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mercoledì 17 maggio 2017

I 5 film a tema LGBT da recuperare


A SINGLE MAN

George Falconer, un professore inglese che insegna in California, rimane solo dopo che il suo compagno muore in un incidente stradale. Distrutto dal dolore decide che quella sarà la sua ultima giornata perché alla sera si toglierà la vita.
Con una regia elegante e impeccabile, lo stilista e per la prima volta regista Tom Ford, delinea un profondo, sofferente e bellissimo spaccato sull'elaborazione del lutto e sulla solitudino, con un Colin Firthin stato di grazie e una splendida Julianne Moore.





I RAGAZZI STANNO BENE

Jules e Nic sono una coppia lesbica, madri di due ragazzi concepiti tramite inseminazione artificiale. Quando la figlia maggiore, Joni, compie diciotto anni, il fratello minore Laser, di quindici, la convince a contattare la banca del seme al fine di scoprire chi sia il loro padre biologico. I ragazzi scoprono che si tratta di Paul, un quarantenne ristoratore donnaiolo che vive alla periferia di Los Angeles. Quando Nic e Jules scoprono l'accaduto sono costrette loro malgrado ad introdurre Paul nel loro menage familiare.
Commedia frizzante e divertente su una famiglia un po' insolita ma con problemi reali. Un grandissimo cast per un film che scorre via tutto d'un fiato.






PRIDE

La vera storia di un gruppo di ragazzi gay e lesbiche gallesi che organizzarono una massiccia raccolta di fondi per supportare i minatori in sciopero contro Margaret Tatcher.
Premiato a Cannes con la Queer Palm, il film riesce a essere allo stesso tempo leggero e profondo, divertente e commovente, senza mai scadere in inutile retorica o luoghi comuni, grazie soprattutto a un cast che può vantare il meglio della recitazione inglese.
Un piccolo gioiello impossibile da non amare.





COLPO DI FULMINE - IL MAGO DELLA TRUFFA

Terribile titolo italiano per I love you Philip Morris, è una commedia dolce amara con protagonisti Jim Carrey nei panni del truffatoreSteven Russel ed Ewan McGregor in quelli del suo compagno di cella Philip Morris. I due si innamorano in carcere e la loro storia sembra perfetta almeno finché Steven non viene trasferito.
Il film è per lo più una tipica commedia americana divertente, ma riesce in alcuni momenti a essere incredibilmente romantica e malinconica, facendo emergere una componente amara e drammatica che non ci si aspettava.
Purtroppo in italia una pubblicità ingannevole e una pessima traduzione ha fatto passare quasi totalmente sotto silenzio questa pellicola, ma vale la pena recuperarla se non altro per i due protagonisti.





MOONLIGHT

La storia di Chiron nella periferia di Miami, fra droga, razzismo e sessismo, sulla difficoltà di essere diverso anche in una comunità emarginata come quella nera americana.
Fresco di premio Oscar come miglior film, è una storia intima e cruda, un racconto di formazione in tre atti con momenti di altissima poesia e dolcezza inaspettata.
Punti forti del film sono la splendida fotografia e un cast talentuosissimo, su tutti Mahershala Ali (vincitore dell'Oscar come Miglior Attore non Protagonista) e Trevante Rhodes, interprete dello Chiron adulto.

martedì 31 maggio 2016

Alice Attraverso lo Specchio - la recensione

La storia ci ha insegnato che di fronte a progetti come Alice in Wonderland o Alice Attraverso lo Specchio (e molti altri) l'approccio giusto da usare è quello del non aspettarsi - e non pretendere - un prodotto più o meno fedele all'opera da cui è tratto. È stato così con il primo capitolo diretto da Tim Burton e lo stesso vale anche per il sequel appena uscito nelle sale diretto da James Bobin (I Muppet).

Alice Attraverso lo Specchio è un prodotto interamente originale basato su personaggi provenienti da due celebri opere letterarie. Fatto che uno spettatore informato dovrebbe sapere. Detto questo, passiamo ad esaminare il film con la premessa appena fatta.

Alice Kingsleigh, dopo aver intrapreso un viaggio ai confini del mondo, come visto alla fine del primo film, torna in patria sicura di sé e con un bagaglio culturale più ampio. Il suo ritorno, tuttavia, implicherà dei cambiamenti, imposizioni a cui la giovane non è disposta a piegarsi. Nello stesso momento una via "attraverso lo specchio" la riporterà nel suo amato Sottomondo per compiere una missione ben precisa: salvare il Cappellaio. Un'inevitabile corsa contro il Tempo farà da cornice ad una nuova evoluzione della giovane eroina impavida e spericolata.

Non brilla Alice Attraverso lo Specchio, come non brillava (non in senso stretto) Alice in Wonderland. Se nel primo capitolo si riuscivano però ad apprezzare alcune “licenze creative e poetiche” originali, e di base intriganti, in questo (forzatissimo) sequel si assiste alla distruzione di un mondo cinematografico già azzoppato in partenza. Il colpo di grazia, per così dire. La storia risulta poco interessante e sviluppata in maniera sbrigativa (per non dire infantile), e man mano che va avanti nulla riesce a toglierci dalla mente una cosa: È tutta una perdita di Tempo. Bizzarro perché il perno del lungometraggio è proprio il Tempo, un personaggio in carne ed “ingranaggi” con le fattezze di un Sacha Baron Cohen baffuto e vagamente intrigante, almeno nella prima parte, ma che inevitabilmente dispensa frasi fatte e dialoghi prevedibili. Prevedibili come le sorti dell'intera storia, animata da viaggi nel tempo e scenari passati che coinvolgono tutti i personaggi del film e che dovrebbero chiarire (?) la mitologia di Sottomondo e svelare retroscena più o meno rilevanti, o almeno è quello che dovrebbero fare.

Qualcosa non funziona. Il target di riferimento non è certo l'uomo adulto. Un bambino potrebbe apprezzare la semplicità della situazione (nei limiti), ma cosa rimarrebbe nella sua mente? Probabilmente un'accozzaglia di personaggi in CGI tanto irreali quanto piatti (nel primo film parevano almeno avere una coerenza interna vagamente accettabile) che potrebbero rispondere ai nomi di Pincopanco, Pancopinco, la Lepre Marzolina, il Ghiro, Lo Stregatto, il cane Bayard e tutti gli altri. Quelli in carne ed ossa, come il Cappellaio Matto, la Regina Rossa e la Regina Bianca (visibilmente invecchiati anche sotto 5 mm di cerone), spezzano ogni illusione già precaria e instabile con una caratterizzazione regredita rispetto al passato. Come già ribadito, qualcosa non funziona.

È colpa della sceneggiatura? degli effetti? del reparto tecnico? della regia? Probabilmente, come spesso accade, la colpa è dell'industria cinematografica, la quale non prova pietà di fronte all'occasione di guadagno facile. Non è una critica, assolutamente. L'industria cinematografica vive anche di questo, ma tra un mucchio di banconote e l'altro, un po' di cuore, anche solo un pizzico, non farebbe male.

lunedì 19 maggio 2014

Festival di Cannes 2014 - giorno 5

Due film molto attesi nella sesta giornata del festival, entrambi in Concorso.

E' stato accolto molto bene alla proiezione stampa, 'Foxcatcher', nuovo film di Bennett Miller (regista del bellissimo 'Moneyball'). E tanti applausi anche per il cast, Channing Tatum, Steve Carell e Mark Ruffalo. Del cast fa parte anche Vanessa Redgrave, assente al festival.

Tratto da una storia vera, il film è un dramma ambientato nel mondo della lotta libera. La storia dei fratelli Schultz, Mark e Dave, (Tatum e Ruffalo), entrambi campioni di lotta che vengono ingaggiati da un eccentrico e paranoico ricco magnate, John du Pont (un irriconoscibile e trasfigurato Carell), con l'obbiettivo di vincere l'oro alle Olimpiadi. Ma, ossessionato in modo malato, du Pont finì per uccidere uno dei due fratelli, Dave, con un colpo di pistola.

La storia è stata raccontata da Mark Schultz in un libro che ha fatto da base per la sceneggiatura. Il cast ha anche incontrato la famiglia Schultz, come ha raccontato il regista durante la conferenza stampa. "Abbiamo cercato di avere contatti con gli Schultz il più possibile", ha detto Miller, "ci è capitato di mangiare con loro e di parlare del triste destino di Dave. Mark è veramente una persona sensibile e speciale. Siamo stati in contatto anche con alcuni membri della famiglia du Pont prima del film, ma non dopo". La presenza di Mark Schultz è stata importante soprattutto per Channing Tatum, che lo interpreta nel film. "Mi ha allenato", ha detto l'attore, "la sua presenza sul set era una cosa polarizzante e in qualche modo mi terrorizzava. È strano guardare fuori campo e vedere la persona che stai interpretando. Ho studiato sicuramente gli aspetti fisici, il modo in cui si muove, le piccole eccentricità". "Per Mark era terribile e io lo sentivo", ha dichiarato Mark Ruffalo, la vittima Dave Schultz nel film, "Sostanzialmente, stava rivivendo il momento più brutto della sua vita. E’ diventato una sorta di consigliere anche per me e ho stretto molta amicizia anche con la vedova di Dave e con i bambini. Lei è una donna straordinaria".
Sorprendente l'interpretazione di Steve Carell, che tutti siamo abituati a vedere in ruoli brillanti e divertenti, qui invece, trasformato da un trucco che lo rende quasi inquietante, si cala nei panni difficili e "malati" del miliardario allenatore John du Pont. Passare dalla commedia al dramma non è stato difficile per lui. "Il processo non è diverso da quello di una commedia", ha spiegato Carell, "l’attore non si pone il problema di essere in un dramma o in una commedia. Approccia un personaggio e ne racconta la storia, semplicemente". E sul suo personaggio, "Non ho potuto incontrare il vero du Pont, che è morto in carcere nel 2010", ha raccontato l'attore, "Ho visto e letto il possibile per vedere che persona fosse. Ci sono dei video, alcuni dei quali erano stati commissionati da lui stesso. Ci sono diverse interpretazioni su chi fosse nel suo intimo. È  difficile dire cosa lo spinse a compiere un gesto così drammatico come quello che si vede nel film, quali demoni aveva dentro di sé; noi abbiamo deciso di mostrare quali fossero con un lavoro tutto interiore". Una storia che è quasi una tragedia greca secondo Mark Ruffalo, "Ci racconta cosa succede quando ogni cosa è in vendita, al talento quando può essere comprato, alle persone quando sono in un sistema che valuta quasi tutto con un prezzo. Mi sembra un tema interessante e topico nel mondo di oggi".
"L’approccio che ho nei miei film non è quello di raccontare una storia ma di osservarla, vedere cosa succede nella vicenda, nell'America nascosta, che qui sembra repressa, non comunicante", ha concluso il regista Bennett Miller, "Quando ho sentito la storia per la prima volta, i dettagli, era cosi bizzarro, non c’era niente che conoscessi. Una famiglia ricca, la lotta libera. Una vicenda assurda, talvolta comica e alla fine orribile. Mai vissuto niente di simile. Ma era familiare, perché c’erano temi più ampi con cui potevo connettermi, il mondo e il paese in cui viviamo. Non è un film politico che prende posizioni morale, ma cerca solo di capire alcune di queste dinamiche. E’ come se avessimo filtrato il mondo attraverso un microscopio".

Un film che ha convinto e colpito e che potrebbe dire la sua nella stagione dei premi, soprattutto per quanto riguarda le interpretazioni dei tre protagonisti.

L'altro film della giornata, anche questo in Concorso, è 'Maps to the Stars' di David Cronenberg, un habitué del Festival di Cannes. Protagonisti del film, Julianne Moore, Mia Wasikowska, Robert Pattinson, John Cusack, Sarah Gadon e Evan Bird. Nel film ci sono anche Olivia Williams e Carrie Fischer (che interpreta sé stessa), entrambi assenti al festival.

Cronenberg offre la sua visione del cinico, avido e crudele mondo di Hollywood, attraverso delle storie che s'intrecciano: un'attrice figlia d'arte ossessionata dalla figura della madre, un fisioterapista televisivo con un figlio baby star del cinema, una ragazza appena arrivata a Los Angeles che ha volto rovinato da un'ustione. Vite che s'intrecciano per motivi professionali e per dei segreti tenuti nascosti.

Raccontato così sembra un luogo "negativo" ma David Cronenberg dice di non avercela con Hollywood. "Non ce l’ho con i divi o lo show business", spiega il regista, "non provo repulsione per questo ambiente, le stesse cose si potrebbero dire di Wall Street, l’ambizione smodata è la stessa, il vuoto è lo stesso. [...] Certo, ha a che fare con l’ambizione e l’identità, ma non si applica solo alla gente famosa, è qualcosa di più universale, riguarda chiunque stia cercando di avere successo e di fare soldi nel suo campo e di restare sulla cresta dell'onda, quindi quasi chiunque nel mondo del business o della finanza o dello spettacolo". "Il film non vuole essere una presa in giro dello show business e non è un mio attacco personale a Hollywood, se ci vedete questo la colpa è dello sceneggiatore", scherza Cronenberg dando tutta la colpa a Bruce Wagner, autore dello script. Meno estremo il punto di vista di Mia Wasikowska, che a Hollywood ci è arrivata molto giovane e ancora ricorda gli inizi: "un mondo completamente alieno, come nessun altro, con una luce particolare ed una strana forza. In questo film c'è molto della città di L. A., anche se la storia è una versione esagerata dello stile di vita di Hollywood".
Nel film c'è anche Robert Pattinson, che torna a lavorare con Cronenberg (in 'Cosmopolis' stava sempre chiuso in una limousine, in 'Maps to the Stars' invece le guida). "Ho accettato di far parte di questo film prima ancora di leggere il copione", ha detto l'attore. Anche John Cusack ha accettato subito, colpito dalla sceneggiatura, "era così accurata che era come seguire un resto teatrale, non c’era davvero bisogno di aggiungere nulla", ha dichiarato.
Il film è una tragedia o una commedia? per Cronenberg è più una commedia più che un dramma. "Ho finalmente fatto una commedia. Ma non faccio altro", ha detto il regista, "del resto anche l’inferno di Dante era una Divina Commedia, questo è una commedia, un dramma familiare con echi di incesto e horror". Per Julianne Moore, che molti già vedono come possibile vincitrice del premio come migliore attrice, è entrambe, perché in fondo tragedia e commedia non sono distanti. "Tutto in realtà può essere paradossale e divertente. La tragedia è sempre divertente. La tragedia è ridicola, la vita è ridicola, in tutto puoi trovare da ridere", ha spiegato l'attrice, "Il mio personaggio ha una tendenza a esternare tutto ciò che le succede, piuttosto che a interiorizzarlo e da qui nasce il suo lato comico".

Il film ha diviso molto la critica, non tutti sono rimasti particolarmente soddisfatti ma, allo stesso modo, altri lo hanno elogiato.

lunedì 12 maggio 2014

Solo gli Amanti Sopravvivono - la recensione

Adam ha l'anima di un musicista, la curiosità di uno scienziato e il cuore fragile di chi non vede più un barlume di speranza nel mondo che lo circonda. Eve ama la vita e il mondo, nonostante tutto, vive a Tangeri ma torna a Detroit, da Adam, per confortarlo.



Adam ed Eve, nomi più che simbolici, sono vampiri, amanti uniti dai secoli e da un amore totalizzante che non ha bisogno di tante parole ma che si percepisce in ogni gesto.
Jim Jarmusch si inserisce in un filone che, ultimamente, è stato fin troppo sfruttato, ma lo fa riportando la figura del vampiro a essere l'osservatore malinconico della decadenza lenta ma inesorabile del mondo moderno e ridonandogli quel romanticismo che troppo spesso era stato confuso con la smanceria.

Le strade di Detroit sembrano uno scenario apocalittico dove non esiste bellezza se non nel ricordo dell'arte passata, nella musica in cui Adam si rifugia e si isola, nella natura selvaggia e arcana che entrambi sembrano sentire in loro stessi, nominando accuratamente con i propri nomi scientifici ogni cosa che toccano.
Un vagare alla ricerca di speranza, attraverso la decadenza e la sporcizia dell'uomo, ma mai senza speranza perché, come Eve promette al suo amante, c'è sempre qualcosa di bello, che sia un diamante nel cielo o un'artista di strada troppo brava per farsi sporcare della fama.

Tom Hiddleston e Tilda Swinton sono straordinari e bellissimi, si muovono l'uno in funzione dell'altra, camminano abbracciati, si toccano e si guardano nonostante i guanti e gli occhiali scuri, dimostrano una chimica invidiabile e un talento a volte non abbastanza riconosciuto.
Nonostante un'ottima Mia Wasikowska e il sempre grande John Hurt, è la musica il terzo protagonista, sempre presente, malinconica, aggressiva, parla come se fosse la voce di Adam, si muove come i due amanti e li avvolge, diventa un tutt'uno con la scura Detroit o la candida Tangeri.

Jim Jarmusch scrive e dirige non un affresco della decadenza umana ma un graffito, rude e delicato insieme, di rara bellezza.

mercoledì 7 maggio 2014

Crimson Peak: Jessica Chastain, Tom Hiddleston e gli altri protagonisti sul set!

Vanno avanti le riprese del nuovo film di Guillermo Del Toro, 'Crimson Peak', gothic story con Jessica Chastain, Charlie Hunnam, Tom Hiddleston e Mia Wasikowska.

La storia racconterà di una donna, aspirante scrittrice, che in seguito ad una tragedia famigliare cercherà di tirare avanti, divisa tra l’amore per un suo amico d’infanzia e l’attrazione per un misterioso sconosciuto. Per lasciarsi alle spalle i fantasmi del passato si trasferisce in una nuova casa, che però sembra respirare, sanguinare e soprattutto ricordare qualcosa di ancora più terribile.
Il film uscirà il 16 ottobre 2015 negli USA, forse anche in IMAX. Intanto ecco nuove immagini dal set in cui vediamo tutti e quattro i protagonisti insieme.


















(foto: Tumblr)

giovedì 29 agosto 2013

Festival di Venezia - giorno 2

Inizia il Concorso al Festival di Venezia e subito scende in campo il primo film italiano, 'Via Castellana Bandiera' di Emma Dante, con Alba Rorhwacher e la stessa regista nel cast.

Accolto da diversi applausi alla fine della proiezione stampa, il film è stato descritto dalla regista come un "western a colpi di clacson". Tutto si svolge nella via che dà il titolo al film, due auto - in una Rosa e Clara perse mentre andavano ad un matrimonio, nell'altra tutta la famiglia Calafiore - si ritrovano una di fronte all'altra nella strettissima via. Nessuna delle due vuole fare marcia indietro per far passare l'altra. Comincia così un duello psicologico tutto femminile sotto il sole di Palermo.

Emma Dante è un personaggio poliedrico, con questo film lascia stare per un attimo il teatro e si butta sul cinema senza dimenticarsi di sperimentare. Il film è tratto dall'omonimo libro, scritto sempre dalla Dante, che ha vinto anche il Premio Vittorini. "Questa storia mi sembrava molto adatta per il cinema: avevo bisogno della strada, della polvere, della carnalità delle persone. Non avrei potuto farlo a teatro", ha detto la regista in conferenza stampa. "Western del Sud Italia" secondo Emma Dante è una definizione molto pertinente. "Ho sempre sognato di fare un western: chi non vorrebbe?", ha detto la regista, "Il cinema di Leone mi ispira molto, è un grande regista e per questo film ho approfondito il mio studio su di lui. Nel film infatti ho inserito delle citazioni al suo lavoro". Alla domanda: perché ambienta tutti i suoi spettacoli e le sue storie nel sud la regista ha risposto: "Io in realtà volevo ambientare la storia a Bergamo… No, sto scherzando. Io sono palermitana e parto sempre dalle mie radici, dalla mia storia, dalla mia lingua".
In una delle due auto ci sono Rosa e Clara (Emma Dante e Alba Rorhwacher), che durante il film vedono messa a dura prova il loro rapporto. La regista però non ha voluto evidenziare in modo esplicito il loro rapporto sentimentale. "Per me c’è spazio per tutti. Sono stanca di parlare di “storie di omosessuali”: per me le protagoniste sono due persone che si amano, punto", ha detto Emma Dante, "Perché dobbiamo parlare di “amore diverso” o trovare modi diversi per raccontarlo? Il personaggio più positivo del film infatti, il ragazzino, non giudica: è un personaggio illuminato, è uno che parla un’altra lingua rispetto alla famiglia di origine, è una fiammella che porta speranza".
Elena Cotta e Alba Rorhwacher si sono dette entusiaste di aver lavorato con Emma Dante. "Uno dei miei desideri come attrice è sempre stato quello di poter recitare un ruolo fatto solo di sguardi, e questa è stata l’occasione", ha detto la Cotta. "Emma è la regista del mio cuore, mi ha insegnato quasi tutto quello che provo a fare", continua Alba Rorhwacher, "Il “metodo Emma Dante” credo funzioni molto bene. Lavorare a teatro con lei è qualcosa di irripetibile. Dagli attori tira fuori dei fantasmi, è capace di evocare dei fantasmi che io non sapevo di avere dentro. Lavorare con Emma è sorprendente".

Presentato, sempre in Concorso, anche 'Tracks', dell'australiano John Curran.
Tratto da una storia vera, il film è una specie di 'IntoThe Wild' al femminile, con Mia Wasikowska nei panni di Robyn Davidson durante la sua traversata in solitaria del deserto, insieme a lei solo un cane e quattro cammelli.
Il film ha ricevuto applausi a fine proiezione, a convincere soprattutto l'interpretazione della Wasikowska.


Film scandalo alle Giornate degli Autori, dov'è stato presentato 'Gerontophilia', di Bruce LaBruce.
Il film racconta, ma dal titolo è già intuibile, la storia di un ragazzo che scopre di avere una passione per gli anziani. Non particolarmente esplicito sessualmente, il film comunque affronta il tema molto delicato, quasi spinoso, della gerontofilia senza censure e senza paura.

martedì 18 giugno 2013

Stoker - la recensione

Al suo primo film in lingua inglese, il regista coreano Park Chan-wook non si piega affatto allo stile americano, non cambia, non si adatta, e nonostante una sceneggiatura "su commissione", porta a Hollywood il suo cinema.

India (M.Wasikowska) è una ragazza introversa, benestante, vive con la famiglia in una villa in campagna. Nel giorno del suo diciottesimo compleanno il padre muore improvvisamente in un incidente. India rimane sola con la madre Evelyn (N.Kidman), una donna emotivamente poco stabile. Il giorno del funerale si presenta in casa il misterioso e fascinoso zio Charlie (M.Goode), fratello minore del padre, di cui India non aveva mai sentito parlare prima.

La storia è tutta da scoprire, meno si sa prima, meglio è. Park Chan-wook confeziona un film estremamente elegante, con uno stile impeccabile e molto ricercato (l'arredamento della villa, l'abbigliamento, i colori), seduttivo agli occhi dello spettatore, e allo stesso tempo molto teso, di una tensione sempre controllata e mai sopra le righe, un po' "hitchcockiana". Per tutto la durata del film lo spettatore sente che c'è qualcosa di non detto, che qualcosa succederà, e alla fine, grazie anche ad un incipit molto intelligente che si ricollega al finale, il film spiazza lo spettatore.

La regia di Park Chan-wook è pulita e precisa, raffinata, a volte si lascia andare a qualche virtuosismo ma non è mai leziosa. La storia (sceneggiatura scritta dall'attore Wentworth Miller) si svolge quasi tutta entro i confini della villa e attraverso il triangolo quasi morboso India-zio Charlie-Evelyn, racconta in modo sottile la crescita di una ragazza e il fascino del male, senza cercare di essere moralista e senza cercare il consenso dello spettatore. Protagonista del film una "minimalista" Mia Wasikowska, ottima la sua prova, riesce a rendere bene l'ambiguità e le sensazioni contrastanti del suo personaggio che le trattiene tutte all'interno senza mai esternarle in modo evidente. Il languido e misterioso zio Charlie è Matthew Goode, bravo, mentre la madre Evelyn è interpretata, in tutta la sua instabilità, da Nicole Kidman, una sicurezza. Nel cast anche Jacki Weaver, Alden Ehrenreich e Dermot Mulroney. Molto belle le musiche e la fotografia.

'Stoker' non è un film facile, non è per tutti i palati e nemmeno per chi pensa di vedere un altro 'Old Boy', è apparentemente statico e con un ritmo trattenuto. E' inquietante ed elegante, sottile, violento senza violenza e senza sangue, freddo, un film sull'accettazione di se stessi, del proprio istinto, di quello che c'è intorno e delle influenze che subiamo. Un film che parla del fascino del Male senza condannarlo, e, oltre a questo, un film che soddisfa l'occhio perché davvero bello da vedere.


Frra


sabato 15 dicembre 2012

'Lawless' - il commento a caldo

L'australiano John Hillcoat fa l'americano con 'Lawless'.

Virginia, contea di Franklin, sono gli anni del proibizionismo, i tre fratelli Bondurant distillano e vendono illegalmente i migliori alcolici del paese. Forrest (T.Hardy) è il capo, silenzioso, riflessivo e temuto, Howard (J.Clarke), il braccio destro, quello sempre pronto a picchiare e con un debole per l'alcol, e Jack (S.LaBeouf), il più giovane e debole ma con tanta voglia di emergere.
Le cose cambiano quando da Chicago arriva Charlie Rakes, feroce e corrotto rappresentante della legge. Fra Rakes e i fratelli Bondurant comincia una guerra all'ultimo sangue.

Presentato all'ultimo Festival di Cannes, 'Lawless' è una storia vera tratta da un romanzo scritto dal nipote di Jack Bondurant. La sceneggiatura è firmata da John Hillcoat e Nick Cave che hanno cercato di rifarsi alla tradizione tutta americana dei gangster movie, con un po' di atmosfere western.
Il film punta sullo spettacolo, e in effetti le scene sono spettacolari, scenografia, ricostruzioni, costumi, fotografia e regia sono state curate nei particolari ma sembra si siano dimenticati della resa generale.
Il film parte bene presentando i personaggi con grande impatto ma la sceneggiatura poi prosegue su una strada sicura e già battuta, sembra quasi per paura di non sbagliare. A tirare su la storia quando ce n'è bisogno ci pensa l'ottimo cast. Tom Hardy è un attore fisico, massiccio, la sua presenza scenica basta e avanza anche quando il personaggio rischia di cadere nell'ovvio. Jason Clarke, che aveva già affrontato questo periodo storico con 'Public Enemies' è una faccia che in futuro si vedrà spesso. Jessica Chastain ormai è chiaro che può fare tutto, qualsiasi ruolo senza nessun problema. Shia LaBeouf tiene il passo. Bene Mia Wasikowska. Ottimo Guy Pearce nel ruolo del cattivissimo e spietato Charlie Rakes, un personaggio in alcune aspetti stereotipato, classico, ma che lui rende molto credibile e davvero odioso. Apparizione anche per un sempre bravo Gary Oldman.

Il film è onesto che merita una visione, offre spettacolo, ha la giusta dose di violenza e di sangue ma si accontenta di fare il suo compito senza sbavature, non si prende rischi, non c'è un messaggio, è un film a cui manca l'anima. Le premesse erano quelle di un grande film che invece si trasforma "solo" in intrattenimento. Peccato perché il cast e le belle immagini meritava una sceneggiatura più profonda.


Frra

domenica 20 maggio 2012

Festival di Cannes - Giorno 4

Primo film americano in gara nella quarta giornata del festival, 'Lawless' di John Hillcot, con un cast molto nutrito: Shia Lebeouf, Tom Hardy, Jason Clarke, Jessica Chastain, Mia Wasikowska, Gary Oldman e Guy Pearce. Tratto dal libro La Contea più fradicia del Mondo (titolo italiano) e adattato per lo schermo da Nick Cave.

"La storia (vera, lo scrittore ha romanzato la storia del nonno e dei prozii) di tre fratelli che, durante la Grande Depressione, si fecero protagonisti di un articolato traffico di liquore distillato illegalmente. "

Il film rientra nella classica tradizione dei gangster movie americani, con un pizzico (o forse qualcosa di più) del western. Non ha convinto del tutto la critica.

In concorso si è rivisto anche un regista che a Cannes ha già vinto, il romeno Cristian Mungiu con il suo nuovo film Beyond the Hills.

Ancora un po' di Italia con Dario Argento che si presenta sulla croissette - fuori concorso - per la prima volta nella sua carriera con il suo 'Dracula 3D', con Thomas Kretschmann nei panni del famosissimo Conte e Rutger Hauer in quelli di Van Helsing. Nel cast anche Asia ArgentoMarta Gastini. Dario Argento ha voluto subito mettere in chiaro le cose prendendo le distanze dalle recenti ("brillanti") riletture del personaggio del vampiro, ha dichiarato: "Il mio Dracula è un Dracula feroce non è quello giovanile di Twilight. Ho immaginato un Dracula più rispondente alla visione classica, volevo insomma recuperare quello davvero cattivo, quello che faceva paura davvero".


Frra