dawn, sorella di Buffy) dopo aver ripostato il commento di Sarah Michelle Gellar, ha scritto: "Ora, che sono una donna di 35 anni sono abbastanza coraggiosa per ripubblicarlo. Perché tutti devono sapere. Era come un adolescente e il suo non era un comportamento appropriato. Ma ora la gente sa cosa ha fatto Joss. Questo sarà l’ultimo commento che farò sulla questione. C’era una regola che diceva: Non ha più il permesso di essere da solo in una stanza con Michelle". L'attrice non ha spiegato i motivi dietro questa regola.

Amber Benson (Tara): "Supporto al 100% Charisma. Sono stati fatti molti danni durante quel periodo e molti di noi stanno ancora elaborando quanto accaduto venti anni dopo".

Anche Clare Kramer (Glory, villain della quinta stagione) e Eliza Dushku (la cacciatrice Faith) hanno espresso il loro sostegno alla collega.

E c'è stato anche il commento di Anthony Head, il signor Giles, mentore di Buffy, che ha dichiarato di sentirsi in colpa per non essersi reso conto della gravità della situazione: "Sono rimasto sveglio quasi tutta la notte pensando 'Cosa non ho notato?'. Non sono una persona che dice 'Non ho visto, quindi non è accaduto'. Sono desolato, lo sono davvero. [...] Sono davvero triste che le persone abbiano affrontato queste esperienze. Ero come una figura paterna. Vorrei che qualcuno fosse venuto a parlarmene. [...] Il post di Charisma parla dello spinoff Angel e io me ne ero andato da tempo, ma ci sono altri post che mi fanno pensare come sia possibile che non mi stessi rendendo conto di quello che stava accadendo".

Al momento Joss Whedon non ha rilasciato nessuna dichiarazione. Le voci sul suo comportamento non sono nuove, già in passato alcuni attori e controfigure che avevano lavorato alla serie di Buffy avevano raccontato dei suoi atteggiamenti inappropriati e non professionali.

giovedì 11 febbraio 2021

The Mandalorian: la Lucasfilm licenzia Gina Carano

A forza di tirare, la corda prima o poi si spezza. È evidente che Gina Carano, ex lottatrice e campionessa di MMA, ora attrice, non conosce questo proverbio.

L'attrice è stata licenziata dalla Lucasfilm e non farà parte della terza stagione di The Mandalorian, dove interpretava il soldato ribelle Cara Dune, un personaggio tutt'altro che marginale.

Il licenziamento è arrivato a causa di alcuni post piuttosto controversi pubblicati dall'attrice online che hanno fatto infuriare i fan e non solo. Gina Carano non è nuova a certi commenti, nei mesi scorsi i fan avevano chiesto il suo licenziamento dopo che aveva scritto del "complotto della pandemia", facendo propaganda contro le mascherine, e degli inesistenti brogli elettorali. La Lucasfilm era passata sopra, facendo finta di non vedere per il bene della serie, con la seconda stagione in pieno svolgimento, e anche i colleghi della serie avevano difeso Gina Carano dichiarando che è una persona d'oro. Ieri però l'attrice ci è ricascata e ha pubblicato su Instagram alcune storie dal contenuto sconcertante, in particolare uno, in cui ha paragonato i repubblicani negli USA agli ebrei durante il regime nazista.

Nel post, poi rimosso dalla stessa attrice, si leggeva: "Gli ebrei sono stati picchiati per le strade, non dai soldati nazisti ma dai loro vicini… anche dai bambini. Poiché la storia è modificata, la maggior parte delle persone oggi non si rende conto che per arrivare al punto in cui i soldati nazisti potevano facilmente radunare migliaia di ebrei, il governo ha fatto in modo che i propri vicini li odiassero semplicemente per il fatto di essere ebrei. Com’è diverso dall’odiare qualcuno per le sue opinioni politiche?"

Una associazione che lascia perplessi, a cui poi ha aggiunto altre storie, di nuovo contro le mascherine, e sul caso Epstein ("Jeffrey Epstein non si è suicidato"), e solo quest'ultimo non è stato rimosso. E stavolta la Lucasfilm è intervenuta licenziando l'attrice.
Un portavoce ha dichiarato: "Gina Carano non è attualmente impiegata alla Lucasfilm e non ci sono piani perché lo sia in futuro. Dopotutto, i suoi post sui social media che denigrano le persone in base alle loro identità culturali e religiose sono abominevoli e inaccettabili."

Al momento non ci sono stati commenti da parte di Gina Carano. I suoi post dei mesi scorsi le avevano già fatto perdere un posto nella nuova serie spin-off di Star Wars, Rangers of the New Republic, adesso invece ha buttato al vento un ruolo importante in una serie di grandissimo successo. Un vero peccato. Proprio nei giorni scorsi l'attrice era stata chiamata in causa da un padre in cerca di sostegno per la figlia bullizzata a scuola dai compagni, e lei aveva risposto con un messaggio per rincuorare la bambina, grande fan di Cara Dune, dandole anche dei consigli. Forse avrebbe dovuto pensare ai fan più giovani della serie invece di rincorrere complotti inesistenti.

sabato 12 dicembre 2020

Christopher Nolan attacca di nuovo la Warner. Dure critiche anche da Judd Apatow e Aaron Sorkin.

Non si placano le polemiche sulla Warner dopo la decisione della major di far uscire tutti i film del 2021 nei cinema e in contemporanea anche in streaming su HBOMax.

Ieri il durissimo attacco di Denis Villeneuve, regista di Dune, uno dei 17 film per cui la Warner ha deciso la "doppia uscita", oggi è di nuovo il turno di Christopher Nolan, che torna ad attaccare la major dopo l'intervista di qualche giorno fa.
Intervistato da Variety, il regista si schiera dalla parte delle maestranze, quelle persone normali, lavoratori, a volte occasionali, che verranno danneggiate dalla decisione della Warner.

"Le scelte economiche non sono adeguate a meno che non si scelga di guardare solo ed esclusivamente ai movimenti nelle quotazioni azionarie o al numero di occhi che si piazzano davanti a un nuovo servizio di streaming", ha dichiarato Nolan, "La distribuzione cinematografica è solo uno degli aspetti interessati dalla vicenda, si parla anche di finestra home video, di finestre secondarie e terziarie. Aspetti di vitale importanza nell’economia alla base di questo business e per la gente che ci lavora. E non parlo di me. Non parlo di Ben Affleck. Sto parlando degli attrezzisti, degli elettricisti che fanno affidamento sugli incassi residuali per l’integrazione pensionistica o dell’assicurazione sanitaria. Parlo della SAG e degli attori, di persone che, quando arrivo sul set e devo girare una scena con un cameriere e un avvocato, hanno due o tre battute. Devono guadagnare per vivere di questa professione specie se lavorano solo una manciata di giorni all’anno. Ed è proprio per questo che le unioni si sono assicurate delle partecipazioni per queste persone.
Bisogna parlare del danno che viene fatto saltando le negoziazioni con le unioni, con i talent e tutto il resto. Si sollevano un sacco di domande su come si andranno a mantenere, garantiscono il lavoro di un sacco di gente a Hollywood, persone che hanno una vita e una famiglia, che necessitano di assistenza sanitaria e tutto il resto. È questa la questione che ancora non è stata affrontata e di cui invece bisogna discutere. Bisogna ricordare che il modello della distribuzione cinematografica provvede al sostentamento di centinaia di migliaia di persone normali. Quelle stesse persone che riescono ad assicurare anche a me la possibilità di girare i miei film e farli vedere al pubblico."

Intanto, insieme alla DGA, si muove anche CAA, l'agenzia di talent più famosa al mondo, che ha scritto una lettera dai toni davvero agguerriti alla Warner, riportata poi da Deadline.

"L’annuncio fatto a sorpresa dalla Warner Bros giovedì è completamente inaccettabile per la CAA e i clienti che rappresenta.
Avete deciso di far uscire i film dei nostri clienti in una modalità che non ha precedenti – contemporaneamente nei cinema e sul vostro servizio streaming HBO Max – senza prendere in considerazione i desideri dei nostri clienti o i loro diritti contrattuali. Questo viola palesemente i diritti di alcuni nostri clienti, che hanno diritto decisionale sui piani di distribuzione e di streaming. Questa decisione inoltre è un sabotaggio delle uscite cinematografiche, e danneggia drammaticamente l’abilità dei nostri clienti di guadagnare percentuali sugli incassi, sulle quali si basavano le loro trattative, e che loro si aspettavano di ricevere avendone tutto il diritto.
Questo approccio è l’epitome di una manovra volta unicamente a beneficiare la vostra compagnia creando il caos nell’industria e ignorando e danneggiando gli interessi creativi e finanziari dei nostri clienti. Peraltro avete negoziato con HBO Max una licenza, ancora poco chiara, che rifiutiamo completamente essendo stata decisa in autonomia e in molti casi in violazione dei diritti di approvazione dei nostri clienti.
In sostanza, state cercando di approfittare dei nostri clienti per trarre benefici per la vostra compagnia. Non accetteremo questa cosa. In un'industria basata sulle relazioni, avete violato patti e fiducia. Così facendo, la Warner Bros ha affermato che il rapporto con gli artisti e chi li rappresenta non è fondamentale per lo studio. Abbiamo lavorato con la Warner per quasi quarant’anni. A un certo punto, la Warner si vantava dei rapporti dei suoi dirigenti con gli artisti. Oggi i talent sono tra le risorse più importanti di quest’industria. Insultarli significa ridefinire la vostra compagnia in maniera molto deludente."

Sulla stessa linea la lettera scritta da DGA, che conclude dicendo: "Intendiamo prendere provvedimenti immediati per proteggere i nostri iscritti e chiediamo un incontro immediato per discutere la questione".
E sembra che sia CAA che la DGA si stiano davvero muovendo per prendere provvedimenti. L'agenzia CAA, che rappresenta moltissimi registi e attori che hanno lavorato in quei 17 film della Warner, ha dichiarato che è pronta a procedere per vie legali e a boicottare le campagne di promozionali.

Le polemiche intorno alla Warner vengono commentate anche da chi è "fuori", come i registi Judd Apatow e Aaron Sorkin.

Judd Apatow ha dichiarato a Variety: "La decisione della Warner Bros. mi ha fatto apprezzare il fatto che lavoro per la Universal. È sconvolgente che una major abbia preso una simile decisione sul proprio listino senza parlarne con nessuno. È il tipo di mancanza di rispetto di cui si sente parlare ogni tanto quando si legge la storia dello show business. Ma farlo letteralmente con ogni singola persona con cui lavori è sconvolgente. [...] Questo approccio crea un incubo finanziario, la maggior parte delle persone riceve delle partecipazioni sugli incassi. Ciò che ottengono dopo anni di lavoro è basato sul successo dei propri film. Che succede se i film escono direttamente in streaming? Come calcoleranno quanti soldi pagare ai talent? Non è nemmeno chiaro se queste cose siano regolate dai contratti siglati, oppure se loro possono davvero fare quello che vogliono."

Sempre tramite Variety, le parole di Aaron Sorkin, convinto che comunque vada l'esperienza cinematografica sia il futuro: "Abbiamo tutti paura che questo possa cambiare tutto, che i cinema stiano ufficialmente per diventare arthouse, che i film che facciamo noi verranno visti solo sulle piattaforme streaming. Ma non penso che accadrà davvero. Penso che in quattromila anni niente ha realmente rimpiazzato l’esperienza di far parte di un pubblico. L’esperienza condivisa, lo stare in un cinema quando le luci si abbassano, tutti che ridono insieme, si spaventano insieme, rimangono ammutoliti insieme, e assistere ai momenti finali del film insieme, nello stesso momento."

Al momento la Warner, ma neanche WarnerMedia e AT&T, hanno replicato a questi attacchi. Sicuramente la situazione per la Warner comincia a farsi pesante, e tutte queste polemiche non sono una bella pubblicità per HBOMax.

venerdì 11 dicembre 2020

Il duro attacco di Denis Villeneuve alla Warner e AT&T: "Non c’è amore per il cinema né per il pubblico."

Un'altra voce illustre si scaglia contro la Warner dopo la decisione della major di far uscire tutti i film del 2021 sia al cinema che in streaming su HBOMax.

In questi giorni abbiamo riportato le critiche degli esercenti americani, di Christopher Nolan e la Legendary, il disappunto della DGA, di attori, attrici e registi che hanno lavorato con la Warner, adesso è il turno di Denis Villeneuve.

Il regista ha girato uno dei film più importanti e attesi del listino 2021 della Warner, si tratta di Dune, nuovo adattamento dell'omonimo romanzo con Timothée Chalamet protagonista e un cast stellare. Attraverso il sito di Variety, il regista canadese ha attaccato molto duramente la Warner e soprattutto AT&T, cioè la mente dietro la decisione di spostare tutto il listino in streaming andando a penalizzare i film e i cinema. Ecco le sue parole:

"Ho appreso dai notiziari che la Warner Bros. aveva deciso di distribuire Dune su HBO Max in contemporanea con l’uscita cinematografica, utilizzando molte immagini del nostro film per promuovere la loro piattaforma streaming. Con questa decisione AT&T ha sabotato uno dei più importanti e rispettabili studi cinematografici della storia del Cinema. Non c’è assolutamente amore per il cinema né per il pubblico in questa decisione. È semplicemente l’istinto di sopravvivenza di un mammut delle telecomunicazioni, che al momento porta sulle spalle un debito astronomico di 150 miliardi di dollari. Quindi, sebbene Dune sia fatto per il cinema e per il pubblico, AT&T pensa alla propria sopravvivenza a Wall Street. Con il lancio fallimentare di HBO Max, AT&T ha deciso di sacrificare l’intero listino della Warner Bros. nel disperato tentativo di attirare l’attenzione del pubblico.
L’improvvisa marcia indietro della Warner da storica casa per i cineasti a questa nuova era di completo disprezzo segna una linea chiara, a mio avviso: realizzare un film significa collaborare, fidarsi della fiducia reciproca in un team, e la Warner Bros ha dichiarato di non far parte più dello stesso team.

Le piattaforme streaming sono un’aggiunta positiva e potente all’ecosistema televisivo e cinematografico. Ma voglio che il pubblico capisca che da solo, lo streaming non può sostenere l’industria cinematografica come la conoscevamo prima del COVID. Lo streaming può produrre grandi contenuti, ma non film ambiziosi e colossali come Dune. La decisione della Warner implica che Dune non potrà mai dare risultati economici soddisfacenti, e la pirateria alla fine trionferà. La Warner Bros, con questa mossa, potrebbe aver ucciso il franchise di Dune. “Questo è per i fan”. John Stankey della AT&T ha detto che il cavallo dello streaming è fuggito dal fienile. In realtà, il cavallo ha lasciato il fienile per finire nel mattatoio.
Nessuno mette in dubbio che la sicurezza del pubblico venga prima di tutto, per questo, quando è diventato evidente che l’inverno avrebbe portato una seconda ondata, ho capito e supportato la decisione di rinviare di quasi un anno l’uscita del film. Il piano era che Dune uscisse al cinema a ottobre 2021, quando le vaccinazioni sarebbero state in fase avanzata e, si spera, il virus alle spalle. La scienza afferma che il prossimo autunno dovremmo essere tornati alla normalità.

Dune è finora il miglior film che abbia fatto. Io e il mio team abbiamo dedicato tre anni della nostra vita a realizzare quest’esperienza cinematografica unica. L’immagine e il suono del nostro film sono stati progettati per il cinema.

Parlo a titolo personale, sebbene sia solidale con gli altri 16 registi che devono affrontare il mio stesso destino. Sappiate che sono con voi e che insieme siamo più forti. Gli artisti sono coloro i quali creano i film e le serie.
Credo fermamente che il futuro del cinema sia sul grande schermo, non importa cosa pensa un dilettante qualsiasi di Wall Street. Sin dall’alba dei tempi, gli umani hanno sempre avuto bisogno di esperienze narrative comuni. Il cinema sul grande schermo è più di un mero business, è una forma d’arte che riunisce le persone, celebrando l’umanità e aumentando l’empatia che abbiamo l’uno per l’altro. È una delle ultime esperienze artistiche collettive e fisiche che possiamo sperimentare come umani.
Una volta che la pandemia sarà finita, i cinema torneranno a riempirsi. Io credo questo. Non perché l’industria cinematografica ne ha bisogno, ma perché noi esseri umani abbiamo bisogno del cinema come esperienza collettiva.

Quindi, visto che per primo ho la responsabilità creativa e fiduciaria di adempiere ai miei doveri come regista, chiedo ad AT&T di agire con la stessa responsabilità, rispetto e riguardo e proteggere questo medium culturale vitale. L’impatto economico sugli azionisti è solo un aspetto della responsabilità sociale delle aziende. Trovare modi per arricchire la cultura è un altro. L’esperienza cinematografica non ha eguali. In quei cinema bui i film catturano la nostra storia, ci educano, alimentano la nostra immaginazione e ci innalzano ispirando il nostro spirito collettivo. È la nostra eredità."

Parole assolutamente condivisibili, non c'è bisogno di aggiungere altro.

La AT&T aveva risposto alle dure critiche di Christopher Nolan ribadendo la loro posizione e l'intenzione di andare avanti per la loro strada, cioè lo streaming, vedremo se questa nuova presa di posizione da parte di un altro regista importante come Denis Villeneuve avrà delle conseguenze.

giovedì 10 dicembre 2020

Tutti contro la Warner e HBO Max. Attori e registi sul piede di guerra.

La Warner Bros è sempre più al centro di un vero e proprio ciclone. Da quando la major ha annunciato che tutti i film del 2021 usciranno sia al cinema che in contemporanea in streaming su HBO Max, sono cominciate a piovere polemiche che stanno diventando sempre più aspre.

Prima sono stati gli esercenti, poi è stato il turno del duro attacco di Christopher Nolan e della Legendary, adesso sembra che tutta Hollywood sia decisa a dare battaglia alla Warner.

Diciamo subito che il problema non è solo artistico, come dichiarato da Nolan ("Alcuni dei più grandi registi ed attori dell’industria sono andati a dormire pensando che stavano lavorando con il più grande studio al mondo e si sono svegliati scoprendo che invece stavano lavorando per il peggior servizio streaming"), ma soprattutto economico, e questo potrebbe creare molti più problemi.

Tutto è iniziato con l'annuncio che Wonder Woman 1984, rinviato più volte a causa della pandemia, sarebbe uscito il 25 dicembre sia nel cinema aperti che su HBO Max. Dopo poche settimane, la Warner ha deciso di applicare questa doppia uscita a tutti i film del 2021, per un mese disponibili gratis agli abbonati alla piattaforma e poi trasformarli in VOD. La scelta ha lasciato di stucco tutti i registi e gli attori che hanno lavorato a quei film perché (cosa anticipata da Nolan nelle sue dichiarazioni) nessuno di loro era stato avvertito della decisione e hanno saputo tutto solo due ore prima dell'annuncio.
A rendere la situazione ancora più complicata è stata la rivelazione del New York Times, che ha raccontato come la Warner avrebbe pagato 10 milioni di dollari Gal Gadot, Patty Jenkins e il produttore Charles Roven, riconoscendogli la percentuale accordata nel caso il film avesse superato il miliardo di dollari al botteghino. Una mossa per "tenersi buoni" la regista e la protagonista del film e fare in modo che supportassero la campagna promozionale in vista dell'uscita (anche se sia Gal Gadot che Patty Jenkins non sono in linea con il pensiero della major e continuano ad invitare i fan ad andare al cinema e non a vedere il film in streaming). Insomma, alla Warner serviva il loro aiuto e ha voluto fare un'eccezione riconoscendogli quello che gli spettava, ma la major non sembra avere l'intenzione di fare lo stesso con tutti gli altri, anche perché gli verrebbe a costare tantissimo. Questa disparità di trattamento ha fatto arrabbiare molto la DGA (Directors Guild of America) e le varie agenzie che rappresentano attrici, attori e registi.

La situazione economica è piuttosto contorta ma dal punto di vista della Warner si tratta di un vero affare, molto furbo. A tutti i registi e ad alcuni attori, spetterebbe una percentuale sugli incassi al box office, dove ci sono delle regole e delle cifre stabilite, ma per quanto riguarda lo streaming e le visualizzazioni di un prodotto su una piattaforma, non ci sono regole. Inoltre, una uscita in streaming va a penalizzare moltissimo gli incassi dei cinema (già dimezzati per la pandemia) e, di conseguenza, la percentuale per i registi e il cast si abbassa notevolmente.
Per questo motivo, sembra che la DGA abbia scritto una lettera piuttosto dura alla Warner per manifestare tutti il proprio disappunto per una mossa che reputano molto scorretta, tanto da minacciare un boicottaggio.

"Non è chiaro se la Warner sia tenuta legalmente a rinegoziare gli accordi sui compensi back-end (e cioè quelli legati agli incassi) per tutti e 17 i film in uscita nel 2021, come già fatto con Wonder Woman 1984", scrive il NYT, sicuramente la Warner non vuole perdere di colpo tutto l'appoggio dei vari registi e talent con cui ha collaborato, quindi dovrà trovare una mediazione. Il NYT scrive: "Il piano ideato da WarnerMedia prevede che HBO Max paghi una licenza alla Warner Bros per lo sfruttamento dei film nei 31 giorni che passeranno sulla piattaforma streaming in contemporanea all’uscita in sala. La licenza sarà equivalente alla porzione di ricavi che lo studio otterrà dalla vendita dei biglietti cinematografici del film negli Stati Uniti in quel periodo (solitamente si parla del 50% degli incassi)". Quindi, se un film incassa 50 milioni, la Warner riceverebbe altri 25 mln da HBO Max. Anche qui, però, c'è un problema che fa storcere il naso: la Warner deve trattare con WarnerMedia per la percentuale da versare da parte di HBOMax, praticamente significa che la Warner tratta con sé stessa visto che WarnerMedia controlla la Warner. Per quanto uno si possa fidare, è un po' strano e difficile pensare che tra le due parti (che poi è una) non ci sia un occhio di riguardo verso gli azionisti più che verso i registi e i talent.

Vedremo cosa succederà ma difficile che la Warner possa tornare indietro sulle proprie decisioni, o meglio, sulle decisioni di WarnerMedia, quest'ultimo infatti ha voluto rispondere all'attacco di Christopher Nolan rivendicando la scelta della doppia uscita e usando proprio gli incassi di Tenet come esempio che li ha convinti ad agire così. Secondo il CEO di WarnerMedia infatti, gli incassi bassi ottenuti negli USA dell'ultimo film di Nolan, sono la dimostrazione che il pubblico americano non è ancora pronto a tornare in sala, e quindi hanno dovuto trovare un metodo alternativo: "Siamo grandi sostenitori della distribuzione cinematografica [...] Ma resta da vedere quante persone vorranno andare al cinema a prescindere dal fatto che siano riaperti o meno, cosa che noi sappiamo bene visto che siamo stati l’unico studio a lanciare un film davvero grande durante la pandemia. Abbiamo distribuito Tenet questa estate. Siamo felici dell’esperienza, ma abbiamo anche imparato molto circa l’inclinazione della gente ad andare al cinema lì dove sono aperti. Sottolineo come gli esercenti abbiano fatto un lavoro straordinario con le misure di sicurezza nelle strutture e ci sarebbe piaciuto davvero tanto constatare un maggior afflusso negli USA. Nel mercato internazionale, la storia è stata differente. C’erano più cinema aperti e c’è stato più pubblico. È stata quasi un’esperienza normale, ma per quanto concerne gli Stati Uniti abbiamo capito che le persone non sono ancora pronte a riallacciare i rapporti con il cinema, da cui la nascita di questa nuova strategia. Per questo, osserveremo l'andamento dei nuovi film sia sul fronte del box office che dei numeri che registreranno su HBO Max".

Insomma, la Warner va avanti per la sua strada, anzi è pronta a lanciare HBOMax anche fuori dagli USA e, nel frattempo, a stringere accordi con Sky per avere una doppia distribuzione anche in Europa, ma le polemiche sono destinate a continuare.

martedì 8 dicembre 2020

Christopher Nolan si scaglia contro la Warner e HBO Max

Nei giorni scorsi la Warner ha annunciato che tutti i film nel listino del 2021 usciranno nei cinema e contemporaneamente sulla piattaforma HBO Max, una decisione che ha scatenato le ire delle catene di distribuzione USA e ha fatto storcere il naso a molti registi che hanno lavorato per la major.

Tra questi c'è Christopher Nolan, uno dei "registi di punta" della Warner, con cui collabora da 18 anni e a cui ha regalato film di grande successo. Il regista di Interstellar e Il Cavaliere Oscuro, ha deciso di non rimanere in silenzio e, intervistato da THR e ET, ha attaccato pubblicamente la major e la piattaforma HBO Max.

"Alcuni dei più grandi registi del nostro settore e delle più importanti star del Cinema sono andati a letto la sera prima pensando di lavorare per il più grande studio cinematografico e si sono svegliati scoprendo che stavano lavorando per il peggior servizio di streaming", ha dichiarato Nolan a THR, "La Warner Bros. aveva una macchina incredibile per fare uscire il lavoro di un regista in tutto il mondo, sia al cinema che a casa, che stanno smantellando in questo stesso momento. Non capiscono neanche cosa stanno perdendo. La loro decisione non ha alcun senso economico e anche l'investitore di Wall Street più casuale saprebbe vedere la differenza tra guasto e malfunzionamento".

Nell'altra intervista a ET, Nolan ha rincarato la dose e sottolineando di nuovo come questa sia stata una decisione presa senza informare i registi.

"Sono incredulo, soprattutto per le modalità. C’è molta controversia a riguardo, perché non lo hanno detto a nessuno", ha dichiarato il regista, "Per il 2021 hanno alcuni dei migliori registi e alcune delle più grandi star al mondo che in alcuni casi hanno lavorato per anni a progetti a cui tengono tanto e che sono destinati all’esperienza sul grande schermo, sono destinati ad arrivare al pubblico più vasto possibile. E adesso li stanno usando come articoli a prezzi scontati per il servizio streaming, anzi un servizio streaming alle prime armi, senza alcuna consultazione. È una situazione davvero caotica. Un vero specchietto per le allodole. Non è così che tratti registi, attori e persone che hanno investito tanto in questi progetti. Meritavano di essere consultati e di essere informati su cosa stesse succedendo alle loro opere. [...] Penso che tutti gli studi sappiano che l’esperienza del cinema riprenderà e sarà una parte molto importante dell’ecosistema a lungo termine. Invece la pandemia viene usata come scusa per una sorta di lotta per un vantaggio a breve termine. Ed è davvero un peccato. Non è il modo di fare affari e non è la cosa migliore per la salute del nostro settore. Ma quando le sale cinematografiche riapriranno e la gente tornerà al cinema, quando il vaccino sarà stato lanciato e ci sarà una risposta sanitaria adeguata da parte del governo federale, sono molto ottimista sulle prospettive a lungo termine dell’industria. Le persone adorano andare al cinema e ci torneranno".

Parole dure e molto chiare quelle di Nolan e assolutamente condivisibili.

Va detto che la decisione della Warner non è piaciuta praticamente a nessuno, il sospetto (ma sembra essere piuttosto fondato come sospetto) è che la major abbia deciso di fare questo passo solo per accontentare la AT&T, la casa madre della WarnerMedia, decisa a puntare tutto il futuro su HBO Max, per aumentare gli abbonamenti e concorrere con Netflix e Disney+, tutto questo a discapito dei cinema e del Cinema nella sua forma originale.

Il primo film ad uscire in questa doppia modalità sarà Wonder Woman 1984, distribuito sia nelle sale che su HBO Max a Natale, in questo caso si tratta di una scelta che potrebbe anche essere giustificata, visto che siamo ancora in piena pandemia, ma i continui appelli di Patty Jenkins e Gal Gadot ai fan di andare a vedere il film in sala, nei cinema, piuttosto che accontentarsi di vederlo in streaming a casa, danno ragione a quanto detto da Nolan, i registi non sono d'accordo con la Warner sulla doppia distribuzione. Sembra che anche James Gunn (The Suicide Squad) e Denis Villeneuve (Dune) abbiano comunicato il loro disappunto alla major.

Vedremo cosa succederà, se la Warner andrà avanti a testa bassa o se modificherà la propria decisione, difficile la seconda opzione visto che la major ha annunciato l'intenzione di lanciare HBO Max anche in Europa il prossimo anno.

venerdì 4 dicembre 2020

AMC Theatres si scaglia contro la Warner

Ieri la Warner ha annunciato che tutti i film nel listino del 2021 usciranno sia al cinema che in streaming su HBOMax, in contemporanea. Una decisione che ha scatenato le ire di AMC Theatres, la più grande catena cinematografica USA, proprietaria in Italia di UCI Cinemas.

Una reazione più che comprensibile, la scelta della Warner potrebbe mettere ancora più in crisi il settore delle sale cinematografiche, già in ginocchio per la pandemia. Il comunicato di AMC è molto duro e mette in discussione le reali motivazioni della Warner. Secondo Adam Aron, CEO della catena, la decisione è stata presa solo per far contenta WarnerMedia e spingere gli abbonamenti della piattaforma HBOMax, senza avere il minimo interesse per le sale cinematografiche in crisi ma anche per l'aspetto artistico dei film, per la visione originale dei registi che hanno girato per il grande schermo e non per la TV.

"Quest’epoca flagellata dal coronavirus è piena di incertezze per tutti, ed è per questo che AMC ha deciso di fare un’eccezione sull’uscita di Wonder Woman 1984 al cinema e su HBO Max, il giorno di Natale, quando la pandemia sembra sarà al suo culmine", ha dichiarato Adam Aron, CEO di AMC, "Tuttavia, la Warner Bros. ora spera di fare la stessa cosa con tutti i suoi film del 2021, nonostante ci si aspetti che con i vaccini in arrivo l’industria cinematografica possa ripartire. Chiaramente, WarnerMedia intende sacrificare una grossa porzione di profitti della sua divisione cinematografica, e dei suoi partner di produzione e registi, per sovvenzionare la sua start up HBO Max. Per quanto riguarda AMC, faremo tutto ciò che è in nostro potere per assicurarci che la Warner non faccia questa cosa a nostre spese. Perseguiremo aggressivamente condizioni economiche che preservino i nostri affari. Abbiamo già iniziato un dialogo urgente con i dirigenti della Warner su questo tema. E mentre ne discutiamo, siamo incoraggiati dal fatto che a breve arriveranno vaccini che proteggeranno la società contro il coronavirus. Quindi ci aspettiamo che gli spettatori possano presto tornare a godersi i film nei nostri cinema senza timori, guardando i migliori film al mondo nella sicurezza delle nostre grandi poltrone, con il nostro suono spettacolare e i nostri grandi schermi".

Per l'uscita di Wonder Woman 1984, la Warner ha concesso a AMC una quota maggiore sugli incassi, circa il 60%, ma non è detto che questo si ripeterà per tutti i film del 2021. Le preoccupazioni di AMC sono più che giustificate, la Warner infatti metterà a disposizione degli abbonati un listino con titoli molto attesi (Dune, Matrix 4, Godzilla VS King Kong, The Suicide Squad, tanto per citarne alcuni), e tra il pagare un unico abbonamento annuale e comprare un biglietto per ogni film, è superfluo dire che la maggior parte delle persone tenderà per la scelta più economica, cioè vederlo a casa, andando così a penalizzare moltissimo le sale cinematografiche.

La scelta della Warner non sembra piacere nemmeno i registi dei film, come Patty Jenkins, regista di Wonder Woman 1984, che ancora una volta ha invitato i fan ad andare a vedere il film nei cinema, possibilmente su uno schermo IMAX, perché è così che il film è stato pensato e girato.

"Girare in IMAX è stata un’esperienza incredibile e non vedo l’ora che alcuni di voi possano vedere il nostro film in tutta la sua gloria nei cinema IMAX", ha scritto la regista in un tweet.

La decisione della Warner, che potrebbe portare anche altre major a muoversi in modo simile, sicuramente continuerà a far discutere.