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sabato 29 novembre 2025

Frankenstein - la recensione

Disponibile su Netflix il nuovo film di Guillermo del Toro, Frankenstein, tratto dal celebre romanzo di Mary Shelley, un grande classico della letteratura ma anche del Cinema Horror.

La storia è nota, così come l'ossessione di Del Toro per Frankenstein, da quando, a 7 anni, vide il Classico del 1931, con Boris Karloff protagonista, per poi leggere il libro. Il regista ha inseguito questo progetto per anni e, guardando il film, si nota subito come questo sia un progetto a cui teneva particolarmente.

Visivamente il film è eccezionale, ogni scena è curata nei minimi dettagli, le scenografie in particolare sono davvero notevoli, sia nell'ampiezza, negli spazi aperti, che negli interni, e meritano un ulteriore elogio perché - in gran parte - sono scenografie vere, costruite, realizzate fisicamente e non con l'utilizzo di effetti speciali (che comunque ci sono). Ottimi anche i costumi e il trucco. Nel film ritroviamo tutti gli elementi tipici del regista messicano, che dà al film uno stile si potrebbe definire "gotico barocco steam punk". Molto bella anche la fotografia che accompagna la solida regia di Del Toro.

Se visivamente il film è davvero ineccepibile, dove zoppica invece è nella sceneggiatura e nella caratterizzazione dei personaggi. Del Toro ha covato il sogno di raccontare la propria versione di Frankenstein per così tanto tempo che, come spesso accade a chi per troppo tempo rimugina su una storia, alla fine ha perso un po' l'equilibrio del racconto. Il regista vorrebbe dire tante cose, affrontare molti temi, tra cui quelli cardine della storia di Frankenstein, dal rapporto padre-figlio al mito di Prometeo, al romanticismo, l'amore impossibile, il dolore, la morte, il rimorso, i rimpianti, che finisce con accennarli soltanto e passare da un tema all'altro, da un momento della storia all'altro, senza fluidità e senza approfondirne nemmeno uno, e questo in ben 2 ore e mezza di durata.

A pagarne le spese sono i personaggi, soprattutto quelli secondari. Oscar Isaac è bravo ma è davvero difficile empatizzare con il suo Victor Frankenstein, non attrae, non si prova simpatia per lui nemmeno per un momento, è logorroico,  eccessivamente teatrale. Lo sviluppo del personaggio è troppo confuso, Victor dovrebbe essere mosso dalla sua ossessione, quella di sconfiggere la morte, il lavoro di una vita, su cui però cambia idea in un attimo e per motivi davvero futili, quasi per un capriccio. Ai limiti dell'inutilità il personaggio di Christoph Waltz, davvero molto piatto invece quello di Mia Goth, che invece nella storia dovrebbe avere un peso importante. La sua Elizabeth dovrebbe essere l'elemento scatenante, della gelosia e dell'amore, ma succede tutto così in fretta e viene raccontato in modo così superficiale e confuso, che non si capisce come possa essere così importante per i protagonisti. In questo quadro confuso di personaggi, a sorpresa, a convincere di più è Jacob Elordi, sepolto sempre sotto un pesante trucco, l'attore fa il suo e lo fa bene. Nota di merito, in particolare, per la sua performance a livello vocale, e per apprezzarlo è necessario vedere il film in lingua originale.

Frankenstein, versione Guillermo Del Toro, decisamente poco horror ma più gotica, è un film che ha delle grosse pecche nel racconto ma riesce, in parte, a nasconderle e a colpire lo spettatore con la sua grande forza visiva. Davvero un peccato che sia stato relegato ad una uscita in streaming, un film del genere, con questa cura per l'immagine, le scenografie e la fotografia, meritava il grande schermo e, onestamente, è triste che lo stesso regista non si sia imposto per avere un'ampia distribuzione in sala. A rimetterci alla fine è il film stesso, le cui immagini vengono soffocate da una banale visione in streaming, e non importa quanto sia grande o definita la tv, sarà sempre più piccola e meno coinvolgente di una proiezione sul grande schermo, nel buio di una sala cinematografica.

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lunedì 13 marzo 2023

Oscar 2023 - Tutti i vincitori

Si è tenuta la scorsa notte al Dolby Theatre di Los Angeles la 95a edizione degli Academy Awards, presentata da Jimmy Kimmel, che vede trionfare Everything Everywhere All at Once. La pellicola dei Daniels si aggiudica sette statuette tra cui miglior film, miglior regia, migliore attrice protagonista (Michelle Yeoh), migliori attori non protagonisti (Ke Huy Quan e Jamie Lee Curtis).
Quattro Oscar a "Niente di nuovo sul fronte occidentale". Niente da fare per "Le Pupille" di Alice Rorhwacher e per Aldo Signoretti.


 

Ecco l'elenco dei vincitori:

MIGLIOR FILM
Everything Everywhere All at Once 

MIGLIOR REGISTA
Daniel Kwan, Daniel Scheinert (Everything Everywhere All at Once) 

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA
Brendan Fraser (The Whale) 

MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA
Michelle Yeoh (Everything Everywhere All at Once) 

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
Ke Huy Quan (Everything Everywhere All at Once) 

MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA
Jamie Lee Curtis (Everything Everywhere All at Once) 

MIGLIOR FILM D'ANIMAZIONE:
Pinocchio 

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO D'ANIMAZIONE
The Boy, the Mole, the Fox, and the Horse 

MIGLIORI COSTUMI
Black Panther: Wakanda Forever 

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO
An Irish Goodbye 

MIGLIOR TRUCCO
The Whale 

MIGLIORE COLONNA SONORA
Niente di nuovo sul fronte occidentale 

MIGLIOR SONORO
Top Gun: Maverick 

MIGLIORE SCENEGGIATURA NON ORIGINALE
Women Talking 

MIGLIORE SCENEGGIATURA ORIGINALE
Everything Everywhere All at Once 

MIGLIORE FOTOGRAFIA
Niente di nuovo sul fronte occidentale 

MIGLIOR DOCUMENTARIO
Navalny 

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO DOCUMENTARIO
The Elephant Whisperers 

MIGLIOR MONTAGGIO
Everything Everywhere All at Once 

MIGLIOR FILM INTERNAZIONALE
Niente di nuovo sul fronte occidentale (Germania) 

MIGLIORE CANZONE ORIGINALE
Naatu Naatu (RRR) 

 MIGLIORE SCENOGRAFIA
Niente di nuovo sul fronte occidentale 

MIGLIORI EFFETTI SPECIALI
Avatar: La via dell'acqua

lunedì 20 febbraio 2023

BAFTA 2023 - il trionfo di Niente di Nuovo sul Fronte Occidentale

Si è svolta ieri sera la cerimonia di premiazione dei BAFTA 2023, i premi assegnati dalla British Academy of Film and Television Arts. Premi molto importanti ma non particolarmente indicativi in chiave Oscar.

Durante la cerimonia, a cui erano presenti il Principe William e la moglie Kate Middleton, c'è stato un doveroso omaggio alla scomparsa Regina Elisabetta II, affidato a colei che l'ha interpretata sul grande schermo, cioè Helen Mirren. L'attrice ha ricordato come nei suoi 70 anni di regno abbia incontrato le più grandi star del Cinema e sia stata testimone dell'evoluzione della Settima Arte, dalla Golden Age di Hollywood fino ai grandi blockbuster di oggi. Helen Mirren ha poi ringraziato la Regina per il suo grande e costante sostegno alle Arti e al Cinema, definendola "la stella più importante della nostra nazione".

La serata, condotta da Richard E. Grant, è scivolata via liscia come l'olio, ma le sorprese sono arrivate dai vincitori. Aveva ottenuto il maggiori numero di nomination ma in pochi avevano immaginato un possibile exploit, invece a trionfare è stato il war movie Niente di Nuovo sul Fronte Occidentale, che si è portato a casa ben 7 BAFTA, tra cui miglior film, film in lingua straniera e regia.
Cate Blanchett (Tár) e Austin Butler (Elvis) hanno ottenuto i premi come migliore attrice e attore protagonista, mentre i due premi come non protagonisti sono andati a Kerry Condon e Barry Keoghan, entrambi nel film Gli Spiriti dell'Isola.
Il grande favorito per gli Oscar 2023, Everything Everywhere All At Once, si è dovuto accontentare di un solo premio, per il miglior montaggio. Migliore film d'animazione il Pinocchio di Guillermo del Toro.

Ecco tutti i vincitori.

Miglior film
Niente di nuovo sul fronte occidentale (Edward Berger)

Miglior film britannico
Gli Spiriti dell'isola (Martin McDonagh)

Miglior film in lingua straniera
Niente di nuovo sul fronte occidentale (Edward Berger)

Miglior regista
Edward Berger - Niente di nuovo sul fronte occidentale

Miglior debutto di un regista, sceneggiatore o produttore britannico
Charlotte Wells (regista-sceneggiatrice) - Aftersun

Miglior attrice protagonista
Cate Blanchett -Tár

Miglior attore protagonista
Austin Butler - Elvis

Miglior attrice non protagonista
Kerry Condon - Gli Spiriti dell'Isola

Miglior attore non protagonista
Barry Keoghan - Gli Spiriti dell'Isola

Miglior documentario
Navalny (Daniel Roher)

Miglior film d'animazione
Pinocchio (Guillermo del Toro e Mark Gustafson)

Miglior sceneggiatura originale
Martin McDonagh - Gli Spiriti dell’Isola

Miglior sceneggiatura non originale 
Edward Berger, Lesley Paterson ed Ian Stokell - Niente di nuovo sul fronte occidentale

Miglior colonna sonora
Volker Bertelmann - Niente di nuovo sul fronte occidentale

Miglior casting
Nikki Barrett e Denise Chamian - Elvis

Miglior fotografia
James Friend - Niente di nuovo sul fronte occidentale 

Miglior montaggio
Paul Rogers - Everything Everywhere All at Once

Miglior scenografia
Florencia Martin ed Anthony Carlino - Babylon

Migliori costumi
Catherine Martin - Elvis

Miglior trucco ed acconciatura
Jason Baird, Mark Coulier, Louise Coulston e Shane Thomas - Elvis

Miglior sonoro
Lars Ginzsel, Frank Kruse, Viktor Prášil e Markus Stemler - Niente di nuovo sul fronte occidentale

Migliori effetti speciali
Richard Baneham, Daniel Barrett, Joe Letteri ed Eric Saindon - Avatar: La via dell’acqua

Miglior cortometraggio animato
The Boy, the Mole, the Fox and the Horse (Charlie Mackesy e Peter Baynton)

Miglior cortometraggio
An Irish Goodbye (Tom Berkeley e Ross White)

Miglior stella emergente (votato dl pubblico)
Emma Mackey 

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mercoledì 21 dicembre 2022

Pinocchio di Guillermo del Toro - la recensione

C'era davvero bisogno dell'ennesima riproposizione di Pinocchio al cinema?
Dopo aver visto il lavoro fatto per Netflix da Guillermo Del Toro la risposta non può che essere affermativa: sì, di Pinocchio al cinema ci sarà sempre bisogno, specie se, come ha fatto il cineasta messicano, diventa spunto e metafora per parlare di temi universali come la morte, l'elaborazione del lutto e il peso delle aspettative.


La prima cosa che balza all'occhio di questa trasposizione del romanzo di Collodi è che Del Toro decide deliberatamente di prendere dal libro praticamente solo in concept iniziale, ma già dall'inizio la direzione del film è tutt'altra rispetto a ciò cui siamo abituati, lasciando da parte sia Collodi, con la sua morale (a volte molto dark) sui bambini che devono dare ascolto ai genitori, sia la Disney (del classico e della poco riuscita versione live action) con il suo ottimismo romantico.
Il tema portante della storia è la morte, nelle sue varie sfaccettature, da quelle più dolorose fino a quelle più squisitamente "positive", a fine di una vita ben vissuta. Il lutto è un mantello che avvolge tutta la pellicola dall'inizio alla fine, e Pinocchio il burattino ne viene quasi soverchiato. Lutto che è collegato a doppio filo con l'altro grande tema del film, e cioè il peso delle aspettative che gli altri, e in particolare i genitori, ci pongono sulle spalle. I personaggi di Geppetto e del padre di Lucignolo sono infatti due facce di una stessa medaglia, così come lo sono Pinocchio e Lucignolo stessi. Se da una parte infatti abbiamo Geppetto che, oppresso dal dolore per la perdita di un figlio, riversa su Pinocchio l'immagine residua di quel figlio perduto, dall'altra c'è invece un padre che, forse inconsapevolmente, è oppresso dal suo ruolo e riversa sul figlio la sua frustrazione e le sue aspettative in modo crudele. Da questo punto di vista questo è un film di crescita e rivalsa personale tanto per i padri quanto per i figli.
Diventa quindi centrale la figura del Grillo, non più semplice personificazione della coscienza di Pinocchio, ma personaggio a tutto tondo che si evolve e ha un suo arco narrativo funzionale tanto a se stesso quanto a Pinocchio. Anche il Grillo dovrà imparare cosa significa vivere davvero e che forse vivere vuol dire anche morire.

La scelta di trasportare la storia durante la Seconda Guerra Mondiale risulta vincente non solo per la suggestione data dalla presenza del fascismo (e per l'esilarante macchietta che è Mussolini), ma anche perché la guerra e la morte diventano parte integrante delle atmosfere cupe e drammatiche che permeano tutto il film. Una cupezza e una drammaticità che smuovono le lacrime dello spettatore in modo tutt'altro che semplice o ruffiano.
Non si può non applaudire quindi la colonna sonora splendida di Alexandre Desplat che aiuta moltissimo a rendere la visione completamente immersiva.

Con una stop-motion semplicemente perfetta e una storia che rielabora in maniera intelligente e profonda il classico di Collodi, il Pinocchio di Guillermo del Toro è a mani basse uno dei film più belli dell'anno e sarò veramente difficile batterlo nella sua categoria durante la stagione dei premi. E per fortuna.

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mercoledì 15 giugno 2022

Pinocchio - tante nuove immagini dal film in stop-motion di Guillermo del Toro

Quest'anno, nel giro di pochi mesi, ci saranno ben due film su Pinocchio, per fortuna saranno due film molto diversi tra loro, il primo sarà la versione live action del Classico Disney del 1940, la seconda invece una versione in stop-motion diretta da Guillermo del Toro per Netflix.

Vanity Fair ha dedicato al film di Del Toro un lungo articolo in cui sono presenti molte immagini inedite e affascinanti, oltre ad una intervista in cui il regista messicano sottolinea di aver concepito la sua versione molto tempo prima di quella Disney.
"Ho sempre professato il mio amore e la mia grande ammirazione per la Disney", ha detto Del Toro, "ma stavolta devo prenderne le distanze. La mia è una storia di un burattino con burattini… con recitazione ottenuta grazie a degli animatori attraverso un mezzo completamente diverso. Non potremmo essere più diversi da qualunque altra versione di Pinocchio nei nostri intenti spirituali e filosofici, ma anche nell’ambientazione".

Ecco le nuove immagini.










Ispirato alla celebre fiaba di Collodi, il film di Del Toro è un musical stop-motion ambientato durante l'ascesa del Fascismo e di Mussolini in Italia. Gregory Mann sarà la voce di Pinocchio, Ewan McGregor quella del Grillo, tra i doppiatori anche Cate BlanchettTilda Swinton, Christoph Waltz, Finn Wolfhard, John TurturroBurn GormanRon Perlman, e Tim Blake Nelson.

Il film arriverà su Netflix a dicembre. QUI il link per l'articolo di Vanity Fair.

venerdì 25 marzo 2022

Nightmare Alley - La Fiera delle Illusioni - la recensione

È finalmente disponibile su Disney+, La Fiera delle Illusioni - Nightmare Alley, l'ultimo film di Guillermo del Toro, candidato a quattro premi Oscar 2022, tra cui miglior film.

Stati Uniti, anni '40, Stanton "Stan" Carlisle è un uomo che non ha nulla, abbandona la sua casa dopo averle dato fuoco per seppellire un corpo e parte. Finisce per unirsi a una fiera, dove viene a contatto con un mondo nuovo, fatto di nani, uomini barbuti, l'"uomo-bestia", donne che si fanno attraversare il corpo dall'elettricità. Grazie all'aiuto della chiromante Zeena e di suo marito, l'ex mentalista Pete, Stan entra attivamente in quel mondo e impara alcuni trucchi del mestiere. Ma Stan vuole di più, a qualunque costo. Spinto da ambizione e avidità, parte con la giovane Molly per la città e lì, in poco tempo, diventa "Il Grande Stanton", mentalista e sensitivo da due spettacoli al giorno. Ma per Stan non è ancora abbastanza. Dopo l'incontro con una opportunista psicologa, e spinto da una crescente avidità, decide di mettere in piedi una vera e propria truffa ai danni di uomini ricchi e potenti, a cui fa credere di poter parlare con i loro cari defunti. Quello di Stan però è un gioco molto pericoloso.

Adattamento dell'omonimo romanzo di William Lindsay Gresham, già trasposto sullo schermo nel 1947, in un film con Tyrone Power, a cui però è stato cambiato il finale per renderlo meno negativo, Nightmare Alley - La Fiera delle Illusioni è il film con cui Guillermo del Toro cerca di non essere il "solito" del Toro. Non è un fantasy gotico, non è un horror, è un vero e proprio noir vecchio stile, tra atmosfere plumbee, personaggi ambigui, e sigarette. La prima parte, quella ambientata alla fiera, in un mondo di freaks, è sicuramente quella in cui si sente di più il tocco "deltoriano", nei colori, nei personaggi, poi a lungo andare quel tocco si perde un po' virando su qualcosa di più classico, mantenendo però sempre un vago senso di grottesco tipico del regista. La regia di Del Toro è ottima, bella, precisa e pulita. La ricostruzione dell'ambientazione, le scenografie, i costumi, sono meravigliosi, curati nei minimi dettagli. Ottimo anche il lavoro della fotografia.

Il protagonista Bradley Cooper offre forse la miglior performance della sua carriera, riesce a dare corpo a un personaggio avido, spietato, profondamente immorale, così bravo e sicuro di sé ad ingannare gli altri quanto incapace di capire davvero chi ha davanti, che sia la pura e innocente Molly, meno accondiscendente di quanto pensa, o l'apparentemente complice psicologa, ancora più spietata di lui. La parabola di ascesa e caduta di Stan Carlisle lo riporterà all'inizio della sua avventura, ma in un ruolo diverso e forse più "simile" alla sua anima corrotta. Oltre a Cooper, il cast è formato da grandi nomi, Rooney Mara, una glaciale Cate Blanchett, Richard Jenkins, Willem Dafoe, Toni Collette, Ron PerlmanDavid Strathairn e Mary Steenburgen. Ottime le interpretazioni di tutti, una performance corale degna del livello dei nomi che compongono il cast, forse l'unico personaggio a soffrire un po' è proprio quello di Rooney Mara, che avrebbe meritato maggior peso nella storia.

Nightmare Alley è un indubbiamente un bel film, girato alla perfezione, visivamente affascinante, con una dedizione per i dettagli davvero eccezionale, si vede che è stato fatto e girato da persone che amano il Cinema. Dov'è che pecca allora? Nel calore. È un film molto freddo, così freddo da non riuscire a colpire davvero al cuore lo spettatore, si prova disprezzo per il protagonista ma mai trasporto emotivo, e questo da un film di Del Toro proprio non te lo aspetti. Resta comunque un bel film da vedere, con gli occhi.

sabato 22 gennaio 2022

Nightmare Alley di del Toro è un flop negli USA. Martin Scorsese lancia un appello per il film.

È forse un ritratto molto significativo dei tempi difficili che sta vivendo il Cinema. La Fiera delle Illusioni - Nightmare Alley, di Guillermo del Toro, era uno dei film più attesi della stagione, una storia intrigante, un grande cast, un regista premio Oscar con una sua visione, assolutamente unica, del Cinema, eppure ha riscosso pochissimo successo al botteghino USA.

Negli Stati Uniti è uscito in sala a dicembre 2021 e fino ad oggi ha incassato soltanto 9 milioni di dollari (ne è costati 60), un risultato decisamente deludente e molto al di sotto delle aspettative. In questi giorni il film sta uscendo in altri paesi, è arrivato in Francia, Germania, Russia e UK, e il 27 gennaio arriverà anche in Italia, e si spera che il risultato sarà diverso.

Interrogato sulla questione, Bradley Cooper ha dichiarato di non essere sorpreso dal risultato deludente negli USA e di sperare nello streaming.
"Non è stato uno shock per nessuno di noi", ha detto l'attore, "Penso che sia uno splendido film da vedere al cinema, anche solo per la sua portata, ma credo che risulterà appetitoso anche a casa".

Se Cooper è quasi rassegnato, c'è qualcuno che proprio non può accettare questo "abbandono" delle sale, è Martin Scorsese, che ha deciso di lanciare un appello ai cinefili di tutto il mondo per sostenere Guillermo del Toro e il suo film. Ecco la sua lettera al Los Angeles Times.

"Qualche settimana fa ho visto La fiera delle illusioni di Guillermo del Toro. Mi ha impressionato e commosso. Attendo sempre con impazienza i film di Guillermo, ma questo in particolare aveva un potere e una risonanza speciali per me.
Poi mi sono reso conto che il pubblico non stava andando a vederlo, cosa che mi ha angosciato. Ovviamente, le vacanze di Natale che si sono appena concluse sono state un momento difficile per far uscire qualsiasi film. Ma mi chiedo anche se ci sia un reale apprezzamento nei confronti del lavoro di Guillermo.
Scommetto che il termine “noir” è comparso nella maggior parte delle recensioni e dei commenti su Nightmare Alley, e con buona ragione. I personaggi sono tutti tormentati, molti sono condannati, e il film è basato su un romanzo che ha quel genere di trama labirintica classica dei film noir. Oltretutto, quel romanzo era già stato portato sullo schermo, appena dopo la sua pubblicazione nel 1946, e la prima versione di Edmund Goulding è stata a lungo considerata un classico del genere.
Ma il termine “noir” è stato utilizzato così spesso, e in modo così sfacciato, che alla fine sembra più un sapore che qualsiasi altra cosa, e potrebbe condurre nella direzione sbagliata qualcuno in cerca di informazioni su un film. Potrebbero aspettarsi un “pastiche” noir, uno dei tanti che abbiamo visto. E questo non rende assolutamente giustizia all’adattamento di Guillermo e Kim Morgan.
La maggior parte del film è ambientata negli anni trenta, e sembra emergere dalla disperazione e dall’amarezza della Grande Depressione: si riesce a percepire nelle immagini e nel linguaggio del corpo degli attori. Tutti i personaggi in questo film provano il vero dolore, un senso di desolazione radicato nella vita di tutti i giorni. Non è quindi solo una questione di “stile” o di “grafica”, sebbene siano elementi squisiti in questo film. È una questione legata all’impegno completo di Guillermo nei confronti del materiale e del portare la propria visione in vita con il suo scenografo, il costumista, il direttore della fotografia e lo straordinario cast, guidato da Bradley Cooper e Cate Blanchett. Lavorano insieme per creare un universo senza uscita tirandolo fuori dal passato americano, e lo fanno dentro e fuori, fino in fondo.
In questo senso, il film è fedele allo spirito che anima il cinema noir molto più dei tanti “omaggi” che sono stati fatti negli anni e che vengono fatti ancora oggi. Guillermo sta certamente parlando dal suo tempo e al suo tempo, ma lo fa con la lingua di un tempo passato, e l’urgenza e la disperazione di allora si sovrappongono con quell’urgenza e quella disperazione che stiamo vivendo proprio adesso, in un modo decisamente inquietante. È come un campanello d’allarme.

Il Covid-19 è stato profondamente duro nei confronti del cinema in generale. Ha aggiunto protocolli che fanno perdere molto tempo e polizze assicurative molto costose al budget di tutti i film, piccoli o grandi che siano. Ha portato alla chiusura di molti cinema, e a una resistenza a tornare in quelli che sono ancora aperti. E ora… Omicron.
Se avete deciso di inserire La fiera delle illusioni nella categoria “noir” o in qualsiasi altra categoria, vi esorto a dargli un’occhiata più da vicino. E se avete deciso proprio di evitarlo, per qualsiasi motivo, ripensateci. In pratica, ciò che sto cercando di dirvi è che un regista come Guillermo, che ci dà film realizzati con tanto amore e passione, non ha solo bisogno del nostro sostegno: lo merita."

martedì 1 ottobre 2019

The Irishman: l'elogio di Guillermo del Toro al film di Scorsese

Martin Scorsese scuote il mondo del Cinema con il suo The Irishman. Dopo le prime proiezioni, il film sembra aver conquistato tutti, critica, pubblico, e anche i colleghi del regista.

Prima Leonardo Di Caprio, poi Ava DuVernay, hanno scritto parole al miele, ma più di tutti Guillermo del Toro. Il regista messicano infatti ha scritto un vero e proprio elogio al film.
Una recensione molto particolare, una lunga analisi del film racchiusa in 13 tweet, che il regista ha condiviso sul proprio profilo Twitter.

Ecco le sue parole.

"13 tweet su The Irishman di Scorsese

Inanzitutto, il film si apre con un epitaffio, come Barry Lyndon. Parla della vita che va e viene, con tutti i suoi turbamenti, tutti i suoi drammi, la violenza e rumore e la perdita... e come inevitabilmente svaniscono, come tutti noi...

"Fu durante il regno di Giorgio III che i suddetti personaggi vissero e litigarono; buoni o cattivi, belli o brutti, ricchi o poveri, adesso sono tutti uguali". Tutti quanti saremo traditi e rivelati dal tempo, umiliati dai nostri corpi, spogliati del nostro orgoglio.

Il film è un mausoleo del mito: un monumento funerario che sta in piedi per sbriciolare le ossa sotto di esso. Il granito è fatto per durare ma noi ci trasformiamo comunque in polvere dentro.

E' l'anti "My Way" (suonata ad ogni matrimonio gangster del mondo). Rimpianti, ne hanno più di pochi. La strada non può essere annullata e tutti affrontiamo l'equilibrio alla fine. Persino la voce fuori campo ha portato De Niro a insinuarsi in un rimuginare senza senso.

Ricordo, in un documentario su Rick Rubin, spiegava come Johnny Cash cantava "Hurt" (avendo vissuto e perso ed essendo andato all'inferno e ritorno), dandogli una dimensione che non può esserci nella voce del giovane Trent Reznor (anche se l'ha composta proprio lui). Questo film è così.

Scorsese lo ha cominciato mano nella mano con Schrader, da giovani uomini, cercando Bresson. Questo film trasforma magicamente tutti i miti del gangster in rimpianto. Questo film lo vivi. Non mostra mai la sensualità della violenza. Mai lo spettacolo, eppure è straordinariamente cinematografico.

Il film ha l'inesorabilità di una crocifissione - dal punto di vista di Giuda. Ogni stazione della croce è permeata dall'umorismo e da un senso di banalità - futilità - i personaggi vengono introdotti con i loro epitaffi sovrapposti sullo schermo: "E' così che muoiono".

Non avrei mai pensato di vedere un film in cui avrei tifato per Jimmy Hoffa - ma l'ho fatto - forse perché, alla fine, proprio come i Kennedy, lui rappresentava anche la fine di un maestoso status postbellico in America.

Pesci estremamente minimalista. Magistrale. E' come un buco nero - un attrattore di pianeti - materia oscura. De Niro mi ha sempre affascinato quando interpreta personaggi che colpiscono al di sopra del loro vero peso - o intelligenza. Ecco perché lo amo così tanto in Jackie Brown.

Un interessante collegamento tra questi personaggi: Pesci, che ha interpretato il mostro machiavellico, riconquista un'innocente senilità, un oblio benigno, e il personaggio di De Niro - che ha operato in un vuoto morale - acquisisce abbastanza consapevolezza da provare una amara solitudine.

Credo che si guadagni molto incrociando e relazionando le nostre trasgressioni con come ci sentiremo negli ultimi tre minuti della nostra vita, quando tutto diventerà chiaro: i nostri tradimenti, le nostre grazie salvifiche e la nostra insignificanza. Questo film mi ha dato quella sensazione.

Questo film, comunque, ha bisogno di tempo, deve essere elaborato come un vero lutto. Arriverà a più fasi... credo che la maggior parte del suo potere penetrerà, col tempo, e causerà una vera realizzazione. Un capolavoro. Un corollario perfetto per Quei Bravi Ragazzi e Casino.

Andatelo a vedere. Al cinema. Questo film ha languito nel limbo della produzione per tanto tempo... averlo qui, ora, è un miracolo. Sono le tre ore di cinema più veloci di sempre. Non perdetelo."

Se avevate qualche dubbio sul film, Del Toro vi sta dicendo di stare tranquilli perché The Irishman è un grande film.
A questo punto è lecito considerare il film e Martin Scorsese, tra i favoriti per la stagione dei premi... e ovviamente per l'Oscar.

The Irishman sarà su Netflix dal 1 novembre, prima però dovrebbe uscire in alcune sale. Sicuramente lo vedremo alla Festa del Cinema di Roma, sarà presentato lunedì 21 ottobre.

lunedì 5 marzo 2018

Oscar 2018 - trionfa 'The Shape of Water'. Ecco tutti i vincitori.

Si sono tenuti nella notte i 90esimi Academy Awards. La serata, presentata ancora una volta da Jimmy Kimmel, è stata meno spumeggiante degli altri anni, più sobria e (incredibilmente) anche più rapida grazie all'introduzione di un tempo massimo per i ringraziamenti, su cui Kimmel ha scherzato molto durante la serata promettendo una moto d'acqua in premio al più veloce. Tra le note più positive, sicuramente i mix video che hanno ricordato questi 90 anni di film e interpretazioni, belli ed emozionanti.

Nelle ultime settimane sembrava che le carte si fossero rimescolate e invece, come da pronostico, a vincere è stato The Shape of Water di Guillermo del Toro, che si è portato a casa anche il premio per la migliore regia. In tutto il film ha vinto 4 premi risultando il più premiato della serata.

Pronostici rispettati anche per i quattro attori, sono stati premiati quelli che in questa stagione dei premi hanno vinto praticamente tutto. Finalmente Gary Oldman (L'ora più Buia) ha vinto il suo Oscar come migliore attore, quello per migliore attrice è andato ovviamente Frances McDormand (Tre Manifesti a Ebbing, Missouri), protagonista del discorso più trascinante della serata. I migliori attori non protagonisti sono stati Allison Janney (I, Tonya) e Sam Rockwell (Tre Manifesti a Ebbing, Missouri). Tutti e quattro sono Oscar più che meritati.

Un po' di gloria anche per l'Italia, con Chiamami col tuo Nome che si è portato a casa l'Oscar per la migliore sceneggiatura non originale, andato al veterano James Ivory, da oggi il più anziano mai premiato. Piccola sorpresa, ma non più di tanto, l'Oscar per la migliore sceneggiatura originale a Get Out.
Non solo del Toro, il Messico è stato grande protagonista della serata anche grazie al miglior film d'animazione, che è andato - manco a dirlo - a Coco della Disney/Pixar, che si è preso anche il premio per la migliore canzone. In sud America anche l'Oscar per il miglior film, andato al cileno Una Donna Fantastica.
Fra i premi tecnici hanno trovato gloria Dunkirk e anche Blade Runner 2049.

La protesta dei movimenti Time's Up e #MeToo c'è stata ma in modo più lieve rispetto ai Golden Globe e i BAFTA. Jimmy Kimmel ne ha parlato apertamente nel monologo d'apertura, molte attrici ne hanno parlato dal palco, ma i momenti più significativi sono stati due: il discorso di ringraziamento di Frances McDormand che ha invitato tutte le donne nominate ad alzarsi in piedi (la prima a rispondere è stata Meryl Streep) per condividere quel momento di gloria insieme a lei, e poi la presenza sul palco di Ashley Judd, Annabella Sciorra e Salma Hayek, tre delle grandi accusatrici di Harvey Weinstein, insieme per dire basta alle molestie e alla disparità di trattamento.
C'è stato anche un momento storico in questa edizione, Daniela Vega, protagonista del premiato Una Donna Fantastica, è stata la prima transgender a presentare un premio sul palco degli Oscar.

Ecco l'elenco dei vincitori della serata.

Miglior Film
La Forma dell’Acqua

Miglior Regia
Guillermo del Toro, La Forma dell’Acqua

Miglior Attore Protagonista
Gary Oldman, L’ora più buia

Miglior Attrice Protagonista
Frances McDormand, Tre manifesti a Ebbing, Missouri

Miglior Attore non Protagonista
Sam Rockwell, Tre manifesti a Ebbing, Missouri

Miglior Attrice non Protagonista
Allison Janney, I, Tonya

Miglior Sceneggiatura Originale
Scappa – Get Out

Miglior Sceneggiatura non Originale
Chiamami col tuo nome

Miglior Film Straniero
Una donna fantastica

Miglior film d’Animazione
Coco

Miglior Fotografia
Blade Runner 2049

Miglior Scenografia
La Forma dell’Acqua

Miglior Montaggio
Dunkirk

Miglior Colonna Sonora
La Forma dell’Acqua

Miglior Canzone
"Remember Me", Coco

Migliori Effetti Visivi
Blade Runner 2049

Miglior Sonoro
Dunkirk

Miglior Montaggio Sonoro
Dunkirk

Migliori Costumi
Il Filo Nascosto

Miglior Trucco e Acconciatura
L’ora più buia

Miglior Documentario
Icarus

Miglior Cortometraggio Documenatrio
Heaven is a Traffic Jam On The 405

Miglior Cortometraggio
The Silent Child

Miglior Cortometraggio Animato
Dear Basketball

lunedì 19 febbraio 2018

BAFTA 2018 - trionfa Tre Manifesti a Ebbing, Missouri. Ecco tutti i vincitori.

Si sono tenuti ieri sera a Londra i Bafta Awards 2018, gli "Oscar britannici". Come successo ai Golden Globes, anche la serata dei Bafta è stata segnata dalla protesta contro le molestie, con attori e soprattutto attrici vestite di nero.

A dominare la cerimonia è stato Tre Manifesti a Ebbing, Missouri di Martin McDonagh, che si è portato a casa ben cinque premi, tra cui miglior film e miglior film in lingua inglese.

Confermato il quartetto di attori che fino ad oggi ha vinto praticamente tutto: Frances McDormand (Tre Manifesti a Ebbing, Missouri) migliore attrice, Gary Oldman (L'Ora Più Buia) miglior attore, Allison Janney (I, Tonya) migliore attrice non protagonista, e Sam Rockwell (Tre Manifesti a Ebbing, Missouri) migliore attore non protagonista.

Guillermo del Toro (The Shape of Water) si è aggiudicato il premio per la regia, mentre James Ivory è stato premiato per Chiamami col Tuo Nome con il Bafta per la migliore sceneggiatura non originale.
Infine, il grande Ridley Scott è stato premiato con il Bafta Fellowship, il premio alla carriera, consegnato dal Principe William.

Ecco l'elenco dei vincitori.

Miglior Film
Tre Manifesti a Ebbing, Missouri

Miglior film inglese
Tre Manifesti a Ebbing, Missouri

Miglior regista
Guillermo del Toro, The Shape of Water

Migliore attrice protagonista
Frances McDormand, Tre Manifesti a Ebbing, Missouri

Migliore attore protagonista
Gary Oldman, L’Ora più Buia

Migliore attrice non protagonista
Allison Janney, I, Tonya

Migliore attore non protagonista
Sam Rockwell, Tre Manifesti a Ebbing, Missouri

Migliore fotografia
Blade Runner 2049

Migliore sceneggiatura originale
Tre Manifesti a Ebbing, Missouri

Migliore sceneggiatura adattata
Chiamami col tuo Nome

Miglior film d'animazione
Coco

Miglior suono
Dunkirk

Miglior debutto per uno sceneggiatore/regista/produttore inglese
I am not a Witch, Rungano Nyoni (Writer/Director), Emily Morgan (Producer)

Migliori effetti visivi
Blade Runner 2049

Migliori scenografie
The Shape of Water

Miglior film non in lingua inglese
The Handmaiden, Park Chan-wook, Syd Lim

Miglior corto inglese
Cowboy Dave

Miglior corto animato inglese
Poles Apart

Miglior documentario
I am not Your Negro

Miglior montaggio
Baby Driver

Migliori Costumi
Il Filo Nascosto

Miglior trucco e acconciature
L'ora Più Buia

Miglior Colonna Sonora
The Shape of Water

EE Rising Star Award (Voted for by the public)
Daniel Kaluuya

Contributo inglese al cinema
Jon Wardle, National Film and Television School

Bafta Fellowship
Ridley Scott

martedì 13 febbraio 2018

The Shape of Water - La Forma dell'Acqua - la recensione

Se c'è un autore che sa come fondere reale e fantastico, Storia e magia, in modo che appaiano indissolubili e ugualmente reali, quello è Gullielmo del Toro. Da questo punto di vista, La Forma dell'Acqua, vincitore del leone d'oro a Venezia, di due Golden Globe e candidato a ben tredici premi Oscar, può essere considerato un esempio quasi perfetto della poetica del regista e sceneggiatore messicano.

La Storia, quella con la S maiuscola, è l'America della prima guerra fredda, intrappolata in una incessante ricerca dell'apparire e stretta nella morsa della paura e del pregiudizio. La Magia è rappresentata dalla creatura (il solito fantastico Doug Jones), bellissima e misteriosa, mai realmente approfondita, incredibilmente sensibile e intelligente, fortemente erotica, di cui si innamora Elisa (Sally Hawkins), donna delle pulizie muta che ha con l'acqua un rapporto stretto e simbiotico e che ha nella sua collega Zelda (Octavia Spencer) e nel vicino di casa Giles (Richard Jenkins) i suoi unici amici. E come in ogni fiaba, il cattivo è rappresentato dal governo, nella persona del crudele colonnello Strickland (Michael Shannon), un uomo che è talmente marcio dentro da andare, letteralmente, in cancrena.

Con una delicatezza incredibile, Gullielmo del Toro ci racconta una storia d'amore romantica ma anche piena di sottile erotismo, in cui  l'onnipresente acqua assume un valore simbolico di legame con una natura primordiale, ma anche di purezza. Elisa, così come Zelda o Giles, sono diversi, emarginati, ma puri e innocenti, unici ad avere compassione della creatura e a vederla per quel che è, ovvero un essere straordinario dotato di intelligenza e soprattutto di emozioni.
L'incapacità di comunicare con le parole di Eliza, paradossalmente, la rende l'unica in grado di comunicare davvero con la creatura, di stabilire con lui un legame profondissimo: lei lo vede per ciò che è davvero, ma è anche lui a vederla realmente, senza farsi distrarre dal suo mutismo, senza considerarla diversa ma semplicemente per la donna che è nel profondo.
Del Toro è bravissimo nel dare spessore e credibilità a una storia d'amore che è irreale in ogni sua componente: lo fa con una regia sognante, un po' Amelie, un po' Il Labirinto del Fauno, lo fa con una colonna sonora magnifica, con la fotografia bluastra e piccoli dettagli che sembrano presi direttamente da un sogno, come il lungo corridoio alla cui fine vi sono gli appartamenti di Eliza e Giles, o il cinema proprio al piano di sotto, o ancora con l'uso incessante della pioggia come sottofondo a buona parte delle scene. 

Favola romantica a metà fra sogno a tinte gotiche e dramma storico, La Forma dell'Acqua è pura magia visiva ed emotiva. Si ride, si piange, si esce dal cinema felici. Un film che dopo averlo visto si vorrebbe rivedere ancora e ancora e ancora.

domenica 21 gennaio 2018

The Shape of Water è il miglior film ai PGA Awards

Sono stati consegnati ieri i Producers Guild of America Awards, i premi assegnati dall'associazione dei produttori.

A vincere è stato La Forma dell'Acqua (The Shape of Water) di Guillermo del Toro. Un riconoscimento molto importante grazie al quale il regista messicano mette (ipoteticamente) una mano sull'Oscar 2018 come miglior film.

Attenzione però, i PGA sono molto importanti in vista degli Academy Awards ma negli ultimi due anni i film che hanno vinto questo premio, La Grande Scommessa e La La Land, non si sono poi ripetuti agli Oscar.
Al momento comunque, grazie a questo premio e al Critics' Choice Awards ricevuto qualche giorno fa, il film di Del Toro si attesta come favorito per la notte degli Oscar.

Consegnati anche i premi per la tv con The Handmaid’s Tale che ha battuto Big Little Lies come serie dell'anno.

Ecco i vincitori.

- Premio Darryl F. Zanuck Award per il miglior produttore di un lungometraggio: The Shape of Water

- Premio per il miglior produttore di un film d’animazione: Coco

- Premio per il miglior produttore di un documentario: Jane


Per la tv.

- The Norman Felton Award for Outstanding Producer of Episodic Television, Drama: The Handmaid's Tale

- The Danny Thomas Award for Outstanding Producer of Episodic Television, Comedy: The Marvelous Mrs. Maisel

- The David L. Wolper Award for Outstanding Producer of Long-Form Television: Black Mirror

QUI tutti i vincitori.

sabato 13 gennaio 2018

Critics' Choice Awards - trionfo per The Shape of Water, Big Little Lies e The Handmaid’s Tale

Si è svolta la 23a edizione dei Critics’ Choice Awards, premi assegnati dalla Broadcast Film Critics Association, la più grande organizzazioni di critici di USA e Canada.

A trionfare è stato Guillermo del Toro con il suo The Shape of Water, che si è portato a casa quattro premi, tra cui miglior film e regia.

Nelle categorie degli attori, confermati i quattro vincitori dei Golden Globe, Frances McDormand (Tre Manifesti a Ebbing, Missouri) e Gary Oldman (L'ora più Buia) migliori attori protagonisti, Sam Rockwell (Tre Manifesti a Ebbing, Missouri) e Allison Janney (I, Tonya) migliori attori non protagonisti.
Premiati anche James Franco (The Disaster Artist) e Margot Robbie (I, Tonya) come migliori attori di commedia.
Premio per la migliore sceneggiatura per Chiamami col Tuo Nome.

I Critics' Choice Awards sono moderatamente indicativi in chiave Academy Awards, non sempre chi ha vinto poi si è ripetuto agli Oscar, ma danno un idea dei titoli forti e gli attori che molto probabilmente saranno protagonisti della stagione dei premi.

Per la tv si riconfermano le serie che hanno trionfato ai Golden Globe, The Handmaid's Tale, The Marvelous Mrs. Maisel e, ovviamente, Big Little Lies, che ha davvero dominato nelle categorie delle miniserie.

Ecco tutti i vincitori.

Cinema
MIGLIOR FILM
The Shape of Water

MIGLIOR ATTORE
Gary Oldman, L’Ora più Buia

MIGLIORE ATTRICE
Frances McDormand, Tre Manifesti a Ebbing, Missouri

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
Sam Rockwell, Tre Manifesti a Ebbing, Missouri

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA
Allison Janney, I, Tonya

MIGLIORE ATTORE/ATTRICE GIOVANE
Brooklynn Prince, The Florida Project

MIGLIOR CAST D’INSIEME
Tre Manifesti a Ebbing, Missouri

MIGLIOR REGISTA
Guillermo del Toro, The Shape of Water

MIGLIOR SCENEGGIATURA ORIGINALE
Jordan Peele, Get Out

MIGLIOR SCENEGGIATURA ADATTATA
James Ivory, Chiamami col tuo nome

MIGLIOR FOTOGRAFIA
Roger Deakins, Blade Runner 2049

MIGLIORI SCENOGRAFIE
Paul Denham Austerberry, Shane Vieau, Jeff Melvin, The Shape of Water

MIGLIOR MONTAGGIO
Paul Machliss, Jonathan Amos, Baby Driver
Lee Smith, Dunkirk

MIGLIORI COSTUMI
Mark Bridges, Il Filo Nascosto

MIGLIOR TRUCCO E PARRUCCO
L’Ora più Buia

MIGLIORI EFFETTI VISIVI
The War – Il pianeta delle scimmie

MIGLIOR FILM D’ANIMAZIONE
Coco

MIGLIOR FILM D’AZIONE
Wonder Woman

MIGLIORE COMMEDIA
The Big Sick

MIGLIOR ATTORE IN UNA COMMEDIA
James Franco, The Disaster Artist

MIGLIORE ATTRICE IN UNA COMMEDIA
Margot Robbie, I, Tonya

MIGLIOR FILM SCI-FI O HORROR
Get Out

MIGLIOR FILM STRANIERO
In The Fade

MIGLIOR CANZONE
“Remember Me” from Coco

MIGLIOR COLONNA SONORA
Alexandre Desplat, The Shape of Water

Tv
MIGLIOR SERIE COMEDY
The Marvelous Mrs. Maisel, Amazon

MIGLIOR ATTORE IN UNA SERIE COMEDY
Ted Danson, The Good Place, NBC

MIGLIORE ATTRICE IN UNA SERIE COMEDY
Rachel Brosnahan, The Marvelous Mrs. Maisel, Amazon

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA IN UNA SERIE COMEDY
Walton Goggins, Vice Principals, HBO

MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA IN UNA SERIE COMEDY
Mayim Bialik, The Big Bang Theory, CBS

MIGLIOR DRAMA
The Handmaid’s Tale, Hulu

MIGLIOR ATTORE IN UNA SERIE DRAMA
Sterling K. Brown, This Is Us, NBC

MIGLIOR ATTRICE IN UNA SERIE DRAMA
Elisabeth Moss, The Handmaid’s Tale, HulU

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA IN UNA SERIE DRAMA
David Harbour, Stranger Things, Netflix

MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA IN UNA SERIE DRAMA
Ann Dowd, The Handmaid’s Tale, Hulu

MIGLIOR MINISERIE
Big Little Lies, HBO

MIGLIOR FILM PER LA TV
The Wizard of Lies, HBO

MIGLIOR ATTORE PER UN FILM TV O MINISERIE
Ewan McGregor, Fargo, FX

MIGLIOR ATTRICE PER UN FILM TV O MINISERIE
Nicole Kidman, Big Little Lies, HBO

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA PER UN FILM TV O MINISERIE
Alexander Skarsgård, Big Little Lies, HBO

MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA PER UN FILM TV O MINISERIE
Laura Dern, Big Little Lies, HBO

MIGLIOR TALK SHOW
Jimmy Kimmel Live!, ABC

MIGLIOR SERIE ANIMATA
Rick and Morty, Adult Swim

sabato 9 settembre 2017

Venezia 74 - 'The Shape of Water' vince il Leone d'Oro

La fiaba dark The Shape of Water di Guillermo del Toro vince il Leone d'Oro.

Presentato il secondo giorno del festival, da subito è entrato nella top3 dei papabili vincitori. E così è stato, un emozionatissimo Guillermo del Toro ha ritirato il Leone d'Oro dalle mani del presidente di giuria Annette Bening.

Gli altri premi hanno un po' spiazzato. La Coppa Volpi come migliore attrice è andata a Charlotte Rampling per il film italiano Hannah. Premio meritato anche se tutti tifavano spudoratamente per la Frances McDormand di Three Billboards Outside Ebbing, Missouri, film che si è portato a casa il premio per la migliore sceneggiatura, decisamente meritato ma forse un po' troppo poco per un film che ha davvero convinto e conquistato tutti.
Sorpresa per la Coppa Volpi per il migliore attore è stata assegnata a Kamel El Basha per il film L’insulto, anche in questo caso un premio meritato ma tutti speravano in Donald Sutherland (The Leisure Seeker).
Scontato il premio Marcello Mastroianni per il migliore attore/attrice emergente, consegnato al giovane Charlie Plummer per Lean on Pete.

Venezia 74 si è chiuso con Paolo Baratta che ha dato appuntamento al 29 agosto 2018.

Ecco tutti i vincitori.

CONCORSO
Leone d’Oro per il Miglior Film: The Shape of Water di Guillermo del Toro
Leone d’Argento Gran Premio della Giuria: Foxtrot di Samuel Maoz
Leone d’Argento per la Migliore Regia: Xavier Legrand per Jusqu’à la garde
Coppa Volpi migliore attore: Kamel El Basha per L’insulto di Ziad Doueiri
Coppa Volpi migliore attrice: Charlotte Rampling per Hannah di Andrea Pallaoro
Miglior Sceneggiatura: Tre manifesti a Ebbing, Missouri di Martin McDonagh
Premio Marcello Mastroianni a un giovane attore o attrice emergente: Charlie Plummer per Lean on Pete di Andrew Haigh
Premio Speciale della Giuria: Sweet Country di Warwick Thornton

SEZIONE ORIZZONTI
Premio Orizzonti per il Miglior Film: Nico, 1988 di Susanna Nicchiarelli
Premio Orizzonti per la Miglior Regia: Vahid Jalilvand per Bedoone Tarikh, Bedoone Emza
Premio Orizzonti per la Miglior Sceneggiatura: Los versos del olvido di Alireza Khatami
Premio Speciale della Giuria di Orizzonti: Caniba di Verena Paravel e Lucien Castaing-Taylor
Premio Orizzonti per il Miglior Cortometraggio:  Gros Chagrin di Céline Devaux
Premio Orizzonti per la Miglior Interpretazione Maschile: Navid Mohammadzadeh per Bedoone Tarikh, Bedoone Emza di Vahid Jalilvand
Premio Orizzonti per la Miglior Interpretazione Femminile: Lyna Khoudri per Les Bienheureux di Sofia Djama

VENICE VIRTUAL REALITY
Miglior Film VR: Arden’s Wake Expanded di Eugene Yk Chung
Migliore Esperienza VR (per contenuto interattivo): La Camera Insabbiata di Laurie Anderson e Hsin-Chien Huang
Migliore Storia VR (per contenuto lineare): Bloodless di Gina Kim

VENEZIA CLASSICI
Miglior Film Restaurato:  Idi i smotri di Elen Klimov
Miglior Documentario sul Cinema: The Prince and the Dybbuk  di Elwira Niewiera e Piotr Rosolowski

giovedì 31 agosto 2017

Venezia 74 - giorno 2

Secondo giorno e al festival piomba Guillermo del Toro con il suo nuovo film The Shapes of Water, che fa il pieno di applausi e recensioni positive.

A undici anni da Il Labirinto del Fauno, il regista messicano torna al Festival di Venezia con un'altra storia fantasy dark, un romantico monster-movie in stile Del Toro.
Ambientato nel periodo della Guerra Fredda, la storia vede al centro il personaggio di Elisa (Sally Hawkins), una donna muta che lavora come donna delle pulizie in un laboratorio governativo che custodisce esperimenti top secret. Elisa non ha famiglia essendo orfana, ha un'amica, la collega Zelda (Octavia Spencer), e un vicino di casa (Richard Jenkins) con cui ha un rapporto quasi padre-figlia, è appassionata di scarpe e di musical. Un giorno scopre che nel laboratorio dove lavora viene tenuta prigioniera in cattività una misteriosa creatura anfibia su cui vengono svolti degli esperimenti. Elisa rimarrà subito affascinata da quell'essere dall'aspetto spaventoso ma dallo sguardo gentile con cui cercherà di stringere un legame.

Notevole il cast, con Sally Hawkins, Michael Shannon, Richard Jenkins, Olivia Spencer e Michael Stuhlbarg.

"È difficile parlare di emozioni in questi tempi cinici ma i Beatles e Gesù non possono essersi sbagliati", ha dichiarato Guillermo del Toro, che poi ha fatto un parallelismo tra il suo film, ambientato durante la Guerra Fredda, e l'America di oggi, quella di Trump, "Il film è ambientato nel 1962 ma parla di oggi e affronta temi di grande attualità. Quando si usano slogan come ‘Facciamo di nuovo grande l’America’ ci si riferisce a quell'America lì, piena di promesse e di fiducia nel futuro, ma profondamente sessista e razzista come quella di oggi. Sono messicano, so cosa vuol dire essere visto come l’altro, questa creatura può essere divina o bestiale a seconda degli occhi di chi la guarda".
The Shape of Water è una favola fantasy ma per adulti, non una favola "puritana". "E' un film completo: si balla, si fa sesso e c'è anche una deriva politica, quella dell'amore che vince sulla paura", ha dichiarato il regista, "Non lo abbiamo approcciato in maniera puritana. Elisa fa sesso, si masturba, e tutto questo in modo naturale. Il dio-pesce non ha un nome, volevo fosse così. E' solo un essere che per molti è una cosa sporca e, per altri, un essere sacro".

Presenti a Venezia la protagonista Sally Hawkins, che molti già vedono come favorita per la Coppa Volpi, il premio Oscar Octavia Spencer e Richard Jenkins, tutti concordi sul fatto che se Del Toro chiama non puoi non dire sì. "Avrei interpretato anche una scrivania e invece ho avuto un personaggio ricchissimo", ha dichiarato Octavia Spencer.

Il film sarà nelle sale italiane a febbraio 2018.
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Presentato in Concorso anche First Reformed, di Paul Schrader. Protagonista del film è Ethan Hawke, nei panni di un ex cappellano militare che beve e soffre molto, perseguitato dalla morte del figlio in guerra quando era stato proprio lui a spingerlo ad arruolarsi. L'ex-pastore vive in una chiesa-museo, sempre vuota a parte la presenza di qualche turista. L'uomo comincia a tenere un diario in cui annota tutte le sue angosce quando una giovane coppia - lei (Amanda Seyfried) incinta, lui ambientalista estremo con manie suicide - chiede il suo aiuto.

"Questo film ce lo avevo dentro da tempo. Quando ho capito che era il momento di scriverlo era già pronto dentro di me", ha detto il regista. Torna anche il tema ecologista, già affrontato dal film d'apertura del festival Downsizing, ma il pensiero di Schrader è decisamente più pessimista rispetto a quello di Payne: "L'umanità è la peggiore nemica della Terra, non sopravviverà a questo secolo" (...speriamo si sbagli!).

Se Amanda Seyfried all'inizio ha avuto paura del suo personaggio e dei risvolti della storia, Ethan Hawke si è trovato bene nel ruolo di un ex prete: "Mia nonna ha sempre avuto la sensazione, quando ero giovane, che sarei diventato un prete, sono cresciuto in un ambiente religioso. La vocazione non è mai arrivata ma interpretare un pastore è stata una grande occasione per me".
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Fuori Concorso invece l'incontro tra due personaggi che, in modi diversi, hanno avuto a che fare con il diavolo. William Friedkin, regista de L'Esorcista, ha presentato infatti il suo documentario The Devil and Father Amorth, in cui racconta il vero esorcismo a cui ha assistito insieme a Padre Amorth, l'esorcista più famoso del mondo, scomparso lo scorso anno.

Ecco il racconto del regista e della sua incredibile esperienza. Merita di essere letto per intero.
"Un anno fa ero a Lucca, dove ho ricevuto il Premio Puccini per il mio lavoro nell'opera lirica. E Lucca era vicino a Pisa, non avevo mai visto la Torre Pendente così ho deciso di farci un salto. Poi ho scoperto che a Pisa c'era l'aeroporto e in un'ora avrei potuto essere a Roma. Così ho deciso d'impulso di contattare Padre Gabriele Amorth, che conoscevo da tempo, e ho chiesto di avere un giorno per andare a Roma. Conoscevo da tempo Padre Amorth, ma sapevo che era impegnatissimo. L'ho contattato e gli ho chiesto di poter assistere a un esorcismo. Lui mi ha detto che ci avrebbe dovuto pensare su perché non era molto convinto. Mi ha ammonito che non era uno scherzo, ma una questione molto delicata. Dopo aver ottenuto il suo assenso, gli ho chiesto di poter filmare l'esorcismo e alla fine ha accettato. Ho girato da solo con una camera a mano e senza luci.
Non avevo mai assistito a un esorcismo, per il mio film mi ero basato su rumor e mitologia, ma stavolta mi sono trovato di fronte a un evento senza precedenti. Nella vita ho visto tante cose incredibili, un rito voodoo in Giamaica, cerimonie religiose in Sud America, ma non ho mai creduto nell'autenticità dell'esorcismo finché non ho incontrato Padre Amorth. Sono uno scettico, ma sono convinto di aver visto qualcosa di autentico. Quella era la verità e sono uscito dalla chiesa spaventato a morte da quello che avevo visto. In macchina non ho parlato per mezz'ora.
Naturalmente non volevo realizzare un'enciclopedia dell'esorcismo. Ho contattato una serie di psichiatri, medici, un antropologo, ho scoperto che la psichiatria include l'esorcismo come cura a certe patologie mentali, ma a me interessava concentrarmi su questo esorcismo specifico, ancora più drammatico perché la famiglia dell'esorcizzata aveva perso la speranza visto che era la nona volta e nessun esorcismo aveva sortito l'effetto sperato. Io avevo la sensazione di essere in un posto pericoloso in cui Dio si manifesta in varie forme. Ero vicinissimo a Padre Amorth e con la mia camera ho ripreso una serie di cambi di personalità inspiegabili. Ci sono volute 4/5 persone per tenere ferma l'indemoniata.
Padre Amorth era un uomo divertente, dotato di humor. Non temeva il diavolo, io sì. Lui guardava al demonio con ironia, era dedito completamente al suo lavoro. Aveva fatto tanti esorcismi e ormai era in grado di cogliere il lato umoristico della cosa, non vedeva il diavolo come il signore del male, ma come un idiota".

Durante la conferenza stampa, il regista ha dichiarato che il film preferito di Padre Amorth era L'Esorcista. Vero o no, la cosa non stupirebbe.

sabato 31 ottobre 2015

I 5 film (non horror) da vedere la notte di Halloween

Ad Halloween, si sa, il terrore e i mostri la fanno da padrone e niente è meglio di un bel film horror, vero?
Per noi di Frame non sempre l'horror è la soluzione più appropriata per la notte delle streghe.
Ecco 5 film che secondo noi sono ottime alternative per festeggiare degnamente la festa più spaventosa dell'anno!


Frankenweenie


Tim Burton prende il suo vecchio cortometraggio sul bambino che riporta in vita il suo cane e ne fa un omaggio incredibile ai vecchi film horror di serie B da lui tanto amati.
In stop motion e in bianco e nero, questo film vi catapulterà in un mondo fatto di personaggi bizzarri e citazioni cinematografiche. Spaventoso e divertente.


Intervista col Vampiro


Un cast eccezionale (su cui spicca un incredibile Tom Cruise) e Neil Jordan alla regia per la riuscitissima trasposizione del romanzo gotico di Anne Rice. Vampiri, sangue, amore e morte si alternano in un'atmosfera cupa e romantica, grazie anche alla splendida fotografia.
Il vero film sui vampiri prima che i film sui vampiri diventassero di moda.



Il Labirinto del Fauno


Fantasy-horror targato Guillermo del Toro. Un'affascinante favola nera che trasporta lo spettatore in un mondo tanto fantastico quanto reale e strettamente collegato alla violenta realtà della Guerra Civile spagnola. Animato da intriganti fauni e inquietanti creature, il film di Del Toro conquista subito per lo stile e l'estetica, grazie anche a una meravigliosa fotografia e delle splendide scenografie, e commuove in un finale carico di significato.


La Cosa


L'opera di John Carpenter è uno di quei film maturati nel tempo. Etichettato come "flop" nel 1982, oggi è considerato un vero e proprio cult del genere horror fantascientifico. Al centro della storia un gruppo di persone costrette a convivere (capitanate da un eccezionale Kurt Russell) e una entità aliena in grado di entrare in un uomo, infettarlo, trasformarlo in mostro e assumerne le sembianze replicandolo perfettamente. Il risultato è il panico, la paranoia del non sapere chi è chi, acuite dal luogo estremo in cui si svolge l'azione, una fredda e isolata base in Antartide. Con effetti speciali "materiali" (animatronics, lattice, modellini) e un finale che lascia tutto in sospeso.


Il Corvo


Tratto dall'omonimo fumetto di James O'Barr, è una storia d'amore e vendetta, con un'estetica dark-rock e un personaggio principale, Eric Draven, che ha conquistato subito il pubblico. A consegnarlo al mito però è stata l'assurda e prematura scomparsa di Brandon Lee (assolutamente perfetto nei panni de "Il Corvo"), morto sul set a causa di una incredibile leggerezza da parte dello staff nell'uso di una pistola.


Frame

mercoledì 13 maggio 2015

Festival di Cannes 2015 - si comincia!

Ha preso il via oggi il 68° Festival di Cannes, con la presentazione della giuria e il film d'apertura.

Per la prima volta nella storia del festival i presidenti di giuria sono due, cioè i fratelli Coen, molto felici di poter andare a Cannes in una veste nuova e senza un film da presentare.

"Quando ci hanno chiamato l'abbiamo considerata una grande opportunità e una grande esperienza", ha dichiarato Joel Coen, che ha poi tracciato una linea molto semplice da seguire per giudicare i film, "Ci faremo guidare dalle emozioni, non siamo dei critici cinematografici, il film più bello e' quello che avrà più consenso tra noi giurati".

Una giuria molto glamour che vede riuniti Sienna Miller‬, ‪‎Jake Gyllenhaal‬, ‪‎Xavier Dolan‬, ‎Rossy De Palma‬, ‪‎Sophie Marceau‬, la cantante ‎Rokia Traore‬ e ‎Guillermo del Toro‬. Tutti molto rilassati. Durante la conferenza stampa Jake Gyllenhaal ha scherzato dicendo che fra i giurati si sono già formate due "fazioni" rispetto ai due presidenti. "‎Noi giurati già ci siamo divisi, c'è chi tiene per Joel e chi per Ethan", ha detto l'attore, emozionato all'idea di poter vedere tanti film, "Sono eccitato all'idea di vederli prima di ogni altra persona al mondo... e soprattutto gratis! Il fatto che in giuria ci siano anche degli attori darà un po' di brio al tutto, altrimenti tra registi si scambierebbero solo complimenti". Gyllenhaal ha raccontato quello che gli ha detto sua madre prima che partisse per il festival, cioè di portarle il poster di Ingrid Bergman.
Non troppo serio nemmeno il regista messicano Guillermo del Toro, che ha raccontato di essere dimagrito abbastanza per il vestito che aveva e così finalmente ne ha comprato uno nuovo. "Siamo qui per dire che cosa ci piace, non che cosa è bello o brutto", ha continuato poi il regista, "dobbiamo trattare questi film con rispetto. Ci saranno giorni da Arancia meccanica e altri da Nuovo cinema paradiso. Spero di imparare molto da questa avventura e di arricchirmi di cinema". Anche Xavier Dolan, che lo scorso anno a Cannes ha vinto il premio della Giuria con il suo Mommy, è arrivato a Cannes con l'idea di arricchirsi cinematograficamente. "Sono qui per vedere i film col cuore, non sono un critico e devo solo dire umanamente ciò che mi tocca, il resto poco importa", ha dichiarato Dolan, il più giovane in giuria, "Sara' un'esperienza che mi arricchirà, vedere per dodici giorni film provenienti da tutto il mondo e' un grande privilegio". "È un grandissimo onore, non vedo l’ora di iniziare", ha invece dichiarato in modo molto semplice e sincero Sienna Miller.

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E il festival ha cominciato con il film La Tête Haute della regista Emmanuelle Bercot, che vede nel cast l'icona del cinema francese (e non solo) Catherine Deneuve.

Il film racconta il recupero di un ragazzo difficile, con problemi a scuola e in famiglia, un ragazzo violento ma fragile interpretato dal giovane Rod Paradot. Nel cast anche Benoit Magimel e la Deneuve, che interpreta una severa giudice d'infanzia che segue e cerca di aiutare il ragazzo per dieci anni.

"E' un ruolo che mi ha colpito, parla di un mestiere che non si conosce", ha raccontato Catherine Deneuve, "Vediamo i giudici in tv di volata ma non sappiamo quali sono le relazioni che hanno con i ragazzi che sono chiamati a giudicare. Certamente mi ha messo addosso una certa pressione ma è stato particolarmente importante ai fini della preparazione. Ho osservato quello che accadeva nei tribunali, sapevo che è un mestiere molto duro che si fa per vocazione. Richiede molto tempo e poi la capacità di sopportare la frustrazione, perché purtroppo non è possibile salvare tutti. Ma i giovani meritano e hanno bisogno di essere aiutati. Oggi è difficile trovare il tempo di seguire tutta la crescita di un ragazzo ma c’è un momento in cui si afferma rapidamente quello che sarà il loro futuro. Se a scuola inizi a lavorare male sarà sempre più difficile riprendersi. Penso che il ruolo dei professori sia anche quello di aiutare i ragazzi a modellarsi, a scegliere quelli che sono gli indirizzi che più gli si confanno".
E' capitato molto raramente che un film diretto da una donna aprisse un festival, argomento di cui si è parlato molto nei giorni che hanno preceduto l'overture di Cannes, ma che non ha messo nessuna particolare pressione addosso alla regista. "Per me apre il film, dice. E’ scontato che le donne debbano avere gli stessi spazi che gli uomini e poi ci sono diversi film di registe donne in concorso come quello di Valèrie Donzelli. Non mi sento in ruolo minoritario, anche se non sono in concorso. Sono contenta che il film sia nel posto dove è", ha spiegato la Bercot che poi ha parlato del suo film, "Volevo mettere in luce il lavoro di quelli che considero degli eroi, giudici per l’infanzia, educatori, assistenti sociali, credo fortemente che nessun bambino possa essere di natura cattivo e che il ruolo delle istituzioni nel fornire la giusta educazione sia fondamentale, specie quando i genitori non possono occuparsene. In quel caso è la società ad avere le responsabilità di questi ragazzi. Se un ragazzo diventa violento e barbaro questo dipende dal fatto che non ha potuto essere educato come il suo vicino".

La cerimonia d'apertura è stata presentata, come lo scorso anno, dall'attore Lambert Wilson, che ovviamente si preoccuperà anche della cerimonia di chiusura.