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venerdì 7 gennaio 2022

The Unforgivable - la recensione

Da giorni ormai è stabile nella Top10 dei film più visti su Netflix, si tratta di The Unforgivable, nuovo film con Sandra Bullock protagonista.

Ruth esce di prigione dopo aver scontato 20 anni per omicidio e tutti gli anni passati dentro li porta addosso, sul corpo e nell'anima, l'unica piccola speranza che ancora resta accesa in lei, è la possibilità di rivedere la sorella minore, Katy, lasciata il giorno dell'omicidio, quando aveva solo 5 anni. Ruth prova a ripartire, trova due lavori, ma la nomea di ex galeotta, e soprattutto quella di "ammazza poliziotti", la perseguita. I ricordi la riportano alla sua vecchia casa, dove è avvenuto il fatto e dove ora vive una nuova famiglia, in cui l'uomo è avvocato e si propone di aiutarla a cercare di contattare la sorella, che ormai vive con un'altra famiglia e ha solo vaghi e confusi ricordi del suo passato. Ma sulle tracce di Ruth ci sono anche i figli del poliziotto morto e nemmeno loro hanno dimenticato.

Adattamento di una serie tv inglese, il film è diretto dalla regista tedesca Nora Fingscheidt, al suo esordio in un lungometraggio. The Unforgivable ha una bella premessa: com'è la vita di chi esce dal carcere dopo aver scontato la sua pena? c'è davvero la possibilità di ripartire? Ruth ci prova ma il marchio che ha addosso sembra indelebile e, come dice il titolo, imperdonabile. Questa è la traccia in cui il film dà il suo meglio, sorretto soprattutto dall'interpretazione di Sandra Bullock. Il film si appoggia totalmente sulle sue spalle e lei dimostra, ancora una volta, di saper reggere il peso. La sua Ruth è una donna che ha imparato ad incassare in silenzio, sia i continui giudizi che i colpi, anche quelli fisici, che le arrivano continuamente addosso. È una Sandra Bullock molto diversa dal solito, dimessa, sciatta, con un'espressione dura e fredda sul volto, manifestazione totale della sua resilienza.

Il film dura meno di due ore, quasi una rarità visto che oggi anche le commedie durano più di due ore, in questo caso però, una ventina di minuti in più avrebbero forse aiutato ad analizzare meglio le altre strade che la storia propone: la nuova famiglia della sorella che non vuole farla avvicinare; i figli del poliziotto morto in cerca di vendetta; la nuova famiglia che vive nella vecchia casa di Ruth. Il film si accontenta di accennarle soltanto, ed è un peccato, sarebbe stato bello vedere più interazioni tra Sandra Bullock e la sempre brava Viola Davis, e sarebbe servito anche a dare un po' più di spessore agli "antagonisti" della storia.

The Unforgivable ha forse il difetto di restare sempre sul sentiero sicuro, ma è un buon dramma che ha come punto di forza l'ottima interpretazione di Sandra Bullock.

sabato 29 dicembre 2018

Bird Box - la recensione

L'apocalisse e i dubbi di una madre, Susanne Bier si mette al timone di un horror fantascientifico per Netflix, in cui spicca una bravissima Sandra Bullock.

Una drammatica e inspiegabile serie di suicidi scuote il mondo, a provocarle è una misteriosa entità che, se la guardi, ti mostra qualcosa di terribile spingendoti ad ucciderti in modo violento. Melorie è al nono mese di gravidanza ed è tra i pochi sopravvissuti, rinchiusa in una casa insieme a degli sconosciuti. Nessun contatto con l'esterno è permesso, le finestre sono sbarrate, anche solo uno sguardo potrebbe essere fatale.
Salto temporale di cinque anni, Melorie è su una barca insieme a due bambini, l'entità è ancora presente e pericolosa, per questo tutti e tre sono bendati, e devono scendere lungo il fiume per cercare salvezza.

La storia si svolge su due piani temporali che si intrecciano per tutta la durata del film. Due situazioni completamente opposte, una al chiuso e una all'aperto, ma con lo stesso fine: sopravvivere. 
Susanne Bier si confronta con un genere nuovo per lei, quello apocalittico fantascientifico non è il suo campo e in alcuni momenti del film questa poca confidenza col genere si nota, molto meglio quando deve affrontare i dubbi personali di una donna, incinta e poco incline alla maternità. C'è qualcosa di atipico nel personaggio di Melorie, non si vede spesso una donna che tratta la propria gravidanza con così tanta diffidenza, senza nascondere la poca voglia di essere madre, la poca voglia di condividere con tutti, compreso il bambino che porta in grembo. Per questo il percorso personale emotivo di Melorie alla fine risulta molto più incisivo del lato horror della storia.

Se Melorie è il vero cuore pulsante del film, il merito è in gran parte di un'ottima Sandra Bullock, eroina inarrestabile, spesso dura, che deve imparare ad affrontare e superare le proprie paure, una donna poco incline alla maternità che darà tutta sé stessa per salvare la vita di due bambini. Per metà film è incinta, per l'altra è quasi sempre bendata, Sandra Bullock si carica il film sulle spalle e lo porta avanti con una prova matura e davvero convincente.
Nel cast di supporto spicca un fantastico John Malkovich.

Vedendo il film è facile fare un'associazione con A Quiet Place, dove era vietato fare rumori per non attirare le creature, mentre in Bird Box è vietato guardare per evitare di uccidersi, ma le similitudini tra i film finiscono qui, sono due film paralleli che non s'incontrano. In Bird Box non c'è niente che non abbiamo già visto in altri film o letto nei libri di Stephen King, le situazioni e i personaggi tipici del genere ci sono tutti, ma quello che il film fa, lo fa bene, e il risultato è un buon horror/thriller fantascientifico che intrattiene lo spettatore nel modo giusto.

venerdì 3 agosto 2018

Ocean's Eight - la recensione

Nel 2001, per la regia di Steven Soderberg, usciva nella sale Oceans Evelen, remake del film Colpo Grosso, con un cast stellare (George Clooney, Brad Pitt e Matt Damon solo per citarne qualcuno). Il film era divertente e glamour e fu un successo al botteghino tale da offuscare il suo predecessore.
Dopo due sequel abbastanza fallimentari, sull'onda della febbre da revival degli ultimi tempi, si è deciso di riprendere quella formula vincente e declinarla al femminile, con un cast altrettanto stellare, sperando di replicarne anche il successo.

Diciamolo, c'era una certa apprensione attorno a questo film, un po' perché il primo è diventato con gli anni un cult dell'heist movie, ma soprattutto perché ci si lamenta di mancanza di originalità nel riproporre qualcosa di già visto, magari condendolo con un bel gender swap che va tanto di moda, ma allo stesso tempo il cast coinvolto era tale da generare anche curiosità e qualche trepidazione.
Sicuramente se si cerca dell'originalità non è questo il film adatto (c'è anche da dire che nemmeno Ocean's Eleven era originale), infatti la formula è praticamente identica: Debbie Ocean (sorella di Danny, il personaggio di Clooney) esce di prigione dopo cinque anni e subito propone alla sua amica Lou un colpo milionario, per il quale è necessario mettere su una squadra di specialiste del furto (ma no solo). La prima parte è concentrata proprio sulla presentazione dei personaggi e l'organizzazione del colpo, mentre la seconda metà prende il largo con un ritmo serrato e un montaggio veloce. 



Insomma nulla di nuovo, plot e impostazione sono una fotocopia quasi fedele del film del 2001, ma c'è da dire che questa riproposizione è anche il principale pregio di questo Ocean's Eight: esattamente come Clooney e compagi, anche la squadra capitanata da Sandra Bullock e Cate Blachett sembra divertirsi un mondo, divertendo anche lo spettatore con battute brillanti e personaggi che sembrano disegnati sulle personalità delle attrici stesse (e allora abbiamo una Helena Bonham Carter esagerata ed eccentrica o una Anne Hathaway forse un po' svampita ma forse anche no).

Il tocco in più è un sincero e rinvigorente girl power, mai troppo didascalico, mai troppo fuori luogo, che abbatte gli stereotipi della femminilità (soprattutto per quanto riguarda le donne nei film d'azione), e che sicuramente sarà molto gradito dal pubblico femminile, in quanto è davvero facile rispecchiarsi con le protagoniste.

Non realizzato per essere il film che rivoluzionerà il cinema, né per vantare chissà quale originalità, proprio come fu per Ocean's Eleven, anche Ocean's Eight funziona perché si diverte e fa divertire grazie a un ritmo serrato, atmosfere scanzonate e un cast affiatatissimo. 

venerdì 17 gennaio 2014

Critics' Choice Awards - tutti i vincitori

Sono stati assegnati ieri sera i Critics' Choice Awards 2014, i premi della Broadcast Film Critics Association. Molto indicativi in chiave Oscar, negli ultimi sette anni, sei dei film vincitori hanno poi conquistato anche l'Academy Awards.

Miglior film dell'anno è stato premiato '12 Anni Schiavo' di Steve McQueen, che però, come già successo ai Golden Globes, non ha vinto come regista, premio andato ad Alfonso Cuaron per 'Gravity'.

Matthew McConaughey ('Dallas Buyers Club') e Cate Blanchett ('Blue Jasmine') continuano a raccogliere premi, entrambi hanno vinto come migliori attori protagonisti. Conferma anche per Jared Leto ('Dallas Buyers Club') come non protagonista mentre come migliore attrice non protagonista è stata premiata Lupita Nyong'O per '12 Anni Schiavo'. Miglior cast ad 'American Hustle'.

'Frozen' è il miglior film d'animazione, 'La Grande Bellezza' invece deve arrendersi a 'La Vita di Adele', premiato come miglior film straniero. Sorrentino però può stare tranquillo in vista degli Oscar dato che il film di Kechiche non sarà presente agli Academy Awards. 'La Vita di Adele' ha vinto anche il premio per la migliore attrice esordiente, andato alla protagonista Adele Exarchopoulos.

Nei Critics' Choice Awards sono presenti anche categorie specifiche assenti agli Oscar. 'Lone Survivor' è il miglior film d'azione. 'Gravity' ha vinto come miglior film sci-fi/horror e migliore attrice d'azione (Sandra Bullock, che sul palco ha ringraziato i suoi "maestri", Jackie Chan, Stallone e Van Damme). 'American Hustle' è la migliore commedia, con Amy Adams migliore attrice. Leonardo Di Caprio premiato come migliore attore in una commedia.

Ecco l'elenco di tutti i vincitori.

BEST PICTURE
12 Years a Slave

BEST ACTRESS
Cate Blanchett, 'Blue Jasmine'

BEST ACTOR
Matthew McConaughey, 'Dallas Buyers Club'

BEST DIRECTOR
Alfonso Cuarón, 'Gravity'

BEST SUPPORTING ACTRESS
Lupita Nyong’o, '12 Years a Slave'

BEST SUPPORTING ACTOR
Jared Leto, 'Dallas Buyers Club'

BEST ACTING ENSEMBLE
American Hustle

BEST ORIGINAL SCREENPLAY
Spike Jonze, 'Her'

BEST ADAPTED SCREENPLAY
John Ridley, '12 Years a Slave'

BEST ANIMATED FEATURE
Frozen

BEST FOREIGN LANGUAGE FILM
Blue Is the Warmest Color (La Vita di Adele)

BEST DOCUMENTARY FEATURE
20 Feet from Stardom

BEST COMEDY
American Hustle

BEST YOUNG ACTOR/ACTRESS
Adele Exarchopoulos, 'Blue Is the Warmest Color'

BEST ACTION MOVIE
Lone Survivor

BEST ACTRESS IN AN ACTION MOVIE
Sandra Bullock, 'Gravity'

BEST ACTOR IN AN ACTION MOVIE
Mark Wahlberg, 'Lone Survivor'

BEST ACTRESS IN A COMEDY
Amy Adams, 'American Hustle'

BEST ACTOR IN A COMEDY
Leonardo DiCaprio, 'The Wolf of Wall Street'

BEST SCI-FI/HORROR MOVIE
Gravity

BEST EDITING
Alfonso Cuarón, Mark Sanger, 'Gravity'

BEST CINEMATOGRAPHY
Emmanuel Lubezki, 'Gravity'

BEST VISUAL EFFECTS
Gravity

BEST ART DIRECTION
Catherine Martin (Production Designer), Beverley Dunn (Set Decorator), 'The Great Gatsby'

BEST COSTUME DESIGN
Catherine Martin, 'The Great Gatsby'

BEST HAIR & MAKEUP
American Hustle

BEST SCORE
Steven Price, 'Gravity'

BEST SONG
“Let It Go”, Robert Lopez and Kristen Anderson-Lopez, 'Frozen'

JOEL SIEGEL AWARD
Forest Whitaker

LOUIS XIII GENIUS AWARD
Julie Delpy, Ethan Hawke, Richard Linklater

venerdì 18 ottobre 2013

Oscar 2014: Gravity - la recensione

Alfonso Cuarón è un regista dalle mille abilità, ce lo ha dimostrato con ogni suo lavoro, da Y tu mamá también fino ad arrivare a Harry Potter e il Prigioniero di Azkaban, questa volta ha incantato il pubblico di tutto il mondo con il dramma/sci-fi Gravity, creando "il tutto nel nulla".

Non è da tutti riuscire a creare qualcosa di tanto indimenticabile quanto complesso, e Gravity in questo risulta al limite della perfezione. Cuarón è riuscito a creare sentimento, bellezza e complessità  nel luogo più vasto e "vuoto" che esista: lo spazio. Un vortice emotivo nello spazio, solo per questo il progetto merita una grande lode, perché in molti probabilmente sarebbero caduti nel banale e nel prolisso, invece lui ha studiato nei minimi dettagli ogni possibile escamotage per evitare tutto questo: due astronauti perduti nello spazio dopo un grave incidente incontrollabile, incidente che porterà ai limiti dell'animo umano, tanto complesso quanto primordiale. Nel film ci si perde nella morte ritrovando la vita. Ogni minimo particolare è inserito per enfatizzare lo stato d'animo dei protagonisti, anche i cambiamenti atmosferici che si intravedono sulla terra hanno un ruolo, la luce e la notte, le voci. Una splendida Sandra Bullock, che come ha detto qualcuno dopo la presentazione al Festival del Cinema di Venezia, "ha vinto oscar per molto meno", un George Clooney diverso dal solito, un "Virgilio dantesco" fondamentale per il vero personaggio principale: la vita.

E questa è solo una piccola parte del grande e meritato successo che Gravity ha avuto, perché grandi lodi vanno anche a Steven Price, compositore della splendida e ben scandita colonna sonora che accompagna questo estenuante viaggio ansiogeno e claustrofobico nei meandri della psiche umana, e un grande plauso anche agli sviluppatori degli effetti speciali e alle scenografie, semplicemente spaziali.Un viaggio, Gravity è un viaggio nella mente umana, nello spazio, nella psiche e nelle contraddizioni.

giovedì 26 settembre 2013

Foto dal backstage di 'Gravity' di Alfonso Cuaròn

L'attesa è altissima dal giorno in cui c'è stata l'anteprima mondiale all'ultimo Festival di Venezia, ma forse anche da prima, 'Gravity', di Alfonso Cuaròn, arriverà nelle sale il 3 ottobre.

Ecco alcune foto dal backstage del film che vede Sandra Bullock e George Clooney protagonisti, lavorazione che non è stata affatto semplice ma il risultato, stando alle prime recensioni, è eccezionale.








giovedì 29 agosto 2013

Festival di Venezia 2013 - giorno 1

E' iniziato oggi il 70° Festival di Venezia. Ad aprire le danze il film di Alfonso Cuaron, 'Gravity'.

Protagonisti del film Sandra Bullock e George Clooney, nei panni di due astronauti persi nello spazio. Grandi applausi alla fine della proiezione e in conferenza stampa dove gli attori sono stati accolti da macchine fotografiche e telefonini pronti ad immortalarli.

"Ho scelto di partecipare a questo film per la bellissima sceneggiatura. E poi ha due soli ruoli: uno era già stato assegnato a Sandy - e tra l’altro era quello in cui bisognava rimanere in mutande -, per cui non mi rimaneva molta scelta", ha scherzato Clooney.
Le riprese non sono state affatto facili, a raccontarlo è Sandra Bullock: "Riprese in condizioni estreme, piena di cavi, da sola. Ce la dovevo fare, perché la storia raccontata nel film valeva tanto. Alla fine posso dire di aver vissuto un'esperienza fisica ed emotiva incredibile". E Clooney prende spunto per scherzare ancora: "Abbiamo fatto parecchio yoga per allenare la nostra flessibilità. E ci siamo riusciti! Per Sandra è stato più difficile perché aveva molte più scene da girare. Per questo lei ha avuto un allenatore fin da subito. Io per prepararmi bevevo parecchio". Grande complicità fra i due attori che si fanno da spalla durante le reciproche battute.

Poi più seriamente Clooney racconta le difficoltà sul set dovute anche alla tecnologia utilizzata: "Lavoravamo su una specie di piattaforma luminosa dove bisognava stare attenti a non reagire alle macchine che si muovevano verso di te a gran velocità. Nello spazio ci si muove in maniera incredibilmente lenta, ma nello stesso tempo bisogna comunicare in modo più veloce rispetto alla parlata normale. Quando abbiamo iniziato le prove proprio non ci riusciva; ma dopo poco tempo Sandra ha iniziato a controllare molto di più i movimenti e io ogni volta mi chiedevo: 'Ma come cavolo fa?'. C’è poco da dire: è stata straordinaria". "Tutto merito degli astronauti che ho potuto consultare mentre giravamo il film", risponde la Bullock, "Li chiamavo dal mio cellulare; loro erano sulla base spaziale e stavano ad ascoltare tutte le mie domande bizzarre, dandomi consigli soprattutto sulla fisicità da adottare in determinate situazioni. Mi hanno fatto sentire molto piccola, perché ho capito che chi fa questo mestiere ha una passione straordinaria per la vita di tutti noi".

Immancabile una domanda sull'attualità per George Clooney, sul suo impegno in Darfur e sulla situazione siriana: "Ho comprato una spia in un satellite per controllare il Sudan, sapere e vedere le atrocità che si compiono lì. [...] Mi aspettavo questa domanda [sulla Siria] ...e anche una su Ben Affleck! Ma devo dire che per la Siria non credo di avere una risposta".

'Gravity' uscirà in Italia il 3 ottobre, in 3D.


Sul red carpet, Sandra Bullock e George Clooney non si sono risparmiati, hanno firmato autografi per mezz'ora e scherzato con i fan e i fotografi.

Cerimonia d'apertura caratterizzata dai ritardi, non una cosa nuova a Venezia. Condotta dalla madrina del Festival, Eva Riccobono, durante la cerimonia sono stati presentati i film in Concorso con delle piccole clip. Poi è stata presentata la Giuria del Concorso, composta da Jiang Wen, Martina Gedeck, Virginie Ledoyen, Carrie Fisher, Andrea Arnold, Pablo Larrain, Ryuichi Sakamoto e Renato Berta. Standing ovation per il presidente della Giuria, Bernardo Bertolucci che ha esordito scherzando: "Non sono il Dottor Stranamore", citando il film di Kubrick e riferendosi alla sedia a rotelle elettrica con cui è costretto a muoversi. Il maestro ha parlato poco a causa del ritardo, ha detto solo: "Sappiamo che il cinema non può cambiare il mondo, ma può crearne uno nuovo".

lunedì 12 agosto 2013

Nuove immagini da Gravity!


In attesa del debutto di Gravity, nuovo film di Alfonso Cuaron, al Festival di Venezia, sono online quattro nuove immagini dal film (in bassa risoluzione), dove vediamo Sandra Bullock e George Clooney alle prese con una missione nello spazio.




Il film aprirà la 70esima edizione del festival di Venezia il 28 Agosto, e uscirà in Italia a partire dal 4 Ottobre.


Lòisa

lunedì 21 maggio 2012

'Molto Forte, Incredibilmente Vicino' - la recensione

"Se il sole dovesse esplodere per 8 minuti nemmeno ve ne accorgereste, perchè tanto serve alla luce per arrivare fino a noi. Per 8 minuti il mondo sarebbe ancora illuminato, e si sentirebbe ancora il calore.  Era passato un anno dalla morte di mio padre e sentivo che i miei 8 minuti con lui stavano finendo."


Oskar Schell è un ragazzino particolare, un po' chiuso, molto intelligente, ama inventare cose, fare ricerche, compiere le missioni spesso simili ad una caccia al tesoro che gli da suo padre. E' passato un anno dal "giorno più brutto" e da quel momento Thomas vive con un peso enorme dentro. Quando un giorno per caso dentro un vaso blu nascosto nell'armadio del padre trova una chiave chiusa in una busta con su scritto "black" si convince che quello è un indizio che suo padre gli ha lasciato per trovare un suo messaggio, l'ultimo. Oskar inizia così una ricerca e decide di incontrare tutte le persone di NY che si chiamano Black per chiedere notizie di quella chiave e di suo padre.

Il film è tratto dall'omonimo - bellissimo - romanzo di Jonathan Safran Foer, ed era davvero difficile riportarlo al cinema senza tagliare o adattare la storia originale ai tempi cinematografici. Stephen Daldry e Eric Roth hanno fatto del loro meglio, e non hanno fatto male. All'inizio si ha la sensazione che si corra un po' troppo, chi ha letto il libro lo avvertirà ancora di più, e in alcuni punti sembra che il film perda il filo facendo un po' di confusione. In realtà va detto che chi ha scritto il film ha fatto una scelta ben precisa, come è stato per 'Ogni Cosa è Illuminata' in cui è stata tolta tutta la storia passata lasciando solo "la rigida ricerca" dei protagonisti, anche qui qui si è deciso di togliere l'"altra storia" che c'è nel libro per concentrarsi su Oskar e la sua ricerca. A causa di questa scelta si ha l'impressione che in alcuni punti manchi qualcosa ma credo che chi non ha letto il libro non ci farà caso. Dopotutto era impensabile seguire alla lettera la cronologia del romanzo. I libri di Foer sono scritti in modo molto particolare, sono complessi, intrecciano più storie andando avanti e indietro nel tempo, anche il modo materiale di scrivere, di mettere le parole sulle pagine è molto particolare, e questo era un aspetto impossibile da riportare sullo schermo perché riguarda esclusivamente il rapporta tra lettore e libro. L'eliminazione di alcune parti della storia originale hanno perciò portato alla modifica di alcuni eventi della storia ma le modifiche apportate in generale sono riuscite bene. Non ci sono strappi, il risultato è fluido. Bisogna sempre ricordare che letteratura e cinematografia sono due linguaggi molto diversi perciò è piuttosto inutile fare un continuo confronto tra film e libro.

La storia ha sullo sfondo quello che forse è evento più traumatico degli ultimi tempi, la tragedia delle Torri Gemelle. Qui la Storia di massa, la tragedia collettiva si vive nel privato, nella testa e sulla pelle di un bambino. Si parla dell'elaborazione del lutto di un ragazzino che perde suo padre in un modo drammatico, il non capire perché e come, il non voler accettare che il padre non ci sia più cercando di allungare quegli "8 minuti"; ma il film parla anche di un rapporto sottointeso, incompreso da parte di Oskar, apparentemente lontano ma incredibilmente forte con la madre.
Tecnicamente la regia di Stephen Daldry è buona, semplice, e personalmente mi piace come usa le musiche nei suoi film.

Visto com'è stato strutturato il film era molto importante il cast e soprattutto il giovane protagonista. Thomas Horn, qui all'esordio, è molto bravo, è il fulcro di tutto il film perciò la sua performance era essenziale. Stephen Daldry si conferma un regista capace di tirare fuori il meglio dai giovani attori. Straordinario Max Von Sidow, il suo è un ruolo molto particolare di cui è meglio non svelare nulla ma ci voleva un attore di grande capacità e Von Sidow ha risposto con una grandissima interpretazione, strameritata la nomination all'Oscar. Tom Hanks non ha molte scene ma da attore di grande esperienza qual'è riesce ad essere incisivo, e fa piacere rivederlo in un film di un certo livello dopo qualche colpo a vuoto. Molto brava Sandra Bullock, di nuovo in un ruolo drammatico e conferma di poterlo fare benissimo (alla faccia di chi dice di no), mai sopra le righe, misurata, intensa, perfetta nel passare da un'emozione all'altra, davvero una bella prova. Nel cast di contorno ci sono nomi importanti, John Goodman, Jeffrey Wright e Viola Davis. E forse si potevano gestire meglio i personaggi minori. Maggior attenzione avrebbe meritato il rapporto tra Oskar e la nonna o quello fra Oskar e il personaggio di Max Von Sidow che per una questione di tempo probabilmente sono stati ridotti. Il film però alla fine si riprende bene da tutti i piccoli errori e riesce a coinvolgere e, per chi ha il cuore tenero, a commuovere.

Insomma, 'Molto Forte, Incredibilmente Vicino' è un bel film. Non capisco chi ha contestato la nomination all'Oscar come miglior film, non è un capolavoro ma la nomination ci può stare (tra i nominati c'era di peggio...e ha pure vinto!). Purtroppo verrà penalizzato da una distribuzione molto lontana dagli Oscar e molto in ritardo rispetto agli altri paesi ma è un bel film che merita di essere visto.
E spero che la visione invogli gli spettatori a comprare il bellissimo libro di Jonathan Safran Foer perchè è un libro davvero molto emozionante.



Frra