Visualizzazione post con etichetta Venezia 2013. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Venezia 2013. Mostra tutti i post

sabato 7 settembre 2013

Festival di Venezia - Tutti i vincitori!

Si è appena conclusa la cerimonia di premiazione della 70a edizione del Festival di Venezia. La giuria, composta da Bernardo Bertolucci (presidente), Andrea Arnold, Renato Berta, Carrie Fisher, Martina Gedeck, Jiang Wen, Pablo Larraín, Virginie Ledoyen, Ryuichi Sakamoto, dopo aver visionato tutti i 20 film in concorso ha deciso di assegnare i seguenti premi:

LEONE D'ORO per il miglior film a:
SACRO GRA di Gianfrancesco Rosi (Italia, Francia)

LEONE D'ARGENTO per la migliore regia a:
Alexandros Avranas per il film MISS VIOLENCE (Grecia)

GRAN PREMIO DELLA GIURIA a:
JIAOYOU di Tsai Ming-liang (Taipei cinese, Francia)

COPPA VOLPI per la migliore interpretazione maschile a:
Themis Panou nel film MISS VIOLENCE di Alexandros Avranas (Grecia)

COPPA VOLPI per la migliore interpretazione femminile a:
Elena Cotta nel film VIA CASTELLANA BANDIERA di Emma Dante (Italia, Svizzera, Francia)

PREMIO MARCELLO MASTROIANNI a un giovane attore o attrice emergente a:
Tye Sheridan nel film JOE di David Gordon Green (Usa)

PREMIO PER LA MIGLIORE SCENEGGIATURA a:
Steve Coogan e Jeff Pope per il film PHILOMENA di Stephen Frears (Regno Unito)

PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA a:
DIE FRAU DES POLIZISTEN di Philip Gröning (Germania)


LEONE DEL FUTURO - PREMIO VENEZIA OPERA PRIMA (LUIGI DE LAURENTIIS) a:
WHITE SHADOW di Noaz Deshe (Italia, Germania, Tanzania)
nonché un premio di 100.000 USD, messi a disposizione da Filmauro di Aurelio e Luigi De Laurentiis, che saranno suddivisi in parti uguali tra il regista e il produttore.


Per i Premi Orizzonti, la giuria composta da Paul Schrader (presidente), Catherine Corsini, Leonardo Di Costanzo, Golshifteh Farahani, Frédéric Fonteyne, Kseniya Rappoport, Amr Waked, dopo aver visionato i 31 film in concorso, assegna:

il PREMIO ORIZZONTI PER IL MIGLIOR FILM a:
EASTERN BOYS di Robin Campillo (Francia)

il PREMIO ORIZZONTI PER LA MIGLIORE REGIA a:
Uberto Pasolini per STILL LIFE (Regno Unito, Italia)

il PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA ORIZZONTI a:
RUIN di Michael Cody e Amiel Courtin-Wilson (Australia)

il PREMIO SPECIALE ORIZZONTI PER IL CONTENUTO INNOVATIVO a:
MAHI VA GORBEH di Shahram Mokri (Iran)

il PREMIO ORIZZONTI PER IL MIGLIOR CORTOMETRAGGIO a:
KUSH di Subhashish Bhutiani (India)


PREMI VENEZIA CLASSICI
la Giuria composta da studenti di cinema provenienti da diverse Università italiane: 28 laureandi in Storia del Cinema, indicati dai docenti di 13 DAMS e della veneziana Ca’ Foscari, ha deciso di assegnare i seguenti premi:

il PREMIO VENEZIA CLASSICI PER IL MIGLIOR DOCUMENTARIO SUL CINEMA a:
DOUBLE PLAY: JAMES BENNING AND RICHARD LINKLATER di Gabe Klinger (Usa, Portogallo, Francia)

il PREMIO VENEZIA CLASSICI PER IL MIGLIOR FILM RESTAURATO a:
LA PROPRIETÁ NON È PIÙ UN FURTO di Elio Petri (Italia, Francia)


EUROPEAN SHORT FILM AWARD 2013 - EFA a:
HOUSES WITH SMALL WINDOWS di Bülent Öztürk (Belgio)


LEONE D’ORO ALLA CARRIERA 2013
William Friedkin

JAEGER-LECOULTRE GLORY TO THE FILMMAKER
Ettore Scola

PREMIO PERSOL
Andrzej Wajda

PREMIO L’ORÉAL PARIS PER IL CINEMA
Eugenia Costantini

venerdì 6 settembre 2013

Festival di Venezia - giorno 10

Ultima giornata prima della cerimonia di chiusura e della premiazione.

Ettore Scola porta a Venezia il suo 'Che Strano Chiamarsi Federico', film omaggio al grandissimo Federico Fellini a 20 anni dalla sua scomparsa.
Un film costruito come un racconto di finzione - i giovani Fellini e Scola sono interpretati da due nipoti del regista - che si mischia ai video di repertorio per raccontare un cinema italiano che oggi non c'è più e un personaggio incredibile che l'ha reso grande.

"E’ un album pieno di fotografie, scritti, ritagli e di ricordi, qualcuno offuscato che andava ricostruito. Ma non è un film che vuole commuovere. Se Federico sapesse che vi siete messi a piangere, s’incazzerebbe. Lui che era così allegro e autoironico. E poi la nostalgia e i rimpianti non sono il mio forte", così Ettore Scola descrive il suo film, presentato Fuori Concorso.
In principio l'idea era di affidare dei video di repertorio ad un giovane montatore per farne un documentario, poi, racconta Scola, "Roberto Cicutto, che è una persona pericolosa, mi ha detto perché non lo fai tu, visto che hai conosciuto Federico". Scola e Fellini si sono conosciuti all'inizio degli anni '50 grazie ad amici in comune come Marcello Matroianni e Alberto Sordi.
Per il regista, il cui ultimo film risale al 2003, non è stato particolarmente faticoso girare questo film. "Per i vecchi il lavoro diventa un’operazione invereconda, dopo anni di beata passione", spiega il regista di 'C'eravamo Tanto Amati', "Per fortuna il mio è un lavoro privilegiato e poi non ho fatto quasi niente: le figlie scrivevano, i nipoti interpretavano e Cicutto si occupava di tutto, anche dei caffè. Non è stato un film scomodo, ho fatto opere ben più faticose". 'Che Strano Chiamarsi Federico' è un film pensato per i giovani, "Spero lo vadano a vedere" dice Scola, "per scoprire che Fellini ha parlato di loro e a loro". Poi una battuta in ricordo dell'amico Fellini: "Continua a farmi ridere ancor oggi, ogni volta che rivedo i suoi film. No, Federico, non è certo uno che fa piangere".
Infine una battuta sulla presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano alla proiezione del film: "Come se non avesse altre cose più importanti da fare. Se anche lui perde tempo siamo fregati!".

Presentato sempre Fuori Concorso, 'Yurusarezaru Mono' ('Unforgiven'), remake del pluripremiato film western di Clint Eastwood. Nel cast, e nel ruolo di Eastwood, Ken Watanabe.

Particolare scelta quella di fare un remake di un film tipicamente americano e ambientarlo nel Giappone di fine '800 durante il tramonto dell'era dei samurai. Mossa riuscita comunque, il film è piaciuto, bellissimi gli scenari e l'ambientazione, ottima l'interpretazione di Watanabe, anche se non è paragonabile al bellissimo film di Clint Eastwood.


Ultimo giorno e quindi è il momento degli immancabili pronostici sui premi.
Secondo i bookmakers inglesi il favorito, dato a 5.50, è 'Philomena' di Stephen Frears che potrebbe dire la sua sia per il Leone d'Oro che, e forse soprattutto, per la Coppa Volpi alla migliore attrice (Judi Dench). Il secondo candidato alla vittoria secondo le quote è 'Kaze Tachinu' ('Si Alza il Vento') il nuovo, bellissimo e applauditissimo, film del maestro Hayao Miyazaki, ultimo film della sua carriera, dato a 6.00... e chi lo sa se anche questo non verrà preso in considerazione alla fine. A 7.50 è dato 'Stray Dogs' di Tsai Ming-liang, anche se non ha convinto tutta la critica. Anche se contestato, il film di Jonathan Glazer, 'Under My Skin', con Scarlett Johansson protagonista, si mantiene a quota 8.00.
Gli italiani? lontani secondo i bookmakers britannici, 'L'Intrepido' di Amelio è dato 13.00, 'Sacro Gra' a 17.00 e 'Via Castallana Bandiera' di Emma Dante addirittura a 21.

Alla fine questi pronostici basati sulle quote inglesi contano relativamente. Tutto è in mano alla Giuria e al suo presidente Bernardo Bertolucci e domani sera sapremo i vincitori del 70° Festival di Venezia.

giovedì 5 settembre 2013

Festival di Venezia - giorno 9

Ultimo film italiano in Concorso e, novità di quest'anno, è un documentario.

'Sacro GRA' di Gianfranco Rosi è stato accolto da convinti applausi (è stato il film italiano più applaudito) e da qualche fischio da parte della stampa italiana (sempre loro).

Il film è un documentario su personaggi invisibili che abitano nei dintorni del GRA, il Grande Raccordo Anulare che circonda Roma, cioè la più estesa autostrada urbana d'Italia. Chi sono questi personaggi? ci sono Paolo, nobile piemontese, e sua figlia Amelia, Roberto il barrelliere, Francesco il palmologo che prova a sconfiggere il famigerato punteruolo rosso, Filippo detto "Il Bob De Niro di Nocera", Xsenia il principe, Gaetano attore di fotoromanzi e Cesare l'anguillaro (pesca anguille nel Tevere).

Un film che ha richiesto molto tempo, quasi tre anni di lavorazione e riprese. "Sì, con budget contenuto e con grande paura da parte del produttore che all'inizio talvolta mi chiedeva "Stai girando?" e io rispondevo di sì", ha raccontato il regista Gianfranco Rosi, "In realtà stavo girando intorno al raccordo perché nei primi sei mesi ho preso confidenza con i luoghi e le persone, il tempo necessario per avvicinarsi. Il raccordo è un pretesto narrativo, un luogo privo di identità dove ho trovato tessuti di umanità". 'Sacro GRA' è il primo documentario a partecipare al Concorso del Festival di Venezia. "Ringrazio il direttore Barbera per l’attenzione e il coraggio mostrati avendo messo in Concorso il mio film", ha detto il regista, "Non c’è nessuna differenza tra finzione e documentario, si tratta sempre di drammaturgia e dunque ogni storia ha un suo modo di essere narrata".

Sempre in Concorso, presentato il francese 'La Jalousie', di Philippe Garrel. Con Luis Garrel e Anna Mouglalis.

Storia molto classica, il trentenne Louis (Garrel), attore teatrale, che lascia la moglie per Claudia (Mouglalis), una ex attrice. Innamorati l'uno dell'altra vanno a vivere in una mansarda, in povertà, ma il carattere di Claudia e le continue tentazioni metteranno a dura prova la loro relazione.

La storia di un uomo e una donna insomma. "Comunicare tra uomo e donna è una cosa difficile, e insieme una delle più interessanti di oggi", commenta il regista Philippe Garrel, "L'arte è potersi liberare e darsi allo studio della comunicazione fra uomini e donne, anche se forse sarebbe meglio separare: donne con donne, uomini con uomini. Quando si vive una situazione amorosa non c'è obiettività, ma l'impronta dell'emozione. Forse qui sono un po' cattivo nei confronti delle donne, forse lotto contro la mia misoginia, come tutti gli uomini, e forse qui non sono stato un campione". L'attrice Anna Mouglalis invece parla dell'abbandono, uno dei temi del film: "Nessuno è colpevole, tutti si feriscono reciprocamente in una storia d'amore ma senza farlo apposta". Mentre Luis Garrel ci scherza: "Chi è che non trova colpa nella donna che ti lascia?".
Il film è stato girato in bianco e nero e c'è stato molto spazio per l'improvvisazione. "L'ho fatto in velocità, captando e mettendo insieme tante cose", ha detto il regista.

Ancora Concorso con 'Jiaoyou' ('Stray Dogs'), del regista malese Tsai Ming-liang, già vincitore del Leone d'Oro nel 1994.

La storia di un uomo che con i suoi figli vaga nelle periferie della moderna Taipei, cercando di mantenere insieme la propria famiglia.

"Racconto la storia di un buono a nulla, le uniche presenze nella sua vita sono i suoi due bambini e sullo sfondo c'è una città che è diventata una discarica per cani randagi", ha dichiarato il regista che con la sua telecamera segue il protagonista per 138 minuti con scene piuttosto statiche. "Il mio cinema è così", dice Tsai Ming-liang in conferenza stampa, "vede la macchina da presa seguire un personaggio che poi si trasforma, fa un percorso. E noi riusciamo a vedere questo percorso proprio perché è lento. A volte vorrei essere ancora più lento, per me la lentezza è una cosa molto bella". Questo, come annuncia il regista, potrebbe essere il suo ultimo film: "Non so se questo sarà davvero il mio ultimo film ma un po' ci spero e se dovesse essere così sarei soddisfatto. Però credo nel destino e dunque vedremo".

Fuori Concorso invece è stato presentato 'Wałęsa – Man of Hope', di Andrzej Wajda.

La storia dell'incontro fra Lech Wałęsa, ex presidente polacco e premio Nobel nell'83, con la giornalista Oriana Fallaci, incontro avvenuto nel 1981.
Protagonisti Robert Wieckiewicz nei panni di Wałęsa, e una convincente Maria Rosaria Omaggio in quelli della Fallaci.

"Questo film ha il soggetto più difficile che abbia mai affrontato in 55 anni della mia carriera", ha dichiarato il maestro Andrzej Wajda, "Ho ammirato Wałęsa dal primo momento e questo film si rivolge a tutti, ma soprattutto ai giovani, sperando che possano sentire di nuovoil desiderio di partecipare alla vita politica". E Maria Rosaria Omaggio confessa: "Fin dal mio debutto a 16 anni, quando mi chiedevano chi volessi interpretare rispondevo sempre Oriana Fallaci, perché mi piaceva l’immagine conflittuale e contrastante di questa regina degli opposti: una donna fragile che faceva domande da uomo. E tutte le domande riprese nel film sono esattamente quelle dell’intervista originale con Wałęsa". "L’occasione dell’incontro con la Fallaci fu fondamentale perché venne dato a questo personaggio un punto di vista europeo", conclude il regista, "Ma oggi non serve un altro Walesa: è stato un eroe dei suoi tempi, nessun altro poteva fare quello che fece lui".

mercoledì 4 settembre 2013

Festival di Venezia - giorno 8

Secondo film italiano in Concorso al Festival, poi Patrice Leconte e l'arrivo delle Femen!

'L'Intrepido' di Gianni Amelio è la seconda pellicola italiana nel Concorso a Venezia. Protagonista Antonio Albanese.

La storia di Antonio Pane (A.Albanese), disoccupato che tutte le mattine si prepara per bene ed esce per andare a sostituire qualcuno, per fare il "rimpiazzo", per tutto il giorno o solo per un paio d'ore, che sia un lavoro da manovale, badante, autista del tram, cameriere, qualsiasi cosa, senza mai darsi per vinto e senza mai perdere la propria dignità.

"Ecco il mio Charlot" ha detto Amelio. Il film in realtà non è stato accolto benissimo dalla stampa, qualche fischio (sempre quel brutto vizio dei "critici" italiani...) e pochi applausi, curioso come il film sia stato contestato e stroncato soprattutto dagli italiani.
Antonio Pane è un personaggio che ha subito conquistato Antonio Albanese: "Non solo mi piace, ma lo invidio, per la sua determinazione velata di tenerezza. Un po' mi appartiene, perché anch'io ho usato le mani, per mantenermi, quando studiavo in accademia, ho fatto mille lavori". "Come Charlot, Antonio è un uomo solo", ha detto Gianni Amelio in conferenza stampa, "che sa uscire sano dalle situazioni più insane, combattendo con l’arma della dignità, della fiducia e dei valori per continuare a camminare a testa alta. A lui e alla sua purezza abbiamo pensato per costruire questo personaggio". Antonio Albanese e Gianni Amelio volevano lavorare insieme da tempo e, dopo questa esperienza, lo faranno ancora. "Metterò ancora a dura prova il suo appetito e lavorerò sul suo fisico", ha detto Amelio, "La bravura per me non ha importanza, voglio che sia bello. Se la faremo, nella nostra prossima pellicola vedrete un Albanese in formissima".

Fuori Concorso è stato invece presentato il film di Patrice Leconte, 'Une Promesse'. Con Rebecca Hall, Alan Rickman e Richard Madden.

Tratto da "Viaggio nel Passato', romanzo di Stefan Zweig, la promessa del titolo è quella che Charlotte (R.Hall), giovane donna, madre e sposata con un anziano industriale (A.Rickman) gravemente malato, fa al giovane di umili origini (R.Madden). Il ragazzo partirà per il Messico per due anni ma lei gli promette che al suo ritorno potranno vivere il loro amore. La guerra li terrà lontani otto anni, periodo in cui cercheranno, tra mille difficoltà, di comunicare solo tramite delle lettere.

Il regista è stato molto fedele al libro di Zweig tranne per il finale, decisamente poco "happy" nel romanzo. "Quello del film non è un happy end, ma un raggio di sole, un pezzo di azzurro in un cielo plumbeo", ha detto Leconte, "C’è qualcosa di folle nel dichiarare il proprio amore con la promessa di viverlo solo successivamente e il film che realizzato è trattenuto, ma mai freddo". Rebecca Hall descrive il suo come "un personaggio guidato da emozioni assolute e molto forti, ma incapace di esprimerle e la sfida è stata mostrarle con primi piani". Richard Madden, il "King of the North" del Trono di Spade, invece si è detto affascinato dai film in costume: "I film che si svolgono nel passato mi danno la possibilità di esplorare altri modi di esprimere le emozioni e diversi aspetti delle relazioni umane". Patrice Leconte fa poi i complimenti al suo cast: "Per la prima volta ho girato non in francese. Ho voluto assolutamente attori inglesi per conservare la sensibilità europea. Lavorare con loro è stato appagante per la precisione della loro recitazione. Abbiamo lavorato sugli sguardi, sui non detti , tutto è stato molto intuitivo e ci siamo comportati come funamboli". Complimenti che il cast ricambia. "Patrice è una persona molto divertente, quando la scena riesce bene molla la macchina da presa e saltella persino per la stanza" ha detto Alan Rickman, e Rebecca Hall aggiunge: "Senti sempre il suo coinvolgimento e il suo entusiasmo durante le riprese".

Infine, per presentare Fuori Concorso il documentario 'Ukraine is not a brothel' ('L'Ucraina non è un Bordello') di Kitty Green, al festival sono arrivate le Femen!

Un viaggio dentro al mondo delle attiviste Femen per conoscere gli ideali, le loro mosse e strategie e i rischi che corrono con le loro proteste.

La regista ha spiegato: "Avevo letto per la prima volta di Femen su un gionale, mentre viaggiavo in Ucraina, il paese natale di mia madre. Mi aveva incuriosito il loro essere "Femministe in Topless". Per un anno ho condiviso un appartamento con cinque attiviste, filmando le loro proteste e i loro arresti, imparando a capire i loro ideali. Ukraine Is Not a Brothel è un viaggio all’interno delle vite segrete di queste splendide donne. E’ un film che parla della brutale forza della cultura patriarcale nell’est Europa". Le leader Inna e Sasha Shevchenko, presenti al Lido, hanno dichiarato: "Noi Femen siamo scappate dall'Ucraina e siamo felici di essere ora in un posto sicuro. E' stato necessario perché la politica e i servizi segreti ucraini ci stavano attaccando molto duramente. Ora il nostro quartier generale è a Parigi ed abbiamo nel mondo altre 10 sedi". Per niente intimorite dai giornalisti, hanno risposto con determinazione a tutte le domande, e a chi gli chiedeva del ruolo di Victor, un uomo, che sembrava essere il fondatore del movimento, hanno risposto in modo deciso: "Victor non fa più parte del movimento da un anno, non ha fondato le Femen, e quando le Femen hanno cominciato ad essere più popolari ha pensato di poter prendersi più spazio, forse perché e' un uomo. Avere a che fare con una persona come lui ci ha fatto capire ancora di più quanto sia necessario combattere il patriarcato. Non siamo più sotto il suo folle potere, ora lavoriamo fra donne".
Le Femen sono arrivate vestite, sorridenti e con il pugno alzato al cielo, e si sono poi spogliate durante il photocall, mostrando scritti sul corpo messaggi come "Naked War" o "I'm Free". Grandissimo rispetto per loro.

martedì 3 settembre 2013

Festival di Venezia - giorno 7

Animazione, fantascienza, scandali e star nella settima giornata del Festival.

La giornata si è aperta con la proiezione di un film molto atteso, 'Space Pirate: Captain Harlock'. Il mitico Capitano riadattato e riletto per una versione in animazione 3D.

A presentarlo, insieme al regista Aramaki Shinji, è arrivato direttamente il creatore del manga, Leiji Matsumoto, che ha dichiarato: "Harlock nasce dalle storie sulla 2a guerra Mondiale di mio padre ma anche dalla voglia di raccontare un pirata. Invece dei sette mari lui naviga nello spazio, mi ha permesso di parlare dei cambiamenti del mondo. E' un uomo alla difesa di un pianeta che è invecchiato più del dovuto e rischia la distruzione perché l'uomo ne ha sfruttato le risorse. Quel teschio sulla bandiera di Harlock, per cui oggi inizia un nuovo viaggio, resta un simbolo di libertà. Per questo ho detto sì a film, è una storia che anche le nuove generazioni devono conoscere".
Il film arriverà nelle sale italiane il 1° gennaio, distribuito da Lucky Red.

In Concorso invece, presentato 'Under The Skin' di Jonathan Glazer. Protagonista Scarlett Johansson.

Tratto da un romanzo di Michel Faber, l'attrice interpreta il ruolo di un'aliena di cui non conosciamo il nome. Lo spettatore la segue mentre, vagando per il nostro pianeta, guarda l'universo e il genere umano. Ci studia, parla pochissimo, cerca qualcosa, cerca uomini da sedurre e poi far sparire in un luogo oscuro e non definito. Prova a sperimentare la passione ma non può andare oltre un bacio perché il suo corpo non glielo permette. Cerca di capire chi è e che forma ha preso arrivando sulla Terra. Scopre il dolore, la paura, l'orrore, lo squallore dell'umanità.

'Under The Skin' è un film decisamente particolare, in cui si assiste al viaggio di un essere misterioso, un film molto visivo, alla ricerca della suggestione delle immagini. Molto divisa la critica, in sala si sono sentiti "buu" (un brutto vizio che i critici italiani non si toglieranno mai) ma anche applausi. Nessun fischio però all'arrivo di Scarlett Johansson, attesissima dai fan e dai fotografi.
"Del libro di Faber mi ha attratto la possibilità di vedere il mondo attraverso gli occhi di un’aliena", ha detto il regista Jonathan Glazer, "pensavo che questo potesse farci capire meglio anche noi stessi. Il nostro pianeta è il pianeta alieno, siamo noi i marziani". Il regista però non si è voluto focalizzare sugli aspetti più filosofici: "Non faccio film a tema, su amore, sesso, vita, morte. Parto da un sentimento, dall’intuizione del personaggio che si trasforma da essere indefinito in una donna". Il film è stato girato in modo particolare, molte delle scene sono state riprese con delle telecamere nascoste all'interno del furgoncino con cui il personaggio di Scarlett Johansson va in giro, la maggior parte degli attori sono non professionisti, presi dalla strada, compreso un ragazzo con una grave malformazione, scena molto difficile da girare che ha richiesto una estrema sensibilità da parte della Johansson. Un modo di girare che ha intrigato molto l'attrice. "E' interessante lavorare in questo modo, faceva venire fuori in modo genuino i dialoghi tra le persone e ciascuno di loro reagiva in modo completamente diverso", ha detto l'attrice in conferenza stampa. "Mi ci sono volute settimane per prepararmi perché è un personaggio che non conosce l'umanità e deve abbandonare qualsiasi giudizio e non ha alcuna intenzione specifica", racconta la Johansson, "Abbiamo dovuto iniziare da una tabula rasa. È una persona che è parte di una entità: è stato difficile trovare una chiave di interpretazione. Non volevamo avesse dei movimenti da alieno ma semplicemente... accesa e spenta".
In chiusura l'attrice ha dichiarato la sua passione per Federico Fellini: "E' sicuramente il mio regista italiano preferito, e il suo film 'La strada' è il mio preferito in assoluto. Tutte le volte che lo vedo mi si spacca il cuore e mi metto a piangere".

Presentato in Concorso anche il nuovo film di Amos Gitai, 'Ana Arabia'.

Fuori Concorso invece il film scandalo del regista coreano Kim Ki-duk, 'Moebius'.

Una storia disturbante sulla famiglia, un uomo tradisce la moglie che una volta scoperto il tradimento decide di evirarlo, non riuscendoci decide di punire il figlio al suo posto. Sconvolto, l'uomo si farà evirare per provare la stessa sofferenza del figlio.

Una storia che non risparmia nessuno, zero parole, gemiti di dolore e piacere, sesso, violenza (provocata e autoinflitta), evirazioni e incesto, anche se solo sognato come spiega il regista in conferenza stampa. Film shock che il regista Kim Ki-duk però racconta in modo molto semplice: "E' semplicemente un film sulla famiglia, sul sesso, sui genitali e sulle dinamiche che li legano".
"Nel mio cinema i dialoghi sono sempre molto limitati, ma stavolta ho tolto la parola anche ai personaggi minori", ha spiegato il regista coreano, Leone d'Oro lo scorso anno con 'Pietà'', "Ho voluto fare un nuovo esperimento su un'idea di cinema che si concentri esclusivamente sulle immagini e rinunci alle parole". In patria il film è stato fortemente censurato e il regista, in un certo senso, ha voluto proprio sfidare la censura: "Parlare apertamente di genitali, in Corea del Sud, è proibito. E' un argomento tabù, e la mia intenzione con questo film era precisamente portare questi temi nel discorso pubblico. Nel mio Paese uscirà tagliato di tre minuti, mentre voi lo avete visto nella versione integrale". Il regista accusa la censura di essere politica e dannosa: "Ora la pellicola è "purificata" ma dopo averlo sforbiciato non era più il film che avevo fatto. La censura viene applicata per motivi politici. Spesso impedisce a giovani talenti di girare per anni, creando un serio danno a tutta l'arte cinematografica. E' un problema che va risolto una volta per tutte". Donne terribili nel film ma Kim Ki-duk non voleva giudicare le donne in generale: "Naturalmente le mie protagoniste non rappresentano tutte le donne, ma è vero che le donne coreane possono reagire molto violentemente al tradimento. E comunque le donne di oggi sono il risultato di ciò che noi uomini abbiamo fatto di loro".
Il regista, assolutamente immune alle critiche e ai commenti (anche negativi) sul film, ha poi concluso: "I miei connazionali mi accusano di essere la vergogna del nostro Paese. Ma i miei film, in realtà, sono il frutto del profondo amore che io provo per la mia terra. Ritengo che sia un dovere non chiudere gli occhi e interrogarmi continuamente sui problemi che la lacerano. Le mie opere esprimono lo stato di salute della società".

Nonostante la violenza e il tema piuttosto difficile, il film uscirà in Italia il 5 settembre.

lunedì 2 settembre 2013

Festival di Venezia - giorno 6

Il giorno di Terry Gilliam a Venezia, e poi 'Locke', un film che ha sorpreso Fuori Concorso.

'The Zero Theorem' è il film che Terry Gilliam ha portato in Concorso al Festival.

Qohen Leth (Christoph Walz, purtroppo assente) è un geniale, eccentrico e solitario matematico che soffre di una una profonda angoscia esistenziale. Controllato da una misteriosa persona nota come "Il Management", Qohen Leth lavora per cercare di risolvere lo "Zero Theorem", un problema che potrebbe rivelare se la vita ha in effetti un qualche tipo di senso o significato. All'improvviso il suo lavoro viene interrotto dall'arrivo di Bainsley, giovane bellissima donna, e di Bob, figlio adolescente del Management.

Il film è ambientato non in futuro alternativo ma in un presente diverso. "Quando ho girato 'Brazil', nel 1984, volevo dipingere l'immagine del mondo in cui pensavo stessimo vivendo allora. The Zero Theorem è uno sguardo sul mondo in cui penso di vivere ora", ha spiegato Terry Gilliam in conferenza stampa, "La sceneggiatura di Pat Rushin mi ha intrigato per le molte idee esistenziali racchiuse nel suo divertente e toccante racconto filosofico. Per esempio: che cosa dà significato alla nostra vita, che cosa ci procura gioia? Si può essere soli nel nostro mondo sempre più connesso e ristretto?". Il film in effetti ha degli aspetti in comune con 'Brazil' e 'L'Esercito delle 12 Scimmie', soprattutto nelle ambientazioni surreali. "Abbiamo girato a Bucarest, perché costava meno rispetto a Londra e all’Italia", ha continuato Gilliam, "Quanto ai costumi ci siamo affidati a un mercato cinese dove si compra al chilo. Abbiamo acquistato lì le stoffe, ovviamente di scarsa qualità. Gli attori sudavano come dei maiali, poverini!". Il tratta il tema dello "schiavismo tecnologico" che secondo il regista porta ad una disumanizzazione delle relazioni. "Ormai anche quelle sono virtuali, perché ci si nasconde dietro identità finte; degli "alias" spesso frutto di quegli standard estetici che la società impone e che impediscono di essere se stessi", ma Gilliam non vuole demonizzare la tecnologia, per cui ha una grandissima passione, anche se non vuole essere chiamato "nerd" o "geek". "No, un geek no, anche se è vero che ogni giorno vengo praticamente catturato dal computer", ha detto il regista, "Il futuro ci ha fatto tutti suoi prigionieri. Anche se la tecnologia ci ha parato il culo più volte, ad esempio quando ho chiesto a Mélanie (Thierry) di registrare alcune battute che avrei inserito in voice over. Abbiamo fatto tutto tramite l’iPhone e nel giro di pochi minuti!". Anche gli attori David Thewlis e Melanie Thierry si sono espressi sull'argomento "tecnologia". "Ci hanno detto che la tecnologia migliorerà le nostre vite", ha detto Thewlis, "ma è sempre più difficile capire dove ci stia portando". E la Thierry, in dolce attesa, aggiunge: "Non sono a mio agio con il computer, non sono su Twitter né su Facebook, è un mondo lontano da me, e mi dà fastidio che ci si possa nascondere dietro lo schermo".
Il film ha convinto abbastanza ma non tutti, con i film di Gilliam è sempre così.

Presentato invece Fuori Concorso il film 'Locke', di Steven Knight, con Tom Hardy assoluto protagonista.

Ivan Locke (T.Hardy) è un uomo di successo, direttore dei lavori in un cantiere edilizio, mentre è in macchina riceve una telefonata che farà venire a galla errori del passato. Inizia così una corsa contro il tempo per salvare tutto quello che gli è più caro.

Un film che ha sorpreso, più di qualcuno ha dichiarato che il film avrebbe meritato un passaggio nel Concorso. Tom Hardy recita tutto il film, che si svolge in tempo reale, seduto in auto di notte. Una prova diversa, decisamente meno fisica di quelle estreme a cui Hardy ci ha abituato, dal Bane di Batman a 'Bronson'. Prova superata egregiamente dall'attore che sul ruolo ha dichiarato: "E' un bellissimo ruolo: c’è dramma ma poca azione. Mi ha dato la possibilità di approfondire il personaggio dal punto di vista psicologico e di infondergli integrità e umanità. Recitare in questo film è stato come affrontare un dramma radiofonico: la storia è seguita dal punto di vista del protagonista che però viene definito anche dal suo confronto con gli altri personaggi che si sentono solo come voci. Ho lavorato molto sulla caratterizzazione di Ivan Locke: mi sono fatto crescere la barba e ho addolcito la voce dolce. Mi piace questo personaggio così umile e sobrio. Affrontare ruoli di questo tipo è stimolante: per Locke mi sono preparato con degli amici recitando il copione per una settimana, come si fa in teatro". Il regista Steven Knight ha poi aggiunto: "Il film è tutto basato sulla performance straordinaria di Tom. Il punto centrale del film è descrivere l’importanza e la necessità di assumersi la responsabilità delle proprie scelte. Tom ha saputo dare la giusta umanità a un uomo che cerca di essere migliore del proprio padre. Nel film anche cose che possono sembrare banali diventano centrali. Questa era la sfida maggiore: rendere interessanti cose che sembrano normali".

Festival di Venezia - giorno 5

La quinta giornata del festival ci regala tre momenti decisamente interessanti, due film in Concorso e uno alle Giornate degli Autori.

A catalizzare l'attenzione questa mattina è stato sicuramente il nuovo film di Hayao Miyazaki, 'Si Alza il Vento' ('Kaze Tachinu'), presentato in Concorso, che sarà l'ultimo del grande maestro dell'animazione.
Miyazaki non era presente a Venezia - al contrario di quello che hanno scritto molti illustri giornali - e ha lasciato l'annuncio al presidente dello Studio Ghibli, Koji Hoshino, che ha poi aggiunto: "Ulteriori dettagli saranno dati la settimana prossima durante una conferenza stampa a Tokyo, ma per ora non sono autorizzato a dire altro".

Il film è una biografia romanzata del progettista di aerei Jiro Horikoshi, l'uomo che ha inventato gli "Zero", gli aerei dei kamikaze. Partendo dalla sua infanzia, e attraversando il terremoto del '23, la Grande Depressione, la malattia e le guerre, il film racconta il sogno di un uomo che voleva inventare un aereo in grado di librarsi nel vento.
Applaudito da tutti, 'Si Alza il Vento" è stato descritto come un film più "adulto" ma in cui si può sempre ritrovare il Miyazaki poetico, fantastico e onirico che tutti conosciamo.

Altro film presentato in Concorso è 'Parkland', diretto da Peter Landesman e prodotto da Tom Hanks. Grande cast con Paul Giamatti, Billy Bob Thornton, Marcia Gay Harden, Jackie Earle Haley, Zac Efron, Colin Hanks e Tom Welling.

Il film racconta uno degli eventi più sconvolgenti per l'America, e per il mondo: l'omicidio di John F. Kennedy. La storia però viene raccontata attraverso gli occhi di chi ha assistito, come un commerciante che ha ripreso il momento con la cinepresa amatoriale, il giovane dottore che si è ritrovato il Presidente in sala operatoria senza poterlo salvare, il fratello dell'assassino e la guardia del corpo che era accanto a Kennedy.

"Il film vuole rappresentare il caos e la paura che colpiscono una persona normale di fronte alle grandi tragedie", ha detto il regista Landesman, "Dieci anni fa ero a New York quando le Torri sono state abbattute e la sensazione di paura, angoscia e sgomento che ho provato è stata indescrivibile. Il giorno dell’assassinio di Kennedy il disorientamento e il panico sono stati uguali. Volevo portare al cinema la storia delle persone sconvolte da questi tragici eventi, come Robert Oswald, fratello dell’assassino, un uomo che scopre all’improvviso che suo fratello è il diavolo. E’ una visione quasi shakespeariana della vicenda. L’uomo che viene improvvisamente colpito da tragedie più grandi di lui". Tom Welling, unico presente al festival dopo il forfait di Efron, ha invece raccontato l'esperienza di recitare accanto ad attori come Paul Giamatti e Billy Bob Thornton. "E’ stata una bellissima esperienza lavorare con tutti questi grandi attori", ha detto Welling, "La cosa più strana è che eravamo costantemente ripresi dalle telecamere, anche quando non sapevamo dove fossero. Sono stato sempre in scena: un modo diverso e interessante di lavorare". "Parkland è l’ospedale dove sono morti sia la vittima che l’assassino. E’ una metafora della morte: arriva per tutti e di fronte a lei siamo uguali a prescindere da chi siamo", conclude il regista.

Sul festival si è poi abbattuto il ciclone Daniel Radcliffe! I fan dell'attore lo hanno inseguito per tutto il Lido, anche al bagno, tra urla e scene di delirio.
L'attore inglese è arrivato a Venezia per presentare, alle Giornate degli Autori, un film molto interessante, 'Kill Your Darlings', di John Krokidas.

Il film racconta la giovinezza dei poeti della Beat Generation. Allen Ginsberg (Radcliffe) è un timido ragazzo molto portato per la poesia, al campus incontra Lucien Carr (Dane DeHaan, la cui interpretazione ha colpito particolarmente) che riuscirà a liberare il genio nascosto dentro il giovane Ginsberg che poi guiderà la rivoluzione letteraria degli anni '50.

La scelta di Radcliffe per interpretare Allen Ginsberg può sembrare strana ma il regista si è subito convinto ad affidargli la parte. "Ero certo che Dan sarebbe riuscito a rendere tutte le sfaccettature del personaggio", ha detto Krokidas, "Allen all’inizio del film mostra solo un lato di se stesso, alla fine distinguiamo tutta la tavolozza di colori, tutte le sfumature che celava in sé. E poi quando incontri un attore è come se andassi a un primo appuntamento: nel giro di 5 minuti ti rendi conto se c’è alchimia o meno. Per noi è stato così". Daniel Radcliffe, bombardato di domande dai giornalisti, conosceva già lo scrittore: "A 14 anni già lo conoscevo anche se avevo letto solo il primo verso di Howl - L'urlo, concludendolo solo da più grande. L'opportunità di girare questo film mi ha spinto ad avere una scusa per immergermi molto di più sulla storia di Ginsberg, studiando la sua generazione [...] Non interpreto Ginsburg, ma un ragazzino di nome Al, che va all università per la prima volta e che si sente intimorito pensando che tutti gli altri siano più intelligenti di lui, trovando poi la sua strada".
L'interpretazione di Daniel Radcliffe è stata molto apprezzata, e lui è ormai perfettamente a suo agio nel ruolo di attore e star, professionale e cordiale racconta: "E' evidente che la mia vita è stata singolare, molto diversa da quella dei miei coetanei, però come tutti – e come Allen nel film – intorno ai 18 anni ho iniziato a provare delle insicurezze e ad avere dei dubbi su me stesso. Credo che sia fisiologico, normale. Chi non si mette mai in discussione è un idiota. Il trovare se stessi è certamente un processo doloroso, ma è proprio questo dolore che aiuta a crescere". Saggio Radcliffe.

sabato 31 agosto 2013

Festival di Venezia - giorno 4

Al festival oggi, due fra i film più attesi del Concorso: 'Child of God' di James Franco, e 'Philomena' di Stephen Frears.

James Franco ormai fa tutto, attore, produttore, regista, scrittore, artista, e al Festival arriva con il suo film 'Child of God', tratto da un romanzo di Cormac McCarthy, in cui è regista e coprotagonista.

Storia durissima che racconta del killer necrofilo Lester Ballard, e di chi gli dà la caccia, un uomo messo ai margini dalla società che vive isolato in una caverna, una condizione che lo porterà a scivolare sempre più in basso in un abbrutimento e una depravazione totale.

Violento, drammatico e crudo, 'Child of God' è stato accolto da timidi applausi a fine proiezione ma ha diviso molto: non pienamente riuscito secondo alcuni, un vero pugno nello stomaco secondo altri, puro esibizionismo del regista per quelli a cui non è piaciuto affatto. Sicuramente un film interessante e coraggioso ma per stomaci forti. Convincente comunque la prova del protagonista Scott Haze.
"La cosa che più mi ha colpito del romanzo è la descrizione della solitudine. La solitudine, l’alienazione e l’isolamento dalla società sono temi che mi affascinano", ha risposto James Franco in conferenza stampa a chi gli chiedeva cosa l'avesse spinto a raccontare una storia così dura e cruda, "Quando hai a che fare con l’arte a volte capita di essere letteralmente fulminato da qualcosa che vedi o leggi e che magari ti colpisce senza che tu sappia perché. Sono un grande ammiratore dell’opera di McCarthy e volevo realizzare questo film già sette, otto anni fa". James Franco è un grande amante della letteratura e trarre film dai suoi autori preferiti è uno stimolo in più per lui. "Amo usare libri dei miei autori preferiti per le mie opere: McCarthy e Faulkner sono tra le mie maggiori fonti di ispirazione", ha dichirato, "Portare sullo schermo un’opera di questi scrittori alza il livello del mio lavoro perché voglio  rendere giustizia alla grandezza dell’opera". Il protagonista Scott Haze racconta le difficoltà, anche fisiche, dell'affrontare un personaggio estremo come Lester Ballard. "Per prepararmi al ruolo sono stato in isolamento in un bosco per tre mesi: ho perfino dormito in una grotta", ha dichiarato l'attore, "Per rendere il deperimento mentale e fisico del protagonista ho perso quasi  venti chili: è stata un’esperienza difficile. Il mio approccio a un personaggio così estremo è stato quello di guardarlo con compassione, per potermici relazionare. Lester è un personaggio complesso: non è il solito maniaco, è vero, è un assassino, ma è anche una persona profondamente sola e incapace di inserirsi nella società". Poi confessa i modelli da cui ha preso spunto. "Per rappresentarlo mi sono ispirato al Joker di Heath Ledger e a Robert DeNiro in 'Taxi Driver'", ha detto Haze.

Presente al festival, nella sezione Orizzonti, anche un altro film con James Franco protagonista, 'Palo Alto', di Gia Coppola (un'altra della grande famiglia Coppola). Il film vede nel cast anche Emma Roberts, Val Kilmer e suo figlio, ed è tratto da un libro scritto da... James Franco. Uomo ovunque.

Sempre in Concorso ma di tutt'altro genere il film di Stephen Frears, 'Philomena', con Dame Judi Dench e Steve Coogan, anche cosceneggiatore.

All'inizo del film, tratto da una storia vera, siamo in Irlanda nel 1952, Philomena (J.Dench) è una da giovane donna che "si macchia" della colpa di essere rimasta incinta fuori dal matrimonio. Ripudiata dalla famiglia viene rinchiusa in un convento, quando il figlio compie tre anni le viene tolto e dato in adozione a una coppia americana insieme ad un'altra bambina "figlia del peccato". Molti anni più tardi, Philomena incontra il giornalista e scrittore Martin Sixsmith (Steve Coogan), ex responsabile della comunicazione del Primo Ministro britannico licenziato dopo uno scandalo, che decide di aiutarla a trovare suo figlio.

Tantissimi applausi per un film che ha commosso e divertito grazie allo humor britannico, con due ottime interpretazioni su cui spicca una Judi Dench già data come possibile vincitrice della Coppa Volpi (e c'è già chi parla di nomination agli Oscar).

Tra le tematiche del film c'è anche una questione religiosa che riguarda la rigidità della Chiesa, ma Steve Coogan in conferenza stampa precisa: "Una cosa è la critica all’istituzione, altra cosa è la dignità di chi ha una fede semplice e vera, come Philomena. Sarebbe stato semplicistico attaccare la Chiesa senza vedere quest’altro aspetto". "Non so quali saranno le reazioni della Chiesa cattolica", aggiunge la grandissima Judi Dench, "ma questa è una storia che andava raccontata. Tante donne sono state coinvolte in queste vicende, ma ci sono anche altre ragazze che sono state aiutate dalle suore ad allevare i loro bambini da sole". L'attrice ha poi raccontato il suo incontro con la vera Philomena e la responsabilità di portare sullo schermo la vita di una persona vera. "Ho incontrato Philomena Lee prima delle riprese e mi sono resa conto subito che questa signora di 80 anni ha un senso dell’umorismo naif, un po' come il mio, ed è molto divertente parlare con lei", ha detto l'attrice che ha riconosciuto nella donna una incredibile capacità di perdonare, "Non so se avrei avuto la forza di fare altrettanto, ma credo di no". Infine il regista Stephen Frears ha fatto una sorta di appello al Papa affinché veda il film: "Spero che lo veda il Papa, Francesco mi sembra una persona buona e sensibile".
Il film uscirà in Italia a febbraio distribuito da Lucky Red.

Presentato in Concorso ieri, anche se il photocall è stato questa mattina e questa sera ci sarà il red carpet, il thriller ambientalista 'Night Moves' di Kelly Reichardt. Protagonisti del film Dakota Fanning e Jesse Eisenberg.

venerdì 30 agosto 2013

Festival di Venezia - giorno 3

Chi c'è e chi non c'è a Venezia. A far parlare oggi è l'assenza di una delle attrici più attese al Lido quest'anno: Lindsay Lohan. L'attrice ieri aveva fatto sapere che per motivi di salute (è appena uscita dalla rehab) non sarebbe stata presente a Venezia. Un forfait un po' tardivo forse che ha fatto storcere il naso al regista ma soprattutto a chi puntava molto sulla scia "gossippara" che la Lohan si porta sempre dietro.

Il film in questione è 'The Canyons' di Paul Scharder. Nel cast, oltre alla Lohan, il pornodivo James Deen.

Thriller su potere, amore e sesso ambientato a Los Angeles. Christian (Deen) è un produttore figlio di papà gelosissimo della sua fidanzata Tara (Lohan), ex attrice ormai allo sbando che vive di rendita. I due passano le serate nella loro villa sulle colline organizzando festini hard e scambi di coppia fino a che la gelosia di Christian non peggiora e, col sospetto di essere stato tradito senza permesso, si mette a pedinarla dando segni di squilibrio mentale.

Tante scene di sesso, tante scene di nudo (ecco il perché della presenza di un pornodivo nel cast), per un film che mira esplicitamente a fare scandalo ma che non è stato accolto bene, a fine proiezioni si sono sentiti sonori fischi dalla platea. Giudizi molto discordanti, da chi lo considera un film di serie B a chi lo consiglia almeno per un paio di visioni per cercare di capirlo. Sembra però che l'unico motivo per cui il film è stato inserito nel programma sia per omaggiare Paul Scharder che è presidente di giuria nella sezione Orizzonti. Assente la Lohan, si sono dovuti tutti accontentare di James Deen, attore porno prestato al cinema ma che, stando ai commenti post film, molti sperano torni presto al porno lasciando perdere la recitazione. "Finalmente sono un uomo libero. Negli ultimi 16 mesi sono stato ostaggio di un’attrice di grande talento, che oggi non è qui, per cui non ho intenzione di rispondere per lei sulle sue vicende personali", ha detto il regista, "Professionalmente parlando Lindsay ha delle qualità stupende, non ha paura, è temeraria, però non riesce a fingere. Il che da un lato è positivo, perché anche quello che si vede sullo schermo è molto genuino, ma dall’altro è un 'metodo' che spesso porta a dilatare i tempi e ad esaurire lei e le persone che le stanno intorno".
'The Canyons' non uscirà nelle sale americane, è disponibile in VOD da inizio agosto, e il regista spiega perché: "La mia intenzione era quella di fare un film per l’era del post-cinema, nella quale di fatto stiamo vivendo. Un film creato ad hoc per il mercato home video e per le piattaforme social e multimediali, non per i cinema, che tra poco chiuderanno tutti quanti. Non voglio essere melodrammatico, ma è evidente che nell’industria cinematografica è in corso un cambiamento sistemico; tutto quello che conosciamo del passato ormai non si applica più".
James Deen, nome d'arte che si porta dietro da molto tempo, racconta la sua esperienza, per la prima volta nel mondo del cinema "normale". "Nelle mie pellicole si lavora sempre troppo in fretta", ha detto il pornodivo, "non c’è alcun interesse verso la psicologia dei protagonisti o la sinossi. Lì conta ben altro. E nonostante in 'The Canyons' ci siano scene esplicite è bello vedere come nascano da altre motivazioni, non per eccitare lo spettatore ma per continuare il dialogo tra i protagonisti".
Il film è stato presentato Fuori Concorso.

Presente al Lido invece il grande Nicolas Cage, per presentare il film 'Joe' di David Gordon Green. In Concorso.

Applausi per lui e per il film, non particolarmente originale nella trama, molto classico ma convincente, ottima la prova di Cage.

Ambientato nell'America periferica, fatta di case dismesse e gente ruvida, Joe (Cage) è un uomo solo, violento, ubriacone e con un passato turbolento che l'ha segnato per sempre, è a capo di una squadra di operai e cerca di tenersi fuori dai guai. Un giorno nella sua vita entra il 15enne Gary (Ty Sheridan), ragazzino con una famiglia problematica alle spalle. I due si avvicinano sempre di più fino a sviluppare un rapporto padre-figlio.

In conferenza stampa Nicolas Cage ha raccontato un metodo da lui usato per interpretare il ruolo dell'alcolizzato nel film 'Via da Las Vegas', con cui ha vinto l'Oscar: "All’epoca mi riprendevo ubriaco per poi imitarmi quando recitavo. Anche oggi farei di tutto per arrivare alla purezza del personaggio, ma non voglio ‘recitare’, preferisco ‘essere’, trovare la verità in una performance. Non significa che debba ubriacarmi, ma, se necessario, giro su me stesso per obnubilarmi ed essere credibile". Il giovane Tye Sheridan, visto in 'The Tree of Life' di Malick, è stato molto felice di lavorare con Cage: "Lavorare con Nicolas Cage è fantastico, c’è bisogno di un padre che ti insegni la via, e tra noi si è creato durante le riprese un rapporto autentico". Il regista David Gordon Green invece racconta il personaggio di Joe: "Provo simpatia per lui ma alle volte lo prenderei per il collo. E’ un uomo ammirevole che però ha dei difetti fatali, per i quali alla fine getta via tutto. Ha delle fratture forti e un codice d’onore particolare e alternativo rispetto a quello della società in cui vive". "Ma non è un perdente", aggiunge Cage, "almeno secondo me". Ottima la prova dell'attore non protagonista, l’anziano Gary Poulter che interpreta il padre alcolizzato del 15enne. "Viveva per le strade di Austin, dove abbiamo girato il film", racconta il regista, "Aveva una grande senso dell’umorismo e così gli ho chiesto se voleva fare un provino. Alla fine mi ha convinto e gli ho dato il terzo più importante, e lui è riuscito a fare trasparire la sua umanità in un personaggio davvero deprecabile. Purtroppo è morto poco dopo la fine delle riprese".
Battuta finale per Nicolas Cage a cui viene chiesto un commento su Ben Affleck come nuovo Batman. "Sono felice per lui", ha detto Cage, "è un ottimo attore e ha sempre lavorato bene".


Il Festival oggi ha anche celebrato Tinto Brass e la sua filmografia con il documentario 'Istintobrass', sulla vita del regista erotico.

giovedì 29 agosto 2013

Festival di Venezia - giorno 2

Inizia il Concorso al Festival di Venezia e subito scende in campo il primo film italiano, 'Via Castellana Bandiera' di Emma Dante, con Alba Rorhwacher e la stessa regista nel cast.

Accolto da diversi applausi alla fine della proiezione stampa, il film è stato descritto dalla regista come un "western a colpi di clacson". Tutto si svolge nella via che dà il titolo al film, due auto - in una Rosa e Clara perse mentre andavano ad un matrimonio, nell'altra tutta la famiglia Calafiore - si ritrovano una di fronte all'altra nella strettissima via. Nessuna delle due vuole fare marcia indietro per far passare l'altra. Comincia così un duello psicologico tutto femminile sotto il sole di Palermo.

Emma Dante è un personaggio poliedrico, con questo film lascia stare per un attimo il teatro e si butta sul cinema senza dimenticarsi di sperimentare. Il film è tratto dall'omonimo libro, scritto sempre dalla Dante, che ha vinto anche il Premio Vittorini. "Questa storia mi sembrava molto adatta per il cinema: avevo bisogno della strada, della polvere, della carnalità delle persone. Non avrei potuto farlo a teatro", ha detto la regista in conferenza stampa. "Western del Sud Italia" secondo Emma Dante è una definizione molto pertinente. "Ho sempre sognato di fare un western: chi non vorrebbe?", ha detto la regista, "Il cinema di Leone mi ispira molto, è un grande regista e per questo film ho approfondito il mio studio su di lui. Nel film infatti ho inserito delle citazioni al suo lavoro". Alla domanda: perché ambienta tutti i suoi spettacoli e le sue storie nel sud la regista ha risposto: "Io in realtà volevo ambientare la storia a Bergamo… No, sto scherzando. Io sono palermitana e parto sempre dalle mie radici, dalla mia storia, dalla mia lingua".
In una delle due auto ci sono Rosa e Clara (Emma Dante e Alba Rorhwacher), che durante il film vedono messa a dura prova il loro rapporto. La regista però non ha voluto evidenziare in modo esplicito il loro rapporto sentimentale. "Per me c’è spazio per tutti. Sono stanca di parlare di “storie di omosessuali”: per me le protagoniste sono due persone che si amano, punto", ha detto Emma Dante, "Perché dobbiamo parlare di “amore diverso” o trovare modi diversi per raccontarlo? Il personaggio più positivo del film infatti, il ragazzino, non giudica: è un personaggio illuminato, è uno che parla un’altra lingua rispetto alla famiglia di origine, è una fiammella che porta speranza".
Elena Cotta e Alba Rorhwacher si sono dette entusiaste di aver lavorato con Emma Dante. "Uno dei miei desideri come attrice è sempre stato quello di poter recitare un ruolo fatto solo di sguardi, e questa è stata l’occasione", ha detto la Cotta. "Emma è la regista del mio cuore, mi ha insegnato quasi tutto quello che provo a fare", continua Alba Rorhwacher, "Il “metodo Emma Dante” credo funzioni molto bene. Lavorare a teatro con lei è qualcosa di irripetibile. Dagli attori tira fuori dei fantasmi, è capace di evocare dei fantasmi che io non sapevo di avere dentro. Lavorare con Emma è sorprendente".

Presentato, sempre in Concorso, anche 'Tracks', dell'australiano John Curran.
Tratto da una storia vera, il film è una specie di 'IntoThe Wild' al femminile, con Mia Wasikowska nei panni di Robyn Davidson durante la sua traversata in solitaria del deserto, insieme a lei solo un cane e quattro cammelli.
Il film ha ricevuto applausi a fine proiezione, a convincere soprattutto l'interpretazione della Wasikowska.


Film scandalo alle Giornate degli Autori, dov'è stato presentato 'Gerontophilia', di Bruce LaBruce.
Il film racconta, ma dal titolo è già intuibile, la storia di un ragazzo che scopre di avere una passione per gli anziani. Non particolarmente esplicito sessualmente, il film comunque affronta il tema molto delicato, quasi spinoso, della gerontofilia senza censure e senza paura.

Festival di Venezia 2013 - giorno 1

E' iniziato oggi il 70° Festival di Venezia. Ad aprire le danze il film di Alfonso Cuaron, 'Gravity'.

Protagonisti del film Sandra Bullock e George Clooney, nei panni di due astronauti persi nello spazio. Grandi applausi alla fine della proiezione e in conferenza stampa dove gli attori sono stati accolti da macchine fotografiche e telefonini pronti ad immortalarli.

"Ho scelto di partecipare a questo film per la bellissima sceneggiatura. E poi ha due soli ruoli: uno era già stato assegnato a Sandy - e tra l’altro era quello in cui bisognava rimanere in mutande -, per cui non mi rimaneva molta scelta", ha scherzato Clooney.
Le riprese non sono state affatto facili, a raccontarlo è Sandra Bullock: "Riprese in condizioni estreme, piena di cavi, da sola. Ce la dovevo fare, perché la storia raccontata nel film valeva tanto. Alla fine posso dire di aver vissuto un'esperienza fisica ed emotiva incredibile". E Clooney prende spunto per scherzare ancora: "Abbiamo fatto parecchio yoga per allenare la nostra flessibilità. E ci siamo riusciti! Per Sandra è stato più difficile perché aveva molte più scene da girare. Per questo lei ha avuto un allenatore fin da subito. Io per prepararmi bevevo parecchio". Grande complicità fra i due attori che si fanno da spalla durante le reciproche battute.

Poi più seriamente Clooney racconta le difficoltà sul set dovute anche alla tecnologia utilizzata: "Lavoravamo su una specie di piattaforma luminosa dove bisognava stare attenti a non reagire alle macchine che si muovevano verso di te a gran velocità. Nello spazio ci si muove in maniera incredibilmente lenta, ma nello stesso tempo bisogna comunicare in modo più veloce rispetto alla parlata normale. Quando abbiamo iniziato le prove proprio non ci riusciva; ma dopo poco tempo Sandra ha iniziato a controllare molto di più i movimenti e io ogni volta mi chiedevo: 'Ma come cavolo fa?'. C’è poco da dire: è stata straordinaria". "Tutto merito degli astronauti che ho potuto consultare mentre giravamo il film", risponde la Bullock, "Li chiamavo dal mio cellulare; loro erano sulla base spaziale e stavano ad ascoltare tutte le mie domande bizzarre, dandomi consigli soprattutto sulla fisicità da adottare in determinate situazioni. Mi hanno fatto sentire molto piccola, perché ho capito che chi fa questo mestiere ha una passione straordinaria per la vita di tutti noi".

Immancabile una domanda sull'attualità per George Clooney, sul suo impegno in Darfur e sulla situazione siriana: "Ho comprato una spia in un satellite per controllare il Sudan, sapere e vedere le atrocità che si compiono lì. [...] Mi aspettavo questa domanda [sulla Siria] ...e anche una su Ben Affleck! Ma devo dire che per la Siria non credo di avere una risposta".

'Gravity' uscirà in Italia il 3 ottobre, in 3D.


Sul red carpet, Sandra Bullock e George Clooney non si sono risparmiati, hanno firmato autografi per mezz'ora e scherzato con i fan e i fotografi.

Cerimonia d'apertura caratterizzata dai ritardi, non una cosa nuova a Venezia. Condotta dalla madrina del Festival, Eva Riccobono, durante la cerimonia sono stati presentati i film in Concorso con delle piccole clip. Poi è stata presentata la Giuria del Concorso, composta da Jiang Wen, Martina Gedeck, Virginie Ledoyen, Carrie Fisher, Andrea Arnold, Pablo Larrain, Ryuichi Sakamoto e Renato Berta. Standing ovation per il presidente della Giuria, Bernardo Bertolucci che ha esordito scherzando: "Non sono il Dottor Stranamore", citando il film di Kubrick e riferendosi alla sedia a rotelle elettrica con cui è costretto a muoversi. Il maestro ha parlato poco a causa del ritardo, ha detto solo: "Sappiamo che il cinema non può cambiare il mondo, ma può crearne uno nuovo".

lunedì 26 agosto 2013

Prima clip e foto per 'Locke' con Tom Hardy

Diretto e sceneggiato da Steven Knight, 'Locke' verrà presentato fuori concorso al Festival del Cinema di Venezia.
È un thriller diretto in 'tempo reale', con protagonista Tom Hardy.

Questa la sinossi pubblicata dal sito della Biennale:
Ivan Locke si è dato molto da fare per crearsi una vita soddisfacente. Stanotte quella vita gli crollerà addosso. Alla vigilia della più grande sfida della sua carriera, Ivan riceve una telefonata che mette in moto una serie di eventi che faranno a pezzi la sua famiglia, il suo lavoro e la sua anima. La regia di Locke è un’esperienza cinematografica più unica che rara che mette letteralmente il pubblico al posto del passeggero a guardare la vita del guidatore che si dipana.

C'è chi lo definisce il 'Drive del 2013', sarà così? Il trailer da questa impressione, grazie anche alla fotografia, che è stata curata da Haris Zambarloukos (Thor).
Alcune dichiarazioni di Knight riguardo il suo film:
È stata una gioia e una sfida realizzare Locke in modo completamente diverso. Girato in tempo reale, il film si inoltra in territori inesplorati della cinematografia per cui Hardy regge lo schermo da solo mentre la cinepresa non chiude mai occhio. L’autostrada di notte è in parte sfondo e in parte installazione artistica, mentre un cast d’eccezione interpreta le persone che Ivan ama e odia e che assistono al suo viaggio straordinario verso la disperazione e, infine, verso la redenzione. La vita di un uomo trasformata in mezzo serbatoio di benzina. Credo che il viaggio di Ivan Locke sia profondamente commovente ed estremamente compulsivo.
Ecco dunque la prima immagine:

E la clip:

Nel cast a fianco di Tom Hardy troviamo Olivia Colman, Ruth Wilson, Andrew Scott, Ben Daniels e Tom Holland, e sarà presentato a Venezia il 2 Settembre.

giovedì 25 luglio 2013

Il programma del Festival di Venezia 2013

E' stato annunciato oggi il programma del 70° Festival di Venezia (28/08 - 07/09). Non ci sono alcuni dei titoli che ci si aspettava ma nel programma si trovano belle sorprese.

In Concorso troviamo nomi di autori importanti come Stephen Frears con 'Philomena', e molti già vedono Judi Dench come favorita per la Coppa Volpi, poi Philippe Garrell, Amos Gitai, Jonathan Glazer, e due colpi di "follia" con Terry Gilliam e il suo 'The Zero Theorem' e Hayao Miyazaki con 'The Wind Rises'. Novità che balza all'occhio, la presenta di James Franco con il film 'Child of God', solo qualche mese fa era a Cannes con il suo primo film da regista 'As I Lay Dying'. Tre gli italiani in gara, Gianni Amelio, Emma Dante e Gianfranco Rosi.

Qualche sorpresa anche Fuori Concorso con la presentazione di 'Space Pirate Capitan Harlock', in Italia grazie a Lucky Red, un po' di horror con 'Wolf Creek 2', poi 'Moebius' di Kim Ki-duk, un film molto estremo che farà sicuramente discutere, e anche il remake giapponese del film premio Oscar di Clint Eastwood 'Gli Spietati', intitolato 'Yurusarezaru Mono', con Ken Watanabe. Fuori Concorso anche il documentario che Ettore Scola ha dedicato a Federico Fellini, 'Che Strano Chiamarsi Federico - Scola Racconta Fellini'. Curiosità anche per 'The Canyons' di Paul Schrader, che vede protagonisti Lindsay Lohan (sarà presente?) e il porno attore James Deen.

Confermato, alle Giornate degli Autori, il film 'Giovani Ribelli' ('Kill Your Darlings'), che porterà sul red carpet Daniel Radcliffe. Film d'apertura sarà 'Gravity', attesissimo sci-fi di Alfonso Cuaròn, con Sandra Bullock e George Clooney.
Sul Festival comunque aleggia la protesta del cinema italiano contro il taglio al Tax Credit fatto dal Governo. La protesta arriverà al Lido come qualcuno ha promesso oppure no? vedremo.

Ecco il programma:

CONCORSO

Allouace Merzak - The Rooftops
Amelio Gianni - L’intrepido
Avranas Alexandros - Miss Violence
Curran John - Tracks
Dante Emma - Via Castellana Bandiera
Dolan Xavier - Tom à la ferme
Franco James - Child of God
Frears Stephen - Philomena
Garrel Philippe - La jalousie
Gilliam Terry - The Zero Theorem
Gitai Amos - Ana Arabia
Glazer Jonathan - Under the Skin
Gordon Green David - Joe
Groning Philip - The Police Officer’s Wife
Miyazaki Hayao - The Wind Rises
Morris Errol - The Unknown Known
Reichardt Kelly - Night Moves
Rosi Gianfranco - Sacro Gra
Tsai Ming-liang - Stray Dogs

FUORI CONCORSO

Shinji Aramaki - Space Pirate Captain Harlock
Alfonso Cuaron - Gravity
Salvo Cuccia - Summer 82 When Zappa Came To Sicily
Anna Eborn - Pine Ridge
Alex Gibney - The Armstrong Lie
Miguel Gomes - Redemption
Kitty Green - Ukraina Ne Bordel
Ki-Duk Kim - Moebius
Steven Knight - Locke
Sang-il Lee - Yurusarezaru Mono (Unforgiven)
Greg McLean - Wolf Creek 2
Costanza Quatriglio - Con il fiato sospeso
Thierry Ragobert - Amazonia
Edgar Reitz - Home from home - chronicle of a vision
Paul Rader, Aaron Springer, Clay Morrow - O Sole Minnie (Gondola)
Paul Schrader - The Canyons
Ettore Scola - Che strano chiamarsi Federico - Scola racconta Fellini
Mario Sesti, Teho Teardo - La voce di Berlinguer
Andrej Wajda, Ewa Brodzka - Walesa. Czowiek Z Nadziei
Bing Wang - Feng Ai
Frederick Wiseman - At Berkeley

ORIZZONTI

Valeria Allievi - Quello che Resta
Serik Aprymov - Bauyr
Enrico Maria Artale - Il Terzo Tempo
Agnes B. - Je M'Appelle Hmmm....
Riccardo Bernasconi, Francesca Reverdito - Death for a Unicorn
Shubhashisi Bhutiani - Kush
Cecile Bicler - Toutes Les Belles Choses
Giorgio Bosisio - Un Pensiero Kalasnikov
Robin Campillo - Eastern Boys
Gia Coppola - Palo Alto
Amiel Courtin-Wilson, Michael Cody - Ruin
Jonas Cuaron - Aningaaq
Ignacio Gatica - Blanco
Michael Haussman - The Audition
Shahram Mokri - Mahi Va Gorbeh
Lukas Moodysson - Vi Ar Bast!
Rick Ostermann - Wolfskinder
Bulent Ozturk - Houses With Small Windows
David Pablos - La Vida Despues
Santiago Palavecino - Algunas Chicas
Andrea Pallaoro - Medas
Uberto Pasolini - Still Life
Manel Raga - La Gallina
Alessandro Rossetto - Piccola Patria
Andrea Segre - La Prima Neve
Shalin Sirkar - Minesh
Sion Sono - Jigoku De Naze Warui
Xiaowei Wang - Sishui
Ti West - The Sacrament
Leo Woodhead - Cold Snap
Lendita Zequiraj - Ballkoni


Frra